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	<title>Monica Salvatore &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Trent&#8217;anni dopo le stragi, cos&#8217;è cambiato davvero?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2022 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 23 maggio 1992 è una data bene impressa nella mente di tutti gli italiani, una data che ha cambiato il corso della storia politica e sociale del nostro Paese.&#160; La prima delle stragi di mafia che ha portato alla morte del Giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo e che ha dato simbolicamente inizio ad una lunga scia di sangue che ha trascinato la Sicilia e il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 23 maggio 1992 è una data bene impressa nella mente di tutti gli italiani, una data che ha cambiato il corso della storia politica e sociale del nostro Paese.&nbsp;</p>



<p>La prima delle stragi di mafia che ha portato alla morte del Giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo e che ha dato simbolicamente inizio ad una lunga scia di sangue che ha trascinato la Sicilia e il Paese intero in una battaglia non ancora vinta contro la mafia.&nbsp; Da quel giorno nulla è stato più come prima e l’Italia si è risvegliata da un torpore che ha permesso di guardare in faccia la realtà, quella della mafia viva e crudele che non si ferma davanti alla legge e sfida lo Stato a viso aperto.&nbsp;</p>



<p>Da quel maggio del ’92 la mafia è diventata un problema di tutti gli italiani, tutto il Paese ha dovuto affrontarla e rendersi conto che non si poteva più restare indifferenti, ma bisognava agire. La principale arma per combattere la mafia è sicuramente la cultura, l’educazione alla legalità, la consapevolezza che le cose possono essere (e vanno) cambiate per il bene di tutti. Come ricorda Maria Falcone: “<em>Giovanni diceva sempre che per sconfiggere la mafia non bastava la repressione. Ma era necessario combatterla nel campo culturale</em>” e proprio dalla cultura, dagli insegnamenti che personaggi come Falcone e Borsellino ci hanno lasciato in eredità che bisogna ripartire, affinché il 23 maggio 1992 non resti solo una data da ricordare, ma diventi il punto di partenza di un cambiamento sociale. Tenere viva la memoria di coloro che hanno combattuto la mafia con tenacia e dedizione è un gesto tanto dovuto quanto fondamentale. Quindi, da quel 23 maggio 1992 quante cose sono cambiate? Sicuramente ancora troppo poche, la strada è ancora lunga e in salita, ma piccoli passi sono stati fatti lungo la strada del cambiamento per estirpare definitivamente la mafia dalla società.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>I paesini fantasma della penisola &#8211; Mete non convenzionali che sorprendono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 05:23:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa estate strana, fatta di “green pass” e indici di contagio, di campagne di vaccinazione e appelli alla prudenza, di riaperture e ripartenze, vede protagonista, quasi assoluta, come meta turistica l’Italia.&#160; E allora perché non uscire dai percorsi turistici tradizionali e esplorare i luoghi dimenticati della penisola? Da Nord a Sud sono un migliaio, secondo l’ultima rilevazione Istat, i paesini abbandonati, ma probabilmente ce ne sono molti altri che non sono stati censiti, tutti avvolti dal silenzio e da un [&#8230;]</p>
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<p>Questa estate strana, fatta di “green pass” e indici di contagio, di campagne di vaccinazione e appelli alla prudenza, di riaperture e ripartenze, vede protagonista, quasi assoluta, come meta turistica l’Italia.&nbsp;</p>



<p>E allora perché non uscire dai percorsi turistici tradizionali e esplorare i luoghi dimenticati della penisola? Da Nord a Sud sono un migliaio, secondo l’ultima rilevazione Istat, i paesini abbandonati, ma probabilmente ce ne sono molti altri che non sono stati censiti, tutti avvolti dal silenzio e da un velo di mistero. Esplorarli è come fare un salto indietro nel tempo e un viaggio nei ricordi di un’Italia che non c’è più.&nbsp;</p>



<p>Molti di questi posti erano un tempo centri importanti, poi i terremoti, le frane e lo spopolamento hanno fatto sì che il tempo si fermasse e tutto rimanesse sospeso, che la natura prendesse il sopravvento nelle strade e nelle piazze di questi borghi.&nbsp;</p>



<p>Uno dei più famosi paesini fantasma è Craco, in Basilicata, un tempo noto per essere il paese del grano, che una frana nel 1963 ha messo in pericolo, dando inizio ad una decadenza inarrestabile, culminata con l’evacuazione a valle a metà anni 70. Sempre in Basilicata si trova la Rabatana, l’antico rione della città di Tursi, dove è possibile vedere il nucleo originario con gli scheletri delle abitazioni. In Sicilia, invece, si trova l’antica Poggioreale, meta perfetta per gli appassionati di esplorazione e fotografia. Poco distante dalla più famosa Civita di Bagnoregio, si trova Celleno, piccolo borgo costruito sul tufo, distrutto negli anni da terremoti e frane e abbandonato del tutto ad inizio Novecento.  Elencare tutti i paesini fantasma disseminati nella penisola sarebbe impresa ardua e non renderebbe giustizia a luoghi la cui magia è bene vivere in prima persona, respirando l’aria dei loro vicoli e delle loro piazze abbandonate, lasciandosi guidare dalla luce che li attraversa, facendosi trasportare nel turbinio di emozioni che solo lì si possono provare.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La condizione dei giovani in Italia post-Covid19</title>
		<link>https://ventiblog.com/la-condizione-dei-giovani-in-italia-post-covid19/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 May 2021 04:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2021 ha segnato l’ingresso nel terzo decennio del XXI secolo e lo scenario che lo ha accompagnato non è dei migliori. La pandemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze hanno caratterizzato il 2020 e continuano ad influenzare la vita anche in questo nuovo decennio. L’Italia come pensa di affrontare questa crisi e soprattutto come si è comportata nei confronti dei giovani? Il “Rapporto giovani 2020” evidenzia, ancora una volta, i limiti che l’Italia ha nel dare ai giovani [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 2021 ha segnato l’ingresso nel terzo decennio del XXI secolo e lo scenario che lo ha accompagnato non è dei migliori. La pandemia di Covid-19 e tutte le sue conseguenze hanno caratterizzato il 2020 e continuano ad influenzare la vita anche in questo nuovo decennio. L’Italia come pensa di affrontare questa crisi e soprattutto come si è comportata nei confronti dei giovani? Il “Rapporto giovani 2020” evidenzia, ancora una volta, i limiti che l’Italia ha nel dare ai giovani gli strumenti e le occasioni necessari per contribuire alla crescita del Paese e a realizzare i propri progetti di vita.</p>



