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	<title>pistacchio &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La giornata mondiale del pistacchio, il nostro oro verde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2024 10:36:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 febbraio è la Giornata Mondiale del pistacchio, il frutto secco – soprattutto negli ultimi anni –più amato al mondo. Il c.d. “Oro Verde” ha origini molto antiche. Portato in Italia dai Romani e diffusosuccessivamente nel sud della nostra Penisola dagli Arabi, il pistacchio ha goduto di fama e successofin dai tempi più antichi, tanto da essere citato in testimonianze dell’epoca dei faraoni e nominatoanche nel Vecchio Testamento. La pianta del pistacchio ha origine nel Mediterraneo orientale ed eragià [&#8230;]</p>
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<p>Il 26 febbraio è la Giornata Mondiale del pistacchio, il frutto secco – soprattutto negli ultimi anni –<br>più amato al mondo. Il c.d. “Oro Verde” ha origini molto antiche. Portato in Italia dai Romani e diffuso<br>successivamente nel sud della nostra Penisola dagli Arabi, il pistacchio ha goduto di fama e successo<br>fin dai tempi più antichi, tanto da essere citato in testimonianze dell’epoca dei faraoni e nominato<br>anche nel Vecchio Testamento. La pianta del pistacchio ha origine nel Mediterraneo orientale ed era<br>già nota e coltivata dagli antichi ebrei (7000 a. C), che ritenevano preziosi i suoi frutti. Il frutto del<br>pistacchio ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di<br>Caltanissetta, Agrigento e Catania. Nel territorio di Bronte il pistacchio ha conosciuto la massima<br>espansione, tanto da diventare il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area.<br>Oggi il pistacchio è una tendenza, una sorta di ossessione, lo si trova ovunque: pistacchi salati da<br>mangiare, sgusciati, in crema, dentro ai croissant, sopra ai panettoni, nel gelato, nei biscotti, persino<br>nella pasta e nel salame. Il pistacchio è arrivato ovunque, invadendo l’industria dolciaria, le produzioni<br>artigianali e le tavole di noi italiani come mai prima. Consumati nell’arco dell’intera giornata con un<br>picco nel break pomeridiano, oltre un italiano su due dichiara di mangiarli come spuntino post pranzo.<br>E non succede sono nel nostro Paese, negli ultimi anni, la produzione di pistacchi ha registrato un<br>vero e proprio boom in Paesi relativamente nuovi nel settore come la Spagna. Il mercato globale del<br>pistacchio (secondo gli analisti di mercato di Data Bridge Market Research) è stato valutato a 3.907,07<br>milioni di dollari nel 2021 e si prevede che raggiungerà i 5.282,52 milioni di dollari entro il 2029.<br>Ma perché sembrano tutti impazziti per il pistacchio? I pistacchi contengono solo 3-4 calorie per<br>frutto e offrono oltre trenta diverse vitamine, minerali e fitonutrienti. Hanno proprietà diuretiche,<br>anticolesterolo, antinfettive. Recenti studi hanno dimostrato che mangiare una moderata quantità di<br>pistacchi al giorno (30 &#8211; 50 grammi) può addirittura aiutare a mantenere il cuore sano. Il pistacchio è<br>il vero e proprio ingrediente trendy degli ultimi anni: l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy ha<br>individuato 512 referenze, tra prodotto al naturale e alimenti che lo usano come ingrediente, per un<br>giro d’affari di oltre 175 milioni di euro, in crescita annua di +11,1%.<br>L&#8217;ossessione gastronomica per questo ingrediente non può cancellare la riflessione sull&#8217;impatto<br>ambientale, economico ed etico che un tale consumo sta avendo. Come questo piccolo frutto verde<br>sta modellando le nostre scelte alimentari? Chi si preoccupa della provenienza, della produzione e<br>delle implicazioni ambientali ed economiche? Il pistacchio proviene principalmente da Paesi come<br>l&#8217;Iran, la Turchia, gli Stati Uniti e l’Italia (e in particolare la Sicilia). Ma non tutti questi paesi aderiscono<br>allo stesso livello di normative sulla sicurezza e la qualità alimentare. Così, mentre ci deliziamo con<br>un gelato al pistacchio, potremmo essere inconsapevolmente complici di una catena di produzione<br>eticamente discutibile. Inoltre, la coltivazione del pistacchio necessita di una impronta idrica molto<br>più pesante di quanto si possa immaginare. Si pensi che per produrre un solo chilo di pistacchio, sono<br>necessari circa 5mila litri d&#8217;acqua, molto di più rispetto ad altre colture come le arachidi, per cui sono<br>sufficienti 1500 litri. Altro problema è che con la crescente domanda, il prezzo del pistacchio è<br>schizzato alle stelle. Ma, ovviamente, i coltivatori nei paesi in via di sviluppo spesso non approfittano<br>di tale incremento: è proprio qui che questo “oro verde” si trasforma in un caso di sfruttamento<br>economico mascherato da tendenza culinaria.<br>Nella giornata mondiale del pistacchio (è stato addirittura possibile istituire una giornata mondiale!)<br>dovremmo iniziare a riflettere sulla consapevolezza e sulla sostenibilità delle nostre scelte e smettere<br>di seguire acriticamente le tendenze alimentari. La scelta del pistacchio dovrebbe tener conto della</p>



<p>provenienza, della stagionalità, dell&#8217;impatto ambientale e delle implicazioni economiche. D’ora in<br>avanti, il cibo deve essere sempre più visto come una responsabilità: la prossima volta che andate al<br>supermercato o al ristorante, chiedete da dove proviene il pistacchio. Informatevi su come viene<br>prodotto, su come viene conservato. Chiedete se i coltivatori vengono pagati equamente. E magari<br>pensate se non sarebbe il caso di dare una chance a un altro frutto secco, magari meno alla moda,<br>ma altrettanto gustoso.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



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