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	<title>Simona Papaluca &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La vedova Van Gogh, recensione e viaggio nel museo più visitato d&#8217;Olanda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viaggio quasi mistico nell'arte di Van Gogh</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center"><em>L’inizio è probabilmente più difficile di qualunque altra cosa, abbi fiducia andrà tutto bene.</em>  <em>V. V. Gogh</em></h2>



<p>Raccontarvi il famoso museo di Amsterdam, da utilizzare come deterrente ai coffee shop, si è rivelato più complicato del previsto, perché, come non cadere nei luoghi comuni legati al pittore Olandese?&nbsp;</p>



<p>E se, cominciassimo con un libro?</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Termino il mio percorso guidato, afferrando un piccolo volume di carta spessa, edito da Marcos Y Marcos. E’ di Camillo Sanchez e curiosità strana, uno dei pochi titoli in italiano nello shop del Museo.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Il nostro viaggio parte dagli occhi di J<em>ohanna Van Gogh-Bonger</em> la moglie di Theo Van Gogh, il fratello del pittore, la donna che ha lottato instancabilmente per rendere il genio incompreso del cognato, <em>immortale</em>, consegnando al mondo i suoi celebri dipinti.&nbsp;</p>



<p>Johanna vede il pittore in pochissime occasioni ma la sua presenza è più che costante nella sua vita, anche dopo la sua morte.&nbsp;</p>



<p>Sarà la lenta e dolorosa scomparsa del marito Theo, dopo 6 mesi dal suicidio del fratello Vincent, a consegnare alla donna una missione importante.</p>



<p>La giovane vedova, rimasta sola con un neonato da crescere, torna in Olanda, a Bossum, un paesino poco lontano da Amsterdam. Qui deciderà di aprire una locanda in campagna, dove far arrivare da Parigi i primi quadri, i disegni, i carboncini, di Vincent Van Gogh. Johanna inizia ad appenderli, in ogni stanza, dal pavimento al soffitto.&nbsp;</p>



<p>Un museo domestico segreto, inizia a svelarci la vera vita dell’artista.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“..sono circa 600: sulle pareti, sotto il letto, in cima agli armadi, dietro il divano, dappertutto. Cieli, occhi, corvi, girasoli splendono nel buio dell’insonnia; la svegliano all’alba prima del canto degli uccelli, prima del risveglio della città.”</em></p></blockquote>



<p>Le numerose lettere e le tele ereditate trasmettono a Johanna nelle sue notti insonni la forza mistica e magnetica del pittore, considerato decadente e folle.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«Scrivo circondata dalla vertigine dei colori. Frutteti in fiore, in camera da letto; in sala da pranzo, sopra il focolare, davanti ai miei occhi proprio adesso, i mangiatori di patate; nel piccolo soggiorno, il grandioso paesaggio di Arles e la notte stellata che sovrasta il Rodano. Ognuno di loro sfavilla per casa. E sembrano dipinti da persone diverse.»</em></p></blockquote>



<p>..Saranno proprio le lettere scambiate tra Theo e il fratello, a fornire la direzione giusta, nel turbinio dei dipinti.</p>



<p>Così iniziamo a conoscere Vincent, in punta di piedi, prima come pittore visionario, poi come cultore delle tinte intense, a più strati, e delle parole forti.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Uno può avere un focolare ardente nell&#8217;anima e tuttavia nessuno viene mai a sedervisi accanto. I passanti vedono solo un filo di fumo che si alza dal camino e continuano per la loro strada.”</em></p></blockquote>



<p>Johanna inizia ad immergersi nelle lettere dei fratelli, crea le prime descrizioni dei quadri attraverso le parole di Vincent e contatta alcuni galleristi Olandesi. Caparbia verso l’arte del pittore, la donna tenterà instancabilmente di rendere la persona di Vincent Van Gogh, l&#8217;artista riconosciuto e acclamato che è oggi.&nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Dove mi trovo adesso? </p>



<h3>Va<strong>n Gogh Museum, Amsterdam</strong></h3>



<p>La più grande collezione di opere dell’artista, circa 900 pezzi d’arte, si dispone su 3 piani di un edificio moderno, illuminato dall’ alto, dove la scala diventa l’elemento centrale, e ci accompagna nei diversi periodi vissuti dall’artista.</p>



<p>Dagli autoritratti ai paesaggi, dipinti cupi e ai girasoli, non bastano 3 ore per scrutare ogni sua tela. </p>



<p>E poi, ci avete mai fatto caso ai visitatori dei musei che diventano parte dei quadri?</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/m8YmLhaGZ5jemDtDK_paNugygOOLzH3mbrgD1OLdCiRr35Cge3rMIS9HidpV3LAeTUzt1Ye4NvSP-p9JVAJRc-yM-GBUSAKMIriq1W4YU4FMPVO5QEXX0FSzNuVDrnJ7xr-F0UB-" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/6jHhPX7JBC1po6_ZxCswn6ur73HXGmCQS7boax4XaA5GNSYYEpYDH1gOqka6COOdeOU9tks4B1XNZcGkPPdBi694I5xO9RPgafAho3Rg-PgfwbrEDiNPflx1ot-6R6-JX_sC1lVN" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/3ZT55lOgs8c5WWeDDkGToNWU-fd75zKhY_2XWnZX07aqC-sOvkWrKxfKvLM4MhAdzXUbnvqnuuk_DQ16obgoCxHfKQr6X5rvzZ2NoFgElq3yf2lgY-ai1h08ZJDuA66bzIZSr1fm" alt=""/></figure>



<p>Ma torniamo a noi..</p>



<h3><strong>Piano 0  </strong></h3>



<p><strong><br></strong><img src="https://lh5.googleusercontent.com/hBZxWjSu0HLW_Yj4YtNfsuGr7IoCmVfjmdeJJXdcBziwImewYu4QHtbAU1YNkg9lWwYKwylcq4Zt8mDwGQTtt_PxbihPexSTIEwPND9d7DG3cqzWpUYcYgqZxdGQlpFvPP1bl9rH" style="width: undefinedpx"></p>



<p class="has-text-align-left">Una serie di noti autoritratti dell’artista si susseguono rapidi, fino a condurci alla sua tavolozza originale di colori.</p>



<p>Struggente, dalla prima sala, non controllo più i miei movimenti, e mi dirigo verso i piani successivi, con leggerezza, guidata dalla vita di Vincent, e dalle parole impresse in alto sulle pareti di verde scuro.&nbsp;&nbsp;</p>



<h3><strong>Piano 1.</strong></h3>



<p>“Il pittore dei contadini”, vuole essere questo il motivo ricorrente della sala, qui, il primo quadro “importante” di Van Gogh è &#8220;i Mangiatori di patate&#8221; (1885), luci fioche, una lanterna appesa, i corpi “rocciosi” e stanchi dei personaggi dei quadri..</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ho voluto far pensare a un modo di vivere completamente diverso dal nostro, di noi esseri civili”</em></p></blockquote>



<p>Proseguo e la tavolozza di Van G. inizia a cambiare tonalità, e con lei,  le pareti della sala, il contatto con la capitale Francese, ne addolcisce le forme e i colori, ma soprattutto la prospettiva. </p>



<p>Da qui arrivo a i Girasoli.</p>



<p class="has-text-align-center"></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img width="1024" height="722" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-1024x722.jpg" alt="" class="wp-image-30789" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-1024x722.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-300x212.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-1536x1083.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-scaled.jpg 2048w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-750x529.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/1649367105762-1-1200x846.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h3><strong>Piano 2</strong></h3>



<p>Verde chiaro, si parla della famiglia van Gogh, tramite alcuni oggetti ereditati, dai gomitoli, utilizzati dall’artista per gli esperimenti cromatici alle ottocento lettere gelosamente custodite da Theo Van Gogh.</p>



<p>Un grande pannello racconta la famosa lite con Paul Gauguin e il lobo mozzato.</p>



<p>E poi, via alle emozioni, riesco a sfogliare le pagine digitalizzate dei suoi taccuini, e tra schizzi e pensieri, vago verso l’ultimo piano.</p>



<h3><strong>Piano 3</strong></h3>



<p><em>Nonostante tutto, io mi alzerò di nuovo: prenderò in mano la matita, dimenticata nel profondo sconforto e continuerò a disegnare.</em></p>



<p><strong>..</strong>.</p>



<p>E’ un verde sempre più morbido, ad accompagnarci nel periodo più cupo dell’artista. Ora nell’ospedale psichiatrico di&nbsp; St. Remy, Vincent dipinge il mondo che vede dalla sua finestra.</p>



<p>Mandorli in fiore, uliveti, campi di grano, invadono la sala e diventano la terapia dell’artista e, del visitatore.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Vedo ovunque nella natura, ad esempio negli alberi, capacità d&#8217;espressione e, per così dire, un&#8217;anima.”</em></p></blockquote>



<p>Circa 65 quadri in 60 giorni, fino al 27 luglio 1890. Van Gogh si spara un colpo di pistola, nei campi di Auvers-sur-Oise, morirà 2 giorni dopo..</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Non passerò in rassegna i dettagli di un museo da scoprire con smisurata lentezza e introspezione.</p>



<p>Solo mi basta consigliarvi, una visita e poi una lettura, di “La vedova Van Gogh” per scoprire un lato sconosciuto dell’artista, di poesia, e umanità disarmante, di sperimentazione e musica, di un uomo visionario, <strong>forse troppo per il suo tempo.</strong>&nbsp;</p>



<p>Non ci resta che ringraziare J<em>ohanna Van Gogh-Bonger</em>, per tutto questo.&nbsp;</p>



<p></p>



<p style="font-size:23px"><em><em>“Non posso cambiare il fatto che i miei quadri non vendono. Ma verrà il giorno in cui la gente riconoscerà che valgono più del valore dei colori usati nel quadro.”</em>  Vincent van Gogh</em></p>
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		<title>Progetto Materia, live a 360°</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 04:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a un fonico Sabato mattina e cuffie alla mano, metto in fila le domande e saluto il mio ospite di questa mia prima intervista su Zoom. Dall’altra parte dello schermo mi attende un professionista del suono, Samuele Grandi, il fonico che ha curato il progetto MATERIA. Non sapete di cosa si tratta? E allora, alzate il volume perché qui si parla di musica dietro le quinte e di chiamate alle armi, del darsi da fare e di concerti live a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="has-text-align-center">Intervista a un fonico</h2>



