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	<title>erasmus &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Uscire dal porto sicuro: diario di una studentessa in Erasmus</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;incontro con nuove culture, la promessa di una vita più ricca e stimolante «Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele». Questa frase di Mark Twain potrebbe essere utilizzata non solo come slogan ufficiale del programma Erasmus, ma calza anche a pennello con la destinazione che ho scelto, l’austera e ventosa Amburgo. Il programma [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><strong>L&#8217;incontro con nuove culture, la promessa di una vita più ricca e stimolante</strong></h2>



<p>«<em>Tra vent’anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele</em>». Questa frase di Mark Twain potrebbe essere utilizzata non solo come slogan ufficiale del programma Erasmus, ma calza anche a pennello con la destinazione che ho scelto, l’austera e ventosa Amburgo.</p>



<h5>Il programma Erasmus</h5>



<p>Almeno una volta nella vita, tutti noi abbiamo sentito parlare del programma Erasmus: si tratta di un progetto dell’Unione Europea, istituito nel 1987, che permette agli studenti universitari di intraprendere un periodo di studio in un ateneo di altri paesi membri dell’UE o di paesi extra-europei partner del programma. Il nome del programma (che corrisponde all&#8217;acronimo<em> EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students</em>) deriva dall&#8217;umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536), che viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture. L’idea di fondo è che, studiando all’estero, ragazzi e ragazze possano migliorare le proprie capacità di comunicazione, la conoscenza delle lingue straniere e le competenze interculturali, particolarmente apprezzate nei contesti lavorativi contemporanei. Inoltre, il confronto tra sistemi d’istruzione diversi dovrebbe arricchire gli stessi studenti, fornendo loro nuove prospettive e spunti utili per il loro percorso formativo.</p>



<p>Per poter partecipare al progetto Erasmus, occorre possedere requisiti precisi: per prima cosa, è necessario essere iscritti a un corso di laurea triennale, magistrale oppure a un dottorato di ricerca. Oltre a questo requisito, occorre aver completato il primo anno di studi, essere cittadini dell’Unione Europea (o di Norvegia, Islanda, Liechtenstein e Turchia) ed avere un livello di conoscenza linguistica adeguato, spesso certificato dalla stessa università di partenza tramite i CLA (Centri linguistici di ateneo). Una volta selezionati per l&#8217;Erasmus, allo studente è garantita una borsa di mobilità, con un importo mensile che varia a seconda del paese di destinazione e che consente di coprire in parte o per intero le spese di vitto e alloggio.</p>



<p>Per quanto riguarda gli esami, lo studente deve sviluppare prima della partenza il cosiddetto <em>Learning Agreement</em>, vale a dire un piano di studi nel quale sono inclusi gli esami che intende sostenere all’estero. Questo «accordo di studio» tra studente, università di appartenenza e ateneo ospitante è un documento fondamentale, che garantisce la convalida in Italia degli esami sostenuti durante l’Erasmus. Per molti studenti universitari europei, questo programma offre altresì l&#8217;opportunità di vivere all&#8217;estero per la prima volta in maniera indipendente. Tutto ciò aiuta a comprendere perché sia diventato una sorta di fenomeno culturale, molto popolare fra gli studenti universitari europei.</p>



<h5>Il mio Erasmus in Germania</h5>



<p>Non volendo essere da meno, all’inizio del quarto anno di studi mi sono tuffata anch&#8217;io nell’onda dell&#8217;Erasmus e sono volata ad Amburgo, città per me semisconosciuta (salvo poi scoprire qualche tempo dopo che, in realtà, è la seconda città tedesca per numero di abitanti) nel profondo nord della Germania, quasi al confine con la Danimarca. La scelta è stata facile: ho sempre avuto un debole per la terra teutonica, parlo il tedesco (più o meno) e il mio sogno nel cassetto è da sempre quello di vivere in una villetta tinteggiata d&#8217;azzurro acceso con vista sul Mare del Nord.</p>



<p>Quando sono arrivata ad Amburgo, avevo 21 anni &#8211; sono nata ad ottobre. Un mese dopo il mio arrivo ne ho compiuti 22. Avevo già lasciato il nido altre volte, ma sempre per qualche settimana o poco più. Questa era la mia prima volta da sola, senza alcun punto di riferimento. Pensavo di non poter sopravvivere senza le mie radici: eppure, ho scoperto che, se le radici non si possono tagliare di netto, è altrettanto vero che se ne possono creare di nuove.</p>



<h5>Perché partire?</h5>



<p>Durante l’Erasmus ho imparato molte cose, sintetizzabili in otto punti:</p>



<p>1) La persona che siamo stati fino a quel momento non corrisponde sempre al nostro vero io. Andare in un posto dove nessuno ti conosce è una sfida: gli altri non avranno nessun preconcetto sulla nostra persona, noi non siamo obbligati a seguire uno schema.</p>



<p>2) Stare lontano rafforza le (vere) amicizie.</p>



<p>3) Una volta tornato, ti sembrerà di essere un madrelingua: vivere ogni giorno con persone che non parlano la tua lingua ti obbliga a cavartela e a migliorarti.</p>



<p>4) Ci saranno molti momenti difficili. Tanto per fare un esempio: da un giorno all&#8217;altro, la mia lavatrice ha deciso di rompersi. Con le mie sole forze e un manuale di istruzioni in tedesco, alla fine sono riuscita a ripararla, ma quanta fatica!</p>



<p>5) Rafforza il curriculum: avere alle spalle una o più esperienze di mobilità internazionale è sicuramente un elemento in grado di fare la differenza tra noi e gli altri candidati a un posto di lavoro.</p>



<p>6) Le prospettive cambiano: vivere circondati da persone che appartengono a un&#8217;altra cultura e vedono le cose in maniera completamente differente vi trasformerà senza che ve ne rendiate conto.</p>



<p>7) Si diventa indipendenti: vivere da soli in un paese straniero è un&#8217;occasione impareggiabile per imparare a superare gli ostacoli da soli.</p>



<p>8) Costruirai amicizie su scala globale: in ogni paese del mondo avrai un punto di approdo, qualcuno da incontrare e su cui potrai sempre contare.</p>



<p>Oltretutto, vivere all’estero ti permette di esplorare in lungo e in largo lo Stato (o la regione) nella quale vivi. Infine, ogni week-end è buono per prendere un aereo e viaggiare: Norvegia, Danimarca, Belgio, Repubblica Ceca sono solo alcuni dei paesi che ho visitato durante il mio soggiorno all’estero.</p>



<p>L’Erasmus è un’esperienza unica nella vita. Se saprete viverla al meglio, approfittando di ogni momento e non scoraggiandovi, potrebbe aprirvi quelle porte che non pensavate nemmeno di aprire lungo il vostro cammino. Non perdetela!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>L’avventura di Pietro Terranova: dalla Polonia alla Sicilia in bicicletta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quest’estate Pietro Terranova si trovava in Erasmus a Lublino, in Polonia, quando ha deciso di intraprendere un’incredibile impresa: tornare in Sicilia in bicicletta. Appena laureato in Ingegneria Meccanica, Pietro è un ragazzo sportivo pieno di entusiasmo. Raccontaci di te e della tua avventura Durante questi mesi mi trovavo in Erasmus in Polonia e continuavo a lavorare in smartworking con l’Università di Pittsburgh, dove ero stato sei mesi per un progetto di ricerca. L’Erasmus durante il lockdown non è stato un’esperienza [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Quest’estate Pietro Terranova si trovava in Erasmus a Lublino, in Polonia, quando ha deciso di intraprendere un’incredibile impresa: tornare in Sicilia in bicicletta. Appena laureato in<strong> </strong>Ingegneria Meccanica, Pietro è un ragazzo sportivo pieno di entusiasmo.</p>



