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	<title>#iLaureati &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Ho paura dello psicologo: e tu?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2019 20:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iLaureati]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo un&#160;sondaggio&#160;dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) il 70% degli italiani considera inutile andare dallo psicologo.&#160;Caratteristica della nostra società è la resistenza granitica del “bisogna farcela da soli”, quell’errata convinzione che parlare dei propri dissidi interiori con amici e familiari sia lo stesso. Ancora più grave, è il consolidato stereotipo dello psicologo-strizzacervelli utile solo per i “pazzi”. Noi di Venti abbiamo proposto ai nostri lettori un sondaggio per indagare le effettive conoscenze in nostro possesso riguardo al ruolo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un&nbsp;<a href="http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/10/10/news/_inutile_parlare_con_lo_psicologo_per_il_0_degli_italiani_ma_i_disturbi_psichiatrici_sono_in_aumento-177868530/">sondaggio</a>&nbsp;dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) il 70% degli italiani considera inutile andare dallo psicologo.&nbsp;<br>Caratteristica della nostra società è la resistenza granitica del “bisogna farcela da soli”, quell’errata convinzione che parlare dei propri dissidi interiori con amici e familiari sia lo stesso. Ancora più grave, è il consolidato stereotipo dello psicologo-strizzacervelli utile solo per i “pazzi”.</p>



<p>Noi di <strong>Venti</strong> abbiamo proposto ai nostri lettori un sondaggio per indagare le effettive conoscenze in nostro possesso riguardo al ruolo dello psicologo, all&#8217;idea che se ne ha, oggi, nella società, e &#8211; in riferimento a chi ne ha frequentato o ne frequenta attualmente uno &#8211; al rapporto che con lo stesso si instaura, con focus particolare sulle problematiche che colpiscono adolescenti e giovani in generale e la loro propensione nell&#8217;affidarsi ad uno psicoterapeuta.      <br>Raccolti i risultati, quest’ultimi sono stati da noi esaminati insieme ad un’esperta del settore, la <strong>Dott.ssa Federica Biasone</strong>, laureata in <em><strong>Psicologia</strong></em> presso l’Università degli Studi di Messina, prossima a iscriversi alla scuola di specializzazione in Psicoterapia. </p>



<p><br><strong>Dott.ssa Biasone, quando e perché ha scelto di dedicare la sua vita alla Psicologia?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br></strong><em>“La prima volta che ho pensato che da grande volevo fare la psicologa è stato circa all’età di 10 anni, in un’era in cui, priva delle distrazioni che un wifi illimitato concede, io divoravo libri uno dopo l’altro. Sono cresciuta imparando più cose da Hermione Granger ed Elizabeth Bennet, tanto per citarne due, che dalla maggior parte degli insegnanti che ho conosciuto nella vita, ed è stato così che ho scoperto il mondo di una psicologa infantile. Il suo nome è <strong>Torey Hayden</strong> e nei suoi libri racconta del suo lavoro nelle scuole con bambini con disturbi del comportamento negli anni in cui si affrontava il problema dell’inclusione e il panorama scientifico cominciava ad aprirsi alle nuove correnti del comportamentismo (fine anni’80). Ne rimasi affascinata.Quando è arrivato il momento di fare una scelta universitaria, l’idea di poter assomigliare a una delle mie eroine letterarie era stimolante, ed è così che io ho iniziato la mia battaglia contro il pregiudizio già tra le mura di casa mia, dove mi dicevano che dovevo fare Medicina perché come psicologa non avrei mai guadagnato bene, perché “nessuno vuole sentirsi dire che è pazzo, nessuno ha soldi da darti solo per parlare dei suoi problemi.” Sentirmi dire tutte queste cose mi ha spaventata, ma quando non sono entrata a Medicina per me è stato quasi un sollievo. E così oggi, che sono passati quasi 8 anni da quella scelta, io non ho rimpianti, anzi sono felice di aver fallito quel test, perché se la scelta che ho fatto a 18 anni aveva le caratteristiche tipiche dell’incertezza di una adolescente, negli anni e approcciandomi alla professione, in me si sono andate consolidando nuove certezze. Oggi sento fortemente l’importanza di tutelare i<strong>l tesoro di cui ciascuno di noi è custode</strong>, e che merita di essere protetto, se per qualsiasi ragione si scalfisce, grazie a figure professionali che hanno studiato apposta per prendersene cura.”&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p><br><strong>Vi è, da parte di molti ancora, ritrosia nei confronti dello psicologo e della sua funzione. Perchè?