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	<title>Scienza &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Riconoscimenti per i giovani della scienza, la terza edizione del Premio Giovani Ricercatori e Ricercatrici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 13:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora poche ore per candidarsi al Premio Giovani ricercatrici e ricercatori (2023) del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica. Il concorso, giunto alla sua terza edizione, è indirizzato alle nuove generazioni che lavorano ed operano in istituzioni della ricerca italiane, sia pubbliche che private no profit. L’obiettivo della competizione è quello di promuovere le attività di ricerca per richiamare l’attenzione di tutte le istituzioni e dell’opinione pubblica, sulle scienziate e sugli scienziati che rappresentano una preziosissima risorsa per il futuro [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Ancora poche ore per candidarsi al <a href="https://www.scienzainrete.it/premio2023">Premio Giovani ricercatrici e ricercatori (2023)</a> del <a href="https://www.gruppo2003.org/">Gruppo 2003 per la ricerca scientifica</a>. Il concorso, giunto alla sua terza edizione, è indirizzato alle nuove generazioni che lavorano ed operano in istituzioni della ricerca italiane, sia pubbliche che private no profit. L’obiettivo della competizione è quello di promuovere le attività di ricerca per richiamare l’attenzione di tutte le istituzioni e dell’opinione pubblica, sulle scienziate e sugli scienziati che rappresentano una preziosissima risorsa per il futuro del nostro Paese e del mondo intero. </p>



<p>L’importanza di investire e promuovere la ricerca è sotto gli occhi di tutti vista l’esperienza della pandemia. L’intervento dei tanti ricercatori, il loro adoperarsi nello studio di una risoluzione immediata al dilagante “problema”, ha rappresentato una grande prova d’esame rispetto alle competenze, alle strumentazioni possedute ed alle possibilità di fare ricerca. </p>



<p>Per questo motivo, Gruppo 2003 ha deciso di offrire – in termini economici &#8211; delle occasioni ai giovani ricercatori per implementare l’attività scientifica. Un concorso che già nelle scorse edizioni ha visto una notevole partecipazione – nella passata edizione ben 370 domande – e che quest’anno ha deciso di premiare non le discipline ma i temi giudicati ‘più rilevanti’ e che, non a caso, sono compresi anche nel Programma nazionale della ricerca e nella programmazione europea col fine di ampliare e stimolare gli approcci multi e transdisciplinari. «Ci aspettiamo molti articoli scientifici interessanti che verranno valutati da apposite giurie costituite in seno al Gruppo 2003, associazione che comprende ben 120 ricercatori highly cited attivi in Italia» ha dichiarato la presidente del Gruppo 2003 Maria Pia Abbracchio presentando il progetto. <br>Requisiti per la partecipazione: essere un giovane ricercatore o ricercatrice che abbia concluso il dottorato di ricerca della durata massima di 7 anni, quindi dal 2016 a oggi; presentare un lavoro scientifico che rientri in uno degli ambiti tematici: agricoltura; alimentazione; biodiversità; clima; cybersecurity; energia; intelligenza artificiale; big data e high performance computing per la sostenibilità; nuovi materiali; salute; astrofisica e spazio. Le candidature sono aperte fino alle ore 24:00 di oggi al link www.scienzainrete.it/candidatura-premio. </p>



<p>I dieci vincitori &#8211; uno per ogni area tematica &#8211; saranno selezionati dalle giurie del Gruppo 2003 entro i primi di ottobre e premiati con diploma e 3.000 euro a testa in una cerimonia presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche a Roma il 6 novembre 2023 alla presenza della presidente del CNR e della presidente e direttivo del Gruppo 2003. «Il premio sarà conferito ai vincitori selezionati dalla specifica giuria, nel corso dei festeggiamenti del centenario del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, in quell&#8217;occasione, gli stessi vincitori saranno invitati a presentare un breve sunto dei loro lavori» riferisce al presidente Abbracchio. </p>



<p>A una ricercatrice della categoria Astrofisica e Spazio sarà assegnata anche una Borsa di studio ASI del valore di 5.000 euro in ricordo di Giovanni Bignami, scienziato, fisico e divulgatore italiano il cui nome, anzi soprannome “Nanni”, è legato all’epopea della identificazione di Geminga: una stella a neutroni di cui il Bignami coniò il termine nel 1975. <br>«Auspichiamo che molti giovani partecipino, in quanto, come forse è noto a molti, lo scopo del Gruppo 2003 è proprio quello di promuovere la ricerca scientifica in Italia, valorizzando i talenti dei giovani e attraendo anche nuovi giovani al lavoro di ricerca. E per questo ringraziamo gli sponsor che hanno reso possibile questa nuova edizione del Premio» sottolinea la presidente del Gruppo per la ricerca scientifica. Il Premio giovani ricercatrici e ricercatori 2023 è in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ed è sostenuto da: Fondazione Enel (Knowledge Partner) che, oltre al contributo scientifico e tecnologico, fornisce il sostegno economico per i premi della categoria Clima ed Energia; da Agenzia Spaziale Italiana (ASI) che si concretizza nella borsa di studio “in memoria di Giovanni Bignami”; Chiesi; Federazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità dell&#8217;Agricoltura e dell&#8217;Ambiente; Fondazione Bracco, con un sostegno indirizzato alle ricercatrici; Istituto Nazionale di Astrofisica; Prysmian Group.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>La scienza non porta rancore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fabio Bartolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2020 20:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mancava in effetti solo lui. Ad appena due giorni di distanza dalla rissa da bar spacciata per confronto presidenziale, in cui il mondo intero ha assistito allo sconfortante spettacolo di due settantenni che si contendono la poltrona più importante del globo a suon di interruzioni reciproche e insulti, il&#160;Commander in Chief&#160;Donald Trump annuncia tramite l’istituzionalissimo Twitter il fatto di aver scoperto che sia lui sua la first lady Melania sono positivi al Covid-19. A rendere ancora più tragicomica la sequenza [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Mancava in effetti solo lui. Ad appena due giorni di distanza dalla rissa da bar spacciata per confronto presidenziale, in cui il mondo intero ha assistito allo sconfortante spettacolo di due settantenni che si contendono la poltrona più importante del globo a suon di interruzioni reciproche e insulti, il&nbsp;<em>Commander in Chief</em>&nbsp;Donald Trump annuncia tramite l’istituzionalissimo Twitter il fatto di aver scoperto che sia lui sua la first lady Melania sono positivi al Covid-19.</p>



<p>A rendere ancora più tragicomica la sequenza è la scena in cui durante il dibattito il Presidente accusa lo sfidante di «indossare troppo spesso la mascherina», cercando di farlo passare per un pollo fifone. <br>Trump però è solo l&#8217;ultimo di una lunga lista di uomini politici che, annebbiati da deliranti farneticazioni populiste, fondano la propria leadership sulla propria figura mitizzata di super-uomo, fino ad ignorare anche i più basilari principi scientifici pur di interpretare al meglio il <em>sentiment</em> del loro elettorato.</p>



<p>Il primo a dire il vero fu Zingaretti, che di populista non ha proprio niente, ma ebbe la splendida idea agli albori della pandemia di organizzare un <em>ape</em> sui navigli milanesi per esorcizzare lo spauracchio di una paralisi della città. Risultato: positività al Covid e palma d&#8217;oro di primo iscritto alla lista. <br>Lo ha seguito a ruota Boris Johnson, che certo non ha potuto trincerarsi dietro qualsivoglia ignavia circa la pericolosità effettiva del virus, arrivando a prospettare la geniale soluzione di «attendere pazientemente l’immunità di gregge abituandosi alla possibilità di perdere i propri cari». I tre giorni di terapia intensiva cui è stato sottoposto per effetto della malattia devono evidentemente avergli fatto cambiare idea, dato che molte aree della <em>City</em> sono già impegnate nel secondo <em>lockdown</em>.</p>



