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	<title>IN EVIDENZA &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Centri Storici Italiani: Luoghi Da Vivere o Da Affittare?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Hotel o appartamento?&#8220;: è una delle domande più comuni che in questo periodo dell&#8217;anno milioni di persone si pongono una volta deciso di mettersi in viaggio. La lotta tra questi due tipi di vacanza instauratasi negli ultimi anni non si limita più alla discussione sulla colazione inclusa o sulla presenza di un parcheggio custodito a meno di 500 metri dalla struttura. E&#8217; ben più profonda, e si intreccia con la quotidianità di migliaia di persone che vivono, sgomitano tra la [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap has-text-align-left">&#8220;<strong>Hotel o appartamento?</strong>&#8220;: è una delle domande più comuni che in questo periodo dell&#8217;anno milioni di persone si pongono una volta deciso di <strong>mettersi in viaggio</strong>. La lotta tra questi due tipi di vacanza instauratasi negli ultimi anni non si limita più alla discussione sulla colazione inclusa o sulla presenza di un parcheggio custodito a meno di 500 metri dalla struttura. E&#8217; ben più <strong>profonda</strong>, e si intreccia con la quotidianità di migliaia di persone che <strong>vivono</strong>, <strong>sgomitano tra la calca</strong> che affolla i voli dei loro piccoli borghi, difendono i territori dagli strascichi <strong>dell&#8217;incuria ambientale</strong> che flussi di turisti lasciano dopo la <em>sosta-foto</em>, o che sono state <strong>pian piano costrette ad allontanarsi</strong> dagli edifici storici e luoghi di interesse per via dei prezzi astronomici. In alcuni casi il prezzo <strong>è ancora più alto</strong>, come quello pagato da <a href="https://tg24.sky.it/cronaca/2025/07/11/gaia-costa-morta-investita-porto-cervo-chi-era" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gaia</a>, 24enne investita da un suv l&#8217;8 Luglio in pieno giorno a Porto Cervo mentre andava a lavorare come baby sitter.</p>



<p class="has-text-align-left">Lotta profonda ma anche diffusa, a tal punto che il 15 giugno <strong>in tutta Europa</strong> si sono concretizzate manifestazioni di protesta coordinate (dell&#8217;associazione <em>Southern Europe Network Against Touristification</em>) contro il fenomeno dell&#8217;<strong>overtourism</strong>. </p>



<p><strong>Barcellona</strong>,<strong> Venezia</strong>,<strong> Palma di Maiorca</strong>,<strong> Genova</strong>,<strong> Lisbona</strong>, i residenti sono scensi in strada per chiedere una presenza turistica <strong>meno predatoria</strong> e <strong>monopolizzante</strong> dei loro luoghi di vita. Persino un popolo devoto al dovere e al servizio come quello <strong>nipponico</strong> &#8220;sta valutando di aumentare di dieci volte la tassa di soggiorno a Kyoto, mentre la tassa per scalare il Monte Fuji è già raddoppiata&#8221;. Questa è <strong>solo una parte</strong> degli esempi citati di recente dalla <a href="https://www.r101.it/news/fuori-onda-news/1388048/manifestazioni-contro-l-overtourism.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stampa nazionale</a> ed <a href="https://www.theguardian.com/news/2025/jun/15/campaigners-mount-coordinated-protests-across-europe-against-touristification" target="_blank" rel="noreferrer noopener">estera</a>. Anche altre città come <strong>Londra</strong> stanno vivendo lo stesso sentimento: è di inizio giugno <a href="https://www.mylondon.news/news/property/notting-hill-residents-paint-colourful-31789463" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la notizia</a> che i residenti del famoso quartiere <strong>Notting Hill</strong>, stufi della costante presenza di visitatori alla ricerca di un selfie nel <em>neighbourhood</em>,  per renderlo meno pittoresco ed arginare il fenomeno hanno dipinto le facciate delle loro case vittoriane di <strong>nero</strong>.</p>



<p>Il<em> fil rouge</em> che lega queste città con diverse latitudini, lingue, culture e tradizioni è il<strong> flusso turistico</strong> che negli ultimi 10 anni è incrementato <strong>in modo non sostenibile</strong> favorendo lo<strong> smembramento delle comunità</strong>, punto stesso di forza di questi luoghi densi di storia e tradizioni. E la <strong>reazione</strong> a questo fenomeno, in diverse latitudini, lingue, culture e tradizioni, si è dimostrata anch&#8217;essa comune: cittadini con cartelli urlanti “Your holidays, my misery” e “Mass tourism kills the city” hanno sparigliato per qualche ora gli scenari da cartolina più <strong>instagrammati al mondo</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-36036" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-1200x801.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/pexels-selfie-750x501.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>(Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/a-man-in-a-brown-jacket-taking-a-selfie-6181103/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kampus Production</a>)</figcaption></figure></div>



<p>In Italia la città di gran lunga più oggetto del fenomeno &#8211; ben prima della nascita delle piattaforme di prenotazione online &#8211; è sicuramente <strong>Venezia</strong>. Non a caso l&#8217;imprenditore miliardario statunitense Jeff Bezos ha deciso di riservare per tre giorni l&#8217;intera città in occasione del suo matrimonio, <strong>donando 3 milioni di euro</strong> per il disturbo. Disturbo che è stato mal sopportato sia dai critici del <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2025/06/26/menu-matrimonio-bezos-chef" target="_blank" rel="noreferrer noopener">menù della cerimonia</a> (che non comprendono la connessione tra piatti prettamente campani con il territorio lagunare che ha ospitato l&#8217;evento), sia dalle <a href="https://it.euronews.com/cultura/2025/06/28/matrimonio-bezos-a-venezia-centinaia-protestano-contro-lo-sfruttamento-della-citta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">numerose associazioni e collettivi autonomi di residenti</a> che non più sono disposti a lasciare che la loro città diventi <strong>una mangiatoia per turisti</strong> mentre affonda in un mare di <em>selfie</em> &#8211; e <a href="https://edition.cnn.com/2025/05/04/travel/venice-sinking-scientist-pumping-water-lagoon" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non solo</a>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-36049" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/canale-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>(Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/group-of-men-riding-pagoda-on-body-of-water-1580252/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deeana Arts PR</a>)</figcaption></figure></div>



<p>La <strong>progressiva interconnessione territoriale</strong>, la <strong>facilità di spostamenti</strong> e l&#8217;<strong>accessibilità all&#8217;informazione</strong> che favorisce sempre più la prenotazione di vacanze <em>fai-da-te</em> sono fattori che hanno rivoluzionato negli ultimi 15 anni il settore turistico, soprattutto nei confini continentali europei. Lente ma impattanti rivoluzioni che hanno <strong>evidentemente colto di sorpresa</strong> i vertici della gestione del patrimonio artistico e culturale nazionale, dal momento che i giornali nazionali <a href="https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Napoli/28-11-2024/napoli-il-murale-di-maradona-e-tra-i-siti-turistici-piu-visitati-in-italia.shtml" target="_blank" rel="noreferrer noopener">titolavano</a> a fine a Novembre 2024 che il famoso<strong> murales di Maradona</strong>, situato nel cuore del centro storico di Napoli, è stato il luogo più visitato d&#8217;Italia del 2023, <strong>secondo</strong> solo all&#8217;Anfiteato Flavio. In una Nazione che secondo l&#8217;<a href="https://whc.unesco.org/en/list/search_by_country=italy&amp;/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UNESCO</a> &#8220;detiene il maggior numero di siti&nbsp;inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità&#8221; (61) è legittimo aspettarsi qualcosa di più. Se si metteno insieme questi dati con quelli più generali del <strong>livello culturale</strong> e la difficoltà diffusa di leggere <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2024/12/10/news/ocse_italiani_adulti_analfabeti_funzionali-423875393/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">almeno un libro l&#8217;anno</a>, i risultati non risultano poi così inconsistenti.</p>



<p>Ma il problema &#8220;risiede&#8221; solo nei B&amp;B e in una struttura carente di marketing turistico? </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-36057" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/07/deadbird-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>(Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/abandoned-building-with-boarded-windows-in-minsk-29758317/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadbird</a>)</figcaption></figure></div>



<p>Purtroppo la narrativa che i piccoli e medi imprenditori degli affitti brevi della seconda casa siano la causa principale della disgregazione delle comunità dei centri storici rappresenta <strong>solo una parte della verità.</strong> Infatti, così come argomentano tutte le associazioni per la casa sparse per il territorio nazionale, gli <strong>edifici dismessi</strong> o <strong>non adeguatamente utilizzati</strong> appartenenti al<strong> patrimonio pubblico</strong> possono rappresentare una <strong>soluzione quantomeno parziale</strong> al problema, senza dover compromettere la crescita economica di territori <strong>altrimenti dimenticati</strong> dalle istituzioni in periodi di bassa stagione. </p>



<p>La lotta al recupero dei beni pubblici ha caratteristiche così peculiari legate ai territori che riassumerle tutte in un solo articolo di blog sarebbe impossibile. Si può parlare però<strong> a livello aggregato</strong> di quanto sia grande la fetta destinata ad <strong>housing sociale</strong> dei <strong>circa 200 miliardi di Euro</strong> ricevuti dall&#8217;Italia per il <strong>PNRR</strong>, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La Commissione Europea, al momento della crisi Covid destinò quasi il <strong>70% delle risorse raccolte nel Continente </strong>all&#8217;Italia non solo per la ripresa dalla mazzata inflitta dalla pandemia, ma anche per portare a standard europei dei territori sempre più dimenticati nel corso del tempo  (<a href="https://ventiblog.com/eu-next-generation-fund-3-unnoticed-truths/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anche su Venti</a> ne abbiamo parlato &#8211; disponibile solo in inglese). </p>



