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	<title>Martina Vetere &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Il PremioSila49 apre le sue porte ai giovani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 11:17:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Lettura e la Letteratura sono due potentissime armi: portano alla conoscenza di sé e del mondo. Stimolare al sapere è un compito tanto essenziale quanto prestigioso. Nella nostra terra c&#8217;è chi, fra i tanti, ha deciso di assumersi tale onore ed onere: la fondazione PremioSila49. Il Premio Sila fu istituito nel 1949, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con lo scopo di contribuire fattivamente alla realizzazione di una riforma di natura intellettuale dell&#8217;Italia riuscendo a collocare la [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La Lettura e la Letteratura sono due potentissime armi: portano alla conoscenza di sé e del mondo. <br>Stimolare al sapere è un compito tanto essenziale quanto prestigioso.<br><br>Nella nostra terra c&#8217;è chi, fra i tanti, ha deciso di assumersi tale onore ed onere: la fondazione <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.premiosila49.it" target="_blank">PremioSila49</a>.<br><br>Il Premio Sila fu istituito nel 1949, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, con lo scopo di contribuire fattivamente alla realizzazione di una  riforma di natura intellettuale dell&#8217;Italia riuscendo a collocare la Calabria tra i più importanti circuiti nazionali letterari.<br>Il Premio, infatti, scoprendo talenti e coinvolgendo nelle Giurie personalità del calibro di Giuseppe Ungaretti, Carlo Bo, Luigi Russo, Leonida Répaci, Carlo Levi, Geno Pampaloni, Rosario Villari, Enzo Siciliano, Angelo Guglielmi, ha dato lustro ad un territorio in cui, nonostante si dica vinca l&#8217;arretratezza culturale, in realtà si afferma sempre più il primato della cultura, della conoscenza e dell’esercizio dello spirito critico.</p>



<p>Per dare rinnovate vesti al Premio Sila, nel 2010, per iniziativa di Banca Carime e del Presidente&nbsp;<strong>Andrea Pisani Massamormile</strong>, dell’Arcivescovo di Cosenza&nbsp;<strong>Mons. Salvatore Nunnari</strong>&nbsp;e dell’Avv.&nbsp;<strong>Enzo Paolini</strong>, è stata costituita la&nbsp;<strong>Fondazione Premio Sila</strong>. </p>



<p>All&#8217;alba della nona edizione del PremioSila49, gli organizzatori si propongono una nuova sfida: per ricostruire un tessuto sociale nuovo e virtuoso, si impegnano ad integrare sempre più le nuove generazioni &#8211; <em>perla e futuro della nostra società</em> &#8211; nel progetto letterario di cui si fanno forieri.<br><br>Abbiamo ascoltato, pertanto, la voce dei due &#8220;giovani&#8221; della fondazione.</p>



<p><strong>Mario M. Paolini, consulente della fondazione Premio Sila ‘49, ci racconta l&#8217;anima &#8220;rigenerata&#8221; della fondazione.</strong></p>



<p>Il PremioSila nasce come polo culturale simbolo della rinascita dell’Italia post-bellica, fucina di menti libere e liberate che avevano l’ambizione di contribuire a una sorta di “ricostruzione” culturale, materiale ed intellettuale della Penisola italica, partendo proprio dalla Calabria.<br>Oggi, con lo stesso indomito spirito e la stessa perseverante ambizione, il PremioSila si propone come palestra di giovani idee per menti di tutte le età, un melting pot culturale dove crescere specchiandosi fra le pagine di un libro, ritrovandosi nelle parole che altri hanno scritto per noi e che noi scriviamo per gli altri.<br>Una volta un amico mi ha detto che, se impugnata a dovere, una penna è più temibile di una spada.<br>Ecco: il Premio Sila è proprio questo.<br><em>Una stilo in punta di fioretto</em>.</p>



<p><strong>Paola Guzzo, invece, Responsabile della Comunicazione della fondazione del Premio, ci ha spiegato in pillole la struttura del loro nuovo progetto:</strong></p>



<p>Il <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.premiosila49.it" target="_blank">PremioSila49</a> ha come obiettivo principale quello di stimolare, valorizzare e ridisegnare la nostra storia letteraria. <br>Il premio è diviso in due sezioni: &#8220;Letteratura&#8221; ed &#8220;Economia e Società&#8221;. <br>Oltre alla giuria ufficiale del PremioSila, composta da personaggi di rilievo del mondo letterario, ruolo fondamentale lo ha la giuria dei <strong>lettori.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size"><br><strong>È importante che i giovani si approccino alla letteratura e alla lettura in generale ed è proprio per questo che il PremioSila, quest’anno più che mai, punta ad attirare molti più giovani nella giuria dei lettori per dare un nuovo tono al premio e per stimolare sempre di più i giovani alla lettura, unica fonte di sapere e conoscenza. </strong></p>



<p>Durante l’estate abbiamo già in programma &#8211; <em>ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza</em> &#8211; una serie di eventi che puntano principalmente ad attirare i giovani e a far conoscere in pieno il mondo del PremioSila. <br>Inoltre, presto verranno pubblicati i libri in gara e i componenti della giuria dei lettori potranno avere dei libri in omaggio iscrivendosi presso le librerie convenzionate; così, avranno il “potere” di votare i libri da far arrivare nella fase successiva della gara. <br><br>Seguendo le nostre pagine <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/PremioSila49/" target="_blank">Facebook</a> e <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.instagram.com/premiosila49/" target="_blank">Instagram</a> e visitando il sito <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.premiosila49.it" target="_blank">Premiosila49.it</a> si può rimanere sempre aggiornati sulle novità e sulle modalità d&#8217;iscrizione. </p>



<p class="has-medium-font-size"><br><strong>La nostra speranza è che i giovani della nostra città scoprano, tramite il premio Sila, la bellezza delle lettura e le emozioni che solo un libro può regalare. </strong></p>



<p>A tal uopo, <strong>Venti</strong>, condividendo a pieno idee e valori del progetto, avvia una nuova <em>partenership</em> con il PremioSila49, collaborando con lo stesso al fine ultimo di portare, nel magico mondo dei libri, quanti più giovani possibile. <br>Pubblichiamo, quindi, l&#8217;ultimo Comunicato Stampa della fondazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="754" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196-1024x754.jpg" alt="" class="wp-image-22155" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196-1024x754.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196-300x221.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196-640x471.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/IMG_0196.jpg 1125w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><em><strong>Comunicato variazione Bando di</strong></em> <strong><em>Concorso Premio Sila ’49 – Edizione 2020</em></strong></p>



<p class="has-text-align-center"><em>La Fondazione Premio Sila, a causa delle eccezionali condizioni date dalla pandemia da Coronavirus in atto, ha deciso di apportare delle modifiche al regolamento e bando di concorso per l’edizione 2020 del Premio Sila’ 49, che si svolgerà regolarmente, con le consuete tappe di selezione delle opere in concorso ed avrà termine con la cerimonia di premiazione in autunno, così come avvenuto nelle precedenti edizioni.</em><br><em>In accordo con la direzione generale del premio e con il consenso unanime della giuria, si sono stabiliti nuovi termini temporali per le opere in concorso delle varie sezioni del premio, allo scopo primario di consentire la ripresa piena delle attività delle case editrici dopo il fermo di alcune settimane e di attendere la pubblicazione e la distribuzione dei libri cartacei in programma nei mesi a venire. In particolare, per la sezione Letteratura, che prevedeva di poter premiare libri editi tra il 1 giugno del 2019 e il 31 maggio del 2020, si è spostato il termine di pubblicazione fino al 10 luglio.</em><br>P<em>er le altre sezioni, invece, che riguardano la produzione saggistica, e comprendono una vasta gamma di discipline che analizzano il mondo così com’è, ovvero ipotizzano e suggeriscono come sarebbe giusto che fosse, si è ritenuto di sospendere –&nbsp;una tantum– i limiti temporali fissati per l’edizione delle opere da valutare, onde consentire alla giuria di esplorare non solo, come sempre, i lavori che – su ogni tema, nella forma e con il contenuto del saggio &#8211; siano prodotti nell’anno di riferimento, ma anche proposte di lettura della società e dei modelli di sviluppo ed organizzazione sociale più risalenti nel tempo e che oggi – alla luce degli straordinari eventi che ci troviamo a vivere – possono eventualmente apparire come meritevoli di essere riconsiderate e valorizzate.</em><br><em>Il Premio Sila ’49 intende così ribadire, ora più che mai, la sua vocazione civile, la sua presenza e il suo sostegno, in tempi difficili, all’intero mondo della cultura e dell’arte, e in particolare agli scrittori, agli editori, alle librerie e ai lettori.</em></p>



<p><strong><em>Enzo Paolini – Presidente Fondazione Premio Sila</em></strong></p>



<p>Qui il link per accedere al <a href="http://www.premiosila49.it/2020/05/11/nuovo-bando-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bando</a>. </p>
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		<title>L&#8217;essenziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Cosa mi rimarrà di questi giorni?” È la domanda che mi fluttuava in testa, di continuo, durante la mia quarantena.&#160;Sì, è vero, è stata un’esperienza non facile: il Coronavirus ci ha messi di fronte all&#8217;isolamento fisico ma anche psicologico, ci ha imposto quello che la nostra frenetica vita da tempo ci impediva: fermarci.&#160;&#160;Fermarci e quindi pensare, riflettere, apprezzare (forse), cambiare (un po’). Riprendere la vita pseudo-normale è stato più traumatico dell&#8217;abituarsi a stare chiusi in casa. In effetti, se ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right has-medium-font-size"><em>“Cosa mi rimarrà di questi giorni?”</em></p>



<p></p>



<p>È la domanda che mi fluttuava in testa, di continuo, durante la mia quarantena.&nbsp;<br>Sì, è vero, è stata un’esperienza non facile: il Coronavirus ci ha messi di fronte all&#8217;isolamento fisico ma anche psicologico, ci ha imposto quello che la nostra frenetica vita da tempo ci impediva: fermarci.&nbsp;&nbsp;<br>Fermarci e quindi pensare, riflettere, apprezzare (forse), cambiare (un po’).</p>



<p>Riprendere la vita pseudo-normale è stato più traumatico dell&#8217;abituarsi a stare chiusi in casa.</p>



<p>In effetti, se ci pensiamo bene, “rinchiudersi in casa” è stato come ritornare a quell&#8217;attimo prima di venire al mondo: stare rannicchiati nel grembo materno ci faceva sentire al sicuro, così come le mura di casa nostra ci hanno fatto sentire protetti, meno deboli nella nostra fragilità.&nbsp;<br>Se poi, fra quelle quattro mura, siamo circondati dagli affetti&#8230; casa diventa proprio un bel posto dove stare.&nbsp;</p>



<p>Ritorna tutto a ciò che <a href="http://ventiblog.com/lattualita-di-marquez-ai-tempi-del-coronavirus/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dicevo qualche settimana fa</a>, quando ancora il <em>lockdown </em>era solo un&#8217;ipotesi (vicinissima): è l’amore l’ingrediente che ci serve per vivere con serenità.<br><br>Proprio l’amore, quotidiano, continuo, quasi dispettoso e invadente della mia famiglia è la cosa che più mi mancherà; l’amore della condivisione delle piccole cose, da una fetta biscottata a colazione fino alla tisana della sera, dalle sessioni di stretching ai deliziosi impasti di farina 00.<br>L’amore nel condividere il lavoro, nell&#8217;aspettarsi ad ogni ora, nel voler fare insieme qualsiasi attività.<br>L’amore nella scoperta e riscoperta di ciò che più ci è caro: il Tempo. </p>



<p>Il Tempo è un dono che spesso sottovalutiamo, diamo per scontato e sprechiamo.&nbsp;</p>



<p>Cara quarantena, nonostante tutto, io Ti ringrazio.&nbsp;</p>



<p>Ti ringrazio perché ho scoperto che sono grata alla mia vita e perché mi hai dato una meravigliosa opportunità: quella di scavare dentro la mia anima per vedere cosa c’è, per riscoprire i miei punti fermi, per riflettere su chi sono e dove sono e su chi voglio diventare e dove voglio andare, per riscoprire i più semplici valori che danno colore alla mia esistenza, per avermi fatto ricordare quanto sia incredibile sentirsi amati.&nbsp;</p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>In virtù di tanto, noi di Venti abbiamo pensato di chiedere a tutti voi quello che avete imparato durante il&nbsp;lockdown e cosa, soprattutto, vi mancherà di più adesso che stiamo oltrepassando la fase 2 verso la fase 3 e chissà quali altre.</em></strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il dato più rilevante è emerso dall&#8217;analisi del proprio io: “<em>Ho guardato dentro di me, ho capito che prima di stare bene in compagnia, uno deve stare bene da solo</em>”.<br>Stare fermi non è stato un peso, lasciarsi andare è servito a tanto: alcuni hanno apprezzato “<em>la tranquillità, l&#8217;abbandono della frenesia e delle corse quotidiane, l&#8217;aria pulita la mattina, la possibilità di gestire il tempo liberamente, la riscoperta delle piccole gioie (tipo la pizza il sabato sera)”.</em><br>Secondariamente, ma non perché meno importante, la Famiglia, il valore della casa, dell’unione con i propri familiari e in generale delle piccole cose, e soprattutto il valore della preghiera.<br>Qualche giovane papà ha confessato: “<em>La possibilità di stare più con i miei bimbi e con mia moglie senza il rimorso di &#8220;sottrarre&#8221; tempo al lavoro&#8230; È come se avessi scoperto &#8220;il paradosso della famiglia&#8221;”</em></p>



<p>C’è anche chi ha anche detto di aver “<em>scoperto il senso patriottico</em>”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>La riscoperta, poi, del tempo libero con la rivalorizzazione del piacere di alcuni hobby, come la scrittura e la pittura oppure l’aver provato a vivere con “<em>calma, con la possibilità di avere tempo per me e dei vecchi vinili dei miei</em>”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Addirittura, c’è chi ha ritrovato il rispetto delle sane abitudini: “<em>ho apprezzato la possibilità di seguire la dieta con criterio perché non soggetta a ritmi stressanti</em>” nonché l’aver alimentato “<em>la voglia di studiare</em>”.</p>



<p>C’è chi si è messo a nudo e ha raccontato che la sua migliore scoperta è stata “<em>il tempo. Guardarmi allo specchio senza avere paura di essere me. Mi sono abbracciata, ho pianto, ho riso, mi sono coccolata. Ho guardato un film con me stessa, ho riscoperto il mio giardino di casa e com&#8217;è bello fare due passaggi a pallone. Ho apprezzato la mia casa, il valore di ogni singolo attimo.</em>”<br>Sempre “<em>il tempo! Tempo per noi stessi, tempo per fare del bene con ogni mezzo, a noi stessi e agli altri! Ho riscoperto l’importanza di avere uno scopo”.</em></p>



<p>E ancora, c’è chi ha ritrovato “<em>la capacità di essere dinamico quando tutto è fermo. La consapevolezza del contrario.”</em><br>C’è chi ha riscoperto l’amicizia: “<em>mi manca vedere i miei amici, che apprezzo ora più che mai</em>!” o “<em>gli amici, quelli che non mi hanno abbandonata, nonostante i 1000 km lontano da casa</em>”; ma anche la fedeltà di quegli amici (im)mobili che ci hanno fatto compagnia in queste lunghe giornate “<em>la mia chitarra e la mia penna</em>”.&nbsp;</p>