</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br><em>“Sulla base della mia ancora esigua esperienza, credo che molti dei pregiudizi siano nati a causa di svariati motivi, dando vita a stili di pensiero diversi. Ritengo – e il vostro sondaggio me ne ha dato concreta prova – che esistano i <strong>“disillusi”</strong>, persone che hanno incontrato psicologi scarsamente formati, poco empatici, figure professionali come – purtroppo &#8211; ne esistono in qualsiasi campo, solo che nel mio ambito questo sembra portare ad un’unica scelta, ovvero rinunciare alla ricerca del terapeuta migliore, coltivando e trasmettendo la propria esperienza negativa come conferma di un “avevano ragione, non serviva a niente”. Altri ancora, i <strong>“diffidenti”</strong>, che, pur riconoscendo in qualche modo la necessità di farlo, non iniziano un percorso psicoterapeutico per vergogna, paura del giudizio degli altri, timore di non riuscire a farsi capire e di non essere compresi. Sono quelli che in alcuni casi o semplicemente sperano che passi da solo, di qualsiasi cosa si tratti, oppure ricorrono all’utilizzo di una terapia fai-da-te basata sull’utilizzo di ansiolitici, il cui uso sterile ed impersonale è probabilmente considerato molto più accettabile e soprattutto più rapido come soluzione. Un’altra percentuale, invece, riguarda gli <strong>“inconsapevoli”,</strong> che attribuiscono il proprio benessere solo al soddisfacimento di esigenze che hanno poco a che fare con il proprio vissuto emotivo, persone che per qualche motivo incontrano difficoltà nel loro quotidiano ma che non pensano che andare dallo psicologo possa essere d’aiuto. Infine, un’ultima percentuale, probabilmente la più esigua, appartiene a coloro i quali pur sentendone la necessità, non hanno la possibilità economica di iniziare una terapia e per questo rinunciano, e questa è, ad oggi, una delle motivazioni che più mi fa male, perché credo che prendersi cura del proprio vissuto emotivo (ma non solo di questo, perché&nbsp;attenzione!!!Lo psicologo fa anche molto altro) non dovrebbe essere un privilegio per pochi, ma un diritto accessibile a tutti, in un mondo ideale magari addirittura garantito dal nostro sistema sanitario come lo è il medico di base.”</em></p>



<p><strong>I seguenti sono i dati del nostro sondaggio. Su un campione di 238 utenti, di cui il 68,9% donne e il 31,1% uomini di età prevalentemente tra i 25 e i 35 anni (pari al 41,6% dell’utenza) e il 18,5% over 35 anni, quasi il 70% non ha mai consultato uno psicologo.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-4.png" alt="" class="wp-image-16577" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-4.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-4-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-4-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p><strong>Partiamo dal dato più alto: il No. Seppur l’87,2% abbia amici o parenti in terapia, il 57,3% sostiene di non essersi mai rivolto ad uno psicologo perché “<em>non ne ho mai sentito la necessità</em>”, solo in pochi infatti affermano di non averne avuto il coraggio. Invero, un dato rilevante è che ancora il 18,3%, se andasse in terapia, preferirebbe tacerlo a parenti e o amici.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-5.png" alt="" class="wp-image-16578" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-5.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-5-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-5-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p><strong>Qual è il dato che più la spaventa o la incuriosisce?</strong><br><em>La prima cosa che ho notato è che il sondaggio ha avuto un discreto successo e colgo questo come un primo segnale di apertura all’argomento, considerando il fatto che ha coinvolto perlopiù giovani tra i 18 e i 35 anni, ovvero esattamente la fascia d’età alla cui opinione eravamo particolarmente interessati. La maggior parte del campione non ha mai consultato uno psicologo, nonostante questo sono stupita positivamente perché i motivi dichiarati alla base di questa scelta sono solo in parte legati a paura di sentirsi giudicato come ‘pazzo’ o ‘malato’ o mancanza di coraggio e disponibilità economica: i più, infatti, rispondono di non averne sentito mai la necessità.&nbsp;</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-6.png" alt="" class="wp-image-16579" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-6.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-6-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-6-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p><em>La percentuale di persone che invece afferma di aver avuto esperienza di terapia (di cui, sorprendentemente il 64,9% ha deciso in totale autonomia), o semplicemente un consulto psicologico, ha dato risposte entusiasmanti circa la propria disponibilità non solo a condividere la propria esperienza con amici e parenti senza nasconderlo, ma addirittura a consigliarla come percorso fondamentale di crescita personale e superamento di limiti e paure. Tutto ciò dà un riscontro tangibile a quella che era la mia percezione di un cambiamento in atto nella coscienza comune oggi rispetto a quando ho iniziato io il mio percorso di studi, e nonostante ancora persistano resistenze e paure non solo di cosa si potrebbe scoprire iniziando un’analisi personale ma soprattutto di cosa penserebbero gli altri di noi se lo sapessero, qualcosa sta comunque cambiando. <strong>E, si sa, il miglior modo di combattere il pregiudizio è aumentando la conoscenza e il contatto</strong>, che sia esso con figure professionali competenti e accoglienti o con racconti di esperienze positive come quelle che abbiamo raccolto.