<p>La fine del periodo del programma di aiuti di Bruxelles è prevista per la<strong> fine del 2026</strong>, e i dati sul <strong>social housing</strong> non sono molti. A tal riguardo, la fondazione Openpolis sul suo sito <a href="https://openpnrr.it/misure/215/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">OpenPNRR</a> monitora l&#8217;andamento dei progetti legati alla ripresa nella penisola; i numeri sul tema <strong>edilizia pubblica a prezzi calmierati</strong> principali sono due: dell&#8217;intera torta degli aiuti ricevuti dall&#8217;UE, solo 2 miliardi ne sono stati destinati a questo problema, e che a marzo 2025 <strong>poco più del 18%</strong> delle somme erano state effettivamente spese a livello nazionale. </p>



<p>Tutte le comunità di residenti così come tutti i suoi turisti (<a href="https://tg.la7.it/cronaca/turista-svizzera-incide-le-sue-iniziali-sul-colosseo-il-video-dello-sfregio-16-07-2023-189043" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incivili</a> mordi&amp;fuggi inclusi), si augurano che le città d&#8217;arte e luoghi di interesse culturale e paesaggistico riescano a far <strong>coesistere</strong> i <em>locals</em> che vivano i propri luoghi di origine senza esserne esclusi per scarsa redditività, e persone che da tutti gli angoli del mondo sono disposte a viaggiare per ore pur di immergersi in un Paese che da <strong>più di 2000 anni</strong> è riconosciuto come riferimento di <strong>cultura ed estetica</strong> da tutto il mondo.</p>



<p>Ma adesso è tempo di vacanza e dobbiamo accogliere nuovi ospiti, <strong>se ne riparla a Settembre</strong>.</p>



<p>(foto in copertina: <a href="https://www.pexels.com/photo/green-vines-hanging-on-wooden-window-4678920/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leeloo The First</a>)</p>
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		<title>Women of the Roots: Il Progetto Fotografico che riflette le nostre emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Vico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 15:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Women of the Roots è un Progetto fotografico nato a Trieste e ideato da Caterina Gatto e Steven Jewett che ci porta alla scoperta di un universo di sensazioni ed emozioni per riconnetterci con il nostro sé più autentico. Nato dall’esigenza di trasporre in fotografia l’animo delle donne, questa galleria di immagini trasporta il fruitore in un mondo fantastico dove riscoprire sé stessi, il proprio rapporto con la natura e con l’ambiente circostante. Il progetto, nato a marzo del 2025, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap"><a href="https://www.instagram.com/womenoftheroots/">Women of the Roots</a> è un Progetto fotografico nato a Trieste e ideato da Caterina Gatto e Steven Jewett che ci porta alla scoperta di un universo di sensazioni ed emozioni per riconnetterci con il nostro sé più autentico. Nato dall’esigenza di trasporre in fotografia l’animo delle donne, questa galleria di immagini trasporta il fruitore in un mondo fantastico dove riscoprire sé stessi, il proprio rapporto con la natura e con l’ambiente circostante. Il progetto, nato a marzo del 2025, è stato ispirato dalle donne Wayuu, popolazione indigena che vive tra la Colombia ed il Venezuela custode di tradizioni antichissime legate al culto della natura che, ancora oggi, si sforza di preservare la propria identità a scapito del mondo moderno che ci spinge verso una globalizzazione dei costumi.</p>



<p>Il ritratto è lo strumento espressivo dominante di tutto il progetto. Ogni modella esprime tramite le immagini concetti astratti come la fioritura (blooming), le radici (roots), il fuoco (fire), etc. Come scritto sul profilo Instagram, ogni foto racconta una storia ed ora entriamo nel vivo tramite qualche domanda posta ai due fondatori:</p>



<p>Caterina Gatto / Steven Jewett (da qui in avanti CG e SJ)</p>



<h5>Ciao ragazzi e grazie per aver deciso di partecipare a questa intervista, iniziamo a parlare della vostra formazione, come vi siete conosciuti e che ruolo svolgete all’interno del progetto Women of the Roots?</h5>



<p><strong>CG</strong>: Io e Steven ci siamo conosciuti sei anni fa tramite delle amicizie in comune. Lui (Steven) conosce il mio ragazzo da tantissimi anni e così ho potuto conoscerlo anche io. Entrambi abbiamo due formazioni completamente diverse, Steven è un fotografo mentre io mi occupo di comunicazione e marketing, ci siamo conosciuti meglio in un momento in cui mi sono avvicinata al modo delle foto ed il progetto Women of The Roots è un connubio tra i nostri due profili professionali.</p>



<h5>A cosa vi siete ispirati per creare il progetto Women of The Roots?</h5>



<p><strong>CG</strong>: Siamo rimasti molto affascinati dalla storia delle donne Wayuu e da Angie (la nostra prima modella). Questo popolo indigeno che vuole comunicare un forte attaccamento alle proprie radici, alle tradizioni per noi è diventato un manifesto di resilienza femminile ed il punto di partenza per il nostro progetto Women of the Roots.</p>



<p>Poi, da lì, abbiamo spaziato coinvolgendo donne di diverse etnie con varie storie alle spalle. Abbiamo ritratto donne provenienti dalla Colombia, dalla Serbia, dal Libano, etc. qui è stato determinante il contributo di Steven nel cogliere tramite l’obiettivo l’essenza di queste modelle.</p>



<p><strong>SW</strong>: la particolarità del nostro progetto è la diversità di queste donne, ognuna esprime in modo unico il proprio messaggio, non ce n’è una uguale ad un&#8217;altra. Le fotografie, scattate sia in studio che all’aperto, vogliono catturare queste differenze espressive legate però da una forte componente di “restanza”, questo è il messaggio che vorremmo trasmettere. Il percorso di ognuno di noi, come siamo arrivati ad oggi e come, le esperienze che abbiamo vissuto, ci hanno cambiato e reso quello che siamo.</p>



<h5>Cosa desiderate trasmettere con il titolo “Women of the Roots”, qual è il vostro filo conduttore?</h5>



<p><strong>CG</strong>: il filo conduttore delle nostre foto è la rinascita tramite il contatto con la natura e le proprie radici che avviene distanziandosi dalla frenesia della modernità.</p>



<p><strong>SW</strong>: desideriamo porre l’attenzione sulla natura che ci circonda e sull’influenza che questa ha su di noi. Spesso, nelle nostre città, non abbiamo spazi verdi sufficienti dove poter vivere ed esprimerci liberamente. Tramite le nostre fotografie, vogliamo sottolineare l’importanza dello spazio aperto.</p>



<h5>Perché avete deciso di enfatizzare l’universo femminile?</h5>



<p><strong>SW</strong>: ho trovato le donne più disposte a mettersi in gioco, è semplice lavorare con loro, sono molto creative e ricettive verso le nuove idee.</p>



<p><strong>CG</strong>: volevamo sottolineare l’importanza che ogni donna abbia la possibilità di esprimersi liberamente descrivendo come si sente in ogni momento della sua vita. Ci sono tante ragazze che, per paura o per pregiudizi, non riescono pienamente ad esprimersi. In questo senso, la fotografia è un mezzo molto potente che può fa luce su quello che ci portiamo dentro.</p>



<h5>Ultima domanda, dove si possono guardare le fotografie del progetto Women of the Roots?</h5>



<p><strong>SW</strong>: Le fotografie si possono guardare sul nostro canale di Instagram che è il social che prediligiamo, il nostro sogno sarebbe organizzare una mostra fotografica a Trieste per questa Estate.</p>



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<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="819" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-819x1024.jpg" alt="" data-id="35902" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35902" class="wp-image-35902" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-819x1024.jpg 819w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-240x300.jpg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839-750x938.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051839.jpg 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-683x1024.jpg" alt="" data-id="35903" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35903" class="wp-image-35903" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-1025x1536.jpg 1025w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823-750x1124.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051823.jpg 1067w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="819" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-819x1024.jpg" alt="" data-id="35901" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35901" class="wp-image-35901" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-819x1024.jpg 819w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-240x300.jpg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-1229x1536.jpg 1229w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-750x937.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842-1200x1500.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051842.jpg 1618w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="815" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-815x1024.jpg" alt="" data-id="35900" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35900" class="wp-image-35900" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-815x1024.jpg 815w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-239x300.jpg 239w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-1223x1536.jpg 1223w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-750x942.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849-1200x1508.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000051849.jpg 1630w" sizes="(max-width: 815px) 100vw, 815px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="650" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-650x1024.jpg" alt="" data-id="35912" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678.jpg" data-link="https://ventiblog.com/women-of-the-roots-il-progetto-fotografico-che-riflette-le-nostre-emozioni/attachment/1000191678/" class="wp-image-35912" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-650x1024.jpg 650w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-190x300.jpg 190w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-975x1536.jpg 975w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-750x1182.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678-1200x1890.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/06/1000191678.jpg 1300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></figure></li></ul></figure>
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		<title>L’istante che resta: una diva, un obiettivo, una memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 08:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[(E)VENTI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sono passati diversi anni, ma il ricordo di quell&#8217;incontro, la memoria di quel momento magico resterà per sempre. Erano i primi anni Novanta. Per essere precisi il 1991 e da poco era uscito in tutte le librerie il libro &#8220;Napoli Donna&#8221;, con i miei ritratti di trentasette importanti donne napoletane, accompagnati dalle interviste della giornalista Giuliana Gargiulo&#8221; a parlare è il fotografo Augusto De Luca. &#8220;Avendo avuto un notevole riscontro, Giuliana ed io decidemmo di realizzare un altro libro. Questa [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">&#8220;Sono passati diversi anni, ma il ricordo di quell&#8217;incontro, la memoria di quel momento magico resterà per sempre. Erano i primi anni Novanta. Per essere precisi il 1991 e da poco era uscito in tutte le librerie il libro &#8220;Napoli Donna&#8221;, con i miei ritratti di trentasette importanti donne napoletane, accompagnati dalle interviste della giornalista Giuliana Gargiulo&#8221; a parlare è il fotografo Augusto De Luca. <br>&#8220;Avendo avuto un notevole riscontro, Giuliana ed io decidemmo di realizzare un altro libro. Questa volta sulle donne di Milano. Un libro che però per vari motivi non fu mai pubblicato. Preparammo allora una scaletta di nomi illustri e la prima della lista era Carla Fracci. Il caso volle che dopo neanche un mese la stupenda ballerina insieme al marito, Beppe Menegatti, venissero a Napoli ospiti di Giuliana. Ricordo bene i fatti. La conobbi nel corso di una cena a casa sua. Le proposi di partecipare al progetto e la prima ballerina ne fu subito entusiasta. Tutto era andato bene però, la Fracci sarebbe rimasta a Napoli solo pochi giorni ed io dovevo subito trovare una location e soprattutto decidere come fotografarla&#8221;.<br>&#8220;Cominciai allora a documentarmi e a cercare. Leggendo la sua biografia capii, dalla data di nascita –20 Agosto 1936 – che il suo segno zodiacale era il leone, un segno che le calza a pennello. Infatti, l&#8217;avevo sempre considerata una donna molto forte, una vera guerriera, caratterialmente e professionalmente. Mi ricordai allora che a casa della mia amica Valeria Carità, in un antico palazzo a Monte di Dio, quartiere San Ferdinando, avevo visto un grande leone di pietra. Immediatamente organizzai tutto e il giorno dopo la Fracci ed io, ci recammo in quella lussuosa casa. Lei era bellissima, delicata ed eterea come una porcellana cinese. Indossava uno stupendo vestito merlettato che si vede negli scatti. Dopo qualche prova e pochi scatti capii che avevo la foto giusta. Finalmente potevo rilassarmi. Passammo un po&#8217; di tempo a chiacchierare e poi la riaccompagnai. La rividi a Milano perché venne ad una mia mostra fotografica al &#8220;Diaframma&#8221; in via Brera. Le diedi il suo ritratto e lei subito mi disse: &#8220;Bella – commenta la ballerina – e poi il leone è il mio segno zodiacale&#8221;. </p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-center is-style-default"><p>&#8220;<em>Capii di aver fatto centro</em>” conclude Augusto De Luca.</p></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-35829" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-70x70.jpg 70w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-750x750.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca-1200x1200.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-foto-Augusto-De-Luca.jpg 1417w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Carla Fracci nel ritratto di Augusto De Luca</figcaption></figure>



