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	<title>OPEN &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Il ruolo del (giovane) pastore nella società odierna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 23:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[OPEN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Marzia Cogo Di: Veronica Falco Marzia Cogo, nata a Torino e cresciuta a Rivoli, vive nelle Valli di Lanzo in provincia di Torino, in un piccolo paesino di montagna che si chiama Ala di Stura. Spinta dall&#8217;amore per gli animali e per la montagna, a 19 anni, dopo essere diventata un perito agrario, decide di cambiare vita e di cominciare a lavorare come operaia agricola in aziende di allevamento zootecnico in alpeggio. Lavora per 9 anni in giro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center">Intervista a Marzia Cogo</h2>



<p>Di: <strong><a href="https://icanidioggi.wordpress.com/2021/09/08/etologiacognitivaconmarzia-cogo-il-ruolo-del-pastore-nella-societa-odierna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Veronica Falco</a></strong></p>



<p><em>Marzia Cogo, nata a Torino e cresciuta a Rivoli, vive nelle Valli di Lanzo in provincia di Torino, in un piccolo paesino di montagna che si chiama Ala di Stura. Spinta dall&#8217;amore per gli animali e per la montagna, a 19 anni, dopo essere diventata un perito agrario, decide di cambiare vita e di cominciare a lavorare come operaia agricola in aziende di allevamento zootecnico in alpeggio. Lavora per 9 anni in giro per alpeggi italiani e svizzeri, prima da sola con i suoi cani, e poi col suo compagno e i loro cani, occupandosi di vacche, pecore e capre. Per aumentare le sue competenze sul campo, diventa addestratore ENCI, specializzandosi in cani da conduzione del bestiame: da 8 anni addestra anche cani di persone che hanno bisogno di aiuto (sempre nel mondo pastorale). Da dicembre 2020, insieme al suo compagno Stefano ha dato vita alla loro azienda agricola </em><strong>&#8220;La Regina Bianca&#8221;.</strong></p>



<p><strong>1- Per prima cosa, nella tua biografia leggiamo che ti sei tuffata sin da giovanissima in questa avventura. La tua è una professione che affascina molti ragazzi ma che sicuramente richiede grande passione e conoscenza. Ci racconti com&#8217;è stato cominciare da sola un cambiamento di vita del genere e quali sono le maggiori difficoltà?</strong></p>



<p>È stato molto difficile cambiare radicalmente stile di vita senza avere delle persone fisicamente vicino a me. La mia famiglia mi è sempre stata vicina, sostenendomi qualunque fossero le mie scelte, ma ci sono state comunque delle situazioni che ho dovuto affrontare completamente da sola. Inoltre, essendo una donna, riuscire a conquistare un ruolo professionale importante all&#8217;interno di un ambiente lavorativo prettamente maschile è stato molto difficile. Uno degli aspetti più difficili è stato abituarsi a vivere senza alcun tipo di comodità (senza luce, senza acqua, a volte senza linea telefonica, senza strade percorribili in macchina, abitare in tenda o in roulotte per mesi e mesi). Poi ci si fa l&#8217;abitudine, ma all&#8217;inizio è molto difficile. Oltretutto dietro a questo lavoro c&#8217;è uno studio immenso di zootecnia, agronomia, base veterinaria, etologia, cinofilia, ecc… Bisogna studiare tanto e seguire tante persone già competenti per potersi ritenere in grado di fare questo mestiere.</p>



<p><strong>2- Con quali razze di cani lavori principalmente e in cosa si differenziano i loro compiti?</strong></p>



<p>Io utilizzo i Border Collie come cani da conduzione: il loro compito consiste nel portare al pascolo con me il bestiame, contenendolo in una zona specifica a mia scelta, e aiutandomi a riportare tutti gli animali al campo base anche in condizioni climatiche molto difficoltose (ad esempio fortissimi temporali, o nebbia fitta in cui non c&#8217;è visibilità).</p>



<p>Per quanto riguarda i cani da guardiania ho deciso di utilizzare i Pastori della Sila: questa razza è stata selezionata in Calabria per lavorare principalmente con greggi di capre (che è il bestiame che alleviamo principalmente all&#8217;interno della nostra azienda). La loro morfologia fa sì che siano agili abbastanza da poter seguire le capre in terreni estremamente impervi in cui solo questo tipo di bestiame riesce ad andare al pascolo, e la loro maggiore tolleranza nei confronti delle persone fa sì che siano cani un po&#8217; più gestibili in zone particolarmente turistiche. Il loro compito è quello di vivere all&#8217;interno del gregge di capre 365 giorni l&#8217;anno, 24 ore al giorno, e di difenderlo da possibili attacchi di predatori. Nella nostra zona ci sono parecchi lupi, e quindi il loro lavoro è indispensabile per salvare le nostre capre.</p>



<p><strong>3- Qual è il tuo approccio lavorativo e cognitivo? Puoi spiegarci come vivono i vostri animali durante l&#8217;anno, compresi i cani?</strong></p>



<p>Noi siamo un&#8217;azienda agricola biologica. Viviamo e lavoriamo in montagna per gran parte dell&#8217;anno, e i nostri animali vivono allo stato semibrado. Le nostre vacche e le nostre capre sono libere di vivere nei pascoli montani giorno e notte da circa fine aprile fino a circa fine novembre. Durante questa stagione d&#8217;alpeggio vengono sempre gestite in libertà all&#8217;aperto, compreso il momento della mungitura che avviene in totale libertà, ed è fatta manualmente da noi senza l&#8217;utilizzo di macchinari agricoli. Le nostre vacche e le nostre capre vengono munte solo quando i loro piccoli arrivano al momento dello svezzamento; noi infatti non separiamo assolutamente madri e figli fino a quando la loro natura non stabilisce che sia venuto il momento adatto per il distacco. Durante l&#8217;inverno invece il nostro bestiame vive all&#8217;interno di stalle dormendo nella paglia o nelle foglie secche raccolte da noi nel bosco e mangiando fieno di ottima qualità. Nelle giornate di bel tempo anche durante l&#8217;inverno vengono fatti uscire in campagna per sgambare. I nostri cani ci seguono tutto l&#8217;anno in qualsiasi lavoro agricolo di fattoria, lavorando al pascolo tutto il giorno per circa 7 mesi all&#8217;anno, e riposandosi nei mesi invernali in cui si allenano solo in campo da sheepdog qualche volta a settimana. Laddove la situazione lo permette, i nostri cani vivono in casa con noi, se invece viviamo in tenda chiaramente sette Border Collie non ci stanno, e quindi hanno il loro spazio esterno in cui vivere nei momenti in cui non ci accompagnano nel lavoro (quindi solo di notte).</p>



<p><strong>4- Sicurezza e gestione: adesso che abbiamo una visione più chiara del tuo mestiere, ci dici che cosa deve sapere chi va a fare trekking (con i propri cani o da solo), e quali sono gli obblighi e i diritti di chi sta facendo una escursione e chi sta invece lavorando?</strong></p>



<p>Allora, qui si apre un mondo.</p>



<p>Cominciamo col dire che non tutte le realtà agricole sono uguali, e che la gestione del bestiame e dei pascoli cambia sulla base di conformazione geografica, tipologia e razze di bestiame allevato, indirizzo produttivo (carne o latte, che richiedono gestioni differenti), quantità di turismo, numero di persone in azienda, ecc…</p>



<p>Di norma è fondamentale sapere che, se si vuole andare a fare un&#8217;escursione in alpeggio, bisogna tenere conto di alcune cose:</p>



<ul><li>tutti i terreni che si incontrano in montagna sono di proprietà di qualcuno, e quindi è importante non calpestare l&#8217;erba (che se si impregna del nostro odore non viene più mangiata dal bestiame).</li><li>quando si incontrano animali al pascolo è fondamentale mantenersi a distanza per non spaventarli, ed evitare così reazioni di difesa da parte dei cani da guardiania. Anche se a volte si è tentati di avvicinarsi anche solo per fare delle foto o per provare a guardare meglio un piccolo addormentato nell&#8217;erba, bisogna desistere.</li><li>quando si incontrano cani da guardiania è importantissimo mantenere la calma, fermarsi e osservare il loro comportamento: i guardiani utilizzano una minaccia a distanza per far capire quale sia la distanza di sicurezza tollerata, quindi mai forzare la mano: procedere lentamente allontanandosi dal gregge. MAI urlare, MAI agitarsi, MAI lanciare pietre, MAI mettersi a correre e MAI prendere i propri cani in braccio! Questi atteggiamenti potrebbero scatenare reazioni ancora più aggressive da parte dei cani.</li><li>se si hanno cani al seguito durante le escursioni, è importanti tenerli al guinzaglio in prossimità di bestiame al pascolo, e averli sotto controllo in modo da non permettere che possano abbaiare agli animali scatenando l&#8217;istinto difensivo nei cani guardiani.</li></ul>