<p>La crisi economica della fine del primo decennio e la conseguente recessione del secondo, non sono state un trampolino di lancio per nuove opportunità per i giovani, anzi, il Paese si è dimostrato ancora una volta incapace di mettere al centro i bisogni delle nuove generazioni, relegando ai margini i progetti e le riforme che interessano questa fascia della popolazione.</p>



<p>L’emergenza sanitaria ha portato con sé voglia di rilancio e segnali positivi nella società e in alcuni settori dell’economia, ma l’Italia saprà ascoltare questi segnali e incanalare le giuste risorse per sviluppare questo&nbsp; percorso di rinascita? A questo interrogativo non è possibile dare risposta nell’immediato, ma la fiducia che qualcosa possa finalmente cambiare certo non manca.</p>



<p>I giovani sono molto attenti riguardo alle professioni del futuro, sono consapevoli della direzione in cui sta andando il mondo del lavoro e conoscono bene le professioni attinenti alla robotica, all’intelligenza artificiale e al machine learning.</p>



<p>Tuttavia, in Italia le possibilità di adeguata formazione e valorizzazione delle risorse sono sempre più scarse e questo porta inevitabilmente ad una minore crescita economica, ad un aumento delle diseguaglianze sociali e a squilibri democratici, come ben sottolineato dal coordinatore scientifico dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, Alessandro Rosina. Le conseguenze dell’emergenza sanitaria ovviamente non aiutano a migliorare il quadro e, prosegue Rosina, se l’atteggiamento e gli strumenti rimarranno quelli pre-covid, sarà inevitabile assistere ad un peggioramento delle condizioni e delle prospettive dei giovani nel nostro Paese.</p>



<p>Come è facilmente intuibile la condizione economica dei giovani in Italia è eterogena con un picco verso il basso per quanto riguarda i giovani del Sud. I dati Istat presi in considerazione nel Rapporto giovani, mostrano come la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (cosiddetti NEET), sia decisamente più alta al Sud rispetto al resto del Paese. Al contrario, i giovani del sud sono decisamente più ottimisti rispetto a quelli del resto d’Italia per quanto riguarda il futuro e guardano al lavoro come uno “strumento di autorealizzazione” e una “fonte di successo”, a differenza dei giovani del Nord che lo considerano un mero “strumento per procurare reddito” e di conseguenza fonte di fatica e di stress.</p>



<p>Il tasso di disoccupazione giovanile resta però tra i più alti in Europa e anche il numero di NEET è in costante aumento e l’appello alla politica affinchè metta in campo azioni concrete per dare fiducia e nuove prospettive alle giovani generazioni è importante che venga ascoltato perché solo con un investimento cospicuo è possibile dare futuro al Paese. Se manca la fiducia delle istituzioni e un investimento concreto, come sarà possibile per i giovani raggiungere l’indipendenza e costruire un’Italia migliore in futuro? Dare fiducia ai giovani è importantissimo, ma è ancor più importante dare mezzi concreti e fare riforme per aiutarli ed inserirli nel mondo del lavoro. I giovani non possono essere considerati il fanalino di coda di investimenti e riforme, sono coloro che danno speranza al futuro del Paese e dovrebbero avere i mezzi per provvedervi concretamente.</p>



<p>&nbsp;I dati del rapporto mostrano anche come i giovani seppur attenti alle nuove tecnologie e al digitale non hanno smesso di dare importanza alle relazioni e al fattore umano, anche dopo il Covid, non sostituendo il mondo digitale a quello reale.</p>



<p>Il post-Covid dovrebbe quindi essere il momento migliore per resettare il sistema e riconsiderare adeguatamente le priorità del Paese prendendo in primaria  considerazione i giovani e sviluppando intorno a loro un progetto serio di investimenti e riforme.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Workation, l&#8217;hotel si trasforma e si adegua ai tempi.</title>
		<link>https://ventiblog.com/workation-lhotel-si-trasforma-e-si-adegua-ai-tempi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 05:35:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da qualche mese abbiamo familiarizzato con la parola smart working per indicare il lavoro da casa, il lavoro agile o il lavoro smart, che dir si voglia. Molti lavoratori sono stati costretti ad abbandonare gli uffici e a lavorare da casa, con tutte le incombenze del caso, spesso senza possibilità di dividere lo spazio dedicato al lavoro da quello dedicato al tempo libero e alla famiglia. Le cucine si sono trasformate in uffici, i soggiorni in sale conferenze e ci [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Da qualche mese abbiamo familiarizzato con la parola smart working per indicare il lavoro da casa, il lavoro agile o il lavoro smart, che dir si voglia. Molti lavoratori sono stati costretti ad abbandonare gli uffici e a lavorare da casa, con tutte le incombenze del caso, spesso senza possibilità di dividere lo spazio dedicato al lavoro da quello dedicato al tempo libero e alla famiglia. Le cucine si sono trasformate in uffici, i soggiorni in sale conferenze e ci si è inventati nuovi modi per adattare l’ambiente domestico a spazio di lavoro. Ma se lo smart working si facesse in hotel? Già dalla scorsa primavera alcuni albergatori hanno pensato di reinventarsi e offrire delle smart room da cui poter lavorare da remoto, con tutti i comfort, connessione internet, servizio stampa e area caffè.</p>



