<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Martina Nicelli &#8211; Venti Blog</title>
	<atom:link href="https://ventiblog.com/author/martina-nicelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://ventiblog.com</link>
	<description>La voce dei Ventenni</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Dec 2024 14:43:30 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.6.15</generator>
	<item>
		<title>Abitudine e speranza: gli ingredienti del Natale</title>
		<link>https://ventiblog.com/abitudine-e-speranza-gli-ingredienti-del-natale/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/abitudine-e-speranza-gli-ingredienti-del-natale/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Dec 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[commedie]]></category>
		<category><![CDATA[film natalizi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=35518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nella vita abbiamo bisogno di sicurezze. Qualche anno fa ero convinta che avrei viaggiato per il mondo, avrei abitato lontano, sarei stata “libera” da preconcetti, radici, relazioni già consumate. Che ogni giorno sarebbe stato nuovo e diverso, e che ogni avvento e ogni Natale li avrei passati in balia degli eventi, di qui o di là, poco cambia. Poi è passato qualche anno, e con il tempo è arrivata l’amara consapevolezza: per quanto proviamo a evaporare, siamo sempre “di” qualcosa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/abitudine-e-speranza-gli-ingredienti-del-natale/">Abitudine e speranza: gli ingredienti del Natale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nella vita abbiamo bisogno di sicurezze. Qualche anno fa ero convinta che avrei viaggiato per il mondo, avrei abitato lontano, sarei stata “libera” da preconcetti, radici, relazioni già consumate. Che ogni giorno sarebbe stato nuovo e diverso, e che ogni avvento e ogni Natale li avrei passati in balia degli eventi, di qui o di là, poco cambia.</p>



<p>Poi è passato qualche anno, e con il tempo è arrivata l’amara consapevolezza: per quanto proviamo a evaporare, siamo sempre “di” qualcosa e “da” qualcosa. Apparteniamo, semplicemente, perché siamo. E ho scoperto che la routine, in fondo, mi calma, anche perché io sono proprio una di quelle che, nei libri, si va a leggere il finale.</p>



<p>“<em>Non me ne potevo andare, perché lontano da questa terra sarei stata come gli alberi che tagliano a Natale, quei poveri pini senza radici che durano un po&#8217; di tempo e poi muoiono”</em> diceva Isabel Allende. È interessante l’accostamento tra il Natale e la propria terra: si parla tanto di emigrazione, dei costi spropositati dei biglietti di aerei e treni durante le Feste. Quello che ne viene fuori è che, alla fine, le origini ci attraggono – nel bene e nel male – come calamite.</p>



<p>Ecco, i film di Natale ricordano casa, ed è forse proprio questa la chiave del loro successo.</p>



<p>Ogni fine anno accade la stessa cosa: come un vero e proprio rituale irrinunciabile, i film di Natale tornano a popolare le piattaforme di streaming. La storia, lo sappiamo, è sempre la stessa: una giovane donna che vive a New York (o in un’altra big city americana) e che ha una carriera di successo deve recarsi nella sua piccola città d’origine. E cosa sarebbe un film di Natale senza la storia d&#8217;amore che lo accompagna? I protagonisti, alla fine, sono archetipici e rispecchiano in pieno, con il loro lavoro e le loro azioni, i valori buonisti solitamente veicolati nella narrazione natalizia. Il lieto fine è sempre assicurato per tutti i protagonisti, anche quelli secondari. L’antagonista principale di solito viene punito in modo simbolico e la trama si chiude in modo compiuto con i titoli di coda, senza colpi di scena.</p>



<p>Dipendiamo dalla prevedibilità e, anzi, mai come a Natale la ricerchiamo.</p>



<p>Come ha spiegato la terapeuta Kati Morton alla rivista Slate: <em>&#8220;Sapere cosa ci si aspetta è molto rilassante. Questi film mostrano una vita molto più semplice, priva di tutte le incognite e le complessità dell&#8217;esistenza ordinaria. Questo tipo di film affronta temi seri in modo così semplice da aiutarci a mettere le cose in prospettiva e indurci a pensare che, alla fine, ogni problema ha una soluzione. È anche un modo per affrontare le sfide della vita quotidiana, grazie a scenari prevedibili che ci fanno sentire in controllo della situazione. I film di Natale si potrebbero quasi inserire nella categoria Disney. Alla fine, sappiamo con certezza che l&#8217;eroe, nonostante le difficoltà incontrate, ce la farà. Il cervello umano ama il lieto fine […]. Anche se molti di noi sono attratti dalle montagne russe emotive, tra la paura generata dai film horror e la tristezza dei drammi, quando ci sentiamo giù di morale ci rivolgiamo sempre a un film capace di farci stare bene</em>”. Pamela B. Rutledge, direttrice del Media Psychology Research Center della Fielding Graduate University di Santa Barbara (California), ha affermato che la natura prevedibile e smielata dei film natalizi è proprio in grado di contribuire a ridurre lo stress, a migliorare l&#8217;umore e alleviare i sintomi della depressione. Una vera e propria medicina.</p>



<p>Possiamo definire i film di Natale come una bella vacanza dalla realtà, nel corso della quale possiamo immaginare un mondo in cui i buoni vincono sempre, le famiglie risolvono le loro divergenze e il protagonista trova il vero amore. I film delle feste ci rendono felici per lo stesso motivo per il quale la visione di qualsiasi nostro film preferito ci rende felici: il rituale, la routine e la familiarità. È semplice: quando sono agitata, ad esempio, io leggo Harry Potter. Non c’è niente che mi calmi di più: rileggere le stesse pagine, immutabili nel tempo nonostante tutti i cambiamenti, interiori ed esteriori.</p>



<p>Guardare gli stessi film di Natale ogni anno dà un senso di ordine e di calma in un mondo spesso imprevedibile. Insomma, la tendenza a farsi rassicurare da questi film prevale sulla razionalità che ci porterebbe immediatamente a riattivare l’incredulità, a farci rendere conto di essere davanti a intrecci incoerenti, dialoghi improbabili nella vita reale e a un lieto fine senza alcuna base.</p>



<p>A Natale, quindi, siamo tutti più abitudinari: i film di Natale, soprattutto quelli che finiscono bene, sono una scorciatoia ideale per entrare in contatto con questo mondo immaginativo in cui ciò che si desidera è facilmente raggiungibile, senza le angosce o i problemi a intralciare. Cercare sollievo in narrazioni cinematografiche che garantiscono un epilogo lieto è normale, anche se scadono nel cliché: è funzionale per muoversi sul piano del sogno, un modo per accedere a una dimensione di leggerezza quando nel quotidiano non è poi così scontato, per trovare ispirazione e la spinta al cambiamento, se è ciò di cui abbiamo bisogno per stare bene.</p>



<p>A Natale siamo tutti, anche, più speranzosi: che tutto finisca bene anche nella vita vera, ad esempio, esattamente come accade nei film. Natale – ed è giusto sottolinearlo &#8211; non è un periodo necessariamente felice per tutti, anzi. Possono essere momenti di grande fatica psicologica, fisica e anche economica. Non ultimo, ci si avvicina al periodo in cui si tirano le somme dell’anno appena trascorso e si comincia a pensare ai buoni propositi, fase che apre ulteriori porte emotive. La speranza, come si dice, è l’ultima a morire, anche (e soprattutto) a Natale.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/abitudine-e-speranza-gli-ingredienti-del-natale/">Abitudine e speranza: gli ingredienti del Natale</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/abitudine-e-speranza-gli-ingredienti-del-natale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché votare è bellissimo</title>
		<link>https://ventiblog.com/perche-votare-e-bellissimo/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/perche-votare-e-bellissimo/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2024 07:52:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=35186</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il voto spiegato a un bambino Nel periodo pre-elettorale è facile parlare di chi dovrebbe votare cosa, dei programmi elettorali e dell’importanza storica del voto.Se queste cose è meglio lasciarle fare a chi ci capisce qualcosa (sempre meno, ormai, ma d’altronde oggi – perdonate la cacofonia &#8211; siamo tutti un po&#8217; tuttologi), io vorrei semplicemente evidenziare un fatto semplicissimo, ai limiti della banalità: votare è essenziale, votare è bellissimo.Non mi definirei un’esperta di politica, e nemmeno di storia moderna, e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/perche-votare-e-bellissimo/">Perché votare è bellissimo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>Il voto spiegato a un bambino</em></h2>