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>Un dato che mi ha particolarmente colpita e addolorata riguarda i motivi che hanno spinto al consulto: accanto ad ansia e depressione, che sono quelli che maggiormente mi aspettavo, a pari merito compare il bullismo, come testimonianza di un fenomeno ormai fortemente diffuso e proprio per questo necessariamente da combattere, con ogni mezzo e ad ogni costo.&nbsp;</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-7.png" alt="" class="wp-image-16581" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-7.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-7-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-7-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-8.png" alt="" class="wp-image-16582" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-8.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-8-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-8-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p><strong>Il dato, però, importante è che è per lo più riconosciuta, anche da chi ancora si professa reticente o timido all’incontro con lo psicologo, l’importanza della terapia.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="466" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-9.png" alt="" class="wp-image-16583" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-9.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-9-300x145.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-9-640x309.png 640w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p><strong>Quale sarebbe, a suo parere, la soluzione?</strong><br><em>In un panorama così composto, sento fortemente la responsabilità per me e per chi, come me, è agli inizi della professione, di rivoluzionare e valorizzare il ruolo dello psicologo/psicoterapeuta, dando voce ai molti che hanno storie positive da raccontare, persone la cui testimonianza afferma che iniziare una terapia è un “regalo”, un percorso non esente da difficoltà ma che promette un panorama migliore all’orizzonte. E’ una responsabilità ancora maggiore accogliere, invece, tutte le altre categorie di persone che hanno ancora paura, o che semplicemente sono inconsapevoli dell’importanza di prendersi cura delle proprie emozioni e del modo che abbiamo di gestirle. Penso in particolar modo a bambini e adolescenti e a quanto sia importante che vengano supportati all’interno del loro contesto familiare e che ricevano una adeguata “educazione emotiva”, scongiurando quei casi in cui, anche qualora venisse offerto loro un supporto psicologico in caso di necessità, venga fatto nel silenzio e nella colpevolizzazione del fatto stesso.</em></p>



<p><strong>Ed infatti, a comprova di quanto appena detto, rilevano quelle che sono state identificate come le caratteristiche fondamentali che dovrebbe possedere uno psicologo secondo l’utenza media.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="964" height="480" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-10.png" alt="" class="wp-image-16584" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-10.png 964w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-10-300x149.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-10-640x319.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/11/image-10-480x240.png 480w" sizes="(max-width: 964px) 100vw, 964px" /></figure>



<p></p>



<p><strong>Attestazioni importanti</strong> emergono anche dall’esperienza di alcuni utenti che anonimamente hanno spiegato da cosa nasce l’esigenza di “chiedere aiuto”, di ricorrere, ad uno psicologo.&nbsp;<br><br>C’è chi dice:&nbsp;<em>“Credo molto nella psicologia. Penso che nella vita tutti ne abbiano bisogno. Lo consiglio a tutti, amici e non. Nella mia vita, per un motivo o per un altro, ho frequentato parecchi studi di psicologi ed una volta anche quello dello psichiatra. Tuttavia, per me, la vera terapia è iniziata quando IO ho deciso di frequentare una psicologa. Il mio percorso è iniziato quando nella mia vita ci sono stati tanti cambiamenti e quando mi sono allontanata dalla mia “vita precedente”. I percorsi che si intraprendono in terapia di solito sono molto lunghi, ma pian piano senti dei piccoli cambiamenti dentro di te. Nonostante io sia favorevole ad affidarsi ad un esperto, mi sono sempre avvilita perchè mi aspettavo cambiamenti repentini e visibili, fuori e dentro di me. Da un po’ ho capito che cambi tu, le tue emozioni, il tuo vivere la quotidianità. E, come dice la mia psicologa, è proprio in quel momento che inizia la terapia. In questi percorsi il nemico da combattere e da conoscere è se stessi e nessuno si conosce fino in fondo. Quindi consiglio a tutti di aprire quei cassetti che tante volte lasciamo chiusi perché più facile.”&nbsp;</em><br><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br></em>Poi, qualcuno confessa:&nbsp;<em>“C’è stato un momento della mia vita in cui ho capito che certi scogli mentali e alcune cose non riuscivo a gestirle da solo e che un aiuto professionale sarebbe stato certamente più d’impatto ed efficace rispetto ad altre strategie che di solito adotto. Sono molto favorevole alla crescita di questa professione e consiglio caldamente di confrontarsi con uno psicologo perché è veramente utile, se si incontra il terapeuta adatto a te. Andare dallo psicologo non è sinonimo di problemi o di fragilità, piuttosto io lo vedo come un atto di coraggio. Credo che le persone molto spesso rifiutino di averne bisogno perché convinti che non serva a molto e che certe cose si superino da soli solo perché la figura di questo specialista è affiancato ad uno stigma sociale. Ognuno la vede diversamente, ma per la mia esperienza è assolutamente utile e formativo.”