<p>Irriducibile invece il Presidente brasiliano Bolsonaro, che impostò la sua politica di contrasto all’emergenza sanitaria sul confortante principio del «tutti dobbiamo morire, prima o poi». I bagni di folla smascherati hanno portato inevitabilmente in dote la positività al virus e a 20 giorni di isolamento. Si è trattata però solo di una pausa, dato che non appena ha avuto modo di uscire ha decantato gli sfavillanti effetti curativi della idrossoclorochina (screditata dalla comunità scientifica) e ha proseguito con i festosi assembramenti.</p>



<p>La palma d’oro alla creatività non può però che essere assegnata al Presidente della Bielorussia Lukashenko, che di problemi ne ha davvero tanti – dai tumulti interni per le non proprio limpidissime elezioni di agosto alle conseguenti sanzioni UE – e ha deciso da buon negazionista di non farsi mancare nemmeno una positività personale al Covid. Dopo aver suggerito alla popolazione di sconfiggere il virus con la sapiente combinazione di vodka, sauna e duro lavoro, rivela al mondo di essere guarito semplicemente «stando in piedi».</p>



<p>L’elenco in verità sarebbe lungo e comprenderebbe i Presidenti di Bolivia, Honduras, Guatemala e Armenia, oltre ad una marea di personaggi pubblici a vario titolo, come Briatore e Berlusconi. Ma vi risparmio questo eccessivo esercizio di prolissità. Quanto emerge, tuttavia, è un quadro abbastanza esaustivo da poter essere sintetizzato. Viviamo in un’era in cui la conoscenza è resa facilmente fruibile a tutti attraverso lo scroll di un dito sul proprio <em>smartphone</em>. Una condizione impensabile fino solo a pochi anni fa e idilliaca, almeno in teoria. Perché all’atto pratico la sconfinata mole di informazioni disponibile rende l’acquisizione delle informazioni tendente ad assomigliare al tentativo di abbeverarsi ad un idrante appena esploso in tutta la sua potenza. <br>Il Covid è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di disinformazione che trova nel web il suo ambiente ideale, dato che le stesse piattaforme attraverso cui ci informiamo tendono a riproporre contenuti simili nella speranza ci piacciano e che possiamo trascorrere quanto più tempo possibile su di esse per propinarci banner pubblicitari. <br>Non solo: proprio l’illimitato contenuto a cui poter accedere da un browser rende praticamente sempre possibile trovare un articolo che confermi un pensiero che già abbiamo in testa, costringendo chi è sprovvisto del giusto senso critico a vivere in una inscalfibile fortezza edificata sulle proprie convinzioni. Perché in fin dei conti «l’ha letto sul web», e tanto basta per essere vero.</p>



<p>E così la storia cresce. Al Covid si affiancano le teorie complottistiche sul 5G, sui vaccini, su QAnon e il deep state (per ora vanno forte negli USA, ma aspettate qualche mese…) e sul quel poveretto (si fa per dire!) di Bill Gates. Tutte teorie pronte ad intrecciarsi in una fitta rete di disinformazione in grado di creare un’autentica realtà alternativa. Un esercito di cittadini ed elettori sempre più numeroso, che è riuscito ad organizzarsi in movimenti, partiti politici ed esprimere rappresentanti politici. Fino a culminare con la poltrona di maggior potere e responsabilità del mondo occidentale.<br>Sarebbe imperdonabile circoscrivere il fenomeno ad un singolo paese o ad un singolo partito. Manifestazioni contro le misure adottate per limitare la diffusione del Coronavirus si sono tenute in quasi tutti i Paesi del mondo. I No-Mask hanno sfilato il più delle volte senza bandiere o slogan politici, ma accomunati da una medesima cultura fondata su convinzioni strettamente antiscientifiche e negazioniste. <br>Oggi questo movimento globale, nella massima espressione dei propri esponenti politici, paga lo scotto delle sue scellerate convinzioni. I leader populisti hanno inseguito le posizioni antiscientifiche del proprio elettorato, stigmatizzando a più riprese il virus come una banale influenza, parlando di psicosi immotivata e ridicolizzando gli atteggiamenti di prevenzione e cautela degli avversari politici. <br>La loro malattia rappresenta in definitiva un perfetto esempio di darwinismo mancato, non concretizzatosi solo grazie al provvidenziale intervento dei sistemi sanitari e della tanto bistrattata scienza, che – fortuna loro – non porta rancore.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 12/10/2020</em></p>
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		<title>Scienza e comunicazione, un cortocircuito che si ripete</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rocco Stirparo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[fonti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa lunga quarantena siamo stati sommersi da false notizie pseudo-scientifiche, bufale e complotti su ogni social network. Ormai siamo preparati al peggio e prendiamo ogni post su Facebook o audio su WhatsApp con le pinze. Sappiamo che possiamo stare tranquilli soltanto se la notizia scientifica viene riportata da un giornale oppure da un programma televisivo. O almeno, questo è quello che speravamo. Giornali e programmi d’inchiesta hanno invece trattato le notizie scientifiche come quelle riguardanti il gossip: hanno fatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">In questa lunga quarantena siamo stati sommersi da false notizie pseudo-scientifiche, bufale e complotti su ogni social network. Ormai siamo preparati al peggio e prendiamo ogni post su Facebook o audio su WhatsApp con le pinze. Sappiamo che possiamo stare tranquilli soltanto se la notizia scientifica viene riportata da un giornale oppure da un programma televisivo. O almeno, questo è quello che speravamo.</p>



<p>Giornali e programmi d’inchiesta hanno invece trattato le notizie scientifiche come quelle riguardanti il gossip: hanno fatto supposizioni invece di usare i dati certi, hanno scelto le notizie per il clamore e non per la loro solidità. Il risultato è che il lettore o ascoltatore pensa che gli scienziati abbiano doppi-fini, che la scienza sia divisa, che non vi sia un’unica verità. <br>In questo tranello sono cascati anche prestigiosi programmi televisivi. Ad esempio, il famoso TG Leonardo del 2015, diventato virale oggi perché all’epoca criticava un laboratorio di Wuhan per avere creato un virus. In realtà, ogni laboratorio di biologia molecolare crea e modifica virus a scopi scientifici e clinici, attraverso tecniche che stanno permettendo lo sviluppo della più promettente terapia anti-cancro: l’immunoterapia. Omettere una notizia del genere crea ovviamente sfiducia verso i ricercatori. <br>Similmente, di recente il programma Report ha dedicato un intero episodio alla disorganizzazione dell’OMS. Un’ora di inchiesta colma di dietrologia e supposizioni riguardanti i tempi giustamente ristretti con cui l’OMS ha dovuto operare e la filantropia di Bill Gates. Una puntata ricca di supposizioni, di “se”, di condizionali. Il risultato, leggendo i commenti sui social, è un ulteriore regalo a chi vuole fare teorie della cospirazione o promuovere campagne anti-vaccinali. <br>Ancora più grave rispetto ai dati parziali oppure alle supposizioni inutili è l’uso di emozioni al posto dei dati.</p>



<p>Prendiamo ad esempio il servizio de <em>Le Iene</em> sul “plasma-iperimmune”. Inizia con un’intervista ad un malato, anziano, in lacrime perché guarito grazie alla trasfusione di plasma. Fa i conti di quanti malati ci siano, di quanto plasma si potrebbe produrre, e punta il dito verso il governo che ancora non lo usa.<br>Purtroppo, i dati ci dicono che ancora non vi è certezza che il plasma sia in effetti la miglior cura. È inutile infondere speranze, ma soprattutto è controproducente far passare il messaggio che tutto il mondo scientifico stia mettendo i bastoni fra le ruote ai possibili trattamenti. Semplicemente, non possiamo rischiare di trattare tutti i pazienti del mondo prima di avere dei dati scientifici solidi. <br>Intervistare un guarito non è un dato scientifico: cosa dovremmo dire, allora, dei 130mila guariti senza plasma? Potremmo intervistare anche tutti gli asintomatici, e far credere quindi che in realtà questo virus non faccia poi così male: bisogna usare le pubblicazioni scientifiche ufficiali.</p>



