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	<title>Ornella Badagliacca &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La forza della solidarietà e la grande mobilitazione per aiutare il popolo ucraino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 23:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle ultime settimane più di due milioni di profughi hanno lasciato l’Ucraina. Sono soprattutto donne e bambini, fuggiti dalle città sotto assedio, che hanno trovato rifugio oltre il confine, accolti da ogni parte d’Europa. Spesso sono famiglie divise, strappate brutalmente alla loro quotidianità, e non sanno quando e se rivedranno i propri cari. Penso al loro dolore, ai bambini che abbracciano il papà prima di partire verso la salvezza, mentre lui resta a combattere per la libertà. Ogni giorno leggiamo [&#8230;]</p>
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<p>Nelle ultime settimane più di due milioni di profughi hanno lasciato l’Ucraina. Sono soprattutto donne e bambini, fuggiti dalle città sotto assedio, che hanno trovato rifugio oltre il confine, accolti da ogni parte d’Europa. Spesso sono famiglie divise, strappate brutalmente alla loro quotidianità, e non sanno quando e se rivedranno i propri cari. Penso al loro dolore, ai bambini che abbracciano il papà prima di partire verso la salvezza, mentre lui resta a combattere per la <strong>libertà</strong>. Ogni giorno leggiamo la stampa e guardiamo il telegiornale, seguendo con preoccupazione gli sviluppi della guerra in Ucraina. Ci immedesimiamo in chi soffre, in chi ha perso tutto, in chi ha messo insieme le poche cose che è riuscito a raccogliere infilandole in un borsone, spesso con il proprio animale da compagnia stretto al petto, ed è fuggito verso una nuova vita. <strong>Dall’inizio dell’invasione i nostri cuori e pensieri sono lì</strong>, con chi è rimasto e con coloro che stanno fuggendo. Tuttavia, oltre le terribili notizie, ci sono dei racconti, delle <a href="https://ventiblog.com/henna-una-canzone-contro-la-guerra-un-cielo-di-lucide-stelle-tra-le-guerre-di-ieri-e-di-oggi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">immagini che ci trasmettono speranza</a>: ho letto storie di persone dal cuore grande che hanno compiuto <strong>gesti eroici</strong>, che hanno dato la vita per salvare gli altri, anche chi non conoscevano; ascoltandole cresce in noi il bisogno di renderci utili e di aiutare concretamente. La forza della solidarietà è grande, la generosità e l’altruismo sono valori preziosi che ti portano a metterti a disposizione di chi ha più bisogno.</p>



<p>In momenti difficili come questo, con una guerra a due passi da noi, è bello vedere tante persone sensibili: <strong>la solidarietà diventa un sentimento comune</strong>, l’altruismo è sentito, forte e dunque potente. Viene fuori l’umanità, i buoni sentimenti, si risveglia in noi il senso di appartenenza al genere umano, e quindi all’impossibilità di voltarci dall’altra parte.&nbsp;Ed è così che nascono iniziative di solidarietà: penso a chi accoglie in casa intere famiglie, a chi porta generi di prima necessità nei luoghi di raccolta, a chi con i propri mezzi mettein salvo donne, bambini e anziani. Penso a quella fotografia di passeggini in fila, attrezzati di tutto, lasciati dalle mamme polacche per le mamme ucraine in arrivo con i loro bambini alla stazione. Una delle immagini più belle. E, ancora, a quell’uomo che ha salvato la vita ad una fotografa facendole da scudo con il suo corpo; penso ai volontari che si occupano di portare cibo e aiuti agli animali in difficoltà. Non dimentichiamo che anche loro hanno bisogno di aiuto. </p>



<p>Questi gesti pieni d’amore, autentici, e ricchi di significato danno speranza: ecco la riscoperta dei buoni sentimenti &#8211; del far del bene in maniera disinteressata &#8211; per la semplice voglia di regalare un sorriso e di portare luce dove è stata brutalmente spenta. <a href="https://ventiblog.com/la-guerra-la-fanno-i-governi-non-i-popoli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anche dalla Russia provengono gesti di solidarietà</a>. In molti hanno capito cosa sta veramente accadendo e si oppongono al regime di Putin, andando incontro all’arresto pur di dire la verità. Penso a Yelena Osipova, un&#8217;anziana signora, che nonostante sia stata già arrestata in piazza dalla polizia è ritornata ancora una volta a manifestare per la pace. Penso alla solidarietà dei bimbi russi scesi in piazza a San Pietroburgo con un fiore in mano, portati via insieme ai loro genitori. In un mondo già pesantemente provato dalla pandemia, e in un momento storico in cui con difficoltà stiamo cercando di ritrovare una quotidianità perduta, ci siamo fermati un attimo e abbiamo ricordato l’importanza dell’altruismo. È grande la soddisfazione e la gioia di essere utili, far parte di questa grande mobilitazione a favore di un popolo che sta subendo un male ingiusto, un dolore enorme. C’è finalmente un mondo più consapevole dell’importanza della vita. Tendiamo una mano a chi ha bisogno, a bambini innocenti che meritano di ricominciare a vivere: per noi sono piccoli gesti mentre per chi li riceve è un grande dono. Uniti siamo più forti. Tra le tante raccolte fondi serie e affidabili c’è quella indetta da <strong>“Croce Rossa Italiana”</strong>, che ne ha lanciata una per rispondere alle tante necessità impellenti (manca cibo, acqua, elettricità, assistenza sanitaria); troviamo poi l&#8217;impegno di <strong>“Save the Children”</strong>, una delle più grandi organizzazioni internazionali umanitarie che si occupa di fornire aiuto ai bambini che hanno bisogno di assistenza; ma anche <strong>“Medici senza frontiere”</strong> e  <strong>“Unicef Italia” </strong>per l’Ucraina. E poi c’è il lavoro di <strong>“Soleterre”</strong>, una Fondazione Onlus la cui priorità adesso è fornire cura e assistenza ai bambini malati di cancro e alla loro famiglie. </p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;AltraVoce dei Ventenni il 21/03/2022</em></p>
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		<title>Adottare un animale è una promessa d&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Immanuel Kant, illustre filosofo tedesco: “Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”. Di recente ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere, negli Stati Uniti una famiglia in procinto di partire ha abbandonato la propria cagnolina, una splendida husky dagli occhi dolci e malinconici. I proprietari hanno deciso di partire senza di lei, poiché al momento dell’imbarco si sono resi conto di non avere i documenti necessari per portarla [&#8230;]</p>
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<p>Secondo Immanuel Kant, illustre filosofo tedesco: <em>“Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”. </em>Di recente ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere, negli Stati Uniti una famiglia in procinto di partire ha abbandonato la propria cagnolina, una splendida husky dagli occhi dolci e malinconici. I proprietari hanno deciso di partire senza di lei, poiché al momento dell’imbarco si sono resi conto di non avere i documenti necessari per portarla con loro; così hanno incredibilmente scelto di abbandonarla, legandola fuori ad un palo, lasciandola sola e al gelo. Per fortuna la cagnolina è stata soccorsa e data in adozione. Kola è stata salvata, ma penso anche a tutte quelle volte in cui l’epilogo è ancora più triste:<em> </em>tutte quelle volte in cui i padroni senza cuore li abbandonano in autostrada, sotto il caldo rovente, in piena estate, nel periodo delle vacanze, il momento dell’anno in cui avvengono più abbandoni.&nbsp;</p>



<p>Spesso il cane scende dalla macchina fidandosi del suo padrone, convinto che il motivo della “sosta” sia per fare una passeggiata, ed invece appena lo vede allontanarsi in tutta fretta insegue l’auto, correndo a perdifiato, incapace di pensar male, ignaro di ciò che sta veramente succedendo; solo dopo aver corso invano diversi chilometri prende corpo il terribile dubbio di esser stato dimenticato.&nbsp;Ma come può un cane comprendere la cattiveria umana? Non può concepire l’idea di essere stato abbandonato, dopo tutto l’amore che ha dato. Un cane si accontenta di poco e si dona tutto. Il problema dell’abbandono e del maltrattamento riguarda anche la nostra società. Per fortuna c’è sempre più sensibilità sull’argomento e negli ultimi anni c’è molta più attenzione ai diritti degli animali, sono state create nuove leggi con pene più severe. Nell’art.727 del codice penale leggiamo:<em> “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l&#8217;arresto fino ad un anno o con l&#8217;ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze”.</em> Gli animali meritano rispetto, non sono giocattoli, adottarne uno significa prendersene cura con responsabilità, portarlo dal veterinario quando ne ha bisogno, favorirne la socialità, stare attenti all’alimentazione e occuparsi del suo benessere psicofisico. Ricordiamoci che anche loro possono cadere in depressione. </p>



<p>Adottare un cucciolo è una promessa d’amore, hanno l’anima negli occhi e ci dimostrano il loro affetto ogni giorno. A volte siamo noi ad insegnargli qualcosa, ma la maggior parte delle volte siamo noi ad imparare qualcosa da loro: fedeltà, fiducia e amore incondizionato. Capisco che non tutti hanno la possibilità di prenderne uno con sé, ma è importante sapere come agire nel caso in cui se ne incontri uno in pericolo o abbandonato. A tal proposito sono sorte molte associazioni di volontariato attive nel territorio. L’ <strong>ENPA</strong> (Ente nazionale protezione animali) è la più antica e grande associazione animalista italiana, ci si può iscrivere come volontari donando il proprio tempo e rendendosi utili in maniera concreta e nel mondo che si preferisce (vedi sito). Vi consiglio anche di consultare il sito dell’<strong>Oipa</strong> (Organizzazione internazionale protezione animali) che spiega molto bene come comportarsi in ogni situazione: troverete un prontuario di soccorso per animali in difficoltà, che in modo dettagliato spiega come agire.</p>



