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	<title>UNESCO &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Riconoscere e tutelare il patrimonio culturale “immateriale”: una sfida sempre più attuale per la cultura nella società fluida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Feb 2024 18:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio culturale immateriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è storicamente riconosciuta come detentrice di un immenso patrimonio culturale, unico al mondo. Quando si pensa a tale patrimonio di norma si immaginano oggetti e luoghi necessariamente materiali, ma la cultura in realtà spesso assume forme anche intangibili, incorporee e metafisiche.Con questa consapevolezza, nel 2003 l’UNESCO ha approvato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, un trattato che mira ad assicurare tutela anche alle forme “intangibili” di cultura, quali testimonianze della civiltà da preservare e tramandare.Ai sensi [&#8230;]</p>
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<p>L&#8217;Italia è storicamente riconosciuta come detentrice di un immenso patrimonio culturale, unico al mondo. Quando si pensa a tale patrimonio di norma si immaginano oggetti e luoghi necessariamente materiali, ma la cultura in realtà spesso assume forme anche intangibili, incorporee e metafisiche.<br>Con questa consapevolezza, nel 2003 l’UNESCO ha approvato la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, un trattato che mira ad assicurare tutela anche alle forme “intangibili” di cultura, quali testimonianze della civiltà da preservare e tramandare.<br>Ai sensi della Convenzione, il patrimonio immateriale comprende prassi, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e abilità che comunità, gruppi e individui riconoscono come parte della loro cultura. Rientrano quindi nel patrimonio immateriale anche le tradizioni, le consuetudini e persino il “know-how”, il saper fare, quando rappresentino una traccia culturale della società meritevole di protezione.<br>La Convenzione prevede la costituzione di una Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale (Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity), in cui ciascuno stato può inserire, secondo determinate regole, quanto ritiene rappresentativo della propria identità culturale. La lista contribuisce a dimostrare la diversità del patrimonio intangibile, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema l’intera comunità globale.<br>L’Italia ha iscritto nella lista una molteplicità di elementi: l’alpinismo, la transumanza del bestiame, la cavatura del tartufo, l’arte delle “perle di vetro” (cioè la metodologia classica di lavorazione del vetro mediante il fuoco, tipica ad esempio di Murano, Burano, Torcello e Pellestrina), l’Opera dei Pupi Siciliani (ossia il caratteristico teatro delle marionette nato in Sicilia all’inizio del XIX secolo), il canto a tenore sardo, ma anche il “saper fare” dei liutai cremonesi (ossia la sapienza artigiana degli speciali creatori di strumenti in legno dell’area di Cremona, che realizzano opere uniche attraverso l’assemblaggio a mano di oltre 70 elementi), la particolare tecnica tradizionale di coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, la falconeria, l’arte dei muretti a secco (ossia la realizzazione di murature sovrapponendo semplicemente le pietre), la maestria musicale dei suonatori di corno da caccia, nonché da ultimo nel 2023 il canto lirico.<br>Esempi particolarmente significativi di elementi del patrimonio culturale immateriale che l’Italia ha inserito nella lista si collegano poi all’universo enogastronomico, coniugando la dimensione schiettamente culturale con il vasto – e oggi attualissimo – tema del food, in ottica anche e soprattutto internazionale. L’Italia ha inserito nella lista la dieta mediterranea, non come mero elenco di cibi o regime alimentare, ma come stile di vita e come insieme di saperi, tradizioni, conoscenze, simboli che iniziano sin dalla coltivazione, dalla pesca e dall’allevamento, proseguono nella fase della “cucina” e della preparazione del pasto e giungono fino al momento della sua consumazione, ad esempio nella condivisione con i commensali. Si tratta di un elemento culturale dichiaratamente transnazionale, che interessa anche Cipro, Croazia, Grecia, Marocco, Spagna e Portogallo. Ancora, l’Italia ha iscritto in lista “l’arte del pizzaiuolo napoletano”, cioè quell’insieme di saperi, di gestualità e di manualità, ma anche di simboli, di tradizioni e di sentimenti collegati alla pizza.<br>L’Italia ha ratificato la Convenzione UNESCO nel settembre 2007 e da allora ha promosso diverse iniziative sul tema anche a livello nazionale. Manca però ancora oggi, almeno in una parte dell’opinione pubblica, la consapevolezza che il patrimonio culturale non necessariamente debba incorporarsi in beni fisici tangibili, ma possa avere anche dimensione completamente metafisica.<br>La tutela del patrimonio culturale immateriale costituisce oggi una sfida complessa e delicata. Conservare e tramandare un elemento “immateriale” richiede infatti il contributo attivo, costante e propositivo degli individui, la loro compartecipazione emotiva con un&#8217;intenzione profonda e autentica. Mentre per la preservazione dei beni materiali talvolta può risultare sufficiente lo stoccaggio in luoghi protetti, per conservare una tradizione, un’arte, un sapere è necessario che le persone cooperino condividendolo, che qualcuno tramandi e qualcuno voglia “ricevere”. Si tratta di un tema sempre più attuale, perché conservare e trasmettere gli elementi culturali intangibili provenienti dal passato è particolarmente difficile in una società fluida, liquida, in cui condotte, prassi, sentimenti e intenzioni sono in costante evoluzione.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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		<title>Lavoratori utili e lavoratori inutili, l’appello di Stefano Massini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ARTE]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Massini]]></category>
		<category><![CDATA[UNESCO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si va incontro ad un momento di grande necessità, urge essere pratici. Bisogna concentrarsi sulla concretezza delle cose, soluzioni pragmatiche ed efficaci anche sul medio periodo. Il Covid-19 ha costretto il Governo a tirare fuori dall&#8217;armadio l’utilitarismo nella sua massima espressione, costruendo l’assetto delle nuove regole per l’emergenza sanitaria sui concetti di utile e non utile, di essenziale e non essenziale. Non ci sta però lo scrittore Stefano Massini che, durante il suo consueto monologo del giovedì a Piazza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/lavoratori-utili-e-lavoratori-inutili-lappello-di-stefano-massini/">Lavoratori utili e lavoratori inutili, l’appello di Stefano Massini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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<p>Quando si va incontro ad un momento di grande necessità, urge essere pratici. Bisogna concentrarsi sulla concretezza delle cose, soluzioni pragmatiche ed efficaci anche sul medio periodo. Il Covid-19 ha costretto il Governo a tirare fuori dall&#8217;armadio l’utilitarismo nella sua massima espressione, costruendo l’assetto delle nuove regole per l’emergenza sanitaria sui concetti di utile e non utile, di essenziale e non essenziale.</p>