<p>E poi c’è chi ha riconosciuto con nostalgia di aver&nbsp;<em>“scoperto quanto sia importante e vitale la normalità</em>” nonostante “<em>la lentezza, il non dover fare più cose contemporaneamente, avere la possibilità di gestire il tempo e scandire le giornate in base ai miei interessi</em>” siano valori da non dimenticare.</p>



<p>Ancora, tra le risposte che più ho apprezzato, “<em>ho scoperto che lavorare da casa è fantastico, ho scoperto di essere tecnologica</em>” oppure “<em>ho riscoperto il piacere di stare a contatto con la natura</em>” o “<em>la capacità di riuscire a fare più cose durante una giornata</em>”, “<em>ho apprezzato ogni giornata di sole come non avevo fatto prima</em>”.<br>La voglia di investire su sé stessi è ciò che un po’ tutti abbiamo avvertito sulla nostra pelle.</p>



<p>Insomma, ognuno di noi ha scoperto “<em>l’ozio che non mi concedevo da una vita</em>” ma soprattutto il “<em>valore delle “piccole” cose che troppo spesso si danno per scontate</em>”.</p>



<p><strong>“L’importanza del tempo, la bellezza di un abbraccio, l’importanza del contatto”.&nbsp;<br>“Ho scoperto che ci si può reinventare e ho capito chi c’è davvero per me, nonostante tutto”.</strong><br><br><strong>“Trovare il tempo per cercare chi ci sta a cuore”.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size"><strong><em>E poi vi abbiamo chiesto:&nbsp;cosa vi mancherà di più?</em></strong></p>



<p>La calma, il silenzio, le serate in famiglia, il tempo dedicato a me stesso, l’amore quotidiano dei miei cari, la capacità di riflettere e fermarmi.</p>



<p>&nbsp;“<em>Il non dover mettere una sveglia al mattino, il traffico, dover cercare parcheggio la sera, la possibilità di guardare un film con i miei genitori a qualsiasi ora del giorno</em>”.</p>



<p>“<em>Gli incontri su zoom la sera</em>”: perché molti rapporti sono nati o si sono consolidati in questi mesi, in cui ci siamo messi a nudo, gli uni di fronte agli altri, nella nostra interezza e –&nbsp;<em>lasciatemelo dire</em>– nella nostra bellezza d’animo.<br>Ci siamo uniti, ci siamo fatti da scudo e da ancora, abbiamo riso e dato spazio alla nostra creatività.</p>



<p>C’è chi dice che gli mancherà “<em>il non avere fretta</em>”.&nbsp;<br>È vero: dovremmo fermarci di più a respirare, “<em>dedicare più tempo ad ascoltarci senza dover vivere per forza</em>” dimenticando, ogni tanto, di “<em>guardare l’orologio</em>”.<br>Non diventare schiavi del tempo, ma renderlo il nostro migliore amico.&nbsp;</p>



<p class="has-large-font-size">“<em>Spero che non mi mancherà nulla, ma che avrò imparato a portarmi tutto dentro</em>”.</p>



<p>Con questo augurio, vi lascio un piccolo invito, lo stesso consiglio che mi ripeto ogni mattina appena sveglia e ogni sera prima di andare a dormire.<br>Tutta questa resa globale è stata un’occasione, perché ci ha dato modo di capire che il Tempo è tutto ciò che abbiamo e tutto ciò che ci rimane: sfruttiamolo al meglio, facendo quello che ci piace, alimentando i nostri spiriti, amando e vivendo in compagnia dei nostri cari.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Non è impossibile (forse solo un po&#8217; difficile)&nbsp;mantenere&nbsp;queste sane abitudini nel nostro quotidiano: è compito nostro non farci (s)travolgere dalla frenesia.</p>



<p>È nostro obbligo fermarci e imparare a respirare a pieni polmoni.&nbsp;&nbsp;<br>Togliamoci le maschere: anche senza quelle indosso scopriremo che siamo tutti uguali e siamo tutti umani.&nbsp;</p>



<p>Fragili, meravigliosi, unici.&nbsp;</p>



<p>L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è amore, per noi stessi, per i nostri cari e per la vita, tutta.</p>
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		<title>Morti senza dignità: il virus che nega il diritto di dire addio</title>
		<link>https://ventiblog.com/morti-senza-dignita-il-virus-che-nega-il-diritto-di-dire-addio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 07:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È risaputo oramai: il Coronavirus ha sfiorato e “infettato” ogni brandello della dignità umana, non per ultimo ha pregiudicato quello che idealmente potremmo definire “il diritto di morire” o, a dirla meglio, il diritto di ricevere “degna sepoltura”.Le vittime di questi ultimi mesi, infatti, non appena esalato l’ultimo respiro, sono state avvolte in lenzuola intrise di soluzione disinfettante e riposte nelle bare immediatamente sigillate e trasferite in crematorio.&#160;Non si era certi del fatto che il corpo dei defunti infetti potesse [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È risaputo oramai: il Coronavirus ha sfiorato e “infettato” ogni brandello della dignità umana, non per ultimo ha pregiudicato quello che idealmente potremmo definire “il diritto di morire” o, a dirla meglio, il diritto di ricevere “degna sepoltura”.<br>Le vittime di questi ultimi mesi, infatti, non appena esalato l’ultimo respiro, sono state avvolte in lenzuola intrise di soluzione disinfettante e riposte nelle bare immediatamente sigillate e trasferite in crematorio.&nbsp;<br>Non si era certi del fatto che il corpo dei defunti infetti potesse essere o meno a sua volta vettore per il virus e determinare, quindi, un aumento dei contagi.&nbsp;<br>Nessuna sepoltura, allora, per i morti di Coronavirus, nessun ultimo saluto da parte dei loro cari: queste persone sono morte e la loro morte è passata inosservata (o quasi).</p>



<p>Al contrario, nonostante&nbsp;pandemia e funerali vietati,non inosservata è apparsa la morte del Sindaco di Saviano (NA), Carmine Sommese,&nbsp;morto a 66 anni proprio di Coronavirus; né tantomeno quella di Rosario Sparacio, fratello del noto boss Luigi, numero uno della mafia messinese degli ultimi anni ’90&nbsp;e poi collaboratore di giustizia.<br>I De Luca di turno –&nbsp;<em>il governatore della Campania nel primo caso e il Sindaco di Messina nel secondo</em>– hanno dovuto, in piena emergenza Covid-19, anche fronteggiare gli illeciti cortei funebri posti in essere a commemorazione dei due defunti.&nbsp;<br>Se, però, la reazione del primo è stata più risoluta e dura &#8211;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3WGKoaoAZao" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;<em>Vincenzo De Luca</em></a><em> ha infatti bloccato fin da subito gli ingressi e le uscite dalla cittadina per una settimana con l’obiettivo di identificare e controllare lo stato di salute di tutti coloro che erano scesi in strada&nbsp;</em>&#8211; il caro Cateno, Sindaco del messinese, è stato tacciato di pressapochismo, connivenza; i giornali locali si chiedevano, infatti:&nbsp;“<em>Il sindaco non si è accorto di nulla</em>?”</p>



<p>Ebbene,&nbsp;malgrado tutte le norme anti-Covid, le raccomandazioni professate negli ultimi mesi e il numero di morti che abbiamo visto incredibilmente aumentare &#8211; noi sugli screen dei nostri televisori durante la rassegna stampa della Protezione Civile e i nostri medici sotto i loro occhi &#8211; c’è chi non ha saputo rinunciare agli ultimi saluti e all’estrema unzione.&nbsp;</p>



<p>Una clamorosa trasgressione collettiva ai divieti e un’insopportabile ingiustizia verso coloro i quali sono morti soli, senza aver potuto godere del compianto dei propri affetti.&nbsp;<br>Andando oltre l’illiceità e all’inopportunità della cosa, che senso ha, mi sono chiesta,&nbsp;violare le disposizioni del governo per contenere il contagio solo per dare un ultimo saluto?</p>



<p>La risposta l’ho trovata nei miei appunti di letteratura italiana, nello specifico laddove trascrivevo le parole d’amore che le mie prof riservavano ad un uomo vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, un pensatore, l’ultimo illuminato e precursore dei romantici, un riformista legato al mondo classico, una personalità contraddittoria divisa tra razionalità e irrazionalità: Ugo Foscolo.&nbsp;</p>



<p>Per Foscolo la valorizzazione della poesia si inserisce all’interno di una concezione pessimistica della storia e della società: egli attribuisce alla stessa la gestione eroica dei grandi valori della civiltà, la cui incarnazione storica non cancella l’iniquità dei rapporti sociali ma al massimo le si sovrappone e la giustifica.</p>



<p>Nel 1806 il napoleonico editto di Saint-Cloud fu esteso anche all’Italia: esso sanciva l’obbligo di seppellire i morti in specifici cimiteri extraurbani escludendone, come al contrario era accaduto fino a poco tempo prima, la sepoltura in chiese o altri luoghi cittadini ispirandosi a criteri prima di tutto igienici ma anche di egualitarismo sociale.&nbsp;<br>Foscolo pensò alle valenze civili e simboliche dei cimiteri: scrisse, pertanto, un carme –&nbsp;<em>i famosi 295 endecasillabi sciolti che tutti ricordiamo –</em>dedicato all’amico Ippolito Pindemonte, “<em>Dei Sepolcri</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="720" height="493" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg" alt="" class="wp-image-21597" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-300x205.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-640x438.jpg 640w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>https://cultura.biografieonline.it/dei-sepolcri/</figcaption></figure>



<p>La tomba ha nella letteratura foscoliana il valore di collante in tutto ciò che concerne la civiltà umana: il sepolcro, per Foscolo, è il luogo in cui si manifesta la continuità fra la vita e la morte e, quindi, la continuità di trasmissione dei valori da una generazione ad un’altra.&nbsp;<br>In effetti, mediante il ricordo e la commemorazione dei cari defunti, tutti gli uomini mantengono un legame con i morti: è ciò è vero sia su un piano individuale quanto su un piano storico poiché il ricordo delle “grandi imprese” e dei “grandi eroi” garantisce l’identità di una nazione.</p>



<p>L’unica vita, pertanto, dopo la morte è quella che si consuma nell’animo di chi rimane e di chi, quindi, commemora e ricorda.&nbsp;</p>



<p>Il carme, diviso essenzialmente in quattro parti, affronta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti funerari, indaga sulle diverse tradizioni funerarie che si erano fino ad allora susseguite, sul rapporto tra significato personale e sociale della morte ed, infine, ribadisce il valore morale della morte, livellatrice delle ingiustizie della vita e quello parallelo e fondamentale della poesia, il cui compito è quello di celebrare le virtù e di conservare nel tempo il ricordo di chi non c’è più al di là di ogni limite temporale.</p>



<p>Ecco perché la rilevanza, nella nostra cultura religiosa e non, dei riti funebri.&nbsp;<br>Da un punto di vista laico e puramente materialistico le tombe sono inutili, esse acquistano significato allorché legate alla dimensione sociale dell’uomo, alla sopravvivenza dell’estinto nella memoria dei vivi.</p>



<p>Foscolo indaga sul senso della morte e sul rapporto fra scomparsi e superstiti: in un’epoca in cui le certezze religiose vengono meno, il poeta ha saputo ridimensionare la grandezza della vita umana e dei limiti che la caratterizzano ridefinendo in via inedita il valore della morte, che riconcilia e concilia tutti.&nbsp;</p>



<p>La sepoltura non riscatta per chi muore la perdita della vita, irrimediabile destino; il sepolcro può, però, divenire simbolo di coraggio e di speranza per chi resta e per chi, di fronte la morte, si sente perduto.&nbsp;<br>Piangendo e ricordando la dipartita di un caro, infatti, riusciamo a sentire il defunto incredibilmente di nuovo vicino.</p>



<p>Il sepolcro, dunque, fa un dono di cui la vita ci priva: l’immortalità nella memoria di chi ci ama.&nbsp;</p>



<p>Affinché venga garantita la durata della memoria nel tempo, però, occorre che qualcuno si dedichi a onorare il ricordo di chi non c’è più: Foscolo delega questo compito alla poesia; io oggi lo delego ad ognuno di noi.&nbsp;</p>



<p>E allora, affinché nessuno dimentichi ogni singola vittima deceduta a causa del Coronovirus, è obbligo nostro adesso commemorare e far sì che queste morti non risultino vane.&nbsp;<br>Pertanto, sebbene manchi un luogo fisico ove recarci e pregare, è nostro compito dare idealmente una “degna sepoltura” a costoro mediante la forza evocativa del pensiero e del ricordo che assume una funzione non solo individuale ma sociale: onorare tutte le vittime per far sì che nessuno di loro sia dimenticato.</p>



<p>La perdita di un caro, soprattutto senza potergli dire addio, è una ferita incurabile, ma se noi oggi non ci atteniamo alle regole, usando i presidi e rispettando la distanza di sicurezza per scongiurare nuovi contagi e nuove morti, renderemo tale sacrificio vano.</p>



<p>Durante la fase due ci viene chiesto di mostrare una forma più acuta di rispetto verso chi non c’è più, verso noi stessi e il prossimo: a nulla varrà pregare per ciò che è accaduto se diveniamo, di nuovo, i carnefici di noi stessi.</p>



<p><em>Già pubblicato, in versione ridotta, su Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei Ventenni 11/5/2020</em></p>
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		<title>Abbracciala con un fiore: L&#8217;Azalea della Ricerca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 13:51:59 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[azalea]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si pensa ad un fiore, generalmente, la nostra mente richiama immediatamente la figura femminile.Il fiore è sinonimo di eleganza, di purezza, di grazia.L&#8217;azalea, ad esempio, è un fiore estremamente femminile, motivo per cui, nel linguaggio dei fiori, essa ci ricorda una donna e, più precisamente, la donna più importante della nostra vita: la mamma.Ecco perché l’azalea rappresenta anche l’amore più puro, sincero ed incondizionato: quello materno. L’azalea trae la propria origine in Asia, America del nord e nord Europa, [&#8230;]</p>
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<p>Quando si pensa ad un fiore, generalmente, la nostra mente richiama immediatamente la figura femminile.<br>Il fiore è sinonimo di eleganza, di purezza, di grazia.<br>L&#8217;azalea, ad esempio, è un fiore estremamente femminile, motivo per cui, nel linguaggio dei fiori, essa ci ricorda una donna e, più precisamente, la donna più importante della nostra vita: <strong>la mamma</strong>.<br>Ecco perché l’azalea rappresenta anche l’amore più puro, sincero ed incondizionato: quello materno.<br><br>L’azalea trae la propria origine in Asia, America del nord e nord Europa, dove viene culturalmente associata alle virtù della femminilità e della temperanza, e, pertanto all&#8217;idea della madre, portatrice indiscussa di tali doti.<br>Ogni madre infatti svolge un compito essenziale nella vita dei propri figli:<br>dona loro la motivazione necessaria per vivere con coraggio e determinazione, siede al loro fianco e li supporta in tutte le piccole battaglie  quotidiane. <br>Uno dei maggiori significati attribuiti all&#8217;azalea è, incredibilmente, quella di essere veicolo di quella &#8220;felicità misteriosa&#8221; che le madri instillano ai propri figli. </p>



