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	<title>TENDENZE &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Il beauty tra presente e passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Lisa Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Aug 2024 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sin dai tempi antichi, bellezza e cura del corpo erano due espressioni molto utilizzate. In alcuni manoscritti cinesi, risalenti al 2700 a.C., troviamo riferimenti legati, ad esempio, all’arte del massaggio. In Egitto, all’epoca di Cleopatra, gli egiziani si immergevano in vasche di acqua profumata, cospargevano i loro corpi con olii e balsami. Un&#8217;altra popolazione, quella greca, risentì di tali influssi positivi, infatti, lo stesso Omero (poeta greco dell&#8217;VIII secolo a.C.) nell&#8217;Odissea parla del massaggio come di un trattamento per il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Sin dai tempi antichi, bellezza e cura del corpo erano due espressioni molto utilizzate. In alcuni manoscritti cinesi, risalenti al 2700 a.C., troviamo riferimenti legati, ad esempio, all’arte del massaggio. In Egitto, all’epoca di Cleopatra, gli egiziani si immergevano in vasche di acqua profumata, cospargevano i loro corpi con olii e balsami.  Un&#8217;altra popolazione, quella greca, risentì di tali influssi positivi, infatti, lo stesso Omero (poeta greco dell&#8217;VIII secolo a.C.) nell&#8217;Odissea parla del massaggio come di un trattamento per il recupero della salute dei guerrieri.</p>



<p>Come si legge sul Manuale di Cosmetologia, la cosmesi nasce in Oriente, dove tali popoli hanno unito medicina e, per l&#8217;appunto, cosmesi. Venivano utilizzate ricette a base di oli, grassi sia vegetali che animali, resine, cera d’api, hennè per tingere unghie e capelli, terre e minerali colorati per il trucco, miele e propoli. Roma apprese e fece sue le tecniche portate dalla Grecia, dove, di fianco ai cosmetici, si diffusero le terme. Nel bagno di Poppea, ad esempio, oltre all’acqua c’era latte d’asina (idrata e protegge la pelle, riducendo le imperfezioni). Un medico greco, trasferitosi a Roma, Galeno, ha lasciato una traccia duratura. Da egli prendono il nome i preparati galenici delle farmacie, egli è stato l’inventore della prima crema di bellezza. La sua crema si otteneva emulsionando cera d’api, olio di mandorle e acqua di rosa.</p>



<p>Tutt’oggi si utilizzano scoperte arabe, come la distillazione, la produzione dell’alcohol, l’estrazione dei profumi.</p>



<p>L’Italia era sì grande nelle arti e nelle scienze, ma essendo politicamente alla mercé delle altre nazioni quali Francia, Germania, Inghilterra, queste si appropriarono delle sue idee anche nel campo della bellezza, ad esempio profumi italiani divennero francesi. Dopo il Rinascimento l’Italia tornò ad un “buio cosmetico”, riprendendo in mano la situazione dopo i conflitti mondiali.</p>



<p>Per quanto riguarda il make-up, l’uso di dipingersi il volto veniva visto da un lato come un rituale di bellezza, dall’altro veniva fatto in occasioni di riti religiosi o di guerra. In alcune tribù, ad esempio, ancora oggi si utilizzano tecniche di tatuaggi, scarificazioni (vocabolario: “tipo di tatuaggio a cicatrici ottenuto incidendo in modo profondo la pelle”), come simbolo di appartenenza, a scopo ornamentale o come pratiche di iniziazione.</p>



<p>Tutte queste pratiche hanno proseguito il loro percorso in Oriente, mentre in Occidente abbiamo avuto il cosiddetto periodo buio del Medioevo, dove i piaceri del corpo venivano messi da parte.</p>



<p>Nel XX secolo, i grandi progressi della medicina tradizionale posero, inizialmente, ad esempio, in secondo piano le terapie tradizionali praticate per secoli.</p>



<p>Ponendo i riflettori sul make-up, si può vedere quanto esso sia cambiato nel tempo. Il suo inizio ha visto, come protagonista, la biacca (vocabolario: “carbonato basico di piombo, sostanza colorante bianca, molto velenosa”), utilizzata per rendere bianco l’incarnato; di fatti il colorito bianco veniva visto come simbolo di purezza. Si sono attraversati momenti in cui il trucco, come nel Rinascimento, doveva essere esagerato, un viso molto bianco con rossetti e guance rosse, per poi passare all’epoca vittoriana, in cui l’esagerazione non era contemplata. Proseguendo nel tempo si arriva nei primi anni del ‘900, in cui cambiano i canoni estetici, ad esempio, il colorito naturale diventa simbolo di salute. Si è vista un’esplosione di colori, per poi tornare, nel XXI secolo, a toni, denominati, “nude”, ovvero più naturali.</p>



<p>Nel corso dei secoli, tutto è andato evolvendosi, dalla ricerca costante del bello inteso come “perfezione da raggiungere”, fino alla sua esaltazione che troviamo, normalmente, in natura. Ciò riguarda il beauty, l’arte, abbraccia varie discipline. Ci si è avvicinati, ad esempio, alla cultura orientale, per quanto riguarda i trattamenti legati al massaggio. Probabilmente, dato che il mondo ha iniziato a correre, le persone hanno avvertito sempre più il bisogno di fermarsi e connettersi con il proprio “io”.</p>



<p>La cosmesi ha attraversato un momento in cui si utilizzavano materie prime provenienti dalla natura che ci circonda, passando per le formulazioni chimiche, arrivando nuovamente al naturale, ciò è avvenuto perché l’uomo ha avvertito, forse, il bisogno di “tornare alle origini”, utilizzare la natura intesa come tale, come piante, secrezioni animali (miele, propoli, bava di lumaca). Tutto ciò viene inteso come “bio”, si pone più attenzione al proprio corpo, cercando di mantenerlo o renderlo perfetto, senza distruggere la sua integrità. Ciò si può vedere nell’uso dei fillers, che hanno sostituito il botulino (ovvero una sostanza tossica che andava ad inibire i muscoli mimici, ossia del volto). I più richiesti, per correggere inestetismi quali rughe, piccole depressioni, labbra sottili, sono i fillers all’acido ialuronico (una componente del derma, uno degli strati della pelle).</p>



<p>Si è quindi arrivati ad un punto in cui il naturale è bello, ma è bello anche ciò che appare, il tutto contornato dal naturale che non deve far male, preservando in modo ottimale il tutto. Ciò lo si vede anche nell’ambito alimentare, perché, per l’appunto, si preserva il contenitore, ma anche il contenuto vuole la sua parte.</p>



<p>Ciò che prevale molto è nuovamente la ricerca del bello e della perfezione, con canoni specifici ma senza deturpare troppo. In molti casi si eccede ma in altri, non ci si rende conto di avere di fronte qualcosa di modificato, perché il trucco è anche non far vedere.</p>
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		<title>L&#8217;esempio del Super Bowl per curare un calcio malato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[SuperLega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Già quando vivevo in Italia, mi era capitato un paio di volte di affrontare una nottata insonne per guardare in diretta il famigerato “Super Bowl”. Uno spettacolo tanto esotico per noi italiani quanto venerato e presente nei film hollywoodiani. Vuoi l’evidente stato catatonico, vuoi la visione di uno sport del tutto alieno, non vi capii molto. Ma trovai lo trovai comunque piuttosto godibile. Fast forward al giorno d’oggi, dopo 3 anni in cui ho il piacere di guardare lo spettacolo [&#8230;]</p>
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<p>Già quando vivevo in Italia, mi era capitato un paio di volte di affrontare una nottata insonne per guardare in diretta il famigerato “Super Bowl”. Uno spettacolo tanto esotico per noi italiani quanto venerato e presente nei film hollywoodiani. Vuoi l’evidente stato catatonico, vuoi la visione di uno sport del tutto alieno, non vi capii molto. Ma trovai lo trovai comunque piuttosto godibile.</p>



<p>Fast forward al giorno d’oggi, dopo 3 anni in cui ho il piacere di guardare lo spettacolo con il corretto fuso orario. E, soprattutto, ho l’opportunità di comprenderlo fino in fondo.</p>



<p>Al di là del gioco del football americano, uno sport all’apparenza molto semplice, ma che nasconde una complessità scervellante, quello che più si nota è quanto questo evento sia riuscito negli anni a diventare una vera e proprio religione pagana per i locali.&nbsp;</p>



