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	<title>Open &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L’anno della consacrazione per Jannik Sinner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite. Del resto è difficile non [&#8230;]</p>
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<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite.</p>



<p>Del resto è difficile non farsi trasportare dall’entusiasmo di fronte a certi numeri ottenuti quest’anno: primo Masters 1000, numero 4 al mondo, record di 61 vittorie su 76 partite, con i successi maturati contro tutti i migliori giocatori del circuito (Djokovic, Alcaraz, Medvedev, Rune), ed infine la storica finale alle ATP Finals di Torino lo scorso 19 novembre. </p>



<p>Percorrendo in ordine cronologico la stagione tennistica di Jannik, la sua crescita è evidente. All&#8217;inizio della stagione è arrivato agli ottavi dell’Australian Open, uscendo contro&nbsp;Stefanos Tsitsipas, tennista greco attuale numero 6. Il suo primo titolo in stagione arriva a febbraio: a&nbsp;Montpellier Sinner conquista il&nbsp;settimo titolo internazionale e qualche settimana dopo, nell’ATP 500 di Rotterdam, arriva in finale ma perde in tre set contro Daniil Medvedev (numero 3 al mondo). All’inizio della primavera, Jannik (e con lui il grande pubblico) ha la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per arrivare in fondo ad un torneo ATP 1000, e la stagione americana conferma questa sicurezza: A&nbsp;Indian Wells (California)&nbsp;è il primo italiano della storia ad arrivare in semifinale, sconfitto dal giovane spagnolo&nbsp;Carlos Alcaraz.</p>



<p>A&nbsp;Miami, Jannik arriva alla partita della domenica &#8211; la finale singolare &#8211; dopo aver battuto in semifinale proprio lo spagnolo (6-7, 6-4, 6-2) prendendosi immediatamente una rivincita. In finale si scontra contro il muro Medvedev, ma l’obiettivo di alzare un trofeo di un torneo principale ATP non è lontano.</p>



<p>La stagione della terra rossa ad inizio maggio lo vedere protagonista a Montecarlo (dove parte da numero 8 al mondo, record sino ad allora), e le premesse per arrivare in fondo anche qui ci sono tutte: in tabellone supera grandi nomi come Schwartzman, Hurkacz e Musetti, un altro giovane italiano che sta crescendo torneo dopo torneo.&nbsp;Anche sulla terra rossa del principato il suo cammino termina in semifinale: dopo aver dominato il primo set contro&nbsp;Holger Rune, giovane astro nascente del tennis danese, cede al terzo set dopo una&nbsp;lunga interruzione per pioggia. Agli Internazionali di Roma l’attesa era forte, ma una deludente prestazione agli ottavi contro l’argentino Cerundolo non gli permette di vivere le emozioni di un foro italico che sarebbe stato in fermento per il ragazzo di San Candido in un’eventuale finale. Il Roland Garros chiude la stagione sulla terra e con questa arriva la delusione dell’anno, l’eliminazione al secondo turno. Ma già a luglio, sui prati di Wimbledon, la stagione di Jannik cambia direzione e arriva la storica semifinale densa di numeri importanti: diventa il&nbsp;decimo italiano all-time in una semifinale Slam&nbsp;e il più giovane ad essere mai arrivato così avanti in un major. L’accoppiamento in tabellone gli presenta Djokovic, anche lui a caccia di continui record, e la partita si conclude con una sconfitta in 3 set.</p>



<p>Ma il traguardo di un grande torneo è solo rimandato, e l’appuntamento per alzare la coppa è arrivato ad Agosto sul campo veloce di Toronto: prima della finale vince contro Berrettini, Gael Monfils, Tommy Paul e&nbsp;Alex De Minaur&nbsp;in finale. E’ il&nbsp;secondo italiano a vincere un Masters 1000 dopo il successo di Fognini a Monte Carlo nel 2019.</p>



<p>Il tennis fatto vedere da Jannik continua a crescere di livello, e a Pechino nel China Open ad inizio ottobre conferma e migliora ancora una volta il suo ranking. In semifinale&nbsp;batte ancora una volta Alcaraz&nbsp;(l’unico ad aver battuto lo spagnolo per 4 volte), ed in finale batte per la prima volta&nbsp;Medvedev&nbsp;in due set (7-6, 7-6).</p>



