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	<title>estate &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Gli italiani e le letture estive: tra nuovi trend e vecchie abitudini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano. Perché leggiamo? Sono davvero moltissime le ricerche scientifiche che negli anni si sono dedicate a trovare le risposte a queste domande, dimostrando nei vari contesti quali potessero essere i numerosi benefici del leggere. Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano: le prime tavolette incise di nostra conoscenza risalgono al terzo millennio a.C., e da quel momento la storia del libro si è evoluta passando da [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano. Perché leggiamo? Sono davvero moltissime le ricerche scientifiche che negli anni si sono dedicate a trovare le risposte a queste domande, dimostrando nei vari contesti quali potessero essere i numerosi benefici del leggere. Leggere è una delle attività più longeve della storia dell’essere umano: le prime tavolette incise di nostra conoscenza risalgono al terzo millennio a.C., e da quel momento la storia del libro si è evoluta passando da papiri, manoscritti, libri stampati a caratteri mobili, per poi diramarsi nelle varianti contemporanee come ebook e audiolibri. Ad oggi, possiamo affermare che nella storia non ci sono mai state così tante persone in grado di leggere quante oggi. Eppure, quante di queste persone possono dichiararsi “veri” lettori?</p>



<p>Ci troviamo di fronte, in effetti, ad una vero e proprio trend di “lettori stagionali”. L’estate sta finendo, diceva una famosissima canzone, e sì sa, mai come d’estate le persone tornano a leggere. Come se nella restante parte dell’anno andassero in letargo e si risvegliassero solo con l’allungarsi delle giornate. Si sa, la lista dei “libri perfetti da leggere in vacanza” è un <em>must</em> di tutte le riviste, declinato in ogni salsa possibile e immaginabile: i libri leggeri da portare in campeggio, i libri rinfrescanti da leggere al mare, quelli introspettivi da leggere in montagna e quelli finto-impegnati. Basta dare un’occhiata ai primi risultati che escono su qualunque motore di ricerca: “I 25 libri da leggere in vacanza” (Vanity Fair); “I libri più belli da portare in vacanza” (Donna Moderna); “Libri estate 2023, i 15 titoli secondo i book influencer” (IoDonna); “Oltre 280 libri da leggere per l&#8217;estate 2023” (ilLibraio.it).</p>



<p>Ma questi elenchi sono davvero utili? Se nessuno legge durante l’anno, magari mentre è seduto in coda dal medico o sui mezzi pubblici, perché mai dovrebbe leggere in spiaggia, o in montagna tra una mangiata in rifugio e una gita in quota? Tralasciando il peso materiale dei libri, che con le attuali limitazioni di peso delle compagnie low cost diventano un bene di lusso, mi viene da pensare che gli italiani in vacanza leggano, certo, ma come se leggere in vacanza si fosse trasformato in una specie di <em>status quo</em>. E poi: cosa leggere? Portando avanti l’equivoco secondo cui si legge per farsi una cultura, il mercato editoriale si è scavato una fossa da cui difficilmente uscirà. La verità è che non c’è niente di male a leggere libri poco impegnati: Sophie Kinsella, che io sappia, non ha mai attentato alla vita di nessuno, anzi. L&#8217;estate, quindi, sembra che per gli italiani sia il momento giusto per riprendere un&#8217;abitudine che per vari motivi durante l&#8217;anno sembra difficile. Gli italiani hanno più tempo libero e, perché no, più possibilità di arricchirsi culturalmente grazie alle numerose iniziative che si svolgono nelle calde piazze di città e paesi. D’estate, peraltro, si può godere di molta più luce naturale; si hanno a disposizione lunghe ore di luce anche la sera, usciti da lavoro o dopo cena, e questo dona molte più energie e voglia di fare. Non parliamo, poi, degli studenti e dell’improvviso tempo libero di cui si trovano a godere per tre mesi.</p>



