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	<title>mondo &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>TUTTI I COLORI DEL MONDO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 12:43:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avete presente quella voglia di prendere tutto e partire? Prendere una valigia, infilare dentro le prime cose che troviamo nell’armadio, chiuderla, uscire di casa e andare, andare via, scappare dalla quotidianità per cercare nuovi posti? Ecco, d’estate, più che mai, questa voglia di evasione e di scoperta di altro, altri luoghi, altre cose e altre persone, è insita nel nostro spirito, a prescindere dall’età. Non so se è solo voglia di viaggiare e scoprire nuovi posti, o è anche e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Avete presente quella voglia di prendere tutto e partire? Prendere una valigia, infilare dentro le prime cose che troviamo nell’armadio, chiuderla, uscire di casa e andare, andare via, scappare dalla quotidianità per cercare nuovi posti? Ecco, d’estate, più che mai, questa voglia di evasione e di scoperta di altro, altri luoghi, altre cose e altre persone, è insita nel nostro spirito, a prescindere dall’età. Non so se è solo voglia di viaggiare e scoprire nuovi posti, o è anche e soprattutto voglia di vita, di libertà. Perché si, viaggiare è questo, è vivere, scoprire come vivono persone come noi eppure tanto diverse da noi, è approcciarsi agli altri con curiosità, rispetto e voglia di imparare, apprendere il nuovo.</p>
<p>Io sono stata poche volte all’estero; in fondo, ho viaggiato poco, e per lo più in Italia. Ma credo si possa imparare tanto, si possa imparare ad essere cosmopoliti e internazionali anche ascoltando le esperienze fatte all’estero da chi ci è vicino. Sono sempre stata incantata dai racconti di mio padre sui suoi viaggi, sulle sue visite a Tokyo, Londra, Mosca o la sua fantomatica cena “sotto una tenda beduina nel deserto”; così come ogni volta ascolto con entusiasmo i miei amici raccontare delle loro esperienze e dei loro viaggi.<br />
Voltaire diceva “<em>il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.</em>” Io ci credo fermamente. Anche perché non basta viaggiare per essere “cittadini del mondo”, bisogna anche viaggiare guardando il mondo da diverse prospettive, senza essere chiusi nella propria visione delle cose, senza rimanere ottusi. Il mondo non è solo bianco o nero, esiste la scala di grigi così come l’arcobaleno, la scala di colori dalle innumerevoli tonalità. E mi piace pensare che viaggiare, conoscere il mondo, anche tramite i racconti degli altri, è questo: è scoprire ogni volta un colore diverso, una gradazione differente di colori.</p>
<p>Essere internazionali è immergersi nella mentalità, nella cultura di popoli diversi, scoprirla e cercare di comprenderla, assimilarne il più possibile idee, usi, costumi e lasciarsi influenzare positivamente da essi.</p>
<p>Questo mese abbiamo cercato di immergerci in mondi diversi; abbiamo guardato il contesto internazionale, ciò che sta accadendo nel mondo che ci circonda (a proposito, leggete la splendida intervista a Shida, ragazza israeliana di Tel Aviv); abbiamo anche capito fin in fondo che il mondo siamo noi, siamo cittadini del mondo e, in quanto giovani, siamo in grado molto più di altri di riuscire a creare una vera e propria cittadinanza internazionale, con progetti Erasmus e/o di scambio internazionale (vi consiglio vivamente il servizio di Martina a riguardo); abbiamo imparato che dal mondo c’è sempre da imparare e da apprendere, influenzandoci reciprocamente, importando ed esportando idee, pensieri, cose (e animali, come i dromedari in Sicilia).</p>
<p>Approcciamoci dunque al mondo con occhi nuovi, guardiamolo da angolazioni diverse e cerchiamo di scoprire tutti i colori che offre.</p>
<p>E a proposito di guardare le cose da prospettive diverse, noi vogliamo ricordare Robin Williams così, con il famoso discorso del prof John Keating,“Oh capitano, NOSTRO capitano!”</p>
<p><a href="http://https://www.youtube.com/watch?v=MC_eV3Me2gQ">http://https://www.youtube.com/watch?v=MC_eV3Me2gQ</a></p>
<p style="text-align: right;"><a title="ELVIRA SCARNATI" href="http://ventiblog.com/2014/05/elvira-scarnati-2/">Elvira Scarnati</a></p>
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		<title>LA VERSIONE DI SHIDA. OGGI, DOMANI, TEL AVIV</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Di Lucia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 12:39:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITà]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image150.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2094" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image150.jpg" alt="image" width="600" height="399" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image150.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image150-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image150-360x240.jpg 360w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Se si cercano su internet i conflitti attualmente in corso, si scopre che sono 62 gli Stati del mondo coinvolti in guerre, la maggior parte di essi si trova in Africa e in Asia. La guerra in Palestina è una di quelle di cui sappiamo di più. Da quando, l’8 luglio, l’esercito israeliano ha dato il via all’<em>Operazione Margine Protettivo </em>contro i militanti di Hamas, tutti i giorni reporter e inviati di guerra riportano sui media notizie di morte e distruzione dal fronte. Shida, una ragazza milanese di 29 anni che ha studiato in Bocconi, è di religione ebraica e oggi vive a Tel Aviv. Le chiedo se le andrebbe di essere intervistata sull’argomento e lei accetta con entusiasmo. Shida è molto gentile e disponibile, ma, già all’inizio mi riprende perché mi riferisco alla sua terra col nome di <em>Palestina</em>. Mi dice che in realtà la Palestina non esiste, che esistono lo Stato di Israele, la Striscia di Gaza e la Cisgiordania e io, un po’ a disagio, le dico che mi riferivo alla regione geografica e che ho usato quel nome senza riflettere e tra me e me penso che, accidenti!, è solo un nome e che per me non ha nessuna importanza chiamare quella terra con un nome o con un altro, ma per lei evidentemente sì e capisco che la faccenda è molto più complicata di quanto credessi.</p>
<p><strong>A: Com’è la vita a Tel Aviv? È una città ricca? Moderna? Multietnica? Come mai hai deciso di trasferirti lì da Milano?</strong></p>