<p class="has-drop-cap"><br>Augusto De Luca è un fotografo e performer italiano, nato a Napoli il 1º luglio 1955. Dopo aver completato gli studi classici, si è laureato in giurisprudenza. Negli anni &#8217;70, ha iniziato la sua carriera come fotografo professionista, dedicandosi sia alla fotografia tradizionale che alla sperimentazione con diversi materiali fotografici. Il suo stile è caratterizzato da un&#8217;attenzione particolare per le inquadrature e per le minime unità espressive dell&#8217;oggetto fotografato. Le sue immagini spaziano da un netto realismo a composizioni in cui forme e segni si combinano in modo da richiamare atmosfere metafisiche . <br>De Luca ha esposto le sue opere in numerose gallerie italiane ed estere. Le sue fotografie fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra cui la International Polaroid Collection (USA), la Biblioteca Nazionale di Francia, l&#8217;Archivio Fotografico Comunale di Roma, la Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino) e il Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio) . <br>Nel 1996, ha ricevuto il premio &#8220;Città di Roma&#8221; per le fotografie presenti nel libro &#8220;Roma Nostra&#8221;, realizzato in collaborazione con il compositore Ennio Morricone. Le immagini di questo libro sono state esposte nella galleria &#8220;Il Diaframma&#8221; di Milano. Tra il 1997 e il 1999, De Luca ha realizzato cinque schede telefoniche per Telecom Italia, raffiguranti simbolicamente le città di Napoli, Parigi, Dublino, Berlino e Bruxelles, con una tiratura totale di 19 milioni di copie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1000" height="1004" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci..jpg" alt="" class="wp-image-35830" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci..jpg 1000w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci.-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci.-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci.-70x70.jpg 70w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci.-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Augusto-De-Luca-e-Carla-Fracci.-750x753.jpg 750w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>Augusto De Luca e Carla Fracci</figcaption></figure>



<p class="has-drop-cap"><br>Oltre alla fotografia, De Luca ha lavorato come insegnante di fotografia presso il &#8220;Montecitorio Club&#8221; della Camera dei Deputati italiana. Ha anche realizzato copertine di dischi, campagne pubblicitarie e libri fotografici. Le sue opere sono state recensite da emittenti televisive pubbliche e riviste specializzate, con introduzioni di personalità come Sandro Curzi, Paolo Portoghesi, Margherita Hack, Ennio Morricone, Mario Luzi e Lina Wertmüller. <br>Nel 2005, dopo essere tornato a Napoli, De Luca ha iniziato a interessarsi alla street art, raccogliendo e preservando disegni su carta apposti sui muri della città. Questa attività lo ha portato a essere conosciuto come il &#8220;Cacciatore di Graffiti&#8221;.</p>



<p><strong>Le sue opere di ritrattistica con soggetto l’étoile Carla Fracci saranno oggetto di una mostra organizzata da Venti</strong> <strong>grazie alle foto donate all&#8217;associazione dallo stesso Augusto De Luca</strong>. La mostra sarà allestita nei prossimi mesi presso la città di Cosenza. L’occasione dei suoi scatti vuole essere un <strong>invito rivolto ai giovani artisti delle arti figurative, pittoriche e fotografiche alla rappresentazione e raffigurazione</strong>, tramite le loro opere, <strong>di “istanti catturati” </strong>che hanno l’ardire di rendere i soggetti indelebili nel tempo e nello spazio. <strong>Ritratti che sanno raccontare la nascita ed il dietro le quinte di un’opera.</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="650" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5-1024x650.jpg" alt="" data-id="35831" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35831" class="wp-image-35831" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5-1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5-300x190.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5-750x476.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-5.jpg 1150w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="650" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4--1024x650.jpg" alt="" data-id="35832" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4-.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35832" class="wp-image-35832" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4--1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4--300x190.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4--750x476.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-4-.jpg 1138w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="650" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3-1024x650.jpg" alt="" data-id="35833" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35833" class="wp-image-35833" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3-1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3-300x191.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3-750x476.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-3.jpg 1146w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="650" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2-1024x650.jpg" alt="" data-id="35834" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35834" class="wp-image-35834" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2-1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2-300x191.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2-750x476.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-2.jpg 1146w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="649" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1-1024x649.jpg" alt="" data-id="35835" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=35835" class="wp-image-35835" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1-1024x649.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1-300x190.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1-750x475.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/05/Carla-Fracci-e-Augusto-De-Luca.-1.jpg 1150w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">La realizzazione degli scatti, Carla Fracci e Augusto De Luca sul set fotografico</figcaption></figure>



<p></p>
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		<title>È meglio leggere libri di me*d@ o non leggere proprio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Dec 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
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		<category><![CDATA[alessandro baricco]]></category>
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		<category><![CDATA[maryanne wolf]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un panorama culturale sempre più in declino, l'accuratezza delle fonti di informazione è fondamentale così quanto seguire modelli di scrittura corretti. Quanto è importante leggere contenuti di qualità?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Navigando in uno dei tanti meandri del web nel quale si parla di libri, ho trovato in più di qualche <em>community</em> una domanda abbastanza singolare essere oggetto di discussione: <strong>‘<em>È meglio leggere libri di me*d@ o non leggere proprio?’</em></strong><em> </em>. </p>



<p>Le opinioni sono polarizzate principalmente ai due opposti: c&#8217;è chi è per leggere qualsiasi cosa pur di uscire dall’oblio dell’<strong>ignoranza</strong>, versus coloro che difendono le strutture classiche del linguaggio contro la <strong>dilagante avanzata</strong> di abbreviazioni, inglesismi ed <em>emoticons</em> nella comunicazione scritta di tutti i giorni. Un’invasione di <strong>barbari</strong>, per dirla alla Baricco (principalmente nel suo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/I_barbari" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“I Barbari, saggio sulla mutazione”</a> edito da Feltrinelli), quando si trova a descrivere cambiamenti di grande impatto e di <strong>forte rottura</strong> rispetto allo <em>status quo</em> del periodo nel quale avvengono.</p>



<p>Ma prima di esprimermi riguardo la legittimità della fruizione di libri di<em> me*d@ </em>è bene ricordare che (1) la lettura ha intrinsecamente il carattere della <strong>preferenza individuale</strong>, i gusti di lettura sono influenzati da una molteplicità di fattori diversi da individuo a individuo, e (2) non sempre l’equazione <strong>testo frivolo uguale lettore inesperto</strong> risulta valida.</p>



<p>Fatte queste ovvie ma dovute precisazioni, cosa rende per me un libro di scarsa qualità? <strong>Povertà nella forma</strong>, attraverso punteggiatura assente o usata in modo incorretto, sintassi povera, vocabolario non adeguato; e <strong>povertà nei contenuti</strong>: storia non interessante, assenza di elementi descrittivi, parti del racconto disconnesse o incomplete, riferimenti storici incorretti o casuali. </p>



<p>Alla luce di questa definizione, se qualcuno dovesse chiedermi se <em>&nbsp;È</em> <em>meglio leggere un libro di me*d@ o non leggere proprio? </em>,&nbsp;da fiero e devoto proselito delle rime con endecasillabi in schema ABBA, risponderei ‘Dipende’. E non per devozione al <em>politically correct</em>.</p>