<p>Inoltre ho letto una splendida notizia: a Roma verrà costruito un ospedale pubblico gratuito per cani e gatti bisognosi di cure, all’inizio accoglierà gli animali abbandonati e più avanti anche quelli dei residenti; un aiuto concreto dunque per le famiglie che spesso si trovano a sostenere spese elevate per curare i propri cuccioli. Ho sempre amato e rispettato gli animali, ma dal giorno in cui a casa è arrivato Sissi, un gatto meraviglioso, ho scoperto veramente il mondo magico che c’è in loro; lo abbiamo amato moltissimo e quando se n’è andato &#8211; dopo tanti anni insieme &#8211; abbiamo sofferto molto. A volte si preferisce evitare di prendere un animale per il dolore di perderlo, ma in questo modo ci si priva di un grande affetto, di un legame, che rimarrà per sempre nei nostri cuori. Adesso ho una cagnolina, Mia. Ogni volta che la guardo la stringo e immagino che il calore di quell’abbraccio possa arrivare a tutti gli animali bisognosi di affetto, di una casa, di una cuccia calda e accogliente. Quando stiamo male o siamo giù di morale loro lo percepiscono, sono empatici e fanno di tutto per confortarci. Diventano parte della famiglia. I nostri cuccioli sono una cura contro la solitudine. Infatti molte persone sole o anziane trovano conforto nell’affetto e nell’amore per un quadrupede. Se avete amore da dare, visitate un canile, adottate un cane o un gatto, e scegliete di regalargli (e regalarvi) una vita piena di gioia. Sono compagni di vita, il loro affetto ci colora le giornate, ed è la cosa più preziosa.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il mio legame con la saga di Harry Potter: alla riscoperta dei suoi significati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2021 17:48:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La magia di Harry Potter è tornata al cinema. In occasione dei vent’anni dall’uscita del primo film, nella sale è stato riproposto “Harry Potter e la pietra filosofale”.&#160;E’ la storia di un giovane mago celebre per essere sopravvissuto &#8211; grazie al sacrificio della madre &#8211; al temibile Lord Voldemort, e nei sette libri della saga (e otto film) la Rowling racconta il mondo magico e le avventure che i protagonisti vivranno alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. A [&#8230;]</p>
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<p>La magia di Harry Potter è tornata al cinema. In occasione dei vent’anni dall’uscita del primo film, nella sale è stato riproposto “Harry Potter e la pietra filosofale”.&nbsp;E’ la storia di un giovane mago celebre per essere sopravvissuto &#8211; grazie al sacrificio della madre &#8211; al temibile Lord Voldemort, e nei sette libri della saga (e otto film) la Rowling racconta il mondo magico e le avventure che i protagonisti vivranno alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. A livello narrativo e cinematografico si è trattato di un caso unico, quello in cui i giovani protagonisti sono cresciuti insieme ai loro personaggi. Infatti mentre J.K. Rowling scriveva i libri, questi venivano trasposti cinematograficamente. Romantica, sorprendente, drammatica, a tratti spaventosa (ricordiamo la piega “dark” a partire dal terzo libro “Il prigioniero di Azkaban”) piena di buoni sentimenti, così la storia del giovane mago Harry Potter ha conquistato tutti, sia bambini che adulti, creando un sentimento di grande partecipazione e attesa. </p>



<p>Ricordo ancora la prima volta che andai a vederlo al cinema con la mia famiglia, mi innamorai subito della storia, e adesso da adulta riesco ad apprezzare ancor di più l’importanza del suo messaggio d’amore.&nbsp;Sono cresciuta con loro, essendo coetanea degli attori che interpretano i protagonisti del film &#8211; Harry, Ron ed Hermione &#8211; e in questi anni ho letto i libri più volte.&nbsp;Inoltre, da aspirante scrittrice, sono affascinata dalla fantasia dell’autrice, dalla sua capacità di farti immergere nella storia, una storia che commuove e i cui personaggi diventano familiari; la narrazione ti coinvolge emotivamente e negli anni ci siamo affezionati ai personaggi portandoli nella vita reale, provando gioia e dolore con loro. Penso che il talento di una grande scrittrice sia evidente dalla capacità di “mostrare”, la Rowling infatti non si limita a “dire”, e ciò lascia dentro un messaggio profondo che resta impresso in noi. Leggendo i libri infatti riusciamo a “vedere” le meraviglie di Hogwarts.</p>



<p>La Rowling è riuscita a creare un mondo magico pieno di valori, e rivedere Harry Potter al cinema è stato come tornare indietro ad un tempo pieno di sogni, genuino e un pò nostalgico, legato agli inizi della mia adolescenza. Si tratta di uno dei pochi casi in cui i film sono belli quasi quanto i romanzi, (dico quasi solo perché per me nulla è paragonabile al fascino di una buona lettura), dalle musiche meravigliose e dai grandi interpreti del calibro di Emma Thompson, Alan Rickman, Gary Oldman, Maggie Smith, Michael Gambon, solo per citarne alcuni, sennò farei una lista infinita. La lettura di Harry Potter è stata e continua ad essere per molti in tutto il mondo un caloroso rifugio, un mondo magico in cui sognare e lasciarsi trasportare, un universo pieno di sentimenti puri, fragili e forti nello stesso tempo, in cui valori come la famiglia, l’amore, l’amicizia, la generosità, il coraggio delle proprie idee sono vivi più che mai, in cui il male può essere sconfitto con la forza dell’amore &#8211; come la mamma di Harry che dà la vita per suo figlio; questi valori ci fanno sperare &#8211; e gli aspetti negativi come il dolore, la guerra, la morte, il razzismo, la depressione (rappresentata dai dissennatori) vengono raccontati attraverso il filtro della magia, ma rappresentano i mali del mondo reale, da combattere ogni giorno.&nbsp;</p>



<p>La lotta tra il bene e il male è infatti il <em>leitmotiv</em> di tutta l’opera: il “male” è rappresentato da Voldemort, un essere infelice che non ha mai conosciuto l’amore, che insieme ai suoi seguaci &#8211; i Mangiamorte &#8211; perseguita i “mezzosangue”, da lui ritenuti inferiori. Un altro messaggio importante è che in ognuno di noi c’è sia il bene che il male, sia luce che oscurità, ma siamo noi gli artefici del nostro destino, sono le nostre scelte a determinare chi siamo.&nbsp;Il duro impegno e il combattere sempre per ciò in cui che crediamo, l’importanza della generosità, del privarsi del poco che si ha per far felice chi amiamo, il non “giudicare” gli altri per ciò che hanno, bensì per ciò che sono.</p>



<p>Negli anni la regia è stata affidata a più registi ed insieme a loro cambiava l’atmosfera dei film: i primi con Chris Columbus sono caratterizzati da una bellissima fotografia, da luce e colore, e da una magia quasi infantile, mentre il terzo “Il prigioniero di Azkaban” con la regia di Alfonso Cuarón, assume toni più scuri e cupi ed è caratterizzato da un’atmosfera più “dark”. E’ indubbiamente il mio preferito, con i viaggi nel tempo con la giratempo di Hermione, accompagnando i personaggi nel difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con l’arrivo nella vita di Harry di Sirius Black &#8211; il suo padrino &#8211; e il messaggio che non tutto è come sembra: all’inizio tutti credono che Black sia un assassino, mentre poi si capirà che non è così.</p>



<p>Grazie all’uso della giratempo Harry ed Hermione salveranno Fierobecco &#8211; l’ippogrifo di Hagrid &#8211; e con un volo rocambolesco riusciranno a liberare anche Sirius. La scena più emozionante è quando Harry con un grido di felicità si libera in volo con Fierobecco sfiorando le acque del lago: in quel momento mette da parte le sue ansie e preoccupazioni, in quel momento Harry è davvero libero e felice. Anche la scelta delle musiche è perfetta. Hermione, l’amica del cuore, che con la sua intelligenza ha salvato più volte i suoi amici, è interpretata da Emma Watson &#8211; attrice che negli anni si è distinta per il suo grande impegno in prima linea nella difesa dei diritti delle donne e in campo umanitario: nel 2014 è stata nominata ambasciatrice di buona volontà dall’UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di parità di genere e del pari ruolo delle donne nel mondo.Interprete al cinema in ruoli come <em>La bella e la bestia </em>e <em>Piccole donne</em>, la Watson è l’esempio di come si possa davvero usare la propria fama e popolarità per aiutare gli altri,per creare qualcosa di bello e importante. Tornando ai romanzi, mi ha sempre colpito la capacità della Rowling di scrivere, la sua attenzione sorprendente per il particolari: alla fine della storia infatti ci rendiamo conto che tutti gli avvenimenti sono collegati tra loro, che la storia di Harry era ben chiara nella sua mente fin dall’inizio. Quando Luna dice ad Harry: &#8220;Se io fossi Tu-Sai-Chi vorrei che ti sentissi tagliato fuori da tutti gli altri, perché se sei da solo, non sei una grande minaccia..&#8221; dice una grande verità perché uniti si è più forti. Ciò vale anche nella vita di tutti i giorni, se si combatte tutti insieme, se ci si appoggial’uno all’altro<strong>, </strong>se si tende una mano al prossimo, si possono affrontare anche le paure più grandi. Un altro bel messaggio. </p>



<p>Questo fenomeno letterario si accompagnava ad una vera e propria corsa all’indizio sul prossimo libro: la Rowling infatti aveva un blog dove nascondeva indizi che accendevano la curiosità dei lettori. Da lì nacquero innumerevoli forum in cui confrontarsi e il famoso “<a href="http://mugglenet.com">mugglenet.com</a>&#8221; (il sito dei babbani, i non maghi, ovvero noi). Harry Potter è sicuramente entrato nelle case di milioni di persone in tutto il mondo, rientrando a pieno titolo tra i romanzi più letti di sempre. E inoltre ha il grande merito di avere avvicinato i bambini alla lettura. Una delle frasi per me più significative è quella che Silente, il preside di Hogwarts, pronuncia nella sala Grande agli studenti: “La felicità la si può trovare anche nei momenti più bui, se solo ci si ricorda di accendere la luce…”. Mi viene in mente di avere letto storie di persone &#8211; anche adulte &#8211; che grazie alla lettura di Harry Potter riuscirono a venir fuori da periodi bui della loro vita. Hanno trovato nella lettura quell’ancora che gli ha ridato la speranza, tornando a vedere i colori. E nell’attesa di rivedere i protagonisti sullo schermo il primo dell’anno nuovo in una reunion storica, ricordiamo le parole della Rowling: “Sia che tu ritorni sulle pagine del libro o sullo schermo, Hogwarts sarà sempre lì ad accoglierti”.</p>



<p></p>



<p>        <em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;AltraVoce dei Ventenni del 27/12/2021</em></p>
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		<title>Intervista a Federico Nuzzo, Presidente del PYC (Palermo Youth Centre) e coordinatore legale per Resto al Sud &#8211; Consulenza e Progettazione</title>
		<link>https://ventiblog.com/intervista-a-federico-nuzzo-presidente-del-pyc-palermo-youth-centre-e-coordinatore-legale-per-resto-al-sud-consulenza-e-progettazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Nov 2021 11:11:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federico Nuzzo è un avvocato ed imprenditore intraprendente. Presidente del PYC (Palermo Youth Centre), dopo aver fondato uno studio legale insieme ad altri giovani colleghi è diventato coordinatore legale per “Resto al Sud &#8211; consulenza e progettazione.” Raccontaci di te e del PYC Durante la mia carriera universitaria ho avuto il piacere di fare rappresentanza studentesca con l’UDU e di ricoprire la carica di presidente del Consiglio degli studenti. Nel 2012, dopo l’università, abbiamo preso un piccolo spazio creando un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-a-federico-nuzzo-presidente-del-pyc-palermo-youth-centre-e-coordinatore-legale-per-resto-al-sud-consulenza-e-progettazione/">Intervista a Federico Nuzzo, Presidente del PYC (Palermo Youth Centre) e coordinatore legale per Resto al Sud &#8211; Consulenza e Progettazione</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p>Federico Nuzzo è un avvocato ed imprenditore intraprendente. Presidente del <strong>PYC (Palermo Youth Centre)</strong>, dopo aver fondato uno studio legale insieme ad altri giovani colleghi è diventato coordinatore legale per <strong>“Resto al Sud &#8211; consulenza e progettazione.”</strong></p>



