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	<title>Lunastorta &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Lunastorta e &#8220;Giulia&#8221;, la canzone manifesto contro il patriarcato e il femminicidio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Classe 2003, la cantautrice cosentina si racconta tra sogni e impegno sociale Silvia Alejandra Salituro, in arte Lunastorta, classe 2003, è una cantautrice cosentina che, seppur così giovane, già sa coniugare passione per la musica e impegno sociale. Lo dimostra il singolo “Giulia”, manifesto contro il patriarcato e il femminicidio ispirato alla tragica storia di Giulia Cecchettin. L’intento della canzone non è solo quello di chiedere a gran voce giustizia per Giulia, ma anche denunciare ogni forma di violenza contro [&#8230;]</p>
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<h3><em>Classe 2003, la cantautrice cosentina si racconta tra sogni e impegno sociale</em></h3>



<p>Silvia Alejandra Salituro, in arte Lunastorta, classe 2003, è una cantautrice cosentina che, seppur così giovane, già sa coniugare passione per la musica e impegno sociale. Lo dimostra il singolo “Giulia”, manifesto contro il patriarcato e il femminicidio ispirato alla tragica storia di Giulia Cecchettin. L’intento della canzone non è solo quello di chiedere a gran voce giustizia per Giulia, ma anche denunciare ogni forma di violenza contro le donne e richiamare all’unità, alla sorellanza e alla necessità di cambiamento. Conosciamo da vicino questa giovanissima artista.</p>



<p><strong>Come hai scelto il tuo nome d’arte?</strong></p>



<p>«Devo ringraziare le mie amiche. Stavo cercando un nome d’arte e loro mi hanno dato una mano. Lunastorta nasce perché, sostanzialmente, sono sempre arrabbiata e ho la luna di traverso. Ma ha anche un sacco di significati dietro che vanno da mio nonno Giovanni, perché guardavo sempre la luna con lui, al mio amore per la luna, passando per quello che è il mio stato d’animo perenne cioè con la luna storta».</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-35040" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-1024x1536.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-scaled.jpg 1366w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-750x1124.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/03/Lunastorta-@Silvia-Salituro-1200x1799.jpg 1200w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Lunastorta</figcaption></figure></div>



<p><strong>Come sono nate la passione per la musica e la voglia di farne di tua?</strong></p>



<p>«Canto da sempre, sin dalle recite di scuola (ride, ndr), ma ho iniziato a farlo seriamente quando mi sono detta “ho un problema, non so come fare, devo scriverne”. Infatti, la mia prima canzone è stata quella che parla del mio disturbo alimentare. È una passione nata da un bisogno. Ho sempre avuto questa voglia di scrivere e cantare, come diceva mia nonna ce l’ho sempre avuta nel sangue, ed è diventata una vera e propria necessità».</p>



<p><strong>Come nasce una tua canzone?</strong></p>



<p>«Sono molto istintiva, soprattutto per quanto riguarda i testi. Quando ho l’esigenza di scrivere mi fermo e scrivo ovunque io mi trovi, anche in treno magari. Butto giù melodie o frasi oppure ancora testi e da lì nascono quasi tutte le mie idee. Non ho un processo di scrittura che seguo sempre, ma scrivo ciò che sento e poi segue la melodia, oppure ancora mi siedo al pianoforte e da lì nasce tutto».</p>



<p><strong>Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?</strong></p>



<p>«Nella scena indie italiana – è un cliché, lo so – sicuramente Calcutta. Sin da piccola sono sempre stata legata a Kurt Cobain, anche perché la sua non è stata una vita semplice. E Loredana Bertè».</p>



<p>Com’è nata “Giulia”?</p>



<p>«Giulia è stata scritta per contrastare, nel mio piccolo, il patriarcato, la violenza di genere e gli abusi che subiamo in quanto donne. Nasce dopo la notizia del femminicidio di Giulia Cecchettin, 103° donna uccisa dal patriarcato nel 2023, o più comunemente uccisa da un amore tossico, malato. È giusto dare il giusto peso alla parola patriarcato e a quello che porta con sé. Mi ero stancata di non riuscire a fare niente, di non dare un mio contributo anche a livello musicale, perciò ho scritto “Giulia” e ho cercato di fare uscire fuori tutto il dissenso e la rabbia che avevo per quello che sta succedendo. Sono consapevole che la canzone è innanzitutto un inno di sorellanza, perché accomuna un sacco di persone. Siamo furiose, perché non far vedere la nostra rabbia?».</p>



