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	<title>festival &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La musica come linguaggio universale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 13:38:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti gli appuntamenti da non perdere nel Sud Italia Se c’è un linguaggio universale che unisce tutti, senza considerarne provenienza, origini e nazionalità, prescindendo dall’idioma che si parla, dalle sfumature linguistiche e dai dialetti che si conoscono, quel linguaggio è la musica. Suoni morbidi e accoglienti, ritmi tribali, melodie passionali e antiche, note allungate sottili e taglienti, corde di chitarre che vibrano, violini malinconici, battute etniche di percussioni e tamburi o suoni metallici di musica elettronica: ogni melodia ha un [&#8230;]</p>
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<h3><strong>Tutti gli appuntamenti da non perdere nel Sud Italia</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Se c’è un linguaggio universale che unisce tutti, senza considerarne provenienza, origini e nazionalità, prescindendo dall’idioma che si parla, dalle sfumature linguistiche e dai dialetti che si conoscono, quel linguaggio è la musica.</p>



<p>Suoni morbidi e accoglienti, ritmi tribali, melodie passionali e antiche, note allungate sottili e taglienti, corde di chitarre che vibrano, violini malinconici, battute etniche di percussioni e tamburi o suoni metallici di musica elettronica: ogni melodia ha un proprio linguaggio e ognuno di questi racconta qualcosa della propria provenienza. La musica con le sue infinite identità riesce ad unire culture e tradizioni, riesce a crearne di nuove arrivando alle persone, che, senza saperlo si ritrovano gomito a gomito ad esultare ed applaudire allo stesso concerto, persone che si scambiano emozioni e si ritrovano a raccontare se stessi sentendosi nel posto giusto uniti proprio da quello splendido linguaggio universale.</p>



<p>Mai come quest’anno le piazze, i palazzetti e le spiagge sono tornati a essere protagonisti dell’estate. Concerti e festival musicali hanno ridato vita a luoghi che per troppo tempo erano rimasti silenziosi in trepida attesa di tornare ad esplodere di vita. &nbsp;L’estate musicale 2022 ha avuto inizio con il grandissimo evento del Firenze Rocks che dopo due anni di stop ha portato in Italia nomi di fama internazionale come i Red Hot Chili Peppers, i Muse, i Metallica e The Blind Monkeys. Il festival ha riunito più di 200mila persone provenienti da tutto il mondo, ricreando dal 16 al 19 giugno quell’atmosfera magica che solo la buona musica sa regalare. Ma l’estate è appena cominciata e gli appuntamenti sono ancora tantissimi, soprattutto nel sud Italia che da sempre regala musiche meticce e nuovi ritmi popolari. Tra i vari, eccone alcuni.</p>



<p>In Calabria dall’11 al 13 agosto a Maida (CZ) si terrà il Color Fest che raccoglie sia gruppi emergenti che più noti offrendo un tuffo nell’indie, jazz funk e musica elettronica; a Roccella Ionica fino al 7 settembre si terrà il Roccella Summer Festival che oltre ad artisti del calibro di Mahmood, Irama e Coez accoglierà una tappa del Jova Beach Party. Spostandoci un po’ più giù, in Sicilia, nel suggestivo borgo medievale di Castelbuono (PA), dal 4 al 7 agosto si terrà l’Ypsigrock Festival che permetterà non solo l’immersione in un panorama musicale di artisti internazionali ma promuoverà anche eventi culturali di promozione territoriale ed enogastronomica, offrendo anche luoghi specifici in cui poter passare la notte in tenda.</p>



<p>In Sardegna, precisamente ad Olbia (SS) dal 12 al 15 agosto il Red Valley Festival regalerà nottate di musica elettronica, pop, rap ed EDM. Per gli amanti del genere quest’anno tra gli ospiti ci saranno Blanco, Martin Garrix, i Pinguini Tattici Nucleari e Marracash.</p>



<p>In Puglia le strade si dividono tra il Locus Festival e La notte della Taranta. Il primo si svolge fino all’11 agosto a Locorotondo (BA), tra trombettisti jazz e nuove sonorità della black music, Locus ha dato spazio negli anni ad artisti che hanno lasciato il segno nello scenario internazionale, alcuni esempi sono i Kings Of Convenience, Franco Battiato, Stefano Bollani e Malika Ayane. La ormai rinomata Notte della Taranta, invece, non ha bisogno di molte presentazioni, se si ha voglia di vivere il tremore e i brividi lasciati dal morso velenoso della taranta c’è tempo fino al 27 Agosto, serata finale che si svolgerà come ogni anno a Melpignano (LE).</p>



<p>In Basilicata fino all’11 agosto ci sarà il Matera Festival che dà spazio a generi diversi per ogni serata, passando dalla musica classica, alla lirica fino al pop attuale. Anche la Campania non manca, dal 4 al 7 agosto a Moio della Civitella (SA) ci sarà anche quest’anno il Mojoca, festival che, oltre alle serate musicali, riunisce artisti di strada e circensi provenienti da tutto il mondo che popoleranno le stradine cilentane con esibizioni uniche da togliere il fiato.</p>



