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	<title>eboli &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Alla scoperta di ‘A lumachella con Lorenzo D’Amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[a lumachella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi lo dice che il tanto angosciante e inquieto Blue Monday non possa diventare un Green Monday? A rendere tutto più fresco, vivace, intrigante e soprattutto green in questo primo lunedì del 2025 dopo le “fatte feste” natalizie ci pensa il giovane imprenditore agricolo Lorenzo D’amore che ci invita a conoscere da vicino il suo progetto imprenditoriale di elicicoltura che ha chiamato ‘A Lumachella, per tener fede alle origini campane, in altre parole ci apre le porte nel suo  magnifico [&#8230;]</p>
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<p>Chi lo dice che il tanto angosciante e inquieto Blue Monday non possa diventare un Green Monday?</p>



<p>A rendere tutto più fresco, vivace, intrigante e soprattutto green in questo primo lunedì del 2025 dopo le “fatte feste” natalizie ci pensa il giovane imprenditore agricolo Lorenzo D’amore che ci invita a conoscere da vicino il suo progetto imprenditoriale di elicicoltura che ha chiamato ‘A Lumachella, per tener fede alle origini campane, in altre parole ci apre le porte nel suo  magnifico regno verde in cui alleva piccole e bavosissime chiocciole!</p>



<p>Lorenzo D’amore di origine napoletana ma ebolitano di adozione arriva ad un giro di boa della sua vita e decide di abbandonare il lavoro che svolgeva per dedicarsi completamente ad una nuova avventura, investendo tempo e danaro nella creazione di un progetto che aveva in mente già da tempo e che finalmente si decide a mettere in piedi, è così che tre anni fa nasce ad Eboli (SA) la sua azienda di elicicoltura. Nasce così un allevamento di chiocciole che inizia con l’ospitare circa 16.000 piccole lumache e che negli anni si sono più che triplicate. Lorenzo racconta che l’idea delle lumache nasce dalla voglia di creare una realtà nuova e non ancora esistente nella città e che ha solo pochi altri esempi nella provincia di Salerno, al contempo decide di investire in un circolo virtuoso che dia possibilità di sviluppare un progetto ecosostenibile, non inquinante, che non abbia alcun impatto ambientale e che soprattutto rispetta la tanto bramata “vita lenta”, tipica del sud Italia e del sud del mondo. Lorenzo prima di essere imprenditore ci tiene a precisare che è un agricoltore: il suo è un lavoro fisico che lo tiene a stretto contatto con la terra dove le lumachine per nascere e riprodursi hanno bisogno di un ambiente umido e curato. Il primo lavoro è quindi quello di coltivare il terreno a cavoli, biete o cicorie che sono immesse in delle vasche, utili a creare un ambiente circoscritto e particolarmente acquitrinoso. Le lumache che vivono in queste vasche vengono utilizzate per un duplice scopo: per la gastronomia e per l’estrazione della bava.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="682" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-35561" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012-682x1024.jpg 682w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012-1023x1536.jpg 1023w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012-750x1126.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2025/01/IMG-20241219-WA0012.jpg 1066w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure>



<p>La chiocciola finchè è giovane produce molta bava utile alla creazione di prodotti per la cosmesi. Le lumachine periodicamente vengono trasportate fino in Piemonte, precisamente nell’Istituto internazionale di elicicoltura di Cherasco, dove viene estratta la bava e con essa si da vita alla creazione di creme, after shower, DDcream e altri prodotti per la cosmesi con il brand ‘Alumaglow. Tutti i prodotti per la cosmesi fatti con la bava di lumaca possiedono elementi riccamente nutrienti per la pelle e per la rigenerazione delle cellule epiteliali. Lorenzo ci spiega anche che tutto il “viaggio” affrontato dalle chiocciole è “cruelty free” ovvero non viene usato nessun metodo invasivo o nocivo per la vita della lumaca, anche all’interno delle vasche non vengono usati additivi o pesticidi proprio per rispettare il processo naturale della vita delle lumache. Ovviamente la natura richiede dei tempi che sono ben più lenti di quelli artificiali, per questo bisogna avere molta cura e pazienza nella gestione del terreno che deve essere costantemente supervisionato e pulito per evitare l’intrusione di piccoli roditori selvatici che a volte rosicchiano e uccidono le lumachine.</p>