</em><br><em><br>&nbsp;</em>E chi, poi, vi si è recato non perché pieno di problemi, ma per imparare a rispondere alle proprie domande da solo:&nbsp;<em>“Pur non avendo grandi problemi &#8220;esistenziali&#8221; sentivo che i consigli di amici e parenti non erano più sufficienti a trovare una risposta alle mie domande. Inizialmente ero scettico sull&#8217;effettivo giovamento che mi avrebbe dato questo nuovo percorso, proprio per il fatto che non ci fossero drammi nella mia vita. Ma poi ho capito che non serve un dramma per parlare con qualcuno anche dei problemi della quotidianità. Non tutte le sedute sono semplici, alcune più dolorose della altre e devo ammettere che qualche volta, dopo aver parlato per un&#8217;ora esco da quella stanza con un senso di stanchezza indescrivibile. Altre volte mi sento leggero come una farfalla. Però in definitiva lo consiglierei assolutamente perché uno psicoterapeuta competente non ti dà dei consigli ma ti fa parlare e ragionare e delle volte sono stesso io che ragionando ad alta voce mi rendo conto delle cazzate che sto dicendo e di quale sia effettivamente la soluzione al problema”.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em></p>



<p>Dobbiamo accettare, quindi, che non c’è niente di cui vergognarsi nel rivolgersi ad una figura specializzata per migliorarci e liberarci da pattern psicologici ed emotivi che spesso ci impediscono di trovare una nostra serena realizzazione e di vivere in sintonia con l’ambiente che ci circonda.</p>



<p><br><strong>La Dott.ssa Biasone ci saluta con un augurio:</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br>“<em>Auguro a me e ai giovani colleghi in formazione come me, di sfatare tanti di questi falsi miti, di trasmettere fortemente il messaggio secondo cui è importante vivere ogni emozione, non solo quelle positive, e che è lecito chiedere aiuto quando alcune di queste ci bloccano, viverle e vincerle, senza soffocarle. E’ un compito che mi spaventa, io stessa mi sono sempre chiesta se sarò mai abbastanza brava da fare davvero la differenza per chi avrà bisogno di me. Di recente un collega con molta più esperienza mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: quello che importa non è essere all’altezza, perché ciò con cui veniamo a contatto quotidianamente è spesso troppo più grande di noi al punto che forse all’altezza non lo saremo mai, però ciò non significa non essere abbastanza, perché pur con tutti i limiti, anche la paura più grande non è grande al punto da non poter essere combattuta e vinta e, alla fine dei giochi, quello che importa davvero è chi era al nostro fianco durante la battaglia, chi ha combattuto ed era lì con noi.&nbsp;<br>Dunque in un’era in cui tutto sembra transitorio, come storie che si cancellano dopo 24 ore, mi auguro di poter trasmettere un messaggio che resti e che dica a tutti che <strong>non bisogna avere paura o vergognarsi di chi siamo, di quello che proviamo o di chiedere aiuto</strong>, perché la fragilità con cui piangiamo, ci spaventiamo e ci arrabbiamo è la condizione imprescindibile su cui costruire la nostra forza, il nostro coraggio, la nostra grande bellezza.”</em></p>
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		<title>Antonella si laurea &#8211; Walk of life di una ragazza invincibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola H. Cosentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 15:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iLaureati]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#ilaureati, parte II   Ve lo ricordate Inglesina? Forse no. A meno che non abbiate figli, nipoti o siate stati nel girello fino a che non vi è sbocciata la coscienza, non potete ricordarlo. Io l’ho scoperto l’anno scorso, appena è nato il figlio di una mia amica, che per i primi mesi di vita ha viaggiato, dormito e visto il mondo a pancia in su, direttamente da un passeggino Inglesina Trip blu, che Amazon mi propone a 174 euro. Non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>#ilaureati, parte II  <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007.jpg"><img class=" size-medium wp-image-5947 alignleft" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007-196x300.jpg" alt="IMG-20150620-WA0007" width="196" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007-196x300.jpg 196w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007-768x1173.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007-670x1024.jpg 670w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007-300x458.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0007.jpg 838w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></a></strong></p>