<p>Questi sono solo alcuni tra i festival da non perdere nelle regioni del Sud Italia e che raccontano quanta voglia ci sia di dialogare ancora, nonostante le restrizioni dei periodi precedenti che hanno reso silenti momenti che da sempre hanno rappresentato attraverso i suoni e le melodie un quadro concreto dell’attualità che viviamo e che hanno dato una spinta evolutiva usando quel linguaggio sempreverde, unitario, multiforme e potente che è la musica.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>I non-festival musicali dell’estate italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2020 04:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una breve rassegna dei principali festival musicali italiani in un&#8217;estate senza musica Estate, tempo di sole, vacanze e festival musicali. O, perlomeno, solitamente è così.Quest’anno, a causa della pandemia che ha colpito il mondo intero e, più nello specifico, il nostro Paese, molti dei festival ormai considerati quasi pietre miliari dell’estate si sono visti costretti o a rimandare del tutto gli eventi o ad adottare soluzioni alternative. Tra i festival che hanno fanno slittare il tutto all’anno prossimo possiamo annoverare [&#8230;]</p>
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<h2><em>Una breve rassegna dei principali festival musicali italiani in un&#8217;estate senza musica</em></h2>



<div class="wp-block-cover" style="background-image:url(http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/07/1-1.png);background-position:50% 40%;min-height:330px"><div class="wp-block-cover__inner-container">
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<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-drop-cap">Estate, tempo di sole, vacanze e festival musicali. O, perlomeno, solitamente è così.<br>Quest’anno, a causa della pandemia che ha colpito il mondo intero e, più nello specifico, il nostro Paese, molti dei festival ormai considerati quasi pietre miliari dell’estate si sono visti costretti o a rimandare del tutto gli eventi o ad adottare soluzioni alternative.</p>



<p>Tra i festival che hanno fanno slittare il tutto all’anno prossimo possiamo annoverare il Rock in Roma, il Firenze Rocks, l’IDAYS festival di Milano ed il Lucca Summer Festival. Ovviamente sono molti altri i festival che fanno parte di questo elenco, ma a mio parere già citando questi pochi si può avere una panoramica della situazione.</p>



<p>Per chi come me è appassionato di musica, i festival estivi hanno sempre avuto un’importanza particolare. Cadendo infatti nel periodo in cui, bene o male, si ha di meno da fare (lavoratori non in ferie esclusi), essi sono sempre stati attesi con ansia, dal momento dell’annuncio della lineup fino al giorno del concerto.</p>



<p>Non posso dire di aver partecipato ad ognuno di questi festival ma, da brava romana, ho certamente esperienza con il Rock in Roma. Attese di ore ed ore sotto il sole brutale dell’estate romana, quantità di bottiglie ghiacciate da far invidia al reparto surgelati e crema solare messa a ripetizione, il Rock in Roma è senza dubbio l’evento dell’anno per i romani appassionati di musica. Chi come me ha vissuto alcuni di questi concerti sa per certo che vi si arriva stremati, complici la corsa folle verso il palco e la pressione che si abbassa con il passare delle ore, ma sa anche che ne sarà valsa la pena. Per quanto mi riguarda, i concerti più attesi di questo festival sarebbero stati quelli dei The Lumineers e dei Cigarettes After Sex. Sicuramente apprezzabile rimane il messaggio con cui è stato annunciato il rinvio dell’intero festival: “Sarà un’estate senza Rock in Roma”, ma, soprattutto, “la salute e la sicurezza del nostro pubblico, dei nostri artisti, delle crew e di tutte le persone coinvolte nell’organizzazione del festival sono la nostra priorità”. &nbsp;</p>



<p>Spostandoci leggermente più a nord abbiamo il Firenze Rocks. Noto per avere sempre una lineup da paura, con mostri sacri del calibro dei The Cure e dei Guns N’Roses, anche il Firenze Rocks si è visto costretto ad annullare i vari concerti. Personalmente, aspettavo con ansia il concerto dei Red Hot Chili Peppers, soprattutto dopo la notizia del rientro di Jack Frusciante nel gruppo. Notevole, in questo caso, che alcuni dei gruppi “maggiori” abbiano già riconfermato la loro presenza nel 2021, dando speranza a chi aveva già acquistato i biglietti. Infatti, la politica che sembrerebbe essere stata adottata per i concerti è quella di offrire la possibilità di un rimborso, la cui richiesta va presentate entro le date specificate dagli organizzatori, ma anche quella di consentire di usare il biglietto non più valido per il 2020 per gli eventi del 2021, ovviamente se riconfermati.</p>



<p>Spostandoci ancora più a nord abbiamo l’IDAYS festival. Anche qui, lineup da strapparsi i capelli, con nomi quali System of a Down e Korn (un mix che ha da subito attirato la mia attenzione), Aerosmith e Foo Fighters, citando solo alcuni dei nomi che sarebbero dovuti salire sul palco quest’anno. Anche in questo caso, purtroppo, i concerti sono stati annullati, ma si vede già un barlume di speranza in quanto i nomi citati faranno parte dell’edizione del 2021, per cui è sempre valida la politica del rimborso o “voucher” secondo l’articolo 88 del Decreto Legge 18 del 17 marzo 2020, convertito poi in legge il 24 Aprile 2020.</p>