<p><strong>S:</strong> Tel Aviv è una città molto speciale, che combina caratteristiche del Medio Oriente con un forte orientamento verso la modernità. Non a caso è stata definita la seconda Sylicon Valley, per il grande numero di start up di successo nel settore high tech. E’ una città che combina gli shuk, mercati in stile mediorientale, ai grattacieli che caratterizzano sempre più lo skyline della città. Ad un primo impatto non è esteticamente bella come lo sono le città Europee, ma è una città che si impara ad amare, perché ha spirito e una personalità uniche. E poi c’è il mare: come non poterla amare?! La popolazione è estremamente variegata: ci sono i Telavivim doc, nati e cresciuti qui, gli Israeliani provenienti da altre città e tutta la comunità internazionale che si è trasferita qui da ogni parte del mondo. Inoltre essendo una città molto liberale, nel tempo è diventata un importante polo di attrazione per la comunità gay, tanto che il Gay Pride di Tel Aviv richiama moltissimo turismo (tra cui tantissimi italiani). La società così ricca di differenze culturali e linguistiche è indubbiamente uno dei motivi che mi ha portata a trasferirmi qui: a volte si ha la sensazione di vivere in un Erasmus Mundi 24 ore al giorno 365 giorni all’anno. E’ importante dire che Tel Aviv è immersa in una bolla rispetto al resto di Israele: l’estremo liberalismo, multilinguismo (nelle strade si sente parlare l’inglese tanto quanto ebraico, per non parlare di russo e francese) e la società principalmente giovane e single, la rendono unica rispetto al resto delle realtà del Paese. La vita sociale non ha mai una pausa: puoi uscire una sera qualsiasi della settimana e trovare bar e ristoranti pieni ad ogni ora della giornata. Un altro motivo che mi ha portato in questa città è stata proprio la presenza dei giovani, tanti, pieni di energie positive e voglia di fare. Ero stanca di vivere in una società di vecchi, dove lo spazio per i giovani è solo marginale e dove i giovani non combattono veramente per il loro spazio nel mondo del lavoro. Qui i giovani, anche quelli che si trasferiscono da altre parti del mondo, arrivano armati di voglia di fare, di mettersi in gioco, e la società li mette in condizione di farlo: ci sono tantissime iniziative per i giovani e le start up, workshop, spazi a disposizione per lavorare in gruppo (hubs) e fondi di supporto per progetti particolari. Tuttavia non è solo una questione pratica; la mentalità è determinante: non c’è la paura di fallire, il fallimento di un progetto non viene visto in modo così drammatico, meglio provarci e fallire che non averci mai provato. Questo è quello che ha portato grandi società come Wix, Waze e Moovit ad essere sulla ribalta mondiale. Ndr app basate sulla comunità che si propongono di semplificare il traffico, la navigazione stradale e l’uso del trasporto pubblico.<br />
<strong> Un altro aspetto che mi ha portato qui è, senza dubbio, la possibilità di poter vivere in totale libertà la mia identità ebraica: il bello di Tel Aviv è che puoi essere chi vuoi e credere in ciò che vuoi. La possibilità di poter condividere le pratiche legate alla mia cultura senza costrizioni pratiche, come dover prendere giorni di ferie dal lavoro per le feste ebraiche, e poter scegliere se mangiare kosher o meno, scegliendo tra un vasto assortimento di ristoranti, è fantastico. Tutto questo però potendo scegliere di andare a Yaffo (che è una quartiere a sud di Tel Aviv) e mangiare nei tipici ristoranti arabi e sentire la voce del muezin che si diffonde dai minareti delle moschee.</strong></p>
<p>Ultimo, ma non meno importante, motivo del mio trasferimento qui: il tempo è bello quasi tutto l’anno e ogni weekend puoi trovare la città svuotata sulle spiagge che percorrono l’intera lunghezza della città. La gente pratica tantissimo sport, quindi vedi continuamente persone che corrono sul lungo mare, surfisti, e quant’altro.</p>
<p><strong>A: Come è cambiata la tua vita dall’8 luglio? Conduci ancora una vita “normale”? Si vedono molti militari in giro? Che sensazioni avverti per strada? Hai mai pensato di tornare a Milano?</strong></p>
<p><strong>S:</strong> Sinceramente ho cercato di continuare la mia vita di tutti i giorni, da un punto di vista pratico. Ovviamente questo non è possibile: dall’inizio della guerra, Hamas ha lanciato migliaia di missili su tutte le città israeliane. E’ importante spiegare che se Israele non avesse investito milioni di dollari nella ricerca e nell’implementazione dell’Iron Dome, lo scudo antimissilistico che blocca la maggior parte dei missili lanciati verso di noi dalla Striscia di Gaza, Israele sarebbe stata già rasa al suolo, intenzione principale di questi atti di terrorismo. Nel momento in cui viene intercettato un missile in arrivo verso una città Israeliana specifica, partono delle sirene in quella zona che avvisano la popolazione di mettersi al riparo. A seconda della distanza dal punto di gittata, il tempo di preavviso per mettersi al sicuro nei ripari antimissilistici o semplicemente nella zona più sicura del condominio (nel mio caso, il corridoio del mio palazzo) varia. A Tel Aviv abbiamo 90 secondi di tempo, al sud, a pochi kilometri da qua, 15 secondi (nulla praticamente!). Quando il missile viene intercettato, l’Iron Dome fa partire un missile di scudo che blocca quello in arrivo, annientandolo in aria. Per questo si sentono delle esplosioni fortissime, che fanno spesso tremare i muri. E’ sempre raccomandato di aspettare 10 minuti prima di tornare nei luoghi aperti, in quanto i detriti potrebbero cadere e ferire i passanti. Condurre una vita regolare con questo tipo di realtà direi che è impossibile sia da un punto di vista pratico, ma soprattutto morale. Mi è capitato due volte di essere in bici in mezzo alla strada nel momento in cui è partita una sirena e c’è stato quel momento di panico in cui mi sono chiesta dove sarebbe stato il posto più sicuro verso il quale correre. Il morale ovviamente è molto basso, la gente tende a restare molto più in casa. Inoltre tanti colleghi e amici sono stati richiamati dall’esercito per poter contenere l’emergenza, quindi c’è il continuo pensiero a loro e la preoccupazione che possano non tornare, come purtroppo è successo a tanti ragazzi dall’inizio di questo conflitto.<br />