<p>Ve lo ricordate <em>Inglesina?</em> Forse no. A meno che non abbiate figli, nipoti o siate stati nel girello fino a che non vi è sbocciata la coscienza, non potete ricordarlo. Io l’ho scoperto l’anno scorso, appena è nato il figlio di una mia amica, che per i primi mesi di vita ha viaggiato, dormito e visto il mondo a pancia in su, direttamente da un passeggino <a href="http://www.ebay.it/itm/like/271867713217?lpid=96&amp;chn=ps">Inglesina Trip blu</a>, che Amazon mi propone a 174 euro. Non c’entra niente coi bambini, forse un po’ col <em>Trip,</em> ma da quando ho riscoperto questa bella parola carnevalesca – cinesino, francesino, inglesino, appunto – la mia mente l’ha associata ad Antonella Mulè, l’unica persona della mia vita che ho conosciuto due volte per la prima volta.</p>
<p>Capita. Me la presentarono cinque o sei anni fa, non era ancora Inglesina. Facemmo conoscenza, ci salutammo educatamente, ci dimenticammo serenamente l’uno dell’altra. Quando la conobbi di nuovo, anni dopo, era la sorella frecciargento della ragazza di cui mi stavo innamorando. Dal nostro primo incontro si era laureata (triennale, Università della Calabria) e, ancora studentessa di specialistica (Bocconi), aveva trovato lavoro. A Londra. In Deutsche Bank.<br />
Qualche settimana fa ha deciso di regalarmi la continuità della rubrica #ilaureati, iniziata lo scorso numero con la storia di Luisa, sui primi giorni che seguono la fine degli studi. Lei ha passato il dopo specialistica tra una giornata di mare calabrese e un fiero ritorno in Inghilterra, ufficio in Winchester House, London Wall.<br />
Io l’ho intercettata lo stesso, ne è venuto fuori questo.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5926" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-300x300.jpg" alt="11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n" width="300" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-768x768.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/11406768_10153004258984514_3857384615875716589_n.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em>Anto, come stai? Comincia in inglese che fa avanguardia.</em></p>
<p>Walking on a dream…</p>
<p><em>Quindi avverti una bella differenza, tra il prima e il dopo.</em><br />
Sì. Certo, tanta confusione ma anche un forte senso di libertà.</p>
<p><em>Se ti dico la parola “dopo” cosa ti viene in mente?</em><br />
Il mare. La natura. Sono stata un animale urbano per troppo tempo.</p>
<p><em>Nel tuo caso vale la legge Marty Mc Fly sui paradossi temporali. Ovvero: eri nel “dopo” già prima della laurea.</em><br />
Si mi sento fortunata, ho fatto un percorso inusuale che comportava dei rischi. Studiare a Milano e nel frattempo lavorare in giro per l’ Europa. Ma e’ andato a buon fine.</p>
<p><em>Che italiani sono, gli italiani del tuo mondo?</em><br />
Sono ben educati, ambiziosi e solidali. Portano ancora il golfino sulle spalle.</p>
<p><em>Come li racconteresti a chi ragiona per stereotipi?</em><br />
Se vivi in una provincia italiana, tu usciresti con chi ‘conosci di vista’? Qui lo inviti anche a cena a casa tua.</p>
<p><em>Cosa significa, per te, mettersi in gioco?</em><br />
Non avere paura del fallimento.</p>
<p><em>Stai già vivendo il prodotto di un’ambizione. Ma hai ugualmente un sogno, altre aspirazioni? Qual è lo Zenith?</em><br />
Lo Zenith sarebbe portare la famiglia con me in ogni spostamento. Oppure crearne una.</p>
<p><em>Adesso prescindi dalla tua posizione. O prendine esempio, fai tu. Sei ottimista riguardo la condizione dei giovani laureati in Italia? C’è un segreto per “riuscire”?</em><br />
Individuare nel proprio giro di conoscenze chi ‘c’e’ riuscito’. Studiarne i passi. E poi provare a percorrerli.</p>
<p><em>La risposta è all’estero?</em><br />
Si, molto spesso questo cammino porta a varcare i confini nazionali. Non per tutti sarà un traguardo ma e’ fondamentale che sia almeno una sosta.</p>
<p><em>Da chi parte la sfiducia? Quanto sono colpevoli le scuole, l’Università, la politica?</em><br />
Paghiamo lo scotto di trent’anni di mala politica. Una mentalità rigida che ci impedisce, che so, di lavorare in Finanza anche con una laurea in Lettere Antiche. In Inghilterra è possibile. Ma non c’e’ tempo per lamentarsi, bisogna agire, forse partire.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5945" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005-300x300.jpg" alt="IMG-20150620-WA0005" width="300" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005-300x299.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0005.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em>Esiste ancora il lavoro?</em><br />
Solo per chi ha il coraggio di crederci.</p>
<p><em>Allora, adesso spiegami: di preciso, che lavoro fai?</em><br />
Regolamentazione delle banche di investimento, un tema caldo in seguito alla crisi del 2007. Faccio lobby nei confronti dei governi e regolatori su temi di finanza dei mercati, contribuisco a gestire la strategia della banca, i finanziamenti e l’implementazione dei processi di regolamentazione.</p>
<p><em>Come ci sei arrivata?</em><br />
Passando dai tecnologici HP Labs di Bristol, l’Europa di General Electric a Bruxelles e poi tre mesi di internship nella City. E un master in Bocconi.</p>
<p><em>Tre parole su Londra. Le prime che ti vengono in mente.</em><br />
Avanguardia. Empowerment. Tradizione.</p>
<p><em>Perché?</em><br />
