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	<title>europa &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La partecipazione al conflitto bellico passa dall’uso delle parole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dunque la guerra è ritornata in Europa. Non che dall’8 maggio 1945 fosse mancato il versamento di sangue seppure, si fa per dire, in modiche quantità ma ad oggi l’azione barbarica di Putin ha stracciato brutalmente la pace europea. La speranza inconfessata delle molte nazioni coinvolte è quella di circoscrivere la faccenda. Eppure, la storia di questi giorni ci consegna uno scenario che lascia insidiare la guerra ucraina nella “Belle époque” europea contrassegnandone la fine. Giusto per ricordare, lo sfacciato [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Dunque la guerra è ritornata in Europa. Non che dall’<strong>8 maggio 1945</strong> fosse mancato il versamento di sangue seppure, si fa per dire, in modiche quantità ma ad oggi l’azione barbarica di Putin ha stracciato brutalmente la pace europea. La speranza inconfessata delle molte nazioni coinvolte è quella di circoscrivere la faccenda. Eppure, la storia di questi giorni ci consegna uno scenario che lascia insidiare la guerra ucraina nella “<em>Belle époque</em>” europea contrassegnandone la fine. </p>



<p>Giusto per ricordare, lo sfacciato atto di aggressione di Putin ha scavalcato persino il <em><strong><a href="https://ventiblog.com/memorandum-di-budapest-quando-conoscere-la-storia-potrebbe-fare-la-differenza/">Memorandum di Budapest</a></strong></em>. Secondo tale accordo, Russia, Stati Uniti e Regno Unito si <strong>impegnavano a rispettare l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina</strong>; ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza nelle forme di pressione economica e politica, nell’uso di armi nucleari contro l’Ucraina nonché a “sollecitare un’azione immediata del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per fornire assistenza” in caso di un “atto di aggressione” contro il Paese. Tutto cancellato perché, di fatto, il gesto russo non ha portato alla sola demolizione delle città ucraine ma del moderno ordinamento giuridico internazionale. </p>



<p>Del resto, ricordiamo bene che nessun uomo è un’isola e che nessuno può considerarsi al di fuori del resto dell’umanità. Scriveva Hemingway: “<em>Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi</em>”. </p>



<p>Segue poi che, nella narrazione dell’aggressione di Putin all’Ucraina, ciò che colpisce è l’<em>ideologia conservatrice</em> di un uomo che rivendica una superiorità culturale, addirittura antropologica del suo popolo rispetto al mondo occidentale. La vera novità di questa battaglia infatti non sono le armi ma il culto della forza bruta che alimenta il conflitto sul versante russo e che dal lato ucraino incrementa la volontà di scegliere in libertà il proprio futuro. Quest’ultimo, il <em>popolo “guerriero”</em>, è nei fatti uno <strong>stato europeo</strong> che si riconosce nei valori democratici e nel modello di società aperta rigettando l’autocrazia neo-zarista e la proposta di stato minoritario imposti dalla Russia. </p>



<p>Argomentazioni che dalla nostra latitudine non sono egualmente percepite e soprattutto creano un divario sociale\nazionale tra coloro che si rispecchiano nell’ideologia di supporto al popolo ucraino e chi invece vuole che l’Italia si schieri a favore della pace senza alcuna posizione bellica. La politica italiana ha deciso di indossare l’elmetto e scendere simbolicamente in guerra inviando armi al governo ucraino. Lo scorso primo marzo il Presidente del Consiglio Draghi nelle sue comunicazioni alle Camere, ha motivato tale decisione con queste parole: “È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese”. Però ciò che non è stato riferito al Parlamento e all’opinione pubblica è che la <strong><a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1938-07-08;1415">legge italiana sulla neutralità</a></strong> (R.D. 1938 n. 1415, All. B, art. 8) <strong>vieta di fornire armi ai paesi in guerra</strong> e che tale legge è <strong>ancora in vigore nella Repubblica Italiana</strong> perché mai abrogata. Legge che sottolinea invece la possibilità di fornire assistenza e materiale sanitario. </p>



<p>Tutto questo in virtù della logica secondo cui, chi fornisce armi ad un paese in guerra, partecipa al conflitto e quindi non può più essere considerato neutrale. Invio di armature, il cui elenco ricordiamo essere rigorosamente secretato, che assegna all’Italia l’immagine di uno stato che muove manovre ostili che come tali sono percepite dalla Russia. Di fatto, il ministero degli Esteri russo ha dichiarato: “Coloro che sono coinvolti nella fornitura di armi letali alle forze armate ucraine saranno responsabili delle conseguenze di queste azioni.” </p>



<p>A queste prese di posizione politiche, non va dimenticato, che si aggiungono le reazioni mediatiche, pubbliche e ancor più governative che utilizzano toni e linguaggi duri per delineare il nemico. Una guerra di parole che vede l’informazione arruolata nella propaganda del conflitto e non come mezzo attraverso cui rendere negoziabile la sua cessazione. </p>



