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	<title>moda &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>&#8220;Non sono solo bambole&#8221;, le giovani mamme social hanno in braccio le Reborn Dolls</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La brutta copia di un neonato, tornato al mondo per due volte e spesso anche avvolto all’interno del sacco amniotico. Sono le reborn dolls: bambole realistiche, lavorate artigianalmente e non solo, che riproducono alla perfezione l’aspetto di un bambino in carne ed ossa. Tanto vere, da dover essere accudite come se fossero reali. Una moda a dir poco inquietante ma molto di tendenza che non si lascia vincere neanche dalla spesa economica: per possedere una reborn possono occorrere dai 100 [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La brutta copia di un neonato, tornato al mondo per due volte e spesso anche avvolto all’interno del sacco amniotico. Sono le reborn dolls: bambole realistiche, lavorate artigianalmente e non solo, che riproducono alla perfezione l’aspetto di un bambino in carne ed ossa. Tanto vere, da dover essere accudite come se fossero reali. Una moda a dir poco inquietante ma molto di tendenza che non si lascia vincere neanche dalla spesa economica: per possedere una reborn possono occorrere dai 100 ai 500 euro nel caso in cui siano prodotte industrialmente, se invece si punta all’originalità e per certi versi all’arte, possono volerci fino anche a 20 mila euro per una ‘hand made’. </p>



<p><br>In Italia la moda della reborn doll è arrivata nel corso degli ultimi anni e ad oggi è propagandata da Giulia, una giovane influencer che mostra sul suo canale youtube ‘Reborn Baby Giulia’ e tiktok le bambole reborn da lei stessa realizzate. Ma la moda delle reborn si deve ricondurre ai primi anni Novanta negli Stati Uniti quando – come direbbe Karen McAllister che di reborn ne ha creato ben tredici – la produzione delle doll rappresentata uno strumento attraverso cui fare arte. Da allora l’obiettivo artistico ha lasciato spazio a diverse accezioni. Tutto il mondo è colonizzato da ragazzine, giovani donne che accudiscono reborn. Questo grazie anche alla facilità con cui si reperiscono sul web. Nella versione originale le reborn non emettono suoni e non si muovono. Le attuali invece, sono esemplari sofisticati dotati di sistemi elettronici per simulare il battito cardiaco o il respiro del bebè. Dei veri bambolotti dapprima “normali”, poi trasformati per mezzo di un determinato processo di fabbricazione, in bambole iperrealistiche curate in ogni singolo dettaglio: occhi, capelli, ciglia, venature, rossori. </p>



<p><br>Per chi ama giocare con le bambole, c’è solo l’imbarazzo della scelta. La moda era inizialmente destinata a rivolgersi ad un pubblico di collezionisti. A causa dell’estremo realismo del prodotto però, sempre più donne e giovani ragazze, hanno iniziato a considerare queste bambole dei veri e propri bambini da accudire. Si tratta in genere di donne con alle spalle un evento traumatico. Soprattutto giovani che hanno subito aborti, oppure che non sono riuscite a soddisfare il loro desiderio di maternità. Donne che molto spesso sviluppano un atteggiamento morboso nei confronti di queste bambole, convincendo loro stesse e le persone vicine a prendersene cura come se fossero dei bambini veri. <br></p>



<p>Si è concretizzata quindi, dietro le carine reborn, l’illusione, confessata o meno, di credere che esista la possibilità di diventare una ‘mamma adottiva’. Spopolano infatti sui social network veri e propri gruppi di “mamme reborn” che si confrontano su prezzi, sugli acquisti di pannolini e vestiti, sui medici e sulle strategie educative. Milioni di aspiranti madri trattano le bambole come bebè veri, cercando di assumere tate, portandole dal medico o chiedendo consigli su come crescerle al meglio. Osservando i tanti video diffusi in rete che ritraggono queste giovani mamme impegnate nel cambio del pannolino – alcune utilizzano la crema al cioccolato per simulare meglio – nelle passeggiate in carrozzina, il momento della pappa e della nanna, sorge spontaneo comprendere quale fenomeno psicosociale ci sia dietro questo atteggiamento, questa simulazione ad essere mamme. Anche perché, l’aspetto più eclatante è come queste donne arrivino ad una tale dissociazione dalla realtà da non riuscire più a comprendere che si tratta di semplici oggetti. Un attaccamento al punto da spingere le “mamme adottive” ad avere la necessità di assumere delle babysitter per prendersi cura dei propri ‘bambini di plastica’ in loro assenza.<br></p>



<p>Nell’ottica di un’applicazione e di un utilizzo consono alla realtà, queste ‘bambole rinate’ sono degli ottimi strumenti terapeutici, ad esempio, nei corsi di preparazione al parto, negli asili per fare abituare i bambini o per le madri in attesa di un fratellino per accogliere il nuovo arrivato. In ambito psichiatrico si sta facendo avanti l’idea che l’utilizzo di tali bambole possa assumere dei fini terapeutici. Alcuni studi dimostrano come l’utilizzo di bambole reborn sia utile a migliorare il benessere delle persone affette da ritardi cognitivi, da malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer oppure, ancora, sia di sostegno e supporto a familiari che hanno perso prematuramente un figlio, permettendogli di migliorare l&#8217;umore. In alcuni casi, infatti, si parla di Doll therapy, ovvero una terapia psicologica volta a stimolare le emozioni. In un articolo dal titolo “Il fenomeno delle Reborn Dolls, madri rinate” pubblicato sul giornale delle scienze psicologiche, State of Mind, sono spiegate le ragioni scientifiche dell’utilizzo in pazienti con problematiche psichiche. Una coppia, ma soprattutto una futura madre – si riporta nell’articolo – che ha vissuto un lutto in gravidanza si trova a dovere affrontare gravi problematiche psichiche sperimentando uno stato di shock con emozioni intense e pervasive che limitano la comprensione dell’accaduto. A questa fase segue una di negazione dell’evento che è spesso determinante per il superamento e il ritorno a una conduzione normale della vita. Queste donne, spesso, si trovano ad affrontare emozioni intense quali rabbia, paura, senso di colpa ed anche invidia nei confronti delle gravidanze e dei bambini delle altre gestanti manifestando quella che è nota come ‘sindrome delle braccia vuote’. <br></p>