<p><strong>Raccontaci di te e del PYC</strong></p>



<p>Durante la mia carriera universitaria ho avuto il piacere di fare rappresentanza studentesca con l’UDU e di ricoprire la carica di presidente del Consiglio degli studenti. Nel 2012, dopo l’università, abbiamo preso un piccolo spazio creando un primo nucleo, e poi poco a poco siamo cresciuti e unendo le forze con altre associazioni giovanili è nato il PYC &#8211; il nostro sogno aggregativo &#8211; che comprende cittadini giovani con l’obiettivo di condividere spazi comuni, progetti e attività. Nel frattempo abbiamo vinto un importante bando della Presidenza del Consiglio dei Ministri, abbiamo avuto il placet dal Comune di Palermo che ci ha dato in concessione una struttura dentro Villa Trabia. Il progetto <strong>“La nuova Villa Trabia”</strong> ha previsto la ristrutturazione totale di una palazzina che era stata data alle fiamme, e noi con i fondi pubblici e con un autofinanziamento l’abbiamo ristrutturata e aperto il secondo centro. L’associazione <strong>The Factory</strong>, una delle realtà da cui è nata l&#8217;idea del PYC,  fa parte del circuito Arci: la nostra idea romantica è creare un luogo per i giovani, di cedere il passo ad una nuova generazione che possa utilizzare quello spazio per le proprie necessità: cambiando le generazioni cambiano anche i modi di divertirsi ed è giusto che i giovani si auto-organizzino. Ogni anno abbiamo l’obiettivo di creare un nuovo gruppo coinvolgendo ragazzi di un’età compresa tra i 20 e i 25 anni, che abbiano il tempo giusto da dedicare al volontariato e alla gestione della struttura. Il PYC è un circolo low cost dove ci sentiamo a casa e possiamo esprimerci, proponendo iniziative, corsi, cineforum, dibattiti, ciascuno può presentare la propria iniziativa.</p>



<p><strong>Parlaci delle tue attività imprenditoriali e del progetto “Resto al Sud &#8211; consulenza e progettazione”</strong></p>



<p>Sono diventato avvocato molto giovane e ho esercitato la professione per diversi anni, tuttavia mi sono ritrovato in un mondo “ingessato” in cui occupare una posizione di prestigio a Palermo è un obiettivo difficile: bisogna attendere anni, ritagliarsi i propri spazi, c’è molta precarietà, una precarietà innata data dal fatto di essere avvocati. All’Università ci hanno insegnato molte nozioni di diritto ma non a fare impresa, ci hanno lasciato in questo mare del mercato delle consulenze legali senza un orientamento, ed ogni avvocato è una piccola impresa. Sei anni fa ho creato uno studio legale indipendente con alcuni giovani colleghi: ci occupiamo dal diritto amministrativo, civile fino al penale.</p>



<p>Nel frattempo &#8211; soprattutto durante il lockdown &#8211; ho fatto consulenza legale aziendale, ho aiutato alcune imprese a nascere e ho capito che la mia strada poteva essere la valorizzazione del <strong>servizio di consulenza per le start-up</strong>. Inoltre, avevo già delle<em> skills di </em>progettazione e unendo queste competenze ho creato un servizio telematico di gestione di opportunità di finanziamento per la creazione di nuove imprese, per cui ho fondato una società di consulenza con una modalità innovativa di presenza sul mercato.&nbsp;</p>



<p>Infatti, abbiamo individuato delle opportunità di finanza agevolata per l’apertura di nuove imprese creando dei singoli portali con un marketing dedicato ai soggetti finali, con dei <em>funnel </em>costruiti attorno ai requisiti richiesti per quelle singole misure. Così abbiamo creato restoalsudconsulenza.it, il portale nuoveimpresetassozero.it e ora ci sarà il nuovo impresadonnaconsuelza.it. Ogni strumento ha la propria organizzazione, la sua squadra di consulenti, progettisti, gestione del cliente, coordinamento generale e comunicazione. Si tratta di dipartimenti che funzionano per singoli prodotti: la nostra società di consulenza, <strong>Opta,</strong> ha una nuova filosofia di gestione delle opportunità di finanza agevolata &#8211; per tutte le opportunità di finanziamento che abbiano una scadenza temporale un pò più lunga e che siano a sportello &#8211; noi creiamo il prodotto e il portale con un <em>funnel.</em> Attraverso una serie di domande automatizzate con nostri strumenti telematici <strong>“il lead” (potenziale cliente)</strong> si autoesclude fino a quando soltanto i lead che reputiamo validi per il nostro servizio arrivano nel modulo di contatto, e da lì li gestiamo. Ogni agevolazione ha le sue caratteristiche, siamo noi a cercare il contatto del potenziale cliente che meglio si abbina con le opportunità e lo facciamo approdare su un sito dedicato alle specifiche esigenze.</p>



<p>Ci occupiamo di tutto quello che riguarda l’ottenimento del finanziamento da <strong>Invitalia </strong>per aprire l’impresa, presentare la domanda, prepararsi al colloquio, ottenere la finanza agevolata e gestire il progetto. Per il resto l’imprenditore dovrà dotarsi di altre figure di fiducia che possano aiutarlo nel business. Tra le mie attività c’è anche un piccolo ristorante che abbiamo aperto con “Resto al Sud”; Sabrina, mia moglie, è la titolare ed io ho avuto il piacere di comprarmene la metà. Abbiamo lanciato <strong>“Burgherini”</strong>, un brand innovativo: scegliendo di proporre dei panini di dimensioni più ridotte consentiamo al cliente di prendere tre gusti diversi, con ingredienti selezionati e di grande qualità. Inoltre ciascun panino ha una sua storia, un personaggio e un suo carattere. C’è anche la mia nuova società innovativa,<strong> “Opesce”</strong>:il nostro metodo prevede la prenotazione del pesce il giorno prima sul portale, o su whatsapp business, noi la notte lo acquistiamo al mercato o lo prendiamo dai pescherecci che hanno pescato quella notte, viene lavorato, arriva a Palermo e lo consegniamo a casa il giorno successivo. Per noi conta la trasparenza: nel nostro listino c’è anche del pesce di allevamento, ma la sincerità con il cliente è fondamentale. È questo il nostro punto di forza.&nbsp;</p>



<p><strong>Quante attività avete aiutato ad aprire?</strong></p>



<p>Quasi 200 attività. Abbiamo progetti in varie regioni tra le quali Calabria, Campania, Sardegna e Abruzzo.</p>



<p><strong>Quali consigli daresti ad un giovane che voglia avviare un’attività?</strong></p>



<p>Chi vuole fare l’imprenditore deve rendersi conto che è un’attività rischiosa, in cui le persone dipendono da te. Il mio consiglio è di fare un’analisi attraverso l’osservazione dei competitors che sono già in quel mercato, osservare quali sono i loro punti di forza, le strategie, in che cosa riescono e in cosa puoi migliorare per prendere quote di mercato. Domandarsi se quel dato prodotto o servizio è già richiesto, se posso pareggiare l’offerta del mio competitor; se invece non ci sono concorrenti devi domandarti il perché, cercare di osservare nella realtà come quel prodotto o servizio è venduto.&nbsp;Noi facciamo molta <strong>autoimprenditorialità</strong> ed il nostro obiettivo è quello di creare team che abbiano affinità con quel business. Io da avvocato posso aprire un ristorante, tuttavia per farlo devo coinvolgere soggetti del settore, ed è fondamentale che coloro che vogliano sviluppare un’idea trovino un ruolo attivo all’interno dell’organizzazione aziendale. Il miglior business è quello in cui coinvolgi nel team soggetti esperti in ruoli fondamentali per quel settore: comunicazione, amministrazione, gestione del cliente, produzione e commercializzazione.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il mio viaggio in Grecia alla scoperta della culla della civiltà</title>
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					<comments>https://ventiblog.com/il-mio-viaggio-in-grecia-alla-scoperta-della-culla-della-civilta/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre sognato di andare in Grecia, e quest’estate finalmente insieme al mio ragazzo e ai nostri amici siamo partiti. L’8 agosto, muniti di Green Pass e di PLF (passenger locator form) arriviamo ad Atene con un volo da Catania e prendiamo a noleggio un auto: inizia così la nostra avventura nella culla della civiltà occidentale, ricca di storia, cultura e arte. Con la guida in mano ripercorriamo la storia mentre visitiamo la maestosa Acropoli e il museo archeologico nazionale; [&#8230;]</p>
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<p>Ho sempre sognato di andare in Grecia, e quest’estate finalmente insieme al mio ragazzo e ai nostri amici siamo partiti. L’8 agosto<em>,</em> muniti di Green Pass e di PLF (passenger locator form) arriviamo ad Atene con un volo da Catania e prendiamo a noleggio un auto: inizia così la nostra avventura nella <strong>culla della civiltà occidentale</strong>, ricca di storia, cultura e arte. Con la guida in mano ripercorriamo la storia mentre visitiamo la maestosa Acropoli e il museo archeologico nazionale; girando per la città notiamo che i segni della recente crisi economica sono ancora visibili, ma la Grecia &#8211; soprattutto grazie al turismo &#8211; pian piano si sta risollevando. Scegliete le ore meno calde, indossate sempre scarpe comode e un cappello<em>. </em>Noi esploravamo il più possibile, camminavamo molto, circa 15 km al giorno; per un pò di relax vi consiglio il lido “Astir beach”, una bella spiaggia di sabbia e acqua limpida nei pressi di Vouliagmeni. Il cibo in Grecia è ottimo e le porzioni generose: provate la <em>moussaka</em>, uno sformato di purè, melanzane e carne tritata, (esiste anche in versione dolce), ci sono molte alternative anche per chi segue una dieta vegetariana, le mie preferite sono state le foglie di vite ripiene di riso, l’ottimo yogurt, le polpette di zucchine con salsa<em> tzatziki </em>e i formaggi, in primis la feta, che si possono gustare anche fritti e ricoperti di miele e sesamo (non proprio dietetici, ma davvero buoni!). Quasi in tutti i ristoranti ti offrono qualcosa, il dolce o la frutta. </p>



<p>Il giorno dopo, passando per il ponte sul canale di Corinto, abbiamo visto alcune persone che praticavano il <em>bungee jumping</em>, saltando letteralmente nel vuoto. Mossi da grande <em>coraggio</em> ci siamo allontanati. Finalmente arriviamo a<strong> Micene, un luogo dove la storia si lega al mito</strong>: secondo Omero fu fondata da Perseo, che chiese aiuto a un ciclope per erigere le mura, chiamate appunto “ciclopiche”. E’ stato emozionante visitare il sito archeologico, un tempo <em>polis</em> (città) e attraversarne l’ingresso monumentale<strong><em>,</em></strong> <strong>la celebre “Porta dei Leoni”</strong>, scoperta dall’archeologo tedesco <strong>Heinrich Schliemann</strong>. Appassionato di mitologia greca, ha il merito di aver riportato alla luce la civiltà micenea e il tesoro di Atreo (Tomba di Agamennone), preziosa testimonianza dell’architettura micenea. Conoscevo già la storia di Schliemann e vi suggerisco di approfondire la sua vita piena di scoperte e avventure.</p>