<p>Di solito a questo punto arriva la fatidica domanda: ma se gli animali sono a ridosso di un sentiero, come faccio ad allontanarmi? Cominciamo col capire una cosa: a volte è necessario occupare il sentiero con il proprio gregge al pascolo o con i fili elettrici dei bovini: a volte l&#8217;erba da una sola parte del sentiero non basta, oppure l&#8217;erba si trova a destra del sentiero e l&#8217;unica fonte di acqua magari a sinistra. Quindi non sempre noi pastori possiamo evitare i sentieri mentre pascoliamo. Sicuramente l&#8217;ideale sarebbe avere i cani da guardiania sotto controllo, e cercare di spostare il gregge se passa qualcuno. Noi ad esempio non lasciamo MAI i nostri animali incustoditi, e quindi siamo presenti per intervenire sui nostri cani laddove si presenti necessario. Spesso si vede aggressività anche dove non c&#8217;è realmente: un cane da guardiania che scorta gli escursionisti stando a distanza di qualche metro e abbaiando fino a quando lo ritengono necessario, non sta tenendo un comportamento aggressivo, anzi, sta facendo egregiamente il suo lavoro. Dall&#8217;altra parte, so bene che non tutti gli allevatori sono rispettosi nei confronti dei turisti e non hanno sotto controllo dei buoni cani, quindi laddove c&#8217;è una REALE mancanza di gestione corretta, è giusto segnalarla alle autorità competenti. Un dovere importante dei pastori dovrebbe essere quello di mettere del cartelli per segnalare la presenza di cani da guardiania, accompagnati dal comportamento corretto da tenere in caso di incontro col gregge.</p>



<p><strong>5- Parliamoci chiaro, molte persone (tra cui anche io) hanno una vaga idea bucolica sui pastori senza però avere reale coscienza di cosa significhi svolgere questo lavoro, ma siamo qui per comprenderlo; perciò ti chiedo: qual è, secondo te, il ruolo del pastore nella società del 2021?</strong></p>



<p>Il pastore ha un ruolo fondamentale oggi come 100 anni fa.</p>



<p>Senza i pastori non c&#8217;è cibo per nessuno, sia di origine animale che di origine vegetale (i campi coltivati vengono concimati, si spera, con il letame dei nostri animali raccolto durante l&#8217;inverno).</p>



<p>Inoltre noi allevatori siamo gli unici responsabili della manutenzione delle montagne: siamo noi che facciamo manutenzione ai sentieri e alle mulattiere, che manteniamo le montagne pulite e ordinate offrendo agli escursionisti la possibilità di ammirare i panorami montani.</p>



<p>Grazie alla pastorizia i terreni curati riducono l&#8217;insorgenza di frane, smottamenti vari, incendi, ecc…</p>



<p>Senza la pastorizia, le montagne come le conosciamo noi non esisterebbero.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img width="720" height="480" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Marzia-Cogo-FOTO-DI-MARINA-BARBATI-1.jpg" alt="" class="wp-image-30019" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Marzia-Cogo-FOTO-DI-MARINA-BARBATI-1.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Marzia-Cogo-FOTO-DI-MARINA-BARBATI-1-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Marzia-Cogo-FOTO-DI-MARINA-BARBATI-1-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Marzia-Cogo-FOTO-DI-MARINA-BARBATI-1-480x320.jpg 480w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>Foto di: Marina Barbati </figcaption></figure>



<p><strong>6- Arrivate quasi alla fine dell&#8217;intervista, vorrei chiederti di parlarci della tua azienda. Com&#8217;è nata e cosa producete?</strong></p>



<p>La nostra azienda è nata dal bisogno (mio e del mio compagno) di accudire in proprio una montagna e una quantità di bestiame, unendo tutte gli aspetti migliori che abbiamo vissuto sulla nostra pelle in tanti anni di lavoro sul campo sia in Italia che all&#8217;estero. <em>&#8220;La Regina Bianca&#8221;</em> nasce a dicembre del 2020, e si basa su un allevamento etico e biologico, in cui gli animali (tutti) vivono secondo la loro natura, in totale libertà. Produciamo formaggi di latte vaccino e caprino, sia freschi che stagionati. La nostra produzione si limita alla stagione primaverile e estiva, proprio perché in inverno le madri allattano i propri piccoli e noi mungiamo solo l&#8217;eccesso (se c&#8217;è) di latte.</p>



<p><strong>7- Ci lasceresti con un aneddoto o una frase a te cari?</strong></p>



<p>Io amo ammirare la convivenza tra i nostri animali e quelli selvatici. Sicuramente provo enorme tenerezza (e soddisfazione) quando gli animali selvatici come camosci, cervi o stambecchi, vengono a dormire vicino al nostro bestiame perché si sentono protetti e non ci vedono come una minaccia. Il nostro lavoro, nonostante la grande fatica e mille sacrifici, può donare emozioni incredibili?</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p>Articolo tratto dal blog <a href="https://icanidioggi.wordpress.com/2021/09/08/etologiacognitivaconmarzia-cogo-il-ruolo-del-pastore-nella-societa-odierna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cinofilia Oggi.</a></p>



<p><em>Note sull&#8217;autore:</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img width="261" height="198" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/11/Io.jpg" alt="" class="wp-image-30021"/><figcaption>Veronica (e il suo cane Ziva)</figcaption></figure></div>



<p>Veronica, classe &#8217;92 nasce a Cosenza, dove ora vive dopo anni trascorsi a Roma e un periodo all&#8217;estero; da sempre appassionata di animali, etologia e scrittura, in particolare si interessa alla cinofilia. Come prima formazione ha studiato, oramai un po’ di anni fa, educazione cinofila con approccio cognitivo zooantropologico a Roma, presso la scuola SIUA (Scuola Interazione Uomo-Animale), dopo qualche tempo di gavetta è diventata educatrice cinofila sportiva di III livello F.I.S.C; poi istruttrice di Rally-obedience, e adesso sta continuando a formarsi nello sport. Lavora come educatrice, collabora con varie strutture e gestisce un centro in zona Zumpano, svolgendo anche attività di asilo. È in continua formazione e lavora sodo sull’instaurare una sana e mutualistica relazione tra proprietario e cane, soprattutto di dare una visione all’ avanguardia e sempre aggiornata sul comportamento canino. Gestisce il sito “<em><a href="https://icanidioggi.wordpress.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cinofilia oggi</a></em>”, ha pubblicato molti articoli, testi poetici e anche un libro “<em>Ammodorcas e altre poesie</em>&#8220;.</p>
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		<title>I giovani salveranno i giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 09:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete mai notato che in tutti i più grandi racconti di fantasia, mentre gli eroi e i cattivi si scontrano, le persone comuni sono sempre quelle che, per tutto il tempo, sembrano non fare altro che aspettare?Aspettare, sperando che alla fine, il supereroe abbia la meglio. Sono cresciuta guardando i cartoni animati e le serie in tv, i reality e mtv; incollata allo schermo dalle sette del mattino, prima di andare a scuola, fino a sera, quando si parlava a [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Avete mai notato che in tutti i più grandi racconti di fantasia, mentre gli eroi e i cattivi si scontrano, le persone comuni sono sempre quelle che, per tutto il tempo, sembrano non fare altro che aspettare?<br>Aspettare, sperando che alla fine, il supereroe abbia la meglio.</p>



<p>Sono cresciuta guardando i cartoni animati e le serie in tv, i reality e mtv; incollata allo schermo dalle sette del mattino, prima di andare a scuola, fino a sera, quando si parlava a tavola della nuova pubblicità di questo o di quell’altro.</p>



<p>Non ho mai dovuto fare molto, se non aspettare che le cose si mettessero bene per i miei supereroi, perché bene e male infondo per me erano solo due concetti. Niente che potessi toccare con mano.</p>



<p>Non ricordo di aver mai avuto bisogno di “cambiare” le cose. Oggi credo sia chiaro il perché: quando ero al liceo, la maggior parte dei miei coetanei ed io abbiamo vissuto quasi indisturbati nel riecheggio del benestare dei nostri genitori, e dei nostri nonni. Abbiamo avuto tutto e non abbiamo dovuto nemmeno chiedere: le case, le auto, l’istruzione, il fitto pagato, le tasse universitarie pagate, la vacanza al mare e in montagna. Non ricordo di conversazioni inerenti alla politica o all’economia con i miei coetanei, non ricordo di aver mai parlato tanto di cosa avremmo fatto in futuro, né ricordo di aver mai avuto paura che qualcosa andasse storto, o che i miei genitori perdessero il lavoro, o che potessi trovarmi nella condizione di non avere scelta.</p>