<p>Ma come fanno i giornali ed i programmi televisivi ad affermare e far credere a tali teorie? <br>Purtroppo, spesso si difendono intervistando anche qualche laureato, dottore, premio Nobel o medico. Poi montano le parti dei discorsi che fanno più notizia, omettendo magari i dettagli alla cautela, o semplicemente scelgono direttamente “l’esperto” che fa più comodo a sostenere la tesi che darà più ascolti.<br>No, non basta intervistare un esperto. La scienza si fa con dati e statistiche, non con interviste ed emozioni, o presunte tali, per giustificare la falsità di una notizia. <br>Ad esempio, prendiamo l’intervista al premio Nobel Montagner, che parlava di tracce di HIV nel Coronavirus e diceva che potremmo curarci con le onde-elettromagnetiche. L’intervista era colma di palesi falsità pseudo-scientifiche, ma è stata comunque riportata, commentata ed amplificata. “Stiamo solo riportando il commento di un esperto” non basta come giustificazione, perché noi che riportiamo siamo tenuti a verificare in prima persona cosa stiamo scrivendo o mandando in onda.</p>



<p>Facciamo un esempio. È come se vedessimo un servizio o un articolo affermare: “la Carbonara si fa con la panna ed il prosciutto”. Per giustificare queste affermazioni, viene mostrato il menù di qualche ristorante pseudo-italiano, turistico, sparso per il mondo. Inoltre, viene intervistato anche un famoso chef novantenne, premiato con una stella Michelin 40 anni fa, il quale sostiene che la vera ricetta sia questa. Le statistiche indicano che la maggior parte delle persone nel mondo non utilizza il guanciale o il pecorino. E alla fine, come ciliegina sulla torta, viene mostrato che gli esperti che sostengono la cosiddetta ricetta tradizionale vivono tutti nella regione dove guanciale e pecorino Romano producono incassi per milioni di euro. <br>Ecco l’errore del giornalista: a prescindere da chi stia intervistando, oppure quali dati parziali stia mostrando, ci sono modi per verificare che una notizia sia vera. Nel caso della carbonara, basterebbe andare a verificare la ricetta depositata. Nel caso di notizie scientifiche, bisogna sempre controllare gli articoli pubblicati.</p>



<p>Scienza e comunicazione: un cortocircuito che continua a ripetersi.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni &#8211; Quotidiano del Sud 25/5/2020</em></p>
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		<title>Siamo tutti un po’ Victor Frankenstein</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rosamaria Trunzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 17:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[diverso]]></category>
		<category><![CDATA[frankenstein]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[mary shelley]]></category>
		<category><![CDATA[mostro]]></category>
		<category><![CDATA[paradiso perduto]]></category>
		<category><![CDATA[percy shelley]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ginevra, 1816. Mary Shelley ed il marito Percy Bysshe Shelley, la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, l’amante di Claire, Lord Byron e John William Polidori escogitano un passatempo per le placide sere d’estate: ciascuno di loro dovrà scrivere un racconto dell’orrore. È grazie a quell’espediente che nacque uno dei più famosi romanzi gotici dell’800, l’antesignano di un filone ancora oggi molto apprezzato. La versione finale del romanzo fu pubblicata due anni dopo, nel 1818 e precisamente l’11 Marzo. Mary Shelley [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Ginevra, 1816. </p>



<p>Mary Shelley ed il marito Percy Bysshe Shelley, la sorellastra di Mary, Claire Clairmont, l’amante di Claire, Lord Byron e John William Polidori escogitano un passatempo per le placide sere d’estate: ciascuno di loro dovrà scrivere un racconto dell’orrore. </p>



<p>È grazie a quell’espediente che nacque uno dei più famosi romanzi gotici dell’800, l’antesignano di un filone ancora oggi molto apprezzato. La versione finale del romanzo fu pubblicata due anni dopo, nel 1818 e precisamente l’11 Marzo.</p>



<p>Mary Shelley amava affermare che <em>Frankenstein</em> fosse la storia che aveva immaginato per la creatura di un suo terribile incubo.</p>



<p>Si dice che ad ispirarla fu
un verso del Paradiso Perduto di John Milton che recita: </p>



<p>“<em>Ti ho chiesto io, creatore, dalla
creta / Di farmi uomo? Ti ho chiesto io / Di trarmi dal buio?”.</em><em></em></p>



<p>Per chi non conosce il
romanzo, la storia narra le vicende di Victor Frankenstein, giovane ossessionato
dalla morte che, dopo anni di studi, dà vita ad una creatura mostruosa,
assemblando parti di cadaveri. </p>



<p>E’ emblematica la scena in cui il dottor Victor Frankenstein rianima la creatura grazie all’elettricità di un fulmine in una notte di tempesta, urlando l’iconica frase: “Si può fare!”.</p>



<p>La creatura viene
erroneamente chiamata da molti “il mostro Frankenstein” dal nome del suo
creatore che dà il titolo all’opera, ma in realtà nel romanzo non le verrà mai
dato un nome.</p>



<p>Nei secoli è stato scritto tanto su come l’opera sia una metafora della lotta tra la scienza e la morale cattolica: un’espressione dell’idea di un dio assimilabile a Zeus che si scaglia contro il titano Prometeo, protettore dell’umanità, che ha osato sfidarlo.</p>



<p>Scienza contro Religione, Umano contro Divino sono temi molto presenti nel romanzo e di indiscutibile importanza, ma nel mio piccolo quando lo lessi, colsi anche un altro tema: la paura del diverso.</p>



<p>Mi colpirono come un treno le
parole di disgusto che Victor espresse sin dal primissimo momento di vita della
creatura che, per sei anni, aveva monopolizzato le sue attenzioni.</p>



<p><em>“Con
quali parole posso descrivere le mie emozioni alla vista di quella catastrofe,
con quali parole posso descrivere l’essere miserabile che, attraverso sforzi e
cure infinite, ero riuscito a creare? […] la bellezza del sogno era svanita,
lasciando spazio ad un sentimento di umano orrore misto a disgusto che dilagò
subito nel mio cuore […] scorsi quella miserabile creatura, il mostro che avevo
creato”.</em></p>



<p>L’incredulità, il disgusto e
l’orrore di quel momento lo portarono a fuggire, lasciando la creatura sola, inerme
e totalmente ignara del mondo nel quale, con violenza, era appena rientrata.</p>



<p>Victor ha avuto paura di interfacciarsi con qualcosa al di là della sua comprensione e ha preferito nutrire la paura e la repulsione avvertite, in di quel primo grave istante, con l’abbandono.</p>



<p>Ha chiuso la porta alla creatura, l’ha chiamata mostro e, abbandonandola, l&#8217;ha costretta a diventarlo. In sociologia della devianza lo chiamerebbero <em>etichettamento</em>. </p>



<p>Se ti chiamano mostro, criminale, animale, pazzo, deviato e ti trattano come se tu lo fossi abbandonandoti, confinandoti, emarginandoti, precludendoti ogni possibilità di vivere una vita degna di questo nome, non potrai fare a meno di diventarlo.</p>



<p>Il risveglio avviene nel capitolo 5 e io, nei restanti capitoli in cui la creatura uccide tutte le persone più care al suo creatore, non ho potuto far a meno di pensare che tutta quella rabbia, quella morte, derivassero da quel primo fatidico e terribile istante di abbandono.</p>



<p>Se Victor gli avesse teso la
mano, se avesse praticato un atto di umanità, allora la creatura avrebbe
imparato ad amare piuttosto che ad odiare.</p>