<p>Ogni mamma è preziosa e merita di essere onorata, festeggiata e amata tutti i giorni; è giusto, però, riservarle una giornata speciale, in cui diventa l&#8217;unica protagonista e destinataria delle nostre attenzioni. </p>



<p>Domenica 10 maggio è la Festa della Mamma e l&#8217;AIRC <em>(di cui abbiamo già parlato <a rel="noreferrer noopener" href="http://ventiblog.com/unarancia-per-la-ricerca/" target="_blank">qui)</a></em>, com&#8217;è ormai tradizione, approfitta di questa ricorrenza per festeggiare TUTTE le mamme.<br>Con la bellissima <strong>Azalea della Ricerca</strong> abbiamo l&#8217;opportunità di celebrare la mamma con un simbolo ricco di significati. <br><br>Infatti, ogni anno &#8211;  dal 1985 &#8211;  l&#8217;AIRC scende in piazza per la vendita delle Azalee della Ricerca, un momento di grande partecipazione collettiva, tra donatori e volontari attivi su tutto il territorio nazionale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-21721" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-1536x1152.jpeg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-640x480.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15-80x60.jpeg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-07-at-15.03.15.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>I ragazzi del Comitato giovanile AIRC Calabria scesi in Piazza durante gli anni passati per L&#8217;Azalea della Ricerca</em><br></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="960" height="720" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/13151756_1225130110873105_5553097454570153628_n.jpg" alt="" class="wp-image-21723" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/13151756_1225130110873105_5553097454570153628_n.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/13151756_1225130110873105_5553097454570153628_n-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/13151756_1225130110873105_5553097454570153628_n-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/13151756_1225130110873105_5553097454570153628_n-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption><em>I ragazzi del Comitato giovanile AIRC Calabria scesi in Piazza durante gli anni passati per L&#8217;Azalea della Ricerca</em></figcaption></figure>



<p></p>



<p>Quest&#8217;anno, tuttavia, a fronte di tutti i cambiamenti a cui ci ha costretto ad adattarci il Coronavirus, anche la festa della mamma sarà un pò diversa.<br>Per la prima volta l’Azalea della Ricerca non sarà distribuita in piazza dai volontari ma si potrà ordinare su&nbsp;<strong>Amazon.it</strong>&nbsp;e riceverla direttamente a casa grazie al contributo di&nbsp;<strong>Banco BPM</strong>.<br><br>La vendita, iniziata già dal 27 aprile, sarà aperta fino al <strong>18 maggio 2020</strong>.</p>



<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong><span><i>Festeggiamo insieme &#8211; anche se a distanza &#8211; la mamma e tutte le donne</i></span></strong>!</p>



<p>Continuiamo a sostenere l&#8217;AIRC e la ricerca per tutto il mese di maggio: qualora venissero recapitate con un pò di ritardo anche dopo la Festa della Mamma, le Azalee si trasformeranno in qualcosa di meraviglioso: <strong><em>una opportunità.</em></strong><br>L&#8217;azalea è un piccolo momento di &#8220;felicità misteriosa&#8221; che si trasforma in contribuito importantissimo per la ricerca sui tumori che colpiscono le donne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="843" height="843" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45.jpeg" alt="" class="wp-image-21724" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45.jpeg 843w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45-300x300.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45-150x150.jpeg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45-640x640.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/WhatsApp-Image-2020-05-06-at-20.55.45-125x125.jpeg 125w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></figure>



<h4 class="has-text-align-center">La voglia di riabbracciarsi è più forte<br>di qualsiasi lontananza.</h4>



<h1 class="has-text-align-center">Regala l&#8217;Azalea della Ricerca®</h1>



<h4 class="has-text-align-center">Non la trovi in piazza ma solo su <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.amazon.it/gp/product/B087JYTMZV/" target="_blank">Amazon.it</a></h4>



<p><strong>Visita il sito speciale della manifestazione&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.lafestadellamamma.it/?ets_cmmk=3154&amp;ets_sgmt=16896&amp;utm_source=sitoistituzionale&amp;utm_medium=%20referral&amp;utm_campaign=azaleadellaricerca" target="_blank">lafestadellamamma.it</a>&nbsp;o&nbsp;<a rel="noreferrer noopener" href="https://www.amazon.it/gp/product/B087JYTMZV/" target="_blank">ordinala su Amazon</a>.</strong></p>



<p>Continuiamo, insieme, a credere e ad investire nella ricerca: rendiamo il cancro sempre più curabile.<br>Il tema della prevenzione e la lotta ai tumori è a noi molto caro. <br>Per questo, Venti si è fatto foriero di numerose iniziative, con interviste e racconti di vita vissuta che hanno voluto abbracciare ogni persona colpita da questo male:</p>



<ul><li><a href="http://ventiblog.com/forza-di-lottare-cancro-e-covid-intervista-augusta-castellano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;La forza di lottare tra cancro e covid: intervista ad Augusta Castellano&#8221;</a> di Alessandra Pulzella </li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://ventiblog.com/ottobre-rosa/" target="_blank">&#8220;Ottobre Rosa&#8221;</a> di Angela Rizzica</li><li><a rel="noreferrer noopener" href="lottare contro il cancro al seno, allenandosi" target="_blank">&#8220;NEMO: lottare contro il cancro al seno, allenandosi&#8221;</a> di Angela Rizzica</li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://ventiblog.com/carpe-diem-prevenzione-e-coraggio/" target="_blank">&#8220;Carpe diem: prevenzione e coraggio&#8221;</a> di Luigi Sprovieri</li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://ventiblog.com/salute-prevenzione-cura-ovunque/" target="_blank">&#8220;Salute, prevenzione, cura: al via Race for the cure&#8221;</a> di Martina Vetere</li></ul>



<p></p>
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		<title>“Vola solo chi osa farlo”: Addio, Luis Sepulveda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 17:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Banco di aringhe a sinistra!&#8221; annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo. [&#8230;] A Kengah, una gabbiana dalle piume color argento, piaceva particolarmente osservare le bandiere delle navi, perchè sapeva che ognuno rappresentava un modo di parlare, di chiamare le stesse cose con parole diverse.” Così inizia uno dei capolavori della letteratura mondiale,&#160;Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare&#160;di Luis Sepulveda.&#160; Lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-style-default"><p><em>“Banco di aringhe a sinistra!&#8221; annunciò il gabbiano di vedetta, e lo stormo del Faro della Sabbia Rossa accolse la notizia con strida di sollievo. [&#8230;] A Kengah, una gabbiana dalle piume color argento, piaceva particolarmente osservare le bandiere delle navi, perchè sapeva <strong>che ognuno rappresentava un modo di parlare, di chiamare le stesse cose con parole diverse.”</strong></em></p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Così inizia uno dei capolavori della letteratura mondiale,&nbsp;<em>Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare&nbsp;</em>di Luis Sepulveda.&nbsp;</p>



<p>Lo scrittore cileno si è spento oggi all’età di 70 anni per delle complicazioni dovute al Coronavirus, contratto circa una mese fa.&nbsp;<br>Rendere omaggio a costui è un atto dovuto in tutta coscienza e sentito nel profondo del nostro cuore, se non altro perché lo stesso, con le sue storie semplici ma toccanti, ci ha accompagnato durante la nostra infanzia insegnandoci alcuni importantissimi valori.<br>A tutti noi, almeno una volta e da bambini, è stata letta la storia di Fortunata e del gatto Zobra, suo amico e fedele compagno.&nbsp;</p>



<p>Il romanzo, scritto nel 1996, <em>&#8211; noto, anche, grazie al film di Enzo D’Alò (1998) che lo traspone in immagini usando il linguaggio dell’animazione &#8211;</em>nato come storia per bambini, rimane d’insegnamento per tutti, grandi e piccini e lo è, incredibilmente, oggi in virtù dell’attualità dei temi nello stesso trattati. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="338" height="500" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/41UvkhopELL-2.jpg" alt="" class="wp-image-21048" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/41UvkhopELL-2.jpg 338w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/41UvkhopELL-2-203x300.jpg 203w" sizes="(max-width: 338px) 100vw, 338px" /></figure></div>



<p>La città di Amburgo fa da sfondo e da cornice a questa bellissima storia di integrazione e d’amore: Sepulveda ci racconta la storia della gabbiana Kengah che, tuffandosi nelle acque del mar Nero per cibarsi di aringhe, non si avvede di una grossa macchia di petrolio (la &#8220;peste nera&#8221; a detta dei gabbiani) che le impesta le ali e in cui rimane incidentalmente incastrata. Con estrema forza di volontà, al fine di preservare l’uovo che avrebbe dovuto da lì a breve deporre, Kengah trova le ultime forze per rialzarsi in volo e atterra, ormai in fin di vita, su un balcone.       <br>Qui incontra Zorba, un gatto nero- grassottello con una macchia bianca- al quale, prima di morire, strappa tre promesse: <em>“Prometti che non mangerai l’uovo» stridette aprendo gli occhi. «Prometto che non mi mangerò l’uovo» ripetè Zorba. «Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo» stridette sollevando il capo. «Prometto che avrò cura dell’uovo finché non sarà nato il piccolo». «E prometti che gli insegnerai a volare» stridette guardando fisso negli occhi il gatto. Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza. «Prometto che gli insegnerò a volare»”.</em></p>



<p>E’ così che, alla morte della gabbiana, il gatto Zorba accoglie nella comunità felina di Amburgo la neonata gabbianella a cui, proprio per le circostanze in cui è nata, viene dato il nome di Fortunata.</p>



<p><em>“Miei cari compagni gatti, siamo qui riuniti in questa notte di luna per dare il nostro ultimo saluto a una giovane e sfortunata gabbiana. Ci rattrista che ci abbia lasciati, ma soprattutto ci piange il cuore per come ci ha lasciati, uccisa dalla pazzia degli uomini, che un giorno finirà per distruggere il mondo selvaggio e meraviglioso che Madre Natura ci aveva donato!”</em></p>



<p>Può un gatto insegnare a volare? Questo è l’interrogativo che pervade e incuriosisce il lettore nella prima parte della storia.&nbsp;</p>



<p>Zorba desidera mantenere tutte e tre le promesse fatte a Kengah, perciò ricorrerà all’aiuto di tutti i suoi (a)mici: Segretario, Colonnello e il dotto Diderot; chiederà persino l&#8217;aiuto di un uomo. </p>



<p>Fortunata cresce felice con il gattone Zorba e i suoi (a)mici, tanto felice che desidera essere un gatto. <br><em>“E se è tutto un sogno, che importa. Mi piace e voglio continuare a sognare.”</em></p>



<p>Non si può, però, andare contro il proprio destino: un gabbiano, come tutti gli uccelli, deve volare.&nbsp;<br>E non tutti sanno volare, o meglio, non tutti possono: di certo, volare non è una caratteristica tipica dei gatti.&nbsp;<br><em>“Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana. Non ti abbiamo contraddetto quando ti abbiamo sentito stridere che eri un gatto, perché ci lusinga che tu voglia essere come noi, ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. Non abbiamo potuto aiutare tua madre, ma te si. Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie d’orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. E’ molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi.”</em></p>



<p>Fortunata ha paura, preferisce rinnegare se stessa piuttosto che provare a volare.<br>Tuttavia, Zorba non si dà per vinto, vuole rispettare la promessa fatta a Kengah. <br>Per aiutare la piccola Fortunata a spiccare il volo, i gatti ricorrono all’aiuto di un umano, ma un umano speciale, qualcuno che conosca “il volo e le sue altezze”: chi meglio di un poeta?<br><em>“«Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi. «Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa.”      </em><br>Qualche tempo più tardi, nonostante i rituali timori, la piccola Fortunata spiccherà il suo primo volo dal campanile di San Michele. </p>



<p>Sepulveda ci racconta una favola che è un inno all&#8217;Amicizia, al Coraggio, alla Rinascita, ma anche all&#8217;Integrazione tra specie, che si conclude con un equo scambio fra i due personaggi principali: il gatto guiderà la gabbianella alla scoperta del suo posto nel mondo e le insegnarà, più di tutto, a superare le proprie paure; la gabbianella, dal suo, invece, insegnerà al gatto la lezione più grande di tutte: che l’amore non bada alle differenze, l’amore è amore, anche quando non ci si somiglia. </p>



<p><em>“È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.”</em></p>



<p>L’autore sprona chi legge a non guardarsi mai indietro, a lottare per raggiungere i propri obiettivi e ad amare incondizionatamente.&nbsp;<em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em><br>In una storia che ha la semplicità di una favola e lo spirito di una parabola, Sepulveda tocca i temi a lui più cari: <strong>l’amore per la natura, la generosità disinteressata e la solidarietà</strong>, anche fra diversi, temi ampiamente trattati nella sua lunga carriera letteraria.&nbsp;</p>



<p>Non dimentichiamo che Sepulveda, esule politico, guerrigliero, ecologista, viaggiatore ostinato, ebbe un passato “movimentato”.<br>Iscritto fin da ragazzo alla Gioventù comunista, pubblica a soli vent&#8217;anni il suo primo libro di racconti “<em>Crònicas de Pedro Nadie</em>”, nel periodo in cui inizia la sua vita di vagabondo. </p>



<p><br>Tornato in Cile, dopo alcuni forti scontri familiari e con lo stesso gruppo politico di appartenenza, entra nelle file dell&#8217;<em>Ejercito de Liberacion Nacional </em>in Bolivia.<br>Rientrato in patria inizia la sua carriera artistica: si diletta nella stesura di racconti, si reinventa regista teatrale, spesso fa il giornalista in radio ma dirige anche una cooperativa agricola, e per finire, decide di entrare come membro del partito socialista nella guardia personale di Salvador Allende. <br>Ribelle e anticonformista per natura, nel 1973, con il colpo di stato di Augusto Pinochet, viene arrestato e torturato. Per 7 mesi viene fatto prigioniero, motivo per cui Amnesty International interverrà più volte, lanciando appelli in suo aiuto. Ottiene la liberazione a prezzo dell&#8217;esilio per 8 anni e inizia la sua fuga per tutto il Sud America.</p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="660" height="368" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/sepulveda-169843.660x368-1.jpg" alt="" data-id="21050" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/sepulveda-169843.660x368-1.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=21050" class="wp-image-21050" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/sepulveda-169843.660x368-1.jpg 660w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/sepulveda-169843.660x368-1-300x167.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/sepulveda-169843.660x368-1-640x357.jpg 640w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></li></ul></figure>



<p>Sepulveda non si è mai arreso.<br>Ha continuato, in tutta la sua vita, a studiare, a leggere, a scrivere, a creare, ad insegnare.</p>



<p>Sepulveda, non è famoso, oggi, solo per questo racconto “per bambini”; è riconosciuto anche grazie al “<em>Il Potere dei sogni</em>”, a “<em>Cronache dal cono Sud</em>”, “<em>Patagonia Express</em>” e per “<em>Il vecchio che leggeva Romanzi d&#8217;amore</em>”, romanzo scritto in occasione del suo soggiorno in Amazzonia dove studiava l&#8217;impatto dell&#8217;Occidente sulla popolazione di <em>indios Shuar</em>, sebbene “<em>Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare</em>”, sia stato il suo più grande successo mondiale. </p>