<p></p>



<p></p>



<p><strong>Raccontaci di te e della tua avventura</strong> </p>



<p>Durante questi mesi mi trovavo in Erasmus in <strong>Polonia</strong> e continuavo a lavorare in smartworking con l’Università di <strong>Pittsburgh</strong>, dove ero stato sei mesi per un progetto di ricerca. L’Erasmus durante il lockdown non è stato un’esperienza a mente libera. Per fortuna verso la fine la vita è ricominciata e lì abbiamo iniziato a viaggiare. Non avendo avuto tanto tempo per riflettere sul mio futuro, ho deciso di fare una cosa a cui non avevo mai pensato: un viaggio in bicicletta. Quest’idea nasce dal pretesto del volo cancellato e trova terreno fertile grazie alla voglia di avere del tempo a disposizione. Ho iniziato a girare con le biciclette del bike sharing e senza aver mai avuto un’esperienza ciclistica mi sono messo alla prova, aumentando sempre di più i chilometri percorsi ed iniziando ad allenarmi ad alta intensità; mi sono reso conto di non essere stanco, fino a che il 27 maggio ho comprato la bicicletta e ho iniziato ad armarla con borse, borracce e tutto il materiale necessario. Il primo luglio ho concluso le pratiche universitarie e ho deciso di partire &#8211; all’inizio era una sfida con me stesso &#8211; ma il principio base di quest’esperienza era per me la condivisione: la gente mi fermava per strada<em>,</em> i giornalisti mi chiamavano ed i miei followers su Instagram aumentavano sempre di più. Il mio format Instagram era da intrattenimento, cercavo di creare storie divertenti per il pubblico. Sono partito da <strong>Lublino</strong> il primo luglio, ero euforico per il viaggio che iniziava ma allo stesso tempo preoccupato di poter scoprire che si trattava di una cosa più grande di me. Il primo arrivo, a <strong>Kielce </strong>(175 km) è quello che mi ha stupito di più; lì ho dovuto mandare i bagagli a casa per alleggerirmi. Il giorno dopo sono partito per <strong>Cracovia</strong>, dove ho incontrato amici dell’Erasmus, da qui sono ripartito alla volta della Repubblica Ceca per passare la frontiera e sono arrivato ad <strong>Ostrava</strong>.&nbsp;Il giorno dopo ho fatto <strong>Brno-Vienna </strong>e lì mi sono fermato per visitare questa meravigliosa città. Da qui in poi ho vissuto una delle parti più dure del tour: da <strong>Vienna</strong> a <strong>Graz</strong> sono stati 210 km in salita, con una montagna da mille metri in mezzo.&nbsp;E’ stata tosta però anche una delle giornate più belle, c’era da sfondo un paesaggio immerso nella natura e in più ho avuto la conferma di poter fare una cosa che non avrei mai immaginato. Poi da lì mi sono diretto verso <strong>Maribor</strong> per fermarmi a <strong>Ljubljana</strong>, una città piena di giovani. Quando da Ljubljana sono arrivato a <strong>Fiume</strong>, ho rivisto il mare dopo un anno; la costa della <strong>Croazia</strong> è stato uno dei luoghi più belli da attraversare, era tutto mare: un paesaggio abbandonato, incontaminato, di natura selvaggia. Avrei voluto fermarmi per un bagno ma avevo un traghetto da prendere e non sapevo a che ora fosse l’ultimo, era una corsa contro il tempo, sono arrivato alle 17 con un caldo terribile. Su Instagram c’è una mia foto su questo promontorio che passava dal mare alla montagna, un meraviglioso sfondo con le isole croate dietro di me. Passando per <strong>Prizna</strong>, un punto diventato famoso per i traghetti che ti portano direttamente sull&#8217;<strong>isola di Pag</strong>, ho trovato un territorio diverso, arido, sembrava di essere su Marte, la terra era rossa, piena di pietre, non c’era nessun tipo di vegetazione e mi sono chiesto: <em>“Ma dove sono finito?”</em>. Da <strong>Novalja</strong> il giorno dopo sono partito presto; i turisti in questo periodo di pandemia sono pochi, quindi il mare era tutto per me. Da <strong>Zara</strong> ho preso finalmente il traghetto che mi ha portato in Italia dopo 17 giorni di viaggio.&nbsp;</p>



<p><strong>Quanti Paesi hai attraversato?</strong> </p>



<p>Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Slovenia, Croazia e Italia. Il viaggio è durato 27 giorni con circa 2800 Km pedalati.</p>



<p><strong>Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?</strong></p>



<p>La consapevolezza di me stesso: durante il viaggio scopri parti di te che non conosci, ti fa crescere da tanti punti di vista non solo della gestione personale, delle energie ma anche delle emozioni. Mi ha dato la possibilità di pensare a ciò che conta veramente, le mie vere passioni.</p>



<p><strong>Lo rifaresti?&nbsp;</strong></p>



<p>Assolutamente sì, sicuramente cambierei le strade, perché alcune volte mi sono trovato in difficoltà, da solo in mezzo ai boschi.&nbsp;All’interno della <strong>Puglia</strong> ci sono zone aride, dove i centri abitati sono molto distanti tra loro, ed io mi sono ritrovato lì, con il caldo di mezzogiorno, avevo finito l’acqua perché avevo perso una borraccia, ero quasi alla fine del viaggio e avrei dovuto razionare il cibo, salvaguardare le energie ed invece non l’avevo fatto.&nbsp;Il più vicino centro abitato si trovava a 15 km ed il navigatore mi aveva portato in una strada sterrata in mezzo ai campi di grano dove ha iniziato ad inseguirmi un cane; riesco a sfuggirgli, tuttavia mi ritrovo davanti un sentiero sterrato con un campo di grano, non sapevo più dove andare, allora sperando che la strada fosse dietro questo campo comincio a pedalare ed oltre c’era solo un lago. Mi sono sentito perso, ma per fortuna sono riuscito a ritrovare la giusta via.</p>



<p><strong>Il momento più emozionante?</strong> </p>



<p>Mi trovavo in <strong>Calabria</strong> quando in prossimità del punto più alto di una montagna inizio a vedere la <strong>Sicilia</strong>. E’ stato il momento più bello del viaggio, quello in cui ho pianto dall’emozione, perché rivedere casa dopo sei mesi mi ha fatto rendere conto che questo era il motivo per cui ho pedalato tutti quei chilometri; noi siciliani viviamo questa nostalgia in modo particolare, la nostra isola, questa terra che ti chiama così forte. L’arrivo a <strong>Palermo</strong> è stato il 27 luglio con una cerimonia di accoglienza organizzata per me dai professori. Io faccio parte di un progetto universitario: insieme ad un team di ragazzi costruiamo barche a vela, e loro mi hanno fatto trovare una delle nostre davanti la facoltà di Ingegneria. Si chiama <strong>Zyz Sailing Team,</strong> “Zyz” &#8211; che significa “fiore”- è il nome che i fenici diedero a Palermo quando arrivarono qui.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato in versione ridotta sul Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;AltraVoce dei Ventenni il 26/10/202</em>0</p>
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		<title>Io resto Erasmus, l&#8217;iniziativa dell&#8217;agenzia Erasmus plus Indire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrichetta Alimena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 50 % dei ragazzi italiani è rimasto nel Paese ospitante In queste settimane di quarantena, in cui tutta l&#8217;Europa e il mondo si sono fermati, un periodo in cui milioni di persone, a ogni latitudine si sono ritrovate a vivere spesso in pochi metri quadrati, a causa di un nemico invisibile, centinaia di migliaia di ragazzi si sono chiesti se torneranno a viaggiare. In particolare: l&#8217;Erasmus, che rappresenta per la nostra generazione rito di passaggio e di svolta, occasione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4><em>Il 50 % dei ragazzi italiani è rimasto nel Paese ospitante</em></h4>



<p>In queste settimane di quarantena, in cui tutta l&#8217;Europa e il mondo si sono fermati, un periodo in cui milioni di persone, a ogni latitudine si sono ritrovate a vivere spesso in pochi metri quadrati, a causa di un nemico invisibile, centinaia di migliaia di ragazzi si sono chiesti se torneranno a viaggiare.</p>



<p>In particolare: l&#8217;Erasmus, che rappresenta per la nostra generazione rito di passaggio e di svolta, occasione di crescita e presa di coscienza di sé e del mondo, potrà continuare? Questa è la domanda che si sono fatti migliaia di giovani europei.</p>



<p>Ebbene, possiamo dire che la risposta è sì: lo slogan che infatti oggi risuona tra i giovani è #iorestoErasmus.<br>L&#8217;iniziativa è stata promossa dell&#8217;Agenzia Erasmus Plus Indire (agenzia nazionale che gestisce la mobilità in entrata e in uscita), coordinata da Sara Pagliai, proprio per supportare i giovani europei e farli sentire ancora parte attiva del progetto.</p>



<p>L&#8217;hashtag si è immediatamente diffuso in tutta la penisola, dando vita a una campagna social che dalle Alpi alle isole grida al mondo la voglia di viaggiare e di non fermarsi.<br>Secondo i dati della Commissione Europea, circa il 60% dei ragazzi ha lasciato il Paese ospitante ed è tornato nella propria città.</p>



<p>È stata una scelta non facile, fatta da ragazzi, spesso, poco più che ventenni che hanno visto interrotto il loro sogno e si sono arresi di fronte a un qualcosa più grande di loro. Hanno lasciato spesso in fretta le loro camere, abbandonando libri, oggetti e vestiti, che ancora si stanno, con difficoltà, provando a recuperare, anche attraverso l&#8217;ESN (Erasmus Student Network).</p>



<p>Il 40% degli studenti europei ha invece deciso di restare nel paese ospitante, tra gli italiani si è raggiunto addirittura il 50%. Le università hanno attivato infatti corsi e attività on-line, che hanno permesso a questi giovani di non sentirsi soli, ma anzi parte di una comunità più grande.</p>



<p>IorestoErasmus ha raccolto una serie di storie positive, di resilienza, come quella della ragazza di Bologna che studiava medicina e che ora lavora come volontaria a Bruxelles oppure quella di un ragazzo del Mozambico che è rimasto a studiare in un conservatorio italiano.</p>



