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	<title>tecnologia &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Tecnologia e formazione, un rapporto ancora da costruire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi, un dibattito ricorrente riguarda l’impiego delle tecnologie dell’informazione per potenziare, ottimizzare e implementare l’offerta didattica degli istituti di formazione, delle scuole e delle università. Sicuramente i dispostivi tecnologici possono giocare un ruolo importante in questo settore, ma richiedono a tal fine un inserimento ragionato e graduale. Su questo fronte, è evidente come la pandemia da Covid-19 abbia in certa misura forzatamente accelerato l’ingresso della tecnologia anche nell’universo della formazione. Dall’esperienza vissuta in emergenza si possono così ritrarre [&#8230;]</p>
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<p>Negli ultimi mesi, un dibattito ricorrente riguarda l’impiego delle tecnologie dell’informazione per potenziare, ottimizzare e implementare l’offerta didattica degli istituti di formazione, delle scuole e delle università. Sicuramente i dispostivi tecnologici possono giocare un ruolo importante in questo settore, ma richiedono a tal fine un inserimento ragionato e graduale. Su questo fronte, è evidente come la pandemia da Covid-19 abbia in certa misura forzatamente accelerato l’ingresso della tecnologia anche nell’universo della formazione. Dall’esperienza vissuta in emergenza si possono così ritrarre significativi spunti di riflessione anche per l’applicazione a regime di alcune innovative formule “smart”.</p>



<p>Una questione particolarmente rilevante riguarda l’utilità delle forme di intelligenza artificiale nell’ambito della formazione. Già oggi, infatti, l’universo tecnologico restituisce forme di IA estremamente avanzate che, con ogni probabilità, in futuro saranno ulteriormente potenziate e implementate. Si tratta, inoltre, di prodotti agevolmente accessibili e comunemente disponibili sul mercato. È quindi indiscutibile che nel prossimo futuro si dovrà tener conto, in tutti i settori e a tutti i livelli, di queste forme di intelligenza artificiale come strumenti ordinariamente acquisibili. Questa consapevolezza influenzerà forse, in certa misura, anche il funzionamento del mercato, nel senso che le stesse aziende sapranno di potersi dotare di dispositivi di IA e di poterne fare uso per incrementare le prospettive di crescita. Il mercato, quindi, evolverà assecondando nuove possibilità e nuove necessità.</p>



<p>Questa prospettiva per un verso potrebbe aprire nuove occasioni lavorative nel settore tecnico-informatico (dato che le forme di intelligenza artificiale richiedono complesse fasi di sviluppo e manutenzione), per l’altro potrebbe però incidere negativamente sulla domanda di determinate figure e professioni.</p>



<p>Da qui, una seconda questione: come l’intelligenza artificiale impatterà sull’istruzione e la formazione. È già oggetto di dibattito l’utilizzo che molti studenti fanno dell’IA nella loro vita quotidiana, anche per aiutarsi nelle consegne loro assegnate. A tal proposito, probabilmente un primo fondamentale rimedio è la consapevolezza: le consegne sono assegnate allo studente nel suo precipuo interesse, perché possa crescere, sviluppare capacità e maturare. L’elusione dei compiti assegnati dunque – con qualsiasi tecnica – è e resta una fonte di danno principalmente per lo studente. Un fondamentale compito del docente dovrebbe essere trasmettere questa consapevolezza, piuttosto che demonizzare gli strumenti facilitatori. In ogni caso, tracce e consegne dovrebbero comunque essere elaborate in modo da valorizzare le capacità critiche dello studente, più difficilmente sostituibili dalle forme di intelligenza artificiale.</p>



<p>Sotto un secondo profilo, occorrerà tenere conto che l’IA e più in generale la tecnologia saranno sempre più comunemente e facilmente disponibili per i professionisti e i lavoratori di domani, il che cambierà la struttura e la qualità delle loro mansioni. Una tale prospettiva potrebbe sollecitare una razionale modellazione plastica della formazione soprattutto in ambito professionale, chiamata dunque a fornire strumenti sempre aggiornati e innovativi, tenendo conto delle cangianti esigenze e caratteristiche della società. In tutti i casi, la didattica di domani dovrà confrontarsi con la disponibilità di tali strumenti, concentrandosi nel fornire conoscenze, competenze e capacità che rendano comunque indipendenti, maturi e autonomi. In questa cornice, piuttosto che demonizzare con pregiudizio i nuovi strumenti tecnologici, occorrerà veicolarne l’utilizzo consapevole e razionale.</p>



<p>Sempre con riguardo all’ambito tecnologico, una questione particolarmente controversa riguarda poi lo spazio da riservare alla formazione “a distanza”  nel futuro della didattica. Sicuramente essa si rivela strumento utile con riguardo ad alcune ipotesi specifiche: ad esempio nei corsi dedicati ai lavoratori e più in generali a studenti <em>part time</em>, cui non sarebbe possibile attendere agli ordinari impegni dei corsi in presenza. Con riguardo al percorso di studi ordinario per gli studenti a tempo pieno, invece, il discorso si profila assai più complesso e la frequenza in presenza costituisce un’opzione complessivamente più poliedrica, offrendo la possibilità di vivere l’esperienza didattica nella sua pienezza, di interagire con il formatore, di partecipare alle attività laboratoriali, di condividere con i colleghi e compagni momenti costruttivi e produttivi. Su questo fronte, dovrebbe anche lavorarsi nel senso di offrire corsi di studio, almeno per gli studenti a tempo pieno &#8211; nei limiti del possibile e dell’utile &#8211; arricchiti da esperienze pratiche, laboratori, <em>teamwork</em> che valorizzino al massimo la compresenza.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’evoluzione della tecnologia e la necessità di un uso ragionevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 09:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo smart working alla formazione online, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo <em>smart working </em>alla formazione <em>online</em>, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare poi in modo capillare una serie indefinita di novità sostanziali che hanno rimodellato lo stile di vita globale.</p>



