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	<title>cinofilia &#8211; Venti Blog</title>
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		<title>Salute e longevità del cane, i fattori da tenere in considerazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella nostra incessante ricerca della fonte della giovinezza, abbiamo scoperto che anche i nostri i cani hanno molto da insegnarci sull&#8217;invecchiamento. La ricercatrice statunitense Jessica Evert, insieme ai suoi colleghi, ha esplorato le vie dell&#8217;invecchiamento nei cani, trovando parallelismi sorprendenti con gli esseri umani. Uno studio ha rivelato che i cani anziani mostrano una minore incidenza di cancro rispetto a quelli più giovani. Questa ricerca ha aperto un nuovo capitolo nell&#8217;ambito della longevità, suggerendo tre modi per raggiungere il traguardo [&#8230;]</p>
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<p>Nella nostra incessante ricerca della fonte della giovinezza, abbiamo scoperto che anche i nostri i cani hanno molto da insegnarci sull&#8217;invecchiamento. La ricercatrice statunitense Jessica Evert, insieme ai suoi colleghi, ha esplorato le vie dell&#8217;invecchiamento nei cani, trovando parallelismi sorprendenti con gli esseri umani. Uno studio ha rivelato che i cani anziani mostrano una minore incidenza di cancro rispetto a quelli più giovani. Questa ricerca ha aperto un nuovo capitolo nell&#8217;ambito della longevità, suggerendo tre modi per raggiungere il traguardo dei “cent&#8217;anni”: sopravvivere, ritardare o evitare malattie legate all’invecchiamento, come il cancro. Sorprendentemente, queste stesse strategie sembrano applicarsi anche ai nostri amici a quattro zampe. I cani che muoiono di cancro in età avanzata sono significativamente meno rispetto a quelli che soccombono alla stessa malattia in età più giovane. Cosa permette a certi cani di evitare o posticipare l&#8217;insorgenza di malattie gravi come il cancro? La risposta potrebbe celarsi in uno stile di vita sano e in una genetica fortunata. Il nostro crescente legame con i cani domestici ha anche portato alla luce una problematica comune negli animali anziani: il <em>Cognitive Dysfunction Syndrome</em> (CDS), un disturbo che colpisce il cervello e le funzioni cognitive, simile all&#8217;Alzheimer nell&#8217;uomo. I sintomi possono variare da una ridotta interazione sociale a comportamenti errabili e smemorati. Ma come possiamo riconoscere i segni del CDS? Un semplice test può aiutarci: nascondendo dei croccantini e osservando il comportamento del cane nel ritrovarli, possiamo avere un&#8217;idea della sua memoria e delle sue capacità cognitive.</p>



<h3>L’obesità: una grande piaga</h3>



<p>Vi siete mai chiesti come la vita moderna influenzi la salute dei nostri cani? Oggi, essi vivono più a lungo, ma affrontano nuove sfide, come il sovrappeso. Questa condizione non è solo un problema estetico: aumenta il rischio di malattie cardiache, diabete e altri disturbi. La causa? Un mix letale di inattività e una dieta ricca e poco controllata. Curiosamente, una ricerca giapponese ha scoperto che i cani che mangiano lentamente sono meno inclini all&#8217;obesità. Il motivo? Una più efficace regolazione dei neurotrasmettitori correlati al senso di sazietà. Ma come possiamo incoraggiare i nostri amici pelosi a mangiare più lentamente e mantenere un peso sano? Fondamentale è il ruolo della genetica. Ad esempio, i labrador sono spesso predisposti all&#8217;obesità a causa di una mutazione genetica che impedisce loro di sentirsi sazi. Tuttavia, oltre alla genetica, il nostro comportamento gioca un ruolo cruciale. La semplice interazione umana, come uno sguardo, può essere interpretata come un invito a mangiare, qui siamo noi per primi a dover stabilire una routine dei pasti armoniosa e non cibare i nostri cani alla rinfusa.</p>



<h3>Razza e stazza! </h3>



<p>Una diceria molto diffusa è che i meticci vivano più a lungo dei cani di razza. Non è esattamente così e il motivo risiede in queste ricerche. Un ampio studio condotto nel Regno Unito su oltre 500.000 cani ha rivelato che le dimensioni, la forma del viso e la razza sono fattori determinanti nella longevità canina. I cani di piccola taglia con il naso lungo, come i bassotti e gli shiba inu, tendono a vivere più a lungo. In contrasto, i cani di taglia media e/o con il naso corto e schiacciato, come i bulldog francesi, hanno generalmente una vita più breve. Questi ultimi, noti come cani brachicefalici, affrontano spesso problemi di salute come difficoltà respiratorie e intolleranza al calore, che potrebbero contribuire alla loro minore aspettativa di vita​​​​.</p>



<p><strong>Inoltre c’è una sorprendente scoperta sui cani di razza</strong>. Contrariamente alla credenza diffusa sopracitata, lo studio ha anche scoperto che i cani di razza pura tendono a vivere più a lungo dei meticci. Questo dato contrasta con l&#8217;idea che i cani meticci abbiano una maggiore varietà genetica e quindi una maggiore longevità. Questa scoperta potrebbe stimolare ulteriori ricerche per comprendere meglio le ragioni dietro questa differenza​​.</p>



<h3>Fattori sociali ed economici: come influenzano la salute del cane?</h3>



<p>Dallo studio &#8220;Dog Aging Project&#8221;, è emerso che l&#8217;ambiente sociale ed economico in cui vivono i cani ha un impatto significativo sulla loro salute. Cani provenienti da ambienti familiari e finanziariamente stabili tendono ad avere una salute migliore e una maggiore mobilità fisica. In particolare, si è notato che la compagnia sociale, come vivere con altri cani, è associata a una migliore salute. Inoltre, i cani che vivono in famiglie più abbienti vengono diagnosticati con più malattie, probabilmente a causa di un accesso più frequente alle cure veterinarie e alla possibilità di effettuare più test diagnostici​​​​.</p>