<p>Sulla scia di questo suo titolo acclamato arriveranno poi negli anni “<em>Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico</em>”, “<em>Storia di una lumaca che scoprì l&#8217;importanza della lentezza</em>”, “<em>Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà</em>”, e nel 2018 “<em>Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa</em>”. </p>



<p>La sua vita è intensa, ricolma di passione, egli arde e non si spegne: nei suoi scritti si percepisce la sua passione per la vita e il suo amore immenso per la natura.&nbsp;</p>



<p>Proprio ne “<em>Il vecchio che leggeva romanzi d’amore</em>”: il protagonista, Antonio Jose, cacciatore e profondo conoscitore della foresta amazzonica, è alla ricerca del&nbsp;<em>tigrillo</em>, un tipico esemplare femmina di tigre, che, impazzita di dolore per l’assassinio dei suoi cuccioli, va in giro ad uccidere l’uomo. In Sepulveda, la lotta fra l’uomo e l’animale, tra l’uomo e la natura in generale, diventa metafora delle continue barbarie poste in essere dagli uomini.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché Antonino Jose, come Sepulveda stesso, si rifugiava nei libri.<br>Ed infatti la soluzione a tutti i dolori del mondo, secondo l’autore, è proprio l’arte, la scrittura, gli insegnamenti che tramite la parola si potevano trasmettere alle nuove generazioni.&nbsp;<br><em>“Sapeva leggere. Possedeva l’antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere.”</em></p>



<p>Sapeva leggere e sapeva amare: “<em>La más bella historia de amor</em>”, ad esempio, è la poesia tratta dalla raccolta “Poesie senza patria” (Guanda, 2003), dedicata da Sepulveda alla moglie Carmen Yanez:</p>



<p class="has-text-align-left has-small-font-size"><em>“[&#8230;.]&nbsp;</em><br><em>Una volta imparato tutto questo</em><br><em>tornai a disfare l’eco del tuo addio</em><br><em>e al suo posto palpitante scrissi</em><br><em>la Più Bella Storia d’Amore</em><br><em>ma, come dice l’adagio,</em><br><em>non si finisce mai</em><br><strong><em>d’imparare e aver dubbi</em></strong><em>.&nbsp;</em><br><em>[&#8230;]”</em></p>



<p>Imparare, migliorarsi, crescere: è l’insegnamento che, con amore, ci lascia lo scrittore cileno.</p>



<p>Per questo, ogni volta che viene (ri)letta, la storia di Fortunata ha la capacità di affascinare, commuovere e di arricchirci, sempre.<br>Ci affascina per l’umanizzazione dei protagonisti che rappresentano le caratteristiche e le fragilità umane ma, allo stesso tempo, commuove, soprattutto se viene letto da chi è solito prendersi cura dell’altro, perché in esso viene rappresentata la profondità e l’autenticità dell’amore tipicamente genitoriale, quel sentimento che non costringe ma riempie, che appare a volte così opprimente solo perché insiste e sospinge a far sviluppare tutto ciò che è in noi autentico, innato, affinché fiorisca e si espanda.</p>



<p>Zobra dice a Fortunata che lei non può che essere se stessa, una normale gabbianella. Una normale gabbianella che, proprio per essere se stessa- e quindi unica- sarà per sempre amata per il suo essere speciale e, quindi, diversa. </p>



<p>Ci sono mille ragioni nella nostra vita per essere grati e felici e per percepire la voglia di migliorarsi.&nbsp;</p>



<p>La curiosità di scorgere qualcosa di nuovo intorno a noi e di coltivarlo e preservarlo, ad esempio, tipico di noi giovani che spesso andiamo via, senza sapere verso cosa ci incamminiamo.&nbsp;</p>



<p>Delle volte abbiamo paura, altre siamo egoisti, altre ancora siamo disillusi; spesso non diamo tutto quello che potremmo. <br>Ci sentiamo abbandonati e poveri, poveri delle emozioni più semplici e pure. </p>



<p><br>Così commettiamo il più grande errore della nostra vita: se solo ci guardassimo attorno con più consapevolezza, riconosceremmo la grandezza di ciò che ci circonda, imparando a rispettarlo e non calpestarlo: <em>“Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro ancora si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia.” </em></p>



<p><br>Invece, non ci curiamo della natura e rischiamo, come è accaduto all’inizio della favola a Kengah, di rimanere intrappolati nella nostra stessa cattiveria, nella nostra noncuranza, nella nostra autodistruzione, senza accorgercene. </p>



<p><br><em>“Disgraziatamente gli umani sono imprevedibili. Spesso con le migliori intenzioni causano i danni peggiori.”</em></p>



<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="735" height="461" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1.png" alt="" data-id="21052" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1.png" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=21052" class="wp-image-21052" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1.png 735w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1-300x188.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1-640x401.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/gabbianella-1-400x250.png 400w" sizes="(max-width: 735px) 100vw, 735px" /></figure></li></ul></figure>



<p>Ecco l’attualità dell’opera di Sepulveda in un periodo di così conclamato disordine, in cui i valori vengono meno e la paura pervade nei nostri cuori.       <br>Tali messaggi di speranza sono rivolti anche ai “grandi”, sebbene l’autore sembra rivolgersi ai più i piccoli: egli ha saputo e continua a tramandare messaggi universali con leggerezza, volti a creare un mondo dove aiutare chi è in difficoltà è il valore supremo e perseguibile da chiunque. </p>



<p>Roberta Scorranese del Corriere della Sera diceva che: <strong>«Leggere Sepulveda è un continuo scartavetrare la realtà alla ricerca del sogno.»</strong><br>E infatti, <em>Storia di una gabbianella e di un gatto che le insegnò a volare</em> ci insegna che tutti possiamo volare, dobbiamo soltanto imparare a superare i nostri limiti.   <br>È importante raggiungere i propri sogni, come la gabbianella, ma anche imparare ad amare senza pregiudizio: non è questo, forse, il concetto di vero amore?</p>



<p class="has-medium-font-size"><em>“- Bene, gatto. Ci siamo riusciti &#8211; disse sospirando &#8211; Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante &#8211; miagolò Zorba &#8211; Ah sì? E cosa ha capito? &#8211; chiese l’umano &#8211; Che vola solo chi osa farlo &#8211; miagolò Zorba.”</em></p>



<p>Questo è il grande insegnamento dello scrittore cileno: <strong>non bisogna avere paura di fallire, bisogna continuare a sognare, occorre sognare in grande e portare rispetto ai propri sogni, combattere affinché si avverino e non rinnegare se stessi per il timore della sconfitta.&nbsp;</strong><br>Ad ogni caduta corrisponderà sempre un nuovo tentativo di volo e, prima o poi, ognuno di noi spiegherà le ali e spiccherà il volo, proprio come ha fatto Fortunata dal campanile di San Michele.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Basta crederci, e osare.</p>



<p>E allora addio, Luis, ti immagino mentre ti incammini come Antonino Josè verso nuovi orizzonti, dimenticando del male che abbiamo fatto alla nostra terra e il male che hai subito tu in prima persona nella tua esistenza. Ti immagino purificato da ogni segno di contagio, dalle malattie e dal male che quotidianamente ogni uomo fa, mentre reciti parole d’amore, parole di speranza.</p>



<p><em>“… tagliò con un colpo di machete un ramo robusto, e appoggiandovisi si avviò verso El Edilio, verso la sua capanna, e verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare le barbarie umane.”</em></p>
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		<title>Star crossed lovers: scandali a Buckingham Palace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 09:19:43 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Sia l’amore tra il festaiolo Harry e Megan Markle che l’amore tra l’affascinante William e Kate Middleton hanno generato sicuramente scalpore nella storia della Corona inglese, conquistando le prime pagine dei quotidiani locali e&nbsp;<em>overtheocean</em>.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>C’è stato nella storia, però, anche un matrimonio che, prima di questi, ha destato scandalo a Buckingham Palace.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Anzi, non solo uno!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Andando in ordine cronologico, era il 3 giugno 1937 quando il duca di Windsor, l’ex re del Regno Unito Edoardo VIII, sposava la pluridivorziata americana Wallis Simpson, che gli fece perdere la testa con corona annessa.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Solo qualche decennio più tardi, dopo questo chiacchieratissimo amore impossibile, la Royal Family impedì anche al giovane Carlo di sposare la bionda&nbsp;Camilla Shand: tra i due il colpo di fulmine era stato immediato e la scintilla non sembrava potesse spegnersi, eppure all’altare Carlo portò la compianta Lady D, perdendo – apparentemente – le tracce dell’amata Cami.&nbsp;</p>



<p>Ebbene, le royal love stories a Palazzo sono sempre state oggetto di critica e revisione perpetua; la stessa Margaret, sorella dell’attuale Regina, veniva tacciata di “ribellione emotiva” nella sua storia con David, al contrario della perfetta Elisabetta, che davanti al cuore metteva sempre prima i suoi royal duties.&nbsp;<br>Sua Maestà la Regina sposò Filippo, Duke of Edinburgh&#8230; ma fu vero amore il loro? Ai posteri l’ardua sentenza.&nbsp;</p>



<p>Da un’attenta lettura delle pagine della storia della corona inglese è innegabile l’intesa mentale fra i due, ma la chimica? Quella reazione che accende il fuoco della passione in tutte le coppie, divampava anche fra di loro?&nbsp;</p>



<p>L’imperturbabilità di Elisabetta non lascia trapelare risposta: un matrimonio durevole, per Lei &#8211; come Lei stessa ha affermato nel discorso recitato per il suo venticinquesimo anno di matrimonio – non abbisogna di amore nel senso più puro del termine ma “<em>deve essere fondato su una rete di fratelli, sorelle, madri e padri, cugini e parenti. Una filigrana, un intreccio di piccoli fili tenuti insieme dal sangue, dalla parentela e dalla fiducia. Solo lì, al centro di quel groviglio di relazioni familiari, può forgiarsi un’unione di successo tra due persone: fedeltà, lealtà, obbedienza e devozione, sono questi i valori cristiani che sorreggono il matrimonio e che legano una famiglia. Non dobbiamo mai dimenticare che essere una famiglia felice è una lotta costante, una battaglia che vale la pena combattere perché non c’è niente nella vita che la eguagli. Una solida unione con il giusto consorte è il fondamento su cui ogni matrimonio di successo deve basarsi. È un giuramento spesso messo in discussione di questi tempi. Esso si basa su una domanda alla quale posso rispondere chiaramente e senza subbio: sì, lo voglio</em>!”.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="960" height="540" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/4179587f915ec2fbf778bdc90ff35e20-kWvF-U110110872113387SC-1024x576@LaStampa.it-Home20Page.jpgfdetail_558h720w1280pfhw7510c77.jpeg" alt="" data-id="20754" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/4179587f915ec2fbf778bdc90ff35e20-kWvF-U110110872113387SC-1024x576@LaStampa.it-Home20Page.jpgfdetail_558h720w1280pfhw7510c77.jpeg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20754" class="wp-image-20754" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/4179587f915ec2fbf778bdc90ff35e20-kWvF-U110110872113387SC-1024x576@LaStampa.it-Home20Page.jpgfdetail_558h720w1280pfhw7510c77.jpeg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/4179587f915ec2fbf778bdc90ff35e20-kWvF-U110110872113387SC-1024x576@LaStampa.it-Home20Page.jpgfdetail_558h720w1280pfhw7510c77-300x169.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/4179587f915ec2fbf778bdc90ff35e20-kWvF-U110110872113387SC-1024x576@LaStampa.it-Home20Page.jpgfdetail_558h720w1280pfhw7510c77-640x360.jpeg 640w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"><em>https://www.lastampa.it/cultura/2017/11/19/news/elisabetta-e-filippo-finche-morte-non-ci-separi-1.34387674</em></figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Ebbene, Queen Elisabeth ha assistito, durante il suo lunghissimo regno, al divampare di diversi amori irrefrenabili, ma da quando Wallis fece il suo ingresso a Palazzo fino a quando Meg uscì dal regno portandosi, questa volta, marito, titoli e tutto il resto, la reazione della Corona è cambiata nel tempo.&nbsp;</p>



<p>Anzitutto occorre precisare che le basi della successione all’interno della Corona britannica sono state determinate dagli sviluppi costituzionali del XVII secolo, culminati nel Bill of Rights del 1689 e nell&#8217;Act of Settlement del 1701. Il Parlamento ha anche stabilito varie condizioni che il Sovrano deve soddisfare: sicuramente è escluso che un cattolico romano possa succedere al trono; il Sovrano deve, inoltre, essere in comunione con la Chiesa d&#8217;Inghilterra e deve giurare di preservare la Chiesa d&#8217;Inghilterra e la Chiesa di Scozia; deve promettere, altresì, di sostenere la successione protestante. La Succession to the Crown Act del 2013 ha modificato le disposizioni del Bill of Rights e dell&#8217;Act of Settlement per porre fine al sistema di primogenitura maschile, in base al quale un figlio minore può spostare una figlia maggiore nella linea di successione. Tale legge ha anche posto fine alle disposizioni in base alle quali coloro che sposano i cattolici romani sono esclusi dalla linea di successione: era ora!<strong></strong></p>



<p>Ma riavvolgiamo il nastro e torniamo all’inizio di questa gossip story.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Edoardo VIII è stato re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dello Stato libero d&#8217;Irlanda e degli altri Dominion britannici, oltreché imperatore d&#8217;India, per meno di un anno e più esattamente dal 20 gennaio all&#8217;11 dicembre 1936, giorno della sua abdicazione.<br>Nel dopoguerra Edoardo frequentò donne sposate, destando le critiche della società tradizionalista: in questi anni conobbe l’americana e già divorziata Wallis Simpson e se ne innamorò perdutamente e quasi illogicamente.</p>



<p>Quando nel 1936 Giorgio V morì, Edoardo salì al trono con il nome dinastico di Edoardo VIII. Lo scandalo più grande fu l’annuncio che, per la cerimonia di incoronazione, sarebbe salito al trono accompagnato dalla cara Wallis, purtroppo già (o ancora?) sposata con un altro uomo: come pretendeva il capo della Chiesa anglicana di fare un tale affronto a tutto il suo popolo? La Simpson era sposata di fronte a Dio e agli uomini con il suo primo marito: Edoardo, re d’Inghilterra, poteva soltanto essere il suo concubino.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="539" height="800" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/wallis-simpson-e-edoardo-viii-696667.jpg" alt="" data-id="20749" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/wallis-simpson-e-edoardo-viii-696667.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20749" class="wp-image-20749" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/wallis-simpson-e-edoardo-viii-696667.jpg 539w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/wallis-simpson-e-edoardo-viii-696667-202x300.jpg 202w" sizes="(max-width: 539px) 100vw, 539px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"><em>http://pochestorie.corriere.it/2018/12/10/edoardo-e-wallis-luomo-che-non-volle-farsi-re-e-la-donna-che-non-fu-regina/</em></figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>La Chiesa anglicana, infatti, non permetteva alle persone divorziate di risposarsi se i loro ex coniugi erano ancora vivi; Edoardo fu messo di fronte ad una scelta: l’amore o la corona?&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Egli non avrebbe mai potuto sposare Wallis Simpson e rimanere, al contempo, seduto sul trono.&nbsp;<br>Agli occhi di tutti e a maggior ragione della famiglia reale, l’amore di Wallis sembrava essere divampato più per il denaro e per l’intrigante posizione sociale piuttosto che per the King Himself: malelingue? E chi può dirlo.&nbsp;</p>