<p>L’introduzione nella pratica clinica della reborn dolls a queste donne le porta a colmare parzialmente l’assenza, affezionandosi ad un oggetto secondo un sentimento che di per sé non è sintomo di disturbo mentale ma un mezzo attraverso cui prendere contatto con la realtà e affrontare il lutto riappropriandosi del proprio desiderio di maternità, incisivo ai fini della fertilità di coppia. Di fatto, i dati raccolti su pazienti trattate con la doll therapy fanno emergere una drastica diminuzione dei livelli di ansia, aggressività, depressione, insonnia e al contempo registrano un miglioramento della vivacità e propensione al benessere.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
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		<title>Valentina di Filippo e Yume, l’arte sartoriale come mestiere e sogno da coltivare anche al Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 08:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se vi dicessi che ho conosciuto una sarta, sono sicura che nella vostra mente si materializzerebbe l’immagine di una vecchina occhialuta, con i capelli raccolti e la fronte corrugata, lo scialle sulle spalle e il ditale al medio, ma questa volta devo deludervi. La sarta che ho conosciuto io è decisamente diversa: Valentina di Filippo, classe 1989, nata in provincia di Salerno, si presenta radiosa in una mattina d’ottobre che sa di primavera, fa la sarta di professione ormai da [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Se vi dicessi che ho conosciuto una sarta, sono sicura che nella vostra mente si materializzerebbe l’immagine di una vecchina occhialuta, con i capelli raccolti e la fronte corrugata, lo scialle sulle spalle e il ditale al medio, ma questa volta devo deludervi. La sarta che ho conosciuto io è decisamente diversa: Valentina di Filippo, classe 1989, nata in provincia di Salerno, si presenta radiosa in una mattina d’ottobre che sa di primavera, fa la sarta di professione ormai da quando aveva 14 anni e crea abiti di alta moda. Capelli lunghi fin sotto le spalle, occhi nocciola grandi e vispi, un sorriso contagioso e consapevole di cosa significhi rivestire questo ruolo nel mondo frenetico di oggi, vive nella provincia di Salerno ed è molto decisa rispetto ai suoi progetti futuri.</p>



<p><strong>Com’è nata in te la passione per questo mestiere?</strong></p>



<p>«Sono una sarta ormai da vent’anni, ma a me sembra di farlo da molto prima, ho imparato da sola, guardando le mani degli altri e poi cimentandomi. Fin dalle scuole superiori ho deciso che la mia passione sarebbe diventata il mio lavoro, infatti una volta diplomata ho frequentato l’accademia di alta moda a Roma e ho svolto il mio stage prima dallo stilista Antonio Grimaldi e poi da Valentino».</p>



<p><strong>Hai avuto l’opportunità di lavorare con nomi importanti nel cuore pulsante del mondo della moda, come mai sei tornata a Salerno?</strong></p>



<p>«Io ho scelto di tornare nella provincia Salerno, non è stato un caso. Roma mi ha fatto crescere, professionalmente e umanamente, ho conosciuto insegnanti, colleghi, stagisti e da ognuno di loro ho rubato qualcosa che magari a me ancora mancava o che mi incuriosiva particolarmente, per renderla mia. Ho guardato, ascoltato, provato e sono tornata a casa mia con un bagaglio di conoscenza ricchissimo. È qui che voglio dar vita a un marchio tutto mio, qui il terreno è fertile e pronto ad accogliere un tipo di arte del genere».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="720" height="720" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/YUME4.jpg" alt="" class="wp-image-34411" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/YUME4.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/YUME4-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/YUME4-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/YUME4-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Valentina di Filippo @Antonia Checchia</figcaption></figure></div>



<p><strong>Noi immaginiamo sempre la sarta con ago e filo tra le mani, per te invece è una forma di arte. Dicci di più.</strong></p>



<p>«Cucire è solo una parte del mio lavoro, ma dietro l’abito c’è uno studio di linee e forme che io amo molto. Ho studiato design di moda, elaboro e disegno i miei bozzetti, poi scelgo il colore e, se non lo trovo, lo creo: nel mio laboratorio non mancano colori acrilici, ad acqua, vernici e pigmenti, mi piace scoprire nuove sfumature, dare vita al nuovo. Poi passo alla scelta delle stoffe, al taglio e infine alla cucitura».</p>



<p><strong>Qual è la cosa più importante che ti ha insegnato questo lavoro?</strong></p>



<p>«Mi ha insegnato due cose fondamentali: avere pazienza, molta, soprattutto quando devo soddisfare l’idea del committente, ma mi ha anche insegnato a essere decisa e ferma. Quando hai un paio di forbici tra le mani e puoi fare solo un taglio per rimodulare la stoffa, non puoi sbagliare e quando questo succede d’improvviso dietro le quinte di una sfilata, è questione di secondi: o sai quello che fai o perdi l’intero abito. È così che le persone iniziano a fidarsi delle tue mani».</p>



<p><strong>Hai detto che ti piacerebbe aprire un marchio tutto tuo, parlaci di questo progetto.</strong></p>



<p>«In realtà ho già dato vita a questo progetto, i vestiti che creo portano il mio marchio: <em>Yume</em>, che in giapponese significa sogno. Io amo il mondo orientale con la sua armonia tra equilibri diversi, i miei vestiti sono così: semplici, puliti, raffinati, le linee e le forme creano connubi armonici. Tutti i miei lavori li pubblico sulla mia pagina instagram che si chiama proprio <em>Yume</em>. Per ora è una piccola realtà, ma vorrei diventasse un luogo in cui i sogni e le idee diventano concreti».</p>



<p><strong>Sei così giovane, ma hai già molta esperienza: che consiglio senti di dare a chi, come te, vorrebbe intraprendere questo mestiere?</strong></p>



<p>«In questo campo bisogna essere bravi, e per diventare bravi serve esercitare molto la pazienza. L’unica cosa che serve per perseguire il proprio obbiettivo è non scoraggiarsi mai. Non lasciatevi abbattere dal primo ostacolo, da una valutazione negativa, da un errore tecnico: tutti gli errori fanno parte del percorso che porta al miglioramento e quindi all’obbiettivo finale».&nbsp;</p>



<p>Mentre saluto Valentina penso a quanto sia importante sfruttare le capacità che si possiedono e perseguirle fino in fondo. Lei ha una passione nel cuore e un’arte fra le mani, le è bastato riconoscere entrambe le cose per rendere concreto il suo sogno. Valentina se ne va leggera e fiera, e me la immagino che volteggia e danza tra stoffe e pantoni, nel suo mondo di ricami, organza e sete, non sarà un caso che la parola<em> Yume</em> significhi anche “danzare tra i sogni”.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La moda eco conscious che ammalia i giovani: spendere meglio e lanciare messaggi sociali a partire dai capi indossati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mantra dello shopping: spendere meglio, comprare meno. Le nuove generazioni – ben 3 giovani su 5 &#8211; sono più attente ad acquisti ecologici e mirati. Obiettivo: selezionare prodotti di qualità che possano venire incontro ad esigenze ambientali, che siano in linea con economie produttive che strizzano l&#8217;occhio al rispetto dei lavoratori ed alla salvaguardia dell&#8217;ambiente. Ad oggi, nel campo della moda, l’essere fashion non è soltanto mostrarsi con indosso l’abito o l’accessorio di tendenza, ma assume il valore aggiunto [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il mantra dello shopping: spendere meglio, comprare meno. Le nuove generazioni – ben 3 giovani su 5 &#8211; sono più attente ad acquisti ecologici e mirati. Obiettivo: selezionare prodotti di qualità che possano venire incontro ad esigenze ambientali, che siano in linea con economie produttive che strizzano l&#8217;occhio al rispetto dei lavoratori ed alla salvaguardia dell&#8217;ambiente.</p>