<p><strong>Nauplia</strong>, invece, è una deliziosa cittadina di mare, attraversata da bellissime viuzze, il giusto mix tra moderno e antico, con un bel lungomare perfetto per una romantica passeggiata. Viva dal punto di vista turistico, è il posto giusto per gli acquisti: qui è pieno di eleganti boutique e di negozi davvero carini con abiti e oggetti artigianali. Segnalo l&#8217;hotel in cui abbiamo soggiornato:<em> Impero Luxury Suites Nafplio</em>, dove ci siamo trovati benissimo. Imperdibile è la visita alla fortezza veneziana di Palamede, da cui si può ammirare uno splendido panorama. </p>



<p>Il nostro viaggio prosegue: affascinante complesso di rovine medievali,<strong> Mistra</strong> è una città fortificata bizantina; qui sono rimasta colpita dalla bellezza del paesaggio naturale. Monemvasia, detta anche <strong>“Malvasia” </strong>è un un’isola rocciosa che, a seguito di un terremoto, si era separata dalla terraferma a cui è collegata da una strada rialzata. E’ un bellissimo borgo medievale fortificato, suddiviso tra città bassa e città alta, da cui si può ammirare un meraviglioso panorama, uno dei posti imperdibili del Peloponneso. Passeggiando tra le stradine pittoresche mi sono sentita trasportata in un’epoca antica.<strong> </strong>E’ inoltre celebre per il vino pregiato prodotto con uve malvasia.</p>



<p>A questo punto facciamo tappa nel <strong>Màni</strong>; ceniamo a Limeni da “Teulonio” dove ci regaleranno una scatolina di miele e sale ottimi. Il giorno dopo visitiamo l’incantevole Areopoli, e nel pomeriggio ci aspetta il celebre sito archeologico di Delphi; qui controllate bene gli orari in modo da non perdervi la visita al Museo Archeologico.&nbsp;Il mattino seguente ci svegliamo presto, pronti per una gita in un posto incredibile: le Meteore. <strong>Meteora &#8211; che in greco significa “sospesa in aria” </strong>&#8211; è un luogo affascinante e pieno di mistero, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco: in cima a falesie di arenaria vi sono dei monasteri, sospesi tra cielo e terra, alcuni visitabili e da cui si può ammirare un panorama mozzafiato.&nbsp;Io e la mia amica abbiamo dovuto indossare un foulard per coprirci le gambe e poter entrare nei monasteri. Per visitarli vi consiglio di mettere scarpe sportive perché ci saranno tanti gradini ripidi da salire. Una curiosità: qui è stato girato uno dei <strong>film di 007 <em>Solo per i tuoi occhi.</em></strong>&nbsp;Dopo un breve giro della città di Salonicco, giunti all’aeroporto riconsegniamo l’auto e prendiamo l’aereo. Dopo circa un’ora e mezza di volo arriviamo a <strong>Santorini,</strong> l’isola più bella e romantica delle Cicladi. Lì affittiamo dei motorini per gli ultimi quattro giorni di viaggio.&nbsp;E’ un posto straordinario per la sua conformazione data da un’esplosione vulcanica; l’elegante Oia è la località che mi è piaciuta di più. Visitiamo anche altre città, tra cui Fira, la capitale &#8211; bella ma troppo turistica per i miei gusti &#8211; e Imerovigli, piena di case lussuose con piscine a sfioro che danno sul mare. Kamari e Perissa, spiagge di sabbia nera vulcanica, sono quelle che vi suggerisco per un bagno.&nbsp;</p>



<p>Santorini mi ha affascinata per i suoi colori e l’armonia: passeggiare tra le tipiche stradine, ammirare le variopinte e curatissime bouganville, il bianco candido delle case, lasciarsi incantare dal profondo blu del mare e delle cupole delle chiese, sono cose che la rendono un luogo da sogno. E poi ci sono i magici tramonti sulla caldera, da godersi con un bicchiere di vino in mano. Per una cena speciale vi suggerisco il raffinato <em><strong>Black Rock</strong></em> ad <strong>Oia</strong>: provate il polpo, le specialità dell’isola, le focacce con i pomodorini che vi offrono come antipasto e i dolci con frutta e cioccolato bianco (ci penso ancora!). Ed eccoci arrivati al giorno del rientro; il 19 agosto prendiamo il volo diretto Santorini &#8211; Palermo, ed è già con un po&#8217; di nostalgia che salutiamo l’isola di Santorini, detta in greco <em>kallista</em> “bellissima”, un posto unico al mondo.&nbsp;</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="768" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-768x1024.jpg" alt="" data-id="29768" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=29768" class="wp-image-29768" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-1152x1536.jpg 1152w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-scaled.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-750x1000.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/La-Porta-dei-Leoni-Micene-1200x1600.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="957" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-957x1024.jpg" alt="" data-id="29769" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=29769" class="wp-image-29769" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-957x1024.jpg 957w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-280x300.jpg 280w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-1435x1536.jpg 1435w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-1913x2048.jpg 1913w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-750x803.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-1200x1285.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Oia-Santorini-scaled.jpg 1914w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-1024x768.jpg" alt="" data-id="29770" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=29770" class="wp-image-29770" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-1536x1152.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-750x563.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Tramonto-a-Santorini-1200x900.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-1024x768.jpg" alt="" data-id="29771" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=29771" class="wp-image-29771" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-1536x1152.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-750x563.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/09/Atene-1200x900.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



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<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;AltraVoce dei Ventenni il 20/09/2021</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-mio-viaggio-in-grecia-alla-scoperta-della-culla-della-civilta/">Il mio viaggio in Grecia alla scoperta della culla della civiltà</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Intervista a Maria Elena Oddo, presidente del Gruppo dei Giovani Imprenditori di Sicindustria Palermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 04:04:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=29196</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervista a Maria Elena Oddo, presidente del Gruppo dei Giovani Imprenditori di Sicindustria Palermo.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-a-maria-elena-oddo-presidente-del-gruppo-dei-giovani-imprenditori-di-sicindustria-palermo/">Intervista a Maria Elena Oddo, presidente del Gruppo dei Giovani Imprenditori di Sicindustria Palermo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p>Maria Elena Oddo, 35 anni, è stata eletta presidente del gruppo Giovani Imprenditori di <strong>Sicindustria </strong>Palermo insieme ai componenti del Consiglio Direttivo. Oggi avrò l’occasione di raccontarvi la sua storia.</p>



<p><strong>Raccontaci di te e del tuo lavoro</strong></p>



<p>Dopo la triennale a Palermo ho frequentato la magistrale all’Università di Pisa dove ho studiato <strong>Relazioni Internazionali</strong>. Lì ho avuto il mio primo approccio a Bruxelles scrivendo la tesi con una borsa di studio dell’università. Ho trattato il tema dell<strong>’Unione Europea</strong> nel nuovo assetto globale del multipolare: transizione post guerra fredda, qual era il ruolo dell’Unione Europea.&nbsp;L’Europa è il mio primo amore, tutto per me parte da lì. Ho frequentato un master in <strong>Europrogettazione</strong>: consulenza sul reperimento dei fondi, partecipazione alle call per ottenere dei Grant e alle gare di appalto. Poi ho lavorato al Parlamento Europeo come assistente presso un deputato &#8211; nell’ambito di uno stage &#8211; la mia prima vera esperienza lavorativa. Dopo tre anni mi sono trasferita a Brescia e ho iniziato a lavorare per Europartner, la casa madre da cui ha inizio il mio percorso professionale; ho lavorato sei anni e mezzo lì per poi rientrare a Palermo e creare questa realtà in modo formalmente autonomo ma correlato a loro, perché lavoriamo in rete su diversi progetti, quindi l’obiettivo è creare una rete nazionale di assistenza alle imprese.</p>



<p>Il mio compito è di assisterle nella partecipazione ai bandi o alle agevolazioni di origine europea, siano essi contributi a fondo perduto o finanziamenti a tasso agevolato. Il punto di partenza sono gli imprenditori pronti ad investire nei loro settori, ad aumentare la competitività investendo in macchinari innovativi, riqualificando le proprie strutture in ambito turistico &#8211; che portano alla crescita e allo sviluppo delle aziende e che possano riscontrare l’interesse dell’Unione Europea &#8211; che investe nell’evoluzione delle aziende, ad esempio nella <strong>transizione digitale</strong>, nella manifatturiera avanzata, nella riqualificazione dell’offerta turistica o di transizione ecologica.</p>



<p><strong>Quali sono state le tue esperienze più significative?</strong></p>



<p>Bruxelles in primis: credo molto nell’Europa, penso che vada vista da vicino e che un’esperienza nelle istituzioni ed in tutto quello che riguarda Bruxelles sia l’origine di tutto, si comprendono le dinamiche, gli obiettivi, cosa significhi essere cittadini europei. Ho fatto altre esperienze importanti come l’Erasmus a Berlino, che consiglio tanto, poi un tirocinio in un’associazione italo tedesca che si occupava di politica e relazioni culturali nel corso dei secoli tra Italia e Germania; è stato molto bello perché il tema, i rapporti bilaterali, le contaminazioni tra culture mi piacciono molto e arricchiscono il bagaglio culturale e personale. Misurarsi con un’altra cultura è bellissimo, uscire dalla comfort zone, è qualcosa di nuovo che ti apre la visione del mondo, e poi torni nella tua terra &#8211; come nel mio caso &#8211; con entusiasmo e con la voglia di cambiare le cose.</p>



<p><strong>Quali sono le priorità del tuo mandato?</strong></p>



<p>Punteremo alla creazione di nuove imprese di valore con contenuti di innovazione, portando avanti buone pratiche esistenti sul territorio, lavorando sulle misure a sostegno dell’imprenditorialità. E’ importante diffondere la cultura dei contributi e degli incentivi utilizzati in modo virtuoso secondo una strategia efficiente ed efficace. Lavoreremo anche sulla formazione orientata allo sviluppo per creare una cultura di impresa che parta dai più giovani: mi piacerebbe molto con modi ludici riuscire a raggiungere il segmento della scuola dell’obbligo. Bisogna trasmettere la <strong>cultura dell’impresa</strong> &#8211; soprattutto nella nostra terra in cui il sistema delle imprese sembra un’ambizione lontana. Parleremo anche di <strong>imprenditoria femminile</strong>, su come possiamo incentivarla e del coinvolgimento attivo delle donne nel mondo del lavoro. </p>



<p>Le donne &#8211; che partivano già da una fragilità nell’inquadramento professionale &#8211; secondo i dati censiti dall’<strong>Istat</strong>, durante la pandemia, sono state le più colpite nel calo dell’occupazione; il lockdown ha avuto degli effetti anche in termini di gestione pratica della famiglia. Lavoreremo a tutto ciò che è 4.0 inteso come passaggio di transizione del governo per sostenere l’evoluzione del tessuto imprenditoriale verso un economia più verde, digitale ed efficiente, tutto ciò sarà trattato secondo le opportunità disponibili. Infine affronteremo il tema della <strong>transizione ecologica</strong> perché bisogna puntare sull’<strong>energia alternativa.</strong></p>