<p>Avevamo solo sogni, e forse vivevamo dentro ad uno di questi. &nbsp;Ovattati da genitori che avrebbero fatto di tutto per crescerci come loro erano stati cresciuti, come qualsiasi genitore spera di crescere un figlio: dandogli tutto, e nessuna preoccupazione, se non quella di scegliere il proprio futuro.</p>



<p>Non è andata come previsto.</p>



<p>Secondo l’ultimo rapporto del Censis, infatti, nel 2020, il 50% dei giovani versava in condizioni economiche peggiori di quelle vissute dai propri genitori alla loro età. Sempre secondo questo rapporto e i più recenti dati Istat, la disoccupazione giovanile in Italia sarebbe salita al 29,7 %, mentre il 20,7% della popolazione tra i 15 e i 24 anni è composto dai c.d. <em>Neet,</em> giovani inattivi che non studiano, né sono in cerca di un lavoro.</p>



<p>Scenario: la crisi economica più grave dal secondo dopoguerra, la pandemia, l’instabilità del governo, la disoccupazione a livelli allarmanti; va da sé che chi vive tutto questo, oggi, debba avere la pelle più dura di chi ha vissuto nel secolo scorso.</p>



<p>Pensando a questo, per giorni mi sono chiesta:<br><strong>Chi saranno gli eroi di questa generazione?</strong><br>Se i genitori di oggi sono giustamente esasperati dalla precarietà del lavoro, dalla DAD, dalle tasse, dal mutuo che non si riesce più a pagare, dalle crisi coniugali in aumento, dalle inevitabili conseguenze che mentalmente il lockdown porta con sé, chi guiderà i ragazzi? Mentre la politica confonde, l’economia trema e i giorni della settimana neanche si distinguono più, chi salverà questi giovani dall’incombere di problemi la cui risoluzione diventa sempre più imperativa e vitale perché vi possa essere un qualche futuro? Chi li tutelerà dall’opportunismo dei poteri forti che li ha sempre esclusi da un dialogo che avrebbe dovuto invece vederli protagonisti?</p>



<p>Poi leggo qualcosa che mi spacca in due il viso. Rido e un po&#8217; piango di gioia.<br>Forse ho la mia risposta.</p>



<p><strong>I giovani salveranno i giovani.</strong></p>



<p><strong>I giovani a cui non abbiamo prestato attenzione.</strong><br><strong>I giovani che conoscono la resilienza.</strong><br>I figli di un paese che si è dimenticato come si insegna, come si guida, come si investe nel futuro, che nutrono letteralmente la speranza di altri giovani, che l’hanno da tempo persa.<br>I figli della scuola che <em>doveva essere.</em><br>Figli dell’Italia che nei primi anni 2000 prometteva un importante investimento in istruzione e formazione, attraverso le famose tre “I” (Inglese, Imprenditoria, e Informatica) con lo scopo di avvicinare il mondo moderno ai giovani, per non doverli un giorno costringere a rincorrerlo fuori dal proprio paese.</p>



<p>Non è andata come previsto.</p>



<p>Oggi la scuola è pressappoco quella di dieci anni fa, una vecchia auto coi sedili nuovi, nuovi pneumatici, nuovi specchietti, ma con lo stesso motore e con lo stesso pilota, che pretende di continuare a guidare in virtù di una maggiore esperienza, nonostante questa si sia rivelata ad oggi poco funzionale alla lettura dei nuovi percorsi da intraprendere e alla traduzione di questi ultimi in obiettivi da raggiungere.</p>



<p>Spenta la tv dietro la quale per tanto tempo non abbiamo fatto altro che lamentarci, puntando il dito contro la cattiva politica, i giovani sono scesi in piazza, per prendersi la responsabilità del proprio futuro e creare un dialogo con la politica.<br>Sapevano bene che aspettando, nessun eroe li avrebbe salvati. E così come Batman proiettava il suo simbolo sulle facciate dei palazzi di Gotham, i giovani fondatori di <em>Visionary Days</em>, e <em>Officine Italia</em>, hanno proiettato lo slogan della propria campagna sulle mura di Palazzo Chigi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><strong><span class="has-inline-color has-black-color">“CHI NON INVESTE NEI SUOI GIOVANI, NON HA FUTURO” </span></strong></p><cite><em><strong><span class="has-inline-color has-black-color">#UNONONBASTA</span></strong></em></cite></blockquote>



<p>Nata da un’iniziativa di <strong>Visionary Days</strong>, e con l’importante sostegno di <strong><a href="https://ventiblog.com/officine-italia-disegnare-oggi-litalia-di-domani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Officine Italia</a></strong>, la <a href="https://ventiblog.com/recovery-fund-unononbasta-i-giovani-vogliono-il-10-dei-fondi-europei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">campagna #unononbasta</a> porta questo nome perché solo l’1,1% dei 196miliardi del Recovery Fund, sarebbe stato destinato, secondo le prime versioni del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ai giovani e alle Politiche Attive per il lavoro. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Uno Non Basta" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/uORWOr7NPy8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il presidente dell’associazione <em>Visionary Days</em>, Carmelo Traina, ha affermato: <em>“Chiediamo di aumentare i fondi, e di poter ottenere chiarezza sulla linea del governo rispetto al nostro futuro” </em>– continua –“<em>nessuna delle proposte, è stata pensata per questa fascia, nonostante sia una delle più deboli in questo contesto di crisi”.</em><br>Grazie alla straordinaria risonanza ottenuta tramite le iniziative poste in essere in poco più di un mese, questi giovani hanno raccolto quasi 100.000 firme attraverso una petizione on line.</p>



<p>Il loro <em>Position Paper</em> di 18 pagine è disponibile sul sito della campagna: <strong><a href="https://unononbasta.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">unononbasta.it</a></strong> ed è stato discusso due giorni fa in tutti i suoi punti, in Commissione Bilancio: il piano prevede lo stanziamento di circa 20miliardi per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, nuovi piani di intervento sul fronte formazione e orientamento, e un progetto di reinserimento dei <em>Neet</em> nella rete sociale.</p>


<p><iframe src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&#038;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Funononbastapetizione%2Fvideos%2F2801073500132416%2F&#038;show_text=false&#038;width=560" width="1100" height="500" style="border:none;overflow:hidden" scrolling="no" frameborder="0" allowfullscreen="true" allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; picture-in-picture; web-share" allowFullScreen="true"></iframe></p>



<p>Nel corso di queste settimane questi ragazzi hanno inoltre utilizzato i propri canali social (che vi invito a seguire) per aprire un confronto sui temi oggetto della campagna con alcuni esponenti del corpo parlamentare, tra cui il Coordinatore Federale di Lega Giovani Luca Toccalini, il Deputato di Più Europa Riccardo Magi, e la Deputata del Pd Giuditta Pini, mettendo le basi per uno scambio tra più generazioni, che non avrei creduto possibile.</p>



<p>Da qui in poi, l’Italia non può e non deve più permettersi di rimanere un <em>paese per vecchi</em>, e gli adulti devono iniziare a capire che il progresso è un fisiologico strumento di sopravvivenza, e non va ostacolato, ma coltivato nelle sue forme più pure.</p>



<p>In virtù di questo, è mia personalissima opinione che il luogo in cui far nascere un dialogo trasversale di questo tipo debba essere proprio la <em>scuola. </em>Non si dovrebbe più accettare che giovani e istituzioni viaggino su corsie separate, né ritardare il momento in cui questo avverrà: gli insegnanti dovrebbero farsi <em>portavoce</em> di una campagna che vede coinvolti così da vicino i ragazzi, informarli, confrontarsi con loro su paure, bisogni, e prospettive, per evitare di vederli <em>spettatori inconsapevoli </em>di un futuro che, ancora una volta, qualcun altro avrà scelto per loro.</p>



<p>L’altro ieri mentre ascoltavo il portavoce della campagna parlare in Commissione, pensavo a Gil Scott Heron, che nel 1971 cantava <em>“Revolution Won’t be Televised”,</em> in una America colpita dalla Guerra Fredda, dalla svalutazione del dollaro e alle porte della crisi petrolifera.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“First you have to look at things and decide what you can do. Something&#8217;s wrong and I have to do something about it!</em><br><em>It’s about going to war with the problem and deciding you can affect that problem.</em><br><em>When you want to make things better, then you&#8217;re a revolutionary!”</em></p></blockquote>



