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	<title>Marilù Greco &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Aenigma, uno spruzzo di italianità a Mosca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 06:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Va bene, Mosca non sarà certamente dietro l&#8217;angolo e a portata di mano per tutti, ma per chi si trovasse in questo periodo da quelle parti, é bene che sappia che potrebbe trovare uno spruzzo di italianitá anche lì. A Mosca infatti dal 14 al 23 aprile 2016 la Facoltà di Comunicazione, Media e Design HSE Univeristy, in collaborazione con l&#8217;Ufficio Internazionale della Facoltà di Scienze Economiche di Mosca, presenta Aenigma, progetto fotografico diviso in tre capitoli: Childhood, Age of Light [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, Mosca non sarà certamente dietro l&#8217;angolo e a portata di mano per tutti, ma per chi si trovasse in questo periodo da quelle parti, é bene che sappia che potrebbe trovare uno spruzzo di italianitá anche lì. A Mosca infatti<strong> dal 14 al 23 aprile 2016 la</strong> <strong>Facoltà di Comunicazione, Media e Design HSE Univeristy</strong>, in collaborazione con l&#8217;Ufficio Internazionale della Facoltà di Scienze Economiche di Mosca, <strong>presenta Aenigma</strong>, <strong>progetto fotografico diviso in tre capitoli: <em>Childhood, Age of Light e Earth</em></strong>.<br />
L&#8217;autore di questo progetto fotografico é il napoletano <a href="http://www.eduardofiorito.com/?p=100408"><strong>Eduardo Fiorito</strong>,</a> esperto di multimedia, video-arte e fotografia.</p>
<blockquote><p>&#8220;Nelle sue immagini irrompono il sogno, la fantasia, l’inquietudine del nostro tempo. Ciò che documenta non sono tanto le cose, i paesaggi, i volti come siamo abituati a percepirli, ma piuttosto la parte di mistero a cui essi alludono e che fa emergere scarnificando forme, illividendo colori, rielaborando il mondo sensibile. Sorge così la percezione dell’attimo che non passa e che confina con l’eterno, il senso della storia, il suo significato.&#8221;</p></blockquote>
<div>La mostra fotografica é un vero e proprio biglietto d&#8217;ingresso in una dimensione onirica sfumata ed eterna, in cui é possibile trovare un rifugio sicuro dagli affanni della quotidianità.<br />
L&#8217;attimo di uno scatto si scontra con l&#8217;eterno ed é assorbito in esso.<br />
L&#8217;eterno, rappresentato in chiave onirica, é rappresentato da una natura sacrale e misterica che muore e nasce ogni giorno in un cerchio della vita che non si cura dei nostri turbamenti e delle nostre struggenze interiori. L&#8217;eterno non si esaurisce però con la sacralità della natura, perché é rappresentato anche dalle opere monumentali che assorbono la bellezza di una storia millenaria di fronte alla quale l&#8217;uomo, piccolo e inerme, adulto e bambino é testimone e attento scrutatore.</div>
<div></div>
<div>L&#8217;arte di Eduardo Fiorito riesce a cogliere nell&#8217;istantaneità di un momento la bellezza di un&#8217;eternalità presente, passata e futura, diventando così enigma di una bellezza che é stato capace di immortalare nella maniera più sfumata ed evanescente possibile, lasciando note di nostalgia e permettendoci di entrare in una dimensione in cui siamo assorbiti perché, in fondo, parte integrante di essa.</div>
<div></div>
<p>Restano pochi giorni quindi (la mostra é fino al 23 Aprile), per chi si trovasse da quelle parti, per approfittare di una mostra che senza dubbio vi lascerá ammaliati.</p>
<div>
<div>
<p>L&#8217;ingresso è libero su richiesta all&#8217;indirizzo <a href="mailto:dnikolyuk@hse.ru">dnikolyuk@hse.ru</a></p>
<p>[vc_gallery type=&#8221;image_grid&#8221; columns=&#8221;5&#8243; images=&#8221;8616,8617,8618,8619,8620,8621,8622,8623,8625,8626&#8243; onclick=&#8221;link_image&#8221; custom_links_target=&#8221;_self&#8221; img_size=&#8221;100&#215;100&#8243;]</p>
</div>
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		<title>Fotocopie&#8230; che passione!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2016 09:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[STARTUP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con  l&#8217;inizio del nuovo semestre universitario chi di noi non sará inondato di pagine e pagine di fotocopie da stampare? Sia che si stampino a casa che in copisteria, le fotocopie costituiscono un problema comune. A casa spendere fiumi e fiumi di toner non è mai ideale, soprattutto per il portafoglio, e andare in copisteria spesso si rivela noioso soprattutto per le code che si formano rapidamente e ci attanagliano per pomeriggi interi. Si può evitare tutto ciò? Da oggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con  l&#8217;inizio del nuovo semestre universitario chi di noi non sará inondato di pagine e pagine di fotocopie da stampare?<br />
Sia che si stampino a casa che in copisteria, le fotocopie costituiscono un problema comune.<br />
A casa spendere fiumi e fiumi di toner non è mai ideale, soprattutto per il portafoglio, e andare in copisteria spesso si rivela noioso soprattutto per le code che si formano rapidamente e ci attanagliano per pomeriggi interi.<br />
Si può evitare tutto ciò?<br />
Da oggi sì, grazie alla brillante idea di due startupper italiani che hanno ideato il sito <a href="http://fotocopiagratis.it/">Fotocopiagratis.it</a> per rispondere alle esigenze di migliaia di studenti (e non solo) che si trovano a dover stampare pagine su pagine al giorno.</p>
<h5>Come funziona Fotocopagratis?</h5>
<p>Il sistema di Fotocopiegratis funziona così: basta semplicemente registrarsi sul sito e con un semplice clic si potranno stampare e fotocopiare gratuitamente i testi nelle varie copisterie d&#8217;Italia, che stanno diventando sempre più numerose. Il servizio è infatti presente a <strong>Napoli, Roma, Perugia, Firenze, Modena, Bologna, Padova, Genova, Milano </strong>e<strong> Torino</strong>).</p>
<figure id="attachment_8001" aria-describedby="caption-attachment-8001" style="width: 829px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-8001 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12509104_1945205202371847_2817112769627712676_n.png" alt="12509104_1945205202371847_2817112769627712676_n" width="829" height="315" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12509104_1945205202371847_2817112769627712676_n.png 829w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12509104_1945205202371847_2817112769627712676_n-300x114.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12509104_1945205202371847_2817112769627712676_n-768x292.png 768w" sizes="(max-width: 829px) 100vw, 829px" /><figcaption id="caption-attachment-8001" class="wp-caption-text">https://www.facebook.com/fotocopiagratis/?fref=ts</figcaption></figure>