<p>Solo nel momento in cui le piccole ospiti iniziano ad invecchiare e non producono più la quantità di bava utile alla creazione di prodotti, vengono usate per il mondo della gastronomia. Anche in questo caso Lorenzo ha deciso di seguire il loro naturale processo di invecchiamento, senza forzature. Ecco che cosa vuol dire sposare lo stile di “vita lenta”, i frutti che vengono dalla terra sono buoni quando sono genuini, e per avere qualità devono maturare da soli, con il solo supporto umano, ma senza invasione di campo.</p>



<p>Lorenzo ha deciso con le sue “lumachelle” di investire in un progetto ecosostenibile e utile al rispetto della natura e dei piccoli animaletti, in tal modo ha dimostrato che con un po’ di coraggio e con le idee chiare si può restare nella propria terra, dedicandosi all’innovazione e alla possibilità di contribuire ad uno sviluppo economico locale.</p>



<p> Lorenzo ha grandi progetti per il futuro, oltre ai prodotti di cosmesi ‘A lumaglow e alla collaborazione con realtà gastronomiche, vorrebbe che la sua azienda agricola ‘A lumachella diventasse utile ad attività didattiche, invitando scuole e associazioni per invogliare anche i più piccoli a restare ricordando loro che il futuro spesso è proprio nella terra che calpestiamo ogni giorno e a volte non ce ne rendiamo conto.</p>



<p>Foto di Pier Filippo Raso</p>
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		<title>Giornata Internazionale del Dialogo Culturale: l’esempio virtuoso dell’Istituto Comprensivo Virgilio di Eboli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 07:55:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 maggio ricorre la Giornata Internazionale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, una giornata da celebrare ogni anno con forza maggiore in un mondo che ha bisogno di tregua, di comunicazione e di incontro più che di scontro. Sono infinite le possibilità di aprire una strada verso l’altro, il mondo adesso è tutto raggiungibile, tutto vicino, non esistono confini concreti che possano compromettere la vicinanza tra i popoli, nonostante ciò è innegabile constatare che i limiti [&#8230;]</p>
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<p>Il 21 maggio ricorre la Giornata Internazionale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo, una giornata da celebrare ogni anno con forza maggiore in un mondo che ha bisogno di tregua, di comunicazione e di incontro più che di scontro.</p>



<p>Sono infinite le possibilità di aprire una strada verso l’altro, il mondo adesso è tutto raggiungibile, tutto vicino, non esistono confini concreti che possano compromettere la vicinanza tra i popoli, nonostante ciò è innegabile constatare che i limiti principali sono costruiti e concepiti unicamente dall’uomo, quello stesso uomo che nasce libero, scevro di alcuna etichetta che lo ingabbi. In questa giornata di libertà umana ed uguaglianza raccontiamo di un esempio emblematico per l’attualità che ha dimostrato che i limiti terreni non esistono e quelli mentali possono essere abbattuti facilmente attraverso la conoscenza.</p>