<p>Il 19 novembre il picco della stagione: tutta Italia ha ammirato il gioco proposto a Torino nelle Nitto ATP Finals (torneo che raggruppa i migliori 8 classificati del ranking). I tecnici di Sinner, Darren Cahill e Simone Vagnozzi (nominati tra i migliori allenatori del circuito nel 2023), hanno guidato l’atleta azzurro sino alla finale, persa con l’infinito Djokovic. </p>



<p>Ma il vero traguardo da incorniciare per l&#8217;altoatesino e per l&#8217;Italia è la Coppa Davis: il 26 novembre dopo 47 anni l’ambita &#8220;insalatiera&#8221; del tennis torna finalmente in Italia grazie a due grandi prestazioni nel signolo. Infatti, nelle Finals di Malaga contro l’Australia, Arnaldi<strong> </strong>(numero 41 al mondo) vince il primo singolare contro<strong> </strong>Popyrin<strong> </strong>(numero 40) spuntandola al terzo set dopo un combattutissimo match (7-5 2-6 6-4). Dopo il terreno preparato nel primo singolare, a Jannik non rimane che essere concentrato sotto , contro<strong> </strong>il difensivista Alex de Minaur, numero 12. Un servizio divenuto ormai imprendibile, dritto e rovescio sempre molto solidi, ed una solidità mentale da veterano, Sinner chiude i giochi in un’ora e 21 minuti, con un netto 6-3, 6-0.</p>



<p>Tutti gli appassionati di tennis si augurano che i grandi miglioramenti ed la grande dedizione al lavoro mostrata da Jannik possa rappresentare un punto di partenza per un grande 2024, e non solo un punto di arrivo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Storia d&#8217;inverno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2019 15:53:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La storia d’Inverno è bianca, è neve. Silenziosa, copre tutto. Si annida ovunque e può nascondere ogni cosa; anche le lacrime, anche gli incubi. Perché io conosco i miei limiti e tutti i fantasmi del mondo non potrebbero farmi paura più di quanta non me ne faccia il mio personale abisso; e tutti i mostri della letteratura non mi farebbero più orrore del mio stesso modo di pensare. La mia mente è una cattedrale dalle guglie di cristallo che mi [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">La storia d’Inverno è bianca, è neve. Silenziosa, copre tutto. Si annida ovunque e può nascondere ogni cosa; anche le lacrime, anche gli incubi. Perché io conosco i miei limiti e tutti i fantasmi del mondo non potrebbero farmi paura più di quanta non me ne faccia il mio personale abisso; e tutti i mostri della letteratura non mi farebbero più orrore del mio stesso modo di pensare. La mia mente è una cattedrale dalle guglie di cristallo che mi sono costruito al solo scopo di vederla crollare in un pomeriggio d&#8217;inverno. <br>Ci sono storie che non sono davvero storie, racconti che sono solo inutili nascondigli per bambini spaventati. Oggi sono un bambino spaventato. Ho capito cosa rende le mie notti agitate, i miei risvegli nervosi. Non è la fine di un amore, né la fine in senso assoluto. Niente è per sempre, nasciamo e moriamo soli e anche il tratto in mezzo non è che sia così affollato. No, la cosa che mi terrorizza è non riuscire ad essere abbastanza lucido da distinguere realtà e fantasia. Ho sempre cercato di basare le mie scelte e la mia dialettica sulla ragione, solo per poi vedermi sconfitto da uno o due spasimi d’emozione. La dialettica dell&#8217;illuminismo che si piega, incapace di riconoscersi. Sì, certo che ho paura. Come potrei non avere paura di un senso di angoscia totale, capace di annichilire qualsiasi cosa bella, che nasce dal nulla, dall’assurdità più becera. Vorrei vedere come siamo fatti dentro e scoprire centinaia di ingranaggi e allora forse sarei in grado di strapparmi non dico il cuore ma almeno quella rotella dentellata che innesca tutto e mi fa sentire così profondamente inadeguato. Restare soli è una soluzione, se non è una condanna.<br>Oggi ho bisogno di nascondermi da qualche parte, almeno finché tutto il resto non sarà andato via. <br>Oggi ho bisogno della neve come di una coperta candida e fredda che mi separi dal mondo.<br>Ho bisogno di una storia d&#8217;inverno.</p>