<p class="has-drop-cap">Ad oggi, nel campo della moda, l’essere fashion non è soltanto mostrarsi con indosso l’abito o l’accessorio di tendenza, ma assume il valore aggiunto di esibire un messaggio sociale. È ancora difficile pensare ad una moda sostenibile che tagli in modo netto l’usa e getta, obliando superficialità e impersonalità. Limitando gli acquisti superflui, si riuscirebbe a contribuire, in modalità singola ed autonoma, alle problematiche dell’inquinamento da processi industriali, consumo delle risorse idriche, sfruttamento dei lavoratori e fallimento delle piccole imprese tessili artigianali ed etiche. </p>



<p>Se è vero che la storia si ripete nel tempo, lo stesso si può dire con certezza per le tendenze di moda. Per cui, spendere meglio e comprare meno è un interessante compromesso per i giovani – e non solo – che amano vestirsi bene e con coscienza.  Si direbbe che ogni mese anzi, ogni cambio stagione, nuovi brand si propongono sul mercato della moda come “eco-conscious” – attenti alla salvaguardia della natura e dell’ambiente – e rispettosi delle condizioni lavorative dei dipendenti. Paradossalmente, si tratta spesso di marchi che sono prorompenti nelle realtà di lusso. Il motivo è da ricercarsi nel fatto che tale moda è piuttosto costosa, soprattutto per i produttori. </p>



<p>Uno dei ruoli più importanti nel cercare di migliorare le performance produttive, rendendole sostenibili, ambientali e sociali, è affidato ai piccoli designer, veri player del settore. Sono loro che riscontrano le maggiori difficoltà, sebbene le stesse rendono unici i loro capi. Si parla ad esempio del problema dei minimi di acquisto, cioè i pochi metraggi di tessuto che i piccoli brand comprano dai fornitori. Una richiesta necessaria ai designer, per rendere le loro produzioni economicamente convenienti, ovvero essere sicuri di vendere tutto ciò che si è prodotto. La piccola scala e quindi la filosofia di produrre solo quello che è necessario, nasce dalla sfida a combattere la sovrapproduzione. Questa scelta, non solo fa bene all’ambiente, ma contribuisce al valore dato alla moda sostenibile. Inoltre, se si tratta di acquisto di metraggi di tessuti sostenibili come, ad esempio, materie riciclate e\o riutilizzate, le problematiche si complicano perché la richiesta è inferiore. A differenza dei materiali vergine, le fibre tessili rigenerate non possono essere prese e subito trasformate in un nuovo tessuto. I materiali di riciclo necessitano di una serie di passaggi di rigenerazione che hanno costi e tempi maggiori. Un circolo vizioso che ha come conseguenza diretta le limitazioni degli acquisti da parte dei consumatori: i prodotti presenti sul mercato sono più cari. </p>



<p>Nonostante ciò, per alcuni acquirenti di moda eco-friendly, la sensibilità è una necessità, taluna volta un obbligo. Sfoggiare un accessorio sostenibile è un lasciapassare, spesso una vera attestazione sociale di merito. Per molti altri, il rispetto per l’ambiente e per l’uomo è un autentico stile di vita. Questi prodotti artigianali, etici, ecologici hanno, a detta di quei consumatori che hanno scelto di investine nell’eco-conscious, il vantaggio di avere una maggiore qualità e migliore durata nel tempo. Rispetto alla moda “fast fashion” – abiti ed accessori immessi in tempi brevi sul mercato – il tessuto, l’abbigliamento eco sostenibile si presenta come un evergreen della moda. I produttori di materiali sostenibili, ad esempio, certificano ai compratori il tempo e le risorse spese per ottenere risultati di qualità attraverso le sigle GRS, OEKO TEX, GOTS, attestazioni che richiedono attenti controlli periodici. </p>



<p>Solo per citarne alcuni: Endelea è un brand di abbigliamento etico che produce e disegna connettendo l’Italia e la Tanzania con l’obiettivo di investire nella produzione carbon neutral e zero waste, nonché creare valore tra le comunità africane coinvolte; Lucy and Yak, marchio inglese che usa cotone organico e fibre riciclate, inoltre propone un programma upcycle di reso dei capi vecchi a fronte di un voucher di circa 23€; Pairi Daeza, letteralmente giardino recintato in persiano antico, è un brand fondato in Italia da due sorelle iraniane che realizzano prodotti artigianali con antiche tecniche persiane e collaborano con piccole comunità emarginate che vivono in Iran; Afrika project, è un brand spagnolo che ripropone la cultura millenaria di tessitura a mano con materiali da allevamenti sostenibili e modelli genderless.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Tra politica e moda: il Met Gala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Sep 2021 14:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Met Gala 2021]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 settembre a New York si è svolto l’evento più atteso del mondo della moda: il MET Gala. Sebbene ci siano state delle anomalie in termini di date (l’evento di consueto si tiene a maggio), si è poi capito che quest’anno il Met Gala sarebbe avvenuto in due tranche separate, coincidendo con l’inaugurazione delle due mostre che hanno dato l’input per il tema, rispettivamente a settembre e a maggio. Ma è proprio il tema ad aver alzato un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Lo scorso 13 settembre a New York si è svolto l’evento più atteso del mondo della moda: il MET Gala. Sebbene ci siano state delle anomalie in termini di date (l’evento di consueto si tiene a maggio), si è poi capito che quest’anno il<strong> Met Gala </strong>sarebbe avvenuto in due tranche separate, coincidendo con l’inaugurazione delle due mostre che hanno dato l’input per il tema, rispettivamente a settembre e a maggio.</p>



<p>Ma è proprio il tema ad aver alzato un polverone. Infatti, l’Anna Wintour Costume Center ha scelto di elogiare l’eccellenza americana e di racchiuderla nelle mostre intitolate “<strong><em>In America: A Lexicon of Fashion</em></strong>” e “<strong><em>In America: An Anthology of Fashion</em></strong>”, dando vita al tema “<em><strong>American Independence</strong></em>”. <br>Ma, per quanto già il tema in sé abbia fatto storcere il naso alle comunità vittime di razzismo e discriminazioni negli Stati Uniti, il tema secondario ha costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Difatti, in vero spirito americano, il tema secondario scelto riguardava l’inclusione e l’integrazione.</p>



