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	<title>ambiente &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Alle porte di COP28, tra ambiente e geopolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di novembre porta un fitto calendario di incontri internazionali, tra i quali un attesissimo evento che si terrà a Dubai. Infatti, dal 30 novembre al 12 dicembre la metropoli del Golfo Persico ospiterà la COP28, Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. I negoziati sul clima iniziarono nel 1992 a Rio de Janeiro con il Summit sulla Terra, dove per la prima volta i delegati di 172 Paesi governi si incontrarono per trovare una linea comune su come [&#8230;]</p>
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<p>Il mese di novembre porta un fitto calendario di incontri internazionali, tra i quali un attesissimo evento che si terrà a Dubai. Infatti, dal 30 novembre al 12 dicembre la metropoli del Golfo Persico ospiterà la COP28, Conferenza sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.</p>



<p>I negoziati sul clima iniziarono nel 1992 a Rio de Janeiro con il Summit sulla Terra, dove per la prima volta i delegati di 172 Paesi governi si incontrarono per trovare una linea comune su come affrontare i cambiamenti climatici già presenti allora.</p>



<p>Dal 1995 in poi questi incontri hanno assunto cadenza annuale prendendo il nome di COP, acronimo di Conferenza della Parti, che è formata l’insieme delle Nazioni che hanno ratificato la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, trattato ambientale internazionale Il trattato punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, ritenuti responsabili del riscaldamento globale.</p>



<p>Per convenzione la Presidenza dei lavori si alterna di anno in anno tra un Paese industrializzato ed uno emergente, e la prima Conferenza Cop (la COP1) si riunì a Berlino nel giugno 1995 e fu presieduta dall’allora giovane e semi-sconosciuta Ministro dell’ambiente Angela Merkel.</p>



<p>Da allora tra le COP che si sono susseguite, alcune sono particolarmente degne di nota essendo poi divenute un riferimento non solo normativo ma ambientale tout court: nel 1997 la COP3 ospitata dal Giappone passò alla storia per l’adozione del Protocollo di Kyoto, il primo trattato internazionale dove i Paesi industrializzati formalizzarono l’impegno nelle ridurre le emissioni di gas serra. Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, con 191 Stati aderenti rappresenta il primo vero punto di partenza nella lotta ai cambiamenti climatici.</p>



<p>Nel 2015, la COP21, tenutasi a Parigi, è divenuta pietra miliare perché è dove si arrivò cosiddetto Accordo di Parigi, dove la comunità internazionale si impegnò a contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali, facendo tutto il possibile per tentare di non superare gli 1,5 gradi.</p>



<p>L’accordo entrerà in vigore quando almeno 55 paesi lo avranno ratificato e sarà assicurata una copertura delle emissioni globali pari almeno il 55% (quota corrispondente ai principali emettitori, ovvero Cina, USA, Unione Europea, Giappone, Brasile e India).</p>



<p>Nell’edizione 2023 della Conferenza, ospitata nella penisola araba, sarà il Sultano Ahmed Al Jaber a presiedere i lavori. Voce autorevole degli Emirati essendo Ministro dell&#8217;Industria, inviato speciale per il clima della sua Nazione, e Amministratore delegato della compagnia petrolifera nazionale Abu Dhabi National Oil Corporation. La scelta della sua nomina da parte del Segretariato generale dell’ONU, comunicata il 13 gennaio 2023, ha generato perplessità in molti ambienti del mondo politico e della società civile, ritendendo la scelta di un esponente della lobby dei combustibili fossili non perfettamente in linea con la causa ambientale. Dal punto di vista delle critiche, il Sultano Al Jaber non è solo: l’edizione 2022 della COP27 tenutasi in Egitto (Sharm El Sheikh) portò con sé diverse critiche sulla scelta di un Paese che è stato accusato più volte di violazioni dei diritti umani da più esponenti della comunità internazionale.</p>



<p>I temi che sono rimasti aperti dopo COP27 che dovranno essere ripresi sono molti, ma due sono degni di nota. Il primo è il patto anti-deforestazione, proposto da Brasile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo (dove è ospitato il 54 per cento delle foreste del pianeta) che necessita ancora di un piano di implementazione; il secondo è il meccanismo di <em>loss and damage</em>, che farebbe in modo che i Paesi ricchi risarciscano quelli più poveri per le perdite e i danni che hanno subìto e continueranno a subire in relazione ai cambiamenti climatici.</p>



<p>Rispetto a COP27, tra le dune ed i grattacieli degli Emirati c’è l’impressione che le discussioni potrebbero essere esacerbate non solo da conflitti ideologici, ma anche dalla situazione geopolitica drammaticamente evolutasi nelle ultime settimane con lo scoppio del conflitto Israelo-Palestinese. In questo contesto, gli Emirati avranno un doppio ruolo: quello di superpartes con la Presidenza della Conferenza e quello di una voce preminente delle Nazioni del mondo arabo, una prova di maturità che sarebbe da esempio ai leader di tutto il mondo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il processo per l&#8217;ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[corte di strasburgo]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza climatica]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Strasburgo si è aperta la prima udienza che vede imputati 32 Stati per inazione sul clima Quella del 23 settembre 2023 è stata una data storica, nella quale il tema della crisi climatica è arrivato allo scranno più alto della giustizia europea: la corte di Strasburgo.Sei giovani portoghesi, infatti, hanno intentato una causa contro 32 Paesi per inazione contro la crisi climatica. Sono coinvolti, oltre agli Stati dell&#8217;Unione Europea, anche la Russia, la Turchia, la Norvegia, il Regno Unito [&#8230;]</p>
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<h3><em>A Strasburgo si è aperta la prima udienza che vede imputati 32 Stati per inazione sul clima</em></h3>



<p>Quella del 23 settembre 2023 è stata una data storica, nella quale il tema della crisi climatica è arrivato allo scranno più alto della giustizia europea: la corte di Strasburgo.<br>Sei giovani portoghesi, infatti, hanno intentato una causa contro 32 Paesi per inazione contro la crisi climatica. Sono coinvolti, oltre agli Stati dell&#8217;Unione Europea, anche la Russia, la Turchia, la Norvegia, il Regno Unito e la Svizzera. La sentenza è attesa all&#8217;inizio del 2024.<br>I ragazzi portoghesi hanno tutti tra gli 11 e i 24 anni, sono quindi figli di questa epoca, fatta di eventi climatici estremi e temperature fuori norma. Sono ragazzi che hanno visto incendi distruggere ettari di terreno accanto alle loro case, sono figli di una situazione fuori controllo, dove l&#8217;ambiente naturale non è più un dato inalterato, scontato del nostro agire, ma qualcosa con il quale dobbiamo fare i conti ogni giorno, quando programmiamo una qualsiasi azione quotidiana, un viaggio o un più ampio progetto di vita.<br>Quella di Strasburgo non è, come invece si potrebbe pensare, la prima causa climatica. In realtà, si sta formando su questo un vero e proprio nuovo filone giuridico e le cause climatiche sono passate, secondo il Global Trend in climate change litigation, da 884 casi censiti nel 2017 ai 2.341 del 2023.<br>In particolare, si fa riferimento all&#8217;inazione dei paesi occidentali rispetto agli impegni presi in sede internazionale, pensiamo per esempio all&#8217;Accordo di Parigi, sulle emissioni di gas Serra, che non viene rispettato da nessuno dei paesi coinvolti in questi processi.<br>Un altro aspetto che viene messo in evidenza nell&#8217;udienza di Strasburgo dai tanti avvocati coinvolti è il tema dell&#8217;ansia climatica, l&#8217;eco ansia che nasce proprio dalla consapevolezza che a causa della crisi climatica le nostre sicurezze non ci sono più, perciò diventa difficile programmare e sognare il proprio futuro.<br>Ricordiamo che anche in Italia questo filone giuridico si sta facendo avanti: per esempio presso il tribunale di Roma, ma sappiamo soprattutto che di recente la tutela ambientale è entrata in Costituzione, con la modifica di due articoli, l&#8217;art. 9 e l&#8217;art. 41.<br>All&#8217;art. 9 viene aggiunta alla tutela del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, quella dell&#8217;ambiente, della biodiversità, gli ecosistemi e gli animali; tutto ciò entra a far parte quindi dei principi della Costituzione. L&#8217;articolo 41, invece, dichiara che l&#8217;ambiente va tutelato anche dai processi economici che possono minarlo: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.”<br>Queste parole fanno riflettere molto sulle attività economiche svolte finora in Italia, prima fra tutte la vicenda dell&#8217;ex Ilva di Taranto nella quale si sono sacrificati l&#8217;ambiente, la salute dei lavoratori e dei cittadini a vantaggio dell&#8217;economia.<br>Ora l&#8217;ambiente è diventato qualcosa da difendere e proteggere ai gradi più alti della giustizia italiana e internazionale e l&#8217;istituzione di processi ambientali obbliga a misurare e quantificare e vedere chiaramente i danni ambientali, questo può dare un cambio di prospettiva notevole, accelerando i processi della transizione ecologica.<br>Non dimentichiamo che l&#8217;Italia è considerato un paese hotspot della crisi climatica poiché nel nostro Paese la crisi si sta rivelando più evidente e grave rispetto alle altre zone del mondo.<br>Il mar Mediterraneo, infatti, si sta riscaldando velocemente, le nostre estati stanno diventando sempre più lunghe e intense, in autunno vediamo sempre più spesso piogge che fanno straripare i torrenti. Il nostro, inoltre, è un territorio fortemente danneggiato dal dissesto idrogeologico favorito dalla particolare morfologia del paese, che quindi dovrebbe essere particolarmente attento agli impatti antropici su l&#8217;ambiente.<br>Perciò il verdetto di Strasburgo può essere una chance in più per tutti quei giovani e non solo che credono che la rotta vada cambiata e subito perché in gioco non c&#8217;è solo il nostro futuro, ma anche il nostro presente.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Fronte comune dei giovani nella lotta per la rivendicazione dei diritti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 09:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giovani sono in lotta per una situazione sociale che è al collasso. Ciò che manca è il diritto alla salute, concetto definito dall’organizzazione mondiale della sanità come: “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l&#8217;assenza di malattia o infermità”. Nonostante i considerevoli progressi fatti dall’uomo per migliorare le condizioni di vita nel mondo, abbiamo imparato che esiste uno stato di estrema disomogeneità che grava piuttosto intensamente sulle classi deboli della società. Di fatto, in [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">I giovani sono in lotta per una situazione sociale che è al collasso. Ciò che manca è il diritto alla salute, concetto definito dall’organizzazione mondiale della sanità come: “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l&#8217;assenza di malattia o infermità”. Nonostante i considerevoli progressi fatti dall’uomo per migliorare le condizioni di vita nel mondo, abbiamo imparato che esiste uno stato di estrema disomogeneità che grava piuttosto intensamente sulle classi deboli della società. Di fatto, in modi differenti il grido è unanime di generazione in generazione. Quello che manca è forse l’uniformità del processo comunicativo che talvolta stenta ad essere efficacemente proposto e promosso. </p>