<p>Avevi ragione Gil!<br>La rivoluzione è figlia di un’idea.</p>



<p>L’idea che prolifera in uno solo crea una necessità, e la necessità, se condivisa, dà il potere ad ognuno di noi di andare in lotta contro il problema.</p>



<p>Per cambiare le cose però <strong>#unononbasta</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size"><a href="http://chng.it/tDvzmYPfcJ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Io ho firmato, e voi?</a></p>



<p class="has-text-align-right">Di Francesca Miuccio</p>



<p></p>
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		<title>Rosso di passione, rosso di sangue</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 06:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vitriolage, revenge porn, femminicidio sono solo alcune delle forme manifeste che portano in germe un male che è comune ad ogni forma di disamore.&#160; Gli atti di violenza non risparmiano il sesso tradizionalmente contraddistinto come forte ma la cosiddetta&#160; “lotta alla violenza di genere” nasce come esigenza di risposta ad una serie di episodi perpetrati nei confronti del genere femminile da parte di quello maschile. L’art. 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne (Vienna, 1993) [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap"><em>Vitriolage</em>, <em>revenge porn, femminicidio</em> sono solo alcune delle forme manifeste che portano in germe un male che è comune ad ogni forma di disamore.&nbsp; Gli atti di violenza non risparmiano il sesso tradizionalmente contraddistinto come forte ma la cosiddetta&nbsp; “<strong>lotta alla violenza di genere</strong>” nasce come esigenza di risposta ad una serie di episodi perpetrati nei confronti del genere femminile da parte di quello maschile. L’art. 1 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne (Vienna, 1993) la definisce come <strong><em>ogni atto legato alla differenza di sesso che provochi o possa provocare un danno fisico, sessuale, psicologico o una sofferenza della donna, compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o l’arbitraria privazione della libertà sia nella vita pubblica che nella vita privata</em></strong> .&nbsp;</p>



<p>Il rosso, da sempre simbolo della passione e dell’amore, muta la sua valenza simbolica e diviene commemorativo del sangue delle vite che vengono spente a causa di ciò che amore non è. Per comprenderne meglio gli aspetti, ci siamo rivolti a <strong>Luigia Rosito</strong>, responsabile del <strong>Centro Antiviolenza Fabiana</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Il 17 luglio 2019 è stato approvato il Codice Rosso. Tra le finalità perseguite dalla legge, l’introduzione di una corsia “preferenziale” delle denunce aventi ad oggetto casi di violenza domestica e di genere. Ha riscontrato, nel corso del suo operato, un miglioramento nei tempi di risposta alle richieste di aiuto?</strong></p>



<p>Si, dall’introduzione del Codice Rosso le tempistiche rispetto all’assunzione delle informazioni da parte delle forze dell’ordine si sono notevolmente ridotte. Non sono stati quasi mai rispettati i 3 giorni previsti ma, comunque, nell’arco temporale di una settimana le donne vengono ascoltate preliminarmente.</p>



<p><strong>La Convenzione di Istanbul viene contraddistinta dalle cosiddette tre “p”: prevenzione, protezione, punizione; concretamente quindi prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime, impedire l&#8217;impunità dei colpevoli. Le finalità perseguite dal trattato trovano piena realizzazione all’interno delle realtà locali che abitiamo?</strong></p>



<p>Stiamo muovendo i primi passi. Siamo solo all’inizio. C’è da lavorare molto su ognuna delle “p” e nel nostro territorio le cose sono molto più difficili che altrove. Sulla prevenzione le iniziative si stanno sviluppando ed incrementando. C’è maggiore attenzione sul tema anche se diversi messaggi vengono, a mio parere, generalizzati senza analizzare nel dettaglio le peculiarità proprie di ogni caso, di ogni storia. Sul piano della protezione manca ancora un raccordo reale ed effettivo con tutti i soggetti istituzionali con i quali si dovrebbe cooperare per realizzare una protezione effettiva ed efficace della persona vittima di violenza. Impedire l’impunità dei colpevoli non è nostro compito ma compito dello Stato e della la legge, considerando altresì la previsione dell’inasprimento delle pene proposta nel Codice. </p>



<p><strong>E’ presente un canale di comunanza e collaborazione fra i diversi centri presenti nel territorio regionale o ciascun operato viene portato avanti in maniera autonoma?</strong></p>



<p>A livello di Centri Antiviolenza e Case Rifugio esiste un coordinamento regionale (CADIC – <em>Coordinamento Antiviolenza Donne Insieme Calabria</em>) che ha una funzione di rappresentanza a livello istituzionale. Ogni Centro Antiviolenza e Casa Rifugio risponde , a livello operativo, a criteri e principi ispirati al contrasto della violenza sulle donne, alla metodologia dell’accoglienza, alla libera autodeterminazione della donna, all’attuazione di percorsi individualizzati per la fuoriuscita dalla condizione di violenza subita.</p>



<p><strong>In base alla sua esperienza professionale, crede che l’autore della violenza sia mosso da “fratture identitarie” riconducibili alla propria storia e vissuto che possano aver trovato forti ripercussioni nel corso della vita adulta?</strong></p>



<p>Ogni storia di violenza si inserisce in un contesto culturale che la rende possibile. Senza definiti orientamenti culturali appresi non ci sarebbero comportamenti violenti. A partire da questa premessa, tra gli uomini violenti possiamo ritrovare qualsiasi caratteristica di personalità o “disturbo identitario”.</p>



<p><strong>Vittime di diversi episodi di violenza domestica sono spesso anche minori. Come viene oggi concretamente sviluppata la tutela dei soggetti più vulnerabili?</strong></p>



<p>Questo è un altro aspetto debole su cui lavorare. C’è molto da fare per aumentare la sensibilità degli adulti e la loro capacità nel saper riconoscere minori vittime di violenza. La crescente attenzione riservata al fenomeno della violenza assistita è stata  tradotta in un riconoscimento normativo da parte del legislatore penale, prima con la l. n. 119 del 2013 (legge sulla violenza di genere) e poi con la l. n. 69 del 2019 (c.d. codice rosso).  La legge del 2019, in particolare, è intervenuta sulla formulazione dell’art. <strong>572 c.p</strong>. che riconosce il minore di anni diciotto, che assiste ai maltrattamenti, come persona offesa dal reato. L’inserimento di un minore all’interno di una comunità di tipo familiare può essere disposto con modalità differenti a seconda che vi sia o meno il consenso dei genitori o del tutore. In particolare, può essere disposto dall’autorità amministrativa, quindi dal servizio sociale locale, laddove sussista il predetto consenso reso poi esecutivo con decreto dal giudice tutelare <em>(cosa abbastanza ardua quando viene mossa un’accusa in quanto sussiste nel nostro ordinamento la presunzione di innocenza) </em>o in mancanza di consenso dei genitori o del tutore, è necessario un provvedimento del tribunale per i minorenni. La prima forma di aiuto, come accennato, è offerta dalla rete delle relazioni più vicine per cui è sempre necessario non restare privi di riferimenti.</p>



<p><strong>Le misure di contenimento richieste negli ultimi mesi hanno registrato un aumento significativo delle richieste di aiuto. Una donna che non intenda esporre denuncia, può rivolgersi ad un centro Antiviolenza? E’ già presente nelle diverse realtà di pronto-intervento un sistema di messaggistica e non solo di chiamata?</strong><br>Si, le donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza Fabiana non devono per forza sporgere denuncia e possono iniziare un percorso di fuoriuscita dalla condizione di violenza. Il nostro Centro è raggiungibile attraverso ogni forma e canale di contatto oggi possibile: oltre ai tradizionali sistemi di chiamata e messaggistica, disponiamo di tutti i canali social oggi più diffusi. Anche il sito (<a href="http://www.mondiversi.it">www.mondiversi.it</a> nella sezione C.A.V.) permette di offrire assistenza e sostegno online tramite chat privata, operativa anche quando la chat risulta in modalità offline.</p>



<p><strong>Gli autori delle violenze vengono introdotti in percorsi terapeutici all’interno degli istituti penitenziari e case circondariali? Quanto il rifiuto del percorso terapeutico prospettato  incide sulla condotta futura, specialmente nei casi  di uno sconto di pena e quindi di un’uscita anticipata? </strong></p>



<p>Su questo argomento non ci sono dati precisi, ma è facile pensare che molti detenuti accettino un percorso di recupero per ottenere benefici e sconti di pena. Sarebbe necessario lavorare su una rieducazione del reo che prescinda dalla possibilità del beneficio di una espiazione ridotta della pena.</p>



