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	<title>expat &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>In loving memory di un&#8217;estate italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2023 11:27:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se mi avessero detto anni fa che sarebbero trascorse ben tre estati consecutive senza per me poter godere di vacanze italiane (…o di vacanze in generale), non avrei esitato a ridere sonoramente. E invece, è esattamente ciò che sta per accadere. Per chi è cresciuto in Calabria, l’estate è sacra. La prossimità di coste in abbondanza e, per alcuni, la disponibilità di una “casa al mare”, forniscono un formidabile esempio di sweet escape. La costante consapevolezza che, a prescindere dal [&#8230;]</p>
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<p>Se mi avessero detto anni fa che sarebbero trascorse ben tre estati consecutive senza per me poter godere di vacanze italiane (…o di vacanze in generale), non avrei esitato a ridere sonoramente. E invece, è esattamente ciò che sta per accadere.</p>



<p>Per chi è cresciuto in Calabria, l’estate è sacra. La prossimità di coste in abbondanza e, per alcuni, la disponibilità di una “casa al mare”, forniscono un formidabile esempio di <em>sweet escape</em>. La costante consapevolezza che, a prescindere dal momento che stai vivendo, sei a pochi minuti di guida da un posto che riesce ad evocare in te felicità e spensieratezza, anche solo per mezza giornata.</p>



<p>Si comincia con la tradizionale Pasquetta, cui seguono i weekend isolati, e si raggiunge l’apice durante la stagione estiva, in cui, non senza il supporto eroico di nonne e parentame volenteroso, i ragazzi in età scolare riescono a strappare financo due o tre mesi consecutivi di mare, alterando la pigmentazione sino a essere irriconoscibili.</p>



<p>Ricordi, solo ricordi ormai. Il primo sostanziale arretramento si ha quando si comincia a lavorare, e si deve fare i conti con le ferie. Ma persino quelle sembrano vacanze extralarge quando fai il confronto con la realtà statunitense.</p>



<p>Già: perché mentre in Italia Agosto è un “mese fantasma”, in cui tutti, per porzioni più o meno ampie del mese, fermano le rotative e si godono un po’ di vacanze, qui negli Stati Uniti questa tradizione semplicemente non esiste. Il numero di days off è significativamente inferiore rispetto a quello delle ferie italiane. E a prescindere dal mero dato numerico è completamente impensabile fermare una realtà produttiva del tutto, anche solo per un giorno.</p>



<p>Questo approccio scientifico alle vacanze (e di converso ai giorni produttivi durante l’anno solare) fa rima, ad esempio, con come vengono gestite le feste nazionali. Ad eccezione degli internazionali Natale e Capodanno, e del “data-specifico” 4 Luglio, tutte le altre vacanze (Memorial Day, President Day, Labour Day, etc) sono invece variabili, e cadono sempre un determinato lunedì del mese, generando un long weekend. Persino il celebre Thanksgiving, si celebra ogni quarto giovedì del mese di novembre, creando un ponte automatico col venerdì e favorendo così la tradizione del ritorno a casa dalle famiglie.</p>



<p>Dunque, mentre in Italia ad ogni giro della Terra intorno al Sole parte la roulette russa delle vacanze, e si scorre con mano tremante il calendario per scoprire se un festivo cade drammaticamente nel weekend o, in caso contrario, quali calcoli trigonometrici possano generare ponti dorati, qui negli Stati Uniti si sa sempre con buona approssimazione quanti e quali giorni di vacanze ti attendono durante l’anno.</p>



<p>Tutto questo per fornire un contesto utile a comprendere come possa cambiare la prospettiva di vacanza di chi si ritrova a fare i conti con una realtà che ragiona in modo del tutto differente. Senza scomodare le mitologiche super-sessioni estive degli studenti, e limitandomi all’Agosto fantasma, c’è da dire che questo approccio, se sicuramente non ideale da un punto di vista produttivo-economico del sistema nel suo complesso, permette alla gente di istituzionalizzare un momento di riposo collettivo, e di ricordare a tutti l’importanza durante l’anno di avere un momento in cui si tira il freno dai vari affanni.</p>



