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	<title>Premio Strega &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>#Stregati da Almarina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:05:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Strega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Premio Strega è nato a Roma nel 1947 e in questi 73 anni, quasi ogni anno, almeno una donna è entrata nella cerchia dei finalisti; solo 11 di loro però hanno conseguito l’ambito riconoscimento. Quest’anno è Valeria Parrella l’unica donna ad essere entrata nella sestina d’oro. Scrittrice, giornalista e drammaturga, non è nuova alla finale del premio, alla quale era già arrivata nel 2005 con una raccolta di racconti dal titolo “Per grazia ricevuta”. L’edizione 2020 vede in concorso [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il Premio Strega è nato a Roma nel 1947 e in questi 73 anni, quasi ogni anno, almeno una donna è entrata nella cerchia dei finalisti; solo 11 di loro però hanno conseguito l’ambito riconoscimento. Quest’anno è <strong><em>Valeria Parrella</em></strong> l’unica donna ad essere entrata nella sestina d’oro. <br>Scrittrice, giornalista e drammaturga, non è nuova alla finale del premio, alla quale era già arrivata nel 2005 con una raccolta di racconti dal titolo “<em>Per grazia ricevuta</em>”.</p>



<p>L’edizione 2020 vede in concorso “Almarina” edito da Einaudi; sesto romanzo della Parrella da quello trasposto nell’omonimo film di Francesca Comencini, con Margherita Buy,<em> “Lo spazio bianco”.</em> </p>



<p><br>Elisabetta Maiorano è un’insegnante di matematica di una classe molto particolare, nel carcere di Nisida a Napoli ed è anche una donna spezzata dal dolore per la morte del marito, che annaspa in una città e in un mondo che le fa paura. <br>Napoli rimane sempre sullo sfondo della narrazione. La ritroviamo solo nel mare che Elisabetta guarda sempre attraverso le finestre senza sbarre della sua classe; nel palazzo del tribunale dei minorenni sotto i Colli Aminei; nel tragitto fino a Nisida.</p>



<p>Elisabetta ci racconta da subito di Antonio, di come il loro amore si sia dispiegato con la calma e la cura che meritano le cose eterne e di come, alla sua morte, non è più riuscita a farsi rinnovare la carta di identità per non vederci scritto sopra quella parola che proprio non riesce ad accettare, che sostituirebbe “coniugata”. Usa il passaporto al suo posto.</p>



<p>Il racconto del suo dolore non può che vibrare sotto la pelle di chi, tra i lettori, ha vissuto una perdita.</p>



<p>Nel libro percorriamo insieme a lei le strade che la portano a Nisida e mentre entriamo nel carcere, entriamo anche in Elisabetta che, ad ogni sbarra che si alza, ad ogni cancello che si sblocca, lascia fuori il buio silenzio della sua esistenza improvvisamente solitaria per entrare in quel logo che, malgrado abbia le sbarre, la fa sentire libera. </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Così sono libera nel tempo di questo cammino, dentro le mura, oltre il cancello, prima dei detenuti, tasche svuotate”.</em></p></blockquote>



<p>È tra i banchi della sua classe improbabile che Elisabetta incontra Almarina. <br>La sua collega, Aurora insegnante di italiano, le dice che è stata una fortuna che il giudice l’abbia mandata lì. Nel passato di quella ragazza romena di sedici anni si nascondo delle atrocità indicibili, delle violazioni imperdonabili. </p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Non potevo chiederle. Forse le altre detenute lo avevano fatto. Ma noi di fuori non saremo mai dentro e allora non veniamo davvero messi a parte. Volevo chiedere, ma come chiedere, senza morbosità, senza essere né medico né confessore”.</em></p></blockquote>