<p>Dipende perché negli ultimi decenni c’è stata un’evoluzione della <strong>lettura</strong>, della <strong>società</strong> e del ruolo delle <strong>case editrici</strong> così determinante che anche i puristi più accaniti devono fare lo sforzo di riconoscere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35435" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/reading-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/person-reading-book-on-tablet-7129624/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michael Burrows</a></figcaption></figure></div>



<p>La<strong> lettura </strong>nella società odierna, che qualche anno fà il famoso sociologo Bauman ha definito<em> </em><a href="https://www.treccani.it/vocabolario/societa-liquida_res-c0525b22-89ec-11e8-a7cb-00271042e8d9_(Neologismi)/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">liquida</a> (a grandi passi verso la forma eterea), grazie agli <strong>smartphone</strong> è entrata in modo molto più massiccio nella nostra quotidianità, infatti si legge quantitativamente di più rispetto a qualche decennio fa, <strong>ma che tipi di testo</strong>? </p>



<p>Inoltre, la <strong>lettura digitale</strong> ha un grande impatto sia sul modo di leggere, sia sulla capacità di <strong>attenzione</strong>. Entrambi i fenomeni sono stati brillantemente descritti da Maryanne Wolf, neuroscienziata statunitense, nel suo<a href="https://www.vitaepensiero.it/scheda-libro/maryanne-wolf/lettore-vieni-a-casa-9788834330647-346073.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> “Lettore, vieni a casa. Il cervello che legge in un mondo digitale”</a> edito in Italia da Vita e Pensiero. Sotto forma di lettere verso un ipotetico interlocutore, Dr. Wolf riesce a divulgare informazioni scientifiche sul tema e allo stesso tempo invitare verso il ritorno ad una lettura più <strong>profonda e riflessiva</strong>. </p>



<p>Del resto il tema della <strong>capacità di focalizzarsi</strong> è ampiamente dibattuto anche nei media <em>mainstream</em> ormai da anni. Voci&nbsp; autorevoli come Cal Newport, professore di Informatica alla&nbsp;Georgetown University di Washington DC, nel suo <em>bestseller</em> <a href="https://calnewport.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Deep Work<strong>”</strong></a> (edito in Italia da ROI Edizioni) analizza come le distrazioni siano sempre più invasive  impattando il nostro lavoro, tempo libero, e in fine anche la lettura, sempre più alla base di entrambi questi mondi (anche su questo blog <a href="https://ventiblog.com/my-only-resolution-for-2021/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">se n’è parlato</a>).</p>



<p>Su questo punto, le ragioni della fazione che difende la lettura di <strong>tutti i tipi di libri</strong> ha ragioni più che valide.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35404" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-1536x1025.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-1200x801.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/folla-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/time-lapse-photography-of-people-walking-on-pedestrian-lane-842339/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mike Chai</a></figcaption></figure>



<p>La <strong>società</strong> è cambiata, tremendamente, e non sempre in modo lineare. Infatti, mettendo sotto la lente alcuni angoli dello scenario in giro per l&#8217;Europa, viene fuori un quadro dove l&#8217;ascensore sociale che risulta bloccato un po&#8217; ovunque (in Venti ne abbiamo parlato <a href="https://ventiblog.com/lascensore-sociale-bloccato-nel-club-del-g7/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>). Purtoppo, questo affonda le radici inevitabilmente nel<strong> tessuto culturale</strong>.</p>



<p>A tal proposito, è impetuoso il titolo con cui <em>Repubblica</em> il 10 dicembre 2024, a seguito di un rapporto OCSE sulla <strong>capacità di leggere</strong> e <strong>comprendere testi </strong>scritti e <strong>informazioni numeriche</strong>, <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2024/12/10/news/ocse_italiani_adulti_analfabeti_funzionali-423875393/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">descrive lo stato delle cose</a>: “Oltre un terzo degli adulti è analfabeta funzionale, Italia ultima tra i Paesi industrializzati”. Entrando nei <strong>dettagli</strong> descritti nel testo, la situazione peggiore si trova <strong>al Sud</strong>, ed i giovani tra i&nbsp;<strong>16-24 anni hanno competenze maggiori</strong> delle persone tra i 55 ed i 65&nbsp;anni. <strong>Non è un caso </strong>che sempre più giovani cerchino in luoghi <strong>lontano dall’Italia</strong> un posto dove trovare terreno fertile per la loro crescita personale e professionale.</p>



<p>Anche su questo tema, leggere indipendentemente dalla qualità del testo sembrerebbe portare benifici ad un sistema nel quale la lettura debba essere vista come una nuova <strong>necessità di base</strong>, ritornata purtroppo in scena.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35406" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/12/libreria-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Photo credit: <a href="https://www.pexels.com/photo/chair-beside-book-shelves-2041540/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rafael Cosquiere</a></figcaption></figure>



<p>Il terzo cambiamento degno di menzione è quello delle <strong>case editrici</strong>. In un settore dove secondo <a href="https://www.istat.it/it/files/2023/12/REPORT_PRODUZIONE_E_LETTURA_LIBRI_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati ISTAT</a> si legge poco e le vendite rimangono a galla <strong>grazie ai giovani</strong> (dato <strong>in linea</strong> con il rilevamento OCSE), la corsa al profitto è sempre più affannosa. Ma perché le case editrici rappresenterebbero un problema? </p>



<p>Sia chiaro, <strong>nessuno condanna </strong>il libro frivolo da leggere sotto l’ombrellone dopo mesi di lavoro. Il problema si pone quando, a fronte di una <strong>qualità mediocre</strong> del testo (bella forma/scarso contenuto), questo è presentato come fenomeno letterario, grazie solo alla sua bella forma (data da qualche <em>ghostwriter</em>) e un packaging d&#8217;effetto inserito in <em>parterres</em> letterari pop, che il lettore inesperto <strong>prende come riferimento</strong>. </p>



<p>In uno scenario poi dove il grande pubblico è composto sempre più da <em>dis-affezionati</em> e <em>dis-orientati</em>, i difensori dei classici sono quelli più critici verso questo passaggio forzato verso una<strong> letteratura da ipermercato</strong> (passatemi il termine, spero renda l&#8217;idea). Secondo loro infatti, l’acquisto ripetuto di libri di <em>me*d@</em>  da parte del lettore inesperto guidato solo per via del marketing, creerebbe il rischio di (1) alimentare <strong>scarse strutture lessicali e di pensiero</strong> seppur si legga molto, e (2) formare una bolla dalla quale il lettore inesperto fa fatica ad uscire, ma non per scarsa consapevolezza, piuttosto <strong>per una mancata esposizione ad altri tipi di prodotti</strong>, con scelte di lettura talvolta convenienti più a chi vende che a chi legge.</p>



<p>Riassumendo quindi le tre macro categorie e le opinioni dei due blocchi contrapposti, quel ‘Dipende’ in risposta alla domanda iniziale è diventato un <strong>‘Sì’</strong>, sopratutto guardando l&#8217;ultima fotografia da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Il_deserto_dei_Tartari" target="_blank" rel="noreferrer noopener">deserto dei Tartari</a> del panorama culturale italiano presentata da OCSE e ISTAT. Del resto in un mondo teatro di invasioni barbariche sempre più frequenti e una società liquidità che rischia di fare acqua (letteralmente,<em> climate change</em> anyone?), <strong>comprendere prima e scegliere se e come adattarsi poi</strong> è <em>skill </em>fondamentale. </p>



<p>Per questa ragione, sul piano personale ho deciso di <strong>rompere il muro del pregiudizio</strong> e nella corsa ai regali per il Natale 2024 mi sono finalmente concesso la libertà di acquistare un bel libro di <em>me*d@</em> ! </p>



<p>Da regalare al <a href="https://www.cosmopolitan.com/it/lifestyle/a45974407/secret-santa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secret Santa</a>, per questa volta.<br>(Immagine in copertina: <a href="https://www.pexels.com/photo/hand-holding-burning-book-14649992/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sefa Tekin</a>)</p>



<p></p>
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		<title>Diario di viaggio: Marocco on the road</title>
		<link>https://ventiblog.com/diario-di-viaggio-marocco-on-the-road/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 17:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marocco, un ponte tra Africa e Europa. Terra arida, tradizioni millenarie, medine brulicanti di persone, tessuti sapientemente ricamati e spezie dalle caledoiscopiche sfumature.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Terra arida, tradizioni millenarie, medine brulicanti di persone, tessuti sapientemente ricamati e spezie dalle caledoiscopiche sfumature. Tutte queste sono le diverse facce che si fondono tra di loro in Marocco, quella parte di mondo tra mare e deserto, <strong>un ponte tra Africa e Europa</strong>. Monarchia costituzionale con una popolazione di oltre&nbsp;38 milioni di abitanti, quinta economia del continente africano, dal 1912 al 1956 sotto il <strong>protettorato francese</strong> &#8211; del quale rimangono i palazzi art déco e un&#8217;influenza nel linguaggio non più così marcata come un tempo.</p>



<p>Perchè ho scelto il Marocco come meta per un viaggio on the road? </p>



<p>Dopo aver dovuto mettere da parte temporaneamente la mia passione per i viaggi, volevo riprendere con un luogo che mi permettesse di immergermi un <strong>contesto molto diverso</strong> da quello europeo. In termini di architettura, ritmi di vita, clima, paesaggi, cibi e tradizioni, il <strong>Maghreb</strong> ha moltissimo da offire e allo stesso tempo è a geograficamente più vicino rispetto ad altri luoghi esotici (Marrakech si raggiunge in poco più di quattro ore di volo dall&#8217;Italia). </p>



<p>Inoltre, <strong>il territorio marocchino è molto vario</strong>, se l&#8217;itinerario ve lo consente permettetevi di percorrere qualche chilometro in più per vedere tutte le diverse sfaccettature della Nazione: grandi città industrializzate, villaggi rurali, catene montuose, storiche medine, deserto, città costiere dedicate al surf. La fatica verrà ripagata da panorami unici e dalle scene di vita comune da assaporare lungo tutto il tragitto.</p>