<p>Siamo nella provincia di Salerno, a Eboli, per la precisione a Santa Cecilia, una zona periferica della città. Qui sorge l’Istituto Comprensivo Virgilio che, in una zona rurale come quella di Santa Cecilia, nota per le coltivazioni di ortaggi e frutta che esporta in tutto il territorio, rappresenta a tutti gli effetti un’istituzione che accoglie, educa e istruisce tutti i bambini delle zone limitrofe. La Virgilio è una scuola di frontiera dove alunni e alunne di diverse etnie e religioni si confrontano quotidianamente. Ogni tipo di attività scolastica ha come obiettivo principale l’inclusione e l’intercultura. È dal 2019 che l’Istituto Comprensivo sotto la guida della Dirigente Scolastica Gabriella Ugatti partecipa ad un progetto finanziato dall’Unione Europea: l’Erasmus Plus. Questo progetto di solito è noto tra i banchi del liceo o addirittura dell’università ma è raro associare questa iniziativa alle scuole medie, eppure l’ostinazione della Preside insieme all’intero corpo docenti ha fatto sì che la possibilità di viaggiare e conoscere il mondo appartenesse anche ai più piccoli. Dal 2019 ad oggi la scuola ha dato l’opportunità di viaggiare agli alunni meritevoli delle classi terze della scuola secondaria di I grado. Le mobilità si sono svolte in diversi Paesi europei per incontrare e toccare con mano coetanei di altri luoghi, di altre culture e di altre scuole. Spagna, Portogallo, Grecia, Bulgaria, Romania sono solo alcune tra le mete in cui sono andati i ragazzi della Virgilio. Hanno trascorso circa una settimana, inizialmente il gruppo di ragazzi coinvolti era molto ristretto, si trattava di 6/7 persone circa, era un’esperienza nuova anche per gli insegnanti che li accompagnavano, si trattava di dover gestire dei ragazzini ancora minorenni, spesso non abituati a viaggiare, e usare una lingua nuova per comunicare, eppure dopo le prime esperienze il progetto ha allargato la possibilità di partecipazione permettendo a molti più alunni di viaggiare.</p>



<p>Nel mese di aprile del 2024 gli insegnanti hanno accompagnato 16 ragazzi nel sud della Spagna, in Andalusia, nella scuola di Bailen, per poi spostarsi a Madrid, a Granada e a Malaga. Ogni anno viene stabilita una partnership con una scuola diversa aderente al progetto e si stabilisce una tematica da approfondire, in passato è stato lo sport o la storia, si creano delle lezioni e delle attività ad hoc da svolgere con gli studenti italiani e del posto. I ragazzi hanno la possibilità in quella settimana di essere veri e propri studenti delle scuole che li ospitano partecipando alle lezioni, ai laboratori e anche alle attività ricreative. Tutto questo non è altro che un contenitore in cui il vero contenuto è uno solo: il dialogo che apre alla conoscenza dell’altro. I ragazzi tornano a casa con uno zaino pieno di voci e racconti, di amicizie nuove e di possibilità di avere contatti in tutta Europa, esercitano la lingua e conoscono le tradizioni locali, si abituano a usi, costumi e cibi diversi e poi ricambiano tutto questo quando sono loro, gli alunni e i docenti della scuola Virgilio ad ospitare i ragazzi d’Europa.li accolgono con orgoglio e profonda riconoscenza, diventando ambasciatori di cultura, tradizioni, istruzione e conoscenza di quello che loro stessi sono e che hanno imparato.</p>



<p>La preside Ugatti è stata lungimirante nella sua scelta di immettere la scuola media un progetto di portata così ampia, questo entusiasmo è stato subito accolto dalle professoresse e dai professori che hanno intuito l’imparagonabile esperienza di vita che avrebbero offerto ai loro alunni. La Scuola Virgilio è stata la prima nel circondario ebolitano, come Istituto Comprensivo, a lanciarsi in quest’avventura e nel tempo è diventata modello per le altre scuole che non si sono lasciate scappare quest’occasione. &nbsp;La scuola è la prima rappresentazione dello Stato in cui i cittadini accedono senza neanche rendersene conto, quando sono ancora piccoli ed entrano in prima elementare col loro grembiulino, solo col passar del tempo impareranno che una Scuola che si apre al confronto, al dialogo è rappresentativa di quella parte di Stato che non ha confini, che permette a chiunque di essere libero cittadino del mondo.</p>