<p>Nel periodo pre-elettorale è facile parlare di chi dovrebbe votare cosa, dei programmi elettorali e dell’importanza storica del voto.<br>Se queste cose è meglio lasciarle fare a chi ci capisce qualcosa (sempre meno, ormai, ma d’altronde oggi – perdonate la cacofonia &#8211; siamo tutti un po&#8217; tuttologi), io vorrei semplicemente evidenziare un fatto semplicissimo, ai limiti della banalità: votare è essenziale, votare è bellissimo.<br>Non mi definirei un’esperta di politica, e nemmeno di storia moderna, e tantomeno di filosofia e di scienze sociali. Sono solo una ragazza di provincia come tante, vissuta all’ombra di una grande città dalla quale rifugge, tra distese di cemento e spicchi di verde rasenti la tangenziale, dove votare è appannaggio di pochi. Sono cresciuta in una famiglia politicamente impegnata, quello sì, soprattutto dal punto di vista paterno; la sua, però, è sempre stata una visione statica, arrabbiata. Essere una persona romantica ti aiuta in tante cose della vita, anche ad essere meno rancorosa e disposta a pensare che le cose, alla fine, andranno sempre per il verso sbagliato.</p>



<p>Non ho mai smesso di credere, in questi quasi dieci anni (sigh) di elettorato attivo, mai ho pensato una sola volta che tutto potesse essere inutile. E ogni volta, nonostante tutto l’avverso che può esistere (e devo dire che oggi ne esiste molto. Spesso mi chiedo se la politica possa, in effetti, arginare tutte le nefandezze di questo mondo. Possiamo davvero pretenderlo? Ma questa è un’altra storia), ho sempre cercato in me &#8211; e negli altri &#8211; la forza di informarmi, cercare, confrontarmi e, alla fine, decidere.</p>



<p>Quanto è bello, decidere? Dal latino decīdĕre, dall&#8217;unione del prefisso de- = da con il verbo caedĕre = tagliare. Quindi, letteralmente, decidere significa tagliare da, tagliar via, dare un taglio a tutto ciò si insinua nei nostri pensieri e selezionare solo quello che fa per noi.</p>



<p>Scegliere è l’atto più adulto che mi capita di fare e che la vita mi costringe a fare: d’altronde, essere grandi non vuol dire anche – e soprattutto &#8211; prendere una posizione? Scegliere il gusto di pizza, una casa, le amicizie da salvare e quelle da accantonare, i giorni di ferie da prendere al lavoro, l’investimento più redditizio. Scegliere di andare fisicamente a votare &#8211; ci vogliono cinque minuti, anche perché di file in quasi dieci anni di voto, ancora non ne ho viste &#8211; e poi, solo poi, cosa e chi votare. Una doppia scelta, e la realtà dei fatti suggerisce che la più difficile sia, inspiegabilmente, la prima. </p>



<p>Scegliere, scegliere, scegliere: fa paura, eppure è tutto qui quello che divide la nostra vita adulta da tutto quello che c’era prima. <br>È bello votare: volete dire che non è bello quando finalmente riesci a montare un mobile?<br>Mi dà la stessa soddisfazione. Anche se non ci ho capito nulla, e l’anta traballa e i piedi sono montati storti, io inizio a riempire comunque gli scaffali di vestiti e scarpe e cianfrusaglie, e mi convinco di aver fatto proprio un buon lavoro. Forse la mia comprensione è solo parziale, e non può che essere così; sono una semplice cittadina, non ho particolari velleità politiche. Eppure, l’atto di votare mi da l’idea di aver risolto un enigma, di aver trovato il chiodo per montare &#8211; finalmente &#8211; l’ultimo scaffale della libreria.<br>E se qualcuno si chiedesse ancora perché votare è importante, gli direi che se voti, puoi far sentire la tua voce. E farla sentire ti legittima a lamentarti, poi, quando le cose non vanno. È una banalità, eppure non tengo più il conto di quante volte mi sono ritrovate a spronare gli altri a suon di banalità.<br>E se siete ancora convinti di volervi astenere e pensate che votare non serva a nulla &#8211; e conosco tanti, tantissimi che lo pensano, la mia periferia politicamente disimpegnata ne è piena -, riflettete sul fatto che è solo per un milione di voti di differenza che il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea. La verità è che le persone che andranno a votare faranno la vera differenza, indipendentemente da cosa voteranno. Nessuno farà caso a chi starà a casa: il senso della democrazia è la rappresentanza, e chi non mette quella “x”, rinuncia alla rappresentanza.</p>



<p>Votare è una forma di investimento nella democrazia alla quale, data la deriva mondiale (ma anche europea), mi ancoro con tutte le mie forze e alla quale, anno dopo anno, elezioni dopo elezioni, non sono ancora pronta a rinunciare. E comunque, qualche passo avanti l’ho fatto: almeno oggi ho imparato a piegare la scheda elettorale per il verso giusto.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/perche-votare-e-bellissimo/">Perché votare è bellissimo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/perche-votare-e-bellissimo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La tutela dei diritti: i matrimoni precoci in Iraq</title>
		<link>https://ventiblog.com/la-tutela-dei-diritti-i-matrimoni-precoci-in-iraq/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/la-tutela-dei-diritti-i-matrimoni-precoci-in-iraq/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 09:48:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[iraq]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni precoci]]></category>
		<category><![CDATA[patto internazionale diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[patto ONU II]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=35085</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II) è un trattato internazionale che contiene importanti garanzie per la protezione delle libertà civili e politiche. Entrato in vigore il 23 marzo 1976 e ratificato da 167 stati (l’Italia lo ha ratificato nel 1978), si compone di 53 articoli che fanno riferimento alle tradizionali responsabilità degli Stati nel campo dell’amministrazione della giustizia e del mantenimento dello stato di diritto. Tra i diritti riconosciuti figurano il diritto alla vita, alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-tutela-dei-diritti-i-matrimoni-precoci-in-iraq/">La tutela dei diritti: i matrimoni precoci in Iraq</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II) è un trattato internazionale che contiene importanti garanzie per la protezione delle libertà civili e politiche. Entrato in vigore il 23 marzo 1976 e ratificato da 167 stati (l’Italia lo ha ratificato nel 1978), si compone di 53 articoli che fanno riferimento alle tradizionali responsabilità degli Stati nel campo dell’amministrazione della giustizia e del mantenimento dello stato di diritto. Tra i diritti riconosciuti figurano il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza personale; di pensiero, di coscienza e di religione; la libertà di opinione, di espressione, di associazione e di riunione pacifica. L’art. 2 sancisce che tali diritti devono essere garantiti a tutti, senza distinzione alcuna, sia essa fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o qualsiasi altra opinione, l’origine nazionale o sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra condizione. Il Patto ha previsto anche un meccanismo di controllo: il Comitato ONU per i diritti umani è l’organo di controllo incaricato di verificare che gli Stati parte rispettino i loro obblighi.</p>



<p><br>La Convenzione sui diritti dell’infanzia, invece, rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell&#8217;infanzia. È stata approvata dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L&#8217;Italia ha ratificato il documento il 27 maggio 1991 con la legge n.176 e a tutt&#8217;oggi più di 190 Stati ne fanno parte. Questo strumento obbliga gli Stati che l&#8217;hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell&#8217;adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.</p>



<p><br>Nonostante l’Iraq aderisca, dal 1971, al Patto internazionale sui diritti civili e politici e, dal 1994,<br>alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, nel Paese la pratica dei matrimoni precoci è ancora<br>largamente diffusa. A dire il vero, in Iraq c’è una legge (del 1959) che prevede i requisiti per<br>contrarre matrimonio e, dunque, cosa è invece vietato: tra gli altri, i matrimoni poligamici, quelli forzati e quelli precoci (spesso, forzati e precoci vanno di pari passo). </p>



<p>E’ l’ultimo report annuale di Human Rights Watch (organizzazione internazionale non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani) a confermarlo: in Iraq ogni anno vengono celebrati migliaia di matrimoni c.d. “precoci”. E come è possibile? Abbiamo appena detto che è stata emanata una legge apposita. E’ semplice: i matrimoni non vengono registrati, vengono celebrati da leader religiosi che non passano dai Tribunali, e per questo possono violare la legge.<br>Nella maggior parte di questi matrimoni precoci (e forzati), le spose hanno meno di diciotto anni, e circa il 20% hanno coinvolto ragazze di età inferiore ai quattordici anni; tuttavia, come riportato da Human Rights Watch nel suo report, in passato sono emersi anche casi di leader religiosi che hanno autorizzato matrimoni di bambine di appena nove anni.</p>