<p>L’amore di Edoardo, però, prevalse e sconfisse i sogni di gloria: Edoardo VIII dichiarò ufficialmente e senza esitazione alcuna di voler sposare la Simpson, con o senza l&#8217;approvazione dei suoi governi.&nbsp;<br>Edoardo disse&nbsp;che non avrebbe mai potuto essere&nbsp;un buon re&nbsp;senza il sostegno della “donna che amava”.&nbsp;</p>



<p>Scoppiò una crisi, più che di istituzioni, di valori: epilogo infelice, per il regno, fu l’abdicazione di Edo in favore del fratello minore Alberto, duca di York, che divenne re Giorgio VI del Regno Unito; happy ending d’amore però per la coppia che visse felice e contenta lontana dai riflettori nel ducato di Windsor.</p>



<p>La storia d’amore del prozio Edoardo influenzò, tuttavia, la vita sentimentale del giovane Charles: Carlo, infatti, innamorato fin da ragazzino di Camilla Shand, era seriamente intenzionato a sposarla. In un celebre incontro con Lord Mountbatten, Carlo gli dichiara le sue intenzioni: “<em>Non voglio perderla mai, è quella giusta</em>”.&nbsp;</p>



<p>Ma la Royal Family, anche questa volta, non stette lì a guardare. Un tale affronto non poteva macchiare, ancora, la lucente corona inglese.&nbsp;</p>



<p>Pare che lo zio di Carlo, Lord Mountbatten, abbia detto al nipote: &#8220;<em>È bello per voi due avere un&#8217;avventura, ma tutto questo non può assolutamente finire nel matrimonio</em>&#8220;.<br>La Corona compì tutti i gesti necessari a separarli: Charles fu infatti chiamato improvvisamente a curare degli affari della Marina all&#8217;estero,&nbsp;perché come si suol dire&nbsp;<em>“lontano dagli occhi lontano dal cuore”.</em>&nbsp;&nbsp;<br>Diversamente da quello che appare, però, Carlo non fu così ingenuo da non capire le tattiche della sua famiglia. Egli rientrò a Londra, richiese un incontro privato con la madre e denunciò il suo amore verso Camilla e l’intuita avversione contestuale nei confronti della stessa da parte dell’intero albero genealogico.&nbsp;</p>



<p>“<em>Forse perché lei non è illibata? O non è la famiglia giusta? O perché ragiona con la propria testa? O forse perché diverte tutti prendere due persone che sono perfettamente felici insieme e trovare una ragione per separarli? Non sarebbe la prima volta in questa famiglia</em>.”</p>



<p>Sta di fatto che Carlo sì ebbe il coraggio di parlare, ma purtroppo cuor di leone non ebbe il coraggio di agire: obbedì a mammina Her Majesty the Queen e partì in missione. Al suo ritorno la dolce amata era già unita in matrimonio con il suo, nel frattempo, promesso sposo&nbsp;Andrew Parker Bowles. Camilla alla fine si piegò al volere (imposto) dalla Corona, accettò il suo destino e il suo sogno d’amore con Carlo si infranse.&nbsp;</p>



<p>Più o meno.&nbsp;</p>



<p>Perché Camilla non fosse la candidata più adatta ancora non è chiaro.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>All’epoca si vociferava avesse avuto già troppi concubini, o probabilmente di intralcio fu l’assenza di sangue blu nel suo albero genealogico.&nbsp;</p>



<p>Passò del tempo e finalmente qualche anno dopo, Carlo, lo scapolo più famoso d’Inghilterra, dovette scegliere la sua futura sposa: si propose a Diana nel febbraio del 1981 e cinque mesi dopo la coppia pronunciò il fatidico “I do”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="578" height="279" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/15-most-memorable-moments-from-charles.jpg" alt="" class="wp-image-20750" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/15-most-memorable-moments-from-charles.jpg 578w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/15-most-memorable-moments-from-charles-300x145.jpg 300w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /><figcaption><em>https://www.chedonna.it/2018/12/21/choc-dallinghilterra-carlo-fu-costretto-a-sposare-lady-diana-il-motivo/</em></figcaption></figure>



<p></p>



<p><br>Problema: nel 1986 Carlo e Camilla erano già tornati intimi e Diana, pervasa e accecata dalla bestia della gelosia, resistette poco al fianco dell’erede al trono d’Inghilterra. </p>



<p>Dopo aver dato alla luce due meravigliosi principini, il 9 dicembre 1992, la coppia comunicò la loro intenzione di separarsi: essi divorziarono ufficialmente il 28 agosto del 1996 e Lady D, considerata sempre un membro della famiglia reale, continuò a vivere a Kensington Palace e a svolgere il suo lavoro pubblico per diversi enti di beneficenza.<br>Il 31 agosto 1997 tutto il mondo pianse la prematura scomparsa della bellissima Principessa, rimasta uccisa in un incidente d&#8217;auto a Parigi: come, quando e perché è un’altra storia.</p>



<p>Si chiude il sipario, Lady D esce definitivamente dalla scena, e ritorna invece come un dejavù la buon vecchia Camilla.&nbsp;</p>



<p>Rimasero impresse nella mente e nel cuore dell’ormai non più troppo giovane Charles le parole della prozia Wallis: nel 1939, al funerale di Edoardo, ella gli regalò un orologio da taschino con una bussola, un lascito da parte dello zio defunto, su cui vi era inciso “<em>non hai scuse per andare nella direzione sbagliata</em>”: lei stessa gli confidò:&nbsp;<em>“non voltare mai le spalle al vero amore; malgrado il dolore e i sacrifici tuo zio ed io non abbiamo avuto mi rimpianti”.</em><br>Beh, non si può dire che Carlo non ascoltò tale consiglio alla lettera.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="672" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-1024x672.jpg" alt="" data-id="20751" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-scaled.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20751" class="wp-image-20751" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-1024x672.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-300x197.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-1536x1008.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/carlo-camilla-matrimonio-640x420.jpg 640w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"><em>WINDSOR, ENGLAND &#8211; APRIL 9: Clarence House official handout photo of the Prince of Wales and his new bride Camilla, Duchess of Cornwall in the White Drawing Room at Windsor Castle after their wedding ceremony, April 9, 2005 in Windsor, England. (Photo by Hugo Burnand/Pool/Getty Images)</em></figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>La Corona, tuttavia, al ritorno di fiamma tra Carlo e Camilla reagì con il solito distacco e silenzio stampa che la contraddistingueva: non un briciolo di legittimazione alla nuova compagna di vita (non solo di letto) di Carlo.&nbsp;<br>Queen Elisabeth decise di abbattere il suo incrollabile muro e si avvicinò a Camilla solo nell’estate del 2000, quando la regina non poté rifiutare l’invito alla festa di compleanno del<strong>&nbsp;</strong>re Costantino di Grecia, dove Camilla era stata invitata.&nbsp;<br>Alla fine, The Crown decise di lasciar unire in matrimonio la coppia del secolo:&nbsp;il 9 aprile 2005, al Principe Carlo fu finalmente concesso di sposare la Parker Bowles con una cerimonia civile al Guildhall di Windsor, evento a cui la cocciuta regina diserterà insieme al suo fedele Filippo.</p>



<p>È vero, forse Camilla non sarà mai la moglie del re o se lo diventasse non avrebbe al 100% l’approvazione della Corona, ma in questa vita ha ottenuto qualcosa di valore molto più ingente e prezioso: il grande amore.</p>



<p>Quella di Carlo e Camilla è quindi la favola più irreale di sempre all’interno di Buckingham Palace?&nbsp;<br>E no! Tale padre tali figli.&nbsp;</p>



<p>Il perfetto principe William ha infatti sposato una plebea, tale Kate Middelton, con la quale, tuttavia, come riporta la stampa locale, “<em>forma una squadra vincente: hanno saputo fare della loro grande sintonia il loro grande punto di forza</em>”.&nbsp;<br>Il 29 aprile del 2011, passato alla storia come il giorno del Royal Wedding più importante di sempre, William prese in moglie la dolce e borghese Kate, ex compagna di università (si conobbero infatti all&#8217;Università di St. Andrew) e attuale madre dei tre piccoli principini di Londra.&nbsp;</p>



<p>“<em>Il carattere di uno, compensa quello dell’altro. William ha un lato impulsivo, Kate invece è costantemente calma e questo la rende la migliore partner possibile: si prendono cura l’uno dell’altro ma in modi diversi. Qualcuno potrebbe dire che hanno un matrimonio vecchio stampo, ma sembra funzionare, è molto collaudato</em>”.<br>Con le nozze, i Windsor hanno aperto le porte a una <em>Commoner</em>: una borghese, Kate Middleton, figlia di un ex hostess e di un dipendente della British Airways, destinata adesso, un giorno, a diventare Regina.<br><br>Da allora nulla è stato più come prima: l’arrivo di Meghan Markle, la prima divorziata bi-etnica, a palazzo ha cambiato, per l’ennesima volta, le carte in tavola.<strong>           <br></strong>Una donna americana, già sposata, figlia di padre bianco e madre afroamericana<strong>,</strong>ha in qualche modo distrutto l’idea di una monarchia britannica ancorata a pregiudizi ormai superati.           </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="683" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-1024x683.jpg" alt="" data-id="20752" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20752" class="wp-image-20752" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/105531379-fd9518ef-6c79-4f80-9d94-dc9cff5062b5.jpg 1110w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption"><em>https://d.repubblica.it/moda/2018/12/03/news/kate_middleton_parla_della_gravidanza_di_meghan_markle_incinta_kate_sfratta_meghan-4212495/</em></figcaption></figure></li></ul></figure>



<p><br>In conclusione, la Corona ha affrontato, negli ultimi dieci anni, scandali, matrimoni, eventi che hanno cambiato la Royal Family per sempre.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>L’hanno distrutta? I più tradizionalisti pensano di sì, altri dicono di no.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Molti hanno visto, in tutta questa ribellione, una necessità e un’occasione di rinnovamento.<br>Una monarchia che viene obbligata dalle contingenze –&nbsp;<em>dall’amore incontrollabile e finalmente incontrollato</em>&#8211; ad essere diversa, consapevole dei propri limiti e, di conseguenza, più moderna.<br><br>I Windsor hanno dimostrato di saper cambiare se stessi per rinnovarsi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Ennesima prova ne è stata la decisione, presa dall’ultima arrivata e sofferta in prima persona da Sua Altezza Reale, della c.d. “Megxit”: Harry e Meghan, contestando l’assedio dei reporter e l’invasione della privacy, dopo solo pochi giorni di royal wedding, dichiarano di essere stanchi di vivere con la luce dei riflettori puntata addosso.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Pertanto, l&#8217;8 gennaio scorso, Meghan e il Principe Harry hanno annunciato su Instagram la loro decisione di fare un passo indietro come membri Senior della famiglia reale britannica, dividendo il loro tempo tra il Regno Unito e il Nord America, e di diventare finanziariamente indipendenti.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;evento è stato soprannominato Megxit: il New York Times ha registrato: &#8220;<em>&#8216;Megxit&#8217; Is the New Brexit in a Britain Split by Age and Politics</em>&#8220;.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><br>La Megxit ha portato ad un incontro della famiglia reale il 13 gennaio, soprannominato &#8220;Sandringham Summit&#8221; e descritto come senza precedenti.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Queen Elisabeth, ancora una volta, è stata elogiata per le sue incredibili qualità nella gestione della crisi: è Lei l’unico membro della Royal Family a saper governare i propri sentimenti, si può dire. </p>



<p><br>Invero, in molti a casa Windsor sono andati contro tutto l’assetto dei valori reali, contro la Corona, l&#8217;opinione pubblica, gli scandali e il tempo: il risultato è quello che, in fondo, sogniamo tutti noi.<br>Il grande amore e il lieto fine.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>E, in qualche modo, chi più chi meno, chi scendendo a compromessi, chi aspettando e pazientando, chi sopportando in silenzio, tutti i Windsor hanno amato nella loro &#8211;&nbsp;&nbsp;<em>lunga, si può dire?</em>– vita.&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Anche Elisabeth.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Che non si dica che la Regina non abbia amato in vita sua: innamorata della Corona, della Famiglia, della Sua Patria.<br>Lunga vita alla Regina!&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Aspetto con ansia l’annuncio della prima fidanzata di George&#8230; chissà Cupido quali danni provocherà con le sue frecce questa volta.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Peccato non ci sarà Elisabeth a gestire la prossima crisi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Forse.</p>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="576" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed-1024x576.jpg" alt="" data-id="20756" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20756" class="wp-image-20756" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed-1024x576.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed-640x360.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/04/Regina-Elisabetta-1-compressed.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul><figcaption class="blocks-gallery-caption">https://www.meteoweek.com/2020/01/24/regina-elisabetta-abitudini-alimentari/</figcaption></figure>



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		<title>The two Popes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 16:50:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto]]></category>
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<p class="has-text-align-center has-medium-font-size"><strong><em>&#8220;Annuntio vobis gaudium magnum: <br>Habemus Papam!<br>Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,<br>Dominum Joseph<br>Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Ratzinger<br>qui sibi nomen imposuit Benedictus XVI&#8221;.</em></strong></p>



<p class="has-drop-cap">Alle 18:53 del 19 aprile del 2005, il cardinale protodiacono Jorge Medina Estévez così annunciò l&#8217;elezione di Joseph Ratzinger, decano del collegio cardinalizio, che scelse il nome di Benedetto XVI.<br>Il Conclave del 2005 venne convocato a seguito della morte di papa Giovanni Paolo II, avvenuta il 2 aprile dello stesso anno: alle 17:50 del 19 aprile 2005, dopo il quarto scrutinio, dal comignolo della Sistina si levò la fumata bianca.&nbsp;</p>



<p>A quell’epoca la Chiesa era suddivisa in due macrofazioni: una più conservatrice, presieduta dal cardinale tedesco Ratzinger, e una più riformista, il cui esponente principale era invece l’argentino Bergoglio: questi due, insieme all’italiano Carlo Maria Martini, erano i tre cardiali che concorrevano al titolo di Sommo Pontefice.&nbsp;</p>