<p> La scuola Virgilio di Eboli è l’esempio che i bambini e i ragazzi sono terreno fertile per dare vita ai germogli del dialogo, cittadini attivi e consapevoli del futuro.</p>
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		<title>Movieboli film festival: quando la passione per il cinema diventa punto di aggregazione per l’intera città</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 08:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se siete giovani abitanti di una cittadina di provincia vi sarà sicuramente capitato di pensare che quello non è il vostro posto, che la vita vera è fuori, che quella città non ha nulla da offrirvi. Sono pensieri comuni, che abitano la mente di chi sa quanto talvolta possa essere monotona la vita provinciale eppure per ognuna di queste persone esiste un’altra che, di contro, ama quella vita lenta e rassicurante tanto che non ha alcuna intenzione di andar via, [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Se siete giovani abitanti di una cittadina di provincia vi sarà sicuramente capitato di pensare che quello non è il vostro posto, che la vita vera è fuori, che quella città non ha nulla da offrirvi. Sono pensieri comuni, che abitano la mente di chi sa quanto talvolta possa essere monotona la vita provinciale eppure per ognuna di queste persone esiste un’altra che, di contro, ama quella vita lenta e rassicurante tanto che non ha alcuna intenzione di andar via, anzi sviluppa la capacità di creare qualcosa che fino a ora non era esistita.</p>



<p>Questo è successo a Eboli, in un fine settimana settembrino, grazie ad un gruppo di giovani del posto che hanno messo in campo la loro passione per la fotografia e il cinema creando l’associazione Movieboli. &nbsp;Dall’8 al 10 settembre si è svolta la prima edizione del festival del cinema di <em>Movieboli</em> che ha avuto come protagonisti giovani attori, registi e sceneggiatori che hanno realizzato cortometraggi, svolto un cineforum con ingresso libero, proiettato in anteprima il docufilm <em>Miracolo Napoli</em> realizzato dalla giovane ebolitana Maria Rosaria Dell’Orto in occasione dei festeggiamenti dello scudetto e ospitato l’attrice <strong>Greta Esposito,</strong> che ha partecipato alla celebre fiction <strong>Mare Fuori</strong> e più recentemente al film <strong>Mixed by Erri.</strong> Tutto questo è nato da un’idea di Mattia Maioriello, presidente dell’associazione <em>Movieboli</em>, che ci racconta qualcosa in più.</p>



<p><strong>Mattia, parlaci di te e di come nasce la tua passione per il cinema</strong>.</p>



<p>«Sono ebolitano e ho 22 anni, studio giurisprudenza ma amo da sempre il cinema e il mondo della fotografia. Già in passato avevo creato un cineforum ad Eboli, ma dopo poco il Covid ha bloccato tutto, mi sono fermato per tre anni per poi ripartire con la creazione di questa nuova associazione. Sto cercando la mia strada sperando di poter unire quello che mi piace studiare a quello che amo per passione».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="819" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34231" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-819x1024.jpg 819w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-240x300.jpg 240w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-1229x1536.jpg 1229w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-scaled.jpg 1638w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-750x938.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Mattia-Maioriello_-foto-di-Francesco-Lemmo-1200x1500.jpg 1200w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption>Mattia Maioriello; crediti: Francesco Lemmo</figcaption></figure>



<p><strong>Come e quando nasce Movieboli?</strong></p>



<p>«Sono fotografo e girando un po’ in Campania mi sono accorto che molti giovani riunivano le loro forze e i loro talenti per dar vita a eventi di buona cultura.&nbsp; Mi sono detto che anche io potevo creare qualcosa che a Eboli non c’era mai stato, &nbsp;sfruttando il mio amore per il cinema, così ho condiviso le mie idee con il mio gruppo di amici. Pian piano ho iniziato a conoscere tante persone che come me sono appassionate di videomaking, fotografia, scenografia oltre che veri e propri addetti al settore, ragazzi laureati in cinema o che stanno studiano sceneggiatura. Dall’unione di tutte queste menti a maggio è nata <em>Movieboli</em>».</p>