<p><strong>Pensi che la tua canzone, come le manifestazioni e le azioni messe in campo dopo il femminicidio, possano non solo risvegliare la coscienza generale, ma essere anche di aiuto alle ragazze che si trovano in situazioni di pericolo oppure non hanno ancora capito di essere potenzialmente in pericolo?</strong></p>



<p>«Certo che sì, possono aiutare. Le canzoni, le poesie e le manifestazioni nascono con una consapevolezza dietro e con l’intento di denunciare e chiedere aiuto, quindi perché non mettere in allarme su tutto ciò che sta succedendo? Sia a livello sociale che personale».</p>



<p><strong>La musica quindi non è solo lavoro per sé stessi, ma anche per chi ascolta?</strong></p>



<p>«Sì. Io faccio musica per me stessa perché è una necessità, ma lo faccio con la consapevolezza di poter aiutare qualcun altro, quindi oscillo in questa ambivalenza. Ho scritto Giulia da donna per le donne, ma anche da persona per tutte le persone che devono essere consapevoli di quello che succede oggi nella nostra società».</p>



<p><strong>Credi che la musica possa avere di nuovo un valore e un intento sociale?</strong></p>



<p>«Sì, ovviamente questo varia da generazione a generazione e a seconda delle sensibilità. Come abbiamo visto durante il Festival di Sanremo, da una parte c’è stato il riscontro positivo per i messaggi inviato dai più giovani, mentre il pubblico più adulto non ha gradito».</p>



<p><strong>Sei giovanissima, sei rimasta al Sud: quali sono le difficoltà nel fare musica da qui?</strong></p>



<p>«La musica, per quanto si possa muovere, per quanto ci siano anche al Sud collettivi culturali e musicali, qui è complicata da gestire. Io stessa vado a Roma per registrare: qui c’è un filone che vira verso il cantautorato e non tutti sono sulla mia stessa <em>wave</em> che abbraccia indie-punk, punk-rock e indie-rock. Nel mio caso personale per questo motivo tendo a spostarmi, perché non ci sono le persone adatte qui con cui collaborare. Tuttavia, per fortuna qui a Cosenza ho incontrato Paolo Pasqua, in arte “L’ennesimo”, che ha prodotto Giulia. È uno dei rari casi in cui ho fatto ciò che piace a me qui, avendo al mio fianco una persona esperta che faceva la mia stessa musica. Interfacciarsi qui è difficile, certo si può trovare la persona adatta, ma è molto più complicato».</p>



<p><strong>Avverti l’esigenza di andare via oppure rimarresti comunque al Sud?</strong></p>



<p>«Ora come ora direi che scapperei a Roma anche domani, ma sono anche arrivata alla consapevolezza che, certe volte, quando magari sono lontana per un po’ più di tempo avverto la mancanza di questo posto. Però no, non ci rimarrei per tutta la vita. Avverto proprio la necessità di scappare da dove sto».</p>



<p><strong>Quali sono i progetti in cantiere e quali i sogni?</strong></p>



<p>«Sta per uscire un’altra canzone importante, a cui tengo molto, ma non possiamo svelare di più. Il sogno? Vivere di quello che sto facendo».</p>



<p>Così giovane, eppure con le idee già così chiare, Silvia – in arte Lunastorta – rappresenta al meglio una generazione che ha deciso di non stare più a guardare, di partire dalla provincia per inseguire un sogno che passa anche dal racconto di sé, delle proprie fragilità, dalla rabbia e dall’attivismo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Fattore20, la prima notte d&#8217;estate nel segno della musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[(E)VENTI]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;La 19enne Lunastorta vincitrice del concorso canoro organizzato da Venti COSENZA &#8211; Una sera di inizio estate per mettersi in gioco e farsi apprezzare dal pubblico, il brivido della competizione mitigato dal piacere di cantare. E poi, una giuria di professionisti del settore sensibile alla bravura e al talento dei 4 finalisti di Fattore20, la rassegna musicale che ha riempito di note e di voci le strade del centro di Cosenza. Un paio di appuntamenti in corso Mazzini prima della [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">&nbsp;La 19enne Lunastorta vincitrice del concorso canoro organizzato da Venti</h2>



