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	<title>inclusione &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Giornata Internazionale del Dialogo Culturale: l’esempio virtuoso dell’Istituto Comprensivo Virgilio di Eboli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 07:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 maggio ricorre la Giornata Internazionale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, una giornata da celebrare ogni anno con forza maggiore in un mondo che ha bisogno di tregua, di comunicazione e di incontro più che di scontro. Sono infinite le possibilità di aprire una strada verso l’altro, il mondo adesso è tutto raggiungibile, tutto vicino, non esistono confini concreti che possano compromettere la vicinanza tra i popoli, nonostante ciò è innegabile constatare che i limiti [&#8230;]</p>
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<p>Il 21 maggio ricorre la Giornata Internazionale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, una giornata da celebrare ogni anno con forza maggiore in un mondo che ha bisogno di tregua, di comunicazione e di incontro più che di scontro.</p>



<p>Sono infinite le possibilità di aprire una strada verso l’altro, il mondo adesso è tutto raggiungibile, tutto vicino, non esistono confini concreti che possano compromettere la vicinanza tra i popoli, nonostante ciò è innegabile constatare che i limiti principali sono costruiti e concepiti unicamente dall’uomo, quello stesso uomo che nasce libero, scevro di alcuna etichetta che lo ingabbi. In questa giornata di libertà umana ed uguaglianza raccontiamo di un esempio emblematico per l’attualità che ha dimostrato che i limiti terreni non esistono e quelli mentali possono essere abbattuti facilmente attraverso la conoscenza.</p>



<p>Siamo nella provincia di Salerno, a Eboli, per la precisione a Santa Cecilia, una zona periferica della città. Qui sorge l’Istituto Comprensivo Virgilio che, in una zona rurale come quella di Santa Cecilia, nota per le coltivazioni di ortaggi e frutta che esporta in tutto il territorio, rappresenta a tutti gli effetti un’istituzione che accoglie, educa e istruisce tutti i bambini delle zone limitrofe. La Virgilio è una scuola di frontiera dove alunni e alunne di diverse etnie e religioni si confrontano quotidianamente. Ogni tipo di attività scolastica ha come obiettivo principale l’inclusione e l’intercultura. È dal 2019 che l’Istituto Comprensivo sotto la guida della Dirigente Scolastica Gabriella Ugatti partecipa ad un progetto finanziato dall’Unione Europea: l’Erasmus Plus. Questo progetto di solito è noto tra i banchi del liceo o addirittura dell’università ma è raro associare questa iniziativa alle scuole medie, eppure l’ostinazione della Preside insieme all’intero corpo docenti ha fatto sì che la possibilità di viaggiare e conoscere il mondo appartenesse anche ai più piccoli. Dal 2019 ad oggi la scuola ha dato l’opportunità di viaggiare agli alunni meritevoli delle classi terze della scuola secondaria di I grado. Le mobilità si sono svolte in diversi Paesi europei per incontrare e toccare con mano coetanei di altri luoghi, di altre culture e di altre scuole. Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, Romania sono solo alcune tra le mete in cui sono andati i ragazzi della Virgilio. Hanno trascorso circa una settimana, inizialmente il gruppo di ragazzi coinvolti era molto ristretto, si trattava di 6/7 persone circa, era un’esperienza nuova anche per gli insegnanti che li accompagnavano, si trattava di dover gestire dei ragazzini ancora minorenni, spesso non abituati a viaggiare, e usare una lingua nuova per comunicare, eppure dopo le prime esperienze il progetto ha allargato la possibilità di partecipazione permettendo a molti più alunni di viaggiare.</p>



<p>Nel mese di aprile del 2024 gli insegnanti hanno accompagnato 16 ragazzi nel sud della Spagna, in Andalusia, nella scuola di Bailen, per poi spostarsi a Madrid, a Granada e a Malaga. Ogni anno viene stabilita una partnership con una scuola diversa aderente al progetto e si stabilisce una tematica da approfondire, in passato è stato lo sport o la storia, si creano delle lezioni e delle attività ad hoc da svolgere con gli studenti italiani e del posto. I ragazzi hanno la possibilità in quella settimana di essere veri e propri studenti delle scuole che li ospitano partecipando alle lezioni, ai laboratori e anche alle attività ricreative. Tutto questo non è altro che un contenitore in cui il vero contenuto è uno solo: il dialogo che apre alla conoscenza dell’altro. I ragazzi tornano a casa con uno zaino pieno di voci e racconti, di amicizie nuove e di possibilità di avere contatti in tutta Europa, esercitano la lingua e conoscono le tradizioni locali, si abituano a usi, costumi e cibi diversi e poi ricambiano tutto questo quando sono loro, gli alunni e i docenti della scuola Virgilio ad ospitare i ragazzi d’Europa.li accolgono con orgoglio e profonda riconoscenza, diventando ambasciatori di cultura, tradizioni, istruzione e conoscenza di quello che loro stessi sono e che hanno imparato.</p>



<p>La preside Ugatti è stata lungimirante nella sua scelta di immettere la scuola media un progetto di portata così ampia, questo entusiasmo è stato subito accolto dalle professoresse e dai professori che hanno intuito l’imparagonabile esperienza di vita che avrebbero offerto ai loro alunni. La Scuola Virgilio è stata la prima nel circondario ebolitano, come Istituto Comprensivo, a lanciarsi in quest’avventura e nel tempo è diventata modello per le altre scuole che non si sono lasciate scappare quest’occasione. &nbsp;La scuola è la prima rappresentazione dello Stato in cui i cittadini accedono senza neanche rendersene conto, quando sono ancora piccoli ed entrano in prima elementare col loro grembiulino, solo col passar del tempo impareranno che una Scuola che si apre al confronto, al dialogo è rappresentativa di quella parte di Stato che non ha confini, che permette a chiunque di essere libero cittadino del mondo.</p>



<p> La scuola Virgilio di Eboli è l’esempio che i bambini e i ragazzi sono terreno fertile per dare vita ai germogli del dialogo, cittadini attivi e consapevoli del futuro.</p>
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		<title>Rocca Imperiale, il primo e unico comune Bandiera Lilla di Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Servidio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 14:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esempio virtuoso di accessibilità turistica, ospitalità e semplificazione dei bisogni&#160; Famosa per i suoi limoni, prodotto agroalimentare IGP, Rocca Imperiale, comune dell’Alto Jonio, resta al momento il primo e unico Comune Lilla della Regione Calabria. Ad un anno dal conferito riconoscimento, l’amministrazione comunale, guidata dall’Avv. Giuseppe Ranù, si definisce soddisfatta. Il progetto “Bandiera Lilla”&#160; riconosce e premia, infatti, quei comuni che, presentando un’importante vocazione turistica, si sono particolarmente distinti nel promuovere un’accessibilità turistica sviluppata all’insegna dell’ospitalità e della semplificazione dei [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Esempio virtuoso di accessibilità turistica, ospitalità e semplificazione dei bisogni&nbsp;</h2>



