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	<title>Pillole di economia &#8211; Venti Blog</title>
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		<title>Il Recovery Fund: se l’Europa fa l’Unione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 05:51:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scenario economico-politico degli ultimi mesi ed in particolar modo degli ultimi giorni è stata letteralmente dominata dall’argomento Recovery Fund. Quello raggiunto nella notte tra lunedì 20 e martedì 21 luglio è un accordo di portata storica, non solo per un aspetto puramente finanziario ma soprattutto in termini di socialità e di unità all’interno dell’Unione Europea. Probabilmente, questo giorno sarà in futuro letto sui libri di storia. Il Consiglio Europeo che ha portato al raggiungimento di un’intesa fra i diversi [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Lo scenario economico-politico degli ultimi mesi ed in particolar modo degli ultimi giorni è stata letteralmente dominata dall’argomento Recovery Fund. Quello raggiunto nella notte tra lunedì 20 e martedì 21 luglio è un accordo di portata storica, non solo per un aspetto puramente finanziario ma soprattutto in termini di socialità e di unità all’interno dell’Unione Europea. </p>



<p>Probabilmente, questo giorno sarà in futuro letto sui libri di storia. Il Consiglio Europeo che ha portato al raggiungimento di un’intesa fra i diversi Paesi facenti parte dell’Unione ha preso il via, a Bruxelles, nella mattina di venerdì 17 luglio. Sono state necessarie, dunque, 96 ore di febbrili discussioni e trattative che hanno visto schierati da una parte i Paesi del sud Europa, tra cui l’Italia, maggiormente investiti dalla recente pandemia di Covid 19, dall’altra i Paesi del nord definiti “frugali”, capeggiati dall’Olanda, per loro fortuna poco colpiti, e, pertanto, poco propensi ad accorrere in aiuto degli altri Stati. </p>



<p>Il lockdown ha avuto un impatto sonoro su molte economie. Il PIL italiano nel 2020, secondo le stime della Commissione Europea, crollerà dell’11,2%, per poi risalire del 6.1% nel 2021. Analogamente l’intera Eurozona vedrà una contrazione del PIL in media dell’8,7% nel 2020 con crescita del 5,8% nel 2021. Il dato italiano deriva con molta probabilità dal fatto che il nostro Paese è stato il primo a subire la pandemia e, dunque, il primo a dover ricorrere alla misura della quarantena obbligatoria. </p>



<p>Il Recovery Fund è una parte, sicuramente la più corposa, della risposta che l’Europa offre alla crisi economico-finanziaria innescata dall’emergenza sanitaria, purtroppo ancora in corso, e che spiegherà i suoi effetti anche nei mesi a venire. Questa misura di aiuti per le singole economie nazionali si inserisce nel contesto di “Next Generation EU”, piano di aiuti che sarà ricompreso nel prossimo bilancio dell’Unione Europea. Il fondo di recupero, tema cardine dell’ultimo Consiglio Europeo, è un fondo finanziato tramite l’emissione di titoli del debito pubblico comunitario dell’Unione. La struttura finanziaria del Recovery Fund è di 750 miliardi di euro, secondo quanto proposto della presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen, con un incremento di 250 miliardi rispetto al piano iniziale proposto da Germania e Francia. Questo stanziamento sarà suddiviso in 390 miliardi di euro concedibili sotto forma di sovvenzioni agli Stati membri, e 360 miliardi che saranno concessi sotto forma di prestiti, con l’obbligo quindi di rimborso per i riceventi. </p>



<p>L’Italia riceverà 209 miliardi di Euro, di cui 81,8 miliardi saranno erogati come sovvenzioni e 127,2 come prestiti. Riceverà circa il 28% dell’intero piano. Inizialmente, il nostro Paese sperava di ottenere 174 miliardi, di cui 85 a fondo perduto e 89 sotto forma di debito, quindi, alla fine, il Consiglio ha previsto un aumento degli aiuti per il rilancio della nostra economia di circa 35 miliardi. </p>



<p>L’importanza di quanto accaduto lunedì notte sta nel fatto che per la prima volta dell’Unione è stato introdotto un meccanismo di condivisione del debito da parte degli Stati membri. Finora i Paesi del nord, i cosiddetti Paesi a tripla A nel rating, con la Germania in testa, erano sempre stati restii ad aderire a qualsiasi strumento di questo tipo. In questa situazione, invece, sembra che la cabina di regia dell’operazione sia stata guidata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel. Per la prima volta si assiste ad una svolta solidale dell’Europa. Il raggiungimento di tale accordo sembra addolcire la strada che potrà portare ad una vera unione fiscale, perché il Recovery Fund sarà sottoposto alla legislazione della Commissione Europea. La stessa Commissione Europea vigilerà quindi sull’utilizzo che i singoli Stati faranno di tali fondi e potrà essere investita di un vero e proprio ruolo di tesoreria. Del resto appare singolare come possa esistere l’unione monetaria senza l’unione fiscale. </p>



<p>Una condizionalità relativa all’utilizzo di questi aiuti è legata alla presentazioni di articolati piani di riforma che dovranno essere improntati anche verso una digitalizzazione delle economie ed alla difesa del clima. Nessun Paese membro dell’Unione potrà porre il proprio veto sullo sfruttamento delle risorse da parte degli altri Stati, sarà la Commissione che a maggioranza darà il via libera a quanto deciso dai singoli governi. Il premier olandese Rutte pur spingendo molto sul diritto di veto non è riuscito ad ottenere quanto richiesto in sede di negoziato. I Paesi frugali dal canto loro hanno ottenuto delle riduzioni in relazione alla loro partecipazione al bilancio dell’Unione. </p>



<p>Next Generatione Eu comprende anche il <em>MES</em>, il cosiddetto “fondo salva Stati” che non prevede condizionalità per le sole spese legate alla sanità, ed i cui fondi disponibili sono di 240 miliardi di euro; il fondo <em>Sure</em>, contro la disoccupazione, che prevede uno stanziamento di circa 100 miliardi di euro per finanziare le sole casse integrazioni nazionali; le linee di credito <em>BEI</em>, ovvero una linea di credito garantita dalla Banca Europea, che prevede la possibilità di mutualizzare i costi sostenuti per gli investimenti dagli Stati membri, con un’assunzione di garanzia da parte dei Paesi meno indebitati, con prevede uno stanziamento da 200 miliardi di euro. Da queste tre misure l’Italia potrebbe ottenere in caso di attivazione rispettivamente ulteriori 37, 20 e 40 miliardi di euro, sotto forma di prestiti. Altra misura da non tenere nell’ombra è quella del programma di investimenti della BCE, che già nel mese di Marzo ha messo in campo risorse per 750 miliardi, cui è stato aggiunto un nuovo “Quantitative Easing” da 660 miliardi di euro. </p>



<p>Il QE è la possibilità per la BCE di acquistare titoli del debito pubblico emessi dai singoli Stati membri, in modo da finanziare gli Stati emittenti, ed evitare oscillazioni in termini spread che, come sappiamo, non pochi problemi ha causato alle singole economie nazionali. Il QE venne introdotto nel contesto del nostro continente nel 2015, dall’allora presidente della Banca Centrale Europea, a corredo della famosa frase “<em>Whatever it takes</em>”, cioè l’impegno che Draghi si assunse a salvare l’Unione Europea dall’implosione economica ponendo in essere qualsiasi tipo di misura. </p>



