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	<title>Martina Tagliavia &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; L&#8217;amico d&#8217;infanzia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 18:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<pre><em>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”</em>.</pre>
<hr />
<p><em>“Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l’uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché &#8211; vivi germi &#8211; ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità!”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Luigi Pirandello</em></p>
</blockquote>
<p>Tutti hanno un <em>amico d’infanzia</em>. E anche chi non lo frequenta più, sono sicura saprebbe figurarselo nella mente e dargli un nome e un’identità. Ma sono casi rari: la maggior parte delle <em>amicizie d’infanzia</em>, dura tutta la vita.</p>
<p>Questo perché, quando si è bambini, si stringono le amicizie più pure, sincere, incondizionate e disinteressate: credo che sia un tipo di legame molto vicino all&#8217;amore.</p>
<p>Io non so perché da piccola scelsi le persone che ho scelto, per far parte delle mie giornate. Sarà nata una sorta di simpatia, di tenerezza empatica, tra di noi. Si dice che da bambini  la capacità di comprendere lo stato d&#8217;animo altrui, che si tratti di gioia o di dolore &#8211; l’empatia quindi &#8211; sia particolarmente sviluppata.</p>
<p>Wikipedia spiega che “empatia significa «sentire dentro», ad esempio «mettersi nei panni dell&#8217;altro», ed è una capacità che fa parte dell&#8217;esperienza umana ed animale.”</p>
<p>In effetti fino ad una certa età, siamo empaticamente portati a riconoscere il bene negli altri, o almeno a far prevalere la buona fede, sulla cattiva.</p>
<p>Poi, non si sa cosa accade, forse a causa di qualche brutta esperienza, o di qualche &#8211; per così dire &#8211; trauma, iniziamo a diffidare di chiunque e a non credere alla sincerità delle parole e alla purezza dei sentimenti, ai gesti incondizionati e disinteressati. E’ allora che, per volere bene a qualcuno, per fidarsi di qualcuno, servono prove e certezze. E quelli che riescono a resistere alle prove, ma soprattutto agli anni che passano rendendoci sempre più timorosi &#8211; e più aridi, tipicamente diventano i nostri amici più cari.</p>
<p>E siamo convinti che nessuno ci conosca bene come i nostri migliori amici: certo, dopo tutto quello che hanno dovuto sopportare per conquistarci. Sicuramente loro conoscono tutti i nostri difetti, le paturnie e ciò che non ci piace.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em>, invece, più passa il tempo e più ci sembra solo un bel ricordo di momenti felici e spensierati, ma poco reali e attuali. Lui non sa chi siamo adesso, sa solo (o forse sapeva) chi eravamo.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em>, però, è l’unico che continua a vedere solo il buono di noi. Lui forse non conoscerà i nostri lati peggiori, non avrà condiviso con noi, giorno per giorno, tutte le storie che abbiamo vissuto e che ci hanno sconvolto. Ma lui sa, e lo sa senza bisogno di prove, quale sia la nostra vera essenza, cosa ci muove interiormente.</p>
<p>Ed è così, perché anche noi gli vogliamo bene e basta, senza alcuna spiegazione logica. E, nonostante il tempo possa allontanarli, gli <em>amici d’infanzia</em> si perdoneranno sempre e si difenderanno da tutti.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em> è unico, perché mette le radici nella nostra intimità sin da quando l’intimità (e intendo quella dell’anima) non è ancora la cosa più rara che abbiamo. E lì rimane per sempre.</p>
<p>Lui è anche l’unico che sarà orgoglioso davvero di voi, senza invidia o malizia, per ogni successo o felicità raggiunta.</p>
<p>Molto spesso, sono proprio loro che ci danno il coraggio di spingere in alto le nostre ambizioni.</p>
<p>Secondo me c’è un motivo se da bambini ci insegnano a chiamarli <em>amici del cuore</em>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po&#8217; lontano da me, così, nell&#8217;erba. Io ti guarderò con la coda dell&#8217;occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po&#8217; più vicino.” […] “Ecco il mio segreto. E&#8217; molto semplice: non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi.” “L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. “E&#8217; il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” “E&#8217; il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa.” &#8211; Il Piccolo Principe</p>
</blockquote>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; &#8220;Gli Interpreti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 16:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<pre><em>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”</em>.</pre>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong><em> “Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre «qualcuno». Mentre un uomo &#8211; non dico lei, adesso &#8211;  un uomo così in genere, può non essere «nessuno».”</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Luigi Pirandello</em></strong></p>
</blockquote>
<p>Tanti uomini (e donne) si credono personaggi: si costruiscono un carattere <em>ad hoc</em>, che diventa l’alibi per ogni difetto e per ogni intenzione.</p>
<p>Vogliono far credere di essere facilmente decifrabili, e avere un personaggio pronto all’uso, da poter tirare fuori per inventare storie su misura, serve perfettamente a questo scopo.</p>
<p>Dal primo momento, infatti, gli <em>interpreti</em> ti presentano il personaggio che credono di essere, sperando che quello possa bastare per farti credere di conoscerli davvero.</p>
<p>Il personaggio racconta degli aneddoti sul conto dell’<em>interprete</em>, per spiegare perché sia suscettibile, diffidente, solitario, disinteressato, egocentrico, annoiato, egoista.</p>
<p>In effetti, l’<em>interprete “</em>è sempre qualcuno”, ed è sempre qualcuno con dei vizi. Nessuno interpreta la sensibilità, la comprensività, la gentilezza, la felicità. Stranamente, a tutti piace essere dei duri.</p>
<p>In ogni caso, gli <em>interpreti</em> non sono responsabili di nessuna delle azioni e parole da cui, frequentandoli, sarai colpito: il loro personaggio lo è.</p>
<p>Il personaggio è un porto sicuro per l’<em>interprete</em>, è un “te l’avevo detto” da cui non puoi sfuggire: perché lui ti ha preannunciato con finta e sfacciata sincerità tutti i suoi effetti collaterali.</p>
<p>Tu, con un’indomabile convinzione da psicoterapeuta, sei certo di poter smascherare l’<em>interprete</em>, di scoprire la vera natura dell’uomo dietro il personaggio: avrà, prima o poi, degli attimi di cedimento, delle stravaganze che non potranno più essere spiegate da nessuna delle caratteristiche del personaggio.</p>