<p class="has-drop-cap">Famosa per i suoi limoni, prodotto agroalimentare IGP, Rocca Imperiale, comune dell’Alto Jonio, resta al momento il primo e unico Comune Lilla della Regione Calabria. Ad un anno dal conferito riconoscimento, l’amministrazione comunale, guidata dall’Avv. Giuseppe Ranù, si definisce soddisfatta. Il <strong>progetto “Bandiera Lilla”</strong>&nbsp; riconosce e premia, infatti, quei comuni che, presentando un’importante vocazione turistica, si sono particolarmente distinti nel promuovere un’accessibilità turistica sviluppata all’insegna dell’ospitalità<strong> </strong>e della semplificazione dei più svariati bisogni; parliamo quindi di un ente che, nelle attività di intervento intraprese, si è impegnato nel rendere agevolmente accessibili siti e luoghi che altrimenti sarebbero rimasti invalicabili, come le aree del borgo antico e quelle costiere, ma che&nbsp; inevitabilmente si ritrova a fronteggiare l’irremovibilità dei limiti architettonici propri dell’urbanistica antica e premoderna.&nbsp; Fare “<strong>turismo accessibile</strong>” significa rendere gli spazi, i territori e le varie strutture ricettive fruibili per tutti, contribuendo nella creazione di un valore economico e benessere sociale diffusi.&nbsp; Il turismo accessibile è un turismo attento, ancor prima che alle disabilità, alle esigenze delle persone over 65, persone con particolari necessità mediche (pazienti oncologici), famiglie con bambini molto piccoli, persone che presentano disabilità sensoriali (ipovedenti ed ipoudenti), cognitivo comportamentali (autismo) e motorie. </p>



<p><strong>Antonio Favoino</strong>, assessore al Turismo del comune di Rocca Imperiale, dichiara <em>«Dal conferimento della bandiera ad oggi, stiamo riscontrando un apprezzamento diffuso per le opere finora realizzate. Ne siamo felici. Tuttavia, crediamo che queste attenzioni debbano rientrare nei bisogni ordinari di civiltà. Il miglioramento delle condizioni di vita passa attraverso l’ascolto dei bisogni di tutti: dalla madre impegnata nell’uso del passeggino alle esigenze più disparate della persona che vive in carrozzina. Il Comune, che è l’istituzione più vicina al singolo, dovrebbe promuovere le necessità primarie di autonomia e benessere che rendono degna di riguardo la qualità di vita di ciascuno. A sostenere il nostro operato sono state le sollecitazioni di quanti, come la signora Maruzza che oggi ritira in autonomia il suo giornale, hanno continuato a riporre in noi molta fiducia: è così che i diritti diventano sinonimo di libertà. Ad ogni modo, la valorizzazione delle esigenze specifiche di disabilità contribuisce a sostenere lo sviluppo di un target turistico la cui presenza svolge, inevitabilmente di riflesso, effetti positivi sulla sensibilità collettiva tutta. Una società civile educata al rispetto del prossimo e dell’accoglienza è tenuta a fuggire da sentimenti compassionevoli. È chiamata piuttosto ad affermare con determinazione il riconoscimento dei diritti che, spettando a tutti, sono cosa ben diversa dai privilegi. Ciò in cui speriamo è che l’eccezione diventi presto la normalità propria di molte realtà». </em></p>



<p>L’osservazione mossa dall’assessore è avallata da un contributo elaborato nell’ambito di un progetto di ricerca condotto nel 2021 presso l’Università degli studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, in collaborazione con ANMIC (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili), secondo il quale “Il tema della disabilità ha cessato di essere tema relativo all’assistenza, da connettere alla presunta ed auspicata solidarietà, per divenire questione di diritti umani, di partecipazione e cittadinanza. L’accoglimento del modello sociale segna una prospettiva socioculturale innovativa che incoraggia e favorisce una partecipazione attiva nell’ambito della vita associata in risonanza ai valori dell’uguaglianza e del diritto alle pari opportunità”. La legittima pretesa antidiscriminatoria diviene quindi strumento di attuazione dei diritti umani ancora purtroppo non del tutto garantiti.&nbsp;</p>



<p>Aggiunge <strong>Sabrina Favale</strong>, assessore alla Cultura <em>«La barriera su cui lavorare è anche culturale: è un lavoro di squadra che coinvolge attori sia pubblici che privati, ma siamo contenti dell’interesse e dei riscontri. Tempo fa, con molto stupore, abbiamo ricevuto una lettera di ringraziamenti da parte di una coppia di turisti provenienti dal nord Italia che aveva scelto il nostro borgo come meta per le proprie vacanze. È stato un feedback importante che sicuramente ci incoraggia a continuare valorizzando quei beni culturali e paesaggistici che tutti meritano di poter visitare. Da parte delle nuove generazioni riscontriamo un interessamento nuovo. Ci auguriamo che questa curiosità contribuisca ad incentivare il turismo di prossimità».&nbsp;</em></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Booking.com e il turismo inclusivo: il programma “Proud Hospitality” contro le discriminazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 10:21:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La parola “viaggio” di per sé dovrebbe essere sinonimo di esperienze positive, avventura, divertimento. Eppure, per una gran parte dei viaggiatori LGBTQ+ nel mondo, spesso i viaggi rivelano uno scenario del tutto differente”: inizia con questa amara constatazione la ricerca condotta da Booking.com – la più famosa piattaforma digitale leader nel settore di viaggi e di prenotazione di hotel e strutture – sulle esperienze dei viaggiatori LGBTQ+. Sembra un discorso fuori dal tempo, eppure nel biennio 2020-2021 una percentuale molto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">“<em>La parola “viaggio” di per sé dovrebbe essere sinonimo di esperienze positive, avventura, divertimento. Eppure, per una gran parte dei viaggiatori LGBTQ+ nel mondo, spesso i viaggi rivelano uno scenario del tutto differente</em>”: inizia con questa amara constatazione la ricerca condotta da Booking.com – la più famosa piattaforma digitale leader nel settore di viaggi<em> e </em>di prenotazione di hotel e strutture – sulle esperienze dei viaggiatori LGBTQ+.</p>



<p>Sembra un discorso fuori dal tempo, eppure nel biennio 2020-2021 una percentuale molto alta di viaggiatori ha dichiarato di aver vissuto esperienze spiacevoli connesse al proprio orientamento sessuale durante le proprie vacanze: circa l’82% dei viaggiatori.</p>