<p>Tutti guardano il Super Bowl. Anche chi non segue lo sport. Si organizzano party a casa delle persone e nei locali. Tutti i ristoranti e le grandi catene allestiscono promozioni e menu speciali. Pizza e chicken wings sono diventati i piatti ufficiali dell’evento. E probabilmente è meglio sorvolare sulla birra e altre bevande alcoliche, tanto che si spinge affinché <em>the day after the Super Bowl</em> diventi una festa nazionale per attutire i postumi. Lascio per ultimo, solo per la banalità del tema, il fattore dello show dell’intervallo, che raccoglie i migliori artisti del momento in 15 minuti di coreografie assolutamente mozzafiato.</p>



<p>Ed è qui che, ogni volta che spengo il televisore dopo l’evento, mi chiedo come sia possibile che nulla di paragonabile avvenga nel mio sport preferito: il calcio.</p>



<p>Il Super Bowl genera un giro d’affari che tocca gli 1.3 Miliardi di dollari, con soltanto la vendita degli spazi pubblicitari che vale la metà del totale. Spot pubblicitari (venturi a 7 milioni di dollari per 30 secondi) che coinvolgono tutti i migliori attori di Hollywood, consapevoli che quello spezzone sarà visto dall’intera nazione.&nbsp;</p>



<p>Al raffronto, la finale di Champions League genera soltanto 500 Milioni di euro. Anche considerando il cambio, meno della metà rispetto al Super Bowl.</p>



<p>Come è mai possibile una cosa del genere? Stiamo d’altronde mettendo a raffronto uno sport “locale”, come il football americano, che può contare su una popolazione complessiva di 330 milioni di persone (più qualche spostato che all’estero lo segue in notturna), contro lo sport più seguito del pianeta, che, secondo stime del World Population Review, è seguito da 3.5 Miliardi di persone.&nbsp;</p>



<p>Mentre provo maldestramente a trovare pace nel letto, rifletto sul fatto che la malattia è insita in un paziente in crisi ormai da anni, e che deve porvi rimedio al più presto, o patirà per questo la propria fine.</p>



<p>Il calcio europeo è basato su lunghe tradizioni e affetto locale dei propri tifosi. E troppo spesso si tende a dimenticare il fatto che invece gli Stati Uniti non siano uno stato, bensì una federazione di 50 Stati. Quando Kansas City arriva in finale, questa è la squadra del Kansas, e molti altri stati saranno a loro supporto o guferanno in base a relazioni tra stati.</p>



<p>L’allargamento delle proprie operations, o meglio, “scaling”, come viene propriamente detto, è un valore imprescindibile per la crescita di un business. Nessun investitore avrebbe mai messo un dollaro in Facebook se i propositi di Zuckerberg fossero stati quelli di operare soltanto dentro i confini statunitensi.</p>



<p>Sotto questo profilo, la cosiddetta SuperLega (o comunque potrebbe chiamarsi in futuro) non è solo una possibilità da vagliare, quanto una necessità assoluta per il calcio. Ed ogni anno che passa, è un’occasione persa per compiere il next step per lo sport che amo.</p>



<p>Sono consapevole che le storie che tutti amiamo di più sono quelle delle squadre di provincia che abbattono quelle più blasonate. Il nostro gusto non si è evoluto più di tanto dai tempi biblici di Davide contro Golia. Ma nulla deve distogliere l’attenzione dal fatto incontrovertibile che esistono squadre nel panorama europeo che sono storicamente più vincenti, con un brand più forte, una compagine societaria solida, strutture all’avanguardia, etc. Insomma, sono semplicemente più attrezzate.</p>



<p>Attrezzate per cosa? Per dare vita ad un dream team di squadre calcistiche europee in grado di creare la competizione sportiva più rilevante del pianeta, così come il calcio merita. Perché, sebbene ami gli Stati Uniti, non posso accettare che Kansas City contro San Francisco di NFL sia un evento sportivo di maggior rilevanza rispetto ad una qualsiasi finale di Champions League. Buonanotte!</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>&#8220;Charm of Apple&#8221;, il progetto fotografico dalla provincia di Salerno al magazine internazionale di moda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 11:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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		<category><![CDATA[INTERESSI]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prendete carta e penna e segnate su un foglio, servono solo due ingredienti fondamentali: passione e caparbietà; una volta uniti e fatti cuocere a fuoco molto lento, condite tutto con pazienza e resistenza, si aggiunga un pizzico di rischio, che si sa non nuoce mai, ed ecco che viene fuori un traguardo raggiunto, ancora fumante che nel nostro caso si chiama “Charm of the Apple”. “Charm of the apple” è un progetto fotografico nato dall’idea di Pier Filippo Raso, giovane [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Prendete carta e penna e segnate su un foglio, servono solo due ingredienti fondamentali: passione e caparbietà; una volta uniti e fatti cuocere a fuoco molto lento, condite tutto con pazienza e resistenza, si aggiunga un pizzico di rischio, che si sa non nuoce mai, ed ecco che viene fuori un traguardo raggiunto, ancora fumante che nel nostro caso si chiama<strong> “Charm of the Apple”.</strong></p>



<p><strong>“Charm of the apple”</strong> è un progetto fotografico nato dall’idea di Pier Filippo Raso, giovane fotografo emergente ebolitano che ha deciso di unire la bellezza ideale del mondo della moda con la concretezza dei corpi di persone che non hanno mai posato nella loro vita ma che decidono di mettersi in gioco per dar vita al nuovo. Coinvolge due ragazze che faranno da indossatrici, coni loro corpi veri e unici, una hair stylist, una make up artist e una fashion stylist, tutte accomunate da due cose fondamentali: le radici che le legano allo stesso territorio e la voglia di costruire una nuova opportunità.</p>



<p>Attraverso questo progetto fotografico ognuno ha messo in campo le proprie capacità e la propria professionalità, avendo come obbiettivo quello di fare bene il proprio lavoro anche per squarciare una buona volta l’ideologia comune che la vita di provincia sia sempre statica, Pier Filippo lo riassume in una frase: “Si perde meno tempo a fare che a lamentarsi di quanto non si faccia”.</p>



<p>E’ così che è nato il progetto fotografico<strong> “Charm of the apple” </strong>in cui le sue foto sono il risultato di cosa si ottiene da un buon lavoro di squadra in cui le persone lavorano efficacemente sfruttando le proprie competenze, esaltando le loro passioni e non dovendosi necessariamente allontanare dal luogo in cui si vuole stare. La dimostrazione che il cambiamento è sempre possibile è arrivata all’inizio di febbraio quando gli scatti sono stati inviati per scommessa su <strong>Malvie French Magazine</strong>, rivista online di moda che dopo averli visionati li ha scelti e pubblicati. Dalla provincia di Salerno ad una rivista internazionale di moda è una soddisfazione indefinibile per l’intera squadra di lavoro.</p>



<p>Ma questo è solo un primo successo raggiunto tra studi e lavoro: sì perché Pier Filippo intanto fa il suo lavoro da vigilante, lo stesso da dieci anni, ma questo non lo ha mai bloccato nella creazione di nuovi progetti, anzi, non ha mai lasciato passare un giorno senza che nella sua mente fruttassero nuove idee. Il tempo è sempre troppo poco per quelli come lui, un giorno dovrebbe durare almeno 48 ore così da poter fare tutto quello che pensa. Nonostante il lavoro non ha mai tralasciato le sue infinite passioni, una tra tutte, la più recente e la più viva è la fotografia. Ecco cosa succede quando qualcuno coltiva una passione e pur di realizzarla mette in campo tutte le energie di cui dispone.</p>



<p>Tutto è cominciato per caso, da un poco meno di un anno a questa parte ha iniziato ad osservare il mondo attraverso l’obbiettivo, prima fotografando paesaggi dei luoghi che vedeva nel suo cammino, nei suoi viaggi, poi concentrandosi sulla bellezza degli oggetti attraverso lo <em>still life</em> che raccoglie in una sola immagine degli elementi che offrono allo spettatore la sensazione, il sapore, l’odore di ciò che si vuole raccontare. In questo anno sono stati molti gli studi che ha affrontato per perfezionare il suo stile e la sua tecnica, ha avuto contatti anche con fotografi di un certo calibro, ha avuto un’esperienza studio nell’Istituto Italiano di Fotografia di Mialno ed è con l’approfondimento dei suoi studi che è arrivato a definire il campo in cui vuole specializzarsi: la fotografia di moda.</p>