<p>Dopo la registrazione si acquista una tessera personale dal costo di 5€ da ritirare presso la copisteria convenzionata più vicina, subito dopo sarà possibile stampare i propri file, stabilendo online anche l&#8217;orario in cui passare a ritirare le fotocopie. Sul sito é possibile inoltre dare origine a una vera e propria community in cui caricare i file da stampare, condividere note e appunti con i proprio colleghi.</p>
<h5>Benefici per tutti: studenti, copisterie e sponsor!</h5>
<figure id="attachment_8000" aria-describedby="caption-attachment-8000" style="width: 853px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-8000 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/11110472_1834135560145479_3453375060270484624_n.png" alt="11110472_1834135560145479_3453375060270484624_n" width="853" height="315" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/11110472_1834135560145479_3453375060270484624_n.png 853w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/11110472_1834135560145479_3453375060270484624_n-300x111.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/11110472_1834135560145479_3453375060270484624_n-768x284.png 768w" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" /><figcaption id="caption-attachment-8000" class="wp-caption-text">https://www.facebook.com/fotocopiagratis/?fref=ts</figcaption></figure>
<p>Questa idea farà risparmiare addirittura un milione e mezzo di euro per anno accademico, facendo trarre un profitto a tutti gli operatori in questo settore. Le fotocopie sono infatti sì gratis, con il limite di 25 pagine al giorno e 1000 all&#8217;anno (superato il limite, il costo di ciascuna copia risulta comunque agevolato), ma nascondono un profitto comune a tutti gli operatori del settore: in primo luogo per gli studenti, che pagano meno le fotocopie; per le copisterie, che aumentano il loro numero di clienti, e per lo sponsor, perché le fotocopie sono un ottimo veicolo promozionale.</p>
<h5>Come è nata l&#8217;idea?</h5>
<figure id="attachment_7998" aria-describedby="caption-attachment-7998" style="width: 851px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-7998 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12247169_1919461118279589_3224441036436044474_n.png" alt="12247169_1919461118279589_3224441036436044474_n" width="851" height="315" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12247169_1919461118279589_3224441036436044474_n.png 851w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12247169_1919461118279589_3224441036436044474_n-300x111.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/02/12247169_1919461118279589_3224441036436044474_n-768x284.png 768w" sizes="(max-width: 851px) 100vw, 851px" /><figcaption id="caption-attachment-7998" class="wp-caption-text">https://www.facebook.com/fotocopiagratis/?fref=ts</figcaption></figure>
<p>Questa idea, a dir poco geniale, é stata pensata da uno dei founders, Andrea Geremia, tre anni fa, quasi per caso, quando a New York vide delle strisce pedonali grigie di cui una, di colore bianco, recava il nome di un famoso detersivo americano e gli fece pensare alle nuove frontiere dell&#8217;advertising.</p>
<div>Questa start-up, tutta italiana, promette di evolversi e svilupparsi ancor di più, apportando gli stessi servizi a chi studia su Ebook e E-reader. Insomma una vera e propria diffusione di saperi in tutti i modi e con tutte le forme, dal digitale alla carta e dalla carta al digitale, come in questo caso. E, tutto questo, in cambio di un po&#8217; di pubblicità! E allora, perché non farla?</div>
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		<title>Dissesto idrogeologico in Calabria: contrasti e armi a doppio taglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2015 09:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dissesto idrogeologico in Calabria: contrasti e armi a doppio taglio &#8211; Tentare di descrivere con un articolo la bellezza del territorio calabrese non porterebbe che a un sicuro fallimento. Come descrivere la bellezza di una regione dal territorio aspro e dolce allo stesso tempo, che eccelle nel mare come nella montagna e che presenta caratteristiche così varie e numerose da risultare (ahimè) ignote agli stessi abitanti che la popolano? Premesso il fallimento dell’ambizioso tentativo, qualcuno già molti anni addietro aveva dovuto intuire che dietro quella indiscutibile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Dissesto idrogeologico in Calabria: contrasti e armi a doppio taglio &#8211;</strong> Tentare di descrivere con un articolo la bellezza del territorio calabrese non porterebbe che a un sicuro fallimento. Come descrivere la bellezza di una regione dal territorio aspro e dolce allo stesso tempo, che eccelle nel mare come nella montagna e che presenta caratteristiche così varie e numerose da risultare (ahimè) ignote agli stessi abitanti che la popolano?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Premesso il fallimento dell’ambizioso tentativo, qualcuno già molti anni addietro aveva dovuto intuire che dietro quella indiscutibile bellezza qualcosa si celava. Una vulnerabilità intrinseca che si nasconde spesso nelle cose che all’apparenza sembrano tanto forti e quasi ostili. Apparenza che deve essere rimasta solo tale agli occhi dello storico Giustino Fortunato che, già nel secolo scorso, definì la Calabria come “<em>uno sfasciume pendulo sul mare</em>”.<br />
Uno scotto da pagare, un prezzo o una taglia dietro a tanta indescrivibile bellezza, dunque, c’é e si chiama <strong>dissesto idrogeologico</strong>.<img class="aligncenter size-full wp-image-6878" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-01.jpg" alt="image-01" width="800" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-01.jpg 800w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-01-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-01-768x576.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-01-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Quel passaggio dal mare alla montagna diventa emblema di un triste scherzo della natura: da una parte infatti é l’essenza della bellezza del territorio calabrese, dall’altra parte, determinando un forte e spesso repentino dislivello, é la causa principale del dissesto idrogeologico. E così avvengono quelle catastrofi naturali già tristemente note alla Calabria e verificatesi nuovamente pochi giorni fa: nel reggino la furia di fiumi e torrenti ha lasciato il segno con ingenti danni e una vittima, nella Locride l’antica strada ferrata non c&#8217;é più, in altri punti invece è sospesa nel vuoto e la fascia ionica risulta essere in molti tratti irraggiungibile.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Imputare la colpa di questa situazione solo alla pioggia sarebbe banalizzate è illogico perché, come é noto, le pioggia non si abbatte solo sulla Calabria.<br />