<p>Se estate è sinonimo di libri (con tutte le sfaccettature del caso), c’è un altro fenomeno che – ahimè – parrebbe essere tornato in auge, anche e soprattutto durante i mesi estivi: sto parlando del fenomeno della pirateria di libri stampati, ebook e audiolibri. Come evidenziato dalla ricerca di Ipsos (società multinazionale di ricerche di mercato) del 2022, presentata durante un incontro organizzato da Gli Editori – accordo di consultazione tra l’Associazione Italiana Editori (AIE) e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) – il fenomeno – rinvigoritosi specialmente durante e dopo il periodo della pandemia &#8211; priva il mondo del libro di ben 771 milioni di euro di fatturato, pari al 31% del valore complessivo del mercato (al netto di editoria scolastica ed export). Per il nostro Paese, conteggiando quindi anche le attività collegate a partire dalla logistica, i servizi e altro ancora, questo si tradurrebbe in una perdita di 1,88 miliardi di fatturato e in un mancato gettito fiscale di 322 milioni di euro. La filiera del libro avrebbe perso circa 5.400 posti di lavoro. Il fenomeno coinvolgerebbe più di un italiano su tre sopra i 15 anni (il 35%), il 56% dei professionisti e l’81% degli studenti universitari. Per questi motivi, Gli Editori hanno chiesto al governo di intervenire: “<em>Leggere, ascoltare o addirittura distribuire libri e audiolibri piratati significa contribuire a un fenomeno che toglie risorse economiche e posti di lavoro all’editoria, introiti fiscali allo Stato e che riduce le opportunità per i giovani creativi di poter vivere del loro lavoro grazie ai diritti d’autore</em>”, ha spiegato il presidente di AIE Ricardo Franco Levi. “<em>Le persone ne devono essere coscienti, e consapevoli che possono essere chiamate a rispondere per gli atti illeciti che compiono: su questo serve l’impegno delle istituzioni. La pirateria colpisce tutte le industrie creative italiane – editoria libraria e periodica, tv, cinema, musica – e laddove si sono avviate efficaci campagne di contrasto, come sugli abbonamenti alle tv a pagamento, i risultati iniziano a farsi vedere</em>”. Ad essere danneggiati sono tutti i settori del mondo editoriale: le vendite perse nel settore della varia (fiction e saggistica) sono pari a 36 milioni di copie l’anno (stampa e digitale), per un mancato fatturato di 423 milioni di euro. I numeri sono allarmanti: le copie (stampa e digitale) perse nel settore universitario sono 6 milioni, pari a un fatturato di 230 milioni di euro; quelle nel settore professionale – libri a stampa, digitali e banche dati – sono pari a 2,8 milioni di copie, con una perdita a valore di 118 milioni di euro. Leggere sì, dunque, ma a quale costo? E, soprattutto, ad ogni costo?</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Le stelle d&#8217;estate: dieci anni senza Margherita Hack</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 11:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’estate è per ognuno di noi un ricordo: non per forza piacevole, esistono anche gli animali invernali e ahimè, bisogna farsene una ragione. Ricordi, comunque, l’estate ne porta: profumi, sensazioni, luci. Per chi come me ha passato – e passa &#8211; buona parte dei mesi estivi in territori montani, l’estate significa albe tiepide, acquazzoni improvvisi, verde accecante e notti limpide. Estate è, soprattutto, la stagione dei cieli stellati: tra i ricordi più amati, ci sono quelli delle notti estive, circondata [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’estate è per ognuno di noi un ricordo: non per forza piacevole, esistono anche gli animali invernali e ahimè, bisogna farsene una ragione. Ricordi, comunque, l’estate ne porta: profumi, sensazioni, luci.</p>



<p>Per chi come me ha passato – e passa &#8211; buona parte dei mesi estivi in territori montani, l’estate significa albe tiepide, acquazzoni improvvisi, verde accecante e notti limpide.</p>



<p>Estate è, soprattutto, la stagione dei cieli stellati: tra i ricordi più amati, ci sono quelli delle notti estive, circondata dalle montagne, col naso all’insù. Quegli attimi di tempo sospeso in cui non riesci ad abbassare lo sguardo, e ti chiedi se siano passate ore o minuti, distesa tra i ciuffi taglienti di erba umida.</p>



<p>Non so per quale motivo le notti stellate mi attraggano così tanto: credo sia una questione di onnipotenza, di consapevolezza di trovarsi di fronte a qualcosa di perfetto e che, per quanto tu ti possa impegnare, non potrà essere cambiato. E’ un po&#8217; la stessa sensazione che si prova di fronte alle coincidenze della vita, o – per parlare di cose spicce &#8211; ai mandarini. Alla perfezione simmetrica, dell’uno e dell’altro.</p>



<p>E poi c’è l’insostenibile fatto di trovarsi di fronte a qualcosa di incredibilmente storico: qualcosa che trasuda conoscenze e vecchie tradizioni (e, perché no, soluzioni). &nbsp;</p>



<p>L’osservazione del cielo ha sempre avuto un notevole fascino sull’uomo: dagli Egizi agli Aztechi fino ai giorni nostri le stelle, il sole, la luna ed i fenomeni loro connessi (eclissi, comete, stelle cadenti),&nbsp; hanno attirato l’attenzione&nbsp;dell’essere umano. Se nel ventunesimo secolo gli astrofisici hanno studiato lo spettro luminoso delle stelle per aggiungere qualche tassello in più alla conoscenza scientifica, c’è ancora&nbsp; chi crede all’influenza delle costellazioni zodiacali sul carattere dell’uomo e su quella che sarà l’evoluzione della propria vita.</p>



<p>La più bella stellata della mia vita l’ho vista nel deserto del Wadi Rum, in Giordania. Distese a perdita d’occhio di minuscoli punti luminosissimi, circondata solo da oscurità sconfinata. Le più familiari, però, sono sempre state quelle in montagna, a volte offerte senza nulla in cambio, altre volte ricercate con infinita pazienza. Ho guardato le stelle ad occhio nudo, non capendoci molto, e col telescopio di chi, come il mio fidanzato, ha fatto dell’astronomia, della fisica e di tutte quelle cose che noi umanisti fatichiamo a capire quasi una ragione di vita, capendoci ancora meno. La maggior parte di noi ha perso la possibilità di vivere l’esperienza di una stellata in una notte veramente buia e limpida; alcuni di noi – i più giovani – forse non l’hanno addirittura mai avuta. L’inquinamento luminoso, non solo nelle città, ma anche nelle campagne dei paesi industrializzati, rende impossibile la visione delle stelle più deboli (quelle più numerose!), della Galassia e la percezione, attraverso la differenza di luminosità delle stelle, della “profondità” del cielo. La sfida mentale di immaginare distanze che il nostro senso comune non riesce a comprendere, di pesare il vuoto cosmico con la distribuzione di materia e di luce, la difficoltà di confrontarsi con l’ignoto.</p>



<p>L’astronomia continua a esercitare oggi lo stesso fascino irresistibile e primordiale che spinse i primi uomini ad ammirare il cielo stellato e a confrontarsi con le misteriose profondità del cosmo. Se da un lato il fascino dell’astronomia è rimasto inalterato lungo la millenaria storia dell’umanità, la scienza astronomica si è evoluta enormemente dai tempi dei primi filosofi-astronomi ionici fino all’attuale epoca dei grandi telescopi terrestri e spaziali.</p>