<p>Sabato mattina e cuffie alla mano, metto in fila le domande e saluto il mio ospite di questa mia prima intervista su Zoom. <br>Dall’altra parte dello schermo mi attende un professionista del suono, Samuele Grandi, il fonico che ha curato il progetto MATERIA. Non sapete di cosa si tratta? E allora, alzate il volume perché qui si parla di musica dietro le quinte e di chiamate alle armi, del darsi da fare e di <strong>concerti live a 360°.</strong></p>



<p><strong>Ciao Samuele! iniziamo con le solite presentazioni, vuoi raccontarci chi sei, come si intraprende il mestiere di fonico, e soprattutto da quanto tempo lavori “dietro al mixer”?</strong></p>



<p>Sono Samuele Grandi e in realtà faccio il fonico da sempre, una quindicina di anni almeno. <br>Come diventare fonico? beh, dipende dai tempi, quando ho iniziato io c’era molto da mettersi in gioco e smanettare, ci si metteva lì, si provava e sbatteva la testa un po&#8217; di volte finché non ci si stava dentro, un ruolo fondamentale poi l’ha ricoperto lo studio di registrazione di Ferrara ai tempi, quando la mattina talvolta invece di andare a scuola andavo a curiosare in studio. Pian piano mi han detto “ora registra le tue chitarre, arrangiati”! Ho iniziato con lavoretti abbastanza “stupidi”, anche se mi son reso conto col senno di poi che sono i lavori che ripagano di più. Mi ricordo ad esempio un audio sui documentari, me ne ricordo uno abbastanza strano sui pesci, con dei suoni subacquei o pubblicità banali per tv locali. Ho iniziato così, ho registrato i miei primi gruppi squattrinati, e poi che dire, pian piano, ci si appassiona, <em>alla lunga diventa una sorta di droga</em>, si inizia ad acquistare un microfono, preamplificatori, compressori&#8230;15 anni fa mi son ritrovato a pensare, “chissà se un giorno ne avrò almeno uno di quei microfoni lì”.</p>



<p><strong>E adesso?&nbsp;</strong></p>



<p>Ora conto più di 100 microfoni, un muro di roba, da arrampicarsi con la scala.</p>



<p><strong>Non è da tutti destreggiarsi tra mixer e amplificatori, quando hai deciso che saresti diventato fonico “da grande”?</strong></p>



<p>È una specie di chiamata, tante soddisfazioni, ma soldi a volte al limite. È una chiamata, ma è un lavoro che devi fare se te la senti di fare, e fine, perché ci sono altri lavori molto più banali e noiosi che rendono tantissimo di più.</p>



<p><em>Capisco subito che sarà un’intervista carica e genuina, e ad ogni risposta di Samuele un mucchio di nuovi spunti da aggiungere in scaletta.</em></p>



<p><strong>Passiamo alla “domanda che ti aspettavi”: quanto è cambiato il tuo lavoro e quanto ti sei dovuto “ingegnare” in questo periodo pandemico?&nbsp;</strong></p>



<p>Il periodo Covid ha stravolto completamente le carte in tavola, lavorando anche ad attività live, ti parlo di 70 concerti nel 2019, come musicista, senza contare quelli da fonico, nel 2020 avrò fatto circa 7-8 concerti in totale.&nbsp; Come studio di registrazione in realtà, non abbiamo mai chiuso, beh abbiamo cercato di trattare meno gruppi&nbsp;ad esempio e più solisti, si è cercato di limitare da quel punto di vista ma non fermarsi mai completamente</p>



<p><strong>Ma torniamo un attimo indietro, cos&#8217;è il progetto MATERIA ?</strong></p>



<p>L’idea di MATERIA nasce un pò dall’esigenza di “reinventarci”, ci siam detti “noi facciam concerti, siam capaci a fare queste cose qui, troviamo il modo farlo con quelli che sono i limiti attuali..&#8221;. <br>Abbiamo iniziato a cercare online, confrontandoci con gente più esperta in materia, ci siamo chiesti come iniziare a girare i concerti, e finalmente addentrati in questa giungla di regole. <br>Tornando al progetto, abbiamo cominciato col pensare a come filmare i concerti, <em>volevamo fare qualcosa in più rispetto quanto stava succedendo</em>. Come i concerti nelle camerette, di cui se ne son visti un numero indefinito e di bassa qualità, e anche lì con i loro mezzi, chiaramente con il cellulare ne arrivi a fare 3 a settimana, <em>diventa un massacro. </em>Il fatto è stato non trovarsi pronti, è stata una roba ingestibile, così dal nulla. E allora abbiamo avuto l’idea, ad un certo punto, di rendere lo spettatore più partecipe. Qual era l’unico modo? La realtà virtuale, o almeno così la chiamano. Così capiamo che attrezzatura serve per realizzare questi concerti in 360, e poi ci abbiam messo la roba in più.   </p>



<p><strong>La roba in più?&nbsp;</strong></p>



<p>Si, i take vengono registrati, poi mixati in analogico, in modo che ricordino il live vero e proprio, con una presenza decisamente bassa di computer, certo, in modo che, non si avverta quel suono preciso “super curato”, insomma, in modo che sia più “de core”. </p>



<p><em>E qui posso solo offrirvi un assaggio punk-rock in 5K, per farvi capire quanta bella tecnica ci sia lì dentro.</em> <em>Signore e signori, vi presento il progetto MATERIA, con gli ANTARES</em> <em>una delle rock band di culto dello scenario underground</em>. <br><em>Precauzioni per l’uso : visione consigliata al solo pubblico adulto, da assumere a schermo intero e qualità 5K.</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="ANTARES  • &quot;#MATERIA​​ Studio Live Session&quot; (VR360 Video)" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/XiT-64h07e0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><strong>Samuele, non ti nascondo che non me l’aspettavo, sono sprofondata in un concerto vero come non mi succedeva da un po&#8217;, grandi ragazzi!</strong> <strong>Ma come l’hanno presa i gruppi?</strong></p>



<p>Meglio del previsto, diciamo che dal periodo di totale astinenza dalla scena a molti è andato bene, poi ogni gruppo ha avuto un approccio diverso, qualcuno l’ha interpretata più come una performance live, altri meno, qualcuno l’ha vissuto più come una performance in studio, altri come semplici prove.</p>



<p><strong>Parlaci del lavoro di backstage, quanto lavoro effettivo c’è dietro un concerto di 30 minuti a 360°? </strong></p>



<p>4 giorni lavorativi in totale : il giorno dell’allestimento, un giorno di montaggio, il giorno effettivo delle riprese, ed il mix in analogico, movimenti di equalizzatori compressori volumi echi riverberi, una roba un po&#8217; più live (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=B0R57US0dso">andate a spiare qui</a>). <em>Una botta unica in presa diretta,</em> è un’esibizione completa, non ci sono particolari tagli o robe ridicole, non c’è dell’editing spietato, né taglia/incolla o pulizia estrema come in studio.</p>



<p><strong>Credi possa diventare una valida alternativa al live vero e proprio, intendo decidere di poter usufruire di un concerto in forma live o streaming?</strong></p>



<p>Sostituire i live, direi di no, e ci si augura di no, anche perché i concerti normali, diciamocelo, su Youtube ci son sempre stati, addirittura si son messi a farli al cinema. Sicuramente ci sarà un incremento ma non penso vada a sostituirli, bisognerà capire come “andare a giocarsela”, <em>senza tendere a voler sostituire il live in presenza</em>, ma creare un altro tipo di contenuto con <em>altre caratteristiche che possano essere più interessanti.</em> Ad esempio noi stiamo cercando di integrare più aspetti, come quello dell’istruzione, abbiamo immaginato una classe di conservatorio, potrebbe essere comodo per uno studente aver modo di vedere da più punti di vista un concerto in streaming.</p>



<p><strong>In questi giorni si sente parlare molto di iniziative a sostegno della regolamentazione dei lavoratori dello spettacolo.</strong> <strong>Qual è la tua visione del mondo della musica in questo momento? Credi ci sia stata una comunicazione “distorta”?</strong></p>



<p>Dal punto di vista della comunicazione sbagliata, sì, c’è una schiera di gente dietro le quinte di cui non ci si rende mai davvero conto, un mondo di professionisti, più o meno regolamentati. Si è sentito più volte parlare di “messa in regola” una volta per tutte, ma è un discorso strano e molto ampio. Potrei dirti di sì, da qualche punto di vista potrebbe essere decisamente giusto che ci siano regolamentazioni adeguate, e garanzie per chi fa questo tipo di lavoro, (che molto spesso si tratta di lavori super precari). Immagina un albo dei fonici, ad esempio. Funzionerebbe?</p>



<p><strong>Sì, direi di sì.</strong></p>



<p>In teoria la penso come te, ma in pratica rischieresti di perdere gente che, in realtà ha qualcosa da dire ma assolutamente non ha quel tipo di percorso o possibilità di permettersi i corsi o le “abilitazioni”,<strong><em> è una roba tecnica si, ma c’è una dose gigantesca di creatività.</em></strong> C’è tutto un mondo di fonici molto bravi là fuori, che hanno imparato da soli, e il lavoro gli vien benissimo lo stesso.</p>



<p><strong>Ci sono musicisti diplomati in conservatorio con tutte le carte in regola e dall’altra parte hai i Sex Pistols, che sanno fare 4 accordi per sbaglio ma son quelli giusti.</strong></p>



<p>Noi come studio di registrazione, ma anche come organizzatori di eventi e gestori di una sala prove, volevamo dare il segno di poter comunque restare in piedi e di riuscirci a reinventare, sia per non fermarci, sia per non restare solamente ad aspettare un aiuto economico dall’alto, che in certi casi è risultato insufficiente, in certi altri decisamente superiore alle effettive capacità delle realtà in questione.</p>



