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	<title>SPORT &#8211; 24/08/2020 &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
	<lastBuildDate>Thu, 27 Aug 2020 16:38:04 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La vecchia signora, che scambiò l’allenatore con la rivoluzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 04:30:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SPORT - 24/08/2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In cerca di una fresca lettura estiva, ho recentemente scoperto il meraviglioso saggio neurologico scritto dallo scienziato britannico Oliver Sacks, dal titolo “L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Pubblicato nel 1985, in esso vengono riportate alcune delle esperienze cliniche di pazienti con lesioni encefaliche di vario tipo. Tutte accomunate dall&#8217;aver prodotto comportamenti bizzarri e imprevedibili in chi ne era affetto. Tanto ilari da meritare un manoscritto che ne narrasse le gesta. Il più esemplificativo, tanto da dare il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">In cerca di una fresca lettura estiva, ho recentemente scoperto il meraviglioso saggio neurologico scritto dallo scienziato britannico Oliver Sacks, dal titolo “<em>L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello</em>”.</p>



<p>Pubblicato nel 1985, in esso vengono riportate alcune delle esperienze cliniche di pazienti con lesioni encefaliche di vario tipo. Tutte accomunate dall&#8217;aver prodotto comportamenti bizzarri e imprevedibili in chi ne era affetto. Tanto ilari da meritare un manoscritto che ne narrasse le gesta.</p>



<p>Il più esemplificativo, tanto da dare il titolo al saggio, è il caso di un uomo che cominciò progressivamente a non riuscire a dare un significato a tutto ciò che vedeva, confondendo le proprietà e le funzioni di oggetti e persone, fino ad arrivare, al termine di una delle sedute, a scambiare la testa di sua moglie per un cappello e tentare di “indossarla”.</p>



<p>True story. La cosa più sorprendente e affascinante di tutta la faccenda è che l’uomo non soffrisse di alcun deficit visivo diagnosticato, anzi pare avesse una vista molto sviluppata. Era perfettamente in grado di riconoscere i singoli oggetti che gli si sottoponevano, ma semplicemente non riusciva ad associare ad essi la giusta funzione.</p>



<p>Nella malcelata ambizione di comparire un giorno in un saggio di analogo tenore e tematica, non ho potuto fare a meno di notare delle preoccupanti analogie con la tribolata stagione di Serie A 2019/2020 della Juventus.&nbsp;</p>



<p>Comprese le difficoltà di essere davvero competitivi in Europa giocando un calcio tattico e situazionista, la dirigenza bianconera ha infatti esonerato Massimiliano Allegri per affidarsi ad un allenatore – titoli alla mano, molto meno vincente – che però privilegia un approccio strategico e corale nell’impianto di gioco, che risponde al nome di Maurizio Sarri.&nbsp;</p>



<p>Tutto molto bello…in teoria. Già, perché passando per la transizione a dir poco traumatico dalle marcature a uomo a quella a zona (ndr. Quest’ultima adottata da tutte le grandi squadre d’Europa. Buongiorno Serie A!) fino alla palese incapacità di palleggio di tutti i centrocampisti in rosa, ci si accorge ben presto che la squadra semplicemente non gira come auspicato. E la cosa non mostra segni apprezzabili di miglioramento nel corso dell’intera competizione.</p>



<p>Imbarazzanti le scene del tecnico che si sgola per 90 minuti urlando &lt;&lt;facciamo girare la palla&gt;&gt;, tra un mozzicone di sigaretta feticcio ed un altro, mentre sugli schermi si susseguono per i tifosi scene esilaranti di passaggi sbagliati, svarioni difensivi e sguardi sgomenti degli stessi giocatori. Non c’è verso di far attecchire il seme del bel gioco nella squadra.&nbsp;</p>



<p>La verità è che il progetto del bel gioco semplicemente non può funzionare se hai investito ogni ambizione di crescita in una costosissima stella cadente che deve giocare ogni minuto, tirare in porta sempre lei ed avere almeno 4 compagni di squadra “satellite” che si muovano nel modo giusto affinché ciò accada, pena una terribile reprimenda che fa il giro del Pianeta in un istante.</p>



<p>La dirigenza bianconera ha pensato erroneamente che per portare in scena il bel gioco allo Stadium fosse sufficiente cambiare l’allenatore, senza mettere mano in modo consistente alla rosa.</p>