<p><strong>Cosa, secondo lei, rende una persona libera e cosa augura alle donne che oggi vivono queste difficoltà?</strong></p>



<p>La libertà è una condizione per la quale la persona può decidere di pensare, esprimersi, agire, comportarsi senza costrizione alcuna, mediante una libera scelta. Ciò che auguro alle donne vittime di violenza è che riflettano sull’eventualità di aprirsi alle diverse possibilità che la vita presenta perché possano capire che esistono diverse alternative rispetto alla condizione in cui si trovano, al fine di sentirsi pienamente nella condizione di libertà finora negata da una relazione violenta.</p>



<p>Angela Servidio</p>
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		<title>Io sono un artigiano</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2020 05:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lui è Antonio, 84 anni, di Taranto.E&#8217; un calzolaio, da 50 anni a Milano e mentre parla, tra le rughe di vecchiaia, ha nel tono della voce la soddisfazione del lavoro che fa. Affianco a lui, ad aiutarlo, la moglie. L&#8217;uno per l&#8217;altra, da tutta la vita, mi dicono. Ha una piccola bottega in Ripa di Porta Ticinese, 111, vicino casa mia. Avevo cercato su Google, la sua pagina per niente aggiornata conteneva un numero di telefono e l’indicazione che [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Lui è Antonio, 84 anni, di Taranto.<br>E&#8217; un <a href="http://ventiblog.com/voglio-fare-limprenditore-il-mestiere-una-sfida-tra-tradizione-e-innovazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">calzolaio</a>, da 50 anni a Milano e mentre parla, tra le rughe di vecchiaia, ha nel tono della voce la soddisfazione del lavoro che fa. Affianco a lui, ad aiutarlo, la moglie. L&#8217;uno per l&#8217;altra, da tutta la vita, mi dicono. Ha una piccola bottega in Ripa di Porta Ticinese, 111, vicino casa mia. Avevo cercato su Google, la sua pagina per niente aggiornata conteneva un numero di telefono e l’indicazione che fosse “temporaneamente chiuso”. Chiamo e mi risponde questo signorotto super contento ed esclama: “<em>Ma vieni quando vuoi. Ti aspetto</em>”.</p>



<div style="height:24px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="499" height="960" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/1.jpg" alt="" data-id="26269" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/1.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=26269" class="wp-image-26269" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/1.jpg 499w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/1-156x300.jpg 156w" sizes="(max-width: 499px) 100vw, 499px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="720" height="960" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/2.jpg" alt="" data-id="26268" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/2.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=26268" class="wp-image-26268" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/2.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/2-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/2-640x853.jpg 640w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="960" height="858" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/3.jpg" alt="" data-id="26267" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/3.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=26267" class="wp-image-26267" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/3.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/3-300x268.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/3-640x572.jpg 640w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">Fonte: https://www.instagram.com/mr__e_hyde/</figcaption></figure>



<div style="height:25px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p>Ero di fretta, dovevo scappare a casa a finire un lavoro per domani. A Milano, anche adesso in piena crisi, le poche persone che sono in giro, hanno quella tipica movenza da “devo scappare”. Antonio parla tanto, ha voglia di comunicare, dare. Inizio a dirgli che posso aiutarlo nell’inserire i dati sull’orario di apertura, almeno, su Google. Meravigliato mi chiede: “<em>E chi mi ci ha messo?</em>”. Gli scatto questa foto e decidiamo di farla senza mascherina: “<em>Sono lontano e tanto la mascherina poi ce la togliamo, la foto la metti su internet, rimane!</em>”.<br><br>La sua bottega è piccola, totalmente sommersa di scarpe di ogni tipo e genere. Sono rimasto dentro un&#8217;ora a farmi raccontare la sua vita, i suoi sacrifici e le sue delusioni. &#8220;<em>Questo mondo va a rotoli, le scarpe fanno schifo e nessuno sorride più</em>&#8220;. Lavora dalle 8 alle 20, tutti i giorni. Assolutamente lontano dal lamentarsi, ammette di avere tanto lavoro, di avere bisogno di una mano e qualcuno a cui lasciare i suoi insegnamenti. E&#8217; alla ricerca di un &#8220;allievo&#8221; ma ha difficoltà a trovarlo, perché “nessuno lo vuole fare più” dice abbassando il tono.<br><br>Avrà ripetuto con enfasi, almeno 10 volte, &#8220;<em>Io sono un artigiano</em>&#8220;. Mi fa vedere i vecchi articoli in bianco e nero, gli articoli di una Milano che non c&#8217;è più, in cui lui, giovane e fiero, mostra le sue opere d’arte. La moglie mi racconta dei figli, dei valori che li hanno tenuti insieme, tra le non poche difficoltà. Mi parla di sincerità e rispetto. Rimane in silenzio e sorride, per più del tempo.<br><br>Luca Scarcelli </p>
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		<title>Una terapeuta influencer cresciuta nei luoghi dell’Università della Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dialoghi tra emozioni nel mondo reale e virtuale&#160; Meglio conosciuta come la terapeuta che disegna, Roberta Guzzardi, dopo aver conseguito la specializzazione come psicoterapeuta presso la Scuola di Arezzo diretta dal Dott. Giorgio Nardone,&#160; si proietta, nella sua duplice veste professionale, all’interno del nuovo e odierno scenario del web : oggi groviglio di tematiche eterogenee dal contenuto valoriale talvolta discutibile per veridicità e portata.&#160; Il mondo dell’internet&#160; diviene vetrina espositiva della passione artistica che sin da piccola la accompagna, ossia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Dialoghi tra emozioni nel mondo reale e virtuale&nbsp;</h2>



<p class="has-drop-cap">Meglio conosciuta come la terapeuta che disegna, <a href="http://www.robertaguzzardi.com/home/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roberta Guzzardi</a>, dopo aver conseguito la specializzazione come psicoterapeuta presso la Scuola di Arezzo diretta dal Dott. Giorgio Nardone,&nbsp; si proietta, nella sua duplice veste professionale, all’interno del nuovo e odierno scenario del web : oggi groviglio di tematiche eterogenee dal contenuto valoriale talvolta discutibile per veridicità e portata.&nbsp; Il mondo dell’internet&nbsp; diviene vetrina espositiva della passione artistica che sin da piccola la accompagna, ossia quella del disegno. Qui, dove virtuale e reale si incrociano, condivide ciò che nasce da una primaria e personale necessità di analisi e condivisione; non a caso il significato etimologico di ciò che oggi&nbsp; comunemente definiamo “social ” rimanda alla soddisfazione comune di bisogni sociali prospettati dalla teoria maslowiana. La finalità voluta e perseguita dai suoi lavori è volta a promuovere un percorso di auto-conoscenza&nbsp; di quelli che sono i&nbsp; processi interiori più profondi che abitano ciascuno di noi, attraverso un sentire comune a tutti ma ancora sconosciuto a molti. I suoi, sono disegni capaci di generare, nella persona dell’osservatore, interrogativi nuovi&nbsp; restituendo consapevolezze più chiare in risonanza&nbsp; con la propria storia e con il proprio vissuto. Finalità di intenti di nobile portata specialmente in relazione allo sviluppo delle attuali ed emergenti generazioni : i cosiddetti “nativi digitali”.&nbsp; Più comunemente noti come Generazione Alpha, sono i giovani che, lungo il corso naturale della propria crescita, hanno maturato un rapporto “simbiotico” con le tecnologie e quanto esse contengono.&nbsp; Evitare che un uso prolungato del touch screen prevalga sulle consapevolezze&nbsp; valoriali è uno degli intenti di carattere etico perseguiti da quanti utilizzano il web come veicolo di interazione comunicativa che, anziché togliere, apporta al reale&nbsp; contributi educativi e di significato validi .&nbsp; Intento che non incontra, tra l’altro, barriere di carattere anagrafico poiché volto a coinvolgere, ad ampio raggio, un ambiente popolato tanto da giovani quanto da adulti. Non emerge qui l’intento volto a demonizzare l’utilità che la tecnologia apporta alla vita,&nbsp; quanto piuttosto l’impiego e la finalità perseguiti.&nbsp; L’uso degli strumenti tecnologici, difatti, oltre che facilitare l’esplicazione delle ordinarie incombenze&nbsp; del quotidiano, assume valenza ausiliare negli ambiti più disparati che spaziano dalle discipline dell’Ingegneria medica agli studi il cui oggetto verte sui disturbi cognitivi dell’apprendimento; in tale prospettiva, il mondo della tecnica è l’unico mezzo capace di raggiungere concretamente quanti, abitando nelle aree più limitrofe, non hanno le medesime possibilità offerte al cittadino all’interno di un contesto invece urbano. Lo stesso mezzo ha favorito, a livello globale, la vicinanza nel periodo storico più delicato dell’anno. Nei mesi in cui l’esercizio delle libertà costituzionalmente tutelate&nbsp; è stato ridimensionato per ovvie ragioni di salute pubblica, la tecnica è stata per molti, se non per la quasi totalità, come paracadute aperto nel vuoto, eppure, il medesimo strumento diviene talvolta elemento di intralcio nello sviluppo dei legami sociali allorquando l’incontro vis à vis viene sacrificato nella sua interezza.&nbsp; Ciò nonostante, il concetto di “relazione sociale” acquisisce nell’attualità storica&nbsp; connotazioni nuove volte a realizzare una assetto sociologico che ripercorre i tratti teorici delineati dal sociologo Zygmunt Bauman nel passaggio che dall’era della modernità andava incontro a quello, che lui definì, della liquidità. In “ <em>La Politica</em>”, Aristotele descriveva l’uomo come animale sociale. In quanto tale, l’uomo è naturalmente portato ad effettuare criteri di paragone e confronto ma l’influsso generato da gran parte dei contenuti presenti nei social, aventi finalità a sfondo oggi prevalentemente commerciale, porta con sé il rischio di esaltare un culto della roba verghiano <em>&nbsp;&nbsp;(dal romanzo “Mastro don Gesualdo”</em>) capace di offuscare&nbsp; la necessità di un sentire personale che sfugge all’omologazione più fulgida. A dispetto delle previsioni affrontate, il ricorso alla cultura è reso, mai come oggi, indispensabile per una esigua cerchia di fautori del sapere. Protagonisti delle nuove offerte sono&nbsp; docenti, poeti, filosofi, artisti, musicisti. Ciò in cui crediamo è un risveglio delle coscienze capace di rendere l’utente soggetto attivo ed autorevole nelle scelte che adotta; un utente che sappia impiegare consapevolmente il suo tempo e che attraverso l’impiego della tecnologia contribuisca, per mezzo delle proprie abilità e capacità, alla creazione di valore!&nbsp;</p>