<p>Elisabetta capisce di essere legata ad Almarina mentre guardano il mare; le parla di suo marito Antonio, grande nuotatore, e quando la ragazza dice di non saper nuotare, realizza di voler essere lei ad insegnarglielo. Il loro incontro darà una nuova direzione alla vita di Elisabetta e alla nostra che, insieme a lei, va alla deriva tra le pagine della sua storia. Una rinascita lenta, ma inesorabile.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Dopo tre anni di solitudine finalmente sono sola e non abbandonata, mi riapproprio dei miei spazi lì dove l’anima, lo spirito di chi c’è stato, a poco a poco me li ha resi”.</em></p></blockquote>



<p>È un romanzo intenso, intimo e spietatamente onesto sulle malvagità che la vita riserva sempre troppo presto e di come si possa continuare a vivere, persino a rivivere, malgrado tutto.</p>
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		<title>Il mondo magico di Dino Buzzati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 17:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[#Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzati]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Strega]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La letteratura italiana è costellata da grandi scrittori, rimasti per sempre impressi nella storia. Tuttavia c’è un autore, vincitore del Premio Strega, che non ha avuto degno riconoscimento del suo genio letterario, e risponde al nome di Dino Buzzati. Il suo estro si manifesta in vari campi, dalla letteratura, alla pittura fino al giornalismo: “Che io scriva o dipinga, io perseguo il medesimo scopo, che é quello di raccontare delle storie”. Buzzati iniziò la sua carriera come inviato del Corriere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La letteratura italiana è costellata da grandi scrittori, rimasti per sempre impressi nella storia. Tuttavia c’è un autore, vincitore del <strong>Premio Strega</strong>, che non ha avuto degno riconoscimento del suo genio letterario, e risponde al nome di <strong>Dino Buzzati.</strong> Il suo estro si manifesta in vari campi, dalla letteratura, alla pittura fino al giornalismo: “<em>Che io scriva o dipinga, io perseguo il medesimo scopo, che é quello di raccontare delle storie</em>”.</p>



<p>Buzzati iniziò la sua carriera come inviato del Corriere della Sera<em>, </em>con una particolare predilezione per la cronaca nera<em>. </em>Nato nel bellunese, infaticabile alpinista, ci conduce attraverso le sue opere surreali sulle montagne che tanto amava, trasmette emozioni forti e inattese, che ci turbano nel profondo e nel contempo sprigionano un’energia positiva che solo chi ne studia la prosa riesce a cogliere, e ne resta affascinato. <br>La mia passione per Buzzati è nata per caso &#8211; mio padre mi regalò “<strong>I centottanta racconti</strong>” &#8211; ed io mi imbattei subito in una lettura emotivamente travolgente, “<em>I giorni perduti</em>”. Qui  l’autore coinvolge il lettore ad un livello più profondo, ritirandosi quasi in disparte; non si limita a raccontarci una storia, bensì ci rende partecipi di essa, rendendoci così protagonisti. Buzzati è infatti maestro nell’arte del <strong>mostrare senza dire</strong> e l’accurata scelta delle parole è essenziale per comprendere presto i significati nascosti all’interno del testo.<br>L’ambiente è borghese, come testimonia la frase &#8211;<em> la sontuosa villa </em>&#8211; i personaggi sono due, Kazirra ed il misterioso uomo che porta via le casse da casa sua. Anche qui, come in quasi tutte le opere di Buzzati, del protagonista non conosciamo nulla.</p>



<p>E’ una lettura profonda, che ci permette di entrare all’interno della trama: leggendo ci troviamo infatti di fronte al misterioso uomo, assistiamo anche noi al momento in cui le casse vengono portate via e scaraventate in fondo ad una scarpata, ci immedesimiamo in lui, e proviamo lo stesso tragico stupore alla fine del racconto. <br>Tuttavia, <strong><em>chi è il vero ladro</em>? </strong>E’ Kazirra stesso, si è derubato dei suoi affetti, del suo fedele cagnolino che ha abbandonato, lasciandolo pelle e ossa, del fratello che stava male e lo aspettava, della sua fidanzata, Graziella, che ha lasciato andar via. E’ lui il ladro dei suoi giorni perduti. <br>Kazirra cerca di corrompere il signore delle scatole, gli promette in dono i suoi averi nella vana speranza di riuscire così a recuperare gli affetti dei suoi giorni perduti.  <br>Il passaggio dal <em>tu</em> al<em> Lei </em>é significativo. Dal “<em>ti ho visto</em>” al “<em>Signore, la supplico</em>..” quando comprende di essere lui stesso il ladro delle casse<em>.</em></p>