<p>Eppure, resta latente il pregiudizio che gli strumenti tecnologici celino una qualche forma di pericolo, rappresentino una pericolosa deviazione dalla strada maestra della tradizione.&nbsp;</p>



<p>È una “sindrome da odore della carta”. Tutti conoscono almeno una persona che, vedendo un moderno lettore di e-book, lo ricaccerebbe indietro proclamando di preferire i libri cartacei “perché è diverso sfogliare, sentire l’odore della carta”. Ovviamente, il gusto personale è sacrosanto, ma non deve mancare la consapevolezza che la società evolve. Se il “nuovo” spaventava in epoche storiche remote, oggi si impone la consapevolezza che l’evoluzione è una componente motrice essenziale della storia umana. Tutto cambia: gli strumenti, ma anche i comportamenti e persino la percezione sociale e umana. Questi cambiamenti, fisiologici e inevitabili, devono essere elaborati e valorizzati per migliorare la vita di tutti.</p>



<p>Il lettore di <em>e-book</em>, ad esempio, consente di leggere un’infinità di libri, anche a chi magari non può portarseli materialmente dietro, con una consultabilità e accessibilità facilitata. Nei treni della metropolitana a Roma in alcuni vagoni ci sono manifesti che contengono i <em>qr code</em> per leggere i grandi classici della letteratura gratuitamente in formato <em>ebook</em>, offrendo al grande pubblico un’occasione in più per riscoprire opere importantissime. Pazienza se non si sente l’odore della carta.&nbsp;</p>



<p>La tecnologia offre, quindi, opportunità inaspettate e irripetibili, a maggior ragione in un momento storico in cui la sostenibilità ambientale è sempre più al centro dell’attenzione pubblica. L’opportunità di accedere alle informazioni in modo completamente <em>paperless</em>, riducendo consumi e impatto sull’ecosistema deve quindi essere adeguatamente tenuta in considerazione. È questo il senso profondo della <em>signature green</em> per e-mail “<em>think before you print; do you really need to print this email?” </em>(pensaci prima di stampare; hai davvero bisogno di stampare questa e-mail?).</p>



<p>Il <em>tablet</em>, il pc, lo <em>smartphone</em> consentono poi di veicolare le informazioni con una velocità incomparabile, ma anche e soprattutto di creare interconnessioni altrimenti impossibili. Se razionalmente utilizzati, sono strumenti eccezionali per abbattere barriere, costruire legami e comunità. Ecco, forse occorrerebbe riflettere su questo prima di accusare la tecnologia di aver disgregato i rapporti sociali, di aver frammentato relazioni e legami soprattutto tra i giovanissimi.&nbsp;</p>



<p>Anche qui, il pregiudizio è cristallizzato dall’immagine degli amici, seduti al bar, tutti intenti al cellulare senza parlare tra loro. Emerge e riemerge come un fiume carsico, almeno in una certa parte dell’informazione, l’immagine di una gioventù genuflessa verso gli schermi, anestetizzata dal flusso continuo della rete, svuotata di principi, di valori e di contenuti. Da quest’immagine posticcia e caricaturale si tenta maldestramente di dedurre che le nuove generazioni avrebbero sempre meno da dire. È quanto invece di più lontano dalla realtà possa pensarsi. Le nuove generazioni hanno infatti davvero tantissimo da raccontare, assorbono quotidianamente un’infinità di informazioni, vivono attraverso i nuovi strumenti tecnologici esperienze impensabili. Hanno problemi, sensazioni e riflessioni nuove e diverse rispetto al passato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In conclusione, il “problema” non è dunque il mezzo tecnologico in sé. Occorre semmai indagare per quale ragione è sempre più difficile costruire relazioni <em>vis a vis</em>, perché siamo diventati una nuova “società della vergogna”, in cui il giudizio degli altri è così drammaticamente importante. Il problema è più profondo, va oltre l’orizzonte tecnologico e ha radici sociali. Basti pensare agli <em>haters</em>: l’odio non è un fenomeno autoctono della rete, ma una conseguenza patologica di una società che non conosce bene sé stessa, che non capisce e non accetta a piena la diversità. </p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dagli accessibility Days 2022 gli esempi di nuove tecnologie per un digitale più inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 08:58:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
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		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 20 e 21 maggio, a Milano, si è svolto Accessibility days, un grande evento nazionale che pone l&#8217;attenzione sulla possibilità e facilità di utilizzo delle tecnologie digitale da parte delle persone con disabilità. L&#8217;evento è stato organizzato da Uici (Unione Italiana Cechi e Ipovedenti), Universal access (portale dedicato all&#8217;accessibilità digitale) e DevMarche, il network delle comunity marchigiane dedicate allo sviluppo software ed altri enti legati al mondo digitale. Ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, di Rai per il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 20 e 21 maggio, a Milano, si è svolto <a href="https://accessibilitydays.it/2022/it/?fbclid=IwAR2_YyUbWfKmuCFOojtvDrfhCTbeFQxA6hXil8wn0pOeDuLxMz2NR4O2XZo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accessibility days</a>, un grande evento nazionale che pone l&#8217;attenzione sulla possibilità e facilità di utilizzo delle tecnologie digitale da parte delle persone con disabilità.</p>



<p>L&#8217;evento è stato organizzato da Uici (Unione Italiana Cechi e Ipovedenti), Universal access (portale dedicato all&#8217;accessibilità digitale) e DevMarche, il network delle comunity marchigiane dedicate allo sviluppo software ed altri enti legati al mondo digitale. Ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, di Rai per il Sociale e ha visto la partecipazione di Inail e dell’Ente Nazionale Sordi.</p>