<p>Questo nuovo servizio permette a molti hotel di non chiudere e a molti professionisti di assaporare un nuovo modo di lavorare per cui è stato anche coniato un termine: “<strong><em>workation</em></strong>”. Con il <strong><em>workation</em></strong>, che si sta diffondendo sempre di più, da nord a sud, si ha la possibilità di lavorare come se si fosse in ufficio e al contempo potersi svagare come in una vacanza una volta finita la giornata di lavoro. L’idea è interessante e a Rimini hanno lanciato una vera e propria campagna per la città come destinazione perfetta per il <strong><em>workation</em></strong>. E se fosse questa la chiave per risollevare anche la sorte dei piccoli paesi della penisola? Si potrebbe promuovere il lavoro da remoto magari da un piccolo B&amp;B di un paesino pugliese o lucano e così si consentirebbe alle piccole realtà alberghiere di reinventarsi e poter restare aperti anche durante questo periodo incerto. Finita la giornata di lavoro, una bella passeggiata nella natura o alla scoperta di un borgo antico farebbe bene alla mente e al corpo. Chissà che il <strong><em>workation </em></strong>non diventi anche un modo per scoprire nuovi posti del nostro Paese che altrimenti non sono tra le mete principale del turismo nostrano.</p>
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		<title>Università, quale futuro per i giovani?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 06:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scuola è ricominciata in quasi tutte le regioni, molti lavoratori sono tornati nei loro luoghi di lavoro abituali, le città si stanno pian piano ripopolando e anche le università stanno riaprendo le porte alle matricole e agli studenti. La pandemia da Covid19 è ancora in corso e i contagi sono sempre un’incognita, ma bisogna ricominciare le normali attività e tutti si stanno dando da fare affinchè si possa farlo in tutta sicurezza. In questi mesi, mentre si discuteva di [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La scuola è ricominciata in quasi tutte le regioni, molti lavoratori sono tornati nei loro luoghi di lavoro abituali, le città si stanno pian piano ripopolando e anche le università stanno riaprendo le porte alle matricole e agli studenti. La pandemia da Covid19 è ancora in corso e i contagi sono sempre un’incognita, ma bisogna ricominciare le normali attività e tutti si stanno dando da fare affinchè si possa farlo in tutta sicurezza.</p>



<p>In questi mesi, mentre si discuteva di ripartenze per ogni settore dell’economia, non si è sentito molto parlare di università e di ritorno nelle aule accademiche, il Ministro dell’Università e della ricerca ha tenuto un profilo basso e poche volte si è esposto per parlare o dare indicazioni pubblicamente. Le università, quindi, sono state costrette a fronteggiare la crisi della pandemia da sole e fin da subito si sono attivate per riorganizzarsi in una nuova veste, portando online tutto quello che fino al giorno prima si faceva in aula. Facendo un sondaggio tra gli studenti universitari c’è da dire che gli atenei italiani se la sono cavata piuttosto bene, rispondendo con efficienza alla situazione di emergenza in cui si sono trovati ad operare, lasciando gli studenti abbastanza soddisfatti. Tutte le università si sono, infatti, attivate nelle prime settimane dell’emergenza portando online sulle piattaforme di videoconferenza le lezioni, i seminari, i ricevimenti&nbsp; con i professori e tutte le attività quotidiane di un’università. La capacità di adattarsi degli studenti deve però essere premiata, seppur con difficoltà iniziali, tutti si sono adattati a questo nuovo modo di vivere l’università. Il giudizio degli studenti sui professori non è altrettanto positivo però, infatti l’età media alta degli accademici italiani ha influito sulla capacità di familiarizzare con la tecnologia; tuttavia la maggior parte dei professori,&nbsp; dopo un’iniziale difficoltà, si è adattata molto bene ai nuovi mezzi di insegnamento e il percorso didattico è continuato normalmente fino alla regolare fine delle lezioni. Meno bene è andata invece a chi deve frequentare tirocini e laboratori o a chi sta scrivendo una tesi sperimentale, tutte attività che richiedono la necessaria presenza fisica in luoghi specifici per poter essere svolte al meglio. Ovviamente si è cercato di ovviare con le piattaforme digitali per quanto possibile, ma il livello di coinvolgimento non è lo stesso.</p>



<p>Per il nuovo anno accademico alle porte, dopo l’esperienza online degli scorsi mesi, la richiesta di molti studenti di riprendere in presenza le attività e la necessità di garantire la sicurezza di tutti coloro che frequentano gli atenei, le università hanno dovuto programmare un nuovo modo di fare didattica, rivedere ancora una volta i piani e cercare di accontentare tutti. La maggior parte degli atenei adotterà una modello a didattica mista online e in presenza, gli studenti potranno seguire in aula solo in determinati giorni, fino ad esaurimento posti, alcune lezioni, mentre il resto della settimana le lezioni si terranno online secondo le modalità già testate negli scorsi mesi. Alcuni atenei hanno optato per la didattica interamente online, mentre altri hanno deciso di preferire la didattica in presenza soprattutto per agevolare le matricole che non solo entreranno nel mondo dell’università, ma lo faranno in un periodo storico alquanto particolare.</p>



<p>La didattica online per gli atenei italiani non è stata quindi una disfatta, anzi, la maggior parte degli studenti pensa che sia una strada percorribile e non del tutto negativa, soprattutto se si pensa agli studenti fuori sede che sono sicuramente avvantaggiati dal poter “frequentare” l’università anche a distanza. La giusta collaborazione tra docenti e studenti è la chiave di volta per far funzionare la didattica online, una maggiore disponibilità e interazione sono chieste a gran voce e, se il futuro dovesse essere ancora online, è necessario l’impegno di tutti.</p>



<p>Al netto delle difficoltà di connessione, che interessano studenti e docenti indistintamente, ciò che toglie punti alla didattica online è sicuramente la mancanza di contatti interpersonali; le interazioni vengono meno, o comunque sono ridotte, è difficile stabilire un rapporto, le sensazioni che si provano davanti ad un computer sono completamente diverse da quelle che si hanno stando in un’aula, le possibilità di scambiare opinioni o considerazioni sono quasi inesistenti. La socialità tipica degli anni universitari viene completamente meno e&nbsp; i rapporti si costruiscono in maniera diversa con uno schermo davanti, non ci sono pause caffè al bar, parole bisbigliate tra gli scaffali della biblioteca o durante le lezioni, non c’è tutto quello che è anche l’università.</p>