<p>Perché non può esistere un modo di essere univoco e immobile: “<em>una realtà non ci fu data e non c&#8217;è […], e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile</em>”, scriveva Pirandello.</p>
<p>Non si può fingere per sempre.</p>
<p>E ammettiamolo, per quanto ci ripetiamo di non credere agli <em>interpreti</em>, di non volerci relazionare con qualcuno che ha studiato così alla perfezione la propria identità, alla fine ci caschiamo anche noi: forse per spirito di sfida, o perché in fondo tutti subiamo il fascino dell’anima dannata, come in una banale commedia romantica.</p>
<p>Ma il fatto è che l’<em>interprete</em> rimane lì: anche quando sarai sicuro di aver conosciuto l’uomo interpretato, in realtà, avrai ancora a che fare solo con l’<em>interprete</em>.</p>
<p>Non lo accetti: perché non viene fuori l’uomo? Perché non si rivela per come l’ho capito io?</p>
<p>In realtà, un uomo è esattamente quello che vuole mostrare di sé. Ed è diverso ogni volta che si relaziona con persone diverse. E se con me è stato un <em>interprete</em> suscettibile, diffidente, solitario, disinteressato, egocentrico, annoiato, egoista, mio malgrado, è perché questo  è quello che lui ha voluto essere per me, e con me.</p>
<p>Non puoi rivelare l’<em>interprete</em>, ti rassegni.</p>
<p>Puoi solo avere la fortuna di trovare qualcuno che stia interpretando un ruolo migliore per te. Qualcuno che stia provando ad essere un uomo (o una donna) che a te piace.</p>
<p>Ma il vero problema a quel punto è: quale personaggio abbiamo mostrato noi per tutto il tempo? Abbiamo interpretato la nostra parte migliore?</p>
<p>“<em>Siamo molto superficiali, io e voi. Non andiamo ben addentro allo scherzo, che è più profondo e radicale, cari miei. E consiste in questo: che l&#8217;essere agisce necessariamente per forme, che sono le apparenze ch&#8217;esso si crea, e a cui noi diamo valore di realtà. Un valore che cangia, naturalmente, secondo l&#8217;essere in quella forma e in quell&#8217;atto ci appare. E ci deve sembrare per forza che gli altri hanno sbagliato; che una data forma, un dato atto non è questo e non è così. Ma inevitabilmente, poco dopo, se ci spostiamo d&#8217;un punto, ci accorgiamo che abbiamo sbagliato anche noi, e che non è questo e non è così; sicché alla fine siamo costretti a riconoscere che non sarà mai né questo né così in nessun modo stabile e sicuro; ma ora in un modo ora in un altro, che tutti a un certo punto ci parranno sbagliati, o tutti veri, che è lo stesso.</em>” &#8211; Uno, Nessuno e Centomila</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=dAx8ZIx8vYI">https://www.youtube.com/watch?v=dAx8ZIx8vYI</a></p>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; &#8220;I Personaggi Collaterali&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2016 07:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<pre><em>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”</em>.

</pre>
<hr />
<h3 style="text-align: center;"></h3>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“<strong>Per chi cade nella colpa, signore, il responsabile di tutte le colpe che seguono, non è sempre chi, primo, determinò la caduta?”</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Luigi Pirandello</em></strong></p>
</blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto mi riguarda, si possono considerare due distinte fasi della vita, rispetto alle quali il valore dell’amicizia, e dei rapporti in generale, assume un significato nettamente diverso.</p>
<p>In una prima fase, infantile, adolescenziale, è apparentemente la quantità di amici di cui riusciamo a circondarci che ci rende più o meno appagati.</p>
<p>In quel periodo, vince sempre chi va d’accordo con il maggior numero di persone, chi è più affabile, accondiscendente, forse meno passionale. Perché, sì, anche le storie d’amicizia si vivono con passione.</p>
<p>Dunque: io non sono mai stata particolarmente affabile, e forse non sono neanche tanto accondiscendente. Per andare d’accordo con me, bisogna capirmi profondamente e garantirmi fedeltà. Sono passionale, sì. Ogni persona, per me, ha un significato diverso dall’altra: non esiste amico di cui io non conosca i vizi, i segreti, i desideri. L’amicizia è dedizione intensa, oppure non è amicizia.</p>
<p>Per questo, la prima fase è stata particolarmente dura per me. Le mie amicizie si potevano sempre contare sulle dita delle mani: relazioni stabili e durature, che si mantenevano con un quotidiano impegno di affetto e vivevano di routine costruite poco alla volta. Ed è tutt’ora così.</p>
<p>Per qualche tempo però, ho provato anche io a mettere da parte la mia natura, e a circondarmi di più e più persone: persone su cui sapevo di non poter contare, persone di cui non conoscevo nulla davvero. Quelle amicizie sono di gran lunga più facili da gestire. Ma si tratta soltanto di <em>Personaggi Collaterali</em>.</p>
<p>Non che a queste persone non abbia voluto, o non voglia tutt’ora, bene. Ma arriva un momento della vita, ed è questa la seconda fase, in cui noti che c’è una grande differenza tra l’aver piacere, e l’aver voglia, di passare del tempo con qualcuno.</p>
<p>Se incontrare un amico diventa quasi un obbligo, una formalità, un “non ci vediamo mai”, un appuntamento che non sempre metteremmo al primo posto tra le nostre priorità o preferenze, ma soltanto tra le “cose da fare”, significa che, inconsciamente, non siamo del tutto a nostro agio, liberi di poter essere noi stessi in tutte le nostre sfaccettature, con quel <em>Personaggio Collaterale</em>.</p>
<p>Quando trovi qualcuno con cui non stai semplicemente bene insieme, ma con cui ti senti a casa, in modo naturale, senza bisogno di elementi superflui, di altra gente, di particolari eventi, di precisi discorsi, capisci che non hai più voglia di consumare neanche una minima parte delle tue energie con <em>Personaggi Collaterali</em>, secondari.</p>
<p>Non che il rapporto con il <em>Personaggio Collaterale</em> sia meno vero; non che uno dei due, o entrambi, abbiano colpe per questa relazione mal formata, per questa amicizia, giustamente, non alimentata a sufficienza.</p>
<p>Semplicemente, ho scoperto che le relazioni <em>Collaterali</em> mettono radici nelle nostre abitudini, in pensieri ed accadimenti che possiamo condividere con gli altri. Ma le abitudini cambiano rapidamente, e anche quando quelle non cambiano, cambiamo noi. Da un momento all’altro, cambiamo modo di pensare, di parlare, di giudicare, di desiderare e anche di volere bene.</p>
<p>Ho trascorso tanto tempo per volere a tutti i costi coltivare delle amicizie, seppur sincere, impalpabili, astratte, legate allo sfondo, al contesto.</p>