<p>E’ un campo minato, forse in fotografia il più ambito, di difficile accesso e con canoni variabilissimi dell’estetica. Ma questa, per uno come Pier Filippo, è soltanto una nuova sfida con cui potersi confrontare. E’ difficile comparare la propria fotografia con il nome di stilisti del calibro di Armani, Cavalli o Valentino, è un mondo fatto di lustrini e ostacoli in cui oggi sei tutto e domani potresti essere nulla. Ma le idee non mancano al protagonista della nostra storia che decide di dar vita al suo progetto fotografico cambiando un po’ le classiche icone della moda e anche della geografia.&nbsp; Infatti non è Milano, capitale della moda per antonomasia, lo sfondo di questo progetto ma Eboli, la città in cui Pier Filippo è nato e vive da sempre. Una città di provincia che come molte altre ha ritmi lenti e pigri, dove le possibilità di crescita esperienziale per un giovane non sono sempre dietro l’angolo e talvolta quelle che ci sono non rispecchiano la propria visione di futuro o di opportunità lavorativa.&nbsp; Ma questo non esclude l’immenso amore per il proprio territorio, così grande da scavalcare anche il limite di una cittadina sonnolenta.</p>



<p>E’ così che nasce il progetto Charm of Apple, che prende vita grazie ad una squadra che ama cimentarsi in nuove avventure, ostinata e orgogliosa nel voler raggiungere l’obbiettivo che si è prefissata. Un esempio che può essere utile a chiunque nel suo cammino incontrando degli ostacoli si lascia abbattere, ma il loro successo dimostra che tutto si può raggiungere con impegno e serietà.</p>



<p>Pier Filippo Raso (fotografo), Alessandra Vocca e &nbsp;Maura Pisano (indossatrici), Jolanda selce (hair stylist), Anna Maria Caliendo (make up artist) e Madianna de Rosa (Ludica fashion stylist) hanno dimostrato che il futuro si costruisce con le proprie mani unendo passione e caparbietà, questo è solo il primo shooting, ma il team ha già in cantiere altri progetti e chissà su quale altra copertina patinata li troveremo, intanto noi facciamo loro un grande in bocca al lupo!</p>



<p>Curiosi, vero? Scoprite qui <a href="https://www.malvie.fr/post/charm-of-the-apple">&#8220;Charm of the apple&#8221;</a></p>
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		<title>I trend del 2024 visti dai giovani</title>
		<link>https://ventiblog.com/i-trend-del-2024-visti-dai-giovani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[booktok]]></category>
		<category><![CDATA[grandpa style]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa culinaria]]></category>
		<category><![CDATA[pantone 2024]]></category>
		<category><![CDATA[pantone Peach Fuzz 13-1023]]></category>
		<category><![CDATA[trend 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla moda alla cucina, ma anche tecnologia e letteratura Archiviati i bilanci e i buoni propositi, è già tempo di concentrarsi su quelli che saranno i trend per il 2024, con una particolare attenzione alle predilezioni dei più giovani, da prendere con leggerezza, ma tenere d’occhio in diversi ambiti. Dalla moda alla tecnologia, passando per la sostenibilità e la letteratura, Millennials e GenZ hanno le idee chiare sull’anno che avanza. Iniziamo dalla moda: a farla da padrona sarà la ricerca [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/i-trend-del-2024-visti-dai-giovani/">I trend del 2024 visti dai giovani</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Dalla moda alla cucina, ma anche tecnologia e letteratura</em></p>



<p>Archiviati i bilanci e i buoni propositi, è già tempo di concentrarsi su quelli che saranno i trend per il 2024, con una particolare attenzione alle predilezioni dei più giovani, da prendere con leggerezza, ma tenere d’occhio in diversi ambiti. Dalla moda alla tecnologia, passando per la sostenibilità e la letteratura, Millennials e GenZ hanno le idee chiare sull’anno che avanza.</p>



<p>Iniziamo dalla moda: a farla da padrona sarà la ricerca della propria comfort zone con lo stile <em>Grandpa</em> che, andando oltre la nostalgia per l’infanzia, invita a riscoprire una nuova libertà. Via libera allora alle camicie, ai cappotti spigati e ai cappelli in stile Borsalino, ma anche alle polo e ai pantaloni in fustagno o velluto. Ciò che conta è che i capi siano di buona fattura, del taglio giusto e destinati a durare nel tempo. Lo stile <em>Grandpa</em> si preannuncia già fuori dal tempo perché viene creato e affinato in autonomia, che ci rende icone di noi stessi e cui si rimane fedeli. Tra i colori più gettonati quelli neutri, quasi borghesi, ma anche abbinamenti cromatici improbabili. Il colore scelto da Pantone per il 2024 sembra quasi fare eco a questa tendenza: quest’anno impazzerà il Peach Fuzz 13-1023, una tonalità delicata e morbida di pesca che arricchisce mente, corpo e anima. “Cercando una tonalità che riecheggiasse il nostro innato desiderio di vicinanza e connessione – ha dichiarato Leatrice Eiseman, Executive Director Pantone Color Institute – abbiamo scelto un colore che irradia calore ed eleganza moderna. Una tonalità che risuona con la compassione, offre un abbraccio tattile e unisce senza sforzo la giovinezza con l&#8217;intramontabilità”.</p>



<p>Il tuffo nel passato non riguarderà solo la moda: i giovani, seppur nati in un mondo già digitalizzato, mostrano un rinnovato interesse verso tutto ciò che ha preceduto l’attuale rivoluzione tecnologica. Non solo detox da Instagram, ma una vera e propria filosofia di vita contraria alla tirannia della frenesia e della performance che si traduce in un approccio più lento, sostenibile e ponderato, anche in un’ottica di maggiore tutela della salute mentale.</p>



<p>L’innovazione proverà, in ogni caso, a essere sempre più utile e sbalorditiva, secondo tre traiettorie ben precise: il ritorno del 3D, la realtà virtuale e l’intelligenza artificiale. Su quest’ultima, tuttavia, secondo un’indagine condotta da LinkedIn, i nativi digitali – cioè il 44% dei giovani intervistati, con età compresa tra i 16 e i 26 anni – si definiscono sopraffatti dall’incedere dell’IA nel mondo del lavoro. In un Paese come il nostro, in cui i più giovani faticano a trovare un’occupazione stabile, sono proprio questi a essere più timorosi sull’impatto che la tecnologia potrebbe avere sul loro futuro, lavorativo e non.</p>



<p>Passando alla cucina, secondo The Fork le novità in arrivo riguarderanno la narrativa culinaria e lo show food. Il bisogno di autenticità, infatti, abbraccia anche il cibo e porterà a rivolgersi verso una cucina conosciuta, rassicurante, che racconti una storia e contribuisca a preservare le tradizioni, le culture e le differenti tecniche. Al centro dell’attenzione vi sarà anche il benessere del pianeta e si punterà alla costruzione di un ecosistema culinario virtuoso, caratterizzato dal rispetto della stagionalità delle materie prime, da un’agricoltura sempre più sostenibile e dalla lotta allo spreco. Non solo cibo, ma anche intrattenimento: nel 2024 andremo alla ricerca di sapori esplosivi, collaborazioni inaspettate e vere e proprie esperienze culinarie memorabili.</p>



<p>Sul fronte della lettura, invece, sarà l’anno dei nuovi romanzi delle star del BookTok, da Erin Doom a Colleen Hoover, da Cassandra Clare a Anna Premoli, a dimostrazione di un investimento crescente sulla Gen Z che legge con rinnovata passione. Dopo il successo della letteratura rosa, le cui vendite secondo l’Associazione italiana editori sono cresciute del 120,5% tra il 2019 e il 2023, il 2024 sarà ancora l’anno del romance e del fantasy, spesso del romance fantasy. Molti i debutti, come quello di Melissa Blair, booktoker esperta di narrativa femminista e queer, e di Francesca Ventura, già acclamata autrice Wattpad, ma anche gli attesissimi ritorni, come quello di Kira Shell con un nuovo dark romance di cui titolo e data di uscita sono ancora top secret.</p>