<p>Al contrario, negli Stati Uniti, mentre è indiscutibile il valore di poter scegliere liberamente quando poter fare le proprie vacanze, il mero fatto di avere una ruota produttiva che continua a girare senza sosta, fa si che le tue vacanze siano sempre molto brevi e “disturbate”, dato che nessuno da per scontato che tu sia in vacanza proprio in quel momento (e perché dovrebbe?) e, soprattutto, perché diventa difficile staccare del tutto la spina quando sai che il lavoro si sta accumulando ed è pronto ad accoglierti quando tornerai operativo. Risultato? Il più delle volte ci si dimentica del tutto della possibilità di fare vacanze e si rimane risucchiati in un vortice di produttività che non conosce sosta. Ed è proprio in quei momenti che ci si ricorda delle estati italiane, con gli amici che vedi una volta l’anno ma è come se il tempo non passasse, con i tormentoni estivi che senza meriti specifici finirai per imparare a memoria e soprattutto con la spensieratezza di sapere che tutti coloro con cui interagisci nel tuo <em>day-by-day</em> sono nel tuo stesso mood vacanziero, e che ci si rivedrà a settembre, tutti un po’ abbronzati.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>It&#8217;s time for a new American dream</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dovessimo scegliere un mito che meglio rappresenti la realtà, ma anche i sogni e le ambizioni di un expat italiano, sarebbe senza dubbio quello dell’American Dream. L’ho sperimentato sulla mia pelle circa tre mesi fa, quando dopo 32 anni di onorato servizio in terra italica, ho deciso di compiere il secondo grande trasferimento della mia vita (il primo mi portò da Cosenza a Roma) e quindi di trasferirmi negli Stati Uniti, per la precisione a New York. Un cambio di [&#8230;]</p>
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<p>Dovessimo scegliere un mito che meglio rappresenti la realtà, ma anche i sogni e le ambizioni di un expat italiano, sarebbe senza dubbio quello dell’American Dream.</p>



<p>L’ho sperimentato sulla mia pelle circa tre mesi fa, quando dopo 32 anni di onorato servizio in terra italica, ho deciso di compiere il secondo grande trasferimento della mia vita (il primo mi portò da Cosenza a Roma) e quindi di trasferirmi negli Stati Uniti, per la precisione a New York. Un cambio di vita radicale, che coinvolge tanto la sfera personale quanto quella professionale. Una sfida che a tutti i livelli porta a misurarti con la realtà più competitiva del pianeta, ma che al tempo stesso ti proietta in un universo stranamente familiare, come il set di un film che hai visto migliaia di volte. <br>Avrei già tante cosa da raccontare su ciò che ho visto nei miei primi tre mesi americani, ma vi sarà il modo di approfondirli in futuro.</p>



<p>Ciò su cui vorrei soffermarmi oggi, e che più mi ha colpito alla viglia di un trasferimento che il periodo pandemico ha tramutato in un’epopea, è stata la reazione eterogenea delle persone a cui rivelavo il mio imminente cambio di vita. Se infatti fino a un po’ di tempo fa il solo pensiero di New York, con i suoi grattacieli infiniti e le luci a palla che la rendono The City That Never Sleeps, avrebbe fatto illuminare di pari intensità le pupille di qualsiasi interlocutore, non sono stati pochi coloro i quali hanno invece strabuzzato gli occhi, chiedendomi il perché di una tale pulsione. Una reazione che, oltre a stupirmi, getta pesanti ombre su quello che è il percepito globale degli Stati Uniti e del ruolo incontrastato di leader della civiltà occidentale che hanno rivestito negli ultimi decenni.</p>