Londra coniuga il senso degli affari con la spesa pubblica per infrastrutture, il conservatorismo con la tolleranza liberale. E’ una città sospesa tra passato e futuro.<br />
E al centro pone la responsabilizzazione del cittadino.</p>
<p><em>Ok. E invece tre parole sull’Italia?</em><br />
Sensorialità. Interpretazione. Sentimento.</p>
<p><em>Sentimento, appunto. Cosa ti manca dell’Italia quando sei a Londra?</em><br />
Il sole, non solo quello che riscalda ma quello che fa maturare frutta e verdura e dona loro quel sapore speciale.</p>
<p><em>Di che sanno, a Londra, i pomodori?</em><br />
Di ghiaccio.</p>
<p><em>E cosa credi che manchi all’Italia di quello che in Inghilterra hai visto, imparato, apprezzato?</em><br />
La tolleranza e il rispetto: qui ognuno pensa, dice, fa e veste come vuole. L&#8217;eccentricità è praticata e riconosciuta. La fantasia nell&#8217;abbigliamento è la prova del rifiuto del conformismo e dell’accettazione sociale.</p>
<p><em>Se ti dico “andare”, cosa pensi?</em><br />
A un po’ di malinconia e una valigia piena di prodotti tipici calabresi</p>
<p><em>Se ti dico “tornare”, invece?</em><br />
Una valigia vuota ma il cuore pieno di gioia</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0006.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-5946" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0006-300x291.jpg" alt="IMG-20150620-WA0006" width="300" height="291" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0006-300x291.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/06/IMG-20150620-WA0006.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em>E se ti dico “fallimento”?</em><br />
Checked. Va vissuto prima di&#8230; rinascere.</p>
<p><em>Tre parole che ti vengono in mente se pensi ad Antonella fra dieci anni.</em><br />
Satisfied, Inspired and Inspiring.</p>
<p><em>I pro e i contro di lavorare all’estero.</em><br />
Essere apprezzati e coinvolti from day one, ricompensati per i propri sforzi, in cambio significa dover affrontare un ambiente competitivo e mutevole.</p>
<p><em>Tornerai in Italia?</em><br />
Sicuramente.</p>
<p><em>E in Calabria?</em><br />
Lo spero. Vorrei contribuire a migliorare la terra che mi ha cresciuto. Vivere al sud è un’esperienza formativa universale, ma va coniugata con una maggiore esposizione internazionale.</p>
<p><em>Qual è il più bel regalo di laurea che hai ricevuto?</em><br />
Il sorriso di mio padre.</p>
<p><em>Un aneddoto sui tuoi primi momenti, i tuoi primi giorni da laureata.</em><br />
Nell’attesa per le foto di rito dopo la discussione della tesi, il fotografo prende in disparte mia sorella, le affibbia la tesi e la fa mettere in posa. Una volta riconosciuta la gaffe e dopo essersi scusato, indica il suo ragazzo (<em>che sono io, n.d.a.</em>) e mi fa: “su dai allora ne facciamo una con il tuo fidanzato”.</p>
<p><em>Per concludere, un mantra di buona fortuna.</em><br />
In qualche tribù dell’Amazzonia, se tu arrivi e ti lamenti col capo che sei senza voglia, sei depresso, lui ti farà almeno quattro domande: quando hai smesso di ballare? quando hai smesso di credere? quando hai smesso di incantarti dei racconti? quando hai smesso di fermarti per sentire il tuo silenzio?</p>
<p><em>Puoi scegliere di fare un saluto ad effetto.</em><br />
Namasté, ‘mi inchino a te’.</p>
<p><em>Puoi scegliere una bella canzone.</em><br />
Walk of Life.</p>
<p><em>Cos’altro puoi scegliere, nella vita?</em><br />
Tutto ciò che desideri.</p>
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		<title>La mia amica Luisa si laurea. Breve intervista sull’ottimismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola H. Cosentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 15:45:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#iLaureati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa la mia amica Luisa si è laureata. In Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, come me. Nella stessa aula della stessa università. Aveva la mia relatrice come correlatrice. I miei amici come tifoseria. La mia collega preferita come collega preferita. Probabilmente la stessa toga che hanno messo a me, ancora intrisa del sudore mio e di tanti giovani angosciati (non credo la lavino). Una tesi della stessa lunghezza, più o meno. E basta, più niente in comune. Perché [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa la mia amica Luisa si è laureata. In Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, come me. Nella stessa aula della stessa università. Aveva la mia relatrice come correlatrice. I miei amici come tifoseria. La mia collega preferita come collega preferita. Probabilmente la stessa toga che hanno messo a me, ancora intrisa del sudore mio e di tanti giovani angosciati (non credo la lavino). Una tesi della stessa lunghezza, più o meno. E basta, più niente in comune. Perché Luisa, a differenza mia e di chiunque abbia sudato sotto la toga prima di noi, si è laureata con un entusiasmo tale che nelle foto sembrava una faccina di WhatsApp, quelle che usi quando sei troppo felice e non ti si può dire niente. Io lo so che non era soltanto gioia, che non era soddisfazione pura, ma ottimismo. E mentre stappava goffamente bottiglie di spumante e gongolava ascoltando i brindisi che le dedicavano, ho pensato: adesso la intervisto, e le chiedo come mai è così ottimista. L’ho fatto.</p>