<p>Ecco, quindi, che di risposta abbiamo visto, per citare alcuni esempi, <strong>Alexandria Ocasio-Cortez/AOC </strong>– la politica e attivista di origini portoricane &#8211; esibire un abito bianco con delle scritte rosse &#8211; in stile scritta di protesta sui muri &#8211; che leggevano “<em>Tax the rich</em>” (tassate i ricchi); <strong>Quannah Chasinghorse</strong> – di origine Hän Gwich’in e Oglala Lakota – sfoggiare accessori della tradizione Navajo; <strong>Gemma Chan</strong> rendere omaggio ad Anna May Wong – la prima attrice asiatico-americana di fama internazionale; <strong>Nikkie de Jager/NikkieTutorials</strong> fare cenno all’icona trans Marsha P; e, infine, <strong>Johnson e Carolyn B. Maloney</strong> con un vestito che inneggia all&#8217;uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Inoltre, sebbene la sua fama abbia una connotazione totalmente diversa, fa pensare anche la presenza di <strong>Grimes</strong> – la moglie di Elon Musk, l’uomo più discusso d’America – all’evento.</p>



<p>In questo caso, comunque, il collegamento tra politica, impegno sociale e moda non è avvenuto solo sul red carpet ma anche per strada. Infatti, dei manifestanti per il movimento <strong>Black Lives Matter</strong>, prontamente arrestati dalla polizia, hanno protestato nella piazza davanti al Metropolitan sfoggiando lo slogan “<em>If we don&#8217;t get no justice, then they don&#8217;t get no peace.</em>” (Non avranno pace finché non avremo giustizia).</p>



<p></p>
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		<title>Miss Calabria 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 09:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Linda Suriano]]></category>
		<category><![CDATA[Miss Calabria 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Miss Italia 2020]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’edizione di Miss Calabria 2020 è pronta a partire e le ragazze e il team organizzativo sono entusiasti, emozionati e forse un po’ increduli visto il momento storico in cui ci troviamo. In occasione della conferenza stampa tenutasi al chiostro San Domenico di Cosenza, ho scambiato due chiacchiere con Linda Suriano, agente regionale di Miss Italia ed ex miss, per scoprire qualcosa di questo mondo a me sconosciuto. Che ricordi custodisci della tua partecipazione al concorso di Miss Italia? Dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’edizione di Miss Calabria 2020 è pronta a partire e le ragazze e il team organizzativo sono entusiasti, emozionati e forse un po’ increduli visto il momento storico in cui ci troviamo. In occasione della conferenza stampa tenutasi al chiostro San Domenico di Cosenza, ho scambiato due chiacchiere con Linda Suriano, agente regionale di Miss Italia ed ex miss, per scoprire qualcosa di questo mondo a me sconosciuto.</p>



<p><strong>Che ricordi custodisci della tua partecipazione al concorso di Miss Italia?</strong></p>



<p>Dei ricordi bellissimi, anche se forse ero troppo giovane e non mi rendevo conto di quello che stavo vivendo. A 19 anni e alla prima esperienza televisiva mi sono trovata in questo mondo “paillettato”, partecipando prima alle pre-finali di Miss Italia a Jesolo e successivamente al concorso vero e proprio a Salsomaggiore, con le quattro serate in diretta presentate da Carlo Conti. Quell’anno era presidente di giuria Silvester Stallone e io che guardavo con mio padre tutti i film di “Rambo” provai un’emozione fortissima ad averlo a pochi passi da me.</p>



<p><strong>È stata un’esperienza che rifaresti anche adesso?</strong></p>



<p>Si la rifarei, perché ad essere sincera ho un rammarico: quello di non averla vissuta fino in fondo. Mi trovavo lì non tanto per volontà mia, ma per volontà dei miei genitori e del mio fidanzato che mi avevano spinta a partecipare. In realtà forse in quel momento non era quello che volevo. Vivere questa esperienza ora sarebbe sicuramente diverso e la rifarei con una consapevolezza diversa, magari la vivrei fino in fondo.</p>



<p><strong>Hai notato differenze tra le ragazze di ieri e quelle di oggi? Pensi che attualmente le ragazze di oggi siano più preparate grazie ai social e più abituate a posare davanti un obiettivo della macchina fotografica o della videocamera?</strong></p>



<p>Sì, credo ci sia una enorme differenza. Noi eravamo molto più semplici, anche molto più ingenue e meno costruite, mentre ora le ragazze sono stereotipate; sono tutte un po’ influencer e fashion blogger. Tante ragazze si ispirano a queste influencer e molte, anche giovanissime, ricorrono alla chirurgia estetica con dei piccoli ritocchi. Quindi sicuramente sì, c’è molta differenza rispetto a prima, le ragazze a 19 anni sono delle donne e grazie ai social sono anche più disinvolte.</p>



<p><strong>Cosa ti aspetti dall’edizione di Miss Calabria 2020? Pensi che ci sarà la stessa attenzione e partecipazione o che possa essere penalizzata a causa del covid?</strong></p>



<p>Come dicevo in conferenza, secondo me le persone hanno bisogno di un po’ di leggerezza e di freschezza. C’è bisogno di qualcosa di diverso e anche di ascoltare notizie diverse: anche il fatto di conoscere la Miss o vedere chi partecipa può distrarre da ciò che siamo abituati a sentire in questo periodo. Sicuramente mi aspetto tanta attenzione, che non vuole essere soltanto positiva perché c’è sempre gente pronta a muovere critiche, magari da parte di coloro che pensano che la manifestazione sia poco opportuna. Però ritengo che ognuno abbia il diritto di lavorare: al di là della passione, per noi è un lavoro. Mi sembra giusto provare, rispettando ovviamente le norme e le misure di sicurezza previste.</p>



<p><strong>Come detto durante la conferenza Miss Calabria è anche un’occasione di rilancio dei borghi della nostra regione. In che modo?</strong></p>



<p>Noi puntiamo tanto sulla valorizzazione del territorio e cerchiamo di raccontare la storia del paese che ospita la serata attraverso riprese e cartoline che vengono poi trasmesse in televisione o condivise sui social. Io stessa da Calabrese, nonostante abbia sempre girato tanto, ho conosciuto molti posti facendo l’agente di Miss Italia.</p>



<p><strong>Secondo le misure anti-covid cosa non potranno fare le Miss quest’anno o cosa devono fare necessariamente?</strong></p>



<p>Devono sicuramente fare la misurazione della temperatura appena arrivano con il termoscanner di cui ci siamo dotati, indossare la mascherina e igienizzarsi continuamente le mani. Inoltre non ci saranno più sfilate con abiti e costumi dati da noi, le ragazze sfileranno con i loro costumi portati da casa. Abbiamo preso dei gazebo molto ampi che verranno usati come camerini e si farà in modo di far rispettare la distanza dietro le quinte e anche poco prima di salire sul palco. Abbiamo assunto anche del personale, in più per gestire e controllare che tutto avvenga in completa sicurezza.</p>



