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	<title>cinese &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Meno allarmismo più ravioli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 14:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista ad Alessandro Wu Nei momenti di crisi l’essere umano tende a mostrare il peggio di sé e l’isteria generata dal corona virus, in particolare, ha ulteriormente stuzzicato il razzismo che negli ultimi anni imperversava in Italia. Sentimenti “di pancia” che vogliono trovare capri espiatori esterni a problemi molto più profondi e complessi. Si rivela dunque quantomai necessario ancorarsi alla propria umanità e non disumanizzare l’altro, il “diverso” spacciando le proprie paure per autodifesa. Alessandro Wu è un ventenne di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Intervista ad Alessandro Wu</h3>



<p class="has-drop-cap">Nei momenti di crisi l’essere umano tende a mostrare
il peggio di sé e l’isteria generata dal corona virus, in particolare, ha
ulteriormente stuzzicato il razzismo che negli ultimi anni imperversava in
Italia. Sentimenti “di pancia” che vogliono trovare capri espiatori esterni a
problemi molto più profondi e complessi. Si rivela dunque quantomai necessario
ancorarsi alla propria umanità e non disumanizzare l’altro, il “diverso” spacciando
le proprie paure per autodifesa. Alessandro Wu è un ventenne di origini cinesi,
immigrato di seconda generazione, quindi nato e cresciuto in Italia che studia
per lavorare nella pubblica amministrazione, mentre dà una mano nell’attività
di famiglia, il ristorante cinese “Pechino” di Rende- aperto più di vent’anni fa-
il cui proprietario è Wu Zhengbin, presidente dell’Associazione tra
imprenditori cinesi in Calabria.</p>



<p><strong>Ciao Alessandro! Parlaci un po’ di te: che studi
hai fatto, cosa fai nella vita?</strong></p>



<p>Piacere, mi chiamo Alessandro Wu, ho 29 anni e vivo a Cosenza.
Sono un cinese di “seconda generazione”, cioè sono nato e cresciuto in Italia
da genitori cinesi. In Cina ci sono stato solo per vacanza, meno di 10 volte in
vita mia e ci manco dall’estate 2014. Ho frequentato le scuole qui e mi sono
laureato in giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Attualmente studio
per i concorsi pubblici, mi piacerebbe lavorare nella pubblica amministrazione;
quando posso, aiuto nell’attività di famiglia, lo storico ristorante cinese Pechino
a rende.</p>



<p><strong>Qualcuno ti ha mai fatto sentire “diverso” per le
tue origini e/o il tuo aspetto?</strong></p>



<p>Purtroppo sì, mi è successo di incontrare più volte
persone nella mia vita che mi hanno fatto sentire e pesare di essere diverso: i
compagni di classe o gli altri alunni della scuola che frequentavo, gli “amici”
durante un litigio, i professori e la gente sconosciuta incontrata per strada. Magari
da piccolo ci rimanevo tanto male, mi mettevo pure a piangere quando mi
prendevano in giro o mi discriminavano; mi chiedevo come mai fossi l’unico
cinese in mezzo a tutti gli italiani e perché non avessi pure io i tratti
somatici di un bambino occidentale. Crescendo ho cominciato ad apprezzare le
mie origini e a non vergognarmi del mio aspetto e diversità; ora quando
incontro gente razzista, li ignoro, perché penso sia inutile sprecare tempo con
loro. Ho tentato già troppe volte in passato a ragionare con loro ma sono
giunto alla conclusione che, difficilmente, chi nasce tondo possa morire
quadrato! Per fortuna non tutti sono così, qui in Italia c’è tanta gente
civile, educata e per bene, come i miei amici di sempre e i loro familiari.</p>



<p><strong>Come concili due culture così diverse nel tuo stile
di vita? Qual è il “meglio dei due mondi”?</strong></p>