<p>Leggermente più particolare è la situazione del Lucca Summer Festival, il quale quest’anno era riuscito ad organizzare una serie di concerti uno meglio dell’altro. Dico che la situazione è più particolare perché, in questo caso, alcuni concerti sono già stati riconfermati, quali quelli di Beck e Liam Gallagher, mentre altri risultano ancora sospesi a data da destinarsi. Purtroppo, unico nome che di sicuro non sarà presente all’edizione del 2021 è quello di Paul McCartney, creando evidentemente scompiglio tale da portare gli organizzatori del festival a scusarsi quasi personalmente per questa tragedia. Poetica e speranzosa, però, è l’immagine che si viene a creare dall’ultima del messaggio di comunicazione del mancato festival di quest’anno: “Torneremo a ritrovarci davanti a un palco, illuminati dai colori di un tramonto toscano e sarà uno dei momenti più felici della nostra vita. Perché in quel momento ritroveremo la musica e l’emozione di condividere una passione con migliaia di persone come noi”. Si può vedere qui, infatti, sottolineata una delle cose che personalmente preferisco dei concerti, ovvero il conoscere persone che condividono la stessa passione.</p>



<p>Parlando più in generale dell’organizzazione dei festival ci si chiede, però, se fosse necessario rinviare del tutto gli eventi o se fosse stato possibile adottare alternative a prova di COVID. Parlando con due amici, Matteo e Rizka, entrambi assidui frequentatori di festival e concerti in generale, si può vedere che la sensazione che traspare è quella che, a seconda del tipo di evento, non fosse esattamente necessario rinviare tutto. Rizka, infatti, ha partecipato di recente ad uno degli eventi dell’Opera al Circo Massimo e ha sottolineato il numero ridotto di spettatori e, soprattutto, le regole di distanziamento sociale applicate ai posti a sedere. Matteo, invece, ci dice che festival come quello di Montelago non si prestano minimamente a soluzione anti-COVID, data la specificità del festival in cui si dà la possibilità di affittare tende e di risiedere lì per la durata del festival.</p>



<p>Quindi, in conclusione, sebbene in alcuni casi teoreticamente sarebbe stato possibile evitare di rinviare i festival, è certo che le decisioni riflettono l’attenzione verso la sicurezza delle persone che, in un modo o nell’altro, prendono parte ai suddetti festival e, in quanto tale, direi che non sono minimamente criticabili.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni di lunedì 10 agosto 2020</em></p>



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		<title>Crisi post-Covid: cambiare mestiere o cambiare &#8220;normalità&#8221;?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Facendo seguito alla criticatissima affermazione del viceministro all’economia Laura Castelli — la quale secondo i giornali avrebbe invogliato i ristoratori a cambiare mestiere, invece che analizzare criticamente la situazione creata dal COVID-19 e realizzare che un cambio di rotta sia necessario per alcune professioni — è necessario analizzare alcune delle realtà italiane che si sono dovute reinventare per far fronte alla crisi. Parlando da cittadina di Roma e, più generalmente della regione Lazio, ho potuto notare che molti dei comuni [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Facendo seguito alla criticatissima affermazione del viceministro all’economia Laura Castelli — la quale secondo i giornali avrebbe invogliato i ristoratori a cambiare mestiere, invece che analizzare criticamente la situazione creata dal COVID-19 e realizzare che un cambio di rotta sia necessario per alcune professioni — è necessario analizzare alcune delle realtà italiane che si sono dovute reinventare per far fronte alla crisi.</p>



<p>Parlando da cittadina di Roma e, più generalmente della regione Lazio, ho potuto notare che molti dei comuni di solito al di fuori dei circuiti turistici abbiano cercato di attirare l’attenzione di turisti più “abbordabili”, almeno durante questa fase della pandemia: i corregionali. Difatti, comuni quali Farfa, che ad esempio ha proposto un tour fotografico della cittadina e delle zone naturalistiche limitrofe, hanno puntato sulle bellezze del luogo per attirare turisti, creando quindi anche un interesse di nicchia.</p>



<p>Facendo riferimento più precisamente all’affermazione del viceministro Castelli, è possibile notare che, in effetti, i ristoratori hanno cercato di trovare soluzioni alternative per fronteggiare la crisi causata dal COVID. Ad esempio, locali abbastanza recenti facenti affidamento su una clientela più che altro di quartiere, si sono affidati ai sistemi di ordini online e consegna a domicilio quali JustEat. O, ancora, locali con posti a sedere limitati all’interno del locale hanno approfittato dell’ordinanza che fornisce una metratura maggiore contemplando anche il <em>dehor </em>del locale per mettere tavolini all’aperto o, addirittura, un gazebo con la caffetteria — creando così anche una divisione netta tra la sezione “notturna” del locale e quella “diurna” e, di conseguenza, ampliando la clientela.</p>