<p>Oltre 40 sessioni, 60 speakers, 20 espositori e tante esperienze come la cena e la passeggiata al buio, mostre tattili e tanta condivisione, per un’edizione che torna in presenza all&#8217;Istituto dei Ciechi di Milano in forma gratuita riunendo sviluppatori, startupper e grandi aziende, tutti pronti a portare esempi di nuove tecnologie che rendano il mondo digitale più accessibile e inclusivo. Ne abbiamo parlato con gli organizzatori, Stefano Ottaviani e Michele Landolfo.</p>



<p><strong>Come è andato l&#8217;evento?</strong></p>



<p>«Siamo molto soddisfatti, in presenza abbiamo avuto 630 persone e c&#8217;è stata grande partecipazione. Ci hanno fatto molto piacere i numerosi feedback che abbiamo avuto dai giovani: 2000 iscritti online, decine e decine di post su Linkedin dopo l&#8217;evento e riscontri da Gucci, Microsoft, Google e altre importanti aziende. Un successo insomma sia per gli espositori che per i workshop».</p>



<p>«Il riscontro da parte dei giovani è particolarmente importante» hanno sottolineato gli organizzatori, «perché loro sono il futuro. Si è parlato, a questo proposito, di formazione, che risulta oggi carente sui questi temi, anche se pian piano le cose stanno cambiando. Segnaliamo su questo la partecipazione, ad esempio, del Politecnico di Milano che sta portando avanti dei percorsi su questi argomenti».</p>



<p><strong>Molta attenzione, naturalmente, è stata prestata all&#8217;accessibilità della manifestazione. Ricordiamo le mascherine trasparenti, la sottotitolazione delle tre sezioni che sono state registrate e trasmesse in streaming e la traduzione nella lingua dei segni delle tre track di sessione, insieme ad alcuni workshop.</strong></p>



<p>«In ogni edizione» ribadiscono Ottaviani e Landolfi «cerchiamo di fare un passo in più per l&#8217;accessibilità».</p>



<p><strong>La manifestazione ha visto il coinvolgimento del CNR dell&#8217;AGID (Dipartimento trasformazione digitale) che ha il compito di vigilare, monitorare e supportare nel migliorare l&#8217;accessibilità ditale della pubblica amministrazione secondo la legge del 9 gennaio 2004. Cosa ancora c&#8217;è da fare?</strong></p>



<p>«Nonostante l&#8217;Italia abbia delle leggi molto stringenti su questo tema, pensiamo per esempio alle regole per le piattaforme dei concorsi pubblici, Agid ha fornito i dati sull’accessibilità digitale, mettendo in evidenza gli errori più frequenti legati all&#8217;uso dei file pdf da scaricare, il contrasto di colori, ecc., su cui bisogna intervenire».</p>



<p>La manifestazione ha visto incontrarsi associazioni, sviluppatori, aziende start up in modalità ibrida, facendo riassaporare il valore dell&#8217;incontro, del confronto, immergendo tutti in esperienze nuove ed emozionanti. Gli Accessibility days sono stati, perciò, una grande occasione per provare a disegnare il futuro, sempre più connesso, dove ogni aspetto della nostra vita sarà condizionato dalle nuove tecnologie; dalla formazione, al lavoro, al tempo libero, aspetti questi analizzati a Milano in un’atmosfera di festa e di fattiva speranza in un avvenire più inclusivo. Tuttavia, questo non è stato un evento dedicato solo alle tecnologie, ma soprattutto alle persone e a tutti coloro che si dedicano ogni giorno ad avvicinarle sempre di più a noi, alle nostre esigenze.</p>



<p>Pensiamo, per esempio, a Airbnb che sta cercando pian piano di “educare” gli host, cioè privati cittadini, a rendere le loro stanze sempre più accessibili. Partecipare, quindi, al lento cambiamento culturale verso la vera inclusione che non vuol dire altro che lavorare per creare una comunità pronta a cambiare passo e ritmo per accordarlo ai tanti diversi ritmi della vita. Ricordiamo sempre che le tecnologie rappresentano un supporto a tante attività, ma non devono sostituire il lavoro dell’uomo e le relazioni umane, che sono alla base dell’inclusione stessa che apre più strade per arrivare alla stessa meta.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>E-learning: apprendimento senza confini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina Barone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 10:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno delle piattaforme online di contenuti multimediali è attualissimo e dilagante, soprattutto tra i giovani. Conosciamo Netflix e Disney+, siamo milioni di abbonati e vi spendiamo ore della giornata senza neanche averne contezza. Invece, quanto conosciamo le piattaforme di e-learning, o apprendimento digitale, che forse sono più utili delle prime in termini di crescita professionale e personale? Dopo essermi confrontata con tanti ragazzi italiani che vivono in Italia e all&#8217;estero, risulta che in Italia le piattaforme di e-learning siano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il fenomeno delle piattaforme online di contenuti multimediali è attualissimo e dilagante, soprattutto tra i giovani. Conosciamo Netflix e Disney+, siamo milioni di abbonati e vi spendiamo ore della giornata senza neanche averne contezza.</p>



<p>Invece, quanto conosciamo le piattaforme <em>di e-learning, </em>o apprendimento digitale, che forse sono più utili delle prime in termini di crescita professionale e personale?</p>



<p>Dopo essermi confrontata con tanti ragazzi italiani che vivono in Italia e all&#8217;estero, risulta che in Italia le piattaforme di <em>e-learning</em> siano ancora poco conosciute o sottovalutate, forse si è ancora scettici, al di là del fattore della registrazione e del pagamento sui siti web, lo scetticismo verte sul metodo d&#8217;apprendimento.</p>