<h3>L&#8217;importanza dell&#8217;interazione sociale</h3>



<p>Un altro aspetto fondamentale emerso dallo studio è l&#8217;importanza delle interazioni sociali. Avere un buon supporto sociale, sia in termini di persone che di altri cani, è benefico per la salute del cane. I cani, come gli esseri umani, sono animali sociali e traggono vantaggio dalla presenza di altri. Questo potrebbe essere un importante spunto di riflessione su come possiamo migliorare la vita dei nostri cani attraverso l&#8217;interazione e la compagnia​​.</p>



<p>Queste ricerche offrono una visione più profonda su come vari fattori influenzino la longevità e la salute dei cani, fornendo spunti importanti su come possiamo migliorare la qualità della loro vita.</p>



<p>In conclusione, l&#8217;obiettivo di garantire ai nostri cani una lunga e felice vita è complesso ma possibile. L&#8217;adozione di strategie preventive contro malattie come il cancro, la comprensione e il trattamento del CDS, e la lotta contro l&#8217;obesità, una vita ricca di stimoli e avventure, sono tutte sfide che possiamo affrontare insieme. Con l&#8217;informazione giusta e l&#8217;impegno costante, possiamo sperare di vedere i nostri amici a quattro zampe godersi una vecchiaia serena e piena di vitalità. E voi, lettori, siete pronti a intraprendere questo viaggio per il benessere dei nostri fedeli compagni?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il cane scappa? C&#8217;è sempre un motivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 14:17:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cinofilia]]></category>
		<category><![CDATA[educazione cinofila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consigli e precauzioni utili Per 365 giorni l’anno, soprattutto in alcuni periodi, i social sono sommersi di annunci riguardanti cani scappati di casa, persi durante escursioni, rubati da giardini. Ma perché succede questo? E come prevenire situazioni di questo tipo? Ecco i possibili motivi e i consigli pratici. Cani che non svolgono una adeguata attività fisica e isolamento sociale: se un cane è costretto a passare l’intera vita all’interno di quattro mura e su un divano, è possibile che diventi [&#8230;]</p>
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<p>Consigli e precauzioni utili</p>



<p>Per 365 giorni l’anno, soprattutto in alcuni periodi, i social sono sommersi di annunci riguardanti cani scappati di casa, persi durante escursioni, rubati da giardini. Ma perché succede questo? E come prevenire situazioni di questo tipo?</p>



<p>Ecco i possibili motivi e i consigli pratici.</p>



<p><strong>Cani che non svolgono una adeguata attività fisica e isolamento sociale: </strong>se un cane è costretto a passare l’intera vita all’interno di quattro mura e su un divano, è possibile che diventi apatico, purtroppo, che non provi neanche a scappare perché ha paura dell’esterno o ha perso, tristemente, la voglia di fare qualsiasi cosa, soprattutto in terza età; ma, in grossa percentuale, è probabile che appena avrà modo, magari trovando la porta di ingresso aperta, tenterà la fuga. Allo stesso modo, ma con altre condizioni, un cane relegato in giardino (anche se ampio) a vita, sarà isolato dalla quotidianità di quello che dovrebbe essere il proprio gruppo sociale; in questa situazione il cane potrebbe esser incuriosito dal mondo esterno (cosa più che legittima a prescindere) e in alcuni casi potrebbe proprio andare a cercare di creare un proprio gruppo. Ricordiamo sempre che i cani sono animali estremamente sociali, non giocattoli da lasciare in un angolo.</p>



<p>Ci sono poi grosse <strong>differenze tra ogni razza, per motivazioni e storia genetica</strong>, ne citerò soltanto qualcuna per distinguerle in macrocategorie. I <strong>Siberian husky</strong>, storicamente allenati e allevati per collaborare con l’uomo trainando le slitte e lavorando sodo tutto il giorno sopportando climi anche poco clementi, sono dotati di una<strong> </strong>enorme dote perlustrativa nonché predatoria<strong>. </strong>Inoltre, chiunque abbia un husky sa bene che si tratta di veri e propri maestri della fuga: ci sono video in rete in cui si arrampicano su reti alte 3 metri, creano tunnel da un giardino a un altro, imparano ad aprire le porte. Più che scappare, gli husky vanno a fare un giro perché non possono proprio farne a meno; sono in grado di percorrere lunghe distanze e poi tornare a casa la sera, se gli va. Il problema è che la sopracitata dote predatoria fa sì che, se per caso nel percorso incontrassero una gallina o qualche altro piccolo animale, è ragionevole pensare che lo ucciderebbero o comunque che tenterebbero di prenderlo.&nbsp;</p>



<p>I cani da ferma (come il Setter), da riporto e acqua (come il Labrador e il Lagotto romagnolo), per pista di sangue (ad esempio il Beagle) storicamente, in modi diversi gli uni dagli altri, sono stati alleati fondamentali per l’uomo-cacciatore.&nbsp;</p>



<p>Quando non esistevano strumenti moderni per procacciare la cena o tutti i supermercati e i fast food che abbiamo oggi, il cane accompagnava il suo conduttore nelle campagne e, a seconda del suo ruolo e della sua razza, poteva “fermare” gli uccelli in volo, segnalare le anatre nel lago affinché la persona le prendesse, cacciare volpi e cinghiali in grandi mute. Tutto ciò ha fatto sì che questi cani sviluppassero una grandissima predisposizione a cercare e nell’esplorare grandi spazi. Ce l’hanno nel DNA, per cui anche qui, non si tratta di vere e proprie fughe, ma di “istinto”, per così dire.</p>