<p>L’epilogo del romanzo è,
ovviamente, dei più tragici. </p>



<p>Victor percorre milioni di miglia per allontanarsi dalla sua creatura ed arriva tra i ghiacci del Polo Nord in preda a una febbre che lo consuma fin da quando ha assistito al rianimarsi di ciò che aveva creato.</p>



<p>Muore prima che la creatura riesca a raggiungerlo, negando al lettore e ai travagliati personaggi, il supremo momento di riscatto e perdono che ci si aspetta dopo tanto orrore. </p>



<p>Non ci sono vincitori. Solo
vinti.</p>



<p>Victor è morto lontano dai
pochi affetti che gli erano rimasti, in mezzo ai ghiacci ed in preda alla
febbre; la creatura, dopo aver desiderato così tanto la sofferenza del suo
creatore, compiuta la sua suprema vendetta si ritrova ancora più solo, isolato
e rifiutato da tutti. </p>



<p>Siamo quindi un po’ tutti
Victor Frankenstein quando dal nostro divano, seduti comodi dopo un buon pasto,
guardiamo la tv e pensiamo che dobbiamo chiudere i porti, innalzare i buri,
bloccare gli interscambi. </p>



<p>Siamo un po’ tutti Victor
Frankenstein quando, invece di un gesto umano nei confronti di ciò che non
conosciamo e non ci somiglia, decidiamo di tenerlo lontano, di lasciarlo a sé
stesso.</p>



<p>Il nostro finale, però, può ancora essere felice.</p>



<p>Il direttore generale della World Health Organization, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha detto, in questi estremamente delicati giorni di quarantena volontaria: “Lasciate che la speranza sia l’antidoto alla paura. Lasciare che la solidarietà sia l’antidoto al biasimo. Lasciate che la nostra umanità condivisa sia l’antidoto ad una minaccia condivisa”. </p>



<p>Speranza, Solidarietà, Umanità. Costruiamo per noi e per gli altri un finale differente, risparmiandoci dolore ed isolamento. </p>



<p>Restiamo Umani. </p>
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		<title>Dall&#8217;assoluto al relativo: 114 anni dopo</title>
		<link>https://ventiblog.com/dallassoluto-al-relativo-114-anni-dopo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gilda Francesca De Rose]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 17:59:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[e=mc2]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 21 novembre 1905 Albert&#160;Einstein&#160;pubblica sugli &#8220;Annalen der Physik&#8221; la &#8220;Teoria della relatività ristretta&#8221;. È un passo decisivo per la&#160;fisica&#160;moderna i cui effetti si ripercuotono in molti ambiti delle attività&#160;umane&#160;ed è punto di svolta rispetto le teorie&#160;classiche:&#160;lo&#160;spazio&#160;ed il tempo non sono più grandezza assolute ma&#160;relative. Secondo Einstein lo spazio e il tempo non sono concetti separati ma fanno parte di una dimensione unica: lo “spazio/tempo”. Risulta un po’ complicato, in effetti. Ecco perché la parola “fisica” mi spaventava, quando andavo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 21 novembre 1905
Albert&nbsp;Einstein&nbsp;pubblica
sugli &#8220;<em>Annalen der Physik</em>&#8221; la &#8220;Teoria della relatività ristretta&#8221;.
È un passo decisivo per la&nbsp;fisica&nbsp;moderna i cui effetti si ripercuotono in molti
ambiti delle attività&nbsp;umane&nbsp;ed
è punto di svolta rispetto le teorie&nbsp;classiche:&nbsp;lo&nbsp;spazio&nbsp;ed il tempo non sono più grandezza assolute
ma&nbsp;relative. Secondo
Einstein lo spazio e il tempo non sono concetti separati ma fanno parte di una
dimensione unica: lo “spazio/tempo”. Risulta un po’ complicato, in effetti.
Ecco perché la parola “fisica” mi spaventava, quando andavo a scuola.
Soprattutto se non era preceduta da “educazione”. In verità non fu Einstein il
primo ad introdurre il concetto di relatività. Chi ha intuito l’idea che sta
alla base della relatività è Giordano Bruno. Il principio è quello della
relatività dei movimenti. Immaginiamo, ad esempio, di voler decidere se il
nostro cane, ammettendo di averne uno, è grande o piccolo. Prima di poter
definire questo, dobbiamo chiederci “ma rispetto a cosa è grande o piccolo?” Certo,
se io dovessi mettere a paragone un chihuahua con un alano, di sicuro
risulterebbe piccolo. Viceversa, se dovessi confrontarlo con un’altra specie
animale come una misera zanzara, risulterebbe enorme. Quindi il nostro cane non
è né grande e né piccolo e la sua misura dipende dal termine di paragone
(meglio dire di “riferimento”) che sarebbe la nostra unità di misura. Quindi,
il tutto è un concetto relativo. Ora, aggiungiamo un altro tassello. Il nostro chihuahua,
come si muove? Anche questo, “dipende”: La sua velocità dipende proprio da cosa
utilizziamo come riferimento. Questo era quello che sosteneva Giordano Bruno,
oddio, non proprio questo certo. Lui non utilizzava un chihuahua come esempio,
ma ci siamo capiti. Decenni dopo sarà poi Galileo a definire il discorso,
introducendo la relatività galileiana. Le sue teorie si basavano, invece, su un
concetto ben definito: Moto rettilineo uniforme; quando, cioè, qualcosa si
muove in direzione dritta, senza accelerare e/o curvare mantenendo una velocità
costante. Galileo conferma ciò che diceva Bruno e cioè che non esistono
esperimenti fisici che mi permettono di determinare a che velocità mi sto
muovendo. Proprio quando tutto il mondo credeva di aver compreso le regole del
gioco, accadde qualcosa che fece capire che il gioco era diverso. Con Einstein la teoria della relatività ebbe un
ulteriore sviluppo. La sua teoria si compone di due distinti modelli
matematici, denominati:</p>



<p>Relatività ristretta o speciale, che mette in relazione il concetto di velocità, luce ed energia: E=mc 2 .</p>



<p>Relatività generale, dove qui spazio e tempo fanno capo ad un’unica dimensione.<br> <br>Ecco che, la svolta si ha proprio quando Einstein sostiene che la forza di gravità non era l’interazione tra due corpi in funzione delle loro masse, come diceva Newton, ma è l’effetto di una massa che curva lo spazio ed il tempo. Sembra difficile, ma in realtà non lo è, per questo utilizziamo un altro esempio.</p>



<p>Immaginiamo
di avere una superficie di caramelle gommose (che sarebbe il nostro
spazio/tempo) e poggiamo delicatamente una bottiglietta di acqua piena su di
essa. Cosa succede alla nostra superficie? Si deforma, andando verso il basso e
creando una sorta di curva, di cono. Se su questa superficie, ormai curva,
facciamo scivolare una pallina, questa rotolerà verso il centro del cono. Ecco
perché lo spazio e il tempo fanno parte di un’unica dimensione. Come quando
siamo attratti da qualcosa, da qualcuno. Ci sentiamo come se fosse la nostra
“curva verso il basso”, li confluiscono tutte le nostre forze e le nostre
attenzioni. Questo soltanto per dire che 114 anni fa Einstein fece un grande
passo, pubblicando la sua teoria. Chissà se in quel momento stava percorrendo
una superficie di caramelle gommose. Di sicuro, da quel momento in poi, tutto
cambiò. Diventando relativo e non assoluto. </p>
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		<title>Global Climate Strike: salviamo il pianeta!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 08:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni Greta Thunberg si trova in Italia per incontrare il Papa ed esponenti politici per discutere con loro dell’impellente problema del Climate Change.&#160;E’ ormai superfluo fare presentazioni su Greta, questa giovane ragazza svedese che ha letteralmente movimentato il mondo intero con la sua lotta alla sensibilizzazione contro il cambiamento climatico. La sua battaglia è iniziata più concretamente il 4 dicembre 2018, quando Greta ha parlato ai microfoni del&#160;vertice COP24&#160;per il clima, davanti ad una platea di capi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">In questi giorni Greta Thunberg si trova in Italia per incontrare il Papa ed esponenti politici per discutere con loro dell’impellente problema del <em>Climate Change</em>.&nbsp;<br>E’ ormai superfluo fare presentazioni su Greta, questa giovane ragazza svedese che ha letteralmente movimentato il mondo intero con la sua lotta alla sensibilizzazione contro il cambiamento climatico. La sua battaglia è iniziata più concretamente il 4 dicembre 2018, quando Greta ha parlato ai microfoni del&nbsp;vertice COP24&nbsp;per il clima, davanti ad una platea di capi di stato e ministri di tutto il mondo. Greta si è resa famosa per i suoi&nbsp;<em>Fridays for future</em>: dopo aver saltato la scuola ogni venerdì, manifestando sotto il parlamento svedese&nbsp;affinché i governi facessero qualcosa di serio per fermare il surriscaldamento globale, ha fondato il movimento a cui hanno aderito molti giovani da tutto il mondo.</p>