<p>Ciascuno di noi può identificarsi in Kazirra, ciascuno di noi può rendersi conto del valore degli affetti, e il messaggio di Buzzati è che non dobbiamo farci corrompere dalla sete di potere, dagli impegni e dalle ambizioni lavorative, perché il tempo non perdona, scorre inesorabile e dobbiamo vivere ogni momento al massimo. <br>Quella di Buzzati è un’amara critica della borghesia, della mancanza di valori, è un monito ad aprire gli occhi in tempo, altrimenti gli affetti andranno perduti per sempre. </p>



<p>I personaggi dei suoi racconti sono spesso borghesi dalla vita ripetitiva che viene d’un tratto turbata da un<strong> avvenimento fantastico</strong>, inspiegabile e li porta a redimersi sul significato della loro esistenza. Tuttavia, ne I giorni perduti, è ormai troppo tardi &#8211; come testimonia l’ultima frase &#8211;</p>



<p><strong>&nbsp;“<em>E l’ombra della notte scendeva</em>.”</strong></p>



<p>I suoi temi ricorrenti sono lo scorrere del tempo e le montagne che tanto amava, che rappresentavano limiti talvolta invalicabili, ma anche uno spunto per affacciarsi e vedere cosa c’è oltre. Il bisogno di scoprire, di esplorare mondi nuovi lo portava verso un mondo misterioso. <br><strong>L’occasione,</strong> che si presenta per i suoi protagonisti solo una volta nella vita, è un elemento che caratterizza la sua poetica, insieme al timore dello scorrere del tempo, che è visto come qualcosa di inesorabile, che l’uomo non può contrastare. <br>Le montagne non sono altro che una <strong>metafora</strong> dell’ambiente della redazione del giornale per cui lavorava; per molti anni aveva assistito inerme all’infelicità dei suoi colleghi, alla loro impossibilità nonostante l’impegno di realizzarsi veramente. </p>



<p>Un altro tema caro a Buzzati è il tema della morte, vista come<strong> fine delle illusioni,</strong> analizzata nelle sue sfaccettature &#8211; come viaggio dopo la morte, privo di speranza, o come breve ritorno da essa &#8211; come accade ne<strong><em> Il Mantello, </em></strong>che fa parte dei<strong> Sessanta Racconti</strong>, in cui si narra la storia di Giovanni, un ragazzo che ritorna dalla guerra in un modo diverso da quello che la sua famiglia si aspettava. Anche qui Buzzati ci fa vivere la sensazione nascosta di ansia e terrore della madre, quel sesto senso che le fa comprendere che qualcosa di innaturale, forse un oscuro segreto alberga in suo figlio. </p>



<p>I suoi personaggi sono in perenne lotta con un destino, visto come qualcosa di più grande e incontrastabile. Ne <em>Il mantello</em> infatti, leggiamo:<em>&nbsp;</em></p>



<p><em>“Era già alla porta. Uscì come portato dal vento. Attraversò l’orto quasi di corsa, aprì il cancelletto, due cavalli partirono al galoppo, sotto il cielo grigio, non già verso il paese, no, ma attraverso le praterie, su verso il nord, in direzione delle montagne. Galoppavano, galoppavano.”</em></p>



<p>Anche il paesaggio è elemento fondamentale del suo<strong> realismo magico</strong>, anche qui vi sono le montagne, e le ritroviamo ne <strong>“La famosa invasione degli orsi in Sicilia” .</strong><br>La sua scrittura è delicata ma decisa, dimostrando sempre l’estrema eleganza di Buzzati nel modo di raccontare.</p>



