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	<title>Antonello Santopaolo &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Al doppiaggio passando per il teatro, una voce fatta di studio e pazienza -Intervista ad Alessandro Budroni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jan 2024 09:46:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandro Budroni nell’intervista di oggi ci fa comprendere quanto sia complesso per i giovani intraprendere una carriera nel mondo del leggio. Tra condizioni lavorative sempre più stringenti a causa di un processo di industrializzazione del settore e a causa delle major che impediscono la presenza di esterni nelle proprie lavorazioni, i giovani fanno fatica a ottenere un provino. Alessandro Budroni nasce a Livorno il 13 settembre del 1972. Si avvicina al mondo del doppiaggio intorno ai 30 anni. Formatosi in [&#8230;]</p>
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<p>Alessandro Budroni nell’intervista di oggi ci fa comprendere quanto sia complesso per i giovani intraprendere una carriera nel mondo del leggio. Tra condizioni lavorative sempre più stringenti a causa di un processo di industrializzazione del settore e a causa delle major che impediscono la presenza di esterni nelle proprie lavorazioni, i giovani fanno fatica a ottenere un provino.</p>



<p>Alessandro Budroni nasce a Livorno il 13 settembre del 1972. Si avvicina al mondo del doppiaggio intorno ai 30 anni. Formatosi in teatro intraprende un corso di doppiaggio a bologna che lo porterà a lavorare stabilmente come doppiatore.</p>



<p>Alessandro Budroni ha doppiato numerose pellicole cinematografiche lo ricordiamo nei panni di Taika Waititi in Jojo Rabbit, Tego Calderón in Fast &amp; Furious 5, David Harbour in The Equalizer &#8211; Il vendicatore, Gran Turismo &#8211; La storia di un sogno impossibile</p>



<p>Per quanto concerne le serie tv ha prestato anche in questo caso la voce a David Harbour nei panni Jim Hopper in Stranger Things, Jonathan Kite in 2 Broke Girls , Reed Diamond in Agents of S.H.I.E.L.D. e Scoot McNairy in Narcos: Messico.</p>



<h2><strong>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</strong></h2>



<p>Mi sono avvicinato al mondo del doppiaggio a una certa età. Ho fatto il primo turno che avevo 31 anni, c’è gente che iniziò a doppiare quando addirittura aveva 6 anni. Ho dei colleghi che entrarono in sala di doppiaggio che erano così piccoli che non sapevano leggere. Facevo l&#8217;attore a livello locale, in Toscana. In un momento di grave crisi personale un mio amico mi ha consigliato di seguire un corso di doppiaggio. Sono andato a fare una scuola di doppiaggio a Bologna e ricordo che facevo tutti i fine settimana avanti e indietro da Livorno.</p>



<h2><strong>Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare, e a quale sei più affezionato?</strong></h2>



<p>Inutile dire che Stranger Things ce l&#8217;ho nel cuore. La prima stagione si svolge nel 1983, i ragazzini dichiarano di avere undici anni, quindi, sono nati nel 1972. Io sono nato nel 1971, capite bene che mi rivedo in quell’epoca. Oltre Stranger Things, sono molto affezionato al mondo di Harry Potter e aver interpretato Oliver Masucci in Animali fantastici &#8211; I segreti di Silente mi ha emozionato. Quando in sala di doppiaggio parte la musica della saga a me vengono i brividi.</p>



<p>Ho un bel ricordo del doppiaggio di Adolf Hitler in Jojo Rabbit, di Oleg in 2 Broke Gilrs dove mi sono divertito come un pazzo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="640" height="480" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/01/Alessandro-budroni-Videogiochitalia-foto-per-il-Quotidiano-del-Sud.jpg" alt="" class="wp-image-34808" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/01/Alessandro-budroni-Videogiochitalia-foto-per-il-Quotidiano-del-Sud.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2024/01/Alessandro-budroni-Videogiochitalia-foto-per-il-Quotidiano-del-Sud-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption>Crediti: Videogiochitalia</figcaption></figure></div>



<h2><strong>Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti attori?</strong></h2>



<p>Avete un piano B? No, scherzo. Si può consigliare solo una cosa, ovvero studiare. Entrare nel mondo del doppiaggio non è facile. Sfatiamo subito un mito, non è un mondo chiuso e non lavorano solo fra di loro. Io sono figlio di un maresciallo della Guardia di Finanza e di una casalinga, non ho nessun tipo di collegamento con il doppiaggio. Ci sono colleghi che sono di primissima fascia che vengono non provengono da Roma e non hanno niente a che fare con questo mondo, eppure doppiano i protagonisti.</p>



<p>Ci vuole molta pazienza ragazzi, purtroppo il doppiaggio è serrato non solo a causa delle regole imposte dal periodo Covid, ma anche dalla paura delle major degli spoiler del furto di materiali. Non si può entrare negli stabilimenti dove viene trattato un prodotto particolare. Se c’è un prodotto della Lucas Film o di Netflix, come nel caso di Stranger Things, non ci si può nemmeno avvicinare allo stabilimento. Molti ragazzi si mettono fuori e attendono con pazienza che esca un direttore per consegnare loro del materiale. I turni sono talmente pieni che è difficile riuscire a ricavare anche solo cinque minuti per fare un provino a questi ragazzi. Provo una ammirazione sconfinata.</p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Alberto Angrisano, in compagnia dei maestri dalla recitazione al doppiaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 12:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alberto Angrisano nasce a Napoli il 28 aprile del 1968. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane diplomandosi alla Bottega teatrale del Mezzogiorno. Esordisce a Teatro con Gabriele Lavia nel Riccardo III. Dopo anni di lavoro e di formazione teatrale intraprende stabilmente la carriera come doppiatore. Alberto Angrisano ha doppiato numerose pellicole cinematografiche. Lo ricordiamo nei panni di Idris Elba in Pacific Rim, Thor: The Dark World, Ossessione omicida, La torre nera, Michael Kenneth Williams in Anarchia &#8211; [&#8230;]</p>
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<p>Alberto Angrisano nasce a Napoli il 28 aprile del 1968. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane diplomandosi alla Bottega teatrale del Mezzogiorno. Esordisce a Teatro con Gabriele Lavia nel Riccardo III. Dopo anni di lavoro e di formazione teatrale intraprende stabilmente la carriera come doppiatore.</p>



<p>Alberto Angrisano ha doppiato numerose pellicole cinematografiche. Lo ricordiamo nei panni di Idris Elba in Pacific Rim, Thor: The Dark World, Ossessione omicida, La torre nera, Michael Kenneth Williams in Anarchia &#8211; La notte del giudizio, Assassin&#8217;s Creed e Mahershala Ali in Green Book.</p>