<p>È chiaro quindi che ci muoviamo verso scelte dalle conseguenze imprevedibili in cui le parole più sentite come <strong>condannare</strong>, <strong>affiancare</strong>, <strong>aiutare</strong> – seppur in modo ambiguo – spingono nella direzione del conflitto. Prestiamo attenzione al peso delle decisioni, al modo con cui le dichiariamo e badiamo a non crogiolarci sugli allori perché senza accorgercene potremmo trovarci con indosso l’elmetto.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Stati Uniti d&#8217;Europa, sogno o utopia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Giordano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2020 08:10:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dieci anni dopo l’ultima crisi colossale che ha investito l’Europa, il vecchio continente si trova oggi, ancora una volta, a fare i conti con una ben più grande e complessa della scorsa, che già bastava a trattenerci in una quarantena economica e sociale, privi di slanci verso una ripresa effettiva e palpabile. Peraltro, la crisi cui sembriamo andare incontro appare ben più drammatica rispetto alla precedente, ciò a causa della molteplicità dei fattori e dei profili di rischio che l’emergenza [&#8230;]</p>
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<p>Dieci anni dopo l’ultima crisi colossale che ha investito l’Europa, il vecchio continente si trova oggi, ancora una volta, a fare i conti con una ben più grande e complessa della scorsa, che già bastava a trattenerci in una quarantena economica e sociale, privi di slanci verso una ripresa effettiva e palpabile.</p>



<p>Peraltro, la crisi cui sembriamo andare incontro appare ben più drammatica rispetto alla precedente, ciò a causa della molteplicità dei fattori e dei profili di rischio che l’emergenza Covid-19 ha inevitabilmente compromesso: criticità non solo relative agli aspetti sanitari e sociali, ma anche concernenti più segnatamente i settori dell’economia e del lavoro. Come ha spiegato il Premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz annunciando che la crisi che seguirà sarà ben più dura di quella di allora, mentre nel 2008 abbiamo avuto una crisi di tipo finanziario, da tanti osservatori dell’economia diagnosticata già in precedenza, la crisi attuale invece è più complicata. Non è una crisi finanziaria, ma tocca nel profondo il sistema di domanda e offerta, colpendo in modo particolare soprattutto l’offerta aggregata come corollario ineluttabile di un arresto della produzione senza precedenti.</p>



<p>Volendo delineare il quadro della situazione, secondo le previsioni della Commissione Europea&nbsp;per l’Eurozona&nbsp;il calo nel 2020 sarà del 7,7% e per l’intera Unione del&nbsp;7,4% del Pil. Nel 2020 sarà la&nbsp;Grecia, tra i Paesi Ue, a registrare il maggiore crollo del Prodotto interno lordo con una flessione del 9,7%, seguita dall’Italia, con un calo del&nbsp;-9,5%, dalla Spagna (-9,4%) e dala Francia (-8,2%), mentre la Germania dovrebbe assestarsi su una flessione del Pil pari a 6,5 %, che comunque è la peggiore dal secondo dopoguerra. Basti pensare che il nostro Documento di economia e finanza calcolava anche un&nbsp;<strong>debito</strong>&nbsp;in rialzo fino al&nbsp;<strong>155%</strong>&nbsp;del Pil nazionale, mentre per Bruxelles raggiungerà il&nbsp;<strong>158,9%</strong>&nbsp;nel 2020. Sempre secondo le analisi della Commissione Ue inoltre l’impatto della pandemia sul&nbsp;<strong>mercato del lavoro</strong> dovrebbe provocare un aumento del&nbsp;<strong>9%</strong>&nbsp;della&nbsp;<strong>disoccupazione</strong>&nbsp;europea nel 2020, che in Italia dovrebbe assestarsi secondo le stime all’<strong>11,8%</strong>.</p>



<p>Mutano le crisi, la depressione globale avanza minacciando il benessere economico e sociale dei cittadini europei per l’ennesima volta, ma le domande in Europa, quella reale, quella ancorata agli egoismi nazionali col brutto vizio di mettersi in bocca frasi come “l’Europa è solidarietà”, sono sempre le stesse.</p>



<p>L’Europa attualmente è solidarietà con gli interessi: finanza. E le crisi come questa o quella precedente mettono in evidenza tutte le inadeguatezze strutturali, istituzionali e politiche di un sistema composto da Stati che stanno mettendo in atto condotte di evitamento simili a quelle dei pazienti più reticenti in psicoterapia. Gli Stati dell’Unione devono fare i conti con un’esigenza di riforma nata nello stesso momento in cui si dava attuazione all’ultimo Trattato, quello di Lisbona, non a caso denominato “Trattato di Riforma”, durante il quale è scoppiata proprio quella crisi economica e finanziaria che ha portato molti di quei nodi al pettine, mettendo a nudo tanto dell’ipocrisia di cui è profusa la politica europea. La crisi nata a seguito dalla pandemia in corso, invece, ha portato a galla la spaccatura netta tra un’Europa del Sud e un’Europa del Nord in cui la trazione germanocentrica è preponderante. Il paternalismo filotedesco è il fil rouge sul quale si è retto il canovaccio europeo degli ultimi anni: dalle politiche di austerità al fiscal compact, fino alla questione dei migranti e per finire oggi con la tragica mancanza di solidarietà dimostrata nei confronti dei Paesi più colpiti dalla pandemia da Germania, Olanda, Austria e dagli altri Stati membri dell’UE. Sempre gli stessi. Tutto ciò fa emergere due realtà con cui fare pace: da un lato, questi atteggiamenti oltre che incoraggiare l’ascesa dei sovranisti nei paesi del sud, fornendogli ragioni che altrimenti non avrebbero avuto, non rappresentano altro che una diversa espressione del sovranismo europeo, quello “alla tedesca”; dall’altro lato, mostra con chiarezza che l’Europa per la maggior parte di quegli Stati rappresenta più un mezzo che un fine a cui tendere.</p>