<p>Greta grida al mondo che “<em>per il clima non c’è più tempo anche gli adulti devono agire</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image"><img width="1024" height="650" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-1024x650.jpg" alt="" class="wp-image-14255" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-1024x650.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-300x190.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large-640x406.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/d4cfec05-15d4-4c03-b9ef-a0c9339e082b_large.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>FONTE:<em>https://www.linkiesta.it/it/article/2018/12/08/questa-ragazza-si-chiama-greta-thunberg-e-sara-lei-a-cambiare-il-mondo/40381/</em></figcaption></figure>



<p>Ad oggi, ogni venerdì in diverse capitali di ogni parte del mondo Greta marcia per combattere il cancro che sta – neanche troppo lentamente – distruggendo il nostro pianeta.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&#8220;Non mi fermerò. Non fino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme&#8221;.</em></p></blockquote>



<p>Se un giorno vinceremo la battaglia contro i cambiamenti climatici, non potremo non ringraziare questa testarda ragazzina svedese che con il suo berretto di lana e le sue trecce è riuscita laddove migliaia di scienziati e di attivisti avevano fallito, nonostante i loro grafici, nonostante i loro slogan.</p>



<p>Secondo uno studio effettuato dalla NASA, il 2018 è stato il quarto anno più caldo mai registrato ed è emersa una verità ineluttabile: la Terra si sta scaldando, anche e soprattutto a causa dell’enorme quantità di anidride carbonica immessa ogni anno nell’atmosfera a causa delle attività umane. La NASA, che conserva un registro che contiene i rilevi di temperatura degli ultimi 140 anni, evidenzia che l’anomalia nell’aumento della temperatura è chiaramente visibile nella progressione storica delle rilevazioni. Gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati nella storia, e 18 dei 19 più caldi si sono verificati a partire dal 2001. Gavin A. Schmidt, responsabile del gruppo di ricerca che ha condotto le ultime analisi, ha detto che: “<em>Non stiamo più parlando di una situazione in cui il riscaldamento globale è nel futuro. È qui. Sta succedendo ora</em>”.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/2S6JTLRmQdU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Nell’ultimo quinquennio, la temperatura media globale è stata di oltre un grado celsius superiore rispetto alla media registrata negli ultimi decenni dell’Ottocento, quando le attività umane iniziarono a comportare l’emissione di maggiori quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. Come altri gas serra, l’anidride carbonica impedisce alla Terra di disperdere correttamente il calore accumulato dai raggi solari, portando a cambiamenti del clima e a eventi meteorologici – come uragani, tempeste e periodi di siccità – più estremi di un tempo.&nbsp;Secondo i ricercatori, per evitare le peggiori conseguenze del riscaldamento globale, la temperatura media globale non dovrà superare i due gradi celsius, rispetto ai livelli preindustriali. Un rapporto&nbsp;dell’ufficio delle Nazioni che si occupa del riscaldamento globale ha fornito prospettive poco incoraggianti, specificando che il limite dei due gradi celsius potrebbe essere troppo ottimistico e che per evitare gravi conseguenze&nbsp;ci si dovrebbe mantenere sotto 1,5°. </p>



<h1>Come hanno reagito i governi mondiali a questa preoccupazione? </h1>



<p>In tanti hanno accolto il rapporto con scetticismo, preoccupazione, sgomento; ma anche con sorpresa, come se fosse una notizia quasi inattesa, un grave allarme del tutto inaspettato. Tuttavia, il primo rapporto dell’IPCC è del 1990 e la prima Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici (COP) è del 1995, quando le modifiche climatiche indotte dalle attività umane erano già iniziate da tempo portando alla situazione corrente. Ciò che caratterizza però la società, si può dire mondiale, è l’inspiegata indifferenza per il problema: i governi, dopo un primo alone di paura e preoccupazione, si “arrendono” assuefatti all’ineluttabile destino. Viene da chiederci, perché? E’ la stessa domanda che si pone Greta e che, grazie alle sue marce, iniziano a porsi tanti giovani e tanti “grandi”.&nbsp;<br>In realtà, nel 2015 oltre 190 paesi hanno sottoscritto l’Accordo di Parigi sul clima, impegnandosi di ridurre le emissioni di anidride carbonica, sebbene ad oggi ci siano molti dubbi sul mantenimento delle promesse e sull’efficacia delle politiche implementate per farlo.<br>La commissione scientifica ha però recentemente esaminato oltre 6mila studi scientifici, arrivando alla conclusione che, se le emissioni di gas serra continueranno a questo ritmo, l’atmosfera subirà un riscaldamento di 1,5 gradi entro il 2040, facendo alzare sensibilmente il livello del mare – con il conseguente allagamento di molte zone costiere – e facendo aumentare la siccità e la povertà in molte zone del mondo. Un risultato che mette in discussione anche l&#8217;Accordo di Parigi del 2015, in cui si era stabilito di mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/images.jpeg" alt="" class="wp-image-14256" width="829" height="547"/><figcaption><em>FONTE: http://theconversation.com/climate-change-has-left-some-weasels-with-mismatched-camouflage-97138</em></figcaption></figure></div>



<p>Il problema, credo, è che in molti ignoriamo quale sia la storia scientifica delle ricerche sui cambiamenti climatici, e da quanto tempo ne stiamo parlando anche a livello divulgativo.&nbsp;<br>C’è troppa disinformazione sulla questione e forse troppa poca consapevolezza su quello a cui andiamo incontro nel breve periodo.&nbsp;</p>



<h2>Da quanto tempo l’opinione pubblica è davvero a conoscenza del riscaldamento globale per cause antropiche?&nbsp;<br></h2>



<p>Noi di <strong>Venti</strong> ci siamo fatti la stessa domanda e nelle scorse settimane abbiamo sottoposto Voi lettori ad un breve sondaggio:&nbsp; </p>



<p><strong><em>Global Climate Strike: salviamo il pianeta! </em></strong></p>



<h1>I risultati dell&#8217;inchiesta</h1>



<p class="has-drop-cap"><a rel="noreferrer noopener" aria-label="Qui (opens in a new tab)" href="https://it.surveymonkey.com/stories/SM-V5KBBZXL/" target="_blank"><strong>Qui</strong></a><strong> trovate il report con tutti i risultati dettagliati.</strong> </p>