<p>Insomma, quello appena iniziato sarà un anno in cui scopriremo come innovazione, riscoperta e lentezza possono andare di pari passo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>Crediti foto: colorxs.com</p>
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		<title>L’anno della consacrazione per Jannik Sinner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfonso Lamberti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite. Del resto è difficile non [&#8230;]</p>
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<p>Il 2023 ha portato alla ribalta internazionale un giovane atleta italiano che sta tenendo incollati alla tv milioni di persone, in un Paese dove il calcio la fa da padrone per quanto riguarda visibilità e copertura mediatica. Jannik Sinner infatti, con i suoi colpi ha catturato così tanto l’attenzione che addirittura un gruppo di tifosi, con costumi folkoristici da carote giganti (i cosiddetti “carota boys”) lo stanno seguendo ovunque pur di supportarlo durante le partite.</p>



<p>Del resto è difficile non farsi trasportare dall’entusiasmo di fronte a certi numeri ottenuti quest’anno: primo Masters 1000, numero 4 al mondo, record di 61 vittorie su 76 partite, con i successi maturati contro tutti i migliori giocatori del circuito (Djokovic, Alcaraz, Medvedev, Rune), ed infine la storica finale alle ATP Finals di Torino lo scorso 19 novembre. </p>



<p>Percorrendo in ordine cronologico la stagione tennistica di Jannik, la sua crescita è evidente. All&#8217;inizio della stagione è arrivato agli ottavi dell’Australian Open, uscendo contro&nbsp;Stefanos Tsitsipas, tennista greco attuale numero 6. Il suo primo titolo in stagione arriva a febbraio: a&nbsp;Montpellier Sinner conquista il&nbsp;settimo titolo internazionale e qualche settimana dopo, nell’ATP 500 di Rotterdam, arriva in finale ma perde in tre set contro Daniil Medvedev (numero 3 al mondo). All’inizio della primavera, Jannik (e con lui il grande pubblico) ha la consapevolezza di avere tutte le carte in regola per arrivare in fondo ad un torneo ATP 1000, e la stagione americana conferma questa sicurezza: A&nbsp;Indian Wells (California)&nbsp;è il primo italiano della storia ad arrivare in semifinale, sconfitto dal giovane spagnolo&nbsp;Carlos Alcaraz.</p>



<p>A&nbsp;Miami, Jannik arriva alla partita della domenica &#8211; la finale singolare &#8211; dopo aver battuto in semifinale proprio lo spagnolo (6-7, 6-4, 6-2) prendendosi immediatamente una rivincita. In finale si scontra contro il muro Medvedev, ma l’obiettivo di alzare un trofeo di un torneo principale ATP non è lontano.</p>



<p>La stagione della terra rossa ad inizio maggio lo vedere protagonista a Montecarlo (dove parte da numero 8 al mondo, record sino ad allora), e le premesse per arrivare in fondo anche qui ci sono tutte: in tabellone supera grandi nomi come Schwartzman, Hurkacz e Musetti, un altro giovane italiano che sta crescendo torneo dopo torneo.&nbsp;Anche sulla terra rossa del principato il suo cammino termina in semifinale: dopo aver dominato il primo set contro&nbsp;Holger Rune, giovane astro nascente del tennis danese, cede al terzo set dopo una&nbsp;lunga interruzione per pioggia. Agli Internazionali di Roma l’attesa era forte, ma una deludente prestazione agli ottavi contro l’argentino Cerundolo non gli permette di vivere le emozioni di un foro italico che sarebbe stato in fermento per il ragazzo di San Candido in un’eventuale finale. Il Roland Garros chiude la stagione sulla terra e con questa arriva la delusione dell’anno, l’eliminazione al secondo turno. Ma già a luglio, sui prati di Wimbledon, la stagione di Jannik cambia direzione e arriva la storica semifinale densa di numeri importanti: diventa il&nbsp;decimo italiano all-time in una semifinale Slam&nbsp;e il più giovane ad essere mai arrivato così avanti in un major. L’accoppiamento in tabellone gli presenta Djokovic, anche lui a caccia di continui record, e la partita si conclude con una sconfitta in 3 set.</p>



<p>Ma il traguardo di un grande torneo è solo rimandato, e l’appuntamento per alzare la coppa è arrivato ad Agosto sul campo veloce di Toronto: prima della finale vince contro Berrettini, Gael Monfils, Tommy Paul e&nbsp;Alex De Minaur&nbsp;in finale. E’ il&nbsp;secondo italiano a vincere un Masters 1000 dopo il successo di Fognini a Monte Carlo nel 2019.</p>



<p>Il tennis fatto vedere da Jannik continua a crescere di livello, e a Pechino nel China Open ad inizio ottobre conferma e migliora ancora una volta il suo ranking. In semifinale&nbsp;batte ancora una volta Alcaraz&nbsp;(l’unico ad aver battuto lo spagnolo per 4 volte), ed in finale batte per la prima volta&nbsp;Medvedev&nbsp;in due set (7-6, 7-6).</p>



<p>Il 19 novembre il picco della stagione: tutta Italia ha ammirato il gioco proposto a Torino nelle Nitto ATP Finals (torneo che raggruppa i migliori 8 classificati del ranking). I tecnici di Sinner, Darren Cahill e Simone Vagnozzi (nominati tra i migliori allenatori del circuito nel 2023), hanno guidato l’atleta azzurro sino alla finale, persa con l’infinito Djokovic. </p>



<p>Ma il vero traguardo da incorniciare per l&#8217;altoatesino e per l&#8217;Italia è la Coppa Davis: il 26 novembre dopo 47 anni l’ambita &#8220;insalatiera&#8221; del tennis torna finalmente in Italia grazie a due grandi prestazioni nel signolo. Infatti, nelle Finals di Malaga contro l’Australia, Arnaldi<strong> </strong>(numero 41 al mondo) vince il primo singolare contro<strong> </strong>Popyrin<strong> </strong>(numero 40) spuntandola al terzo set dopo un combattutissimo match (7-5 2-6 6-4). Dopo il terreno preparato nel primo singolare, a Jannik non rimane che essere concentrato sotto , contro<strong> </strong>il difensivista Alex de Minaur, numero 12. Un servizio divenuto ormai imprendibile, dritto e rovescio sempre molto solidi, ed una solidità mentale da veterano, Sinner chiude i giochi in un’ora e 21 minuti, con un netto 6-3, 6-0.</p>



<p>Tutti gli appassionati di tennis si augurano che i grandi miglioramenti ed la grande dedizione al lavoro mostrata da Jannik possa rappresentare un punto di partenza per un grande 2024, e non solo un punto di arrivo.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ermanno Quintieri: «La mia vita fatta di sorpassi e di speranze»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ermanno Quintieri]]></category>
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		<category><![CDATA[Team Pantano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista al promettente pilota cosentino che sogna la Formula 1 Non ha ancora la patente di guida, ma è già un pilota competitivo: il 16enne cosentino Ermanno Quintieri è il nome nuovo del motorismo italiano. Mentre i suoi coetanei hanno scelto il basket, il calcio e la pallavolo, questo ragazzo pacato e ambizioso, iscritto al terzo anno del liceo classico “Bernardino Telesio”, coltiva con rara dedizione la passione per le corse in una regione che non ha mai avuto una [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Intervista al promettente pilota cosentino che sogna la Formula 1</h2>



<p class="has-drop-cap">Non ha ancora la patente di guida, ma è già un pilota competitivo: il 16enne cosentino Ermanno Quintieri è il nome nuovo del motorismo italiano. Mentre i suoi coetanei hanno scelto il basket, il calcio e la pallavolo, questo ragazzo pacato e ambizioso, iscritto al terzo anno del liceo classico “Bernardino Telesio”, coltiva con rara dedizione la passione per le corse in una regione che non ha mai avuto una tradizione motoristica di rilievo. Non un ostacolo, bensì una motivazione supplementare per Quintieri, che ha cominciato a frequentare le piste e i kartodromi di tutta Italia all&#8217;età di 12 anni. </p>



<p>Trasferte lunghe e faticose in compagnia del padre Antonio &#8211; uno degli avvocati più stimati di Cosenza &#8211; ricompensate dai primi risultati di prestigio, spesso ottenuti contro avversari più grandi di lui. Poi, la chiamata nel 2022 del team guidato dal padovano Giorgio Pantano, uno degli ultimi piloti italiani ad aver corso in Formula 1. Quintieri, in cuor suo, vorrebbe imitarne l&#8217;esempio. Per il momento, il <em>teen-ager</em> calabrese ha compiuto una serie di test su un&#8217;auto di Formula 4, la categoria di partenza per chi sogna il grande salto nel <em>circus</em>. Tra un allenamento e un ripasso per le interrogazioni, Ermanno il Sognatore ha trovato il tempo per parlare di sé e della sua passione viscerale per l&#8217;automobilismo e la velocità.</p>