<p>Insomma, come il paziente del Dott. Sacks i vertici della Juventus sono stati perfettamente in grado di stimare il valore (alto!) della rosa, ma non sono minimamente riusciti a comprendere come le caratteristiche dei calciatori fossero del tutto incompatibili con il gioco corale che si chiedeva a Maurizio Sarri.</p>



<p>C’è voluto indubbio coraggio per dare vita ad un progetto tutto nuovo dopo otto anni consecutivi di vittorie e trofei, questo è innegabile. Ma ad una dirigenza seria si richiede di soppesare con grande attenzione gli ingredienti necessari a raggiungere un determinato obiettivo.&nbsp;</p>



<p>Proseguendo con l’analogia, così come l’uomo del libro scambiò la moglie con il cappello e provò ad indossarla, la Juventus ha scambiato l’allenatore con la rivoluzione pensando che bastasse ad ottenere un bel gioco e mostrando un preoccupante pressapochismo che pesa sulle prospettive future della squadra.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni di lunedì 24 agosto 2020</em></p>



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		<title>Rolling in the deep: il ritorno dei pattini a rotelle tra TikTok e BLM</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 06:46:08 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">Li vediamo sfrecciare da mesi per le strade e sui social, decorati con colori accesi a contrasto, a volte brillantini e guidati con estrema sicurezza. No, non sto parlando dei monopattini elettrici che ultimamente dominano la cronaca, certo non per il modo in cui sono decorati, ma per il pericolo che costituiscono, specie in assenza di normative che regolino il modo in cui circolano per le strade. A essere tornati prepotentemente di moda sono, infatti, i rollerblade o pattini a rotelle, nella versione squad e di linea, protagonisti di evoluzioni e acrobazie per strada e sui social, soprattutto Instagram e TikTok. I video sotto l’hashtag rollerblade o rollerskate raggiungono infatti oltre le quattro milioni di visualizzazioni e diventano anche occasione di confronto culturale e politico.</p>



<p>Il ritorno di questo passatempo che spopolava soprattutto intorno agli anni Ottanta era stato in parte annunciato dal ritorno a una estetica vintage, che ha permesso alle nuove generazioni di riscoprire gli oggetti e prodotti della cultura pop degli anni passati, il cui picco di interesse è da ricondurre al successo della prima stagione di Stranger Things nel 2016. In seguito, sono stati gradualmente inseriti nei recenti prodotti commerciali indirizzati alla cosiddetta Gen Z, come la serie televisiva <em>Euphoria</em> e il film su Harley Quinn, <em>Birds of Prey</em>. Nessuna sorpresa quindi che siano tornati alla ribalta proprio in un momento storico in cui, con le restrizioni dovute al Coronavirus, il distanziamento sociale e la sospensione di attività sportive di squadra e di eventi di grande portata – come le Olimpiadi e la <em>Champion’s League</em> – i giovani orientassero i loro interessi atletici verso passatempi che non costituissero un problema per l’incolumità generale e conciliassero il bisogno di svagarsi in leggerezza all’aria aperta.</p>



<p>La viralità mediatica è poi stata raggiunta soprattutto grazie a Tiktok, il social che più ha dominato questi mesi di quarantena, e i video-tutorial lanciati da skater professionisti, che grazie ai loro contenuti hanno ispirato milioni di utenti ad approcciare questo sport, che ha anche il grande pregio di poter essere praticato ovunque, senza bisogno di campi appositi o palestre chiuse.</p>



<p>A confermare questo ritorno è il direttore marketing della Rollerblade, la stessa azienda che lanciò il trend nel 1980. Secondo Tom Hyser, le vendite dei pattini a partire da aprile, ossia il mese in cui sono iniziate le restrizioni sociali negli Stati Uniti, sono aumentate del trecento percento. Tuttavia, la comunità nera statunitense è reticente ad attribuire questo ritorno a una moda come un’altra, nella maggior parte dei casi portata alla ribalta dai bianchi.</p>