<p>Il questionario era composto da 10 domande a cui ha risposto un campione di 51 utenti tra cui 16 maschi e 35 femmine, una metà aveva tra il 18 e i 25 anni, una buona parte aveva tra 25 e 50 anni e quattro persone erano over 50. A livello territoriale 9 erano del Nord, 16 del centro Italia, 23 del sud e 3 addirittura hanno risposto dall’Europa. In linea generale molti avevano terminato gli studi con il conseguimento di una laurea e altri avevano raggiunto la licenza media: comunque trattasi di un campione di soggetti che ha studiato e che quindi può intendere l’entità del problema e le possibilità che abbiamo di fronte. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38.png" alt="" class="wp-image-14277" width="875" height="504" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38.png 726w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38-300x173.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.38-640x369.png 640w" sizes="(max-width: 875px) 100vw, 875px" /></figure></div>



<p>In undici dichiarano di aver sentito parlare del&nbsp;<em>Global Climate Strike</em> e di condividerne il fine, tredici ne hanno sentito parlare solo di sfuggita e in ventisei ne vorrebbero sapere di più. </p>



<p>Abbiamo chiesto, poi, se sapessero farci un esempio di cambiamento climatico e queste sono state le risposte più frequenti: “<em>innalzamento della temperatura, estati con temporali e temperature autunnali, lo scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord, il surriscaldamento globale, la tropicalizzazione del mediterraneo, i dissesti idrogeologici, trombe d&#8217; aria, l’effetto sera, le alluvioni</em>”. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img width="761" height="424" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56.png" alt="" class="wp-image-14275" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56.png 761w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56-300x167.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.08.56-640x357.png 640w" sizes="(max-width: 761px) 100vw, 761px" /></figure></div>



<p>Alla domanda “<em>Credi che la mobilitazione sociale possa contribuire a sollecitare i governi a prendere consapevolezza di quanto sta accadendo a livello climatico?</em>” in molti hanno risposto di crederci ma di non avervi mai preso parte, in pochi poi vi partecipano attivamente e solo in cinque ritengono che la marcia sia del tutto inutile. <br></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14.png" alt="" class="wp-image-14276" width="788" height="464" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14.png 755w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14-300x176.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/Schermata-2019-04-19-alle-10.09.14-640x376.png 640w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure></div>



<p>La domanda più pungente riguardava le motivazioni per cui i governi mondiali non si battono per salvaguardare il pianeta e attuare politiche anti-inquinamento: la maggior parte crede che vi siano interessi economici sottesi, altri ritengono non gli interessi la tutela dell’ambiente, e poi c’è chi ha affermato che “<em>Permesso che il Pianeta avrà tutto il tempo che gli servirà per &#8220;rigenerarsi&#8221; e che invece sarà l&#8217;uomo a auto-distruggersi, la colpa non è dei governi ma di ciascuno di noi che non solo non è disposto a rinunciare alle &#8220;comodità&#8221; ma ne richiede sempre di altre, e spesso con connesso comportamento &#8220;menefreghista&#8221;.&nbsp;</em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255.jpg" alt="" class="wp-image-14258" width="913" height="335" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255.jpg 692w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255-300x111.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/LetsTalkClimate-692x255-640x236.jpg 640w" sizes="(max-width: 913px) 100vw, 913px" /><figcaption><em>FONTE: https://clean.ns.ca/programs/youth-engagement/talking-climate-change-with-kids/climate-change-background-info/</em></figcaption></figure>



<p>Moltissimi soggetti, comunque, si dichiarano disposti a rendere il pianeta più pulito mediante alcuni accorgimenti e attenzioni da porre in essere nel quotidiano, tipo: seguire una politica più attenta riguardo la raccolta differenziata per produrre minori quantità di CO2, utilizzare quanto meno possibile l’automobile in città, non comprare (e dunque non usare e dunque non buttare) oggetti di plastica, essere rispettosi della natura quotidianamente, proporre ai comuni politiche di tutela dell’ambiente e sanzioni per chi non rispetta la raccolta differenziata (previo ottimo servizio di raccolta differenziata da parte dei comuni stessi), favorire la &#8221; decrescita &#8221; per ridurre l&#8217; inquinamento e l&#8217;esaurimento delle materie prime, cercare di rimettere in sesto il trasporto pubblico per evitare di usare autovetture, applicare i Trattati Internazionali per l&#8217;Energia dal Sole, dall&#8217;Acqua(idrogeno), incentivare l’uso di mezzi di trasporto elettrici su strada, ma anche marittimi e aerei, realizzare le aree c.d. polmoni verdi, effettuare un controllo globale delle deforestazioni e, per quanto concerne gli inquinamenti, effettuare un controllo più severo sul conferimento dei rifiuti industriali e delle famiglie, e il confezionamento omogeneo di qualsiasi merce. </p>



<p>Occorrerebbe quindi attuare normative rigide sulla dispersione delle micro-polveri nell&#8217;aria da parte delle industrie, sullo smaltimento intelligente dei rifiuti con formule di riciclaggio all&#8217;avanguardia, creare una coscienza sociale mediante un’educazione civica severa del cittadino coadiuvata da sanzioni severe per i trasgressori. </p>



<p>Insomma, creare un passaparola a scopo “divulgativo” anche solo in un gruppo di amici può essere utile, perché a volte risulta più efficace prendere esempio da qualcuno che ci è più vicino rispetto a conformarci alle iniziative/imposizioni statali.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133.jpeg" alt="" class="wp-image-14260" width="788" height="617" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133.jpeg 625w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/265067_1268131133-300x235.jpeg 300w" sizes="(max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure></div>



<p>A completamento della nostra indagine investigativa circa l’impatto sociale del&nbsp;<em>climate change&nbsp;</em>e le possibili soluzioni per contrastarlo, <strong>abbiamo chiesto il parere scientifico di un esperto</strong>.&nbsp;<br>Di seguito riportiamo quindi la relazione del <strong>Dott. Alfonso Senatore, ricercatore dell’Università della Calabria nel “</strong><em><strong>Department of Environmental and Chemical Engineering</strong></em><strong>”</strong>.&nbsp;</p>



<h1>Cosa dicono gli esperti &#8211; il parere del Dott. Senatore</h1>



<p><em>Il tema del climate change è ampiamente studiato e dibattuto. Esiste al riguardo una letteratura (scientifica e non) sterminata e vi sono praticamente infiniti approcci e prospettive possibili per affrontarlo. </em></p>



<p><em>In effetti è improbabile che ogni singolo lettore di queste righe non abbia già sentito quantomeno trattare in una qualche sua declinazione l’argomento, anche ben prima dell’ondata generata dalla più che meritoria azione di Greta Thunberg. [&#8230;] Il riferimento principale per un approccio rigoroso al tema è forse offerto dal <strong>Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici </strong>(IPCC), l&#8217;organismo delle Nazioni Unite per la valutazione delle scienze legate ai cambiamenti climatici. Questo panel di esperti produce periodicamente un dettagliato report (il quinto è uscito nel 2014, il sesto è atteso per il 2021/22) suddiviso in tre volumi relativi a: basi scientifiche; impatti, adattamento e vulnerabilità; mitigazione (è anche disponibile una opportuna sintesi per i “policymakers”, cioè i decisori politici). </em></p>



<p><em>Ogni tanto l’IPCC produce anche dei report speciali. L’ultimo ci suggerisce come agire per limitare il riscaldamento globale a +1.5 °C al di sopra dei livelli pre-industriali nel periodo 2030-2050, così come previsto nell’accordo di Parigi (poiché ormai il processo di riscaldamento globale non è più “previsto”, ma “in atto”, e si può solo provare a limitarlo). Un&#8217;altra fonte web interessante è il sito della <a href="https://climate.nasa.gov/">NASA</a> dedicato al climate change e al riscaldamento globale, in cui la questione è affrontata suddividendo, analogamente a quanto fa l’IPCC, tra evidenze, cause, effetti e soluzioni. Ed è questo il filo che sostanzialmente seguiremo.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>Sostenere adeguatamente l’evidenza del riscaldamento globale è molto importante. </em></p></blockquote>