<p>Un fatto interessante è che cani come il Rhodesian Ridgback, il cane “crestato”, in origine, aiutavano le tribù africane nella caccia al leone, facendosi inseguire dai leoni stessi fino a farli arrivare nel villaggio, immaginiamo quanta voglia abbiano loro di andare in giro e quanto li stiamo maltrattando, se li costringiamo a fissare una parete per 10 ore al giorno.&nbsp;</p>



<p>Altri contesti in cui i cani possono scappare di casa sono<strong>: paura dei temporali</strong> e dei <strong>fuochi di artificio</strong>, motivi legati alla riproduzione <strong>(sentire cagnoline in calore nelle vicinanze), pericoli.</strong></p>



<p>Cosa fare, quindi?&nbsp;</p>



<p>È bene <strong>non lasciare i cani incustoditi in giardino</strong>, nel momento in cui non siamo in casa; se hanno piacere a stare fuori di cerchiamo almeno di rendere il nostro giardino un luogo sicuro. Esistono oggi molte precauzioni, dai classici allarmi e telecamere ai recinti virtuali, che possono essere aggiunti fuori dalla proprietà; sono invisibili e ne esistono di vari tipi, ad esempio un filo che passa sotto terra; sono collegati ad un’app che ci avverte immediatamente di qualsiasi movimento anomalo, intrusione o se il nostro cane è uscito. In montagna o in luoghi in cui liberiamo il cane usiamo un<strong> localizzatore gps</strong> da posizionare sul collare del cane. In caso di fuga il cane <strong>deve</strong> avere microchip che riconduce a voi e medaglietta. Non lasciamo i cani incustoditi nel periodo natalizio: ogni anno, in Italia e nel mondo, migliaia di cani scappano per paura dei forti rumori e purtroppo molti vengono investiti o mai più ritrovati. Un cane che ha paura va aiutato, confortato, deve stare vicino a noi. Possiamo assolutamente accarezzarlo e stargli vicino se ha piacere a farsi manipolare, possiamo chiedere consiglio ad un professionista del settore per provare ad attenuare, almeno un minimo questo disagio; è possibile, nei casi estremi e in cui il cane va incontro a severa tachicardia o scialorrea (salivazione eccessiva) acquistare dei collarini che rilasciano feromoni e che possono aiutarci, anche se in piccola percentuale, in queste situazioni. Quello che però è nostro dovere, è proteggere il cane, che ricordo, non ha scelto autonomamente di vivere con noi.</p>



<p><strong>Informiamoci sempre sul cane che stiamo adottando o acquistando</strong>: più conosciamo il mix di razze o la razza, meglio potremo far fronte a queste doti così accentuate.</p>



<p><strong>Incanaliamo queste doti predatorie e perlustrative. </strong>Cosa vuol dire? Se il cane scappa – o noi pensiamo che scappi – non è necessario chiuderlo in casa o in un recinto, tanto alla prima occasione se ne andrà. Quello che bisogna fare è <strong>appagare </strong>la sua voglia di esplorare il mondo, avvaliamoci di lunghine (guinzagli molto lunghi che possono raggiungere anche i 15mt), regaliamogli lunghi momenti nella natura e facciamoci seguire da un <strong>Educatore cinofilo (che sia certificato e che usi approccio cognitivo-relazionale),</strong> per rafforzare il rapporto con il cane, ricordando sempre che ogni cane ha bisogno di essere liberato, di fare una corsa, e soprattutto che ogni cane deve fare… il cane. </p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Turismo a 4 zampe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggiare con i nostri cani non solo è possibile, ma può essere un grande piacere, a patto che si considerino alcuni aspetti fondamentali. Per esempio: il mio cane ha piacere a spostarsi?&#160; Accetta di viaggiare in macchina o treno anche per ore? Da quanto tempo l’ho adottato? Partiamo con ordine. Non abbiate fretta! La prima cosa da considerare è, come sempre, chi abbiamo di fronte: se ho adottato da poco un cane adulto dovrò valutare il suo carattere, il suo [&#8230;]</p>
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<p>Viaggiare con i nostri cani non solo è possibile, ma può essere un grande piacere, a patto che si considerino alcuni aspetti fondamentali. Per esempio: il mio cane ha piacere a spostarsi?&nbsp; Accetta di viaggiare in macchina o treno anche per ore? Da quanto tempo l’ho adottato?</p>



<p>Partiamo con ordine.</p>



<p><strong>Non abbiate fretta!</strong> La prima cosa da considerare è, come sempre, chi abbiamo di fronte: se ho adottato da poco un cane adulto dovrò valutare il suo carattere, il suo trascorso; capire, insieme all’aiuto di un esperto, se ha particolari paure e prima di sottoporlo a stress che per lui potrebbero risultare eccessivi, instaurare una buona lezione. Il consiglio principale, prima di stravolgere nuovamente la vita di un cane (in questo caso adulto o cucciolo che sia) che abbiamo appena adottato, è di aspettare almeno un mese e mezzo: il tempo di creare la nostra piccola routine, capire le sue preferenze, costruire soprattutto la fiducia in noi, magari svolgendo qualche lezione con un educatore che ci permetta di lavorare sui giusti aspetti, non solo prettamente relazionali ma anche legati alla salita e discesa della macchina (qualora ce ne fosse bisogno) ingresso nel trasportino e permanenza piacevole (da usare solo nei viaggi, non in casa), passando per la socializzazione ambientale, l’accettazione dell’esistenza di altri esseri viventi bipedi o quadrupedi e andare a toccare ogni bisogno che individualmente il cane può avere.</p>



<p><strong>Un viaggio piacevole: </strong>un cane abituato alla macchina deve comunque effettuare varie pause. Attenzione al caldo, accendete sempre l’aria condizionata e possibilmente state all’ombra; il cane può viaggiare nel trasportino, se lo accetta, oppure, se fa troppo caldo, sui sedili posteriori, attaccando la pettorina – <strong>mai</strong> il collare che potrebbe diventare pericoloso se il cane assume posizioni scomode – con la cintura rigorosamente inserita. Consiglio sempre di cercare di viaggiare con qualcun altro che possa stare dietro col cane, se è possibile, monitorandolo. Per quanto riguarda aerei, navi e traghetti, <strong>consiglierei di optare per altre modalità</strong> <strong>per evitare situazioni troppo opprimenti, </strong>anche seè comunque possibile ormai viaggiare anche con questi mezzi.</p>