<p><em>Ascolto quest’ultima amara riflessione e che dire, non me l’aspettavo questa risposta qui da un addetto ai lavori, è  la rabbia di chi è riuscito a darsi da fare anche in questo periodo macabro per il paesaggio musicale, è la grinta di cui abbiamo bisogno ora che abbiamo imparato a considerare parole da titolo in prima pagina come “sussidio”, “ristoro”, “bonus” la sola unica via di uscita, ora che tocca alzarsi forte le maniche e il volume al massimo, per trovare “un’altra roba ancora che funzioni”.  Non mi resta che dire grazie a Samuele per questi nuovi spunti rock, ho in mente troppi altri punti interrogativi, ma Zoom ci ricorda che siamo andati per le lunghe, per cui</em>&#8230;</p>



<p><strong> Samuele, solo un’ultima domanda prima di salutarci, che vuol dire #ARREGOLA?</strong></p>



<p>Ah dunque, è un’espressione che avevo iniziato ad usare un pò di tempo fa! “Ma c’è qualcuno in sala oggi? #arregola ci dovrebbero essere i Bodoni, ah ma hai sistemato Thomas dietro? ah la sala dietro è #arregola, è diventato un pò uno slogan, un hashtag su instagram con più di 500 post, roba nata così per caso, modo di dire che non capivamo, poi in realtà durante la registrazione di un audiolibro, ci siamo accorti che #arregola veniva usato, non nel senso in cui lo usavamo noi, ma, insomma esiste come parola!&nbsp;</p>



<p>Qui per voi una Playlist esplosiva in continuo aggiornamento creata ad hoc dallo studio di registrazione SONIKA</p>



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<iframe title="Spotify Embed: Sonika Recording" width="300" height="380" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/playlist/3u3kLntoZvNAUuxkB3mHR7"></iframe>
</div></figure>



<p>E se non riuscite più a smettere e volete saperne di più del progetto MATERIA, una carrellata di live a 360° nei Sonika Studios!</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Bodoni - Live in Sonika studios [02/04/2021]" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/Y8rJdqs5sVE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



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<iframe title="CUT YENA • &quot;#MATERIA​​ Studio Live Session&quot; (VR360 Video)" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/Yr59AQ2N1yI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<iframe title="STICKBALL • &quot;#MATERIA​​ Studio Live Session&quot; (VR360 Video)" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/Td1twi0Ix-I?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p></p>
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		<title>Soul &#8211; Quando un’anima si perde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2021 22:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo film Pixar per i bambini di ieri Avete presente quel momento esatto in cui prende forma sullo schermo il famosissimo castello scintillante della multinazionale Americana e il bambino che è in voi comincia a scalpitare? Bene, calatevi nel vostro io migliore perchè sto per parlarvi del nuovo lungometraggio targato Disney Pixar, il numero ventritré, per la precisione.  Si chiama Soul, proprio come &#8220;anima&#8221; ma anche come il Soul, quel groviglio di jazz, rhythm &#38; blues nato negli anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Il nuovo film Pixar per i bambini di ieri</h2>



<figure class="wp-block-embed alignleft is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Disney Pixar Intro" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/vojD2nDAxQw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="has-drop-cap">Avete presente quel momento esatto in cui prende forma sullo schermo il famosissimo castello scintillante della multinazionale Americana e il bambino che è in voi comincia a scalpitare?</p>



<p>Bene, calatevi nel vostro <em>io</em> migliore perchè sto per parlarvi del <strong>nuovo lungometraggio targato Disney Pixar</strong>, il numero ventritré, per la precisione. </p>



<p>Si chiama <strong>Soul</strong>, proprio come &#8220;anima&#8221; ma anche come il Soul, quel groviglio di jazz, rhythm &amp; blues nato negli anni sessanta : “la musica dell’anima”.&nbsp;</p>



<p>E a proposito di musica, ce n&#8217;è davvero tanta.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/41QlHwDeI9RFytR78WNdaLyZmCoSi4bbb5eiAG1xJ72QPSLrxVG5MQokAjBhjmC4kRPxhOWewRBmnWVElky-UJWLR-ROrbv2zQ3HTRnDmmO_v5gj1tlvGNa7Yu56Q2jI7rnHapyu" alt=""/></figure>



<p>Dal solenne intro di apertura della Disney che cede immediatamente le sue note ad una melodia stonata di una classe di scuola media, alle strade vibranti della metropoli, tra i passanti, incredibilmente verosimili che scorrono in <strong>una energica New York dall’anima black</strong>, la musica si nasconde dietro ogni angolo.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/UEoiUd4DrkVWG7aNwTIbMGoh_Hn4d04mqZ6EEWIBXC2VjPOhCsuqWyVyKcud-IBS3KwQdT7L_bkHLtgaVt_doGO5OmwPMvqMztqZwhtUxge0GqMspm3zD_ZIy01gtVHuzFX7PA0J" alt=""/></figure>



<p>A questo punto della recensione, vi informo che non si tratta affatto di un film per bambini, per cui scollate dal divano i vostri preconcetti sulle pellicole d&#8217;animazione e cliccate sicuri sul Play, perchè ogni personaggio in Soul vuole brutalmente parlare a voi grandi. Di cosa esattamente? Degli obiettivi, quelli che poniamo e imponiamo alle nostre strambalate vite, proprio come il frustrato Joe Gardner, <strong>il primo protagonista Afroamericano della Pixar</strong>, magnificamente doppiato da Neri Marcoré. </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/eQEZ_lBSeCAevsI5fAPPTI-G55wb6_dIR9cH9-N5BwASE6X2ZMhY7M8sMBlht94XYlqlb7svuCDEeemX805N3izJO8APG0Y5prkM6y-FUkR-baICLD2jT1Y1ligjji9elyZzBMNw" alt=""/></figure>



<p>Joe ha un obiettivo ben chiaro, non ha dubbi a riguardo, diventare a tutti i costi un famoso artista jazz esibendosi in un concerto al club, The Half Note. È la musica la sua &#8220;scintilla&#8221;, <strong>l&#8217;unica ragione per cui è stato disegnato, o almeno cosí crede.</strong></p>



<p>E poi, Ventidue, <strong>un&#8217;anima fuori dagli schemi</strong>, con la voce Italiana di Paola Cortellesi, che nessun mentore riesce a mandare sulla terra. Ventidue, di direzioni in realtá non ne ha, nessuna idea sul cosa diventare da grande, nessuna &#8220;scintilla” per vivere sulla Terra. Ma non starò qui a soffermarmi su vari ed eventuali spolier, lascio a voi il resto della magia Pixar.&nbsp;</p>



<p>Se con <strong>Inside Out</strong> e <strong>Up</strong>, <strong>Pete Doctor </strong>dipinge un fantastico atlante di emozioni umane, in un palcoscenico a misura di bambino, in Soul il regista punta la lente d&#8217;ingrandimento su accenni di psicoanalisi e feroci temi esistenziali che attraversano lo schermo e stringono le mani agli adulti bambini (ancora in grado di commuoversi davanti una pellicola Disney).</p>



<p>Sará proprio l&#8217;adulto Joe a guidarvi, quando ottenendo ciò a cui aveva sempre ambito, un’esibizione da togliere il fiato sul palco del Jazz Club, proverá in realtá un senso di &#8220;vuoto&#8221;, sgretolando tutte le sue convinzioni piú solide.</p>



<p>E chi altro, se non lui, potrá dimostrare all’anima Ventidue che vivere non significa trovare la propria scintilla, o inseguire un obiettivo preconfezionato, ma semplicemente assaporarne le note stonate? Insomma “godetevi il viaggio” senza badare troppo ai titoli di coda e al trailer che avevate in mente. </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>&#8220;Non assegniamo scopi, come ti è venuto in mente?<br>La scintilla non è lo scopo di una persona. Oh voi mentori e le vostre passioni, i vostri scopi&#8230; il senso della vita! Così basici..&#8221;  <br>Jerry, il consulente.</p></blockquote>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/kOGX-PzAhxpQjkzWyqoEuQZmpDQPD-J97joOL0nmRqw9vIqtDLi7_gjPmjzr4brODUDCUPQYL0dmcoumDMFOoPP5fd-Pl0Ej0lo42Szpn1IYJmZiO4peaHbRfPJ8pf4UvcY3Xeig" alt="" width="447" height="186"/></figure></div>



<p><strong>Di improvvisazione e istanti in cui le cose vanno per la loro strada</strong>, quando basta inspirare profondamente e sentirvi incredibilmente a vostro agio, questo è il senso. Banale? Può darsi, ma se c&#8217;è qualcosa che questo film vuole far intendere, è: guardatevi intorno, <strong>va bene cosí</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Presentato alla 15ª Festa del Cinema di Roma,&nbsp; ma ritirato dall’uscita nelle sale a causa dell&#8217;emergenza sanitaria, Soul è disponibile su Disney+ dal 25 dicembre 2020.</p>



<p></p>
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		<title>Scheletri, l&#8217;ultima graphic novel di Zerocalcare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2020 10:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni volta che acquisto una Graphic Novel di Michele Rech, si proprio lui, Zerocalcare &#8220;l’ultimo intellettuale&#8221; a sua insaputa, mi prometto che la sfoglierò con estrema calma e invece rieccomi qui dopo due ore hardcore di lettura, ad impacchettare una nuova recensione, in vista di questo balordo Natale.&#160; Stavolta è un’impresa non da poco, vi parlo di un noir dalle svolte thriller, un genere inedito per il fumettista Romano, che ci consegna un Zero diciottenne e punk in una periferia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ogni volta che acquisto una Graphic Novel di <strong>Michele Rech</strong>, si proprio lui, <strong>Zerocalcare</strong> &#8220;<a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/11/20/news/l-ultimo-intellettuale-l-espresso-in-edicola-domenica-22-novembre-1.356357?ref=twhe">l’ultimo intellettuale</a>&#8221; a sua insaputa, mi prometto che la sfoglierò con estrema calma e invece rieccomi qui dopo due ore hardcore di lettura, ad impacchettare una nuova recensione, in vista di questo balordo Natale.&nbsp;</p>