Non c’è stato un solo momento però in cui ho pensato di tornare in Italia: quello che sta succedendo qui è un attentato terroristico che perdura da 4 settimane verso l’intera nazione e la risposta al terrorismo non è scappare da casa propria. Sarebbe come chiedere ad un newyorchese se avrebbe voluto lasciare New York dopo l’attentato alla torri gemelle.</p>
<p><strong>A: Mi hai detto che l’informazione in Italia e nel resto del mondo su quanto accade in Palestina è oltremodo viziata. Puoi spiegarmi cosa intendi e qual è secondo te il motivo di queste “interferenze informative”? Cosa pensi di quello che dicono in molti, ovvero che esiste una sproporzione, una disparità di forze tra i mezzi dell’esercito israeliano e i mezzi “rudimentali” dei Palestinesi (i razzi Qassam)?</strong></p>
<p><strong>S:</strong> Purtroppo l’informazione in Occidente su ciò che succede qui è terribilmente faziosa. Uno dei motivi principali è che il sangue fa notizia. I palestinesi lo sanno e devo dire che in questo conflitto si sono rivelati degli ottimi strateghi dal punto di vista delle “pubbliche relazioni”: forniscono tonnellate di materiale (sia vero che finto) ai giornalisti. Basti vedere le foto condivise in numerosi articoli con bambini feriti o uccisi, fatti passare per Palestinesi, ma in realtà Siriani. Grazie a questo i fotografi hanno sempre materiale scioccante da prima pagina senza dover faticare. Inoltre, i fatti vengono spesso riportati in modo parziale, esponendoli in modo tale da mettere in cattiva luce Israele e rendere ingiustificabili gli atti dell’esercito, forse per un istintivo bisogno di supportate la parte apparentemente più debole. Basti prendere l’esempio dei telegiornali che hanno iniziato a parlare del conflitto solo dopo che l’esercito israeliano ha deciso di intervenire nella Striscia di Gaza per far fronte ai missili continui che venivano lanciati su tutto il Paese. Per quale motivo nessuno ha parlato del fatto che centinaia di missili venivano lanciati da giorni da terroristi sulla popolazione civile di Israele? Perché i danni provocati erano limitati e fortunatamente non vi erano vittime. Questo perché Israele si è attrezzato con l’Iron Dome. Se questi costanti missili avessero provocato delle stragi forse qualcuno ne avrebbe parlato. Ma il fatto che non ci siano delle vittime (o che non ce ne siano molto) rende il pericolo di questo costante tempestamento missilistico meno pericoloso? Meno legittimo di una risposta? Solo la morte provoca notizia? E i traumi psicologi e una vita passata a correre nei rifugi antimissilistici non sono degni di attenzione?<br />
I missili utilizzati dai terroristi di Hamas non sono solo missili Qassam, che pur essendo costruiti in loco, non sono meno dannosi senza uno scudo antimissilistico, ma sono a breve gittata. I missili di cui ora sono in possesso, oltre ai Qassam, vengono forniti dall’Iran, sono di tutt’altra natura e hanno una gittata di parecchi chilometri.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2093" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149.jpg" alt="image" width="600" height="600" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image149-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Il conflitto che è in atto non è una guerra di territorio, ma uno scontro contro il terrorismo e qualsiasi paragone tra l’esercito israeliano che sta a difendere la propria popolazione da una minaccia, rispetto alle forze di un gruppo terroristico per distruggere la stessa popolazione, è totalmente inappropriata.</p>
<p><strong>A: Hai mai conosciuto un palestinese e discusso insieme di questa guerra? Cosa pensi delle iniziative educative rivolte a bambini palestinesi e israeliani per imparare a conoscersi e a non odiarsi?</strong></p>
<p><strong>S:</strong> Non ho mai conosciuto personalmente un palestinese, ma ho degli amici ebrei, in Italia, che hanno amici palestinesi. Anche loro condividono l’idea di dover liberare la striscia di Gaza dal terrorismo portato avanti da Hamas, sia contro Israele che contro la loro stessa popolazione. E’ stato provato che Hamas costringe la popolazione civile della Striscia di Gaza ad essere utilizzata come scudo umano contro l’esercito Israeliano, entrato nel territorio per distruggere i missili utilizzati per colpire Israele e distruggere i tunnel costruiti per passare illegalmente in Israele e praticare atti terroristici (stragi di massa) nelle località adiacenti ai confini.<br />
I discorsi di pace sono sempre lo strumento principale e in Israele esistono tantissimi programmi per la pace, che vedono convivere bambini ebrei e musulmani nelle scuole. Forse tanti non sanno che, in Israele, vivono moltissimi arabi musulmani che sono regolari cittadini israeliani e, tra gli altri diritti e doveri, possono anche prestare servizio militare.<br />
Il problema fondamentale in coloro che crescono i propri figli nel germe dell’odio, professando la distruzione di un altro popolo e di un altro Paese. Si sono viste troppe dichiarazioni dirette in cui madri palestinesi si dicono felici di veder morire i propri figli come martiri per distruggere gli ebrei e Israele. Questo tipo di discorsi non sono accettabili e fanno capire come le prossime generazioni cresceranno, sotto l’influsso di questa “educazione”. La maggior parte degli Israeliani, compresa me, crede nel diritto dei palestinesi di avere il proprio stato, ma che questo sia una democrazia, che non si basi su gruppi di fondamentalisti islamici che professano l’odio e condannano la propria popolazione alla violenza, alla sofferenza e alla povertà. Se solo la prossima generazione palestinese verrà cresciuta con discorsi diametralmente opposti rispetto ad ora, il futuro sarebbe sicuramente diverso e ci sarebbe uno spiraglio per una pace duratura da entrambe le parti.</p>
<p>La questione israelo-palestinese va avanti da oltre un secolo. Dallo scoppio del conflitto più recente, l’8 luglio 2014, continua a crescere il numero delle vittime. Le perdite maggiori sono soprattutto tra i civili palestinesi, secondo quanto riporta l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari: 1843 palestinesi, di cui 939 civili e 489 miliziani; i bambini palestinesi morti sono, ad oggi, 415; dalla parte israeliana i morti sono 67, di cui 3 civili. I morti dall’origine del conflitto sono tanti, molti di più. Questo succede in Israele, o Palestina, o Canaan nell’Antico Testamento, <em>Terra Santa, Terra Promessa</em>, terra bellissima e martoriata. Terra di morte.</p>