<p>L’intesa raggiunta sul Recovery Fund sembra poterci ricollocare all’interno della Comunità Europea, che negli ultimi anni sembrava scontrarsi con gli interessi dei singoli Stati membri. Sembrano finalmente lontani i tempi del “<em>Ce lo chiede l’Europa</em>”, relativamente ai diversi sacrifici che anche l’Italia dovette affrontare per uscire dalla palude della crisi economica del 2008/2009. L’Europa sognata dai fondatori, di cui l’Italia fu da sempre promotrice, deve essere realmente degna del premio Nobel ricevuto nel 2012 per “<em>aver contribuito all&#8217;avanzamento della pace della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani</em>”. Il derby inscenato tra europeisti e sovranisti perde di significato, così come non ha senso parlare di vittoria italiana o sconfitta olandese poiché in un contesto di emergenza come quello attuale si vince solo remando tutti nella stessa direzione. Si vince solo giocando da squadra. Allo stesso modo può essere fuorviante pensare che l’Italia grazie a questi fondi rimetta a posto qualsiasi problema, piuttosto bisogna capire che gli aiuti europei sono sicuramente utili ma è necessario sfruttarli in maniera adeguata. Non saper cogliere questa sfida potrebbe essere drammatico per la nostra economia. Quindi, la partita ancora è tutta da giocare.</p>
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		<title>Buon compleanno John Nash: pioniere della Teoria dei giochi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“A volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio”. Questa frase di Italo Calvino sembrerebbe descrivere alla perfezione una parte della nozione di equilibrio, introdotta nella teoria dei giochi dal matematico americano John Nash. Lo stesso Nash accolse la frase di Calvino come capace di rappresentare, parzialmente, la sua innovazione durante un’intervista concessa a Piergiorgio Odifreddi de L’Espresso nel 2008. Nash, nato il 13 giugno 1928 a Bluefield e morto in un incidente [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“A volte nella vita non riusciamo a raggiungere il meglio, ma almeno possiamo evitare il peggio”.</p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Questa frase di Italo Calvino sembrerebbe descrivere alla perfezione una parte della nozione di equilibrio, introdotta nella <strong>teoria dei giochi </strong>dal matematico americano <strong>John Nash</strong>. Lo stesso Nash accolse la frase di Calvino come capace di rappresentare, parzialmente, la sua innovazione durante un’intervista concessa a Piergiorgio Odifreddi de L’Espresso nel 2008. </p>



<p>Nash, nato il 13 giugno 1928 a Bluefield e morto in un incidente d’auto a Monroe il 23 maggio del 2015, venne insignito nel 1994 del <strong>premio Nobel per l’economia</strong> per i suoi studi di matematica applicati alla Teoria dei giochi. E’ considerato dalla critica uno dei geni più innovativi ed originali di tutto il secolo scorso ed inserirlo, oggi, tra i soli&nbsp; matematici potrebbe apparire riduttivo. John Forbes Nash è stato un grande economista, ma soprattutto ha fatto scuola per il suo modo, molto spesso ritenuto singolare, di affrontare i problemi e giungere ad una soluzione in maniera elegante e talvolta insolita. <strong>Egli sovvertì la convinzione che per l’apprendimento fossero necessarie le lezioni universitarie</strong> nel college di Princeton ritenendo più importanti le osservazioni empiriche. Sempre a Princeton ebbe la fortuna di incontrare Albert Einstein e John Von Neumann e, probabilmente, il loro modo di pensare e di interpretare la realtà matematica influenzò nettamente gli studi di Nash.</p>



<p>La vita di questo grande scienziato contemporaneo è stata messa in risalto dal film “<strong><em>A beautiful mind</em></strong>”,&nbsp; uscito nel 2001 e diretto da Ron Howard, vincitore di 4 Golden Globe e altrettanti premi Oscar. Proprio come il film, in cui Nash è interpretato magistralmente da Russell Crowe, anche la carriera dello stesso genio statunitense fu costellata di premi e riconoscimenti per i suoi studi. Il film sembra essere solo sfiorato dalla “Teoria dei Giochi”, sebbene ad un’analisi più approfondita risultano evidenti i riferimenti a questa branca matematico-economico-comportamentale della società, di cui Nash fu profondo innovatore. </p>



<p><strong>La Teoria dei Giochi</strong> può essere definita come una disciplina della matematica applicata, che <strong>analizza le decisioni comportamentali dei soggetti</strong>, soprattutto economici, che possono trovarsi <strong>in relazione di conflitto o collaborazione</strong> gli uni con gli altri. Una delle ipotesi che stanno alla base delle Teoria dei Giochi è la <strong>razionalità </strong>dei comportamenti di questi “giocatori”. Per razionalità si intende la finalizzazione delle scelte di ognuno alla realizzazione del massimo profitto. Appare evidente come le decisioni di un soggetto possano influire sia sulle scelte che sul guadagno dell’altro e viceversa. Si ipotizza, allora, che i due soggetti possano essere 2 aziende che si contendono una fetta più o meno ampia del mercato ed ecco come <strong>la Teoria dei Giochi appare in grado di aderire perfettamente alla realtà</strong>.</p>



<p>Potremmo adattarla anche a qualsiasi tipo di situazione in cui vi siano 2 potenziali giocatori che possono cooperare (giochi non competitivi) o competere tra loro (giochi competitivi). Dunque, la Teoria dei Giochi <strong>può essere applicata sia al gioco degli scacchi che all’ipotesi di scoppio della Terza Guerra Mondiale</strong>. Due concetti basilari per quanto riguarda questa disciplina sono il <em>se</em>, che implica la prima mossa o scelta da effettuare, e l’<em>allora</em>, che indica invece la decisione di risposta </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-style-large"><p>(se X gioca A, allora Y giocherà B). </p></blockquote>



<p>Altro presupposto è la conoscenza per tutti gli attori delle regole del gioco e, nel caso di giochi che si ripetono nel corso del tempo, l’insieme delle decisioni del singolo giocatore si definisce <strong>strategia</strong>. In base alla scelte intraprese e alle conseguenti decisioni dell’altro giocatore sarà possibile ottenere un “<strong>pay-off</strong>” o guadagno.</p>



<p>Il guadagno ottenibile può essere positivo, negativo o nullo. <strong>I giochi si diranno “a somma zero”</strong>, se il guadagno di un giocatore corrisponde ad una perdita di pari importo dell’altro. La vincita ottenibile è matematicamente definita da una funzione, la funzione dei pay-offs, che rappresenta il massimo ottenibile dai contendenti in funzione dei loro comportamenti. <strong>Un gioco si dirà cooperativo</strong>, quando tra i contendenti non vale la regola del “<em>mors tua, vita mea</em>” e l’interesse alla cooperazione è maggiore rispetto a quello per la competizione. Vi potrà essere tra i giocatori la volontà di associarsi per ottenere ciascuno un pay-off maggiore e non vi sarà alcuna tendenza allo scontro. Qui sorgeranno degli accordi tra i giocatori definiti vincolanti ed il desiderio comune di rispettarli. Affinchè ciò avvenga è necessario che i guadagni ottenuti da chi opera in coalizione siano sempre maggiori rispetto ai guadagni ottenuti da chi ne sta fuori (basti pensare alle motivazioni che spinsero l’uomo primitivo a vivere in società piuttosto che in solitaria). <strong>I giochi non cooperativi</strong>, invece, sono quelli maggiormente ricorrenti laddove vi è la possibilità di guadagnare qualcosa a discapito degli altri. Ai giocatori non è data la possibilità, o non vi è la convenienza, di stipulare alcun accordo vincolante con gli altri. Per risolvere tale tipologia di giochi, dei quali fu considerato pioniere,<strong> John Nash ideò nel 1954 la nozione di Equilibrio</strong> secondo la quale </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l&#8217;equilibrio c&#8217;è, quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme». </p></blockquote>