<p>Le conseguenze di questa pratica sono devastanti e ai nostri occhi, forse, immediatamente percepibili. I matrimoni precoci non sono validi, perché non vengono registrati. Ma per poter partorire in ospedale è necessario dimostrare di essere sposate in tribunale; per questo, molte ragazze sono costrette a partorire in casa. E cosa ne è del diritto alla salute? Per non parlare di divorzio o del caso in cui il matrimonio sia connotato da violenze: le giovani spose, infatti, non dispongono di alcuna protezione legale. Difficile è anche la condizione dei figli, a cui, spesso, viene negata la consegna dei documenti di identità.</p>



<p>Tra le aree in cui si registra una maggiore diffusione del matrimonio precoce, riporta Girls not<br>Bride (organizzazione internazionale non governativa con la missione di porre fine ai matrimoni<br>precoci in tutto il mondo): il governatorati di Missan (35%), Bassora (31%), Karbala (31%), ma<br>anche il Kri (Governo Regionale del Kurdistan) e le zone rurali.</p>



<p>Il matrimonio precoce non è un problema solo dell’Iraq: è un morbo globale, alimentato dalla<br>disuguaglianza di genere, dalla povertà, dalle norme sociali e dall’insicurezza. Il matrimonio precoce ha un aspetto diverso da una comunità all&#8217;altra. Non esiste un&#8217;unica soluzione, un unico attore o un unico settore per porvi fine. La soluzione non può che essere globale e di cooperazione, verso quella che, a tratti, ci sembra un’utopia: un mondo dove la tutela dei diritti (di tutti) è effettiva.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-tutela-dei-diritti-i-matrimoni-precoci-in-iraq/">La tutela dei diritti: i matrimoni precoci in Iraq</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/la-tutela-dei-diritti-i-matrimoni-precoci-in-iraq/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La giornata mondiale del pistacchio, il nostro oro verde</title>
		<link>https://ventiblog.com/la-giornata-mondiale-del-pistacchio-il-nostro-oro-verde/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/la-giornata-mondiale-del-pistacchio-il-nostro-oro-verde/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 10:36:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale del pistacchio]]></category>
		<category><![CDATA[pistacchio]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità alimentare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=34973</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 26 febbraio è la Giornata Mondiale del pistacchio, il frutto secco – soprattutto negli ultimi anni –più amato al mondo. Il c.d. “Oro Verde” ha origini molto antiche. Portato in Italia dai Romani e diffusosuccessivamente nel sud della nostra Penisola dagli Arabi, il pistacchio ha goduto di fama e successofin dai tempi più antichi, tanto da essere citato in testimonianze dell’epoca dei faraoni e nominatoanche nel Vecchio Testamento. La pianta del pistacchio ha origine nel Mediterraneo orientale ed eragià [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-giornata-mondiale-del-pistacchio-il-nostro-oro-verde/">La giornata mondiale del pistacchio, il nostro oro verde</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 26 febbraio è la Giornata Mondiale del pistacchio, il frutto secco – soprattutto negli ultimi anni –<br>più amato al mondo. Il c.d. “Oro Verde” ha origini molto antiche. Portato in Italia dai Romani e diffuso<br>successivamente nel sud della nostra Penisola dagli Arabi, il pistacchio ha goduto di fama e successo<br>fin dai tempi più antichi, tanto da essere citato in testimonianze dell’epoca dei faraoni e nominato<br>anche nel Vecchio Testamento. La pianta del pistacchio ha origine nel Mediterraneo orientale ed era<br>già nota e coltivata dagli antichi ebrei (7000 a. C), che ritenevano preziosi i suoi frutti. Il frutto del<br>pistacchio ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di<br>Caltanissetta, Agrigento e Catania. Nel territorio di Bronte il pistacchio ha conosciuto la massima<br>espansione, tanto da diventare il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area.<br>Oggi il pistacchio è una tendenza, una sorta di ossessione, lo si trova ovunque: pistacchi salati da<br>mangiare, sgusciati, in crema, dentro ai croissant, sopra ai panettoni, nel gelato, nei biscotti, persino<br>nella pasta e nel salame. Il pistacchio è arrivato ovunque, invadendo l’industria dolciaria, le produzioni<br>artigianali e le tavole di noi italiani come mai prima. Consumati nell’arco dell’intera giornata con un<br>picco nel break pomeridiano, oltre un italiano su due dichiara di mangiarli come spuntino post pranzo.<br>E non succede sono nel nostro Paese, negli ultimi anni, la produzione di pistacchi ha registrato un<br>vero e proprio boom in Paesi relativamente nuovi nel settore come la Spagna. Il mercato globale del<br>pistacchio (secondo gli analisti di mercato di Data Bridge Market Research) è stato valutato a 3.907,07<br>milioni di dollari nel 2021 e si prevede che raggiungerà i 5.282,52 milioni di dollari entro il 2029.<br>Ma perché sembrano tutti impazziti per il pistacchio? I pistacchi contengono solo 3-4 calorie per<br>frutto e offrono oltre trenta diverse vitamine, minerali e fitonutrienti. Hanno proprietà diuretiche,<br>anticolesterolo, antinfettive. Recenti studi hanno dimostrato che mangiare una moderata quantità di<br>pistacchi al giorno (30 &#8211; 50 grammi) può addirittura aiutare a mantenere il cuore sano. Il pistacchio è<br>il vero e proprio ingrediente trendy degli ultimi anni: l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha<br>individuato 512 referenze, tra prodotto al naturale e alimenti che lo usano come ingrediente, per un<br>giro d’affari di oltre 175 milioni di euro, in crescita annua di +11,1%.<br>L&#8217;ossessione gastronomica per questo ingrediente non può cancellare la riflessione sull&#8217;impatto<br>ambientale, economico ed etico che un tale consumo sta avendo. Come questo piccolo frutto verde<br>sta modellando le nostre scelte alimentari? Chi si preoccupa della provenienza, della produzione e<br>delle implicazioni ambientali ed economiche? Il pistacchio proviene principalmente da Paesi come<br>l&#8217;Iran, la Turchia, gli Stati Uniti e l’Italia (e in particolare la Sicilia). Ma non tutti questi paesi aderiscono<br>allo stesso livello di normative sulla sicurezza e la qualità alimentare. Così, mentre ci deliziamo con<br>un gelato al pistacchio, potremmo essere inconsapevolmente complici di una catena di produzione<br>eticamente discutibile. Inoltre, la coltivazione del pistacchio necessita di una impronta idrica molto<br>più pesante di quanto si possa immaginare. Si pensi che per produrre un solo chilo di pistacchio, sono<br>necessari circa 5mila litri d&#8217;acqua, molto di più rispetto ad altre colture come le arachidi, per cui sono<br>sufficienti 1500 litri. Altro problema è che con la crescente domanda, il prezzo del pistacchio è<br>schizzato alle stelle. Ma, ovviamente, i coltivatori nei paesi in via di sviluppo spesso non approfittano<br>di tale incremento: è proprio qui che questo “oro verde” si trasforma in un caso di sfruttamento<br>economico mascherato da tendenza culinaria.<br>Nella giornata mondiale del pistacchio (è stato addirittura possibile istituire una giornata mondiale!)<br>dovremmo iniziare a riflettere sulla consapevolezza e sulla sostenibilità delle nostre scelte e smettere<br>di seguire acriticamente le tendenze alimentari. La scelta del pistacchio dovrebbe tener conto della</p>