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		<title>OBAMA: GUERRA E PACE. CHE STRESS L’INTERVENTISMO AMERICANO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Venti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 12:31:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicoletta Soave Di ricominciare la campagna militare in Iraq Barak Obama non aveva proprio voglia. La promessa di ritirare le truppe che Bush aveva inviato a Baghdad nel 2003 era stato uno dei punti forti della sua prima campagna elettorale. E il presidente si è fatto vanto di aver mantenuto la promessa già durante il suo primo mandato. Si capisce quindi perché Obama abbia rimandato l’intervento in Iraq fino ai massacri dei giorni scorsi, quando è stato chiaro che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="NICOLETTA SOAVE" href="http://ventiblog.com/2014/05/nicoletta-soave/">Nicoletta Soave</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image147.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2089" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image147.jpg" alt="image" width="600" height="338" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image147.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image147-300x169.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a> <a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image148.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2090" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image148.jpg" alt="image" width="600" height="384" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image148.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image148-300x192.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Di ricominciare la campagna militare in Iraq Barak Obama non aveva proprio voglia. La promessa di ritirare le truppe che Bush aveva inviato a Baghdad nel 2003 era stato uno dei punti forti della sua prima campagna elettorale. E il presidente si è fatto vanto di aver mantenuto la promessa già durante il suo primo mandato. Si capisce quindi perché Obama abbia rimandato l’intervento in Iraq fino ai massacri dei giorni scorsi, quando è stato chiaro che l’intervento armato era l’unica soluzione. Ha quindi dato l’ordine di aprire il fuoco sulle piazzeforti dell’Isis ed è partito per le vacanze che aveva già programmato.</p>
<p>Non sono stati pochi coloro che hanno avuto da ridire sull’atteggiamento del presidente: dagli opinionisti che l’hanno attaccato sulle prime pagine dei giornali americani, al suo ex segretario di Stato, Hillary Clinton, che ha criticato apertamente l’operato di Obama in materia di politica estera.</p>
<p>Come ha giustamente detto la Clinton, pare che il principio ispiratore del presidente riguardo agli affari internazionali sia stato il non intervento. Probabilmente è stata in parte una richiesta del suo elettorato, ma Obama si è sempre mostrato molto restio all’intervento militare in ogni parte del mondo. E a chi lo critica ha risposto che ‘ l’America non può plasmare il mondo’ come una sorta di poliziotto internazionale. Viene però da chiedersi se il principio regga di fronte agli ultimi eventi: l’Ucraina brutalmente invasa dalla Russia, la riapertura del conflitto israelo-palestinese, ma soprattutto i quotidiani massacri di cristiani e yazidi nell’Iraq ormai nelle mani dell’autoproclamato ‘Califfato’.</p>
<p>Ciò che fanno oggi gli jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante contro chiunque non sia musulmano non sembra tanto diverso da ciò che fecero i Turchi contro gli Armeni, o i Tedeschi di Hitler contro gli Ebrei. Ma pare che la memoria degli orrori passati non sia sufficiente a spingere all’azione chi oggi osserva da lontano i crimini degli jihadisti.</p>
<p>Certo, non si può puntare il dito solo contro l’America. L’Unione europea è rimasta paralizzata, senza riuscire a prendere una posizione contro Putin in Ucraina o contro il Califfo in Iraq. Per non parlare della sua incapacità di fare da mediatore tra Israele e Hamas. Dall’Onu sono arrivate condanne e appelli, ma nessuna misura concreta.</p>
<p>Il mondo sopravvissuto a due guerre mondiali voleva prevenire altri orrori con la creazione di istituzioni e alleanze internazionali. Pare invece che al momento del bisogno quello stesso mondo si ritrovi impreparato come cento anni fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>THE SKY IS THE LIMIT</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanna Cataldo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 11:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[STARTUP]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Giovanna Cataldo Globalizzazione e internazionalizzazione sono due parole che usiamo costantemente. Sentire dire ad uno studente che ha deciso di andare all’estero per completare gli studi, o per iniziare a lavorare non suscita più meraviglia. Sono finiti i tempi in cui i nostri bisnonni lasciavano la tanto amata Italia pieni di tanta speranza, ma senza un mestiere tra le mani. Il fenomeno dell’emigrazione ha preso la piega opposta: ad andare via sono le menti più brillanti, il capitale umano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="GIOVANNA CATALDO" href="http://ventiblog.com/2014/05/giovanna-cataldo/">Giovanna Cataldo</a></p>
<p>Globalizzazione e internazionalizzazione sono due parole che usiamo costantemente. Sentire dire ad uno studente che ha deciso di andare all’estero per completare gli studi, o per iniziare a lavorare non suscita più meraviglia. Sono finiti i tempi in cui i nostri bisnonni lasciavano la tanto amata Italia pieni di tanta speranza, ma senza un mestiere tra le mani.</p>
<p>Il fenomeno dell’emigrazione ha preso la piega opposta: ad andare via sono le menti più brillanti, il capitale umano altamente qualificato: medici, imprenditori, ricercatori, consulenti e studenti; per questo motivo il fenomeno è stato definito “fuga di cervelli”, i cui effetti si riflettono sia sul piano economico che sul piano sociale, offrendo spunti di riflessioni ai nostri politici.</p>
<p>Esistono diverse “scuole di pensiero” e molti studi per capire se l’effetto nel lungo termine del “brain drain” sull’economia di un paese sia positivo o negativo. Sicuramente non è un fenomeno da osservare in maniera passiva: le politiche attuate devono mirare non solo a trattenere le menti più brillanti, ma anche ad attrarre capitale umano straniero e a rendere più facile il ritorno di coloro che sono già andati via.</p>