<p>Nelle serie televisive ha prestato la voce a Dean Norris in Breaking Bad e Better Call Saul interpretando il ruolo di Hank Schrader. Nelle serie animate ha doppiato Jake il cane in Adventure Time.</p>



<p>Per quanto riguarda il mono videoludico oltre al già citato Solomon Reed in Cyberpunk 2077, ha doppiato Elias in Diablo IV, Cidolfus Telamon in Final Fantasy XVI, Ramattra in Overwatch 2, Gerard Bieri in Horizon Forbidden West e il Detective Norman in Mafia: Definitive Edition.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="960" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti.jpg" alt="" class="wp-image-34667" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-750x750.jpg 750w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Alberto Angrisano</figcaption></figure></div>



<h2>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>Il Mondo il doppiaggio è stata una cosa abbastanza casuale e in parte suggerita. Ho lavorato per tanti anni in teatro con un grandissimo maestro, ovvero Gabriele Lavia. Ho avuto la fortuna di lavorare anche con Montesano e Mariano Regillo. Insomma, tutti attori della mia epoca. Dopo dodici anni di teatro con lavori come Shakespeare e i classici avevo fatto un accordo con me. Se entro i 33 anni non riesco a fare un coprotagonista a teatro, devo darmi da fare perché non posso fare lo scritturato a vita.</p>



<p>Il caso ha voluto che Gabriele Lavia mi suggerì di produrmi uno spettacolo se volevo fare il coprotagonista. capisci bene che a trent&#8217;anni al massimo puoi produrre una frittata di maccheroni (ironizza NdR). Fatto sta che Gabriele Lavia mi consiglia di provare con il doppiaggio. Mi disse: “hai una bella voce, sei un bravo attore, provaci”. Io non conoscevo nessuno dell’ambiente mentre lui mi presentò Rodolfo bianchi. Da lì è cominciato praticamente tutto. Il provino con Rodolfo fu catastrofico, venendo dal teatro ero abituato a un utilizzo della voce diversa rispetto al doppiaggio.</p>



<p>Ricordo che al provino dovevo dire “buongiorno”. Abituato a utilizzare la voce in maniera fragorosa, mi fece subito notare che dovevo cominciare da zero. Da quel momento ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri. Ho lavorato con Renato Izzo, Ferruccio Amendola e tanti altri. Quando si poteva assistere in sala di doppiaggio imparavi molto.</p>



<h2>Nel corso della sua lunga carriera contornata da molteplici lavori, qual è il ricordo più intenso legato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>I ricordi sono due. Quando ancora non ero considerato come una persona capace mi fu affidato il ruolo di Hank in Breaking Bad. Quella è stata una serie che, secondo me, mi ha dato visibilità. Grazie a quella serie, non grazie alle mie capacità, perché quella serie ha vinto ogni possibile premio. All’epoca si lavorava sempre insieme e io ho un ricordo bellissimo mentre lavoravo con Stefano De Santo. Una bellissima lavorazione.</p>



<p>Un&#8217;altra cosa a cui sono legatissimo è Jack il cane di Adventure Time. Questo personaggio mi ha dato un riscontro con i ragazzi che hanno 16-17 anni che ancora oggi mi scrivono ringraziandomi per aver fatto parte della loro infanzia e della loro adolescenza. Un film a cui sono legato è Green Book. Mahershala Ali in questa pellicola ha anche vinto l’oscar. Per me è stato un grande piacere doppiarlo, un vero capolavoro.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Simone Savogin, record e segreti tra doppiaggio e &#8220;Poetry Slam&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Nov 2023 11:17:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Simone Savogin nasce a Como il 18 febbraio 1980, si avvicina al mondo del leggio spinto da una forte passione per la regia e l’animazione. Direttore del doppiaggio dal 2007, si occupa anche di Poetry Slam. Il Poetry Slam è una competizione in cui i poeti si sfidano a suon di versi, Simone Savogin è stato campione italiano per ben tre volte di questa concorrenza. Per di più, ha partecipato in qualità di poeta alla nona edizione di Italia’s Got [&#8230;]</p>
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<p>Simone Savogin nasce a Como il 18 febbraio 1980, si avvicina al mondo del leggio spinto da una forte passione per la regia e l’animazione. Direttore del doppiaggio dal 2007, si occupa anche di Poetry Slam. Il Poetry Slam è una competizione in cui i poeti si sfidano a suon di versi, Simone Savogin è stato campione italiano per ben tre volte di questa concorrenza. Per di più, ha partecipato in qualità di poeta alla nona edizione di Italia’s Got Talent riuscendo ad accedere alla finale e classificandosi al 4° posto.</p>



<p>Simone Savogin ha curato la direzione del doppiaggio di alcuni dei videogiochi più importanti del settore come God of War 2, God of War 3, Fable , Jak and Daxter: Una sfida senza confini, Ratchet &amp; Clank – A spasso nel tempo, Infamous, Killzone 2, la serie di Uncharted, Alan Wake, Metro 2033, Batman: Arkham City, Batman: Arkham Origins, Batman: Arkham Knight, Resident Evil 6, Resident Evil 7, The Last of Us. Tra i titoli citati ha curato anche la parte inerente all’adattamento dei dialoghi.</p>



<p><strong>Cosa ti ha spinto a entrare nel mondo del doppiaggio?</strong></p>



<p>Sono entrato nel mondo del doppiaggio perché è una passione che avevo sin da piccolo, quando ho scoperto regia e animazione. Soprattutto quando ho scoperto che i film non nascessero in italiano ma che venissero reinterpretati da delle voci italiane. Questo elemento mi ha affascinato e mi ha portato ad apprezzare anche il lavoro di qualcuno che sta rendendo fruibile un prodotto. Ovviamente questa caratteristica può cambiare in peggio o in meglio un prodotto, ma comunque è un&#8217;arte che mi ha sempre affascinato. Mi attira il suono, la musica e la lingua. Quindi, il doppiaggio è sempre stato nella mia vita sin da piccolo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="576" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-34465" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia-1024x576.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia-750x422.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia-1200x675.jpg 1200w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/11/Simone-Savogin-@-Videogiochitalia.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Simone Savogin</figcaption></figure></div>



<p><strong>Hai avuto modo di dirigere decine tra i titoli più significativi del mondo videoludico, a quale sei più affezionato? Inoltre, qual è stato il più difficile a cui hai lavorato?</strong></p>