<p>Secondo Nash, dunque, una situazione di equilibrio è quella in cui <strong>nessun giocatore ha interesse a modificare unilateralmente la sua scelta, poiché da tale modifica non trarrebbe alcun vantaggio</strong>, stanti le mosse degli altri contendenti.</p>



<figure class="wp-block-embed alignfull is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p>L’equilibrio di Nash non è da confondere con la definizione di <strong>ottimo paretiano, o equilibrio Pareto-efficiente. </strong>Questa definizione, offerta dallo studioso italiano Vilfredo Pareto, prevede che l’allocazione delle risorse a disposizione di un determinato sistema sia ottimale e tale che nessuno dei contendenti possa ottenere un miglioramento della sua condizione senza peggiorare la situazione dell’altro. L’ottimo paretiano può essere applicato all’economia, poiché è una situazione raggiungibile nelle diverse tipologie di mercato. Confrontando l’ottimo paretiano con l’equilibrio di Nash, si può verificare che l’innovazione introdotta dallo studioso americano nel 1954 mise in crisi le concezioni del filosofo scozzese <strong>Adam Smith</strong>, considerato il padre della moderna economia. Smith sosteneva che se un individuo persegue il proprio interesse personale, non potrà che accrescere il benessere della collettività. Nash, invece, mise in discussione questa teoria, poiché se ogni individuo persegue unicamente il suo interesse la collettività raggiunge un punto di equilibrio che non coincide necessariamente con l’ottimo paretiano. Sostanzialmente, se ogni giocatore considera solo la sua funzione di massimo guadagno, l’equilibrio che si raggiunge può coincidere con un’allocazione delle risorse inefficiente per la collettività, pur rappresentando un punto di equilibrio fra i giocatori. <br>Riprendendo la frase di Calvino<strong> l’ottimo paretiano è il meglio ma l’equilibrio di Nash consente di evitare il peggio.</strong> </p>



<p>John Nash, come si evince chiaramente dal film, combattè per tutta la vita con la schizofrenia che ne limitò la vita sociale e lo costrinse anche ad un periodo di ricovero in ospedale. La sua grandezza consistette anche nel riuscire a convivere con la malattia, ad accettarla ed a condurre la sua carriera accademica. Questo particolare avvalora la tesi del filosofo tedesco Nietzsche secondo la quale </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Bisogna avere un caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.</em></p></blockquote>
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		<title>Coronavirus: le misure a protezione dell’economia italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 20:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’escalation di eventi degli ultimi giorni ha partorito, come sappiamo, una serie di atti governativi che, di colpo, hanno stravolto la vita di ognuno di noi per il lasso di tempo che &#8211; si spera &#8211; va fino al 3 Aprile. A risentirne in maniera indubbia però non sono esclusivamente le abitudini del singolo individuo, cui viene tolta la possibilità di mangiare fuori casa la pizza il sabato sera piuttosto che frequentare il centro commerciale di domenica pomeriggio (in fondo [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’escalation di eventi degli ultimi giorni ha partorito, come sappiamo, una serie di atti governativi che, di colpo, hanno stravolto la vita di ognuno di noi per il lasso di tempo che &#8211; si spera &#8211; va fino al 3 Aprile. A risentirne in maniera indubbia però non sono esclusivamente le abitudini del singolo individuo, cui viene tolta la possibilità di mangiare fuori casa la pizza il sabato sera piuttosto che frequentare il centro commerciale di domenica pomeriggio (in fondo si tratta di 3 sabati e 3 domeniche); la grande sconfitta rischia di subirla l’intero tessuto economico italiano. La già fragile &#8211; perché è forte ancora l’eco della crisi del 2008 &#8211; economia italiana naufragherà secondo Standard &amp; Poor’s nuovamente in recessione nel corso del 2020, con una contrazione del PIL dello 0,3%. Ancora peggiore la stima di Moody’s che prevede una decrescita dello 0,5% a causa del Covid-19. Questo però non deve stupire particolarmente poiché la chiusura o il blocco delle attività, anche per un arco temporale di 3 settimane, rischia di determinare una parziale paralisi dell’economia italiana.</p>



<p class="has-drop-cap">Grande impatto mediatico e sensazionale ha avuto l’hashtag lanciato sulla rete #iorestoacasa, ma è necessario chiedersi anche <strong>chi risponderà di tutto ciò?</strong> <strong>Il black out </strong>dovuto al rischio contagio, che è l’unica misura da adottare in tempi ridottissimi, <strong>quanto costerà </strong>in termini di incassi per le singole attività, in termini di liquidità per le famiglie e che impatto può avere sul prodotto interno lordo nazionale? Ed ancora, qual è la risposta governativa a questa situazione pericolosa? Plurime e forti sono le richieste di aiuto verso l’esecutivo</p>



<p>Un’indagine FIPE (Federazione italiana pubblici esercizi) ha stimato una perdita di fatturato del 30% per quasi il 60% degli esercizi interessati, una perdita compresa tra il 10 ed il 30%, per il 30% delle attività, con una perdita media in termini di fatturato del 30%. Confesercenti stima una perdita legata ai consumi, entro giugno, di circa 4 miliardi di euro e poiché queste rilevazioni sono state effettuate precedentemente alla firma degli ultimi DPCM, lo scenario che ci si prospetta, quindi, non può che essere peggiore. Ulteriore benzina sul fuoco sono state le parole della presidente della BCE Christine Lagarde nella giornata di giovedì 12 Marzo, che non solo non ha annunciato alcun taglio dei tassi d’interesse da parte della Banca Centrale, ma ha addirittura dichiarato che la riduzione dell’ormai famoso, da anni, spread non è compito del banchiere centrale. Queste parole hanno determinato la peggior chiusura nella storia dal 1998 ad oggi della Borsa di Milano con un tonfo del 16,9% ed uno schizzo in avanti del differenziale a quota 251 punti, nella giornata di giovedì 12 marzo. Per mettere un riparo a questo evidente errore della Presidente Lagarde sono intervenute le parole della Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen che il 13 Marzo ha dichiarato la massima tolleranza da parte della Commissione per le spese effettuate dagli stati membri per porre rimedio all’emergenza coronavirus, escludendole dal deficit di bilancio.</p>



<p><strong>Per fare un po’ di chiarezza in queste parole</strong> che possono sembrare dotate di tecnicismo proviamo a vedere nel dettaglio le misure adottate dal governo italiano con l’agognato, dai diversi soggetti economici, <strong><em>decreto Cura Italia </em></strong>del 16 marzo.</p>