<p>Da sottolineare anche l’importanza del FAI in questo periodo, che continua a proporre tour, anche notturni, in luoghi più o meno conosciuti. Per citare giusto una delle proposte, allontanandoci dal Lazio, ad esempio, si può fare “Star Trekking” passeggiando tra i Giganti della Sila — proposta a cui avrei volentieri preso parte se fossi stata nella regione giusta.</p>



<p>In questa cornice si inseriscono anche i vari cinema all’aperto, iniziativa più <em>COVID-friendly</em> della classica versione in sale. Ad esempio, il Cinema Adriano di Roma, situato nella storica sede del 1898 a Piazza Cavour, ha iniziato un partenariato con gli Studios De Paolis di Via Tiburtina, dando luogo ad un cinema all’aperto d’autore. Seguendo un po’ le impronte del Cinema in Piazza a Trastevere — ma più comodamente, fornendo infatti sedie e tavolini piuttosto che cuscini per terra — l’Arena Adriano Studios propone una serie di film di recentissima uscita, spesso seguiti da dibattito con attori o registi, il tutto reso ancora più interessante dalla location: circondati dagli studi in cui sono stati girati molti film della storia cinematografica italiana.</p>



<p>Sulla stessa linea va ovviamente menzionata la proposta di riaprire il drive-in a Roma. La proposta, strettamente legata alle circostanze del COVID e reminiscente dell’“American dream” in cui il drive-in ricopre un po’ il ruolo di rito di passaggio nella vita di ogni americano che si rispetti, si scontra con le logistiche effettive del cercare di seguire un film dalla propria macchina. Ci si chiede infatti quanto forte dovrebbe essere l’audio per essere sentito da tutti o se verranno intervallati degli altoparlanti lungo lo spazio occupato dalle varie macchine. Nonostante i quesiti non trascurabili riguardo questo mezzo un po’ retrò e un po’teenager americana in cerca di emozioni, la proposta non va trascurata — anche perché riporterebbe alla luce un metodo di fruizione che era già presente precedentemente e che, ad esempio, i miei genitori ricordano.</p>



<p>Contemporaneamente, vediamo anche l’Auditorium Parco della Musica reinventarsi, proponendo una lineup di artisti italiani che vanno a sostituire quella di artisti internazionali i cui spettacoli sono stati o rimandanti o sospesi del tutto. Il Roma Summer Fest, o Luglio Suona Bene, quindi quest’anno prende il nome di Auditorium Reloaded, e risulterà essere una delle prime serie di spettacoli in Italia a riprendere, quasi a pieno regime e comunque mantenendo la stessa location (la Cavea dell’Auditorium), nel pieno rispetto delle disposizioni di distanziamento sociale e prendendo tutte le precauzioni anticovid necessarie. Sebbene questo sia un esempio specifico, esso rientra a far parte del progetto Romarama, l&#8217;arte che muove la città. Il progetto, ideato da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale, è incentrato sull’idea di far ripartire Roma al meglio delle proprie capacità, accompagnando quindi cittadini e turisti in una serie di eventi che copriranno, sì, l’estate romana ma anche i prossimi autunno e inverno. Nella lineup troviamo pilastri dell’estate romana quali il Silvano Toti Globe Theatre, diretto da Gigi Proietti a Villa Borghese, e la stagione estiva del Teatro dell’Opera, che quest’anno cambia location per far fronte alle misure anticovid spostandosi dalle Terme di Caracalla al Circo Massimo — location sicuramente non meno spettacolare della più tradizionale.</p>



<p>Quindi, tralasciando la polemica nata dalla frase del viceministro, mi sembra palese che i tentativi di diversificare l’offerta turistica e non delle città e, più generalmente, delle regioni sono vari. Tra visite guidate, concerti e cinema all’aperto, i settori colpiti dalla crisi post-COVID stanno chiaramente cercando di rialzarsi. Bisognerà però aspettare i dati statistici di fine anno per vedere quanto questi tentativi abbiano effettivamente contribuito positivamente.</p>



<p class="has-text-align-center"><em><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei ventenni del 27/7/2020</em></em></p>
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		<title>Quattro personaggi in cerca di Achille Lauro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 20:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia che il cantante ha portato a Sanremo nelle simbologie dei suoi abiti Quest’anno c’è un concorrente del Festival di Sanremo che non ha vinto, non era sul podio e neanche tra i primi cinque della classifica finale, eppure è sulla bocca di tutti, e ha confermato lo status di personaggio rivelazione della scorsa edizione, in cui aveva travolto l’indignata redazione di Striscia la notizia con la sua Rolls Royce. Quel concorrente è Achille Lauro. Nato Lauro de Marinis [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>La storia che il cantante ha portato a Sanremo nelle simbologie dei suoi abiti</h3>



<p class="has-drop-cap">Quest’anno c’è un concorrente del Festival di Sanremo che non ha vinto, non era sul podio e neanche tra i primi cinque della classifica finale, eppure è sulla bocca di tutti, e ha confermato lo status di personaggio rivelazione della scorsa edizione, in cui aveva travolto l’indignata redazione di Striscia la notizia con la sua <em>Rolls Royce</em>. </p>