<p>provenienza, della stagionalità, dell&#8217;impatto ambientale e delle implicazioni economiche. D’ora in<br>avanti, il cibo deve essere sempre più visto come una responsabilità: la prossima volta che andate al<br>supermercato o al ristorante, chiedete da dove proviene il pistacchio. Informatevi su come viene<br>prodotto, su come viene conservato. Chiedete se i coltivatori vengono pagati equamente. E magari<br>pensate se non sarebbe il caso di dare una chance a un altro frutto secco, magari meno alla moda,<br>ma altrettanto gustoso.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-giornata-mondiale-del-pistacchio-il-nostro-oro-verde/">La giornata mondiale del pistacchio, il nostro oro verde</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/la-giornata-mondiale-del-pistacchio-il-nostro-oro-verde/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Deadline, la sensazione dolce-amara che tutti conosciamo</title>
		<link>https://ventiblog.com/deadline-la-sensazione-dolce-amara-che-tutti-conosciamo/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/deadline-la-sensazione-dolce-amara-che-tutti-conosciamo/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 09:19:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[bianca bagnarelli]]></category>
		<category><![CDATA[deadline]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[new yorker]]></category>
		<category><![CDATA[scadenze]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=34821</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Termine ultimo, scadenza improrogabile: si avvicina la deadline per la consegna dei lavori. Etimologia: voce ingl.; propr. ‘scadenza’, comp. di dead ‘morte’ e line ‘linea’”. Questa è la definizione secondo il dizionario Garzanti della parola “deadline”. Se c’è una espressione che può riassumere una condizione condivisa da miliardi di persone è proprio deadline. La scadenza è una sensazione maledettamente contemporanea e attuale. Tutti conoscono ciò che c’è prima di quella linea, cioè una mole di lavoro da sbrigare, spesso a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/deadline-la-sensazione-dolce-amara-che-tutti-conosciamo/">Deadline, la sensazione dolce-amara che tutti conosciamo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>“<em>Termine ultimo, scadenza improrogabile: si avvicina la deadline per la consegna dei lavori. Etimologia: voce ingl.; propr. ‘scadenza’, comp. di dead ‘morte’ e line ‘linea</em>’”. Questa è la definizione secondo il dizionario Garzanti della parola “deadline”. Se c’è una espressione che può riassumere una condizione condivisa da miliardi di persone è proprio deadline. La scadenza è una sensazione maledettamente contemporanea e attuale. Tutti conoscono ciò che c’è prima di quella linea, cioè una mole di lavoro da sbrigare, spesso a prescindere da tutto il resto. Possiamo considerarla come la sottile linea da non superare: oltre, infatti, troviamo l’ignoto e il vuoto o, più concretamente, una ramanzina che potrebbe costarci diversi problemi, in particolare sul posto di lavoro. Ma le deadline esistono anche in altri ambiti: pensiamo a quello pubblico, quando vogliamo iscriverci a un concorso. Se lo facciamo un minuto solo dopo la scadenza (la nostra deadline), la domanda sarà automaticamente respinta. La parola deadline è salita alla ribalta durante i primi giorni di questo nuovo anno grazie al <em>New Yorker</em>, periodico statunitense nato nel lontano 1925 e alla copertina – edita dall’italiana Bianca Bagnarelli, artista, illustratrice e fumettista – che ritrae una donna in tuta e calzini, sola in una stanza illuminata solo dall’ampio schermo di un computer, mentre fuori dalla finestra si accendono luci e si vedono fuochi d’artificio, probabilmente a segnare la fine dell’anno. Una festa alla quale la protagonista non può partecipare: nella stanza si vedono pile di fogli accartocciati e un file aperto sulla schermata del pc. Sulla scrivania c&#8217;è un bicchiere ormai vuoto e una tazza, probabilmente lì dalla colazione, con all&#8217;interno una buccia di banana, spuntino consumato come spesso succede davanti allo schermo. E sulla stampante si intravede anche un piatto, che probabilmente poche ore prima conteneva il pranzo o la cena. Unica compagnia è un gattone nero, accoccolato sui fogli. La parola deadline è così universalmente diffusa che le è stata dedicata, addirittura, la prima copertina del nuovo anno. Che mondo ci aspetta, allora? E a che punto siamo arrivati? Sempre più spesso mi è capitato di sentire i miei coetanei ammettere di aver lavorato durante le feste. Io stessa l’ho fatto. Se da una parte si pensa di sfruttare i ritagli di tempo nei momenti in cui il resto del mondo si ferma, alla fine della giornata ci si rende conto di perdersi tutto il divertimento, e resta solo una sensazione dolce-amara.</p>



<p>Una condizione comune a milioni – se non miliardi &#8211; di persone nel mondo. L’effetto di immedesimazione nella donna protagonista è facile: tra chi la interpreta come immagine di serenità a chi (i più) la considera come la rappresentazione del lavoro così come è oggi e delle difficoltà delle persone che lavorano. Se lo abbiamo scelto noi, c’è anche della malinconia: ti stai perdendo qualcosa, fuori imperversa una festa e tu non puoi partecipare, ma è comunque una visione serena, di ritiro e calma da un momento caotico. E ci sono anche tante persone che quel momento non lo scelgono: qualcun altro ha dato una scadenza durante le feste e tocca lavorare, è un obbligo. Quei momenti di frenesia (lavorativa, soprattutto) rappresentano sia l’inizio che la fine, tra l’ansia di mettersi subito al lavoro e quella di perdersi la festa fuori. In questo nuovo anno, iniziato solo da qualche settimana ma già denso di avvenimenti e di frenesia, dovremmo seriamente iniziare a riflettere e a dibattere sul mondo del lavoro di oggi, fatto di angoscia per arrivare in tempo e di paura di non farcela. Di tempo che sentiamo di non avere o che, comunque, non sfruttiamo mai appieno. Un’immagine che suscita sentimenti tempestosi. Vale allora la pena tornare all’intestazione e riflettere sulla parola &#8220;deadline&#8221;: letteralmente si può tradurre in &#8220;linea della morte&#8221; o &#8220;linea mortale&#8221;. E questa traduzione, accostata al tema delle scadenze lavorative, fa un po&#8217; accapponare la pelle: stiamo sacrificando la nostra vita in nome del lavoro? Abbiamo bisogno che ci esplodano i fuochi d&#8217;artificio di fronte agli occhi per farci risvegliare dall&#8217;assuefazione lavorativa? Abbiamo ormai rinunciato a lavorare per vivere e siamo inevitabilmente tutti finiti con il vivere per lavorare?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/deadline-la-sensazione-dolce-amara-che-tutti-conosciamo/">Deadline, la sensazione dolce-amara che tutti conosciamo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/deadline-la-sensazione-dolce-amara-che-tutti-conosciamo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Black Friday, Cyber Monday e Green Friday: i mille volti del mese di novembre</title>
		<link>https://ventiblog.com/black-friday-cyber-monday-e-green-friday-i-mille-volti-del-mese-di-novembre/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/black-friday-cyber-monday-e-green-friday-i-mille-volti-del-mese-di-novembre/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[black friday]]></category>
		<category><![CDATA[cyber monday]]></category>
		<category><![CDATA[green friday]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=34446</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Black&#160;Friday&#160;e il Cyber&#160;Monday&#160;sono tra i momenti più attesi dell’anno da chi desidera fare acquisti online. Un modo, da un lato, per avviare le campagne di marketing per il periodo natalizio da parte dei commercianti e, dall’altro, un’occasione ghiotta per accaparrarsi qualche articolo che, fortemente scontato, sarebbe inavvicinabile per le tasche di un consumatore medio durante il resto dell’anno. E’ indubbio: le aziende e i negozi hanno trasformato questa giornata in una vera e propria macchina da soldi. Un giorno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/black-friday-cyber-monday-e-green-friday-i-mille-volti-del-mese-di-novembre/">Black Friday, Cyber Monday e Green Friday: i mille volti del mese di novembre</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Black&nbsp;Friday&nbsp;e il Cyber&nbsp;Monday&nbsp;sono tra i momenti più attesi dell’anno da chi desidera fare acquisti online. Un modo, da un lato, per avviare le campagne di marketing per il periodo natalizio da parte dei commercianti e, dall’altro, un’occasione ghiotta per accaparrarsi qualche articolo che, fortemente scontato, sarebbe inavvicinabile per le tasche di un consumatore medio durante il resto dell’anno. E’ indubbio: le aziende e i negozi hanno trasformato questa giornata in una vera e propria macchina da soldi.</p>