<p>Chi ha una visione positiva del fenomeno lo definisce come “brain gain” o “brain circulation” più che “drain”. Se i nostri ricercatori, studenti o imprenditori hanno la possibilità di andare a trascorrere del tempo in un altro paese sicuramente avranno la possibilità di confrontarsi con realtà diverse, apprendere best practice che poi potranno applicare nel nostro paese. Allo stesso modo un imprenditore che viene ad investire nel nostro paese, oltre che capitale offre anche la sua conoscenza. Senza contare i benefici apportati da i nuovi posti di lavoro creati.</p>
<p>Io sono a favore del “brain circulation”: dobbiamo avere la possibilità di andare dove crediamo di poter imparare tanto e crescere, non solo professionalmente, ma anche personalmente. Conoscere nuove culture, imparare ad essere più tolleranti. Il guadagno per il paese da cui veniamo allora sarà raddoppiato. Oggi restano poche barriere che i mezzi di comunicazione e internet non abbiano fatto a pezzi, resta alle nostre istituzioni il compito di abbattere ciò che è rimasto.</p>
<p>I motivi che spingono un imprenditore ad investire in un altro paese sono diversi, la cui natura non è prettamente utilitaristica, ma sono frutto di mille altri fattori: le storie che mi hanno affascinato di più riguardano imprenditori, giovani italiani, che hanno deciso di andare all’estero per creare le loro imprese, in due settori completamente diversi.</p>
<p>La prima storia è quella di “<strong>pick1</strong>”, progetto che si è evoluto da Doochoo: è uno strumento online utilizzato dalle aziende nelle ricerche di marketing. Tramite il software è possibile iniziare dalla progettazione dei questionari, una volta che i dati sono raccolti vengono elaborati e analizzati, in modo da fornire all’azienda un maggiore insight sulla percezione che i consumatori hanno del loro prodotto, su cosa si aspettano, e molto altro.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image123.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2045" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image123.jpg" alt="image" width="600" height="213" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image123.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image123-300x107.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Il progetto è stato messo in piedi è sviluppato, ovviamente, a San Francisco, nella Silicon Valley. Ha interessato così tanto gli investitori che i suoi fondatori, Paolo Privitera e Armando Biondi, sono riusciti a raccogliere un milione di dollari, e perfino ad entrare nell’acceleratore americano “500 Startups”. Un’altra milestone per l’azienda è la partnership con Survey Monkey, strumento familiare a molti studenti di marketing.</p>
<p>Entrambi i fondatori hanno studiato in Italia, conseguendo i loro titoli a Venezia e Bologna, ma svolgono la loro attività imprenditoriale nel continente Americano, sia negli Stati Uniti che in Cile, concentrandosi per lo più su settore web e aziende in fase di Start-up.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image124.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2046" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image124.jpg" alt="image" width="600" height="252" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image124.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image124-300x126.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>La seconda storia invece ha come protagonista il prodotto italiano per eccellenza: il gelato. Su questo siamo imbattibili, e perché non far conoscere al resto del mondo il vero gelato? Ci hanno pensato David Braido e Andrea Dal Farra con il loro ice-cream parlour “<strong>Capricci Italian Natural Gelato</strong>”. Hanno iniziato da Doha, in Qatar, conquistando i palati degli sceicchi e dei turisti che affollano la capitale.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image125.jpg"><img class="alignleft wp-image-2047 size-thumbnail" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image125-150x150.jpg" alt="image" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image125-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image125-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image125-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126.jpg"><img class="alignleft wp-image-2048 size-thumbnail" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126-150x150.jpg" alt="image" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image126-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a></p>
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<p>Sarebbe stato troppo facile andare in Francia o in Germania, come il nonno di David sessant’anni prima, dove la strada è spianata. Invece a Doha le sfide sono tante: bisogna creare consapevolezza sul prodotto, far capire che gli ingredienti sono naturali, genuini. L’italianità per loro è molto importante, sia in fase di preparazione che nel momento in cui si entra in contratto con il cliente: per un arabo o per un turista un italiano presente nel punto vendita è una garanzia di qualità.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2049" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127-150x150.jpg" alt="image" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image127-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2050" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128-150x150.jpg" alt="image" width="150" height="150" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128-100x100.jpg 100w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image128-125x125.jpg 125w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a></p>
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<p>Di storie potremmo snocciolarne molte altre, alcune di successo, altre invece un po’ meno fortunate. Quello che ci deve rimanere è la consapevolezza di quello che possiamo fare in un mondo in cui le barriere vengono un po’ alla volta eliminate e dove il bagaglio che ci portiamo dietro non è fatto solo di speranze, ma di competenze acquisite e della nostra meravigliosa cultura italiana: allora sì che il nostro unico limite sarà il cielo.</p>