<p>C’è però un nuovo modo di vivere l’università, un nuovo modo di concepire la didattica, professori che si adattano alla tecnologia e cercano di sfruttarla al meglio, biblioteche che fanno quel famoso passo verso la digitalizzazione che avrebbero dovuto fare anni fa. In questi mesi il mondo è cambiato, le nostre vite sono cambiate di pari passo e l’università è un tassello fondamentale di questo cambiamento. La capacità di adattamento mostrata dagli atenei italiani è segno di un’università al passo coi tempi, dinamica, che guarda al futuro e forse proprio lo&nbsp; stravolgimento degli equilibri degli ultimi tempi è stato la piccola scintilla che ha innescato un cambiamento in una istituzione ancora troppo rigida e autoreferenziale. Come sarà l’università del futuro? Non si può rispondere con certezza, ma sicuramente, in questi mesi,&nbsp; un piccolo tassello è stato aggiunto&nbsp; e non sembra poi così male.</p>
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		<title>Andrà tutto bene?</title>
		<link>https://ventiblog.com/andra-tutto-bene/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 04:12:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[Ripartenze - 31/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei mesi di marzo e aprile, in piena pandemia, quando tutti eravamo chiusi in casa a trascorrere le nostre giornate, una frase riecheggiava in tv, in radio, sui cartelloni pubblicitari e sugli striscioni appesi ai balconi: “andrà tutto bene”. Sono passati diversi mesi da quelle lunghe giornate scandite dai bollettini delle Protezione civile delle 18, dai discorsi del Presidente del Consiglio e dalle attività casalinghe, è quasi passata una estate e il momento della ripartenza effettiva è alle porte. A [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nei mesi di marzo e aprile, in piena pandemia, quando tutti eravamo chiusi in casa a trascorrere le nostre giornate, una frase riecheggiava in tv, in radio, sui cartelloni pubblicitari e sugli striscioni appesi ai balconi: “<em>andrà tutto bene</em>”. Sono passati diversi mesi da quelle lunghe giornate scandite dai bollettini delle Protezione civile delle 18, dai discorsi del Presidente del Consiglio e dalle attività casalinghe, è quasi passata una estate e il momento della ripartenza effettiva è alle porte. A settembre riapriranno le scuole, molte attività faranno tornare in ufficio i lavoratori ancora in “smartworking” e ci si appresta a riprendere i ritmi  pre-pandemia o almeno così crediamo. Non  è andato  proprio tutto bene, non sappiamo come andrà nei prossimi mesi, banco di prova con il ritorno ad una vita semi-normale. Cosa ci aspetta in autunno? Ci ritroveremo di nuovo a cantare ai balconi? Attenderemo con ansia i discorsi trasmessi in tv del Presidente del Consiglio? A tutte queste domande non ci sono risposte certe. I dati fino ad ora sono dalla nostra parte, le misure rigide e i sacrifici hanno ripagato, abbiamo vissuto un’estate certamente più tranquilla rispetto ad altri Paesi, ma non possiamo mollare la presa, non possiamo abbassare la guardia. Settembre è sempre stato l’inizio ufficioso dell’anno, un secondo capodanno, che segna il ritorno alla vita normale dopo i lunghi mesi estivi di vacanze e relax, e quest’anno lo è ancora di più. Ci prepariamo ad iniziare un nuovo anno con tanti buoni propositi e tante speranze. In cima alla lista c’è sicuramente una ripresa economica, necessaria per andare a avanti a superare la crisi che ci accompagna da mesi. Migliaia sono le attività che non hanno più riaperto dopo il lockdown, alcune hanno provato a ripartire, ma si sono arrese di fronte alle spese ingenti e agli incassi incerti. Il famoso “<a href="http://ventiblog.com/come-lo-smart-working-puo-cambiare-il-paese-gli-stili-di-vita-e-il-territorio/">smartworking</a>”, che poi sarebbe più corretto chiamare lavoro da casa, accompagnerà ancora numerosi lavoratori per i prossimi mesi e molti si chiedono se sia valido davvero, altri quali siano gli effetti di questo nuovo modo di lavorare sull’economia delle grandi città, c’è chi sostiene che sia la nuova frontiera del mercato del lavoro e chi invece denuncia la mancanza di orari effettivi di lavoro che si ripercuotono sulla vita privata del lavoratore. La cosa certa è che si tratta di una cambiamento che ha segnato la fine del tradizionale lavoro in ufficio e come in tutte le rivoluzioni non si torna indietro.</p>



<p>La ripartenza più attesa, però, è sicuramente quella della scuola. Il ritorno sui banchi è previsto per la metà di settembre, con alcune eccezioni, e da mesi ormai gli istituti si stanno organizzando e stanno programmando questo nuovo inizio, dopo sei mesi di assenza dagli edifici scolastici, per consentire a tutti di tornare a vivere la scuola in sicurezza. Cosa aspettarsi dal ritorno in classe? Come ci si dovrà comportare? Come per il resto della vita sociale, il distanziamento fisico continuerà a scandire i rapporti e la mascherina ormai è accessorio immancabile quando si esce di casa. Se c’è una cosa che il Covid ci ha insegnato è che fare programmi a lunga scadenza spesso non conviene, bisogna vivere giorno per giorno. L’unica chiave per ripartire e ricostruire un futuro è l’impegno e la costanza, la serietà nello svolgere il proprio lavoro, qualunque esso sia, perché, come per costruire una casa stabile e resistente è necessario partire dalle fondamenta e dai pilastri portanti, così per ricostruire un Paese, è necessario partire dalla scuola, dalla formazione e dal lavoro di ognuno che come una goccia va a formare il mare.</p>