<p><strong>I nostri cani possono andare ovunque? </strong>Quando scegliamo la meta da raggiungere assieme al nostro cane, dobbiamo considerare alcuni parametri fondamentali. Per prima cosa, se è estate, cerchiamo un posto che abbia delle spiagge pet-friendly, informiamoci in anticipo su b&amp;b che accettino animali; se si hanno cani di taglia grande o/e di razze di tipo bull (pitbull, bull terrier e via dicendo) consideriamo che, purtroppo, molti posti hanno ancora pregiudizi su alcune razze che si pensa siano “pericolose” (niente di più sbagliato). Specifichiamo i dettagli: capita molte volte di trovare sorprese quando si è già arrivati a destinazione, e lì si può far poco, cioè scegliere di tornare a casa o adattarsi cercando soluzioni all’ultimo momento. Se è inverno la scelta migliore, oltre a quanto detto, è cercare città ben disposte ad accogliere i cani: con climi freddi, è improbabile che un ristorante ci sistemi in tavoli esterni, per cui è necessario che il nostro cane possa entrare nella maggior parte dei locali. Ricordiamo qui che è fondamentale la tranquillità del cane citata all’inizio: un cane abituato non solo a viaggiare, ma a situazioni in cui potrebbero esserci altri animali, camerieri che passano e via dicendo, non avrà problemi. Consiglio comunque di munirsi di una copertina su cui il cane possa stendersi comodamente vicino a noi, una ciotola con l’acqua, un gioco e un masticativo, che lo aiuterà a rilasciare endorfine, rilassarsi e passare il tempo mentre noi ceniamo o pranziamo.</p>



<p><strong>I bisogni del tuo cane non sono i tuoi bisogni: </strong>l’intelligenza adattiva dei cani è davvero sbalorditiva. Già soltanto arrivare a “gradire” il fatto di essere legati ad un guinzaglio è un grandissimo compromesso, ma pensate a cosa significa farlo in posti nuovi, pieni di odori, rumori diversi, cose imprevedibili. Ricordiamo che ci sono città in cui i cani possono entrare anche nei musei, ma è ovvio che, così come vale per centri commerciali, supermarket e una serie di altri posti, il cane lo sta facendo per noi, perché ci vuole bene e ha piacere ad accompagnarci, ma non si sta di certo divertendo. Quando si sceglie di spostarsi con uno o più cani è bene considerare luoghi che abbiano anche una buona fetta di natura nelle vicinanze; per esempio, si può pensare a fare dei percorsi di trekking semplice considerando età del cane – è assolutamente sconsigliabile far fare ad un cane anziano o sotto ai 6-7 mesi troppi km – e l’allenamento, perché è improbabile proporre ad un cane il cammino di Santiago se fa ogni giorno il giretto del palazzo, ma anche salute del cane e orari qualora si viaggi in periodi molto caldi. Si può anche scegliere di fare una vacanza in baita, magari vicino ad una città in cui si possa godere degli aspetti prettamente turistici e anche della natura.</p>



<p>Dal<strong> punto di vista legale e accessorio: </strong>se si va all’estero è necessario che il cane abbia il passaporto aggiornato, il vaccino antirabbico effettuato alcune settimane prima della partenza; di basilare importanza (che si viaggi o meno) è il microchip, ricordo che i veterinari lo effettuano gratuitamente o per cifre irrisorie e che è l’unico strumento che ci permette di ritrovare il nostro cane in caso di furto o smarrimento. È consigliabile far fare una visita generica al cane, mettere l’antiparassitario e effettuare una sverminazione che ci permette di eliminare eventuali parassiti prima della partenza. Ricordiamo di individuare prima della partenza ambulatori e cliniche veterinarie, salvando già i numeri telefonici; portiamo con noi vari accessori quali ciotole richiudibili, cortisone in caso di puntura di ape, una boccetta di disinfettante con un rotolo di garza, una spazzola, giochi, cibo e tutto quello che piace al nostro cane.</p>



<p>Con questi semplici accorgimenti potremo beneficiare appieno del posto in cui andremo e il divertimento sarà assicurato per tutti!</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Propriocezione e cani, quanto è importante conoscere il nostro corpo?</title>
		<link>https://ventiblog.com/propriocezione-con-i-nostri-amici-a-4-zampe-quanto-e-importante-conoscere-il-nostro-corpo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 13:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cinofilia]]></category>
		<category><![CDATA[propriocezione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapevate che molti cani non sanno quanto siano grossi oppure piccoli? Ci sono cani che non si rendono conto di come sia posizionato il loro corpo nello spazio; questo può comportare una serie di problemi: può influire sulla concentrazione, sulla postura e sulla comunicazione – sia con gli altri cani che con le persone. Avete mai visto un labrador di 35 kg arrivare correndo, tutto festoso e sbattere a terra il suo proprietario (o il malcapitato di turno)? Be’, si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/propriocezione-con-i-nostri-amici-a-4-zampe-quanto-e-importante-conoscere-il-nostro-corpo/">Propriocezione e cani, quanto è importante conoscere il nostro corpo?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sapevate che molti cani non sanno quanto siano grossi oppure piccoli? Ci sono cani che non si rendono conto di come sia posizionato il loro corpo nello spazio; questo può comportare una serie di problemi: può influire sulla concentrazione, sulla postura e sulla comunicazione – sia con gli altri cani che con le persone. Avete mai visto un labrador di 35 kg arrivare correndo, tutto festoso e sbattere a terra il suo proprietario (o il malcapitato di turno)? Be’, si tratta di entusiasmo e di un comportamento che NON è da “correggere” ma è significativo del fatto che il cane non sa quanto sia pesante. Pensate invece ad una situazione in cui un cane di 50kg entra in area sgambamento buttandosi letteralmente su tutti. Le opzioni di risposta degli altri vanno dal mandarlo via, quindi una possibile rissa, atteggiamenti di evitamento, all’aver paura, quindi fine del divertimento.</p>