</span><span class="s1">Ma analizzando più nel dettaglio la situazione, con la speranza di risolvere dopo un’attenta analisi le varie contraddizioni, non si può che avvertire un forte senso di sconfitta derivato dalla constatazione che in Calabria non si può far diventare logico l’illogico.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Partirei proprio dall’<strong>università</strong> motore e fondamento di qualsiasi Paese o regione che auspichi ad un qualsiasi tipo di miglioramento. In Calabria una <a href="http://www.unical.it/portale/strutture/dipartimenti_240/dibest/didattica/laureetriennali/270/scienzegeologiche/">facoltà di scienze geologiche</a> c’è ed è anche buona, visto e considerato che quella dell’Unical si é posizionata quinta nelle classifiche nazionali secondo il Censis di Repubblica. La logica vorrebbe che gli studenti poi laureatisi avessero ampi sbocchi in una regione che é sottoposta a questa triste calamitá, ma l&#8217;illogico che sopravviene fa sí che gli studenti siano costretti a cercare lavoro all’estero, perché in Calabria lavoro non se ne trova nemmeno quando evidentemente ce ne sarebbe.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">In secondo luogo nella classifica delle illogicità vi é il fenomeno dell’<strong>abusivismo</strong>. Com&#8217;é possibile dunque attribuire la colpa esclusivamente alla natura? Le amministrazioni che avrebbero il dovere di tutelare i cittadini, hanno permesso la realizzazione abusiva di edifici in zone di esondazione. E la natura prima o poi si vendica. Il come é sotto gli occhi di tutti. Numeri e cifre, nella loro durezza, confermano la tesi secondo cui più il terreno é martoriato, sfruttato, malgovernato, più la Calabria si sbriciola e si impantana in una melma che ingoia vittime, provoca crolli, dispersi, assenza d’acqua potabile, disperazione.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ecco allora come una luce di logicitá in questo sistema così illogico si trova, in tutta la sua tragicità: <strong>la natura non fa mai sconti</strong>. Ciò che riceve restituisce, nel bene come nel male. Una terra tutaelata assicura protezione. Una terra violentata non può far altro che produrre altra violenza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ancora oggi la Calabria versa, quindi, nel mondo dell’illogico. É come una donna bellissima ma di continuo violentata e non rispettata da chi non l’ama abbastanza. Sembra che porti con sé una condanna che pare essere lo scotto da pagare per gli innegabili doni di cui la natura le ha voluto fare omaggio.<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6877" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image.jpg" alt="image" width="480" height="640" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/11/image-300x400.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a><br />
</span></p>
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		<title>Cambiare lavoro: una gogna o un&#8217;opportunitá?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2015 07:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cambiare lavoro: una gogna o un&#8217;opportunità? &#8211; Poco tempo fa, mentre frequentavo un corso di lingua inglese a New York, ci è stato chiesto per un&#8217;esercitazione di speaking di rispondere alla seguente domanda: &#8220;Quale lavoro vuoi fare da grande?&#8221; Domanda da un milione di dollari, che ci viene posta fin da quando siamo bambini. Il medico? L&#8217;avvocato o l&#8217;ingegnere? Dietro il raggiungimento di questi lavori ci sono spesso pesanti sacrifici tipici di lunghi corsi di studi ma ripagati dalla finale soddisfazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6 class="p1"><span class="s1">Cambiare lavoro: una gogna o un&#8217;opportunità? &#8211; </span><span style="font-weight: 400;">Poco tempo fa, mentre frequentavo un corso di lingua inglese a New York, ci è stato chiesto per un&#8217;esercitazione di speaking di rispondere alla seguente domanda:</span></h6>
<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1">&#8220;<em>Quale lavoro vuoi fare da grande?&#8221;</em></span></p>
</blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Domanda da un milione di dollari, che ci viene posta fin da quando siamo bambini.<br />
Il medico? L&#8217;avvocato o l&#8217;ingegnere? Dietro il raggiungimento di questi lavori ci sono spesso pesanti sacrifici tipici di lunghi corsi di studi ma ripagati dalla finale soddisfazione di avercela fatta, di avere, oltre che uno stipendio, una posizione sociale e di aver ripagato mamma e papà dei sacrifici anche economici profusi per noi e, in ultimo, di aver inorgoglito i nonni, le zie e via dicendo che possono vantarsi dei successi professionali dei nipoti con gli amici.<br />
A 18 anni si deve decidere e guai se si torna indietro! Quindi a 23 anni questa domanda non dovrebbe sconvolgere più di tanto, perché, in fin dei conti, ci é stata posta un milione di volte e dovremmo essere in grado di rispondere. Per questo motivo, la maggior parte di noi alunni del corso d&#8217;inglese, con calma apparente e voce sprizzante, abbiamo dato la risposta che si usa fornire in questi casi. Certo di eccezioni ce ne sono state e quella che mi ha colpito di più è stata senza dubbio la risposta del mio professore di inglese, uomo per lo più sui 50 anni, americano da cinque generazioni, che con calma decisa e voce pacata ha risposto alla domanda dicendo: <em><strong>&#8220;I</strong></em></span><strong><em><span class="s1">o ancora non so cosa voglio fare da grande</span></em></strong><span class="s1"><strong><em>&#8220;</em></strong> . Se poi si aggiunge il suo piano di trasferirsi in Italia di lì a qualche mese per ricominciare una nuova vita, il caso non può non destare senza dubbio attenzione. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A 50 anni non sapere ancora che lavoro fare per il resto della vita, di suonare, suona strano. Eppure ho avuto la sensazione che a lui sembrassimo molto strani noi: ragazzi di una società confusa che offre poco ma pretende molto, che impone dei modelli di rigidità ma richiede flessibilità. Il professore aggiunse infatti con voce ferma: <em>&#8220;Come si fa a sapere a 18 anni cosa si vuole fare per il resto della propria vita?</em>&#8221; E, anche se si sapesse, chi lo dice che arrivati ad un certo punto la noia, la routine, la quotidianità non ci chiedano di reinventarci e cominciare tutto daccapo? Certo dietro questo scambio di battute non si può non notare la differenza dei due modelli che si ergono contrapposti e stridenti tra di loro, frutto di una mentalità inevitabilmente non collimante.<br />