<p><strong>Come si è avvicinato al mondo dei motori e, in particolare, alle gare sui kart?</strong></p>



<p>«Pur avendo scoperto il karting da piccolo, ho iniziato a correre appena tre anni fa. In questo ambiente sono uno dei più giovani in assoluto, anche perché i miei coetanei hanno cominciato con le gare del calendario italiano molto prima di me. Io sono invece arrivato un po&#8217; più tardi all&#8217;agonismo».</p>



<p><strong>Quanto ha inciso sul suo percorso di crescita il divario accumulato dai piloti che erano già abituati a correre con una certa assiduità?</strong></p>



<p>«Naturalmente, i primi tempi sono stati difficili: del resto, mi confrontavo con ragazzi più esperti di me. Inoltre, non ho avuto molto tempo a disposizione per adattarmi. Gara dopo gara, però, sono riuscito a capire quel che era necessario per migliorarmi».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="583" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto.jpeg" alt="" class="wp-image-34400" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto-300x171.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-1-HelloPhoto-750x427.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Ermanno Quintieri in azione | ph: HelloPhoto</figcaption></figure>



<p><strong>Ermanno, come riesce a conciliare lo studio con gli allenamenti in pista, visto che la preparazione non si ferma neppure durante la stagione invernale?</strong></p>



<p>«In questo periodo dell&#8217;anno, l&#8217;organizzazione del lavoro è un po&#8217; più semplice, perché la stagione agonistica è appena terminata. Tuttavia, quando arriva il momento di gareggiare, le cose si complicano: il più delle volte mi sposto nel Nord Italia e, alle volte, anche all&#8217;estero. Perciò, una volta rientrato a casa, devo studiare di più. Ad ogni modo, la mia scuola mi sta aiutando tanto».</p>



<p><strong>Dopo aver esordito nel campionato regionale calabrese, lei si è fatto conoscere sulle piste pugliesi. Una scalata esaltante ma impegnativa, non solo per i tanti spostamenti in giro per la penisola, ma anche perché in Calabria manca un tracciato che le consenta di prepararsi in maniera rigorosa.</strong></p>



<p>«Purtroppo, gli impianti della mia regione non sono omologati per gare di livello nazionale. Pertanto, a differenza di chi vive al Centro-Nord, è tutto più complicato per me: non a caso, il circuito più vicino a casa mia si trova a due ore e mezza di macchina da Cosenza (a Sarno, in provincia di Salerno, <em>ndr</em>)».</p>



<p><strong>Nell&#8217;estate del 2023, lei ha sostenuto il suo primo test in assoluto su una monoposto di Formula 4. Che sensazioni ha provato dopo aver guidato una vera auto da corsa e quali differenze ha notato rispetto ai kart?</strong></p>



<p>«Per mia fortuna, non ho avuto particolari problemi di adattamento alla macchina. Ho incontrato più difficoltà in frenata, perché il sistema frenante di una monoposto è ben diverso da quello di un kart. Anche il cambio è profondamente diverso: un&#8217;auto di Formula 4, infatti, ha 6 marce. Soprattutto, queste vetture possono raggiungere velocità particolarmente elevate, sfiorando anche i 250 chilometri orari. Sebbene il circuito di Cremona abbia poco in comune con autodromi come quelli di Monza e Imola, ho comunque raggiunto punte di velocità molto alte. Concluso il primo giorno di test, sono riuscito a comprendere in fretta la macchina, facendo segnare tempi davvero importanti».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="682" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24.jpeg" alt="" class="wp-image-34401" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-300x200.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-360x240.jpeg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-480x320.jpeg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-720x480.jpeg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-3-PrintH24-750x500.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Quintieri in pista con il suo kart fucsia | ph: PrintH24</figcaption></figure>



<p><strong>In questa stagione ha partecipato alle IAME Series, un campionato monomarca di kart che ha lanciato molti giovani talenti come lei. Al di là dei risultati, sente di aver raggiunto una piena consapevolezza delle sue potenzialità?</strong></p>



<p>«Sì, perché ho ottenuto ottimi piazzamenti nella mia prima esperienza in X30 Senior. A metà campionato, poi, sono entrato nella categoria KZ2, l&#8217;unica che prevede l&#8217;inserimento delle marce, dimostrando fin da subito di essere veloce. Pertanto, mi ritengo soddisfatto per ciò che ho fatto in questa stagione».</p>



<p><strong>Quali sono i suoi obiettivi per il 2024?</strong></p>



<p>«Prima di tutto, mi piacerebbe vincere qualche gara in KZ2, sfruttando l&#8217;esperienza accumulata quest&#8217;anno. Inoltre, vorrei partecipare al campionato italiano di Formula 4».</p>



<p><strong>L&#8217;automobilismo scorre nelle sue vene fin da quando era piccolo. Come ha scoperto il motorsport?</strong></p>



<p>«Devo tutto a mio padre, anche perché in Calabria non c&#8217;è una vera cultura motoristica. Prima di appassionarmi alle corse, ho giocato per qualche tempo a calcio».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="772" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport.jpeg" alt="" class="wp-image-34402" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport-300x226.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-4-ACISport-750x565.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Il pilota cosentino sogna di emulare Max Verstappen | ph: ACISport</figcaption></figure>



<p><strong>Lei è un ammiratore dello stile di guida di Max Verstappen. Che cosa le piace del tre volte campione del mondo di F1?</strong></p>



<p>«Mi hanno colpito i racconti dei meccanici che hanno lavorato con lui al tempo dei kart: tutti lo considerano il più grande pilota della storia del karting. Io me ne innamoro ogni volta che lo vedo correre».</p>



<p><strong>Molti criticano la Formula 1 contemporanea perché la vettura conta molto più del pilota. C&#8217;è qualcosa che non le piace del </strong><em><strong>circus</strong></em><strong>?</strong></p>



<p>«La F1 di oggi non dà modo di apprezzare fino in fondo il vero potenziale di un pilota, a tutto vantaggio della macchina che si guida. Penso a George Russell: quando ha lasciato la Williams per la Mercedes, ha guadagnato all&#8217;istante 19 posizioni in griglia. Mi permetto di aggiungere che questa tendenza esiste anche nei kart: da qualche tempo a questa parte, infatti, non sono più i piloti a fare la differenza, bensì il motore e il telaio».</p>



<p><strong>Chi l&#8217;ha colpita di più tra i piloti del passato?</strong></p>



<p>«Ayrton Senna: nessuno aveva il suo stile di guida. Inoltre, aveva un modo di accelerare diverso da tutti gli altri: questo gli consentiva di essere sempre il più veloce. Senna era bello da vedere anche in gara: era un pilota coraggioso nei sorpassi, benché non azzardasse mai qualcosa in più del dovuto».</p>



<p><strong>A proposito di sorpassi: che emozioni prova Ermanno Quintieri quando supera i suoi rivali in pista?</strong></p>



<p>«Il sorpasso è la cosa più bella in assoluto per un pilota. Dirò di più: un sorpasso è più bello ed emozionante di una vittoria, perché rivela il carattere e le potenzialità di un corridore».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto.jpeg" alt="" class="wp-image-34403" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-300x200.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-360x240.jpeg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-480x320.jpeg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-720x480.jpeg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Ermanno-Quintieri-2-HelloPhoto-750x500.jpeg 750w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Nel giugno 2023, Quintieri è salito per la prima volta su una vettura di Formula 4 | ph: HelloPhoto</figcaption></figure>



<p><strong>Pur avendo appena 16 anni, lei ha le idee chiare sul suo futuro. Su cosa dovrà lavorare per scalare le varie formule e arrivare nell&#8217;élite dell&#8217;automobilismo mondiale?</strong></p>



<p>«Prima di tutto, dovrò senz&#8217;altro migliorare come pilota, sistemando alcuni dettagli che non mi piacciono. D&#8217;altra parte, per arrivare in F1 serviranno un pizzico di fortuna e il sostegno finanziario degli sponsor».</p>



<p><strong>Per chiudere: i risultati di questi anni le hanno senz&#8217;altro regalato un po&#8217; di popolarità tra i suoi concittadini. Cosa ne pensano i ragazzi della sua età e i suoi compagni di scuola?</strong></p>