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		<title>Basilicata, un&#8217;avventura da scoprire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2020 04:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo - 17/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La Lucania è un paesaggio calcareo, e in certi momenti sembra di allunare più che di arrivare.” (Diego Carpitella) Chi viene in Basilicata si rende conto, appena arriva, di quanto la natura del paesaggio sia aspra e selvaggia. I boschi e le montagne saltano subito agli occhi e dominano la maggior parte del territorio. Il Parco Nazionale del Pollino con i suoi&#160;192 565 ettari, di cui&#160;88 650&#160;nel versante lucano e&#160;103 915&#160;in quello calabro, è il parco nazionale più grande d’Italia [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center has-large-font-size"></p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“La Lucania è un paesaggio calcareo, e in certi momenti sembra di allunare più che di arrivare.”</p><cite><em>(Diego Carpitella)</em></cite></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Chi viene in Basilicata si rende conto, appena arriva, di quanto la natura del paesaggio sia aspra e selvaggia. I boschi e le montagne saltano subito agli occhi e dominano la maggior parte del territorio. Il Parco Nazionale del Pollino con i suoi&nbsp;192 565 ettari, di cui&nbsp;88 650&nbsp;nel versante lucano e&nbsp;103 915&nbsp;in quello calabro,</p>



<p>è il parco nazionale più grande d’Italia ed è stato dichiarato sito patrimonio mondiale dall’UNESCO. Se si scende verso sud si incontra il deserto della Lucania, i calanchi, scolpiti dal vento nel corso dei secoli, prima di arrivare al mare. Il mare della Magna Grecia, con le Tavole Palatine e le lunghe spiagge sabbiose. Poi, ovviamente, non si può non ricordare Matera, Capitale Europea della Cultura 2019 e set cinematografico sempre più ambito dalle produzioni italiane e hollywoodiane. Ma la Basilicata non è solo paesaggi mozzafiato e incontaminati o borghi incastonati tra le montagne e città scavate nel tufo, è anche avventura, divertimento e adrenalina.</p>



<p>La morfologia del territorio ben si presta ad ospitare grandi attrattori turistici artificiali e naturali. Il Volo dell’Angelo, un cavo d’acciaio tra le vette di Pietrapertosa e Castelmezzano, che ha aperto la strada a questo tipo di attività nella regione, attira migliaia di turisti ogni anno, pronti a provare il brivido di sorvolare le Dolomiti Lucane sospesi su un cavo a centinaia di metri d’altezza. Nel Parco Nazionale del Pollino, a San Costantino Albanese c’è, invece, il Volo dell’aquila, una simulazione di un volo in deltaplano sui boschi del parco. Un vero e proprio parco avventura si trova, poi, sul Monte Serra Pollino, a 1030 m sul livello del mare, nel Comune di Trecchina. Il Parco delle Stelle ha un panorama naturalistico eccezionale in quanto è possibile ammirare il mare e la costa Tirrenica di Maratea. All’interno del parco avventura troviamo una slittovia, una area volo per parapendio, una pista downhill e un percorso equestre e altre attrazioni per piccoli e grandi avventurieri. Ma l’avventura non finisce qui, è possibile fare river tubing, sempre nel Pollino, a Viggianello, e scendere lungo il fiume Mercure/Lao su delle ciambelle monoposto.</p>



<p>Non può mancare la strada ferrata, con il percorso delle Sette Pietre, a Pietrapertosa, che permette di apprezzare ancora meglio la bellezza delle Dolomiti Lucane e i paesaggi mozzafiato che le caratterizzano, con un percorso a metà tra l’escursionismo e l’arrampicata.</p>



<p>A Sasso di Castalda c’è, invece, il Ponte alla Luna, un ponte tibetano a 102 metri di altezza dal torrente sottostante.</p>



<p>Gli attrattori turistici naturali sono ovviamente i boschi, che dominano il territorio della Basilicata, il cui nome originario, Lucania, deriva proprio da “lucus”, che significa bosco sacro, bosco della luce. I popoli lucani per secoli hanno vissuto nei boschi e il bosco è sempre stata la prima fonte economica del territorio, il cuore pulsante della vita e dell’economia. Lo stretto contatto tra la natura e l’uomo si percepisce e il profondo rispetto che i lucani hanno sempre avuto per i loro boschi e le loro montagne è emblema di una rapporto intenso, che dura tutt’oggi.</p>



<p>La montagne e le colline della Basilicata si prestano molto bene al trekking e ad una attività che sta prendendo piede negli ultimi anni, quella del nordic walking, e infatti sono presenti numerosi percorsi, dislocati in tutta la regione, anche con istruttori specializzati, che consentono di godere della natura incontaminata e camminare per diversi chilometri.</p>



<p>Matera, diventando Capitale Europea della Cultura nel 2019, è salita finalmente alle luci della ribalta ed è entrata nel giro del turismo nazionale ed internazionale, facendo conoscere a tutti la bellezza di una città scavata nella roccia. Grazie alla vetrina mondiale che è Matera si inizia a conoscere anche l’entroterra lucano, i boschi, i borghi sospesi sulle montagne o nascosti tra i parchi.</p>



<p>Proprio nei boschi delle Dolomiti c’è un altro interessantissimo parco, quello della Grancia, Parco Storico Rurale ed Ambientale, dove ogni estate, in un anfiteatro naturale, viene portata in scena “ La storia bandita”, spettacolo che narra la vicende del brigantaggio post-unitario in Basilicata ed in particolare la storia di Carmine Crocco, noto brigante lucano che guidò gli uomini di queste terre nel più grande movimento di brigantaggio del sud Italia.</p>



<p>Restando in area culturale, nella provincia di Matera, a Tursi, è possibile partecipare al Teatro dei Calanchi, delle rappresentazioni artistiche che hanno luogo nel deserto della Lucania, i calanchi appunto. I parchi archeologici sono numerosi, a cominciare dalle Tavole Palatine, tra Bernalda e Metaponto, nella Magna Grecia, culla della cultura classica.</p>



<p>Ce n’è davvero per tutti i gusti, parchi avventura ed esplorazione di territori ancora selvaggi, per chi ha voglia di una vacanza a contatto con la natura, lontani dalla frenesia delle città, ma con un pizzico di adrenalina, oppure cultura e scoperta di tradizioni antiche, di storie contadine, che ancora oggi vengono custodite e tramandate, in questi luoghi un po’ magici e sospesi nel tempo.</p>