<p>Durante il periodo di <em>lockdown</em>, cercavo un corso online sulla resilienza e ho trovato sulla piattaforma Coursera <em>&#8216;The Science of Well-Being&#8217;,</em> diretto dalla professoressa di psicologia e scienziata cognitiva Laurie Santos della Università di Yale.</p>



<p>Il corso mi ha davvero incuriosita in quanto una delle prestigiose università americane della Ivy League ha messo a disposizione delle lezioni sulla felicità, quindi del tutto introspettive, in modo gratuito e accessibile a chiunque con una connessione internet.</p>



<p>Questo corso dà consigli pratici su come individuare, tracciare e raggiungere la felicità attraverso piccole azioni che mirano ad aumentare l&#8217;autostima ed il desiderio di mettersi in gioco con la conoscenza dei propri punti di forza caratteriali.</p>



<p>Il corso inizia con alcuni test che calcolano il livello di felicità attuale, attraverso semplici domande del tipo: quante volte vengono raggiunti gli obiettivi che ci prefiguriamo, come sono le relazioni personali di cui ci circondiamo, quanto ci sentiamo ottimisti, arrabbiati, motivati o quanto rispettiamo le nostre responsabilità. L&#8217;indice di felicità calcolato potrà essere ri-misurato al completamento del corso, dopo aver effettuato letture di testi consigliati, ed aver preso visione delle lezioni e di alcuni <em>TED talks</em>.</p>



<p>Tuttavia, la parte più attiva sono gli esercizi da compiere giornalmente per capire se si sta imparando davvero: ad esempio, tenere un diario sulla gratitudine o essere gentili con gli estranei. Per citare Anne Herbert: &#8220;Praticare atti di gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso&#8221;.</p>



<p>Dunque <em>&#8216;The Science of Well-Being&#8217;</em> si svolge solo in parte sulla piattaforma, il resto è un esercizio di vita che mette in luce che la felicità deriva da fattori interni, poiché possiamo controllare come reagiamo, ci adattiamo alle situazioni e ci prendiamo cura di noi stessi.</p>



<p>Personalmente, sto apprendendo e mettendo in atto una strategia pratica affinché la felicità sia un modo di vedere le cose e un modo di fare con le mie azioni, le mie abitudini e la mia attitudine.</p>



<p>Poi, sicuramente importanti per accrescere le proprie competenze in ambito informatico, sono i corsi su PowerPoint ed Excel della Microsoft, le cui conoscenze sono oggi richieste in molti settori. Un buon corso su Excel può essere trovato su <em>LinkedIn learning</em>, piattaforma nata come Lynda e poi acquistata dal colosso LinkedIn nel 2015. LinkedIn <em>learning</em> ha un costo mensile di 30 dollari e offre migliaia di corsi in lingua inglese per tutti gli interessi, da quelli più tecnici attenenti l&#8217;informatica, a quelli di crescita individuale e per la progressione di carriera.</p>



<p>È interessante notare che molti datori di lavoro all&#8217;estero offrono l&#8217;accesso gratuito a LinkedIn <em>learning</em> per i propri dipendenti: ciò invoglia a fare i corsi, a tenersi aggiornati ma anche a scoprire cose nuove e in ambiti totalmente diversi rispetto alle proprie conoscenze.</p>



<p>Ad esempio, il corso <em>&#8216;Diversity, Inclusion and Belonging&#8217;</em> con Pat Wadors mira alla realizzazione di un ambiente di lavoro positivo per tutti i colleghi, anche con i manager, attraverso lo sviluppo di una cultura che valorizzi ed accolga l&#8217;unicità e diversità che il singolo individuo porta con sé.</p>



<p>Per gli appassionati di informatica, i linguaggi di programmazione SQL e Python sono molto richiesta dalle aziende multinazionali come Google, Facebook, Amazon ed Accenture in quanto servono a creare siti web e app partendo da zero. La conoscenza di Python può spalancare le porte alla carriera: il sito di Indeed ha rilevato che il salario medio negli Stati Uniti, per chi lavora con questo linguaggio di programmazione, è di cento mila dollari l&#8217;anno. Python è su pressoché tutte le piattaforme di <em>e-learning</em>; inoltre, è presente nei computer che utilizzano Windows, Mac e Linux, dunque non è un software che deve essere acquistato: una volta completato il relativo corso, potrete già mettervi alla prova.</p>



<p>Anche il <em>project management</em> è una skill molto in voga nelle aziende e nelle organizzazioni no profit. Più facile a dirsi che a farsi, ci sono numerosi step che devono essere presi in considerazione quando si realizza un progetto: budget, risorse, calcolo dei rischi, creazione di un piano progettuale con la divisione dei compiti e le scadenze, ed altri ancora. <em>Project Management</em> può essere facilmente trovato su numerose piattaforme; in particolare, su Udemy si trova un corso in lingua italiana al costo di 30 euro.</p>