<p><strong>Come si potrebbe incentivare l’assunzione delle donne?&nbsp;</strong></p>



<p>Gli incentivi ci sono già. In un sistema che funziona un imprenditore dovrebbe essere libero di scegliere di assumere un uomo o una donna in base alle competenze, e ciò si può creare solo se tutti hanno uguaglianza di accesso all’istruzione e alle opportunità professionali.&nbsp;Hanno uniformato i bonus sui figli creando più coerenza; l’ideale sarebbe consentire una maggiore flessibilità nella gestione del lavoro. Un primo problema è di carattere organizzativo, lo dico in primis da madre e dopo da lavoratrice. Più flessibilità sugli orari e sui congedi, sui permessi, potrebbe garantire una maggiore conciliazione tra famiglia e lavoro e dare una chance in più nell’accesso alle opportunità. E’ necessario <strong>creare infrastrutture</strong> per i bambini fruibili nell’arco della giornata in modo sostenibile e compatibile con i bisogni dei lavoratori: asili nido, ludoteche, spazi in cui è possibile tenere i bambini nel momento in cui entrambi i genitori lavorano, maggiore accesso alle infrastrutture di gestione del mondo dell’infanzia che siano di qualità e degli incentivi per usufruirne. La stessa cosa andrebbe fatta per gli anziani e i genitori bisognosi di assistenza.</p>



<p>Purtroppo spesso sono le donne a dover rinunciare ad accedere al mondo del lavoro, guadagnano meno degli uomini e hanno dei contratti più sacrificabili nel sistema familiare.&nbsp;Con gli studenti in <strong>Dad</strong> le mamme hanno avuto il compito di affiancare e seguire i figli, perché il bambino non riesce autonomamente ad accedere al mondo scuola; bisognerebbe fare qualcosa, abbracciando delle buone pratiche come quella europea di aumentare la possibilità del <strong>congedo parentale</strong> che sia più equo tra uomo e donna, con una retribuzione al 100 % e senza decurtazioni importanti dello stipendio qualora si scelga il congedo facoltativo. Molti paesi europei come la Spagna sono già andati avanti rispetto a questo tema, quindi basterebbe uniformarci a loro.</p>



<p><strong>Cosa potrebbero fare le aziende &#8211; ad esempio attraverso aiuti statali &#8211; per permettere di conciliare le esigenze lavorative con quelle familiari?&nbsp;</strong></p>



<p>Le aziende, se lo Stato le mette in condizione economicamente vantaggiosa di sostenere simili scelte, potrebbero dare più flessibilità sugli orari di lavoro. Lo <strong>smart working</strong> si è rivelato un buono strumento che non sostituisce il lavoro in presenza però può dare una possibilità effettiva di conciliare lavoro e famiglia. Il Governo potrebbe incentivare le aziende a mettersi in rete per creare dei servizi di conciliazione tra il mondo del lavoro e delle imprese, creando dei bandi ad hoc e delle opportunità in cui vengono premiate le imprese che si mettono insieme, e anche tutto il sistema delle cooperative sociali che offrono dei servizi in tal senso. </p>



<p>Credo che le buone pratiche partano sempre dal basso quindi è il sistema che deve mettersi in rete creando degli strumenti virtuosi che poi devono arrivare allo Stato ed essere sostenuti, incentivati, incoraggiati. Il mondo privato non può pagare questa transizione verso una conciliazione tra il mondo del lavoro e quello familiare. Lo Stato deve fornire degli strumenti, delle politiche a supporto, ne gioverebbero tutti. Avere risorse umane più soddisfatte della loro vita personale crea degli ambienti di lavoro più sani, più virtuosi, più efficienti e di conseguenza un notevole miglioramento della società.</p>



<p><strong>Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia intraprendere un percorso simile al tuo?</strong></p>



<p>Partire da una propria idea imprenditoriale e darle un taglio innovativo, vedendo le offerte dei competitor sul mercato e immaginando gli eventuali ostacoli che i clienti riscontrano e cercare una soluzione<em>.&nbsp;</em>Per l’avvio di impresa ci sono strumenti a supporto soprattutto attraverso <strong>Invitalia</strong>, che si occupa degli <strong>incentivi per l’autoimprenditorialità</strong>; bisogna investire nella ricerca, nell’analisi del mercato e nella creazione di un <em>business model</em> vincente.&nbsp;Le associazioni possono dare una mano, ci si confronta con sistemi che danno supporto ad aziende piccole e grandi. Per il mio settore consiglio le esperienze all’Estero perché nei progetti transnazionali è importante avere una rete e frequentare i circuiti che girano intorno a Bruxelles, comprendere i processi produttivi, vedere quali sono le nuove tendenze in ambito di innovazione. L’imprenditore è il primo a dover credere nel successo della sua impresa.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;AltraVoce dei Ventenni del 14/06/2021</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-a-maria-elena-oddo-presidente-del-gruppo-dei-giovani-imprenditori-di-sicindustria-palermo/">Intervista a Maria Elena Oddo, presidente del Gruppo dei Giovani Imprenditori di Sicindustria Palermo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>Dalla Sicilia all’Islanda: la storia di Francesco Li Vigni, guida turistica sui ghiacciai</title>
		<link>https://ventiblog.com/dalla-sicilia-allislanda-la-storia-di-francesco-li-vigni-guida-turistica-sui-ghiacciai/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 04:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Francesco Li Vigni è un giovane che ha scelto di intraprendere una carriera particolare e affascinante: la guida nei ghiacciai in Islanda. Oggi avrò l’occasione di raccontarvi la sua incredibile storia. Raccontaci di te Sono sempre stato amante della natura. Come viaggio della maturità decisi di andare in Canada, per vedere balene e orsi; per circa un mese mi immersi nella natura canadese, e da lì nacque in me il desiderio di trasformare la mia passione per la natura in [&#8230;]</p>
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<p>Francesco Li Vigni è un giovane che ha scelto di intraprendere una carriera particolare e affascinante: la guida nei ghiacciai in Islanda. Oggi avrò l’occasione di raccontarvi la sua incredibile storia.</p>



<p></p>



<p><strong>Raccontaci di te</strong></p>



<p>Sono sempre stato amante della natura. Come viaggio della maturità decisi di andare in Canada, per vedere balene e orsi; per circa un mese mi immersi nella natura canadese, e da lì nacque in me il desiderio di trasformare la mia passione per la natura in un lavoro. Lì entrai in contatto con altre guide locali, che dal punto di vista lavorativo mi affascinavano molto. Nel frattempo durante i semestri continuavo a tempo pieno i miei studi da interprete e traduttore, mentre d’estate coltivavo questa passione da autodidatta &#8211; tornando in <strong>Canada</strong> e in <strong>Alaska</strong> &#8211; esplorando nuovi luoghi. </p>



<p>Dopo la laurea triennale decisi di affrontare questa passione in modo serio e dalla Sicilia mi trasferii nel nord della <strong>Scozia</strong> &#8211; a <strong>Fort William</strong> &#8211; dove frequentai una specialistica di un anno che mi permise di prendere una serie di qualifiche come guida di <strong>sport estremi</strong>: canoa, kayak, arrampicata, una vera <em>full immersion</em> in questi sport. L’ultima materia di questo percorso di studi in Scozia consisteva nel trovare uno stage in un’azienda. Tra le varie opportunità trovai questa in Islanda, tra l’altro si parlava di ghiacciai, una passione già nata durante i miei viaggi. E da lì mi imbarcai in questa avventura.&nbsp;Tutto ciò che hanno dovuto fare qui è stato convertire le mie conoscenze e abilità dalla montagna dalla roccia al ghiacciaio. L’anno in Scozia è stato fondamentale e alcune qualifiche già ottenute mi hanno permesso di iniziare questo percorso.&nbsp;Avevo delle esperienze personali che sono riuscito ad inserire all’interno della mia iscrizione all’università &#8211; quei viaggi che avevo fatto per anni in estate &#8211; e con una descrizione nel dettaglio sono stato ammesso all’università. Tuttavia non mi sono fermato alla semplice guida sul ghiacciaio, ma ho continuato la mia carriera qui, approfondendo le qualifiche per vari livelli con corsi specifici ogni anno.</p>



<p><strong>In cosa consiste il tuo lavoro?</strong></p>



<p>Il mio compito è di guidare e accompagnare i turisti in <strong>un’escursione sul ghiacciaio</strong>; questo comprende tanti aspetti, perché ovviamente camminare su un ghiacciaio non è una semplice passeggiata. Noi guide dobbiamo prendere tutte le precauzioni necessarie: scegliere un percorso adatto, eliminare i pericoli, creare dei tunnel, insegnare ai turisti a camminare con i ramponi (le parti in metallo che metti sotto gli scarponi) per avere aderenza sul ghiacciaio e poi ci occupiamo di tutto ciò che riguarda la<em> client care</em>, tenere tutti al sicuro: se accade un’emergenza bisogna essere in grado di recuperare la persona &#8211; ad esempio con le corde &#8211; e avere esperienza di primo soccorso superiore rispetto al primo soccorso classico.&nbsp;</p>



<p><strong>Com’è vivere in Islanda?</strong></p>



<p>Ci sono tante cose affascinanti e anche un semplice percorso in macchina è un viaggio in un altro mondo: gli scenari sono mozzafiato, si è immersi in una natura di un altro pianeta. Nel periodo in cui ci troviamo, il fatto di essere poche persone in tutta l’isola è un grande vantaggio, perché non ci sono luoghi sovraffollati. Dopo cinque anni vissuti qui posso dire che non è facile sotto molti aspetti: dal punto di vista metereologico ti mette a dura prova, è un elemento che va controllato costantemente.&nbsp;Nel caso di una tempesta invernale anche spostarsi in macchina può diventare un problema, bloccandoci in casa per giorni. Il meteo diventa parte integrante della vita.&nbsp;Inoltre l’accessibilità alle cose è molto ridotta rispetto all’Italia, in molti settori c’è una scelta limitata. </p>



<p>Non è facile abituarsi a convivere con la scarsa luce che c’è di inverno, perché dalle 11 di mattina fino alle 15 del pomeriggio abbiamo un pò di luce, mentre il resto è buio. Questo per i 3 mesi invernali, da dicembre a febbraio. Spesso si va a lavoro di mattina con il buio e si torna a casa con il buio &#8211; però l’altra faccia della medaglia è che d’estate ci sono ben 22 ore di sole &#8211; si è sempre pieni di energie e di voglia di fare, non importa che siano le 11 di sera perché c’è il sole alto, le giornate sono quasi infinite. Vivere in Islanda ti porta a vivere a contatto con la natura, una natura che puoi vivere in solitaria data la scarsa densità demografica.&nbsp;Ha una superficie circa 5 volte quella della Sicilia, una strada principale che percorre tutta la costa; ogni principale attrazione è ad un paio d’ore circa rispetto all’altra; quindi partendo da <strong>Reykjavík </strong>puoi fare un giro intorno all’isola e vedere prima un ghiacciaio, poi una cascata. A circa un’ora l’uno dall’altro ci sono dei piccoli paesi attraversati da questa strada, ed io vivo in uno di questi &#8211; <strong>Hella</strong> &#8211; vicino a Reykjavík e non troppo lontano dai ghiacciai; nel mio paese siamo 600 persone: ogni paese anche il più piccolo (200, 300 abitanti) ha una palestra con una piscina con vasche riscaldate, immancabile per gli islandesi, è il momento di comunità più antico per tradizione.</p>