<p>Tra i tanti giovani ci sono anche studenti calabresi come Giovanni De Maria, che dall&#8217;università di Bologna si era trasferito al Royal Institute of Technology di Stoccolma. In questo periodo, poi, sono state tante le iniziative online portate avanti dai giovani Erasmus come gli appelli a restare a casa e al rispetto delle restrizioni durante il lock-down.</p>



<p>Ricordiamo tra queste il film uscito il 12 aprile su tutte le piattaforme on-demand intitolato Un figlio di nome Erasmus, con Ricky Memphis e Luca e Paolo per la regia di Alberto Ferrari. La commedia racconta la storia di quattro amici quarantenni − Pietro, Enrico, Ascanio e Jacopo – che vengono chiamati a Lisbona per il funerale di Amalia, la donna che tutti e quattro hanno amato da ragazzi quando facevano l&#8217;Erasmus in Portogallo.</p>



<p>Amalia ha lasciato un’inaspettata eredità: un figlio concepito con uno di loro. Ma chi è il padre? Aspettando i risultati del test del DNA, i quattro amici decidono di andare alla ricerca di questo misterioso figlio ventenne e intraprendono un rocambolesco ed emozionante viaggio attraverso il Portogallo insieme ad una ragazza che si offre di aiutarli.</p>



<p>Il film, trasmesso contemporaneamente su tutte le piattaforme nel giorno di Pasqua, sta a ricordare come per tutti noi l&#8217;Erasmus sia stato un momento fondamentale e come siamo tutti, in fondo, suoi figli, tra vecchie e nuove generazioni.</p>



<p>Il progetto Erasmus quindi non si è mai veramente fermato e non si fermerà, anche se almeno per il primo semestre 2020 si prevede una modalità mista online e in presenza per far fronte alle misure di contenimento del virus che dovranno ancora essere rispettate.</p>



<p>A sottolineare che il progetto Erasmus proseguirà c&#8217;è la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell&#8217;Unione Europea dell&#8217;invito a richiedere l&#8217;accreditamento per i settori scuola, educazione degli adulti e formazione, che anticipa il nuovo programma 2021-2027.</p>



<p>Erasmus è un progetto che può riguardare tutti, giovani e meno giovani: scuole, università, centri di formazione, studenti, insegnanti, formatori o, semplicemente, chi ha voglia di scoprire il mondo. Anche in questo periodo, infatti, prosegue l&#8217;offerta di scambi culturali, training course ed esperienze interculturali di ogni tipo, portate avanti da diverse associazioni, con viaggi all’estero che possono durare una settimana, un mese, un anno o anche più: ciò che non cambia è l&#8217;unicità dell&#8217;esperienza stessa.</p>



<p>Tutti questi progetti, che fino a qualche anno fa erano parte dei programmi come Erasmus e Leonardo, oggi sono riuniti nel grande mondo Erasmus Plus, ancora tutto da esplorare.</p>



<p>Perciò, con un nuovo finanziamento complessivo del progetto Erasmus Plus di 56 milioni di euro, possiamo davvero dire io resto Erasmus, per continuare a viaggiare, sognare e pensare al futuro.</p>



<p></p>



<p><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud – l’AltraVoce dell’Italia di lunedì 01/06/2020</em></p>
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		<title>Erasmus, tutti dovrebbero partire</title>
		<link>https://ventiblog.com/erasmus-tutti-dovrebbero-partire/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Ventenni nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se c’è un’esperienza che andrebbe fatta nella vita di un giovane è di certo l’Erasmus. Dura pochi mesi ma cambia la vita. Tutti dovrebbero partire, per tornare con una ricchezza infinita, che è data da un notevole bagaglio culturale, dall’apprendimento di nuove lingue, dal bisogno di mettersi in gioco. Ed è il primo passo serio per costruire il proprio futuro.&#160; Ricordo il mio Erasmus a Granada come se fosse ieri. Studiando Giurisprudenza, ho avuto la chance di assistere in tribunale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Se c’è un’esperienza che andrebbe fatta nella vita di un giovane è di certo l’Erasmus. Dura pochi mesi ma cambia la vita. Tutti dovrebbero partire, per tornare con una ricchezza infinita, che è data da un notevole bagaglio culturale, dall’apprendimento di nuove lingue, dal bisogno di mettersi in gioco. Ed è il primo passo serio per costruire il proprio futuro.&nbsp;</p>



<p>Ricordo il mio Erasmus a <strong>Granada</strong> come se fosse ieri. Studiando Giurisprudenza, ho avuto la chance di assistere in tribunale ad alcune udienze, finalmente un’esperienza viva, sul campo! Fui anche scelta come intervistatrice per un progetto di Diritto dell’Unione Europea: dovevo raccogliere le testimonianze degli operai in giro per i cantieri in merito alla crisi economica, fu un’esperienza unica. Ciò che si ha di speciale emerge durante l’Erasmus.&nbsp;Imparai lo spagnolo, il lavoro in team e tante altre esperienze che oggi porto con me, dalle amicizie da tutto il mondo alla passione per i viaggi.&nbsp;Non dimenticherò mai l’<strong>Albaicín</strong>, quartiere arabo in cui si respira un’atmosfera antica e magica, con i musicisti che suonano per le strade dalle casette bianche, il profumo del tè e i colori da fotografare, e poi da lì salire fino al <strong>Mirador de San Nicolás</strong>, da cui si può godere di una vista mozzafiato dell’<strong>Alhambra.</strong></p>



<p>Quando mia sorella Alessia mi disse di aver vinto una borsa di studio per l’Università <strong><em>Rey Juan Carlos </em>di Madrid</strong>, tra le più ambite di Spagna, ho avuto l’occasione di darle alcuni consigli e di rivivere tramite il suo Erasmus quei mesi indelebili.&nbsp;Ed è la sua esperienza che oggi voglio raccontarvi attraverso le sue parole. Alessia ha 23 anni e studia Economia e Commercio all’Università Lumsa di Palermo.<br></p>



<h3><strong>Cosa ti ha colpito di più di Madrid?</strong></h3>



<p>Quando a maggio siamo partite per Madrid per l’addio al nubilato di nostra sorella Carla me ne sono innamorata: il verde rigoglioso del <strong>Parco del Retiro</strong>, la maestosità della Gran Via, i suoi vicoli caratteristici, il suo essere classica e moderna al tempo stesso. Per questo l’ho scelta come meta del mio Erasmus. Madrid é una città in cui non ci si annoia mai, vitale, in cui si respira aria di festa a tutte le ore del giorno, dalla mattina con i suoi mercati, come quello antico del <em>Rastro </em>della domenica, ha sempre qualcosa da offrirti.&nbsp;</p>



<h3><strong>Come ti sei trovata all’Università?</strong></h3>



<p>Ho apprezzato molto i corsi di lingua gratuiti messi a disposizione degli studenti e la possibilità di scegliere se seguire le lezioni in spagnolo oppure in inglese. Suggerisco di studiare fin da subito perché ciò consente di fare diversi pre-esami che possono aiutare nel voto finale.</p>



<h3><strong>Come hai vissuto l’allontanamento dalla nostra famiglia? E poi, com’é stata la convivenza in casa?</strong></h3>



<p>E’ stata dura dovere prendere da sola gli appuntamenti per vedere le case parlando una lingua nuova; all’inizio mi ha salvato l’aiuto da casa, con mamma che mi faceva i tutorial su FaceTime su come avviare una lavatrice. Poi grazie alle attività ESN sono riuscita ad ambientarmi. Ho ascoltato il tuo consiglio e ho iniziato una convivenza con ragazze straniere. Le mie coinquiline provenivano da Argentina, Costa Rica, Filippine e Olanda. Le cene internazionali erano un’occasione per riunirci la sera, in cui ciascuna cucinava un piatto tipico del proprio Paese, è stato divertente!</p>



<h3><strong>Raccontaci dei viaggi che hai fatto durante questi mesi</strong></h3>



<p>L’itinerario che ho scelto con le mie nuove amiche é stato &#8211; Malaga, Granada e Cordoba &#8211; un viaggio che mi ha permesso di vedere la Spagna anche da un’altra realtà, che è quella del Sud, piena di colori, stradine nascoste ma ricche di vita.&nbsp;Ero rimasta incantata dai tuoi racconti di viaggio, e devo dire che avevi ragione: l’Andalusia è magica. Ciò che mi è rimasto più impresso è l’influenza araba a Granada, che si riscopre in ogni piccolo dettaglio, dagli odori delle spezie, ai negozi che ti catapultano nel cuore delle tradizioni di un altro Paese.</p>



<h3><strong>Cosa ti rimarrà di questa esperienza? Andresti di nuovo a vivere all’estero?</strong></h3>



<p>Vivere cinque mesi in un ambiente internazionale e multiculturale mi ha permesso di tornare con un bagaglio notevole di esperienze, che mi hanno resa più matura e che consiglio a tutti i miei coetanei. L’Erasmus é uno scambio di pensiero, di culture che si abbracciano tra di loro. In futuro vorrei fare altre esperienze all’estero perché imparare ad adattarsi al cambiamento è la chiave per crescere. Tuttavia, resto molto legata alla mia Italia ed il mio futuro lo vorrei qui.</p>