<h2>I viaggi LGBTQ+: un po&#8217; di numeri</h2>



<p>Normalmente, organizzare un viaggio è un’attività che può essere tanto stressante – si pensi solo all’individuazione dell’alloggio, alle distanze, agli eventuali mezzi da noleggiare, ai documenti necessari per viaggiare in un determinato paese – quanto gratificante. Per una persona LGBTQ+, tutto ciò viene gravato da un ulteriore peso. Basti considerare che oltre la metà dei viaggiatori LGBTQ+, ossia il 55% a livello globale e il 59% a livello locale, ha vissuto episodi discriminatori o è andata incontro a derisione e ad abusi verbali da parte di altri viaggiatori e/o dalla gente del posto. </p>



<p>Non sorprende dunque che per il 60% dei viaggiatori LGBTQ+ ciò contribuisca a rendere più complessa non solo la scelta della meta, ma anche quella delle attività da svolgere in vacanza.</p>



<h2>La giornata mondiale del turismo LGBTQ+</h2>



<p>Il tema è caldo: basti pensare che per sensibilizzare sul tema, ogni 10 agosto ricorre la Giornata Internazionale del Turismo LGBTQ+, evento promosso in tutto il mondo per iniziativa della camera del commercio LGBTQ+ argentina e, in Italia, da Gay.it e Gay Friendly Italy. Non si può non considerare, infatti, che il turismo LGBTQ+ è altamente presente e genera un introito di circa 500 miliardi di dollari nel mondo, 64 miliardi in Europa, e 2,7 annui in Italia (dati Eurisko per Sonders&amp;Beach, Iglta e Onu).</p>



<p>La Giornata Internazionale del Turismo 2022 &#8211; che richiama, soprattutto, un’idea di turismo inclusivo &#8211; quest&#8217;anno è stata particolarmente centrale per l&#8217;Italia, che ha ospitato il più importante evento mondiale di settore: la Convention LGLTA (International Lgbtq+ Travel Association) tenutasi a Milano, dal 26 al 28 ottobre.</p>



<p>Il 2022 è un anno fondamentale anche per il lancio del Protocollo “Diversity&amp;Inclusion” (D&amp;I), che consente alle strutture alberghiere di ottenere una certificazione che, con criteri tangibili, verifichi il livello di accoglienza inclusiva delle stesse. </p>



<p>Il Protocollo “D&amp;I” è stato creato dal gruppo Sondersandbeach World, validato dall’Ente di Certificazione Internazionale RINA, in collaborazione con l’Associazione Italiana Turismo Gay e Lesbian (AITGL) perché ogni persona abbia “<em>il diritto di fruire di un’offerta turistica a propria misura, in modo da trarre piacere e beneficio dal soggiorno lontano da casa, in piena autonomia e semplicemente essendo sé stesso senza il rischio di essere deriso o addirittura discriminato</em>”. Questa la dichiarazione di apertura del Protocollo, votato all’inclusività sociale quale espressione di civiltà che gioca un ruolo di attrattore per ogni attività economica e, in particolare, per il turismo internazionale. </p>



<p>“<em>Una certificazione necessaria e importante&nbsp; per il nostro Paese” </em>– afferma il presidente dell’AITGL, Alessio Virgili – &nbsp;“<em>dobbiamo infatti riflettere su una realtà inconfutabile che non può più basarsi su generiche formule di accoglienza, perché il 7% della popolazione mondiale appartiene a questa comunità, e queste persone rappresentano un target in costante crescita, con grandi capacità reattive alla crisi, e sono abituate a viaggiare diverse volte in un anno, quindi desiderose di ritornare a queste consuetudini</em>”.</p>



<h2>Una petizione a Booking.com per rimuovere le discriminazioni</h2>



<p>Tutto è iniziato nel 2017, con una struttura nostrana, orgogliosa di dichiarare apertamente di non accettare&nbsp; “gay e animali” nel proprio hotel. A seguito delle rimostranze, Booking.com ha rimosso la struttura dal proprio sito, ma questo non è – giustamente – bastato: Arcigay Napoli insieme ad All Out hanno lanciato una petizione online per chiedere alla piattaforma di prenotazioni di mandare un segnale chiaro e inequivocabile contro l’omofobia. La petizione chiedeva a Booking.com di prendere una posizione chiara e netta contro l’omofobia, in modo che nessuno, inserzionisti o utenti, potesse avere alcun dubbio sulla parte dalla quale si schiera l’azienda.</p>



<h2>“Proud Hospitality” come stile di accoglienza: la sfida di Booking.com</h2>



<p>“<em>Sebbene sia evidente che ci sono ancora tanti ostacoli per coloro che si identificano come LGBTQ+, stiamo assistendo a segnali positivi: l’85% dei viaggiatori LGBTQ+ sostiene di aver vissuto esperienze di viaggio quasi sempre accoglienti, e i viaggiatori omosessuali si trovano d’accordo con questa affermazione nella maggior parte dei casi (90%).”</em> Per questo, Booking.com ha deciso di implementare il programma di formazione online “Proud Hospitality” (qui il <a href="https://news.booking.com/it/bookingcom-parla-delle-difficolta-incontrate-dai-viaggiatori-lgbtq-in-vacanza-e-di-come-rendere-lesperienza-di-viaggio-piu-inclusiva-per-tutti/">link</a> alla pagina ufficiale), disponibile in diverse lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo). Al momento questo programma conta oltre &nbsp;10.000 strutture Proud Certified in 95 Paesi e territori, tra cui più di 110 in Italia.</p>



<p>Lo scopo di “Proud Hospitality”, è quello di aiutare i professionisti nel campo dell’ospitalità a comprendere le sfide e gli ostacoli che la comunità LGBTQ+ incontra in viaggio e ad offrire loro esperienze più inclusive. Ma non solo: la formazione offre anche spunti più “pratici” per capire come poter offrire un’esperienza ancora più accogliente agli ospiti LGBTQ+. E questo è valido non solo per gli “host”, ma anche per tutto il personale che si interfaccia con la clientela, al quale è dedicato il pacchetto “Travel Proud Customer”.</p>



<p>Al completamento del corso online, i partner Proud Certified avranno un’icona distintiva sulla loro pagina <em>online</em>. Ciò al fine di informare i potenziali ospiti che nella loro struttura verrà garantita un’ospitalità inclusiva. Inoltre, è stata creata un’apposita pagina Travel Proud dedicata alle città con il numero più alto di strutture Proud Certified. In questa pagina, i viaggiatori potranno direttamente cercare e prenotare le strutture aderenti.</p>