<p>Non ci sta però lo scrittore Stefano Massini che, durante il suo consueto monologo del giovedì a Piazza Pulita, parla senza mezzi termini della retrocessione dell’arte, più precisamente quella dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, a categoria non utile. È il 09 Aprile 2020.</p>



<p>“<em>Il punto non è che io chieda che domani vengano riaperti i teatri o i cinema. Il punto è il modo irritante in cui si dà per scontato che l’arte, la musica, il cinema, il teatro siano delle cavolate marginali che, anche se non ricominciano, tutto sommato chi se ne frega e possono continuare a mancare all&#8217;appello per tanto tempo purché ricomincino le cose utili</em>”.</p>



<p>Massini non si ferma e sottolinea come i lavoratori dello spettacolo muovano tutto un macrocosmo di vite di persone che guidano i camion, allestiscono i teatri, montano i palchi, si occupano delle luci; insomma, fanno sì che la magia avvenga e, secondo le linee guida governative, finiscono anche loro nelle schiere dei lavoratori di seconda scelta. Si dà il caso però che quegli stessi lavoratori non utili, ovvero attori, musicisti, cantanti, scrittori, attori di teatro siano quelli che, nei momenti più tristi dell’isolamento, ci hanno allietato più di tutti con canti, letture di poesie, musiche, racconti, spettacoli caserecci e tutorial di varia natura, permettendoci così di affrontare con spirito migliore la paura del contagio che ci è franata addosso. Cosa sarebbero stati questi giorni di tremenda incertezza senza l’arte?</p>



<p>La conclusione del suo monologo rimane, a mio avviso, una delle più belle di quelle che ho ascoltato a Piazza Pulita: “<em>Noi non siamo un paese qualunque del pianeta Terra; siamo l’Italia. Un paese che fino a prova contraria ha nel suo DNA la funzione di faro nel mondo per quello che riguarda il rapporto con la bellezza. La bellezza noi ce l’abbiamo nel nostro DNA […] La bellezza, l’arte e la cultura non sono scemenze di cui si può fare a meno e tanto chi se ne frega, ma sono qualcosa che è parte radicale dei ricordi e della sete di bellezza che abbiamo.”</em></p>