<p>I rapporti più profondi invece, soltanto all’apparenza sono fondati sulle “cose che abbiamo in comune” che cantava Silvestri: questi, in realtà, nascono da una reale e totale comprensione e accettazione l’uno dell’altro. A dire la verità, non c’è neanche bisogno di avere tanto in comune, con le persone che ci conoscono davvero.</p>
<blockquote><p>“<strong>[…]<em> non si abbracciavano e non si sbaciucchiavano mai, si limitavano a parlare e c’era tra loro un’intesa profondissima che nessuno di noi sarebbe mai riuscito a capire. C’era anche una vena di strana freddezza e ostilità, in realtà si trattava di una forma di umorismo con la quale si comunicavano le loro speciali, sottili vibrazioni.</em>” &#8211; J. K.</strong></p></blockquote>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; &#8220;Il Concorrente&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2016 06:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/persone-personaggi-concorrente/">Persone e Personaggi &#8211; &#8220;Il Concorrente&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<pre style="text-align: left;"><em>Persone e Personaggi</em> è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”.</pre>
<blockquote><p><em>Il capocomico: E dov&#8217;è il copione?</em></p>
<p><em>Il padre: È in noi, signore. Il dramma è in noi; siamo noi; e siamo impazienti di rappresentarlo, così come dentro ci urge la passione!</em></p>
<p><em>La Figliastra: Egli vuole subito arrivare alla rappresentazione dei suoi travagli spirituali; ma io voglio rappresentare il mio dramma! Il mio!</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Luigi Pirandello<br />
</em></p>
</blockquote>
<h5>Il Concorrente.</h5>
<p>Le esperienze in cui ci avventuriamo, per caso o per scelta, ci portano a vivere momenti di entusiasmo e di sconforto, che ci sopraffanno inesorabilmente e ci portano a conoscere una moltitudine di persone e personaggi, “tante maschere, e pochi volti”.</p>
<p>C’è una maschera, però, che inevitabilmente ci condurrà in errore più delle altre: si tratta di un personaggio che ha il volto di un amico; anzi, del migliore amico che tu possa trovare.</p>
<p>Appoggia ogni tua scelta, ha i tuoi stessi gusti, ha lo stesso tuo parere su ogni cosa, persona o luogo: quando ci sei, sembra pendere dalle tue labbra, quasi come se la sua vita non avesse avuto lo stesso senso prima di incontrarti; quando non ci sei, ti difende e ti elogia di fronte all’altra gente.</p>
<p>Lui, in realtà, è un <em>Concorrente</em>: è in gara con se stesso per diventare tuo amico prima di chiunque altro, ti fa credere che lui sia la persona giusta per te, e tu per lui.</p>
<p>La vostra amicizia fiorisce molto rapidamente, non hai nemmeno fatto in tempo ad annaffiarla che è già perfetta e bellissima.</p>
<p>Dopo un po’, sembra tutto talmente robusto, nella sua spontaneità, che non fai neanche più caso al fatto che, in effetti, non hai mai dovuto mettere la terra nel vaso, o tagliare i rami secchi, o comprare l’insetticida.</p>
<p>Nulla ha mai minacciato l’amicizia tua e del <em>Concorrente</em>. Non è costata alcuna fatica, alcun compromesso. Lui era lì per te.</p>
<p>Anzi, il <em>Concorrente</em>, ti ha fatto credere che il merito di una così bella relazione, fosse tuo.</p>
<p>E tu non fai fatica a pensarlo, perché in fondo anche tu, confidando nel sostegno prezioso del <em>Concorrente</em>, hai ritenuto valesse la pena concentrare le tue attenzioni su una persona che ti volesse bene e basta, senza troppo pretendere in cambio.</p>
<p>Forse, la minaccia di questo rapporto sei proprio tu.</p>
<p>Sei convinto che il suo amore era dovuto, mentre il tuo, soltanto il tuo, era prezioso.</p>
<p>Metti alla prova il <em>Concorrente</em>, non fai più passare la luce, lasci il tuo germoglio fuori dalla finestra alle intemperie; tanto, se è davvero così solido, resisterà.</p>
<p>A quel punto, quando la tenacia del <em>Concorrente</em> inizia a vacillare e, per sua natura, lui inizia a gareggiare per mettere radici altrove, tu inizi a dubitare del vostro rapporto, non più così unico e saldo.</p>
<p>Non sempre il <em>Concorrente</em> resiste, alle volte preferisce perdere. E tu, alla fine, ti consoli pensando che avevi ragione, che un rapporto senza fondamenta, senza adattamento reciproco, non poteva durare a lungo. Sei quasi contento che il <em>Concorrente</em> non sia riuscito a vincere.</p>
<p>Io non so se è davvero così, se i sentimenti, per essere veri, devono per forza essere sempre pazienti e gentili, al limite della sottomissione.</p>
<p>Sono cresciuta pensando che le cose belle si ottengono con il sacrificio, che “il vero amore resiste ad ogni tempesta”, e non ho mai riflettuto sul fatto che invece esistono passioni che “divampano come incendi, fino a quando il destino non le soffoca con una zampata”, che non per questo sono meno reali, meno intense.</p>
<p>Fino a dove si poteva spingere la dignità e la personalità del <em>Concorrente </em>per dimostrare il suo affetto?</p>
<p>Una volta ho letto di un proverbio africano che significa: <em>“If you destroy a bridge, be sure you can swim”</em>.</p>
<p>Ecco, non dovrebbe essere difficile soltanto costruire delle relazioni sincere; dovrebbe essere difficile anche distruggerle. E questo non l’ho ancora imparato.</p>
<p>Dunque, non saprò mai se il mio <em>Concorrente</em> era persino un volto, dietro alla maschera.</p>
<hr />
<pre>Leggi il primo capitolo della rubrica e scopri il <em><a href="http://ventiblog.com/persone-personaggi-primo-personaggio/">primo personaggio</a>, </em>quello che si incontra il primo giorno di lavoro, il primo giorno all’università, o in quelle occasioni che rappresentano il primo passo verso una nuova esperienza.</pre>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; Primo Personaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 06:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare "quella" persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, "quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<pre><em>Persone e Personaggi</em> è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare "quella" persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, "quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!".</pre>
<hr />
<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch&#8217;io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com&#8217;egli l&#8217;ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Luigi Pirandello</em></p>
</blockquote>
<h5><em>Primo personaggio.</em></h5>
<p>Il <em>primo personaggio</em> che incontri il primo giorno di lavoro, il primo giorno all&#8217;università, o in quelle occasioni che rappresentano il tuo primo passo verso una nuova esperienza, è il più pericoloso.</p>