<p><strong>Uno dei settori più colpiti dal Covid è quello del turismo. Adesso com’è la situazione?</strong></p>



<p>Qui la situazione è critica: siamo una nazione molto piccola e il turismo era il secondo settore dopo la pesca; la maggior parte delle aziende ha subito il colpo. Venivamo da un boom turistico degli ultimi cinque anni che aveva portato anche a sovrainvestimenti rispetto a quello che siamo riusciti a sfruttare in un anno e mezzo di pandemia. Le aziende sono entrate in un momento di protezione cercando di congelare i costi in attesa che tutto riapra; la nostra azienda ha avuto un grave calo e stiamo provando a guardare di più ad un turismo “domestico”, dunque più agli islandesi che ai turisti stranieri, anche perché gli islandesi al momento non hanno la possibilità di partire e speriamo che le loro vacanze si concentrino di più sulla loro terra; un’usanza islandese è quella di partire d’estate verso mete come l’Italia e la Spagna. Inoltre, non possiamo smettere di fare manutenzione in quei siti in cui operiamo, perché se smettiamo di mantenere i percorsi sul ghiacciaio lo perdiamo tutto; pur non avendo turisti da portare lì ogni settimana vado a spianare il percorso, a rimuovere i blocchi di ghiaccio. Dovendo mantenere un livello di manutenzione molto alto purtroppo non riusciamo a congelare tutti i costi. Ed è anche una reazione a catena: dalle aziende che si occupano di<strong> turismo d’avventura </strong>come la nostra fino poi all’immensa quantità di ristoranti e punti di ristoro sparsi in tutta l’isola, lontani dai centri abitati perché erano fatti ad hoc per i turisti che facevano il giro dell’isola in macchina.&nbsp;Ci auguriamo un minimo di riapertura. La macchina della burocrazia è molto veloce, e sappiamo che se dovessero arrivare notizie positive il governo non perderebbe tempo e riaprirebbe.&nbsp;</p>



<p><strong>C’è un momento particolare che hai vissuto che ti piacerebbe raccontarci?</strong></p>



<p>Seppur io abbia vissuto qui per 5 anni ho visto solo una minima parte di tutto ciò che voglio vedere. E’ veramente difficile immaginare un posto preferito nell’isola o un momento in particolare, perché ogni avventura diventa speciale, è tutto stupendo. Le valli, i paesaggi e gli scenari sono di un altro pianeta. La prima volta che vidi i ghiacciai fu una sensazione unica e non credevo di poter provare di nuovo qualcosa del genere. Quello che mi ricordo di più delle avventure personali sono legate al lavoro perché sono le esperienze che ho fatto negli anni con le persone che vengono a vedere il ghiacciaio per la prima volta.&nbsp;</p>



<p>In particolare non dimenticherò mai un signore che veniva dagli Stati Uniti, molto colto, un viaggiatore, però aveva un evidente problema ad una gamba che non gli consentiva di camminare bene. Lui doveva fare il tour classico insieme ad un’altra decina di persone, un tour molto semplice ma non per una persona con un evidente problema a camminare anche su una strada normale; mi prese in disparte e mi disse: <em>“Che ne pensi, potrò farcela?”</em>  La mia risposta fu <em>“Assolutamente no”.</em> Mi raccontò che si era allenato per poter fare questo tour, aveva passato i precedenti tre mesi a casa sua e scendere le scale con moglie e figlio che lo aiutavano, aveva studiato i video in cui le persone camminavano con i ramponi, aveva passato i precedenti mesi a fantasticare su questo tour e a prepararsi fisicamente, e allora decidemmo di fare uno strappo alla regola. E’ stata una fatica immensa, abbiamo impiegato lo stesso tempo che di solito impiego per fare un tour completo semplicemente per fare i primi passi sul ghiaccio. E’ stata per lui un’esperienza indimenticabile. Non dimenticherò mai la sua espressione e contentezza. Il mio lavoro consiste anche nel riuscire ad aiutare le persone, a compiere queste piccole imprese rimanendo sempre in totale sicurezza.</p>



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<figure class="wp-block-gallery alignfull columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><a href="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-scaled.jpg"><img width="1024" height="768" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-1024x768.jpg" alt="" data-id="28739" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-scaled.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=28739" class="wp-image-28739" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-1536x1152.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_7538_Original-750x563.jpg 750w, 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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Intervista a Dario Scalia, referente dell&#8217;associazione Plastic Free</title>
		<link>https://ventiblog.com/intervista-a-dario-scalia-referente-dellassociazione-plastic-free/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 06:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Scalia]]></category>
		<category><![CDATA[PlasticFree]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Plastic Free è un’associazione di volontariato con l’obiettivo di sensibilizzare sulla pericolosità della plastica. Ricordiamo che l’inquinamento causato dalla plastica è il più dannoso al mondo. Ho intervistato Dario Scalia, giovane imprenditore, dottore commercialista e vicepresidente di Confcommercio giovani Palermo. Oggi ci racconterà la sua esperienza con Plastic Free, di cui è referente per la provincia di Palermo. Come è iniziata la tua esperienza con Plastic Free? Sono entrato in contatto con Plastic Free intorno a luglio 2020, e’ un’associazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/intervista-a-dario-scalia-referente-dellassociazione-plastic-free/">Intervista a Dario Scalia, referente dell&#8217;associazione Plastic Free</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Plastic Free è un’associazione di volontariato con l’obiettivo di sensibilizzare sulla pericolosità della plastica. Ricordiamo che l’inquinamento causato dalla plastica è il più dannoso al mondo. Ho intervistato Dario Scalia, giovane imprenditore, dottore commercialista e vicepresidente di Confcommercio giovani Palermo. Oggi ci racconterà la sua esperienza con <strong>Plastic Free</strong>, di cui è referente per la provincia di Palermo.</p>



<p><strong>Come è iniziata la tua esperienza con Plastic Free?</strong></p>



<p>Sono entrato in contatto con Plastic Free intorno a luglio 2020, e’ un’associazione giovane, nata nel 2019 ed in continua crescita. Ho notato due cose che mi hanno colpito positivamente: la comunicazione attraverso i social e l’aspetto organizzativo. Plastic Free è suddivisa in una piramide in cui c’è il comitato Nazionale e poi una sequenza di referenti e permette di organizzare a livello locale tramite i referenti comunali le singole raccolte<em>. </em>Questi due fattori principali mi hanno portato a scrivere al referente regione Sicilia, Fabio Pipitone.</p>



<p></p>



<p><strong>Quali sono le località balneari in cui avete operato?</strong></p>



<p>Il 7 settembre, sempre rispettando le norme anti-covid, abbiamo organizzato una raccolta a Punta Barcarello. Il 27 dello stesso mese c’è stato il <strong>Plastic Free day,</strong> una giornata della plastica in tutta Italia, eravamo circa 66 comuni, poi per questioni climatiche alcune raccolte sono state posticipate.&nbsp;</p>



<p>La cosa bella è che a livello numerico siamo partiti con 8 volontari a <strong>Punta Barcarello</strong> il 7 settembre, il 27 siamo diventati 80 e da 80 siamo passati a ben 140 volontari il 18 ottobre: durante le raccolte i volontari sono stati divisi in 3 gruppi &#8211; e questo ha permesso a tutti di essere ben distanziati &#8211; nel corso di quelle 3,4 ore di raccolta eravamo tutti in totale sicurezza, l’abbiamo detto anche durante il servizio del Giornale di Sicilia.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo provato a recuperare la parte successiva al porticciolo Sant’Erasmo, dove c’è la foce del fiume Oreto, questa versa tutt’ora in condizioni disastrose, infatti l’ho scelta come location per dare un segnale forte; in quella zona hanno riqualificato tutto, mentre lì abbiamo trovato copertoni, cavi di elettricità sguainati, cime di navi, oltre ad infinita plastica e vetro, ma una cosa che mi ha fatto effetto sono state delle nicchie, una zona di ricovero in cui dormivano i senzatetto.&nbsp;</p>



<p>Anche i minori opportunamente accompagnati, dopo aver firmato una liberatoria, possono partecipare ad alcune raccolte: ad esempio il 18 ottobre a Barcarello &#8211; essendo un posto sicuro &#8211; c’erano anche loro ed è stato emozionante.</p>



<p><strong>Raccontaci dei nuovi progetti</strong></p>



<p>Ci siamo concentrati sui progetti che stavano andando avanti a livello nazionale: abbiamo portato avanti il progetto scuole, che è stato pubblicato a fine novembre; noi referenti abbiamo partecipato ad alcuni seminari online, abbiamo delle linee guida da seguire che ci fornisce direttamente il presidente o la responsabile del progetto così da darci il format, la procedure, le idee generali e anche le slides e il materiale.&nbsp;</p>



<p>E&#8217; partito il <strong>&#8220;Progetto scuole&#8221;</strong>; qui a Palermo abbiamo fatto il primo protocollo di intesa con l’Istituto Cavallari di Brancaccio; inoltre l’associazione Plastic Free donerà alla scuola un albero di ulivo che sarà piantato in memoria del <strong>giudice Falcone</strong>.&nbsp;</p>



<p>Andremo nelle scuole per coinvolgere i bambini e gli insegnanti nella riqualificazione di spazi verdi vicino scuola, questo permette ai bambini di comprendere l’importanza della salvaguardia di ciò che abbiamo attorno. Sto lavorando ad un accordo per consentire ai ragazzi di uscire in mare con la flotta della lega navale; inoltre è in corso un’intesa con il comune con particolare attenzione al settore dei rifiuti per quanto riguarda la raccolta differenziata e lo smaltimento. Vogliamo proporre collaborazioni al fine di creare maggiore sinergia tra la nostra realtà e il comune di Palermo. A livello organizzativo non ci siamo mai fermati, tuttavia speriamo di riprendere a breve gli eventi di raccolta.</p>