<p>Certamente frequentare un corso online è diverso dall&#8217;essere presente in una classe, ma sono innegabili gli aspetti positivi dell&#8217;<em>e-learning</em>: la varietà degli argomenti, talora il prestigio delle università che mettono a disposizione i corsi, la ricercatezza dei materiali, l&#8217;interazione che si stabilisce con il docente e gli altri partecipanti tramite forum e email, la facilità di accesso, la possibilità di conseguire una certificazione a costo notevolmente ridotto rispetto ai classici corsi universitari o semplicemente la possibilità di arricchire il proprio bagaglio culturale con un mosaico di nuove idee.</p>
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		<title>THECOLORSOUP: quando la creatività si sposa con innovazione ed ecosostenibilità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stephanie Bortolussi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 18:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>n questi giorni abbiamo scoperto THECOLORSOUP, un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter. Nato dall’unione delle idee di Elena(project manager), Daniela (content editor&#38;digital marketing) e Lorenzo (web designer&#38;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di personalizzare il tessuto dal singolo metro a migliaia di metri, per la realizzazione di capi di abbigliamento o elementi d&#8217;arredo e accessori. Il progetto si è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span class="cb-dropcap-small">I</span>n questi giorni abbiamo scoperto <strong><a href="http://thecolorsoup.com"><em>THECOLORSOUP</em></a>,</strong> un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter.</p>
<p>Nato dall’unione delle idee di <strong>Elena</strong>(project manager), <strong>Daniela</strong> (content editor&amp;digital marketing) e <strong>Lorenzo</strong> (web designer&amp;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di <strong>personalizzare il tessuto </strong>dal singolo metro a migliaia di metri,<strong> per la realizzazione di capi di abbigliamento </strong>o<strong> elementi d&#8217;arredo </strong>e<strong> accessori.</strong> Il progetto si è sviluppato in un solo anno, il 2015, durante il quale i tre giovani start-upper hanno partecipato ad <a href="http://www.h-farm.com">H-FARM</a>, il più grande acceleratore europeo di imprese tenutosi a Venezia e, dopo mesi di lavoro, hanno lanciato online la piattaforma. Fondamentale per lo sviluppo del progetto è stato l’aiuto del <a href="http://www.mirogliogroup.com/it/">Gruppo Miroglio</a>, che ha deciso di investire sul talento e sull’entusiasmo di giovani dipendenti per promuovere il lancio di iniziative innovative e supportare quindi la trasformazione dell’azienda in un’ottica digitale. Ma scopriamo qualcosa di più sul successo di <em>THECOLORSOUP</em> assieme ad <strong>Elena Guarene</strong>, project manager.</p>
<h2><strong>Una delle chiavi di successo della vostra piattaforma è sicuramente la personalizzazione. In che modo hanno risposto gli utenti a questo tipo di servizio?</strong></h2>
<p>“Personalizzazione” è un must anche quando si tratta di tessuto. Il nostro sito nasce come risposta a questa diffusa esigenza di stampare e decorare il tessuto con grafiche e fantasie uniche per realizzare capi di abbigliamento o arredare casa in modo speciale. In questi mesi abbiamo avuto la prova del fatto che la creatività degli utenti non ha limiti…!</p>
<h2><strong>Quindi la personalizzazione e la conseguente possibilità di vedere il proprio progetto pubblicato sul vostro blog dopo aver acquistato i vostri tessuti, vi ha permesso in un certo senso di premiare i vostri clienti. Che successo ha riscontrato questo tipo di strategia?</strong></h2>
<p>Siamo riusciti a trovare la formula giusta per combinare stampa digitale e creatività in un binomio perfetto. Ecco perché abbiamo creato uno spazio di contaminazione tra tessuti, arte e tecnologia sostenuto da un continuo impegno nella ricerca di soluzioni su misura per la singola esigenza di ciascun cliente. In fondo alla base del nostro progetto c’è un’attività continua volta a sperimentare e proporre nuovi strumenti per stimolare la creatività dei consumatori. La semplicità con la quale è possibile fruire del servizio di <em>THECOLORSOUP</em> è sicuramente un aspetto di vantaggio per il business della piattaforma: basta che l&#8217;utente scelga tra oltre 600 proposte di grafiche o carichi un proprio disegno, selezioni una tra le più di 20 basi di tessuto a disposizione e invii l’ordine. <img class="aligncenter wp-image-10098 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg" alt="thecoloursoup1" width="750" height="500" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<h2><strong>Elena, su quali strumenti avete puntato per ampliare la conoscenza della vostra start-up ed aumentare il volume d&#8217;affari? Quanto vi hanno incentivato in questo i social network?</strong></h2>
<p>Uno dei nostri obiettivi è quello di coltivare e far crescere una community sempre più attiva e coinvolgente, nella quale la passione del tessuto diventi un hobby o addirittura una professione. Proprio per questo i social hanno avuto e hanno un’importanza di rilevo nelle attività di tutti i giorni, ma sono comunque sostenuti da attività di comunicazione off line, come partecipazioni a fiere, mostre mercato, attività di workshop.</p>
<h2><strong>Dopo un anno di attività, a quanto ammonta il vostro fatturato?</strong></h2>
<p>Siamo molto soddisfatti dai risultati ottenuti e soprattutto del trend in continua crescita. Guardando i numeri in questo anno abbiamo evaso circa 1500 ordini. Gli utenti attivi, ovvero quelli che hanno effettuato almeno un ordine sul nostro sito sono più di 800 e di questi, il 20% ha compiuto più di un acquisto. Sono stati venduti circa 730 kit – il campionario composto da piccoli tagli dei diversi tipi di tessuti offerti, utile da consultare prima di iniziare un progetto. Per quanto riguarda la produzione, abbiamo finora stampato circa 4000 metri lineari di tessuto per la maggior parte dei casi (il 90%) con grafiche personalizzate fornite dall’utente. <img class="aligncenter wp-image-10099 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg" alt="thecoloursoup 2 " width="750" height="527" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /> La community creata da THECOLORSOUP non si limita solo agli utenti italiani, che rimangono comunque i principali clienti, ma tocca mercati quali Spagna, Germania, Francia e Svizzera. Visto il successo che la start-up sta riscontrando, l’obiettivo di medio termine è sicuramente quello di proseguire il processo di internazionalizzazione della piattaforma, puntando a diventare un vero e proprio punto di riferimento anche per i clienti esteri. Elena ci svela infatti che tra non molto il sito sarà consultabile anche in lingua inglese, così da agevolare e velocizzare lo sviluppo del mercato europeo.</p>