<p>È con la rappresentazione del Conclave, dall’ingresso teatrale dei 115 Cardinali nella magnifica Cappella Sistina fino alla proclamazione di Benedetto XVI, che si apre il film “<em>I due Papi</em>” diretto da Fernando Meirelles e sceneggiato da Anthony McCarten, visibile su Netflix (film che ho visto due volte tanta la magistralità degli attori di cui riporto testualmente i dialoghi). Il nuovo rappresentante di Dio sulla Terra, non appena  proclamato, suscitò delle reazioni non troppo inaspettate fra i fedeli di tutto il mondo: c’è chi ha subito esclamato – contento – “<em>Ratzinger combatterà il relativismo, si ergerà a difesa del dogma”</em> ma anche chi lo ha prontamente e aspramente criticato per la sua chiusura alle riforme, definendolo come “nazista” – “<em>ha già iniziato a dire troppi no</em>”, “<em>e ai poveri chi baderà adesso</em>?”. In molti, in effetti, durante il suo pontificato, hanno abbandonato il cattolicesimo per la sua visione troppo conservatrice della fede.<br>Bergoglio, al contrario, interpretò, seppur mai pubblicamente, “la vittoria” del rivale come la sconfitta della Chiesa: “<em>La chiesa ha votato di non far passare la riforma che tanto aspettavamo</em>” – motivo per cui iniziò a pianificare il suo ritorno alla semplice vita parrocchiale.<br>Tale decisione si consolidò sempre di più negli anni a seguire fino a quando, nel 2012, lo stesso Bergoglio – prima di essere convocato in Vaticano dal Papa – decise di volare in Italia per comunicargli le sue dimissioni da Cardinale Arcivescovo. <br>Nella pellicola di Meirelles, l’incontro fra i due occupa la prima metà della scena: è <em>ictu oculi</em> percepibile la differenza caratteriale e di approccio alla vita e alla fede dei due uomini di Chiesa. <br>Papa Benedetto XVI incolpa l’amico di essere uno dei suoi critici più severi, in quanto in conflitto con tutto ciò in cui egli crede e che lo stesso attesta come dogma ai fedeli: gli critica la sua semplicità, &#8211; “<em>non alloggi nella residenza dei Cardinali</em>” , definito dal Bergoglio come uno sfarzo puro e semplice. Bergoglio, infatti, incalza: “<em>Come può scegliere la semplicità essere così sbagliato?”.</em><br>Il Papa, poi, lo contesta circa le sue più volte affermate idee rivoluzionarie relative alla sua chiara vicinanza ai “peccatori”, la sua apertura al celibato, alle relazioni fra omosessuali, incalza sgridandolo: “<em>Tu concedi i sacramenti a chi non vive in grazia di Dio</em>!” (<em>rectius</em>: i divorziati) e Bergoglio risponde che “<em>Il sacramento non è un premio per i virtuosi ma è cibo per gli affamati</em>”, sostenendo che i muri che la Chiesa in quel periodo aveva eretto erano solo nocivi; la Chiesa era, infatti, controcorrente e fuori dalla realtà perché i tempi impongono un cambiamento: “<em>Gesù è misericordioso, più grave è il peccato maggiore sarà la Clemenza di Dio</em>”.<br>Ratzinger si inalbera, si alza e si ritira nelle proprie stanze: è contrario a tutto questo permessivismo derivato dal relativismo occidentale. <br>Bergoglio, invece, è convinto delle sue idee: i tempi impongono un cambiamento, non ha più voglia di sentirsi come “<em>un venditore di un prodotto che non posso in tutta coscienza promuovere</em>” perché sente che la Chiesa tutta è ormai distante dai suoi fedeli: “<em>la vita che Egli ci ha donato non fa altro che cambiare</em>”.</p>



<p>B. “<strong><em>Dio si trasforma</em></strong>.”<br>R. “<strong><em>Dio dice: “io sono la via”. Come lo troveremmo se fosse sempre in movimento?</em></strong>”<br>B. “<strong><em>Lungo il tragitto.”</em></strong></p>



<p>A Castel Gandolfo, quel giorno, si scontrarono due personalità distinte, tenaci e risolute. <br>I segni del Signore, però, appaiono all’improvviso e dallo scontro nasce un incontro: il soggiorno di Bergoglio a Roma finirà per diventare un&#8217;occasione per i due di conoscersi meglio e confrontare le proprie idee, tra tradizione e progresso, senso di colpa e perdono, spingendo il Pontefice a intraprendere una scelta difficile per il bene di oltre un miliardo di fedeli. <br>Incredibile la scena dei due che suonano, cantano, raccontano barzellette e bevono vino: Bergoglio che accende la tv per vedere la sua squadra del cuore e racconta al Pontefice la storia della sua vocazione; Ratzinger che suona il piano canticchiando ballate tedesche e guarda, rilassato, gli episodi del Commissario Rex: i due vengono ripresi come uomini, normali, reali, vivi, semplici? Forse anche semplici. <br>Questioni urgenti obbligano, purtroppo, i due a tornare a Roma: infatti era appena scoppiato lo scandalo relativo alla divulgazione dei quaderni personali del Pontefice per mano del suo fedelissimo maggiordomo Gianluigi Nuzzi pubblicati sotto il titolo di “<em>Sua santità: le carte segrete di Benedetto XVI</em>”. <br>Sullo sfondo del film nonché della realtà vi sono la corruzione, gli scandali legati agli abusi e la diffusione di atti omosessuali all&#8217;interno degli ambienti ecclesiastici. Ratzinger, insomma, si sarebbe reso conto di non essere nella possibilità, specie per via delle sue precarie condizioni fisiche, di far fronte a una serie di problematiche dilaganti che necessitavano, per essere risolte, del vigore di un pontefice più giovane. <br>Il Papa viene spogliato dalla sua immagine idealizzata dall’immaginario umano: viene visto, finalmente, nella sua fragilità, appare chiara la paura del Pontefice, il suo non sentirsi all’altezza del ruolo che Dio gli ha donato; esclama, infatti, “<em>fare il papa è come darsi in pasto alla gente</em>”.<br>Ratzinger è stanco, si sente solo: “<em>So che Lui è qui ma non ride mai o almeno io non lo sento</em>” e sottolinea invece l’incredibile empatia e sintonia dell’amico-rivale, che addirittura dopo solo poche ore in Vaticano è riuscito a ricevere in dono delle foglie di basilico da parte del giardiniere del Papa.<br>“<em>Sei molto popolare. Cerchi di essere te stesso; io non piaccio alla gente se sono me stesso</em>”. <br>Che Bergoglio già all’epoca fosse molto amato, era chiaro: vediamo, invero, un cardinale che ordina un caffè per le vie del centro, chiede se è buona la pizza ed esclama per il gol e il talento del Pipita.</p>



<p>I due, a questo punto della narrazione, si incontrano nella Cappella Sistina, che è bellissima, ancor più bella vuota, lasciata alla grazia di Dio e ai colori e alle forme di Michelangelo.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="412" height="250" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/sistine-chapel_header-19071.jpeg" alt="" class="wp-image-20189" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/sistine-chapel_header-19071.jpeg 412w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/sistine-chapel_header-19071-300x182.jpeg 300w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></figure></div>



<p>Ratzinger, allora, confessa di aver ricevuto un segno dall’Altissimo e comunica, per primo, a Bergoglio la sua maturata decisione: “<em>Sai, si impara a far caso alle piccole cose all’improvviso. L’altra sera ho spento la candela e il fumo è andato giù, non più su come di solito. Era un segno; sisì, tu sei quello giusto! Vado a dimettermi, rinuncio subito a tutte le cariche. Ho cambiato idea: prima temevo di dimettermi perchè ero sicuro che avrebbero scelto te; ti ho conosciuto e ora so per qualche strano motivo che la gente ha bisogno di Bergoglio. La Chiesa deve cambiare e lo farà con te</em>”.<br>La “ritirata” di Benedetto XVI, annunciata l&#8217;11 febbraio 2013 ed entrata in vigore alle ore 20 del 28 febbraio seguente, ha sconvolto il popolo della Chiesa sebbene non fu un unicum: settecento anni prima, più esattamente nel 1294, Celestino V rinunciò e abdicò dalla sua carica. <br>Annunciato l’inizio del periodo di sede vacante, venne, quindi, riconvocato il conclave per l&#8217;elezione del suo successore, come previsto dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. La sera del 13 marzo 2013 venne eletto al soglio pontificio Papa Beroglio, 266º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, che scelse il nome di Francesco. <br>Egli si palesò ai fedeli dalla finestrella in Piazza San Pietro con indosso soltanto il saio bianco, nessun orpello d’oro o i tipici paramenti papali e disse, come prima cosa: “<em>dovere del Conclave era quello di scegliere un papa; e loro sono andati a prenderlo alla fine del mondo. Ma siamo qui</em>.”</p>



<p>Nonostante il nome, Papa Bergoglio non è di matrice francescana, ma apparteneva ai chierici regolari della Compagnia di Gesù, c.d. Gesuiti.<br>Essi fanno voto di servire Dio in castità e povertà volontaria, coltivando la consolazione spirituale dei credenti, ascoltando le confessioni e amministrando i sacramenti.<br>In quest’ottica, Papa Francesco è sempre stato vicino ai poveri e agli emarginati. Egli, durante il suo rivoluzionario pontificato, secondo quanto più volte affermato dallo stesso, ha abbracciato un’idea diversa da quella ufficiale della Chiesa sull&#8217;uso di contraccettivi, ritenendo che gli stessi possano essere ammissibili per prevenire la diffusione di malattie anche se si è più volte opposto alla loro distribuzione gratuita. <br>Bergoglio ha ribadito l&#8217;insegnamento della Chiesa cattolica sull&#8217;intrinseca immoralità delle pratiche omosessuali ma, allo stesso tempo, ha insegnato l&#8217;importanza del rispetto per le persone omosessuali. <br>Abbiamo quindi oggi due Papi di cui uno facente funzioni: Benedetto XVI, infatti, successivamente alle sue dimissioni, ha assunto il titolo ufficiale di &#8220;sommo pontefice emerito&#8221; o &#8220;papa emerito&#8221;, mentre riceve ancora il trattamento di &#8220;Sua Santità&#8221;; continua a indossare l&#8217;abito talare bianco semplice, senza tuttavia la pellegrina bianca e la fascia, mentre all&#8217;anulare destro è tornato a portare l&#8217;anello vescovile.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>23 marzo del 2013</strong> Papa Francesco si è recato a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita al papa emerito Benedetto XVI.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="620" height="387" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/pope-and-ex-pope_2553043b.jpg" alt="" class="wp-image-20187" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/pope-and-ex-pope_2553043b.jpg 620w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/pope-and-ex-pope_2553043b-300x187.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/pope-and-ex-pope_2553043b-400x250.jpg 400w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure></div>



<p>Dopo essersi abbracciati, i due papi hanno pregato insieme, inginocchiati uno accanto all&#8217;altro. Storicamente si è trattato del primo incontro fra due pontefici. <br>Oggi li ricordiamo così, grazie a Netflix che ci fa rivivere questi importanti momenti della storia della fede cattolica. <br>“<em>La vita non è mai statica: l’autorità non viene dal potere o dall’intelletto ma da come si vive o si è vissuto. Tu sei cambiato, Jorge</em>” dice Benedetto XVI all’amico durante una confessione informale.</p>



<p>E con lui anche la Chiesa Cattolica è cambiata, si è rinnovata, si sta pian piano adattando ai tempi e, di certo, il pontificato di Bergoglio, di questo, ne è una grandissima prova. Lo stesso Ratzinger disse a Bergoglio, in occasione del loro ultimo saluto prima della proclamazione a Papa dell’Argentino: “<em>San Francesco veniva chiamato da Dio a restaurare la Chiesa&#8230; e pensava ai mattoni. Adesso pensaci tu</em>”. <br>Che tu sia vicino o meno a Dio, che tu creda o meno, Papa Francesco ti è amico: la sua capacità di parlare e di comunicare riesce a far sì che tutti gli vogliano bene. <br>È conclamato che la Chiesa abbia perso il suo potere originario, oggi viene vista più come potenza economica che come casa dei più bisognosi.<br>Come diceva Ratzinger, è proprio questo il compito, la missione di Papa Francesco: rivoluzionare i pensieri del cattolicesimo conservatore, uscire dalla crisi della fede e riavvicinare, tutti, a Dio. </p>



<p>Così termina la pellicola di Netflix dopo 2 ore e 5 minuti di curiosa attenzione: viene eletto Papa Francesco per accorciare le distanze con la Chiesa del mondo. Non è un caso che lo stesso abbia ricevuto la nomination agli Oscar: che il suo eco, anche nel settore cinematografico, sia veicolo per riportare, chiunque creda, nella Casa del Signore. </p>
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		<title>Farsi primavera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 18:06:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[botticelli]]></category>
		<category><![CDATA[equiozio]]></category>
		<category><![CDATA[merini]]></category>
		<category><![CDATA[neruda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Respiriamo l’aria e viviamo aspettando Primavera&#8230;” Scientificamente parlando, l’equinozio di primavera dovrebbe ricadere il 21 marzo.&#160;Tuttavia, già dal 2007 &#8211; e più precisamente fino al 2102 &#8211; le stagioni si prendono un po’ gioco di noi, tanto è vero che quest’anno l’equinozio di primavera è stato venerdì 20 marzo, più precisamente alle ore 4.49 del mattino. Sapete perché?&#160; Tutto dipende dal moto di rivoluzione della Terra che incide sulla determinazione degli equinozi e dei solstizi.&#160; L’equinozio è il momento preciso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>“Respiriamo l’aria e viviamo aspettando Primavera&#8230;”</em></p>



<p class="has-drop-cap">Scientificamente parlando, l’equinozio di primavera dovrebbe ricadere il 21 marzo.&nbsp;<br>Tuttavia, già dal 2007 &#8211; e più precisamente fino al 2102 &#8211; le stagioni si prendono un po’ gioco di noi, tanto è vero che quest’anno l’equinozio di primavera è stato venerdì 20 marzo, più precisamente alle ore 4.49 del mattino. Sapete perché?&nbsp;</p>



<p>Tutto dipende dal moto di rivoluzione della Terra che incide sulla determinazione degli equinozi e dei solstizi.&nbsp;</p>



<p>L’equinozio è il momento preciso in cui il Sole si trova allo Zenit dell’equatore, cioè esattamente sopra la testa di un ipotetico osservatore che si trovi in un qualsiasi punto dell’equatore: durante i giorni in cui cade l’equinozio – che sia d’autunno o di primavera &#8211; il giorno ha – di regola &#8211; la stessa durata della notte.</p>



<p>Equinozio deriva dal latino “<em>aequinoctium</em>”, composto da “aequus”e “nox”: infatti, dopo l’equinozio di primavera il giorno “continua ad allungarsi” nell’emisfero boreale fino al solstizio d’estate, allorchè poi le ore di luce iniziano pian piano a diminuire, tornando pari a quelle di buio nell’equinozio d’autunno, e ricominciando ad aumentare solo con il solstizio d’inverno.</p>



<p>E’ primavera, dicevamo.&nbsp;<br>Il cielo è più sereno, il sole inizia a splendere più forte e i suoi raggi ci accarezzano più energicamente il viso.<br>L’anima, in primavera, risplende: a questa allegoria si lega, infatti, la sua etimologia.</p>



<p>Primavera è composta da due termini &#8220;prima&#8221; e &#8220;vera&#8221;, quest’ultimo riconducibile alla radice sanscrita&nbsp;<em>vas-</em>&nbsp;&nbsp;che significherebbe &#8220;ardere, splendere&#8221;. Del resto, anche nel latino ritroviamo il termine “vesta”, che era il nome della dea del focolare domestico, fuoco sempre acceso e tenuto vivo.&nbsp;<br>Pertanto, alla luce del suo significato etimologico, la parola primavera indicherebbe allo stesso tempo un inizio, una luce, un fuoco che splende e che arde; banalmente potrebbe rievocare un periodo caratterizzato dallo splendore e dalla esuberanza della natura che si risveglia.&nbsp;</p>



<p>L’esuberanza della natura non può che poi essere sicuramente legata al risveglio dell’anima, che dopo la calma di un freddo e grigio inverno, ritorna audace, desiderosa di brio e di nuove emozioni.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right">&#8220;<em>Sono nata il ventuno a primavera</em><br><em>ma non sapevo che nascere folle,</em><br><em>aprire le zolle</em><br><em>potesse scatenar tempesta.</em><br><em>Così Proserpina lieve</em><br><em>vede piovere sulle erbe,</em><br><em>sui grossi frumenti gentili</em><br><em>e piange sempre la sera</em>.<br><em>Forse è la sua preghiera&#8221;.</em><br>(Alda Merini)</p>