<p>In più di 15 anni di lavoro in questo ambito posso dire che ho lavorato a un sacco di titoli validissimi.  Ci sono dei <em>franchise</em> ai quali sono più affezionato perché mi hanno richiesto più lavoro rispetto ad altri. Questo porta a legarsi maggiormente ai titoli , ci sono videogiochi che non richiedono troppo sforzo e passano via come niente e diventano solo “lavoro”.  I lavori in cui ti impegni di più, ti lasciano molto di più. Il lavoro più bello è stato una volta quando abbiamo coinvolto dei bambini. Ho apprezzato infinitamente il poter plasmare, insieme ai bambini, la loro immaginazione. Nonostante fosse un lavoro di doppiaggio e di Voice Acting, quindi i bambini dovevano seguire delle direttive, era bellissimo stare in sala con loro. Giocare a trovare il modo per recitare al meglio, era splendido. Ogni tanto la sala li impauriva o li frenava a volte li esaltava anche troppo. Quello è stato il lavoro più difficile ma che mi ha lasciato tantissimo. Lavorare con del materiale grezzo ti dà più soddisfazione. Il lavoro del direttore del doppiaggio è tantissimo di mediazione, magari un&#8217;attrice o un attore hanno delle idee e tu vuoi portarli su un&#8217;altra direzione. È complesso anche costruire delle sfumature adatte a un pubblico italiano per dei personaggi difficili già in originale. Si deve trovare sempre il modo di rendere fruibile al pubblico italiano qualcosa che non è tipico della nostra cultura o è totalmente alieno.</p>



<p><strong>Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti doppiatori?</strong></p>



<p>Come sempre dico a chi vuole intraprendere una carriera da doppiatrice o doppiatore è: “non fatelo” (ironizza NdR). Nel doppiaggio siate voi stessi nel portare la vostra capacità e siate il più malleabili possibili. Non deve essere il personaggio che deve venire a voi, ma siete voi che dovete andare al personaggio. Incollarsi al personaggio è la cosa più importante.  La più grande capacità di un doppiatore è l&#8217;ascolto. Bisogna sempre essere aperti all&#8217;ascolto o alla comprensione perché non bisogna mettere il proprio stampino su qualcosa che si vuole portare a sé. Bisogna essere al servizio del prodotto per rendersi il più invisibile possibile. La cosa più bella che si possa fare per un fonico, per un doppiatore e un direttore del doppiaggio è che lo spettatore non se ne accorga. Bisogna realizzare il lavoro più scivoloso possibile da illudere una persona tanto da fargli credere che non esista il doppiaggio.</p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Il racconto di Valerio Gallo campione del mondo di Gran Turismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Sep 2023 17:48:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[FIA GT Championships 2021 Nations Cup di Gran Turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo degli Esport, in Italia, è in continua espansione. Attualmente, il suo valore è stimato attorno ai 47 milioni di euro, ma i numeri sono destinati a salire. Valerio Gallo si avvicina al mondo degli Esport nel 2018, la sua storia fatta di tanti sacrifici sfata alla perfezione i preconcetti che ruotano ancora su questi atleti e su questo settore. Allenamenti, sudore, intensità e disciplina sono solo alcune delle caratteristiche che appartengono ai giocatori coinvolti nei maggiori campionati. Valerio [&#8230;]</p>
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<p>Il mondo degli Esport, in Italia, è in continua espansione. Attualmente, il suo valore è stimato attorno ai 47 milioni di euro, ma i numeri sono destinati a salire. Valerio Gallo si avvicina al mondo degli Esport nel 2018, la sua storia fatta di tanti sacrifici sfata alla perfezione i preconcetti che ruotano ancora su questi atleti e su questo settore. Allenamenti, sudore, intensità e disciplina sono solo alcune delle caratteristiche che appartengono ai giocatori coinvolti nei maggiori campionati. Valerio Gallo nel 2021 riesce a ottenere un importante premio, conquista il titolo FIA GT Championships 2021 Nations Cup di Gran Turismo. </p>



<h2><strong>Come ti sei avvicinato al mondo degli esport?</strong></h2>



<p>Sono venuto a conoscenza degli esport nel tardo 2018 dove i campionati FIA erano appena iniziati. Non ho preso parte alla prima stagione dei campionati, tuttavia ho recuperato iniziando con le qualificazioni ai world tour. Mi sono qualificato ai world tour di Tokyo, alle finali mondiali di Monaco e ai world tour di Sidney. Tra le cose l’ultimo evento pre-covid. A causa della pandemia ci siamo arrangiati, realizzando le corse online da casa. Da qui è iniziata tutta la mia carriera, anche se avevo già un’esperienza dei vecchi Gran Turismo dove correvo soltanto amichevolmente</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="860" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-860x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34264" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-860x1024.jpg 860w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-252x300.jpg 252w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo-750x893.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/09/Valerio-Gallo-@Valerio-Gallo.jpg 1170w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /></figure>



<h2>Il traguardo che hai ottenuto all&#8217;ultimo torneo è impressionante, come hai fatto a prepararti alla competizione, quanto è stata dura diventare campione del mondo di Gran Turismo?</h2>



<p>È una domanda che penso si sia già risposta da sola, perché avete visto quanta passione ed emozioni ho tirato fuori. L’adrenalina credo sia la migliore benzina per poter affrontare un evento. Oltre a questo, ovviamente, l’allenamento costante. Tenersi sempre allenati sulle piste, sulle traiettorie, sulle staccate, sul comportamento della macchina, è fondamentale. Tutto questo sempre con la giusta moderazione in quanto allenarsi troppo può essere anche controproducente. Cerco di allenarmi il giusto per poter anche trovare bello della guida. Mi diverto quando lo faccio, penso sia la cosa più importante.</p>



<h2><strong>Come vedi il mondo degli esport in futuro? L&#8217;Italia ha ancora molto da imparare rispetto agli altri paesi?</strong></h2>