<p>Un giorno dedicato a qualcosa di soddisfacente: fare shopping. E allora perché si chiama “Venerdì nero”? Il termine Black&nbsp;Friday&nbsp;è stato coniato negli Stati Uniti ed indica il giorno seguente a quello del Ringraziamento, festa che si celebra ogni quarto giovedì di novembre. Secondo la tradizione, il Black&nbsp;Friday&nbsp;sarebbe nato negli anni Sessanta, quando i&nbsp;negozianti iniziarono ad applicare sconti allettanti verso la fine di novembre per incentivare gli acquisti in previsione del periodo natalizio. All’epoca, pare che i commercianti utilizzassero il colore rosso per annotare le perdite nei propri registri contabili, mentre quello nero per indicare i conti in attivo. Anche se il Black&nbsp;Friday&nbsp;è nato negli Stati Uniti, la sua notorietà è ormai globale. In Italia, il Black&nbsp;Friday&nbsp;si è diffuso notevolmente solamente in anni recenti, quando anche nel nostro Paese si è cercato di sfruttare questa occasione per dare un impulso alle vendite, perlopiù soffocate dalla crisi economica. Diverse aziende che operano nel settore del&nbsp;<em>digital&nbsp;market&nbsp;research</em>&nbsp;si sono interessate agli italiani e al loro atteggiamento riguardo a questa ricorrenza. Al Sud il Black&nbsp;Friday&nbsp;è più atteso che al Nord: nel Mezzogiorno ci si aspetta infatti un carrello più ricco (fino a cinque prodotti di media) e un budget di spesa più elevato. Secondo le stime, nel 2022 il volume di vendite in Italia durante i giorni del Black&nbsp;Friday&nbsp;è aumentato del +197% rispetto al Black&nbsp;Friday&nbsp;2021. Una crescita che manifesta l’interesse degli italiani verso le offerte online, in costante aumento dall’era pandemica. A dominare l’intero periodo di saldi dello scorso anno è stata principalmente l’elettronica di consumo (31% prodotti tecnologici, 10% elettrodomestici) ma si è registrata una crescita anche della categoria&nbsp;<em>Health &amp; Beauty&nbsp;</em>e dei prodotti per bambini. Dal punto di vista demografico, invece, sono stati i&nbsp;<em>Millennials&nbsp;</em>a guidare gli acquisti (50%), seguiti dalla&nbsp;<em>Gen&nbsp;X&nbsp;</em>(31%) e&nbsp;<em>GenZ&nbsp;</em>(15%).</p>



<p>Ma il Black&nbsp;Friday&nbsp;non è l’unico giorno in cui si possono fare buoni affari. Anche durante il cosiddetto Cyber&nbsp;Monday&nbsp;è possibile acquistare moltissimi articoli a prezzi vantaggiosi. Il Cyber&nbsp;Monday&nbsp;(in italiano letteralmente “Lunedì Virtuale”) si basa sullo stesso principio del Black&nbsp;Friday&nbsp;e deriva anch’esso – e come potrebbe essere altrimenti &#8211; da un’usanza americana. Coniato nel 2005 dalla&nbsp;<em>National Retail Federation&nbsp;</em>degli Stati Uniti, il Cyber&nbsp;Monday&nbsp;è il lunedì immediatamente successivo al Black&nbsp;Friday&nbsp;e, come avviene durante la giornata del “venerdì nero”, anche durante il Cyber&nbsp;Monday&nbsp;molti negozi offrono sconti su tantissimi prodotti (anche fino al 70%). Durante questa giornata sono soprattutto i negozi online che attuano sconti&nbsp;importanti, in particolare &#8211; come suggerisce il nome &#8211; su prodotti tecnologici. Al contrario dei saldi Black&nbsp;Friday, con il Cyber&nbsp;Monday&nbsp;non ci sono orari di apertura o chiusura, in quanto la maggior parte delle offerte sono valide per ventiquattro ore. Inoltre, siccome le vendite sono gestite online, non c’è un limite geografico per questa festività: è online ed è valida in ogni angolo del mondo. Per comprendere l’importanza del fenomeno, basta dare un’occhiata alla previsione di affari: nel 2023, si prevede che le vendite del Cyber&nbsp;Monday&nbsp;genereranno un fatturato di 13,7 miliardi di dollari, mentre nel 2022 le vendite del Cyber&nbsp;Monday&nbsp;sono cresciute del 5,8%, raggiungendo un fatturato totale di 11,3 miliardi di dollari. Lo sconto medio disponibile applicato sugli articoli durante il Cyber&nbsp;Monday, invece, è stato registrato al 30% negli Stati Uniti e al 27-28% nelle altre parti del mondo.</p>



<p>Non si può non riflettere sul fatto che, negli ultimi anni, si siano registrate sempre più iniziative di protesta e boicottaggio di queste giornate. Un venerdì (e un lunedì) nero per l’ambiente: secondo uno studio inglese, infatti, solo nel 2020, sono state emesse 429mila tonnellate di CO2. Il problema maggiore di questa giornata di sconti folli sta nella logistica. Gli acquisti del Black Friday, infatti, avvengono per la maggior parte online, e ciò presuppone un massiccio impiego di trasporto su strada. Oltre a questo, un altro enorme problema è rappresentato dagli imballaggi: nel mese di novembre si registra il più alto volume di rifiuti dell’anno secondo Greenpeace. In Europa &#8211; fortunatamente, mi verrebbe da dire &#8211; stiamo iniziando a preferire il Green Friday al Black Friday. Già da qualche anno, infatti, la consapevolezza in fatto di sostenibilità ha sollevato più di un dubbio su questa ricorrenza iper-consumistica tanto che, nel 2017, in Francia è nato un movimento di esplicito boicottaggio, il Green Friday appunto, che ha l’obiettivo di far diventare l’ultimo venerdì di novembre un giorno di riferimento per aumentare la consapevolezza, tramite azioni concrete e campagne a favore di un consumo sempre più responsabile. Sono infatti sempre più i brand che decidono di intraprendere azioni in aperto contrasto con il consumismo di queste giornate. Attraverso il Green Friday è possibile fare acquisti più ragionati, sviluppando una maggiore coscienza critica sia sui consumi sia sull&#8217;impatto ambientale di ciò che acquistiamo. Il Green Friday ci invita a fare questo: invece di partecipare all&#8217;acquisto per il prezzo più basso, sarebbe meglio pensare a come riutilizzare ciò che già abbiamo, o magari riportare in vita qualcosa che è già presente nelle nostre case. E perché no? Siamo tutti responsabili dell’impatto sociale e ambientale delle nostre scelte, ancora di più durante il mese di novembre.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/black-friday-cyber-monday-e-green-friday-i-mille-volti-del-mese-di-novembre/">Black Friday, Cyber Monday e Green Friday: i mille volti del mese di novembre</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/black-friday-cyber-monday-e-green-friday-i-mille-volti-del-mese-di-novembre/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli italiani e le letture estive: tra nuovi trend e vecchie abitudini</title>
		<link>https://ventiblog.com/gli-italiani-e-le-letture-estive-tra-nuovi-trend-e-vecchie-abitudini/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/gli-italiani-e-le-letture-estive-tra-nuovi-trend-e-vecchie-abitudini/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=34287</guid>

					<description><![CDATA[<p>Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano. Perché leggiamo? Sono davvero moltissime le ricerche scientifiche che negli anni si sono dedicate a trovare le risposte a queste domande, dimostrando nei vari contesti quali potessero essere i numerosi benefici del leggere. Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano: le prime tavolette incise di nostra conoscenza risalgono al terzo millennio a.C., e da quel momento la storia del libro si è evoluta passando da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/gli-italiani-e-le-letture-estive-tra-nuovi-trend-e-vecchie-abitudini/">Gli italiani e le letture estive: tra nuovi trend e vecchie abitudini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano. Perché leggiamo? Sono davvero moltissime le ricerche scientifiche che negli anni si sono dedicate a trovare le risposte a queste domande, dimostrando nei vari contesti quali potessero essere i numerosi benefici del leggere. Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano: le prime tavolette incise di nostra conoscenza risalgono al terzo millennio a.C., e da quel momento la storia del libro si è evoluta passando da papiri, manoscritti, libri stampati a caratteri mobili, per poi diramarsi nelle varianti contemporanee come ebook e audiolibri. Ad oggi, possiamo affermare che nella storia non ci sono mai state così tante persone in grado di leggere quante oggi. Eppure, quante di queste persone possono dichiararsi “veri” lettori?</p>



<p>Ci troviamo di fronte, in effetti, ad una vero e proprio trend di “lettori stagionali”. L’estate sta finendo, diceva una famosissima canzone, e sì sa, mai come d’estate le persone tornano a leggere. Come se nella restante parte dell’anno andassero in letargo e si risvegliassero solo con l’allungarsi delle giornate. Si sa, la lista dei “libri perfetti da leggere in vacanza” è un <em>must</em> di tutte le riviste, declinato in ogni salsa possibile e immaginabile: i libri leggeri da portare in campeggio, i libri rinfrescanti da leggere al mare, quelli introspettivi da leggere in montagna e quelli finto-impegnati. Basta dare un’occhiata ai primi risultati che escono su qualunque motore di ricerca: “I 25 libri da leggere in vacanza” (Vanity Fair); “I libri più belli da portare in vacanza” (Donna Moderna); “Libri estate 2023, i 15 titoli secondo i book influencer” (IoDonna); “Oltre 280 libri da leggere per l&#8217;estate 2023” (ilLibraio.it).</p>