<p>Stavolta è un’impresa non da poco, vi parlo di <strong>un noir dalle svolte thriller</strong>, un genere inedito per il fumettista Romano, che ci consegna un Zero diciottenne e punk in una periferia Romana dalle tinte cupe, mai vista così a fondo.&nbsp;Ed è come se, stavolta, Zero ci facesse entrare per davvero nella sua <strong>Rebibbia</strong>. <br>Ma chi sono io per spoilerare il prossimo volume che correrete ad acquistare in libreria?&nbsp;Lasciatemi solo citare in ordine di comparsa, il mistero di un dito mozzato davanti il portone di casa, un segreto ingombrante da trascinare in un vagone della metro B, “CIAO MADRE, ADDOPO “, Arloc uno spudorato sedicenne, la sala giochi, l’età adulta e infine loro, gli scheletri.</p>



<p>Con uno sguardo sempre più lucido sull&#8217;età adulta che avanza ed i suoi mostri in allegato, Zero ci convince fin dalle prime pagine a seguirlo prima, e rincorrerlo poi, in un intenso viaggio su se stesso, per circa vent&#8217;anni, <strong>dai primi anni duemila al nostro 2020</strong>. <br>E, spiacente di deludervi, gli scheletri di Zero non provengono da nessuna pellicola alla Tim Burton: è solo un miscuglio noir di sagome sbiadite, di altri umani, <strong>gli adolescenti che eravamo</strong>, che in fondo son sempre lì, a ricordarci che dovremmo far di meglio di questa &#8220;adultità&#8221;.</p>



<p>Tra violenze domestiche, droghe e misteri in una Rebibbia a volte marcia, a volte bellissima, la voce di Zero si amalgama con quella dei personaggi di sempre. Re &#8211; incontriamo l’Armadillo, madre Lady Cocca, Cinghiale, ..e infine lui, il socio di una vita.&nbsp; Secco,”l’immutabile”, stavolta indossa i panni di <strong>una generazione senza via di fuga</strong>, che prima o poi si arrende a tutto ciò che gli adulti chiamano “normale corso degli eventi”. O almeno così la disegna Zero. Secco ha un figlio, e sarà questa notizia a sconvolgere tutte le convinzioni scolpite su roccia dell’autore, catapultandolo in <em>un senso di solitudine assolut</em>a.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Hai un labrador? La domenica fai le grigliate coi colleghi? Parlate di cose da adulti?”</em></p></blockquote>



<p>Zero sembra non darsi tregua all’evoluzione degli eventi “<em>Così in dieci anni ho fatto più di 3000 tavole,mentre io stavo tombato a disegnare, il mondo correva avanti”</em>. Ma sarà lo stesso Secco a sciogliere, in parte, il suo cumulo di scheletri “nell’armadio” &#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&#8220;Io potrò fà un fijo? Tra l&#8217;altro, &#8216;sti cosi mica te risolvono la vita. O te fanno diventà un&#8217;altra persona. Sò tutte cazzate da film.</em> <em>Al massimo ti ricordano che pure se tutte le cose tue vanno una merda e non controlli nulla della vita tua esiste </em><strong><em>qualcuno per cui puoi fare la differenza</em></strong><em>.&#8221;</em></p></blockquote>



<p>A dichiararlo era stato anche l’artista, la nuova graphic novel sarà “<em>più efferata del solito</em>” e, signore e signori non ho alcuna obiezione in merito.&nbsp;<br>Che dire: ero pronta ad ingurgitare una serie di citazioni pop in Romano, condite da una manciata di sano sarcasmo stile “Rebibbia Quarantine”, e invece mi ritrovo tra le mani un cartonato di storie noir incasellate alla perfezione. Sono storie di umani che crescono e che credono basti una vecchia sacca da palestra nascosta in un armadio a nascondere gli scheletri di una vita.</p>



<p>&#8220;<strong>QUA NESSUNO CAMBIA, TUTTALPIU’ MARCISCE</strong>&#8220;, lo proferirà Zero nelle ultime pagine, al suo vecchio amico Arloc, ormai adulto. <br><em>“Forse è questo il nostro minimo comune denominatore. La versione più sbiadita di quello che era prima”.</em></p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-full"><img width="425" height="737" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/Picture1.jpg" alt="" class="wp-image-25947" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/Picture1.jpg 425w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/Picture1-173x300.jpg 173w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></figure></div>



<p>E poi ci sono quelle tavole che ti si inchiodano in testa, come se la matita dell’autore stesse puntando te, e beh, lei è una di queste.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-full"><img width="1322" height="2048" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-25949" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-scaled.jpg 1322w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-194x300.jpg 194w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-661x1024.jpg 661w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-991x1536.jpg 991w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/12/PSX_20201205_225808-640x992.jpg 640w" sizes="(max-width: 1322px) 100vw, 1322px" /></figure></div>



<p>Capisco solo ora quanto sia costato all’autore svuotarsi così, impastando pezzi della sua vita e fiction in un romanzo grafico dal ritmo incalzante, che si rivela pagina dopo pagina<strong> il manifesto di una generazione inadeguata</strong>.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/StEfd9euPjyh_iPHZCbcl8-qJYFEywRUxJ3mhBFm8rVnAfcOda7f6ABDmH0A84-CHDOnZ1UuINQdTEzPyFvWBwHdakL4-dHEBZwW5NnB5wFYEIc__cSUdwfDxxVdaE7bCwWS5kIw" alt="" width="925" height="463"/></figure></div>



<p>Insomma, avrete ormai capito, non ne sbaglia una.&nbsp;<br>Consigliato a chi, vuole regalarsi uno Zerocalcare, diverso dal solito, per un ritorno alle origini di “Un polpo alla gola” ma in chiave “adulta” e come sempre autoironica.&nbsp;Per gli adolescenti di ieri e non solo, per affrontare quegli scheletri che in fondo, sono solo<strong> versioni migliori di noi stessi</strong>.&nbsp;</p>
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		<title>Un articolo sul niente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[AltriVenti]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Accade, delle volte, che il foglio elettronico ti scruti con una specie di sufficienza digitale, ti capita mai? Quando questa I a cui non so dare un nome, continua a tichettàre aspettando una parola astuta e un punto e virgola al posto giusto&#8230; alzi la mano chi sa usare il punto e virgola!&#160;&#160; Ma accade, spesse volte, che, le parole non siano esattamente quelle che cercavi, e i punti e virgola si agitino in giro per la stanza. Ed è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Accade, delle volte, che il foglio elettronico ti scruti con una specie di sufficienza digitale, ti capita mai? Quando questa <em>I</em> a cui non so dare un nome, continua a tichettàre aspettando una parola astuta e un punto e virgola al posto giusto&#8230; alzi la mano chi sa usare il punto e virgola!&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ma accade, spesse volte, che, le parole non siano esattamente quelle che cercavi, e i punti e virgola si agitino in giro per la stanza. Ed è strano ma, io ho come l’impressione che il foglio bianco lo sappia prima di te, che non è giornata, ma tace.&nbsp;</p>



<p>Ecco il problema dei fogli elettronici, è che davvero potresti scriverci su qualsiasi cosa, QuAlsiasI, ma la tentazione di puntare il tasto BACKSPACE in alto a destra è sempre fortissima. E ammettilo, la sensazione di aver rimosso in silenzio, quel pensiero sgangherato, ti solleva e non poco. Per cui mio caro foglio elettronico<em> io ti voglio bene</em> ma, così è facile : limare le parole, sbagliarle e ricucirle al punto giusto, provaci tu con carta e tastiera.</p>



<p>Così oggi ho deciso che ignoro quel tasto delinquente, è che mi piaccion le cose complicate.</p>



<p>Per cui scrivo quel che mi va, come se fossi su carta, senza cancellare, seguo il flusso di pensieri, veloce, e non torno indietro, mai, che se no poi lo perdo il filo, che filo non è ma un salto nel vuoto, a caso, afferro tutto, ogni cosa.. <strong>ispirati.&nbsp;</strong></p>



<p class="has-black-color has-text-color"><em>Accartoccia in fila parole a caso, quelle che ti fan vibrare la mano mentre le srotoli qui, su carta ora, e inizia a scrivere tutto quanto così veloce che, quasi non sai che farne di questi caratteri alla rinfusa.&nbsp;</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color"><em>Monta giochi di parole e non badare alle virgole, troppe, e forse dovresti fare una pausa, un punto almeno, ma non &#8211; ti &#8211; va, le mani han preso il ritmo e il comando, consumano i tasti di carta e non tornano indietro,&nbsp;</em></p>



<p class="has-black-color has-text-color"><em>ei ma dove si va? “da nessuna parte signor capitano”..</em></p>



<p>Se sei arrivato fin qui.. Congratulazioni hai appena letto un articolo sul niente! Nessun argomento logico, nè&nbsp; lieto fine incredibile o paragrafi incastrati alla perfezione. Forse ho bevuto troppo caffè, forse oggi mi andava di coinvolgerti in un esperimento su carta.&nbsp;</p>



<p>Mi andava di sbagliare, e provare a non depennare le parole di getto e improbabili, che dopotutto non sono poi così male, ogni tanto.</p>



<p>Ora torna a cancellare.</p>
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		<title>South Working &#8211; Quando la scrivania si trasferisce al Sud</title>
		<link>https://ventiblog.com/south-working-quando-la-scrivania-si-trasferisce-al-sud/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 08:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Digital Transformation”, Smart working”, “Smart Living”, è un pò di tempo che questo esercito di espressioni business, minaccia di travolgerci dall’alto del suo “splendore” da vocabolario 4.0.&#160; Una nuova in particolare sembra farsi spazio fra i titoli dei giornali web e nelle notizie da prima pagina, si chiama South Working, e riguarda la possibilità di lavorare a Milano comodamente connessi da una qualsiasi scrivania del Sud Italia o altrove.&#160; Avete capito bene, niente più schiscetta da microonde, nè pausa caffè [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap"><em>“Digital Transformation”, Smart working”, “Smart Living”</em>, è un pò di tempo che questo esercito di espressioni business, minaccia di travolgerci dall’alto del suo “splendore” da vocabolario 4.0.&nbsp;</p>



<p>Una nuova in particolare sembra farsi spazio fra i titoli dei giornali web e nelle notizie da prima pagina, si chiama <strong>South Working</strong>, e riguarda la possibilità di lavorare a Milano comodamente connessi da una qualsiasi scrivania del Sud Italia o altrove.&nbsp;</p>