<p>Alda Merini, nata per l’appunto il 21 marzo del 1931, scriveva questi versi in cui celebra la primavera come folle perché scriteriata e generosa.<br>L’autrice, associando la sua data di nascita all’inizio della primavera, riflette sulla propria pazzia e si domanda perché “<strong>nascere folle, aprire le zolle</strong>”, essere fuori dagli schemi, possa suscitare scandalo.&nbsp;<br>A ben vedere, tuttavia, l’atto di “<strong>aprire le zolle</strong>” significa anche rompere la terra per far emergere qualcosa di nuovo, nuove radici, nuovi fiori, ossia la vita.&nbsp;</p>



<p>E’ la vita che si riproduce con la primavera.&nbsp;</p>



<p>L’aspetto della riproduzione, tipica della stagione floreale e che descrive la natura come una madre feconda che rigenera e dà vita, è un aspetto che trapela, poi, dai versi di Ungaretti, in&nbsp;<em>Prato</em>.</p>



<p class="has-text-align-right"><em>“La terra</em><br><em>s’è velata</em><br><em>di tenera</em><br><em>leggerezza</em><br><em>Come una sposa</em><br><em>novella</em><br><em>offre</em><br><em>allibita</em><br><em>alla sua creatura</em><br><em>il pudore</em><br><em>sorridente</em><br><em>di madre”</em><br>(Giuseppe Ungaretti)</p>



<p>Una madre un po’ inesperta &#8211; una novella sposa, dice il poeta – che offre il suo pudore sorridente. <br>Quel pudore tradotto come senso di rispetto per se’ e per gli altri, l’innocenza tipica di chi si accinge a vivere qualcosa di nuovo.<br>Durante la primavera siamo tutti cauti nel toccare i fiori, le meraviglie della natura che all’improvviso esplodono intorno a noi, e la delicatezza diventa la nostra nuova arma.&nbsp;</p>



<p>Un’esplosione. Un’esplosione di positività.&nbsp;<br>Ecco come tradurrei, in parole semplici, la sensazione di farsi primavera.&nbsp;</p>



<p>Nell’arte, spesso, essa diventa il soggetto preferito di pittori e scultori.&nbsp;<br>Ebbene, da un punto di vista cromatico, la primavera è uno spettacolo continuo: gli alberi si colorano di un verde sempre più saturo per poi lasciare lo spazio alle più incredibili fioriture che adornano la terra con un mantello acceso dalle tinte dell’arcobaleno.</p>



<p>Un esempio di ciò è il dipinto di Pierre Auguste Renoir,&nbsp;<em>Periferia</em>, in cui l’artista evidenzia in maniera straordinaria l’effetto del primo sole tra le foglie.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="829" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890-1024x829.jpeg" alt="" class="wp-image-20099" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890-1024x829.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890-300x243.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890-1536x1244.jpeg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890-640x518.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/renoir-beaulieu-1890.jpeg 1544w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Un’altra tela emblematica è il&nbsp;<em>Mandorlo in fiore</em> di Van Gogh, in cui viene ritratto un ramo di mandorlo fiorito dai petali color bianco perlaceo, che si stagliano ritti nel cielo luminoso dalle sfumature turchesi.<br>I rami del mandorlo, nella storia della simbologia, rappresentano proprio la vita, poiché esso, all’epoca, era il primo albero in fiore premonitore dell’imminente primavera.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/718C3SZEdL._AC_SX425_.jpg" alt="" class="wp-image-20100" width="693" height="554" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/718C3SZEdL._AC_SX425_.jpg 425w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/718C3SZEdL._AC_SX425_-300x240.jpg 300w" sizes="(max-width: 693px) 100vw, 693px" /></figure></div>



<p>Ed infine&nbsp;<em>Allegoria dell’inverno</em> di Alfons Mucha che riprende indirettamente la&nbsp;<em>Primavera</em> di Botticelli: entrambi ritraggono la primavera nelle vesti di una giovane donna bellissima con un abito floreale e petali in grembo da spargere al suo passaggio.&nbsp;</p>



<p>E’ chiaro, dunque, che la Primavera è donna, che la primavera è madre, che la primavera è vita.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right"><em>&#8220;Giochi ogni giorno con la luce dell&#8217;universo.<br>Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell&#8217;acqua.&nbsp;<br>Sei più di questa bianca testina che stringo&nbsp;<br>come un grappolo tra le mie mani ogni giorno-<br>A nessuno rassomigli da che ti amo.<br>Lasciami stenderti tra ghirlande gialle.<br>Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?<br>Ah lascia che ti ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.<br>Il cielo è una rete colma di pesci cupi.<br>Qui vengono a finire tutti i venti, tutti.<br>La pioggia si denuda.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Passano fuggendo gli uccelli.<br>Il vento. Il vento.<br>lo posso lottare solamente contro la forza degli uomini.<br>Il temporale solleva in turbine foglie oscure<br>e scioglie tutte le barche che iersera s&#8217;ancorarono al cielo.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Tu sei qui. Ah tu non fuggi.<br>Tu mi risponderai fino all&#8217;ultimo grido.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.<br>Tuttavia qualche volta corse un&#8217;ombra strana nei tuoi occhi.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Ora, anche ora, piccola, mi rechi caprifogli,&nbsp;<br>ed hai anche i seni profumati.<br>Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle<br>io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Quanto ti sarà costato abituarti a me,<br>alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.&nbsp;<br>Abbiamo visto ardere tante volte l&#8217;astro baciandoci&nbsp;<br>gli occhi<br>e sulle nostre, teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.</em></p>



<p class="has-text-align-right"><em>Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.&nbsp;<br>Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.<br>Ti credo persino padrona dell&#8217;universo.<br>Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,&nbsp;<br>nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.<br>Voglio fare con te<br>ciò che la primavera fa con i cilieg</em>i.&#8221;<br>(Pablo Neruda)&nbsp;</p>



<p>Non potevo non omaggiare, infine, la primavera, ricordando le parole di Neruda.&nbsp;</p>



<p>Il poeta cileno, con la sua “<em>Giochi ogni giorno </em>&#8221; rende omaggio ai valori di rinascita e di vita che porta con sé la stagione primaverile, rivolgendosi ad un’anonima donna amata, elogiando l’effetto positivo che la sua sola presenza ha nella sua vita e il sentimento di amore sconvolgente che ha suscitato in lui.&nbsp;</p>



<p><strong>Farsi primavera</strong>, diventa il messaggio di Neruda: un augurio a dedicarsi all’amore, senza paure e incertezze.&nbsp;<br>“<em>Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi</em>”: ecco dove porta l’amore per la vita che risplende: alla rinascita, alla riproduzione.<br>La primavera diventa, allora, semplicemente, sinonimo della gioia che cresce nella condivisione delle cose belle.&nbsp;</p>



<p>E anche se oggi, in questo particolare momento segnato dalla situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ci appare sempre più difficile gioire delle cose belle, non dobbiamo disperare.&nbsp;</p>



<p>Perché è primavera.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><em>“Siamo come fiori prima di vedere il sole a primavera</em><br><em>Ci sentiamo prigioniere della nostra età</em><br><em>Con i cuori in catene di felicità,</em><br><em>Sì, respiriamo nuovi amori</em><br><em>Aspettando che sia primavera”.&nbsp;</em></p>



<p>E’ primavera amici!</p>



<p>Il sole splende, il cielo ci sorride e presto usciremo anche noi all’aperto a respirare a pieni polmoni, per inebriare i nostri cuori di gioia, di speranza e di nuove occasioni.&nbsp;</p>



<p>Io ho paura come voi, e soffro questo stare chiusi in casa, quasi come fossi in gabbia. <br>Bisogna, però, scavare nel nostro io più profondo, per trovare la motivazione.</p>



<p>Nell’attesa di una nuova luce, facciamoci primavera, e facciamolo ogni giorno!</p>



<p><strong>Riscoprirsi, migliorarsi, approfondirsi, incuriosirsi, riposarsi, interrogarsi, meravigliarsi, viversi.&nbsp;</strong></p>



<p>Farsi primavera.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Primavera - Marina Rei" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/JTtcFf7sEEE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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		<title>L&#8217;attualità di Màrquez &#8220;ai tempi del Coronavirus&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 22:23:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[marquez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera”: era il 1985 quando il premio Nobel Gabriel Garcia Màrquez pubblicava il suo famosissimo romanzo, originariamente in spagnolo e poi tradotto in tutto il mondo, “El amor en los tiempos del cólera”.&#160; Definito come&#160;“un romanzo iconico, una lettura ristoratrice, che ci ricorda che se nella vita non si lotta per qualcosa o qualcuno, allora tutto diventa scialbo e senza senso”, lo stesso rientra nella mia lista di libri preferiti e proprio in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/lattualita-di-marquez-ai-tempi-del-coronavirus/">L&#8217;attualità di Màrquez &#8220;ai tempi del Coronavirus&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">“<em>I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera</em>”: era il 1985 quando il premio Nobel Gabriel Garcia Màrquez pubblicava il suo famosissimo romanzo, originariamente in spagnolo e poi tradotto in tutto il mondo, “<em><strong>El amor en los tiempos del cólera</strong></em>”.&nbsp;</p>



<p>Definito come&nbsp;<em>“un romanzo iconico, una lettura ristoratrice, che ci ricorda che se nella vita non si lotta per qualcosa o qualcuno, allora tutto diventa scialbo e senza senso”</em>, lo stesso rientra nella mia lista di libri preferiti e proprio in questi giorni di “quarantena forzata”, ho deciso di rispolverarlo un po’.&nbsp;</p>



<p>Devo ammetterlo, Màrquez non è di certo noto per la sua “leggerezza” narrativa (<em>mai letto Cent’anni di solitudine?</em>) ma ciò che più lo caratterizza è l’incredibile attualità delle sue storie, sebbene le stesse siano sempre ambientate in tempi apparentemente così distanti da noi: realismo magico, così è stato definito dai critici il suo filone letterario di appartenenza.</p>



<p>Ebbene, proprio a testimonianza della sua immortale attualità, voglio raccontarvi un episodio accaduto in Italia proprio di recente.&nbsp;</p>



<p>Qualche giorno fa è circolata online la notizia di quel ragazzo che, sprovvisto di autocertificazione per la circolazione da un comune ad un altro, si recava senza alcuna remora dalla sua fidanzata, motivo per cui lo stesso è stato poi fermato e multato dagli organi di polizia preposti al controllo della zona.</p>



<p>10 marzo 2020, il coronavirus, che ha ormai vinto il primato de “il male del secolo” rubando il posto al suo amico cancro, ha scelto di dimorare anche in Italia, in casa nostra, dove indisturbati e negletti continuavamo a condurre la nostra quotidianità con una percentuale di paura ancor bassissima.&nbsp;</p>



<p>Non eravamo pronti, forse attendavamo il suo arrivo, ma non così presto.&nbsp;<br>Il governo, preoccupato dalla velocità di diffusione che ha dimostrato il virus nel nostro territorio, ci ha imposto di stare a casa, di non uscire se non per casi di necessità ed urgenza:&nbsp;<strong>dobbiamo fermare il contagio</strong>.<br>Il premier Conte, giovedì scorso, proclamando le nuove misure urgenti di cui al D.P.C.M. 11 marzo 2020, ha concluso il suo discorso dicendo “<em>Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci con più calore, per correre più veloci domani. Tutti insieme ce la faremo</em>.”</p>



<p>Ma il ragazzo di Nichelino (TO) non era pronto a lasciare andare la sua amata, non era pronto a non vederla fino a data destinarsi, voleva abbracciarla, riconquistarla.</p>



<p>Stiamo cercando di attuare misure contenitive del virus, ma come si fa, mi chiedo, a contenere i sentimenti?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Ed ecco qui che rientra in gioco Màrquez.</p>



<p>Márquez, portandoci indietro nei Caraibi del XIX secolo, ci racconta un amore ambientato ai tempi del colera, lì dove la malattia era già endemica da decenni: ciò che affascina qualsiasi lettore è l’accostamento metaforico fra l’amore e l’idea per cui lo stesso è paragonato ad una vera e propria “patologia”, appunto il colera.<br>Ed è, infatti, proprio lo stesso Fiorentino Ariza, il protagonista del romanzo, a dire che “<em>l’amore ha gli stessi sintomi del colera</em>”, proprio perché esso si diffonde come una malattia contagiosa, portando chi ne è colpito a percepire sintomi febbrili e a compiere azioni folli.&nbsp;<br>Come il colera, come tutti i virus contagiosi, come il coronavirus oggi, l’amore sconvolge a tal punto la vita da modificarne il corso, gli obiettivi, i pensieri.&nbsp;<br>Fiorentino Ariza ha contenuto e perseverato nel suo amore per Fermina Daza per <em>cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni,&nbsp;</em>senza mai vacillare davanti a nulla, non si è arreso di fronte a nessun ostacolo.</p>



<p>Màrquez ci descrive un eterno ed incrollabile sentimento che continua ad essere nutrito e a crescere contro ogni possibilità fino all&#8217;inatteso, quasi incredibile, lieto fine.&nbsp;<br>Una storia d&#8217;amore e di speranza, un&#8217;epopea di passione e di ottimismo.&nbsp;<br>Fiorentino è uno di quei personaggi che una volta incontrati è difficile dimenticare, perché la sua figura è emblema della dedizione nel perseguire qualcosa in cui si crede, e tutto ciò dona a chiunque forza e dignità, dimostrandoci che non perdere la speranza è la chiave per sconfiggere qualsiasi mostro.</p>



<p>I sentimenti sono sentimenti, sempre, in ogni dove e in ogni tempo.&nbsp;</p>



<p>Fiorentino Ariza è riuscito a contenerli nel 1879 e per&nbsp;<em>cinquantun anni, nove mesi e quattro giorni,&nbsp;</em>e anche se ha avuto paura, non ha mai perso di vista il suo obiettivo.&nbsp;<br>Fiorentino, poi, non aveva mica a disposizione internet, videochiamate, stories e via dicendo; ha sopportato la sua quarantena in silenzio e rispettando, involontariamente, una vera distanza per anni.&nbsp;<br>Allora noi, oggi, abbiamo l’obbligo morale, per noi stessi e per i nostri cari, di imparare a contenerci e ad amarci, a volerci bene, ad abbracciarci a debita distanza.&nbsp;</p>



<p>Stiamo lontani ma proviamo ad annullare le distanze, quelle che ci fanno dubitare ogni giorno dei nostri affetti, che ci invitano a sottovalutare l’entità delle nostre emozioni.&nbsp;</p>



<p>Stiamo lontani ma diamo costante voce al nostro cuore, alimentiamolo, perché tornerà il giorno in cui potremo star vicini, senza frapporre fra noi e i nostri cari alcuna distanza di sicurezza.&nbsp;</p>