<p>Il romanzo fu pubblicato inizialmente a puntate nel <strong>Corriere dei Piccoli</strong>, ma ha un significato ben più profondo ed è un libro rivolto anche agli adulti. E’ la storia della guerra tra il Granduca di Sicilia e Leonzio, il re degli orsi che decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura in cui vivono gli uomini, alla ricerca di suo figlio Tonio e nella speranza di trovare del cibo. Gli orsi piccoli infatti, bloccati in un gelido inverno, soffrono la fame e gli orsi grandi si muovono in cerca di una vita migliore. La fiaba é molto attuale, mi ha subito ricordato il problema dei migranti, che spinti dalla disperazione si spostano nella vana illusione di trovare il paradiso. Gli orsi troveranno il benessere, tuttavia scopriranno a loro spese che la ricchezza non é sinonimo di felicità, e come avviene anche tra gli uomini, tutti gli eccessi portano alla corruzione e alla perdita dei valori. Grazie all’ultimo desiderio di Re Leonzio, il bisogno di tornare alle origini e il desiderio della vita semplice, riporterà gli orsi sulla buona strada. Di recente ne è stato realizzato anche un film d’animazione, presentato al <strong>Festival del Cinema di Cannes,</strong> dal forte impatto visivo soprattutto per i disegni e i colori. A dirigere il film è <strong>Lorenzo Mattotti</strong>, uno dei più grandi fumettisti italiani al mondo; il celebre scrittore <strong>Andrea Camilleri</strong>, orgoglio della Sicilia, ci ha fatto un ultimo regalo, prestando la sua voce al vecchio e saggio orso.</p>



<p>E se i temi di Buzzati possono sembrare faticosi, si trova in lui la chiave per godere delle cose belle che la vita ci può offrire: vedo nei suoi racconti un monito a non lasciarsi scappare le opportunità della vita, in un modo certamente diverso da quello convenzionale, con un’ironia tagliente e un umorismo quasi nero. Buzzati ha il dono di leggere la realtà in modo più profondo, come un saggio che vede le cose del mondo da una prospettiva diversa, più matura, profonda.   </p>