<p>Credo che si debba valorizzazione meglio il settore degli esports. Ci sono tantissimi ragazzi che si stanno appassionando agli esport e hanno voglia di cimentarsi in questa avventura. Tra il lavoro e la scuola ritagliarsi del tempo per gli esport è veramente un grosso sacrificio. Inoltre, investire del tempo per qualcosa che non è riconosciuto pienamente non è facile. Spesso ti trovi in quel bivio in cui non sai se continuare, oppure ritirarti e focalizzarti sulla tua vita personale. Se pensiamo agli Stati Uniti dove, ad esempio, le università istituiscono proprio i team esport capisci che qui c’è ancora tanta strada da fare.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>Esports e Gaming in Italia, il traguardo storico del convegno in parlamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Criticità e potenzialità degli esports in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mondo degli esports cresce a tutta velocità nel mondo, ma non si può dire lo stesso per l’Italia dove la crescita viene rallentata da vuoti normativi. Qualcosa, però, sembra cambiare anche grazie al convegno “Criticità e potenzialità degli esports in Italia” organizzato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle e dall’Osservatorio Italiano Esports (OIES). L’8 e il 9 maggio scorsi, in due giornate storiche, si è discusso delle opportunità e delle sfide che il mondo degli Esports ha da offrire [&#8230;]</p>
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<p>Il mondo degli esports cresce a tutta velocità nel mondo, ma non si può dire lo stesso per l’Italia dove la crescita viene rallentata da vuoti normativi. Qualcosa, però, sembra cambiare anche grazie al convegno “Criticità e potenzialità degli esports in Italia” organizzato in Parlamento dal Movimento 5 Stelle e dall’Osservatorio Italiano Esports (OIES). L’8 e il 9 maggio scorsi, in due giornate storiche, si è discusso delle opportunità e delle sfide che il mondo degli Esports ha da offrire al nostro territorio. La convention ha, inoltre, posto le basi per un obiettivo ambizioso: la creazione del white paper in cui raccogliere le informazioni ed elencare le criticità del settore in Italia con le proposte risolutive per migliorarlo. La redazione del White Paper concede agli operatori del settore di poter far sentire la propria voce direttamente ai parlamentari, i quali potranno poi avviare gli iter necessari per legiferare in tal senso. L’Osservatorio Italiano Esports, fondato da Luigi Caputo ad aprile del 2020, ha lo scopo di diventare un punto di incontro per le aziende e i professionisti che hanno interesse a investire in questo mercato. Oltre alle opportunità di business, si fanno infatti promotori della cultura gaming in Italia. Proprio Luigi Caputo ci spiega le caratteristiche dell’OIES, ma anche questo ragguardevole traguardo e le prospettive future.&nbsp;</p>



<p><strong>Cos’è l’Osservatorio Italiano Esports e quali sono i servizi che offrite?</strong></p>



<p>«L’osservatorio italiano esports nasce ad aprile 2020, in piena pandemia. Prima ci occupavamo principalmente di sport marketing tradizionale, poi a causa delle restrizioni lo sport si è fermato e abbiamo visto negli esports un canale di crescita. È stata una scommessa che abbiamo vinto, infatti siamo un punto di riferimento nazionale per tutte le realtà che operano in questo settore. L’OIES è un ente B2B, quindi si riferisce alle società e al business che può nascere tra di loro. In questi anni ci siamo tolti tante soddisfazioni, abbiamo creato l&#8217;evento business di riferimento in Italia, ovvero ESPO game, e portato per la prima volta in Parlamento il mondo degli esport».</p>



<p><strong>L’8 e il 9 maggio sono stati a tutti gli effetti due giornate storiche. Quali sono le sfide e le opportunità di questo settore? Inoltre, parlateci del white Paper, in cosa consiste?&nbsp;</strong></p>



<p>«L’8 e il 9 abbiamo organizzato la prima storica convention sugli esport in Italia, alla Camera dei deputati. È stata un&#8217;occasione di incontro che abbiamo organizzato insieme al Movimento 5 Stelle che ci ha permesso di varcare le porte del Parlamento. In Italia non c&#8217;è una regolamentazione che consente agli operatori del settore di poter organizzare tornei, competizioni in maniera chiara, con delle regole stabilite. Non essendoci delle norme ad hoc, si adattano da altri settori varie leggi che, ovviamente, sono poco attinenti con il mondo dei videogiochi. Attraverso questa convention abbiamo portato gli esports a essere riconosciuti come settore, quindi a far comprendere alle istituzioni che esiste un universo economico che gira intorno al gaming.</p>



<p>Esiste una cultura positiva dei videogiochi, spesso sui giornali leggiamo gli aspetti avversi legati agli stereotipi. Riconoscere queste potenzialità significa darci una voce e permetterci di esistere al pari degli altri sport. Dalla convention, a cui hanno partecipato una selezione di operatori del settore, nascerà il White Paper degli esports e del gaming. Questo è un altro traguardo storico che raggiungeremo noi dell’osservatorio.</p>



<p>Insomma, presenteremo alcune proposte inserite nel White Paper tra settembre e l’inizio di ottobre con un nuovo evento, sempre alla camera».</p>



<p><strong>Come vedi il mondo degli eSport in futuro? L’Italia ha ancora molto da apprendere rispetto ad altri paesi che operano da tempo in questo settore?</strong></p>



<p>«Secondo me il problema è generazionale, ed il discorso molto più ampio. La tecnologia si è evoluta così velocemente che si è creata una disparità incredibile tra la generazione Z e quella dei propri genitori. Nella storia dell&#8217;umanità non c&#8217;è mai stata un&#8217;accelerazione così potente della tecnologia. Quello che si riscontra in Italia è che sono soprattutto i genitori a non riuscire a comprendere il mondo del gaming, perché proprio non ne hanno la capacità di tipo esperienziale. La narrazione si può cambiare solo migliorando il dialogo generazionale tra genitori e figli e conferendo visibilità al mondo degli esports».</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Davide Farronato, una vita tra calcio e doppiaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2023 12:33:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Davide Farronato nasce a Torino il 18 maggio del 1988. Appassionato di doppiaggio fin da bambino, frequenta la scuola teatrale Sergio Tofano di Torino, diretta da Mario Brusa per poi intraprendere stabilmente il lavoro come doppiatore.Davide Farronato ha doppiato numerose pellicole, lo ricordiamo nei panni di Sebastian Chacon in Emergency, Jaden goetz in My Fake Boyfriend e Booboo Stewart in The Last Survivos.Nelle serie animate ha prestato la voce a Billy Miller in Inazuma Eleven Ares e Gyutaro in Demon [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Davide Farronato nasce a Torino il 18 maggio del 1988. Appassionato di doppiaggio fin da bambino, frequenta la scuola teatrale Sergio Tofano di Torino, diretta da Mario Brusa per poi intraprendere stabilmente il lavoro come doppiatore.<br>Davide Farronato ha doppiato numerose pellicole, lo ricordiamo nei panni di Sebastian Chacon in Emergency, Jaden goetz in My Fake Boyfriend e Booboo Stewart in The Last Survivos.<br>Nelle serie animate ha prestato la voce a Billy Miller in Inazuma Eleven Ares e Gyutaro in Demon Slayer. Nelle serie tv doppia Miguel Diaz in Cobra Kai.<br>Per quanto concerne i videogiochi ha prestato la voce al personaggio Nick in The Quarry e a Brisone in Assassin’s Creed Odyssey. Inoltre, è direttore del doppiaggio dei due titoli calcistici di eFootball e FIFA.</p>