<h2><strong>L&#8217;ecosostenibilità è una caratteristica fondamentale di <em>THECOLORSOUP</em>. In che modo vengono stampati i tessuti?</strong></h2>
<p><em>THECOLORSOUP</em> utilizza una tecnologia di stampa digitale diretta e sublimatica a seconda del progetto, avvalendosi dei migliori colori del mercato. Facendo parte del Gruppo Miroglio, abbiamo alla base il know-how e il parco macchine di ultima generazione della realtà che compongono il gruppo. I processi produttivi sono Made in Italy e vantano un alto livello di sostenibilità ambientale salvaguardando il risparmio d’acqua, obiettivo chiave degli investimenti tecnologici del Gruppo nel settore del printing.   <strong>Creatività, innovazione ed ecosostenibilità</strong>: sono queste le chiavi del successo di <em>THECOLORSOUP</em>.</p>
<p><figure id="attachment_10111" aria-describedby="caption-attachment-10111" style="width: 666px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-10111 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg" alt="Gli ideatori di Thecoloursoup" width="666" height="1024" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg 666w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-300x461.jpg 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /><figcaption id="caption-attachment-10111" class="wp-caption-text">Gli ideatori di THECOLORSOUP</figcaption></figure></p>
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		<title>TECHNOLOGICAL CHANGE: come nasce il cambiamento? Le opportunità che offre l’innovazione</title>
		<link>https://ventiblog.com/technological-change-come-nasce-il-cambiamento-le-opportunita-che-offre-linnovazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2014 22:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Giovanna Cataldo Da consumatori viviamo il cambiamento tecnologico attraverso i nuovi prodotti che vengono introdotti sul mercato. A volte siamo resistenti al cambiamento, o non ne capiamo subito i benefici. Il processo di adozione di una nuova tecnologia è parte di un processo molto più ampio e prolungato nel tempo, in cui oltre ai consumatori, ci sono anche le imprese, le università, con i loro centri di ricerca, e i finanziatori. Il termine “technological change” descrive il processo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="GIOVANNA CATALDO" href="http://ventiblog.com/2014/05/giovanna-cataldo/">Giovanna Cataldo</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2254" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale.jpg" alt="intelligenza-artificiale" width="800" height="533" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale.jpg 800w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale-768x512.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/10/intelligenza-artificiale-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da consumatori viviamo il cambiamento tecnologico attraverso i nuovi prodotti che vengono introdotti sul mercato. A volte siamo resistenti al cambiamento, o non ne capiamo subito i benefici.<br />
Il processo di adozione di una nuova tecnologia è parte di un processo molto più ampio e prolungato nel tempo, in cui oltre ai consumatori, ci sono anche le imprese, le università, con i loro centri di ricerca, e i finanziatori.<br />
Il termine <strong>“technological change” </strong>descrive il processo di <strong>invenzione</strong>, <strong>innovazione</strong> e <strong>diffusione</strong> di una nuova tecnologia.<br />
Nella <span style="text-decoration: underline;">prima fase</span> gli attori principali sono l’imprenditore, o gli scienziati, che scoprono un nuovo materiale o appunto una nuova tecnologia.<br />
L’<span style="text-decoration: underline;">innovazione</span> avviene, invece, nel momento in cui si comprende come incorporare la nuova tecnologia in un servizio o in un prodotto, che potrebbe soddisfare un bisogno.<br />
Nella <span style="text-decoration: underline;">terza e ultima fase</span> entriamo in gioco noi consumatori che adottiamo il prodotto. ma il processo non è immediato e uniforme: non tutti i consumatori pesano i benefici e i costi dell’adozione allo stesso modo. All’inizio soltanto i “pionieri” si mostrerano entusiasti e volenterosi di provare la novità tecnologica; rappresentano solo una nicchia del mercato, ma il loro ruolo è essenziale per la diffusione nel resto del mercato. A volte ricoprono il ruolo di <strong>opinion leader</strong>, incoraggiando altri utenti a provare il nuovo prodotto., e I loro feedback sono fondamentali per l’azienda, ma vanno anche trattati con cautela, visto che anticipano bisogni che ancora sono latenti nel resto del mercato, o che possono essere completamente diversi.<br />
In questa fase ancora il cambiamento non è avvenuto completamente e la nuova tecnologia è presente in diverse forme, ma una volta stabilito un <strong>dominant design</strong>, il cambiamento si completa e un nuovo equilibrio si stabilisce.</p>
<p style="text-align: justify;"> Quando il cambiamento tecnologico è <strong>distruttivo</strong> – ossia la nuova tecnologia rende obsoleta la precedente, un esempio è stato il passaggio dalle videocassette ai DVD – non sempre il processo parte da un’azienda già “matura”. Sono le <strong>start-up </strong>a giocare un ruolo fondamentale, spinte dalla visione dell’imprenditore, che immagina prima di chiunque altro la possibilità di commercializzare il nuovo prodotto. Nonostante le aziende già consolidate abbiano risorse da indirizzare all’<strong>esplorazione </strong>di nuove applicazioni o di nuove tecnologie, non lo fanno perché soffrono della miopia derivante dal successo dei prodotti attuali e dal percorso fatto fino ad ora. I costi della cannibalizzazione dei propri profitti sono percepiti di gran lunga superiori ai ritorni attesi dall’investimento in una tecnologia distruttiva, per questo spesso si concentrano su innovazioni <strong>incrementali</strong>, per migliorare i prodotti che già commercializzano.</p>