<p>Un primo dato rilevante riguarda la portata della normativa che mette a disposizione dell’economia italiana <strong>25 miliardi di euro</strong> ed attiva, di fatto, in base alle parole del presidente Conte, flussi finanziari per 350 miliardi. Ad accompagnare la firma del decreto è stata la promessa che questo prima intervento servirà unicamente a tamponare l’emergenza in corso, e nel mese di aprile avremo nuove misure che serviranno a rilanciare gli investimenti ed a ricostruire il tessuto economico nazionale.</p>



<p>Per quanto riguarda le misura adottate in concreto, in primo luogo sono stati <strong>sospesi tutti i versamenti e gli adempimenti sia fiscali che contributivi, previsti per lo stesso 16 marzo</strong>, con una differenziazione in ordine al fatturato di ciascun impresa o partita Iva. Le imprese con fatturato Iva 2019 inferiore a 2 milioni di euro e quelle operanti nel settore dello sport, arte cultura, ristorazione, trasporto, assistenza ed educazione usufruiscono della sospensione fino al 31 maggio 2020 dei suddetti versamenti, le grandi imprese, invece, godono di una traslazione molto leggera fino al 20 marzo. Sospesi sono anche gli adempimenti contributivi per lavoratori domestici in scadenza nel periodo tra il 23 febbraio ed 31 maggio. I versamenti sospesi, inoltre, potranno essere effettuati a partire da maggio anche in 5 rate. Per quanto riguarda invece gli adempimenti tributari, diversi da versamenti e ritenute da effettuare tra l’8 marzo ed il 31 maggio, il rinvio è al 30 giugno.</p>



<p>Altro punto importante, per quanto riguarda il sistema bancario, riguarda lo <strong>stanziamento di 500 milioni di euro per il fondo solidarietà mutui prima casa</strong>, e la previsione dell’estensione per 9 mesi anche a liberi professionisti e lavoratori autonomi che dimostrino di aver subito un calo del fatturato di almeno 1/3 rispetto all’ultimo trimestre.</p>



<p>Anche il <strong>fondo di garanzia per le PMI (piccole e medie imprese) risulta implementato di ulteriori 5 miliardi di euro</strong>.</p>



<p>Per quanto riguarda le <strong>famiglie, le misure riguardano i genitori lavoratori dipendenti con figli di età inferiore a 12 anni</strong>, per essi è prevista un’estensione del congedo parentale con indennità al 50% della retribuzione per 15 giorni. È stato, altresì, previsto un “bonus baby sitter” per massimo di 600 euro, estendibili a 1000 per gli operatori sanitari e gli operatori delle forze dell’ordine, misura questa necessaria per contravvenire ai problemi legati alla chiusura delle scuole ed all’impossibilità per alcune di categorie di lavoratori di poter badare ai figli.</p>



<p>Misure importantissime sono quelle adottate, giustamente, a sostegno dei<strong> lavoratori dipendenti. </strong>Ai datori di lavoro che riducono la loro attività a causa della situazione contingente è data facoltà di presentare la domanda per beneficiare del nuovo trattamento di cassa integrazione ordinario che sostituisce il trattamento ordinario di integrazione salariale e l’accesso all’assegno ordinario di solidarietà, a partire dal 23 febbraio per 9 settimane, sempre a partire dal 23 febbraio sono sospese le procedure di licenziamento. A partire dal mese di marzo sono estesi a 12 i giorni di permesso retribuito, e per i mesi di marzo ed aprile passano da 3 a 12 le giornate retribuite di cui beneficia chi usufruisce della legge 104. È stato istituito un ulteriore bonus di 100 euro per i soggetti che in questi due mesi continuano a lavorare in sede.</p>



<p>Per <strong>partite Iva attive alla data del 23 febbraio, Co.co.co., lavoratori agricoli, del settore dello spettacolo e del turismo</strong> è stato istituito un indennizzo pari a 600 euro per il mese di marzo.</p>



<p>Altri 3,5 miliardi sono stati <strong>destinati all’emergenza sanitaria</strong>, con la previsioni di assunzioni necessarie ed immediate, il potenziamento delle dotazioni di dispositivi medici come mascherine e guanti, la possibilità di assumere medici ed infermieri militari.</p>



<p>Ancora, è stato previsto un <strong>credito di imposta</strong> nella misura del 60% del canone di locazione sugli immobili da categoria C/1 per gli esercenti attività di impresa.</p>