</span><span class="s1">Da una parte noi giovani che, soprattutto in Italia, dobbiamo decidere sin da subito cosa fare, consapevoli che poi difficilmente si torna indietro. Certo ci sono dei casi di persone che più giovani o meno decidono di dare una svolta repentina alla propria vita. Pochi coraggiosi insomma, guardati per lo più dalla società come dei folli o delle persone strane che si distolgono dalla strada indicata e imposta dalla società. Tutti gli altri continuano invece a fare con più o meno passione il lavoro che sono convinti di aver scelto autonomamente e con convinzione. Una vera e propria gogna insomma, quello di dover continuare a fare un lavoro per il resto della propria vita consapevoli che non si potrà più cambiare.<br />
Dall&#8217;altra parte, però, c&#8217;è il modello americano che si caratterizza per la forte flessibilità in tutti i campi, prima fra tutto quello lavorativo. La convinzione di poter cambiare in ogni momento nasconde la consapevolezza di scegliere, fra tanti, il proprio lavoro ogni giorno. <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/IMG_0809.jpg"><img class="alignright wp-image-6658 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/IMG_0809-300x206.jpg" alt="Il modello di lavoro americano enfatizza la libertà di scelta" width="300" height="206" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/IMG_0809-300x206.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/10/IMG_0809.jpg 350w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Cambiare lavoro in America è quasi ordinario. Ogni americano si districa infatti tra più lavori, aiutato da un mercato che riesce ad offrire di più assorbendo le inclinazioni dei suoi cittadini. L&#8217;ansia è minore, la passione è di più, verrebbe da pensare. Ma quale la causa di questi due diversi approcci e modi di fare? Semplice rispondere che la differenza è senza dubbio derivata da mercato del lavoro che in Italia certo non si può definire flessibile. Ma ritengo che inutile sarebbe negare la differenza di mentalità alla base della contrapposizione.<br />
</span>Il famoso &#8220;posto fisso&#8221; in Italia e l&#8217;ansia del suo raggiungimento nascondono una vera e propria condanna per chi poi riesce a raggiungerlo. Forse, come per tante cose, è ancora un problema di mentalità. Forse, a volte, è proprio quella che dovrebbe cambiare ed è da lì che si dovrebbe ripartire.</p>
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		<title>Lavoro giovanile e sviluppo? Possibili solo con collaborazione e innovazione. Parola di Start-up Innovative!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 15:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se sei uno studente universitario e hai voglia di metterti in gioco forse una start-up è proprio quello che ci vuole. In un periodo nel quale le risorse economiche aziendali sono scarsissime e la competizione internazionale è diventata spietata, studiare nuovi stratagemmi per agevolare il proprio ingresso nel mondo del lavoro potrebbe costituire una scelta saggia e intelligente. Le start up possono costituire infatti uno strumento efficiente per godere di un network e canale di collaborazione strutturato con le imprese, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se sei uno studente universitario e hai voglia di metterti in gioco forse una start-up è proprio quello che ci vuole.</p>
<p>In un periodo nel quale le risorse economiche aziendali sono scarsissime e la competizione internazionale è diventata spietata, studiare nuovi stratagemmi per agevolare il proprio ingresso nel mondo del lavoro potrebbe costituire una scelta saggia e intelligente.<br />
Le start up possono costituire infatti uno strumento efficiente per godere di un network e canale di collaborazione strutturato con le imprese, per avere la possibilità di trovare più agevolmente lavoro e per godere di una maggiore visibilità.<br />
Questi effetti potrebbero essere implementati grazie dallo sfruttamento sinergico delle collaborazioni tra start up, università, imprese, aziende e investitori. Questa è l’intuizione di <a href="http://www.startupinnovative.it">Start-up Innovative</a>, che oggi conta più di 3700 start up presenti sulla piattaforma e più di 850 che hanno preso possesso del loro profilo per l’inserimento di ulteriori dati. 9 sono le Università che attraverso le Junior Enterprise si sono già integrate nella piattaforma per offrire servizi di consulenza nelle varie aree di competenza (Economia, Finanza, Strategia, Marketing, Comunicazione, Design, ecc.).</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/logo_small.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-5577" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/logo_small.png" alt="logo_small" width="235" height="50" /></a></p>
<p>Start-up Innovative, come si legge sul sito web,</p>
<blockquote>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1">&#8220;E&#8217; Un mix di Innovazione e Talento Giovanile per lo Sviluppo virtuoso di StartUp e PMI</span><span class="s1"><br />
Il progetto oltre a censire le Startup Innovative Italiane (più di 3700), mira a supportarle in modo molto concreto con il supporto di Studenti Universitari e PMI, attraverso una evoluta piattaforma di Network e Servizi utili allo sviluppo di progetti innovativi, la nascita di collaborazioni e la promozione dei loro prodotti e servizi Innovativi&#8230;&#8221;</span></p>
</blockquote>
<p>Ma quali sono i servizi che la piattaforma mette in concreto a disposizione, e perché, dunque, iscriversi?</p>
<p>Non soltanto il network costituisce un importante luogo di incontro, studiato per la ricerca del partner, collaboratori e investitori con pochi click, ma costituisce anche una grande vetrina che agevola le offerte del mercato <em>consumer to business</em>.<br />
Il risparmio di tempo dunque è evidente, perché in pochi click è possibile la registrazione che permette l’incontro della domanda e della offerta, e attua quindi un incontro delle esigenze che può costituire la base per proficue e interessanti collaborazioni e scambi.</p>
<p>Per l’analisi più nel dettaglio dei progetti e delle iniziative, anche in campo internazionali, una visita al sito web www.startupinnovative.it può essere utile e interessante.<br />
Start up Innovative permette l’incontro delle nuove competenze dei giovani e l’innovazione di Aziende.<br />
Scetticismi a parte, in un periodo come quello attuale di forte crisi lavorativa, sfruttare stratagemmi come le start up, che permettono di sfruttare a pieno le proprie capacità e potenzialità, è diventato un rimedio che, a mio avviso, non può e non deve essere sottovalutato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il luogo del nostro viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 09:32:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marilù Greco &#8220;Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco&#8220;. Così si esprimeva Joseph Koudelka, fotografo ceco, relativamente alla sua passione per il viaggio. Non può esserci frase più vera. Oggi, nell&#8217;era dei viaggi low cost, easy-jet e last minute, viaggiare è diventata una prerogativa proprio di tutti. Scoprire nuovi posti costituisce un mondo per evadere dalla routine quotidiana, consentendo di immergerci, dunque, in altre realtà che, proprio perchè diverse, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di<a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/"> Marilù Greco</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3664" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012.jpg" alt="IMG-20150419-WA0012" width="750" height="750" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/04/IMG-20150419-WA0012-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></p>