<p style="text-align: justify;">È difficile definire a priori quale era di fermento stiamo vivendo, che cambia anche da settore a settore. Sicuramente i risultati più interessanti e futuristici sono quelli che si possono ottenere dall’applicazione dell’<strong>intelligenza artificiale</strong>. <strong>Può essere possibile che un software riesca a </strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Test_di_Turing"><strong>ragionare come la mente umana</strong></a><strong> o che impari dai nostri input</strong>? Sì, è possibile, e molte aziende stanno investendo in progetti di ricerca: prima su tutte Google. Il motivo principale è che l’ I.A. ha numerose possibili applicazioni: dal mondo dei software per l’apprendimento alla medicina.<br />
Esistono numerosi software online, sicuramente il più divertente è <strong>Cleverbot.com</strong>: Sul sito web è possibile parlare con il software come se fosse una persona; pone delle domande e si ha l’impressione che sia davvero interessato a quello che diciamo! L’obiettivo ovviamente è quello di cercare di racchiudere in un algoritmo i processi della nostra mente quando interagiamo.<br />
Le applicazioni nel mondo medico sono le più affascinanti: sarà possibile ridare la vista a chi l’ha persa o a far “sentire” la consistenza degli oggetti con delle protesi? Per adesso è tutta immaginazione, ma un giorno sarà sicuramente possibile.</p>
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		<item>
		<title>I PALLONI STRATOSFERICI DI GOOGLE PORTERANNO IL MONDO IN RETE</title>
		<link>https://ventiblog.com/i-palloni-stratosferici-di-google-porteranno-il-mondo-in-rete/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 11:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Elvira Scarnati E’ passato un anno dal lancio di Loon, un nuovo, visionario e geniale progetto di Google. Il 6 giugno 2013 per la prima volta, nel sud della Nuova Zelanda, trenta palloni aerostatici molto particolari si sono levati in volo e hanno permesso ad alcuni tester di connettersi ad internet. Oggi, in un mondo perennemente connesso, in cui nessuno di noi riesce a staccarsi dallo smartphone, dal tablet o dal pc, per più di mezz’ora (se va bene!), [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ELVIRA SCARNATI" href="http://ventiblog.com/2014/05/elvira-scarnati-2/">Elvira Scarnati</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image61.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1937 size-medium" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image61-300x164.jpg" alt="image" width="300" height="164" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image61-300x164.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image61.jpg 303w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>E’ passato un anno dal lancio di <strong><em>Loon,</em></strong> un nuovo, visionario e geniale progetto di Google. Il 6 giugno 2013 per la prima volta, nel sud della Nuova Zelanda, trenta palloni aerostatici molto particolari si sono levati in volo e hanno permesso ad alcuni tester di connettersi ad internet.</p>
<p><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/balloon-launch.gif"><img class="size-medium wp-image-1085 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/balloon-launch.gif?w=300&amp;h=200" alt="balloon-launch" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Oggi, in un mondo perennemente connesso, in cui nessuno di noi riesce a staccarsi dallo smartphone, dal tablet o dal pc, per più di mezz’ora (se va bene!), in realtà ancora i due terzi del globo non sono raggiunti dalla rete internet, sono offline.<br />
Si tratta principalmente di aree rurali o remote, e proprio per coprire tale gap di connessione, Google ha lanciato il progetto <em>Loon</em>.<br />
Tradotto, <em>Loon</em> significa “pazzo, folle”, e l’idea, in fondo, è tanto semplice, da sembrare folle. Ma le idee geniali spesso si nascondono proprio dietro la semplicità, tanto da far sembrare folle il fatto di non averci pensato prima.<br />
Google vuole portare quei due terzi isolati del mondo online. Come? Con la cosa più semplice che ci sia…i palloni aerostatici! Rapidi, semplici ed economici.</p>
<p><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/loon_large_verge_medium_landscape.png"><img class="size-medium wp-image-1088 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/loon_large_verge_medium_landscape.png?w=300&amp;h=168" alt="loon_large_verge_medium_landscape" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Si tratta di palloni particolari, che sfruttano l’energia solare per volare al di sopra delle nostre teste, nella stratosfera, ad una distanza di circa 20 km (il doppio di quella raggiunta dai normali aerei).<br />
Volare nella stratosfera vuol dire poter contare sulla presenza di venti diversi, per velocità e per direzione, per cui i palloni possono spostarsi da un vento all’altro – grazie ad un algoritmo che calcola e valuta l’andamento dei venti – e sfruttarne la spinta e la direzione, fluttuando così nell’aria e raggiungendo le zone remote del pianeta.<br />
A terra, le abitazioni o i luoghi che vogliono connettersi ad internet sono dotati di una particolare antenna che manda segnali ai palloni e permette poi la connessione.</p>
<p><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/google-project-loon-designboom00.jpg"><img class="size-medium wp-image-1086 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/google-project-loon-designboom00.jpg?w=300&amp;h=183" alt="google-project-loon-designboom00" width="300" height="183" /></a></p>
<p>Ogni pallone può coprire un’area di circa 40km di diametro. Lo scopo del progetto <em>Loon</em> è proprio quella di creare un anello di palloni che volino nella stratosfera, intorno alla terra, formando un unico grande network di connessione, tra i palloni e l’area sottostante, in modo che nessun altro essere umano sia offline.</p>
<p><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/article-2342127-1a54cec6000005dc-194_964x541.jpg"><img class="size-medium wp-image-1084 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/07/article-2342127-1a54cec6000005dc-194_964x541.jpg?w=300&amp;h=168" alt="article-2342127-1A54CEC6000005DC-194_964x541" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Internet cambia la vita, non è solo un modo per essere informati sul mondo e per interagire con le persone, soprattutto è un driver di crescita e sviluppo. Per tutte le aree remote del pianeta la rete rappresenta una grande possibilità e <em>Loon, </em>quindi,una speranza.</p>