<p>Non siamo capaci di dire se e quanto queste misure saranno efficaci per fare da tampone all’emorragia economica che rischia di scaturire dal Covid 19 ma sembrano sicuramente un buon punto di partenza per tentare di sopperire alle esigenze di tutti. Quel che appare certo è che ad emergenza finita, sperando che cessi al più presto, sarà necessario che tutta l’Italia metta in campo le sue energie e la sue forze migliori perché avremo nuovamente bisogno di uno sforzo collettivo per avviarci verso la crescita economica.</p>
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		<title>Trump e Brexit, quando meno per meno (o più per più), fa più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 08:47:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso politici e giornalisti di tutto il mondo hanno pronosticato la fine del mondo nel caso alcune votazioni avessero portato a determinati risultati. Per poi essere, quasi sempre, smentiti. Per la nota legge matematica, moltiplicando due numeri negativi (o due positivi), il risultato è un numero positivo. Negli ultimi giorni sembra proprio che questa legge matematica possa essere applicata alle notizie di attualità. Le più eclatanti, quelle relative al voto sulla Brexit, all&#8217;andamento della sterlina e alle elezioni americane. Durante l&#8217;ultima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso politici e giornalisti di tutto il mondo hanno pronosticato la fine del mondo nel caso alcune votazioni avessero portato a determinati risultati. Per poi essere, quasi sempre, smentiti.</p>
<p><strong>Per la nota legge matematica, moltiplicando due numeri negativi (o due positivi), il risultato è un numero positivo</strong>. Negli ultimi giorni sembra proprio che questa legge matematica possa essere applicata alle notizie di attualità.</p>
<p>Le più eclatanti, quelle relative al voto sulla Brexit, all&#8217;andamento della sterlina e alle elezioni americane.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-10251 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/euro_dollaro_sterlina-300x162.jpg" alt="euro_dollaro_sterlina" width="300" height="162" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/euro_dollaro_sterlina-300x162.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/euro_dollaro_sterlina.jpg 505w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Durante l&#8217;ultima settimana, <strong>la sterlina ha acquisito valore</strong> contro il dollaro così come contro l&#8217;euro e l&#8217;inattesa vittoria di Trump sembra aver portato bene alla moneta di Sua Maestà. Il motivo sarebbe da ricercare nel fatto che Trump abbia in mente di tornare ad avere ottimi rapporti con l&#8217;Inghilterra e che a differenza di Obama, sembri poco interessato a mantenere la coesione interna dell&#8217;UE.</p>
<p>L&#8217;intenzione di Trump di ritirare le truppe dall&#8217;Est Europa, potrebbe portare i membri UE a  dover chiedere aiuto alla Gran Bretagna per mantenere gli impegni su questi territori, in quanto nessun governo sarebbe disposto ad aumentare la spesa per la difesa.</p>
<p>L&#8217;intervento della Grand Bretagna avverrebbe certamente a prezzo di posizioni meno rigide e per lei più favorevoli nei trattati con l&#8217;Europa per l&#8217;accesso al mercato comune.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-10252 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-300x214.jpg" alt="trump" width="300" height="214" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-300x214.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-1024x731.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump.jpg 1180w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;esito delle elezioni degli USA infine, preoccupa  molto la Germania, poiché il neopresidente sarebbe orientato verso una politica protezionistica, che colpirebbe le importazioni. Di conseguenza la Germania potrebbe perdere due importanti mercati di sbocco qualora non venissero ratificati buoni trattati di commercio con le nazioni al di fuori dell&#8217;UE: Stati Uniti e Gran Bretagna.</p>
<p>Tutte queste valutazioni unite alla convinzione che l&#8217;esito delle elezioni americane comporti un rafforzamento dei movimenti anti europeisti e un indebolimento dei governi europei, ha portato ad un rafforzamento della sterlina, anche se il cambio contro il dollaro resta più basso del 15% rispetto alla data precedente alle elezioni.</p>
<p>Vediamo <strong>quindi </strong>che<strong> due avvenimenti da molti ritenuti negativi</strong> (la Brexit e la vittoria di Trump in America) <strong>potrebbero invece portare a risultati positivi per il mercato</strong> nel suo complesso. Altri invece potrebbero semplicemente vedere questi avvenimenti come prodotto di due quantità positive, che potrebbero (e sicuramente lo faranno) ridisegnare il mondo e gli equilibri politico-economici come li conosciamo in maniera del tutto positiva.</p>
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		<title>Quali sono gli scenari dopo il voto per la Brexit?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 04:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 23 Giugno i cittadini britannici si sono espressi riguardo la permanenza della nazione nell&#8217;UE e con circa il 52% dei voti, hanno scelto la Brexit. Come sempre accade quando si scelgono strade mai percorse, si aprono ora diversi scenari per il Regno Unito e per l&#8217;Europa. Occorre però sottolineare che per una procedura di uscita dall&#8217;UE potrebbero volerci fino a poco più di due anni, durante i quali si negozieranno nuovi trattati e si arriverà a nuovi accordi riguardo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 Giugno i cittadini britannici si sono espressi riguardo la permanenza della nazione nell&#8217;UE e con circa il 52% dei voti, hanno scelto la Brexit.</p>
<p>Come sempre accade quando si scelgono strade mai percorse, si aprono ora diversi scenari per il Regno Unito e per l&#8217;Europa.</p>
<p>Occorre però sottolineare che per una procedura di uscita dall&#8217;UE potrebbero volerci fino a poco più di due anni, durante i quali si negozieranno nuovi trattati e si arriverà a nuovi accordi riguardo la circolazione di persone e merci.</p>
<p>Tra le ragioni che hanno spinto gli inglesi a votare a favore dell&#8217;uscita dall&#8217;UE, ci sono:</p>
<ul>
<li>la volontà di controllare maggiormente il flusso migratorio proveniente dai Paesi UE, che desta preoccupazioni in quanto spesso gli immigrati accettano di lavorare a basso costo, facendo diminuire i salari.</li>
<li>La volontà di uscire dalla burocrazia europea, che impone troppe restrizioni in molti campi impedendo all&#8217;economia di decollare.</li>
<li>La possibilità di eliminare i costi da sostenere per restare nell&#8217;UE (circa 20 miliardi di sterline all&#8217;anno a fronte di 7 ricevuti).</li>
</ul>
<p>Non ultima, c&#8217;è sicuramente una ragione puramente politica: quella di dare un messaggio ai governanti, votando contro la politica e i partiti, per esprimere lo scontento di un&#8217;intera Nazione.</p>
<p>A questo punto, si aprono diversi scenari per il Regno Unito.</p>
<p>Il primo è quello di una ripresa dell&#8217;economia. Questa si potrebbe verificare nel caso si riuscissero a prendere accordi commerciali convenienti non solo con l&#8217;UE, ma anche con Paesi quali USA, Cina, India, Giappone e Australia, unitamente con l&#8217;implementazione di adeguate politiche per l&#8217;immigrazione che non privilegino più i cittadini UE.</p>
<p>Il secondo scenario è quello secondo cui nel medio-lungo termine non cambierà molto rispetto ad oggi. Gli eventuali peggioramenti nelle relazioni con l&#8217;UE (che non necessariamente saranno una conseguenza della Brexit, stando alle dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale sostiene che non si dovrà essere &#8220;troppo duri&#8221; con la Gran Bretagna), saranno compensati da miglioramenti nelle relazioni con gli altri Paesi. Tuttavia fin quando le nuove relazioni non saranno chiare e i nuovi accordi raggiunti, ci sarà un periodo di incertezza risultante nel calo del valore della sterlina e nell&#8217;arresto degli investimenti esteri nel breve termine.</p>
<p>Il terzo scenario è quello del crollo dell&#8217;economia britannica. Questo si potrebbe verificare in caso di relazioni pessime con l&#8217;UE non bilanciate da migliori relazioni con altri Paesi, che porterebbero il Regno Unito ad una crisi a causa dell&#8217;impossibilità di accedere a costi contenuti a beni e servizi.</p>
<p>Dal punto di vista UE invece, cosa comporta l&#8217;uscita del Regno Unito?</p>
<p>Innanzitutto dal punto di vista politico, potrebbe essere incrinata l&#8217;idea di Unione, favorendo i movimenti anti-europeisti dei diversi Paesi. Altra conseguenza sarà un aumento dei contributi dovuti dagli Stati Membri per compensare la perdita del 13 miliardi di sterline netti di contribuzione inglese. Secondo Standard&amp;Poor&#8217;s, prendendo in esame le esportazioni verso il Regno Unito, tra i Paesi che più rischiano di subire effetti negativi dalla Brexit ci sono Germania, Francia e Lussemburgo, mentre in coda troviamo Italia e Austria. D&#8217;altro canto, la Brexit potrebbe portare gli Stati Membri ad adottare una politica fiscale comunitaria, fino ad ora impossibile da mettere in pratica anche a causa del Regno Unito, che non è mai entrato a far parte neanche dell&#8217;Unione monetaria.</p>