<p>«Sono molto curiosi di scoprire un mondo che è completamente sconosciuto a loro: molti mi chiedono come funziona l&#8217;ambiente delle corse. Qualcuno mi ha persino domandato come intraprendere questa carriera, avendo conosciuto un ragazzo che è riuscito a entrare in questo mondo».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Gli esordi e le aspirazioni di Daniele Lavia</title>
		<link>https://ventiblog.com/gli-esordi-e-le-aspirazioni-di-daniele-lavia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Servidio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[daniele lavia]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giovane stella della pallavolo maschile si racconta Volto ormai noto della nazionale italiana maschile di pallavolo, Daniele Lavia resta senza dubbio per la squadra un elemento di grande forza. L’atleta calabrese, classe ’99, ha saputo distinguersi sin da subito per le abilità sportive innate: dal Corigliano Volley prima, alla Materdomini Volley di Castellana Grotte poi, ha saputo mantenere alta un’aspettativa che si è confermata nel mondiale juniores del 2019 dove è stato premiato come migliore schiacciatore della competizione. Nell’attesa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2><em>La giovane stella della pallavolo maschile si racconta</em></h2>



<p>Volto ormai noto della nazionale italiana maschile di pallavolo, Daniele Lavia resta senza dubbio per la squadra un elemento di grande forza. L’atleta calabrese, classe ’99, ha saputo distinguersi sin da subito per le abilità sportive innate: dal Corigliano Volley prima, alla Materdomini Volley di Castellana Grotte poi, ha saputo mantenere alta un’aspettativa che si è confermata nel mondiale juniores del 2019 dove è stato premiato come migliore schiacciatore della competizione. Nell’attesa di una Parigi sperata, ci racconta i suoi inizi.</p>



<p><strong>Com&#8217;è nata la passione per la pallavolo?</strong></p>



<p>«I miei fratelli giocavano a pallavolo: il più grande, all’età di quattordici anni, partì per la città di Vibo Valentia mentre il medio restò a giocare a Rossano. Io, frequentando la scuola con mia cugina, che praticava già il minivolley, mi convinsi a provare. Allora giocavo a calcio. La passione per la pallavolo, in realtà, c’è sempre stata perché seguendo le partite dei miei fratelli venivo travolto dallo stesso entusiasmo per il quale giocavano».</p>



<p><strong>Hai lasciato la città natia molto presto. Com’è stato?</strong></p>



<p>«Sì, all’età di sedici anni. È vero, sono partito ma ero abbastanza vicino. I miei genitori venivano spesso a Castellana Grotte. Sentivo molto la loro presenza. Poi, andando a scuola e facendo gli allenamenti avevo pochi spazi liberi per pensare. Ad essere sinceri quella città mi ha segnato molto perché ho fatto lì i miei ultimi anni di scuola e ho allacciato una quantità di amicizie davvero infinita. Sono stato molto bene, anche sotto l’aspetto scolastico, non solo pallavolistico. Pensavo fosse più traumatico, invece si è rivelata un’esperienza davvero bella che custodisco con affetto».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="683" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34383" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-683x1024.jpg 683w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-200x300.jpg 200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1024x1536.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1365x2048.jpg 1365w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-750x1125.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-1200x1800.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/10/3-scaled.jpg 1366w" sizes="(max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Daniele Lavia @RiseUp</figcaption></figure>



<p><strong>La presenza di associazioni sportive ed oratori, all’interno delle nostre comunità, rappresenta un’incredibile risorsa educativa. Quanto ha segnato l’esperienza del Minivolley rossanese?</strong></p>



<p>«Molto perché ho mosso i miei primi passi lì. La mia fortuna è stata avere dei buoni allenatori. A Rossano avevo Marcello Montella, poi, iniziando gli under 16, ho avuto come allenatore Giacomo Bozzo che è stato molto importante per la mia crescita, soprattutto tecnica. Lo ringrazio molto. Spesso ci sentiamo».</p>



<p><strong>Quale legame conservi della città nativa?</strong></p>



<p>«Il legame è sempre molto forte. Appena ho qualche giorno libero, molto pochi in realtà, faccio ritorno, soprattutto per riabbracciare la mia famiglia. Ritorno sempre con molto piacere. Sono stati e sono molto presenti, mi sostengono anche da lontano. Sento in realtà un forte sostegno da parte di tutta la città. La loro vicinanza in realtà sta appassionando sempre più allo sport della pallavolo e questo mi inorgoglisce molto».</p>



<p><strong>Quali sono state le emozioni nelle prime partite in Nazionale?</strong></p>



<p>«Le emozioni sono sempre state molto forti. Ricordo la mia prima convocazione in nazionale giovanile: sono stati salti di gioia perché era un sogno che custodivo. Lì poi ho fatto il capitano per un paio di anni, quindi è stato ancora più bello. Poi, in questi tre anni, ho vissuto emozioni molto forti, ancora più intense perché vestire la maglia seniores significa vestire la maglia della Nazionale, quella vera. Poi, poter giocare delle competizioni così importanti non è da tutti, non è scontato ed è bellissimo. È stupendo anche perché coinvolgi davvero tutta la Nazione. Quando si vince, come abbiamo fatto noi, ancora di più! Diciamo che le emozioni che si provano, dipendono anche ad uno spirito di squadra compatto; questo favorisce senza dubbio un coinvolgimento ancora più sentito con quanti ci seguono o iniziano a farlo».</p>



<p><strong>Lo sport aiuta a sviluppare un atteggiamento positivo nei riguardi delle sfide della vita?</strong></p>



<p>«Lo sport aiuta molto, a livello fisico, mentale e sociale secondo me perché devi saper interfacciarti con un’intera squadra, quindi altri atleti sapendo mantenere la giusta intesa. Poi quando si ha la fortuna di avere un gruppo che abbia una buona sintonia questo avviene spontaneamente, senza che tu faccia nulla per volerlo. Per fortuna, in questi anni, posso dire di aver avuto sempre bei gruppi; non ho avuto grosse difficoltà. Avere un gruppo affiatato ti aiuta molto perché devi saper instaurare rapporti forti con i tuoi compagni di squadra. Lo sport, in generale, è importante nella vita anche perché aiuta a maturare valori come la disciplina, la resilienza, la sana competizione e l’amicizia».</p>



<p><strong>Cosa ti sarebbe piaciuto fare se non ti fossi trovato a giocare come pallavolista?</strong></p>



<p>«Ah, boh! In realtà a me piace anche molto il tennis, ovviamente in modo dilettantistico perché non praticandolo non saprei, ma è uno sport che seguo molto. Da ragazzino seguivo l’attività dei miei genitori che sono consulenti del lavoro. Crescendo, specie nel periodo estivo, li aiutavo quando potevo. Mi sono sempre immaginato come consulente, insieme a loro, poi è arrivata la pallavolo e l’ho accolta a braccia aperte».</p>



<p><strong>Quali i prossimi impegni e obiettivi?</strong></p>



<p>«Allenamenti, tanti allenamenti. Tra gli obiettivi quelli di cercare di vincere il più possibile come al solito, come tutti gli sportivi. Ora con Trento perché riprendiamo con i campionati quindi ci concentriamo su questo e poi, finito Trento, cerchiamo di staccare il pass olimpico per Parigi. La possibilità concreta di riuscire c’è però molto dipende da noi, può succedere di tutto. Dobbiamo essere bravi nella prossima Vnl restando concentrati ed attenti perché si gioca qualcosa di importante».</p>



<p><strong>Cosa consiglieresti a chi sogna di intraprendere il tuo stesso percorso di carriera?</strong></p>



<p>«Non avere paura di lasciare casa. Al Sud abbiamo poche infrastrutture, ovviamente parlo sotto l’aspetto pallavolistico, e poche società capaci di seguirti lungo il percorso di formazione, quindi c’è necessariamente bisogno di spostarsi. Bisogna fare tanti sacrifici. So che è difficile, specie quando si è molto legati alle proprie origini; è necessario lasciare gli affetti per credere nelle possibilità che si presentano nella vita. Poi, andare a duemila, allenarsi tanto, studiare e molto altro».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Ottobre, mese rosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[BENESSERE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[lilt]]></category>
		<category><![CDATA[ottobre rosa]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[tumori alla mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’importanza della prevenzione dei tumori della mammella, anche in giovane età Torna la campagna Nastro Rosa della LILT, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce del carcinoma mammario che, ogni anno, consente di offrire visite senologiche gratuite presso gli ambulatori aderenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, contattando il numero verde 800-998877 e di distribuire materiale informativo grazie all’azione delle Associazioni Provinciali. Ogni anno sono circa 60.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, che si conferma [&#8230;]</p>
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<h3 class="has-text-align-center"><em>L’importanza della prevenzione dei tumori della mammella, anche in giovane età</em></h3>