<p>Tra adulti e nuove generazioni si stabilisce, in tal senso, un profondo divario per mancanza degli strumenti piuttosto che, della volontà a fare fronte comune. Lo denunciano gli stessi attivisti che militano da tempo nella difesa dei diritti umani: &lt;&lt;<em>Non sempre siamo dei buoni comunicatori e soprattutto tendiamo a convincerci che esistano dei tecnicismi e delle settorializzazioni dalle quali non è possibile prescindere. Invece, se sfondassimo il muro della compartimentazione riusciremmo a raggiungere larghe fasce di giovani che sono tanto attenti ai temi del sociale. Poniamo il caso di Friday for Future, il movimento dei venerdì per il futuro che da due anni sono riusciti a portare in piazza oltre sette milioni di persone in più di cento Paesi. Un movimento fresco la cui tematica potrebbe contribuire a creare la trasversalità d’intendi capace di muovere tanti nella lotta alle ingiustizie umanitarie e sociali</em>>>. </p>



<p>È sì una pecca delle vecchie generazioni ma è anche una sfida a riprogrammare le azioni sulla base dell’approccio con la new age. Uno dei modi per richiamare giovani – dicono gli stessi – è quello di sentirsi coinvolti attraverso la realizzazione di iniziative nelle quali viene chiesto loro di confrontarsi tra le generazioni, di ascoltare le storie e le vicende perché sono proprio le rappresentanze e la memoria a costituire dei momenti di aggregazione. In questo processo di sensibilizzazione formativa, poi, è necessario non far venire meno la formazione. Nell’attuale contesto storico si è bombardati da notizie e da informazioni al punto da estromettere dalla propria pratica quotidiana la capacità di creare approfondimento, interrogarsi sui fatti. Ed in questo molte delle vicende sociali quali la militarizzazione, lo sfruttamento dei territori e delle persone, la violenza di strada o in casa, la migrazione rappresentano delle tematiche che hanno un forte impatto e che dovrebbero essere trattate in un discorso che coinvolgesse più identità sociali. </p>



<p>&lt;&lt;<em>È necessario impegnarsi per trovare soluzioni possibili. Del resto, abbiamo assistito a quello che è accaduto nei mesi scorsi e continua ad accadere ancora oggi nelle manifestazioni per il diritto allo studio. Centinaia di universitari sono scesi in piazza, accampandosi anche con delle tende nelle maggiori città italiane per protestare contro il caro affitti che priva lo studente della possibilità di frequentare e scegliere il percorso di studi che più gli si addice o, meglio, che sogna per il suo futuro lavorativo, per le sue aspirazioni. Le nuove generazioni stanno dando grande dimostrazione della loro determinazione a lottare contro una società che sta indietreggiando rispetto alla democrazia e alla promulgazione dei diritti. È una gioventù che ha percezione forte del diritto e della libertà dell’altro: hanno a cuore il pianeta e protestano per esso; hanno percezione della difficoltà ad accogliere e scelgono di entrare a far parte delle onlus e di prestare soccorso anche nel piccolo delle loro possibilità. Per cui, non è più corretto dire che i giovani non hanno voglia di fare perché non è vero e dobbiamo fare attenzione a non farci sfuggire questa ventata di positività che potrebbe essere il volano per una lotta partecipata</em>>> asserisce ancora un attivista che da diversi anni collabora in una cooperativa calabrese che si occupa di affiancare i migranti nelle pratiche burocratiche per l’ottenimento del permesso di soggiorno. In questa realtà, negli ultimi anni, collaborano anche alcuni giovani che dopo aver prestato ausilio col servizio civile, hanno deciso di investire tempo e formazione accademica, per lo più in scienze politiche ed economia, dando una mano a chi ne ha bisogno.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Tornano le Giornate Fai d’autunno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
		<category><![CDATA[giornate FAI d&#039;autunno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tornano, per la decima edizione, le Giornate FAI d’autunno. Previste per i prossimi 16 e 17 ottobre, costituiscono un’occasione unica di scoperta – e riscoperta – dei tesori del Paese più bello del mondo proposti dai gruppi FAI Giovani, con il supporto dei Gruppi Fai e di tutte le delegazioni. Tra i luoghi aperti ci saranno ville, palazzi, chiese, aree archeologiche, musei, castelli e siti militari, ma anche percorsi naturalistici, cortili, giardini urbani, orti botanici e borghi. Attraverso l’occhio attento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tornano, per la decima edizione, le Giornate FAI d’autunno. Previste per i prossimi 16 e 17 ottobre, costituiscono un’occasione unica di scoperta – e riscoperta – dei tesori del Paese più bello del mondo proposti dai gruppi FAI Giovani, con il supporto dei Gruppi Fai e di tutte le delegazioni. <br>Tra i luoghi aperti ci saranno ville, palazzi, chiese, aree archeologiche, musei, castelli e siti militari, ma anche percorsi naturalistici, cortili, giardini urbani, orti botanici e borghi. Attraverso l’occhio attento e curioso dei giovani, vedranno la luce luoghi e angoli spesso sconosciuti agli stessi abitanti delle città coinvolte, a conferma dell’impegno costante della Fondazione per la diffusione della cosiddetta cultura della natura. <br>I visitatori potranno sostenere il FAI con un contributo a partire da 3€ e iscriversi al FAI nelle piazze d’Italia durante l’evento, oppure online. La donazione online consentirà inoltre di prenotare la visita ai luoghi desiderati, assicurando così l’ingresso e consentendo di rispettare le norme di sicurezza in vigore: i posti disponibili saranno infatti limitati. Per i visitatori già tesserati e iscritti al FAI saranno inoltre previste agevolazioni per alcune aperture speciali. Sempre nel rispetto delle normative anti Covid-19, in base alle disposizioni del D.L. 105 23/07/2021 (convertito dalla L. 16 settembre 2021, n. 126), l’accesso ai luoghi dedicati alle Giornate d’Autunno sarà consentito, sia al chiuso che all’aperto, solo ai possessori di Certificazione Verde (non obbligatoria per i bambini al di sotto dei 12 anni).</p>



<p>Grazie all’impegno, all’energia e alla passione di più di 5.000 tra volontari e delegati sarà possibile visitare ben 600 luoghi solitamente inaccessibili o poco noti in ben 300 città d’Italia da Nord a Sud. <br>Tra le aperture proposte, troviamo la Chiesa di San Carlo Borromeo a Ferrara, la Scuola di Alta formazione in Restauro di Matera, i borghi di Stornara (FG), il Casino del Bel Respiro a Roma, ma anche il percorso della “Ferrovia delle Meraviglie” di Robilante, Palazzo Sipari (la casa natale di Benedetto Croce) a Pescasseroli, la Chiesa rupestre di Sant’Antuono a Oppido Lucano e il borgo fuori le mura di Gerace (RC). <br>Non solo cultura, ma anche attenzione all’ambiente e momenti di riflessione sull’importanza della cura del nostro patrimonio ambientale: per questo motivo alcune visite saranno dedicate ai territori devastati dagli incendi della scorsa estate, come Platania (CZ), dove sarà possibile attraversare la foresta del Reventino parzialmente distrutta, oppure Santu Lussurgiu (OR), dove i roghi hanno bruciato circa 650 ettari di area protetta. In occasione del centenario del Milite Ignoto, inoltre, il Ministero della Difesa, lo Stato Maggiore della Difesa e le Forze Armate consentiranno l’accesso a 42 luoghi-simbolo d’importanza storica e istituzionale, come la Real Casina di Caccia dei Borbone a Persano (SA), il Centro Logistico dell’Aeronautica Militare di Cadimare a La Spezia, l’Arsenale di Venezia e Palazzo Esercito a Roma.</p>



<p>Un weekend d’autunno all’insegna della condivisione, ma anche una grande festa: le Giornate d’Autunno saranno infatti </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>&#8220;un incontro sentimentale, un abbraccio collettivo tra i visitatori e l&#8217;ambiente che li circonda, prodigo di natura, arte e storia. In una parola: cultura&#8221;</p></blockquote>



<p>L’appuntamento, quindi, è per il prossimo weekend, che chiuderà l’offerta straordinaria della Settimana Rai di Sensibilizzazione dedicata ai beni culturali realizzata con il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero della Cultura, delle Regioni e delle Province Autonome Italiane.</p>