<p>Avete capito bene, niente più schiscetta da microonde, nè pausa caffè davanti le macchinette, il pranzo di lavoro diventa quello della cucina di casa e il caffè si gusta dalla moka, magari vista mare..</p>



<p>Al di là dei gustosi stereotipi, in questi tempi di pandemia e lavoro da remoto,<strong> il rientro in “patria ” dei lavoratori e degli studenti del Sud Italia</strong>, è il nuovo scenario a cui ci prepariamo ad assistere.&nbsp;</p>



<p>Se il 31 agosto, è da sempre tempo di saluti e bagagli, per molti quest’anno il meccanismo sembra rallentare e non voler rispettare affatto i piani.&nbsp;</p>



<p>E’ un mese <em>sospeso </em>questo nuovo settembre, che immobilizza e svuota i centri metropolitani del Nord Italia, e il <strong>capoluogo Meneghino</strong> in particolar modo.&nbsp;</p>



<p>E così, anzichè procedere alla rincorsa al bilocale che non ci si può permettere, studenti o giovani lavoratori, quest’anno, decidono di “aspettare”, rimandare trasferimenti o rientri a <em>tempi e sogni più certi</em>.</p>



<p><strong>Si torna o si rimane al Sud italia</strong>, il più delle volte, dove il costo della vita è notoriamente inferiore, e la qualità della vita, qualche volta, migliore. A distanza di quasi sei mesi dall’inizio del lavoro da remoto, infatti molti continueranno a lavorare o studiare <em>da casa propria, quella al Sud</em>.</p>



<p>Ma quali sono le conseguenze di questa nuova Italia al contrario? Sarà provvisorio? sarà l’inizio di grandi tensioni?&nbsp;</p>



<p>E’ Il Sole 24 Ore a dichiarare che Milano negli ultimi venti anni ha guadagnato circa 100,000 residenti provenienti solo dal Sud, intuite ora di che dimensioni si tratta e del potenziale danno economico a cui potrebbero andare incontro i centri metropolitani industrializzati.</p>



<p>E la domanda sorge spontanea,quali saranno le conseguenze sul mercato immobiliare? e la mobilità pubblica?</p>



<p>Io non lo so e, non vorrei avanzare risposte improvvisate a queste domande da notiziario.</p>



<p>Vivo a Milano da quasi 9 anni, e ammetto che il fenomeno delle “<strong>scrivanie in fuga</strong>” ha ammaliato e al contempo terrorizzato anche me.&nbsp;</p>



<p>E’ strano aggirarsi nello storico quartiere di <strong>Città Studi</strong>, al rientro dalle vacanze estive, e non imbattersi in branchi di studenti universitari e liceali, e ancor più strano scovare un parcheggio proprio sotto casa senza dover replicare giro dell’isolato. E sebbene la prima sensazione, egoistica, sia proprio di tregua dalla Milano affannata e ingarbugliata, in un secondo momento, tutto questo impaurisce.</p>



<p>Basta mettere bene a fuoco e intravedere il bar universitario al di là della strada, quasi far fatica a riempire i pochi tavolini rimasti e gli annunci di affitto che avanzano impazienti sulle bacheche online e sui portoni delle case intorno..</p>



<p><strong>Milano deve ripensarsi,</strong> è sempre stata attrezzata a farlo, non sbaglierà, lasciatemi credere così.&nbsp;</p>



<p>E intanto no, non starò qui a parlare del recupero dei borghi e della rinascita del caro vecchio Sud italia.</p>



<p>Non è tramite lo “Smart Worki” cit. , secondo il mio sincero (e poco utile) parere, che contribuiremo allo sviluppo del nostro Sud, o attribuendo nomi attraenti al fenomeno dello svuotamento delle capitali.</p>



<p><strong>Non bastano</strong> storielle consolatorie, non bastano flotte di fuorisede in rimpatriata, perchè è un fenomeno a mio avviso <em>temporaneo,</em> che servirà semplicemente a svuotare i bar Meneghini, i carissimi bilocali e riempire le tasche di illusioni di noi, gente del Sud.</p>



<p>Cosa serve? servirebbe forse, fabbricarle queste promesse, servirebbe rendere un contesto attrattivo la nostra terra, <strong>non solo per i singoli</strong>,&nbsp; tifoserie da spiagge e del buon cibo, ma per lo stabilimento inclusivo di vere e proprie comunità internazionali di lavoratori.</p>



<p>Impreziosire il Sud Italia di infrastrutture valide e realtà imprenditoriali competitive al pari del Nord Italia non è per nulla immediato, le esigenze sono tante, troppe, ma ormai è chiaro, non si può tornare indietro.&nbsp;</p>



<p>Il Sud deve cogliere questa nuova opportunità e fare rete a tutti i costi.&nbsp;</p>



<p>Solo a quel punto, potremo parlare di <em>South Working</em> o magari, <em>lavoru allu sudde</em>, senza bisogno di montargli sù, un titolo accattivante da dare in pasto ai giornali.</p>



<p><strong>Sembra una rivoluzione e invece no</strong>, immagino sia solo un momento storico che porta con sè, accellerazioni di tendenze che erano in atto ormai da troppo tempo.</p>



<p>Non credo alla fuga delle scrivanie, ma allo stabilimento dei cervelli, siamo fuggiti per mancanza di opportunità, ritorneremo solo se ci sentiremo parte di <em>un nuovo prestigioso e coraggiosissimo Sud.&nbsp;</em></p>
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		<title>Viaggio in Sardegna: undici percorsi nell&#8217;isola che non si vede &#8211; Michela Murgia #Recensioni in disordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 19:29:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono dei viaggi che partono a caso, senza alcuno spirito creativo o necessità di stendere un piano, sono quei viaggi d’istinto, dell’ultima settimana prima delle ferie di un’estate Italiana, la più Italiana e stramba di sempre. Così alle 14.10 di un torridissimo 31 luglio, mi ritrovo catapultata nella pancia di un traghetto balena, in una fila complice di auto vacanziere, colme fino all’orlo. A farmi compagnia, un buon vecchio North Face e un nuovo libro a tema destinazione, acquistato [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Ci sono dei viaggi che partono a caso, senza alcuno spirito creativo o necessità di stendere un piano, sono quei viaggi d’istinto, dell’ultima settimana prima delle ferie di un’estate Italiana, la più Italiana e stramba di sempre.</p>



<p>Così alle 14.10 di un torridissimo 31 luglio, mi ritrovo catapultata nella pancia di un traghetto balena, in una fila complice di auto vacanziere, colme fino all’orlo.</p>



<p>A farmi compagnia, un buon vecchio North Face e un nuovo libro a tema destinazione, acquistato come da tradizione il primissimo giorno di viaggio.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="alignleft is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggio-in-Sardegna-770x1024.jpg" alt="" class="wp-image-23990" width="306" height="407" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggio-in-Sardegna-770x1024.jpg 770w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggio-in-Sardegna-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggio-in-Sardegna-640x852.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggio-in-Sardegna.jpg 971w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></figure></div>



<p><strong>VIAGGIO IN SARDEGNA, Undici percorsi nell&#8217;isola che non si vede</strong>, è il volume che mi guiderà nel cuore dell’isola a me sconosciuta.</p>



<p> Non perdo tempo, quindi, tascabile alla mano, salgo rapida la rampa di scale che mi condurrà alla zona più esposta della nave; per evitare di incrociare altri umani mascherati, perché quest’anno tocca aver paura delle persone intorno.</p>



<p>Ci siamo, non mi resta che rallentare ora, assaporare il vento salmastro di nave e lentamente lasciarmi suggestionare da questo palpitante, sconfinato blu..</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>&lt;&lt;<em>Ci sono buchi in Sardegna che sono case di fate, morti che sono colpa di donne vampiro, fumi sacri che curano i cattivi sogni e acque segrete dove la luna specchiandosi rivela il futuro e i suoi inganni. Ci sono statue di antichi guerrieri alti come nessun sardo è stato mai, truci culti di santi che i papi si sono scordati di canonizzare, porte di pietra che si aprono su mondi ormai scomparsi, e mari di grano lontani dal mare, costellati di menhir contro i quali le promesse spose si strusciano nel segreto della notte, vegliate da madri e nonne. <strong>C&#8217;è una Sardegna come questa, o davanti ai camini si racconta che ci sia, che poi è la stessa cosa, perché in una terra dove il silenzio è ancora il dialetto piú parlato, le parole sono luoghi piú dei luoghi stessi, e generano mondi</strong>..</em>&gt;&gt;</p></blockquote>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><strong>Pagina 1</strong>, intuisco sin da subito che non sarà una guida turistica, un romanzo di viaggio o un libro itinerario, a cullarmi in questa tratta di mare, ma un viaggio misterioso su carta <em>“dove ogni spazio apparentemente conquistato nasconde un oltre che non si fa mai cogliere immediatamente”,</em> non male come Premessa.</p>



<p>Inizia così il mio viaggio nella terra dei miti, ancestrale e selvaggia di Michela Murgia, scrittrice contemporanea Sarda d.o.c, con i suoi <strong>undici itinerari di parole</strong>, geografici e non, al di là &nbsp;<em>“del presepe di cartapesta rappresentato dalla Costa Smeralda</em>”, dei parchi divertimento per ricchi imprenditori e spiagge dorate da Instagram.</p>



<p>Intanto una voce ovattata fuori campo ricorda ai gentili signori passeggeri di rispettare il &#8220;<strong>distanziamento sociale</strong>&#8221; . Non riesco ancora ad assuefarmi a questo termine, penso, mentre il reggaeton delle casse del bar conquista il pontile di prua. Rivolgo un ultimo cenno all’orizzonte sfocato e decido di lasciarmi trasportare dagli itinerari sardi della Murgia<strong>.</strong></p>



<p>Restituirò qui di seguito solo alcuni sentieri, per non svelarne l’intera magia&#8230;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>La prima tappa proposta è<strong> ALTERITA’, </strong>caratteristica identitaria della cultura Sarda, radicata e diffusa in particolar modo in Barbagia, la principale regione interna e “<em>la più estesa tra quelle che non toccano il mare”. </em>&nbsp;</p>