<p><em>Nel tempo complesso in cui viviamo siamo travolti da valanghe di informazioni, dove trovano posto un po’ tutti, dai terrapiattisti ai sostenitori delle scie chimiche. Figurarsi se non c’è spazio per il cosiddetto negazionismo climatico, con relativi fake (alle nostre latitudini, ad esempio, è molto di moda un video che tira in ballo Carlo Rubbia). Quando questi fake trovano seguito tra giornalisti o, ancora peggio, tra capi di stato (magari dello stato più potente del mondo), la situazione diventa seria. Navigando sul sito della NASA, il primo elemento che balza agli occhi nella sezione relativa alle evidenze è un grafico che mostra una impennata impressionante del contenuto di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera negli ultimi decenni. </em></p>



<p><em>Sentiamo parlare di continuo di innalzamento di temperature su terre emerse ed oceani, di ghiacciai che si ritirano, di livello del mare che si alza, del susseguirsi di eventi meteorologici estremi, ma il dato importante, che rende la situazione che stiamo vivendo unica, è questo: l’elevata concentrazione di CO2 (e di gas serra in genere) in atmosfera. </em></p>



<p><em>Quale sia il reale impatto di questa situazione non è mai stato sperimentato in centinaia di migliaia di anni, lo stiamo iniziando a verificare adesso, ne saranno ben consapevoli i nostri figli.&nbsp; </em></p>



<figure class="wp-block-image is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1.jpg" alt="" class="wp-image-14257" width="870" height="451" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1.jpg 700w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1-300x156.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/GreenhouseEffect1-640x332.jpg 640w" sizes="(max-width: 870px) 100vw, 870px" /></figure>



<p><em>Ma perché il dato della concentrazione di CO2 è così importante? Perché si tratta del principale gas che induce il cosiddetto effetto serra. Grazie alla presenza dei gas serra in atmosfera una quantità sufficiente dell’energia termica irradiata dal sole viene trattenuta sulla Terra e ci permette di vivere alle temperature cui siamo abituati. </em></p>



<p><em>Se non ci fosse l’atmosfera, avremmo una temperatura media della Terra intorno a -20 °C! Dunque, l’effetto serra è di per sé un fatto <strong>positivo</strong>. Questo processo è però molto delicato. Quando la concentrazione dei gas serra inizia ad essere troppo elevata, l’atmosfera “intrappola” troppa energia ed inizia a surriscaldarsi, dando luogo ad una serie di effetti (retroazioni) molto complessi. I fenomeni indotti possono essere riprodotti, ed eventualmente anche previsti, tramite l’utilizzo di modelli numerici che simulano le dinamiche climatiche a livello globale. </em></p>



<p><em>Tali modelli non solo confermano che il global warming è da collegare all’incremento dei gas serra, ma provano anche che la velocità con cui sta avvenendo il cambiamento climatico non è spiegabile se non considerando anche la cosiddetta “forzante antropogenica”. I numerosi modelli sviluppati non sono in grado di simulare correttamente l’aumento di temperatura osservato senza considerare il contributo dell’uomo all’incremento della concentrazione dei gas serra in atmosfera, in particolare a partire dalla metà del XX secolo. In altre parole, citando l’IPCC “è estremamente probabile che l&#8217;influenza umana sia stata la causa principale del riscaldamento osservato dalla metà del XX secolo”.</em><br></p>



<p><em>Se la causa del climate change è da ricercare nella mutata composizione dell’atmosfera, gli effetti sono ben visibili sulla terraferma e sugli oceani.&nbsp;&nbsp;Lo scioglimento dei ghiacci (il cosiddetto passaggio a nord-ovest è ormai una realtà) contribuirà ad un possibile innalzamento del livello medio del mare fino ad oltre un metro, con una serie di preoccupanti conseguenze per molte comunità costiere in giro per il mondo. L’agricoltura, e quindi la possibilità di soddisfare le esigenze alimentari di una popolazione sempre crescente, subirà (per molti versi già subisce) conseguenze importanti. </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Il nesso tra cambiamento climatico, guerre e migrazioni inizia ad essere rilevato con sempre maggiore evidenza. </p></blockquote>



<p><em>La sfida del cambiamento climatico è dunque epocale. Affermare che delle soluzioni vanno cercate con urgenza è pleonastico. Tecnicamente, urge ridurre (mitigare) quanto più possibile l’immissione di gas serra in atmosfera, in particolare limitando (annullando, preferibilmente) l’alterazione del ciclo naturale della CO2, che è stata fissata nel corso di ere geologiche nei giacimenti di combustibile. La ricerca di fonti di energia alternative e rinnovabili sta ottenendo ottimi risultati, impensabili fino a pochi decenni fa. Anche per quel che riguarda l’adattamento delle comunità, grandi passi in avanti sono stati compiuti a vari livelli. I cambiamenti climatici sono diventati spesso un fattore che incide sulla pianificazione della difesa dai rischi ambientali, della conservazione e valorizzazione dei beni naturali e della protezione di energia e infrastrutture pubbliche.&nbsp;</em></p>



<p><em>Tuttavia, il problema non è solo tecnico. Piuttosto, alla base c’è una fondamentale questione etico/politica, che investe i nostri stili di vita personali (si pensi ad esempio all’impatto della zootecnia, e quindi delle nostre abitudini alimentari, sul cambiamento climatico) ma soprattutto il nostro sistema economico/politico. È sostenibile ipotizzare un modello di sviluppo, “verde” finché si vuole, che per funzionare ha bisogno di crescere in continuazione? Questa visione ricorda molto certi tumori che, a poco a poco, invadono un intero corpo uccidendolo. </em></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>Lo stesso concetto di “sostenibilità”, usato non sempre a proposito, necessita in tal senso di una profonda revisione. </p></blockquote>



<p><em>La consapevolezza che la rotta va cambiata, che il modello di sviluppo va cambiato, sta gradualmente prendendo piede. Ma si tratta di un percorso lento, inevitabilmente faticoso e certamente non indolore, perché interpella tutti personalmente e collettivamente. Tempo fa nelle piazze si gridava che “un mondo diverso è possibile”, poi si è aggiunto che è anche necessario. Pur senza cedere al catastrofismo, pare proprio che non sia possibile attendere oltre per declinare concretamente (e velocemente) queste parole d’ordine. </em></p>



<p><em>Iniziative come i Fridays for Future sono le benvenute da questo punto di vista e, c’è da augurarsi, un ottimo punto di (ri)partenza</em>.</p>



<p>Cogliamo l’occasione per ringraziare il <strong>Dott. Senatore</strong> per il suo preziosissimo contribuito e, a conclusione di questo excursus sul cambiamento climatico, vi lasciamo un semplice decalogo per contribuire, nel vostro piccolo, a salvare il mondo:&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_.jpg" alt="" class="wp-image-14261" width="839" height="1140" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_.jpg 367w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/04/51qKtGE-g7L._SX365_BO1204203200_-221x300.jpg 221w" sizes="(max-width: 839px) 100vw, 839px" /></figure></div>