<p><br></p>
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		<title>L&#8217;innocenza dell&#8217;infanzia e la violenza della guerra in &#8220;Amici per paura&#8221; di Ferruccio Parazzoli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2017 11:50:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ferruccio parazzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Strega]]></category>
		<category><![CDATA[sem]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Amici per paura” di Ferruccio Parazzoli, edito da SEM, è un romanzo  incentrato sulla perdita dell’innocenza negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale. Ambientato tra Roma e Macerata, descrive magistralmente il modo in cui un bambino si trova a vivere la guerra: da un lato la propaganda fascista, dall&#8217;altro la morte ormai divenuta compagna quotidiana. La vita nella capitale, alla vigilia dell’estate del 1943, non è facile; Francesco vive tuttavia con relativa tranquillità assieme al suo amico Domenico, insieme al quale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“<em>Amici per paura</em>” di <strong>Ferruccio Parazzoli</strong>, edito da SEM, è un romanzo  incentrato sulla perdita dell’innocenza negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale.<br />
<strong>Ambientato tra Roma e Macerata, descrive magistralmente il modo in cui un bambino si trova a vivere la guerra</strong>: da un lato la propaganda fascista, dall&#8217;altro la morte ormai divenuta compagna quotidiana. La vita nella capitale, alla vigilia dell’estate del 1943, non è facile; Francesco vive tuttavia con relativa tranquillità assieme al suo amico Domenico, insieme al quale trascorre le ore pomeridiane giocando con i soldatini.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">Tutti dicono che Roma non verrà mai colpita perché è la città del Vaticano, la “città aperta” (tutti lo ripetono, ma nessuno sa precisamente cosa significhi).</p>
</blockquote>
<p><strong>Eppure il bombardamento avviene</strong>: il quartiere di san Lorenzo, a pochi passi dalla casa dove abita Francesco, viene duramente colpito. La morte fa il suo ingresso improvviso, ma un bambino come Francesco non può accettare di poter morire sotto i bombardamenti: è una cosa che riguarda i grandi, come il nonno o il cugino Leo disperso in Russia. L’armistizio dell’8 settembre rende tutto ancora più confuso, eppure il piccolo Francesco, sfollato nella campagna marchigiana assieme alla madre e alla sorella, sente solo un eco lontano della battaglia che imperversa.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra, tuttavia, arriva inesorabile fino a Macerata: <strong>il prete della Canonica, Don Elio, si arruola con i partigiani</strong> e i bombardamenti non tardano ad avvenire.<br />
Il significato del titolo del romanzo verrà svelato solo alla fine, quando Francesco riuscirà a dare una spiegazione anche alla morte che colpisce indiscriminatamente nei giorni della liberazione di Roma nel giugno 1944.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parazzoli costruisce <em>Amici per paura</em> attorno a Francesco, alle sue sensazioni e ai suoi pensieri</strong>, scegliendo uno dei periodi più tragici della storia d’Italia: la paura dei bombardamenti, la fame, l’incapacità di capire chi fosse il “nemico”, la confusione che regnava sovrana. È presente tutto questo ma sempre attraverso gli occhi di un bambino di nove anni. Le parole dei “grandi” vengono così elaborate da Francesco e <strong>Parazzoli permette al lettore di immergersi completamente nella visione presentata dal bambino</strong>, il quale affronta l’esperienza della guerra con l’innocenza che solo l’infanzia può avere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Amici per paura</em> è un romanzo vero, che descrive in maniera chiara il percorso seguito da Francesco durante un anno che segna <strong>un passaggio cruciale della vita: l’abbandono dell’infanzia</strong>. Questo si intreccia inesorabilmente con un anno cruciale anche per l’Italia, che si ritrova spaccata in due dal fronte che si è venuto a creare dopo lo sbarco degli Alleati, prima in Sicilia e poi ad Anzio.<br />
È un libro che ricorda la letteratura italiana del Novecento ed è probabilmente uno dei più sottovalutati dell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La candidatura al premio Strega è ampiamente meritata, anche la vittoria lo sarebbe.</strong></p>
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		<title>Il ritorno di Teresa Ciabatti con le inquietudini de &#8220;La più amata&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2017 15:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[la più amata]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Strega]]></category>
		<category><![CDATA[teresa ciabatti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Titolo        La più amata Autore        Teresa Ciabatti Prezzo        € 18 Anno          2017 Pagine 228 Editore       Mondadori La più amata è il terzo libro di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori a distanza di nove anni da &#8220;I giorni felici&#8221; e quindici anni dopo l&#8217;esordio con &#8220;Adelmo, torna da me&#8221; (da cui è stato tratto il film &#8220;L&#8217;estate del mio primo bacio&#8221; di Carlo Virzì). La sua terza fatica è un’autobiografia, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<pre><b> Titolo</b>        La più amata