<p class="has-drop-cap">COSENZA &#8211; Una sera di inizio estate per mettersi in gioco e farsi apprezzare dal pubblico, il brivido della competizione mitigato dal piacere di cantare. E poi, una giuria di professionisti del settore sensibile alla bravura e al talento dei 4 finalisti di <a href="https://ventiblog.com/alla-ricerca-del-fattore20/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fattore20</a>, la rassegna musicale che ha riempito di note e di voci le strade del centro di Cosenza. Un paio di appuntamenti in corso Mazzini prima della<a href="https://ventiblog.com/fattore20-la-finale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> finale in piazza Campanella</a> che ha consacrato la 19enne <strong>Silvia Salituro, in arte Lunastorta</strong>: l&#8217;autobiografica <em>Briciola </em>&#8211; il cui filo conduttore è la lotta contro l&#8217;anoressia ingaggiata dalla cantante &#8211; ha convinto i giurati e la platea che ha affollato la piccola ma accogliente <em>agorà </em>della musica allestita davanti alla Chiesa di San Domenico. </p>



<p>Lunastorta è la capofila della sempre più vivace scena musicale cosentina, in bilico tra melodia, cantautorato e contaminazioni con il rap: <strong>Sofia Aiello, Giulio Genìse, Ventuno</strong> (al secolo Simone Cristaldi), cui bisogna aggiungere <strong>Giacomo Aiello e Luca Guarascio</strong>, che hanno partecipato fuori concorso all&#8217;ultimo atto di Fattore20. Un nucleo di ragazzi che &#8211; a prescindere dai singoli percorsi artistici e umani &#8211; esprime il desiderio di essere ascoltato e compreso, non solo quando sale sul palco. «<em>Anche se non ho raggiunto la finale, partecipare a Fattore20 mi ha dato l’opportunità di tornare a esibirmi dal vivo dopo la lunga interruzione dovuta all’emergenza sanitaria e di incontrare per la prima volta molti colleghi che non conoscevo</em>», spiega il 30enne Giacomo Aiello, in gara con le romanticheggianti <em>Quando mi guardi così</em> e <em>Tu sei qui</em>. «<em>D’altra parte, ho voluto esserci perché nel paese in cui vivo (Cariati, ndr) e nei piccoli centri della provincia di Cosenza non c’è modo di suonare e di esibirsi con assiduità. In città, invece, è diverso: gli artisti che ho conosciuto hanno la fortuna di essere seguiti in ogni fase del processo creativo</em>». </p>



<p>A proposito di inventiva e dimestichezza con le rime: la parola a Ventuno. «<em>La musica non mi aiuta soltanto a parlare con la gente, ma anche a veicolare quelle sensazioni che altrimenti non riuscirei a trasmettere</em>», esordisce il rapper originario di Castrovillari. Dietro a questo nome d&#8217;arte, però, non ci sono particolari affinità con l&#8217;algebra: «<em>In questo momento della mia carriera, ci sono tante somiglianze tra Simone e Ventuno: entrambi vedono la vita allo stesso modo</em>». Tra gli inediti che ha proposto al pubblico, Cristaldi/Ventuno è particolarmente affezionato a <em>Marmellata (parte 2</em>) perché «<em>non è solo la naturale continuazione di Marmellata (parte 1), il brano con cui ho iniziato ufficialmente il mio percorso artistico, ma lo considero uno dei frammenti che aiutano a comprendere chi sono e perché ho intrapreso questa strada</em>», sulla quale scorrono ascolti decisamente eterogenei: «<em>Ho la fortuna di spaziare tra tanti generi. Di conseguenza, non ho un modello di riferimento neppure nel rap. Tuttavia, negli ultimi tempi, ho apprezzato moltissimo le produzioni di Thasup</em>». </p>