<h2>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>Molto banalmente, scoprendolo. Da bambino ero un divoratore di cartoni animati, in particolar modo adoravo Aladdin e, guardandolo, mi innamorai letteralmente della principessa Jasmine. Allora mia madre mi spiegò che, in quanto cartone animato, non era possibile fosse reale. Io obbiettai, convinto del fatto che dato che parlava, doveva per forza esistere. Ma lei mi spiegò che parlava perché esisteva il mestiere del doppiaggio che dava vita a cose che, apparentemente, non ne avevano. Per me questa fu una rivelazione, mi innamorai completamente di questa idea.<br>Ho iniziato tramite la scuola di teatro diretta da Mario Brusa, frequentando un corso triennale dal 2009 al 2012. Questo percorso mi ha sconvolto la vita. Un po’ perché mi ha dato la possibilità di scoprire le mie capacità, e poi perché mi ha permesso di incontrare tanti amici e colleghi. Molti di loro fanno parte della mia vita, con alcuni ho anche dato vita a una realtà teatrale a Torino chiamata ContraSto.<br>Una volta conclusa la formazione triennale, nel 2014 ho continuato con il corso di doppiaggio, proprio perché mi mancava la tecnica.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img width="1024" height="1024" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-34029" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-1024x1024.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n-750x750.jpg 750w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/07/343079777_109632555436668_1179923759795127002_n.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h2><strong>Qual è stato il personaggio più difficile da doppiare, e a quale sei più affezionato?</strong></h2>



<p>Il personaggio più difficile da interpretare credo sia stato<strong>&nbsp;</strong>Gyutaro&nbsp;della seconda stagione di&nbsp;<em>Demon Slayer</em>. È un demone con una timbrica particolare, pieno di sofferenze, rabbia e disperazione, e ovviamente per me non è stato facile interpretarlo. Ma anche questo è stato motivo di orgoglio,&nbsp;perché gli anime necessitano di un lavoro differente rispetto a quello dei videogiochi o di altri prodotti. Hanno un codice espressivo e interpretativo molto ben definito e per uno come me è molto più complesso lavorarci rispetto a lavorare ad altro.&nbsp;<em>Il primo è Miguel Diaz di Cobra Kai</em>, che eredita un po’ la veste di teen idol dei giorni moderni che prende il testimone di Daniel LaRusso di&nbsp;<em>Karate Kid</em>.&nbsp;Questo è un motivo di responsabilità, e poi perché è stato una sorta di successo quasi inaspettato. Quando doppiammo&nbsp;<em>Cobra Kai</em>&nbsp;non ci saremmo mai aspettati questa risonanza in Italia e nel mondo. Siamo arrivati a doppiarne cinque stagioni e con una sesta che mi auguro prima o poi si faccia. L’altro personaggio a cui sono legato è&nbsp;Paul Lindbergh di&nbsp;<em>Tempesta d’amore</em>, che va in onda su Rete 4. Essendo una soap il codice interpretativo è chiaramente diverso. Gli sono legato perché ho avuto la possibilità di incontrare l’attore e di diventare suo amico. È arrivato in un momento della mia vita in cui avevo bisogno di avere un personaggio come Paolo, un po’ svampito ma con una bella evoluzione.</p>



<h2>Noi ti ringraziamo per la tua disponibilità, ma prima di andare vorremmo conoscere un curioso aneddoto sulla tua carriera.</h2>



<p>Qualcosina ho vissuto. Mi è capitato di conoscere il personaggio che doppio in Tempesta d’amore, che va in onda su Rete 4. Ci siamo incontrati a Monaco di Baviera dove viene girata la soap ed è stato molto divertente. Con lui siamo diventati amici e ci sentiamo ogni tanto. Aggiungerei anche la possibilità di lavorare e di avere stretto un rapporto personale con Adani, Pardo, Caressa e Marchegiani. Ad esempio, io ho sempre avuto il sogno di fare radio.<br>Allora Fabio Caressa mi fece assistere nel 2019 a una puntata del programma che fa insieme a Ivan Zazzaroni il sabato su Radio Deejay. Ho partecipato ovviamente non in onda, però sono stato lì con loro, è stato molto divertente e sono stati molto carini.</p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La voce di Davide Marzi: dai simpson a Better Call Saul</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 16:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Davide Marzi: il doppiatore si racconta tra gli esordi, I simpson e Mads Mikkelsen Nella testimonianza raccolta oggi sono presenti alcuni dei nomi più iconici della storia del doppiaggio. Una vera miniera d’oro per tutti gli appassionati. Nell’intervista comprendiamo anche alcuni meccanismi di questo mestiere davvero interessanti e inediti. Davide Marzi, pseudonimo di Davide Bottiglieri, nasce a Palermo e compie gli anni il 20 marzo. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane come scopriremo anche all’interno [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Intervista a Davide Marzi: il doppiatore si racconta tra gli esordi, I simpson e Mads Mikkelsen</h2>



<p class="has-drop-cap">Nella testimonianza raccolta oggi sono presenti alcuni dei nomi più iconici della storia del doppiaggio. Una vera miniera d’oro per tutti gli appassionati. Nell’intervista comprendiamo anche alcuni meccanismi di questo mestiere davvero interessanti e inediti.</p>



<p>Davide Marzi, pseudonimo di Davide Bottiglieri, nasce a Palermo e compie gli anni il 20 marzo.</p>



<p>Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane come scopriremo anche all’interno dell’intervista.</p>



<p>Davide Marzi ha doppiato numerose pellicole cinematografiche, lo ricordiamo nei panni di Rufus Sewell in The Illusionist, Adrien Brody in The Experiment e Mads Mikkelsen in Rogue One: A Star Wars Story, Polar.</p>



<p>Nelle serie televisive ha prestato la voce a Vincent Piazza in Boardwalk Empire &#8211; L&#8217;impero del crimine e Patrick Fabian in Better Call Saul. Nei cartoni animati è stato la prima voce di Otto Disc e Julius Hibbert nei Simpson. Attualmente è la voce del giardiniere Willie, sempre nei Simpson, a partire dalla sedicesima stagione.</p>



<p>Per quanto concerne il mondo videoludico ha doppiato Vezreh in Horizon Forbidden West, Ryder in Knack, Saul Bright in Cyberpunk 2077, Grouse in Borderlands 3 e Mads Mikkelsen nei panni di Clifford Unger in Death Stranding.</p>



<p></p>



<h2><strong>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</strong></h2>



<p>Mi avvicino al mondo del doppiaggio in periodi diversi. In giovanissima età lavoro per delle radio private in quanto ho una grande passione per la musica.</p>