<p>Ma cos’è che ci aiuta a localizzae il nostro corpo nello spazio? La <strong>propriocezione; </strong>questo termine deriva dal latino <em>proprius</em> e vuol dire “appartenere a se stesso”. Un cane, così come una persona, che ha una buona percezione del proprio corpo, riesce ad essere più equilibrato su tutta la linea.</p>



<p>Mettendo in pratica lo sviluppo della propriocezione (o somestesi) possiamo parlare di <strong>apparato somatosensoriale</strong>, cioè la comprensione di temperatura, pressione, dolore e tatto. Così come una persona che svolge un lavoro manuale anche i cani sono portati a compiere meccanicamente sempre gli stessi gesti, per cui la loro prima scelta in un dato contesto spesso non prevede alternative: un cane che fa agility e deve compiere dei salti che non sono sempre uguali, si regolerà da solo in base all’altezza del paletto, certo, ma conoscere bene dove sono i proprio arti, il proprio busto, è fondamentale per regolare la forza, l’anticipazione (sapere bene quando saltare e come), e così si evitano tanti infortuni.</p>



<p>Le attività di propriocezione sono molteplici e non per forza legate allo sport. Un cane può diventare più sicuro di se stesso imparando a passare tra due sedie senza aggirarle, se di piccola taglia, a scendere da uno sgabello.</p>



<p>Molte volte nei miei percorsi propongo attività formative di somestesi, che per un cucciolo può significare camminare su diverse superfici (palline, griglie, terra, asfalto) per un cane insicuro o per la riabilitazione di un cane fobico – che quindi tende a freezarsi, scappare, non uscire di casa, non sopportare stimoli di tanti tipi e vivere un vero disagio sempre – attività positive e semplici svolte con i propri umani, come la spazzolatura, oppure se un cane è molto motivato sul cibo, a facilissimi tricks in cui deve prendere il bocconcino che magari è all’ingresso di un tubo o su una piccola scalinata, aiutano questi cani a focalizzarsi sull’ambiente, a divertirsi per la prima volta con la propria famiglia, fanno sì che si abbassino i livelli di cortisolo (quindi diminuisca lo stress negativo) e invece che si lavori sulla dopamina: raggiungo e risolvo da solo un piccolo scacco, mi sento appagato e quello che ho intorno potrebbe piano piano non farmi più così tanta paura. È ovvio che ci sono attività che si possono svolgere da soli in casa, ma è sempre consigliabile chiedere ad un buon Educatore con approccio cognitivo-relazionale, che vi sappia indirizzare bene: ogni caso prevede compiti diversi, ricordo che <strong>non stiamo parlando di intelligenza associativa</strong>: ti do il biscotto e impari, ti tolgo la ricompensa e impari la punizione. Questi metodi antiquati (che purtroppo molti ancora utilizzano) sono spesso dannosi e non tengono conto che il cane ha una mente, inoltre lo stato di wellness è raggiungibile dal nostro cane se lo è da noi: si lavora insieme, si sbaglia insieme, ci si diverte insieme.<br>Appurato quindi che la somestesi riguardi il benessere psicofisico, possiamo pensare a quanti piccoli e grandi segnali ci diano i nostri cani e finalmente dargli un nome. Mi capita tante volte, durante le consulenze, che le persone lamentino che il proprio cane (cuccioli e adulti in egual misura) abbia problemi nella vestizione, ossia nell’indossare pettorina o collare. Un cane che prova disagio (anche il saltare eccitato può esprimere non è un gioco in quel momento) &nbsp;potrebbe non conoscere bene il proprio corpo e quindi rigettare del tutto l’idea che qualcosa gli gravi sul collo o sulla schiena. Potremmo andare avanti parlandi di scale, ascensori, pavimentazioni differenti e una serie infinita di situazioni che diamo per scontate.</p>



<p>La buona notizia è che c’è sempre margine di miglioramento, quella ancora più buona è che se si comincia da subito possiamo evitare la maggior parte di queste difficoltà.</p>



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		<title>Adozioni a quattro zampe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Mar 2023 09:58:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Consigli utili per accogliere un cucciolo nelle nostre case Adottare o acquistare un cucciolo rappresenta sempre un nuovo inizio, è tutto più bello e allegro quando un cane di pochi mesi entra nella nostra vita, ma siamo davvero pronti ad accoglierlo? Sarebbe bello se ci fosse un vademecum sui cuccioli e noi educatori dovremmo fare metà lavoro, ma, purtroppo e per fortuna ogni cane è diverso dagli altri. Vediamo perciò quali potrebbero essere alcuni consigli da seguire prima dell’ingresso del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>Consigli utili per accogliere un cucciolo nelle nostre case</em></h2>



<p>Adottare o acquistare un cucciolo rappresenta sempre un nuovo inizio, è tutto più bello e allegro quando un cane di pochi mesi entra nella nostra vita, ma siamo davvero pronti ad accoglierlo? Sarebbe bello se ci fosse un vademecum sui cuccioli e noi educatori dovremmo fare metà lavoro, ma, purtroppo e per fortuna ogni cane è diverso dagli altri.</p>



<p>Vediamo perciò quali potrebbero essere alcuni consigli da seguire prima dell’ingresso del cucciolo in casa nostra e durante la sua crescita!</p>