<p>Inoltre, essendo il Marocco un <strong>Paese in via di sviluppo</strong>, risulta molto accessibile dal punto di vista economico (per un pasto si spendono in media tra i 10 e 15 euro &#8211; con porzioni spesso abbondanti!).</p>



<p>Cosa mi ha colpito? </p>



<p>Sicuramente la<strong> crescita </strong>del Paese: ammetto di essere partito con qualche <strong>pregiudizio</strong>. L&#8217;immagine che avevo del Marocco era quella che probabilmente si viveva nella realtà qualche decennio fa. Una volta arrivato a Casablanca ho trovato una città dinamica e moderna, con quartieri residenziali fronte mare e centri commerciali pieni di <em>stores</em> di marchi internazionali dell&#8217;abbigliamento. Soprattutto tra le grandi città sono presenti infrastrutture da Paese sviluppato come autostrade ben curate, treni ad alta velocità e porti come quello di <strong>Tangeri</strong>, strategico polo commerciale. Il fervore economico che si legge sui media riguardo la crescita del PIL c&#8217;è, e si vede. Anche in termini di <strong>sicurezza</strong>, nonostante aver percorso più di 2000 km in due settimane, mai registrato un problema o una situazione di <em>discomfort</em>. </p>



<p>La <strong>natura</strong>: se riuscite a spingervi fuori dalle città troverete dei luoghi di estrema bellezza, villagi della <strong>regione montuosa del Rif</strong>, rovine e resti romani nel sito &#8211; sapientemente conservato &#8211; dell&#8217;antica <strong>Volubis</strong>, le <strong>dune del deserto</strong> del Sahara, sentieri di montagna sul <strong>Monte Atlas</strong>. E se volete una vacanza più orientata al mare e relax, arrivate ad Essaouira, <strong>ex dominazione portoghese</strong> sulla costa atlantica. </p>



<p>La <strong>cultura</strong>: modi di vestire, una ricca tradizione culinaria, una società ed un economia a forte trazione agricola e conoscenza del territorio; la tradizione araba e islamica fatta di famiglie numerose, rituali sacri e lunghe celebrazioni. Tutto questo si traduce in forte <strong>senso di comunità</strong>: osservando molte scene di vita quotidiana ho avuto la percezione di aver fatto un salto nel Sud Italia di qualche decennio fa, un mondo più lento e meno fighetto, dove si parlava per strada e dai balconi e le porte di casa erano sempre aperte. </p>



<p><strong>Consigli personali &#8211; highlights:</strong></p>



<p><strong>Casablanca, Moschea di Hassan II</strong>: edificata nel 1993 per volontà del Re Hassan II, è un&#8217;imponente struttura con una capienza di 20,000 fedeli. La sua particolarità è la posizione sul mare: al tramonto i suoi marmi di Carrara &#8211; tutti certosinamente lavorati nelle decorazioni e geometrie &#8211; assumono toni dal fascino particolare.</p>



<p class="has-text-align-center">.<img width="651" height="529" class="wp-image-35306" style="width: 450px" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/casablanca.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/casablanca.jpg 651w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/casablanca-300x244.jpg 300w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></p>



<p><strong>Chefchaouen</strong> <strong>(the blue city)</strong>: questa piccola città nel Marocco settentrionale è famosa per i suoi edifici dipinti di azzurro, eredità di una comunità ebraica che occupava precedentemente la città. Si trova alle pendici delle montagne del Rif; nonostante sia divenuta meta turistica nel corso del tempo per la sua unicità, tra i suoi vicoli si riesce comunque ad assaporare il Marocco verace.</p>



<p class="has-text-align-center"><img width="480" height="640" class="wp-image-35309" style="width: 400px" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/chef.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/chef.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/chef-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>



<p><strong>Escursione nel deserto</strong>: ovunque vi sia possibile raggiungere le dune del Sahara per un&#8217;escursione (sia essa con jeep, quad, o cammello) o bere un thè nel <strong>magico</strong> <strong>silenzio</strong> del deserto è un&#8217;esperienza da inserire nel vostro libro dei ricordi.</p>



<p class="has-text-align-center"><img width="1486" height="852" class="wp-image-35338" style="width: 500px" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1.jpg 1486w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1-300x172.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1-1024x587.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1-750x430.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/10/camels-1-1200x688.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1486px) 100vw, 1486px" /></p>



<p>(Foto in copertina e nel testo dell&#8217;autore)</p>
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		<title>Buone notizie dal presente (e dal futuro) con il Festival delle Buone Notizie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2024 06:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 30 novembre si terrà a Bergamo un evento molto particolare, al quale, mai come in questo periodo, sarebbe utile e appagante partecipare per raccogliere stimoli e ricaricarsi di energie positive: si tratta del Festival delle Buone Notizie, ideato ad ottobre 2022 da Guarda Studio e giunto quest&#8217;anno alla seconda edizione. Il festival è il primo sul tema in Italia dedicato agli under 30 ed è un live show che promuove l&#8217;incontro tra i giovani e le principali aziende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il prossimo 30 novembre si terrà a Bergamo un evento molto particolare, al quale, mai come in questo periodo, sarebbe utile e appagante partecipare per raccogliere stimoli e ricaricarsi di energie positive: si tratta del <strong><a href="https://www.instagram.com/festivalbuonenotizie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Festival delle Buone Notizie</a></strong>, ideato ad ottobre 2022 da Guarda Studio e giunto quest&#8217;anno alla seconda edizione.</p>



<p>Il festival è il primo sul tema in Italia dedicato agli under 30 ed è un live show che promuove l&#8217;incontro tra i giovani e le principali aziende e istituzioni a livello internazionale.<br>Il progetto vanta la collaborazione di Rai Play come media partner e prevede grandi ospiti e importanti partner uniti nell&#8217;intento di arrivare dritti alla platea, influenzandola e ispirandola.</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=l1dwp6jIrBs&amp;t=1s" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La prima edizione è stata un successo</a>: più di 10 speaker di rilievo nazionale, 500 partecipanti, 10 aziende messe in dialogo con la gen z. Quest&#8217;anno si replica e si fa ancora di più, a cominciare dall’<strong>Ambassador Program</strong>, lanciato per supportare il Festival e creare al contempo un momento di formazione per i giovani content creator e divulgatori che vogliono avvicinarsi al mondo della comunicazione.</p>



<p>Abbiamo intervistato Chiara e Giorgia dell&#8217;organizzazione per scoprirne di più.</p>



<ul><li><strong>Perché un Festival sulle Buone Notizie?</strong></li></ul>



<p>Perché in un mondo sopraffatto da notizie spesso negative e contrastanti, vogliamo provare a invertire la rotta e a proporre notizie che non siano ingenuamente positive, ma al contrario esempi stimolanti e incoraggianti. Il concetto di “buona notizia” non è un tentativo distopico per raccontare che il mondo è solo bello e buono. Quanto più un modo per dire: ci sono tanti problemi ma qualcuno sta provando a risolverli. O li ha risolti con successo.&nbsp;</p>



<ul start="2"><li><strong>A primo acchito il format del Festival sembra ricordare quello del “Ted Talk” ma si differenzia per il maggiore coinvolgimento del pubblico, anche tramite l’uso di un’app. Siamo curiosi, potete raccontarci di più su questa app?</strong></li></ul>



<p>Si tratta di un’applicazione base intelligenza artificiale, che chiede al pubblico di rispondere a sondaggi, botta e risposta e giochi, per poter interagire con gli speaker e poter contribuire all&#8217;output dell&#8217;evento. La piattaforma permettere ai partecipanti di interagire con il palco, tra di loro e con le aziende partner. Infatti il Festival, oltre ad essere un progetto di natura ispirazionale, vuole soddisfare due esigenze chiave delle aziende: employer branding e talent acquisition nei confronti delle nuove generazioni.&nbsp;</p>



<ul start="3"><li><strong>Il Festival “<em>promuove l&#8217;incontro tra i giovani e le principali aziende e istituzioni a livello internazionale in una cornice completamente innovativa, con l&#8217;obiettivo di rompere gli schemi dell&#8217;informazione classica assicurando al pubblico un&#8217;esperienza coinvolgente</em>”. Innanzitutto, come si rompono gli schemi dell’informazione classica? Poi, come avviene l’incontro tra giovani, aziende e istituzioni?</strong></li></ul>



<p>Gli schemi dell&#8217;informazione classica prevedono spesso una comunicazione frontale che ci chiede solamente di assorbire ciò che ascoltiamo. La nostra volontà è quella di offrire un format totalmente diverso: partecipativo, interattivo e orientato al confronto. Ciò avviene proprio grazie all&#8217;incontro di diverse realtà, giovani, aziende e istituzioni, coinvolte a diverso titolo ad essere presenti in occasione del Festival e a manifestarsi le une con le altre in modo costruttivo.</p>



<ul start="4"><li><strong>Con i drammatici scenari da cui siamo circondati (guerre, cambiamento climatico, femminicidi, solo per citarne alcuni) non è spesso facile pensare alle buone notizie e sicuramente le notizie “negative” non si possono ignorare. In questo caso, come pensate debbano essere “rotti gli schemi dell’informazione”?</strong></li></ul>



<p>Come si accennava, per Buone Notizie non si intendono espedienti o casi studio di basso profilo, ma storie di impegno civico, sociale e ambientale che, pur in un contesto generalmente poco fiducioso, dimostrino di avere invece un impatto positivo sulla realtà e sul futuro che vogliamo costruire.</p>



<ul start="5"><li><strong>Come può impattare sul futuro e sulle future generazioni questo cambiamento nell’informazione e quale può essere quindi il contributo del Festival?</strong></li></ul>