 <strong>Autore        </strong>Teresa Ciabatti 
 <strong>Prezzo </strong>       € 18
 <strong>Anno  </strong>        2017 
<strong> Pagine        </strong>228
 <strong>Editore       </strong>Mondadori</pre>
<p><strong>La più amata</strong> è il terzo libro di Teresa Ciabatti, edito da Mondadori a distanza di nove anni da &#8220;I giorni felici&#8221; e quindici anni dopo l&#8217;esordio con &#8220;Adelmo, torna da me&#8221; (da cui è stato tratto il film &#8220;L&#8217;estate del mio primo bacio&#8221; di Carlo Virzì).<br />
La sua terza fatica è un’autobiografia, ma non è interamente corretto definirla tale. Innanzitutto perché è più una ricerca nel pozzo della memoria, una sorta di analisi che l’autrice compie ricordando la sua giovinezza. Poi perché il vero protagonista del libro è suo padre. Un massone? Un bugiardo? Le domande che Teresa Ciabatti si pone sono tante, tuttavia non riesce a trovare risposte. Alla fine i dubbi sono molti e le certezze poche, tanto da chiedersi se non fosse più semplice lasciare tutto così com’è e ricordare suo padre nel modo in cui l’ha sempre visto.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-10932 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/05/TeresaCiabatti.jpg" alt="" width="1000" height="1537" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/05/TeresaCiabatti.jpg 1000w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/05/TeresaCiabatti-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/05/TeresaCiabatti-666x1024.jpg 666w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/05/TeresaCiabatti-300x461.jpg 300w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Sembra che molti eventi raccontati non abbiano un vero significato, che non portino da nessuna parte e che la scrittrice scelga volontariamente di mantenersi elusiva. D’altronde non tutti gli eventi della vita hanno un significato preciso: semplicemente accadono.<br />
&#8220;La più amata&#8221; è un libro introspettivo, quasi intimo, che non ha una vera e propria trama. Viene seguito un ordine cronologico soltanto in maniera parziale, tanto che il libro inizia con il ricordo più doloroso e confuso: un sequestro. Un evento che, a molti anni di distanza, non ha ancora un perché. La giovane Teresa fatica a trovare una sua dimensione, sia nel piccolo paese toscano di Orbetello che, più tardi, a Roma. Nulla riesce a lenire le inquietudini che la perseguitano e il difficile rapporto con il padre rende tutto ancora più difficile. Questa angoscia la perseguiterà anche nella vita da adulta, perché è il rapporto con il padre a plasmarla. Anche la madre Francesca subisce suo malgrado una trasformazione che la porterà alla depressione. Altri personaggi gravitano attorno a loro, ma sono figure di contorno perché il romanzo è ambientato &#8220;dentro&#8221; Teresa e i suoi genitori sono parte di lei. Anche dopo la loro morte, non riesce a liberarsi dai fantasmi che la perseguitano, anzi sembra divenire tutto più urgente. Teresa sente che è arrivato il momento in cui deve fare i conti con il passato.<br />
Non aspettatevi un romanzo tradizionale, perché tutto appare misterioso e sfuggente nel microcosmo di Orbetello. La scrittura dell’autrice, poi, rende appieno i tormenti interiori della “se stessa” adolescente. Il libro risulta così scorrevole, la lettura è piacevole.</p>
<p>Con &#8220;La più amata&#8221;, Teresa Ciabatti è la favorita per la vittoria al prestigioso &#8220;Premio Strega&#8221;. La votazione per selezionare la cinquina dei finalisti avverrà il 14 giugno, mentre il vincitore verrà proclamato il 6 luglio al Ninfeo di Villa Giulia a Roma.</p>
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		<title>La sapiente grazia di Paolin, Conforme alla gloria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 08:40:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Conforme alla gloria Demetrio Paolin Voland Pagine: 393 Prezzo: 18 euro &#160; &#160; Conforme alla gloria di Demetrio Paolin è, innanzitutto, un libro coraggioso, duro, basato sulla dicotomia tra la gloria ed il turbamento. Solo una scrittura densa e nitida può trovare il coraggio di trattare argomenti delicati con sapiente grazia. Lo scrittore torinese, attraverso uno stile semplice eppure d’impatto, ci porta al cuore della tragedia, raccontando l’orrore della deportazione verso i lager nazisti. Il libro non ricalca mai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-9117 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/06/conforme-alla-gloria-207x300.jpg" alt="conforme alla gloria" width="207" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/06/conforme-alla-gloria-207x300.jpg 207w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/06/conforme-alla-gloria-69x100.jpg 69w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/06/conforme-alla-gloria-300x434.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/06/conforme-alla-gloria.jpg 500w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<pre>Conforme alla gloria