<p>Passano gli anni e nel frattempo ho degli avvicendamenti con Mediaset, ma a un certo punto decido di prendermi un anno sabbatico. Comincio a frequentare un corso di teatro su consiglio di un mio amico speaker. Mi nota il capocomico della compagnia, anche perché avevo studiato dizione ed ero abituato a leggere. Tra l&#8217;altro lo stesso capocomico mi disse: “hai delle qualità, perché non le sfrutti?”. Entro nella sua compagnia e cominciamo a lavorare.</p>



<p>Poco più tardi vengo invitato dal titolare di una radio di Cefalù a fare un programma.&nbsp; Mi confida di essere il testimone di nozze di Pino Locchi.</p>



<p>Decisi di telefonare il signor Locchi per andare a trovarlo. Mi presento una mattina in uno stabilimento dove lavoravano molto artisti del doppiaggio e vedo entrare personaggi dal calibro di Ferruccio Amendola e Rita Savagnone. Aspetto e vedo entrare un signore piccoletto con un cappelletto in testa. Mi presento e mi invita a seguire il turno di doppiaggio in assoluto silenzio. Alla fine di questo turno di doppiaggio Pietro Locchi si avvicinò e mi disse: “Senti perché non vai a leggio? Voglio sentire la tua voce”.</p>



<p>Con quella incoscienza che accompagna i giovani mi avvicino al leggio e doppio una scena di un attore francese. Ero così emozionato che ho chiesto un bicchiere d’acqua. Pietro Locchi mi disse che avevo una voce dolce e che comunque dovevo continuare con il teatro.</p>



<p></p>



<h2><strong>Parlaci del rapporto con Tonino Accolla e i tuoi primi lavori nei Simpson</strong></h2>



<p>Chiamala determinazione, fortuna o destino ma riesco a conoscere Tonino Accolla, mentre facevo un provino con Vittorio di Prima.</p>



<p>&nbsp;Una volta finito il turno mi disse: “Bene, dai il tuo numero in società e riferisci che Tonino Accolla vuole che ti inseriscano nel suo prossimo film”. All’epoca facevo massimo due o tre turni al mese, non avevo nessuno che mi sponsorizzava, non ero un figlio d&#8217;arte. In conclusione, non credevo tanto a questa sua affermazione.</p>



<p>Invece, dopo solo tre giorni, mi chiama per doppiare Il mio primo film in compagnia di Tonino Accolla.</p>



<p>Per quanto riguarda i Simpson mi si presenta&nbsp;la possibilità di doppiare Otto Disc, l&#8217;autista della scuola. Visto che avevo vissuto per un periodo a Milano, lo improntammo con questa parlata Milanese, un po&#8217; scanzonata. Dopo Otto Disc doppiai anche il Dottor Hibbert. Ricordo che dovevo assumere una tonalità di voce piuttosto bassa e per la famosa risata mi ispirai a quella di Tonino Accolla per Eddie Murphy.</p>



<p></p>



<h2><strong>Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti attori?</strong></h2>



<p>Secondo me ci vuole una certa predisposizione. Molti attori di presa diretta hanno delle difficoltà quando si trovano a doppiare. Noi dobbiamo riproporre al meglio quello che vediamo su schermo, cercando di essere il più fedele possibile. Questo meccanismo si innesca solo se sei un attore. Bisogna studiare tanto ed essere estremamente preparati. Se da una parte è fondamentale seguire un corso di doppiaggio, al tempo stesso bisogna esercitarsi molto. Leggete tanto a voce alta e fate teatro. È importante, una volta arrivati in sala, essere credibili, perciò tanta pazienza e tanto lavoro.</p>



<p>Approfitto di questi canali per diffondere un messaggio che ho a cuore. Ho un particolare interesse verso la natura e quello che desidero è che la gente abbia più rispetto per il mondo. Avere più rispetto per il prossimo ed essere un po&#8217; meno individualisti, essere più aperti e cercare di aiutarsi l’un l’altro. Grazie per l’intervista a presto.</p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Andrea Piovan: La voce degli anni &#8217;90 si racconta tra Art Attack e molto altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 10:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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		<category><![CDATA[art attack]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Piovan nasce a Spinea il 25 gennaio del 1963. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane per poi intraprendere stabilmente la carriera come speaker e doppiatore. Andrea Piovan è noto per aver doppiato numerosi documentari BBC Earth come Planet Earth, Frozen Planet e la serie Wild. Per quanto riguarda i videogiochi è la voce di Liquid Snake in Metal Gear, Nitrus Brio in Crash Bandicoot 2, Dingodile in Crash Bandicoot 3: Warped, Gabriel Logan in Syphon Filter, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/andrea-piovan-la-voce-degli-anni-90-si-racconta-tra-art-attack-e-molto-altro/">Andrea Piovan: La voce degli anni &#8217;90 si racconta tra Art Attack e molto altro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p>Andrea Piovan nasce a Spinea il 25 gennaio del 1963. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane per poi intraprendere stabilmente la carriera come speaker e doppiatore.</p>



<p>Andrea Piovan è noto per aver doppiato numerosi documentari BBC Earth come Planet Earth, Frozen Planet e la serie Wild.</p>



<p>Per quanto riguarda i videogiochi è la voce di Liquid Snake in Metal Gear, Nitrus Brio in Crash Bandicoot 2, Dingodile in Crash Bandicoot 3: Warped, Gabriel Logan in Syphon Filter, Hunter in Spyro 2, Kongol in The Legend of Dragoon e Robert Baxter in Time Crisis II.</p>



<p>Ha partecipato anche al doppiaggio di numerosi videogiochi blasonati come: Medievil, Half Life 2 e Tombi.</p>



<p>È stato la voce inconfondibile del Capo in Art Attack ed è lo speaker ufficiale di Rete 4, Canale 5 e Italia 1.</p>



<h2>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>All&#8217;inizio negli anni ‘70 avevo una radio privata dove facevo il dj in compagnia del mio amico Franco. Già alle superiori lavoravo in discoteca, in pratica utilizzavo già la voce. Ho capito che non bastava essere solo speaker radiofonici; quindi, ho cominciato a fare teatro prima in Italia e poi a Londra. A Londra ho frequentato una scuola molto importante. Ho avuto la fortuna di lavorare alla Royal Shakespeare Company, ho frequentato la scuola di Philippe Gaulier, Jacques Lecoq a Parigi. Dopo la scuola teatrale ho iniziato a fare lavori più sentiti a livello emozionale. La scuola mi è servita per riuscire ad esprimere tutto quello che io volevo raccontare.</p>



<h2>Quale è stato il personaggio più difficile da doppiare? A quale sei più affezionato?</h2>