<h3><strong>Raccontaci una curiosità</strong></h3>



<p>Appena qualche giorno dopo essermi trasferita nella nuova casa, parlando con le coinquiline, scopro che una famosa attrice abita proprio nel nostro palazzo! E si tratta di <em>Tokyo</em>, il mio personaggio preferito de<strong> <em>La casa di carta</em></strong>. Ovviamente, l’hanno incontrata tutte tranne me (ride)!</p>



<h3><strong>Cosa consiglieresti ai ragazzi che devono trasferirsi?</strong></h3>



<p>Consiglio di provvedere a fare la card <strong>ESN</strong> (Erasmus student network), che permette di partecipare ad eventi tra cui lezioni di balli tipici e tante altre attività, oltre a poter usufruire di ottimi sconti con Ryanair. Per gli spostamenti in giro per la città è possibile fare un abbonamento ai mezzi pubblici a soli venti euro al mese. Per quanto riguarda la movida notturna,<em> Lateral </em>e <em>Perrachica</em> sono due tappe obbligatorie. Infine, consiglio di cercare casa con largo anticipo per via del prezzo alto degli affitti.</p>



<h3><strong>Che progetti hai per il futuro?</strong></h3>



<p>Ho appena iniziato uno stage in banca e dopo la laurea vorrei specializzarmi nell’ambito del marketing: un settore in crescita, soprattutto nell’era digitale che stiamo vivendo e che sta rivoluzionando il mondo del lavoro.&nbsp;Un suggerimento che sento di dare a tutti i miei coetanei è quello di non lasciarsi spaventare da un’esperienza lontano dai propri cari, perché é proprio dalle difficoltà di vivere qualcosa di nuovo che nascono le opportunità di crescita. Auguro un grande in bocca al lupo a tutti i ragazzi che partiranno!</p>



<p><em>Già pubblicato su L’Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud il 17/02/2020</em><br> </p>
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		<title>Alla scoperta della Cucina Ceca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[MANGIA GRAECIA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eat. Drink. Fun]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MANGIA GRAECIA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cucina]]></category>
		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[gulasch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emissario di MangiaGraecia alla scoperta della cucina dell&#8217;Europa dell&#8217;Est Praga,&#160;Ottobre&#160;2018. Mi sono imbarcato alla volta della capitale della Boemia, Repubblica Ceca,&#160;per trascorrevi 6 mesi nel contesto del progetto Erasmus +.&#160;Arrivato a destinazione,&#160;con la valigia piena di vestiti e&#160;la testa&#160;in un turbinio&#160;di idee, non è passato molto prima di farmi letteralmente travolgere da un nuovo frenetico&#160;ritmo mondano. Ho affrontato i primi periodi da turista più che da studente – com’è giusto che sia- per cercare di imparare a viaggiare sulla stessa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-text-align-right"><em>Emissario di</em> <em>MangiaGraecia alla scoperta della cucina dell&#8217;Europa dell&#8217;Est</em></p>



<p class="has-drop-cap">Praga,&nbsp;Ottobre&nbsp;2018. <br>Mi sono imbarcato alla volta della capitale della Boemia, Repubblica Ceca,&nbsp;per trascorrevi 6 mesi nel contesto del progetto <strong><em>Erasmus +</em></strong>.&nbsp;<br>Arrivato a destinazione,&nbsp;con la valigia piena di vestiti e&nbsp;la testa&nbsp;in un turbinio&nbsp;di idee, non è passato molto prima di farmi letteralmente travolgere da un nuovo frenetico&nbsp;ritmo mondano. <br>Ho affrontato i primi periodi da turista più che da studente – com’è giusto che sia- per cercare di imparare a viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda delle persone intorno a me. <br>Tante le cose da fare, tantissime le offerte di questa città. <br>Girando&nbsp;in lungo ed in largo, amavo fermarmi nei tipici ristoranti del luogo per ricaricare le forze e riordinare i programmi della giornata.&nbsp;<br>Con la mia&nbsp;Lonely&nbsp;Planet nella destra e l’account&nbsp;instagram&nbsp;di&nbsp;<em>MangiaGraecia</em>&nbsp;nella sinistra,&nbsp;sono andato alla ricerca di posti caratteristici per scoprire l’autentica cucina della Repubblica Ceca.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="768" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16318" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1.jpeg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-225x300.jpeg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-1-640x853.jpeg 640w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Tipico piatto dell&#8217;est, il Gulasch</figcaption></figure>



<p>Mi&nbsp;è apparso subito chiaro che mi trovavo&nbsp;davanti una cucina povera e&nbsp;basata su pochi ingredienti, primi tra questi&nbsp;patate, aglio, carne di vitello e maiale in tutte le salse, anatra e pesci di fiume. <br>Il Principe di tutti i&nbsp;Menu’&nbsp;era&nbsp;sempre il&nbsp;<em>Guláš</em>, il famoso spezzatino di manzo in&nbsp;una speziata&nbsp;salsa di pomodoro, spesso&nbsp;e&nbsp;voltentieri&nbsp;accompagnato da “<em>bramborové&nbsp;knedlíky</em>”, ovvero i famosi&nbsp;Dumplings&nbsp;o gnocchi di patate,&nbsp;usati né più né meno come pane.&nbsp;<br>In alcuni ristoranti la puoi trovare servito&nbsp;all’interno di un pane da mezzo chilo scavato a&nbsp;mò&nbsp;di coppetta, carinissimo.&nbsp;<br>Ho ritrovato questo piatto in Ungheria visitando Budapest, in Germania e in Slovacchia e si può dire che è un piatto base nella cucina del centro-est dell’Europa con radici&nbsp;antiche sul territorio, per cui non&nbsp;esclusivo della cucina ceca ma comunque una pietra miliare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Un altro must di questa cucina, fedele accompagnatore&nbsp;nelle fredde serate,&nbsp;è&nbsp;“<em>pečená&nbsp;vepřová&nbsp;stopka</em>”, lo stinco di maiale al forno, ordinato semplicemente come “pork&nbsp;knee”. <br>Hai molta fame? Prendilo.&nbsp;E’&nbsp;un intero stinco&nbsp;di maiale di circa 750 gr, accompagnato anch’esso da gnocchi o verdura e varie salse.&nbsp;La carne di maiale, a mio modesto parere, è differente da quella che possiamo apprezzare nelle nostre zone&nbsp;(ndr&nbsp;Calabria). Anche nella stessa carne acquistata in macelleria notavo un&nbsp;maggiore quantitativo di grasso frammisto alle fibre muscolari che implementavano il sapore ad ogni singolo boccone. A tal riguardo da provare è il maiale arrosto che viene venduto negli stand in centro, a “<em>Staromêstká”&nbsp;</em>per la precisione, che inebria l’olfatto e che di sicuro non passa inosservato.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="617" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-1024x617.jpeg" alt="" class="wp-image-16321" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-1024x617.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-300x181.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44-640x386.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.40.44.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il <em>pečená&nbsp;vepřová&nbsp;stopka</em>, tipico stinco di maiale</figcaption></figure>



<p>Ma cosa c’è di meglio di una zuppa per affrontare a stomaco pieno il rigido inverno Ceco? Certamente una zuppa, “<em>polévka</em>“.&nbsp;Sono tante quelle presenti sui menù, dalla zuppa all’aglio&nbsp;(<em>česnečka</em>), di patate&nbsp;(<em>bramboračka</em>)&nbsp;alla zuppa di funghi&nbsp;(<em>houby</em>). I funghi sono di ottima qualità, colti nelle magnifiche aree boschive che circondano la città o che si distendono a perdita d’occhio per molta parte della Boemia. Una curiosità sugli&nbsp;abitanti del luogo è che spesso amano spendere le loro domeniche libere alla ricerca di funghi, come uscita familiare, per allontanarsi dal logorio della Metropoli.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-16323" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-1024x768.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-640x480.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2-80x60.jpeg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/WhatsApp-Image-2019-10-27-at-18.39.54-2.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Polévka</em>, la zuppa</figcaption></figure>



<p>Dopo un lauto pasto c’è sempre posto per il dolce, si dice. <br>A Praga di certo non ne mancano. Il&nbsp;“<em>Trdlo</em>”&nbsp;è un dolce tipico,&nbsp;fatto da un impasto che viene arrotolato su cilindri di legno che roteando sui carboni, cuocendolo&nbsp;quanto basta per renderlo croccante fuori e soffice dentro. Viene poi cosparso di zucchero e per finire può essere riempito di nutella, gelato o panna. A me, personalmente, non fa impazzire, ma non vi mancherà di incontrare turisti girare con questo “cono” per le strade del centro.&nbsp;<br>“<em>Jablečný&nbsp;závin</em>“&nbsp;vi&nbsp;dice qualcosa? Penso di no, ma lo&nbsp;Strüdel&nbsp;di mele lo conoscete bene. Anch’esso non originario della Repubblica Ceca ma fortemente radicato nella loro cucina, come in quella di tutto il centro Europa;&nbsp;è&nbsp;un&nbsp;pò&nbsp;il&nbsp;Gulás&nbsp;dei dolci.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="893" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-893x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-16319" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image.jpeg 893w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-262x300.jpeg 262w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/10/image-640x734.jpeg 640w" sizes="(max-width: 893px) 100vw, 893px" /><figcaption><em>Pivo</em>, birra originale ceca</figcaption></figure>