<p class="has-drop-cap">Torna la campagna Nastro Rosa della LILT, dedicata all’informazione e alla sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce del carcinoma mammario che, ogni anno, consente di offrire visite senologiche gratuite presso gli ambulatori aderenti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, contattando il numero verde 800-998877 e di distribuire materiale informativo grazie all’azione delle Associazioni Provinciali. Ogni anno sono circa 60.000 i nuovi casi di carcinoma mammario, che si conferma la neoplasia più frequente nelle donne e rappresenta circa il 30% di tutti i tumori.</p>



<p>Lo slogan di quest’anno, <strong>“La prevenzione è sempre la risposta giusta”</strong>, racchiude appieno la missione di LILT: conoscere il proprio corpo e saper interpretare i segnali che ci manda è fondamentale per la diagnosi precoce, anche in giovane età. Anzi, è bene cominciare fin da giovanissime proprio perché c’è una prevenzione giusta per ogni età che permette di battere il cancro sul tempo. Consapevolezza, attenzione e serenità: queste le parole chiave che LILT vuole trasmettere, insieme all’importanza di mettere da parte ogni tipo di remora e fare le scelte giuste per la nostra salute, come fare attività fisica, mangiare in maniera equilibrata, evitare fumo e alcol, eseguire frequentemente l’autovalutazione del seno e sottoporci a controlli periodici. Con l’emergenza sanitaria, la prevenzione oncologica era passata in secondo piano e una quota significativa di donne non si era sottoposta agli screening, ma gli ultimi dati PASSI raccolti da EpiCentro ISS mostrano un’inversione di tendenza per il periodo 2021-2022. In questo lasso di tempo il 70% delle donne tra i 50 e i 69 anni si è sottoposta a screening mammografico a scopo preventivo, sia all’interno di programmi organizzati che su iniziativa personale. La quota di donne che vi si è sottoposta è maggiore fra quelle più istruite o con maggiori risorse economiche, fra le donne con cittadinanza italiana rispetto alle straniere e fra le donne conviventi o coniugate. Analizzando i dati emerge un chiaro gradiente Nord-Sud: la copertura al Nord è dell’80%, del 76% al Centro e solo del 58% nelle regioni del Sud. La Regione a copertura maggiore è il Friuli Venezia Giulia (88%), mentre la Calabria è fanalino di coda (43%). Non è trascurabile la quota di donne tra i 50 e i 69 anni che non si è mai sottoposta a una mammografia a scopo preventivo oppure lo ha fatto in maniera non ottimale: 1 donna su 10 non ha mai eseguito lo screening e il 20% riferisce di averlo eseguito da oltre due anni. Le ragioni che spingono le donne a non effettuare i controlli, secondo un’indagine svolta da Fondazione Veronesi, riguardano soprattutto il disagio per l’esame, le inefficienze (tempi d’attesa o mancato invito da parte dell’ASP) e il timore dell’esito.</p>



<p>In alcune Regioni si sta sperimentando l’ampliamento della fascia di età, dai 45 ai 74 anni, ma anche le donne più giovani possono e devono attuare strategie di prevenzione. È importante effettuare una volta all’anno una visita ginecologica affinché lo specialista, in base al caso individuale, possa valutare gli esami e i controlli da effettuare periodicamente. Inoltre, almeno una volta al mese bisognerebbe eseguire un’autovalutazione del seno, così da poter comunicare tempestivamente al proprio medico l’individuazione di eventuali cambiamenti verificatisi nel tempo o persistenti. Come sottolineato da Francesco Schittulli, presidente della LILT, «Per raggiungere il traguardo della mortalità zero per cancro al seno, quello che chiediamo alle Istituzioni è un forte e concreto impegno nel garantire uniformità territoriale (nazionale) dello screening annuale, a partire dai 40 anni e sino ai 75 anni di età, un follow-up programmato per le donne già colpite dal cancro al seno e un coinvolgimento attivo e diretto del mondo scolastico, per insegnare alle più giovani i corretti stili di vita e la pratica dell’autoesame. Le giovani donne rappresentano infatti un target particolarmente interessato, visto che negli ultimi dieci anni si sta registrando un progressivo incremento di casi di tumore al seno in donne under 50 anni». Secondo lo studio <em>“Breast Cancer in Adolescent and Young Adult Women Under the Age of 40 Years”, </em>infatti<em>, </em>i tumori della mammella, a partire dal 2004, sono in aumento tra i 15 e i 39 anni di età e la maggior parte presenta già metastasi al momento della diagnosi. La prevenzione, insomma, non ha età e può partire già dai 20 anni con controlli annuali al seno eseguiti da uno specialista, affiancati all’ecografia in caso di necessità o alla mammografia biennale dopo i 45 anni. Non facciamoci cogliere impreparate: prendiamoci cura di noi stesse.</p>



<hr class="wp-block-separator is-style-dots"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Gli scugnizzi del Sud diventati campioni d&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Oct 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Ferdinando Gentile]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Marcelletti]]></category>
		<category><![CDATA[Juvecaserta]]></category>
		<category><![CDATA[Scugnizzi per sempre]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Esposito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su RaiPlay la docuserie in sei puntate sull&#8217;epopea della Juvecaserta Ci vuole talento per sognare in grande, a maggior ragione quando vivi in una piccola città di provincia. E così, anche un tabellone disegnato sul muro di un bar può mettere le ali a due ragazzi che hanno il basket nelle vene. Ferdinando e Vincenzo sono due adolescenti casertani che, dopo la scuola, si dedicano anima e corpo alla palla a spicchi. Entrambi vengono notati da un impiegato del Comune [&#8230;]</p>
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<p>Su RaiPlay la docuserie in sei puntate sull&#8217;epopea della Juvecaserta</p>



<p>Ci vuole talento per sognare in grande, a maggior ragione quando vivi in una piccola città di provincia. E così, anche un tabellone disegnato sul muro di un bar può mettere le ali a due ragazzi che hanno il basket nelle vene. Ferdinando e Vincenzo sono due adolescenti casertani che, dopo la scuola, si dedicano anima e corpo alla palla a spicchi. Entrambi vengono notati da un impiegato del Comune che lavora nel settore giovanile della Juvecaserta, la società di basket fondata negli anni Cinquanta dai fratelli Santino e Romano Piccolo. Entrambi hanno voglia di emergere, nonostante le resistenze del padre di Nando &#8211; un severo idraulico-elettricista convinto che il figlio dovesse seguirlo al lavoro &#8211; e lo scetticismo di Biagio Esposito, convocato a scuola dai professori che non riuscivano a capacitarsi dell&#8217;ossessione di Enzino per la palla a spicchi. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="SCUGNIZZI PER SEMPRE | TRAILER UFFICIALE" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/nEvO_hDdjj0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Dalla palestra della ragioneria al palazzetto di Viale Medaglie d&#8217;oro: la primogenitura di una storia di successo raccontata da Gianni Costantino nella docuserie <em>Scugnizzi per sempre</em>, trasmessa su Raidue a fine agosto e oggi disponibile su RaiPlay. Gli inizi tormentati di una società che faticava addirittura a trovare uno sponsor, poi l&#8217;arrivo del mecenate Giovanni Maggiò, che trasforma la Juvecaserta in una potenza del basket italiano. La società bianconera comincia a pensare in grande quando Maggiò porta in città il commissario tecnico della Nazionale jugoslava Bogdan Tanjevic. Etica del lavoro, impegno e sacrificio: parole d&#8217;ordine che risuonano fin dal primo, massacrante ritiro precampionato dell&#8217;estate 1982. Due settimane tra le montagne bosniache per temprare lo spirito degli <em>scugnizzi</em>, tra i quali il 15enne Nando Gentile, non ancora «l&#8217;uomo dell&#8217;ultimo tiro», ma tanto, tanto promettente. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Mike Sylvester e la RISSA del 1985 contro Caserta (antennatre)" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/wMnu8DvxIUk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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<p>La Juvecaserta ha tuttavia bisogno di un campione per vincere il campionato di Serie A2: la scelta cade su «un brasiliano che segna e piange», Oscar Schmidt. Una micidiale macchina da punti che guida i bianconeri alla promozione in A1 nella primavera del 1983. Un capolavoro che si aggiunge all&#8217;altra, grande intuizione dell&#8217;imprenditore di origini bresciane: costruire un palasport moderno e funzionale in appena 100 giorni. Il Palamaggiò diventa «La Reggia del basket», maestosa e imponente quasi quanto la residenza vanvitelliana. Un&#8217;arena infuocata in cui è difficilissimo vincere, anche per le squadre d&#8217;élite del nostro basket. Nel corso degli anni &#8217;80, Caserta abbraccia campioni su campioni: l&#8217;uruguaiano Horacio “Tato” Lopez, il bulgaro Georgi Glouchkov, il primo europeo a giocare in NBA. E poi un eccelso difensore come Sandro Dell&#8217;Agnello, che ebbe persino il privilegio di stoppare in amichevole un certo Michael Jordan.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Real Madrid-Snaidero Caserta - 1989 - Ultima azione" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/yn-0hdpzRvg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>I due fari del quintetto bianconero, però, sono sempre loro: Nando ed Enzo. Il primo debutta in Serie A1 nell&#8217;ottobre del 1983 a Cantù, facendo impazzire un intoccabile come Pierluigi Marzorati, il secondo entra in prima squadra nella stagione 1984/85. La banda Tanjevic comincia a stupire la critica e gli appassionati: dopo aver sfiorato la Coppa Italia nel 1984, arrendendosi di misura ai campioni d&#8217;Italia della Granarolo, Caserta conquista due anni dopo la prima finale-scudetto della sua storia contro la Simac Milano allenata da Dan Peterson. Una sfida all&#8217;apparenza impossibile per i bianconeri, che tuttavia lottano alla pari con i vari D&#8217;Antoni, Meneghin, Premier e Riva fino alla risolutiva gara-3, persa al PalaTrussardi. Il primo passo per emergere e, soprattutto, per guadagnarsi il rispetto e la considerazione di tifosi e addetti ai lavori. Neppure il cambio di timoniere &#8211; con la promozione del vice Franco Marcelletti al posto di Tanjevic &#8211; rallenta il processo di crescita della Juve. Un brand così riconoscibile che persino grandi aziende come Mobilgirgi, Snaidero, Indesit e Phonola accettano di sponsorizzare la squadra. </p>