<p>Il “primo giorno” tutto è sconosciuto, ma comunque esasperato: il <em>primo giorno</em> non ci sono vie di mezzo, non ci sono ponderazioni, considerazioni, le emozioni non hanno sfumature, ma soltanto gradazioni decise, di inquietudine o di soddisfazione.</p>
<p>Il <em>primo giorno</em> porta con sé delle aspettative, a cui si risponde con giudizi facili e veloci, che aiutano a delineare i contorni di ciò che ti circonda.</p>
<p>E dunque il <em>primo giorno</em> affidi il tuo giudizio alle prime impressioni, che, si sa, sono anche le più resistenti al cambiamento. Ma nonostante ciò, la possibilità di esprimere un giudizio rimane fondamentale, per poter riportare le emozioni ad uno stato di equilibrio, e per poter catalogare persone e cose sotto le voci “bene” e “male”, “migliore” e “peggiore” della propria vita.</p>
<p>Il <em>primo personaggio</em> che incontri, quindi, è la persona in cui hai riconosciuto un po’ di te stesso, le tue ambizioni, le tue passioni, i tuoi pensieri, ma soprattutto le tue paure.</p>
<p>Perché se c’è una cosa che lega le persone quasi più della felicità, è la paura. E qualsiasi nuova esperienza, per quanto eccitante, fa paura.</p>
<p>E allora passano i giorni, e tu e il tuo “primo personaggio” siete sempre più affiatati, sembra quasi che siate amici per davvero. E iniziate a condividere non più sensazioni di rabbia e paura, ma soprattutto di felicità e complicità.</p>
<p>Mentre il tempo scorre, il resto dell’ambiente intorno a te assume delle forme più verosimili e conosciute, e pian piano inizi a pensare che quelli che hai inserito nella categoria del “bene” possano, in fin dei conti, essere dei validi contorni al tuo “primo personaggio”.</p>
<p>Nonostante ciò però, il <em>primo</em> è insostituibile, come in ogni situazione della vita: il primo fidanzato, il primo amore, il primo amico. Sembra quasi che il <em>primo</em>, sia il migliore per il solo fatto di essere stato il primo.</p>
<p>Perché il <em>primo</em> ce lo siamo scelti, abbiamo fatto una rapida, ma sicuramente meticolosa, selezione di tutte le persone nel nostro raggio d’azione, e abbiamo capito che lui era il migliore fra tutti. Di certo, non possiamo esserci sbagliati. Il <em>primo</em> deve essere per forza quello giusto.</p>
<p>Insomma, anche quando le situazioni sono totalmente cambiate rispetto al <em>primo giorno</em>, e magari hai persino cambiato corso, università, città, lavoro, il <em>primo</em> sarò sempre il <em>primo</em>.</p>
<p>E torneremo dal <em>primo</em> ogni volta che avremo paura, e ogni volta che saremo felici.</p>
<p>Poi un giorno accade qualcosa, per cui inizi a sospettare che il <em>primo</em> non sia poi così simile a te; ma tu vuoi bene al primo come vuoi bene alle persone che conosci da quando sei piccolo, perché con lui hai maturato delle esperienze uniche e irripetibili, le “prime esperienze”. Lui ha occupato un posto speciale nella tua vita e nel tuo cuore, e quel posto ha preso irreversibilmente la sua forma.</p>
<p>Il problema non è tanto che il <em>primo</em> sbagli, perché sbagliamo tutti. Il problema è che tu hai consegnato al <em>primo</em> una fiducia e delle aspettative smisurate e infondate. E dunque lo sbaglio diventa delusione, ed essere delusi dal <em>primo</em> riporta il tuo sistema di emozioni allo uno stato di totale disequilibrio.</p>
<p>Hai fatto un errore di valutazione il <em>primo giorno</em>.</p>
<p>Il <em>primo personaggio</em> è senza subbio il più pericoloso, perché è colui che fa crollare le tue certezze quando hai maggior bisogno di affidarti a qualcuno che “conosci”, o che credevi di conoscere.</p>
<p>La verità è che alle volte le persone migliori, o semplicemente le più “giuste per noi”, si incontrano completamente per caso. Forse non sapevi neanche che potessero essere quelle giuste, anche se sono sempre state lì, semplicemente perché avevi sbagliato a classificarle, o non le avevi affatto classificate, perché avevi concentrato tutte le tue energie sul <em>primo</em>.</p>
<p>Non vogliamo accettare che esista qualcuno, che noi non avevamo preso in considerazione, che sia, in fondo, in grado di capirci, e di volerci bene, anche in un modo diverso dal nostro.</p>
<p>Non vogliamo neanche accettare che una persona in cui non avevi riconosciuto te stesso, le tue ambizioni, le tue passioni, i tuoi pensieri e le tue paure, possa invece accettarle e comprenderle anche meglio di come avresti fatto tu, o quel <em>primo personaggio</em>, tanto simile a te.</p>
<p>E infine, non vogliamo accettare che, sebbene i giudizi siano utili, il destino, con le persone, ha un ruolo molto più importante della ragione.</p>
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		<title>I giovani devono viaggiare &#8211; Epilogo: quando sono gli altri ad andarsene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2015 07:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Libero? Guardi che per un architetto la libertà non è un grande regalo. Io ringrazio il cielo quando mi danno indicazioni precise: sono come i quadretti sul grande foglio bianco che è il progetto.”                                                                                             [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“Libero? Guardi che per un architetto la libertà non è un grande regalo. Io ringrazio il cielo quando mi danno indicazioni precise: sono come i quadretti sul grande foglio bianco che è il progetto.”<br />
</em><em>                                                                                                            Renzo Piano</em></p>
</blockquote>
<p>Ho sempre pensato di essere una persona dinamica e ambiziosa, ma perennemente insoddisfatta e alla ricerca di qualcosa da fare e da dire.<br />
E forse, come Audrey Hepburn in <em>Colazione da Tiffany</em>, sono destinata a vivere “in una casa senza mobili e con un gatto senza nome”, senza possedere nulla o appartenere a nessuno, finché non avrò trovato un luogo che “mi vada a genio”.</p>
<p>Probabilmente in ognuno dei miei viaggi c’era la ricerca di quel posto in cui Holly Golightly si sentiva “come da Tiffany”, e che le persone solitamente chiamano casa. Eppure, non l’ho ancora trovato.<br />
Poi, arriva il giorno in cui capisci che la ricerca estenuante di qualcosa che non c’è impegna tempo e risorse, mentre, invece, svegliarsi ogni mattina sapendo di dover accendere un PC, lavorare, pranzare in un’ora, spegnere il PC quando è già ora di cena e avere a disposizione soltanto 2 giorni alla settimana per fare tutto il resto che merita di essere fatto in una vita, è sicuramente una scelta più difficile, ma anche più fruttuosa.<br />
Adesso quindi, non posso più comprare un biglietto aereo ogni qual volta il senso di incompletezza sovrasta le mie poche abitudini e mette in discussione la mia stabilità quotidiana.<br />