<p>Il Festival vuole provare a suggerire una nuova direzione nel fare informazione, che parte dal principio che non sia tanto utile l&#8217;essere sovraccaricati da miriadi di notizie controproducenti, ma sia invece più stimolante ricevere notizie propositive e costruttive che offrano una linea d&#8217;azione positiva sul futuro. Considerando che il nostro target è composto da ragazzi under 30, speriamo che questa sia una buona pratica che spinga le nuove generazioni a essere più consapevoli nel trarre i. Se fino a qualche anno fa si parlava tanto di know-How oggi c’è un nuovo concetto preponderante: il know-Where!</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-35281" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/08/DSC05244-750x500.jpg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<ul start="6"><li><strong>La prima edizione è stata un successo: più di 10 speaker di rilievo nazionale, 500 partecipanti, 10 aziende messe in dialogo con la gen z. Qual è stato il più bel riscontro e il miglior ricordo che vi portate dietro?</strong></li></ul>



<p>Senza dubbio la soddisfazione dei partecipanti e delle aziende partner, uniti sotto lo stesso tetto dallo stesso linguaggio. Un dialogo facilitato ed efficace che riporta le cose sui propri piani ideali.&nbsp;</p>



<ul start="7"><li><strong>Potete darci qualche spoiler su come sarà l’edizione 2024?&nbsp;</strong></li></ul>



<p>Migliore. Con un livello degli interlocutori ancora più ampio. Con temi meglio affrontarti, interazioni più divertenti, una qualità di intrattenimento generalista all’insegna della leggerezza ma anche della serietá. Un late show a tutti gli effetti.&nbsp;</p>



<ul start="8"><li><strong>Per questa edizione è previsto l’Ambassador Program, un’occasione per giovani content creator e divulgatori di formarsi gratuitamente sui temi della comunicazione e vivere un’esperienza diretta all’interno dell’evento. Come fare per partecipare?</strong></li></ul>



<p>L’Ambassador Program è il nostro modo per dare l’occasione a giovani content creator e divulgatori o aspiranti tali di mettersi alla prova e vivere un’esperienza diretta e stimolante nel mondo della comunicazione all’interno di un evento.<br>Vogliamo offrire uno spazio in cui poter dare sfogo alla creatività animando il profilo del Festival prima e durante l’evento, e in cui poter entrare in contatto con altre figure di giovani entusiasti e appassionati di comunicazione.<br>Si tratterà in primis di 6 incontri di formazione gratuita che si terranno a Bergamo tra metà ottobre e metà novembre, per poi trasformarsi in una partecipazione ancora più attiva e concreta durante il festival. Per partecipare o per ricevere più informazioni si puó compilare <a href="https://docs.google.com/forms/u/3/d/e/1FAIpQLSdzWRvT_M88i4IzGcNtfvxjsopPn9zXTTdt6Ysb8fcP7MGAQA/viewform" target="_blank" rel="noreferrer noopener">questo modulo</a> o scrivere a <a href="mailto:people@festivalbuonenotizie.com">people@festivalbuonenotizie.co</a><a href="https://docs.google.com/forms/u/3/d/e/1FAIpQLSdzWRvT_M88i4IzGcNtfvxjsopPn9zXTTdt6Ysb8fcP7MGAQA/viewform"> </a></p>



<ul start="9"><li><strong>In attesa del festival, volete lasciarci una buona notizia sul futuro che ci aspetta?</strong></li></ul>



<p>Già il fatto di essere riusciti a far accogliere a una città come Bergamo un evento come questo pensiamo sia un’ottima notizia!&nbsp;<br>Il futuro è di chi è disponibile a mettersi in gioco e noi non manchiamo all’appello!</p>
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		<title>Il futuro delle patologie croniche attraverso farmaci innovativi e il loro uso “off label”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Aug 2024 07:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci innovativi]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[ozempic]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terapia farmacologica è fondamentale nel trattamento e nella cura delle patologie croniche. Nonostante si stiano diffondendo terapie palliative o nuovi approcci terapeutici per trattare le malattie, i farmaci rappresentano spesso il trattamento d’elezione e un riferimento essenziale per i pazienti ed anche per i medici per tenere sotto controllo la malattia. Tra le malattie croniche più comuni vi è il diabete di tipo 2, patologia causata da una progressiva resistenza all’azione dell’insulina l’ormone che regola il metabolismo degli zuccheri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La terapia farmacologica è fondamentale nel trattamento e nella cura delle patologie croniche. Nonostante si stiano diffondendo terapie palliative o nuovi approcci terapeutici per trattare le malattie, i farmaci rappresentano spesso il trattamento d’elezione e un riferimento essenziale per i pazienti ed anche per i medici per tenere sotto controllo la malattia. Tra le malattie croniche più comuni vi è il diabete di tipo 2, patologia causata da una progressiva resistenza all’azione dell’insulina l’ormone che regola il metabolismo degli zuccheri e la cui carenza o resistenza provoca un aumento del glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 2 è la forma di diabete più frequente, derivante spesso da una condizione di obesità. </p>



<p>Obesità e diabete che sono sempre più correlate, rappresentano patologie invalidanti che gravano sulla salute delle persone esponendoli a rischi anche più seri, come ipertensione, ischemie, tumori. Secondo l&#8217;analisi globale pubblicata sulla rivista&nbsp;<em>The Lancet</em>&nbsp;in vista della Giornata mondiale dell&#8217;obesità del 4 marzo, riferita a dati del 2022, sono 159 milioni i bambini e gli adolescenti obesi e 879 milioni gli adulti. I numeri, rilevano gli autori della ricerca, sono in costante aumento. Oltre ad un dieta ben controllata, uno stile di vita sano e l’attività fisica costante, per trattare il diabete sono necessari farmaci, ed esistono molte classi di farmaci che agiscono in modo diverso ma tutti con lo scopo di aumentare la risposta all’insulina. </p>



<p>Per l’obesità fino ad oggi non esistevano farmaci realmente efficaci scevri da importanti effetti collaterali. Attualmente un farmaco innovativo nato per curare il diabete sta facendo molto discutere per il suo utilizzo alternativo come farmaco anti obesità. Si tratta del farmaco Ozempic, appartenente alla classe dei farmaci agonisti dell’ormone GLP-1 (Glucagon-like peptide-1) prodotto dall’azienda Novo Nordisk. Questo farmaco per il suo duplice meccanismo di azione (stimola la produzione di insulina e diminuisce il rilascio del glucagone ovvero l’ormone che provoca il rilascio di carboidrati dal fegato), è importante per la cura dei pazienti affetti da diabete di tipo 2. Ma è il suo effetto secondario, ovvero quello di favorire il rallentamento dello svuotamento gastrico dopo l’assunzione di cibo e quindi ridurre l’appetito, che ha suscitato l’interesse della comunità scientifica tanto da essere utilizzato nei pazienti obesi. Da circa due anni quindi la vendita dell’Ozempic commercializzato con un dosaggio più alto per la cura dell’obesità ha avuto un picco esponenziale. Non solo le persone che hanno un indice di massa corporea superiore a 30 utilizzano l’Ozempic, ma anche persone in leggero sovrappeso che invece di adottare uno stile di vita più sano eliminando le cattive abitudini alimentari decidono di puntare sulla cura immediata con l’Ozempic per perdere chili in breve tempo. Infatti la perdita ponderale è importante e soprattutto repentina tanto da sopportare i fastidiosi effetti collaterali del farmaco. </p>



<p>Molti vip di fama mondiale con qualche chilo in più hanno ritrovato la loro forma fisica grazie all’Ozempic e ciò ha contribuito al nascere di una nuova moda in cui tantissime persone preferiscono ritrovare la forma fisica in maniera semplice e senza fatica somministrandosi il farmaco come “off label” cioè al di fuori delle indicazioni teraupeutiche. L’Ozempic è molto costoso (la cura per un mese varia tra 600€ e 800€), e la prescrizione medica in Italia è riservata solo ai pazienti affetti da diabete di tipo 2. Il prezzo però non ha impedito la vendita di questo farmaco per le persone in sovrappeso comportando problemi nei mesi scorsi nel suo approvvigionamento. Quello che è nato come un farmaco innovativo e rivoluzionario per la cura di patologie croniche come il diabete e l’obesità severa rischia di diventare un farmaco di uso comune, autoprescritto senza reale necessità causando problemi associati alla produzione ed alla sicurezza sottovalutando gli effetti collaterali e i rischi per la salute a lungo termine, nonchè un notevole aumento della spesa farmaceutica. </p>



<p>Sicuramente la ricerca scientifica è molto importante perchè dà speranza e prospettive di vita per patologie croniche e gravi per le quali fino a qualche tempo fa non vi era rimedio. Il 17 luglio infatti il consiglio di Amministrazione dell’AIFA ha approvato l’immissione in commercio di 5 nuovi farmaci: uno antileucemico, uno contro la colite ulcerosa, uno contro il melanoma avanzato, un antiallergico e un farmaco contro l’alopecia. Questi nuovi farmaci potranno essere utili per trattare patologie non rispondenti all’uso di altri farmaci dimostrandosi utili per condizioni invalidanti e di disagio. Tuttavia come dimostra la vicenda dell’Ozempic è necessario un rigido controllo dei farmaci e una maggiore sensibilizzazione per un corretto utilizzo che tenga conto degli effetti collaterali e dei rischi per la salute anche a lungo termine, per prevenire il loro abuso ed evitare che farmaci così importanti possano non essere reperibili a chi ne ha davvero necessità. Inoltre parallelamente allo sviluppo tecnologico e farmaceutico, ciò che può fare realmente la differenza in futuro per scongiurare malattie croniche e il loro decorso nefausto è la prevenzione attraverso un corretto stile di vita e uno screening periodico. </p>
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		<title>Il beauty tra presente e passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2024 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sin dai tempi antichi, bellezza e cura del corpo erano due espressioni molto utilizzate. In alcuni manoscritti cinesi, risalenti al 2700 a.C., troviamo riferimenti legati, ad esempio, all’arte del massaggio. In Egitto, all’epoca di Cleopatra, gli egiziani si immergevano in vasche di acqua profumata, cospargevano i loro corpi con olii e balsami. Un&#8217;altra popolazione, quella greca, risentì di tali influssi positivi, infatti, lo stesso Omero (poeta greco dell&#8217;VIII secolo a.C.) nell&#8217;Odissea parla del massaggio come di un trattamento per il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Sin dai tempi antichi, bellezza e cura del corpo erano due espressioni molto utilizzate. In alcuni manoscritti cinesi, risalenti al 2700 a.C., troviamo riferimenti legati, ad esempio, all’arte del massaggio. In Egitto, all’epoca di Cleopatra, gli egiziani si immergevano in vasche di acqua profumata, cospargevano i loro corpi con olii e balsami.  Un&#8217;altra popolazione, quella greca, risentì di tali influssi positivi, infatti, lo stesso Omero (poeta greco dell&#8217;VIII secolo a.C.) nell&#8217;Odissea parla del massaggio come di un trattamento per il recupero della salute dei guerrieri.</p>