<p>&#8220;<em>Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco</em>&#8220;. Così si esprimeva Joseph Koudelka, fotografo ceco, relativamente alla sua passione per il viaggio. Non può esserci frase più vera.</p>
<p>Oggi, nell&#8217;era dei viaggi low cost, easy-jet e last minute, viaggiare è diventata una prerogativa proprio di tutti. Scoprire nuovi posti costituisce un mondo per evadere dalla routine quotidiana, consentendo di immergerci, dunque, in altre realtà che, proprio perchè diverse, risultano foriere di fascino e motivo di attrazione per chiunque.<br />
Reduci di un&#8217;esperienza, seppure di qualche giorno, in una Paese straniero, si torna a casa pieni di cose da raccontare, da descrivere, in preda quasi ad una euforia esagerata ma che nasconde, forse, qualcosa di più profondo. Un arricchimento interiore che è conseguenza, come sottolineato acutamente da Koudelka, di un cambiamento di prospettiva nel vedere ciò che ci circonda e, soprattutto, nel non dare per scontato quello a cui siamo abituati. Quel luogo in cui vivi a lungo che ci fa diventare ciechi.</p>
<p>&#8220;<em>Viaggiare ti fa più intelligente</em>&#8221; : è questo il titolo di un interessante articolo di Wired, in cui riportando a sostegno della tesi studi della Columbia Business School, si arriva alla conclusione che viaggiare accresce la creatività, cioè la capacità di sinapsi del nostro cervello. Uscire dal proprio guscio ci aiuta ad avere un senso più profondo di noi, a realizzare quali sono i nostri valori e le nostre convinzioni. L&#8217;ambizione  riposta nel viaggio è, dunque, assai elevata.</p>
<p>Ma quale posto si dovrà mai visitare, quale tipo di viaggio selezionare e per che tipo di vacanza si dovrà mai optare per raggiungere questa emblematica consapevolezza?<br />
Bè se state pensando ad una fantastica spiaggia caraibica con il mare color turchese e la spiaggia soffice e dorata, vi state sbagliando. In realtà tutto dipende dal saper osservare. Ebbene sì, perchè d&#8217;altronde quello che distingue il semplice turista dal viaggiatore è proprio la capacità di osservare. Osservare gli usi, i costumi, le tradizioni, parlare e dialogare con persone che appartengono a culture diverse è, quindi, il vero motivo di arricchimento perchè ci costringe a vedere la realtá da altre prospettive, così da consentirci, tramite il confronto, a mettere in gioco noi stessi.</p>
<p>Basta spostarci di poco, quindi, per scoprire dei mondi diversi e affascinanti rispetto a quelli cui siamo abituati. Anche rimanendo a casa propria, si puó dunque viaggiare. Questo perché, anche se a volte o per eccessiva distrazione o per superficialità non ce ne rendiamo conto, siamo circondati da persone che vengono da realtà diverse dalla nostra e che sono di per sè dei piccoli mondi.<br />
Viaggiare non significa, come potrebbe sembrare dalla frase di Koudelka, cercare posti lontani ed evanescenti, ma osservare con spirito critico e attenzione la realtá esteriore e confrontarsi costantemente con essa perchè solo così si può apprezzare pienamente. Penso quindi che questo fantomatico luogo fonte e sorgente di crescita interiore non richieda immani sforzi fisici o economici; forse per alcuni è più accessibile di quanto si pensi o per altri più difficile da raggiungere di quanto sembrerebbe, dipende. E dipende perchè è un luogo dell&#8217;anima.</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/1pRPXIC4Vtk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3299" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/Schermata-2015-03-15-alle-21.53.10.png" alt="Schermata-2015-03-15-alle-21.53.10" width="578" height="413" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/Schermata-2015-03-15-alle-21.53.10.png 578w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/Schermata-2015-03-15-alle-21.53.10-300x214.png 300w" sizes="(max-width: 578px) 100vw, 578px" /></p>
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		<title>Qual è il minimo comune denominatore dell’odio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 11:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marilù Greco  Se si tratta dell&#8217;odio, impossibile non fare riferimento al &#8216;900 e al periodo, dunque, che ha segnato un&#8217;impressionante esplosione di odio contro gli ebrei, contro gli stranieri, contro i prigionieri di guerra, contro i civili, contro i diversi in senso lato. Impossibile non ricordare i regimi totalitari ed in generale quell&#8217;odio inspiegabile profuso dagli esecutori degli ordini materiali che hanno fatto (ahimè) migliaia di assassini efferati durante la Seconda guerra mondiale. Le cause di una simile situazione non sono chiare e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/">Marilù Greco</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3365" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005.jpg" alt="IMG-20150319-WA0005" width="676" height="450" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005.jpg 676w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0005-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 676px) 100vw, 676px" /></a><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0006.jpg"><br />
</a><a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/"> </a>Se si tratta dell&#8217;odio, impossibile non fare riferimento al &#8216;900 e al periodo, dunque, che ha segnato un&#8217;impressionante esplosione di odio contro gli ebrei, contro gli stranieri, contro i prigionieri di guerra, contro i civili, contro i diversi in senso lato. Impossibile non ricordare i regimi totalitari ed in generale quell&#8217;odio inspiegabile profuso dagli esecutori degli ordini materiali che hanno fatto (ahimè) migliaia di assassini efferati durante la Seconda guerra mondiale.<br />
Le cause di una simile situazione non sono chiare e sociologi, giuristi, filosofi ancora oggi, dopo un secolo, si domandano il motivo di tanta efferatezza. Se risulta impossibile soffermarci sull&#8217;analisi di questa intricata situazione, per la sua intrinseca complessità, niente però ci vieta di soffermarci a ricordare qualche aneddoto e vicenda dei dittatori più efferati del &#8216;900, Hitler  e Stalin, soprattutto riferibile alla loro infanzia, che permette di tracciare i confini di un inquietante comune denominatore.</p>