<p>L’autrice narra la visione identitaria e indipendentista della popolazione barbaricina, <em>“tanto che a parlarci risulta abbastanza comune che essi si descrivano principalmente come cosa diversa rispetto ai «continentali» e agli altri stranieri”</em>. </p>



<p>Socchiudo i pensieri e ad un tratto mi faccio strada fra i vicoli e i murales del paese di <strong>Orgosolo</strong> per far prender vita alle parole su carta dell’autrice. Una tavolozza a cielo aperto di circa 150 murales scorre davanti ai miei occhi da lettrice, e ne fa comprendere il tacito assenso della popolazione locale, viva e significativa condivisione culturale o di protesta.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“In nessun altro posto la Sardegna emana dalle case stesse una così alta consapevolezza di essere scheggia di un mondo enorme, la cui eco giunta fino a qui, riverbera tra i muri fino a diventarne parte”</em></p></blockquote>



<p>Si prosegue con <strong>PIETRA,</strong> fra <em>nuraghi, muri, menhir e spose</em>, la pietra, sembra proprio raffigurare la memoria dell’isola, non a caso attraversandola, la sensazione immediata è di essere seguiti furtivamente durante l’intero viaggio, da questo elemento naturale, quasi sempre disposto irregolarmente tramite i cosiddetti “muretti a secco”. Scopro addentrandomi nel capitolo, che si tratta del risultato di un’introduzione improvvisa della “proprietà privata” della terra, che l’autrice fa risalire al 1820. Con la “legge delle chiudende” , infatti , Michela Murgia narra di “una folle corsa al muretto<em>” così ogni abitante divenne “al tempo stesso proprietario e prigioniero del fazzoletto di terra che era riuscito a recintarsi</em>”. &nbsp;Aspetto curioso in quanto sembra che questa norma sia fra le principali motivazioni dell’assenza di forme di agricoltura intensiva sull’isola.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“il caratteristico muretto a secco che tanto incanta il turista va quindi letto come un sovvertimento dell’ordine delle cose note, la prova visibile della perdita dell’innocenza collettiva in seguito alla quale le linee di pietra delle “chiudende” hanno segnato il territorio sardo come cicatrici di una ferita.”</em></p></blockquote>



<p>Impossibile non scovare i nuraghi, in questo itinerario. L’associazione del nuraghe al territorio sardo è abbastanza immediata, i monumenti in pietra, unici nel loro genere e rappresentativi della civiltà nuragica, sono legati a diverse supposizioni, allo stato attuale degli studi sembrerebbe che il fine principale sia stato quello di difesa, pare infatti fosse adibito a torre di controllo del territorio, o utilizzato per segnali di allarme attraverso il fuoco. Scorro tra le pagine per intravedere il nuraghe che visiterò, è la <strong>reggia di Barumini nella regione della Marmilla e quello della Losa in provincia di Oristano, </strong>mi prometto che tornerò al mattino d’inverno a visitare questo suggestivo monumento, come suggerisce l’autrice “<em>quando la piana di Abbasanta è ancora velata di bruma e il nuraghe, un colosso addormentato, si erge maestoso sull’erba bagnata”.</em></p>



<p>Seguono altri concetti notevoli come<strong>, ARTE, CONFINE, FEDE, SUONI, INDIPENDENZA, CIBO, ACQUA, NARRAZIONI, FEMMINILITA’.</strong></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Mi soffermo sul penultimo percorso, <strong>NARRAZIONI</strong>, l’undicesimo meno uno, <em>“undici mete perché i numeri tondi si addicono solo alle cose che possono essere capite definitivamente”</em>.  </p>



<p>Inizio solo ora a cogliere il senso viscerale e impercettibile dell’isola <em>“vicina come è più a uno stato d’animo che a un luogo vero e proprio”</em> &nbsp;: <strong>I sardi e le loro storie.</strong></p>



<p><em>“Niente sull’isola è mai soltanto un luogo. Potrebbe significare anche questo l’essere l’isola delle storie..”</em></p>



<p>M. M. sembra voler disegnare ogni tappa sfaldando ogni tipo di stereotipo turistico da villaggi “all inclusive”. Intende farci scrutare al contrario, ogni singolo spiraglio di Sardegna Vera.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>«Chi viene in Sardegna con l’aspettativa di trovare facili corrispondenze al verosimile, rischia di fluire naturalmente nel ruscello artificiale di un agriturismo, dove gli organizzeranno volentieri quello che cercava, ottenendo il paradossale risultato di renderlo soddisfatto di aver visto quel che non esiste, mentre gli è sfuggito tutto ciò che non era predisposto a vedere, <strong>soltanto perché non è stato mai narrato prima</strong>».</em></p></blockquote>



<p><strong>Consigliato a chi</strong>, ama, ignora, ha nostalgia della terra Sarda, o a chi semplicemente desidera sfogliare frammenti di storie di una terra insolita, talvolta ferma nel tempo, talvolta straniera. &nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Intravedo ora all’orizzonte un lembo di terra simile a quello decantato dalle parole dell’autrice. Una voce in lontananza sembra avvisarmi che è ora di ritornare sulla terra ferma. Con gli occhi stracolmi di parole e itinerari segreti da percorrere, ringrazio Michela Murgia per aver riempito di spunti la mia agenda di viaggio e avermi fatto immaginare in 183 pagine disegnate con cura meticolosa, l’isola selvaggia che non si vede.</p>



<p>Buon viaggio.</p>
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		<title>A proposito di niente &#8211; Woody Allen #Recensioni in disordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Su Woody Allen non c’è molto da raccontare” Scrisse Francine du Plessix Gray dopo aver intervistato il regista Brooklyniano un paio di anni fa, e Mister Allen ”uno il cui momento più eccitante della giornata è la passeggiata nell’Upper East Side” sembra essere altrettanto d’accordo, tanto da voler intitolare la sua personale autobiografia : Apropos of Nothing.&#160; Signore e Signori, vi presento A proposito di niente, la versione italiana, della nuova autobiografia di Allan Stewart Konigsberg, in arte Woody Allen, [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Su Woody Allen non c’è molto da raccontare”</em></p></blockquote>



<p class="has-drop-cap">Scrisse Francine du Plessix Gray dopo aver intervistato il regista Brooklyniano un paio di anni fa, e Mister Allen ”<em>uno il cui momento più eccitante della giornata è la passeggiata nell’Upper East Side”</em> sembra essere altrettanto d’accordo, tanto da voler intitolare la sua personale autobiografia : <strong>Apropos of Nothing</strong>.&nbsp;</p>



<p>Signore e Signori, vi presento <strong>A proposito di niente</strong>, la versione italiana, della nuova autobiografia di Allan Stewart Konigsberg, in arte Woody Allen, edita da La Nave di Teseo e disponibile al grande pubblico dallo scorso 23 marzo.&nbsp;</p>



<p><em>Nota fuori luogo </em>: Per immergervi completamente nell’atmosfera Alleniana eccovi qui <strong>una colonna sonora</strong> da sottofondo articolo, per gustare a pieno la mia ultima<strong> recensione in disordine</strong>.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Woody Allen in Music" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/tkJGxYm6xb8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p><strong>Avete presente la voce narrante dei film del regista occhialuto? </strong>Ecco, vi basterà sfogliare le prime pagine per assuefarvi immediatamente a quel tono cinematografico fuori campo, con cui, vi assicuro, scandirete ogni singolo pensiero su carta dell’autore.</p>



<p>Di cosa sto parlando?&nbsp;</p>



<p><strong>398 pagine di <em>stream of consciousness</em> in puro stile Allen</strong>, senza pause o fine primo tempo.&nbsp;Woody non ci riserva infatti alcun capitolo nel libro, nè sottotitoli o ordine cronologico dei fatti, solo un brulicare di gente in ordine sparso. Narrati, però, con precisione meticolosa. Seguono a ruota importanti personaggi dello spettacolo, donne bellissime quanto nevrotiche..<em>“persone meravigliose ma instabili come l’uranio</em>”, crucci e drammi affrontati nel modo più cinico e bieco possibile, da un autore che si definisce <em><strong>“un tragico intrappolato nel corpo di un cabarettista”</strong>.</em>&nbsp;</p>



<p>Woody si rivela senza fronzoli letterari o citazioni da copertina e ci coinvolge in una seduta d’analisi, come in <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qRKprrSwseo"><em>Harry a pezzi</em>,</a> convincendo ben presto, il lettore analista, della validità delle sue tesi da cinico praticante.</p>



<p><em>“<strong>La vita mi poteva sembrare tragica o comica a seconda della concentrazione di glucosio nel mio sangue, ma rimaneva sempre insensata</strong>”</em></p>



<p><strong>Dalla pellicola in bianco e nero, alle commedie a colori sul grande schermo</strong>, Woody passa in rassegna come in un lungo assolo, gli episodi della sua s/fortunata esistenza. Smentendo e rifiutando il ruolo da intellettuale Newyorkese assegnatogli più volte durante la sua carriera da regista, W. si auto dichiara un <em>“Misantropo ignorante, patito di gangster”,</em> o almeno così ama farci credere.<em> </em></p>



<p>Scorrono così “sullo schermo”&nbsp; le prime scene dell&#8217;infanzia semplice e serena dell’autore, sebbene siam portati a credere il contrario, a seguire l’adolescenza a Brooklyn, da “delinquente mancato”, la sua smania per i giochi di prestigio, (solo per colpire le ragazze), sino alla scoperta del cinema grazie a sua sorella Rita a cui dimostra la sua più sincera gratitudine. E a soli 16 anni che Allen dà il via alla sua carriera nel mondo dello spettacolo, Woody scrive battute per un giornale di Broadway, continuerà a scrivere per la tv, la radio, il teatro, il cinema e il <em>New Yorker</em>. Bisogna perciò tenere a mente che prima di essere un grandioso regista, <strong>Woody è uno scrittore a tutti gli effetti</strong>. Seguiranno anni da comico nei locali notturni e finalmente il suo esordio dietro la macchina da presa, sostenuto come afferma più volte, solo dal caso e una notevole dose di buona fortuna.&nbsp;</p>