<p>A questo punto la domanda sorge spontanea, come fare a mandare giù tutte queste portate senza sentirsi “il groppo in gola”?&nbsp;La&nbsp;risposta non può che essere la&nbsp;birra ceca, “<em>Pivo</em>”.&nbsp;<br>“Se sta bevendo birra prima delle 11:00&nbsp;am&nbsp;allora è&nbsp;ceco&#8221; ho&nbsp;letto&nbsp;scritto&nbsp;su un muro. <br>Come l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro allora la Repubblica&nbsp;Ceca è fondata sulla birra, lasciatemelo passare (&#8230;e comunque sono degli ottimi lavoratori). <br>I&nbsp;Cechi sono la popolazione che al mondo consuma più birra fra tutti; non i Tedeschi o gli Irlandesi, i Cechi. La loro tradizione inizia&nbsp;nel medioevo dove veniva prodotta nei monasteri. Ancora oggi&nbsp;si può&nbsp;degustare una “<em>Pivo”&nbsp;</em>presso il Monastero&nbsp;di&nbsp;<em>Strahov</em>&nbsp;che produce la propria birra in qualità di micro-birrificio,&nbsp;sedendosi comodi&nbsp;nel&nbsp;“beer&nbsp;garden”&nbsp;ed osservando la collina di&nbsp;<em>Petrin</em>&nbsp;sulla destra, il Castello “<em>Hrad</em>” sulla sinistra e la città come sfondo centrale, suggestivo.&nbsp;</p>



<p>Tra tutte le birre prodotte in questo Paese, la&nbsp;<em>Pilsner&nbsp;Urquell</em>&nbsp;è quella&nbsp;che maggiormente rappresenta la Repubblica Ceca,&nbsp;nasce solamente in uno&nbsp;stabilimento in tutto il mondo con sede a Plzen. Visitandolo puoi accedere a tutti i livelli della produzione, finanche nelle vecchie cantine sotterranee che si estendono per diversi chilometri, dove veniva e viene fatta fermentare e conservata in botti di legno.&nbsp;Birra leggera, chiara, con una gradazione alcolica intorno a 5,6%. Un mezzo litro costa circa 50 Kr, ovvero 2 euro, Cheap.&nbsp;“<em>Pivnice</em>”&nbsp;è una parola che si trova frequentemente sulle insegne&nbsp;dei locali in giro per Praga, vuol dire birreria.&nbsp;Non possono che essere presenti ad ogni angolo&nbsp;ed&nbsp;ognuna ha la propria storia.&nbsp;<br></p>



<p>Un giorno,&nbsp;alla ricerca di una birreria tipica,&nbsp;ecco&nbsp;“U&nbsp;Zlateho&nbsp;Tygra”, la tigre dorata. Locale rustico, in legno, tavolate comuni e tante raffigurazioni di tigri sulle pareti. Scorgendo bene tra queste mi è risaltata agli occhi una foto, Bill Clinton fotografato in quello stesso locale dove ero io. Venni a sapere che,&nbsp;in visita a Praga,&nbsp;Clinton&nbsp;chiese all’allora presidente della Repubblica Ceca di portarlo a mangiare in un posto tipico, lo portò allora proprio li, a degustare quello&nbsp;appena&nbsp;elencato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Girando per il mondo incontreremo sempre cucine diverse, e spesso non andranno d’accordo con il nostro palato, ma un tavolo apparecchiato, una buona birra e un’allegra compagnia saranno in grado di fare scendere anche il boccone più duro.&nbsp;<br></p>



<p>“<strong><em>Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia</em></strong>” (J.W.Gotethe).&nbsp;</p>
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		<title>DIARIO DI UN ERASMUS &#8211; GIORNO 3</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Claudio Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 09:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[clooney]]></category>
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		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalità]]></category>
		<category><![CDATA[speed friend]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Decido di andare al primo evento organizzato da queste associazioni studentesche. Si chiama “Speed friend”, una sorta di speed date americano, ma con l’obiettivo di stringere l’amicizia, piuttosto che trovare un partner sessuale o uno psicopatico che a cinquant’anni vive ancora con la madre. Entro nel locale e mi dirigo subito verso il bancone. Non so cosa mi potrebbe riservare la serata e l’alcol, quasi sempre, è la migliore soluzione per camminare a passo, quasi sempre, sicuro verso l’ignoto. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/diario-di-un-erasmus-giorno-3/">DIARIO DI UN ERASMUS &#8211; GIORNO 3</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Decido di andare al primo evento
organizzato da queste associazioni studentesche. Si chiama “Speed friend”, una
sorta di speed date americano, ma con l’obiettivo di stringere l’amicizia,
piuttosto che trovare un partner sessuale o uno psicopatico che a cinquant’anni
vive ancora con la madre.</p>



<p>Entro nel locale e mi dirigo subito verso il bancone. Non so cosa mi potrebbe riservare la serata e l’alcol, quasi sempre, è la migliore soluzione per camminare a passo, quasi sempre, sicuro verso l’ignoto.</p>



<h2>La birra annacquata<br></h2>



<p>Una birra media costa due euro. La Barcellona che mi piace, penso subito. Senonché, al primo sorso, mi accorgo che il livello di annacquamento è tale da non farmi neanche provare l’ebbrezza del sapore amarognolo del luppolo.</p>



<p>L’attività inizia e, ogni quattro minuti, io e la mia birra annacquata dobbiamo cambiare posto. Passano le birre e passano anche i ragazzi e le ragazze che, mano a mano, conosco. Una vera e propria babele, in cui l’alcol ben presto inizia a dettare l’inquinamento acustico e il livello delle risate sguaiate.</p>



<h2>La Babele</h2>



<p>Colombiane, cilene, finlandesi,
olandesi, inglesi contrari alla Brexit, inglesi favorevoli alla Brexit (lo
sapete che siete in Erasmus, progetto finanziato dall’Unione Europea, vero?), belgi
che parlano italiano e italiani che parlano cinese, tedeschi che parlano solo
tedesco e una russa che vive in Germania, parla spagnolo, ma ragiona come un’abruzzese,
un croato che rimpiange Tito e un certo Salvatore che vive a Roma, ma ha l’accento
trevigiano.</p>



<p>Inizio ad avere giramenti di
testa.</p>



<p>Poi si presenta lui: etnia
asiatica, alto, probabilmente di origine nipponica. Si chiama Ping ed è
tedesco, di Monaco. Beve vino rosso e si vergogna a dire che segue il calcio,
perché ritiene un banale cliché un tedesco che tifa calcio. Ricapitolando: hai
gli occhi a mandorla, sei tedesco, ti chiami Ping, bevi vino rosso e ti preoccupi
di dire che segui il calcio? Ti prego dimmi che è la mia quinta birra annacquata
a farmi capire male.</p>



<p>Invece no, avevo capito tutto bene. Mi guardo attorno e, mentre mi approprio dell’ennesima acqua al sapore di birra, ripenso alle parole di Clooney in “Tra le nuvole”: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p> &#8220;Sono come mia madre: uso gli stereotipi, si fa prima&#8221;.</p></blockquote>
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		<item>
		<title>DIARIO DI UN ERASMUS &#8211; GIORNO 1</title>
		<link>https://ventiblog.com/diario-di-un-erasmus/</link>
					<comments>https://ventiblog.com/diario-di-un-erasmus/?noamp=mobile#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Claudio Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jan 2019 14:01:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[barcelona]]></category>
		<category><![CDATA[catalano]]></category>
		<category><![CDATA[diario]]></category>
		<category><![CDATA[erasmus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AEROPORTO Parto dall’aeroporto di Torino nel pieno pomeriggio. Sono armato di valigie che sfiorano il limite del peso consentito e di tanta voglia che il viaggio duri il meno possibile. Non vedo l’ora che le mie attenzioni non siano più rivolte a non farmi fregare da sotto il naso le valigie da qualche abile borseggiatore di provincia. Mi dirigo al Gate con aria sicura, cercando di non mostrare la stanchezza di giorni e giorni di preparazione. Arrivo e mi posiziono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2><strong>AEROPORTO</strong><br></h2>



<p class="has-drop-cap">Parto dall’aeroporto di Torino nel pieno pomeriggio. Sono armato di valigie che sfiorano il limite del peso consentito e di tanta voglia che il viaggio duri il meno possibile. Non vedo l’ora che le mie attenzioni non siano più rivolte a non farmi fregare da sotto il naso le valigie da qualche abile borseggiatore di provincia.</p>



<p>Mi dirigo al Gate con aria
sicura, cercando di non mostrare la stanchezza di giorni e giorni di
preparazione. Arrivo e mi posiziono in una fila stranamente ordinata per degli
italiani. Mi guardo attorno e scopro che la maggior parte sono turisti. Tutto
torna.</p>