<p>Ma questi elenchi sono davvero utili? Se nessuno legge durante l’anno, magari mentre è seduto in coda dal medico o sui mezzi pubblici, perché mai dovrebbe leggere in spiaggia, o in montagna tra una mangiata in rifugio e una gita in quota? Tralasciando il peso materiale dei libri, che con le attuali limitazioni di peso delle compagnie low cost diventano un bene di lusso, mi viene da pensare che gli italiani in vacanza leggano, certo, ma come se leggere in vacanza si fosse trasformato in una specie di <em>status quo</em>. E poi: cosa leggere? Portando avanti l’equivoco secondo cui si legge per farsi una cultura, il mercato editoriale si è scavato una fossa da cui difficilmente uscirà. La verità è che non c’è niente di male a leggere libri poco impegnati: Sophie Kinsella, che io sappia, non ha mai attentato alla vita di nessuno, anzi. L&#8217;estate, quindi, sembra che per gli italiani sia il momento giusto per riprendere un&#8217;abitudine che per vari motivi durante l&#8217;anno sembra difficile. Gli italiani hanno più tempo libero e, perché no, più possibilità di arricchirsi culturalmente grazie alle numerose iniziative che si svolgono nelle calde piazze di città e paesi. D’estate, peraltro, si può godere di molta più luce naturale; si hanno a disposizione lunghe ore di luce anche la sera, usciti da lavoro o dopo cena, e questo dona molte più energie e voglia di fare. Non parliamo, poi, degli studenti e dell’improvviso tempo libero di cui si trovano a godere per tre mesi.</p>



<p>Se estate è sinonimo di libri (con tutte le sfaccettature del caso), c’è un altro fenomeno che – ahimè – parrebbe essere tornato in auge, anche e soprattutto durante i mesi estivi: sto parlando del fenomeno della pirateria di libri stampati, ebook e audiolibri. Come evidenziato dalla ricerca di Ipsos (società multinazionale di ricerche di mercato) del 2022, presentata durante un incontro organizzato da Gli Editori – accordo di consultazione tra l’Associazione Italiana Editori (AIE) e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) – il fenomeno – rinvigoritosi specialmente durante e dopo il periodo della pandemia &#8211; priva il mondo del libro di ben 771 milioni di euro di fatturato, pari al 31% del valore complessivo del mercato (al netto di editoria scolastica ed export). Per il nostro Paese, conteggiando quindi anche le attività collegate a partire dalla logistica, i servizi e altro ancora, questo si tradurrebbe in una perdita di 1,88 miliardi di fatturato e in un mancato gettito fiscale di 322 milioni di euro. La filiera del libro avrebbe perso circa 5.400 posti di lavoro. Il fenomeno coinvolgerebbe più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 35%), il 56% dei professionisti e l’81% degli studenti universitari. Per questi motivi, Gli Editori hanno chiesto al governo di intervenire: “<em>Leggere, ascoltare o addirittura distribuire libri e audiolibri piratati significa contribuire a un fenomeno che toglie risorse economiche e posti di lavoro all’editoria, introiti fiscali allo Stato e che riduce le opportunità per i giovani creativi di poter vivere del loro lavoro grazie ai diritti d’autore</em>”, ha spiegato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi. “<em>Le persone ne devono essere coscienti, e consapevoli che possono essere chiamate a rispondere per gli atti illeciti che compiono: su questo serve l’impegno delle istituzioni. La pirateria colpisce tutte le industrie creative italiane – editoria libraria e periodica, tv, cinema, musica – e laddove si sono avviate efficaci campagne di contrasto, come sugli abbonamenti alle tv a pagamento, i risultati iniziano a farsi vedere</em>”. Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 36 milioni di copie l’anno (stampa e digitale), per un mancato fatturato di 423 milioni di euro. I numeri sono allarmanti: le copie (stampa e digitale) perse nel settore universitario sono 6 milioni, pari a un fatturato di 230 milioni di euro; quelle nel settore professionale – libri a stampa, digitali e banche dati – sono pari a 2,8 milioni di copie, con una perdita a valore di 118 milioni di euro. Leggere sì, dunque, ma a quale costo? E, soprattutto, ad ogni costo?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/gli-italiani-e-le-letture-estive-tra-nuovi-trend-e-vecchie-abitudini/">Gli italiani e le letture estive: tra nuovi trend e vecchie abitudini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/gli-italiani-e-le-letture-estive-tra-nuovi-trend-e-vecchie-abitudini/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le stelle d&#8217;estate: dieci anni senza Margherita Hack</title>
		<link>https://ventiblog.com/le-stelle-destate-dieci-anni-senza-margherita-hack/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/le-stelle-destate-dieci-anni-senza-margherita-hack/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[margherita hack]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=33925</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’estate è per ognuno di noi un ricordo: non per forza piacevole, esistono anche gli animali invernali e ahimè, bisogna farsene una ragione. Ricordi, comunque, l’estate ne porta: profumi, sensazioni, luci. Per chi come me ha passato – e passa &#8211; buona parte dei mesi estivi in territori montani, l’estate significa albe tiepide, acquazzoni improvvisi, verde accecante e notti limpide. Estate è, soprattutto, la stagione dei cieli stellati: tra i ricordi più amati, ci sono quelli delle notti estive, circondata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/le-stelle-destate-dieci-anni-senza-margherita-hack/">Le stelle d&#8217;estate: dieci anni senza Margherita Hack</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">L’estate è per ognuno di noi un ricordo: non per forza piacevole, esistono anche gli animali invernali e ahimè, bisogna farsene una ragione. Ricordi, comunque, l’estate ne porta: profumi, sensazioni, luci.</p>



<p>Per chi come me ha passato – e passa &#8211; buona parte dei mesi estivi in territori montani, l’estate significa albe tiepide, acquazzoni improvvisi, verde accecante e notti limpide.</p>



<p>Estate è, soprattutto, la stagione dei cieli stellati: tra i ricordi più amati, ci sono quelli delle notti estive, circondata dalle montagne, col naso all’insù. Quegli attimi di tempo sospeso in cui non riesci ad abbassare lo sguardo, e ti chiedi se siano passate ore o minuti, distesa tra i ciuffi taglienti di erba umida.</p>



<p>Non so per quale motivo le notti stellate mi attraggano così tanto: credo sia una questione di onnipotenza, di consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa di perfetto e che, per quanto tu ti possa impegnare, non potrà essere cambiato. E’ un po&#8217; la stessa sensazione che si prova di fronte alle coincidenze della vita, o – per parlare di cose spicce &#8211; ai mandarini. Alla perfezione simmetrica, dell’uno e dell’altro.</p>



<p>E poi c’è l’insostenibile fatto di trovarsi di fronte a qualcosa di incredibilmente storico: qualcosa che trasuda conoscenze e vecchie tradizioni (e, perché no, soluzioni). &nbsp;</p>



<p>L’osservazione del cielo ha sempre avuto un notevole fascino sull’uomo: dagli Egizi agli Aztechi fino ai giorni nostri le stelle, il sole, la luna ed i fenomeni loro connessi (eclissi, comete, stelle cadenti),&nbsp; hanno attirato l’attenzione&nbsp;dell’essere umano. Se nel ventunesimo secolo gli astrofisici hanno studiato lo spettro luminoso delle stelle per aggiungere qualche tassello in più alla conoscenza scientifica, c’è ancora&nbsp; chi crede all’influenza delle costellazioni zodiacali sul carattere dell’uomo e su quella che sarà l’evoluzione della propria vita.</p>