<p>Il sole attraversa l&#8217;ampia vetrata con i suoi raggi tiepidi che si riflettono sull&#8217;intelaiatura di metallo, dividendosi in fasci di luce proni ad incontrare la loro tragica dipartita sul pavimento di marmo. Un gracchiare fastidioso anticipa la voce che dall&#8217;altoparlante invita i signori passeggeri a salire sul treno e gli altri presenti a non oltrepassare la linea gialla. Io guardo la linea gialla, un confine di vernice che è un limite e insieme una misura di sicurezza. Al momento dell&#8217;annuncio diviene una linea di demarcazione, il confine fra chi va e chi resta, l&#8217;invalicabile muro di un addio &#8211; forse un arrivederci in cui sperare. <br>Se alzo lo sguardo, vedo un uomo avvolto in paltò di Astrakan che deve aver visto giorni migliori. Scrolla le spalle e sorride.<br>«Credo sia ora di salutarci» mormora, rimanendo incastrato negli occhi di foglia della giovane donna in piedi sulla scaletta della carrozza numero tre. <br>Occhidifoglia ricambia lo sguardo ma non il sorriso. Sembra più malinconica che genuinamente triste. L&#8217;uomo la prende per mano.<br>«Non essere triste per me» dice.<br>«Ti ho reso infelice» risponde lei, anche se con qualche titubanza nella voce.<br>«Volere bene è una cosa seria. Me lo hai insegnato tu, ricordi? Il problema, con le cose serie, è che pretendono una conclusione».<br>Occhidifoglia indovina il dolore dietro a quelle parole, denti bianchissimi mordono labbra di corallo.<br>L&#8217;uomo lascia andare la mano della giovane e fa un passo indietro, invitandola così a salire sul treno con&nbsp; uno sguardo eloquente che vuole essere la conclusione di quello scambio di vuoti e rimorsi. Pur essendo, dei due, quello che soffrirà di più per quella separazione, doversi ritrovare dalla parte di chi consola il proprio carnefice fa parte della sua natura. C&#8217;è sempre buonissima ingiustizia.<br>Guardiamo insieme Occhidifoglia allontanarsi e sappiamo che sarà l&#8217;ultima volta.<br>Distolgo lo sguardo, ma non per pudore. Non mi piacciono le ultime volte, i rimpianti hanno un brutto sapore.<br>L&#8217;uomo tocca la tesa del cappello con due dita in segno di saluto. Fa per andarsene dopo averla vista scomparire, inghiottita dal vagone. Si volta di scatto quando sente il proprio nome pronunciato &#8211; gridato! &#8211; da lei, affacciata ad un finestrino. Si volta, come si volterebbe Orfeo, ma è già tardi. Il treno è in partenza.<br>Occhidifoglia muove le labbra ma il fischio del treno, lo sferragliare delle rotaie, sovrastano ogni suono.<br>L&#8217;uomo vorrebbe gridare, rincorrerla, fermare quel cazzo di treno con le proprie mani. E forse lo farebbe, se potesse servire a qualcosa, ma sa perfettamente che ogni gesto sarebbe avventato ed inutile, esattamente come lui. Allora si limita e sollevare un braccio e torna a voltarsi.</p>



<p>Sul binario di fronte si è appena fermato un altro treno. Dalla carrozza di coda scende una coppia. Sembrano felici, si fermano sulla banchina per scambiarsi un bacio. L&#8217;uomo li supera e raggiunge l&#8217;ampia scalinata in marmo che lo riporterà in superficie. Inizia a salire, un gradino dopo l&#8217;altro, con esasperante lentezza. Si guarda intorno, cercando qualcosa che non potrà trovare. Si guarda intorno e vede me, seduto su questa panchina, che spio le vite degli altri. Le partenze e i loro entusiasmi, la tristezza definita ed ineluttabile degli addii insieme alla nostalgia sognante dei ritorni, all&#8217;avventurosa euforia degli arrivi. C&#8217;è tutto quello che il mondo ha da offrire, in una stazione; qui, tra binari e locomotive, tutto sembra ammantato da un&#8217;aura di solennità.<br>L&#8217;uomo continua a fissarmi. Si avvicina, per qualche ragione che fatico a comprendere, e si toglie il cappello.<br>Mi guarda, lo guardo. Riconosco quegli occhi, proprio identici ai miei.<br>Rabbrividisco. </p>



<p>Quell&#8217;uomo sono io. </p>



<p>E mi dico che forse &#8211; forse non mi sono nascosto abbastanza bene.</p>



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