<p>Queste ultime settimane di proteste del movimento Black Lives Matter, infatti, sono diventate occasione di arricchimento e dibattito anche dal punto di vista storico e culturale. Al di là delle secchiate di vernice contro statue di colonialisti, l’occasione si è fatta propizia per approfondire la conoscenza della Black History, ossia la storia vista dal punto di vista della comunità afroamericana, come un prolungamento del Black History Month, il mese che gli Stati Uniti designano ogni anno per sensibilizzare su tematiche legate alla razza, le discriminazioni e, in generale, le minoranze. Ciò che è quindi emerso con il ritorno dei pattini a rotelle, è che in realtà per la comunità nera non sono mai “tornati”, ma ci sono sempre stati, costituendo un’importanza rilevante per la Black culture, non solo nel ruolo di affermazione della propria identità, ma anche per creare contesti di militanza politica.</p>



<p>Il problema riguardo la tendenza a fare “whitewashing” (ossia l’azione dei bianchi di appropriarsi e riadattare una tendenza o attività che è parte della cultura nera) del rollerskating era stato già denunciato nel 2019 dal documentario “United Skates”, che mostrava lo stretto legame tra l’attività sportiva e il movimento per i diritti civili, difesi da generazioni di pattinatori neri. Pare infatti che durante gli anni della segregazione fosse stato prima impedito ai neri di pattinare, per poi in seguito designare degli spazi specifici per loro. Furono poi le proteste e i boicottaggi a rendere i parchi per lo skate più inclusivi, fino a renderli teatro di trasformazioni culturali: la nascita dell’hip hop fu possibile grazie alle piste di pattinaggio, unico luogo in cui i rapper potevano esibirsi quando gli era proibito farlo altrove.</p>



<p>A fare un ulteriore approfondimento sul ruolo dei pattini nel movimento è Toni Bravo, un ventenne californiano che su TikTok approfondisce proprio il legame storico e culturale tra i rollerblade e la comunità nera, reso ancora più evidente dalla scelta dei manifestanti del movimento BLM di indossarli per fuggire più velocemente dalle azioni repressive della polizia e mostrare più agilmente i cartelli con i messaggi di protesta.</p>



<p>Per concludere, quindi, sembra che come ogni attività sportiva che abbia un certo impatto, si possa attribuire uno spessore culturale anche a questa semplice attività d’intrattenimento che da aprile domina i piedi dei più impavidi e i social di noi tutti, aggiungendo alla leggerezza, un’ulteriore occasione di arricchimento e confronto.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei Ventenni il 24/08/2020</em></p>



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		<title>Le nostre notti magiche, trent&#8217;anni dopo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 04:44:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Memoria e nostalgia di Italia 90 nel nuovo libro di Furio Zara «Abbiamo vinto, anche se abbiamo perso». La sintesi agrodolce di un&#8217;estate ormai lontana che era iniziata con un sogno collettivo &#8211; una coppa da sollevare in cielo &#8211; ed è invece finita tra le lacrime, a undici metri dalla linea di porta. Eppure, a trent&#8217;anni di distanza, quel sogno è ancora vivo nel nostro immaginario: è fissato nel volto di un ragazzo palermitano che, all&#8217;improvviso, divenne il nostro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Memoria e nostalgia di Italia 90 nel nuovo libro di Furio Zara</h3>



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<p class="has-drop-cap">«<em>Abbiamo vinto, anche se abbiamo perso</em>». La sintesi agrodolce di un&#8217;estate ormai lontana che era iniziata con un sogno collettivo &#8211; una coppa da sollevare in cielo &#8211; ed è invece finita tra le lacrime, a undici metri dalla linea di porta. Eppure, a trent&#8217;anni di distanza, quel sogno è ancora vivo nel nostro immaginario: è fissato nel volto di un ragazzo palermitano che, all&#8217;improvviso, divenne il nostro eroe nazionale. È impresso nelle note e nei versi di un inno (<em>Un&#8217;estate italiana</em>, composto da Giorgio Moroder e interpretato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini) che tutti noi abbiamo imparato ad identificare con le prime parole del ritornello: <em>Notti magiche</em>. La definizione simbolica di una stagione della nostra vita – l&#8217;estate mondiale del 1990 – che coincide con le frontiere della storia da attraversare: la Germania Ovest conquista il titolo mondiale tre mesi prima della riunificazione tedesca; la Jugoslavia precipiterà di lì a poco in una drammatica guerra civile, preceduta dagli scontri che si consumarono proprio su un campo di calcio tra tifosi della Dinamo Zagabria e della Stella Rossa di Belgrado; l&#8217;Unione Sovietica è un vecchio impero ormai prossimo all&#8217;estinzione. E Italia 90 sarà anche l&#8217;ultima recita di un sistema di potere politico, economico e finanziario che – nel giro di un paio d&#8217;anni – affonderà sotto i colpi dell&#8217;inchiesta Mani pulite.</p>