<p>Come nel romanzo di Màrquez, anche oggi il protagonista indiscusso deve essere il sentimento, quello vero, contrastato, capace di mettere in dubbio ogni certezza.&nbsp;<br>Ed è così che Florentino e Fermina, diventano di grande insegnamento proprio oggi per noi tutti: il loro sentimento che ha preso la forma di una&nbsp;<em>danza &#8211; rincorrersi, sentirsi, amarsi, perdersi, ritrovarsi &#8211;</em>&nbsp;con la paura di essere “contagiati” da una malattia che non conosce cura, nessuna via di scampo: l’amore.&nbsp;</p>



<p>Quel tipo di amore che non ha limiti, né protocolli da seguire, un amore che sfida il tempo.&nbsp;</p>



<p>Perché contro i virus esistono i vaccini, anche se oggi il rimedio sembra lontano e il male incurabile.&nbsp;</p>



<p>L’amore è l’unica malattia che rimane, l’unico contagio di cui abbiamo bisogno.</p>



<p><em>L’amore ai tempi del colera</em> diventa allora un inno all’amore senza tempo, al coraggio di credere che in fondo basterebbe imparare a lottare con sacrificio per ottenere ciò che ardentemente desideriamo.</p>



<p>E allora, cari amici, lottiamo insieme, per poter tornare ad amarci ed abbracciarci più forte, al più presto e senza paura.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p></p>



<p><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dell’Italia di lunedì 16/03/2020</em></p>
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		<title>&#8220;Canzone, cercali se puoi&#8230;.&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 14:46:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[lucio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non so aspettarti più di tantoogni minuto mi dàl&#8217;istinto di cucire il tempoe di portarti di quaho un materasso di parolescritte apposta per tee ti direi spegni la luceche il cielo c&#8217;è”(Canzone, 1996) Stamattina Raiplay ci ha dato il buongiorno su twitter così: “Ce lo ha raccontato in una canzone tanti anni fa e da allora nessuno se ne è più dimenticato: il 4/3/1943 era il compleanno di #LucioDalla”. Così mammaRai ha deciso di accompagnarci&#160;in un viaggio virtuale nella meravigliosa [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Non so aspettarti più di tanto</em><br><em>ogni minuto mi dà</em><br><em>l&#8217;istinto di cucire il tempo</em><br><em>e di portarti di qua</em><br><strong><em>ho un materasso di parole</em><br><em>scritte apposta per te</em></strong><br><em>e ti direi spegni la luce</em><br><em>che il cielo c&#8217;è”</em><br><em>(Canzone, 1996)</em></p></blockquote>



<p>Stamattina Raiplay ci ha dato il buongiorno su twitter così: “<em>Ce lo ha raccontato in una canzone tanti anni fa e da allora nessuno se ne è più dimenticato: il 4/3/1943 era il compleanno di #LucioDalla”</em>. <br>Così <em>mammaRai </em>ha deciso di accompagnarci&nbsp;in <a href="https://www.raiplay.it/programmi/cantautoridalla?wt_mc=2.social.tw.raiplay_cantautoriluciodalla.&amp;wt">un viaggio virtuale nella meravigliosa carriera</a> del cantautore bolognese:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Dice che era un bell&#8217;uomo e veniva</em><br><em>Veniva dal mare</em><br><em>Parlava un&#8217;altra lingua</em><br><em>Però sapeva amare</em><br><em>E quel giorno lui prese a mia madre</em><br><em>Sopra un bel prato</em><br><em>L&#8217;ora più dolce prima d&#8217;essere ammazzato”</em><br><em>(4 marzo 1943, 1971)</em></p></blockquote>



<p>Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943 e scomparso, improvvisamente, il 1 marzo 2012, parlava davvero un’altra lingua: nei suoi testi, infatti, divenuti colonne sonore della vita dei nostri genitori e di noialtri più nostalgici, ci ha raccontato la vita nelle sue molteplici sfaccettature, quella vita che gli ha tolto qualcosina ma gli ha donato tanto.</p>



<p>La fama, il successo, l’amore, la fiducia, la vicinanza dei suoi ammiratori e di tutti i sognatori, curiosi di scoprire l’avvenire del domani:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Aspettiamo che ritorni la luce</em><br><em>Di sentire una voce</em><br><em>Aspettiamo senza avere paura, domani”.</em><br><em>(Futura, 1980)</em></p></blockquote>



<p>Al pari dell’<a href="https://www.raiplay.it/programmi/cantautoridalla?wt_mc=2.social.tw.raiplay_cantautoriluciodalla.&amp;wt">altro Lucio</a>, di cui vi ho già confessato il mio immenso amore, Dalla rappresenta per me un raccoglitore di ricordi ed emozioni.&nbsp;</p>



<p>Appresi della sua morte durante l’ora di storia dell’arte, l’ultimo anno di liceo: rimanemmo tutti sgomenti e dispiaciuti. Un altro pezzo della storia della musica italiana andato via, che ci ha lasciato con l’amaro in bocca ma anche un bagaglio di note e “parole giuste”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/lucio_dalla-2.jpg" alt="" class="wp-image-19518" width="1171" height="838" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/lucio_dalla-2.jpg 810w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/lucio_dalla-2-300x215.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/lucio_dalla-2-640x458.jpg 640w" sizes="(max-width: 1171px) 100vw, 1171px" /></figure>



<p>Nato come musicista di tradizione jazz, Dalla, con i suoi cappellini colorati e il suo metro e sessantacinque, è stato uno dei pilastri della musica italiana, innovativo e rivoluzionario, dai suoi testi al beat che lo ha contraddistinto.</p>



<p><em>“Alla ricerca costante di nuovi stimoli e orizzonti, si è addentrato con curiosità ed eclettismo in vari generi musicali”,</em> nutrendosi della collaborazione di numerosi artisti provenienti da tutto il mondo. <br>Da autore a cantautore: la sua carriera, che ha compiuto i cinquant&#8217;anni di attività, è stata caratterizzata da successi divenuti tali grazie all’ausilio dei suoi amici strumenti; Lucio, infatti, era, oltre che un genio delle parole, anche un abile musicista, sapendo governare il piano, il sax e il clarinetto.</p>



<p>Dove sei, adesso, Lucio?<br>Sei un angelo?<br>Ci avevi pensato, tempo fa; ti chiedevi “se fossi un angelo?”&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Starei seduto</em><br><em>Fumando una Marlboro</em><br><em>Al dolce fresco</em><br><em>Delle siepi</em><br><em>Sarei un buon angelo</em><br><em>Parlerei con Dio</em><br><em>Gli ubbiderei</em><br><em>Amandolo a modo mio</em><br><em>A modo mio</em><br><em>Gli parlerei</em><br><em>A modo mio</em><br><em>E gli direi</em><br><em>I potenti</em><br><em>Che mascalzoni</em><br><em>E tu cosa fai</em><br><em>Li perdoni</em><br><em>Ma allora</em><br><em>Sbagli anche tu</em><br><em>Ma poi non</em><br><em>Parlerei più</em><br><em>Un angelo</em><br><em>Non sarei più un</em><br><em>Angelo</em><br><em>Se con un calcio</em><br><em>Ti buttano giù</em><br><em>Al massimo</em><br><em>Sarei un diavolo</em><br><em>E francamente</em><br><em>Questo non mi và</em><br><em>Ma poi l&#8217;inferno</em><br><em>Cos&#8217;è?</em><br><em>A parte il</em><br><em>Caldo che fà</em><br><em>Non è poi</em><br><em>Diverso da qui</em><br><em>Perché io sento che</em><br><em>Son sicuro che</em><br><em>Io so che</em><br><em>Gli angeli</em><br><em>Sono milioni di</em><br><em>Milioni</em><br><em>E non li vedi</em><br><em>Nei cieli</em><br><em>Ma tra gli uomini”</em><br><em>(Se fossi un angelo, 1985)</em></p></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/00054A44-lucio-dalla-nel-1972-foto-mondadori-portfolio-archivio-tv-sorrisi-e-canzoni.jpg" alt="" class="wp-image-19519" width="1025" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/00054A44-lucio-dalla-nel-1972-foto-mondadori-portfolio-archivio-tv-sorrisi-e-canzoni.jpg 700w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/00054A44-lucio-dalla-nel-1972-foto-mondadori-portfolio-archivio-tv-sorrisi-e-canzoni-300x176.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/00054A44-lucio-dalla-nel-1972-foto-mondadori-portfolio-archivio-tv-sorrisi-e-canzoni-640x375.jpg 640w" sizes="(max-width: 1025px) 100vw, 1025px" /></figure>



<p><strong>A modo tuo</strong>, come sempre, un po’ lo sei.&nbsp;</p>



<p>Sei nelle nostre giornate, ci tieni compagnia nelle nostre passeggiate, nelle serate allegre passate in compagnia con gli amici, sei al nostro fianco sul sedile in autostrada, la tua voce è eco nelle nostre orecchie.&nbsp;</p>



<p>Sei sollievo, sei speranza.&nbsp;</p>



<p>Speranza che qualcosa – prima o poi – cambierà.</p>



<p>Tu ci credevi, e non hai mai smesso.&nbsp;<br>Anche quando la vita, il tuo unico grande amore, ti voltava le spalle.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Va bene&nbsp;</em><br><em>io credo nell&#8217;amore&nbsp;</em><br><em>l&#8217;amore che si muove dal cuore</em><br><em>Che ti esce dalle mani&nbsp;</em><br><em>e che cammina sotto i tuoi piedi</em><br><em>L&#8217;amore misterioso anche dei cani&nbsp;</em><br><em>e degli altri fratelli animali&nbsp;</em><br><em>delle piante che sembra che ti sorridono&nbsp;</em><br><em>anche quando ti chini per portarle via</em><br><em>l&#8217;amore silenzioso dei pesci&nbsp;</em><br><em>che ci aspettano nel mare</em><br><em>l&#8217;amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare</em><br> <em>[&#8230;]</em> <br><em>Ma chissà se cambierà&nbsp;</em><br><em>oh non so se in questo futuro nero buio</em><br><em>Forse c&#8217;è qualcosa che ci cambierà</em><br><em>Io credo che il dolore&nbsp;</em><br><em>è il dolore che ci cambierà</em><br><em>Oh ma oh il dolore che ci cambierà</em><br> <em>[&#8230;]</em> <br><em>Ma io ti cercherò&nbsp;</em><br><em>anche da così lontano ti telefonerò</em><br><em>In una sera buia sporca fredda</em><br><em>Brutta come questa</em><br><em>Forse ti chiamerò&nbsp;</em><br><em>perché vedi</em><br><strong><em>Io credo che l&#8217;amore&nbsp;</em><br><em>è l&#8217;amore che ci salverà</em><br><em>Vedi io credo che l&#8217;amore&nbsp;</em><br><em>è l&#8217;amore che ci salverà”</em></strong><br><em>(Henna, 1993)</em></p></blockquote>



<p>Ovunque tu sia, sappi che sei rimasto qui con noi.</p>



<p>A Bologna, nella tua panchina in Piazza Grande, con la tua voglia di carezze, sogni e amore.&nbsp;<br>Le stesse voglie che ogni giovane ribelle e sognatore condivide con te.&nbsp;</p>



<p><strong>Giovani senza padroni, giovani senza paure, giovani affamati, giovani fiduciosi, giovani che non si arrendono alle circostanze e ad un futuro che all’apparenza un po’ spaventa</strong>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p></p></blockquote>



<div class="wp-block-media-text alignwide is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center" style="grid-template-columns:46% auto"><figure class="wp-block-media-text__media"><img width="900" height="900" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404.jpg" alt="" class="wp-image-19516" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404.jpg 900w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404-640x640.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG_4404-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure><div class="wp-block-media-text__content">
<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p> <em>“A modo mio</em><br><em>Avrei bisogno di carezze anch&#8217;io</em><br><em>Avrei bisogno di pregare Dio</em><br><em>Ma la mia vita non la cambierò mai mai</em><br><em>A modo mio</em><br><em>Quel che sono l&#8217;ho voluto io</em><br><em>Lenzuola bianche per coprirci non ne ho</em><br><em>Sotto le stelle in Piazza Grande</em><br><strong><em>E se la vita non ha sogni io li ho</em><br><em>E te li do</em></strong><br><em>E se non ci sarà più gente come me</em><br><em>Voglio morire in Piazza Grande</em><br><em>Tra i gatti che <strong>non han padrone come me</strong></em><br><em>Attorno a me”</em><br><em>(Piazza Grande, 1972)</em> </p></blockquote>
</div></div>



<p>Il tuo testamento e la tua testimonianza ci invitano a ricercare sempre e senza sosta quell’amica felicità che risiede incredibilmente nelle piccole cose che ci nutrono l’anima, come magari in una canzone, magari la tua.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Ma se questo mondo</em><br><em>E&#8217; un mondo di cartone</em><br><em>Allora per essere felici</em><br><em>Basta un niente magari una canzone</em><br><em>O chi lo sa&#8230;</em><br><em>Se no sarebbe il caso</em><br><em>Di provare a chiudere gli occhi</em><br><em>E poi anche quando hai chiuso gli occhi</em><br><em>Chissa&#8217; cosa sarà</em><br><em>Ah felicità</em><br><em>Su quale treno della notte viaggerai</em><br><em>Lo so&#8230;</em><br><em>Che passerai&#8230;</em><br><em>Ma come sempre in fretta</em><br><em>Non ti fermi mai”</em><br><em>(Felicità, 1988)</em></p></blockquote>



<p><strong>“Per essere felici basta un niente, magari una canzone</strong>!”, gridavi.&nbsp;</p>



<p>Ne hai lasciate tante, ma la mia preferita è una.&nbsp;<br>La tua Canzone, un dolce invito, una supplica, a non dimenticarti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“Ho un materasso di parole</em><br><em>scritte apposta per te</em><br><em>e ti direi spegni la luce</em><br><em>che il cielo c&#8217;è</em><br> <em>[&#8230;]</em> </p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>Canzone cercala se puoi</em><br><em><strong>dille che non mi perda ma</strong>i</em><br><em>va per le strade tra la gente</em><br><em>diglielo veramente.</em><br><em>Io i miei occhi dai tuoi occhi</em><br><em>non li staccherei mai</em><br><em>e adesso anzi io me li mangio</em><br><em>tanto tu non lo sai.</em><br><em>Occhi di mare senza scogli</em><br><em>il mare sbatte su di me</em><br><em>che ho sempre fatto solo sbagli</em><br><em><strong>ma uno sbaglio che cos&#8217;è</strong></em> <br><em>[&#8230;]</em> </p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><strong><em>Canzone cercala se puoi</em><br><em>dille che non mi lasci mai</em><br><em>va per le strade tra la gente</em><br><em>diglielo dolcemente.”</em></strong><br><em>(Canzone, 1996)</em></p></blockquote>



<p>E oggi, 4 marzo, che ormai passa alla storia come il giorno di San Lucio Dalla, io ti voglio ricordare così.&nbsp;</p>



<p>Voglio ricordarti che non ti dimenticheremo mai.&nbsp;</p>



<p>Per questo e per Lucio, vi invito a galleggiare un po’ indomiti e sereni “nel mare dei sogni”, magari coccolati dalle note del suo magico sax.</p>



<p>Per non rimanere indifferenti alla magia&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right is-style-large"><p><em>“non può restare indifferente</em><br><em>e se rimani indifferente</em><br><em>non è lei.”</em><br><em>(Canzone, 1996)</em></p></blockquote>



<p>Buon Compleanno Lucio!</p>
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