<p>L’astrofisica, invece, rappresenta la disciplina che più ci avvicina alla domanda finale, l’ultima di tante, anzi la prima di tutte: Come è nato l’universo? Come finirà? Come funziona? E perché? Per usare un’espressione un po’ abusata, la fisica è la madre di tutte le scienze. Il primo periodo di vita dell’universo è stato unicamente determinato dalle leggi fisiche; chimica, genetica, botanica, zoologia, psicologia, che hanno dovuto attendere lo sviluppo di una vita più complessa.</p>



<p>Poche settimane fa, il 29 giugno 2023, è ricorso il decimo anniversario dalla morte di Margherita Hack, colei che è stata definita “la signora delle stelle”. Prima donna italiana a dirigere un osservatorio astronomico (quello di Trieste, dal 1964 al 1987), durante la Seconda Guerra Mondiale aveva mosso i primi passi da astrofisica all&#8217;Osservatorio di Arcetri. Resta indelebile il segno che ha lasciato come astronoma e divulgatrice. Spettroscopista stellare, ha curato lavori importanti in particolare sulle stelle binarie – cioè due stelle che appaiono vicine, ma che possiedono in verità distanze molto differenti dal Sole-, ambito per cui già negli anni Cinquanta del Novecento ha avuto intuizioni che sono state in seguito confermate (tra le altre, anche dal telescopio spaziale International Ultraviolet Explorer (IUE), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Gran Bretagna e attivo per sedici anni). Margherita Hack è nota, specie negli ultimi decenni della sua vita, anche per la sua infaticabile opera di divulgatrice, complice un’impareggiabile parlantina e la capacità di rendere chiari concetti assai complessi senza tuttavia mai banalizzarli. Sempre nella fase ultima della sua vita, Margherita Hack ha raccontato sempre con grande gusto e ironia le battaglie affrontate nel corso della vita per imporsi, lei donna, nel mondo accademico, soprattutto nei primi anni della carriera.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“<em>E’ così bello fissare il cielo e accorgersi di come non sia altro che un vero e proprio immenso laboratorio di fisica che si srotola sulle nostre teste</em>”.</p><p>“<em>Tutta la materia di cui siamo fatti noi l’hanno costruita le stelle [… ] per cui noi siamo veramente figli delle stelle</em>”.</p></blockquote>



<p>Con la speranza che, come ci insegna Margherita Hack, in queste sere limpide d’estate, ognuno di noi possa, naso all’insù, innamorarsi del mistero che ci circonda e della sua bellezza inafferrabile.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Quando l’estate era un rito di famiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Bosco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il confronto impietoso con le vacanze di oggi “condivise” sui social L’estate è da sempre sinonimo di vita, divertimento, sospensione della ripetitiva routine invernale. Il sole, il mare, le giornate più lunghe; l’esigenza di uscire e trascorrere le serate fuori con gli amici, tra una pizza, un selfie e una passeggiata, ma anche cose ben più semplici come una cena in terrazza o una partita a carte dall’amico proprietario di una casa in campagna. L’estate accende la nostra voglia di [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><strong>Il confronto impietoso con le vacanze di oggi “condivise” sui social</strong></h2>



<p class="has-drop-cap">L’estate è da sempre sinonimo di vita, divertimento, sospensione della ripetitiva routine invernale. Il sole, il mare, le giornate più lunghe; l’esigenza di uscire e trascorrere le serate fuori con gli amici, tra una pizza, un selfie e una passeggiata, ma anche cose ben più semplici come una cena in terrazza o una partita a carte dall’amico proprietario di una casa in campagna. L’estate accende la nostra voglia di mondanità e l’avvento delle ferie ci induce a desiderare la consueta vacanza estiva. Ma come sono cambiate le vacanze nel corso degli anni? C’è differenza tra le vacanze dei giovani cresciuti negli anni ‘80 e quelle di oggi? Direi proprio di sì.</p>



<p>Innanzitutto, è bene precisare che il cambiamento più significativo ha riguardato la mentalità che, di generazione in generazione, ha condizionato giovani e adulti. Negli anni Ottanta si respirava più genuinità, più semplicità. Dietro all’organizzazione delle ferie si celava una sola protagonista: la famiglia. E con essa l’arte della condivisione e dell’unione. </p>



<p>Oggi, purtroppo, le cose sono decisamente cambiate. Si è persa la tradizione di partire in famiglia e molti giovani non prendono neanche in considerazione l’idea di condividere la propria vacanza con genitori e parenti. Essi si lasciano spesso influenzare dai social network e dalla competizione che spadroneggia al loro interno. Oggi – e questo discorso vale anche per gli adulti – si fatica a scegliere la località più consona alle proprie esigenze, ai propri gusti. La preferenza cade sulle mete più gettonate, quelle capaci di attirare più consensi online e, magari, di suscitare l’invidia di amici e parenti.</p>



<p>La vacanza non è più un’occasione per abbandonarsi al relax, allo svago e all’ozio più totale, così da ricaricare le pile in vista dei nuovi impegni di studio e di lavoro: sembra quasi una sorta di obbligo nei confronti dei followers e della concorrenza attiva in rete, con l’obiettivo di fare tendenza e di improvvisarsi influencer.</p>