<p><img alt="foto articolo.PNG" src="https://lh5.googleusercontent.com/eeSSUVRsq-LbKHd-noRK3FFpsU-ZxymVoLk6FZmwY8HpcHze3_KBN7QDAI6Me0YcRV5MYku39BpYmsBHyACc0J_BbLR5DCo92ZjoSS5ic3f3L5KA9lAqQ0btiiK8AjLr4eJ-qpU" width="530" height="535"></p>



<p>Allo stesso modo, attraverso i suoi lavori, Roberta Guzzardi&nbsp; offre&nbsp; il proprio contributo. Lo fa partendo da un’analisi introspettiva che, come già accennato, è intima e dapprima personale. Lo sviluppo delle capacità di ascolto è accompagnato, nei disegni dell’artista, dalla figura amica del “mostro”, figura retorica che, nella psicologia analitica, viene comunemente descritta come “ombra”. Dall’aspetto innocuo e benevolo,&nbsp; il tenero amico mostra come l’accettazione delle parti maggiormente ostili, appartenenti alla propria persona, sia la premessa indispensabile per avviare un percorso di crescita personale che possa definirsi , nel tempo, redditizio. Nella mutevolezza delle storie affiora la presenza costante di una figura femminile dall’ aspetto&nbsp; profondamente affine a quello della sua autrice; d’altronde il prodotto artistico condiviso, risulta scaturire, come dichiara lei stessa, dalle ispirazioni che, dettate dal proprio vivere, vengono impreziosite poi dalle conoscenze degli studi compiuti. E’ un dialogo costante quello fra lei ed il mostro; un dialogo fatto di intuizioni, silenzi e nuove conoscenze che lasciano spazio e voce a figure che appaiono allorquando il ricordo ravviva qualcosa che richiede attenzione. Dal&nbsp; tratto, deciso ed essenziale, ciò che emerge dai suoi lavori è un invito alla cura, una disponibilità al sentire che cede il posto alla&nbsp; conoscenza delle emozioni tutte, anche di quelle impropriamente definite “negative” come la rabbia e la tristezza. Attraverso i social, gli stessi, scopro un’artista a me incredibilmente vicina. Figlia di uno dei docenti&nbsp; dell’Università della Calabria, Roberta trascorre alcuni anni della sua vita ad Arcavacata di Rende. Nel raccontarlo rievoca ricordi festosi di un’ infanzia, ridente e giocosa, spesa nel verde che fa da cornice ai quartieri del campus calabro. Nei racconti, l’impressione degli studenti,&nbsp; visti attraverso gli occhi di una bimba, che muta e che, ritrovandosi donna,&nbsp; si capovolge. Nei disegni, forse, a comparire è proprio la bambina che è stata o forse no; ma ciò che tale intuizione mi lascia è l’importanza di curare la parte bambina che appartiene a ciascuno di noi&nbsp; e, qualora questa sia stata perduta, la necessità di recuperarla.&nbsp; Un invito da declinare o cogliere? A noi la scelta.</p>



<p>Angela Servidio</p>
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		<title>Non è la mia Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2020 09:22:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Calabria, Terra Mia&#8221; di Muccino racconta di una Calabria patinata, idealizzata, scomparsa forse da trent&#8217;anni.Il mare verde smeraldo di Tropea &#8211; che nemmeno i Caraibi &#8211; è degno di una postproduzione che esaspera tutti i colori ambientali (e non).  Rappresentare i giovani con coppola e bretelle è come farsi la foto col centurione romano davanti il Colosseo, ricordare un passato ormai lontano. Bambini che giocano a pallone in cortile, millenial seduti su sedie in legno in mezzo alla piazza. In [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">&#8220;Calabria, Terra Mia&#8221; di Muccino racconta di una Calabria patinata, idealizzata, scomparsa forse da trent&#8217;anni.<br>Il mare verde smeraldo di Tropea &#8211; che nemmeno i Caraibi &#8211; è degno di una postproduzione che esaspera tutti i colori ambientali (e non). </p>



<p>Rappresentare i giovani con coppola e bretelle è come farsi la foto col centurione romano davanti il Colosseo, ricordare un passato ormai lontano.</p>



<p>Bambini che giocano a pallone in cortile, <em>millenial</em> seduti su sedie in legno in mezzo alla piazza. In Calabria non c&#8217;è niente di tutto ciò, solo gli anziani si comportano ancora così.</p>



<p>Per chi fraintendesse il mio pensiero: non sono d&#8217;accordo con il corto. Mantenere le tradizioni non implica che dobbiamo tornare a camminare con l&#8217;asinello, possiamo benissimo fare i registi o i social media manager preservando la nostra essenza. Non serve indossare bretelle e coppola.&nbsp;</p>



<p>I personaggi sono rappresentati come una brutta copia dei vecchi siciliani, quando abbiamo un dialetto e un abbigliamento completamente diversi.&nbsp;</p>



<p>Parlando dei paesaggi, invece, Tropea è meravigliosa, ma avrebbero potuto inquadrare gli scorci veri e propri, essendo uno dei borghi più belli d&#8217;Italia. O, ancora meglio, avrebbero potuto alternare scene a Tropea ad altre in località marine della provincia cosentina (Diamante, ad esempio, ha stradine bellissime).&nbsp;</p>



<p>Ma quello che fa riflettere non è la rappresentazione stereotipata &#8211; anche se voglio far notare che in Italia abbiamo migliaia di gesti per esprimere un concetto e in questo video ne esiste solo uno e usato anche gratuitamente. </p>



<p>Io dico &#8220;magari la Calabria fosse così&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Calabria Terra mia   di Gabriele Muccino 2020" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/zzTBgIBmgg0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>La tradizione, il dialetto&#8230; sono tutti aspetti ormai andati persi. Le nuove generazioni parlano solamente italiano, non conoscono i nostri dolci natalizi. Da una parte il capitalismo ci ha indotti a omologarci, dall&#8217;altra la sinistra inneggia al meticciato. Io dico che siamo tutti uguali, che una persona che migra nel nostro Paese debba mantenere i propri codici culturali (cibo, religione, ecc.) e che lo stesso Paese &#8220;ospitante&#8221; debba fare il possibile per rispettarli.</p>