<p>Il voto del 23 Giugno è sicuramente stato un evento storico importantissimo, che probabilmente sancirà la fine dell&#8217;Europa come la conosciamo. Adesso non sarà più possibile tornare indietro e tutti i cittadini di tutte le nazioni saranno sicuramente chiamati a decidere se questa Europa ha ragion d&#8217;essere per come è stata concepita in tempi ormai lontani o se invece andrebbe rivista ed aggiornata per far fronte alla situazione socio-economica attuale, per poter rilanciare in modo deciso l&#8217;economia degli Stati membri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Economia del petrolio nel mondo. E in Basilicata?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 04:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il petrolio è la commodity per eccellenza dei giorni nostri e, per quanto si stia cercando di sviluppare tecnologie per l&#8217;utilizzo di fonti energetiche alternative e pulite, fornisce insieme al gas e al carbone ancora oltre la metà dell&#8217;energia consumata al mondo. Innanzitutto occorre ricordare che il petrolio è una risorsa non rinnovabile e che secondo molti studiosi si esaurirà in fretta. E proprio per questo, una volta deciso di sfruttare un giacimento in qualsiasi parte del mondo, ciascun governo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il petrolio è la commodity per eccellenza dei giorni nostri e, per quanto si stia cercando di sviluppare tecnologie per l&#8217;utilizzo di fonti energetiche alternative e pulite, fornisce insieme al gas e al carbone ancora oltre la metà dell&#8217;energia consumata al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto occorre ricordare che il petrolio è una risorsa non rinnovabile e che secondo molti studiosi si esaurirà in fretta. E proprio per questo, una volta deciso di sfruttare un giacimento in qualsiasi parte del mondo, ciascun governo dovrebbe avere il buon senso di utilizzare i ricavi derivanti dall&#8217;utilizzo di questa risorsa per garantire un futuro (ma anche opportunità concrete nel presente) alla popolazione locale e nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo capitolo degli Appunti, vogliamo condividere l&#8217;esperienza di tre Paesi nell&#8217;utilizzo dei ricavi del petrolio.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-8283 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/images.jpe" alt="images" width="282" height="179" />Uno dei più grandi giacimenti di petrolio del mondo si trova in Norvegia, Paese che ha avuto nell&#8217;arco di 20-30 anni una crescita economica enorme che lo ha portato a diventare uno dei Peasi più ricchi ed avanzati del mondo. Tuttavia, nel 2001 il petrolio nel Mare del Nord iniziò a diminuire. Proprio in previsione dell&#8217;esaurimento dei giacimenti, nel 1990 il governo norvegese istituì il Fondo Petrolio Norvegese, gestito dalla banca centrale norvegese. L&#8217;obiettivo del Fondo è quello di gestire in modo efficiente i proventi del petrolio e di risparmiare il denaro guadagnato, a fronte di investimenti futuri. Il responsabile del fondo Sovrano conferma che gli investimenti vengono effettuati soltanto all&#8217;estero per diversificare il rischio e che vengono fatti prendendo come orizzonte temporale il lunghissimo periodo. In questo modo si compra quando i mercati scendono, diversificando l&#8217;investimento. Secondo alcuni analisti tuttavia, fondi di questo tipo stanno contribuendo alla volatilità dei prezzi del greggio, ragion per cui il Fondo Monetario Internazionale e l&#8217;OCSE ne stanno studiando gli effetti sui mercati globali, mentre l&#8217;UE pensa di introdurre delle regole sugli investimenti possibili, non sempre del tutto trasparenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro esempio di utilizzo dei ricavi del petrolio e del gas naturale, è quello del Quatar, che ha investito in infrastrutture, ricerca&amp;sviluppo, turismo, trasporti, energia, servizi finanziari e welfare, adottando politiche innovative di lungo periodo e incentivando negli ultimi tempi anche il settore green e dei prodotti e servizi tecnologici. Puntando su questi ultimi settori, il Paese si vuole assicurare un futuro prospero una volta che i giacimenti di combustibili fossili andranno in esaurimento, come testimonia anche il fatto che siano molto incentivati gli investimenti stranieri nel Paese e le joint venture con le società locali.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-8285 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/download-300x160.jpe" alt="download" width="300" height="160" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/download-300x160.jpe 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/04/download.jpe 308w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />L&#8217;ultimo esempio che vogliamo fornirvi è quello del Medio Oriente. Qui i ricavi provenienti dallo sfruttamento dei ricchi giacimenti di petrolio vengono sfruttati dagli Stati principalmente per potenziare i propri arsenali militari. La restante parte, viene utilizzata per la &#8220;modernizzazione&#8221; dei Paesi, attraverso la costruzione di grandi infrastrutture quali strade, aeroporti, porti ed ospedali, anche se un reale miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni è ancora lontano, principalmente perché i proventi del petrolio rimangono concentrati nelle mani di pochi nobili ed affaristi che controllano il settore.</p>
<p style="text-align: justify;">Come utilizzare quindi i proventi dell&#8217;oro nero presente nella nostra Italia, in Basilicata? Poiché le trivelle non si fermeranno, con buona pace degli ambientalisti, la popolazione locale potrà riuscire a trarre almeno qualche beneficio dallo sfruttamento del proprio territorio che non sia quello di vedersi riconosciuto un misero bonus idrocarburi, neanche fosse un contentino per tener buoni i votanti alle prossime elezioni?</p>
<p style="text-align: justify;">I proventi del petrolio nella regione vengono ad oggi utilizzati per finanziare lo stato sociale: sistema sanitario, università, programmi di forestazione, diminuzione delle bollette energetiche e costo della benzina, un fondo di garanzia delle imprese. Ma cosa potrebbe succedere quando i giacimenti si esauriranno?</p>
<p style="text-align: justify;">A tal proposito, sarebbe bene che i governi regionali e nazionali prendessero decisioni volte a portare effetti positivi veri sia a breve che a lungo termine per le popolazioni locali, investendo in maniera mirata nella ricerca e sviluppo di tecnologie rinnovabili o aiutando le imprese del territorio a modernizzarsi per arrivare all&#8217;efficienza o ancora meglio all&#8217;autosufficienza energetica; si potrebbe incentivare l&#8217;agricoltura biologica, la salvaguardia dell&#8217;ambiente e del territorio per quanto possibile. Un po&#8217; per bilanciare il danno fatto dalle trivelle, un po&#8217; per garantire un futuro al territorio una volta esauriti i giacimenti. Puntare sul settore green mentre viene trivellato il tuo cortile può sembrare una contraddizione, ma razionalmente la transizione energetica sta avvenendo e ci sarà, che noi arriviamo preparati o meno. Quindi perché non provare a sfruttare in modo intelligente quello che oggi minaccia di distruggere l&#8217;ecosistema di una delle regioni più belle d&#8217;Italia?</p>
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		<title>Che cos&#8217;è il bail-in e come funziona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 05:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per questo mese con i nostri appunti di economia, vogliamo focalizzarci su un argomento molto discusso nelle ultime settimane, ma che ancora disegna espressioni perplesse sul volto di molti: il bail-in. Il bail-in o salvataggio interno, è una misura di &#8220;risoluzione&#8221; delle crisi bancarie, che le Autorità di risoluzione, nel nostro caso la Banca d&#8217;Italia possono decidere di attivare in caso di crisi di una banca al fine di risanarne la situazione il più in fretta possibile. Le nuove regole [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per questo mese con i nostri appunti di economia, vogliamo focalizzarci su un argomento molto discusso nelle ultime settimane, ma che ancora disegna espressioni perplesse sul volto di molti: il bail-in.</p>
<p>Il bail-in o salvataggio interno, è una misura di &#8220;risoluzione&#8221; delle crisi bancarie, che le Autorità di risoluzione, nel nostro caso la Banca d&#8217;Italia possono decidere di attivare in caso di crisi di una banca al fine di risanarne la situazione il più in fretta possibile.</p>
