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	<title>stato non membro &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La Palestina all&#8217;Onu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Donato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2019 17:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
		<category><![CDATA[osservatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2012 la Palestina entra a far parte dell&#8217;Onu come Stato non membro osservatore, ma cosa significa? L’Assemblea generale dell’ONU, il 29 novembre di esattamente 7 anni fa, riconosceva la Palestina come “Stato non membro osservatore permanente”. Fra i 138 voti favorevoli ci fu anche quello dell’Italia, mentre fra i 9 no risaltarono i pareri negativi di Stati Uniti e, naturalmente, Israele, Paese con cui la Palestina è in guerra da lungo tempo. Ma che significa diventare uno Stato osservatore? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Nel 2012 la Palestina entra a far parte dell&#8217;Onu come Stato non membro osservatore, ma cosa significa?</h3>



<p>L’Assemblea
generale dell’ONU, il 29 novembre di esattamente 7 anni fa, riconosceva la
Palestina come “Stato non membro osservatore permanente”. Fra i 138 voti
favorevoli ci fu anche quello dell’Italia, mentre fra i 9 no risaltarono i
pareri negativi di Stati Uniti e, naturalmente, Israele, Paese con cui la
Palestina è in guerra da lungo tempo.</p>



<p>Ma che
significa diventare uno Stato osservatore? Occorre, innanzitutto, fare un passo
indietro: la Palestina era già “ente osservatore”, era, cioè, considerata
un’organizzazione che poteva assistere ai lavori dell’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite pur non essendo né uno stato ufficiale, né Paese membro dell’ONU.
Di conseguenza, non poteva partecipare alle votazioni. Sostanzialmente, dopo il
29 novembre 2012 la sua posizione non è cambiata di molto, in quanto non è
ancora considerata ufficialmente membro ONU e continua a non poter partecipare
alle votazioni.</p>



<p>Tuttavia,
col riconoscimento – probabilmente più simbolico che concreto – di questo
status, la Palestina ha ottenuto la possibilità di intervenire durante gli
incontri dell’Assemblea, votare su questioni procedurali, servire come
firmatario su documenti di lavoro e firmare le risoluzioni. Resta invece
interdetta l’opportunità di sponsorizzare risoluzioni o voti in merito a
questioni sostanziali.</p>



<p>Pertanto,
l’<em>upgrade</em> da ente a Stato osservatore, sebbene non significhi molto in
termini pratici, porta con sé un forte valore simbolico, visto che fino al 2012
la Palestina non era mia riuscita a conquistare il titolo di “Stato”.</p>



<p>Ad
ogni modo, a voler essere precisi, parliamo dello “Stato di Palestina”, e non
solo di “Palestina”, dal momento che il più generico termine Palestina viene utilizzato
per indicare la regione geografica del Vicino Oriente compresa tra il Mar
Mediterraneo, il&nbsp;fiume Giordano, il&nbsp;Mar Morto, a scendere fino
al&nbsp;Mar Rosso&nbsp;e i confini con l&#8217;Egitto. La Palestina, quindi, ingloba un’area
territoriale piuttosto ampia: Cisgiordania e Striscia di Gaza (condivisi con lo
Stato di Israele), parti di Siria, Giordania e Libano.</p>



<p>Riassumendo,
se prendiamo in considerazione tutti i Paesi che gravitano attorno a quest’area
geografica mediorientale, comprendiamo l’eterogeneità e l’elevato numero di
interessi economico-politici in gioco e possiamo farci un’idea delle ragioni dell’insorgenza
dei tanti conflitti che si sono susseguiti nel corso della storia.</p>



<p>L’annuncio
dell’Onu è stato accolto con scene di giubilo, canti, spari in aria e bandiere
al vento nella piazza di&nbsp;Ramallah, la capitale <em>de facto</em> dello Stato
di Palestina. Perché, in realtà, la capitale rivendicata dal popolo palestinese
è Gerusalemme Est, la quale si trova attualmente sotto il controllo israeliano.</p>



<p>Per
fare un po&#8217; più di chiarezza sull’assetto politico della Palestina, è
necessario sottolineare che questo Stato è tuttora privo di un&#8217;organizzazione
statuale tipica, non possiede un esercito&nbsp;regolare, e rimane&nbsp;occupato&nbsp;da
Israele per quanto riguarda Gerusalemme Est e parte della&nbsp;Cisgiordania;&nbsp;mentre
la&nbsp;Striscia di Gaza, alla quale Israele fornisce energia elettrica, è
sotto parziale&nbsp;blocco navale,&nbsp;terrestre e aereo, imposto da parte di
Israele ed Egitto a partire dal giugno 2007 dopo la vittoria di Hamas
alle&nbsp;elezioni legislative del 2006.</p>



<p>In
mezzo a tutto questo trambusto, a tenere le redini dello Stato è l’Autorità
Nazionale Palestinese, ovvero l’organismo politico di auto-governo il cui
leader, ai tempi della risoluzione ONU del 2012, Abu Mazen, dichiarò che la
Palestina partecipava all’Assemblea Generale quel giorno perché credeva nella
pace e la sua gente ne aveva un disperato bisogno. Aggiunse che il popolo palestinese
guardava all’Onu con grande speranza per la fine delle ingiustizie e per un
futuro di pace e sostenne che il voto era l’ultima chance per salvare la
soluzione dei due stati (Palestina e Israele).</p>



<p>Ma, a
distanza di 7 anni, lo Stato di Palestina, la pace con Israele non l’ha ancora
raggiunta – né pare la raggiungerà nel breve periodo. Tuttavia, a livello di
relazioni internazionali, qualche passo in avanti l’ha fatto. Infatti, alla
data odierna, la Palestina è riconosciuta come Stato da 137 membri dell&#8217;ONU; il
30 ottobre 2014 ha ottenuto il primo riconoscimento internazionale come Stato
da parte della Svezia; il&nbsp;Parlamento Europeo nel dicembre 2014 ha votato a
favore del riconoscimento dello Stato di Palestina &#8220;in linea di
principio&#8221; e &#8220;di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di
pace&#8221;; nel 2015 lo Stato mediorientale ha sottoscritto lo Statuto di Roma,
riconoscendo la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.</p>
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