<p>Il Gate presenta, da subito, un
ostacolo piuttosto fastidioso: continue vampate di caldo tropicale investono il
mio pesante cappotto e gli altri presenti. Passano i minuti, ma gli steward non
lasciano ancora imbarcare. Noto un’altra fila, appena al fianco della mia. È la
plenipotenziaria fila dei viaggiatori priority, l’elite dell’aria. Fieramente
impettiti nei loro completi scuri, tenendo strette le ventiquattrore gonfie dei
Mac, ci guardano con sommo disprezzo.</p>



<p>Il tempo continua a scorrere;
siamo lì, in piedi con il calore di un luglio inoltrato a Tangeri a tenerci
appiccicati i vestiti alla pelle. I bambini stufi e irrequieti, iniziano a
correre, giocare e gridare come forsennati. Gli adolescenti meno timorosi della
sporcizia del pavimento di un aeroporto nel pieno della giornata lavorativa, si
siedono a terra. In molti guardano i propri telefoni alla ricerca di qualcosa
per combattere una noia che sta diventando parte della nostra anima.</p>



<p>Infine, eccolo. Il dipendente della compagnia aerea si avvicina a grandi falcate, cercando di non inciamparsi nei suoi pantaloni esageratamente grandi. Inizia l’imbarco. Ma non per noi proletari, viaggiatori di serie B. Dobbiamo attendere che gli eccellentissimi priority, con la velocità tipica da bradipi tridattili sudamericani, entrino e si sistemino nei loro sedili più larghi di sei centimetri quadrati.</p>



<h2><strong>L&#8217;ARRIVO</strong></h2>



<p>Arrivo a Barcellona un’ora e
mezza dopo. Il sole è già calato e il mio umore con esso. Riesco a recuperare
le valigie e prendo al volo un taxi. A guidarlo è un certo Francisco, dolcevita
e baffo austero. Per non tradire la mia ignoranza sulla lingua catalana, gli
mostro un post-it su cui avevo segnato l’indirizzo della mia (futura) dimora.
Scambiamo due parole e parte.</p>



<p>Il traffico è allucinante. Il tassametro scorre rapidamente. Francisco è sintonizzato su una radio locale che parla di politica. Una tipa con voce squillante sta cercando (maldestramente, a giudicare dai continui balbettii) di spiegare la definizione di terrorista politico. Quando arriviamo a destinazione, Francisco mi sorride e mi chiede da quale regione del Portogallo io provenga. Non ricambio il sorriso.</p>



<p>Prendo le valigie e mi affretto a
dirigermi verso il portone di casa. Un tipo, sbucato dalla penobra, mi si
avvicina e mi fa: “hey guy, weed?”.</p>