<p><em>Le nostre notti magiche</em>, l&#8217;ultimo libro del giornalista e scrittore Furio Zara pubblicato all&#8217;inizio dell&#8217;estate da Baldini + Castoldi, non è una semplice retrospettiva sulla festa mondiale e sui suoi protagonisti, dentro e fuori dal campo. È anzitutto una galleria di volti, personaggi, corpi, feticci da contemplare e ricordare. Dentro si possono riconoscere gli occhi spiritati di Salvatore Schillaci, il ragazzo cresciuto tra i palazzi del Centro di edilizia popolare di Palermo che – partito dalla panchina – conquistò il cuore degli italiani un gol dopo l&#8217;altro. La grazia dei movimenti di Roberto Baggio, il nuovo ragazzo d&#8217;oro del calcio tricolore che, appena cinque anni prima, sembrava sul punto di chiudere la sua carriera a causa di un terribile infortunio che subì quando vestiva la maglia del Vicenza, in serie C1. La feroce determinazione di Diego Armando Maradona, forse non irresistibile come quattro anni prima, quando condusse praticamente da solo la sua nazionale al titolo mondiale, ma ancora capace di lasciare il segno. Anche con le parole, come quelle che pronunciò prima della semifinale contro gli azzurri al San Paolo di Napoli, la sua seconda patria: «Gli italiani si ricordano dei napoletani ogni quattro anni. Trovo di cattivo gusto chiedere ai napoletani di essere italiani per una sera, dopo che per 364 giorni all&#8217;anno li trattate da terroni». <em>El Diez </em>uscì in trionfo dal suo stadio – che pure si era schierato in larghissima maggioranza con l&#8217;Italia allenata da Azeglio Vicini – ai calci di rigore, ma si scoprì improvvisamente umano e vulnerabile pochi giorni più tardi: il suo pianto inconsolabile alla fine della partita contro la Germania Ovest – oltretutto decisa da un rigore piuttosto generoso – mescolava rabbia e dolore. C&#8217;era soltanto dolore, invece, nelle lacrime di Aldo Serena, l&#8217;attaccante dell&#8217;Inter che sbagliò il rigore decisivo nella semifinale contro l&#8217;Argentina. C&#8217;era soltanto gioia, infine, nelle lacrime di François Omam-Biyik, semisconosciuto centravanti del Camerun che decise la partita inaugurale del torneo contro i campioni uscenti. Con i soldi del premio-partita, infatti, Omam-Biyik avrebbe potuto finalmente installare un dente d&#8217;oro al posto dell&#8217;incisivo che aveva perduto in uno scontro di gioco.</p>



<p>Le pagine del libro di Furio Zara restituiscono tutti i colori della festa mondiale, anche quelli più accesi e bizzarri. Per esempio, c&#8217;è la <em>makossa</em>, la danza tipica del Camerun eseguita dopo ogni rete da Roger Milla, l&#8217;attaccante dei Leoni d&#8217;Africa che si spinsero fino ai quarti di finale. E poi il mitico René Higuita, l&#8217;iconico portiere della Colombia che detestava stare in mezzo in pali al punto da spingersi spesso e volentieri in avanti. Anche troppo avanti, come quel pomeriggio al San Paolo in cui si fece soffiare la palla proprio da Milla e condannò i suoi alla sconfitta. Un episodio perfetto per l&#8217;ironia velenosa e beffarda della Gialappa&#8217;s Band, che quell&#8217;estate conquistò i radioascoltatori di tutta Italia &#8211; sintonizzati sulle stazioni del circuito Sper – con le sue cronache mordaci e fuori dalle righe, anticamera di un fenomeno televisivo – <em>Mai dire gol</em>, in onda su Italia 1 dal novembre del 1990 &#8211; che portò allegria e leggerezza in un mondo fin troppo abituato a prendersi sul serio. L&#8217;allegria, certo, ma anche le ombre: Italia 90 fu simbolo di malaffare e corruzione, sprechi e malversazione. Alla fine dell&#8217;evento, si scoprì che la spesa complessiva per l&#8217;ammodernamento degli stadi e la costruzione delle altre opere strategiche era aumentata dell&#8217;85%. L&#8217;onda lunga del «decennio da bere», gli anni Ottanta della spesa pubblica fuori controllo, ci spinse a fare le cose in grande. Con questi risultati: lo stadio Delle Alpi di Torino abbattuto diciotto anni dopo la fine del Mondiale; la stazione ferroviaria di Farneto, a pochi passi dall&#8217;Olimpico, aperta per soli quattro giorni; un albergo da 300 camere a Ponte Lambro, nella periferia di Milano, mai inaugurato e infine demolito nel 2012. Per tacere di impianti scomodi e completamente inadeguati alle esigenze del calcio contemporaneo.</p>