<p>La verità dei fatti è che l’American Dream, quello che abbiamo imparato a conoscere e amare nei film di Hollywood, e che ha ispirato milioni di italiani nelle loro avventure oltreoceano, semplicemente non esiste più. <br>Ha lasciato il posto negli ultimi anni a una società lacerata, che sembra dividersi su tutto alzando la tensione oltre i livelli di guardia. Solo di recente, sono stati tantissimi i movimenti tellurici che hanno scosso la società americana. Il movimento MeToo, la Presidenza Trump e gli strappi istituzionali delle elezioni 2020, ma anche la stessa pandemia Covid e il caso George Floyd: tutti fattori che hanno contribuito a generare un’intensificazione esasperata delle richieste in termini di justice and equality da parte della popolazione. Ed è proprio qui che a mio giudizio si può cominciare ad intravedere il nuovo American Dream. Non più nelle mere opportunità di successo economico ed imprenditoriale – che pur dopo qualche botta, sono rimaste estremamente elevate – quanto piuttosto nello slancio verso il voler creare una società migliore. All’American Dream che valorizzava l’individuo spingendo agli estremi le opportunità del singolo legate alla costruzione di ricchezza e benessere, si se ne sostituisce uno più “adulto”, che mira ad affiancarvi la volontà di abbattere ogni barriera precluda le medesime opportunità a tutti e in modo equo.</p>



<p>La strada è in salita, e non mancano esempi di estremismi ed isterie anche da quel lato della staccionata, ma è quanto mai certo che gli Stati Uniti stiano andando verso la direzione di un’autentica rivoluzione culturale improntata alla giustizia sociale.</p>



<p>Solo un nuovo American Dream di questo tipo sarebbe in grado di restituire agli Stati Uniti quel magnetismo tale da attrarre nuovamente a sé l’intero Mondo Occidentale e restituire loro quel ruolo di guida quanto mai necessario in questi tempi incerti.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’Odissea del rientro a casa per gli italiani all’estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Odissea è uno dei miei classici preferiti. Ulisse, dopo una lunga ed estenuante guerra, vorrebbe semplicemente rientrare a casa. Quella che dovrebbe essere la parte più facile di una guerra vinta, si trasforma in realtà in una incredibile avventura. Ulisse, soltanto dopo mille vicissitudini, senza sapere quando arriva, riesce a tornare a casa. E la cosa più strana è che lui non sa cosa troverà a casa o cosa aspettarsi. Da Italiano all’estero, posso assicurarvi che il nostro rientro a [&#8230;]</p>
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<p>L’Odissea è uno dei miei classici preferiti. Ulisse, dopo una lunga ed estenuante guerra, vorrebbe semplicemente rientrare a casa. Quella che dovrebbe essere la parte più facile di una guerra vinta, si trasforma in realtà in una incredibile avventura. Ulisse, soltanto dopo mille vicissitudini, senza sapere quando arriva, riesce a tornare a casa. E la cosa più strana è che lui non sa cosa troverà a casa o cosa aspettarsi.</p>



<p>Da Italiano all’estero, posso assicurarvi che il nostro rientro a casa ha delle sfumature simili. Meno avventurose sicuramente, ma altrettanto frustranti e spaventose sotto certi versi. Dopo aver vissuto una lunga ed estenuante pandemia, spesso senza mai rientrare a casa per evitare di favorire il contagio di un virus infame, anche i ragazzi italiani all’estero provano a rientrare a casa. </p>



<p>Gli dèi, che nel nostro caso sono gli scienziati, hanno finalmente calmato le acque, grazie ai vaccini ed alle precauzioni prese questi mesi. Finalmente si può tornare, o quasi. I venti sono favorevoli, o per meglio dire “non-contrari”. Bisogna approfittarne. <br>Innanzitutto, c’è la pianificazione del ritorno a casa. Si iniziano a studiare le misure richieste dalla nazione in cui si è ospiti, oltre a quelle domandate dall’Italia. Per quanto possa sembrare una cosa scontata, sappiate che non è così. Ogni nazione ha le sue regole e le sue richieste. Ogni regola è provvisoria, e può cambiare. Ad esempio, in questo momento per entrare in Italia è obbligato Passenger Locator Form digitale (dPLF) europeo, un tampone negativo entro 48 ore dalla partenza oppure il green pass. <br>Anche qui sorgono i problemi. L’Italia è l’unica nazione che considerava, come regole per ottenere il green pass, una sola dose di vaccino. Per il resto dell’Europa, non funziona così. Penso e spero che l’Italia si allinei presto alla più logica richiesta europea. <br>Una volta capito tutto, o comunque accettato il fatto che le regole sono una gran confusione, bisogna comprare il biglietto aereo. Dovete sapere che in tempi di COVID-19, la data del biglietto indica, ma non determina, quando dovresti partire. Dei molti viaggi a cui ho assistito in queste settimane, una gran parte viene spostata in maniera imprevedibile dalle compagnie aeree. A volte di ore, a volte di mezza giornata. Di per sé, questo non sembrerebbe un enorme problema, ma dovete sentire il prossimo punto. <br>Il punto tre è la preparazione al viaggio. Per entrare in Italia, ad esempio, serve un “tampone negativo” entro 48 ore. Questo significa che idealmente dovreste fare il tampone quanto più prossimi alla partenza, ma dando il tempo ai laboratori di darti un risultato, che mediamente hanno bisogno di almeno un giorno. Questo vi fa capire quanto sia problematico un semplice “scalo”, oppure l’imprevista “modifica” di un volo. </p>