<h3>Quel concorrente è Achille Lauro. </h3>



<p>Nato Lauro de Marinis e cresciuto nella scena rap underground di Roma, decide presto di distaccarsene, non apprezzando il machismo tossico che lo caratterizza. Ne ha parlato meglio recentemente, asserendo: “<em>Ho avuto a che fare per anni con ’sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. L’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto.” </em></p>



<p>Queste sono le motivazioni dietro la scelta di vestirsi mescolando capi maschili e femminili, di truccarsi e di esibirsi per intrattenere- sempre affiancato dal suo produttore e amico Boss Doms- anche degenerando in un leggero <em><a href="https://www.blmagazine.it/cosa-e-il-queerbaiting/">queerbaiting</a></em>, che non è stato risparmiato neanche da altri concorrenti del Festival (vedi l&#8217;esibizione di Elettra Lamborghini con Myss Keta nella serata delle cover di giovedì), ma che assume toni rivoluzionari considerando il contesto conservatore dell’Ariston.</p>



<p>Achille Lauro, però, ha fatto molto di più, perché si distingue non solo per il suo stile eccentrico ma per la scelta di adottare strategie di comunicazione che vanno a delineare una trama e uno stile orizzontale in ogni sua produzione musicale. Per sua ammissione, fatta nella puntata di Domenica In che segue la finale, non ha partecipato al Festival per vincere, ma per trasmettere un messaggio e intrattenere nel senso più puro del termine. </p>



<p>Con l’ultimo album aveva adottato l’estetica anni ‘90, palese nel ritmo del suo singolo chiamato- appunto<em>&#8211; 1990</em>, ma con Sanremo ha voluto “scoprire” ogni sera un nuovo personaggio, con un messaggio proprio, che era rivelato dopo aver decodificato l’indizio pubblicato sui suoi social nel pomeriggio precedente alla performance serale. Li ho raccolti per spiegarli in breve.</p>



<h4>San Francesco d&#8217;Assisi</h4>



<p>La canzone <em>Me ne frego</em>, dal testo e messaggio “punk”, cantata col tono strascicato e scazzato tipico delle sue sperimentazioni con i generi musicali, è una canzone forse dimenticabile, ma che nella sua imperfezione- se avesse voluto vincere avrebbe portato <em>C’est la vie, </em>singolo acclamatissimo- ha permesso che l’attenzione fosse interamente concentrata sui suoi look. Vestito Gucci, i messaggi e valori trasmessi ripropongono la filosofia dell’artista e del direttore creativo della casa di moda, Alessandro Michele, nonché fautore della rinascita del brand stesso da quando ne ha assunto il comando nel 2015. Nella sua prima esibizione, Achille Lauro ha vestito i panni glam di San Francesco D’Assisi, con una mantella adornata a replicare lo sfarzo dell&#8217;iconografia cattolica, per poi rimuovendola a metà esibizione, rivelando un’attillata tuta glitterata. Il gesto vuole simboleggiare l’episodio in cui il santo abbandona il suo status privilegiato e letteralmente si “spoglia” dei beni materiali.</p>



<p></p>



<h4>Ziggy Stardust</h4>



<p>Non essendosi esibito nella seconda serata, lo ritroviamo nella serata delle cover di giovedì, il look viene annunciato da un fulmine, che non lascia dubbi: David Bowie, anzi Ziggy Stardust, l’alter ego che permetteva al cantante inglese di giocare con la fluidità di genere e il suo orientamento sessuale- un approccio di grande ispirazione per Achille. La particolarità della sua esibizione non è data, però, tanto dal suo completo, trucco e parrucco, ma dalle sue azioni: durante l’esibizione, vestito più verso il maschile che il femminile, canta <em>Gli uomini non cambiano</em> con Annalisa, a cui lascia il quasi totale controllo della canzone, non solo per capacità superiore (anche se ciò in passato non ha mai fermato altri suoi colleghi maschi dalla ridotta estensione vocale), ma posizionandosi sul palco un “passo indietro” rispetto a lei, quasi a fare da riflesso alle controverse dichiarazioni di Amadeus, il presentatore del Festival, lanciando il messaggio che sui temi femminili la prima voce da ascoltare dev’essere quella delle donne, proprio perché raramente messa in risalto.  </p>



<p></p>



<h4>Marchesa Luisa Casati</h4>



<p>La quarta sera, con un look che istintivamente faceva pensare a Renato Zero o all’outfit di Cher agli Oscar del 1986, ha voluto richiamare la figura di Luisa Casati, nobildonna e collezionista d’arte italiana, nota per essere la musa di diversi artisti tra cui Gabriele D’Annunzio. Opera d’arte vivente e donna dalla forte eccentricità, la sua figura viene sfruttata da Achille per ribadire il rifiuto del binarismo uomo/donna, esibendosi con movimenti espliciti intorno a Boss Doms, cui applica anche il rossetto a fine pezzo, il &#8220;filo di trucco&#8221; che separa i due generi.</p>