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		<title>‘I GIOVANI DEVONO VIAGGIARE’ – CAPITOLO 4: GO ON CAMPUS ABROAD!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2014 11:24:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I giovani devono viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[TENDENZE]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Martina Tagliavia “La bellezza cambia il mondo, e lo cambia una persona alla volta.” Renzo Piano “Dopo un’ora di autobus e un treno, sono arrivata in cima al Corcovado, ai piedi del Cristo Redentore, e mi sono trovata davanti agli occhi Rio!” – Vittoria “Di sicuro mi rimarrà impressa la vista dall’alto del Gran Canyon: da mozzare il fiato, è infinito. La cosa più strana è stata la serata a Las Vegas; davvero un mondo a parte!”&#8211; Matteo “La [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="MARTINA TAGLIAVIA" href="http://ventiblog.com/2014/05/martina-tagliavia/">Martina Tagliavia</a></p>
<blockquote><p>“La bellezza cambia il mondo, e lo cambia una persona alla volta.”</p>
<p style="text-align: right;">Renzo Piano</p>
<hr />
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2022" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg" alt="image" width="600" height="450" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image106-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p style="text-align: right;">
</blockquote>
<p>“<em>Dopo un’ora di autobus e un treno, sono arrivata in cima al Corcovado, ai piedi del Cristo Redentore, e mi sono trovata davanti agli occhi Rio!</em>” – <strong>Vittoria</strong></p>
<p><em>“Di sicuro mi rimarrà impressa la vista dall’alto del Gran Canyon: da mozzare il fiato, è infinito. La cosa più strana è stata la serata a Las Vegas; davvero un mondo a parte!”</em>&#8211; <strong>Matteo</strong></p>
<p>“<em>La cosa più memorabile è stata la Muraglia, è proprio emozionante. [&#8230;] La cosa più strana era l’interazione con i tassisti, praticamente comunicavamo a gesti e una volta uno ci ha fatti scendere perché la destinazione secondo lui era troppo vicina!”</em> – <strong>Valentina</strong></p>
<p>“<em>Camminare su una corda sospesa a 13 metri d’altezza nel campus dell’università a Los Angeles. Era un po’ per creare lo spirito di gruppo perché erano gli altri a tenere le corde delle imbragature.”</em> – <strong>Federica</strong></p>
<p><em>“Non mi ricordo quale sia l’esperienza più memorabile perché a Praga la birra costa troppo poco per permetterti di tornare a casa con qualche ricordo. Di sicuro mi ricordo che per la prima volta in vita mia sono svenuto in ospedale, che è comunque uno step importante e imprescindibile nella vita di un futuro medico.</em>” – <strong>Stefano</strong></p>
<p>Cos’hanno in comune questi ragazzi, e di cosa stanno parlando? Hanno tutti vissuto poche settimane all’estero per fini universitari. Eppure provengono da atenei diversi, città diverse, campi di studio diversi.</p>
<p>San Paolo, San Francisco, Pechino, Los Angeles, Praga.</p>
<p>Alcuni di questi sono posti talmente lontani da noi, non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente, che probabilmente non avremmo mai neanche pensato di visitarli, se non ci fosse stata un’organizzazione sottostante, come quella universitaria, a cui appoggiarsi e che sostenesse l’importanza di certe esperienze.</p>
<p>Non per nulla lo scopo principale di questi Campus Abroad, o in generale programmi internazionali di breve durata (nel caso degli studenti di medicina, internati in reparti ospedalieri), è formativo: è un’intensa esperienza interculturale che permette ai partecipanti di arricchire il proprio curriculum, esplorare nuovi paesi, lavorare su casi reali acquisendo una conoscenza più approfondita di quell’area geografica. In molti casi il programma prevede visite ad aziende, organizzazioni internazionali, istituzioni; seminari tenuti da esperti locali o corsi tenuti da docenti dell’università partner presso le strutture ospitanti.</p>
<p>Ma come detto prima, se questo è il fine accademico dei campus, vi è anche un risultato collaterale, che porterete dentro per sempre.</p>
<p>Le persone che avete incontrato, i luoghi che avete visitato, le cose “strane” o memorabili che avete vissuto, vi hanno permesso di comprendere, seppur per poco tempo, una nuova cultura: e questo è molto difficile che avvenga quando si parte nelle vesti di turista.</p>
<p>Io sono stata a Dubai per tre settimane: ho studiato all’American University in Dubai, visitato il Dubai International Financial Center e ho seguito un corso di Business Plan per cui ho realizzato, insieme ad altri, un progetto sul campo.</p>
<p>Ma allo stesso tempo ho vissuto per un po’ di tempo nella città più sontuosa e megalomane che abbia mai visto, con gli 828 metri del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo; la pista da sci all’interno del Mall of the Emirates e i giochi di luce e d’acqua delle gigantesche fontane del Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo. Ho attraversato le famose Palm Islands e fatto il bagno al Jumeirah Beach Park; ho contrattato con i venditori di sciarpe e di profumi nei suk, e ammirato il Burj al-Arab, il lussuosissimo hotel a forma di vela che troneggia su Dubai.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2023" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg" alt="image" width="600" height="395" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image107-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>Ed ecco però cosa ricorderò per sempre con chiarezza: quando siamo stati con le jeep a surfare sulle dune del deserto, e abbiamo mangiato cibo arabo in un villaggio tra ballerini di danza del ventre, narghilè e tatuaggi all’henné, ho visto la vera anima di Dubai; non quella delle luci scintillanti dei grattacieli, ma piuttosto quella legata alle tradizioni della sua popolazione e alla storia della sua terra.</p>
<p>Sinceramente credo che molti di noi, me in primis, non sarebbero altrimenti mai andati in questa meravigliosa città, o forse solo dopo una lista di innumerevoli altre mete, molto più “comuni”. E probabilmente adesso non conoscerei molto di quello che ho potuto così vedere.</p>
<p>Senza contare che mettersi alla prova in un contesto estremamente diverso dal proprio, dover superare inconvenienti e disagi, dati da lingue e culture spesso radicalmente opposte alle proprie, stimola indubbiamente le proprie abilità e allarga orizzonti e vedute.</p>
<p>Ognuno dei ragazzi che hanno fornito testimonianza al riguardo rifarebbe questa esperienza, e ciascuno di loro consiglierebbe la città in cui è stato: è possibile che siano tutte città così belle ed indimenticabili?</p>
<p>Forse sì. O forse è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda.</p>