Adesso, vedo tutti i miei più cari amici partire al posto mio, e fare le stesse esperienze che fino a qualche mese fa avevano riempito le mie giornate: chi parte per l’Erasmus, chi per un’esperienza di stage oltreoceano, chi per tornare a vivere nel proprio paese d’origine dopo tanti anni, ché anche quello è un viaggio.<br />
Per una volta sono io quella che sta a guardare: quella che, dopo i saluti in aeroporto, torna a casa, dal gatto senza nome, e si prepara per affrontare un altro giorno pressoché identico a quello appena trascorso.<br />
E odio tutto questo; vorrei ricominciare anche io tutto da capo. Avere di nuovo un’occasione per cambiare aria e cambiare me stessa.<br />
In effetti però, se ci penso, non è mai cambiato niente davvero.<br />
In fondo le strade, e le persone, sono nuove soltanto la prima volta: dopodiché saranno soltanto strade e persone che comporranno i giorni della tua vita, uno dopo l’altro.<br />
Forse se in tutti questi anni, anziché scappare, avessi costruito dei giorni più intensi con quello che avevo a disposizione, con le strade e le persone di sempre, adesso potrei sentirmi a casa.<br />
Allora ho capito che non è poi così coraggioso partire, se le premesse sono queste. Se il viaggio è una fuga dalla propria quotidianità, prima o poi riaffiorerà il senso di vuoto.<br />
Forse restare, qualche volta, può essere la sfida più grande.<br />
Perché ho capito che ci vuole molta più forza, pazienza, ostinazione, ambizione, fantasia, positività, per trovare stimoli nuovi nella vita quotidiana, ed emozioni nuove nelle cose e nelle persone che conosciamo tutti i giorni al bar, al supermercato, a lavoro.</p>
<p>Tanto anche Holly, alla fine, trova la sua felicità dove non aveva previsto.</p>
<p><iframe width="750" height="563" src="https://www.youtube.com/embed/bygie1d-bgQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere […] che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.”</p>
</blockquote>
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		<title>‘I giovani devono viaggiare’ &#8211; Capitolo 6: una fuorisede fuori sede.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2015 15:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il silenzio è un po&#8217; come il buio: bisogna avere il coraggio di guardarlo. E poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose.” Renzo Piano Che lavoro poteva scegliere la “ragazza con la valigia” se non uno in cui la valigia è un elemento ricorrente? Ovviamente, dopo la laurea, la palermitana espiantata a Milano ha dovuto iniziare a pensare a cosa fare con quel pezzo di carta ottenuto dopo tanta fatica. Insomma, era inevitabile: era arrivato il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>“</em>Il silenzio è un po&#8217; come il buio: bisogna avere il coraggio di guardarlo. E poi pian piano si comincia a vedere il profilo delle cose.<em>”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Renzo Piano</em></p>
</blockquote>
<p><em><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-5546 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-1.jpg" alt="Immagine 1" width="232" height="217" /></a><br />
</em></p>
<p>Che lavoro poteva scegliere la “ragazza con la valigia” se non uno in cui la valigia è un elemento ricorrente?</p>
<p>Ovviamente, dopo la laurea, la palermitana espiantata a Milano ha dovuto iniziare a pensare a cosa fare con quel pezzo di carta ottenuto dopo tanta fatica.</p>
<p>Insomma, era inevitabile: era arrivato il momento di cercare un lavoro.</p>
<p>Attratta da tutto e da niente, mi sentivo immersa in un enorme pentolone pieno di ragazzi come me, alla ricerca disperata non tanto di un impiego, quanto di un segno, una conferma che tutto quello che era stato fatto fino a quel momento aveva avuto un senso.</p>
<p>Dopo qualche ricerca e i temutissimi colloqui (che prepararsi per un colloquio è peggio che dover affrontare un interrogatorio), ho preso la mia decisione: avrei provato la strada della consulenza, spinta dalla possibilità che dà, un lavoro come questo, di viaggiare molto spesso.</p>
<p>Beh, innanzitutto credo che qualcuno, tra i costosissimi professori e gli svariati tutor universitari, dovrebbe avere il dovere morale di dirci che non esistono le famose “8 ore lavorative”, e che lo shock di passare dall’avere una vita sociale discretamente movimentata al doversi addirittura ritagliare spazi di tempo vitali, nel weekend, solo per poter fare il bucato, potrebbe causarci,i primi tempi, crisi di nervi qua e là.</p>
<p>Sì, l’impatto con il mondo del lavoro è stato duro, ma pian piano l’essere umano si abitua a tutto, e così anche nelle situazioni più ostili riesce a ricreare un proprio habitat naturale, un equilibrio con la vita circostante: come diceva Charles Darwin, “<em>non sopravvive il più forte o il più intelligente, ma chi si adatta più velocemente al cambiamento”</em>.</p>
<p>E poi, io attendevo speranzosa il momento in cui avrei finalmente dovuto fare la valigia!<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-2.jpg"><img class=" size-medium wp-image-5547 aligncenter" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-2-300x185.jpg" alt="Immagine 2" width="300" height="185" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-2-300x185.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/05/Immagine-2.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Ebbene, il momento è poi arrivato: mi sono trasferita in un paesino della provincia piemontese, nel bel mezzo del verde e della campagna.</p>
<p>Io, tipico esemplare di animale cittadino, sono finita a vivere per 5 giorni a settimana in un albergo, in un paese con un solo cinema, lontana dalla mia amata Milano e con una vita completamente stravolta.</p>
<p>Non ho più tempo libero, non posso incontrare i miei amici quando voglio, non riesco più a programmare la mia vita! Tragedia delle tragedie.</p>
<p>Diffidate di chi vi racconta con grande ottimismo e positività le proprie esperienze lavorative e professionali: io non ci credo che va sempre tutto bene, che nessuno ha mai avuto un momento di cedimento, che ad un certo punto non ci si chieda se sia questa la strada giusta.</p>
<p>Senza il dubbio non ci sarebbero certezze.</p>
<p>Ma mi tengo alla larga anche dai pessimisti cronici, da chi è continuamente depresso o da chi trova sempre un motivo per lamentarsi.</p>
<p>Bisogna saper affrontare tutte le opportunità che ci si presentano, quantomeno con curiosità e interesse, voglia di apprendere e di sperimentare. Nulla è per sempre, e ogni circostanza può arricchirci e trasformarci, dandoci così gli strumenti per poter fare, in futuro, scelte più consapevoli (cosa che, con il solo bagaglio universitario, in pochi riescono a fare).</p>