<p>La morte prematura di Giovanni Maggiò nell&#8217;ottobre 1987 è un colpo durissimo per la piazza e per la società. Tuttavia, un&#8217;avventura così bella ed esaltante non può finire così presto. Tocca dunque ai figli Gianfranco e Ornella prendere il comando del club. Che, dopo tante occasioni perse d&#8217;un soffio, si regala il primo trofeo della sua storia: la Coppa Italia 1988. Eppure, agli occhi di molti, la Juvecaserta è ancora un&#8217;incompiuta: le troppe finali perse &#8211; come quella di Coppa delle Coppe contro il Real Madrid nel 1989 &#8211; impongono un cambio di rotta. Via gli idoli Schmidt e Glouchkov per fare posto agli americani Shackleford e Frank. L&#8217;azzardo suscita polemiche e contestazioni, ma Caserta ricomincia il suo volo. Fino all&#8217;indimenticabile gara-5 della finale-scudetto 1991 vinta in casa della Philips Milano, nonostante l&#8217;infortunio a Esposito a metà del secondo tempo. Sarà proprio il “fratello” maggiore Nando Gentile a portare gli <em>scugnizzi</em> casertani nella storia. Da campione vero.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Phonola Caserta-Philips Milano" width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/s7A610ELUGk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" allowfullscreen></iframe>
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		<title>Lo sport piace ancora, ma solo se c’è competizione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 08:01:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[competizione]]></category>
		<category><![CDATA[fortmula1]]></category>
		<category><![CDATA[motogp]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Il mondo dello sport in Italia rappresenta, secondo dati Forbes, circa il 3% del PIL, producendo un indotto pari a 78,8 miliardi di euro. Nel nostro Paese, infatti, gli appassionati sono circa 35 milioni di persone e i praticanti sono circa 15,5 milioni. Questo dato, nonostante la sua rilevanza, mostra una graduale, ma inesorabile discesa. Nel 2019 questo settore ha prodotto circa 95,9 miliardi di euro, attestandosi in termini percentuali al 3,6% del PIL nazionale. Anche considerando la più seguita tra le discipline, ovvero il calcio, si può notare come stia subendo un crollo quasi verticale, e la situazione inizia a farsi preoccupante. La serie A non attrae più, basti pensare al fatto che l’asta per i diritti TV per il triennio 2024-2027 si è attestata ben al di sotto del minimo di 1,15 miliardi di euro e si sta pensando di procedere alle trattative private, con le diverse emittenti radiotelevisive. All’asta hanno partecipato solo Mediaset, Dazn e Sky. L’obiettivo a questo punto pare essere quello di raggiungere almeno i 927,5 milioni di euro incassati nelle precedenti stagioni. Anche se sono al vaglio anche strumenti alternativi come la creazione di un canale ufficiale della Lega Serie A che trasmetta almeno una partita in chiaro per ogni turno. La deadline fissata per il 2 agosto si è risolta in un nulla di fatto e molti appassionati aspettano di conoscere come potranno seguire la loro squadra. </p>



<p>Questo declino trova causa essenzialmente in 2 fattori: la pirateria, che si stima dreni dal sistema circa 5 milioni di appassionati, che guardano le tramite il cosiddetto “pezzotto”, e che tradotti in soldoni valgono quasi 2 miliardi di euro, e la perdita d’attrattività del nostro calcio. Per ciò che concerne il primo fattore una punto di svolta può essere segnato dall’approvazione dalla legge “anti pezzotto”, che ha ricevuto l’ok definitivo del Senato all’unanimità lo scorso 13 luglio. Questo provvedimento consente all’AGCOM di bloccare in 30 minuti la visione di contenuti protetti, inasprisce le multe per gli utenti fraudolenti, inserisce lo streaming tra le visione vietate e coinvolge la magistratura nelle ricerche dei pirati digitali. Ulteriore dato da considerare è il drastico calo di ascolti fatto registrare, mediamente, dagli incontri disputati.&nbsp; I numeri premondiale, quindi relativi ai primi giorni di novembre, parlavano di quasi 7,5 milioni di spettatori per ogni turno. Quelli di febbraio si sono attestati, invece, a 5,8 milioni. La riduzione è da imputare, probabilmente, sia al disinnamoramento di molti tifosi juventini, che rappresentano la maggioranza dei tifosi italiani, a seguito delle sentenze sul caso plusvalenze, e insieme a loro molti altri tifosi che hanno assistito ad un competizione più volte modificata in corsa, sia al fatto che la nostra serie avesse già a gennaio decretato la squadra vincitrice. Il Napoli di fatto ha ucciso il campionato. Come spesso è avvenuto negli ultimi anni, non vi è stata una vera competizione, se non per le posizioni di non primaria importanza. </p>



<p>Se il mondo del pallone piange, quello dei motori sembra vivere una situazione totalmente divergente. La Formula fa registrare un crollo verticale degli ascolti TV, con una riduzione media, rispetto al 2022, del 31% di spettatori per GP. Di contro, la MotoGP denota un balzo in avanti del 27% in tema di ascolti televisivi. Questo totale scostamento è dovuto alla mancanza di competitività che regna in Formula 1. La Red Bull di Verstappen appariva la vincitrice designata del mondiale già dal mese di Aprile, mentre sulle due ruote la lotta sembra essere più aperta, con il nostro Bagnaia che sta facendo sognare molti appassionati. Noi italiani, in tema di sport, siamo spesso campanilisti e la Ferrari che da anni annaspa, illudendo gli appassionati nel premondiale per poi deluderli nel corso della stagione non attrae più. Mentre Bagnaia che in vetta alla classifica, lotta per la vittoria in ogni Gran Premio rievoca, negli addetti ai lavori, e senza voler esagerare, i tempi in cui Valentino Rossi regalavi sogni. In tema di due ruote, anche il ciclismo ha fatto registrare un ottima performance, con circa 1,3 milioni di spettatori che hanno assistito alla vittoria di Roglic, giunta alla penultima tappa del Giro d’Italia. </p>



<p>Lo sport competitivo attrae ancora, l’emozione per l’impresa ha ancora un suo fascino insito nella psicologia di ogni uomo, quindi ”qual è la vera vittoria, quella che fa battere la mani o i cuori?”.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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