<p>Negli anni ’80, invece, era tutto diverso. Gli stessi giovani erano diversi. Si aspettava il 1° agosto per partire in famiglia, tutti insieme, perché rappresentava un piacere, non una forzatura. La settimana prima si svaligiavano i supermercati e i carrelli straripavano. Birre, bevande gassate e frutta di stagione per gli adulti; merendine, gelati e patatine per i piccoli. Si passava in edicola a recuperare gli ultimi numeri di «Topolino» per i ragazzi, i settimanali di gossip per nonne e madri e «Quattroruote» per padri e nonni. Quelle storiche Fiat a conduzione familiare erano così sommerse di viveri e valigie che i fondi delle auto baciavano l’asfalto. I portabagagli sul tetto contenevano salvagenti, tamburelli, palloni Super Tele, sedie a sdraio, palette e secchielli. Poi, forse, si pensava a fare spazio all’interno del veicolo a zii, nipoti e cugini. Tutti stretti e ammassati nei sedili posteriori, con l’autoradio a incantare i viaggianti sulle note di Azzurro di Adriano Celentano o di Vamos a la playa dei Righeira. Il tutto rigorosamente senza climatizzatore in auto: si partiva con entusiasmo tra finestrini aperti e ventagli che sventolavano. </p>



<p>Le mete erano molteplici: si prediligevano il campeggio e le gite fuori porta, senza disdegnare le classiche vacanze fuori regione. Eppure si era felici. Oggi si ha tutto, ma sembra non ci si accontenti mai. I giovani di un tempo erano più legati alle tradizioni e ai valori della famiglia. Erano pochi quelli che sceglievano di partire con gli amici. Non si provava vergogna nel viaggiare con mamma e papà, nemmeno quando ci si fidanzava a luglio e agosto per poi lasciarsi con una lettera a settembre.</p>



<p>Oggi è cambiato tutto: i valori sono in via di estinzione e le tradizioni vengono snobbate. Colpa di una società che ha scelto di evolversi cancellando radici e origini. I giovani moderni non si fermano più ad una singola vacanza all’anno, bensì puntano a farne due o tre – e tutte in località differenti. Si parte solo ed esclusivamente tra amici, in comitiva o con i propri partner. Non che ci sia qualcosa di sbagliato, ma la famiglia passa spesso in secondo piano. Non bisognerebbe togliere tempo a nessuno, dedicandosi in egual misura ad amici e genitori. Ma questa è ormai una rarità. La vacanza è diventata un pretesto per fuggire dai genitori, divertirsi allo sfinimento, senza il controllo di nessuno. È triste vedere pochi ragazzi dedicare ancora del tempo alle proprie famiglie, a costo di essere etichettati come “sfigati” da chi non ne riconosce l’importanza.</p>



<p>È cambiato tutto, persino i giochi da fare insieme. Il classico degli anni Ottanta era il gioco della bottiglia, un modo per sconfiggere imbarazzi, abbattere barriere, conoscersi, socializzare. Oggi si gioca a chi, la bottiglia, la finisce per primo. Negli anni ’80 – così come nei Novanta e nei primi anni 2000 – si montava la tenda in spiaggia e, cascasse il mondo, si accendeva il falò per Ferragosto. Oggi, risvoltino e mocassino ai piedi, si sceglie di andare in discoteca. A pochi ormai importa di passare la vigilia di Ferragosto al mare, sotto il cielo stellato, ad attendere i fuochi d’artificio. Ricorrenze ed usanze ormai trascurate per scelta, perché considerate non più in voga. Poi, per carità, ognuno è libero di divertirsi come preferisce, mantenendo fede alla società attuale e alle abitudini con cui è cresciuto. </p>



<p>Ma le vacanze di quarant’anni fa avevano tutt’altro valore affettivo. Rimanevano scolpite nei ricordi di quei giovani semplici e spensierati – oggi adulti nostalgici – per anni e anni. Perché si aveva la pazienza di aspettare l’estate e, nel frattempo, sognare ad occhi aperti le prime cotte, i primi baci sotto le stelle, le prime amicizie a distanza. </p>



<p>A ricordare, invece, le ricorrenti vacanze dei nostri coetanei ci penserà soltanto Instagram con la sua funzione «Accadde oggi». Un miscuglio di destinazioni che serviranno soltanto a rimpolpare le storie in evidenza. Perché oggi si dà più importanza al numero di vacanze da fare anziché al bagaglio di emozioni che vale la pena ricordare.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni</em></p>
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		<title>Vacanze e pensioni a 4 zampe, i consigli dell&#8217;esperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:10:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Quattro zampe]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’arrivo dell’estate si può finalmente pensare ad un periodo di relax in qualche posto lontano dalla solita routine, mare o montagna che sia. Ma se abbiamo uno o più cani? La cosa ideale sarebbe mettersi a cercare, molto tempo prima delle nostre vacanze, degli alberghi o villaggi petfriendly di modo da poter portare con noi il nostro amico e condividere con lui le vacanze, ma questo non è sempre possibile per una serie di motivi tra cui: cani che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con l’arrivo dell’estate si può finalmente pensare ad un periodo di relax in qualche posto lontano dalla solita routine, mare o montagna che sia. Ma se abbiamo uno o più cani? La cosa ideale sarebbe mettersi a cercare, molto tempo prima delle nostre vacanze, degli alberghi o villaggi <em>petfriendly</em> di modo da poter portare con noi il nostro amico e condividere con lui le vacanze, ma questo non è sempre possibile per una serie di motivi tra cui: cani che non riescono in alcun modo a sopportare viaggi in macchina, cani che hanno particolari manifestazioni aggressive verso conspecifici o persone, luoghi troppo caotici non adatti agli animali, e così via. Come ci si può muovere in questi casi?</p>



<p>Esistono delle <strong>pensioni per cani</strong> in cui i nostri amici possono trascorrere un periodo in nostra assenza, ma la scelta di queste ultime è tutt’altro che semplice. Una struttura che ospita cani deve possedere molti requisiti per potersi definire idonea, vediamo cosa sapere (e cosa poter chiedere) prima di affidare il nostro cane a qualcuno, scongiurando il rischio di lasciarlo in mani non abili:</p>