<p>Rocco Papaleo, nel suo film “Basilicata coast to coast”, dice “la Basilicata esiste, è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi” e io ci credo. Credo nella Basilicata e nel suo potenziale turistico, perché la sua ricchezza naturale è immensa e se ben sfruttata, tenendo sempre riguardo a preservare la natura del territorio e l’autenticità, può davvero essere fonte economica primaria per una terra troppo spesso sfruttata dalla politica e abbandonata da chi dovrebbe difenderla. La Basilicata esiste e visitarla e viverla è un’esperienza straordinaria.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia di lunedì 17 agosto 2020</em></p>



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		<title>WARRIORS OF SANITA’- in un corto la Napoli che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2020 17:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il corto d&#8217;esordio del giovane regista lucano Luca Nappa è un giovane regista lucano, per rincorrere i suoi sogni si è trasferito a Londra, dove ha frequentato la London Film School e dove tutt’ora vive. Warriors of Sanità è il suo cortometraggio più importante e la storia che racconta è tutt’altro che ordinaria. Cosa succede quando due scugnizzi del Rione Sanità di Napoli credono di aver trovato un mutante con poteri magici? Francesco e Vincenzo lo scopriranno presto. Un uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><strong>Il</strong> <strong>corto d&#8217;esordio del giovane regista lucano </strong></h2>



<p class="has-drop-cap">Luca Nappa è un giovane regista lucano, per rincorrere i suoi sogni si è trasferito a Londra, dove ha frequentato la London Film School e dove tutt’ora vive. <strong><em>Warriors of Sanità</em></strong> è il suo cortometraggio più importante e la storia che racconta è tutt’altro che ordinaria. <em>Cosa succede quando due scugnizzi del Rione Sanità di Napoli credono di aver trovato un mutante con poteri magici? Francesco e Vincenzo lo scopriranno presto. Un uomo misterioso si aggira per il quartiere e i due bambini lo hanno convinto a seguirli a casa loro, sicuri che nasconda qualcosa. E se avessero ragione?</em></p>



<p><strong>-Raccontaci il percorso che sta facendo Warriors of Sanità dalla sua creazione.</strong></p>



<p><strong><em>Warriors of Sanità</em></strong>, è il mio ultimo corto, è stato il mio graduation film alla London Film School ed il mio biglietto da visita per la mia carriera da regista.</p>



<p>E’ stato selezionato e ha vinto premi al <em>Giffoni Film</em> <em>Festival,</em> al <em>Rhode Island International Film Festival</em> (che è uno dei festival&nbsp; c.d. Oscar qualifying) e al <em>Festival del sud Sele d’Oro</em>, partner del Giffoni.</p>



<p>La vittoria al Giffoni ci ha permesso di andare in streaming sul sito di Rai Cinema a fine 2019.</p>



<p>Quest’anno è stato invitato al Festival del Cinema di Maratea, che si è tenuto lo scorso fine settimana. Inoltre è stato selezionato da un importante canale cinematografico di YouTube “<a aria-label="undefined (apri in una nuova scheda)" href="http://omeleto.com/253789/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Omeleto</a>” ( che ci permette di andare in streaming globale).  </p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="2 street kids discover a mutant with superpowers. | Warriors of Sanita" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/aqIqVxM7HEE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>&#8211;<strong>Quali sono state le influenze sul corto e perché hai scelto di girare in Italia, pur vivendo a Londra?</strong></p>



<p>Ho scelto di girare in Italia perché la mia parte italiana è molto forte e vivendo all’estero ci si rende conto di quanto le proprie radici siano profonde e marcate. Avevo voglia di tornare a casa mia, al sud, e Napoli mi ha sempre affascinato come principale metropoli del sud Italia. Sergio Leone e Christopher Nolan sono sicuramente i due registi che guardo con più ammirazione. Nolan mi affascina per il modo in cui cerca sempre di fondere temi difficili in una struttura abbastanza mainstream e aperta alle masse. Mi piacerebbe fare prodotti che fanno riflettere, ma che sono accessibili a tutti.</p>



<p>Sul corto in particolare ha influito moltissimo il racconto di formazione americano, ho preso molta ispirazione da “E.T.”. Siamo abituati a vedere quei temi nella provincia americana e mi interessava sperimentare e vedere cosa succede portando temi Hollywoodiani nel contesto del sud Italia.</p>



<p><strong>-Come è stato girare nel Rione Sanità?</strong></p>



<p>Girare nel Rione Sanità è stata un’esperienza pazzesca, per tanti motivi. Prima di tutto perché siamo stati accolti con un affetto incredibile, che non ci aspettavamo. Abbiamo capito subito che se si arriva con il giusto rispetto per il luogo e le persone e rivolgendosi al territorio, tutti sono disponibili a partecipare.</p>



<p>Una volta scelta la location è seguita l’idea di girare il corto con metodi diversi dallo stile classico. Innanzitutto, avvalersi di attori non professionisti e locali per trasmettere quelle energie forti che si respirano nel quartiere. Poi la scelta dello stile, macchina a mano, fotografia sporca, vicinanza agli attori per dare senso di claustrofobia, tutto in modo non preparato per restituire veridicità e trasmettere la realtà del rione.</p>



<p><strong>-Qual è la figura più interessante del corto e quale messaggio vuoi dare?</strong></p>



<p>Con questo corto ho cercato di unire temi filosofici e temi più “semplici”.</p>