<p>Dall&#8217;introspezione di Ventuno alle schermaglie amorose che ispirano la penna dello studente di Medicina Giulio Genìse, transitato per le polverose strade del rock e del blues prima di appassionarsi alla chitarra acustica, «<em>grazie alla quale mi sono avvicinato alla composizione dei testi</em>». La vena astratta delle origini &#8211; senz&#8217;altro influenzata dalle tante letture della giovinezza &#8211; si smorza fino ad approdare a una scrittura più concreta e, al tempo stesso, introspettiva. Le due anime di Genìse convergono in un brano «<em>che ho scritto quando avevo 24 anni</em>»: <em>Il nostro mare </em>è lo spazio (non solo fisico) in cui il ricordo di un amore affiora per l&#8217;ultima volta prima di svanire tra le onde. Nel suo repertorio, però, si possono trovare anche due ricette per alleviare le ferite dell’anima: <em>Di notte senza età </em>è l’elogio di una chiacchierata consumata a tarda ora, <em>Vivere con sé </em>segue l’incedere dei pensieri più banali in grado di attenuare le sofferenze di ogni giorno. </p>



<p>Ancora la passione che brucia, ma dal punto di vista femminile: la 24enne Sofia Aiello &#8211; anch&#8217;essa laureanda in Medicina &#8211; ha suonato per la prima volta in pubblico nel corso della rassegna organizzata da Venti in collaborazione con <strong>Cluster Music, Cromosomi, Officine Buone, Open Stage, Parodoi e TapeLab</strong>. Dal pianoforte alla chitarra, fino alle prime prove in inglese, perché «<em>trovavo più semplice trattare argomenti delicati in una lingua diversa dalla mia</em>». E poi, il desiderio di ricongiungersi all&#8217;italiano per cantare d&#8217;amore, ma non solo: «<em>Alchimia coglie le sensazioni che accomunano due innamorati quando scatta il classico colpo di fulmine, mentre Due ali ha avuto una gestazione più lunga: cercare le parole giuste per ricordare mio nonno appena scomparso non è stato affatto facile</em>». </p>



<p>Aiello ha conquistato il secondo premio alle spalle di Lunastorta: nel curriculum della vincitrice di Fattore20 spicca l&#8217;esibizione a Pisa in una tappa dell&#8217;ultima tournée di Ariete. La sua <em>Briciola </em>ha conquistato tutti fin dal primo ascolto: «<em>Questa canzone è nata in un periodo di crisi che ho attraversato a 16 anni: non riuscivo a mandare giù pochi bocconi di pasta. A quel punto, ho pensato di sfogarmi al pianoforte. Ed è stato proprio in quel momento che ho capito di avere un problema, anche se ho tentato invano di nasconderlo fino al ricovero nel 2021. Briciola è senza dubbio il pezzo più importante del mio repertorio, perché l&#8217;esperienza che racconto in questo brano l&#8217;ho vissuta fin dentro le mie vene</em>». </p>



<p>Canzoni viscerali, dunque. Proprio come <em>Quadretti</em>, di cui è stato girato anche il videoclip: «<em>La considero una delle mie composizioni più mature, anche dal punto di vista produttivo. La mia cotta per un amico che era innamorato in realtà di un&#8217;altra mia amica è stata il pretesto per parlare ancora di me e del mio mondo</em>». Il primo quarto di una Luna(storta) di talento che &#8211; pur guardando avanti («<em>Grazie a Fattore20, ho capito che il palco è casa mia</em>») &#8211; ha già riempito il suo mondo di bellezza: «<em>Il mio punto di riferimento è Mia Martini: la ascolto come se non ci fosse un domani. E poi, sebbene queste influenze non affiorino esplicitamente dai miei testi, per me sono importantissimi anche Francesco De Gregori e Fabrizio De André</em>». Un orecchio teso ai classici, l’altro alle nuove voci della canzone contemporanea, come Margherita Vicario e Levante: Silvia/Lunastorta si è già messa in cammino per «fare del bene». Regalando agli altri la sua musica e le sue parole.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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