<ol><li><strong>Tranquillità:</strong> Una struttura autorizzata deve essere abbastanza distante dalla città così che in periodi sensibili (Natale, Capodanno, varie festività) i cani non vengano spaventati e disturbati da fuochi d’artificio, botti, sirene, traffico automobilistico.</li><li><strong>Rispetto delle norme sanitarie per il benessere animale e igiene quotidiana: </strong>se andate in una struttura che ha il tipico forte odore di canile o in cui vi accorgete che i cani ospiti sono sporchi, o/e i corridoio e i box, diffidate! Le pensioni devono essere sanificate più volte al giorno, non ci sono scuse: se così non è vuol dire che non c’è cura del posto e quindi neanche del vostro cane.</li><li><strong>I box</strong>: devono essere grandi di modo che i cani possano muoversi liberamente; è preferibile che si abbia una zona notte una zona giorno, devono essere costruiti con materiali a norma che preservino la salute del cane e che inoltre mantengano fresco d’estate e caldo d’inverno; fate caso anche e soprattutto alla pulizia di questi ultimi, che devono essere sempre impeccabili; è preferibile che vi sia acqua corrente, sempre fresca e a disposizione.</li><li><strong>Le aree recintate:</strong> guardate se sono presenti le così dette aree di “sgambamento”: i vostri cani <em>devono</em><strong> </strong>aver modo di uscire più volte al giorno per espletare i propri bisogni, come farebbero normalmente, e avere modo di fare due passi: evitate sempre le strutture che non possiedono questa caratteristica, vorrà dire che i vostri cani per un periodo non usciranno mai dal box e questo non può essere possibile in una pensione a norma.</li><li><strong>Sicurezza e legalità: </strong>per poter esercitare, una pensione per cani ha bisogno del rilascio di un parere favorevole da parte dei veterinari dell’Asl, per cui sarà obbligatorio che il vostro cane abbia <strong>libretto sanitario,</strong> <strong>microchip, richiamo annuale del vaccino e trattamento antiparassitario. </strong>Inoltre, bisogna informare (con un documento ufficiale da parte del vostro veterinario) se il cane ha patologie di qualsiasi tipo e prende farmaci. Questo è un punto di vitale importanza perché, assieme ai canoni igienici sopracitati, ciò farà sì che il vostro cane tornerà dal soggiorno sano e pulito così come vi è entrato: pensiamo alle malattie infettive trasmesse da altri cani o da pulci e zecche.</li><li><strong>Il lato umano:</strong> ovviamente staff cordiale e competente: persone maleducate e impreparate sul proprio lavoro molto difficilmente saranno in grado di badare bene a cani altrui.</li></ol>