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		<title>L’ITALIANO, BELLA SCOPERTA</title>
		<link>https://ventiblog.com/litaliano-bella-scoperta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Monica Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2014 16:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITà]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Monica Salvatore La lingua italiana e’ la quarta lingua piu’ studiata al mondo. Sembrerebbe uno scherzo o un’affermazione poco credibile di qualche italiano patriotta , ma e’ una notizia vera. Noi italiani spesso crediamo che studiare l’italiano non interessi a nessuno o che interessi solo a pochi studiosi che amano gli scritti dei grandi poeti nella nostra lingua e magari, spesso, anche noi ci chiediamo che senso abbia studiarlo e che senso abbia studiare la Divina Commedia o I [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="MONICA SALVATORE" href="http://ventiblog.com/2014/05/monica-salvatore-2/">Monica Salvatore</a></p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image104.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2017" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image104.jpg" alt="image" width="200" height="222" /></a></p>
<p>La lingua italiana e’ la quarta lingua piu’ studiata al mondo. Sembrerebbe uno scherzo o un’affermazione poco credibile di qualche italiano patriotta , ma e’ una notizia vera. Noi italiani spesso crediamo che studiare l’italiano non interessi a nessuno o che interessi solo a pochi studiosi che amano gli scritti dei grandi poeti nella nostra lingua e magari, spesso, anche noi ci chiediamo che senso abbia studiarlo e che senso abbia studiare la Divina Commedia o I Promessi Sposi.</p>
<p><a href="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image105.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2018" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2014/09/image105.jpg" alt="image" width="300" height="168" /></a></p>
<p>Dobbiamo ricrederci perche’ la lingua di Dante e’ insegnata a ben 687mila studenti in tutto il mondo, ai quali bisogna aggiungere gli studenti di scuole e corsi privati.</p>
<p>Ci sono infatti 81 Istituti italiani di cultura che insegnano l’italiano a 69.500 persone con ben 8165 corsi, I comitati della Societa’ Dante Alighieri con piu’ di 195.000 studenti. L’italiano occupa una posizione forte anche nell’insegnamento universitario con piu’ di 70.000 studenti e circa 300mila frequentano I corsi per gli italiano all’estero e molti altri studiano nelle numerose scuole italiane all’estero. Se consideriamo poi i numerosi corsi online che le case editrici offrono per imparare l’italiano , comprendiamo che l’insegnamento della nostra lingua si sta espandendo con grande facilita’ anche grazie al digitale che facilita l’accesso per insegnarla a tutti.</p>
<p>Un ottimo risultato per la nostra lingua se si pensa che e’ superata solo dall’inglese (al primo posto delle piu’ studiate), dal francese e dallo spagnolo.</p>
<p>Non e’ una lingua per soli letterati e studiosi che si interessano soprattutto ai testi italiani quindi, ma e’ una lingua che sta assumendo un ruolo sempre piu’ importante anche tra gli studenti universitari o tra chi e’ attratto dalla nostra lingua per la cultura culinaria o l’arte che l’Italia offre. L’Italia, lo sappiamo tutti, ha un fascino senza tempo e attrae ogni anni milioni di visitatori e l’italiano e’ una risorsa sulla quale investire in questo periodo di crisi per attirare altri visitatori nella terra della letteratura, dell’arte, della cultura, della musica e della bellezza; un altro punto di forza su cui puntare quindi e che puo’ fungere da faro di attrazione per un altro tipo di turismo, quello della cultura, attirando molti piu’ studenti stranieri nelle universita’ italiane.</p>
<p>Una bella soddisfazione per l’Italia e gli italiani la cui “lingua degli angeli” come la definiva Thomas Mann ha anche una vocazione internazionale che sorprende un po’ tutti.</p>
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		<title>ELEZIONI EUROPEE 2014. QUALE SCENARIO SI PROSPETTA PER L’EUROPA?</title>
		<link>https://ventiblog.com/elezioni-europee-2014-quale-scenario-si-prospetta-per-leuropa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonella Di Lucia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://ventiblog.com/?p=1652</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Antonella Di Lucia Tra il 22 e il 25 maggio, i 28 Paesi membri dell’Unione Europea hanno votato per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le elezioni europee di quest’anno hanno assunto un significato particolarmente importante, alla luce della crisi politica ed economica che sta investendo l’Europa. Gli occhi di investitori ed analisti finanziari sono rimasti fermamente puntati sull’evento elettorale, con il timore che un’eventuale vittoria degli euroscettici potesse aumentare il rischio di un futuro incerto per la moneta unica [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;">Di <a title="ANTONELLA DI LUCIA" href="http://ventiblog.com/2014/05/antonella-di-lucia/">Antonella Di Lucia</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/arton18758.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-961" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/arton18758.jpg?w=300&amp;h=177" alt="arton18758" width="300" height="177" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Tra il 22 e il 25 maggio, i 28 Paesi membri dell’Unione Europea hanno votato per il rinnovo del Parlamento Europeo. Le elezioni europee di quest’anno hanno assunto un significato particolarmente importante, alla luce della crisi politica ed economica che sta investendo l’Europa. Gli occhi di investitori ed analisti finanziari sono rimasti fermamente puntati sull’evento elettorale, con il timore che un’eventuale vittoria degli euroscettici potesse aumentare il rischio di un futuro incerto per la moneta unica e la stessa Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">E i timori non erano infondati. Infatti, il risultato italiano, con il 40% dei voti raggiunti dal Partito democratico, si configura come un’eccezione rispetto alla crisi della sinistra in Europa e all’avanzamento degli euroscettici, che hanno vinto in Francia e nel Regno Unito, rispettivamente con il Fronte National di Marine Le Pen e l’UKIP di Nigel Farage. In Grecia, invece, stravince la sinistra di Syriza, il partito guidato da Alexis Tsipras. Degna di nota è anche la vittoria in Danimarca del Partito Popolare Danese di estrema destra, che fa delle polemiche contro l’Europa e della lotta all’immigrazione la propria bandiera.