<p>È così che si realizza il passaggio dall’Europa dei popoli agli “Stati dell’Europa”, in una prospettiva che perde completamente di lungimiranza e che fa cadere nel vuoto il pensiero ed il sogno di chi l’Unione Europea l’ha fondata per davvero. Perché sia chiaro, per quanto la Germania possa diventare un soggetto economico competitivo, resterebbe comunque il pesce più grande solo nel piccolo lago europeo, ma quando quello stesso Paese dovesse venire a confrontarsi con i prossimi grandi squali dell’economia mondiale come Cina, Indonesia, Brasile e India, il rischio di diventare l’ultimo anello della catena alimentare è una certezza più che una semplice probabilità.</p>



<p>Sono passati oltre 150 anni da quell’agosto del 1849 quando Victor Hugo alla Conferenza internazionale sulla pace di Parigi preconizzava gli Stati Uniti d’Europa, immaginando un giorno in cui « tutte, nazioni del continente, senza perdere le vostre qualità distinte e le vostre gloriose individualità vi stringerete in un’unità superiore e costruirete la fratellanza europea» un giorno in cui « le pallottole e le granate saranno sostituite dal diritto di voto, dal suffragio universale dei popoli, dal tribunale arbitrale di un Senato grande e sovrano che sarà per l’Europa ciò che il Parlamento è per l’Inghilterra». Quel giorno, caro Victor, stenta ad arrivare ed oggi l’idea degli Stati Uniti d’Europa ha perso gran parte della sua potenza persuasiva. Quel che è certo è che l’attuale costruzione europea, stretta tra la contraddizione di non essere né una Confederazione, né una Federazione, sconta tutti i limiti di struttura e d’azione del suo essere un’entità <em>sui generis</em>, al cui interno, a dispetto di quanto si afferma, gli Stati sono pienamente centrali e sovrani; certo, alcuni più di altri. Resta da chiedersi dunque se quegli Stati Uniti d’Europa non siano perciò uno sbocco possibile e necessario di questo impasse o piuttosto un’utopia da lasciare ai racconti della storia risorgimentale. Quel che è certo però è che le occasioni per un cambiamento non mancano e rappresentano delle improcrastinabili opportunità, perché come affermava Churchill «le peggiori crisi sono quelle che si sprecano».</p>



<p><em>Già pubblicato, in versione ridotta, su Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 11/5/2020</em></p>
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		<title>L’Europa su rotaia: Viaggiare con Interrail</title>
		<link>https://ventiblog.com/leuropa-su-rotaia-viaggiare-con-interrail/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Erika Rodighiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 17:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete mai provato quell’irrefrenabile voglia di girovagare per paesi, nazioni, continenti, solo per ascoltare un particolare genere di musica, per sentire l’odore di una particolare spezia, per sentire il suono di un particolare “dialetto” o addirittura solo per vedere il luogo dove è stata girata una particolare scena di un film? In gergo, questa voglia sfrenata di conoscere, osservare e girovagare, è definita “sindrome di Wanderlust”! La sindrome di Wanderlust è la “patologia” di cui tutti vorremmo essere affetti, &#160;d&#8217;altronde [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Avete mai provato quell’irrefrenabile voglia di girovagare per paesi, nazioni, continenti, solo per ascoltare un particolare genere di musica, per sentire l’odore di una particolare spezia, per sentire il suono di un particolare “<em>dialetto</em>” o addirittura solo per vedere il luogo dove è stata girata una particolare scena di un film?</p>



<p>In gergo, questa voglia sfrenata di conoscere, osservare e girovagare, è definita “<em>sindrome di Wanderlust</em>”!</p>



<p>La sindrome di <em>Wanderlust</em> è la “<em>patologia</em>” di cui tutti vorremmo essere affetti, &nbsp;d&#8217;altronde siamo tutti un po’ malinconici quando non viaggiamo e, come sosteneva la poetessa Alda Merini &nbsp;“<em>ognuno è amico della sua patologia</em>”.</p>



<p>Ebbene, finalmente si può facilmente soddisfare questa &nbsp;irrefrenabile voglia di viaggiare in tutta Europa, attraverso l’<em>Interrail</em>. </p>



<p>L’Interrail è un pass ferroviario per viaggiare in tutta
Europa, ideale per i 20-30enni, che permette &nbsp;&nbsp;attraverso &nbsp;40.000 destinazioni in 30 paesi di poter
pianificare in modo del tutto personale il proprio viaggio.</p>



<p>Difatti, online è facile trovare numerosi “<em>diari di viaggio</em>” dei ragazzi che hanno approfittato di questa particolare modalità di pianificazione di viaggio. I racconti, sono entusiasmanti , pieni di nuove esperienze e di nuovi incontri che modificano irrimediabilmente il proprio modo di approcciarsi ai viaggi e perché no, anche alla vita in generale.</p>