<p>Italia 90 è dunque lo specchio fedelissimo di un Paese che ha vinto anche se ha perso, come ci ricorda l&#8217;autore: innamorato dei suoi ricordi, orgoglioso delle sue imperfezioni, spesso maldestro, geniale a tempo perso. È l&#8217;Italia che arrossisce davanti ai suoi errori per poi dimenticarsene, magari «inseguendo un gol». Come accadde un&#8217;estate di tanti anni fa.</p>



<p class="has-text-align-center has-small-font-size"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud 24/08/2020</em></p>



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		<title>Il futuro del basket e degli sport di contatto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Sibillano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 04:13:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[SPORT - 24/08/2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Difficoltà e modalità per la ripartenza dopo il Covid-19</p>
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<h2><em>Difficoltà e modalità per la ripartenza dopo il Covid-19</em></h2>



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<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container">
<p class="has-drop-cap">Mentre nell’antica Grecia era lo sport, con i giochi Olimpici, a fermare i grandi eventi come le guerre, in questo 2020 la situazione sembra essersi del tutto ribaltata: l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha infatti bloccato tutto il mondo dello sport, facendo rinviare le Olimpiadi e gli Europei di calcio ed annullare campionati e manifestazioni sportive.</p>



<p>A pagare le conseguenze della pandemia, però, sono stati soprattutto gli sport di contatto, per la ripartenza dei quali ancora non si è riuscito a trovare un punto di incontro tra il Ministero dello Sport e quello della Salute, specialmente a causa dell’instabile andamento dei contagi sul tutto il territorio nazionale.</p>



<p>Tuttavia se per il calcio, come sappiamo, si è deciso di ripartire per reggere le varie pressioni derivanti dagli stipendi milionari e dai contratti redditizi con le pay-tv, per altri sport come il basket si è scelto di percorrere una strada diversa.</p>



<p>Riprendere a giocare a luglio come in NBA – che sta proseguendo la stagione 19/20 all’interno della cosiddetta “bolla di Orlando” creata nel parco divertimenti DisnayLand &#8211; non è possibile in Italia, dove la Federazione ha preferito fermarsi e pianificare la nuova stagione senza l&#8217;assillo della ripartenza anche a causa del fatto che circa il 40% dei palasport non ha aria condizionata ed ha spazi molto ridotti.</p>



<p>Il contesto che si è delineato ha posto così il sistema basket di fronte a uno scenario senza precedenti.</p>



<p>Il lockdown ha accentuato le problematiche economiche della pallacanestro italiana, ancora troppo dipendente dalle risorse dei vari presidenti che, con la crisi finanziaria che sta avanzando, avranno sempre più difficoltà a sostenere le spese dei propri club solo con i soldi derivanti dalle proprie aziende e dagli sponsor.</p>



<p>A differenza del calcio, infatti, gli introiti derivanti dai diritti TV pesano solo il 4/5% del budget complessivo, mentre circa l’80% deriva da sponsorizzazioni e ticketing. Visti questi dati è facile intuire che, mancando cessioni milionarie, plusvalenze e valorizzazioni economiche, chi investe in questo sport lo fa principalmente per passione e per un forte legame con il territorio e poco potrà guadagnarci dalle partite a porte chiuse.</p>



<p>Questo discorso vale non solo per il mondo professionistico ma, soprattutto, per quello dilettantistico, principale vittima di questa pandemia nel mondo dello sport.</p>



<p>Il dilettantismo, infatti, costituisce nel nostro paese la base del movimento cestistico e sportivo in generale, svolgendo un ruolo di enorme rilievo non solo sul piano economico ma anche su quello sociale. Questa macchina si regge sull’impegno quotidiano di decine di migliaia di volontari, tecnici sportivi e dirigenti &#8211; che poco o nulla ricavano da questa loro passione – e sull’utilizzo delle palestre per lo più comunali o scolastiche.</p>