<p>Non c&#8217;è stato un personaggio difficile da doppiare, tutto dipende sempre dal mio stato d&#8217;animo. Se arrivi sul posto di lavoro preparato, ma al tempo stesso disponibile curioso e intraprendente anche il personaggio più difficile non è poi così faticoso. Quello che ho amato di più sicuramente è Liquid di Metal Gear e il capo di Art Attack. Mi sono veramente divertito, il personaggio esprime la gioia che ho dentro di me. Adesso mi piace narrare documentari. Mediaset mi ha dato la possibilità di doppiare grandi documentari come Frozen Planet, Dynasties e tutta la serie Wild. Questi sono tutti prodotti di BBC Earth. In compagnia della musica di Hans Zimmer e in presenza della voce di David Attenborough è qualcosa di coinvolgente. Amo particolarmente narrare i documentari. Tra poco ci sarà un documentario, sempre su Mediaset, di 8 puntate che si chiama Planet Earth 3. In pratica il Sanremo dei documentari, grazie ancora a Mediaset.</p>



<h2>Quali sono i consigli che daresti a nuovi e aspiranti doppiatori?</h2>



<p>Se si ha la possibilità di recarsi direttamente in studio a doppiare, ve lo consiglio. Questa è la scuola più importante. Anche seguire i corsi è fondamentale però al tempo stesso bisogna allenarsi almeno per altre quattro o cinque ore al giorno. Bisogna esercitarsi molto per raggiungere un buon livello, è il suggerimento che ribadisco anche i ragazzi che mi seguono. C’è il rischio di arrivare impreparati in sala di doppiaggio, non si può pretendere di fare i casting se non ci si prepara quotidianamente. Anche se non si ha la fortuna di lavorare in studio, bisogna comunque esercitarsi come se si lavorasse in studio. Bisogna lavorare sulle articolazioni, sul personaggio, guardare dei film e provare a doppiarli.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Una vita tra i palcoscenici e il mondo del doppiaggio: intervista ad Alessandro Lussiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 13:47:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alessandro Lussiana nasce in Perù nel 1980. Cresce a Torino e fin da subito si accorge di avere una particolare predisposizione per il teatro. Si diploma al Teatro Stabile di Torino nel 2006 per poi intraprendere stabilmente la carriera come attore e doppiatore. Collabora attivamente con la compagnia dell’Elfo di Milano e del teatro Kismet di Bari. Alessandro Lussiana ha doppiato alcune pellicole cinematografiche, lo ricordiamo nei panni di Louis-David Morasse in Inside, aka Histoire de pen. Nelle serie animate [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Alessandro Lussiana nasce in Perù nel 1980. Cresce a Torino e fin da subito si accorge di avere una particolare predisposizione per il teatro. Si diploma al Teatro Stabile di Torino nel 2006 per poi intraprendere stabilmente la carriera come attore e doppiatore. Collabora attivamente con la compagnia dell’Elfo di Milano e del teatro Kismet di Bari.</p>



<p>Alessandro Lussiana ha doppiato alcune pellicole cinematografiche, lo ricordiamo nei panni di Louis-David Morasse in Inside, aka Histoire de pen. Nelle serie animate ha vestito i panni di Menma in Naruto e Keenan Sharpe in Inazuma Eleven Go: Galaxy. Per quanto concerne il mondo videoludico ha doppiato recentemente Chai in HiFi-Rush, il rhythm game sviluppato da Tango Gameworks.</p>



<p>Lo ricordiamo anche per aver doppiato Rufus in fuga da Deponia, Caos a Deponia e Addio Deponia.</p>



<h2>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio e della recitazione?</h2>



<p>Mi sono avvicinato prima alla recitazione dello spettacolo dal vivo, che è il filone da cui provengo. Quando ero adolescente ho iniziato a interessarmi alla recitazione perché la mia famiglia mi portava a teatro. Fin da subito mi sentivo attratto da questo mondo, ma non con l&#8217;idea di farlo da professionista. Arrivato all&#8217;università ho deciso di seguire dei corsi amatoriali, aperti un po&#8217; a tutti, per cominciare ad avere qualche rudimento. Una volta che mi ci sono trovato dentro ho capito che era qualcosa di cui non potevo fare a meno. Ho iniziato anche a lavorare subito, quasi come se “l&#8217;universo” ti volesse far capire qualcosa. Nei primi due anni in cui ho cominciato ad annusare i principi delle assi del palcoscenico, ho deciso di farlo ad alto livello. Mi sono preparato per le accademie nazionali che sono prettamente teatrali ma ora si stanno accostando anche al mondo del doppiaggio. Entro nell’accademia del teatro Stabile di Torino e per 3 anni, per 8 ore al giorno e per 6 giorni a settimana, mi sono formato tramite agli strumenti della dizione, dell&#8217;espressione corporea, della capacità di lettura a prima vista e ovviamente della recitazione. Sono molte le materie da studiare, come se fosse una sorta di università però strutturata come con le stesse modalità delle superiori. Uno dei primi lavori che imbroccai, dopo il diploma dell’accademia, fu per una serie TV. Capì fin da subito che volevo spaziare su tutti i fronti. Mentre ero ancora in accademia mi capitò di avere un contatto per andare a vedere un turno di doppiaggio.  Arrivai alla videodelta, che è uno studio storico di doppiaggio di Torino, dove incontrai Mario Brusa che mi disse: “Ti ascolto volentieri”.&nbsp; Fui colto quasi in contropiede perché non ero andato lì per farmi ascoltare, ma per cominciare ad osservare un mondo che era affine al teatro.</p>



<h2>Sappiamo che hai interpretato Chai in Hifi-Rush, il protagonista del rhythm game firmato Tango Gameworks, cosa puoi raccontarci del doppiaggio di questo titolo?</h2>