<p>Per viaggiare con Interrail non vi sono limiti di età, ma si
ha bisogno solo di molta energia&nbsp; e
voglia di mettersi alla prova. Interrail può essere utilizzato da chi risiede
in Europa e da chi è cittadino europeo con passaporto o carta d’identità validi.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Vi sono due tipologie di pass tra cui scegliere: Il Global
Pass e il One Country Pass.</p>



<p>Il <strong>Global Pass</strong> permette di viaggiare attraverso 30 paesi aderenti : Austria (incluso Liechtenstein), Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Irlanda (Irlanda del Nord e Repubblica d&#8217;Irlanda), Italia, Lussemburgo, FYR Macedonia, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia.</p>



<p>Il <strong>One Country Pass</strong>, invero, permette di viaggiare in uno dei paesi europei aderenti, ad esclusione del proprio paese di residenza (sono permessi, infatti, solo due viaggi). Se però, siete in un vero è proprio mood “<em>wanderlust</em>” conviene sempre optare per il Global Pass. </p>



<p>A mio modesto avviso,&nbsp; i paesi scandinavi, specialmente per le caratteristiche paesaggistiche, sono una meta davvero affascinante da visitare attraverso l<em>Iinterrail</em>. Per esempio, con l<em>’Interrail Norvegia Pass</em> si può “girovagare” per le principali città norvegesi come <strong>Oslo, Bergen</strong> (dove potrete ammirare la favolosa aurora boreale) e <strong>Trondheim</strong> o in alternativa con l’<em>Interrail Finlandia Pas</em>s potrete visitare <strong>Helsinki, Turku, Vaasa</strong> e&nbsp; <strong>la Lapponia</strong> (ove vi sono ben sette parchi nazionali, dove la natura è realmente incontaminata).</p>



<p>Successivamente, dopo aver pianificato il proprio percorso di viaggio ed aver scelto il pass più adatto alle proprie esigenze attraverso il sito internet ufficiale di Interrail, si può rimanere sempre e comunque aggiornati&nbsp; sulla tabella oraria dei treni, anche in modalità <em>offline</em>, attraverso l’<em>app&nbsp; Rail Planner</em>. &nbsp;Questa funzionale <em>app</em> permette di pianificare il proprio itinerario di viaggio sia in largo anticipo e sia nell’immediato, così da permettere davvero una maggiore elasticità nelle decisioni del viaggiatore. Inoltre, l’acquisto del <em>Pass</em> permette di usufruire di una serie di sconti per le attrazioni turistiche del luogo che si intende visitare (il tutto opportunamente segnalato sul sito <a href="http://www.interrail.eu/it">www.interrail.eu/it</a>).</p>



<p class="has-text-align-center">Ebbene, prima di partire, accertatevi di avere uno zaino non troppo pesante (è consigliabile portare solo lo stretto necessario), del denaro in più per ogni imprevisto e della buona musica che accompagni il vostro viaggio! </p>



<h4 class="has-text-align-center">Buon <em>Interrail</em>!</h4>



<p> <em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altra voce dei Ventenni di lunedì 18/11/2019</em> </p>
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		<title>Sport è libertà: quando la politica influenza lo sport</title>
		<link>https://ventiblog.com/sport-e-liberta-quando-la-politica-influenza-lo-sport/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Osvaldo Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 18:42:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITà]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICA]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete presente quella sensazione che si prova dopo aver segnato una rete, o, per chi come me ha uno scarso feeling con il goal, dopo aver intercettato in scivolata la palla che sta per varcare la linea di porta? E l’emozione di quando la tua squadra del cuore dopo una partita sofferta porta a casa la vittoria con un goal segnato all’ultimo minuto? In quel sussulto, in quell’esultanza, in quell’urlo liberatorio, risiede l’essenza dello sport. Per me lo sport è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/sport-e-liberta-quando-la-politica-influenza-lo-sport/">Sport è libertà: quando la politica influenza lo sport</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Avete presente quella sensazione che si prova dopo aver segnato una rete, o, per chi come me ha uno scarso feeling con il goal, dopo aver intercettato in scivolata la palla che sta per varcare la linea di porta? E l’emozione di quando la tua squadra del cuore dopo una partita sofferta porta a casa la vittoria con un goal segnato all’ultimo minuto?</p>



<p>In quel sussulto, in quell’esultanza, in quell’urlo liberatorio, risiede l’essenza dello sport.</p>



<p>Per me lo sport è libertà, un modo per evadere dai problemi della quotidianità.&nbsp;</p>



<p>Quando faccio sport ogni altro pensiero è secondario, tutto ciò che accade fuori dal perimetro di gioco non ha importanza, quell’ora è sacra e guai a chi me la tocca. Come la mia squadra del cuore del resto. “<em>A difesa della città e dei suoi colori</em>” è la frase incisa sulla sciarpa che indosso quando la seguo in trasferta.</p>



<p>Secondo molti questa è una caratteristica che accomuna tantissimi italiani, famosi per scendere in piazza più per questioni relative al mondo del calcio che non per i propri diritti o per altre questioni di natura politica.<br></p>