<p>I maggiori costi ed ostacoli per la ripresa sono infatti concentrati proprio sulla fruibilità e sulla sanificazione degli impianti. Da un lato la Ministra dell’Istruzione Azzolina ha garantito che da settembre le palestre scolastiche saranno utilizzabili anche per le attività sportive pomeridiane, dall’altro si stanno studiando soluzioni per la sanificazione di spazi molto grandi, per la decontaminazione dei macchinari che dovranno seguire protocolli più rigidi e per risolvere il problema del distanziamento sociale.</p>



<p>Restano dunque ancora aperte le discussioni circa le tempistiche e le modalità di apertura delle palestre così come lo sono ancora quelle riguardo le eventuali responsabilità giuridiche che deriverebbero da un eventuale contagio e riguardo gli aiuti economici alle società e alle associazioni sportive.</p>



<p>Per ora nel Decreto Liquidità sono stati introdotti sistemi di finanziamento per sostenere la liquidità a breve e a lungo termine sopperendo, in tal modo, a quelle risorse che, inevitabilmente, a causa della sospensione delle attività sportive, sono venute a mancare: è stato previsto un ampliamento dell&#8217;ambito di operatività sia del Fondo di Garanzia per l&#8217;impiantistica sportiva che del Fondo speciale per la concessione di contributi in conto interessi istituiti presso l&#8217;Istituto per il Credito Sportivo.</p>



<p>Il Decreto Rilancio ha poi introdotto la possibilità di contributi a fondo perduto per le sole società e di un credito di imposta che appare essere utilizzabile da tutti gli enti del terzo settore, associazioni culturali e sportive, società sportive e cooperative dilettantistiche e imprese sociali mentre molti Comuni italiani hanno previsto la sospensione dei pagamenti degli affitti delle palestre.</p>



<p>Ad oggi quindi la liquidità rimane il problema più grande ed occorre, pertanto, prendere coscienza del fatto che lo sport in generale, e soprattutto quello dilettantistico, necessita urgentemente di aiuti straordinari da parte dello Stato per garantire la sopravvivenza di un movimento che nel suo complesso, compreso l’indotto, influisce per quasi il 4% del PIL nazionale.</p>



<p>È sicuramente un momento storico senza precedenti ma il basket, così come lo sport in generale, dovrà ripartire in quanto forma di aggregazione sociale molto importante. Tuttavia, fare sport significa non solo adrenalina ed emozioni ma anche fare azienda ed è per questo che la nuova stagione si dovrà fondare su un modo diverso di fare e vivere lo sport.</p>



<p>Per via delle numerose misure preventive, saremo costretti a ridurre la capienza dei nostri palazzetti e a usare in maniera diversa gli spazi con un conseguente forte impatto sui bilanci di tutte le società, gli enti e le associazioni sportive italiane ma è proprio per questo che, come ogni situazione che versa nello straordinario, sarà necessario rimboccarsi le maniche e cercare di strutturare dei progetti redditizi e, soprattutto, duraturi.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei Ventenni il 24/08/2020</em></p>
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		<title>Tokyo 2021, a meno di un anno cresce l’attesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 23:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT - 24/08/2020]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mese fa, il 24 luglio, avrebbe dovuto prendere il via la XXXII edizione dei Giochi Olimpici a Tokyo. La pandemia di Covid 19, però, ha travolto anche questa manifestazione che è stata, pertanto, rinviata di un anno. Dunque, i Giochi inizieranno il 23 luglio 2021. Per la quarta volta nella storia non viene rispettata, di fatto, la prassi che vuole che questa competizione sportiva si svolga ogni 4 anni. Sin dall’antichità l’olimpiade misura il lasso temporale che intercorre tra [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Un mese fa, il 24 luglio, avrebbe dovuto prendere il via la XXXII edizione dei Giochi Olimpici a Tokyo. La pandemia di Covid 19, però, ha travolto anche questa manifestazione che è stata, pertanto, rinviata di un anno. Dunque, i Giochi inizieranno il 23 luglio 2021. </p>