<p></p>



<h4>Elisabetta I</h4>



<p>Nella finale conclude la sua performance in grande stile. Vestito con un abito che va a modernizzare l’ampolloso stile della Regina Elisabetta I d&#8217;Inghilterra, Achille sfoggia perle vistose in viso e una parrucca rossa che va a imitare l’acconciatura della monarca, figura iconica apprezzata dall’artista e da Alessandro Michele in quanto donna che è riuscita a governare e a farsi valere a dispetto della cultura maschilista in cui è cresciuta e il cui amore per l’arte ha permesso ai più famosi artisti britannici di avere successo durante il suo regno- uno su tutti William Shakespeare. Una donna forte che non si è piegata ai ruoli imposti e ha fatto del suo ruolo una missione di vita, dedicandovisi fino alla morte, rinunciando anche al matrimonio, proprio perché “sposata” con la patria.</p>



<p>Quattro look, quattro messaggi, quattro interpretazioni e numerose influenze, sono il risultato di questo viaggio sanremese di Achille Lauro, che ha voluto concludere la sua esperienza spiegando il filo conduttore che legava i suoi personaggi, i suoi messaggi. La sua strategia rappresenta una svolta nel panorama pop italiano e si adegua allo stile delle grandi star internazionali, che del cambio di narrazione ed estetica hanno fatto una filosofia, abbracciata qui per la prima volta da un romano che rifiuta binarismi di genere e il maschilismo proprio della realtà in cui è cresciuto, un ragazzo che vuole essere specchio dell’Italia che vuole intrattenere, osando e mettendo in scena uno spettacolo che rimanga al pubblico nelle settimane, mesi e magari anni a venire:</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&#8220;<em>Un anno fa ho iniziato ad immaginare la mia musica in modo diverso:<br> volevo creare una performance artistica che suscitasse emozioni forti, intense e contrastanti, qualcosa che in pochi minuti fosse in una continua evoluzione visiva ed emotiva. Un piece teatrale lunga 4 minuti. “Me ne frego” è un inno alla libertà sul palco piu istituzionale d’Italia. La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze, perchè è sempre fuori dalla “zona comfort” il posto in cui accadono i miracoli. Me ne frego é un inno alla liberta di essere cio che ci si sente di essere. Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo e il senso vero della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicoló Cerioni e il mio manager e responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere personale. Un Santo che se ne è fregato della ricchezza e ha scelto la “libera” povertà, un cantante che se n’è fregato dei generi e delle classificazioni sessiste, una Marchesa che a dispetto del suo benessere ha scelto di vivere lei stessa come un’opera d’arte, diventando una mecenate fino a morire in povertà e una regina che ha scelto la morte, evitando di curarsi abdicando, pur di restare li a proteggere e vivere per il suo popolo.</em>&#8221; <br></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>La condizione essenziale per essere umani è essere liberi.</p><cite>Achille Lauro</cite></blockquote>
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		<title>Perché Sanremo è Sanremo: le pagelle di Venti sulla 68° edizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 17:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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		<category><![CDATA[festival]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello del festivàl (non festival) della musica italiana di Sanremo? È come una settimana santa di stampo nazional-popolare, cui tutti prestiamo orecchio e attenzione. C’è chi ne chiacchiera al bar con fare svogliato, chi vota con veemenza per l’artista preferito e costringe l’intera famiglia a consumare i 5 voti a testa consentiti, chi – come  me – aspetta Sanremo con la stessa gioia con cui i bambini aspettano Babbo Natale. Il sessantottesimo Festival di Sanremo L’edizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è di più bello del festivàl (non festival) della musica italiana di Sanremo? È come una settimana santa di stampo nazional-popolare, cui tutti prestiamo orecchio e attenzione. C’è chi ne chiacchiera al bar con fare svogliato, chi vota con veemenza per l’artista preferito e costringe l’intera famiglia a consumare i 5 voti a testa consentiti, chi – come  me – aspetta Sanremo con la stessa gioia con cui i bambini aspettano Babbo Natale.</p>
<h2>Il sessantottesimo Festival di Sanremo</h2>
<p>L’edizione appena conclusa, la sessantottesima, è stata guidata dal <em>dittatore artistico</em> – così definiva se stesso – Claudio Baglioni, affiancato da Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. Qui sono doverose alcune premesse:</p>
<ul>
<li>Claudio Baglioni non è uno dei miei artisti preferiti, ma “quella sua maglietta fina” è un intro pazzesco e “Avrai” la canzone che ogni figlio dovrebbe ricevere in dono.</li>