<p><strong>Hai creato un evento che ha raccolto circa 200 spettatori a serata con l’exploit finale in cui i posti erano tutti occupati, hai dimostrato che “manifestazioni di questo tipo ad Eboli si possono fare”, lo hai ribadito più volte. A chi rivolgi idealmente questa frase?</strong></p>



<p>«In fondo credo che a nessuno dobbiamo dimostrare qualcosa, tutto quello che si è svolto è stato fatto solo da persone che avevano voglia di mettersi in gioco e che volevano dare concretezza a quello che fino a ieri poteva essere solo un hobby e che in un futuro potrebbe diventare un lavoro vero e proprio. A Eboli non era mai stato fatto un evento che desse spazio ad amanti di questa forma di arte ed era il momento di dar luce alla bellezza della nostra città. che amo molto, a cui non manca nulla. Il senso di questo festival è anche dare la possibilità ai giovani di restare a Eboli facendo quello che amano nel posto in cui hanno le loro radici».</p>



<p><strong>Siete appena nati e avete avuto già molto successo, che cosa avete in cantiere per Movieboli?</strong></p>



<p>«Abbiamo tanti progetti. Il cineforum non mancherà, la visione di un film riesce a offrire molti spunti di riflessione agli spettatori oltre ad essere elemento di aggregazione. Inoltre, vorremmo creare una vera e propria fucina di registi, videomaker e sceneggiatori magari invitando addetti al settore e far divenire Eboli un punto di riferimento nell’ambito cinematografico!».</p>



<p><em>Movieboli</em> è diventata una realtà concreta che serviva a questa città per scuoterla, farla rinascere e, magari, trasformarla in una meta da raggiungere, non un luogo da lasciare. Talvolta la vita di provincia meraviglia, basta prendere una persona ostinata che ha un sogno da realizzare e in men che non si dica si scopre che quella idea era nel cassetto di tanti altri. Non sarà un caso che alla mia ultima domanda, “qual è il tuo film preferito?”, la risposta di Mattia sia stata «La vita è un sogno!».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>I.C.A.T.T. di Eboli: un micromondo carcerario incontra l’esterno</title>
		<link>https://ventiblog.com/i-c-a-t-t-di-eboli-un-micromondo-carcerario-incontra-lesterno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Carmela Mandolfino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2023 14:19:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[castello colonna]]></category>
		<category><![CDATA[eboli]]></category>
		<category><![CDATA[icatt]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando sentite la parola “carcere”, cosa vi viene in mente?Sono sicura che molti avranno immagini grigie pensando a questa parola: solitudine, pericolo, dolore, violenza e paura, del resto, come dar loro torto. Eppure, oltre a questa carrellata di flash che vediamo scorrere d’impatto, davanti ai nostri occhi, cosa pensiamo se proviamo a ragionare su questa parola un po’ più a fondo? Il carcere è un luogo fisico che dovrebbe essere una tappa e a volte diventa una meta, uno strumento [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Quando sentite la parola “carcere”, cosa vi viene in mente?<br>Sono sicura che molti avranno immagini grigie pensando a questa parola: solitudine, pericolo, dolore, violenza e paura, del resto, come dar loro torto. Eppure, oltre a questa carrellata di flash che vediamo scorrere d’impatto, davanti ai nostri occhi, cosa pensiamo se proviamo a ragionare su questa parola un po’ più a fondo?</p>



<p>Il carcere è un luogo fisico che dovrebbe essere una tappa e a volte diventa una meta, uno strumento utile a coloro che ci finiscono dentro col fine di essere rieducati e reinseriti nella società in cui viviamo. Dunque il carcere non è solo un cumulo di monadi dense, ma è stato pensato per essere principalmente un luogo di miglioramento dell’essere umano che ha “tradito” la legge.&nbsp;</p>