<p>Altri progetti sono <strong>Plastic Free Walk,</strong> una raccolta tramite passeggiata, che consente in modo dinamico e veloce di fare il giro del parco e ripulire tutto e il <strong>Plastic Free Diving</strong>, la riqualificazione delle coste tramite le immersioni, che in Sicilia potrebbe avere grande ridondanza. Una location da cui partirei è davanti al Charleston a Mondello: a circa 100 metri c’è un banco di alghe dove sono intrappolati una marea di rifiuti, plastica, vetro, componenti di barche, ancore, eliche; quel fondale potrebbe essere già oggetto di riqualificazione tramite questa iniziativa. Stiamo promuovendo una Challenge per effettuare raccolte singolarmente, l’obiettivo è organizzarsi durante l’inverno per essere pronti in primavera. Inoltre stiamo facendo un protocollo di intesa con l’Università e stiamo buttando giù una serie di idee e di proposte per promuovere la cura dell’ambiente e rendere l’università Plastic Free.</p>



<p>Un altro bel progetto è <strong>“Adotta una tartaruga”</strong>, che serve a finanziare i ricoveri nei laboratori di Plastic Free. Una tartaruga con problemi articolari &#8211; con una pinna tagliata da un’elica &#8211; è stata recuperata e curata da veterinari e biologi marini e rimessa in mare.</p>



<p><strong>Com’è l’ambiente di Plastic Free? </strong></p>



<p>C’è molto altruismo e generosità all’interno di Plastic Free: durante le raccolte si creano bellissime sinergie con persone accomunate dal tuo stesso interesse, cura e rispetto per l’ambiente. Dopo ore di lavoro ci si rende conto di aver lavorato per un fine comune e nonostante la stanchezza si resta soddisfatti. Per questo Plastic free è cresciuto così tanto ed in poco tempo.&nbsp;A tal proposito, altri ragazzi attivi su Palermo sono Alessandro Levantino e Marika Venezia.</p>



<p><strong>E le microplastiche?</strong></p>



<p>Il problema reale della plastica rispetto agli altri rifiuti non è solo che si decompone fino a mille anni, è che si trasforma in microplastica o nanoplastica. Il più delle volte questo comporta che gli animali la scambiano per cibo, ed il fatto che la ingeriscano significa che anche noi la ingeriamo, e ciò viene recepito dal nostro organismo.</p>



<p>Se pensiamo che dagli anni 50 è stata prodotta tutta questa plastica, abbiamo fatto un danno enorme alle generazioni future. Il nostro obiettivo è trasmettere l’importanza di comportarsi in maniera sostenibile ogni giorno.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
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		<title>South Working &#8211; Lavorare dal Sud, il progetto che promuove il lavoro agile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Militello]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro agile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Elena Militello, dottoressa di ricerca in Diritto e Scienze umane, è ideatrice e presidente di South Working &#8211; Lavorare dal sud, un’iniziativa di Global Shapers Palermo Hub, che ha l’obiettivo, attraverso il lavoro agile, di permettere ai lavoratori di scegliere da dove lavorare migliorandone la qualità della vita. Come leggiamo nella Carta dei diritti del South Worker, il Sud è un concetto relativo, perché “siamo tutti il Sud di qualcun altro”.&#160;Recentemente Elena è diventata ricercatrice (RTDA) presso l’Università di Messina. [&#8230;]</p>
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<p>Elena Militello, dottoressa di ricerca in Diritto e Scienze umane, è ideatrice e presidente di South Working &#8211; Lavorare dal sud, un’iniziativa di <strong>Global Shapers</strong> <strong>Palermo Hub</strong>, che ha l’obiettivo, attraverso il lavoro agile, di permettere ai lavoratori di scegliere da dove lavorare migliorandone la qualità della vita. Come leggiamo nella <strong>Carta dei diritti del South Worker</strong>, il Sud è un concetto relativo, perché “<em>siamo tutti il Sud di qualcun altro”.&nbsp;</em>Recentemente Elena è diventata ricercatrice (RTDA) presso l’Università di Messina.</p>



<p><strong>Raccontaci di te e di South Working</strong><br>A 17 anni sono andata via da Palermo e mi sono trasferita a Milano, dove ho studiato Giurisprudenza alla <strong>Bocconi</strong>. Dopo la pratica di avvocato a Milano e il dottorato a Como ho vissuto ben tre anni all’estero, tra Stati Uniti, Germania e Lussemburgo, dove ho scritto la tesi del dottorato; lì mi è stato offerto un post doc: ero partita a Gennaio e sarei dovuta rimanere fino a luglio quando è scoppiata la pandemia. Dato che l’Università era chiusa sono rientrata in Sicilia.&nbsp;Ero così felice di essere tornata a Palermo e durante la quarantena ho avuto l’idea e ho buttato giù una proposta di progetto: tutti i giornali parlano di recessione, non c’è un interesse specifico per il sud, le differenze e le disuguaglianze di sistema rischiano di aggravarsi ulteriormente, e visto che tanti di noi erano già tornati, ed i miei coetanei con esperienza si sono trovati a lavorare bene a distanza &#8211; tra l’altro in modalità di lavoro emergenziale e non ancora agile &#8211;&nbsp; ho pensato che si potesse replicare quello che si faceva in ufficio però a casa. Sono una sostenitrice del lavoro agile, perché consente di definire gli obiettivi prima, lasciando il lavoratore libero di organizzarsi meglio e di non essere contattato in ogni momento; mentre nel caso del telelavoro devi essere disponibile da un orario all’altro e tendenzialmente anche indicare i luoghi da cui lavori, invece con il <strong>lavoro agile</strong>, secondo la definizione già esistente nella normativa italiana: <strong>la legge 81 del 2017, all’art. 18 </strong>si specifica che si tratta di un lavoro per obiettivi, cicli e fasi, senza particolari limitazioni di tempo e di spazio.&nbsp;Quindi se già così con queste modalità emergenziali, si è riscontrato un così notevole consenso, in termini di miglioramento di qualità della vita e di soddisfazione personale, organizzando il tutto in maniera seria &#8211; dato che all’inizio sembrava un’utopia &#8211; potrebbe davvero funzionare; l’aver toccato una corda nell’animo di molti fuori sede l’ha resa una possibilità. Noi puntiamo alla qualità e vogliamo dimostrare che sia possibile permettere di spostare chi lo desidera, mantenendo il rapporto con i colleghi, chi può una volta a settimana, sei mesi in un luogo e altri sei in un altro, l’idea è proprio questa: <strong>flessibilità e volontarietà</strong>, valorizzare alcuni lavori che possono essere svolti con queste modalità, e permettere di organizzarsi, questo vale soprattutto per coloro che hanno una certa fiducia da parte del datore di lavoro, perché lavorare per obiettivi presuppone responsabilizzazione. Richiede un cambiamento totale sia di leadership che di processi produttivi, perché c’è una cultura aziendale di controllo molto forte, soprattutto in Italia, dove c’è stato un salto in avanti dovuto al Covid.&nbsp;Richiede una definizione chiara di obiettivi e indicatori di performance chiave a cui non tutti sono abituati, e quindi lì si potrebbe intervenire: tanti studi dell’<strong>Osservatorio di smart working</strong> di Milano fanno emergere un miglioramento di produttività in lavoro agile (quantificato tra il 15 e il 20%) quindi è una convenienza in più anche per le aziende e per il sistema Paese che è uno di quelli con il più basso tasso di produttività in Europa per il numero di ore lavorate. Ritengo che sia una possibile soluzione<strong> win win</strong> in cui entrambi i portatori di interesse lavoratori e aziende possano trarne un beneficio. </p>



<p><strong>Quali sono secondo voi gli strumenti da adottare?</strong> <br>A livello pubblico sarebbe necessaria una precisazione dei diritti di chi lavora a distanza perché la legge esiste già ma i diritti sono ancora poco tutelati.&nbsp;L’idea del South Working è anche quella di recuperare un <strong>equilibrio tra vita personale e professionale</strong> che nei contesti più competitivi veniva spesso messo da parte.&nbsp;Siamo partiti con un sondaggio esplorativo rivolto ai lavoratori, presentato nel rapporto <strong>Svimez </strong>in cui alla domanda sul grado di soddisfazione in merito ad alcuni indicatori di benessere come qualità della vita, rapporti personali e familiari, potere d’acquisto, relazioni sociali, emergono gradi di soddisfazione bassissimi: coloro che hanno risposto (circa 1800) sono altamente formati, giovani sotto i 40 anni, con ottimi lavori, molti a tempo indeterminato. Percepiamo entusiasmo nel voler fare qualcosa per i territori di provenienza, perché molti sono di ritorno, ma ci sono anche persone che vogliono vivere al sud, o che vengono dall’estero e che vogliono passare dei periodi dell’anno in luoghi in cui la qualità della vita sia migliore.&nbsp;Uno dei dati più rilevanti è che abbiamo chiesto all’inizio la soddisfazione attuale e se le persone oggi vivessero nel luogo in cui desidererebbe vivere, e abbiamo domandato adesso, tra cinque anni e tra dieci anni, e noi ci immaginavamo che i ragazzi che stavano facendo carriera volessero vivere nel luogo dove vivono adesso ma che non si vedessero in quel luogo fra 5, 10 anni, ed invece è emerso che anche adesso la maggioranza non vive neanche adesso nel luogo in cui vorrebbe vivere. Come soluzione puntiamo a migliorare la situazione delle regioni meno sviluppate e la <strong>coesione</strong>; il primo strumento sono i contratti di lavoro a distanza ma questo è solo il primo passo, il secondo è che i lavoratori che tornano si mettano insieme per generare idee per i territori in cui scelgono di vivere, sia a livello di intesa, di start up, di innovazione.</p>



<p><strong>Quali obiettivi state perseguendo come gruppo?</strong> <br>Stiamo lavorando su tre fronti: uno di <strong>advocacy,</strong> stimola il movimento di opinione, con l’obiettivo della coesione economica, sociale e territoriale &#8211; è una delle priorità europee e si inserisce bene in questo difficile processo di recupero post-crisi che affronteremo nei prossimi anni. <br>Il secondo è l’obiettivo dello<strong> studio del fenomeno (Osservatorio del South Working) </strong>quindi tramite l’osservatorio raccogliere quanti più dati, articoli ed esperienze possibili<strong>.</strong> <br>Terzo, il <strong>supporto ai portatori di interesse </strong>in primis i lavoratori, quindi nella fase di negoziazione stiamo cercando di creare una rete di <strong>studi giuslavoristici </strong>per aiutare a negoziare queste modalità di lavoro, sia in fase di arrivo nei territori di destinazione, tramite l’inserimento nel database pubblico trasparente della mappatura di tutti gli spazi di <strong>coworking</strong>, che è già sul sito. Proprio perché in questi mesi abbiamo visto che il problema del telelavoro emergenziale è stato l’isolamento, e dato che vogliamo stimolare i territori di destinazione, dobbiamo prevedere una diffusione capillare di luoghi che ti mettano comunque in condizione di lavorare con strumenti adeguati, stampanti, scanner, sedie ergonomiche, momenti di networking: quest’ultima parte è stata percepita come molto importante da chi ritorna perché come diciamo anche nei nostri casi personali nei luoghi in cui si sceglie di vivere non si hanno molte reti sociali, sia perché si proviene da un altro luogo, sia perché fra di noi quasi tutti sono emigrati, è dunque importante creare un ambiente stimolante. Speriamo di avviare dei progetti sperimentali sia con le aziende che con le pubbliche amministrazioni locali: con le aziende e gruppi di lavoratori possibilmente randomizzati vedendo i differenti impatti sulla produttività e sul benessere del lavoratore, sia con le pubbliche amministrazioni proponendo <strong>policy</strong> per incentivare e attrarre lavoratori a distanza dalle città meno sviluppate e proporre cosa migliorare a livello di servizi e infrastrutture immediatamente, nel medio termine e a lungo termine. Nel breve termine sono necessarie almeno tre infrastrutture fondamentali: una <strong>buona connessione internet</strong> a banda larga, un <strong>aeroporto vicino</strong> per rientrare in sede quando necessario e terza uno<strong> spazio condiviso</strong> pubblico o privato.</p>