<p>Con un semplice giretto quindi, si ha modo di evitare situazioni di disagio per i nostri cani; in questo discorso è inclusa anche la parte psicologica, importante quanto ogni cosa appena elencata. Come facciamo a far vivere bene una situazione così nuova al nostro cane? Lo staff <em>deve</em> avere una buona conoscenza del cane, dei suoi bisogni e del lato comportamentale, così potrà essere possibile approcciarsi adeguatamente a cani “timidi”, e in generale a tutti. Oltre questo, è indispensabile che il cane faccia almeno una giornata di prova in cui inizi a conoscere il luogo e possa interagire con le persone con cui avrà a che fare. Ricordiamo che ogni cane è un soggetto con peculiarità diverse dagli altri, per mix di razze, vissuto e carattere ma un comune denominatore è la difficoltà nell’affrontare cambiamenti repentini. La parola chiave è: <strong>gradualità</strong>. L’imprevedibilità, infatti, è bella solo in contesti come il gioco, per tutto il resto, bisogna far sì che il cane “marchi positivamente” ogni nuova cosa. Ciò che unisce uomo e cane, dal principio della domesticazione, è <strong>la fiducia,</strong> c’è bisogno di tenersela stretta e di rispettare il nostro cane, sempre.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Quattro zampe in gita: il Lazio che anche i cani possono visitare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Aug 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agosto, mese di temperature elevate e meritatissime ferie. Ma per chi come me quest’anno le ferie non le ha, c’è sempre la possibilità di restare nella propria regione e passare il tempo facendo gite fuori porta. Aggiungiamo adesso anche un’altra variabile a questo scenario: il cane.Bene, andare in gita con il proprio cane è possibile e consigliabile – ricordiamo lo slogan di anni fa della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, “Io il mio amico lo porto con me”, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Agosto, mese di temperature elevate e meritatissime ferie. Ma per chi come me quest’anno le ferie non le ha, c’è sempre la possibilità di restare nella propria regione e passare il tempo facendo gite fuori porta.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img width="768" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-29462" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-1152x1536.jpg 1152w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-scaled.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-750x1000.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_112436-1-1200x1600.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Aggiungiamo adesso anche un’altra variabile a questo scenario: il cane.<br>Bene, andare in gita con il proprio cane è possibile e consigliabile – ricordiamo lo slogan di anni fa della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, “Io il mio amico lo porto con me”, per sensibilizzare sul problema dell’abbandono estivo – ma è necessario organizzarsi per tempo.<br>Bisogna infatti considerare che non tutte le strutture accettano i nostri amici a quattro zampe e, soprattutto nel caso di gite fuori porta da fare in giornata, che non tutte le attrazioni turistiche permettono che si possa entrare con il proprio cane. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che i cani sono un po’ come dei bambini piccoli e che viaggiano con borsa piena di tutte le necessità al seguito: guinzaglio di ricambio, bustine a oltranza, salviettine umidificate, acqua personale e ciotola, snack e cibo se le gite sono particolarmente lunghe, fazzoletti, ecc. Tenendo conto di questi fattori, ecco, quindi, la prima tappa della mia guida turistica dei luoghi da visitare con il proprio cane: iniziamo dal Lazio e dal Parco Villa Gregoriana di Tivoli (RM)!<br>Un sabato mattina, fresche – si fa per dire – e riposate. è iniziata la nostra prima vera avventura. Abbiamo caricato la macchina, ci siamo assicurate che avessimo tutto il necessario e che non mancasse niente di fondamentale per il mio cane e siamo partite alla volta di Tivoli.<br>La cittadina di Tivoli si trova a pochi chilometri da Roma – 32km per la precisione – e presenta molte attrattive: tra queste, Villa D’Este, Villa Adriana e il Parco di Villa Gregoriana, che ho avuto l’occasione di visitare di recente.<br>Immerso nel verde e con la presenza di grotte e cascate, naturali e non, il Parco di Villa Gregoriana è un paradiso raggiungibile in giornata e facilmente accessibile anche ai cani, con obbligo di guinzaglio. Dentro il parco si trovano numerose panchine e fontanelle con acqua potabile dove si può, rispettivamente, riposarsi e rinfrescarsi.<br>Un consiglio personale, vista la <em>location</em>,è comunque quello di evitare le ore più calde e di far sì che il cane dopo la visita abbia modo di abbassare la propria temperatura corporea. Per lo stesso motivo, nel caso facesse particolarmente caldo, suggerisco di bagnare spesso la testa del cane. L’entrata di mattina è consigliata anche perché, in media, ci sono meno persone che potrebbero infastidire il cane, fattore che ha influito positivamente nel nostro caso, dato che il mio cane viene da una situazione un po’ particolare e tende ad innervosirsi se circondata da persone.</p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img width="768" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-29463" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-1152x1536.jpg 1152w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-scaled.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-750x1000.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/07/IMG_20210724_111204-1200x1600.jpg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><br>Devo ammettere che forse questa gita non è adatta ai cani di piccola taglia in quanto il percorso è composto quasi esclusivamente di scale e, soprattutto nella parte finale, i gradini sono particolarmente alti. Quindi, a meno che non siate pronti a portare il cane in braccio o a munirvi di zainetto con funzione di trasportino, penso che questa tappa non faccia per i padroni di cani piccoli, anche perché si stancherebbero in fretta.<br>Per chi come me, invece, ha un cane di grandi dimensioni che ama arrampicarsi e saltare su rocce e massi a mo’ di capretta, godendosi le alture con il naso fieramente all’insù, questo è il luogo perfetto per voi. Il vostro cane si divertirà tantissimo e non potrà che tornare a casa appagato: insomma, lo consiglio vivamente.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><br>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 02/08/2021</p>
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		<title>Prima di partire per un lungo viaggio senza Covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 09:56:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo - 17/08/2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fa strano parlare di viaggi e vacanze col peso di una ipotetica seconda ondata in arrivo e la criminalizzazione dei turisti italiani e stranieri che da settimane percorrono la penisola come se la pandemia fosse stato solo un brutto sogno, ma noi di Venti abbiamo scovato per voi delle esperienze meravigliose per non rinunciare del tutto all&#8217;estate. Con il turismo che è presto diventato nei media il nuovo male che minaccia di aumentare i contagi e, quindi, costringerci a un [&#8230;]</p>
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					<div class="elementor-text-editor elementor-clearfix"><p>Fa strano parlare di viaggi e vacanze col peso di una ipotetica seconda ondata in arrivo e la criminalizzazione dei turisti italiani e stranieri che da settimane percorrono la penisola come se la pandemia fosse stato solo un brutto sogno, ma noi di Venti abbiamo scovato per voi delle esperienze meravigliose per non rinunciare del tutto all&#8217;estate.</p>
<p>Con il turismo che è presto diventato nei media il nuovo male che minaccia di aumentare i contagi e, quindi, costringerci a un secondo lockdown autunnale, il desiderio insaziabile di vivere senza rinunce la stagione del caldo e dei viaggi non può essere oppresso, ma neanche essere lasciato libero con tutti i rischi che ancora si profilano davanti a noi.</p>
<h4>Come possiamo noi giovani conciliare tutto questo?</h4>
<p>In questa settimana con la tematica tutta incentrata sul turismo, non abbiamo scelto mete inedite, ma abbiamo voluto raccontare soluzioni ed esperienze che possono rendere uniche queste poche settimane rimaste.</p>
<p>Non serve che si decanti la bellezza di Ischia o della Sicilia, ma i progetti di cui vi parleremo vogliono proporre un nuovo modo di vivere l&#8217;esperienza di viaggio, nel rispetto della distanza di sicurezza per proteggerci dal Covid-19 e dando quel twist culturale alla vacanza al mare, per poter apprezzare le bellezze della meta prescelta arricchendo la mente e approfondendone la storia.</p>
<p>Troverete anche esperienze alternative alla spiaggia, ma più di tutto, i consigli di una travel vlogger, Sandra Gallo, il cui stile di vita è &#8220;Chi viaggia trova&#8221; e ha condiviso con noi ciò che ha &#8220;trovato&#8221; e cosa troveremo nel futuro delle nostre vacanze e dei nostri viaggi.</p>
<p>Non tutto è perduto e nell&#8217;ottimismo cauto che vogliamo trasmettere su questi schermi, sappiamo che questi periodi altalenanti e facili agli sbalzi d&#8217;umore troveremo il giusto equilibrio.</p>
<p>Buona lettura!</p></div>
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		<title>I non-festival musicali dell’estate italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2020 04:16:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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		<category><![CDATA[Intrattenimento - 10/08/2020]]></category>
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		<category><![CDATA[Rock in Roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una breve rassegna dei principali festival musicali italiani in un&#8217;estate senza musica Estate, tempo di sole, vacanze e festival musicali. O, perlomeno, solitamente è così.Quest’anno, a causa della pandemia che ha colpito il mondo intero e, più nello specifico, il nostro Paese, molti dei festival ormai considerati quasi pietre miliari dell’estate si sono visti costretti o a rimandare del tutto gli eventi o ad adottare soluzioni alternative. Tra i festival che hanno fanno slittare il tutto all’anno prossimo possiamo annoverare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>Una breve rassegna dei principali festival musicali italiani in un&#8217;estate senza musica</em></h2>