<p>In bocca al lupo, allora, agli organizzatori e alle Miss per l&#8217;edizione 2020!</p>
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		<title>THECOLORSOUP: quando la creatività si sposa con innovazione ed ecosostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stephanie Bortolussi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 18:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>n questi giorni abbiamo scoperto THECOLORSOUP, un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter. Nato dall’unione delle idee di Elena(project manager), Daniela (content editor&#38;digital marketing) e Lorenzo (web designer&#38;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di personalizzare il tessuto dal singolo metro a migliaia di metri, per la realizzazione di capi di abbigliamento o elementi d&#8217;arredo e accessori. Il progetto si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span class="cb-dropcap-small">I</span>n questi giorni abbiamo scoperto <strong><a href="http://thecolorsoup.com"><em>THECOLORSOUP</em></a>,</strong> un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter.</p>
<p>Nato dall’unione delle idee di <strong>Elena</strong>(project manager), <strong>Daniela</strong> (content editor&amp;digital marketing) e <strong>Lorenzo</strong> (web designer&amp;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di <strong>personalizzare il tessuto </strong>dal singolo metro a migliaia di metri,<strong> per la realizzazione di capi di abbigliamento </strong>o<strong> elementi d&#8217;arredo </strong>e<strong> accessori.</strong> Il progetto si è sviluppato in un solo anno, il 2015, durante il quale i tre giovani start-upper hanno partecipato ad <a href="http://www.h-farm.com">H-FARM</a>, il più grande acceleratore europeo di imprese tenutosi a Venezia e, dopo mesi di lavoro, hanno lanciato online la piattaforma. Fondamentale per lo sviluppo del progetto è stato l’aiuto del <a href="http://www.mirogliogroup.com/it/">Gruppo Miroglio</a>, che ha deciso di investire sul talento e sull’entusiasmo di giovani dipendenti per promuovere il lancio di iniziative innovative e supportare quindi la trasformazione dell’azienda in un’ottica digitale. Ma scopriamo qualcosa di più sul successo di <em>THECOLORSOUP</em> assieme ad <strong>Elena Guarene</strong>, project manager.</p>
<h2><strong>Una delle chiavi di successo della vostra piattaforma è sicuramente la personalizzazione. In che modo hanno risposto gli utenti a questo tipo di servizio?</strong></h2>
<p>“Personalizzazione” è un must anche quando si tratta di tessuto. Il nostro sito nasce come risposta a questa diffusa esigenza di stampare e decorare il tessuto con grafiche e fantasie uniche per realizzare capi di abbigliamento o arredare casa in modo speciale. In questi mesi abbiamo avuto la prova del fatto che la creatività degli utenti non ha limiti…!</p>
<h2><strong>Quindi la personalizzazione e la conseguente possibilità di vedere il proprio progetto pubblicato sul vostro blog dopo aver acquistato i vostri tessuti, vi ha permesso in un certo senso di premiare i vostri clienti. Che successo ha riscontrato questo tipo di strategia?</strong></h2>
<p>Siamo riusciti a trovare la formula giusta per combinare stampa digitale e creatività in un binomio perfetto. Ecco perché abbiamo creato uno spazio di contaminazione tra tessuti, arte e tecnologia sostenuto da un continuo impegno nella ricerca di soluzioni su misura per la singola esigenza di ciascun cliente. In fondo alla base del nostro progetto c’è un’attività continua volta a sperimentare e proporre nuovi strumenti per stimolare la creatività dei consumatori. La semplicità con la quale è possibile fruire del servizio di <em>THECOLORSOUP</em> è sicuramente un aspetto di vantaggio per il business della piattaforma: basta che l&#8217;utente scelga tra oltre 600 proposte di grafiche o carichi un proprio disegno, selezioni una tra le più di 20 basi di tessuto a disposizione e invii l’ordine. <img class="aligncenter wp-image-10098 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg" alt="thecoloursoup1" width="750" height="500" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<h2><strong>Elena, su quali strumenti avete puntato per ampliare la conoscenza della vostra start-up ed aumentare il volume d&#8217;affari? Quanto vi hanno incentivato in questo i social network?</strong></h2>
<p>Uno dei nostri obiettivi è quello di coltivare e far crescere una community sempre più attiva e coinvolgente, nella quale la passione del tessuto diventi un hobby o addirittura una professione. Proprio per questo i social hanno avuto e hanno un’importanza di rilevo nelle attività di tutti i giorni, ma sono comunque sostenuti da attività di comunicazione off line, come partecipazioni a fiere, mostre mercato, attività di workshop.</p>
<h2><strong>Dopo un anno di attività, a quanto ammonta il vostro fatturato?</strong></h2>
<p>Siamo molto soddisfatti dai risultati ottenuti e soprattutto del trend in continua crescita. Guardando i numeri in questo anno abbiamo evaso circa 1500 ordini. Gli utenti attivi, ovvero quelli che hanno effettuato almeno un ordine sul nostro sito sono più di 800 e di questi, il 20% ha compiuto più di un acquisto. Sono stati venduti circa 730 kit – il campionario composto da piccoli tagli dei diversi tipi di tessuti offerti, utile da consultare prima di iniziare un progetto. Per quanto riguarda la produzione, abbiamo finora stampato circa 4000 metri lineari di tessuto per la maggior parte dei casi (il 90%) con grafiche personalizzate fornite dall’utente. <img class="aligncenter wp-image-10099 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg" alt="thecoloursoup 2 " width="750" height="527" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /> La community creata da THECOLORSOUP non si limita solo agli utenti italiani, che rimangono comunque i principali clienti, ma tocca mercati quali Spagna, Germania, Francia e Svizzera. Visto il successo che la start-up sta riscontrando, l’obiettivo di medio termine è sicuramente quello di proseguire il processo di internazionalizzazione della piattaforma, puntando a diventare un vero e proprio punto di riferimento anche per i clienti esteri. Elena ci svela infatti che tra non molto il sito sarà consultabile anche in lingua inglese, così da agevolare e velocizzare lo sviluppo del mercato europeo.</p>
<h2><strong>L&#8217;ecosostenibilità è una caratteristica fondamentale di <em>THECOLORSOUP</em>. In che modo vengono stampati i tessuti?</strong></h2>
<p><em>THECOLORSOUP</em> utilizza una tecnologia di stampa digitale diretta e sublimatica a seconda del progetto, avvalendosi dei migliori colori del mercato. Facendo parte del Gruppo Miroglio, abbiamo alla base il know-how e il parco macchine di ultima generazione della realtà che compongono il gruppo. I processi produttivi sono Made in Italy e vantano un alto livello di sostenibilità ambientale salvaguardando il risparmio d’acqua, obiettivo chiave degli investimenti tecnologici del Gruppo nel settore del printing.   <strong>Creatività, innovazione ed ecosostenibilità</strong>: sono queste le chiavi del successo di <em>THECOLORSOUP</em>.</p>
<p><figure id="attachment_10111" aria-describedby="caption-attachment-10111" style="width: 666px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-10111 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg" alt="Gli ideatori di Thecoloursoup" width="666" height="1024" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg 666w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-300x461.jpg 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /><figcaption id="caption-attachment-10111" class="wp-caption-text">Gli ideatori di THECOLORSOUP</figcaption></figure></p>