<p>Cominciamo da Hitler. <strong>Adolf Hitler</strong> &#8211; cognome tra l&#8217;altro assegnatogli per un errore anagrafico del parroco, perchè il cognome del padre era Hidler &#8211; era, contrariamente a quanto si possa pensare, un cittadino austriaco, dall&#8217;infanzia problematica e burrascosa. Il padre era un uomo violento, dedito all&#8217;alcool, alle donne e che, di frequente, picchiava la moglie e i figli. La madre di Hitler, invece, aveva nei suoi riguardi un atteggiamento iperprotettivo, quasi morboso, ossessionata dalla pulizia e dall&#8217;ordine.</p>
<p>Sulla sua cartella elementare la maestra aveva scritto: &#8220;<em>ha un cattivo carattere e cerca sempre di essere il capo</em>&#8220;. Le premesse quindi vi erano tutte fin da bambino.</p>
<p>Se si scruta l&#8217;infanzia di <strong>Stalin</strong> ci si rende conto che, in definitiva, non è stata molto dissimile da quella di Hitler. Anche suo padre era violento e iroso e, addirittura, impedì al figlio di frequentare la scuola per lavorare in una fabbrica di scarpe e utilizzarne i guadagni per pagarsi l&#8217;alcool, causa, tra l’altro, della sua stessa morte &#8211; che fu accoltellato proprio in una rissa post sbronza.</p>
<p>Comune denominatore, dunque, l&#8217;ambiente familiare difficile e violento in cui nacquero.Certo non basta l&#8217;analisi di due personalità a trarre un principio di ordine generale, ma questi due esempi sono emblema di studi psicoanalitici in cui si dimostra che <strong>le persone più dedite all&#8217;odio e alla violenza sono proprio quelle che hanno subito un&#8217;infanzia difficile</strong>.<br />
Gli psicanalisti hanno tra l&#8217;altro osservato come esperienze analoghe siano presenti anche nelle storie dei più grandi serial killer della storia.<br />
L&#8217;odio, quindi, come la più grande forma di abnegazione dell&#8217;amore, che induce il soggetto a mettere in pratica solo quello che gli è stato insegnato e impartito sin dalla tenera età.<br />
Ma c’è di più. Molti studiosi hanno avanzato la tesi secondo cui, molto probabilmente, Hitler fosse ebreo e Stalin omosessuale; il quadro così diventa ancora più chiaro, perché chiarisce come molte volte dietro l&#8217;odio ci sia solo la paura di ciò che si intende perseguitare. <strong>L&#8217;odio</strong>, quindi, <strong>non solo come negazione di un amore negato ma anche come paura</strong>.<br />
Se queste tesi sui dittatori siano vere o no non è dato saperlo, né mai lo sapremo. Certo è che un recente studio genetico sui parenti di Hitler ha dimostrato che il <em>Fuhrer</em> non era affatto ariano, avvalorando così l’ipotesi secondo cui, in realtà, fosse ebreo. Ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;<img class="aligncenter size-full wp-image-3366" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/03/IMG-20150319-WA0006.jpg" alt="IMG-20150319-WA0006" width="240" height="290" /></p>
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		<title>Quote rosa: sì o no?</title>
		<link>https://ventiblog.com/quote-rosa-si-o-no/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2015 11:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marilù Greco &#8220;Essere donna è così affascinante. È un&#8217;avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per cominciare avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il suo peccato non nacque il giorno in cui Eva raccolse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disobbedienza. Infine avrai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di<a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/"> Marilù Greco</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Quote-rosa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3134" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Quote-rosa.jpg" alt="Quote-rosa" width="295" height="226" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Quote-rosa.jpg 295w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/02/Quote-rosa-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a>&#8220;<em>Essere donna è così affascinante. È un&#8217;avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per cominciare avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il suo peccato non nacque il giorno in cui Eva raccolse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disobbedienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c&#8217;è un&#8217;intelligenza che chiede di essere ascoltata</em>.&#8221; Questo per Oriana Fallaci costituisce il significato autentico dell&#8217;essere donna. Questa, la sfida che inevitabilmente comporta. Una sfida spesso costellata da numerose difficoltà che, probabilmente derivano da una parità utopistica e tanto anelata, però mai effettivamente raggiunta.</p>
<div>È evidente che in un Paese che si professa democratico il problema della integrazione della donna, soprattutto in ambito lavorativo, non dovrebbe nemmeno porsi; eppure è da anni che non solo la questione si pone, ma si rinvengono numerose difficoltà ai fini della sua risoluzione pratica.</div>
<div>Uno degli strumenti con i quali si è cercato di arginare il problema in questione è stato quello delle molto discusse quote rose, forse troppo rilegate ad ambiti politici e dirigenziali e poco agli altri ambiti lavorativi prevalenti. Gran parte dell&#8217;opinione pubblica, infatti, si è schierata contro le quote rosa, rilevando che questa di fatto sia un&#8217;ammissione implicita di debolezza e diseguaglianza delle donne. Ma forse il seguente ragionamento presenta lo stesso errore nella premessa inveterato nei movimenti femministi: cioè perseguire i diritti delle donne non vuol dire fare della donna un surrogato dell&#8217;uomo perchè checchè se ne dica uomini e donne partono da una situazione di differenza sostanziale e incolmabile. Differenza che deriva dall&#8217;attribuzione alla donna di un ruolo sociale e familiare ben più complesso rispetto all&#8217;uomo e, a mio avviso, naturale. Differenza che inevitabilmente si rispecchia anche nella vita lavorativa: quale datore di lavoro, magari anche di una piccola impresa, assumerebbe una donna appena sposata (con rischio di imminenti gravidanze e successivi periodi di maternità retribuiti) quando potrebbe fare la scelta ben più agevole di scegliere un uomo che sicuramente tutti questi problemi e perdite anche a livello economico non li comporta? E si deve effettivamente biasimare un comportamento del genere, con la crisi dilagante e via dicendo? Non mi sento, in questo caso, di esprimere un giudizio di valore.</div>
<div>Forse è possibile solo constatare che sicuramente una situazione di diseguaglianza sostanziale sussiste, ed è inutile negarla.</div>