<p>L’uomo misterioso è la figura enigmatica della storia, con cui ho cercato di esprimere dei concetti filosofici e politici a cui tengo. E’ un personaggio aperto a interpretazione, chiunque ha visto il film ha avuto qualcosa da aggiungere. L’idea era quella di creare questa figura misteriosa che risolve i conflitti, in un ambiente violento, semplicemente sussurrando . Il messaggio del corto lo lascio aperto, chi lo vede deve dare una sua interpretazione. Si può fare, però, una riflessione su come ciascuno di noi reagisce in modo differente all’approccio con il “diverso”.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni di lunedì 3 agosto 2020</em></p>
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		<title>Terra lucana, la Basilicata come non l&#8217;avete mai vista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[terra lucana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Terra lucana” non è il solito video sulla Basilicata. Non ci sono gli scenari mozzafiato, le acque cristalline, le montagne imponenti, i campi pittoreschi. O meglio, ci sono, ma restano sullo sfondo, resi quasi invisibili dalle immagini reali che risaltano in primo piano. Gli scatti dei fotografi Silletti, Danzi, Contini, Laterza e Lategana ritraggono perfettamente quella che è l’anima della Basilicata, la sua gente. Questa terra meravigliosa è ormai nota al grande pubblico per essere ancora selvaggia e incontaminata dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">“Terra lucana” non è il solito video sulla Basilicata. Non ci sono gli scenari mozzafiato, le acque cristalline, le montagne imponenti, i campi pittoreschi. O meglio, ci sono, ma restano sullo sfondo, resi quasi invisibili dalle immagini reali che risaltano in primo piano. Gli scatti dei fotografi Silletti, Danzi, Contini, Laterza e Lategana ritraggono perfettamente quella che è l’anima della Basilicata, la sua gente. Questa terra meravigliosa è ormai nota al grande pubblico per essere ancora selvaggia e incontaminata dal turismo di massa e proprio per questo terra di cinema, con le numerose produzioni televisive e cinematografiche che si sono susseguite in regione negli ultimi anni. Dai grandi film americani alle fiction nostrane, tutti hanno dato visibilità e meritato risalto ad una terra per troppo tempo abbandonata e dimenticata. “Terra Lucana” non vuole però far vedere la Basilicata come fino ad ora è stata descritta dai video di promozione turistica o dai video con i droni e le solite immagini,&nbsp; vuole omaggiarla e vuole omaggiare gli uomini e le donne che ne rappresentano lo spirito e l’anima. Gli scorci dei paesi con la biancheria stesa ad asciugare, i bambini che corrono e giocano davanti casa, le maschere tipiche delle feste patronali dei paesi dell’entroterra, le tradizioni immortalate in uno scatto fanno quasi percepire l’essenza della vita in Lucania, che scorre lenta. Ancora, i campi di grano e i tramonti e i “volti ruvidi dei contadini” rappresentano “l’umanità scalfita dal tempo” e che abita questa “fragile terra”. I paesaggi lucani sono evocati dalle immagini dei calanchi e dalla luna che si specchia tra questi e le vecchie case, evocando il “suono liquido dell’assenza” di una terra che si è svuotata ed è stata abbandonata. Ma le tradizioni restano, restano il vino e il pane, i sorrisi degli anziani che portano sulle spalle il peso della storia di questa terra, restano i paesaggi incontaminati e le distese di grano. Le parole di Sergio Ragone fanno da sottofondo e con la regia di Giuseppe Marco Albano incorniciano perfettamente le immagini, la narrazione è fluida e profonda, descrive le fotografie e le fa risaltare.</p>



<p>La cultura, l’autenticità dei luoghi e la natura devono essere la chiave per un turismo consapevole, perché la scoperta di una terra come la Basilicata lascia a bocca aperta chiunque la veda per la prima volta.</p>



<p>L’autore del testo del video, <strong>Sergio Ragone</strong>, ci ha raccontato qualcosa in più su come è nato questo racconto in immagini.</p>



<p><strong>-Come è nata l’idea di video poetry alternativo e la vostra collaborazione?&nbsp;</strong><br><br>L&#8217;idea nasce dal desiderio di rivoluzionare il linguaggio della narrazione lucana. In questi anni di grande visibilità mediatica è mancata una grande componente, l&#8217;umanità. Per noi le persone sono al centro del futuro, lo abbiamo visto proprio durante i giorni più duri del lockdown. E&#8217; da questo elemento, l&#8217;elemento umano, che deve iniziare la nuova storia lucana post Covid e Post Matera 2019.<br><br><strong>-La poesia insita nelle immagini del video racconta una terra antica ma ancora viva e presente, quale è la rappresentazione che volete dare della Basilicata?<br><br></strong>Che solo l&#8217;arte può raccontare la bellezza. Ma la bellezza non è esclusivamente nei paesaggi. L&#8217;Italia è riconosciuto come un paese di grande bellezza, ma ciò che ci rende davvero un grande paese sono le donne e gli uomini italiani. Solo il genio ed il talento dei grandi artisti, in questo caso fotografi, può raccontare al meglio tutto ciò fermando nel tempo un ricordo, un&#8217;emozione.<br><br><strong>-Le parole incorniciano perfettamente le foto che scorrono nel video, è stato facile lasciarsi ispirare?</strong>&nbsp;<br><br>E&#8217; nata prima la poesia, che ho scritto all&#8217;alba seduto su un calanco la scorsa estate, poi il regista, Giuseppe Marco Albano, ha scelto le immagini lasciandosi ispirare dalle suggestioni delle parole e delle musiche. Ma è la Basilicata, questa terra così difficile e fragile, ad ispirare, a tirare fuori il meglio di noi.</p>



<p><br><strong>-Non è il solito video promozionale, ma racconta la Basilicata autentica, la cultura pensate possa fare da traino per il turismo in questa regione?</strong>&nbsp;<br><br>Non è nostra intenzione fare promozione turistica della Basilicata, per questo ci sono enti e realtà territoriali che lavorano molto bene. Ma se questo nostro lavoro accenderà il fuoco della curiosità dei viaggiatori, più che dei turisti, non possiamo che esserne felici.</p>



