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	<title>normal people &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Normal people, la serie tv alla scoperta di un amore non ordinario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2020 08:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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<p><br>Era il 2018 quando Sally Rooney, già acclamata per il suo esordio <em>Conversations with friends</em>, tornava a far parlare di sé con <em>Normal people</em>. Difficile non riconoscersi in uno dei protagonisti e non ritrovare, tra quelle pagine divorate in pochissimi giorni, pezzi di vita vissuta.<br>Il talento di Sally Rooney, come in molti sottolineano da tempo, è riuscire a entrare nei meandri di una generazione tormentata, di scavare a fondo e osservare sino a individuare i fili nascosti che ci uniscono, per raccontare poi le dinamiche di potere di una relazione. <em>Normal people</em> è un romanzo di formazione doppio, un viaggio dalla dipendenza alla libertà raccontato con grazia, costellato di tentativi di tenerezza, errori e autosabotaggi.</p>



<p>Sin dal primo momento ho immaginato Marianne e Connor. Belli, imperfetti, terribilmente attratti l’uno dall’altra: lui trova in lei la soluzione all’ansia sociale che lo vuole perfetto, lei trova in lui il primo alleato con cui aprirsi davvero, anche a costo di riscoprirsi vulnerabile.</p>



<p>Portare sullo schermo un romanzo così apprezzato può essere insidioso: come riprodurre le emozioni della pagina scritta che scivola sotto i polpastrelli senza mortificare l’opera stessa o rischiando di risultare didascalici? È qui che interviene la formula sella serie televisiva, diretta da Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald con il coinvolgimento della stessa Rooney e coprodotta da Hulu e BBCThree. Tra Sligo, Dublino e l’Italia si svolgono dodici puntate che sembrano durare un soffio, eppure ripercorrono 4 anni di vita di Marianne e Connell, rispettivamente interpretati da Daisy Edgar-Jones e Paul Mescal. Ciò che colpisce sin dalla prima scena è la somiglianza impressionante dei due attori con l’idea che tutti ci eravamo fatti dei protagonisti: scarmigliati, smarriti, incredibilmente normali. Non c’è traccia di eroismo nelle loro vite, che scivolano sui binari della normalità tra liceo, università, amicizie, ambizioni, disillusioni, scontro di classe.</p>



<p>Tutto ruota intorno alla tormentata relazione tra Marianne, una ragazza proveniente da una famiglia benestante, tanto intelligente quanto apparentemente poco avvezza ai rapporti sociali, e Connell, timido atleta di famiglia poco abbiente. I due sono compagni di scuola e si conoscono perché la madre di Connell fa le pulizie nella casa di Marianne: il racconto abbraccia le esperienze dei due ragazzi, così diversi, e segue i tentativi e le contraddizioni di due giovani alla scoperta di loro stessi.<br>Se la prima parte della serie tv riprende lo stile del teen drama, mettendo in scena alcuni topos narrativi quali il bullismo, nella seconda parte – incentrata sul passaggio all’università dei protagonisti – notiamo una fede riproduzione di un contesto stimolante, in cui le passioni come la politica e la scrittura esplodono con prepotenza. Sono diverse le evoluzioni mostrate dalla storia, ma a farla da padroni sono sempre i protagonisti: in un’atmosfera talvolta impalpabile, l’interiorità di Marianne e Connell tuona e tocca le corde di ognuno di noi.</p>



<p>In un intreccio perfetto di piacere e tormento, ansia e malinconia, assistiamo alla messa in scena dell’esplosione dello straordinario nell’ordinario, della passione in mezzo alla monotonia della quotidianità. Scrittura e regia colgono ogni singolo stato d’animo, ogni anelito, ogni sospiro di personaggi che colpiscono in sequenze strazianti. Il migliore della classe e la solitaria un po’ disturbata continuano a ritrovarsi, ferirsi, aggrapparsi l’un l’altra, riuscendo infine a farsi del bene. Non sorprende perciò la riproduzione fedele del senso di inadeguatezza tipico del passaggio all’età adulta, del disagio cui non riusciamo a dare un nome né un senso, delle paure, dei desideri e dei sogni dei due protagonisti che altro non sono che la proiezione di ciò che agita lo spettatore al di là dello schermo.</p>



<p><em>Normal people</em>, tuttavia, è innanzitutto la storia di un primo, grande amore, la rappresentazione dei tumulti di un sentimento che nasce e cresce, così complesso eppure semplice. Attraverso i due protagonisti, l’autrice prima e gli sceneggiatori poi portano avanti il millenario discorso sull’amore, sui legami, sulla paura e sulle ferite che essi lasciano. E la serie tv non fa altro che dare spazio ai sentimenti, alla loro presenza imperturbabile e alle aspettative che ci deludono.<br>Uno spaccato autentico su un amore che abita gli sguardi che Marianne e Connell si scambiano, lasciando fuori il mondo esterno, racchiuso nei loro corpi che si sfiorano, si cercano, si bramano; un amore che è ancora di salvezza, casa cui fare ritorno con la speranza che sia sempre uguale eppure diversa. L’assenza di pudore, l’atmosfera rarefatta, la colonna sonora scelta con parsimonia e lungimiranza, la fotografia ineccepibile fanno da contorno a una storia sincera.</p>



<p>Marianne e Connell siamo tutti noi, ci piaccia oppure no.<br>E <em>Normal people</em> attende chiunque abbia la voglia – e perché no? Il coraggio – di indagare se stesso.</p>



<p class="has-small-font-size"><em>C</em>r<em>editi immagine: www.variety.com</em></p>
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