<p>“<em>Noi di Booking.com crediamo che ognuno debba sentirsi libero di essere se stesso, anche in viaggio</em>” afferma Arjan Dijk, CMO e Senior Vice President di Booking.com. “<em>Tutti i viaggiatori della comunità LGBTQ+, così come chiunque altro, vogliono le stesse cose in viaggio, e il settore deve necessariamente fare in modo che l’accoglienza sia la norma per tutti, a prescindere da chi amino, da come si identifichino o da dove provengano. Anch’io, come viaggiatore gay, ho spesso incontrato barriere e discriminazione, ma ho anche assistito a un cambiamento progressivo con il passare degli anni.”</em></p>



<h2>Un passo in avanti verso l’inclusività</h2>



<p>Booking.com sta rendendo la propria piattaforma più accogliente per tutti: non solo grazie a “Proud Hospitality”, ma anche alle nuove modifiche in termini di linguaggio. Per esempio, al momento della prenotazione, non si dovrà più indicare un titolo basato sul genere. Inoltre, quando si crea un profilo, si potrà scegliere tra più opzioni di genere.</p>



<p>Ci sono senz’altro dei segnali positivi che fanno ben sperare sul futuro dei viaggi LGBTQ+, ma rimangono anche delle necessità reali. L’intero settore dovrebbe puntare a diventare più inclusivo e accogliente in generale, per qualsiasi viaggiatore. Booking.com ha compreso che le strutture hanno un ruolo molto importante – se non il più importante &#8211; nell’offrire un’esperienza più inclusiva. “<em>Vogliamo fare qualcosa di concreto per spianare la strada a un settore sempre più inclusivo” </em>continua Arjan Dijk<em> “ e gettare le basi per un cambiamento che auspichiamo sia più profondo e che diventi uno standard di viaggio per tutti’</em>.</p>
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		<title>Quidditch per babbani a Bologna, tra scope non volanti e inclusione</title>
		<link>https://ventiblog.com/quidditch-per-babbani-a-bologna-tra-scope-non-volanti-e-inclusione/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/quidditch-per-babbani-a-bologna-tra-scope-non-volanti-e-inclusione/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessia Visciglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 10:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[quidditch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In attesa di ricevere la lettera di ammissione ad Hogwarts, c’è chi ha comunque iniziato a giocare a Quidditch! Ebbene sì, proprio lo sport pensato dalla Rowling ha preso piede a Bologna e in altre parti di Italia e del mondo: le scope non volano ma le regole per giocare sono (quasi) le stesse. Per soddisfare la nostra curiosità in merito abbiamo incontrato Alberto Nicolini, alias Teddy, che nel 2014 ha fondato la squadra Hinkypunks Bologna Quidditch ADS di cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">In attesa di ricevere la lettera di ammissione ad Hogwarts, c’è chi ha comunque iniziato a giocare a Quidditch!</p>



<p>Ebbene sì, proprio lo sport pensato dalla Rowling ha preso piede a Bologna e in altre parti di Italia e del mondo: le scope non volano ma le regole per giocare sono (quasi) le stesse. Per soddisfare la nostra curiosità in merito abbiamo incontrato Alberto Nicolini, <em>alias</em> Teddy, che nel 2014 ha fondato la squadra <strong>Hinkypunks Bologna Quidditch ADS</strong><em> </em>di cui è capitano e ormai anche Presidente dal 2017, quando è stata registrata come associazione sportiva dilettantistica.</p>



<p><em>Il Quidditch non è un gioco ma in Italia non è ancora uno sport, perché per essere riconosciuto tale deve contare un numero minimo di iscritti molto alto per cui non è semplice per le discipline da poco e del tutto innovative come, appunto, il Quidditch.</em> <em>Al momento è una specialità che rientra sotto la pallamano, ma è in via di espansione quindi confidiamo arrivi presto il riconoscimento come sport a sé stante, anche perché presenta analogie con vari sport già riconosciuti nel nostro Paese.</em></p>



<p><strong>Siete tutti <em>fan</em> della saga? È tutto connesso al mondo di Harry?</strong></p>



<p><em>Quando abbiamo fondato la nostra squadra di Bologna era “di moda” riprendere anche nei nomi il mondo di Harry Potter così noi abbiamo scelto “Hinkypunks” che è una creatura magica fatta di nebbia che attira i viandanti e ci sembrava rappresentasse perfettamente i nostri allenamenti a Bologna di inverno, con la nebbia appunto.</em> <em>Nel tempo ci si è distaccati quanto più possibile dalla saga, ad oggi l’obiettivo è dimostrare che </em><u><em>non si tratta di un’emulazione di un mondo fantastico</em></u><em> ma di una vera e propria disciplina sportiva esattamente come le altre, infatti oggi sempre più giocatori non hanno mai visto né letto Harry Potter ma hanno semplicemente voluto provare un nuovo sport.</em></p>



<p><strong>Proviamo a capire meglio: quali sono le regole in una partita?</strong></p>



<p><em>In campo ci sono diversi ruoli, come nel Quidditch magico</em>. <em>I <u>cacciatori</u> devono segnare facendo passare la pluffa (palla da pallavolo) attraverso i 3 anelli, collocati dall’altro lato del campo, dove il <u>portiere</u> ha il compito di evitare che ciò avvenga.</em> <em>I <u>battitori</u> giocano con il bolide (palla da dodgeball) con cui colpire gli avversari e mandarli fuori dal gioco: quando un giocatore è colpito non può rientrare nel gioco in maniera attiva finché non tocca gli anelli della propria squadra, che costituiscono la “base”.</em> <em>I <u>cercatori</u> entrano in campo solo dal 18° minuto ed hanno il compito di catturare il (famoso) boccino d’oro: uno scalpo posto dietro la schiena di un soggetto terzo </em>(ndr come un arbitro)<em>. Se il cercatore che recupera il boccino fa parte della squadra in vantaggio la partita si conclude con la vittoria di essa; se, invece, è membro della squadra in svantaggio si passa ai c.d. tempi supplementari.</em></p>



<p><strong>Ovviamente le scope non volano ma comunque ci sono…</strong></p>



<p><em>Il Quidditch nasce in America nel 2005 e risultava decisamente folcloristico, forse anche tendente al ridicolo dato che si tendeva a riprodurre il più possibile quanto visto/letto in Harry Potter: si giocava nei College con ramazze, moci, scope ecc. e con tovaglie legate al collo a mo’ di mantello.</em> <em>Col passare del tempo ci si è resi conto che alcuni dettagli erano di impaccio e poco utili al gioco (come i mantelli) e che le scope in legno nei placcaggi e nelle cadute spesso si rompevano e generavano schegge. Si è passati allora ai <u>pali in PVC</u> che, anche quando si spezzano/piegano, non generano alcun problema e sono utili allo scopo, costituiscono <u>una sorta di intralcio</u> che rende più complicato il gioco: ogni giocatore deve perseguire il proprio obiettivo di gioco mantenendo sempre il palo tra le gambe e, qualora questo dovesse cadere, deve raggiungere i suoi anelli prima di poter tornare in gioco!</em></p>