<h1><strong>10 piccoli gesti per salvare il pianeta</strong></h1>



<p><br><strong>1.&nbsp;Riduci il consumo di carne</strong>&#8211;&nbsp;la produzione di carne rossa, infatti, immette nell’atmosfera quantità di CO₂ fino a 40 volte superiori di quelle prodotte da cereali e verdure.<br><strong>2.&nbsp;Riduci il consumo di latticini</strong>&#8211; per tenere in vita una mucca da latte ci vogliono grandi quantità di acqua e mangime; esse, inoltre, contribuiscono per il 28% alle emissioni di metano correlate all’attività umana.<br><strong>3.&nbsp;Cambia le tue abitudini di guida</strong>&#8211;&nbsp;i veicoli a motore inquinano l’aria che respiriamo: evita l’uso dell’auto: torna a camminare, usa i mezzi pubblici, usufruisci del car sharing oppure pedala.<br><strong>4.&nbsp;Fai caso a come usi l’acqua</strong>&#8211;&nbsp;entro il 2050, 5 miliardi di persone del mondo potrebbero sperimentare carenze di acqua: fai docce più brevi o chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti.<br><strong>5.&nbsp;Riduci il consumo di carta</strong>&#8211;&nbsp;il 40% del legname ricavato dal taglio degli alberi serve a produrre carta: passa alle bollette digitali, recedi dagli abbonamenti a riviste che non leggi più e scegli delle buste riutilizzabili.<br><strong>6.&nbsp;Usa bottiglie riutilizzabili e contenitori per il pranzo</strong>&#8211;&nbsp;ad oggi produciamo circa 300 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, metà della quale è usa e getta, di cui ogni anno 8 milioni di tonnellate vanno a finire negli oceani.<br><strong>7.&nbsp;Fai attenzione a ciò che butti nella spazzatura &#8211;</strong> evita gli imballaggi multimateriale che non possono essere riciclati e fai la differenziata.<br><strong>8.&nbsp;&nbsp;Usa le buste per la spesa riutilizzabili.</strong>&#8211; le buste di plastica sono la principale minaccia per la vita degli animali marini.<br><strong>9.&nbsp;Invece di acquistare, prendi in prestito o aggiusta.</strong>&#8211;&nbsp;l’arma più potente per aiutare l’ambiente è produrre meno spazzatura: per farlo, puoi e devi riciclare. <br><strong>10. </strong>Per saperne di più vi consigliamo la visione di&nbsp;“<strong><em>Our Planet”</em>,</strong>&nbsp;il nuovo imperdibile documentario a puntate di&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/netflixitalia/?__tn__=K-R&amp;eid=ARDXBIhTXeHLWG2xm4CvO9ouw4H_BbmQ6zwVWaUxkpGfO-eSqij_ZQJBah9gO2L_2X9Bwd0vOhM78x3M&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARCerevhUeJcQzRoW5RPfIz2y97kyyaryXhGMD2aCqQrjFxrqUE1lkm1WdqP_H4cvHXESVEw0BOfIoKWvLjAIN5v3qMG1rOKcjUzPSRXTZEtAD5Qxeyf3bjhdjCtcf9o47QVehaLqc0vaO1SCmfhZ2wNTRK_-S4L6zypNd5TFNWCXugsQDZPH5PRVjsbVDZys71Cfv5GotkN6BucjgPDIZFIbOTu0kicLZ-KlLUDgO2PAR5Z_IgyAHJbLK86hzclE88gwIIk8JPH6S4hweF-biToVjRKgEm2VkWDrQ0-devj-u1Kgupcq2NbVSPOnJlnLp8g4j_WGU_k191A1nd97j4">Netflix</a>&nbsp;che racconta le conseguenze del riscaldamento climatico.</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube aligncenter wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<h4>Dobbiamo, tutti insieme, lottare e salvare il nostro pianeta perché non si sta più parlando di preoccupazione remota per il mondo che lasceremo alle generazioni future, ma di quello in cui noi stessi ci troveremo a vivere da qui a dieci anni.</h4>
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		<title>Non chiamatela Signora Einstein!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilù Greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 17:50:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Marilù Greco Mileva Maric: brillante scienziata serba, con spiccate capacità, soprattutto nello studio della matematica e delle scienze, moglie devota e madre attenta e affezionata e, secondo alcuni, coautrice (o addirittura autrice) della teoria della relatività. Eppure la storia la ricorderà sempre come la moglie di Einstein, e, dopo il divorzio, sarà riposta nel dimenticatoio e abbandonata all’oblio. Mileva nasce a Titel in Serbia da una famiglia possidente;a ventun’anni si iscrive alla facoltà di medicina a Zurigo,poco tempo dopo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-content">
<p style="text-align: right;">Di <a title="MARILU’ GRECO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marilu-greco-2/" target="_blank">Marilù Greco</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/images.jpeg"><img class="alignnone  wp-image-919" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/images.jpeg?w=180&amp;h=198" alt="images" width="180" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Mileva Maric: brillante scienziata serba, con spiccate capacità, soprattutto nello studio della matematica e delle scienze, moglie devota e madre attenta e affezionata e, secondo alcuni, coautrice (o addirittura autrice) della teoria della relatività. Eppure la storia la ricorderà sempre come la moglie di Einstein, e, dopo il divorzio, sarà riposta nel dimenticatoio e abbandonata all’oblio.<br />
Mileva nasce a Titel in Serbia da una famiglia possidente;a ventun’anni si iscrive alla facoltà di medicina a Zurigo,poco tempo dopo, decide di iscriversi alla facoltà di fisica e matematica, diventando una delle quattro donne al mondo ad occuparsi di tali studi. E’proprio all’università, che la giovane Mileva conosce Albert Einstein, “un renitente alla leva e poeta,violinista e sedicente bohemien, un ciclone impertinente e carismatico”, così come definito da Dennis Overbye (vice caporedattore del New York Times), innamorandosene perdutamente. Un amore definito “scientifico”: giovane e fresco, quando i due aspiranti scienziati, colleghi universitari, giocavano fino all’alba con i numeri primi; ostinato e caparbio quando decisero di sposarsi, nonostante il dissenso dei genitori, a causa delle origini non ebree della Maric.<br />
Amore intenso per Mileva, che aveva trovato in quell’uomo un punto di riferimento e dal quale si sentiva accettata nonostante la paura di sentirsi sempre diversa e inadeguata a causa di quella malformazione genetica all’anca che la rendeva, seppure parzialmente, invalida.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/2014-07-03-07-57-57-1573464801.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-918" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/2014-07-03-07-57-57-1573464801.jpeg?w=1100" alt="2014-07-03-07-57-57-1573464801" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Amore intenso, ma anche dannato e destabilizzante, che la induce, dopo il dolore causato dalla perdita della prima figlia illegittima, a lasciare definitivamente gli studi, con profondo rammarico dei docenti, che vedevano in quella ragazza così determinata e ambiziosa, il futuro della scienza.<br />
Cosi Mileva decide di uscire dalle scene, di dedicarsi completamente alla famiglia. Agghiacciante la spietatezza con cui il marito la definisce “zoppa e brutta”rispetto alla sua “bella e bionda” amante Elsa; aberrante il modo in cui decide di non starle vicino proprio nel momento del parto di quella figlia illegittima, di cui in seguito scomparirà ogni traccia. Marito assente e infedele, che dopo numerose scappatelle, decide di lasciarla, facendola sprofondare nella depressione più assoluta e dando vita, così, ad uno dei gialli più avvincenti del mondo scientifico. Quale e, soprattutto, quanto il suo contributo, nella teoria della relatività? Secondo la Prof Milentijevic (docente all’ Università di New York), non solo l’apporto di Mileva fu decisivo, ma addirittura prevalente, tanto da indurre il marito a sottrarle il progetto, impossessandosene. Per questo motivo Einstein avrebbe in seguito nascosto tutta la documentazione ad essa relativa: del tutto esigua e non facilmente accessibile. Certo, se noi accogliessimo questa teoria, si dovrebbe definire il destino nefasto, nella maniera più drammatica e inverosimile possibile; assurdo sarebbe ipotizzare che una donna, oggi giorno semi sconosciuta, abbia potuto anche solo partecipare alla teoria della relatività, in cui non compare nemmeno come coautrice, quando invece tutto ciò che riguarda Einstein è stato mitizzato, tanto da farlo diventare un’icona internazionale. Chissà allora cosa dovette passare per la testa geniale e folle dello scienziato, quando insignito del premio Nobel, oramai separato da tempo dalla moglie, decise di donare proprio a lei l’intero (e non esiguo) ricavato del premio.</p>
</div>
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