<p><img class="size-full wp-image-8011 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/banca-ditalia.jpe" alt="banca d'italia" width="256" height="192" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/banca-ditalia.jpe 256w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/banca-ditalia-80x60.jpe 80w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" />Le nuove regole europee per fronteggiare eventuali crisi bancarie si basano sull&#8217;idea di fondo che, come nelle altre imprese, il costo della crisi debba essere sostenuto dall&#8217;interno. Ma come funziona il bail-in?</p>
<p>Come spiega la guida Abi-consumatori, in caso di crisi bancaria, il capitale viene ricostituito utilizzando in maniera totale o parziale le azioni e altri strumenti finanziari posseduti dagli investitori della banca. Se questo non fosse ancora sufficiente, si passerebbe alle obbligazioni non garantite e in seguito ai depositi di privati e PMI superiori a 100.000 euro, soltanto per la parte eccedente questa soglia. Unica garanzia rimane quella che l&#8217;eventuale perdita per i creditori della banca non potrà mai essere superiore a quella che si avrebbe in caso di liquidazione (cioè chiusura) della banca stessa.</p>
<p>Il principio è quello che chi possiede gli strumenti finanziari più rischiosi, sarà il primo a risentire di una eventuale crisi della banca. Pertanto, le azioni sono al primo posto, come anche le azioni di risparmio e le obbligazioni convertibili, seguite dai crediti non garantiti (come le obbligazioni bancarie non garantite). Dal 2019 i depositi superiori a 100.000 euro seguiranno gli strumenti precedentemente elencati, mentre ora sono equiparate ai crediti non garantiti.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-8014 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/images-300x160.jpe" alt="images" width="300" height="160" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/images-300x160.jpe 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/images.jpe 307w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />E&#8217; importante sottolineare che i depositi sotto il 100.000 euro non potranno essere intaccati, così come le obbligazioni garantite, i debiti della banca e i depositi dei clienti presso la banca (come ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) e che per quanto riguarda i conti cointestati, il tetto sarà di 200.000 euro in caso di due intestatari. Al contrario, in caso di un solo intestatario che possiede più conti, la cifra complessiva garantita sarà comunque 100.000 euro.</p>
<p>Ricordiamo ad ogni modo, che prima di arrivare al bail- in, vi sono altre fasi previste dalla normativa di cui questa misura fa parte, la BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive): la Banca d&#8217;Italia potrà intervenire anche durante la normale operatività della banca al fine di pianificare le eventuali azioni da intraprendere in caso di crisi e/o con azioni preventive calibrate in base alle criticità rilevate nella banca con misure ad esempio di rimozione e nomina di amministratori temporanei.</p>
<h2 class="abstract"></h2>
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		<title>Inquinamento ed economia: come e perché sono indissolubilmente legati</title>
		<link>https://ventiblog.com/inquinamento-ed-economia-come-e-perche-sono-indissolubilmente-legati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 07:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando pensiamo all&#8217;economia, generalmente ci vengono in mente banche, imprese e mercati finanziari. Quando pensiamo all&#8217;inquinamento ci vengono in mente auto, industrie ed emissioni di anidride carbonica. Come possono questi due concetti essere legati? Semplice: l&#8217;inquinamento è una tipica esternalità negativa, che si verifica quando l&#8217;attività di produzione o di consumo di un soggetto influenza negativamente il benessere di un altro, senza che questi ne riceva una compensazione. L&#8217;inquinamento rappresenta un insuccesso del mercato e gli economisti mostrano come abbia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/inquinamento-ed-economia-come-e-perche-sono-indissolubilmente-legati/">Inquinamento ed economia: come e perché sono indissolubilmente legati</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando pensiamo all&#8217;economia, generalmente ci vengono in mente banche, imprese e mercati finanziari.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando pensiamo all&#8217;inquinamento ci vengono in mente auto, industrie ed emissioni di anidride carbonica.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-7403 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/Inquinamento-300x215.jpg" alt="Inquinamento" width="300" height="215" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/Inquinamento-300x215.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/Inquinamento-768x552.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/Inquinamento-1024x735.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/Inquinamento.jpg 1100w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Come possono questi due concetti essere legati? Semplice: l&#8217;inquinamento è una tipica <em>esternalità negativa</em>, che si verifica quando l&#8217;attività di produzione o di consumo di un soggetto influenza negativamente il benessere di un altro, senza che questi ne riceva una compensazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inquinamento rappresenta un insuccesso del mercato e gli economisti mostrano come abbia un altissimo valore economico. Per dimostrarlo, vengono utilizzati degli indicatori che &#8220;ribaltano&#8221; su vari settori economici i costi dell&#8217;inquinamento, come gli impatti sulla salute umana, traducendo in valori monetari i tassi di mortalità e morbilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-7402 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/cop21.jpe" alt="cop21" width="240" height="167">Si tratta chiaramente di una definizione molto ristretta, in quanto non vengono considerate le variabili relative agli impatti dei possibili cambiamenti climatici, che oggi sono molto importanti, come mostrano i risultati della Conference of the Parties (Cop21) tenutasi a Parigi questo dicembre, in cui&nbsp;185 Paesi si sono riuniti per trovare un accordo sul clima, in modo da riuscire a mantenere l&#8217;aumento della temperatura globale al di sotto dei 2°C. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario&nbsp;tagliare le emissioni del 50-70% entro il 2050 e gli accordi di Parigi rappresentano un buon punto di partenza in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Tenendo in considerazione tutte o anche soltanto alcune delle variabili citate, si arriverebbe ad avere un costo altissimo dell&#8217;inquinamento, concentrato in pochi settori industriali. Addirittura alcuni settori industriali provocano più danni in termini di&nbsp;inquinamento rispetto al valore aggiunto prodotto ai prezzi di mercato. Questo non vuol dire che si debba smettere di utilizzare l&#8217;energia elettrica, ma soltanto che i consumatori pagano un prezzo troppo basso per questo tipo di energia, poiché non si considerano i costi esterni legati alla produzione. Tenendo conto di questi costi, il prezzo effettivo sarebbe altissimo, tale probabilmente da portare ad una drastica riduzione dell&#8217;utilizzo di questi beni.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-7404 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/risparmio-energetico.jpe" alt="risparmio energetico" width="259" height="194" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/risparmio-energetico.jpe 259w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/01/risparmio-energetico-80x60.jpe 80w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" />Tipicamente, in economia, per controbilanciare gli insuccessi del mercato, si ricorre a tasse sull&#8217;inquinamento o ad un sistema di quote di emissione scambiabili su un mercato, che portino alla formulazione di un prezzo corretto. Entrambi questi sistemi sono stati ad oggi messi in piedi, in primis in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;inquinamento, è quindi diventato da alcuni anni un oggetto economico, sperando che i mercati possano riuscire ad arginare il fenomeno del surriscaldamento globale, con il dovuto aiuto dei governanti e delle istituzioni internazionali, che dovrebbero&nbsp;aiutare la ricerca, lo sviluppo e soprattutto la diffusione di tecnologie a minore impatto ambientale e sempre più a risparmio energetico, in modo da garantire alle nuove generazioni un pianeta pulito, quasi quanto quello che i nostri antenati hanno trovato.</p>
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		<title>Economia di guerra: i mercati finanziari dopo gli attentati di Parigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Nov 2015 07:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra, si sa, può trainare l&#8217;economia. In molti sostengono che dopo una grande crisi, debba venire una grande guerra, pur sperando che non sia così. A poco più di due settimane dai terribili fatti di Parigi, dalle dichiarazioni di Hollande e dai bombardamenti francesi in Medio Oriente, i mercati finanziari reagiscono in maniera razionale al contesto politico, mostrando un forte aumento del prezzo delle azioni di industrie belliche. Appena un giorno dopo gli attentati, le azioni delle più importanti aziende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La guerra, si sa, può trainare l&#8217;economia. In molti sostengono che dopo una grande crisi, debba venire una grande guerra, pur sperando che non sia così.</p>