<p>Il problema non è lo Stato, siamo proprio noi cittadini a ripudiare le nostre tradizioni. &#8220;Una cosa non esclude l&#8217;altra&#8221; mi si dice sempre, ma poi festeggiamo il Black Friday/San Patrizio senza degnare di uno sguardo il Carnevale.</p>



<p>Qualche sociologo direbbe che &#8220;l&#8217;identità è razzismo e negazione dell&#8217;altro&#8221;. Assolutamente no.</p>



<p>Pasolini voleva preservare una parte di Roma, le borgate e il suo dialetto. Ne &#8220;La Forma della Città&#8221; esprimeva le sue preoccupazioni riguardo l&#8217;imminente addio a palazzi e monumenti storici e, pochi mesi prima della sua morte, votò il Partito Comunista che portò avanti l’idea di salvaguardare la nostra cultura. Era la Roma di Sora Lella e Mario Brega, del sodalizio con Carlo Verdone.&nbsp;</p>



<p>Ormai è senso comune considerare &#8220;volgare” o “delinquente&#8221; chi parla in dialetto. La verità sta nel mezzo, esistono contesti formali che richiedono l&#8217;italiano e altri in cui si può parlare più liberamente. Di certo, se vado in azienda non faccio una presentazione in cosentino, ma se parlo con un anziano cresciuto in un paesino o con gli amici non discuto in maniera aulica.</p>



<p>Studenti calabresi che vanno in un&#8217;altra Regione e, dopo nemmeno due mesi, parlano finto romanaccio e come risultato fanno imbarazzare l&#8217;interlocutore (<em>cringe</em> diremmo in questi tempi di web).&nbsp;</p>



<p>C&#8217;è bisogno di saper usare ambedue i registri ma soprattutto di non vergognarsi delle proprie origini.</p>



<p>Uscite, parlate in dialetto, usate i nostri modi di dire, gesticolate a più non posso. All&#8217;estero amano la nostra cultura, ma non quella stereotipata e impostata. E, cosa più importante, la amano se non la facciamo morire. Il corto è falso, ma possiamo promuovere meglio la Calabria. Ovviamente, mantenendo le giuste tradizioni.</p>



<p>Contiamo anche il fatto che il denaro poteva essere meglio investito. Non chiamando un attore famoso per fare più visualizzazioni, ma concentrando i fondi nel reparto tecnico. Parliamo di promuovere le personalità calabresi, i giovani, gli ultimi, ma poi con quei milioni di euro ingaggiamo Muccino. Perché, invece, non investire in un giovane regista calabrese, per esempio?</p>



<p></p>



<p>Pierluca Gallo</p>
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		<title>Perché dovremmo preoccuparci delle materie prime critiche?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 18:27:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando tra marzo e maggio siamo stati più o meno tutti confinati nelle nostre case, senza poter uscire, nessuno o quasi si sarà accorto forse che c’era qualcos’altro che non poteva uscire e che non poteva muoversi dai propri cancelli: le materie prime. Alcune di queste materie prime, per lo più metalli necessari alla tecnologia, sono considerate critiche dalla Commissione Europea e i due terzi delle materie prime critiche arrivano in Europa dalla Cina. Ciò basti per immaginare i danni [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Quando tra marzo e maggio siamo stati più o meno tutti confinati nelle nostre case, senza poter uscire, nessuno o quasi si sarà accorto forse che c’era qualcos’altro che non poteva uscire e che non poteva muoversi dai propri cancelli: le materie prime. Alcune di queste materie prime, per lo più metalli necessari alla tecnologia, sono considerate critiche dalla Commissione Europea e i due terzi delle materie prime critiche arrivano in Europa dalla Cina. Ciò basti per immaginare i danni della pandemia di COVID-19 anche sul trasporto delle materie prime e sull’industria europea.</p>



<p>Le materie prime vengono classificate dalla Commissione Europea, insieme a diversi gruppi di esperti. É interessante sapere che i partecipanti e le riunioni di tali gruppi sono pure riportati nel <a href="https://rmis.jrc.ec.europa.eu/uploads/CRM_2020_Report_Final.pdf">rapporto pubblicato</a>, in segno di massima trasparenza.</p>



<p>La prima lista è stata pubblicata nel 2011 ed esaminava 41 materie prime, 54 nel 2014, 78 nel 2017 e 83 nel 2020. Di fatti, ogni tre anni vengono incluse nuove materie prime potenzialmente critiche ma che non necessariamente si rivelano tali: è il caso dell’idrogeno incluso per la prima volta nel 2020 e di crescente importanza per l’economia verde ma non critico perché prodotto più o meno facilmente in tutta Europa.</p>



<p>Le materie prime vengono classificate in base alla loro importanza economica (acronimo inglese EI) ma anche in base al rischio di rifornimento (acronimo inglese SR). Il rischio di rifornimento corrisponde al rischio di interruzione del rifornimento di una materia prima: esso si basa sulle risorse di un Paese e sulla sua capacità di import/export, ma è influenzato anche da singoli eventi come la pandemia di COVID-19. L’importanza economica si basa, invece, sull’importanza di quella materia per l’UE per applicazioni finite e sulle prestazioni di possibili sostituti in tali applicazioni.&nbsp;</p>



<p>I risultati dello studio di criticità del 2020 sono riportati in Figura 1, dove in rosso sono segnate le materie prime critiche. Una materia prima è considerata critica quando ha, allo stesso tempo, un rischio di rifornimento >1.0 e una importanza economica >2.8.</p>



<p><img src="https://lh5.googleusercontent.com/l2Ib-ukmNdTOol98g7aTpWABXJmmCiX6b4cvFXuymyxXbpvw21Ynmi6a2dTVbutvRkXLHk-06Yh5tHyna3suHcXdqfBbyTX5H_38g2XRR_sdwT-5-Z7USrgBxuZzemrjZ0Y_0p0" width="738.8203361034393" height="426.0038913488388"></p>



<p><em>Figura 1 • Risultati degli studi di criticità delle materie prime nel 2020. *HREEs è l’acronimo inglese di terre rare pesanti e *LREE è l’acronimo inglese di terre rare leggere</em></p>



<p>Alcune materie prime critiche sono note come il cobalto o i metalli del gruppo del platino. Ma perché il tungsteno è il metallo con l’importanza economica più alta? E cosa sono queste terre rare, che hanno anche il più alto rischio di rifornimento? Perché dopo tanto rumore sul ‘Green Deal’ presentato nel dicembre 2019, il carbone è diventato nel 2020 materia prima critica? E perché lo stronzio è diventato critico per l’Europa? Nei prossimi articoli, le risposte a questi quesiti!<br></p>



<p><strong>Autore: Martina Orefice</strong></p>



<div class="wp-block-columns">
<div class="wp-block-column" style="flex-basis:33.33%">
<p><img src="https://lh4.googleusercontent.com/HxSEOWdAQM1chXRk9PsjpwIVympAcdlXOEyXzMCB_YClo8asENrhk2y9lwVLzWoTGm8K0glvnlFqzrb_oxgh2nG2Wa8NLVKkXUDUWK3dBcOLsLM7IamgLALjCrqUrDD_ndYXKeY" width="306.1963963508606" height="304.0219352245331"></p>
</div>



<div class="wp-block-column" style="flex-basis:66.66%">
<p>Martina è nata e cresciuta a Napoli, in Italia, dove si è laureata alla Federico II in Scienze Ambientali (2010, triennale) e in Ingegneria Chimica (2012 e 2015). Nel 2019, ha conseguito un dottorato in Chimica alla KU Leuven di Lovanio, in Belgio, all’interno di un progetto europeo H2020-MSCA. E&#8217; impegnata nel gruppo di ricerca SOLVOMET, nonché nell’Insituto SIM<sup>2</sup> KU Leuven, in progetti europei per il recupero di metalli critici da risorse secondarie. La sua passione per le materie prime secondarie e per l’economia circolare viene da un gioco da tavola sul Pianeta Terra che l’ha portata, all’età di 10 anni, a decidere che quella sarebbe stata la sua strada.</p>
</div>
</div>
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		<title>DEMOCRAZIA A SORTE:OVVERO LA SORTE DELLA DEMOCRAZIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 05:15:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiamata alle urne del 20 e del 21 settembre ha registrato 25 milioni di votanti in tutta Italia. Un’affluenza insperata tenuto conto del contesto epidemiologico. Se qualcuno auspicava ad un trend di rinnovato vigore partecipativo, riecco che il balletto intorno alla legge elettorale è pronto a traghettare nuovamente gli animi degli italiani tra le nebbie del qualunquismo. &#160;Il via libero alla riforma elettorale era la condizione posta da Zingaretti per votare sì al referendum. I 5stelle avevano acconsentito impegnandosi [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La chiamata alle urne del 20 e del 21 settembre ha registrato 25 milioni di votanti in tutta Italia. Un’affluenza insperata tenuto conto del contesto epidemiologico. Se qualcuno auspicava ad un trend di rinnovato vigore partecipativo, riecco che il balletto intorno alla legge elettorale è pronto a traghettare nuovamente gli animi degli italiani tra le nebbie del qualunquismo.</p>