<p>Siamo così abituati a vedere serie tv, film che ci descrivono un mondo carcerario totalmente negativo che non siamo più spinti a pensare che il fine ultimo della sua essenza non è recidere, tarpare e vietare piuttosto è accompagnare verso una vita nuova, rafforzando quelle potenzialità di ogni singolo individuo già possiede nella propria natura. Resta il fatto che dietro le sbarre più che vivere, si cerca di sopravvivere. Ognuno resta solo coi suoi pensieri, coi suoi sbagli e col proprio futuro che li dentro sembra ogni giorno più lontano e incerto. Ciononostante tutto questo turbinio di paura, soffocamento e chiusura, talvolta viene alleviato dalle persone che lavorano all’interno delle carceri e provano a stabilire una vita che sia cadenzata da momenti di qualità e benessere. In carcere ogni ora sembra lunga un giorno interno, e quando viene offerta la possibilità ai detenuti di passare un’ora diversa, fuori dalla routine, sembra sia passata una giornata nuova, più reale.&nbsp;</p>



<p>“Cerchiamo di organizzare incontri con i detenuti, invitando persone che possano essere vicine al loro mondo, da cui possano prendere uno stimolo concreto per pensare di migliorare una volta fuori di qui” ci racconta Monica Faiella, Funzionario Socio Pedagogico dell’Istituto a Custodia Attenuata (I.C.A.T.T.) di Eboli (SA), mentre una fredda sera invernale all’interno del cortile del Castello Colonna, che ospita il carcere, aspettiamo l’arrivo di Rocco Hunt. Gli ospiti della struttura sono giovani uomini, qualcuno ha gli occhi disinteressati, sono arrivati da poco, non capiscono il senso di quell’incontro, altri, aspettano col sorriso, finalmente, dopo una serie interminabile di giorni tutti uguali, quello è un giorno buono.&nbsp;</p>



<p>“Tutto quello che viene fatto all’interno di queste mura ha l’intento di coinvolgere ogni singolo detenuto della struttura, nessuno deve essere escluso” afferma il Direttore Dott. Paolo Pastena, e continua dicendo “ ognuno di loro un giorno dovrà tornare nelle proprie case, ma per ora è questa la loro casa, e sta a noi, personale amministrativo del carcere, garantirgli la possibilità di un momento che, seppur possa sembrare di mero svago, li aiuta a pensare che una via possibile esiste” Rocco Hunt è un ragazzo giovane, è campano, come la maggior parte di loro e con le sue canzoni briose racconta di una vita migliore, può essere uno sprone,&nbsp; anche se servisse per uno solo di loro.</p>



<p>Ogni persona all’interno dell’organico di un carcere ha un ruolo preciso ed importante, ognuno porta con sé la responsabilità di educare le persone che sono ospiti passeggeri di quel luogo, sostenere ed educare qualcuno è già molto complicato di per sé ma pensare di farlo nei confronti di persone adulte, che hanno vissuto in contesti che probabilmente molti di noi non immaginano, che hanno viaggiato e scoperto i nidi più fitti e gli angoli più nascosti della strada e della malavita, allora si che diventa complicato. Si rischia di simulare un’educazione, di fingere di credere che fuori, oltre, ci sia una possibilità per tutti, si rischia di rovinare il vero motivo per cui le strutture carcerarie esistono. Non è a violenza, pericolo e paura che dovremmo pensare quando sentiamo la parola carcere, ma esseri umani, prima di tutto, partecipazione attiva, possibilità di riscatto, crescita e potenziale.</p>



<p>Il direttore racconta che all’I.C.A.T.T. di Eboli sono stati fatti in passato molti incontri con scrittori, cantanti, attori che hanno portato una ventata di possibilità per quei ragazzi, e ci sono stati molti esempi di persone che una volta uscite sono riuscite a cambiare vita. Gli incontri sono anche un modo per unire l’esterno con&nbsp; il micromondo che si crea nel carcere, per questo ci tiene a farne altri così che possano far affrontare le giornate in modo migliore, così che ogni giorno sia Nu Juorn buon, come direbbe Rocco Hunt.&nbsp;</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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