<p>Una volta organizzato voli, appuntamenti per i tamponi e tutto, bisogna “incrociare le dita”. Ogni settimana, infatti, cambiano le regole su quarantene, documenti richiesti, etc. E, sia chiaro, non è un modo di dire. È esattamente così. Ogni settimana, a seconda dei casi della nazione di provenienza e della regione di arrivo, cambiano le regole. C’è una mappa europea, per chi non lo sapesse, con ogni regione “colorata”. E vi assicuro che i colori non sono quelli che conosciamo in Italia. Spesso, quelle che in Italia erano regioni gialle, per l’Europa erano rosse. È una gran confusione e, una volta partiti, quello che vi aspetta al ritorno lo saprete solo strada facendo. <br>Appena arrivati in Italia, a casa, ecco che la nostalgia poi si trasforma in paura. Alcune delle attività che dovevano nascere son bloccate, altri negozi o ristoranti storici rischiano la chiusura. Non si respira una bella aria, e non per colpa della mascherina.</p>



<p>Eppure, per noi è come per Ulisse. Nonostante lui fosse tornato a casa dopo mille problemi, nonostante avesse trovato addirittura gli estranei a far da padroni nella propria dimora, la casa è sempre la casa. <br>Ad aspettarci, ci sono anche i regali di Natale che non abbiamo aperto, gli abbracci che non ci siamo dati, le lasagne, il mare. <br>È un’odissea, ma ne vale la pena. Perché mai come in questi momenti, ci meritiamo tutti un po’ di casa, un po’ di famiglia.</p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 13/07/2021</em></p>
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		<title>Italian stereotypes: let&#8217;s debunk some!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2020 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COFFEE BREAK]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[deskover]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesca Pogliani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>It’s been quite common in my experience as an expat, and for many Italians I met abroad in the last few years, being labeled in some ways not to be proud of. It might have happened during an international potluck for the Erasmus semester welcome night, or right after an introduction meeting in the new international workplace. Regardless of the formality of the context, stereotypes that my compatriots have to carry around are a constant part of every conversation: in [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap has-text-align-left">It’s been quite common in my experience as an <strong>expat</strong>, and for many Italians I met abroad in the last few years, being labeled in some ways not to be proud of. It might have happened during an international potluck for the Erasmus semester welcome night, or right after an introduction meeting in the new international workplace. Regardless of the formality of the context, stereotypes that my compatriots have to carry around are a constant part of every conversation: in many cases these are true, while in others the picture of Italian people and their lifestyle is sometimes (*often) misconceived. </p>



<p class="has-text-align-left">Just for being Italian, one of the labels I got stuck on my back was the commonly – and wrongly – attributed characteristic of the <strong>laziness</strong>. And trust me, this does not help to start off with the right foot on a group project with international students or while approaching new colleagues in the workplace.</p>



<p>Since I strongly believe that actions speak much louder than words, I would like to present the experience and the energy of Francesca Pogliani, a young professional and enthusiastic start-up entrepreneur, in order to debunk this stereotype.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Hi Francesca, thank you for your time. Could you briefly introduce yourself and your current projects?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">&#8220;Hi Alfonso, of course, thank you for this opportunity. I have been an expat as well for the last eight years: I am originally from Milano but I moved to Sweden in 2012, where first I did my Erasmus and then my Master&#8217;s Thesis. Then, I moved to the Netherlands and finally to Luxembourg, where I have been for the last four years.</p>