<p>Buone Giornate d’autunno Fai a tutte e tutti!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia-Quotidiano del Sud 11/10/2021</em></p>
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		<title>Giornata mondiale degli Oceani: il nostro contributo</title>
		<link>https://ventiblog.com/un-oceano-di-plastica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 17:50:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In American Beauty, film cult degli anni ’90, c’è una scena che non ho mai apprezzato come il regista probabilmente avrebbe voluto. Ricky, un teenager introverso ma molto curioso, vuole fare colpo su Jane mostrandole uno dei suoi innumerevoli filmati di vita quotidiana che aveva immortalato. Il video riguarda una busta di plastica che volteggia spinta dal vento e che filma a lungo perché ipnotizzato dai movimenti, in cui vede il significato della vita dietro ogni cosa. Il ragazzo addirittura [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">In American Beauty, film cult degli anni ’90, c’è una scena che non ho mai apprezzato come il regista probabilmente avrebbe voluto. Ricky, un teenager introverso ma molto curioso, vuole fare colpo su Jane mostrandole uno dei suoi innumerevoli filmati di vita quotidiana che aveva immortalato. </p>



<p>Il video riguarda una busta di plastica che volteggia spinta dal vento e che filma a lungo perché ipnotizzato dai movimenti, in cui vede il significato della vita dietro ogni cosa. Il ragazzo addirittura si commuove rivedendo il video e, tra le lacrime, dice: <em>“c’è tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettare</em><strong>”</strong>. </p>



<p>Ecco, io a queste parole non riesco ad emozionarmi come Ricky. Il mio sguardo si posa sulla busta di plastica e vede soltanto immondizia che si traduce inevitabilmente in inquinamento, perché la plastica è un materiale che non può essere completamente riciclato. </p>



<p>La plastica rimane lì, stabile e inerte ai nostri occhi quando viene gettata in mezzo la strada, oppure diventa invisibile se ci tuffiamo nel mare per fare un bagno. Soprattutto le microplastiche rappresentano il problema principale di inquinamento delle acque del mare e degli oceani e, anche se non le vediamo ad occhio nudo, ci sono e stanno cambiando il volto del pianeta. </p>



<p>Oggi, 8 giugno 2020- come ogni anno dal 1992- si celebra la giornata mondiale degli oceani. E quale modo migliore di celebrarla, se non ricordandoci che dobbiamo fare qualcosa per proteggerli? </p>



<p>Il tema di quest’anno è infatti <strong><em>“</em></strong><em><strong>Together We Can Protect Our Home”</strong>, </em>perché, come ci ha insegnato questo periodo di emergenza dal covid-19, insieme si può fare la differenza e, in questo caso, si possono salvare gli oceani. Si stima che da qui a trent’anni, nel mare sarà presente più plastica che pesci, ed è un dato quanto mai allarmante se si considera che nel mare ci sono 10 miliardi di tonnellate di pesci. </p>



<p>La produzione di plastica mondiale è aumentata di venti volte dal 1964, raggiungendo le 314 mila tonnellate nel 2014 e questi numeri sono destinati a duplicare nei prossimi vent’anni e a quadruplicare entro il 2050. Inoltre, i nostri mari sono ulteriormente colpiti dal riscaldamento globale che provoca lo scioglimento dei ghiacciai e da una pesca eccessiva. La Terra è anche chiamata Pianeta blu perché l’acqua ricopre il 70% della superficie terrestre ed è &nbsp;assurdo immaginare la Terra e la vita stessa senza la presenza dei mari e degli oceani. </p>



<p>Se non vogliamo finire per vivere su delle isole galleggianti di plastica, dobbiamo necessariamente essere consapevoli di questi problemi e fare ognuno la propria parte. Gli scienziati sono già a lavoro su questo e stanno mettendo a punto una scoperta che potrebbe fare la differenza per ripulire il mare dalle microplastiche. </p>



<p>Sembra, infatti, che vi siano droni e satelliti in grado di scandagliare le acque e riconoscere i frammenti di plastica più grandi di 5 mm, distinguendoli da altri elementi grazie allo spettro che le plastiche emettono. Accanto al lavoro dei ricercatori del team britannico del Plymouth Marine Laboratory, i governi stessi dovrebbero ridurre al minimo la produzione di plastica, poiché non basta tassare le buste per scoraggiarne l’utilizzo. </p>



<p>Un ruolo protagonista lo ha anche il consumatore, però, che non può rimanere ad ammirare, come Ricky, le buste di plastica che fluttuano trasportate delle onde del mare, ma deve anche attivarsi per ridurre l’acquisto di plastica e preferire materiali alternativi che possono sostituirla. Sono state introdotte le borracce in molte università per sostituire le bottigliette di plastica che ci portiamo in giro, ma anche l&#8217;utilizzo di stoviglie di carta o altri materiali biodegradabili, sacchetti riciclabili oppure prodotti che non siano avvolti nella plastica, possono essere modifiche al nostro stile di vita utili all&#8217;ambiente.</p>



<p>Molte associazioni si battono concretamente per salvare i nostri mari, come Greenpeace, che cerca di sensibilizzare e di contrastare i crimini ambientali e quelli marini. È possibile sostenere Greenpeace attraverso una donazione o donando il 5&#215;1000 sul <a href="https://www.greenpeace.org/italy/">sito</a>. </p>



<p>Inoltre, un gruppo di volontari di tutte le età e nazionalità, ha dato vita al progetto “<strong><a href="https://4ocean.com/">4ocean</a>”</strong>, con l’obiettivo comune di ripulire l’oceano dai rifiuti plastici. È possibile sostenere il loro progetto ambizioso attraverso l’acquisto di un braccialetto completamente green, perché costituito da uno spago blu impreziosito da alcune perle di vetro trasparente. </p>



<p>Proteggere il mare con consapevolezza, intelligenza e un aiuto economico a chi se ne occupa è nostro dovere e sono tanti i modi in cui possiamo contribuire, soprattutto ora che nella fase 3 torneremo ad avere ancora più libertà di movimento e, quindi, torneremo a guardarlo e viverlo più intensamente con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate. </p>



<p>La stessa libertà deve essere concessa alle specie che popolano il mare e il nostro compito è preservarle, apprezzando l&#8217;ondeggiare dell&#8217;oceano senza che la sua bellezza sia inquinata dai movimenti altrettanto fluidi, ma molto più dannosi, di una busta di plastica.</p>
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		<title>Giornata mondiale dell&#8217;ambiente: come la natura si è ripresa i propri spazi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 17:21:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[earth day]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della terra]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 giugno è la giornata mondiale dell&#8217;ambiente, istituita dall&#8217;ONU nel 1972 in occasione del programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente. La prima edizione è stata celebrata il 5 giugno 1974, con lo slogan Only one Earth. Il motto di questa edizione 2020 è invece è il momento della natura. Questo motto è al contempo un invito e un allarme, un invito alla natura nel farsi avanti, nel riprendersi i suoi spazi e rigenerarsi, mostrandosi in tutta la sua bellezza, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 5 giugno è la giornata mondiale dell&#8217;ambiente, istituita dall&#8217;ONU nel 1972 in occasione del programma delle Nazioni Unite per l&#8217;ambiente.</p>



<p>La prima edizione è stata celebrata il 5 giugno 1974, con lo slogan <em>Only one Earth</em>.</p>



<p>Il motto di questa edizione 2020 è invece <em>è il momento della natura</em>. Questo motto è al contempo un invito e un allarme, un invito alla natura nel farsi avanti, nel riprendersi i suoi spazi e rigenerarsi, mostrandosi in tutta la sua bellezza, dall&#8217;altra un monito per noi, nel lasciarle spazio e rispettarla.</p>



<p>In questi mesi di lockdown ognuno di noi ha visto la natura tornare rigogliosa, ha riascoltato il canto degli uccelli solitamente coperto dal frastuono cittadino. È bastato affacciarsi da un balcone per  ritrovarsi in un piccolo parco vicino casa e riassaporare gli odori e i profumi della natura.</p>



<p>Andando ad altre latitudini, gli abitanti di alcune parti dell&#8217;India hanno potuto vedere il massiccio dell&#8217;Himalaya in tutta la sua maestosa regalità, in alcune città africane le strade hanno visto tornare in strada leoni e gazzelle.</p>



<p>Questi sono solo alcuni esempi di quanto spazio in pochi mesi, la natura abbia riguadagnato, di fronte ad un riluttante passo indietro fatto dall&#8217;uomo.</p>



<p>Tutto ciò ci dimostra, da una parte, quanto la specie umana sia “ingombrante” all&#8217;interno dell&#8217;ecosistema terrestre, dall&#8217;altra ci dimostra la forza della natura, che aspetta solo un nostro cenno per tornare ad essere quella che era.</p>



<p>Il primo e più famoso studioso e divulgatore che ci ha raccontato il mondo vegetale con la sua forza e le sue immense risorse è Stefano Mancuso.</p>



<p>Ricordo a questo proposito il volume intitolato l&#8217;<em>Incredibile Viaggio delle Piante</em> nel quale descrive proprio la capacità di queste di tornare a popolare territori all&#8217;apparenza completamente inospitali, come è accaduto a Cernobyl a pochi mesi dall&#8217;esplosione radioattiva. L&#8217;autore ci racconta la loro incredibile Resilienza&nbsp; e capacità di adattamento a climi e condizioni del territorio diversi.</p>