<li>Michelle Hunziker è bella, bellissima, persino quel tribale così anni Novanta sul braccio destro scivola in secondo piano di fronte ad un fisico statuario come il suo, ma ride. Ride sempre e spesso, anche quando non ce ne sarebbe motivo apparente. Ma se non ridesse sempre una showgirl bellissima, sposata all’altrettanto bellissimo Tomaso Trussardi (AD della maison Trussardi, NdA), chi altri dovrebbe? Eh.</li>
<li>Pierfrancesco Favino, classe 1969, è una certezza del panorama cinematografico italiano. Ha lavorato, tra gli altri, con Gabriele Muccino, Spike Lee, Michele Placido, Maria Sole Tognazzi. Un prestigiatore del palcoscenico, amatissimo dalla macchina da presa.</li>
</ul>
<p><figure id="attachment_12188" aria-describedby="caption-attachment-12188" style="width: 660px" class="wp-caption aligncenter"><img class="size-full wp-image-12188" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo_finale_vincitori.jpg" alt="" width="660" height="453" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo_finale_vincitori.jpg 660w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo_finale_vincitori-300x206.jpg 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /><figcaption id="caption-attachment-12188" class="wp-caption-text">(Fonte: Lapresse)</figcaption></figure></p>
<p><strong>Le aspettative erano altissime</strong>, complice anche la volontà del <em>dittatore artistico</em> di riportare al centro del festivàl la musica italiana. Così è stato: venti i cantanti in gara, che grazie al nuovo regolamento hanno avuto accesso diretto alla finale; otto le proposte dei giovani (dove a trionfare è stato Ultimo, con “<em>Il ballo delle incertezze</em>”). Grandi i nomi degli artisti in gara, grandissimi gli ospiti che si sono avvicendati sul palco: da Fiorello al menestrello d’America James Taylor, da Fiorella Mannoia a Gianna Nannini, passando per Franca Leosini, Federica Sciarelli e Virginia Raffaele.<br />
Gli ascolti sono stati record, con picchi del 58% per la serata finale. <strong>Quali i segreti di questa edizione del festivàl di Sanremo? </strong>Le canzoni, innanzitutto. Le scelte di Baglioni sono cadute su brani talvolta raffinati, in pieno stile sanremese, talaltra sorprendenti, come lo è stato per l’affacciarsi dell’indie sul palco più tradizionale della penisola. La conduzione, affidata quasi interamente alla Hunziker, è stata precisa e impeccabile. Pierfrancesco Favino, che in molti hanno definito rivelazione, è stato in realtà consacrato sull’altare degli immortali da una comicità travolgente e dalla sua recitazione che tocca corde nascoste. E il capitano coraggioso Baglioni ha trovato lo spazio per ricordare al mondo chi era e che potrebbe ritornare (semicit.) con una carrellata dei più grandi successi (corrispondenti in effetti a quasi tutte le sue canzoni).<br />
I tre presentatori si sono mossi con sapienza su un palco spoglio della consueta opulenza floreale, la cui scenografia ha stupito per la scala a scomparsa simile ad una navicella spaziale degna dei migliori film di fantascienza. L’orchestra, di bianco vestita, ha garantito esecuzioni puntuali ed emozionanti.</p>
<h2>Quali allora le pagelle della kermesse?</h2>
<p><strong>ERMAL META e FABRIZIO MORO: 7,5</strong><br />
Una vittoria annunciata, poi smentita dalle accuse di plagio, poi nuovamente annunciata. Un brano che ricorda “Il mio nome è mai più”, ma incorona due cantautori troppo spesso bistrattati.</p>
<p><strong>ORNELLA VANONI, BUNGARO e PACIFICO: 8,5</strong><br />
“Imparare ad amarsi” ha un bellissimo testo e un arrangiamento raffinatissimo. Premiata come Migliore interpretazione. La signora Vanoni ha ancora molto da donare al pubblico, mentre Bungaro e Pacifico confermano il loro talento.</p>
<p><strong>NOEMI: 7</strong><br />
Mi aspettavo di più da “Non smettere mai di cercarmi” e da questa donna dalla voce potente e graffiante. La canzone arriva, ma al secondo o terzo ascolto. Dal vivo le conferisce un tocco blues che non dispiace, anzi la esalta.</p>
<p><strong>LE VIBRAZIONI: 7,5</strong><br />
Sarà che in fondo ho sempre avuto un debole per Sarcina, sarà quella batteria trascinante… “Così sbagliato” fa venire voglia di ballare e cantare in spiaggia.</p>
<p><strong>LO STATO SOCIALE: 7</strong><br />
La leggerezza arriva sul palco, con le giacche colorate e la vitalità di Paddy Jones, che detiene il guinness world record come ballerina di salsa più anziana del mondo. Ci si aspettava di più, ma “Una vita in vacanza” non dispiace. Premio della sala stampa &#8220;Lucio Dalla&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-12198 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big.jpg" alt="" width="2268" height="1512" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big.jpg 2268w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/02/sanremo-2018-i-big-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 2268px) 100vw, 2268px" /></p>
<p><strong>ANNALISA: 8</strong><br />