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		<title>LA MODA METALLURGICA DI PACO RABANNE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 10:18:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Ludovica Rizzo “Le donne del domani saranno tenaci, efficienti, seducenti: innegabilmente superiori agli uomini. I miei outfit sono creati per questo genere di donna. I miei abiti sono armi. Quando li indossi, suonano come il grilletto di una pistola” &#160; Il tema di questo mese, la rete, le interrelazioni, gli intrecci, si sposa appieno con la filosofia e lo stile di Paco Rabanne, stilista spagnolo che operò a Parigi per più di trent’anni. I suoi studi per diventare architetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di<a title="LUDOVICA RIZZO" href="http://ventiblog.com/2014/05/ludovica-rizzo-2/"> Ludovica Rizzo</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1885" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30.jpg" alt="image" width="200" height="200" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image30-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<blockquote><p>“Le donne del domani saranno tenaci, efficienti, seducenti: innegabilmente superiori agli uomini. I miei outfit sono creati per questo genere di donna. I miei abiti sono armi. Quando li indossi, suonano come il grilletto di una pistola”</p></blockquote>
<p><figure id="attachment_1886" aria-describedby="caption-attachment-1886" style="width: 160px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image31.jpg"><img class="wp-image-1886 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image31.jpg" alt="image" width="160" height="210" /></a><figcaption id="caption-attachment-1886" class="wp-caption-text">Paco Rabanne per Marie-Claire, 1967</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il tema di questo mese, la rete, le interrelazioni, gli intrecci, si sposa appieno con la filosofia e lo stile di Paco Rabanne, stilista spagnolo che operò a Parigi per più di trent’anni. I suoi studi per diventare architetto sono forse alla base dell’idea unica e singolare di vestire la donna con materiali nuovi ed inusuali: metallo, carta, plastica. Placchette dorate, metalliche, colorate e tintinnanti aderiscono al corpo femminile rivestendolo di una corazza. Strette maglie si intrecciano abbracciando e delineando le forme del corpo a sottolineare una sensualità aliena. Gli anni sessanta e settanta in cui opera lo stilista si caratterizzano, d’altronde, per quest’ispirazione al futuro, al mondo extra-terrestre, ed è così che Barbarella rappresenta al meglio lo stile Rabanne: una donna che viene dal futuro e seduce con abiti attillati e scintillanti.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image32.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1887" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image32.jpg" alt="image" width="245" height="240" /></a></p>
<p>Paco Rabanne inizia a farsi conoscere nel 1963 con una linea di orecchini, che ottiene subito successo, ed una di bottoni in plastica che propone a grandi case di moda come Givenchy e Balenciaga, maison per cui sua madre lavorava coma sarta. Di lì a poco, nel 1966, viene creata la prima linea di abbigliamento, da lui stesso nominata “Twelve Unwearable Dresses in Contemporary Materials”, che suscita gli entusiasmi e le critiche degli addetti al settore parigini: Coco Chanel grida allo scandalo definendolo “metallurgico” e non sarto, molte star come Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, Brigette Bardot and Francoise Hardy invece ne apprezzano lo stile.</p>
<p>Gli anni sessanta e settanta sono il tempo dell’innovazione e della sperimentazione e lo stilista spagnolo sa leggerne i trend e gli sviluppi guardando al futuro con occhi creativi, affermando il suo concetto di bellezza che unisce allo stile sensuale e futuristico l’economicità di tessuti inusuali. Il successo ottenuto gli permette anche di stringere numerose collaborazioni per disegnare costumi di scena per il cinema ed il teatro.<br />
Nel 1968 lancia il suo primo profumo, cui seguiranno molte altre linee.<br />
Nel 1999 Rabanne si ritira dalle scene. Nel 2000 la maison viene venduta all’azienda spagnola Puig e nel 2006 vengono definitivamente abbandonate le passerelle. Dal 2011 si sono di nuovo avvicendati alla guida della casa di moda gli stilisti Manish Arora e Lydia Maurer, nel tentativo di rilanciare una griffe ricca di storia ma ironicamente povera di futuro.</p>
<p><figure id="attachment_1888" aria-describedby="caption-attachment-1888" style="width: 146px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image33.jpg"><img class="wp-image-1888 size-thumbnail" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image33-146x150.jpg" alt="image" width="146" height="150" /></a><figcaption id="caption-attachment-1888" class="wp-caption-text">Audrey Hepburn</figcaption></figure></p>
<p><figure id="attachment_1889" aria-describedby="caption-attachment-1889" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image34.jpg"><img class="wp-image-1889 size-thumbnail" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image34-150x150.jpg" alt="image" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image34-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image34-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image34-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1889" class="wp-caption-text">Jane Fonda</figcaption></figure></p>
<p><figure id="attachment_1890" aria-describedby="caption-attachment-1890" style="width: 150px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image35.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1890" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image35-150x150.jpg" alt="Barbarella Jane Birkin" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image35-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image35-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image35-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1890" class="wp-caption-text">Barbarella Jane Birkin</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>The Age Of Trasparency</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 17:53:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Carla Seminerio &#8211;Trasparente: Detto di corpo che lascia passare la luce, che lascia vedere gli oggetti che rispetto all’osservatore sono al di là del corpo stesso. Così cita la Treccani. Lo scorso martedì 3 Giugno, al Lincoln Center di Manhattan, si sono tenuti i CFDA Awards (Council of Fashion Designers of America). Tra tutti ha trionfato Joseph Altuzarra, nominato Womenswear Designer of the year, ma l’oggetto assoluto dell’attenzione mediatica è stato la cantante 26enne Rihanna. La giovane, bellissima, audace [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="CARLA SEMINERIO" href="http://ventiblog.com/2014/05/carla-seminerio-2/">Carla Seminerio</a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;<em>Trasparente</em>: Detto di corpo che lascia passare la luce, che lascia vedere gli oggetti che rispetto all’osservatore sono al di là del corpo stesso.<br />
Così cita la Treccani.</p>
<p>Lo scorso martedì 3 Giugno, al Lincoln Center di Manhattan, si sono tenuti i <strong>CFDA Awards</strong> (Council of Fashion Designers of America). Tra tutti ha trionfato <strong>Joseph Altuzarra</strong>, nominato Womenswear Designer of the year, ma l’oggetto assoluto dell’attenzione mediatica è stato la cantante 26enne <strong>Rihanna</strong>. La giovane, bellissima, audace cantante, invitata a ritirare il premio di Icona di Style per l’anno 2013, si è presentata all’evento con un abito completamente trasparente, ricoperto interamente di cristalli.<br />