<p><strong>Esistono dei tornei/campionati in cui si sfidano le squadre italiane e/o estere?</strong></p>



<p><em>Per tutto l’anno si gioca in Italia la Lega italiana Quidditch divisa in due fasi:</em> <em>Season starter ossia un torneo di 2 giorni per testare il livello delle varie squadre di cui le migliori passeranno all’Euro Qualifier che è il secondo appuntamento della stagione mentre le altre si sfideranno ai playoff.</em> <em>Vi è poi la Division 1 e 2 per gli europei. Noi abbiamo appena finito di giocare la Division 2, i cui migliori giocatori finiscono in Nazionale e della squadra di Bologna sia io che altri 5 siamo nella rosa dei 25 convocati.</em> <em>Poi c’è la World Cup cui partecipano le squadre nazionali di tutto il mondo, dall’Italia all’Australia; mentre la Coppa Italia segna la conclusione della stagione competitiva nel nostro Paese e quest’anno si è giocata a Bologna poco tempo fa.</em> <em>Aggiungo che, anche se ancora a fatica, nel periodo estivo si prova a giocare la City league, un appuntamento non competitivo per puntare sull’esperienza.</em></p>



<p><strong>Sembra un anno pieno: sono tantissime competizioni per una disciplina esordiente…</strong></p>



<p><em>Sì ma siamo in crescita, al momento in Italia si contano circa 12 squadre (il numero oscilla ogni anno), al nord è più facile trovarne mentre al sud si ha più difficoltà nel reclutarne i membri più che nel fondarne di nuove. Purtroppo in Italia si ha uno sguardo critico verso gli sport non “tradizionali”.</em></p>



<p><strong>Perché scegliere il Quidditch? Quali sono le caratteristiche che rendono particolare e speciale questa disciplina?</strong></p>



<p><em>Sicuramente è una disciplina eterogenea, che comprende aspetti di vari sport quindi è dinamica e costituisce allenamento completo ma <u>la prerogativa è quella dell’inclusività</u>: tutti sono accolti nelle squadre di Quidditch, a prescindere da ogni possibile differenza fisica, atletica, di genere o di qualsiasi tipo; a Bologna non ci sono neanche delle vere selezioni per entrare, si prova e si impara.</em> <em>L’inclusione sta ad uno step più alto rispetto agli altri sport divisi ancora per categorie: si accetta tranquillamente che un maschio cis possa essere placcato da una ragazza cis! <u>Si gioca misti e senza alcuna etichetta di genere</u>, peraltro ci sono molti ruoli da ricoprire per cui si fa in modo che ognuno trovi il suo posto nel team in base alle proprie potenzialità e senza preconcetti.</em> <em>L’insegnamento più grande che ci dà il Quidditch è che si può andare oltre i pregiudizi e le differenze di genere e di abilità con cui siamo abituati a convivere fin da bambini.</em> <em>È per questo che non si può solo considerare mera imitazione dei maghetti della Rowling e i più attenti notano che è a tutti gli effetti uno sport con quella nota in più che è l’assoluta apertura a tutti senza alcuna discriminazione. Siamo <u>una grande famiglia dentro e fuori dal campo.</u></em></p>



<p>Sopresi da quanto appreso, non ci resta che confidare nel riconoscimento di questa disciplina come sport e sperare che si diffonda con esso anche la libertà, novità e inclusività che porta con sé. Per provare a costituire una squadra nella vostra città potete contattare l’Associazione Italiana Quidditch che fornisce informazioni e supporta nell’organizzazione.</p>



<p>…e se vi trovate a Bologna potreste fare un salto per tifare <em>Hinkypunks</em> o magari proprio unirvi alla loro squadra super inclusiva!</p>



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<figure class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="682" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-1024x682.jpg" alt="" data-id="31581" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=31581" class="wp-image-31581" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-1024x682.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3-750x500.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine3.jpg 1379w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="682" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-1024x682.jpg" alt="" data-id="31582" data-full-url="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2.jpg" data-link="https://ventiblog.com/?attachment_id=31582" class="wp-image-31582" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-1024x682.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2-750x500.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/Immagine2.jpg 1379w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dagli accessibility Days 2022 gli esempi di nuove tecnologie per un digitale più inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 08:58:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 20 e 21 maggio, a Milano, si è svolto Accessibility days, un grande evento nazionale che pone l&#8217;attenzione sulla possibilità e facilità di utilizzo delle tecnologie digitale da parte delle persone con disabilità. L&#8217;evento è stato organizzato da Uici (Unione Italiana Cechi e Ipovedenti), Universal access (portale dedicato all&#8217;accessibilità digitale) e DevMarche, il network delle comunity marchigiane dedicate allo sviluppo software ed altri enti legati al mondo digitale. Ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, di Rai per il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 20 e 21 maggio, a Milano, si è svolto <a href="https://accessibilitydays.it/2022/it/?fbclid=IwAR2_YyUbWfKmuCFOojtvDrfhCTbeFQxA6hXil8wn0pOeDuLxMz2NR4O2XZo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accessibility days</a>, un grande evento nazionale che pone l&#8217;attenzione sulla possibilità e facilità di utilizzo delle tecnologie digitale da parte delle persone con disabilità.</p>



<p>L&#8217;evento è stato organizzato da Uici (Unione Italiana Cechi e Ipovedenti), Universal access (portale dedicato all&#8217;accessibilità digitale) e DevMarche, il network delle comunity marchigiane dedicate allo sviluppo software ed altri enti legati al mondo digitale. Ha ricevuto il patrocinio, tra gli altri, di Rai per il Sociale e ha visto la partecipazione di Inail e dell’Ente Nazionale Sordi.</p>



<p>Oltre 40 sessioni, 60 speakers, 20 espositori e tante esperienze come la cena e la passeggiata al buio, mostre tattili e tanta condivisione, per un’edizione che torna in presenza all&#8217;Istituto dei Ciechi di Milano in forma gratuita riunendo sviluppatori, startupper e grandi aziende, tutti pronti a portare esempi di nuove tecnologie che rendano il mondo digitale più accessibile e inclusivo. Ne abbiamo parlato con gli organizzatori, Stefano Ottaviani e Michele Landolfo.</p>