<div class="wp-block-cover" style="background-image:url(http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/07/1-1.png);background-position:50% 40%;min-height:330px"><div class="wp-block-cover__inner-container">
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</div></div>



<div style="height:100px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-drop-cap">Estate, tempo di sole, vacanze e festival musicali. O, perlomeno, solitamente è così.<br>Quest’anno, a causa della pandemia che ha colpito il mondo intero e, più nello specifico, il nostro Paese, molti dei festival ormai considerati quasi pietre miliari dell’estate si sono visti costretti o a rimandare del tutto gli eventi o ad adottare soluzioni alternative.</p>



<p>Tra i festival che hanno fanno slittare il tutto all’anno prossimo possiamo annoverare il Rock in Roma, il Firenze Rocks, l’IDAYS festival di Milano ed il Lucca Summer Festival. Ovviamente sono molti altri i festival che fanno parte di questo elenco, ma a mio parere già citando questi pochi si può avere una panoramica della situazione.</p>



<p>Per chi come me è appassionato di musica, i festival estivi hanno sempre avuto un’importanza particolare. Cadendo infatti nel periodo in cui, bene o male, si ha di meno da fare (lavoratori non in ferie esclusi), essi sono sempre stati attesi con ansia, dal momento dell’annuncio della lineup fino al giorno del concerto.</p>



<p>Non posso dire di aver partecipato ad ognuno di questi festival ma, da brava romana, ho certamente esperienza con il Rock in Roma. Attese di ore ed ore sotto il sole brutale dell’estate romana, quantità di bottiglie ghiacciate da far invidia al reparto surgelati e crema solare messa a ripetizione, il Rock in Roma è senza dubbio l’evento dell’anno per i romani appassionati di musica. Chi come me ha vissuto alcuni di questi concerti sa per certo che vi si arriva stremati, complici la corsa folle verso il palco e la pressione che si abbassa con il passare delle ore, ma sa anche che ne sarà valsa la pena. Per quanto mi riguarda, i concerti più attesi di questo festival sarebbero stati quelli dei The Lumineers e dei Cigarettes After Sex. Sicuramente apprezzabile rimane il messaggio con cui è stato annunciato il rinvio dell’intero festival: “Sarà un’estate senza Rock in Roma”, ma, soprattutto, “la salute e la sicurezza del nostro pubblico, dei nostri artisti, delle crew e di tutte le persone coinvolte nell’organizzazione del festival sono la nostra priorità”. &nbsp;</p>



<p>Spostandoci leggermente più a nord abbiamo il Firenze Rocks. Noto per avere sempre una lineup da paura, con mostri sacri del calibro dei The Cure e dei Guns N’Roses, anche il Firenze Rocks si è visto costretto ad annullare i vari concerti. Personalmente, aspettavo con ansia il concerto dei Red Hot Chili Peppers, soprattutto dopo la notizia del rientro di Jack Frusciante nel gruppo. Notevole, in questo caso, che alcuni dei gruppi “maggiori” abbiano già riconfermato la loro presenza nel 2021, dando speranza a chi aveva già acquistato i biglietti. Infatti, la politica che sembrerebbe essere stata adottata per i concerti è quella di offrire la possibilità di un rimborso, la cui richiesta va presentate entro le date specificate dagli organizzatori, ma anche quella di consentire di usare il biglietto non più valido per il 2020 per gli eventi del 2021, ovviamente se riconfermati.</p>



<p>Spostandoci ancora più a nord abbiamo l’IDAYS festival. Anche qui, lineup da strapparsi i capelli, con nomi quali System of a Down e Korn (un mix che ha da subito attirato la mia attenzione), Aerosmith e Foo Fighters, citando solo alcuni dei nomi che sarebbero dovuti salire sul palco quest’anno. Anche in questo caso, purtroppo, i concerti sono stati annullati, ma si vede già un barlume di speranza in quanto i nomi citati faranno parte dell’edizione del 2021, per cui è sempre valida la politica del rimborso o “voucher” secondo l’articolo 88 del Decreto Legge 18 del 17 marzo 2020, convertito poi in legge il 24 Aprile 2020.</p>