<p>In un altro volume, <em>La nazione delle piante,</em>&nbsp;Mancuso ci descrive quelle che sono le regole del grande mondo delle piante. In questo libro le piante dichiarano quelli che sono i principi che governano il loro mondo: il rispetto e l&#8217;universalità dei diritti di tutti gli esseri viventi, il rifiuto di qualunque gerarchia, il principio di cooperazione e mutuo soccorso tra i membri e e il divieto di sprecare ogni risorsa non ricostituibile, solo per citarne alcuni.</p>



<p>Ad affiancare&nbsp; e continuare il lavoro di Stefano Mancuso anche Alessandra Viola che proprio in questi giorni pubblica un libro intitolato F<em>lower Power: i diritti delle Piante</em> dove spiega quanto sia importante riconoscere alle piante i diritti riconosciuti agli uomini e agli animali.</p>



<p>In questo modo l&#8217;umanità farebbe un ulteriore passo verso l&#8217;universalità dei diritti, verso un mondo, quello delle piante, ancora poco conosciuto ma dalle immense risorse e potenzialità.</p>



<p>A far da monito per tutti noi, affinché diamo corpo ad una vera riconversione ecologica oltre al grande e planetario contagio&nbsp; da Coronavirus, i cui legami con il cambiamenti sono oggetto di diversi studi scientifici, c&#8217;è il recente disastro ecologico russo, che ha visto lo sversamento di tonnellate di gasolio in un fiume della Siberia. Secondo la stampa locale, i pilastri di una centrale elettrica siberiana sono crollati provocando lo sversamento di gasolio nell&#8217;ambiente circostante circostante. Tale disastro ecologico, che secondo gli ambientalisti, ha pochi paragoni nella storia, è stata causata dallo scioglimento del Permafrost che ricopre quelle zone, perciò il riscaldamento climatico stesso ha provocato un disastro ecologico, che avrà effetti ancora non calcolabili.</p>



<p>Ma le catastrofi naturali ormai si susseguo ad un ritmo quasi giornaliero, se pensiamo all&#8217;invasione delle locuste in Kenya, gli incendi di qualche mese fa in Australia, solo per citarne alcune. Ma anche restando vicino a casa ricordiamo tutte le alluvioni e periodi di siccità che affliggono i paesi mediterranei.</p>



<p>Il nostro pianeta, quindi, ci sta inviando una serie di segnali inequivocabili, che lo fanno apparire stanco e affranto da uno sviluppo umano sfrenato e irrispettoso. Ora tocca a noi, ascoltarlo e curarlo, così da garantire la sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, uomo compreso, che sono parte di un unico grande pianeta: la nostra terra.</p>
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		<title>Sono solo un elefante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 14:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bracconieri]]></category>
		<category><![CDATA[elephant]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è una bellissima giornata. Non so descrivervi bene la vita come invece fate voi, sapete? Sono pur sempre un elefante. Non ho le vostre abitudini, non ho i vostri orari da seguire, non ho aperitivi da preparare eppure oggi è una splendida mattina. Quando apro gli occhi sento il mio piccolo che si sveglia con me anche se ancora è un po’ presto. Capita spesso che io mi senta un tutt&#8217;uno con lui, come se potessi raccontargli di tutto. [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Oggi è una bellissima giornata. Non so descrivervi bene la vita come invece fate voi, sapete? Sono pur sempre un elefante. Non ho le vostre abitudini, non ho i vostri orari da seguire, non ho aperitivi da preparare eppure oggi è una splendida mattina. </p>



<p>Quando apro gli occhi sento il mio piccolo che si sveglia con me anche se ancora è un po’ presto.  Capita spesso che io mi senta un tutt&#8217;uno con lui, come se potessi raccontargli di tutto. Ma cosa vuoi che racconti un elefante? Sono un animale così grande che posso far ombra a cento margherite. Però sono buffa. </p>



<p>Questo lo vedo nel riflesso del fiume, che mica abbiamo gli specchi noi. Ho un naso enorme e due orecchie ancor di più. Il mio naso si chiama proboscide, già il nome fa ridere. Ma è vitale per me. Anche se forse non è così bello da vedere. Credo di non aver mai pensato di “rifarmi il naso” come voi, umani. Siete strani. Lo penso sempre e ringrazio Dio per essere nata libera. </p>



<p>Magari non avrò un guardaroba pieno di tacchi e giacche ma ho un cuore grande che può amare per dieci umani. Forse di più.<br>Che strani i miei pensieri stamattina.<br>Non ci faccio caso quasi mai.<br>Saranno le mie orecchie a farmi sentire persino l’eco di ciò che sento.<br>Possibile che un elefante possa pensare tutte queste cose mentre cerca un po’ di cibo per sé e per il suo piccolo? Mi chiedo mentre mi dirigo verso il fiume.</p>



<p>Bene, forse ho trovato cosa mangiare.<br>Oggi è proprio una bella giornata!<br>Mi piace l’ananas e queste sono grandi. Andranno bene per entrambi.<br>Chissà come si chiamerà il mio cucciolo, ancora non ho deciso.<br>Mica c’è un nome da elefante, no?<br>Ma sì, che pensieri sciocchi, che pensieri da umano.<br>L’ananas ha sempre un retrogusto amaro.<br>Ma non così… amaro.<br>Da polvere da sparo.<br>Sto esplodendo, lo sento.<br>Forse è solo un attacco di panico?<br>Ma cosa dico, sono un elefante.<br>È proprio polvere da sparo.<br>Ma non è un colpo secco, non è fuori.<br>È dentro di me.<br>Dio, il mio cucciolo è dentro di me.<br>Inizio a correre, ma perdo sangue.<br>Perdo i sensi.<br>Brucia, è orrendo.<br>Ma com&#8217;è possibile? Cosa ho fatto di male?<br>Sono solo un elefante.<br>Lo dicevo io, per fortuna che sono un animale.<br>Mi immergo nel fiume, ma sono squarciata.<br>Non riesco neanche a urlare perché non potrò vedere la meraviglia che ho in grembo.<br>Perché, uomo?<br>Vorrei spegnere questo fuoco che ho dentro ma l’acqua non basta.</p>



<p>Perché, uomo?<br>Perché?<br>Sono solo un elefante e per me questa era una splendida giornata.<br>Piccolo mio, ci incontreremo in un mondo migliore.<br>Ti insegnerò ad amare.<br>Come un elefante.<br>Ma non chiedermi &#8220;perché l&#8217;uomo è così cattivo&#8221;. <br>Non so risponderti.<br>Proprio per questo ti insegnerò ad amare.<br><br></p>
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		<title>A lezione dal Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Matteo Petramala]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Wilde scriveva: “L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione”. Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oscar Wilde scriveva: “<em>L&#8217;esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l&#8217;esame, poi ti spiega la lezione</em>”.</p>



<p>Il mondo intero, nei primi mesi del 2020, e chissà per quanto a lungo ancora, è stato chiamato all’esame più difficile e probabilmente più importante dell’ultimo secolo. <br>Oggi, 23 marzo, il Covid-19 si sta espandendo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari di tutto il globo. <br>Questo invisibile nemico, però, sta obbligando il pianeta, tutti noi, a fare qualcosa di nuovo: fermarsi. <br>Ed è proprio a causa di questo stop forzato che abbiamo il tempo necessario per vedere, in maniera diversa e forse per la prima volta, l’intero. Per la prima volta ci rendiamo conto che non esiste, in realtà, un’Italia isolata. Non esiste una Spagna isolata, un’Europa isolata. <br>Per la prima volta sbattiamo violentemente contro la consapevolezza di essere immersi, tutti, in un unico ecosistema, il pianeta Terra. <br>Un virus, nato dalla mutazione di un’influenza che colpisce un particolare tipo di pipistrello ha effettuato un salto extra specie sino a far breccia nel sistema immunitario dell’uomo. <br>Questo avveniva, presumibilmente, in Cina tra la fine di Novembre e Dicembre 2019. A distanza di 3-4 mesi questa particella infettiva è divenuta pandemica. Sorvolo volutamente sulle teorie complottiste relative ai natali di questo virus poiché la scienza ne ha dimostrato l’origine naturale. </p>



<p>La domanda però è: perché non possiamo trarre delle lezioni da questa situazione?<br>In primis il virus ci ha costretti a riconsiderare il valore e l’importanza di qualcosa che non solo davamo per scontata ma che spesso bistrattavamo anche: il Sistema Sanitario e la ricerca.<br>Anni di tagli e di austerity in Italia hanno depotenziato il servizio sanitario e gli strumenti a disposizione delle Università e ricercatori sono “oggettivamente” scarsi, troppo scarsi.<br>Il riflesso è un una sanità messa a durissima prova ed un sistema Universitario/di ricerca che, nonostante l’immane scarsità di risorse, solo grazie ad un encomiabile ed instancabile impegno affronta a testa altissima la sfida contro il Covid-19 (mi sia concessa una brevissima digressione per ringraziare sentitamente tutti coloro che lottano nelle corsie degli ospedali e fuori).</p>



<p>Un’altra verità contro cui ci imbattiamo è che questo stop ha diminuito drasticamente le emissioni di Co2 globali. Secondo la BBC, che incrocia dati forniti dalla Columbia University e da altri studi compilati negli ultimi giorni, infatti, rispetto allo stesso periodo del 2019, il monossido di carbonio, emesso per lo più dalle macchine, è diminuito del 50% come conseguenza della riduzione del traffico, in media del 35% su scala globale. <br>Dopo decenni si riesce a scorgere nitidamente la Cina dallo spazio, i canali di Venezia sono trasparenti tanto da permettere di vedervi, attraverso, i pesci. I delfini, stante l’assenza di imbarcazioni, si avvicinano alle coste regalando uno spettacolo di impareggiabile bellezza in Sardegna così come in moltissime altre aree del mondo. L’aria, in definitiva, è globalmente più pulita, i mari, sono più puliti, l’ecosistema in cui viviamo, migliora.</p>