<p>Come si legge sul Manuale di Cosmetologia, la cosmesi nasce in Oriente, dove tali popoli hanno unito medicina e, per l&#8217;appunto, cosmesi. Venivano utilizzate ricette a base di oli, grassi sia vegetali che animali, resine, cera d’api, hennè per tingere unghie e capelli, terre e minerali colorati per il trucco, miele e propoli. Roma apprese e fece sue le tecniche portate dalla Grecia, dove, di fianco ai cosmetici, si diffusero le terme. Nel bagno di Poppea, ad esempio, oltre all’acqua c’era latte d’asina (idrata e protegge la pelle, riducendo le imperfezioni). Un medico greco, trasferitosi a Roma, Galeno, ha lasciato una traccia duratura. Da egli prendono il nome i preparati galenici delle farmacie, egli è stato l’inventore della prima crema di bellezza. La sua crema si otteneva emulsionando cera d’api, olio di mandorle e acqua di rosa.</p>



<p>Tutt’oggi si utilizzano scoperte arabe, come la distillazione, la produzione dell’alcohol, l’estrazione dei profumi.</p>



<p>L’Italia era sì grande nelle arti e nelle scienze, ma essendo politicamente alla mercé delle altre nazioni quali Francia, Germania, Inghilterra, queste si appropriarono delle sue idee anche nel campo della bellezza, ad esempio profumi italiani divennero francesi. Dopo il Rinascimento l’Italia tornò ad un “buio cosmetico”, riprendendo in mano la situazione dopo i conflitti mondiali.</p>



<p>Per quanto riguarda il make-up, l’uso di dipingersi il volto veniva visto da un lato come un rituale di bellezza, dall’altro veniva fatto in occasioni di riti religiosi o di guerra. In alcune tribù, ad esempio, ancora oggi si utilizzano tecniche di tatuaggi, scarificazioni (vocabolario: “tipo di tatuaggio a cicatrici ottenuto incidendo in modo profondo la pelle”), come simbolo di appartenenza, a scopo ornamentale o come pratiche di iniziazione.</p>



<p>Tutte queste pratiche hanno proseguito il loro percorso in Oriente, mentre in Occidente abbiamo avuto il cosiddetto periodo buio del Medioevo, dove i piaceri del corpo venivano messi da parte.</p>



<p>Nel XX secolo, i grandi progressi della medicina tradizionale posero, inizialmente, ad esempio, in secondo piano le terapie tradizionali praticate per secoli.</p>



<p>Ponendo i riflettori sul make-up, si può vedere quanto esso sia cambiato nel tempo. Il suo inizio ha visto, come protagonista, la biacca (vocabolario: “carbonato basico di piombo, sostanza colorante bianca, molto velenosa”), utilizzata per rendere bianco l’incarnato; di fatti il colorito bianco veniva visto come simbolo di purezza. Si sono attraversati momenti in cui il trucco, come nel Rinascimento, doveva essere esagerato, un viso molto bianco con rossetti e guance rosse, per poi passare all’epoca vittoriana, in cui l’esagerazione non era contemplata. Proseguendo nel tempo si arriva nei primi anni del ‘900, in cui cambiano i canoni estetici, ad esempio, il colorito naturale diventa simbolo di salute. Si è vista un’esplosione di colori, per poi tornare, nel XXI secolo, a toni, denominati, “nude”, ovvero più naturali.</p>



<p>Nel corso dei secoli, tutto è andato evolvendosi, dalla ricerca costante del bello inteso come “perfezione da raggiungere”, fino alla sua esaltazione che troviamo, normalmente, in natura. Ciò riguarda il beauty, l’arte, abbraccia varie discipline. Ci si è avvicinati, ad esempio, alla cultura orientale, per quanto riguarda i trattamenti legati al massaggio. Probabilmente, dato che il mondo ha iniziato a correre, le persone hanno avvertito sempre più il bisogno di fermarsi e connettersi con il proprio “io”.</p>



<p>La cosmesi ha attraversato un momento in cui si utilizzavano materie prime provenienti dalla natura che ci circonda, passando per le formulazioni chimiche, arrivando nuovamente al naturale, ciò è avvenuto perché l’uomo ha avvertito, forse, il bisogno di “tornare alle origini”, utilizzare la natura intesa come tale, come piante, secrezioni animali (miele, propoli, bava di lumaca). Tutto ciò viene inteso come “bio”, si pone più attenzione al proprio corpo, cercando di mantenerlo o renderlo perfetto, senza distruggere la sua integrità. Ciò si può vedere nell’uso dei fillers, che hanno sostituito il botulino (ovvero una sostanza tossica che andava ad inibire i muscoli mimici, ossia del volto). I più richiesti, per correggere inestetismi quali rughe, piccole depressioni, labbra sottili, sono i fillers all’acido ialuronico (una componente del derma, uno degli strati della pelle).</p>



<p>Si è quindi arrivati ad un punto in cui il naturale è bello, ma è bello anche ciò che appare, il tutto contornato dal naturale che non deve far male, preservando in modo ottimale il tutto. Ciò lo si vede anche nell’ambito alimentare, perché, per l’appunto, si preserva il contenitore, ma anche il contenuto vuole la sua parte.</p>



<p>Ciò che prevale molto è nuovamente la ricerca del bello e della perfezione, con canoni specifici ma senza deturpare troppo. In molti casi si eccede ma in altri, non ci si rende conto di avere di fronte qualcosa di modificato, perché il trucco è anche non far vedere.</p>
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		<title>E se tornassimo a camminare con Zenone?</title>
		<link>https://ventiblog.com/e-se-tornassimo-a-camminare-con-zenone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti and Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Migliaia di anni fa i filosofi presocratici sulle coste tirreniche del Sud Italia si interrogavano su questioni che oggi non siamo più in grado di cogliere. E se seguissimo Zenone e le sue orme per tornare ad nuova percezione delle cose?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap has-text-align-left">Le accoglienti coste tirreniche dal clima mite e dalla ampia varietà del paesaggio della provincia di Salerno, ancor prima di attrarre vacanzieri desiderosi di tuffarsi tra spiagge da cartolina, passeggiare per borghi storici e degustare la famosa mozzarella di bufala, attirarono l’attenzione della popolazione della <em>polis</em> di Sibari già qualche migliaio di anni fa. Nel VII Secolo a.C. infatti, viaggiatori provenienti dai primi insediamenti Greci del Mar Ionio si stabilirono alla foce del fiume Sele, per formare la prima colonia tirrenica che prenderà il nome di Poseidonia. Crocevia di merci, mercanti ed idee provenienti dagli angoli più disparati del Mediterraneo, l’odierna Paestum in modo inconsapevole è divenuta culla della cultura mediterranea ed occidentale <em>tout court</em>.</p>



<p class="has-text-align-left">A testimonianza della fervente attività culturale dell’area intorno al 500 a.C., il bellissimo museo archeologico di Paestum raccoglie reperti dal grande valore storico come pezzi unici di arte figurativa dell&#8217;epoca, ne è un esempio la celebre <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tomba_del_tuffatore" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tomba del tuffatore</a>.</p>



<p class="has-text-align-left">Il sito archeologico, esteso per 120 ettari e immerso in un’ampia area verde, è dominato dai Templi di Hera, Nettuno ed Atena, strutture che hanno resistito al peso dei secoli. Non solo, il tempo non ha scalfito nemmeno un altro lascito della cultura della Magna Grecia: il pensiero della scuola eleatica, con Parmenide prima e Zenone poi.</p>



<p class="has-text-align-left">Parmenide, nativo di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elea-Velia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elea</a> (oggi Velia, cittadina a pochi chilometri da Paestum), fu filosofo, legislatore e uomo politico di rilievo; considerato da tutti come il padre dell’ontologia, la branca della filosofia che studia l’Essere. Non solo, le sue intuizioni e il ragionamento da lui tessuto intorno alla definizione di concetti astratti furono alla base della logica Aristotelica. Abbiamo tutti sentito almeno una volta la locuzione “<em>l’essere è e non può non essere</em>”, e abbiamo tutti mostrato un’espressione un po’ perplessa sincerandoci di aver capito bene. Anche i seguaci contemporanei a Parmenide riconobbero la grande validità delle sue tesi, ma anche la loro scarsa fruibilità da parte del pubblico mainstream dell’epoca.</p>



<p class="has-text-align-left">Per tal motivo, Zenone di Elea, concittadino di Parmenide e suo allievo, si è impegnato per gran parte della sua vita a difendere le tesi del suo maestro attraverso nuove tecniche interlocutorie. La sua più grande eredità, pur non avendo contribuito significativamente a nuovi schemi filosofici, la si trova sul piano della comunicazione e della logica.</p>