<p>Eppure sport e politica, nonostante sembrino due mondi apparentemente distanti, hanno molti più punti di contatto di quanto si possa immaginare.</p>



<p>Lo sport è un ottimo strumento per ottenere visibilità e veicolare messaggi: sono moltissime le curve “politicizzate” che, sfruttando la risonanza mediatica, si fanno portavoce di vere e proprie campagne e lotte politiche, quasi sempre a difesa dei più deboli. Perché il calcio è uno sport popolare e le curve sono manifestazione del popolo e di quella sensazione di libertà, di evasione. Proprio per questo motivo gli ultras sono destinatari di svariate norme repressive e spesso limitative della libertà personale, il cui unico obiettivo è allontanarli dagli stadi, uccidere la loro passione e metterli cosi a tacere: perché lo sport tende ad unire e questo, oggi, fa paura. Ma lo sport senza libertà non è più sport; viene meno la sua essenza sociale e socializzante e diventa un semplice spettacolo, un business e niente più.<br></p>



<p>Qualche settimana fa, in occasione della partita tra Francia e Turchia valevole per la qualificazione a Euro2020, questi due mondi sono entrati in contatto e l’episodio ha destato enorme scalpore: i calciatori turchi sono stati immortalati mentre eseguivano il saluto militare, come a voler dimostrare il loro sostegno all’esercito turco &#8211; impegnato in operazioni militari nel nord-est della Siria contro i curdi &#8211; e di sposare così le ragioni del Presidente Erdogan che con la sua avanzata sta calpestando i diritti di un intero popolo. Quel popolo che per anni ha combattuto valorosamente l’Isis fino a debellarlo completamente e che ora, eliminato il nemico comune, si trova nuovamente a combattere per la propria libertà e la propria autodeterminazione.<br></p>



<p>In tantissimi si sono indignati per questo gesto e hanno attaccato e rimproverato i calciatori turchi, colpevoli di una simile presa di posizione mentre in Siria si sta consumando una gravissima crisi umanitaria e una sanguinosa guerra ai danni del popolo curdo per volere esclusivo del loro Presidente.&nbsp;</p>



<p>Pochi, invece, hanno sospettato che dietro quel gesto si nascondesse la paura di ragazzi come noi costretti al gesto perché rappresentanti di una nazione in cui non gli è consentito essere liberi e autodeterminarsi.</p>



<p>In Turchia non è garantita la libertà di espressione: chi si schiera contro il regime è privato della libertà personale, o, se ha la fortuna di vivere all’estero, è bandito dal proprio paese, come accaduto al cestista Enes Kanter. Il giocatore dei Boston Celtics, da sempre dichiaratamente in contrasto con le idee di Erdogan, è stato privato della cittadinanza e condannato a 4 anni di carcere. Ciò tuttavia non ha frenato la voglia di dire la sua e di denunciare ancora una volta gli abusi di Ankara e afferma: “Essere il portavoce di questi ideali per un turco vuol dire rischiare la prigione e la violenza da parte dei militari. Mi hanno chiamato terrorista, hanno chiesto all’Interpol di arrestarmi. Starei marcendo in galera se fossi tornato in Turchia. Il mio problema non è con il mio Paese, ma con il regime del mio Paese. In Turchia non c’è nessuna libertà di parola, nessuna libertà di religione, nessuna libertà di espressione. Non c’è democrazia &#8211; continua Kanter – Erdogan sta usando il suo potere per abusare e violare i diritti umani. Il mio obiettivo è essere la voce di tutte quelle persone innocenti che non ne hanno una”.</p>



<p>La vicenda del cestista turco sembra avvalorare la tesi secondo cui i calciatori della nazionale siano spinti dal timore di chi non è libero di autodeterminarsi ed esprimere il proprio pensiero ed agisce in quanto costretto. Ecco cosa significa vivere in un regime dittatoriale.</p>



<p>Un altro incontro\scontro tra sport e libertà si è verificato simultaneamente a Pyongyang, dove per la prima volta il regime nordcoreano ha permesso la disputa di una partita ufficiale tra la nazionale di casa e quella della Corea del Sud.&nbsp; A causa delle tensioni tra i due Paesi e per il timore che un’eventuale sconfitta della sua nazionale fosse ripresa e quindi documentata, il Presidente Kim Jong-un ha blindato lo stadio, impedendo ai tifosi di assistere allo storico incontro e ai giornalisti di riportarlo. La normalità, in una dittatura come quella nordcoreana.</p>



<p><br>Non è normale, invece, che limitazioni simili avvengano anche in paesi liberi e democratici, tra cui il nostro. Basti pensare alla tessera del tifoso, all’art. 9, alle trasferte vietate o al divieto di introdurre tamburi, megafoni o altri strumenti privi di alcuna pericolosità ma funzionali unicamente a rendere quell’occasione un momento di festa, di evasione.&nbsp;</p>