“Il mondo prima di te” è un brano dall’appeal radiofonico, con una melodia contemporanea che fa leva sulla sua voce – una delle più interessanti dell’intero festival. Il suo terzo posto è ampiamente meritato. Il 16 febbraio uscirà il suo nuovo album, Bye Bye, che potrebbe essere la sua consacrazione.</p>
<p><strong>THE KOLORS: 6</strong><br />
Frida mi ha lasciata perplessa e non mi ha convinta del tutto. Le premesse ci sono, le aspirazioni internazionali pure. Manca probabilmente un testo più potente.</p>
<p><strong>RON: 9,5</strong><br />
Considero “Almeno pensami” un regalo che Lucio Dalla ha voluto fare a tempo debito. La sua presenza si avverte in ogni nota, in ogni sillaba, ma Ron riesce a fare sua questa poesia che avrebbe meritato certamente il podio. Vincitore del premio della critica Mia Martini.</p>
<p><strong>DECIBEL: 8</strong><br />
La quota rock viene coperta in parte dal loro grande ritorno. “Lettera dal Duca” è una canzone ambiziosa, che scomoda David Bowie e ricorda anche i Pink Floyd. Serve aggiungere altro?</p>
<p><strong>RED CANZIAN: 7,5</strong><br />
Chi se l’aspettava che un sessantenne iniziasse la sua carriera da solista con “Ognuno ha il suo racconto”, una canzone che ha portato tutti a canticchiare? Sono diventata una sua fan. Chapeau.</p>
<p><strong>MARIO BIONDI: 6</strong><br />
La sua voce non ha eguali, ma “Rivederti” non la esalta. Peccato.</p>
<p><strong>GIOVANNI CACCAMO: 6</strong><br />
È un cantautore che cresce, ma continuo a preferire i tempi del suo esordio.</p>
<p><strong>NINA ZILLI: 6</strong><br />
Un ritratto della donna, con un veloce accenno alla lotta contro la violenza. È una ballata che non convince, soprattutto la sottoscritta.</p>
<p><strong>MAX GAZZÈ: 9,5</strong><br />
L’amore incrocia sul suo cammino delle sirene vendicative: da una storia di folklore di Vieste nasce una canzone bellissima, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, che scalda il cuore e conferma l’assoluta bravura di uno dei cantautori più talentuosi di questa generazione. Premio Giancarlo Bigazzi al migliore arrangiamento.</p>
<p><strong>ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI: 5</strong><br />
“Il segreto del tempo” è una canzone non bella, cantata non benissimo da due leggende del panorama italiano cui si può perdonare tutto, ma non l’aver scelto tonalità così alte.</p>
<p><strong>DIODATO E ROY PACI: 8,5</strong><br />
“Adesso” è una canzone che arriva in crescendo, tra l’empatica esecuzione di Diodato e la tromba di Roy Paci. La canteremo a lungo, la canteremo con amore.</p>
<p><strong>ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO: 6</strong><br />
Tradizione napoletana e musica leggera si incontrano ne “Il coraggio di ogni giorno”. Una buona canzone.</p>
<p><strong>LUCA BARBAROSSA: 7</strong><br />
“Passame er sale” affronta le sfaccettature dell’amore che un marito e un padre può provare. Mi aspettavo qual cosina in più dall’autore di “Via delle storie infinite”.</p>
<p><strong>RENZO RUBINO: 6,5</strong><br />
La formula vincente di questo cantautore e della sua “Costruire” sta nel pianoforte e negli arrangiamenti maestosi, che ben si sposano con interpretazioni che sfiorano la tragicità. Gli arrangiamenti moderni sembrano svilire il suo talento.</p>
<p><strong>ELIO E LE STORIE TESE: 10</strong><br />
Un “Arrivedorci” così è ineguagliabile. Danno spettacolo senza scivolare nel ridicolo, regalando al loro pubblico una canzone di addio malinconica, eppure geniale, come solo gli Elii sanno essere. L’ultimo posto, seppur evocato dalla band stessa, è uno schiaffo.</p>
<p>Menzione speciale per <strong>Peppe Vessicchio</strong>, che raccoglie consensi e diffonde sorrisi timidi che infiammano il pubblico  in sala e quello dei social network, che ne idolatra anche la sola presenza.</p>
<p>Calato il sipario su un festival di Sanremo coinvolgente, che continuerà a far parlare dei suoi protagonisti, al pubblico rimangono canzoni di qualità da cantare nei mesi a venire. A mancare è stata la satira politica, viste le imminenti elezioni. L&#8217;impegno sociale si è manifestato con le spoglie di Pierfrancesco Favino e del monologo tratto da &#8220;<em>La notte poco prima della foresta</em>&#8221; di Bernard-Maria Kortès, che ha commosso gli spettatori e lo stesso attore (per chi lo avesse perso, basta cliccare <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Hcm4BixLjeQ">qui</a>).<br />
Meno enfatica e meno azzeccata è stata la parentesi dedicata alle donne e alla lotta contro la violenza: il siparietto guidato da Michelle Hunziker non ha convinto, anzi ha scatenato una comprensibile quanto importante riflessione. Un argomento così spinoso necessita di una struttura evocativa diversa, per cui leggerezza non deve mai divenire sconsideratezza.</p>
<p>Tra polemiche e apprezzamenti, quel che è certo è che tra un anno saremo ancora qui, sintonizzati sui nostri schermi, a domandarci cos’altro potrebbe riservarci la musica leggera italiana. Perché è una tradizione che fa parte di ogni italiano, <em>perché Sanremo è Sanremo.</em></p>
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