<p>Il Covid-19, ancora, ci ha obbligati a stare in casa, con la nostra famiglia. Ci obbliga a rinsaldare il legame con noi stessi e con le persone che ci sono più vicine. Ci impone di viverci, di ascoltarci, di capirci. <br>Questa situazione ha obbligato le famiglie a riappropriarsi del loro ruolo di educatore primario dei figli; ci ha ricordato l’importanza dei rapporti umani evidenziando quanto l’essere umano necessiti di contatto e quanto di vivere all’aperto, in comunità. <br>Questa pandemia, di fatto, ha evidenziato tutti gli errori sistemici che affliggono il nostro mondo portando alla luce i nostri errori. Ritenendo assolutamente inappropriato (ai limiti dello sciacallaggio) disquisire sulle scelte politiche poste in essere in questo periodo, potremmo, però, provare a scorgere alcuni insegnamenti.</p>



<p>La lezione principale che possiamo trarne è realizzare che, probabilmente, c’è stata un’era pre &#8211; CoronaVirus e dobbiamo e possiamo fare in modo che ci sia un’era post – CoronaVirus. <br>Il mondo, noi Italiani, saremo chiamati ad una sfida importantissima che è anche un’opportunità: abbiamo la possibilità di indirizzare il nostro vivere verso un nuovo stile di vita. <br>Un’era in cui l’equilibrio tra sostenibilità e profitti non sarà più un’opzione ma un obbligo preciso. <br>Questo virus, infatti, ha reso ancor più evidente, se possibile, quanto l’essere umano sia in realtà fragile e quanto sia necessaria una rivisitazione degli stili di vita finalizzati sino ad oggi alla sfrenata corsa all’arricchimento a cui siamo stati tutti chiamati sin dalla nascita.</p>



<p>Oggi dobbiamo lottare, uniti, contro questo nemico subdolo ed invisibile compiendo un sacrificio enorme. Domani, però, saremo costretti a riconsiderare uno schema sociale, uno stile di vita che non può più non considerare l’intero, il Virus ha infatti dimostrato che il “Butterfly Effect” non è solo un film ma una realtà a cui non possiamo non guardare con attenzione nelle scelte di politica economico-sociale. <br>Il distanziamento sociale, lo starsi più lontani, è oggi l’unica arma possibile contro questo nemico, per poter tornare vicini, ancor più vicini, domani.</p>



<p>L’augurio, quindi, è che da questo terribile esame il mondo riesca a trarre i giusti insegnamenti.</p>



<p>G<em>ià pubblicato su Quotidia</em>n<em>o del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 23/03/2020</em></p>
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		<title>Una realtà giovane e dinamica per la tutela delle tartarughe marine: “Caretta Calabria Conservation”</title>
		<link>https://ventiblog.com/una-realta-giovane-e-dinamica-per-la-tutela-delle-tartarughe-marine-caretta-calabria-conservation/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Letizia Stancati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2019 10:26:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[caretta caretta]]></category>
		<category><![CDATA[tartaruga marina]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono molti i tesori nascosti della nostra terra, e altrettante sono le attività che permettono di preservare la natura e la bellezza di certi luoghi. Lungo le coste selvagge e incontaminate del tratto ionico-reggino, ogni anno, avviene un fenomeno di rara bellezza: la schiusa delle tartarughe caretta caretta. Si tratta di una delle specie più rare, nonché a rischio, del mar Mediterraneo.E’ incredibile pensare che un evento tanto affascinante si collochi in luogo non così lontano, ed è ancora più [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Sono molti i tesori nascosti della nostra terra, e altrettante sono le attività che permettono di preservare la natura e la bellezza di certi luoghi. Lungo le coste selvagge e incontaminate del tratto ionico-reggino, ogni anno, avviene un fenomeno di rara bellezza: la schiusa delle tartarughe caretta caretta. Si tratta di una delle specie più rare, nonché a rischio, del mar Mediterraneo.<br>E’ incredibile pensare che un evento tanto affascinante si collochi in luogo non così lontano, ed è ancora più incredibile realizzare che, ad occuparsene, sono un gruppo di giovani e brillanti studiosi calabresi.<br>Per questo motivo, abbiamo deciso di intervistare uno dei soci fondatori dell’associazione “<a href="http://www.carettacalabriaconservation.org/">Caretta Calabria Conservation</a>”, Gianni Parise, che ci ha raccontato il valore immenso dello straordinario lavoro svolto per la salvaguardia e protezione delle caretta caretta, ma non solo.</p>



<ol><li><strong>Perché nasce <em>Caretta Calabria Conservation</em> e chi sono i ragazzi che la sostengono?</strong></li></ol>



<p><em>Caretta Calabria Conservation</em> è una associazione ONLUS, nasce del 2012 dall’esigenza di creare un ente di tutela della tartaruga marina in Calabria. Viene fondata cinque ragazzi, all’epoca appena laureati in Scienze Naturali o Biologia Marina, e come dice il nome stesso, si occupa della conservazione dei nidi di Caretta Caretta nella più importante area di nidificazione italiana che è il tratto di costa ionico-reggino, da Melito di Porto Salvo a Capo Bruzzano, che sono circa 40 chilometri che noi preserviamo e mettiamo in sicurezza. L’obiettivo principale è appunto quello della salvaguardia, ma ci occupiamo anche della tutela del mare e della sua fauna. Infatti, in questo è indicativo il nostro logo: sotto le pinne della tartaruga – le natatoie – si trovano un delfino e una berta minore, un uccello marino, a testimonianza del fatto che non ci occupiamo solo della Caretta Caretta. Per i primi anni di vita, i soci fondatori hanno sostenuto le spese dell’associazione anche economicamente, solo ultimamente, essa è divenuta autonoma. Sono iscritti all’associazione molti ragazzi volontari che provengono da tutta Italia, studenti e laureati in materie specifiche sull’ambiente. Ci danno una pratica, monitorando l’ambiente in cui operiamo, a piedi o in bicicletta. Dal momento che bisogna monitorare circa 30-40 nidi, specialmente di notte, il loro apporto è fondamentale.</p>



<p></p>



<ol start="2"><li><strong>So che vi occupate anche di formazione e ricerca: quali sono i progetti che sostenete e che risultati vi portano?</strong></li></ol>



<p>Ci occupiamo di formazione e ricerca perché, come sai, facciamo dei campi di volontariato e di formazione, appunto. I volontari arrivano qui e, per una settimana, ci danno una mano e noi li formiamo. Devono infatti prepararsi a saper gestire i nidi, spiegare al pubblico il fenomeno della schiusa. La formazione si svolge anche al Museo del Mare di Brancaleone, che è sempre gestito da noi, infatti le opere e i modelli contenuti al suo interno sono stati realizzati proprio da me. Inoltre, abbiamo anche un rapporto stretto con le scuole locali, ospitando numerose classi per sensibilizzare sulle tematiche che ci stanno più a cuore. Come ricerca, collaboriamo con alcune università, tra cui quella della Tuscia, con i quali abbiamo contratti di collaborazione. Loro infatti ci forniscono dei dati genetici sulle tartarughe, che hanno un DNA tutto calabrese. Molti sono anche i tirocinanti e tesisti che lavorano con noi, tra cui alcuni della Sapienza di Roma, ma anche Pisa e Bologna. In più, quest’anno, la regione Calabria, ci ha finanziato un progetto grazie al quale abbiamo acquistato svariate attrezzature scientifiche, dei satellitari (con i quali monitoriamo le “mamme” che hanno nidificato).&nbsp; Facciamo anche parte del progetto “Life Beyond Plastic” in cui sono presenti svariati Atenei italiani e l’Acquario di Genova, mirato a sensibilizzare, specialmente le scuole e i bambini, sulla riduzione della plastica monouso. La tartaruga caretta caretta è inserita nella lista rossa della IUCN, quindi non si può detenere, non si può toccare o manipolare, se non sotto autorizzazioni speciali rilasciate dal Ministero dell’Ambiente. Per ottenere tale permesso, bisogna avere un curriculum notevole e scrivere un progetto, cosa che abbiamo fatto e che portiamo avanti. Riportiamo tutti nostri progressi e cosa prevediamo di fare, dopodiché, la relazione passa al Ministero. La nostra rete di rapporti è molto fitta e l’agenda decisamente piena!</p>



<p></p>



<ol start="3"><li><strong>In che modo vi rapportate e agite nella realtà ionico-reggina? Che rapporto avete instaurato con la comunità locale?</strong></li></ol>



<p>Occupandoci della tartaruga
marina da ormai tanti anni, prima ancora della realtà associativa, i nostri
volti sono ben noti alla comunità. Sono molti i comuni in cui noi operiamo e
che attraversiamo per seguire le tracce delle tartarughe, quindi abbiamo
relazioni abbiamo sia ottimi rapporti con la comunità, sia con i comuni e vari
enti territoriali. Abbiamo rapporti con sindaci e assessori, diciamo che la
tartaruga è stata, specialmente negli ultimi anni, riconosciuta come elemento
positivo e coesivo. Sono comunque aree difficili e non troppo ben servite dai
mezzi di trasporto, ad esempio la ferrovia ha un solo binario.. La situazione è
complessa, di certo, ma negli ultimi anni abbiamo notato un interesse sempre
più crescente nei confronti delle nostre attività. Sono nostri amici, ci
conosciamo ci stimiamo a vicenda.</p>



<ol start="4"><li><strong>Quanto è difficile sopravvivere e realizzare i vostri obiettivi in una terra complessa come la nostra?</strong></li></ol>