<p>Leggermente più particolare è la situazione del Lucca Summer Festival, il quale quest’anno era riuscito ad organizzare una serie di concerti uno meglio dell’altro. Dico che la situazione è più particolare perché, in questo caso, alcuni concerti sono già stati riconfermati, quali quelli di Beck e Liam Gallagher, mentre altri risultano ancora sospesi a data da destinarsi. Purtroppo, unico nome che di sicuro non sarà presente all’edizione del 2021 è quello di Paul McCartney, creando evidentemente scompiglio tale da portare gli organizzatori del festival a scusarsi quasi personalmente per questa tragedia. Poetica e speranzosa, però, è l’immagine che si viene a creare dall’ultima del messaggio di comunicazione del mancato festival di quest’anno: “Torneremo a ritrovarci davanti a un palco, illuminati dai colori di un tramonto toscano e sarà uno dei momenti più felici della nostra vita. Perché in quel momento ritroveremo la musica e l’emozione di condividere una passione con migliaia di persone come noi”. Si può vedere qui, infatti, sottolineata una delle cose che personalmente preferisco dei concerti, ovvero il conoscere persone che condividono la stessa passione.</p>



<p>Parlando più in generale dell’organizzazione dei festival ci si chiede, però, se fosse necessario rinviare del tutto gli eventi o se fosse stato possibile adottare alternative a prova di COVID. Parlando con due amici, Matteo e Rizka, entrambi assidui frequentatori di festival e concerti in generale, si può vedere che la sensazione che traspare è quella che, a seconda del tipo di evento, non fosse esattamente necessario rinviare tutto. Rizka, infatti, ha partecipato di recente ad uno degli eventi dell’Opera al Circo Massimo e ha sottolineato il numero ridotto di spettatori e, soprattutto, le regole di distanziamento sociale applicate ai posti a sedere. Matteo, invece, ci dice che festival come quello di Montelago non si prestano minimamente a soluzione anti-COVID, data la specificità del festival in cui si dà la possibilità di affittare tende e di risiedere lì per la durata del festival.</p>



<p>Quindi, in conclusione, sebbene in alcuni casi teoreticamente sarebbe stato possibile evitare di rinviare i festival, è certo che le decisioni riflettono l’attenzione verso la sicurezza delle persone che, in un modo o nell’altro, prendono parte ai suddetti festival e, in quanto tale, direi che non sono minimamente criticabili.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni di lunedì 10 agosto 2020</em></p>



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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 12:43:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avete presente quella voglia di prendere tutto e partire? Prendere una valigia, infilare dentro le prime cose che troviamo nell’armadio, chiuderla, uscire di casa e andare, andare via, scappare dalla quotidianità per cercare nuovi posti? Ecco, d’estate, più che mai, questa voglia di evasione e di scoperta di altro, altri luoghi, altre cose e altre persone, è insita nel nostro spirito, a prescindere dall’età. Non so se è solo voglia di viaggiare e scoprire nuovi posti, o è anche e soprattutto voglia di vita, di libertà. Perché si, viaggiare è questo, è vivere, scoprire come vivono persone come noi eppure tanto diverse da noi, è approcciarsi agli altri con curiosità, rispetto e voglia di imparare, apprendere il nuovo.</p>
<p>Io sono stata poche volte all’estero; in fondo, ho viaggiato poco, e per lo più in Italia. Ma credo si possa imparare tanto, si possa imparare ad essere cosmopoliti e internazionali anche ascoltando le esperienze fatte all’estero da chi ci è vicino. Sono sempre stata incantata dai racconti di mio padre sui suoi viaggi, sulle sue visite a Tokyo, Londra, Mosca o la sua fantomatica cena “sotto una tenda beduina nel deserto”; così come ogni volta ascolto con entusiasmo i miei amici raccontare delle loro esperienze e dei loro viaggi.<br />
Voltaire diceva “<em>il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.</em>” Io ci credo fermamente. Anche perché non basta viaggiare per essere “cittadini del mondo”, bisogna anche viaggiare guardando il mondo da diverse prospettive, senza essere chiusi nella propria visione delle cose, senza rimanere ottusi. Il mondo non è solo bianco o nero, esiste la scala di grigi così come l’arcobaleno, la scala di colori dalle innumerevoli tonalità. E mi piace pensare che viaggiare, conoscere il mondo, anche tramite i racconti degli altri, è questo: è scoprire ogni volta un colore diverso, una gradazione differente di colori.</p>
<p>Essere internazionali è immergersi nella mentalità, nella cultura di popoli diversi, scoprirla e cercare di comprenderla, assimilarne il più possibile idee, usi, costumi e lasciarsi influenzare positivamente da essi.</p>
<p>Questo mese abbiamo cercato di immergerci in mondi diversi; abbiamo guardato il contesto internazionale, ciò che sta accadendo nel mondo che ci circonda (a proposito, leggete la splendida intervista a Shida, ragazza israeliana di Tel Aviv); abbiamo anche capito fin in fondo che il mondo siamo noi, siamo cittadini del mondo e, in quanto giovani, siamo in grado molto più di altri di riuscire a creare una vera e propria cittadinanza internazionale, con progetti Erasmus e/o di scambio internazionale (vi consiglio vivamente il servizio di Martina a riguardo); abbiamo imparato che dal mondo c’è sempre da imparare e da apprendere, influenzandoci reciprocamente, importando ed esportando idee, pensieri, cose (e animali, come i dromedari in Sicilia).</p>
<p>Approcciamoci dunque al mondo con occhi nuovi, guardiamolo da angolazioni diverse e cerchiamo di scoprire tutti i colori che offre.</p>
<p>E a proposito di guardare le cose da prospettive diverse, noi vogliamo ricordare Robin Williams così, con il famoso discorso del prof John Keating,“Oh capitano, NOSTRO capitano!”</p>
<p><a href="http://https://www.youtube.com/watch?v=MC_eV3Me2gQ">http://https://www.youtube.com/watch?v=MC_eV3Me2gQ</a></p>
<p style="text-align: right;"><a title="ELVIRA SCARNATI" href="http://ventiblog.com/2014/05/elvira-scarnati-2/">Elvira Scarnati</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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