<p>&nbsp;Il via libero alla riforma elettorale era la condizione posta da Zingaretti per votare sì al referendum. I 5stelle avevano acconsentito impegnandosi a garantire un percorso rapido nella prima commissione Affari Costituzionali prima e poi in aula. Accordo sancito il 10 settembre, quando il testo base ottenne l’assenso di Pd e 5stelle.</p>



<p>Se Pd e 5stelle sono d’accordo nel votare un testo che preveda un sistema proporzionale alla tedesca con soglia la 5%, Renzi al contrario si oppone e nell’aria si intravede voglia di maggioritario.</p>



<p>&nbsp;“Il proporzionale non consente agli elettori di conoscere chi ha vinto la sera stesse delle lezioni” ovvero non è un sistema che dà ai cittadini il potere di decidere chi governa, dice Renzi. È una bizzarria tutta italiana che le ragioni addotte oggi da Italia Viva per sganciarsi dall’accordo sul proporzionale siano le stesse che nel lontano 93 diedero il via alla stagione bipolarista inaugurata da Silvio Berlusconi.</p>



<p>Ad una faccia corrisponde una proposta si diceva all’epoca. All’indomani dell’approvazione del sistema maggioritario, il Mattarellum, sono nate due grandi coalizioni che hanno scelto, prima delle elezioni, chi sarebbe stato il capo del governo. Sconfitta la proposta, la faccia si fa da parte. Nel 1994 Berluscon-Occhetto, nel ‘96 Berlusconi-Prodi, nel 2001 Berlusconi-Rutelli, nel 2006 Berlusconi e Prodi e cosi via. Il ‘93 non vide soltanto la fine del maggioritario, ma di un sistema politico. Da quel momento in avanti &nbsp;sarebbero nate due grandi colazioni, che avrebbero scelto, prima del voto, chi sarebbe stato il capo del Governo. I partiti, durante la campagna elettorale, hanno preso ad enfatizzare la propaganda intorno al candidato premier, mettendo il suo faccione nei manifesti elettorali ed il suo nome nei simboli che gli elettori trovavano sulla scheda elettorale. La propaganda all’epoca è stata “via il proporzionale, è il popolo che sceglie”, oggi recita &nbsp;“via il proporzionale, perché alimenta la logica dell’inciucio”.</p>



<p>Riflettendo su questo excursus non è allora una bizzarria tutta italiana che in un centrodestra che fa quadrato intorno al maggioritario, siano proprio Berlusconi e Forza Italia ad aprire al proporzionale lanciando il sasso nello stagno?</p>



<p>Quello che l’excursus di cui sopra rivela non sono soltanto le giravolte e i cambi di marcia dei volti politici nostrani, ma anche che la logica di funzionamento di un sistema democratico dipende dal combinarsi delle sue componenti.&nbsp; L’assetto istituzionale serve ad organizzare la sovranità elettorale e le istituzioni elettorali incanalano la sovranità all’interno dello stato.</p>



<p>Ecco spiegata la ragione per la quale le rose e le spine delle riforme costituzionali passano anche per la riforma delle leggi elettorali.</p>



<p>La proposta di revisione costituzionale Renzi Boschi&nbsp; del 2014 prevedeva il superamento del bicameralismo paritario, intervenendo con una radicale riforma del Senato, che avrebbe concorso paritariamente con l’altra camera all’attività legislativa solo in pochi determinati casi. Il problema per i sostenitori del no non era la riforma del Senato fine a se stessa, ma il combinato disposto con la legge di riforma elettorale, l’Italicum, che con un&nbsp; premio di maggioranza significativo, il doppio turno &nbsp;e i capolista bloccati nei collegi uninominali&nbsp; depauperava il Parlamento a favore dell’Esecutivo ed attribuiva un premio di maggioranza abnorme ad una lista, che inserita in un sistema tripolare, non rappresenta la maggioranza degli elettori ma soltanto la più forte delle minoranze.</p>



<p>L’Italicum imbrigliava il paese in una cornice bipolare, e non rischia di fare altrettanto oggi la scelta maggioritaria nella cornice nostrana che non potrebbe essere più tripolare tra Pd , m5stelle e centro destra? La ragione per la quale Zingaretti aveva fatto del proporzionale una condicio sine qua non per il si alla riduzione dei parlamentari, è che con un parlamento più piccolo senza il proporzionale, che offre una rappresentanza più equa ed un legislativo che ha il compito di dar voce a tutte le opzioni politiche presenti nella società, si rischia il venir meno del legame tra elettori e loro rappresentati ed un ritorno in auge di quelle modalità decisionali verticistiche che sono state bocciate dagli elettori col referendum del 2014.</p>



<p>Se intorno alla legge elettorale albeggia un clima di lotte intestine si rischia di alimentare da una parte un sentimento di frustrazione generato dalla disaffezione e dall’isolamento del cittadino rispetto ad una politica chiusa nei suoi sofismi ed impermeabile all’ascolto dei problemi “veri” delle persone, dall’altra un sentimento di indignazione che viene intercettato dai populismi che offrono la democrazia diretta e che si traduce quindi in un rifiuto dell’intermediazione politica.</p>



<p>È &nbsp;forse un caso che Grillo, proprio questi giorni,&nbsp; torni a tuonare che “uno vale uno”, e che questo sistema elettivo complicato, imperfetto e logoro, tanto varrebbe barattarlo con il sorteggio?</p>



<p>Ed ha ragione quando dice che la politica è complicata: è gran confusione, &nbsp;discussione, e fatica di tenere insieme interessi diversi. Sarebbe bello, però,&nbsp; che qualcuno gli rispondesse che politica, quella rappresentativa, è anche il genio di trovare una sintesi tra queste cose diverse. È la democrazia, bellezza!</p>



<p>Alessandra Cascone</p>
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		<title>Dove inizia la notte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2020 16:23:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[OPEN]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Portami dove inizia la notte,lì dove ogni cosa è più scura e silenziosa.Portami dove le parole sono mutee le voci si fanno sottili, come spilli. Le stelle sono aghi di luce,uniscono il cielo al mio corpoe tu sei come luna,candida sfera lattea,che di bianco m’illumina. Portami dove i sognisono più nitidi e il cielo ci accoglie.Conducimi lì dove i suonirestano tra i dentie gli occhi si svelano. Raccontami di mondi nuovi e distanti,dove i nostri profili si perdonoe ogni cosa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Portami dove inizia la notte,<br>lì dove ogni cosa è più scura e silenziosa.<br>Portami dove le parole sono mute<br>e le voci si fanno sottili, come spilli.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Le stelle sono aghi di luce,<br>uniscono il cielo al mio corpo<br>e tu sei come luna,<br>candida sfera lattea,<br>che di bianco m’illumina.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Portami dove i sogni<br>sono più nitidi e il cielo ci accoglie.<br>Conducimi lì dove i suoni<br>restano tra i denti<br>e gli occhi si svelano.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Raccontami di mondi nuovi e distanti,<br>dove i nostri profili si perdono<br>e ogni cosa diventa illusoria.</p></blockquote>



<p><br>Davide Uria</p>
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		<title>Utopia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 19:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[OPEN]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se fossi stella,potrei starmenesospesotra le altre stelle,a disegnarecostellazioni,nel blu profondodella notte. Se fossi astro,potrei splenderenel cieloe dall’alto restereia guardare,accarezzandol’aria. E invecesono carnelividada macello.Resto quaggiùa mirare le stelle,tra le coseterrene,tra la polveree i rovi. Davide Uria</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Se fossi stella,<br>potrei starmene<br>sospeso<br>tra le altre stelle,<br>a disegnare<br>costellazioni,<br>nel blu profondo<br>della notte.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>Se fossi astro,<br>potrei splendere<br>nel cielo<br>e dall’alto resterei<br>a guardare,<br>accarezzando<br>l’aria.</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>E invece<br>sono carne<br>livida<br>da macello.<br>Resto quaggiù<br>a mirare le stelle,<br>tra le cose<br>terrene,<br>tra la polvere<br>e i rovi.</p></blockquote>



<p>Davide Uria</p>
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