Il clamore destatosi a seguito della sfavillante apparizione della cantante è stato si di aspra critica (Oddio le si vedono i capezzoli, Oddio un sedere!!) ma anche di assoluta approvazione, ulteriore conferma che il premio non sarebbe spettato a nessuna se non a lei.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/rihanna.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-905" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/rihanna.jpg?w=300&amp;h=212" alt="rihanna" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Ed ecco di nuovo in campo le trasparenze..anche se riemersa di recente sotto forma di pannelli di tessuto puri e semplici, la ‘tendenza trasparenza’ non è certo una novità. Nei primi anni 2000, designers come <strong>Alexander McQueen</strong> e <strong>Dolce&amp;Gabbana</strong> hanno iniziato a giocare seriamente con i tessuti trasparenti. Nel 2007, la tendenza aveva preso un enorme campo:  grandi potenze come <strong>Chanel</strong> mandavano modelle in passerella praticamente in topless: “Questa è una stagione di moda trasparente (haven’t you heard?)” Diceva Cathy Horyn della stagione Spring Summer 2011. Bene, adesso nel 2014 l’abbigliamento see-through non è assolutamente più shockante, e dobbiamo ringraziare i social media per questo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alexander.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-899" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/alexander.jpg?w=300&amp;h=212" alt="alexander" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/chanel.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-901" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/chanel.jpg?w=300&amp;h=212" alt="chanel" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/roberto.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-906" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/roberto.jpg?w=300&amp;h=212" alt="roberto" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/bluemarine.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-900" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/bluemarine.jpg?w=300&amp;h=212" alt="bluemarine" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Parallelamente alla decisione della moda di ‘rivelare’, la cultura internet era in procinto di fare lo stesso all’inizio del millennio. Nel 2005 venne appunto fondato il sito PostSecret,art community dove la gente posta i propri segreti scrivendoli su una cartolina homemade, una selezione di post più interessanti viene poi pubblicata anche su libri d’arte o collocata in musei d’arte. Nel 2006 WikiLeaks prende vita. Non è un caso che la moda abbia iniziato ad eliminare strati il minuto dopo che gli altri hanno cominciato a mormorare le novità.</p>
<p>Altro grande lancio del millennio è stato Twitter nel 2006, che ha offerto la possibilità alla gente di essere trasparente ogni giorno, ogni ora. Oggigiorno siamo in grado di sapere tutto di tutti, se vogliamo o meno. Condividiamo foto su Instagram, post su Facebook e persino la nostra posizione. Certo la nudità fa ancora notizia, ma a questo punto chiunque e persino la madre del signor chiunque, è in grado di mostrare un po’ di pelle. Non abbiamo più nulla da perdere d’altronde!<br />
Gertrude Stein ha detto una volta a proposito delle tendenze dell’arte: “Niente cambia di generazione in generazione, tranne le cose viste”. Per la generazione di oggi non c’è niente che non si possa vedere, scovare. Chiamatela invasiva, o vana o addirittura immorale. Qualunque cosa stia succedendo, probabilmente non smetterà tanto a breve.</p>
<p>La soluzione è la più semplice e la più democratica: <strong>Se non ti piace, non guardare</strong>!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/saint.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-907" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/saint.jpg?w=300&amp;h=212" alt="saint" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/marc.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-904" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/marc.jpg?w=300&amp;h=212" alt="marc" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/chloecc80.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-902" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/chloecc80.jpg?w=300&amp;h=212" alt="chloè" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/akris.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-898" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/akris.jpg?w=300&amp;h=212" alt="akris" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/jason.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-903" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/jason.jpg?w=300&amp;h=212" alt="jason" width="300" height="212" /></a></p>
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		<title>Yves Saint Laurent: le stagioni di un genio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 13:58:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Di Ludovica Rizzo Un nome noto della moda, uno stilista che al pari di Dior e Chanel ha segnato il suo tempo attraverso creazioni ed idee innovative. Proprio di recente il regista Jalil Lespert ne ha ripercorso le vicende personali nel film dedicato al designer, interpretato da Pierre Niney. Forse troppo spesso sottovalutato, o meno considerato. Eppure è stato Saint Laurent ad introdurre nel guardaroba femminile , prima di Armani, lo smoking, la sahariana, il trench. Con l’aggiunta di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div class="entry-content">
<p style="text-align: right;">Di <a title="LUDOVICA RIZZO" href="http://ventiblog.com/2014/05/ludovica-rizzo-2/">Ludovica Rizzo</a></p>
<p style="text-align: justify;">Un nome noto della moda, uno stilista che al pari di Dior e Chanel ha segnato il suo tempo attraverso creazioni ed idee innovative. Proprio di recente il regista Jalil Lespert ne ha ripercorso le vicende personali nel film dedicato al designer, interpretato da Pierre Niney.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse troppo spesso sottovalutato, o meno considerato. Eppure è stato Saint Laurent ad introdurre nel guardaroba femminile , prima di Armani, lo smoking, la sahariana, il trench. Con l’aggiunta di un tocco erotico. Il seno nudo sotto il tulle trasparente è un elemento ricorrente durante le sue sfilate. Quel vedo-non vedo che fa della donna un essere estremamente sensuale. Si racconta che Yves sia rimasto così sconvolto la prima volta che vide una donna a seno nudo che quell’occasione ne segnò l’intero operato.</p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine1.png"><img class="wp-image-634 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine1.png?w=277&amp;h=300" alt="Immagine1" /></a></p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine2.png"><img class="wp-image-635 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine2.png?w=300&amp;h=238" alt="Immagine2" width="300" height="238" /></a></p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine4.png"><img class="wp-image-637 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine4.png?w=209&amp;h=300" alt="Immagine4" /></a></p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine3.png"><img class="wp-image-636 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine3.png?w=300&amp;h=238" alt="Immagine3" width="300" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In effetti, le collezioni di Saint Laurent seguono in certo qual modo il suo vissuto. Dal gusto bon ton appreso da Dior, per cui lavorava come assistente, si passa gradualmente ad uno stile più al passo con i tempi, uno<a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine5.png"><img class="alignright wp-image-638 size-full" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine5.png?w=1100" alt="Immagine5" /></a> stile che prende ispirazione dalla strada. Sono gli anni ’60, lo stile hippy imperversa nelle strade. Yves ha un’intuizione: prendere atto del cambiamento in fatto di mode e rivisitarlo, proponendolo al mondo della moda. Uno shock per i saloni della Parigi bene. Dopo aver creato un’etichetta che prende il suo nome, grazie all’aiuto del compagno Pierre Bergè, suo socio in affari, Saint Laurent sperimenta il prèt-à-porter. Trae ispirazione da artisti come Mondrian, la cui celebre opera a rettangoli colorati viene immortalata in un capo d’avanguardia. È una rivoluzione, e la casa di moda Saint Laurent raggiunge negli anni ’60 e ’70 l’apice del successo.