<p>Se ce la faccio, ne intervisto altri. Non neolaureati, ma appenalaureati, ovvero laureati da un giorno massimo due. Dopo l’ottimista spero di trovare un pessimista, un depresso, un già lavoratore, uno che vive all’estero, uno che vuole fare il pittore ma si sta laureando in biochimica. Che bella rubrica, #ilaureati. Se ce la faccio, sempre.</p>
<p>Intanto ecco Luisa, 24 anni, dottoressa in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con 110 e lode. Calabrese. Amica mia.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912.jpg"><img class=" size-medium wp-image-5625 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912-225x300.jpg" alt="IMG_20150518_141912" width="225" height="300" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912-300x400.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/IMG_20150518_141912.jpg 1944w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></p>
<p><em>Luisa, come stai?</em></p>
<p>Mi fanno male i piedi.</p>
<p><em>Puoi fare di meglio.</em></p>
<p>Eh, mi sento stanca ma felice. Ancora non ho realizzato.</p>
<p><em>Quindi non avverti differenze?</em></p>
<p>Sì, più o meno. Sento di aver raggiunto un obiettivo, il traguardo verso cui erano indirizzate tutte le cose che ho fatto fino a pochi giorni fa.</p>
<p><em>Se ti dico la parola “dopo” cosa ti viene in mente?</em></p>
<p>Che mi spettano i conti con la vita reale.</p>
<p><em>E’ una cosa che temi?</em></p>
<p>Sì e no. Dipende dalle fasi. A un passo dalla laurea, quando ero ancora nel “prima”, ero felice ma timorosa. Di questo “dopo”, intendo. Ora che ci sono, nel “dopo”, sento di dovermi mettere in gioco per poterlo affrontare.</p>
<p><em>Cosa significa, per te, mettersi in gioco?</em></p>
<p>Provare qualsiasi opportunità che possa incontrare sul mio cammino. E non arrendermi, anche se so già che riceverò tanti no e tante porte chiuse.</p>
<p><em>Hai già una prospettiva precisa, un’ambizione?Anche un sogno va bene.</em></p>
<p>L’obiettivo generale – che costringe a studiare già da domani, praticamente – è provare il concorso per il dottorato di ricerca. Mi piacerebbe rimanere nell’ambiente universitario. Ma nel frattempo sto provando tante altre cose.</p>
<p><em>Tipo?</em></p>
<p>Concorsi vari. Ne pubblicano tanti… Ho fatto anche la domandina per il servizio civile. E poi non si sa mai, a parte il dottorato spero di fare altre esperienze in questi anni di gioventù [<em>dice proprio </em>gioventù<em>, nda</em>].</p>
<p><em>Ho premesso che sei una persona ottimista. Dimostriamo perché. Cosa ti distingue da chi non lo è?</em></p>
<p>Cosa mi distingue? Beh è vero che quando c’è un problema e gli altri si scoraggiano io dico “non vi preoccupate, sediamoci e risolviamo”. Nel senso che cerco di vedere sempre il lato positivo delle cose, è una caratteristica che mi aiuta ad affrontare molte difficoltà. Capita ovviamente che anche io mi perda d’animo. Ma poi mi dico: “Calmati, Luisa. La soluzione, la cosa bella, si trova sempre”.</p>
<p><em>E come si pone, questo tuo ottimismo, rispetto a quel “dopo” di cui parlavamo poco fa, quello che – lo hai detto tu stessa – ti spaventava? Sembra una provocazione ma non lo è: come fai ad essere ottimista sul futuro a due giorni dalla laurea?</em></p>
<p>Sono ottimista perché ho la fortuna di conoscere tanti altri giovani che hanno faticato molto per trovare la loro collocazione nel mondo lavorativo però alla fine ce l’hanno fatta. Magari sono partiti dai call center, magari sono stati stagisti, probabilmente il loro percorso sarà stato accidentato e non privo di momenti negativi, ma alla fine hanno realizzato i loro sogni. Molti ragazzi che conosco hanno fatto fronte comune, fondando associazioni, piccole aziende, start-up, dalle quali è nata, nel lungo tempo, un bella realtà. Il problema è che non se ne parla. Il bello delle cose non risalta più. E di bello ce n’è.</p>
<p><em>Su questo spirito propositivo ha influito la tua esperienza all’estero? Raccontaci com’è andata. </em></p>
<p>Sì. Ho partecipato al bando Erasmus Placement e ho lavorato sei mesi a Bruxelles presso un’azienda che si occupava di europrogettazione. Sì, penso che abbia influito. O il contrario, non lo so. Forse l’ottimismo ha aiutato la riuscita dell’esperienza. Era la mia prima esperienza all’estero, e chi c’è passato lo sa: è una cosa splendida, ma può non essere facile. Gente nuova, posti nuovi, un ufficio, una lingua che non è la tua. Sei mesi sono tanti. In ogni caso viverla con entusiasmo ti fa crescere tanto.</p>
<p><em>Tre parole sul Belgio. Le prime che ti vengono in mente.</em></p>
<p>Birra. Multiculturalità. Parco.</p>
<p><em>Parco?</em></p>
<p>Essì, ci sono tante aree verdi.</p>
<p><em>Ok. E invece tre parole sull’Italia?</em></p>
<p>Cibo. Bella gente. Positività.</p>
<p><em>Sono quattro parole, non tre. </em></p>
<p>“Bella gente” non vale?</p>
<p><em>No, vale. Cosa ti mancava dell’Italia quando eri in Belgio? </em></p>
<p>Innanzitutto non pensavo che l’Italia potesse mancarmi così tanto. Ma ho scoperto che è vero quello che si dice riguardo alla lontananza: quando vai via apprezzi tutto quello che davi per scontato. Le cose che hai sotto gli occhi e di cui nemmeno ti accorgi. Stare lontana mi ha fatto rivalutare le mie attività, il mio paese, il paesaggio. Il mio impegno coi ragazzi [<em>Luisa è impegnata nell’Azione Cattolica,</em> <em>nda</em>].</p>