<p><strong>Se vogliamo un cane di razza,</strong> sceglierne una conforme alla nostra vita è il primo passo da fare. Esistono oltre 400 razze di cani riconosciute dalla Federazione Cinologica Internazionale e ogni cane di razza deve possedere il pedigree, ovvero la documentazione necessaria ad avere un quadro completo sulla salute per quanto riguarda le malattie che hanno maggiore incidenza, sulla selezione morfologica e caratteriale. Le razze, alcune antichissime, altre più recenti, sono state raccolte in 10 gruppi. Effettuando una ricerca su tali gruppi possiamo già renderci conto che un lagotto romagnolo, ad esempio, bellissimo e ricciuto, che non perde pelo e che è di taglia media contenuta, quindi apparentemente un perfetto cane da “compagnia”, è anche e soprattutto un <em>cane da lavoro </em>(gruppo 8, cani da ricerca, riporto e acqua). Questo non vuol dire che non si adatterà mai alla nostra casa, anzi, però grazie alla sua selezione tenderà ad allontanarsi quando sarà in libertà o a stare molto col naso a terra, e questi potrebbero essere enormi problemi per un neofita. Stessa cosa accade con i famosi beagle (gruppo 6, segugi e cani per pista di sangue): simpatici, tolleranti verso un sacco di fattori stressogeni, ma con un grande bisogno di esplorare, fare attività fisica e un vocione non indifferente. Se pensate di lasciare un cane del genere (e, in realtà, qualsiasi cane) per otto ore al giorno in casa, il suo latrato vi farà avere non pochi problemi con il vicinato! Quale potrebbe essere quindi un cane adatto a voi? Dipende da chi siete, ma bisogna sempre studiare prima di contattare un allevatore. <strong>La taglia è un altro aspetto importante</strong>; benché si creda che solo i cani piccoli siano adatti all’appartamento, questo ha causato nel tempo una marea di mini cani frustrati, mordaci, esasperati, perché trattati come giocattoli, lasciati in casa con una traversina. Ogni cane ha bisogno di agire da animale e di tanta libertà e molti cani di taglia medio grande o “gigante” – pensiamo al barbone grande mole, al boxer, all’alano, al pitbull – tutto vogliono fare fuorché vivere in giardino o lontani dal proprio compagno umano! Non si possono basare i prossimi 10, 15, a volte anche 20 anni di vita condivisa con un cane solo su un aspetto estetico, che ci sembra più comodo: non funziona così. <strong>Anche quando si sceglie un cucciolo meticcio in canile</strong> bisogna fare tante domande, tenere in considerazione che spesso questi cuccioli sono stati trovati senza mamma, magari abbandonati e quindi totalmente <em>privati di stimoli sensoriali e importantissime prime cure parentali</em>. Ciò non toglie nulla a questi cani, anzi, ma ancor di più è importante farsi seguire da un educatore fin da subito. E, a proposito di educatori cinofili, <strong>parlando del punto di vista comportamentale</strong>, è bene come sempre prediligere un professionista che non attui coercizione sui cani e non usi strumenti quali il collare a strozzo, ma che ci indirizzi a comprendere le necessità del nostro cucciolo. <strong>Un’altra cosa di cui si sente spesso parlare è la socializzazione,</strong> ma il consiglio da seguire è quello di <strong>non sovraesporre</strong> i cuccioli appena arrivati in famiglia a troppi rumori, altri cani, persone, pensando che così si abitueranno a tutto e non avremo problemi in futuro. Come già detto a proposito delle razze, ogni cane è diverso e ha un carattere proprio che emergerà nel tempo, oltre che motivazioni di razza specifiche. Dovremmo però, meglio se insieme ad un esperto, iniziare a fargli conoscere il mondo e a sviluppare le proprie abilità relazionali: <strong>prime libertà in natura,</strong> che non facciano vivere costantemente questi cuccioli al guinzaglio; <strong>comunicazione corretta da parte nostra</strong> e cioè non sgridare continuamente un cucciolo che morde le mani, con molta pazienza facciamo insegnare dall’educatore come incanalare questo comportamento. <strong>Giochiamo insieme</strong>, facciamo attività semplici e divertenti, trasmettiamogli gioia e voglia di fare; <strong>insegniamogli che esistono momenti di tranquillità e momenti di dinamismo</strong>, <strong>facciamolo gradualmente interagire con cani adulti che hanno buone competenze sociali</strong> e che non solo aiuteranno il cucciolo a far emergere in parte gli expertise relazionali, ma ci faranno capire, nel corso dei mesi, se il nostro cane ha piacere a  interfacciarsi con gli altri, non è detto che debba sempre essere così, guardiamo sempre tutto da un punto di vista individuale. <strong>È importantissima anche la preparazione della casa all’arrivo del piccolo</strong>: il cuscinone (anche se poi in molti desidereranno dormire insieme alla propria famiglia, ed è una condivisione che non si deve per forza negare ai cani, fanno parte del nostro gruppo) verrà posizionato in punti non di passaggio e in cui il cane possa rilassarsi. I giochi, di diverse consistenze, sono fondamentali e aiutano il cane ad imparare a masticare: ricordiamo che, vivendo in famiglie umane, i cani non predano, non dissezionano nessuna carcassa e così via, ma è importante che imparino ad usare correttamente la bocca fin da subito. Evitiamo le traversine, ma facciamo uno sforzo le prime settimane e portiamo il cucciolo fuori dopo i pasti, dopo il gioco, al mattino e alla sera, lodiamolo quando espleta fuori i bisogni. Prepariamo un guinzaglietto e una pettorina ad H e contattiamo un buon educatore, ricordando sempre che la vita con i cani è meravigliosa, ma bisogna gettare solide basi per costruire una relazione degna di questo nome.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La necessità di ripensare la cinofilia: il punto di vista di Mirko Darar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’esperienza del dog trainer, addestratore ed educatore cinofilo Mirko Darar è una persona dalle mille sfaccettature, si occupa di recitazione e diritti umani, sempre con una grande costante: i cani. Con i suoi 20 anni di esperienza ci spiega, in maniera schietta e senza fronzoli, ciò che è oggi la cinofilia peggiorativa e invece qual è la giusta strada da percorrere per far luce sul grido di aiuto dei cani, spesso incompresi. Leggiamo dalla tua biografia che ti occupi di [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><strong>L’esperienza del dog trainer, addestratore ed educatore cinofilo</strong></h2>