<p>La più bella stellata della mia vita l’ho vista nel deserto del Wadi Rum, in Giordania. Distese a perdita d’occhio di minuscoli punti luminosissimi, circondata solo da oscurità sconfinata. Le più familiari, però, sono sempre state quelle in montagna, a volte offerte senza nulla in cambio, altre volte ricercate con infinita pazienza. Ho guardato le stelle ad occhio nudo, non capendoci molto, e col telescopio di chi, come il mio fidanzato, ha fatto dell’astronomia, della fisica e di tutte quelle cose che noi umanisti fatichiamo a capire quasi una ragione di vita, capendoci ancora meno. La maggior parte di noi ha perso la possibilità di vivere l’esperienza di una stellata in una notte veramente buia e limpida; alcuni di noi – i più giovani – forse non l’hanno addirittura mai avuta. L’inquinamento luminoso, non solo nelle città, ma anche nelle campagne dei paesi industrializzati, rende impossibile la visione delle stelle più deboli (quelle più numerose!), della Galassia e la percezione, attraverso la differenza di luminosità delle stelle, della “profondità” del cielo. La sfida mentale di immaginare distanze che il nostro senso comune non riesce a comprendere, di pesare il vuoto cosmico con la distribuzione di materia e di luce, la difficoltà di confrontarsi con l’ignoto.</p>



<p>L’astronomia continua a esercitare oggi lo stesso fascino irresistibile e primordiale che spinse i primi uomini ad ammirare il cielo stellato e a confrontarsi con le misteriose profondità del cosmo. Se da un lato il fascino dell’astronomia è rimasto inalterato lungo la millenaria storia dell’umanità, la scienza astronomica si è evoluta enormemente dai tempi dei primi filosofi-astronomi ionici fino all’attuale epoca dei grandi telescopi terrestri e spaziali.</p>



<p>L’astrofisica, invece, rappresenta la disciplina che più ci avvicina alla domanda finale, l’ultima di tante, anzi la prima di tutte: Come è nato l’universo? Come finirà? Come funziona? E perché? Per usare un’espressione un po’ abusata, la fisica è la madre di tutte le scienze. Il primo periodo di vita dell’universo è stato unicamente determinato dalle leggi fisiche; chimica, genetica, botanica, zoologia, psicologia, che hanno dovuto attendere lo sviluppo di una vita più complessa.</p>



<p>Poche settimane fa, il 29 giugno 2023, è ricorso il decimo anniversario dalla morte di Margherita Hack, colei che è stata definita “la signora delle stelle”. Prima donna italiana a dirigere un osservatorio astronomico (quello di Trieste, dal 1964 al 1987), durante la Seconda Guerra Mondiale aveva mosso i primi passi da astrofisica all&#8217;Osservatorio di Arcetri. Resta indelebile il segno che ha lasciato come astronoma e divulgatrice. Spettroscopista stellare, ha curato lavori importanti in particolare sulle stelle binarie – cioè due stelle che appaiono vicine, ma che possiedono in verità distanze molto differenti dal Sole-, ambito per cui già negli anni Cinquanta del Novecento ha avuto intuizioni che sono state in seguito confermate (tra le altre, anche dal telescopio spaziale International Ultraviolet Explorer (IUE), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Gran Bretagna e attivo per sedici anni). Margherita Hack è nota, specie negli ultimi decenni della sua vita, anche per la sua infaticabile opera di divulgatrice, complice un’impareggiabile parlantina e la capacità di rendere chiari concetti assai complessi senza tuttavia mai banalizzarli. Sempre nella fase ultima della sua vita, Margherita Hack ha raccontato sempre con grande gusto e ironia le battaglie affrontate nel corso della vita per imporsi, lei donna, nel mondo accademico, soprattutto nei primi anni della carriera.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“<em>E’ così bello fissare il cielo e accorgersi di come non sia altro che un vero e proprio immenso laboratorio di fisica che si srotola sulle nostre teste</em>”.</p><p>“<em>Tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle [… ] per cui noi siamo veramente figli delle stelle</em>”.</p></blockquote>



<p>Con la speranza che, come ci insegna Margherita Hack, in queste sere limpide d’estate, ognuno di noi possa, naso all’insù, innamorarsi del mistero che ci circonda e della sua bellezza inafferrabile.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/le-stelle-destate-dieci-anni-senza-margherita-hack/">Le stelle d&#8217;estate: dieci anni senza Margherita Hack</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/le-stelle-destate-dieci-anni-senza-margherita-hack/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La “Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati”, crimine di guerra e contro l’umanità</title>
		<link>https://ventiblog.com/la-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sessuale-nei-conflitti-armati-crimine-di-guerra-e-contro-lumanita/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/la-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sessuale-nei-conflitti-armati-crimine-di-guerra-e-contro-lumanita/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=33782</guid>

					<description><![CDATA[<p>A sedici mesi dall’inizio della guerra in Ucraina, leggiamo sempre più spesso segnalazioni di crimini di guerra e contro i civili; tra questi, hanno senza dubbio colpito l’opinione pubblica i racconti e le testimonianze di violenze sessuali.&#160; Ieri, 19 giugno, ricorreva la “Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati”. Introdotta proprio il 19 giugno del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la ricorrenza ha sin da principio avuto il duplice obiettivo di porre fine a questa pratica disumana [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sessuale-nei-conflitti-armati-crimine-di-guerra-e-contro-lumanita/">La “Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati”, crimine di guerra e contro l’umanità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">A sedici mesi dall’inizio della guerra in Ucraina, leggiamo sempre più spesso segnalazioni di crimini di guerra e contro i civili; tra questi, hanno senza dubbio colpito l’opinione pubblica i racconti e le testimonianze di violenze sessuali.&nbsp;</p>



<p>Ieri, 19 giugno, ricorreva la “Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati”. Introdotta proprio il 19 giugno del 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la ricorrenza ha sin da principio avuto il duplice obiettivo di porre fine a questa pratica disumana e di onorare le migliaia di vittime della violenza sessuale nei conflitti.</p>



<p>La data del 19 giugno è stata scelta perché coincide con l’adozione della Risoluzione 1820 del 2008 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha riconosciuto la violenza sessuale come una strategia di guerra e come una minaccia alla pace e alla sicurezza mondiali. Nella Risoluzione, non solo si riconosce che lo stupro e le altre forme di violenza sessuale costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità ma, bensì, se ne chiede l’immediata e completa cessazione da parte di tutti gli attori coinvolti in un conflitto armato.&nbsp;</p>



<p>Il tema – nonostante noi occidentali tendiamo a volerci convincere del contrario – è attuale. Come ha osservato l’ex Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, “<em>La violenza sessuale rappresenta una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale, una grave violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, e uno dei principali ostacoli nel post-conflitto per la riconciliazione e lo sviluppo economico</em>” ed è riconosciuta come “<em>una strategia deliberata per distruggere, controllare e intimidire le comunità”.</em></p>



<p>La violenza sessuale, come rilevato dal Rapporto della Commissione Internazionale d&#8217;Inchiesta sul Darfur del 2005 – che definisce lo stupro come qualsiasi invasione fisica di natura sessuale perpetrata senza il consenso della vittima, cioè con la forza o la coercizione, come quella causata dal timore di violenza, dalla costrizione, dalla detenzione &#8211; &#8220;<em>può essere sia un crimine di guerra, se commesso in tempo di conflitto armato internazionale o interno, sia un crimine contro l&#8217;umanità, se fa parte di un attacco diffuso o sistematico contro i civili</em>. &#8220;</p>



<p>Parte del volto della guerra e dei conflitti è sempre stato quello relativo all’uso della violenza sessuale come mezzo per raggiungere fini economici, politici e militari. Il motivo? Lo stupro è un&#8217;arma silenziosa, poco costosa e molto efficace. È in grado di produrre danni psicologici irreversibili, sia per la persona che lo ha subito sia per la comunità – non si dimentichi, peraltro, che molti casi rimangono non denunciati a causa della delicatezza del tema e dello stigma che lo accompagna. Come ha realisticamente e drammaticamente ricordato Luis Moreno Ocampo, in relazione a quanto accaduto in Darfur, &#8220;<em>lo stupro è usato per uccidere la volontà, lo spirito e la vita stessa</em>&#8220;.</p>



<p>La Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati offre lo spunto per riflettere anche su un’altra tematica. L’accostamento del concetto di genocidio a questo tipo di violenza è emerso per la prima volta nel 1998 nell’ambito del procedimento contro Jean-Paul Akayesu da parte del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda: la violenza sessuale è un crimine che può contribuire a distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in particolare attraverso atti materiali denominati “<em>lesioni gravi all’integrità fisica e mentale dei membri del gruppo</em>” e nelle “<em>misure destinate a impedire la riproduzione del gruppo</em>”. Nella giurisprudenza internazionale, la sterilizzazione forzata, il controllo delle nascite, il divieto di matrimonio, la segregazione dei sessi e le mutilazioni sessuali sono state ritenute le forme più evidenti dell’intento di rimozione della capacità riproduttiva di un gruppo. Ad esempio, il Tribunale Penale per la ex Jugoslavia ha definito l’inseminazione forzata come “<em>la reclusione di una donna sottoposta a stupro con lo scopo di alterare la composizione etnica del gruppo</em>”. In particolare, nella sentenza <em>Karadžić and Mladić</em>, si è affermato che in alcuni campi di prigionia si praticava lo stupro allo scopo di generare figli di origine serba; le donne venivano poi recluse per impedire l’aborto.</p>