<p>E poi, a dircela tutta, non ho scelta, devo stare qui: allora perché rovinarsi giornate e umore pensando ogni istante di voler essere da tutt’altra parte, o non aspettando altro che il giorno e l’ora in cui si tornerà a casa?</p>
<p>In fondo, come insegna Jack Kerouac, “<em>no matter, the road is life</em>”, ed è molto meglio pensare alla propria vita come un susseguirsi di esperienze uniche e imprevedibili, che come una gabbia in cui si è finiti per sbaglio e da cui si cerca continuamente di scappare.</p>
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		<title>‘I giovani devono viaggiare’ &#8211; Capitolo 5: sì, viaggiare.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 10:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie.  Renzo Piano E’ passato un po’ dall’ultimo articolo, e sapete cosa ho fatto in tutto questo tempo? Ho viaggiato. Da Settembre ad oggi sono stata a Londra, Ginevra, Montecarlo, Lisbona e Vienna. No, non sono né spropositatamente ricca né incoscientemente spendacciona. Quello che ho speso per viaggiare in questi mesi è stato piuttosto molto spirito di avventura e di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/i-giovani-devono-viaggiare-capitolo-5-si-viaggiare/">‘I giovani devono viaggiare’ &#8211; Capitolo 5: sì, viaggiare.</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em style="font-size: inherit;">Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em> Renzo Piano</em></p>
<hr />
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2858" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/travel.jpg" alt="travel" width="545" height="362" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/travel.jpg 545w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/travel-300x199.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/travel-360x240.jpg 360w" sizes="(max-width: 545px) 100vw, 545px" /></p>
<p>E’ passato un po’ dall’ultimo articolo, e sapete cosa ho fatto in tutto questo tempo? Ho viaggiato.<br />
Da Settembre ad oggi sono stata a Londra, Ginevra, Montecarlo, Lisbona e Vienna.<br />
No, non sono né spropositatamente ricca né incoscientemente spendacciona. Quello che ho speso per viaggiare in questi mesi è stato piuttosto molto spirito di avventura e di adattamento.</p>
<h5><strong>Londra.</strong></h5>
<p>Sono stata a Londra cinque giorni, ospite a casa di una mia carissima amica, conosciuta in Erasmus, che adesso vive e lavora lì. Eravamo in tre: abbiamo trascorso le nostre giornate tra le cianfrusaglie dei mercatini di Notting Hill, lo scintillio dei negozi di Harrod’s e i rintocchi delle campane di St. Paul’s Cathedral. Le notti invece erano fatte delle ore Pimm’s o’ clock, delle follie del The Box e delle luci dei megaschermi a Piccadilly Circus. Stanca ma felice, dopo aver provato persino la famosa pie inglese, da far invidia ai pasticci della Mrs. Lovett di “Sweeney Todd”, mi sono svegliata nel bel mezzo della notte per andare a prendere il volo che mi avrebbe riportato, alle sei del mattino, in Italia.</p>
<h5><strong>Ginevra.</strong></h5>
<p>Anche qui sono stata ospitata per un week-end da una delle mie più care amiche, conosciuta ancora una volta durante l’Erasmus, che stava facendo uno stage a Ginevra. Anche in Svizzera eravamo in tre, l’ormai unitissimo trio delle ragazze Erasmus, che dopo Londra e Ginevra stanno già programmando il prossimo viaggio. Le Nations Unies e le Jet d’Eau, le crêpes al formaggio e la cioccolata calda, la fête du vin di Lutry e il lago di Lausanne: insomma, anche qui la vacanza si è conclusa con un paio di chili in più, qualche ora di sonno in meno e le gambe doloranti. Nonostante questo, dopo quattro ore di treno sono tornata a casa, alle nove del mattino, pronta per ricominciare la giornata.</p>
<h5><strong>Montecarlo.</strong></h5>
<p>La storia sulla capitale del Principato di Monaco è un po’ diversa. Io e il mio gruppo di amici, a Milano, avevamo voglia di passare una notte diversa dal solito, e abbiamo deciso di affittare una macchina e di andare a Montecarlo la sera stessa, per poi tornare il mattino seguente. Dopo circa tre ore e mezza di strada, siamo arrivati nella città del lusso e dell’eleganza, e ci siamo lasciati trascinare dalle sue tipiche “attrazioni”: il casinò, le discoteche e le passeggiate per il golfo. Abbiamo dormito, se così si può dire, in macchina per un paio d’ore, giusto il tempo di riprendersi dalla serata per poi lanciarsi alla scoperta di Montecarlo dopo una colazione a base di croissant e pain au chocolat. Inutile a dirsi, dopo quella “notte da leoni” ho dormito dodici ore di fila.</p>
<h5><strong>Lisbona.</strong></h5>
<p>Sono stata a Lisbona con la mia migliore amica, a casa di un nostro amico che era lì per l’Erasmus. Abbiamo dormito su un materasso gonfiabile, il classico materassino blu e rosso con cui si va al mare, poggiato per terra con coperte e cuscini prestati dai vari coinquilini della casa (ne avrà avuti almeno dodici!). Abbiamo camminato in lungo e in largo, ma soprattutto in su e in giù, dato che le strade della capitale portoghese sono tutte, completamente e inesorabilmente, in pendenza. Abbiamo dormito in media quattro ore a notte, pranzato alle cinque del pomeriggio e preparato spaghetti alle sette del mattino. Siamo stati, dopo ore passate sui mezzi pubblici, tra metropolitane, treni e autobus, a Cabo da Roca, il punto più occidentale del continente, dove finisce l’Europa ed inizia lo sterminato grigiore dell’oceano.</p>
<h5><img class="aligncenter size-full wp-image-2857" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/mani-mondo.jpeg" alt="mani-mondo" width="500" height="381" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/mani-mondo.jpeg 500w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/mani-mondo-300x229.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/mani-mondo-80x60.jpeg 80w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></h5>
<h5><strong>Vienna.</strong></h5>
<p>Vienna è stata la mia casa per molti mesi dell’anno scorso, dato che ho avuto la fortuna di fare l’Erasmus in questa meravigliosa e sorprendente città. E così, io e alcune amiche conosciute proprio durante quell’esperienza, e provenienti da varie parti del mondo, abbiamo deciso di tornarci per un fine settimana a inizio Gennaio. Una delle cose da fare assolutamente a Vienna è infatti comprarsi un abito lungo e partecipare ad un ballo tradizionale, e l’Università che avevamo frequentato nei mesi passati ne organizza ogni anno uno specificatamente indirizzato ai suoi studenti e ai ragazzi in generale. Così ci siamo tutte ritrovate nella capitale austriaca, stanche dei viaggi appena affrontati (chi in pullman, chi in aereo, chi in treno), ma felici di rivedere non solo persone con cui avevamo condiviso momenti indimenticabili, ma anche quei luoghi che ci erano rimasti nel cuore, primo fra tutti il Travelshack, che ci aveva visto presenti ogni martedì tra tequila e karaoke. La vacanza è risultata più stancante del previsto, con 3 voli in 3 giorni, uno scalo di 2 ore, 4 aeroporti e 2 ore di pullman; ho dormito con altre due ragazze su un letto singolo in una mini stanza di un dormitorio: praticamente non ho dormito. Ma sono tornata a casa con nuovi ricordi e tante foto: adesso so con certezza che non è vero che è la lontananza a far affievolire i sentimenti, sono le persone a farlo. E se invece questo non accade, nonostante i mesi e i chilometri di distanza, vuol dire che hai trovato degli amici.</p>