<p><br>Lo sport è libertà, unione, condivisione; svolge una funzione socializzante, mette tutti sullo stesso piano senza alcuna distinzione o discriminazione. Tutti questi provvedimenti però lo stanno trasformando in un semplice spettacolo, in un fenomeno scevro di ogni valore ma unicamente figlio del dio denaro. E lo sport, senza libertà, non è più sport.&nbsp;<br></p>
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		<title>Alla scoperta della Cucina Ceca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[MANGIA GRAECIA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eat. Drink. Fun]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MANGIA GRAECIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emissario di MangiaGraecia alla scoperta della cucina dell&#8217;Europa dell&#8217;Est Praga,&#160;Ottobre&#160;2018. Mi sono imbarcato alla volta della capitale della Boemia, Repubblica Ceca,&#160;per trascorrevi 6 mesi nel contesto del progetto Erasmus +.&#160;Arrivato a destinazione,&#160;con la valigia piena di vestiti e&#160;la testa&#160;in un turbinio&#160;di idee, non è passato molto prima di farmi letteralmente travolgere da un nuovo frenetico&#160;ritmo mondano. Ho affrontato i primi periodi da turista più che da studente – com’è giusto che sia- per cercare di imparare a viaggiare sulla stessa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Emissario di</em> <em>MangiaGraecia alla scoperta della cucina dell&#8217;Europa dell&#8217;Est</em></p>



<p class="has-drop-cap">Praga,&nbsp;Ottobre&nbsp;2018. <br>Mi sono imbarcato alla volta della capitale della Boemia, Repubblica Ceca,&nbsp;per trascorrevi 6 mesi nel contesto del progetto <strong><em>Erasmus +</em></strong>.&nbsp;<br>Arrivato a destinazione,&nbsp;con la valigia piena di vestiti e&nbsp;la testa&nbsp;in un turbinio&nbsp;di idee, non è passato molto prima di farmi letteralmente travolgere da un nuovo frenetico&nbsp;ritmo mondano. <br>Ho affrontato i primi periodi da turista più che da studente – com’è giusto che sia- per cercare di imparare a viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda delle persone intorno a me. <br>Tante le cose da fare, tantissime le offerte di questa città. <br>Girando&nbsp;in lungo ed in largo, amavo fermarmi nei tipici ristoranti del luogo per ricaricare le forze e riordinare i programmi della giornata.&nbsp;<br>Con la mia&nbsp;Lonely&nbsp;Planet nella destra e l’account&nbsp;instagram&nbsp;di&nbsp;<em>MangiaGraecia</em>&nbsp;nella sinistra,&nbsp;sono andato alla ricerca di posti caratteristici per scoprire l’autentica cucina della Repubblica Ceca.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="768" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16318" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1.jpeg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-225x300.jpeg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-640x853.jpeg 640w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Tipico piatto dell&#8217;est, il Gulasch</figcaption></figure>



<p>Mi&nbsp;è apparso subito chiaro che mi trovavo&nbsp;davanti una cucina povera e&nbsp;basata su pochi ingredienti, primi tra questi&nbsp;patate, aglio, carne di vitello e maiale in tutte le salse, anatra e pesci di fiume. <br>Il Principe di tutti i&nbsp;Menu’&nbsp;era&nbsp;sempre il&nbsp;<em>Guláš</em>, il famoso spezzatino di manzo in&nbsp;una speziata&nbsp;salsa di pomodoro, spesso&nbsp;e&nbsp;voltentieri&nbsp;accompagnato da “<em>bramborové&nbsp;knedlíky</em>”, ovvero i famosi&nbsp;Dumplings&nbsp;o gnocchi di patate,&nbsp;usati né più né meno come pane.&nbsp;<br>In alcuni ristoranti la puoi trovare servito&nbsp;all’interno di un pane da mezzo chilo scavato a&nbsp;mò&nbsp;di coppetta, carinissimo.&nbsp;<br>Ho ritrovato questo piatto in Ungheria visitando Budapest, in Germania e in Slovacchia e si può dire che è un piatto base nella cucina del centro-est dell’Europa con radici&nbsp;antiche sul territorio, per cui non&nbsp;esclusivo della cucina ceca ma comunque una pietra miliare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Un altro must di questa cucina, fedele accompagnatore&nbsp;nelle fredde serate,&nbsp;è&nbsp;“<em>pečená&nbsp;vepřová&nbsp;stopka</em>”, lo stinco di maiale al forno, ordinato semplicemente come “pork&nbsp;knee”. <br>Hai molta fame? Prendilo.&nbsp;E’&nbsp;un intero stinco&nbsp;di maiale di circa 750 gr, accompagnato anch’esso da gnocchi o verdura e varie salse.&nbsp;La carne di maiale, a mio modesto parere, è differente da quella che possiamo apprezzare nelle nostre zone&nbsp;(ndr&nbsp;Calabria). Anche nella stessa carne acquistata in macelleria notavo un&nbsp;maggiore quantitativo di grasso frammisto alle fibre muscolari che implementavano il sapore ad ogni singolo boccone. A tal riguardo da provare è il maiale arrosto che viene venduto negli stand in centro, a “<em>Staromêstká”&nbsp;</em>per la precisione, che inebria l’olfatto e che di sicuro non passa inosservato.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="617" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-1024x617.jpeg" alt="" class="wp-image-16321" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-1024x617.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-300x181.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-640x386.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il <em>pečená&nbsp;vepřová&nbsp;stopka</em>, tipico stinco di maiale</figcaption></figure>