<p class="has-drop-cap">Mirko Darar è una persona dalle mille sfaccettature, si occupa di recitazione e diritti umani, sempre con una grande costante: i cani. Con i suoi 20 anni di esperienza ci spiega, in maniera schietta e senza fronzoli, ciò che è oggi la cinofilia peggiorativa e invece qual è la giusta strada da percorrere per far luce sul grido di aiuto dei cani, spesso incompresi.</p>



<p><em>Leggiamo dalla tua biografia che ti occupi di tante cose, dalle serate di cabaret al ruolo che rivesti nella comunità LGBT: in particolare, la comicità è il tuo amore, la cinofilia la tua vita; un concetto tanto semplice quanto profondo. Pensi questa “miscela” abbia influito sul cinofilo che sei oggi? Se sì, in che modo?</em></p>



<p>«Turid Rugaas dice che “se sai mettere seduto un cane non sei necessariamente un educatore cinofilo, come il fatto che saperti lavare i denti non fa di te un dentista” e io lo condivido in pieno! Per essere un bravo educatore bisogna sapere molto bene quale sia il ruolo di questa figura. Il bravo professionista si riconosce dal grado di ascolto che riesce ad instaurare con i cani dei clienti: il bravo cinofilo non è quello che riesce a dare la strattonata più inquietante o a propagare regole “sulla buona relazione” fatte di minacce; questo non ha a che fare con il lavoro di educatore, non è ciò che meritano cani e clienti. Per qualcuno la mia poliedricità è un fattore di disprezzo: “se fa il comico, cosa ne sa di cani?”. Innanzitutto, io sono un cinofilo non perché lo volessi, ma perché è capitato. Ho avuto una vita non proprio tradizionale: ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza in fuga da tante tristi realtà e l&#8217;unica presenza costante è sempre stata quella dei cani. Vien da sé che la mia curiosità e il bisogno di stare bene mi hanno portato a provare e specializzarmi in tante attività diverse tra loro. Se oggi non sono rimasto intrappolato nella cinofilia antiquata, come accade ancora a tanti, forse lo devo proprio al fatto che nella vita ho imparato a essere curioso.&nbsp; Sono tornato alla cinofilia dopo aver avuto paura di morire per via di un intervento al cuore a cui mi sono dovuto sottoporre; mi sono detto: “e se me ne fossi andato? Sarebbe stato egoista morire senza aver condiviso ciò che ho imparato!”. E così sono tornato a parlare di cani, infrangendo tutte le regole non scritte che tutti in cinofilia conoscono e che si riassumono nel “politicamente corretto”: cioè non dire nulla che possa creare conflitti con altri cinofili, anche se va nell&#8217;interesse del cane».</p>



<p><em>Sappiamo che da sempre ti batti per una cinofilia più aggiornata. Come diceva E.Vaime “Sempre fedele a se stesso e alle proprio idee. Così morì da cretino”, ma il problema della cinofilia in Italia ha proprio radici negazione del progresso?</em></p>



<p>«Il problema della cinofilia in Italia è la mancanza di regolamentazione. Nessuno dirige questo traffico che è ai primi posti dei maggior business nei paesi industrializzati, attorno al quale gravitano miliardi di euro ogni anno. Basti pensare che vengono formati 24 mila educatori cinofili ogni anno in Italia: abbiamo più professionisti che cani! Eppure, la maggior parte di loro non sa svolgere questo mestiere, lo vedo perché io sono quasi sempre l&#8217;esimo educatore contattato e quando chiedo dei lavori pregressi è imbarazzante ascoltare certe “tecniche”».</p>



<p><em>Alla luce di tutto ciò, quali sono le conseguenze che questo tipo di cinofilia sui cani?<br></em>«Quello che ci è stato insegnato negli ultimi 70 anni è per la maggior parte spazzatura, nozioni pretestuose, e un costante punto di vista umano, mai canino. L&#8217;etologia ha iniziato a condurre studi validi solo dagli anni 2000, vien da sé che forse c&#8217;è molto da rivedere. Infatti, a oggi ci sono ancora molte persone che, istruite in tal modo, commettono quegli stessi errori che io e studio correggo da 20 anni. Purtroppo, violenza e imposizione piacciono a tanti e i proprietari imparano a strattonare il cane perché tira, a sgridarlo quando torna per non essere stato svelto e via dicendo. Abbiamo varie sfumature di cinofilia peggiorativa in Italia, in primis la cinofilia tradizionale o “metodo classico” in cui ancora ci insegnano concetti vomitevoli come gerarchia, dominanza e capobranco. I cani non ragionano così: lo stesso ideatore di questi termini, Metch, nel 2014 ha affermato di aver tratto conclusioni errate a causa di studi errati condotti sul lupo, nemmeno sul cane, ma niente, i classicisti non ci vogliono sentire. Poi ci sono gentilisti, che a differenza dei classicisti prendono il cane per la gola, ma non con il collare a strozzo, bensì con tanti bocconcini, non facendo altro che portare avanti le stesse idee o quasi dei coercitivi; nulla a che vedere con la risoluzione di problemi comportamentali».</p>



<p><em>Siamo inoltre a conoscenza delle varie staffette atte al trasporto di cani da sud a nord: come hanno influenzato il loro futuro, le loro vite e le vite dei loro adottanti? Cosa cambieresti in questo sistema?</em></p>