<p>I conflitti mondiali hanno permesso di portare all’attenzione dei tribunali internazionali tutte queste tematiche. La giurisprudenza penale internazionale ha peraltro fatto rientrare nella definizione di “violenza sessuale” nei conflitti non solo l’atto sessuale stesso, bensì anche le offese verbali di carattere sessuale, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata e qualsiasi altra forma di violenza sessuale direttamente o indirettamente collegata (temporalmente, geograficamente o causalmente) a un conflitto.&nbsp;</p>



<p>Nelle guerre civili dell’ultimo secolo, più del 90% delle vittime sono state civili e, in tali circostanze, le donne e i bambini sono stati particolarmente esposti alla violenza sessuale. Ma qualcosa negli ultimi vent’anni sta cambiando, quantomeno sul piano politico e istituzionale. L’ONU ha anche varato, nel 2007, il primo programma di contrasto di caratura internazionale: <em>l’UN Action Against Sexual Violence in Conflict</em>, una piattaforma in cui convergono 24 diverse entità delle Nazioni Unite con il fine di contrastare la violenza sessuale nei conflitti attraverso la prevenzione, la tutela dei sopravvissuti e il perseguimento dei responsabili.</p>



<p>La violenza sessuale è una delle violazioni dei diritti umani più diffuse nel mondo: mi piace pensare che la Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati sia un modo per esprimere solidarietà verso tutte le vittime (donne, ragazze, uomini e ragazzi) che lottano per vivere – semplicemente &#8211; in dignità e pace, serrati da crisi umanitarie, e per cambiare l’approccio di ognuno di noi nei confronti di questa “<em>epidemia silenziosa</em>”.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/la-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sessuale-nei-conflitti-armati-crimine-di-guerra-e-contro-lumanita/">La “Giornata internazionale contro la violenza sessuale nei conflitti armati”, crimine di guerra e contro l’umanità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/la-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sessuale-nei-conflitti-armati-crimine-di-guerra-e-contro-lumanita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pillola contraccettiva e Prep gratuite: la storica decisione dell’AIFA</title>
		<link>https://ventiblog.com/pillola-contraccettiva-e-prep-gratuite-la-storica-decisione-dellaifa/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/pillola-contraccettiva-e-prep-gratuite-la-storica-decisione-dellaifa/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 04:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://ventiblog.com/?p=33583</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pillola contraccettiva e i farmaci di prevenzione per non contrarre il virus dell’Hiv saranno forniti gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno. Finalmente! È la storica decisione presa qualche giorno fa dal Comitato prezzi e rimborsi dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), in occasione della giornata nazionale per la salute della donna. Facciamo un passo indietro: il 22 aprile si celebra in Italia la Giornata nazionale della salute della donna, istituita e promossa su iniziativa del ministero della Salute e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/pillola-contraccettiva-e-prep-gratuite-la-storica-decisione-dellaifa/">Pillola contraccettiva e Prep gratuite: la storica decisione dell’AIFA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La pillola contraccettiva e i farmaci di prevenzione per non contrarre il virus dell’Hiv saranno forniti gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno. Finalmente! È la storica decisione presa qualche giorno fa dal Comitato prezzi e rimborsi dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), in occasione della giornata nazionale per la salute della donna.</p>



<p>Facciamo un passo indietro: il 22 aprile si celebra in Italia la Giornata nazionale della salute della donna, istituita e promossa su iniziativa del ministero della Salute e della Fondazione Atena Onlus. La Giornata &#8211; giunta quest&#8217;anno alla settima edizione &#8211; è un’occasione per porre al centro dell’attenzione i temi legati alla salute della donna e alla sua tutela, dalla promozione di comportamenti sani all’accesso alle cure sul territorio e alla prevenzione.</p>



<p>Tornando alla notizia &#8211; balzata in apertura di tutti i siti e giornali italiani anche per le sue grandi implicazioni politiche -, no, non è un’esercitazione: la pillola contraccettiva sarà davvero rimborsabile, senza alcun limite d’età. Allo stesso modo, l’AIFA ha stabilito che il SSN dovrà rimborsare anche le spese, a tutti e tutte e senza limiti di età, per i farmaci necessari alla cosiddetta “Prep”, cioè la profilassi pre-esposizione al virus dell’Hiv.</p>



<p>La gratuità della pillola non è però ancora effettiva: manca ancora il sì del Consiglio di amministrazione dell’Agenzia, atteso per il prossimo mese di maggio, e la pubblicazione in Gazzetta.</p>



<p>Ad oggi, le pillole contraccettive sono classificate in fascia C: ciò significa che sono interamente a carico del cittadino e hanno un prezzo libero, deciso dall’azienda farmaceutica e ritoccabile ogni due anni. La decisione di AIFA porrà alcune pillole contraccettive in fascia A, rendendole prescrivibili su ricettario regionale. Non tutti lo sanno, ma la situazione in Italia non è ovunque uguale: fino a oggi la pillola anticoncezionale era già gratuita in cinque Regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Puglia e Lazio) e in una Provincia autonoma (Trento) attraverso i consultori, ma solo per una specifica fascia d’età e con diverse restrizioni.</p>



<p>Una decisione storica, dunque, che riconosce finalmente il diritto alla contraccezione gratuita e consapevole. Non è di secondaria importanza il fatto che le pillole anticoncezionali abbiano comportato sinora una spesa, talvolta non indifferente. Questo non solo quando la pillola viene utilizzata come anticoncezionale, ma anche come cura per patologie molto diffuse (quale, ad esempio, la sindrome dell&#8217;ovaio policistico).</p>



<p>La decisione dell’AIFA è un faro nella notte: potenzialmente, potrebbe favorire i ceti più deboli della popolazione e portare, finalmente, a una crescita di civiltà e a una nuova attenzione verso la salute sessuale.</p>



<p>Che questo passo in avanti non sia un’isola in mezzo al mare: la speranza è che sia accompagnato da altri interventi, come l’implementazione di una campagna informativa e formativa sulla sessualità responsabile e delle strutture consultoriali.</p>



<p>Per Mario Puiatti, presidente AIED, “<em>con la decisione attuale dell’AIFA, viene restituita fiducia sulla sicurezza di un farmaco usato da decenni da milioni di donne, ma soprattutto si restituisce alla contraccezione il ruolo prioritario per la tutela della salute e del benessere delle donne e delle ragazze. Ora è importante potenziare il ruolo dei consultori, che devono essere pronti ad assistere le donne e soprattutto le adolescenti che vogliono usare la contraccezione orale</em>”.</p>



<p>Da destinataria della decisione, mi sento di dire che ci troviamo di fronte a una scelta inequivocabile, che va in una precisa direzione. Il tema è a forte (se non <em>fortissimo</em>) impatto sociale: sarà questa l’occasione per attivare una informazione corretta e contribuire ad una maggiore consapevolezza degli italiani sulla salute sessuale? Ricordiamo che, all’alba del 2023, l’Italia è ancora fanalino di coda per quanto riguarda l’educazione sessuale nelle scuole, essendo una delle pochissime nazioni in Europa, insieme a Cipro, Bulgaria, Polonia, Romania e Lituania, prive di programmi curricolari nel merito. Come ribadito dall’UNESCO nel “Comprehensive sexuality education (CSE) country profiles” del 2023, quello all’educazione affettiva e sessuale è un diritto dell’essere umano, che non afferisce soltanto all’ambito dell&#8217;istruzione, ma proprio alla salute, con lo scopo preciso di “<em>sviluppare relazioni sociali e sessuali basate sul rispetto</em>”.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/pillola-contraccettiva-e-prep-gratuite-la-storica-decisione-dellaifa/">Pillola contraccettiva e Prep gratuite: la storica decisione dell’AIFA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://ventiblog.com/pillola-contraccettiva-e-prep-gratuite-la-storica-decisione-dellaifa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