<p class="has-text-align-left">Zenone infatti ha controbattuto pitagorici ed eraclitei (le due scuole più critiche verso il pensiero di Parmenide) tramite due pietre angolari del pensiero: <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dimostrazione_per_assurdo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il ragionamento per assurdo</a>, ancora oggi usato in diversi valenza, dalla ricerca scentifica alla dialettica quotidiana; ed i celebri paradossi, usati per confutare le tesi degli oppositori. A tal riguardo, quelli della tartaruga e della freccia sono dei veri e propri blockbuster filosofici.</p>



<p class="has-text-align-left">Dove oggi turisti cercano refrigerio all’ombra di un gazebo di un bar con vista scavi e negozi di souvenir, un tempo le discussioni sulle caratteristiche ontologiche della vita assumevano il fervore delle colluttazioni alle quali assistiamo oggi a seguito di un calcio di rigore non fischiato alla Nazionale di Calcio in una partita del mondiale. Parallelismi a parte, nonostante il divario di millenni e le differenze del caso, come è possibile che un tempo si riuscivano a cogliere aspetti che oggi sembriamo non esser più capaci di notare? La risposta è forse nell’uso del tempo?</p>



<p class="has-text-align-left">I Greci, come i Romani avrebbero successivamente codificato, avevano già chiari i concetti e la differenza tra <em>otium</em> e <em>negotium</em>. L’<em>otium</em> non era accusato di essere spreco o colpa, e non era nemmeno riempito da <em>stories</em>  social di matrimoni/divorzi di personaggi dello spettacolo e influencers. E forse questo aiutava il fluire delle cose in modo diverso.</p>



<p class="has-text-align-left">Anche Zenone prima di diventare il creatore della logica dialettica e dei noti paradossi che ponevano dubbi esistenziali sull’apparente ragionevolezza dimostrando come spesso ciò che dovrebbe essere spesso non è, beh anche lui sarà stato un bambino. Avrà ricevuto un’educazione familiare rigida ma che lo ha posto subito in contatto diretto con il mondo esterno. Di certo avrà trascorso i pomeriggi insieme ad altri coetanei a giocare fuori casa, correndo, litigando e sbucciandosi le ginocchia per capire chi davvero potesse vincere tra lui e una tartaruga. E quando a sera, tornava a casa sicuramente la madre lo rimproverava per non essere stato puntuale abbastanza e per essersi fatto male, perché il rimprovero a Zenone serviva a riconoscere il pericolo, a capire quando fermarsi, a sapere cosa gli sarebbe successo se lui non avesse badato a se stesso.</p>



<p class="has-text-align-left">Negli inverni dell’antica Elea ci saranno stati pomeriggi in cui il piccolo Zenone avrà condiviso stanze della casa insieme ali anziani della famiglia, ad ascoltare le loro storie, a conoscere la vita di chi lo ha preceduto ed è proprio in quei pomeriggi in cui non poteva giocare che Zenone ha imparato l’arte dell’ascolto, del rispetto verso la voce degli adulti, della conoscenza delle proprie radici, perché in quei pomeriggi apparentemente noiosi e lenti, lui stava invece scoprendo che la sua storia aveva camminato sulle gambe ormai stanche di chi gli stava seduto di fronte.</p>



<p class="has-text-align-left">Nei giorni in cui nell’antica Elea si svolgeva il mercato nel foro, anche un bambino come Zenone partecipava alle compravendite delle donne della famiglia con i mercanti, perché quello che precedeva il denaro, era lo stabilire quanto quella merce valesse attraverso il dialogo, il compromesso, il confronto e l’abilità nello stabilire un prezzo di mercato che convenisse a chi stava spendendo e chi stava guadagnando. Tutti elementi che stabilivano la formazione dell’uomo che sarebbe diventato in futuro.</p>



<p class="has-text-align-left">Zenone è uno dei più grandi filosofi presocratici, un uomo, un bambino, un saggio che è solo un esempio calzante per dimostrare come i tempi siano cambiati. Nonostante in passato ci fossero meno strumenti di svago per i piccoli, si riusciva ad avere una vita a contatto con il mondo reale fin da subito e si diventava adulti prima del dovuto. Lo stare a contatto con l’aria e la natura, la voglia di gareggiare, di scoprire, di conoscere sono elementi essenziali che stanno prendendo delle strade diverse, tutto passa attraverso le nuove tecnologie che nonostante talvolta siano provvidenziali, tendono ad isolare la persona, e si sa che l’uomo è un animale sociale, ce lo diceva Aristotele, non esiste crescita senza confronto, senza amalgama, senza commistione. Si stava meglio quando si stava peggio, probabilmente non c’è niente di più vero, almeno nella misura in cui stare peggio significasse fare merenda a casa dei propri nonni con pane, olio e zucchero. La vita non è mai stata più saporita!</p>



<p>___</p>



<p class="has-text-align-left">Consigli di lettura: <strong><em>Storia della filosofia greca &#8211; I presocratici</em></strong>, Luciano De Crescenzo (1983)</p>



<p>Foto in copertina degli autori</p>
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		<title>Perché votare è bellissimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2024 07:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<h2><em>Il voto spiegato a un bambino</em></h2>



<p>Nel periodo pre-elettorale è facile parlare di chi dovrebbe votare cosa, dei programmi elettorali e dell’importanza storica del voto.<br>Se queste cose è meglio lasciarle fare a chi ci capisce qualcosa (sempre meno, ormai, ma d’altronde oggi – perdonate la cacofonia &#8211; siamo tutti un po&#8217; tuttologi), io vorrei semplicemente evidenziare un fatto semplicissimo, ai limiti della banalità: votare è essenziale, votare è bellissimo.<br>Non mi definirei un’esperta di politica, e nemmeno di storia moderna, e tantomeno di filosofia e di scienze sociali. Sono solo una ragazza di provincia come tante, vissuta all’ombra di una grande città dalla quale rifugge, tra distese di cemento e spicchi di verde rasenti la tangenziale, dove votare è appannaggio di pochi. Sono cresciuta in una famiglia politicamente impegnata, quello sì, soprattutto dal punto di vista paterno; la sua, però, è sempre stata una visione statica, arrabbiata. Essere una persona romantica ti aiuta in tante cose della vita, anche ad essere meno rancorosa e disposta a pensare che le cose, alla fine, andranno sempre per il verso sbagliato.</p>



<p>Non ho mai smesso di credere, in questi quasi dieci anni (sigh) di elettorato attivo, mai ho pensato una sola volta che tutto potesse essere inutile. E ogni volta, nonostante tutto l’avverso che può esistere (e devo dire che oggi ne esiste molto. Spesso mi chiedo se la politica possa, in effetti, arginare tutte le nefandezze di questo mondo. Possiamo davvero pretenderlo? Ma questa è un’altra storia), ho sempre cercato in me &#8211; e negli altri &#8211; la forza di informarmi, cercare, confrontarmi e, alla fine, decidere.</p>



<p>Quanto è bello, decidere? Dal latino decīdĕre, dall&#8217;unione del prefisso de- = da con il verbo caedĕre = tagliare. Quindi, letteralmente, decidere significa tagliare da, tagliar via, dare un taglio a tutto ciò si insinua nei nostri pensieri e selezionare solo quello che fa per noi.</p>



<p>Scegliere è l’atto più adulto che mi capita di fare e che la vita mi costringe a fare: d’altronde, essere grandi non vuol dire anche – e soprattutto &#8211; prendere una posizione? Scegliere il gusto di pizza, una casa, le amicizie da salvare e quelle da accantonare, i giorni di ferie da prendere al lavoro, l’investimento più redditizio. Scegliere di andare fisicamente a votare &#8211; ci vogliono cinque minuti, anche perché di file in quasi dieci anni di voto, ancora non ne ho viste &#8211; e poi, solo poi, cosa e chi votare. Una doppia scelta, e la realtà dei fatti suggerisce che la più difficile sia, inspiegabilmente, la prima. </p>



<p>Scegliere, scegliere, scegliere: fa paura, eppure è tutto qui quello che divide la nostra vita adulta da tutto quello che c’era prima. <br>È bello votare: volete dire che non è bello quando finalmente riesci a montare un mobile?<br>Mi dà la stessa soddisfazione. Anche se non ci ho capito nulla, e l’anta traballa e i piedi sono montati storti, io inizio a riempire comunque gli scaffali di vestiti e scarpe e cianfrusaglie, e mi convinco di aver fatto proprio un buon lavoro. Forse la mia comprensione è solo parziale, e non può che essere così; sono una semplice cittadina, non ho particolari velleità politiche. Eppure, l’atto di votare mi da l’idea di aver risolto un enigma, di aver trovato il chiodo per montare &#8211; finalmente &#8211; l’ultimo scaffale della libreria.<br>E se qualcuno si chiedesse ancora perché votare è importante, gli direi che se voti, puoi far sentire la tua voce. E farla sentire ti legittima a lamentarti, poi, quando le cose non vanno. È una banalità, eppure non tengo più il conto di quante volte mi sono ritrovate a spronare gli altri a suon di banalità.<br>E se siete ancora convinti di volervi astenere e pensate che votare non serva a nulla &#8211; e conosco tanti, tantissimi che lo pensano, la mia periferia politicamente disimpegnata ne è piena -, riflettete sul fatto che è solo per un milione di voti di differenza che il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea. La verità è che le persone che andranno a votare faranno la vera differenza, indipendentemente da cosa voteranno. Nessuno farà caso a chi starà a casa: il senso della democrazia è la rappresentanza, e chi non mette quella “x”, rinuncia alla rappresentanza.</p>



<p>Votare è una forma di investimento nella democrazia alla quale, data la deriva mondiale (ma anche europea), mi ancoro con tutte le mie forze e alla quale, anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, non sono ancora pronta a rinunciare. E comunque, qualche passo avanti l’ho fatto: almeno oggi ho imparato a piegare la scheda elettorale per il verso giusto.</p>
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