<p>«Questo rappresenta una piaga che alimenta il mercato della cinofilia con gravi conseguenze. Il problema è che al sud c&#8217;è ancora tanto randagismo e bisogna capire che se c&#8217;è è voluto, qualcuno ci lucra, dalla staffetta allo stallo, ad alcuni canili gestiti in modo non proprio onesto. Ovviamente non si parla di tutti. Ad ogni modo, questi sono cani spesso nati randagi e che ereditano un patrimonio genetico comportamentale per cui saranno disposti a comportarsi in un certo modo: non sono adatti alla vita in città e, purtroppo, i problemi di aggressività e fobie saranno molteplici. Questo costa soldi, tempo, sacrifici e il cambio radicale del proprio stile di vita! Ho aiutato persone sull&#8217;orlo del divorzio, gente che viveva isolata in casa pur di non abbandonare il cane. Finché si continuerà a credere che il cane “dipende come lo cresci” non faremo molti passi avanti. Prima di tutto il cane è genetica, l&#8217;esperienza viene dopo».</p>



<p>Dalle parole di Darar possiamo cominciare a porci un po’ di domande sulla cinofilia attuale e su cosa si possa fare per cambiare: c’è sempre una speranza.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dialogare con il nostro cane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 08:48:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Quattro zampe]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il legame cane-uomo ha radici lontanissime. Da mero aiuto nei lavori quotidiani (per la caccia, la guardia del bestiame, dei territori ecc.) oggi il cane si è trasformato nel nostro amico numero uno; abbiamo fatto molta strada da quando veniva considerato una “macchina cartesiana”, ossia un essere privo di mente e solo spinto da “movimenti naturali”; ma, ahimè, se finalmente da un lato è diventato un membro del nostro gruppo sociale a tutti gli effetti, dall&#8217;altro lato siamo andati verso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il legame cane-uomo ha radici lontanissime. Da mero aiuto nei lavori quotidiani (per la caccia, la guardia del bestiame, dei territori ecc.) oggi il cane si è trasformato nel nostro amico numero uno; abbiamo fatto molta strada da quando veniva considerato una “macchina cartesiana”, ossia un essere privo di mente e solo spinto da “movimenti naturali”; ma, ahimè, se finalmente da un lato è diventato un membro del nostro gruppo sociale a tutti gli effetti, dall&#8217;altro lato siamo andati verso un <strong>antropomorfismo</strong> sempre più presente e <strong>l</strong><strong>etale ai fini di una relazione sana.</strong></p>



<p>L&#8217;antropomorfismo si manifesta quando attribuiamo ad animali o esseri inanimati caratteri propri degli umani. La mia idea è che questo accada a causa di uno scarso esercizio di empatia da parte nostra. Ma come si palesa? Si mostra principalmente quando non conosciamo i bisogni presenti in una particolare specie ma assenti nell’essere umano, ma anche quando, spesso, trattiamo i cani come nostri figli: questo non sarebbe un male, se però ricordassimo che con un animale c&#8217;è bisogno di comunicare in maniera differente.</p>



<p>Alcuni esempi di antropomorfismo, tra i più comuni, si verificano quando:</p>



<ul><li>i cani vengono perennemente vestiti, anche se fa caldo;</li><li>crediamo che un cane ci debba essere grato perché lo abbiamo adottato o perché trascorre con noi una vita agiata;</li><li> parliamo troppo mandando in confusione il cane, aspettandoci troppo senza dare molto.</li></ul>



<p>Come potremmo comportarci con il nostro cane per essere compresi e comprenderlo? Ci sono alcuni accorgimenti che possiamo adottare: potremmo innanzitutto informarci sulle motivazioni di razza (o del mix) del nostro cane, chiedendo inoltre consiglio ad un professionista (educatore cinofilo) affinché ci guidi nei primi passi di vita insieme al nostro cane e ci faccia capire come poterci porre in tutte le sue fasi. Ebbene, sì: i cani hanno un&#8217;infanzia, un&#8217;adolescenza e una fase adulta e di vecchiaia, oltre che fisiche anche e soprattutto mentali. Altrettanto importante è il rispetto dei bisogni etologici del nostro cane che comprendono le uscite quotidiane, un posto tranquillo in casa in cui poter riposare e che sia solo suo, ma anche i momenti di relax in cui non viene stimolato, i momenti di gioco e una socializzazione adeguata con ambienti, persone e altri cani.</p>



<p>Due cose fondamentali su cui bisogna lavorare sono: la <strong>comunicazione verbale</strong> e la <strong>comunicazione NON verbale</strong>. Da un lato, parliamo troppo con i nostri cani: riempiamo tutto il giorno la loro testa di “tesoro” di qua, “cattivo” di là, ci rivolgiamo loro con tono acuto e li attiviamo di continuo creando aspettative che poi ci fanno arrabbiare (ad esempio cane che tira al guinzaglio, saltella e così via), diventando perciò ai loro occhi imprevedibili e inaffidabili. Dall&#8217;altro lato, ci muoviamo male. Chiediamo al cane di stare seduto, ad esempio, mentre lui non ci guarda o peggio, mentre noi non lo stiamo guardando, abbiamo le mani in aria o stiamo camminando: il cane, allora, ci salta addosso e viene sgridato. Così facendo non ci rendiamo che, in realtà, lui ha perfettamente decodificato ciò che con il nostro corpo e il nostro linguaggio gli abbiamo chiesto, ossia: “dai, facciamo qualcosa insieme, vieni su, salta pure!”.</p>



<p>Ci sarebbero tantissimi esempi da fare, ma la domanda è semplicemente una: non sarebbe bello avere un rapporto florido con i compagni di vita che scegliamo? Non siamo costretti a rinunciarci o a porre dei paletti, basta lavorare da subito su noi stessi. La comunicazione canina è complessa ma straordinaria, a piccoli passi chiunque può riuscire a dialogare con il proprio cane.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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