<div>Come in tutti i settori, dall&#8217;economia al diritto le situazione di disequilibrio devono essere riequilibrate. Il fatto di prevedere delle quote rosa previste espressamente dalla legge ne costituisce un chiaro tentativo. Eppure queste ultime hanno finito per essere marginate a problemi politici e parlamentari, di rilievo sicuramente marginale rispetto al problema della integrazione delle donne riguardo gli ambiti lavorativi in generale, e le discriminazioni e molestie che queste quotidianamente si trovano ad affrontare. Ma d&#8217;altra parte come fare a garantire l&#8217;assunzione di donne preparate e competenti senza un sistema legislativo che lo imponga in maniera diffusa?</div>
<div>Eppure in conclusione, un&#8217;osservazione per quanto amara, si impone necessaria: ancora oggi nel XXI secolo essere donna, quello stato che Oriana Fallaci definisce &#8221; la sfida che non annoia mai&#8221; ha ancora bisogno di uno strumento legislativo per essere imposto e garantito. Su questo forse, più che sul mediatico strumento delle quote rosa, si dovrebbe davvero riflettere.</div>
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		<title>7/1/2015, Parigi &#8211; Qui giace la satira. Da qui si ricomincia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marilù Greco I sopravvissuti della redazione di Charlie Hebdo non rinunciano al diritto di &#8220;essere blasfemi&#8221;. Mercoledì una nuova sfida. Il settimanale satirico è tornato in edicola con nuove vignette addirittura in tre milioni di copie ( rispetto alle 60.000 abituali ) tradotto in sedici lingue e distribuito in tutto il mondo. Le vignette ancora una volta sono su Maometto. &#8221; Sketch, disegni e proposte&#8230;volevamo fare vignette che ci facessero ridere e non solo disegnare sulla spinta emotiva e simbolica. Abbiamo lavorato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/">Marilù Greco</a><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-Hebdo1.png"><img class="aligncenter wp-image-2915 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-Hebdo1-226x300.png" alt="Charlie-Hebdo" width="226" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-Hebdo1-226x300.png 226w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-Hebdo1-300x398.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/Charlie-Hebdo1.png 640w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></a></p>
<p>I sopravvissuti della redazione di Charlie Hebdo non rinunciano al diritto di &#8220;essere blasfemi&#8221;. Mercoledì una nuova sfida. Il settimanale satirico è tornato in edicola con nuove vignette addirittura in tre milioni di copie ( rispetto alle 60.000 abituali ) tradotto in sedici lingue e distribuito in tutto il mondo. Le vignette ancora una volta sono su Maometto. &#8221; <em>Sketch, disegni e proposte&#8230;volevamo fare vignette che ci facessero ridere e non solo disegnare sulla spinta emotiva e simbolica. Abbiamo lavorato e poi alla fine la soluzione è arrivata</em>&#8220;. Così Luz, vignettista di Charlie Hebdo, ha raccontato la genesi della vignetta su Maometto, la prima dopo l&#8217;attentato jihadista. Almeno due le osservazioni degne di evidenza : la voglia di ricominciare senza alcun indugio, la scelta del personaggio. &#8220;<em>Maometto è il mio personaggio</em>&#8221; ha ribadito il vignettista; &#8221; <em>Ma noi siamo disegnatori, amiamo disegnare: tutti hanno disegnato, come ogni bambino, ma ad un certo punto hanno perso la capacità di guardare il mondo ad una certa distanza. Ho disegnato Maometto e poi ho scritto &#8216; Io sono Charlie &#8216;. L&#8217;ho guardato e ho aggiunto: &#8216;Tutto è perdonato&#8217;. Poi ho pianto. Avevo trovato la soluzione&#8230;Ed era la nostra soluzione, non erano tutto quello che gli altri volevano che noi facessimo</em>&#8220;.</p>
<div>In questo discorso la raffigurazione di quel principio di libertà di espressione che in questi giorni ha fatto il giro del mondo con le parole: &#8221; Je suis Charlie&#8221;, misto a sentimenti di commozione e solidarietà. Eppure qualcosa che in tutta questa sconcertante storia non torna c&#8217;è, ed è evidente, forse ancor più della smisurata reazione dei jihadisti, in qualche modo addirittura prevedibile, viste le loro idee fondamentaliste e le scarse possibilità di dialogo (come profeticamente sottolineato da Oriana Fallaci all&#8217;indomani dell&#8217;attentato alle Torri gemelle). Forse ancora di più degli attentati che in questi giorni si sono susseguiti scatenando il panico ovunque, inglobati in un pericolo comune e latente, ma sempre presente e imprevedibile quale il terrorismo. Ed a mio avviso è stata la volontà di riaffermazione di un principio, quale la libertà di pensiero, che si dovrebbe dare per scontato in un Paese che ha la presunzione di ritenersi democratico. Evidentemente si è perso qualcosa, un principio, un valore. Ma, ahimè, forse si è perso molto prima di questo attentato. Sicuramente in maniera meno eclatante e drammatica, ma si è perso lo stesso. Ebbene sì, perchè Charlie non faceva solo satira contro Maometto con sketch del tipo: &#8220;Cento colpi di frusta per chi non muore dalle risate&#8221; riferendosi al giornale stesso, ma costituiva un&#8217;attenta critica alla società e politica interna francese oltre che ai simboli della cristianità. Satira che come ogni forma di critica ai poteri centrali e regnanti è stata uccisa, demolita, abbattuta, prostituita e purtroppo non solo in Francia. Forse questo caso ci deve far riflettere, traducendosi non in un vano odio verso i fondamentalisti islamici (strada ardua e scarsamente proficua ) ma in una critica utile a costruttiva a tutti quei poteri più o meno oscuri che attanagliano, prima fra tutte le nostre coscienze.<br />
Il direttore del giornale Charlie Hebdo, Charb, in seguito all&#8217;incendio della sede del giornale nel 2011, e dopo continue minacce di morte, in un&#8217;intervista del 2012, a questo proposito aveva detto: &#8221; <em>Non ho paura delle rappresaglie. Non ho figli, non ho una moglie, non ho un&#8217;auto, non ho debiti. Forse potrà sembrare un po&#8217; pomposo, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio</em>.&#8221; E forse dovremmo ricominciare proprio da qui. <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/freedommind1.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2916" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/freedommind1.jpeg" alt="freedommind" width="381" height="477" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/freedommind1.jpeg 381w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/freedommind1-240x300.jpeg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/freedommind1-300x376.jpeg 300w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></a></div>