Demetrio Paolin

Voland

Pagine: 393

Prezzo: 18 euro</pre>
<p>&nbsp;</p>
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<p style="text-align: justify;"><em>Conforme alla gloria</em> di Demetrio Paolin è, innanzitutto, un libro coraggioso, duro, basato sulla dicotomia tra la gloria ed il turbamento. Solo una scrittura densa e nitida può trovare il coraggio di trattare argomenti delicati con sapiente grazia. Lo scrittore torinese, attraverso uno stile semplice eppure d’impatto, ci porta al cuore della tragedia, raccontando l’orrore della deportazione verso i lager nazisti.<br />
Il libro non ricalca mai la letteratura già nota sull’Olocausto bensì diventa uno studio sull’essere umano, sui carnefici del Reich, sui sopravvissuti. I legami che <em>Conforme alla gloria</em> descrive sono quelli tra un passato insopportabilmente pesante ed un presente che continua a ricordare fino a divenirne ossessionato: sono indissolubili, incisi sulla pelle. Ed è proprio il corpo umano il motivo ricorrente nel libro, accarezzato quasi, con grazia e prudenza.</p>
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<h3 style="text-align: justify;">&#8220;Solo una scrittura densa e nitida può trovare il coraggio di trattare argomenti delicati con sapiente grazia&#8221;.</h3>
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<p style="text-align: justify;">I personaggi di Demetrio Paolin sono legati a doppio filo, nel bene e nel male.<br />
Rudolf Wollmer è un sindacalista di Amburgo, figlio di Heinrich, ex SS. Proprio dal padre, il cui passato continua a tormentarlo, eredita un quadro in pelle umana. Questo oggetto sarà la sua rovina e, al contempo, emblema dell’intero romanzo. “Rudolf rimane in ginocchio. Tocca la cornice nera. (…) Gira la tela, dietro c’è una scritta, in basso. Riconosce la calligrafia del padre: La gloria, aprile 1945”.<br />
Enea è un tatuatore torinese, ex deportato del campo di Mauthausen, che fa delle incisioni la procrastinazione del dolore.<br />
Poi c&#8217;è Ana, giovane anoressica, che diventa l’opera più incisiva di Enea. È stata scelta per espiare il male vissuto. “Enea la misura come un pittore che deve affrescare una parete. Fa stendere Ana sul lettino. “Per ora lavoreremo sul collo e sulle spalle” dice, il tono della sua voce è neutro. Nessuna emozione sembra tradirlo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i personaggi sono ossessionati dalla pelle, come se fosse essa stessa a manovrarne i pensieri ed i movimenti. L’intento dell’autore è quello di riportarci al cospetto del suo predominio, ad un rapporto di assoluta devozione. La carne come tempio, che può essere profanato dalla violenza umana oppure contraffatta sino a renderla un mero oggetto. E così, alla caduta del tempio assistiamo allo sfiorire della purezza della carne. Per questo motivo Rudolf, Enea e Anna cercheranno di distruggere il male – insidiatosi ovunque – servendosi della pelle stessa. Da santuario a talismano.</p>
<p style="text-align: justify;">La degenerazione della gloria, la sublimazione della liberazione, ad ogni costo.</p>
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<h3 style="text-align: justify;">&#8220;Tutti i personaggi sono ossessionati dalla pelle, come se fosse essa stessa a manovrarne i pensieri ed i movimenti&#8221;.</h3>
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<p style="text-align: justify;">Non stupisce che un libro così intenso abbia richiesto una così lunga gestazione &#8211; otto anni, pare &#8211; né che sia in lizza per il Premio Strega 2016. Quello di Paolin è un romanzo verisimile, ragionato, che cuce demoni addosso al lettore e poi li strappa via, lasciandolo svuotato ma libero. E, soprattutto, consapevole.</p>
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