<p>Il video è su YouTube, sia in inglese sia in italiano proprio per permettere a tutti di poter apprezzare a pieno le immagini e le parole. Il turismo straniero, per quanto non ancora pienamente sviluppato in Basilicata, potrebbe davvero portare la Basilicata a competere con le altre grandi mete italiane di turismo, se non in termini di numeri, almeno in termini di visibilità.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Terra Lucana (video poetry)" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/tLKLISFwO9w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud 29/6/2020</em></p>
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		<title>Sergio Ragone “Una mancanza perfetta”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 07:48:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un periodo così pieno di mancanze, perdonate l’ossimoro, in cui non possiamo andare a prendere un caffè al bar, fare una passeggiata in centro, una cena tra amici, abbracciare i nostri affetti, in cui dobbiamo fare i conti con noi stessi, con il nostro tempo, forse ci siamo resi conto che a mancarci non sono le cose, ma i luoghi, le persone, le relazioni con gli altri. Sergio Ragone, giornalista e scrittore lucano, nel suo romanzo “Una mancanza perfetta”, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">In un periodo così pieno di mancanze, perdonate l’ossimoro, in cui non possiamo andare a prendere un caffè al bar, fare una passeggiata in centro, una cena tra amici, abbracciare i nostri affetti, in cui dobbiamo fare i conti con noi stessi, con il nostro tempo, forse ci siamo resi conto che a mancarci non sono le cose, ma i luoghi, le persone, le relazioni con gli altri. <strong>Sergio Ragone</strong>, giornalista e scrittore lucano, nel suo romanzo “<em><strong>Una mancanza perfetta</strong></em>”, ritrae e analizza le relazioni dei nostri tempi, i sentimenti in bilico, non vissuti, le paure di una generazione divisa tra lavoro e affetti, in costante lotta tra partire e restare. C’è un sud, Potenza, ma anche un nord, Milano, che accolgono e respingono. Ci sono i sentimenti, veri, che i due protagonisti vivono  tra le paure di una generazione e le incertezze sul futuro. </p>



<p><strong>Lei ha scritto questo libro in un periodo particolare della nostra storia, fatto di incertezze economiche e lavorative, soprattutto per i ragazzi del sud, di precarietà, anche sentimentale. Tutto questo lo ritroviamo nel libro, nella vita dei due protagonisti, Laura e Luca, ma quanta realtà c’è nel suo romanzo?</strong></p>



<p>Laura e Luca sono due ragazzi del Sud, come tanti, che vivono la complessità di questi tempi senza mai perdere di vista i propri sogni e le ambizioni. I nostri paesi e le nostre città sono pieni di storie come questa ma anche di ritorni, che danno speranza non solo ai nostri luoghi, ma soprattutto al Sud. La precarietà del lavoro incide terribilmente anche nella sfera degli affetti, spesso negando la possibilità di poter dare forza ad un progetto di vita nuova. Ma nelle pagine del libro si respirano le radici di entrambi i protagonisti e la loro voglia di non smarrire mai la propria origine.</p>



<p><strong>Come affrontare la precarietà e l’attesa, la mancanza perfetta?</strong></p>



<p>Senza&nbsp;<em>spoilerare&nbsp;</em>troppo, posso dire cosa faranno Laura e Luca. I due protagonisti affrontano inizialmente l’attesa con l’inganno, con leggerezza, con le illusioni, con la somma di tutte le piccole e grandi cose che costituiscono le fondamenta della propria esistenza. Ma ad un certo punto sono chiamati a fare i conti con la realtà e soprattutto con sé stessi, diventando improvvisamente adulti e costretti a scegliere, decidere, iniziare un nuovo cammino.</p>



<p><strong>La dicotomia lavoro-sentimenti è costante presenza nel suo romanzo, quanto fa male alle giovani generazioni questa scelta, spesso obbligata?</strong></p>



<p>Fa male perché sembrano essere l’una la negazione dell’altra. Ma invece non è così, solo che ce ne accorgiamo quando ormai è troppo tardi.</p>



<p><strong>Qual è  la differenza maggiore tra la generazione dei ventenni/trentenni e quella dei quarantenni al giorno d&#8217;oggi? Cosa hanno gli uni in più o in meno degli altri e viceversa? </strong></p>



<p>I ventenni di oggi non devono smarrire mai la loro fame di futuro e smetterla di inseguire modelli di vita che inducono ad un consumo rapido delle esperienze e della socialità. I trentenni e i quarantenni vivono in una terra di mezzo: molti di loro sono ancora precari, single perché affogati dal desiderio di riscatto sociale tramite il lavoro (la colpa è dei genitori che li hanno educati così), non hanno relazioni sociali se non filtrate dal digitale e vivono in un auto isolamento costante. Parafrasando un famoso detto, i ventenni hanno il tempo, i quarantenni iniziano ad indossare gli orologi. E&#8217; questa la differenza, secondo me.</p>



<p><strong>L’isolamento a cui siamo stati costretti, a causa del covid-19, quanto ci ha cambiati, secondo lei?</strong></p>



<p>Ha cambiato le nostre abitudini, ci ha costretti a ridimensionare i nostri spazi e le nostre libertà. In questa condizione temporanea non so quanti avranno riflettuto davvero sulla propria vita, su cosa davvero conta e su cosa eliminare come scorie. Abbiamo però capito chi siamo, ora spetta a noi decidere se migliorare o restare immobili e non cambiare nulla. Il mio ottimismo mi porta a dire che sì, abbiamo imparato una lezione che ci migliorerà, ma so bene che la prova del quotidiano potrebbe smontare ogni mio auspicio.</p>



<p><strong>Cosa può insegnarci la solitudine, intesa non come lo stare soli, ma come momento di riflessione interiore?  </strong></p>



<p>Come per ogni insegnamento, anche la solitudine è una lezione per chi ha la forza interiore di ascoltarla. La solitudine grida in una stanza vuota e la sua voce fa davvero rumore, risuona l’eco e scuote l’anima. Personalmente ho bisogno di solitudine e silenzio per rigenerarmi, per recuperarmi, per ritrovare il suono della mia esistenza più autentica. Ma so che la solitudine fa male, può ferire perché emargina, esclude, taglia mortalmente.</p>



<p><strong>Tutta la precarietà e l’incertezza sul futuro, in ogni suo aspetto, è stata acuita dalla crisi dovuta al coronavirus, che ha coinvolto indistintamente tutte le generazioni, ma, dal suo punto di vista di scrittore, come pensa cambieranno i rapporti e le relazioni interpersonali  dopo il coronavirus? Chi ne risentirà di più?</strong></p>



<p>Gli ultimi e i penultimi. La crisi economica che si sta aprendo sarà una ferita dolorosissima nel cuore dell’Italia, per questo la politica non può più permettersi di perdere altro tempo in annunci ed accuse. Bisogna agire, subito, prima che sia troppo tardi. Il mio appello? Fate Presto!</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia di lunedì 11/05/2020</em></p>
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