<p>Ma cosa c’è di meglio di una zuppa per affrontare a stomaco pieno il rigido inverno Ceco? Certamente una zuppa, “<em>polévka</em>“.&nbsp;Sono tante quelle presenti sui menù, dalla zuppa all’aglio&nbsp;(<em>česnečka</em>), di patate&nbsp;(<em>bramboračka</em>)&nbsp;alla zuppa di funghi&nbsp;(<em>houby</em>). I funghi sono di ottima qualità, colti nelle magnifiche aree boschive che circondano la città o che si distendono a perdita d’occhio per molta parte della Boemia. Una curiosità sugli&nbsp;abitanti del luogo è che spesso amano spendere le loro domeniche libere alla ricerca di funghi, come uscita familiare, per allontanarsi dal logorio della Metropoli.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-16323" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-640x480.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-80x60.jpeg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Polévka</em>, la zuppa</figcaption></figure>



<p>Dopo un lauto pasto c’è sempre posto per il dolce, si dice. <br>A Praga di certo non ne mancano. Il&nbsp;“<em>Trdlo</em>”&nbsp;è un dolce tipico,&nbsp;fatto da un impasto che viene arrotolato su cilindri di legno che roteando sui carboni, cuocendolo&nbsp;quanto basta per renderlo croccante fuori e soffice dentro. Viene poi cosparso di zucchero e per finire può essere riempito di nutella, gelato o panna. A me, personalmente, non fa impazzire, ma non vi mancherà di incontrare turisti girare con questo “cono” per le strade del centro.&nbsp;<br>“<em>Jablečný&nbsp;závin</em>“&nbsp;vi&nbsp;dice qualcosa? Penso di no, ma lo&nbsp;Strüdel&nbsp;di mele lo conoscete bene. Anch’esso non originario della Repubblica Ceca ma fortemente radicato nella loro cucina, come in quella di tutto il centro Europa;&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;pò&nbsp;il&nbsp;Gulás&nbsp;dei dolci.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="893" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-893x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16319" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image.jpeg 893w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-262x300.jpeg 262w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-640x734.jpeg 640w" sizes="(max-width: 893px) 100vw, 893px" /><figcaption><em>Pivo</em>, birra originale ceca</figcaption></figure>



<p>A questo punto la domanda sorge spontanea, come fare a mandare giù tutte queste portate senza sentirsi “il groppo in gola”?&nbsp;La&nbsp;risposta non può che essere la&nbsp;birra ceca, “<em>Pivo</em>”.&nbsp;<br>“Se sta bevendo birra prima delle 11:00&nbsp;am&nbsp;allora è&nbsp;ceco&#8221; ho&nbsp;letto&nbsp;scritto&nbsp;su un muro. <br>Come l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro allora la Repubblica&nbsp;Ceca è fondata sulla birra, lasciatemelo passare (&#8230;e comunque sono degli ottimi lavoratori). <br>I&nbsp;Cechi sono la popolazione che al mondo consuma più birra fra tutti; non i Tedeschi o gli Irlandesi, i Cechi. La loro tradizione inizia&nbsp;nel medioevo dove veniva prodotta nei monasteri. Ancora oggi&nbsp;si può&nbsp;degustare una “<em>Pivo”&nbsp;</em>presso il Monastero&nbsp;di&nbsp;<em>Strahov</em>&nbsp;che produce la propria birra in qualità di micro-birrificio,&nbsp;sedendosi comodi&nbsp;nel&nbsp;“beer&nbsp;garden”&nbsp;ed osservando la collina di&nbsp;<em>Petrin</em>&nbsp;sulla destra, il Castello “<em>Hrad</em>” sulla sinistra e la città come sfondo centrale, suggestivo.&nbsp;</p>



<p>Tra tutte le birre prodotte in questo Paese, la&nbsp;<em>Pilsner&nbsp;Urquell</em>&nbsp;è quella&nbsp;che maggiormente rappresenta la Repubblica Ceca,&nbsp;nasce solamente in uno&nbsp;stabilimento in tutto il mondo con sede a Plzen. Visitandolo puoi accedere a tutti i livelli della produzione, finanche nelle vecchie cantine sotterranee che si estendono per diversi chilometri, dove veniva e viene fatta fermentare e conservata in botti di legno.&nbsp;Birra leggera, chiara, con una gradazione alcolica intorno a 5,6%. Un mezzo litro costa circa 50 Kr, ovvero 2 euro, Cheap.&nbsp;“<em>Pivnice</em>”&nbsp;è una parola che si trova frequentemente sulle insegne&nbsp;dei locali in giro per Praga, vuol dire birreria.&nbsp;Non possono che essere presenti ad ogni angolo&nbsp;ed&nbsp;ognuna ha la propria storia.&nbsp;<br></p>