<p>E’ molto difficile, credo anzi
che questa difficoltà si riscontri in ogni settore lavorativo, e nel nostro c’è
l’aggravante economico, in quanto non è un lavoro che porta un guadagno. Stare
lì per mesi e monitorare è dura: si cresce, si crea una famiglia, bisogna saper
far economia. Adesso stiamo crescendo e ci stiamo realizzando sempre di più, è
vero, ma la realtà della Calabria, già difficile di per sé, in quei luoghi è
ancora più marcata ed evidente. Chiaramente la tartaruga marina non è nelle
priorità di quelle aree, tutt’altro, i problemi più urgenti sono altri. Ma
questo è un discorso molto complesso, seppure bisogna sempre ricordarsi di
operare per l’ambiente e dobbiamo averne la massima cura e rispetto. I nostri
obiettivi sono positivi, ma sappiamo che si possono raggiungere con tanta
determinazione, pazienza, costanza e sacrificio. Quest’anno, come associazione,
siamo cresciuti molto. Siamo partiti da un piccolo campeggio, adesso ospitiamo
i volontari in quattro appartamenti; siamo riusciti a noleggiare due furgoncini
per il trasporto, con la nostra storica Punto da cui tutto è partito.</p>



<ol start="5"><li><strong>Quali sono i progetti e obiettivi futuri dell&#8217;associazione?</strong></li></ol>



<p>Parlando di progetti a breve termine, abbiamo da terminare quello finanziato dalla regione entro dicembre di quest’anno, e prevede una serie di azioni volte alla divulgazione e tutela della tartaruga marina. Come accennavo prima, siamo impegnati anche in “Life Beyond Plastic” OICOS (Milano), che prevede la formazione e sensibilizzazione di di insegnanti e scuole locali attraverso l’uso di giochi e attività che promuovano una riduzione dell’uso della plastica. Insieme ad OICOS stiamo scrivendo un nuovo progetto che si chiama “The North Face” legato sempre alle tematiche ambientali e di “less plastic”. Gli obiettivi futuri, quindi a lungo termine, sono di estendere il monitoraggio lungo tutta la Calabria, e sono ben 700 chilometri di costa. Grazie ai nostri volontari e aiutanti, forse riusciremo in questa intento, tentando sempre di portare avanti campagne di sensibilizzazione. Operando anche con il Museo del Mare riusciamo a fare tanto e speriamo di poterlo ingrandire e fare dei progetti. Abbiamo tante idee, specie riguardanti l’educazione. Sentiamo, come associazione, di aver intrapreso la strada giusta, ma dobbiamo ingrandirci di più, crescere, responsabilizzare e mobilitare il maggior numero di persone. Vogliamo fare in modo di agire il più possibile con le scuole, perché sono il nostro futuro. Insomma, la volontà e il coraggio non ci mancano, magari chissà, estenderci anche in nuove regioni! Non sarebbe male avere un caretta Sicilia, Puglia, Toscana..!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-15750" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180729_1949411.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>I ragazzi di Caretta Calabria Conservation</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="768" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180805_200418-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-15751" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180805_200418-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180805_200418-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180805_200418-640x853.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180805_200418.jpg 1536w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-15752" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20180920_092203.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20190806_195231-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-15753" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20190806_195231-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20190806_195231-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20190806_195231-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/IMG_20190806_195231-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Global Climate Strike: salviamo il pianeta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 08:32:50 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">In questi giorni Greta Thunberg si trova in Italia per incontrare il Papa ed esponenti politici per discutere con loro dell’impellente problema del <em>Climate Change</em>.&nbsp;<br>E’ ormai superfluo fare presentazioni su Greta, questa giovane ragazza svedese che ha letteralmente movimentato il mondo intero con la sua lotta alla sensibilizzazione contro il cambiamento climatico. La sua battaglia è iniziata più concretamente il 4 dicembre 2018, quando Greta ha parlato ai microfoni del&nbsp;vertice COP24&nbsp;per il clima, davanti ad una platea di capi di stato e ministri di tutto il mondo. Greta si è resa famosa per i suoi&nbsp;<em>Fridays for future</em>: dopo aver saltato la scuola ogni venerdì, manifestando sotto il parlamento svedese&nbsp;affinché i governi facessero qualcosa di serio per fermare il surriscaldamento globale, ha fondato il movimento a cui hanno aderito molti giovani da tutto il mondo.</p>



<p>Greta grida al mondo che “<em>per il clima non c’è più tempo anche gli adulti devono agire</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img width="1024" height="650" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-1024x650.jpg" alt="" class="wp-image-14255" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-300x190.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-640x406.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>FONTE:<em>https://www.linkiesta.it/it/article/2018/12/08/questa-ragazza-si-chiama-greta-thunberg-e-sara-lei-a-cambiare-il-mondo/40381/</em></figcaption></figure>



<p>Ad oggi, ogni venerdì in diverse capitali di ogni parte del mondo Greta marcia per combattere il cancro che sta – neanche troppo lentamente – distruggendo il nostro pianeta.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&#8220;Non mi fermerò. Non fino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme&#8221;.</em></p></blockquote>



<p>Se un giorno vinceremo la battaglia contro i cambiamenti climatici, non potremo non ringraziare questa testarda ragazzina svedese che con il suo berretto di lana e le sue trecce è riuscita laddove migliaia di scienziati e di attivisti avevano fallito, nonostante i loro grafici, nonostante i loro slogan.</p>



<p>Secondo uno studio effettuato dalla NASA, il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato ed è emersa una verità ineluttabile: la Terra si sta scaldando, anche e soprattutto a causa dell’enorme quantità di anidride carbonica immessa ogni anno nell’atmosfera a causa delle attività umane. La NASA, che conserva un registro che contiene i rilevi di temperatura degli ultimi 140 anni, evidenzia che l’anomalia nell’aumento della temperatura è chiaramente visibile nella progressione storica delle rilevazioni. Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati nella storia, e 18 dei 19 più caldi si sono verificati a partire dal 2001. Gavin A. Schmidt, responsabile del gruppo di ricerca che ha condotto le ultime analisi, ha detto che: “<em>Non stiamo più parlando di una situazione in cui il riscaldamento globale è nel futuro. È qui. Sta succedendo ora</em>”.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/2S6JTLRmQdU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Nell’ultimo quinquennio, la temperatura media globale è stata di oltre un grado celsius superiore rispetto alla media registrata negli ultimi decenni dell’Ottocento, quando le attività umane iniziarono a comportare l’emissione di maggiori quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. Come altri gas serra, l’anidride carbonica impedisce alla Terra di disperdere correttamente il calore accumulato dai raggi solari, portando a cambiamenti del clima e a eventi meteorologici – come uragani, tempeste e periodi di siccità – più estremi di un tempo.&nbsp;Secondo i ricercatori, per evitare le peggiori conseguenze del riscaldamento globale, la temperatura media globale non dovrà superare i due gradi celsius, rispetto ai livelli preindustriali. Un rapporto&nbsp;dell’ufficio delle Nazioni che si occupa del riscaldamento globale ha fornito prospettive poco incoraggianti, specificando che il limite dei due gradi celsius potrebbe essere troppo ottimistico e che per evitare gravi conseguenze&nbsp;ci si dovrebbe mantenere sotto 1,5°. </p>



<h1>Come hanno reagito i governi mondiali a questa preoccupazione? </h1>



<p>In tanti hanno accolto il rapporto con scetticismo, preoccupazione, sgomento; ma anche con sorpresa, come se fosse una notizia quasi inattesa, un grave allarme del tutto inaspettato. Tuttavia, il primo rapporto dell’IPCC è del 1990 e la prima Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP) è del 1995, quando le modifiche climatiche indotte dalle attività umane erano già iniziate da tempo portando alla situazione corrente. Ciò che caratterizza però la società, si può dire mondiale, è l’inspiegata indifferenza per il problema: i governi, dopo un primo alone di paura e preoccupazione, si “arrendono” assuefatti all’ineluttabile destino. Viene da chiederci, perché? E’ la stessa domanda che si pone Greta e che, grazie alle sue marce, iniziano a porsi tanti giovani e tanti “grandi”.&nbsp;<br>In realtà, nel 2015 oltre 190 paesi hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi sul clima, impegnandosi di ridurre le emissioni di anidride carbonica, sebbene ad oggi ci siano molti dubbi sul mantenimento delle promesse e sull’efficacia delle politiche implementate per farlo.<br>La commissione scientifica ha però recentemente esaminato oltre 6mila studi scientifici, arrivando alla conclusione che, se le emissioni di gas serra continueranno a questo ritmo, l’atmosfera subirà un riscaldamento di 1,5 gradi entro il 2040, facendo alzare sensibilmente il livello del mare – con il conseguente allagamento di molte zone costiere – e facendo aumentare la siccità e la povertà in molte zone del mondo. Un risultato che mette in discussione anche l&#8217;Accordo di Parigi del 2015, in cui si era stabilito di mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/images.jpeg" alt="" class="wp-image-14256" width="829" height="547"/><figcaption><em>FONTE: http://theconversation.com/climate-change-has-left-some-weasels-with-mismatched-camouflage-97138</em></figcaption></figure></div>



<p>Il problema, credo, è che in molti ignoriamo quale sia la storia scientifica delle ricerche sui cambiamenti climatici, e da quanto tempo ne stiamo parlando anche a livello divulgativo.&nbsp;<br>C’è troppa disinformazione sulla questione e forse troppa poca consapevolezza su quello a cui andiamo incontro nel breve periodo.&nbsp;</p>



<h2>Da quanto tempo l’opinione pubblica è davvero a conoscenza del riscaldamento globale per cause antropiche?&nbsp;<br></h2>