<p>Sarà una lunga esperienza.</p>
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		<title>Associazione MK @ tra Promozione dei Borghi e Turismo Esperienziale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Madeo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 18:54:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono tornato dall&#8217;altra parte delle stivale, in Calabria, nei meandri della cultura ellenico-bizantina. E&#8217; sabato mattina, 24 Marzo, ed esco a respirare un pò d&#8217;aria nuova e a passeggiare sotto il sole. Incontro qualche amico e via&#8230;il tempo di raccontarci un po&#8217; di cose e vengo a conoscenza di un nuovo progetto: Associazione MK, un&#8217;associazione di promozione sociale, culturale, turistica e del tempo libero. MK nasce grazie all&#8217;impegno e alla pura volontà di un gruppo di giovani laureati e brillanti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Sono tornato dall&#8217;altra parte delle stivale, <strong>in Calabria</strong>, nei meandri della <strong>cultura ellenico-bizantina</strong>.<br />
</span>E&#8217; sabato mattina, 24 Marzo, ed esco a respirare un pò d&#8217;aria nuova e a passeggiare sotto il sole. Incontro qualche amico e via&#8230;il tempo di raccontarci un po&#8217; di cose e vengo a conoscenza di un nuovo progetto: <strong>Associazione MK, </strong><strong><span style="font-family: Palatino, serif;">un&#8217;associazione di promozione sociale, culturale, turistica e del tempo libero.</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">MK nasce grazie all&#8217;impegno e alla pura volontà di un gruppo di <strong>giovani laureati e brillanti visionari del territorio</strong>, abitanti di Mirto Crosia, t</span><span style="font-family: Palatino, serif;">ornati nel proprio paese, dopo varie esperienze professionali e di studi, in Italia e all&#8217;estero. Un gruppo di amici s</span><span style="font-family: Palatino, serif;">pinti da <strong>una forza di volontà nuova</strong>, che disegna <strong>azioni di crescita</strong>, con l&#8217;obiettivo di <strong>condividere e donare</strong> alla terra quel bagaglio di consapevolezza maturato durante gli anni. </span></p>
<p>Per capire meglio, proseguo la mia passeggiata per le vie del borgo, e dopo mezz&#8217;ora mi trovo al <em>Pala Teatro, </em>dove effettivamente trovo conferme! Mi trovo coinvolto in un team dinamico e pratico<em>, </em>che<em> </em>sta già lavorando attivamente per la realizzazione di un nuovo<strong> evento di promozione culturale</strong>.</p>
<p>I ragazzi dell&#8217;associazione mi spiegano subito il loro obiettivo: <strong>condividere un messaggio di cambiamento, condividere una nuova visione di crescita, condividere la fresca gioia della Calabria ai viaggiatori di tutto il mondo.</strong></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">E&#8217; a tutti gli effetti</span><strong><span style="font-family: Palatino, serif;"> una nuova isola di crescita e sviluppo; </span></strong><span style="font-family: Palatino, serif;">un gruppo dinamico e pro-attivo, </span><span style="font-family: Palatino, serif;">consapevole delle ricchezze del territorio, e dell&#8217;immenso patrimonio culturale di cui siamo circondati. Un nuovo equipaggio che vuole contribuire concretamente a <strong>incidere un percorso di crescita</strong>, attuando passi fondamentali, al fine di poter far risplendere in tutto il mondo la bellezza e la maestosità della proprie radici.</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Nella piazza principale del <strong>centro storico del Comune di Crosia</strong> ha sede l&#8217;associazione, la quale si pone come portavoce nella <strong>diffusione della conoscenza della Valle del Trionto</strong>, oltrepassando i confini territoriali e culturali, grazie all&#8217;utilizzo consapevole del web e all&#8217;abolizione dell&#8217;utilizzo della carta.</span></p>
<p>Il Portavoce mi dice: “<span style="font-family: Palatino, serif;"><i>Siamo abituati a intraprendere lunghi viaggi in località esotiche, dimenticando i luoghi che ci appartengono, siamo abituati a costruire sogni scrutando l&#8217;orizzonte, trascurando ciò che ci circonda”</i></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Da questa consapevolezza, nasce l&#8217;azione di promozione territoriale dell&#8217;Associazione MK.</span></p>
<p><div style="width: 480px;" class="wp-video"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('video');</script><![endif]-->
<video class="wp-video-shortcode" id="video-12331-1" width="480" height="480" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/VID-20180330-WA0010.mp4?_=1" /><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/VID-20180330-WA0010.mp4">http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/VID-20180330-WA0010.mp4</a></video></div></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span style="font-family: Palatino, serif;">Favorire <strong>l&#8217;aggregazione interculturale</strong> e la socializzazione attraverso la valorizzazione, in ogni sua forma del tempo libero. </span></h2>
<p><strong><span style="font-family: Palatino, serif;">Ed è tutto vero, da lì a qualche ora inizia lo spettacolo! </span></strong></p>
<p>Sono le ore 15:00 ed in Piazza Dante arrivano, da <strong>15 nazionalità</strong> diverse, <strong>40 studenti</strong> appartenenti al progetto Erasmus dell&#8217;<strong>UNICAL, Università della Calabria.</strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Palatino, serif;">Il TOUR ha inizio : #ERASMUS @ One day tour</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Palatino, serif;">Una nuova visione di turismo eco sostenibile e di scambi interculturali. </span></strong><span style="font-family: Palatino, serif;">Una full Immersion nella tradizioni e nella cultura contadine della Valle del Trionto. </span></p>
<p>Il reportage realizzato per l&#8217;occasione saprà trascinarvi molto meglio delle parole in questa nuova dimensione.</p>
<p><div style="width: 750px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-12331-2" width="750" height="422" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/MK@-V3.mp4?_=2" /><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/MK@-V3.mp4">http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/MK@-V3.mp4</a></video></div></p>
<h2><strong>24 H infinite!</strong></h2>
<p>Tra scambi di idee e risate multiculturali, tra paesaggi suggestivi e sapori tipici, <strong>tra danze antiche e suoni moderni</strong>, tra cultura antica e nuove visioni, tra il Resto del mondo e la maestosa Calabria.</p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Grazie a un team folto e motivato, e grazie alle varie sinergie createsi, insieme al responsabile del progetto Erasmus, Eros Eroll Qose, gli ospiti s</span><span style="font-family: Palatino, serif;">ono stati accolti e guidati attraverso un itinerario variegato, il quale propone <strong>conoscenza ed esperienza</strong> dei diversi lati culturali e tipici calabresi.</span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Palatino, serif;"><strong>Percorsi naturalisti e tour aziendale </strong>presso l&#8217;azienda agricola Vulcano;</span></li>
<li><span style="font-family: Palatino, serif;"><strong>Visita guidata dei borghi </strong>nel centro storico di <strong>Crosia; </strong></span></li>
<li><span style="font-family: Palatino, serif;">3 postazioni di <strong>specialità eno gastronomiche</strong> locali;</span></li>
<li><span style="font-family: Palatino, serif;">Gruppi di animazione folkloristici e balli popolari,<strong>“Le Pacchiane”; </strong></span></li>
<li>Proiezione di<strong> Cortometraggi e reportage culturali</strong> sulle antiche tradizioni.</li>
<li><strong>Night Party</strong> @ Palateatro;</li>
<li><strong>Benedizione </strong>e visita luoghi sacri.</li>
</ul>
<h2><strong><span style="font-family: Palatino, serif;">I Ragazzi di MK sono davvero forti!</span></strong></h2>
<p>Coinvolgenti ed entusiasti, capaci di accogliere e condividere, danzare e degustare tra i sapori antichi di <strong>una terra ricca e magica</strong> e le idee innovative provenienti da ogni parte del mondo.</p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Promuovono attivamente <strong>stili di vita sani </strong>e integrati nel tessuto culturale locale, </span><span style="font-family: Palatino, serif;">valorizzano la propria terra condividendo un nuovo punto di vista, capaci di rappresentare e raccontare in modo nuovo il territorio, al fine di <strong>esportare e condividere il carattere tipico della Calabria ad un pubblico internazionale. </strong></span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">L&#8217;utilizzo dei nuovi media, in particolare dei canali social, al fine di <strong>coinvolgere attivamente</strong> la comunità, facendola sentire parte di una crescita identitaria e collettiva, che vede al centro i piccoli borghi, <strong>la riscoperta dei caratteri tradizionali e culturali, </strong>e la possibilità di<strong> accogliere e integrare nuove idee e culture.</strong></span></p>
<h2><strong><a href="https://www.instagram.com/AssociazioneMK/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Qui trovate la loro pagina Instagram.</a></strong></h2>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">Da ciò che mi hanno raccontato, saranno <strong>molte le attività previste</strong> per il futuro del territorio:</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-integrazione della tradizione folkloristica e i nuovi media</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-riqualificazione del centro storico e reportage storico-culturale</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-tour culturali &#8211; spirituali &#8211; eno gastronomici e valorizzazione dell&#8217;artigianato</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-trekking urbano e naturalista</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-eventi e interscambi culturali</span></p>
<p><span style="font-family: Palatino, serif;">-diffusione della cultura e promozione aziendale</span></p>
<p>Che dire, tutto ciò <strong>è fantastico! </strong>U<span style="font-family: Palatino, serif;">n nuovo passo concreto per una <strong>Calabria 3.0</strong> , che sa affacciarsi al <strong>turismo internazionale</strong> e sa accogliere con qualità e innovazione le <strong>nuove richieste esperienziali</strong>.</span></p>
<p>Vi invito a seguire su <strong><a href="https://www.facebook.com/AssociazioneMK/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook</a></strong> le iniziative e i nuovi progetti dell&#8217;associazione, e in particolar modo vi invito a venirli a trovare direttamente a Crosia, in Calabria, dove potrete condividere e vivere <strong>un&#8217;esperienza unica e indimenticabile</strong>.</p>
<h2>Grazie Infinite MK, alla prossima avventura!</h2>
<p>&nbsp;</p>
<p>
<a href='https://ventiblog.com/promozione-dei-borghi-e-turismo-esperienziale/img-20180406-wa0006-2/'><img data-attachment-id="12388" data-orig-file="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1.jpg" data-orig-size="1600,1200" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;,&quot;keywords&quot;:&quot;Array&quot;}" data-image-title="IMG-20180406-WA0006" data-image-description="" data-medium-file="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1-300x225.jpg" data-large-file="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1-1024x768.jpg" width="150" height="150" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/04/IMG-20180406-WA0006-1-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
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		<title>Un salto nel paese della calma mattutina &#8211; il mio viaggio in Corea del Sud</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giulia Giansiracusa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jul 2017 16:40:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>onsiderando quanti sono &#8211; e quali sono &#8211; i paesi orientali che di solito compaiono ai primi posti delle liste dei posti da visitare, mi sono sentita chiedere il perché di questa mia scelta; perché la Corea del Sud? E io rispondo: perché no? La Corea, o il paese della calma mattutina, è un paese vivo, movimentato e dalle sorprendenti contradizioni che lo rendono appetibile agli occhi di una romana, abituata ad inciampare in sanpietrini e cocci dell’epoca antica ad [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="cb-dropcap-small">C</span>onsiderando quanti sono &#8211; e quali sono &#8211; i paesi orientali che di solito compaiono ai primi posti delle liste dei posti da visitare, mi sono sentita chiedere il perché di questa mia scelta; <strong>perché la Corea del Sud</strong>? E io rispondo: <em>perché no</em>?</p>
<p>La Corea, o il paese della calma mattutina, è un paese vivo, movimentato e dalle sorprendenti contradizioni che lo rendono appetibile agli occhi di una romana, abituata ad inciampare in sanpietrini e cocci dell’epoca antica ad ogni passo.<br />