<p class="has-text-align-left">Currently, I am focusing on two activities: my full-time job at PricewaterhouseCoopers, where I work as a Sustainability Consultant, and the development of my startup, <a href="https://www.deskover.lu" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deskover,</a> the first co-learning platform in Luxembourg.</p>



<p class="has-text-align-left">As a consultant, my role is to support real estate professionals in the development of green buildings, a job that I enjoy very much.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-left">As an entrepreneur, I work almost every day after my working hours and weekends. Deskover is an online marketplace that connects the spare capacity of coworking spaces with people who are looking for desks to study and/or work during or after business hours.</p>



<p class="has-text-align-left">Among others, volleyball and pizza are my biggest passions!&#8221;</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>There is a preconceived notion of Italian being lazy. As an Italian abroad, have you ever seen this bias mindset in your foreign friends?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">&#8220;Oh yes, of course. I have lived in several places in Europe and I can tell you that, the bias was there no matter the country.</p>



<p class="has-text-align-left">I can give you one example: it was the first day of the &#8220;Engineering of Materials&#8221; class and we had to create study groups. I was directly pointed out as the &#8220;Italian&#8221;, who, by definition, would be the one working the least. Funnily enough, the level of difficulty of that exam was nothing compared to what I had to go through in my very Italian university, Politecnico di Milano. But of course, they didn&#8217;t know that. I got the maximum grade after three days of studying investment. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-left">So yes, my foreign friends would associate being Italian with being late, unreliable and lazy. Yet, this is ironic because Italians have always been among the most active people I&#8217;ve interacted with in these occasions, and people from the South of Europe in general. In the work environment for example, we are fast, adaptable and do have a particular perception of what service is. Since we grew up with the idea that the &#8220;customer is always right&#8221;, we feel the urge to deliver good quality work as soon as possible. Not very lazy, right?&#8221;</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>In addition to that, as woman entrepreneur, have you ever faced any additional prejudices or stereotypes related to your gender since the corporate world is mainly man-oriented?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">&#8220;Well, I studied mechanical engineering and I work in a quite technical environment, so I experienced gender discrimination in many occasions.</p>



<p class="has-text-align-left">In the startup environment I can tell you, I felt it much less, but probably because I haven&#8217;t started raising money from investors yet. Then it is going to be an issue. You know, it is always a subtle discrimination: you never get anybody telling you explicitly that as a woman you&#8217;re considered less seriously, but this is what happens in people&#8217;s mind. And don&#8217;t get me wrong! This bias is not in men&#8217;s mind only! It comes from women as well, so we&#8217;re kind of doing that to each other.</p>



<p class="has-text-align-left">Today it still takes longer and a bigger effort for women to reach what men reach: simply because we have more obstacles on the way. There&#8217;s still a lot of work to be done in that sense.&#8221;</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Do you have specific advice to both international people and Italian ones to facilitate the debunk of this misconception?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">&#8220;To Italians, I want to say: be brave enough to challenge the stereotype, speak up! Our country is unbelievable: beauty, culture, history, innovation. We have it all. We have tons of defects as well, for sure. But we could do so much more in terms of &#8220;branding&#8221;, if you allow me the word. Be an ambassador.</p>



<p class="has-text-align-left">I know compatriots who reinforce the stereotype by confirming what foreign friends claim, joking about it. This cannot happen. One thing is to joke and confirm the fact that we get angry if you put cream in the carbonara, which you should not do indeed! But when it comes to our capabilities, you just cannot accept that!</p>



<p class="has-text-align-left">Actions always speak better than words, so keep proving them wrong.</p>



<p class="has-text-align-left">To international people: get to know us, we have a big heart and we&#8217;re capable of many things, including real carbonara ;)&#8221;</p>



<p>Thanks to Francesca for sharing her valuable experience, wishing her good luck for all the ongoing and future projects!</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-25064" width="768" height="512" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-1024x682.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-1536x1023.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-640x426.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-2.jpg 2048w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Francesca during the presentation of her startup <strong>Deskover</strong></figcaption></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-25067" width="512" height="341" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-1024x682.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-1536x1023.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-640x426.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-3-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>
</div></div>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-25068" width="512" height="341" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-1024x682.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-1536x1023.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-640x426.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/fra-1-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p></p>
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