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		<title>Siamo figli delle stelle &#8211; Sitchin e i nostri genitori Anannuki dal pianeta Nibiru</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 21:58:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Di Marilù Greco Uno dei dogmi più controversi, soprattutto per le implicazioni di carattere religioso, storico e scientifico che inevitabilmente comporta, è quello relativo all’esistenza degli alieni. Domanda strettamente connessa al dogma in questione concerne di sicuro la quantità di galassie esistenti nell’Universo. Ma nemmeno a questa domanda è semplice rispondere. Il problema non è tanto di carattere strumentale, quanto temporale: Noi, infatti, osserviamo gli oggetti celesti perché riceviamo la luce da loro emessi, ma quando sono troppo lontani la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong> </strong>Di <a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/venti/2014/05/marilu-greco-2/">Marilù Greco</a></p>
<p><strong><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2487 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN.jpg" alt="ZECHARIA_SITCHIN" width="650" height="428" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN.jpg 650w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></strong></p>
<p>Uno dei dogmi più controversi, soprattutto per le implicazioni di carattere religioso, storico e scientifico che inevitabilmente comporta, è quello relativo all’esistenza degli <strong>alieni</strong>. Domanda strettamente connessa al dogma in questione concerne di sicuro la quantità di galassie esistenti nell’Universo. Ma nemmeno a questa domanda è semplice rispondere. Il problema non è tanto di carattere strumentale, quanto temporale: Noi, infatti, osserviamo gli oggetti celesti perché riceviamo la luce da loro emessi, ma quando sono troppo lontani la luce non fa in tempo a raggiungerci. Per questo il numero di galassie oggi accertate come esistenti fa riferimento solo a quell’Universo così detto “accessibile”, cioè che siamo in grado di osservare. Ebbene, possiamo stimare che il numero di galassie nell&#8217;Universo osservabile è compreso tra i<strong> 300</strong> ed i <strong>500</strong> <strong>miliard</strong>i! Questo vuol dire che ad ogni persona sulla Terra corrispondono 71 galassie. E questo è relativo solo a quella limitata porzione di Universo che siamo in grado di osservare. E’ chiaro che sarebbe puramente utopistico pensare di essere soli nell’Universo; una forma di egocentrismo, a mio avviso, non paragonabile nemmeno al geocentrismo tolemaico! Tante quindi le teorie comprovanti l’esistenza degli alieni: da quella che concepisce gli alieni come creature simili a noi, dotati di tratti nordici e altezza statuaria, alle teorie complottistiche che invece sono sicure del rapporto di comunicazione e cooperazione istauratosi tra alieni e governo. Tra queste, quella sicuramente più controversia è quella dello scrittore azero <strong>Zecharia Sitchin</strong>, fautore della teoria <strong>“dell’astronauta creatore”.</strong> Secondo Sitchin, che elabora la sua teoria sulla base della traduzione di antiche tavole sumere, la nostra civiltà deriverebbe da una razza aliena gli <strong>Anannuk</strong>i abitanti di un ipotetico pianeta del Sistema solare, <strong>Nibiru</strong>. Gli Annanuki, sarebbero stati una razza tecnologicamente avanzata e simile a quella umana e presenti nella Bibbia col nome di Nephilim. Secondo Sitchin sarebbero arrivati sulla terra 450.000 anni fa, alla ricerca di minerali e in particolare d’oro (per riparare la loro atmosfera rarefatta) e lo avrebbero trovato in Africa. Gli Anunnaki avrebbero creato geneticamente l’Homo Sapiens incrociando la loro razza con l’Homo erectus, con lo scopo di avere della manodopera per prelevare metalli dalle miniere. Sotto la guida di questi esseri, i Sumeri avrebbero fondato la civiltà in Mesopotamia, grazie ad una casta di regnanti che avrebbero fatto da intermediari tra alieni e gli schiavi. Sitchin poi afferma che nel 2000 a.C. sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra diverse fazioni di extraterrestri, e la ricaduta nucleare, il fallout, sarebbe il “vento malvagio” che distrusse Ur. Un punto focale delle teorie di Sitchin è relativo al ruolo attribuito alle opere megalitiche sparse per il mondo. Come sarebbe stato possibile creare opere come i <strong>Dolmen</strong>, i <strong>Menir</strong>, le <strong>Piramidi</strong>, solo per citarne alcune, ( difficili da realizzare anche con l’utilizzo delle moderne tecnologie) senza l’utilizzo di conoscenze scientifiche provenienti da una razza superiore? Facciamo l’esempio delle Piramidi. Come è noto, sono da sempre avvolte nel mistero.<strong><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN2.png"><img class="alignright wp-image-2486 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/11/ZECHARIA_SITCHIN2-261x300.png" alt="ZECHARIA_SITCHIN2" width="261" height="300" /></a> </strong> Si pensi alla lavorazione del materiale.   Alcuni massi che formano la Piramide di Cheope sono in granito rosso e presentano la superficie lavorata finemente con una precisione di dimensione e forma che in alcuni casi sono dell&#8217;ordine del decimo di millimetro su lunghezze di vari metri.   Allo stato attuale delle moderne tecnologie, eseguire lavorazioni di questo genere su blocchi tanto grandi di un materiale così duro, sarebbe un&#8217;impresa difficilissima, forse impossibile, nonostante l&#8217;uso di utensili in acciaio diamantato ad altissima resistenza. Sorprendente pensare che, al tempo degli antichi egizi, l&#8217;unico mezzo disponibile per la lavorazione fosse la pietra scheggiata. Ancora, si pensi al trasporto dei materiali.   Le cave dove sono stati estratti i materiali usati nella costruzione della piramide si trovano a centinaia di chilometri.   Si ipotizza un trasporto fluviale tramite chiatte, ma come è possibile convincersi che le tecnologie costruttive degli antichi egizi (legno e giunco) consentissero la costruzione di imbarcazioni tanto grandi e robuste da sostenere un carico di centinaia di tonnellate? Sconvolgente il fatto che, interpellate imprese americane che si occupano della costruzione di opere imponenti, dopo approfonditi studi, hanno dichiarato l&#8217;impossibilità pratica di edificare nel deserto una costruzione simile alla grande piramide. Ma il caso più interessante riguarda la Sfinge. Stupefacente è stato constatare che le dimensioni dei vertici e della base sono tra loro rapportati secondo il valore di pi-greco, della sezione aurea e dell&#8217;anno siderale, con una precisione sbalorditiva.   Si tratta di nozioni acquisite soltanto secoli e millenni dopo l&#8217;epoca presunta di edificazione. Di sicuro tutti questi enigmi sarebbero sfatati accogliendo le teorie di Sitchin. La sua teoria controversa non è stata accolta dalla comunità scientifico- accademica, nonostante abbia suscitato grande interesse nella cultura popolare. Il dubbio relativo a Sitchin, quindi, permane:<strong> ciarlatano</strong> <strong>visionario o intuitivo evoluzionista?</strong></p>
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