<p>Si può viaggiare anche con poco tempo, e anche con pochi soldi. Siate curiosi di vedere il mondo, anche fosse per un week-end su un materasso gonfiabile. Le ore di sonno perse prima o poi si recuperano, i soldi vanno e vengono, e gli impegni tralasciati si riprendono, ma le esperienze che avete fatto rimarranno per sempre con voi.<br />
E come cantano i miei amati One Republic, we only get one life. Fate in modo di poter dire anche voi: “With every broken bone, I swear I lived.”<a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2015/01/mani-mondo.jpeg"><br />
</a></p>
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		<title>Lettera a Babbo Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 10:50:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ da molto tempo che non ti scrivo, caro Babbo Natale. Quando eravamo piccoli, scrivere la letterina per Babbo Natale, era un’occasione per confessare le nostre speranze e per trovare conforto. Adesso siamo cresciuti, e le letterine a Babbo Natale non le scrive più nessuno; forse anche i bimbi che invece le scrivono ancora, hanno smesso di confidarsi con Babbo Natale. Io però, in questo periodo dell’anno, e probabilmente della mia vita, sento il bisogno di dire qualcosa al caro [&#8230;]</p>
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Quando eravamo piccoli, scrivere la letterina per Babbo Natale, era un’occasione per confessare le nostre speranze e per trovare conforto.<br />
Adesso siamo cresciuti, e le letterine a Babbo Natale non le scrive più nessuno; forse anche i bimbi che invece le scrivono ancora, hanno smesso di confidarsi con Babbo Natale.<br />
Io però, in questo periodo dell’anno, e probabilmente della mia vita, sento il bisogno di dire qualcosa al caro vecchio Babbo Natale.<br />
Babbo Natale, mi vuoi spiegare perché, col passare degli anni, le famiglie diventano sempre meno numerose e più arrabbiate? Ogni Natale conto meno posti a tavola, e chi è rimasto è sempre più acciaccato: le zie hanno litigato con le nonne, le mamme con i papà, i cugini tra di loro, e gli sguardi sono sempre più disincantati.<br />
I piccoli di casa dopo il pranzo di Natale giocano con smartphone e tablet, e nessuno vuole più giocare a tombola.<br />
Quando la piccola di casa ero io, la sera di Natale ci si metteva tutti intorno all’albero per aprire i regali, e per ogni pacchetto si provava ad indovinare cosa ci fosse dentro. Ma i bambini in realtà sapevano già tutto, perché ancor prima della cena avevano sbirciato sotto la carta regalo per scoprire in anticipo quali pacchetti sarebbero stati destinati a loro.<br />
Ultimamente sotto l’albero i pacchetti non sono poi così tanti, e i regali sono sempre meno sorprendenti.<br />
In effetti io stessa compro molti meno regali adesso, ed è un peccato perché fare regali è una cosa che mi piace davvero tanto, anche più che riceverne.<br />
Forse allora più che tirare le somme, per quest’anno, proverei a “tirare le differenze”.<br />
Sì, perché tante cose sono cambiate nella mia vita in un anno, inaspettatamente. Ho concluso qualche percorso che avevo intrapreso, ne ho iniziati degli altri, alcune certezze sono state demolite, certe aspettative disattese, e, con un po’ di confusione in più nella testa, se ne sono create delle altre.<br />
Alcune delle persone che ritenevo care e vicine, si sono allontanate, forse le ho allontanate io, ma si sa, in fin dei conti, chi vuole restare resta. E i veri amici sono sempre meno, ma sempre più veri. Perché le offese adesso pesano sul cuore più di prima; e sulla bilancia della fiducia, la stima reciproca ha un valore maggiore della capacità di divertirsi insieme: forse capisco solo ora che quando mamma sembrava non riuscire a perdonare i torti subiti, non era per rivincita, ma per stanchezza, e per delusione.<br />
Allora, come ho detto, in questo periodo dell’anno, e della mia vita, voglio farmi un esame di coscienza: anch’io credo di aver deluso qualcuno, e in quei casi forse non ho neanche cercato di rimediare. E la delusione, anche se fa presa lentamente, quando attecchisce corrode ogni possibilità di riconciliazione. Forse dovremmo tutti, ogni tanto, lavorare sulle nostre delusioni, e impegnarci affinché non mettano dentro di noi radici talmente profonde da non permetterci di tornare indietro.<a title="MARTINA TAGLIAVIA" href="http://ventiblog.com/2014/05/martina-tagliavia/"><img class="aligncenter size-full wp-image-2803" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage.jpg" alt="PicMonkey Collage" width="2000" height="2000" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage.jpg 2000w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-768x768.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/12/PicMonkey-Collage-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></a>A Natale non siamo tutti più buoni, affatto. Ma proviamo almeno ad essere tutti più predisposti al riavvicinamento e favorevoli al confronto. Non dobbiamo dimenticare i torti subiti, o anche solo quelli che pensiamo di aver subito, ma ponderiamoli con quelli commessi e con quelli che crediamo di non aver commesso.<br />
Infondo, arrabbiarsi impegna tempo ed energie, mentre amare, e ridere, arricchisce il tempo, e rinvigorisce le energie.<br />
Benigni recentemente ci ha “illuminati” con i suoi Dieci Comandamenti, e ci ha detto che amarsi è il problema fondamentale dell’umanità. “Affrettiamoci ad amare, non ci rimane molto tempo: amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore. Tutto è amore. E amore coincide con la felicità. Cercatela ora la felicità. Ce l’hanno data a tutti noi, ma era un regalo così bello da averlo nascosto. E molti non si ricordano dove l’hanno messo. Mettete tutto all’aria. C’è la felicità! E’ lì! E anche se lei si dimentica di noi, noi dobbiamo ricordarci di lei.”<br />
Allora chiudo la mia lettera a Babbo Natale nel modo in cui Benigni ha chiuso il suo spettacolo, ispirandosi alle parole di Walt Whitman, così come fece Robin Williams interpretando il “Capitano” dell’<em>Attimo fuggente</em>:</p>
<blockquote><p>Saltate dentro all’esistenza ora. Perché se non trovate niente ora, non troverete niente mai più. E’ qui l’eternità, non ce n’è altra!</p></blockquote>