<p><strong>Come è andato l&#8217;evento?</strong></p>



<p>«Siamo molto soddisfatti, in presenza abbiamo avuto 630 persone e c&#8217;è stata grande partecipazione. Ci hanno fatto molto piacere i numerosi feedback che abbiamo avuto dai giovani: 2000 iscritti online, decine e decine di post su Linkedin dopo l&#8217;evento e riscontri da Gucci, Microsoft, Google e altre importanti aziende. Un successo insomma sia per gli espositori che per i workshop».</p>



<p>«Il riscontro da parte dei giovani è particolarmente importante» hanno sottolineato gli organizzatori, «perché loro sono il futuro. Si è parlato, a questo proposito, di formazione, che risulta oggi carente sui questi temi, anche se pian piano le cose stanno cambiando. Segnaliamo su questo la partecipazione, ad esempio, del Politecnico di Milano che sta portando avanti dei percorsi su questi argomenti».</p>



<p><strong>Molta attenzione, naturalmente, è stata prestata all&#8217;accessibilità della manifestazione. Ricordiamo le mascherine trasparenti, la sottotitolazione delle tre sezioni che sono state registrate e trasmesse in streaming e la traduzione nella lingua dei segni delle tre track di sessione, insieme ad alcuni workshop.</strong></p>



<p>«In ogni edizione» ribadiscono Ottaviani e Landolfi «cerchiamo di fare un passo in più per l&#8217;accessibilità».</p>



<p><strong>La manifestazione ha visto il coinvolgimento del CNR dell&#8217;AGID (Dipartimento trasformazione digitale) che ha il compito di vigilare, monitorare e supportare nel migliorare l&#8217;accessibilità ditale della pubblica amministrazione secondo la legge del 9 gennaio 2004. Cosa ancora c&#8217;è da fare?</strong></p>



<p>«Nonostante l&#8217;Italia abbia delle leggi molto stringenti su questo tema, pensiamo per esempio alle regole per le piattaforme dei concorsi pubblici, Agid ha fornito i dati sull’accessibilità digitale, mettendo in evidenza gli errori più frequenti legati all&#8217;uso dei file pdf da scaricare, il contrasto di colori, ecc., su cui bisogna intervenire».</p>



<p>La manifestazione ha visto incontrarsi associazioni, sviluppatori, aziende start up in modalità ibrida, facendo riassaporare il valore dell&#8217;incontro, del confronto, immergendo tutti in esperienze nuove ed emozionanti. Gli Accessibility days sono stati, perciò, una grande occasione per provare a disegnare il futuro, sempre più connesso, dove ogni aspetto della nostra vita sarà condizionato dalle nuove tecnologie; dalla formazione, al lavoro, al tempo libero, aspetti questi analizzati a Milano in un’atmosfera di festa e di fattiva speranza in un avvenire più inclusivo. Tuttavia, questo non è stato un evento dedicato solo alle tecnologie, ma soprattutto alle persone e a tutti coloro che si dedicano ogni giorno ad avvicinarle sempre di più a noi, alle nostre esigenze.</p>



<p>Pensiamo, per esempio, a Airbnb che sta cercando pian piano di “educare” gli host, cioè privati cittadini, a rendere le loro stanze sempre più accessibili. Partecipare, quindi, al lento cambiamento culturale verso la vera inclusione che non vuol dire altro che lavorare per creare una comunità pronta a cambiare passo e ritmo per accordarlo ai tanti diversi ritmi della vita. Ricordiamo sempre che le tecnologie rappresentano un supporto a tante attività, ma non devono sostituire il lavoro dell’uomo e le relazioni umane, che sono alla base dell’inclusione stessa che apre più strade per arrivare alla stessa meta.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Una realtà doppiamente buona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Visciglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jun 2022 12:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[associazione gli altri siamo noi]]></category>
		<category><![CDATA[buoni buoni]]></category>
		<category><![CDATA[cooperativa sociale volando oltre]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Calabria, a Cosenza, esiste una realtà doppiamente buona. È una realtà speciale e rara, frutto della Cooperativa sociale Volando Oltre sulla base dell’esperienza dell’Associazione Gli altri siamo noi che favorisce l’inserimento lavorativo di persone disabili.  Ho incontrato Valentina e Biagio di Volando Oltre che mi hanno spiegato che la loro storia ha origine 19 anni fa, quanto nacque l’associazione Gli altri siamo noi da un gruppetto di ragazzi che iniziarono, sotto la guida della Presidente Adriana De Luca, ad [&#8230;]</p>
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<p>In Calabria, a Cosenza, esiste una realtà doppiamente buona. È una realtà speciale e rara, frutto della Cooperativa sociale <em>Volando Oltre</em> sulla base dell’esperienza dell’Associazione <em>Gli altri siamo noi</em> che favorisce l’inserimento lavorativo di persone disabili. </p>



<p>Ho incontrato Valentina e Biagio di <em>Volando Oltre</em> che mi hanno spiegato che la loro storia ha origine 19 anni fa, quanto nacque l’associazione <em>Gli altri siamo noi</em> da un gruppetto di ragazzi che iniziarono, sotto la guida della Presidente Adriana De Luca, ad incontrarsi in una piccola stanzetta presso Stella Cometa con l’obiettivo di dare una vita dignitosa a ragazzi con sindrome di <em>down</em> e disabilità intellettive con l’inserimento all’interno della società mediante la preparazione al mondo del lavoro.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>E poi cos’è successo?</strong></p>



<p><em>L’associazione pian piano è cresciuta, ha costituito la propria sede dov’è attualmente </em>(ndr in Via Alberto Serra n. 46) <em>e si è impegnata soprattutto in progetti di work experiences per i ragazzi, nella partecipazione a tanti bandi pubblici, uno dei quali ha dato poi la svolta: nel 2015 abbiamo vinto un progetto per il Ministero della Gioventù che si chiamava Prove di volo che ci ha permesso di creare dei laboratori di preparazione al lavoro per i nostri ragazzi con disabilità che da lì </em><em>hanno cominciato a specializzarsi in alcuni ambiti</em><em> (pasticceria, pasta fresca, conserve, informatica, pulizie ecc.); hanno seguito per 2 anni questo percorso il cui obiettivo finale era quello di creare una start-up di impresa sociale così, nel 2017, è nata la cooperativa Volando Oltre. Poi, purtroppo, il lancio non è stato semplice e c’è voluto un anno per completare tutto l’iter e iniziare ad operare ma da fine novembre 2018 siamo entrati effettivamente nel mercato con i prodotti.</em></p>



<p>Ho chiesto loro poi com’è organizzata e di cosa si occupa in concreto la cooperativa e mi hanno spiegato che loro sono soci fondatori unitamente ad Adriana, Marco e Antonio che -precisavano- è un ragazzo con sindrome di <em>down</em> che è socio-lavoratore oltre che fondatore, assunto a tempo indeterminato unitamente a Maria Antonietta, affetta da disabilità intellettiva, anch’essa dipendente della cooperativa.&nbsp;</p>