<p>Woody ci trascina prodigiosamente dietro le quinte delle sue pellicole, da <em>Interiors, Manhattan, </em>ai monologhi <em>di Stardust Memories </em>e così via fino a <em>Un giorno di Pioggia a New York</em>, svelandoci qualche particolare, ma non troppi, come proferirà alla fine&#8230;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>“<em>Ho tralasciato i dettagli tecnici sulla realizzazione dei miei film perchè li trovo una barba; di luci e fotografia non ne so di più di quando ho iniziato,e non ho mai avuto la curiosità di imparare. So che bisogna togliere il tappo dell’obiettivo prima di riprendere qualcosa, ma le mie competenze tecniche finiscono qui.”</em></p></blockquote>



<p>Avrete ormai intuito, a tenerci sospesi dalla prima all’ultima scena è il consueto tono di inettitudine e ironica autocommiserazione del cineasta Americano, sembra quasi chiederci scusa..</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Quello che posso dire è che ho fatto il meglio che potevo gente. Se i miei film non sono migliori, la colpa è solo mia.“</em></p></blockquote>



<p><strong>Ma non solo sentimenti altalenanti e successi</strong>, una non indifferente e dolorosa digressione riguarda lo scandalo che ha occupato le principali testate dei tabloid americani, più di 20 anni fa, per cui Woody è stato accusato di abuso sulla figlia adottiva della ex moglie Mia Farrow. Accusa per cui le evidenze hanno deposto a favore del regista, ma per le quali è stata definitivamente tacciata la sua reputazione, tanto da ostacolarne la pubblicazione di questo volume.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em><strong>“Un bell’affare la vita umana, piena di deliziose ironie”&nbsp;</strong></em></p></blockquote>



<p>Woody stempera così la tensione del fatto, smentendo ogni singolo punto d’accusa con abilità, eleganza e con una disarmante dimostrazione d’affetto nei confronti dell&#8217;attuale moglie Soon &#8211; Yi a cui dedicherà le ultime dolcissime parole di questo libro :&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“<strong>Le donne che ammiro di più nella storia? Ce ne sarebbero tante, dalle più ovvie, come Eleanor Roosvelt e Harriet Tubman, a Mae West e mia cugina Rita. Ma alla fine dirò Soon-Yi. Non perché, in caso contrario, mi spaccherebbe una rotula con un mattarello, ma perché a cinque anni ha affrontato le strade alla ricerca di una vita migliore che alla fine, malgrado tutti gli ostacoli, è riuscita a trovare”.</strong></em></p></blockquote>



<p>Per concludere una carrellata di domande convenzionali da intervista, a cui il regista 84enne risponderà così&nbsp; :&nbsp;&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>.. &#8220;<strong>Se potessi tornare indietro che cosa non rifarei? Comprare l’affettatutto che ho comprato in televisione</strong></em>&#8220;</p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>E davvero non sono interessato a lasciare qualcosa dopo di me? Mi sono già espresso in merito, e la metterò in questo modo: di vivere nel cuore e nella mente del pubblico non mi importa niente, preferisco vivere a casa mia.”</em></p></blockquote>



<p>Ecco ciò che ci affascina di più si quest’uomo burbero, la capacità di trasformare in cinismo impetuoso e in uno sketch da comico anche gli aspetti più tragici della vita, <strong>strappandoci una smorfia sul finale del film</strong>.</p>



<p>Insomma, un ottimo lavoro signor Allen.&nbsp;</p>



<p><strong>Consigliato </strong>se avete terminato la playlist e avete voglia di scoprire la scrittura esilarante di un musicista, cabarettista, drammatico, amante delle donne e di Freud ma, soprattutto, un grande illusionista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-rounded"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-22387" width="533" height="356" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-1024x684.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/06/magic-allen3.jpg 1200w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></figure>
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		<title>Quando siete felici fateci caso &#8211; Kurt Vonnegut #Recensioni in disordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi ai laureati]]></category>
		<category><![CDATA[Quando siete felici fateci caso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ho deciso di far provvista di citazioni per la Fase *aggiungi tu un numero a caso*, non avrei mai immaginato che la mia lista sarebbe stata rispettata con così rigorosa puntualità, e invece sono arrivata in orario, proprio quando non era richiesto ho deciso di rispettare le liste di carta. Spunto così il penultimo titolo in disordine. E stavolta un po&#8217; me ne vergogno, non è semplice metter giù la recensione di un libricino a cui si vuole tanto [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Quando ho deciso di far provvista di citazioni per la Fase *aggiungi tu un numero a caso*, non avrei mai immaginato che la mia lista sarebbe stata rispettata con così rigorosa puntualità, e invece sono arrivata in orario, proprio quando non era richiesto ho deciso di rispettare le liste di carta. Spunto così il penultimo titolo in disordine.  </p>



<p>E stavolta un po&#8217; me ne vergogno, non è semplice metter giù la recensione di un libricino a cui si vuole tanto bene, soprattutto quando si tratta di un libro prescelto per cotta adolescenziale da copertina.&nbsp;</p>



<p>Gli acquisti di impulso li ho anche studiati e <em>tesizzati</em>, “<em>Lo giuro Signor Presidente, posso spiegare</em>”, pensavo un pò di tempo fà, reclamando la proprietà di un’attraente copertina color pastello. Ed ora per rispetto alla mia Billy, se ne sta lì a naufragare insieme a scadentissimi libri motivazionali, esattamente nell’angolo dei libri SOS.&nbsp;</p>



<p>Inizia a spaventarmi questa mia lista.&nbsp;</p>



<p>Dunque, avrete capito, il piano è parlarvi di un libro già letto da rileggere con cautela seguendo le mie personali istruzioni per l’uso : da sfogliare in prossimità delle vostre cerimonie di laurea e da rileggere con distacco “professionale” almeno due anni dopo.&nbsp;</p>



<p>Così alla quasi vigilia dei miei due anni dopo la corona d’alloro, riprendo in mano la copertina di <strong>Quando Siete Felici, Fateci Caso</strong>, una piccola e irriverente raccolta dei cosiddetti “commencement speech”, discorsi rivolti ai laureandi Americani in occasione delle loro sfarzose cerimonie di proclamazione.&nbsp;</p>



<p>Dimenticatevi Steve Jobs a Stanford o John F. Kennedy a Yale, sedetevi scomodi perchè qui si assiste alle parole indisciplinate di Kurt Vonnegut, a cui toccherà salire sul palco stavolta e raccontare ad una distesa di fieri tocchi e toghe in acetato, la <strong>fe-li-ci-tà</strong>, nel modo più cinico e insolente possibile.&nbsp;</p>



<p>Serrate le palpebre ora e tornate con tutta la vostra forza da lettori al giorno della vostra laurea. Provate distintamente la sensazione di percorrere un’ultima volta i gradini dell’Ateneo, a cui starete rivolgendo un cenno complice, ecco soffermatevi qui per un istante e lasciatevi spettinare da questa voce fuori campo :&nbsp;</p>



<p><strong>Fredonia College, Fredonia, New York, 20 maggio 1978</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Do per scontato che le cose veramente importanti vi siano già state insegnate nel corso dei quattro anni qui e che non abbiate bisogno di sentire granché dal sottoscritto. Buon per me. Ho solo una cosa da dire, in pratica: questa è la fine; questa è sicuramente la fine dell’infanzia. «Ci dispiace tanto», come dicevano durante la guerra del Vietnam”</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“..E immagino che tutti voi desideriate, fra le altre cose, fare soldi e trovare il vero amore. Ve lo dico io come fare soldi: lavorate molto sodo. Ve lo dico io come trovare l’amore: vestitevi bene e sorridete sempre. Imparate le parole di tutte le canzoni appena uscite.”</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Che altri consigli posso darvi? Mangiate tanta crusca in modo che la vostra dieta abbia il necessario apporto di fibre. L’unico consiglio che mio padre mi abbia mai dato è stato questo: «Non ti ficcare niente nelle orecchie». Dentro le orecchie ci sono le ossa più piccole di tutto il corpo umano, lo sapete?, e anche il senso dell’equilibrio. Se vi maltrattate le orecchie, rischiate non solo di diventare sordi, ma anche di cadere per terra in continuazione. Quindi lasciatele in pace. Stanno benissimo così come sono.</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>Non ammazzate nessuno – anche se nello stato di New York non è in vigore la pena di morte.</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>In pratica, questo è quanto.”</em></p></blockquote>



<p>Questo primo frammento di saggezza autoironica, potrebbe lasciarvi interdetti e un pò contrariati, lo so, vi aspettavate pillole di retorica e parole sgargianti su quello che verrà, e invece? Kurt ci scuote, sventolandoci davanti un biglietto della lotteria, in nessun caso vincente : la verità.&nbsp;</p>



<p>Ma ciò che rende K.V. un’artista di umanità eccezionale, è la sua filosofia minimal, da osservatore umanista del mondo e delle giovani generazioni, Kurt Vonnegut ci regala un sussidiario della parola <strong>felicità</strong>, soffermandosi più volte su zio Alex Vonnegut, che..</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“<em>Diceva che quando le cose stanno andando a gonfie vele bisogna rendersene conto.”</em></p></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>Parlava di occasioni molto semplici, non di grandi trionfi. Bere un bicchiere di limonata all&#8217;ombra di un albero, magari, o sentire il profumo di una panetteria, o andare a pesca, o sentire la musica che esce da una sala da concerti standosene fuori al buio, oppure, oserei dire, l&#8217;attimo dopo un bacio. Mi diceva che era importante, in quei momenti, dire ad alta voce: “</em><strong><em>cosa c’è di più bello di questo</em></strong><em>”?”</em></p></blockquote>



<p>Banale? Forse sì, ma ma, in questo microcosmo social in cui <em>dobbiamo costantemente buttarci giù dagli strapiombi </em>per “sentirci vivi”, (<a href="https://www.wikihow.it/Sentirti-Vivo">ma non temete, Wikihow ha pensato anche a questo!)</a>, a volte, forse basterebbe farci caso&#8230; alla limonata intendo.&nbsp;</p>