<p>Per la quarta volta nella storia non viene rispettata, di fatto, la prassi che vuole che questa competizione sportiva si svolga ogni 4 anni. Sin dall’antichità l’olimpiade misura il lasso temporale che intercorre tra due edizioni dei Giochi olimpici. Storicamente, per stabilire molte date venne preso come base di misurazione lo svolgimento delle olimpiadi. Nell’era moderna in 3 occasioni non si disputò questa importante manifestazione sportiva, in concomitanza delle due guerre mondiali, e precisamente nel 1916, nel 1940 e nel 1944. </p>



<p>La paternità delle moderne olimpiade viene riconosciuta al barone francese Pierre de Coubertin, che nel 1896 ebbe l’idea di ripristinare la tradizione ludica dell’antica Grecia, organizzando un evento simile ad Atene. Analogamente nel 1924, presero il via per la prima volta nella storia i giochi olimpici invernali che si tennero a Parigi. I giochi invernali interrompono la consuetudine temporale dell’olimpiade, poiché si svolgono a due anni di distanza rispetto agli altri sport. Sempre al barone de Coubertin appartiene il famoso pensiero: “L’importante è partecipare, perché solo partecipando puoi vincere”, che riflette quello che dovrebbe essere lo spirito dei giochi stessi. </p>



<p>Queste manifestazioni, infatti, non sono concepite solo al fine di proclamare un vincitore nelle diverse competizioni ma hanno lo scopo di pacificare i popoli, portando l’armonia tra le nazioni ed i continenti. Nell’antichità, durante il periodo delle olimpiadi qualsiasi tipo di ostilità che intercorreva tra le diverse città-stato greche, veniva interrotta. La bandiera olimpica è composta da cinque cerchi intrecciati di colore azzurro, giallo, nero, verde e rosso, tanti quanti sono i continenti. I cerchi si abbracciano tra loro così come si auspica possano fare i diversi popoli che prendono parte alle competizioni. La scelta dei colori, inoltre, non è casuale, poiché almeno uno di questi cinque colori è presente in ogni bandiera delle diverse nazioni del mondo. </p>



<p>Dunque, l’auspicio è sempre quello che i giochi olimpici siano un momento di pace e fratellanza fra tutti i partecipanti senza effettuare distinzione alcuna. Nel 1900, a Parigi, per la prima volta le donne poterono gareggiare alla pari degli uomini, cosa mai contemplata nelle olimpiadi della Grecia antica. Tra le edizioni del 1928 e quella del 1936, vennero inserite ufficialmente gare femminili per le principali discipline olimpiche. Sempre in tema di lotta alle discriminazioni, bisogna ricordare le celebri olimpiadi in Messico del ’68. Due statunitensi, o meglio due afroamericani, Tom Smith e John Carlos , rispettivamente primo e terzo classificato nella finale dei 200 metri piani, salirono sul podio scalzi alzando il pugno chiuso in un guanto nero. Il loro intento era quello di testimoniare le violenze e lo sfruttamento subiti dai loro conterranei per troppo tempo negli USA e nel mondo, chiedendo maggior rispetto per gli afroamericani. La loro protesta divenne ben presto un’icona di qualsiasi battaglia a difesa dei diritti umani. A far da cornice a questa epica scena l’australiano Peter Norman, che con la sua compostezza e la sua dignità rese omaggio alla protesta inscenata dagli altri due corridori. </p>



<p>Quanto è necessario, oggi, ricordare quel podio alla luce della vicenda legata a George Floyd ed alle proteste che ancora si susseguono negli USA? Il pensiero decoubertiniano può essere, naturalmente, esteso, anche, ai diversi aspetti della vita quotidiana. È sempre necessario partecipare per sentirsi parte integrante del meraviglioso progetto che è la vita. Molto spesso la partecipazione è associata alla quasi necessità del risultato, e ciò contrasta con la natura dell’uomo che non deve necessariamente primeggiare per poter essere. &nbsp;Anche Giorgio&nbsp; Gaber può essere considerato, un seguace di tale espressione perche dicendo che “la libertà è partecipazione”, richiama il senso e la bellezza della possibilità di prendere parte a qualcosa, che può essere anche di dimensioni gigantesche come i giochi olimpici attuali. Soprattutto questi concetti rafforzano la convinzione che l’uomo realizzi pienamente sé stesso solo partecipando alla vita ed al mondo. La città di Tokyo ed il governo giapponese hanno stanziato per l’organizzazione ben 400 miliardi di yen, circa 2,7 miliardi di euro solo al fine dine finanziare il costo di impianti ed infrastrutture. </p>