<p><em>In questi 4 anni di cooperativa si sono susseguiti vari tirocini lavorativi retribuiti </em>-sottolineano-<em> cui partecipano i ragazzi che hanno seguito (e/o seguono tutt’ora) i percorsi formativi all’interno dell’associazione Gli altri siamo noi. Al momento abbiamo 6 ragazzi cui si uniranno altri 6 dopo l’estate e così via. I prodotti che commercializziamo sono lavorati interamente da noi e loro insieme, dalla preparazione delle materie prime al confezionamento; i processi sono vari: produciamo prodotti da forno (frollini, bocconotti ecc.), parte delle conserve sia dolci che salate (marmellate di frutta di stagione, paté di olive, cipolle in agrodolce ecc.) seguendo una linea di produzione fissa cui si aggiunge quella dei prodotti stagionali </em>(ndr se non avete ancora provato panettone o colomba al pistacchio, fatelo!). <em>Tutti partecipano alla catena produttiva e pian piano affinano delle competenze (che già avevano acquisito nel percorso che fanno ormai da tempo nell’associazione) e si specializzano: ognuno trova il suo posto (tranne Maria Antonietta che fa tutto, instancabile!) all’interno del processo lavorativo.</em></p>



<p><strong>Incuriosita, ho chiesto loro qual è la cosa più difficile e quale la più gratificante della loro esperienza.</strong></p>



<p><em>La più difficile è far passare il messaggio che oltre la disabilità ci sono persone con le loro capacità, sogni, paure, come tutti noi. Sicuramente c’è bisogno di supporto per tirare fuori queste caratteristiche e le peculiarità di ognuno perché sono chiuse dentro di loro quando entrano in Cooperativa e serve proprio qualcuno che creda in loro e li aiuti a tirarle fuori, che faccia sentire loro che possono farcela. Sicuramente ne vale la pena e capiamo si aver intrapreso la strada giusta quando vediamo che i ragazzi si realizzano, quando si rendono contro che quello che fanno è utile per mandare avanti l’impresa e poi è molto bello quando si riconoscono adulti, ad esempio nel ricevere lo stipendio e sentirsi più indipendenti.</em> <em>Pian piano crescono e la crescita deriva anche proprio dal lavoro che viene fatto insieme: l’apertura del ragazzo con cui lavori, che riesce a tirar fuori tutto quel che è chiuso in sé, quando diventa più consapevole di quello che può fare e inizia a credere nelle proprie capacità e a metterle a disposizione, è gratificante anche per noi…immaginali, appena arrivano, come fiori chiusi che poi, con tanta acqua e quindi pazienza e fiducia, sbocciano e diventano consapevoli di sé, adulti.</em></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-31382" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-480x320.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-720x480.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-1200x800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2-750x500.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/06/buoni-buoni-2.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p><strong>Perché, secondo voi, non ci sono molte realtà come la vostra (almeno al sud)?</strong></p>



<p><em>Quando si fa riferimento alla nostra e a realtà come la nostra è difficile allontanare dai più l’idea del pietismo rispetto ai ragazzi e la convinzione che i nostri prodotti vadano acquistati perché le fanno “i poveri ragazzi con disabilità”.</em> <em>I nostri prodotti hanno valore, si chiamano “buoni buoni” perché hanno due aspetti che li caratterizzano, ugualmente importanti: uno è quello dell’inclusione, perché attraverso l’acquisto si supporta l’inserimento di ragazzi con disabilità nel mondo del lavoro (il che non accade altrimenti, soprattutto nel nostro territorio dove non ci sono ragazzi con disabilità che hanno un lavoro fisso e “vero”, come tutti); ma sono buoni anche perché sono prodotti di alta qualità: scegliamo materie prime ottime del nostro territorio, a km 0 e le ricette vengono aggiornate costantemente perché puntiamo sempre a migliorare.</em> <em>Lo scetticismo poi è anche proprio sul lavoro dei ragazzi, ci chiedono spesso “ma davvero li fanno loro?!” quando, come dicevamo, qui ognuno si specializza ed ha un ruolo nella catena produttiva, tutti lavorano.</em> <em>Purtroppo è difficile far capire questo passaggio alle persone cui ci rivolgiamo perché non si capisce che quello che proponiamo è un prodotto che può avere una collocazione nel mercato, ha una sua qualità e non è solo beneficenza! Peraltro non ci si rende conto che svolgiamo un lavoro che ha un valore sociale, per tutti… soprattutto dato che non ci sono realtà del genere, almeno qui al sud. Già, ad esempio, negli anni è cresciuto un gruppo di consumatori dei nostri prodotti su Roma che sicuramente all’inizio ha abbracciato l’idea e lo scopo sociale ma poi, nel tempo, ha più che altro premiato la qualità di ciò che produciamo diventando gruppo di clienti fissi.</em></p>



<p><strong>Cosa si può fare dall’esterno per supportare questa realtà?</strong></p>



<p><em>Sicuramente è importante, a livello concreto, il supporto al commercio dei nostri prodotti, è sempre un’attività che va avanti grazie alle entrate. Il nostro commercio è principalmente online (</em><a href="http://www.buoni-buoni.com">www.buoni-buoni.com</a><em>) ma anche alcuni punti vendita di privati a Cosenza rivendono i nostri prodotti e poi, ultimamente, abbiamo anche uno spazio all’interno del Mercato di Campagna Amica vicino ai 2Fiumi dove vendiamo direttamente noi i prodotti il martedì e il sabato.</em> <em>Per favorire i nostri scopi, però, è necessario soprattutto che sia riconosciuto anche il valore di ciò che viene fatto sia dall’associazione che dalla cooperativa, che si capisca che il cambiamento è possibile se cambia anche il modo di guardare alla disabilità, il modo di pensare alle persone che si hanno davanti come persone che hanno un loro posto e peso all’interno della società senza fermarsi al solo aspetto esteriore, senza pietismo ma andando oltre.</em></p>
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		<title>Un’occasione per creare una scuola e un mondo davvero inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 04:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Ripartenze - 31/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[FIABA]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La chiusura delle scuole durante il lockdown ha costretto le famiglie a riorganizzare le giornate tra lavoro, didattica a distanza e sostegno familiare. Questi cambiamenti sono stati ancora più drastici per le famiglie con bambini e ragazzi con disabilità: la scuola è infatti al centro del percorso di inclusione sociale e a volte unico luogo di crescita e di inclusione. A darci un&#8217;idea più chiara è un&#8217;indagine portata avanti da Dario Janes, professore di pedagogia e didattica speciale all&#8217;università di [&#8230;]</p>
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<p class="has-text-align-center has-large-font-size"></p>
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<p class="has-drop-cap">La chiusura delle scuole durante il lockdown ha costretto le famiglie a riorganizzare le giornate tra lavoro, didattica a distanza e sostegno familiare. Questi cambiamenti sono stati ancora più drastici per le famiglie con bambini e ragazzi con disabilità: la scuola è infatti al centro del percorso di inclusione sociale e a volte unico luogo di crescita e di inclusione.</p>