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<p><em>Già pubblicato, in versione ridotta, su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 28/12/2020</em></p>
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		<title>A tu per tu con Aurora D’Amico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Dec 2020 06:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[artisti esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Aurora D&#039;Amico]]></category>
		<category><![CDATA[cantautrice]]></category>
		<category><![CDATA[you are on my mind]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aurora D’Amico è una giovane cantautrice e musicista palermitana dalla voce incantevole. Il 5 novembre è uscito il suo nuovo singolo “You are on my mind” &#8211; “una storia che parla di fuggire via dal pensiero di potersi innamorare” &#8211; prodotto dall’800ARecords, guidata da Fabio Rizzo, adesso disponibile sulle piattaforme digitali. Ciao Aurora, raccontaci di te. Quando hai iniziato ad appassionarti alla musica?&#160;Sono sempre stata circondata dalla musica, a casa abbiamo sempre avuto strumenti a disposizione: ricordo che da piccola [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Aurora D’Amico è una giovane cantautrice e musicista palermitana dalla voce incantevole. Il 5 novembre è uscito il suo nuovo singolo “You are on my mind” &#8211; <em>“una storia che parla di fuggire via dal pensiero di potersi innamorare” </em>&#8211; prodotto dall’800ARecords, guidata da Fabio Rizzo, adesso disponibile sulle piattaforme digitali.</p>



<p><strong>Ciao Aurora, raccontaci di te. Quando hai iniziato ad appassionarti alla musica?&nbsp;</strong><br>Sono sempre stata circondata dalla musica, a casa abbiamo sempre avuto strumenti a disposizione: ricordo che da piccola mi mettevo al pianoforte a giocare, fino a quando mia mamma ha iniziato a chiedermi se fossi interessata a prendere lezioni; in questi anni la musica è stata per me un rifugio, e anche se in alcuni momenti l’ho messa in secondo piano per dare priorità alla scuola, la musica ritornava sempre;a18 anni quando frequentavo l’ultimo anno di liceo classico mi sono iscritta al conservatorio &#8211; perché il mio sogno all’inizio era quello di diventare compositrice di colonne sonore &#8211; come John Williams, Ennio Morricone; avevo riconosciuto la passione per la musica ma non avevo ancora individuato il percorso giusto per me, quindi studiavo e nel frattempo continuavo a comporre canzoni. Poi ho scoperto i corsi di diploma online del <strong>“Berklee Music College”</strong>, senza la difficoltà di dovermi spostare a Boston: era più sul “songwriting” &#8211; avevo quindi trovato questa realtà che da noi ancora non esisteva &#8211; e nel 2014 non c’era nessuno che facesse corsi simili, con musica in inglese, quindi ho capitoche l’associazione di musica e testo poteva essere un vero e proprio percorso di studio, finché ho messo insieme le mie canzoni e sono andata a registrarle da un amico in Inghilterra, e lì è nato il primo EP <strong>&#8220;Barefoot”</strong>. Poi c’è stata la conoscenza con Fabio Rizzo di <strong>800ARecords</strong>, quindi è stata una sorta di biglietto da visita per il mio lavoro successivo che è stato “So many things” prodotto appunto da Fabio.</p>



<p><strong>Quali sono i temi principali delle tue canzoni?</strong></p>



<p>Ho iniziato a scrivere da adolescente, ed essendo canzoni che si basano sulle esperienze personali della mia vita, il tema ricorrente è quello che riguarda le relazioni, d’amicizia, d’amore e il mio rapporto con la Sicilia. Io vedo la scrittura come una sorta di rifugio, come un luogo in cui posso sfogarmi, e riverso lì tutto ciò che vivo, le riflessioni, e ciò mi aiuta a rielaborare e ad essere poi una persona più “leggera” durante la giornata.</p>



<p><strong>Dove trovi l’ispirazione?&nbsp;</strong></p>



<p>L’ispirazione esiste, ma quando questo diventa il tuo lavoro non puoi stare lì ad aspettare che arrivi, perché sennò potresti stare fermo per anni, quindi fare affidamento solo sull’ispirazione è sbagliato. A volte arriva come un flusso creativo, magari sono stata ferma per mesi e poi in mezz’ora ho scritto una canzone, altre volte invece arriva quando lavoro per giorni, perché l’ispirazione è anche il risultato del duro lavoro.</p>



<p><strong>Raccontaci del tuo nuovo singolo “You are on my mind”</strong>.</p>



<p>Per anni mi sono presentata come la cantautrice chitarra acustica e voce &#8211; un’immagine di me che non sto mettendo via o rinnegando<strong><em> &#8211; </em></strong>però c’è anche un altro aspetto del mio carattere che è quasi “prepotente”, più sicuro, che ho tirato fuori con <strong>“You are on my mind”</strong>, con un arrangiamento diverso, con suoni elettronici nuovi: ci sono delle giornate in cui esci e fai qualcosa di più movimentato &#8211; ed io ho scritto questo pezzo più “pop”- diverso dal mio stile malinconico, e sento che mi rappresenta. Per quanto riguarda la storia a me piace raccontarla così: a volte quando ci innamoriamo non sempre è il momento giusto, sia per noi, che per l’altra persona, e quindi rifiutiamo il sentimento, che diventa quasi un ossessione. E&#8217; una storia in cui il protagonista vuole allontanare il pensiero di innamorarsi ma non ci riesce perché è un pensiero insistente che torna alla mente: è un lavoro abbastanza forte quello di voler respingere un sentimento, però è tutto molto ironico, più spensierato, questo testo, questa “crisi” , viene associata ad una musica che è un beat su cui si può ballare. E’ quasi un voler scappare ma sai che non hai scelta, che non vinci tu, ma l’amore.</p>



<p><strong>Quanta forza e determinazione ci vuole a perseguire i propri sogni?</strong></p>



<p>Di forza e determinazione ce ne vuole veramente tanta. Tutti gli esseri umani hanno sogni e immaginazione, ma bisogna impegnarsi per portare questi sogni nella realtà: voglio circondarmi di persone che credano che ciò che sogno e immagino sia possibile, che lavorino insieme a me affinché io possa raggiungere i miei obiettivi, ed è molto importante perché nel momento in cui sei circondato da persone negative allora è difficile avere forza. E’ qualcosa che viene da dentro, ma è anche importante averla attorno. Penso che in questo periodo più che mai ho considerato la forza del lavoro di squadra; sì, io ho la mia determinazione personale tuttavia sono convinta sia fondamentale trovare la persona giusta che ti sostenga, perché ad un certo punto hai bisogno di qualcuno, sia per un supporto emotivo ma anche per andare oltre i tuoi stessi limiti, che sia un insegnante di pianoforte, un produttore. Infatti tante volte mi sono rivolta a Fabio Rizzo e sono veramente grata alle persone che mi circondano.</p>



<p><strong>Che suggerimenti daresti ad altri cantautori?</strong></p>



<p>Il mio primo suggerimento è sempre quello di studiare: ognuno di noi ha il suo talento naturale, ma è fondamentale ricercare, fare esperienza sul campo, essere una persona umile e disposta ad ascoltare chi ha fatto quel percorso prima di te; ciascuno ha la sua opinione, ma l’opinione personale è sempre in evoluzione. Un altro suggerimento è di non lanciarsi subito al pubblico, sui social, penso sia fondamentale prendersi del tempo per lavorare su sé stessi, perché poi più in là quando ti migliorerai potrai pentirtene, e ritorna qui il discorso dell’opinione che uno ha: non si può pensare di avere sempre la stessa opinione, devi darti del tempo per capire chi sei, cosa vuoi, io ho cambiato il mio percorso tante volte prima di capire che volevo lavorare come musicista.</p>



<p><strong>Che progetti hai per il futuro?</strong></p>



<p>Nel 2021 uscirà un nuovo singolo, e poi arriverà anche il disco per intero: ad oggi sono usciti due singoli, <strong>“A sentimental war” </strong>a gennaio e <strong>“You are on my mind”</strong> il 5 novembre; quindi i progetti sono le registrazioni in studio e quando ci sarà la possibilità la prima cosa che voglio fare è sicuramente un bel viaggio, e se c’è anche la musica in mezzo, ancora meglio!</p>



<p><strong>La pandemia purtroppo ha condizionato molto il panorama musicale e la vita degli artisti, bloccando molti concerti ed occasioni d’incontro dal vivo. Come stai affrontando le difficoltà legate a questo momento?</strong></p>



<p>Durante il primo lockdown ho staccato la spina con i social media, vedevo i miei colleghi musicisti organizzare dirette, workshop, interventi, interviste, tutto da casa, io invece ho preferito stare un po&#8217; “in silenzio” e la prima fase l’ho affrontata leggendo, dipingendo e suonando; questa seconda fase invece, mi ha dato comunque uno spiraglio di libertà, la possibilità di lavorare in studio; adesso sono tornata a lavorare su di me, studio pianoforte, leggo, ascolto dischi nuovi.&nbsp;Ci tengo a mantenere il contatto con chi mi segue, ad esempio su Instagram, a sentire come stanno le persone, e a fare qualcosa per farci sentire uniti.&nbsp;Su Spotify ho creato una playlist collaborativa e ognuno ha inserito delle canzoni che rientrassero nel tema “On my mind” quindi nella mia mente, e vedere questa playlist con tanti nomi è stato un bel modo per scoprire musica nuova e collegarci l’un l’altro. Ho anche pensato di fare delle dirette in cui suono su richiesta, perché se posso aiutare qualcuno che si sente solo, soprattutto in questo difficile momento, lo faccio con piacere.</p>



<p><strong>Come possiamo aiutare il mondo della musica?</strong></p>



<p>Bisognerebbe informarsi su come vanno avanti gli artisti, perché molto del nostro guadagno proviene dai live, e nei live non solo acquisti il biglietto ma anche il cd, la maglietta, la borsa. Alcune band che seguo hanno fatto dei live stream a pagamento: quindi acquistando il biglietto sai che tutto il ricavato arriva a loro; dal punto di vista dei fan questo è il momento in cui bisogna cercare di capire ogni artista che seguiamo come ci sta chiedendo di aiutarlo, e magari concentrarci un po&#8217; di più sugli artisti emergenti.</p>



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<iframe title="Spotify Embed: You Are On My Mind" width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/album/6GCLwIe5dnhT632Op5AspN"></iframe>
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