<p>Chai di Hi-Fi Rush è stato uno di quei personaggi che a volte ti capitano nella vita, l’ho sentito proprio nelle mie corde. Avevo già doppiato personaggi simili, abitualmente mi assegnano queste personalità un po&#8217; sopra le righe, che riescono a passare dal darsi un tono a essere completamente fuori dal contesto. Chai ha un carattere variegato, da questo punto di vista è scritto molto bene. La cura che stanno riponendo nel descrivere i personaggi nei videogiochi è veramente ammirevole. Quando feci il provino per capire se la mia voce potesse andare bene su Chai, speravo di passarlo perché era divertente. La grafica era molto particolare perché ricordava un disegno fatto a mano, quasi come un fumetto. Mi sono subito affezionato a Chai, tra le cose il tipo di pasta vocale che mi appartiene si sposa perfettamente con personaggi con un briciolo di follia. Ho una voce che ha delle particolarità contrastanti, perché ha sia delle tue tonalità calde sia delle sfumature molto metalliche. Non ho una voce rotonda, da doppiaggio pulito. Mi hanno anche detto che la mia voce può risultare anche sgradevole, ma è funzionale al personaggio che devo interpretare.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Quando la musica incontra l&#8217;arte e i videogames: intervista a Marco Borrelli dei Marcondiro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 10:04:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[marcondiro]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marco Borrelli, è il fondatore dei Marcondiro. La band è un gruppo musicale rock, indie e di musica d’autore con un tratto stilistico originale e avveniristico. In questa intervista scopriremo i futuri progetti del gruppo e la capacità di Marco di sperimentare e far collimare vari medium. Marco Borrelli nasce a Cosenza il 20 dicembre del 1976. Inizia la sua carriera come cantautore nel 2001 sotto lo pseudonimo del nome Marcondiro. Nel 2009 il nome Marcondiro diventa a tutti gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Marco Borrelli, è il fondatore dei Marcondiro. La band è un gruppo musicale rock, indie e di musica d’autore con un tratto stilistico originale e avveniristico. In questa intervista scopriremo i futuri progetti del gruppo e la capacità di Marco di sperimentare e far collimare vari medium.</p>



<p>Marco Borrelli nasce a Cosenza il 20 dicembre del 1976. Inizia la sua carriera come cantautore nel 2001 sotto lo pseudonimo del nome Marcondiro.</p>



<p>Nel 2009 il nome Marcondiro diventa a tutti gli effetti il nome d’arte del gruppo. La band è formata da Marco Borrelli, Frank Ranieri, Peppe Sacchi e Dario Segneni.&nbsp;L’album di esordio è “SpettAttore”. Dal primo album viene estratto il singolo Il salto, recensito da Vincenzo Mollica nella rubrica DoReCiakGulp!</p>



<p>Nel 2018 viene pubblicato il videoclip Ammore Vero con protagonista Stefano Fresi. Il videoclip in questione riesce ad aggiudicarsi il premio Roma videoclip. Un anno più tardi nasce la collaborazione artistica con il regista Daniele Ciprì per la realizzazione del videoclip Amati con protagonisti due insoliti robot primitivi. Nel 2021 viene pubblicato il disco DATA. Nel disco sono ricorrenti tematiche legate alla fantascienza e alla robotica, ma soprattutto all’amore ai tempi della tecnologia attraverso due intelligenze artificiali. Nello stesso anno pubblicano Con i Tuoi Occhi&nbsp;il primo videoclip italiano a diventare un NFT.</p>



<h2><strong>Il progetto AIPOP</strong></h2>



<p>AIPOP è un videogioco di prossima uscita ideato da Marco Borrelli con l’intento di unire vari medium sotto un unico sfondo, quello tecnologico. AIPOP è un progetto multiforme in cui si legano le canzoni del disco DATA, ne abbiamo parlato poc’anzi. Il titolo è disponibile come browser game e appartiene al genere platform a scorrimento.</p>



<p>Nel videogioco vestiremo i panni del robot primitivo, protagonista del videoclip Amati. Il videogioco alterna fasi platform con sequenze tipiche dei giochi maze game. Superate queste fasi strettamente legate a dinamiche videoludiche si passa a livelli in cui bisogna risolvere degli anagrammi e rispondere il più velocemente possibile ad alcune domande, implementando di fatto sequenze volte all&#8217;apprendimento e alla velocità di pensiero.</p>



<p>L’idea di fondo del progetto rappresenta appieno la filosofia di Marco, ovvero di realizzare contenuti transmediali, cercando di unire più linguaggi apparentemente distanti fra di loro.</p>



<h2><strong>La prima domanda è piuttosto scontata, ma necessaria per conoscere i primi passi dei nostri ospiti. Come ti sei avvicinato al mondo musicale? Come è nato il progetto Marcondiro?</strong></h2>



<p>Ho iniziato a fare musica da quando avevo 10 anni, diciamo che è stato un incontro che è venuto per il caso del destino. Intorno ai 5 anni uno zio d&#8217;America mi portò un pianoforte di legno e da lì incominciai a strimpellare i primi accordi di alcune pubblicità. Mi ricordo che c’era la pasta Barilla che imperversava nelle pubblicità di nascenti televisioni nazionali e quindi mi ritrovavo a suonare senza neanche sapere come. Successivamente ho iniziato a studiare quando mi sono reso conto che in effetti non poteva essere altro che la mia vita.</p>



<h2><strong>Dai tuoi lavori si percepisce la tua abilità a sperimentare e a concatenare vari medium. Cosa puoi raccontarci del tuo pezzo musicale “Con i tuoi Occhi”? il primo videoclip italiano a diventare un NFT.</strong></h2>



<p>Ci sono diversi piani che si intersecano, c&#8217;era già l&#8217;idea prima ancora di sapere cosa significasse NFT, acronimo di “Non Fungible Token”. Gli NFT sono un modo molto interessante e avanzato per tutelare un file musicale. Poco tempo fa un file JPEG o qualunque altro file musicale non poteva essere tutelato, quindi non si poteva sapere da chi provenisse. Oggi finalmente lo possiamo scoprire attraverso la blockchain, ossia dei codici che sono collegati tra loro in modo sicuro utilizzando la crittografia. Si caricano i file su un portale come OpenSea, come nel caso della produzione Marcondiro. A quel punto, il file diventa parte di un sistema che certifica la paternità dell’opera artistica.</p>



<p>Da sempre ho voluto tutelare le mie opere di ingegno, come ad esempio il marchio presente sulla testa del Robot Primitivo, personaggio che fa parte della storia legata l&#8217;intelligenza artificiale del disco DATA. Con i Tuoi Occhi presenta una serie di concetti provenienti dal mondo della robotica e di Asimov come per esempio: come sognano i robot?</p>



<p>Chi ascolterà il testo percepirà questo tipo di richiamo di mondi fantascientifici. All’inizio del videoArt musicale c’è questo mondo legato ad Asimov dove i robot per sognare&nbsp;devono guardare dei frattali. In quel momento parte il sogno, una sorta di mondo onirico per i robot. Questo concetto mi piaceva moltissimo, di conseguenza l&#8217;ho voluto inserire all&#8217;interno del videoclip.</p>



<p>Da lì a poco nel metaverso “The Nemesis” ci hanno invitato a suonare nella giornata della terra nel 2021 per un pubblico di avatar. Sicuramente un’esperienza divertente che ci ha dato quella strizza del concerto live che non capitava da un po&#8217; di tempo, in quanto eravamo ancora in piena pandemia.</p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">Videogiochitalia.it</a></p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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