<p style="text-align: justify;">A poco più di due settimane dai terribili fatti di Parigi, dalle dichiarazioni di Hollande e dai bombardamenti francesi in Medio Oriente, i mercati finanziari reagiscono in maniera razionale al contesto politico, mostrando un forte aumento del prezzo delle azioni di industrie belliche.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="wp-image-7064 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/industria-delle-armi-300x200.jpg" alt="industria-delle-armi" width="303" height="203" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/industria-delle-armi-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/industria-delle-armi-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/industria-delle-armi.jpg 460w" sizes="(max-width: 303px) 100vw, 303px" />Appena un giorno dopo gli attentati, le azioni delle più importanti aziende di produzione di equipaggiamenti militari, hanno visto crescere il valore delle proprie azioni di ben tre punti percentuali. Non fa eccezione Finmeccanica, miglior titolo di Piazza Affari della settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">Per contro, è stato osservato un crollo delle azioni delle società che operano nel settore turistico (Air France ha perso il 5,67%) e del lusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli analisti di Credit Swisse hanno ipotizzato che a trarre vantaggio da questa situazione, potrebbero essere invece le società di home entertainment, in quanto la gente sarà meno propensa ad uscire di casa dopo gli attentati di Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un simile andamento nei mercati si era avuto dopo l&#8217;11 settembre. L&#8217;ipotesi resta comunque che gli effetti saranno di breve durata, almeno per quanto riguarda i crolli osservati, come già emerge dai segni di ripresa mostrati da alcune azioni del comparto turistico e del lusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi le guerre si combattono anche in campo finanziario ed è sempre sconcertante prendere atto di quanto avvenimenti terribili come quelli di Parigi possano avere effetti forti e non trascurabili su tutti gli aspetti delle nostre vite.</p>
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		<title>Legge di Stabilità: finalmente tagli alle tasse?</title>
		<link>https://ventiblog.com/legge-di-stabilita-nuovi-tagli-alle-tasse-che-non-tagliano-le-tasse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2015 08:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni, nei palazzi di governo, si sta molto discutendo di legge di stabilità e di come apportare una revisione alla spesa pubblica che permetta di tagliare le tasse al fine di dare sostegno all&#8217;economia. La spending review del professore di economia politica alla Bocconi, Roberto Perotti, prevedeva un taglio delle spese dei ministeri e ad altri enti per circa 10 miliardi. Inutile dire che se è complicato trovare il modo di tagliare in maniera non lineare e quanto più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi giorni, nei palazzi di governo, si sta molto discutendo di legge di stabilità e di come apportare una revisione alla spesa pubblica che permetta di tagliare le tasse al fine di dare sostegno all&#8217;economia.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-6792 alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/spending-review-300x150.jpe" alt="spending review" width="300" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/spending-review-300x150.jpe 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/spending-review.jpe 318w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La spending review del professore di economia politica alla Bocconi, Roberto Perotti, prevedeva un taglio delle spese dei ministeri e ad altri enti per circa 10 miliardi. Inutile dire che se è complicato trovare il modo di tagliare in maniera non lineare e quanto più possibile efficace ed equa la spesa pubblica, ancor più difficile è mettere i tagli in pratica, soprattutto quando si ha a che fare con governi che, in vista delle elezioni, vorrebbero accontentare tutti per assicurarsi voti nel breve periodo e poco importa se questo al Paese non farà bene nel medio-lungo periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">La spending review, secondo gli ultimi aggiornamenti, si aggirerà su una cifra intorno ai 5-6 miliardi e comporterà principalmente tagli ai ministeri (per circa 3,4 miliardi), effettuati in percentuale fissa e perciò catalogabili come semi-lineari. Altri 1,8 miliardi saranno garantiti da un (parziale) mancato aumento dei fondi per la sanità, mentre il nuovo meccanismo per la centralizzazione degli acquisti, permetterà un risparmio per circa 218 milioni, cifra decisamente inferiore rispetto a quella prevista inizialmente che si aggirava tra 1,5 e 2 miliardi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questi tagli si aggiunge, nella bozza presentata da circa una settimana, un&#8217;ulteriore voce di 3 miliardi di tagli, indicata come &#8220;maggiori efficientamenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà di importanza non certo marginale riuscire a capire a cosa questa voce faccia riferimento, poiché gli 8 miliardi totali rappresentano l&#8217;unica vera copertura di una manovra per oltre i due terzi in deficit. La tabella allegata al Documento programmatico di Bilancio, mostra che dei tagli certosini ipotizzati dal prof. Perotti e da Gutgeld, è rimasto ben poco, sostituiti dai tagli lineari ai quali siamo ormai abituati.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche le Regioni subiranno dei tagli e dovranno garantire il pareggio di Bilancio, lasciando ai singoli governatori la possibilità di decidere se tagliare ulteriormente la sanità o se orientarsi verso la riduzione delle spese su consulenza, uffici o sedi.</p>
<p style="text-align: justify;">A cosa serviranno questi tagli? Cosa andranno a finanziare? Ciò che la legge dovrebbe prevedere è il taglio delle tasse, a partire da quelle sulla prima casa. La riduzione di imposta, dovrebbe aggirarsi sui 22,8 miliardi di euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-6793 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/tasse-di-taglio-21465420-296x300.jpg" alt="tasse-di-taglio-21465420" width="296" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/tasse-di-taglio-21465420-296x300.jpg 296w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/tasse-di-taglio-21465420-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/tasse-di-taglio-21465420-300x305.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/tasse-di-taglio-21465420.jpg 400w" sizes="(max-width: 296px) 100vw, 296px" /></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; tuttavia importante precisare che i tagli di imposta effettivi sarebbero ben minori di quelli calcolati. Infatti il totale include anche il mancato aumento dell&#8217;IVA e delle accise causato dallo scattare delle clausole di salvaguardia, che ammonterebbero a circa 16 miliardi. In questo modo, se dai circa 19,8 miliardi di tagli (calcolati senza tener conto delle entrate una tantum derivanti dal rientro dei capitali- circa 2 miliardi- e imposte temporanee e permanenti sui giochi per circa 1 miliardo) si sottraggono i 16,8 delle clausole di salvaguardia, si ottiene una riduzione di tasse che ammonta effettivamente a soli 3 miliardi, circa lo 0,2% del PIL.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-6791 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/efficienza-300x188.jpg" alt="efficienza" width="268" height="167" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/efficienza-300x188.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/efficienza-768x482.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/efficienza-400x250.jpg 400w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/efficienza.jpg 881w" sizes="(max-width: 268px) 100vw, 268px" />Questi calcoli, portano a chiedersi se effettivamente non siamo di fronte ad una spending review e ad una riduzione della spesa e delle imposte fittizia e puramente contabile. Se la risposta dovesse essere positiva, come potrebbero i cittadini continuare a credere nel governo? E, cosa altrettanto grave, come potrebbero i mercati e le istituzioni globali continuare a credere nel Paese? Prima o poi sarà necessario operare una vera revisione della spesa, con veri tagli delle tasse. C&#8217;è da chiedersi perché rimandare ciò che non può essere posticipato e perché ostinarsi a scavare la fossa, se ad oggi ci sarebbe già la possibilità di iniziare a risalire. Come al solito, la conclusione è la stessa: all&#8217;Italia servono politici che abbiano come obiettivo non quello di vincere le prossime elezioni, ma che vogliano fare soltanto gli interessi del Paese e dei cittadini.</p>
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