<p>Queste stime non possono considerare quello che sarà l’indotto generato dall’evento. Un biglietto per assistere ad una semplice gara dei giochi in media avrà il costo di 60 euro. Per capire l’entità del numero di possibile gare basti pensare che nel 2004, durante le olimpiadi di Atene, le discipline sportive furono 28, suddivise in 301 specialità, con il coinvolgimento di circa 10500 atleti. I giochi dell’antichità coinvolgevano solo 4 discipline: corsa, pugilato, gare equestri e lotta. Momento clou di ogni edizioni dei giochi olimpici è la cerimonia d’inaugurazione, durante la quale sfilano tutte la nazioni partecipanti e avviene la tradizionale accensione del fuoco olimpico. Anche il significato di questo emblema è da ricercarsi nell’antichità poiché già durante le competizioni antiche una fiamma consacrata agli dei, dopo la donazione di Prometeo agli uomini, bruciava, ininterrottamente, per le due settimane di svolgimento della manifestazione. </p>



<p>Il fuoco è diverso dalla torcia olimpica che viene portata nella città ospitante da un variabile numero di tedofori dopo l’accensione nella città greca di Olimpia tramite uno specchio parabolico concavo, dunque senza ricorrere a mezzi artificiali. La speranza per l’edizione di Tokio 2021 è che il fuoco olimpico possa ardere e risplendere più&nbsp; luminoso che mai, perché le Olimpiadi, intese nella loro accezione più ampia come momento di aggregazione e di crescita non solo sportiva ma soprattutto relazionale non potranno mai fermarsi.&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei Ventenni il 24/08/2020</em></p>



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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2020 12:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT - 24/08/2020]]></category>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi tokyo 2021]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza sanitaria ci ha costretti a riprogrammare la nostra quotidianità, il lavoro, lo studio, i rapporti interpersonali. A farne le spese è stato anche lo sport, dapprima costretto a una battuta d’arresto e poi al centro di tavoli tecnici, dibattiti di Governo e chiacchiere da bar… pardon, su Zoom. Dallo scorso maggio, tuttavia, anche le attività sportive hanno rivisto il via a piccoli passi con l’adozione di misure come il distanziamento interpersonale, la sanificazione degli ambienti, il divieto di scambiare [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">L’emergenza sanitaria ci ha costretti a riprogrammare la nostra quotidianità, il lavoro, lo studio, i rapporti interpersonali. A farne le spese è stato anche lo sport, dapprima costretto a una battuta d’arresto e poi al centro di tavoli tecnici, dibattiti di Governo e chiacchiere da bar… pardon, su Zoom.</p>



<p>Dallo scorso maggio, tuttavia, anche le attività sportive hanno rivisto il via a piccoli passi con l’adozione di misure come il distanziamento interpersonale, la sanificazione degli ambienti, il divieto di scambiare bottiglie o materiali. Ciascuna federazione ha dato raccomandazioni diverse volte alla riduzione del rischio di diffusione del virus e spetta all’utente metterle in pratica, ma non sempre è così.</p>



<p>Quel che è certo è che tra una pedalata e un cono gelato, noi italiani – sportivi per natura, anche solo col telecomando del televisore – possiamo godere, non senza critiche, del ritorno degli sport individuali, degli sport di contatto, del campionato di calcio, del ciclismo, della Formula1 e chi più ne ha più ne metta. <br>Proprio il campionato, e le coppe, ci hanno infiammati nonostante il tifo sia relegato ai salotti di casa. Quello che abbiamo divorato con gli occhi è ancora il bel gioco? E cosa ci è rimasto di quei mondiali di trent’anni fa raccontati sapientemente da Furio Zara (oltre alla canzoncina dell’inedito duo Nannini/Bennato)?</p>



<p>Abbiamo provato a rispondere a queste domande, consapevoli che non si vive di solo calcio: via libera allora al ritorno dei rollerskate e alla febbrile attesa per le Olimpiadi di Tokyo 2021, senza dimenticare che anche altri sport di contatto come il basket avranno bisogno di attenzione e di capillare organizzazione. <br>Lo sport necessita di aiuti straordinari e di uno sforzo condiviso volto a vivere lo sport stesso in maniera diversa, consapevole e sicura con il contributo di tutti.</p>



<p>Il nostro è in edicola con L’Altravoce dei Ventenni – Quotidiano del Sud e su questi schermi: buona lettura!</p>



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