Ispirata dall’aver studiato coreano per un anno e dalla folta rete di università collegate alla mia, ho preso la palla al balzo e mi sono imbarcata (metaforicamente parlando) per la Corea.</p>
<p>Al mio arrivo mi ha accolto la famiglia di una mia amica, che mi avrebbe ospitato poi per la settimana successiva. Stare in casa di una persona a me già nota forse ha reso meno traumatico il trasferimento, se escludiamo l’influenza e il raffreddore che mi portavo da Roma e che mi ha fatto pentire amaramente di aver anche solo assaggiato il cibo piccante per cui il Paese è famoso.<br />
Già nel primo mese mi sono vista scorrazzata in giro da nuove amicizie, coreane e non, passando per i templi Buddhisti, le case tradizionali (<em>hanok</em>), i mercati, gli stand di street food e i picnic in riva al fiume Han.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-11125 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20150926_213059.jpg" alt="" width="4128" height="2322" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20150926_213059.jpg 4128w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20150926_213059-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20150926_213059-1024x576.jpg 1024w" sizes="(max-width: 4128px) 100vw, 4128px" /></p>
<h2>L&#8217;ambiente underground di Seoul</h2>
<p style="text-align: left;">Quello che, però, mi è rimasto più impresso è stato l’ambiente underground di Seoul, caratterizzato da club, localini nascosti e outdoor stages dove si esibiscono gruppi pseudo famosi o interamente sconosciuti. Devo ammettere che, ad esclusione delle performance di strada, sono venuta a conoscenza di questi concerti per puro caso: era la classica situazione in cui <em>l’amico-di un’amica-di un’amica</em> dava una festa in uno di questi locali per il suo compleanno, e che non ci vai? Mai sia!</p>
<p>Contrariamente al <strong><em>k-pop</em></strong> (la musica pop coreana, da qui la “k”), che di solito ha un audience più giovanile e che spesso fa storcere il naso ad universitari e over 30, il cosiddetto <em><strong>k-rock</strong></em> e <strong><em>k-indie</em></strong> copre una fascia d’età più ampia e spesso è sconosciuto anche ai Coreani stessi.</p>
<h2>Le particolarità dei coreani</h2>
<p>Quello a cui magari bisogna un po’ abituarsi sono <strong>i modi di fare dei Coreani</strong>. All&#8217;inizio è meglio fare attenzione a non prendersi troppe confidenze, perché rischia di partire la classica lite al “chi sei tu e chi sono io”. Ma una volta che vi siete guadagnati la loro fiducia non vi si scolleranno più di dosso, vi prenderanno sotto braccio e vi porteranno per un weekend a casa della nonna (true story).</p>
<p>Un’altra cosa a cui bisogna fare attenzione è il differente <strong>metodo di studio utilizzato in Corea</strong>. Avendo frequentato un’università Americana, sono stata abituata fin dall’inizio della mia carriera universitaria che non esistono giochi di parole per convincere la persona che si trova di fronte a te che il tuo discorso è valido e che imparare a memoria ti serve a molto poco se devi applicare le nozioni imparate ad un contesto pratico o, addirittura, ad una simulazione. A causa della filosofia confuciana che permea ogni aspetto linguistico e culturale della Corea del Sud, in questo paese si ha la tendenza ad arricchire il discorso con una serie di fronzoli e giri di parole atti a far intuire il fulcro della questione senza essere costretti a dirlo espressamente, cosa che potrebbe essere considerata un atto di arroganza e maleducazione. Questo è valido anche in ambito universitario, sebbene in questo caso il fulcro del discorso venga enunciato alla fine di una serie quasi infinita di abbellimenti e voli pindarici che, in effetti, non aggiungono sostanza alla discussione. Inoltre, l’apprendimento è spesso basato sulla capacità mnemonica dello studente.<br />
Un esempio pratico tratto dalla mia esperienza personale: per uno degli esami di fine semestre ho dovuto collegare ogni presidente Coreano alla rispettiva data di mandato e ad una foto. Potrebbe sembrare una cosa da niente, ma vi assicuro che per me che sono abituata a ricordare al massimo il cognome dei presidenti stranieri, il dover mettere in ordine cronologico una serie di presidenti omonimi dal punto di vista del cognome è stata un’impresa epocale.  Ciò nonostante sono tornata a casa dopo questo semestre con i voti più alti che avessi mai preso nella mia carriera universitaria, quindi basta stringere i denti e abituarsi, velocemente, al diverso metodo di studio.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-11128 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20140321_144604.jpg" alt="" width="3264" height="1836" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20140321_144604.jpg 3264w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20140321_144604-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2017/07/20140321_144604-1024x576.jpg 1024w" sizes="(max-width: 3264px) 100vw, 3264px" /></p>
<h2>Grazie, Corea</h2>
<p>Devo ringraziare la Corea per molte cose: per avermi fatto combattere la mia proverbiale timidezza ed avermi costretto a parlare coreano, che io volessi o no; per avermi fatto conoscere molti di quelli che posso orgogliosamente chiamare i miei migliori amici; per avermi fatto accettare il mio effetto sole-repellente e il conseguente pallore del mio incarnato, osannato in Asia ma massacrato nella terra natia; e per moltissime altre cose che non starò qui ad elencarvi.</p>
<p>In conclusione, vi consiglio di andarci, anche se magari non ci sono tante bellezze paesaggistiche quante in altri paesi. Uscite dalla vostra comfort zone e andate a provare le grigliate di carne offerte da locali che all&#8217;apparenza neanche i peggiori bar di Caracas. Provate gli <em>hanbok</em>, i meravigliosi vestiti tradizionali dai colori sgargianti ed i tessuti pregiati. Fatevi mettere in mezzo ad un concerto perché il cantante vi ha riconosciute e vi saluta sorridendo, incorrendo così nell’ira delle fan coreane (Okay, magari questo no! Ma avete capito cosa intendo).<br />
Andate, miei prodi, e ditemi cosa ne pensate.</p>
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		<title>‘I GIOVANI DEVONO VIAGGIARE’ – CAPITOLO 3: L’ERASMUS.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2014 10:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Viaggiare serve a capire gli altri, quindi a capire che la differenza, la diversità, è un valore, non un problema. Ma c’è una cosa che è ancora più importante: viaggiando si vede l’Italia; e capiscono finalmente che razza di fortuna hanno avuto a nascere italiani, questi ragazzi. [&#8230;] Questa italianità, questa bellezza, è una cosa a cui purtroppo tanti si sono assuefatti e la vivono in maniera quasi indifferente. [&#8230;] Noi italiani siamo come dei nani sulle spalle di un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">
<blockquote><p><em>“Viaggiare serve a capire gli altri, quindi a capire che la differenza, la diversità, è un valore, non un problema. Ma c’è una cosa che è ancora più importante: viaggiando si vede l’Italia; e capiscono finalmente che razza di fortuna hanno avuto a nascere italiani, questi ragazzi. [&#8230;] Questa italianità, questa bellezza, è una cosa a cui purtroppo tanti si sono assuefatti e la vivono in maniera quasi indifferente. [&#8230;] Noi <a href="http://it.m.wikiquote.org/wiki/Italia">italiani</a> siamo come dei nani sulle spalle di un gigante, tutti. E il gigante è la cultura, una cultura antica che ci ha regalato una straordinaria, invisibile capacità di cogliere la complessità delle cose. Articolare i ragionamenti, tessere arte e scienza assieme, e questo è un capitale enorme. E per questa italianità c’è sempre posto a tavola per tutto il resto del mondo.”</em></p>
<p style="text-align: right;">Renzo Piano</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image16.jpg"><img class="wp-image-1854 size-full alignright" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image16.jpg" alt="image" width="183" height="276" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
</blockquote>
<p>Sarò sincera: io non volevo partire.</p>
<p>Da megalomane con aspirazioni internazionali quale sono non m’interessava tanto quale fosse la località, purché fosse il più lontano possibile dall’Italia, e dall’Europa.</p>
<p>Quando scoprii che la meta assegnatami sarebbe stata Vienna ero delusa: dov’era la grande svolta, il cambiamento radicale? Comunque, caparbia per natura, non avrei mai rinunciato a una tale opportunità e quindi, dopo aver sbrigato le varie procedure burocratiche, seppur con svogliatezza, mi sono trasferita a Vienna.</p>
<p>Un po’ per i pregiudizi che avevo, un po’ perché non parlavo minimamente il tedesco, l’impatto con una città in cui il nome di ogni strada è lungo almeno quindici lettere, di cui dieci sono consonanti, e famosa per la freddezza e scontrosità della sua popolazione, non è stato di certo dei più facili. Per non parlare dei primi giorni alle prese con mezzi pubblici, menu illeggibili, e con il dormitorio: tipica architettura tedesca ultra-moderna, una colata di cemento grigio intervallato da pannelli di vetro e rifiniture in alluminio a vista. A metà tra un ospedale psichiatrico e una caserma militare.</p>
<p>Ero avvilita.</p>
<p>Mi ci è voluto poco però per risollevarmi, giusto il tempo di accorgermi che in realtà non sarei stata molto in quella stanza, tra la vita universitaria in campus e la vita notturna che iniziava il lunedì con il Ride Club e finiva il sabato con il Säulenhalle. Con Billa e Despar, supermercati che si trovano comunemente anche a Milano, fare la spesa in tedesco non sarebbe stato un grande problema. E così ho iniziato a vivere pienamente la mia nuova vita in quella nuova città. Le mie giornate sono trascorse tra una passeggiata in mezzo alle infinite rose del Volksgarten e il rito pomeridiano di Wiener Melange e Sachertorte in uno dei mille caffè viennesi.</p>
<p>A Vienna il tempo sembra essere nelle tue mani; tutto è elegante, lento, fluido ed armonioso. Durante una lezione il professore di Cross-Cultural Competence ha citato Helmut Qualtinger: “<a href="http://de.m.wikiquote.org/wiki/Österreich">Österreich</a> ist ein Labyrinth, in dem sich jeder auskennt”, che significa “L’Austria è un labirinto, in cui ognuno trova la sua strada”.</p>
<p>Anch’io avevo trovato la mia strada, la mia dimensione.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17.jpg"><img class="aligncenter wp-image-1855 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17.jpg" alt="image" width="600" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image17-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ho trovato delle cose che mi piaceva veramente fare; dei professori, dei corsi, che mi permettevano di appassionarmi davvero a quello che stavo studiando, e non soltanto perché c’era un esame da superare. Senza contare l’enorme differenza nell’organizzazione universitaria a livello sia burocratico che di strutture e servizi per gli studenti. Ho trovato delle persone che sono state non solo ottimi compagni di viaggio, ma soprattutto veri amici. Ho conosciuto ragazzi provenienti da ogni parte del mondo: Croazia, Indonesia, Ungheria, Francia, Repubblica Ceca, Brasile, Russia, Canada, Turchia, Cina, Stati Uniti, Grecia, Finlandia. Da ognuno di loro sono sicura di aver imparato qualcosa: di certo ho imparato ad abbattere quel muro di pregiudizi che l’ignoranza molto spesso erige e che impedisce di conoscere una persona per quello che è, e non per quello che luoghi comuni dicono di lei. Ma soprattutto ho potuto capire quello che gli altri pensano dell’Italia, in positivo ed in negativo: e vi assicuro che anche questo serve. Perché serve, da un lato, ad apprezzare quelle cose che neanche noi italiani ricordiamo più di avere, tutto ciò che dovrebbe invece rappresentare il nostro orgoglio; e dall’altro a farsi portavoce di un cambiamento per tutte quelle altre cose che, per nostra indolenza o inerzia, oscurano tale bellezza.</p>
<p>Non sarete mai soli in questo percorso, grazie alle numerose reti di ragazzi con cui verrete a contatto: da quelle ufficiali come l’Erasmus Student Network, o l’Erasmus Buddy Network, a quelle che si creano spontaneamente in ogni ambiente in cui vi troverete, come il vostro dormitorio, i vostri corsi, il torneo di calcio/pallavolo/ecc., il gruppo degli italiani all’estero, sempre presente.</p>
<p>Adesso che sono tornata, e mi manca persino la mia piccola stanzetta viennese, vorrei fosse questo il momento in cui ancora tutto doveva iniziare, quando avevo quel timore misto a curiosità, tipico di chi sta per affrontare una nuova esperienza. E in quel momento, vorrei che qualcuno mi ripetesse quelle parole che spesso sentiamo dire banalmente, ma che io ho capito soltanto dopo quattro mesi: non è la destinazione, ma il viaggio che conta.</p>
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