<p>Noi di <strong>Venti</strong> ci siamo fatti la stessa domanda e nelle scorse settimane abbiamo sottoposto Voi lettori ad un breve sondaggio:&nbsp; </p>



<p><strong><em>Global Climate Strike: salviamo il pianeta! </em></strong></p>



<h1>I risultati dell&#8217;inchiesta</h1>



<p class="has-drop-cap"><a rel="noreferrer noopener" aria-label="Qui (opens in a new tab)" href="https://it.surveymonkey.com/stories/SM-V5KBBZXL/" target="_blank"><strong>Qui</strong></a><strong> trovate il report con tutti i risultati dettagliati.</strong> </p>



<p>Il questionario era composto da 10 domande a cui ha risposto un campione di 51 utenti tra cui 16 maschi e 35 femmine, una metà aveva tra il 18 e i 25 anni, una buona parte aveva tra 25 e 50 anni e quattro persone erano over 50. A livello territoriale 9 erano del Nord, 16 del centro Italia, 23 del sud e 3 addirittura hanno risposto dall’Europa. In linea generale molti avevano terminato gli studi con il conseguimento di una laurea e altri avevano raggiunto la licenza media: comunque trattasi di un campione di soggetti che ha studiato e che quindi può intendere l’entità del problema e le possibilità che abbiamo di fronte. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38.png" alt="" class="wp-image-14277" width="875" height="504" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38.png 726w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38-300x173.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38-640x369.png 640w" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" /></figure></div>



<p>In undici dichiarano di aver sentito parlare del&nbsp;<em>Global Climate Strike</em> e di condividerne il fine, tredici ne hanno sentito parlare solo di sfuggita e in ventisei ne vorrebbero sapere di più. </p>



<p>Abbiamo chiesto, poi, se sapessero farci un esempio di cambiamento climatico e queste sono state le risposte più frequenti: “<em>innalzamento della temperatura, estati con temporali e temperature autunnali, lo scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord, il surriscaldamento globale, la tropicalizzazione del mediterraneo, i dissesti idrogeologici, trombe d&#8217; aria, l’effetto sera, le alluvioni</em>”. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img width="761" height="424" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56.png" alt="" class="wp-image-14275" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56.png 761w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56-300x167.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56-640x357.png 640w" sizes="(max-width: 761px) 100vw, 761px" /></figure></div>



<p>Alla domanda “<em>Credi che la mobilitazione sociale possa contribuire a sollecitare i governi a prendere consapevolezza di quanto sta accadendo a livello climatico?</em>” in molti hanno risposto di crederci ma di non avervi mai preso parte, in pochi poi vi partecipano attivamente e solo in cinque ritengono che la marcia sia del tutto inutile. <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14.png" alt="" class="wp-image-14276" width="788" height="464" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14.png 755w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14-300x176.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14-640x376.png 640w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure></div>



<p>La domanda più pungente riguardava le motivazioni per cui i governi mondiali non si battono per salvaguardare il pianeta e attuare politiche anti-inquinamento: la maggior parte crede che vi siano interessi economici sottesi, altri ritengono non gli interessi la tutela dell’ambiente, e poi c’è chi ha affermato che “<em>Permesso che il Pianeta avrà tutto il tempo che gli servirà per &#8220;rigenerarsi&#8221; e che invece sarà l&#8217;uomo a auto-distruggersi, la colpa non è dei governi ma di ciascuno di noi che non solo non è disposto a rinunciare alle &#8220;comodità&#8221; ma ne richiede sempre di altre, e spesso con connesso comportamento &#8220;menefreghista&#8221;.&nbsp;</em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255.jpg" alt="" class="wp-image-14258" width="913" height="335" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255.jpg 692w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255-300x111.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255-640x236.jpg 640w" sizes="(max-width: 913px) 100vw, 913px" /><figcaption><em>FONTE: https://clean.ns.ca/programs/youth-engagement/talking-climate-change-with-kids/climate-change-background-info/</em></figcaption></figure>



<p>Moltissimi soggetti, comunque, si dichiarano disposti a rendere il pianeta più pulito mediante alcuni accorgimenti e attenzioni da porre in essere nel quotidiano, tipo: seguire una politica più attenta riguardo la raccolta differenziata per produrre minori quantità di CO2, utilizzare quanto meno possibile l’automobile in città, non comprare (e dunque non usare e dunque non buttare) oggetti di plastica, essere rispettosi della natura quotidianamente, proporre ai comuni politiche di tutela dell’ambiente e sanzioni per chi non rispetta la raccolta differenziata (previo ottimo servizio di raccolta differenziata da parte dei comuni stessi), favorire la &#8221; decrescita &#8221; per ridurre l&#8217; inquinamento e l&#8217;esaurimento delle materie prime, cercare di rimettere in sesto il trasporto pubblico per evitare di usare autovetture, applicare i Trattati Internazionali per l&#8217;Energia dal Sole, dall&#8217;Acqua(idrogeno), incentivare l’uso di mezzi di trasporto elettrici su strada, ma anche marittimi e aerei, realizzare le aree c.d. polmoni verdi, effettuare un controllo globale delle deforestazioni e, per quanto concerne gli inquinamenti, effettuare un controllo più severo sul conferimento dei rifiuti industriali e delle famiglie, e il confezionamento omogeneo di qualsiasi merce. </p>



<p>Occorrerebbe quindi attuare normative rigide sulla dispersione delle micro-polveri nell&#8217;aria da parte delle industrie, sullo smaltimento intelligente dei rifiuti con formule di riciclaggio all&#8217;avanguardia, creare una coscienza sociale mediante un’educazione civica severa del cittadino coadiuvata da sanzioni severe per i trasgressori. </p>



<p>Insomma, creare un passaparola a scopo “divulgativo” anche solo in un gruppo di amici può essere utile, perché a volte risulta più efficace prendere esempio da qualcuno che ci è più vicino rispetto a conformarci alle iniziative/imposizioni statali.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133.jpeg" alt="" class="wp-image-14260" width="788" height="617" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133.jpeg 625w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133-300x235.jpeg 300w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure></div>



<p>A completamento della nostra indagine investigativa circa l’impatto sociale del&nbsp;<em>climate change&nbsp;</em>e le possibili soluzioni per contrastarlo, <strong>abbiamo chiesto il parere scientifico di un esperto</strong>.&nbsp;<br>Di seguito riportiamo quindi la relazione del <strong>Dott. Alfonso Senatore, ricercatore dell’Università della Calabria nel “</strong><em><strong>Department of Environmental and Chemical Engineering</strong></em><strong>”</strong>.&nbsp;</p>



<h1>Cosa dicono gli esperti &#8211; il parere del Dott. Senatore</h1>



<p><em>Il tema del climate change è ampiamente studiato e dibattuto. Esiste al riguardo una letteratura (scientifica e non) sterminata e vi sono praticamente infiniti approcci e prospettive possibili per affrontarlo. </em></p>



<p><em>In effetti è improbabile che ogni singolo lettore di queste righe non abbia già sentito quantomeno trattare in una qualche sua declinazione l’argomento, anche ben prima dell’ondata generata dalla più che meritoria azione di Greta Thunberg. [&#8230;] Il riferimento principale per un approccio rigoroso al tema è forse offerto dal <strong>Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici </strong>(IPCC), l&#8217;organismo delle Nazioni Unite per la valutazione delle scienze legate ai cambiamenti climatici. Questo panel di esperti produce periodicamente un dettagliato report (il quinto è uscito nel 2014, il sesto è atteso per il 2021/22) suddiviso in tre volumi relativi a: basi scientifiche; impatti, adattamento e vulnerabilità; mitigazione (è anche disponibile una opportuna sintesi per i “policymakers”, cioè i decisori politici). </em></p>



<p><em>Ogni tanto l’IPCC produce anche dei report speciali. L’ultimo ci suggerisce come agire per limitare il riscaldamento globale a +1.5 °C al di sopra dei livelli pre-industriali nel periodo 2030-2050, così come previsto nell’accordo di Parigi (poiché ormai il processo di riscaldamento globale non è più “previsto”, ma “in atto”, e si può solo provare a limitarlo). Un&#8217;altra fonte web interessante è il sito della <a href="https://climate.nasa.gov/">NASA</a> dedicato al climate change e al riscaldamento globale, in cui la questione è affrontata suddividendo, analogamente a quanto fa l’IPCC, tra evidenze, cause, effetti e soluzioni. Ed è questo il filo che sostanzialmente seguiremo.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Sostenere adeguatamente l’evidenza del riscaldamento globale è molto importante. </em></p></blockquote>



<p><em>Nel tempo complesso in cui viviamo siamo travolti da valanghe di informazioni, dove trovano posto un po’ tutti, dai terrapiattisti ai sostenitori delle scie chimiche. Figurarsi se non c’è spazio per il cosiddetto negazionismo climatico, con relativi fake (alle nostre latitudini, ad esempio, è molto di moda un video che tira in ballo Carlo Rubbia). Quando questi fake trovano seguito tra giornalisti o, ancora peggio, tra capi di stato (magari dello stato più potente del mondo), la situazione diventa seria. Navigando sul sito della NASA, il primo elemento che balza agli occhi nella sezione relativa alle evidenze è un grafico che mostra una impennata impressionante del contenuto di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera negli ultimi decenni. </em></p>



<p><em>Sentiamo parlare di continuo di innalzamento di temperature su terre emerse ed oceani, di ghiacciai che si ritirano, di livello del mare che si alza, del susseguirsi di eventi meteorologici estremi, ma il dato importante, che rende la situazione che stiamo vivendo unica, è questo: l’elevata concentrazione di CO2 (e di gas serra in genere) in atmosfera. </em></p>