<p>Per saperne di più su <em>Loon</em>, andate sul <a href="http://www.google.com/loon/">sito del progetto</a> e seguite l’avventura insieme a Google.</p>
<p>Noi aspettiamo di poter alzare la testa e vedere i <em>loon balloon</em>s galleggiare in aria.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>“Loon for all – balloon powered internet for everyone.”</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/m96tYpEk1Ao?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<item>
		<title>E SE POTESSIMO SUONARE IL MONDO? MOGEES: LA MUSICA NASCOSTA NELLE COSE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 17:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[INNOVAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Di Elvira Scarnati Quante volte da bambini, ma anche da grandi, ci siamo ritrovati a battere le mani tra loro o sul tavolo, o a saltellare facendo rumore col tacco delle scarpe, a mo’ di tip tap, solo per ricreare una melodia o un ritmo? Beh, tante. Sicuramente la canzone più riprodotta da sempre in questo modo è “We will rock you” dei Queen, il cui stesso arrangiamento è creato non solo percuotendo un tamburo, quanto, soprattutto, battendo le mani [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/e-se-potessimo-suonare-il-mondo-mogees-la-musica-nascosta-nelle-cose/">E SE POTESSIMO SUONARE IL MONDO? MOGEES: LA MUSICA NASCOSTA NELLE COSE</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"> Di <a title="ELVIRA SCARNATI" href="http://20ventiblog.wordpress.com/2014/05/14/elvira-scarnati-2/" target="_blank">Elvira Scarnati</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/mogees.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-916" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/mogees.jpg?w=300&amp;h=242" alt="mogees" width="300" height="242" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte da bambini, ma anche da grandi, ci siamo ritrovati a battere le mani tra loro o sul tavolo, o a saltellare facendo rumore col tacco delle scarpe, a mo’ di <em>tip tap</em>, solo per ricreare una melodia o un ritmo? Beh, tante.<br />
Sicuramente la canzone più riprodotta da sempre in questo modo è “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=-tJYN-eG1zk&amp;feature=kp" target="_blank"><em>We will rock you</em></a>” dei Queen, il cui stesso arrangiamento è creato non solo percuotendo un tamburo, quanto, soprattutto, battendo le mani tra loro e battendo i piedi su una pedana.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, grazie alla tecnologia, battere le mani su un oggetto non permette solo di dare ritmo, può creare vera e propria musica. Per suonare non è più necessario avere a disposizione e, soprattutto, saper utilizzare un classico strumento musicale, come una chitarra, una tastiera o un tamburo. Oggi <em>chiunque</em> può suonare <em>qualsiasi</em> cosa, in <em>qualsiasi momento</em>. <strong>“<em>Any time, any place, any object!”</em></strong> è proprio lo slogan che caratterizza <strong><em>Mogees</em></strong>, un microfono che posizionato su qualsiasi superficie e collegato allo smartphone, tramite un’app, trasforma i rumori e le vibrazioni create in suono e musica. Il piccolo sensore cattura e analizza le vibrazioni create interagendo con le cose attorno a noi e invia impulsi elettrici all’app presente sullo smartphone che, tramite una speciale tecnica, trasforma le proprietà acustiche rendendole musicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo scoperto <em>Mogees </em>a fine aprile, a Roma, durante il seminario <a href="http://20ventiblog.wordpress.com/portfolio/nuvola-rosa-women-power/" target="_blank"><em>La Nuvola Rosa</em></a>, e da subito ne siamo rimasti affascinati. E’ straordinario pensare che in qualsiasi momento e con qualsiasi cosa potremmo creare della musica.<br />
Con <em>Mogees</em> si dà sfogo alla fantasia e all’immaginazione: ognuno può trasformare oggetti inanimati e apparentemente “muti” in strumenti musicali unici. Così, anche uno specchio, un albero, un cancello, i raggi di una bicicletta, una moneta, un palloncino, un termosifone, possono “essere suonati”per creare melodie.</p>
<p style="text-align: justify;">L’inventore è <strong>Bruno Zamborlin</strong>, ventottenne vicentino che, durante il dottorato in Informatica al Goldsmiths College di Londra, ha elaborato il sensore e l’app e ha iniziato “a suonare la città di Londra”. L’idea alla base di <em>Mogees</em> è, appunto, creare musica con qualsiasi cosa e portar fuori la musica elettronica dal computer per renderla “percepibile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2012 Bruno ha partecipato all’evento <strong>Tedx Brussels</strong> doveha presentato <em>Mogees</em> così:</p>
<p style="text-align: justify;">[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=RGbyFxw3-pY]</p>
<div class="video-wrapper"></div>
<p style="text-align: justify;">Ma sarà davvero questa la musica del futuro? Basterà davvero tamburellare su una tavola o su un albero per diventare musicisti? Chissà, magari le generazioni future canteranno “<em>We will rock you”</em> con un battito ritmico che si trasformerà in vero e proprio suono musicale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mogees </em>non è ancora disponibile al grande pubblico ma da poco è terminata la raccolta fondi su <strong>Kickstarter</strong> che ha permesso di ottenere i finanziamenti necessari per l’avvio della produzione in serie. La raccolta tramite crowdfunding è stata un successo, tanto che ha permesso di raddoppiare il target di fondi inizialmente previsto, ottenendo quasi cento mila pounds.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’attesa di poter acquistare presto il nostro <em>Mogees</em> e poter suonare il nostro mondo, continuiamo a seguire Bruno e a guardare le performance di <em>Mogees </em>sul suo canale <a href="https://www.youtube.com/user/brunozamborlin" target="_blank"><strong>YouTube</strong></a>, alla scoperta della musica nascosta nelle cose.</p>
<address style="text-align: justify;">
<div class="video-wrapper"> <a href="http://http://www.youtube.com/watch?v=GPMqAEIBfJM">http://http://www.youtube.com/watch?v=GPMqAEIBfJM</a></div>
<p>Questo è il primo video musicale interamente realizzato utilizzando il <em>Mogees</em> come strumento musicale. Il brano è stato eseguito da Plaid in collaborazione con lo stesso Bruno Zamborlin.</p>
</address>
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