<a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine6.png"><img class="wp-image-639 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine6.png?w=230&amp;h=300" alt="Immagine6" width="230" height="300" /></a><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine7.png"><img class="wp-image-640 size-medium alignright" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine7.png?w=300&amp;h=238" alt="Immagine7" width="300" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come il resto dei giovani, anche Yves sperimenta in quegli anni l’uso delle droghe. È in atto una irrimediabile trasformazione: il ragazzo timido, cresciuto in una famiglia dell’alta borghesia ed educato presso un convento di frati, scopre il precoce successo (a soli 21 anni è scelto da Dior come proprio successore a capo della maison), intreccia rapporti omosessuali occasionali alla stabile <a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine8.png"><img class="alignright wp-image-641 size-medium" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine8.png?w=300&amp;h=150" alt="Immagine8" width="300" height="150" /></a>convivenza con Bergè e passa dall’assumere antidepressivi agli stupefacenti. Yves era un ragazzo fragile, ed il mondo della moda di certo non lo aiutò a curare la depressione di cui era affetto. Le persone di cui si circondò ebbero tutte problemi con l’alcol e con la droga, destino che non risparmiò neanche Yves. Alcune collezioni richiamano il folklore e la gioia delle vacanze trascorse in loro compagnia nella villa di Marrakech. Dalla cultura marocchina si passerà poi a quella cinese e russa, in una sorta di evoluzione stilistica che dalla strada passa ad immortalare grandi civiltà e colori folkloristici. È per alcuni la fine di Saint Laurent, per altri l’evolvere creativo di un genio.</p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine10.png"><img class="wp-image-643 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine10.png?w=300&amp;h=239" alt="Immagine10" width="300" height="239" /></a></p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine9.png"><img class="wp-image-642 size-medium aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine9.png?w=300&amp;h=212" alt="Immagine9" width="300" height="212" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Yves si spegnerà nel 2008 all’età di 72 anni. Le sue ceneri sono conservate nel Giardino Majorelle della villa di Marrakech.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine11.png"><img class="size-medium wp-image-644 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine11.png?w=300&amp;h=181" alt="Immagine11" width="300" height="181" /></a></p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine12.png"><img class="aligncenter wp-image-645 size-medium" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine12.png?w=200&amp;h=300" alt="Immagine12" width="200" height="300" /></a></p>
</div>
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		<title>We own the night</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 13:53:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Di Carla Seminerio “We work hard, and run harder. Live fast, and run faster. We run on adrenaline, on friendship, on love. We. Just. Run. We are girls inspired. We own the night” Questo è il motto con cui si presenta la We Own The Night, la 10km tutta al femminile che Nike ha in programma per il prossimo 30 Maggio. Lo scorso 6 Marzo al Nike Stadium di Brera, infatti, è stato presentato l’evento più atteso da tutte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div class="entry-content">
<p style="text-align: right;">Di <a title="CARLA SEMINERIO" href="http://ventiblog.com/2014/05/carla-seminerio-2/">Carla Seminerio</a></p>
<p><img class="size-medium wp-image-672 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/10374383_10203875910601053_1201523611_n.jpg?w=300&amp;h=146" alt="10374383_10203875910601053_1201523611_n" width="300" height="146" /></p>
<p style="text-align: justify;">“We work hard, and run harder. Live fast, and run faster. We run on adrenaline, on friendship, on love. We. Just. Run. We are girls inspired. We own the night”<br />
Questo è il motto con cui si presenta la We Own The Night, la 10km tutta al femminile che Nike ha in programma per il prossimo 30 Maggio.<br />
Lo scorso 6 Marzo al Nike Stadium di Brera, infatti, è stato presentato l’evento più atteso da tutte le runner e le sportive italiane. Si è così dato il via al countdown con un evento in grande stile: un centinaio di ragazze, tra cui giornaliste, blogger e studentesse, sono state invitate a partecipare ad un’antemprima della We Own The Night, consistente in una mini maratona di 5km in giro per Milano.<br />
Capitanate dalla coach d’eccezzione Anna Incerti, campionessa europea di maratona (siciliana come me), il coloratissimo gruppo di ragazze, ha percorso, tra gli sguardi increduli dei passanti, un itinerario che toccava i più importanti punti del centro di Milano: Corso Garibaldi, Piazza Gae Aulenti, Brera, La Scala, Galleria Vittorio Emanuele,per approdare infine al Duomo.<br />
Ad attenderle un party dedicato nella splendida location dei Bagni Napoleonici dove, tra le performace della cantante Levante e di Bob Rifo dei Bloodybeetroots, le runner si sono potute rifocillare, cambiare e cimentarsi in danze scatenate.E’ stato inoltre offerta alle ragazze la possibilità di conservare un ricordo fotografico della serata; presso il Photo Spot della Nike è stato possibile infatti scattare e stampare al momento una fototessera di 3 scatti firmata We Own The Nigh.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-650" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-1.png?w=209&amp;h=300" alt="Immagine 1" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/10342347_10203875911281070_440096826_o.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-661" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/10342347_10203875911281070_440096826_o.jpg?w=300&amp;h=121" alt="10342347_10203875911281070_440096826_o" width="300" height="121" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per la data del 30 Maggio Nike prevede di accogliere circa 6000 ragazze.<br />
Badate però questo non sarà un evento solo per chi corre già ed è abituato a grandi distanze: l’obiettivo che Nike si è prefissata è infatti quello di coinvolgere il maggior numero possibile di donne, per dimostrare come la corsa, soprattutto se praticata in compagnia, sia un’attività divertente e appassionante, che non richiede solo sacrifici e fatica.<br />
Le iscrizioni sono aperte! Basta andare sul sito di Nike Italia, cliccare sull’icona We Own The Night e prendere parte a questo incredibile ed emozionante evento!<br />
Io ci sarò!! Correrò insieme alle mie compagne e alle mie amiche quella che sarà la prima maratona della nostra vita!<br />
Dal 6 Marzo, da quei tremendi 5km (si,anche io ero presente alla presentazione), insieme a Nike ho intrapreso un allenamento settimanale che spero mi porterà a completare per intero la maratona. Qualora perdessi il fiato a metà del percorso, che qualcuno venga a riprendermi!</p>
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-5.png"><img class="size-medium wp-image-653 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-5.png?w=300&amp;h=169" alt="Immagine 5" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-6.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-654" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/immagine-6.png?w=209&amp;h=300" alt="Immagine 6" /></a></p>
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