<p>Parole accorate che, nel giro di 24 ore, hanno infiammato molti e incassato elogi e l’appoggio di artisti del calibro di: Renato Zero, Vasco Rossi, Carlo Verdone, Fiorella Mannoia, Silvio Orlando, Jovanotti; poi ancora Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Gianna Nannini, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Emma, Pierfrancesco Favino, Ambra Angiolini, Paola Turci, Tosca, Tommaso Paradiso, Ferzan Ozpetek, Gianmarco Tognazzi, Fabrizio Bentivoglio e molti altri. Man mano che i giorni passano, il suo urlo di protesta riceve sempre più consensi e sfocia, qualche giorno prima del 1° maggio (la festa dei lavoratori utili, come la definisce lui stesso), in un video in cui ringrazia la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) per l’aiuto che, probabilmente senza accorgersene, sta dando alla sua causa. <br>La CEI, infatti, sta lottando affinché le chiese vengano riaperte perché tenerle chiuse viola la libertà di culto. Per Massini tenere chiusi i teatri che, di fatto, hanno le stesse proporzioni spaziali delle chiese, viola il diritto alla bellezza e afferma, con convinzione, che il giorno in cui la CEI vincerà la propria battaglia e le chiese verranno riaperte, saranno riaperti anche i teatri.</p>



<p>La speranza è che nel prossimo DPCM il Governo possa ascoltare le voci di questo disagio e valorizzare quelle persone che sono parte integrante del nostro patrimonio culturale. Per chi non lo sapesse, l’Italia è il primo paese al mondo per numero di siti UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura). <br>Vantiamo 55 siti protetti tra chiese, piazze, teatri, ville, affreschi e persino montagne (le Dolomiti, n.d.r.) e interi tratti di cosa (la costiera amalfitana, n.d.r.). In un paese come il nostro, in cui la cultura è parte integrante delle nostre radici, dove è possibile passeggiare tra i resti di una civiltà che ha influenzato il mondo, che ha dato i natali ad artisti che hanno modellato a loro immagine e somiglianza la storia dell’arte e della letteratura, classificare i discendenti di tutto questo patrimonio come lavoratori non utili, <strong><em>stride</em></strong>.</p>



<p>Sitografia:<br><a href="https://www.la7.it/piazzapulita/video/la-retrocessione-dellarte-09-04-2020-318832">Piazza Pulita &#8211; &#8220;La Retrocessione dell&#8217;Arte&#8221;</a><br><a href="https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/fase-2-stefano-massini-il-teatro-non-vi-pare-del-tutto-uguale-a-una-chiesa/359061/359615?fbclid=IwAR3vZDO3LprBCXrwqRrFbpfHCAm_0oP4sAvZLEBLESi0LuP3xT5o8AjJykI">Repubblica &#8211; &#8220;Fase 2, Stefano Massini: Il teatro non vi pare del tutto uguale a una chiesa?&#8221;</a><br><a href="https://www.repubblica.it/robinson/2020/04/10/news/vasco_rossi_aderisco_incondizionatamente_all_appello_di_stefano_massini-253662739/?ref=RHPPRB-BS-I0-C4-P7-S1.4-T2&amp;fbclid=IwAR3hYOrRiClCOdtxmDDNaoLQS9SarleWOOqf1-HYBZcq9DVJUpjznAi0dKg">Repubblica &#8211; &#8220;Vasco Rossi: Aderisco incondizionatamente all&#8217;appello di Stefano Massini per l&#8217;arte e la cultura&#8221;</a><br><a href="https://www.artribune.com/arti-performative/cinema/2020/04/appello-la-cultura-non-inutile/">Artribune &#8211; &#8220;Lo scrittore Stefano Massini si infuoca in tv col suo appello: la cultura non è inutile&#8221;</a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/lavoratori-utili-e-lavoratori-inutili-lappello-di-stefano-massini/">Lavoratori utili e lavoratori inutili, l’appello di Stefano Massini</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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