<p>La Cina è un paese vastissimo, con più di 20 regioni,
ognuna con la propria cultura, dialetto, usanze e tradizioni, parlare di
un’omogenea cultura cinese risulta impossibile. Per cultura cinese, quindi,
intendo quella dei miei genitori, che provengono dalla regione Zhejiang, da
dove proviene il 90% dei cinesi che vivono in Italia. Io cerco sempre di
prendere il meglio da tutte e due le culture, anche se non è semplice. Da piccolo,
quando mamma e papà lavoravano al ristorante, stavo con le mie badanti italiane
e loro mi hanno insegnato l’italiano, nutrito con pasta asciutta, petto di
pollo e uova ad occhio di bue. Io sono stato educato qui, cresciuto in mezzo ai
cosentini. Ero sempre l’unico cinese in classe, perché i miei sono stati i
primi ad aprire un ristorante cinese in Calabria, all’epoca non esisteva una
comunità cinese qui e i miei genitori non mi hanno mai imposto la lingua e la
cultura cinese. Crescendo e confrontandomi con loro e altri miei parenti ho
notato che sono tutti dei gran lavoratori, per esempio. Un’altra cosa che mi
piace molto della cultura cinese è il rispetto, la gratitudine, la riconoscenza
che si ha nei confronti di un genitore. Io ho avuto molte più possibilità rispetto
ai miei genitori, cresciuti in famiglie povere; se ho avuto una vita migliore è
tutto merito loro, sono legatissimo e devoto per tutto quello che mi hanno dato;
ma è inutile negarlo, la mia <em>forma mentis</em> è quasi completamente
italiana, quindi se dovessi scegliere tra le due culture, sceglierei quest’ultima.</p>



<p><strong>Ti sembra che con le ultime notizie riguardanti il
corona virus l’atteggiamento delle persone nei tuoi confronti sia cambiato?</strong></p>



<p>Tanti razzisti hanno approfittato dell’occasione per
diffondere <em>fake news,</em> per esprimere ed alimentare la paura, l’odio e la
discriminazione nei confronti della comunità cinese. Per fortuna, qui a Cosenza
c’è tanta gente civile, educata, per bene che continua a trattarmi come sempre
e non crede a queste cattiverie ma c’è anche tanta gente sconosciuta che
incontro in giro che, con discrezione o meno, mi evita per paura e “prevenzione”.
Per quanto riguarda i miei amici di sempre, non hanno cambiato atteggiamento,
per loro rimango sempre lo stesso; mi sono rimasti vicino, a volte ne
discutiamo e ci ridiamo sopra sia di persona che sui social. </p>



<p><strong>Secondo te questo allarmismo sta influendo
sull’attività della tua famiglia?</strong></p>



<p>Sì, purtroppo questa psicosi del coronavirus ha fatto
calare drasticamente il lavoro, ci sono state sere in cui il locale è rimasto
vuoto, neanche ordini <em>take-away</em>, perché adesso la gente ha paura di
mangiare cibo asiatico, in quanto teme il contagio andando in un ristorante
gestito dai cinesi.</p>



<p><strong>In quanto giovane italiano di seconda generazione e
membro attivo della comunità cinese, come state reagendo a questo allarmismo
che sta spesso degenerando in veri e propri episodi di discriminazione? </strong></p>



<p>Lo scrivo e racconto anche per riderci sopra sui
social, come facebook e instagram, oppure lo racconto di persona ai miei amici
e parenti. </p>



<p><strong>Vuoi lanciare un messaggio di apertura e
rassicurazione a nome della comunità cinese?</strong></p>



<p>Sì, vi assicuro che non tutti i cinesi sono untori del coronavirus! Tanti sono come me e i miei familiari che manchiamo in Cina da tanti anni! Nel mio ristorante la carne e la verdura sono di provenienza italiana al 100%, tutti i nostri fornitori sono aziende italiane ed è così da decenni. Cercate di non credere ad ogni cosa che vi viene raccontata sul popolo cinese. Siate rispettosi, non discriminateci, per il semplice fatto di avere gli occhi a mandorla, è un brutto momento per tutta la comunità cinese e la Cina sta impiegando tutte le sue risorse economiche per limitare e sconfiggere il virus. Grazie a tutti.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>Pubblicato sul Quotidiano del Sud- l&#8217;Altravoce dei Ventenni il 17/02/2020</em></p>
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