<p><em>E cosa credi che manchi all’Italia di quello che in Belgio hai visto, imparato, apprezzato?</em></p>
<p>Il rispetto che le persone hanno per il territorio, per le aree verdi. E poi le cose più banali, ma comunque importanti. La raccolta differenziata è una cosa seria, lì, proprio sentita. E poi il rispetto per le regole: non esiste che si prenda un autobus senza avere il biglietto. Ma non è una caratteristica della popolazione belga. Forse anche, non lo so. Ma è come se fosse il luogo ad educare. Anche gli italiani, in Belgio, si comportano in maniera impeccabile.</p>
<p><em>Le solite cose, insomma. Nient’altro?</em></p>
<p>Naturalmente il dinamismo politico. In Belgio, grazie all’UE, la politica è vivace, influente. Non credo che in Italia, nemmeno stando a Roma, si possa percepire la stessa cosa.</p>
<p><em>Se ti dico “disagio”, cosa pensi? </em></p>
<p>Tristezza.</p>
<p><em>Se ti dico “fallimento”, invece?</em></p>
<p>Coraggio.</p>
<p><em>Tre parole che ti vengono in mente se pensi a Luisa fra dieci anni.</em></p>
<p>Felice. Mamma. Sindaco. Del mio paese.</p>
<p><em>Quanto sono concrete, tu che sei un futuro sindaco, le difficoltà dei giovani laureati? Chi è ottimista, come te, ha una chance in più o lo “spirito giusto” non c’entra niente?</em></p>
<p>Non c’entra quasi niente. Credo che i giovani italiani siano molto preparati. All’estero sono molto apprezzati. Il problema è la condizione sociale, ancora una volta “quel che si dice”. Anche in famiglia. Ad esempio un fattore predominante è il pessimismo degli adulti. Dire “Mio figlio non ha futuro in Italia” significa demoralizzare, condizionare. Molti italiani si piangono addosso. Ma la sfiducia genera sfiducia.</p>
<p><em>Questa sfiducia, tu dici, ha un focolaio sociale. Ma il virus da chi parte? Dal mondo del lavoro o da quello dell’istruzione, dell’Università?</em></p>
<p>Da entrambi.</p>
<p><em>Quindi è il lavoro che manca, almeno nella connotazione di lavoro a cui eravamo abituati, o l’istruzione non basta a renderci competitivi?</em></p>
<p>Penso che sia una questione che riguarda entrambi gli ambiti che tu hai citato. Nel senso che le cose belle, per come la vedo io, possono realizzarsi soltanto grazie alla sinergia tra diversi elementi. Quindi se l’università o l’istruzione ultimamente hanno abbassato il tiro, o se il mondo del lavoro non è accogliente come dovrebbe è perché manca questa sinergia. Io sogno un’università in cui tutti i corsi abbiano dei tirocini, anche brevi, che possano offrire l’opportunità naturale di affacciarsi al mondo del lavoro. Sono idee semplici. Dovrebbero pensarci le istituzioni: la politica non può mancare quando si tratta di rafforzare queste sinergie.</p>
<p><em>Cosa ne pensi della Buona Scuola? </em></p>
<p>La buona scuola è nata con buoni presupposti. L’iniziativa del Governo di ascoltare le varie anime, i vari protagonisti della Scuola, è stato un buon punto di partenza. E questo punto di partenza ha alzato le aspettative nella popolazione ma anche nei soggetti direttamente interessati. Poi, però, il lavoro finale ha lasciato un po’ a desiderare. Quello che spero ora è che si possa ripartire da quel buon inizio e che si continui ad ascoltare la gente, perché solo un governo che ascolta la gente può fare delle buone riforme.</p>
<p><em>Qual è il titolo della tua tesi?</em></p>
<p>I figli di immigrati nati e cresciuti in Italia: nuove prospettive.</p>
<p><em>Il colore della tua tesi?</em></p>
<p>Giallo.</p>
<p><em>Non ti vergogni?</em></p>
<p>No. Non la fa quasi nessuno, anche i tipografi mi sconsigliavano. Ma credo che il giallo sia un colore troppo vivace per non trasmettere vera positività. E poi mi hanno chiesto così tante volte “Non ti vergogni?” che da vezzo è diventata una sfida.</p>
<p>Cosa pensi dei Master?</p>
<p>E’ sempre una questione di spirito. Se lo si fa per disperazione, per mancanza d’alternative, non serve a niente. Se è mirato, perché no?</p>
<p><em>Ok. Siamo quasi alla fine. Con la storia del sindaco mi hai confermato che resterai in Italia?</em></p>
<p>Sì.</p>
<p><em>E in Calabria?</em></p>
<p>Sì. Quando dico che voglio restare in Italia mi riferisco alla Calabria. Certo, non escludo niente. Amo viaggiare, fare nuove esperienze. Potrei stare fuori anche per dieci anni, che ne so. Ma sempre per tornare. A Stignano, il mio paese, o in qualunque altra parte della Calabria.</p>
<p><em>Qual è il più bel regalo di laurea che hai ricevuto?</em></p>
<p>Il più bello di tutti? Un dvd di <em>Masha e Orso</em>. Da parte della mia amica Ilaria.</p>
<p><em>Per concludere, un mantra di buona fortuna da te che sei positiva. Che ce n’è tanto bisogno.</em></p>
<p>Forza e coraggio.</p>
<p><em>Ancora una volta, puoi fare di meglio.</em></p>
<p>Devo dire qualcosa di profondo? Questo è quello che mi ripeto ogni volta che combino qualche guaio o devo fare qualcosa di importante. Respiro profondamente e mi ripeto “Forza e coraggio”. Ecco un buon consiglio: respirare profondamente.</p>
<p><em>E se uno ha l’affanno?</em></p>
<p>Ni’. Basta anche solo pensarlo. Forza. E coraggio.</p>
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