<p>A darci un&#8217;idea più chiara è un&#8217;indagine portata avanti da Dario Janes, professore di pedagogia e didattica speciale all&#8217;università di Bolzano e co-fondatore del centro studi Erickson che, insieme all&#8217;università di Trento, all&#8217;università LUMSA di Roma e alla Fondazione Agnelli, ha somministrato un questionario sul tema al personale docente, con circa 3.170 risposte valide per la maggior parte (circa il 70 % ) da parte di insegnanti di sostegno.<br>Dall&#8217;indagine emerge che il 26 % degli studenti con disabilità non ha usufruito della didattica a distanza, mentre per il 10 % non era adattabile alle esigenze degli studenti con disabilità. La didattica a distanza invece ha avuto buoni risultati per il 44 % del campione, con un 20% di studenti che è riuscito ad avere una DAD individualizzata con l&#8217;insegnante di sostegno.</p>



<p>Il sondaggio allarga poi lo sguardo chiedendo se durante il periodo del lockdown ci fosse stato un peggioramento nelle capacità comunicative e relazionali e di autonomia degli alunni con disabilità: più del 50 % ha risposto sì. Questi dati rendono evidente che, nel caso in cui nella ripresa di settembre ci siano delle turnazioni, sarà necessario che gli alunni con disabilità abbiano una priorità nella presenza a scuola.</p>



<p>La collaborazione tra insegnanti e famiglie è stata molto positiva; quella che invece non ha funzionato è la collaborazione con attori esterni: servizi sociali, assistenti alla comunicazione e all&#8217;autonomia. Scarsa è stata la collaborazione tra compagni, con e senza disabilità: così è stata proposta la creazione di piccoli gruppi di lavoro, da 3 o 5 studenti, che possano aiutare a far riemergere il contesto inclusivo che si è perso durante il periodo di lockdown.</p>



<p>La ripresa delle attività didattiche per gli alunni con disabilità ha acceso il dibattito tra associazioni, esperti e Istituzioni: in particolare, raccolgo l&#8217;appello del Dipartimento Scuola FIABA (Fondo Italiano Abbattimento Barrire Architettoniche) che è parte della consulta delle associazioni dell&#8217;Osservatorio Permanente sull&#8217;inclusione.</p>



<p>L&#8217;associazione FIABA, insieme a organizzazioni come FISH (Federazione Italiana Superamento dell&#8217;Handicap), chiede l&#8217;adeguamento degli edifici e degli spazi anche esterni con l&#8217;abbattimento delle barriere architettoniche ancora presenti, promuovendo un ambiente davvero inclusivo attraverso l&#8217;adozione del c.d. Universal Designer, il criterio di accessibilità per tutti. A questo proposito ricordiamo le polemiche sorte riguardo i nuovi banchi singoli a rotelle voluti dalla Ministra dell&#8217;Istruzione Azzolina per favorire il rispetto delle misure di distanziamento fisico e che, a detta della stessa, favorirebbero il lavoro di gruppo e gli spostamenti degli studenti. L&#8217;iniziativa vede la contrarietà delle associazioni, poiché i banchi non risultano adatti a chi ha una ridotta mobilità – anzi le rotelle sono in questi casi molto pericolose – e a tutti quegli studenti con autismo,&nbsp; con deficit di attenzione o altre difficoltà&nbsp; relazionali.&nbsp; A portare all&#8217;attenzione il tema è stato anche l&#8217;attivista Iacopo Melio, promotore dell&#8217;iniziativa a favore dell&#8217;accessibilità <em>Vorreiprendereuntreno</em>, che ha definito questo tipo di banchi: “I meno inclusivi del mondo”.</p>



<p>Le associazioni chiedono inoltre il pieno inserimento nell&#8217;organico MUR degli assistenti alla comunicazione e all&#8217;autonomia, figure professionali non valorizzate ma essenziali per il supporto degli studenti con disabilità sensoriali, prevista peraltro dalla legge 104, legge quadro sull&#8217;handicap all&#8217;art. 13.</p>



<p>Una proposta di legge in merito è stata presentata da organizzazioni come FAND e FRST, in cui si chiede chiarezza sulla loro funzione, il percorso formativo, il trattamento economico e il pieno riconoscimento di queste professionalità affinché entrino a pieno titolo nella scuola per supportare al meglio i ragazzi con disabilità nel loro percorso di crescita e di autodeterminazione.</p>



<p>Per far fronte alla situazione vissuta dagli studenti con disabilità, nel decreto scuola è stato approvato il reinserimento dell&#8217;alunno con disabilità alla classe precedente: si può prevedere quindi una bocciatura nel caso in cui ci sia una richiesta motivata dalla famiglia, un parere positivo del consiglio di classe e del gruppo di lavoro sull&#8217;inclusione. La legge, proposta dal parlamentare di Italia Viva Davide Faraone, risponde a una richiesta venuta dalle famiglie che hanno visto regredire i loro figli non solo sotto il profilo delle conoscenze, ma anche per quello che riguarda l&#8217;aspetto della comunicazione e dell&#8217;autonomia.</p>



<p>Questa misura emergenziale, valevole solo per l&#8217;anno scolastico appena passato, non trova d&#8217;accordo studiosi come Janes che pongono l&#8217;accento sulla perdita del gruppo dei compagni e di un sistema di relazioni faticosamente costruito. Bisogna quindi fare molta attenzione ed esaminare ogni singola situazione. Janes sottolinea inoltre come la necessità di prolungare la presenza nella scuola degli studenti con disabilità sia la conseguenza di un contesto sociale non inclusivo, che vede le persone con disabilità, una volta uscite dal contesto formativo, spesso abbandonate a se stesse, alle loro famiglie o costrette a vivere in strutture segreganti, dove perdono le capacità relazionali e di autonomia accquisite nel contesto scolastico.</p>



<p>Ancora una volta ci troviamo di fronte all&#8217;esigenza di pensare ai soggetti con disabilità nella loro globalità, cioè come persone che devono vivere in un contesto che permetta loro di costruire il proprio percorso di vita. Per far sì che queste non rimangano solo parole vuote, c&#8217;è bisogno di potenziare i servizi territoriali e i progetti di autonomia e vita indipendente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center has-small-font-size"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 31/08/2020   </em></p>



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