<p>Un giorno,&nbsp;alla ricerca di una birreria tipica,&nbsp;ecco&nbsp;“U&nbsp;Zlateho&nbsp;Tygra”, la tigre dorata. Locale rustico, in legno, tavolate comuni e tante raffigurazioni di tigri sulle pareti. Scorgendo bene tra queste mi è risaltata agli occhi una foto, Bill Clinton fotografato in quello stesso locale dove ero io. Venni a sapere che,&nbsp;in visita a Praga,&nbsp;Clinton&nbsp;chiese all’allora presidente della Repubblica Ceca di portarlo a mangiare in un posto tipico, lo portò allora proprio li, a degustare quello&nbsp;appena&nbsp;elencato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Girando per il mondo incontreremo sempre cucine diverse, e spesso non andranno d’accordo con il nostro palato, ma un tavolo apparecchiato, una buona birra e un’allegra compagnia saranno in grado di fare scendere anche il boccone più duro.&nbsp;<br></p>



<p>“<strong><em>Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia</em></strong>” (J.W.Gotethe).&nbsp;</p>
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		<title>ELEZIONI EUROPEE 2014. QUALE SCENARIO SI PROSPETTA PER L’EUROPA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Di Lucia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Antonella Di Lucia Tra il 22 e il 25 maggio, i 28 Paesi membri dell’Unione Europea hanno votato per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le elezioni europee di quest’anno hanno assunto un significato particolarmente importante, alla luce della crisi politica ed economica che sta investendo l’Europa. Gli occhi di investitori ed analisti finanziari sono rimasti fermamente puntati sull’evento elettorale, con il timore che un’eventuale vittoria degli euroscettici potesse aumentare il rischio di un futuro incerto per la moneta unica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ANTONELLA DI LUCIA" href="http://ventiblog.com/2014/05/antonella-di-lucia/">Antonella Di Lucia</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/arton18758.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-961" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/arton18758.jpg?w=300&amp;h=177" alt="arton18758" width="300" height="177" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il 22 e il 25 maggio, i 28 Paesi membri dell’Unione Europea hanno votato per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le elezioni europee di quest’anno hanno assunto un significato particolarmente importante, alla luce della crisi politica ed economica che sta investendo l’Europa. Gli occhi di investitori ed analisti finanziari sono rimasti fermamente puntati sull’evento elettorale, con il timore che un’eventuale vittoria degli euroscettici potesse aumentare il rischio di un futuro incerto per la moneta unica e la stessa Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E i timori non erano infondati. Infatti, il risultato italiano, con il 40% dei voti raggiunti dal Partito democratico, si configura come un’eccezione rispetto alla crisi della sinistra in Europa e all’avanzamento degli euroscettici, che hanno vinto in Francia e nel Regno Unito, rispettivamente con il Fronte National di Marine Le Pen e l’UKIP di Nigel Farage. In Grecia, invece, stravince la sinistra di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras. Degna di nota è anche la vittoria in Danimarca del Partito Popolare Danese di estrema destra, che fa delle polemiche contro l’Europa e della lotta all’immigrazione la propria bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, il flop dei <em>grillini</em> e il risultato straordinario conseguito da Matteo Renzi non lasciano più dubbi sull’investitura popolare del PD e del suo leader. La sconfitta di Grillo lascia pensare ad errori commessi durante la campagna elettorale e ai ripensamenti di alcuni elettori in seguito all’ostruzionismo praticato nei confronti del PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il trionfo elettorale del PD abbia fatto guadagnare al partito un nuovo peso agli occhi della sinistra europea e più ampi margini di manovra che cambieranno l’influenza italiana sull’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un Europa non poi così unita se trionfano gli euroscettici. È il caso di chiederci perché l’euroscetticismo sia in crescita. Occorre esaminare l’espansione dei partiti euroscettici e dei partiti populisti di destra alla luce delle molteplici trasformazioni vissute attualmente dall’Unione Europea. Come spiega il politologo Pascal Delwit, la prima ha a che fare con l’allargamento dell’UE: “L’Unione è passata dall’essere una piccola comunità a uno spazio di 28 Paesi e, quindi, da un punto di vista dell’identità, da un punto di vista della rappresentazione dell’Unione Europea, oggi ci troviamo di fronte a un’altra configurazione”. Il secondo fattore di trasformazione è la crisi economica che “causa molta inquietudine, paura, timori che tradizionalmente portano all’isolazionismo”. Infine, contribuisce “il declino dell’Europa, il declassamento del proprio posto rispetto a quello che occupava in passato”. Secondo Delwit, “questa logica di ripiego identitario porta a una forma di negazione della solidarietà e alla crescita del secessionismo. Questi partiti hanno un impatto sui partiti principali che temono di vederli crescere a livello elettorale e politico e quindi diventano molto più restii nel promuovere una maggiore integrazione dell’Unione Europea”. Sicuramente il processo di integrazione politica dell’UE subirà un <em>impasse</em>, rendendo ancor più evidente il divario tra la stretta unità economica e la mancanza di coordinamento politico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Unione Europea è stata ispirata dalla volontà di creare un’area di stabilità e pace, in seguito ai due conflitti mondiali e, effettivamente, il ciclo di rivalità, tensioni e guerra cui si è assistito in un passato non tanto remoto è stato interrotto. Inoltre, è difficile pensare che gli stati europei, da soli, possano far fronte alle superpotenze attuali e future che si stagnano come veri e propri colossi con le loro dimensioni demografiche, politiche, economiche e militari. Gli euroscettici rappresentano l’unità europea come l’origine di tutti i mali, ma populismo, xenofobia e un nazionalismo ostile sono veramente la risposta ai nostri problemi?</p>
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