<p><em>Quale sia il reale impatto di questa situazione non è mai stato sperimentato in centinaia di migliaia di anni, lo stiamo iniziando a verificare adesso, ne saranno ben consapevoli i nostri figli.&nbsp; </em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1.jpg" alt="" class="wp-image-14257" width="870" height="451" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1.jpg 700w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1-300x156.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1-640x332.jpg 640w" sizes="(max-width: 870px) 100vw, 870px" /></figure>



<p><em>Ma perché il dato della concentrazione di CO2 è così importante? Perché si tratta del principale gas che induce il cosiddetto effetto serra. Grazie alla presenza dei gas serra in atmosfera una quantità sufficiente dell’energia termica irradiata dal sole viene trattenuta sulla Terra e ci permette di vivere alle temperature cui siamo abituati. </em></p>



<p><em>Se non ci fosse l’atmosfera, avremmo una temperatura media della Terra intorno a -20 °C! Dunque, l’effetto serra è di per sé un fatto <strong>positivo</strong>. Questo processo è però molto delicato. Quando la concentrazione dei gas serra inizia ad essere troppo elevata, l’atmosfera “intrappola” troppa energia ed inizia a surriscaldarsi, dando luogo ad una serie di effetti (retroazioni) molto complessi. I fenomeni indotti possono essere riprodotti, ed eventualmente anche previsti, tramite l’utilizzo di modelli numerici che simulano le dinamiche climatiche a livello globale. </em></p>



<p><em>Tali modelli non solo confermano che il global warming è da collegare all’incremento dei gas serra, ma provano anche che la velocità con cui sta avvenendo il cambiamento climatico non è spiegabile se non considerando anche la cosiddetta “forzante antropogenica”. I numerosi modelli sviluppati non sono in grado di simulare correttamente l’aumento di temperatura osservato senza considerare il contributo dell’uomo all’incremento della concentrazione dei gas serra in atmosfera, in particolare a partire dalla metà del XX secolo. In altre parole, citando l’IPCC “è estremamente probabile che l&#8217;influenza umana sia stata la causa principale del riscaldamento osservato dalla metà del XX secolo”.</em><br></p>



<p><em>Se la causa del climate change è da ricercare nella mutata composizione dell’atmosfera, gli effetti sono ben visibili sulla terraferma e sugli oceani.&nbsp;&nbsp;Lo scioglimento dei ghiacci (il cosiddetto passaggio a nord-ovest è ormai una realtà) contribuirà ad un possibile innalzamento del livello medio del mare fino ad oltre un metro, con una serie di preoccupanti conseguenze per molte comunità costiere in giro per il mondo. L’agricoltura, e quindi la possibilità di soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione sempre crescente, subirà (per molti versi già subisce) conseguenze importanti. </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il nesso tra cambiamento climatico, guerre e migrazioni inizia ad essere rilevato con sempre maggiore evidenza. </p></blockquote>



<p><em>La sfida del cambiamento climatico è dunque epocale. Affermare che delle soluzioni vanno cercate con urgenza è pleonastico. Tecnicamente, urge ridurre (mitigare) quanto più possibile l’immissione di gas serra in atmosfera, in particolare limitando (annullando, preferibilmente) l’alterazione del ciclo naturale della CO2, che è stata fissata nel corso di ere geologiche nei giacimenti di combustibile. La ricerca di fonti di energia alternative e rinnovabili sta ottenendo ottimi risultati, impensabili fino a pochi decenni fa. Anche per quel che riguarda l’adattamento delle comunità, grandi passi in avanti sono stati compiuti a vari livelli. I cambiamenti climatici sono diventati spesso un fattore che incide sulla pianificazione della difesa dai rischi ambientali, della conservazione e valorizzazione dei beni naturali e della protezione di energia e infrastrutture pubbliche.&nbsp;</em></p>



<p><em>Tuttavia, il problema non è solo tecnico. Piuttosto, alla base c’è una fondamentale questione etico/politica, che investe i nostri stili di vita personali (si pensi ad esempio all’impatto della zootecnia, e quindi delle nostre abitudini alimentari, sul cambiamento climatico) ma soprattutto il nostro sistema economico/politico. È sostenibile ipotizzare un modello di sviluppo, “verde” finché si vuole, che per funzionare ha bisogno di crescere in continuazione? Questa visione ricorda molto certi tumori che, a poco a poco, invadono un intero corpo uccidendolo. </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Lo stesso concetto di “sostenibilità”, usato non sempre a proposito, necessita in tal senso di una profonda revisione. </p></blockquote>



<p><em>La consapevolezza che la rotta va cambiata, che il modello di sviluppo va cambiato, sta gradualmente prendendo piede. Ma si tratta di un percorso lento, inevitabilmente faticoso e certamente non indolore, perché interpella tutti personalmente e collettivamente. Tempo fa nelle piazze si gridava che “un mondo diverso è possibile”, poi si è aggiunto che è anche necessario. Pur senza cedere al catastrofismo, pare proprio che non sia possibile attendere oltre per declinare concretamente (e velocemente) queste parole d’ordine. </em></p>



<p><em>Iniziative come i Fridays for Future sono le benvenute da questo punto di vista e, c’è da augurarsi, un ottimo punto di (ri)partenza</em>.</p>



<p>Cogliamo l’occasione per ringraziare il <strong>Dott. Senatore</strong> per il suo preziosissimo contribuito e, a conclusione di questo excursus sul cambiamento climatico, vi lasciamo un semplice decalogo per contribuire, nel vostro piccolo, a salvare il mondo:&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_.jpg" alt="" class="wp-image-14261" width="839" height="1140" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_.jpg 367w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_-221x300.jpg 221w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure></div>



<h1><strong>10 piccoli gesti per salvare il pianeta</strong></h1>



<p><br><strong>1.&nbsp;Riduci il consumo di carne</strong>&#8211;&nbsp;la produzione di carne rossa, infatti, immette nell’atmosfera quantità di CO₂ fino a 40 volte superiori di quelle prodotte da cereali e verdure.<br><strong>2.&nbsp;Riduci il consumo di latticini</strong>&#8211; per tenere in vita una mucca da latte ci vogliono grandi quantità di acqua e mangime; esse, inoltre, contribuiscono per il 28% alle emissioni di metano correlate all’attività umana.<br><strong>3.&nbsp;Cambia le tue abitudini di guida</strong>&#8211;&nbsp;i veicoli a motore inquinano l’aria che respiriamo: evita l’uso dell’auto: torna a camminare, usa i mezzi pubblici, usufruisci del car sharing oppure pedala.<br><strong>4.&nbsp;Fai caso a come usi l’acqua</strong>&#8211;&nbsp;entro il 2050, 5 miliardi di persone del mondo potrebbero sperimentare carenze di acqua: fai docce più brevi o chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti.<br><strong>5.&nbsp;Riduci il consumo di carta</strong>&#8211;&nbsp;il 40% del legname ricavato dal taglio degli alberi serve a produrre carta: passa alle bollette digitali, recedi dagli abbonamenti a riviste che non leggi più e scegli delle buste riutilizzabili.<br><strong>6.&nbsp;Usa bottiglie riutilizzabili e contenitori per il pranzo</strong>&#8211;&nbsp;ad oggi produciamo circa 300 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, metà della quale è usa e getta, di cui ogni anno 8 milioni di tonnellate vanno a finire negli oceani.<br><strong>7.&nbsp;Fai attenzione a ciò che butti nella spazzatura &#8211;</strong> evita gli imballaggi multimateriale che non possono essere riciclati e fai la differenziata.<br><strong>8.&nbsp;&nbsp;Usa le buste per la spesa riutilizzabili.</strong>&#8211; le buste di plastica sono la principale minaccia per la vita degli animali marini.<br><strong>9.&nbsp;Invece di acquistare, prendi in prestito o aggiusta.</strong>&#8211;&nbsp;l’arma più potente per aiutare l’ambiente è produrre meno spazzatura: per farlo, puoi e devi riciclare. <br><strong>10. </strong>Per saperne di più vi consigliamo la visione di&nbsp;“<strong><em>Our Planet”</em>,</strong>&nbsp;il nuovo imperdibile documentario a puntate di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/netflixitalia/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDXBIhTXeHLWG2xm4CvO9ouw4H_BbmQ6zwVWaUxkpGfO-eSqij_ZQJBah9gO2L_2X9Bwd0vOhM78x3M&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARCerevhUeJcQzRoW5RPfIz2y97kyyaryXhGMD2aCqQrjFxrqUE1lkm1WdqP_H4cvHXESVEw0BOfIoKWvLjAIN5v3qMG1rOKcjUzPSRXTZEtAD5Qxeyf3bjhdjCtcf9o47QVehaLqc0vaO1SCmfhZ2wNTRK_-S4L6zypNd5TFNWCXugsQDZPH5PRVjsbVDZys71Cfv5GotkN6BucjgPDIZFIbOTu0kicLZ-KlLUDgO2PAR5Z_IgyAHJbLK86hzclE88gwIIk8JPH6S4hweF-biToVjRKgEm2VkWDrQ0-devj-u1Kgupcq2NbVSPOnJlnLp8g4j_WGU_k191A1nd97j4">Netflix</a>&nbsp;che racconta le conseguenze del riscaldamento climatico.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h4>Dobbiamo, tutti insieme, lottare e salvare il nostro pianeta perché non si sta più parlando di preoccupazione remota per il mondo che lasceremo alle generazioni future, ma di quello in cui noi stessi ci troveremo a vivere da qui a dieci anni.</h4>
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