<p>Buon Natale a tutti,<br />
<a href="http://ventiblog.com/2014/05/martina-tagliavia/">Martina</a></p>
<p><iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/z1rYmzQ8C9Q?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>‘I GIOVANI DEVONO VIAGGIARE’ – CAPITOLO 4: GO ON CAMPUS ABROAD!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 11:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Martina Tagliavia “La bellezza cambia il mondo, e lo cambia una persona alla volta.” Renzo Piano “Dopo un’ora di autobus e un treno, sono arrivata in cima al Corcovado, ai piedi del Cristo Redentore, e mi sono trovata davanti agli occhi Rio!” – Vittoria “Di sicuro mi rimarrà impressa la vista dall’alto del Gran Canyon: da mozzare il fiato, è infinito. La cosa più strana è stata la serata a Las Vegas; davvero un mondo a parte!”&#8211; Matteo “La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="MARTINA TAGLIAVIA" href="http://ventiblog.com/2014/05/martina-tagliavia/">Martina Tagliavia</a></p>
<blockquote><p>“La bellezza cambia il mondo, e lo cambia una persona alla volta.”</p>
<p style="text-align: right;">Renzo Piano</p>
<hr />
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2022" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg" alt="image" width="600" height="450" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p style="text-align: right;">
</blockquote>
<p>“<em>Dopo un’ora di autobus e un treno, sono arrivata in cima al Corcovado, ai piedi del Cristo Redentore, e mi sono trovata davanti agli occhi Rio!</em>” – <strong>Vittoria</strong></p>
<p><em>“Di sicuro mi rimarrà impressa la vista dall’alto del Gran Canyon: da mozzare il fiato, è infinito. La cosa più strana è stata la serata a Las Vegas; davvero un mondo a parte!”</em>&#8211; <strong>Matteo</strong></p>
<p>“<em>La cosa più memorabile è stata la Muraglia, è proprio emozionante. [&#8230;] La cosa più strana era l’interazione con i tassisti, praticamente comunicavamo a gesti e una volta uno ci ha fatti scendere perché la destinazione secondo lui era troppo vicina!”</em> – <strong>Valentina</strong></p>
<p>“<em>Camminare su una corda sospesa a 13 metri d’altezza nel campus dell’università a Los Angeles. Era un po’ per creare lo spirito di gruppo perché erano gli altri a tenere le corde delle imbragature.”</em> – <strong>Federica</strong></p>
<p><em>“Non mi ricordo quale sia l’esperienza più memorabile perché a Praga la birra costa troppo poco per permetterti di tornare a casa con qualche ricordo. Di sicuro mi ricordo che per la prima volta in vita mia sono svenuto in ospedale, che è comunque uno step importante e imprescindibile nella vita di un futuro medico.</em>” – <strong>Stefano</strong></p>
<p>Cos’hanno in comune questi ragazzi, e di cosa stanno parlando? Hanno tutti vissuto poche settimane all’estero per fini universitari. Eppure provengono da atenei diversi, città diverse, campi di studio diversi.</p>
<p>San Paolo, San Francisco, Pechino, Los Angeles, Praga.</p>
<p>Alcuni di questi sono posti talmente lontani da noi, non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente, che probabilmente non avremmo mai neanche pensato di visitarli, se non ci fosse stata un’organizzazione sottostante, come quella universitaria, a cui appoggiarsi e che sostenesse l’importanza di certe esperienze.</p>
<p>Non per nulla lo scopo principale di questi Campus Abroad, o in generale programmi internazionali di breve durata (nel caso degli studenti di medicina, internati in reparti ospedalieri), è formativo: è un’intensa esperienza interculturale che permette ai partecipanti di arricchire il proprio curriculum, esplorare nuovi paesi, lavorare su casi reali acquisendo una conoscenza più approfondita di quell’area geografica. In molti casi il programma prevede visite ad aziende, organizzazioni internazionali, istituzioni; seminari tenuti da esperti locali o corsi tenuti da docenti dell’università partner presso le strutture ospitanti.</p>
<p>Ma come detto prima, se questo è il fine accademico dei campus, vi è anche un risultato collaterale, che porterete dentro per sempre.</p>
<p>Le persone che avete incontrato, i luoghi che avete visitato, le cose “strane” o memorabili che avete vissuto, vi hanno permesso di comprendere, seppur per poco tempo, una nuova cultura: e questo è molto difficile che avvenga quando si parte nelle vesti di turista.</p>
<p>Io sono stata a Dubai per tre settimane: ho studiato all’American University in Dubai, visitato il Dubai International Financial Center e ho seguito un corso di Business Plan per cui ho realizzato, insieme ad altri, un progetto sul campo.</p>
<p>Ma allo stesso tempo ho vissuto per un po’ di tempo nella città più sontuosa e megalomane che abbia mai visto, con gli 828 metri del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo; la pista da sci all’interno del Mall of the Emirates e i giochi di luce e d’acqua delle gigantesche fontane del Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo. Ho attraversato le famose Palm Islands e fatto il bagno al Jumeirah Beach Park; ho contrattato con i venditori di sciarpe e di profumi nei suk, e ammirato il Burj al-Arab, il lussuosissimo hotel a forma di vela che troneggia su Dubai.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2023" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg" alt="image" width="600" height="395" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ed ecco però cosa ricorderò per sempre con chiarezza: quando siamo stati con le jeep a surfare sulle dune del deserto, e abbiamo mangiato cibo arabo in un villaggio tra ballerini di danza del ventre, narghilè e tatuaggi all’henné, ho visto la vera anima di Dubai; non quella delle luci scintillanti dei grattacieli, ma piuttosto quella legata alle tradizioni della sua popolazione e alla storia della sua terra.</p>
<p>Sinceramente credo che molti di noi, me in primis, non sarebbero altrimenti mai andati in questa meravigliosa città, o forse solo dopo una lista di innumerevoli altre mete, molto più “comuni”. E probabilmente adesso non conoscerei molto di quello che ho potuto così vedere.</p>
<p>Senza contare che mettersi alla prova in un contesto estremamente diverso dal proprio, dover superare inconvenienti e disagi, dati da lingue e culture spesso radicalmente opposte alle proprie, stimola indubbiamente le proprie abilità e allarga orizzonti e vedute.</p>
<p>Ognuno dei ragazzi che hanno fornito testimonianza al riguardo rifarebbe questa esperienza, e ciascuno di loro consiglierebbe la città in cui è stato: è possibile che siano tutte città così belle ed indimenticabili?</p>
<p>Forse sì. O forse è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda.</p>
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