<p>C’è poi una parola soffusa. Si percepisce in sottofondo dalla prima all’ultima fila della maestosa platea: <strong>Umanità</strong>. Kurt è un fortissimo sostenitore della trascurabile umanità che ci circonda, sembra infatti nasconderla agilmente, in ogni suo discorso alla folla umana. Anche quando domanda a suo figlio che senso abbia la vita, ecco, lui risponde una cosa che io voglio scrivere e riscrivere, sulle mie agende dei prossimi anni da adulta per finta.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>«<em>Papà, siamo qui per darci una mano l&#8217;un l&#8217;altro ad affrontare questa cosa, qualunque senso abbia</em>»</p></blockquote>



<p>A questo punto del discorso, succede che la mia pomposa corona d&#8217;alloro diventa un pò meno imponente, comincio così a scrutare i miei vicini laureati, e poi le persone soltanto le persone. Ma come abbiamo fatto a non accorgercene prima?&nbsp;</p>



<p>Del resto Kurt Vonnegut non dispensa mai regole da quattro soldi solo 2, anzi 3 in ordine sparso ma non casuale.</p>



<ol><li><strong>Rimanere umani </strong></li></ol>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>&#8220;<em>Di regola io ne conosco una sola: <strong>bisogna essere buoni, cazz</strong></em><strong>o</strong>&#8220;</p></blockquote>



<p><strong>2. Leggere, sempre</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>&#8220;<em>Non abbandonate mai i libri. È così piacevole tenerli in mano, col loro peso cordiale. La dolce riluttanza delle pagine quando le sfogliate con i vostri polpastrelli sensibili. Gran parte del nostro cervello si dedica a decidere se quello che tocchiamo con le mani ci fa bene o male. Anche un cervello da quattro soldi sa che i libri ci fanno bene.&#8221;</em></p></blockquote>



<p><strong>3. Praticare un&#8217;arte, qualunque essa sia</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>&#8220;<em>Praticare un&#8217;arte, non importa a quale livello di consapevolezza tecnica, è un modo per far crescere la propria anima, accidenti. Cantate sotto la doccia. Ballate ascoltando la radio. <strong>Raccontate storie</strong>.&#8221;</em></p></blockquote>



<p>&#8230;</p>



<p>Potete ri-atterrare qui ora. Abbandonate i corridoi, gli scalini, le sedie sgangherate di quell’Università e guardatevi intorno. Soffermatevi attentamente su tutto ciò che siete diventati dopo solo due anni, due mesi o due settimane dal <em>vostro giorno.  </em></p>



<p><em>..&#8221;</em><strong><em>cosa c’è più bello di questo</em></strong><em><strong>?</strong> &#8220;</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p></p></blockquote>
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		<title>Manuale per ragazze di successo &#8211; Paolo Cognetti       #Recensioni in disordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Papaluca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella lista di &#8220;cose che avrei dovuto fare e leggere, ma&#8230;&#8221; avanza fieramente una raccolta di racconti 100% Made in Italy.Ah, le raccolte di racconti! Quelle che all&#8217;inizio si detestano &#8211; vuoi mettere leggere una storia di carta dall&#8217;inizio alla fine? &#8211; ma dopo il primo racconto, si sbircia la storia successiva, se ne inizia una nuova, e poi&#8230; immaginate l’inquietudine del primo capitolo trasportarvi in un libro intero. &#160; Oggi vi parlo della prima raccolta di racconti di un [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Nella lista di <em>&#8220;cose che avrei dovuto fare e leggere, ma&#8230;&#8221; </em>avanza fieramente una raccolta di racconti 100% Made in Italy.<br>Ah, le raccolte di racconti! Quelle che all&#8217;inizio si detestano &#8211; <em>vuoi mettere leggere una storia di carta dall&#8217;inizio alla fine?</em> &#8211; ma dopo il primo racconto, si sbircia la storia successiva, se ne inizia una nuova, e poi&#8230; immaginate l’inquietudine del primo capitolo trasportarvi in un libro intero. &nbsp;</p>



<p>Oggi vi parlo della prima raccolta di racconti di un <strong>Paolo Cognetti</strong>, 26enne, matematico e alpinista: <strong>Manuale per ragazze di successo</strong>, libro che segnerà il suo esordio letterario.</p>



<p>7 racconti per sette donne notevoli, catapultate nella mia Milano, dalla circonvallazione, “<em>il bordo senza musica del disco, su cui una puntina incantata potrebbe continuare a gracchiare all&#8217;infinito</em>”, alle periferie, gli aeroporti intorno e gli autogrill di fine estate: <em>i luoghi di confine</em>.</p>



<p>Voci fuori campo, a volte lei, talvolta lui, ci guidano furtivamente nella metropoli, facendosi spazio fra rivoluzioni personali di pensieri femminili che si rivelano lentamente e inconsapevolmente i nostri.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>&#8220;Siamo cresciute negli anni Novanta, noi, coscientemente adulte e istintivamente femminili, sobrie nel vestire, ironiche e autoironiche. Da piccole abbiamo visto la pubblicità progresso, e ora, da grandi, diffidiamo dei rapporti occasionali. Siamo monogame e realizzate, sappiamo amare, lavorare, cucinare. Siamo il Modello Femminile Dominante, la fine del dibattito sulla condizione della donna</em>.&#8221;</p></blockquote>



<p>Non credono in realtà a questo slogan dei tempi moderni, le donne di Cognetti, non hanno avuto scelta; perciò, non rimane che indossare ruoli patinati e snelli, su di un palcoscenico popolato da personaggi secondari e uomini sbiaditi.</p>



<p>Donne e uomini affondati in relazioni convalescenti, recitano in una scenografia comune, quella della Milàno precaria dei primi anni 2000, delle agenzie pubblicitarie, degli aperitivi a lume di crisi finanziaria e PR da combattimento.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“Milano viveva di economia e comunicazione, e la pubblicità era il nodo indissolubile tra queste sue anime: era l’architrave del sistema, e se la nostra città avesse avuto vene e arterie, il cuore sarebbe stato lì, seduto al tavolo del brain-storming a vendere felicità e pannolini.”</em></p></blockquote>



<p>Donne ad un bivio, dove le loro strade sono libere di svoltare in qualsiasi direzione, <em>qualsiasi</em>. Scompongono i propri rituali quotidiani e ne smontano i tasselli, con precisione ingegneristica, in un silenzio profondo che sembra voler fare da colonna sonora all&#8217;intera raccolta.</p>



<p>I racconti finiscono e con loro ad ogni capitolo, anche le relazioni su carta, in maniera sterile senza troppi giri di mani o sentimenti.</p>



<p>Le attrici, “le ragazze di successo”, conducono le danze e si fondono con l’incalzare delle loro storie di autodistruzione.</p>



<p>C’è <strong>Lei </strong>che, esausta, appoggia i piedi nudi sul cruscotto di un’auto durante l’ultimo viaggio di una relazione già interrotta; <strong>Sara</strong>, brillante fotoreporter, iperfocalizzata sulla propria carriera a tal punto da non accorgersi del tradimento del proprio compagno; <strong>Bet</strong>, la miglior dipendente dell’Autogrill di Modena Nord, impigliata da anni in una relazione che non le somiglia più; <strong>Maia</strong>, una famiglia decadente sullo sfondo e un’amicizia ambigua vissuta a bordo della circonvallazione Milanese; una <strong>Giovane Ereditiera</strong> con la propria compagna alla vigilia del suo 25esimo compleanno riscatta le sorti di un agriturismo familiare; una <strong>Pubblicitaria esordiente</strong> nasconde una gravidanza solitaria che dovrà decidere come gestire. “<em>Non avrà la televisione almeno fino a dieci anni. Poi non potrò fare più niente per lei.&#8221;</em></p>



<p>E infine <strong>Diana</strong>, ultimo capitolo, andata via di casa troppo presto, un lavoro all’ufficio bagagli smarriti, ci sussurra di nascosto che:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p>“<em>Se c’è qualcosa di buono, è che ogni vita perdente è una storia.</em>”</p></blockquote>



<p>E ad un tratto tutti i personaggi dei racconti sembrano prender forma, uno ad uno, li vedo avanzare a passo lento sul palcoscenico del mio soggiorno, volgere un timido saluto al pubblico lettore e prendere il largo.</p>



<p>Ecco. Io, <strong>Manuale per ragazze di successo</strong>, vorrei interpretarlo a modo mio, e invertirne il senso di marcia.</p>



<p>In un racconto dominato da donne <em>intense</em>, vorrei rivolgere un ultimo generoso e genuino applauso agli uomini, ai matematici, come Paolo Cognetti. Gli uomini scientifici, che sanno analizzare le donne, osservarle, in silenzio e in disparte, come in questo libro, come Nicola, primo attore in ordine di comparsa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-style-large"><p><em>“È che ti concentri troppo per trovare il centro di tutto, e va a finire che ne perdi il contorno.</em></p><p><em>Credi che poter capire a fondo qualcosa devi cercare il senso, individuare la natura del problema. Butti via tutto il resto, e che ne rimane?</em></p><p><em>Il senso è quasi sempre qualcosa di incomprensibile. Oppure è così piccolo che non si vede.</em></p><p><em>Il contorno dice molto di più.” &nbsp;</em></p></blockquote>



<p>Nicola parla alle donne, così intente a scandagliare le loro relazioni umane “<em>con l’occhio cinico di un demolitore</em>” fino al più impercettibile frammento. Se fosse vero?&nbsp; E se, troppo concentrate a rendere la nostra vita un’impresa eccezionale, ci fossimo dimenticate sul serio dei sottilissimi “contorni delle cose”?</p>



<p>Un libro da quarantena non può che concludersi così, con un’irrefrenabile voglia di levare l’ancora da questo divano letto, per raggiungere il punto esatto in cui si scoprono le linee di contorno, i margini indefiniti, quelli perduti fin qui.</p>



<p>“<em>Io ho appoggiato le mie cose sul letto. Avevo i sacchi neri per la roba da buttare e gli scatoloni per tutto il resto. Ho dato un morso a una mela studiando i muri della stanza con l’occhio cinico di un demolitore, poi mi sono legata i capelli e ho pensato<strong>: provate a fermarmi</strong>.”</em></p>
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