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia, il flop dei <em>grillini</em> e il risultato straordinario conseguito da Matteo Renzi non lasciano più dubbi sull’investitura popolare del PD e del suo leader. La sconfitta di Grillo lascia pensare ad errori commessi durante la campagna elettorale e ai ripensamenti di alcuni elettori in seguito all’ostruzionismo praticato nei confronti del PD.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra che il trionfo elettorale del PD abbia fatto guadagnare al partito un nuovo peso agli occhi della sinistra europea e più ampi margini di manovra che cambieranno l’influenza italiana sull’Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, un Europa non poi così unita se trionfano gli euroscettici. È il caso di chiederci perché l’euroscetticismo sia in crescita. Occorre esaminare l’espansione dei partiti euroscettici e dei partiti populisti di destra alla luce delle molteplici trasformazioni vissute attualmente dall’Unione Europea. Come spiega il politologo Pascal Delwit, la prima ha a che fare con l’allargamento dell’UE: “L’Unione è passata dall’essere una piccola comunità a uno spazio di 28 Paesi e, quindi, da un punto di vista dell’identità, da un punto di vista della rappresentazione dell’Unione Europea, oggi ci troviamo di fronte a un’altra configurazione”. Il secondo fattore di trasformazione è la crisi economica che “causa molta inquietudine, paura, timori che tradizionalmente portano all’isolazionismo”. Infine, contribuisce “il declino dell’Europa, il declassamento del proprio posto rispetto a quello che occupava in passato”. Secondo Delwit, “questa logica di ripiego identitario porta a una forma di negazione della solidarietà e alla crescita del secessionismo. Questi partiti hanno un impatto sui partiti principali che temono di vederli crescere a livello elettorale e politico e quindi diventano molto più restii nel promuovere una maggiore integrazione dell’Unione Europea”. Sicuramente il processo di integrazione politica dell’UE subirà un <em>impasse</em>, rendendo ancor più evidente il divario tra la stretta unità economica e la mancanza di coordinamento politico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Unione Europea è stata ispirata dalla volontà di creare un’area di stabilità e pace, in seguito ai due conflitti mondiali e, effettivamente, il ciclo di rivalità, tensioni e guerra cui si è assistito in un passato non tanto remoto è stato interrotto. Inoltre, è difficile pensare che gli stati europei, da soli, possano far fronte alle superpotenze attuali e future che si stagnano come veri e propri colossi con le loro dimensioni demografiche, politiche, economiche e militari. Gli euroscettici rappresentano l’unità europea come l’origine di tutti i mali, ma populismo, xenofobia e un nazionalismo ostile sono veramente la risposta ai nostri problemi?</p>
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		<title>#chepena</title>
		<link>https://ventiblog.com/chepena/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola H. Cosentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 18:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[#CHEPENA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[ATTUALITà]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicola H. Cosentino Sforzarsi di far combaciare l’argomento del mese con le notizie d’attualità, se si è bastevolmente paraculi, non è mai difficile. L’unica pecca a questo sistema è che ci si trova spesso costretti a mettere da parte argomenti di luminoso interesse pubblico per favorire politica, economia ed esperienze di vita (e far fiorire alle spalle del resto una pagina della musica che in questo numero raccomando caldamente). Il risultato è che ci ritroviamo piangenti, a due giorni dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/notizie-curiose.jpg"><br />
<img class="aligncenter wp-image-1000 size-medium" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/notizie-curiose.jpg?w=300&amp;h=245" alt="notizie-curiose" width="300" height="245" /></a></p>
<p style="text-align: right;">di <a title="NICOLA H. COSENTINO" href="http://ventiblog.com/2014/05/nicola-h-cosentino/">Nicola H. Cosentino</a></p>
<p style="text-align: justify;">Sforzarsi di far combaciare l’argomento del mese con le notizie d’attualità, se si è bastevolmente paraculi, non è mai difficile. L’unica pecca a questo sistema è che ci si trova spesso costretti a mettere da parte argomenti di luminoso interesse pubblico per favorire politica, economia ed esperienze di vita (e far fiorire alle spalle del resto una pagina della musica che in questo numero raccomando caldamente). Il risultato è che ci ritroviamo piangenti, a due giorni dalla pubblicazione, con una serie di imperdibili notizie che non riusciamo ad incastrare da nessuna parte. ‹‹Come possiamo ignorarle››, ci siamo chiesti ‹‹se il mondo ne parla?››. La soluzione è stata quella, sempre ottima, di puntare all’arrangio e di limitare drasticamente la qualità, in modo tale da dare spazio a tutto. #Chepena, che sto andando a presentarvi, sarà appunto un ranking mensile di tristezze a tutti note, rese ancora più tristi – se possibile – dal fatto di esistere da qualche parte su Internet e nel mondo dell’informazione, ma di essere state scartate da Venti.</p>
<hr />
<h3 style="text-align: center;"><strong>#chepena</strong></h3>
<h5 style="text-align: center;"><strong>ovvero</strong></h5>
<h5 style="text-align: center;"><strong>Lista delle cose che vi siete persi perché avevamo poco spazio e molta coscienza</strong></h5>
<p style="text-align: left;"><strong>5. I nei dell’Europa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Anche noi avremmo parlato, come molti altri, del mistero che ha trainato l’impatto emotivo di queste recenti elezioni europee. Ovvero: dove sono finiti i nei di Iva Zanicchi nel suo stupendo manifesto elettorale? Chi è il fotografo americano che, cito testualmente, le ha ‹‹sparato una luce fortissima in faccia››? Il piano era quello di contattarlo telefonicamente con il doppio fine di pagargli settecento euro in buoni pasto da Pronto Coffee per il restyling delle nostre foto profilo sulla pagina di presentazione. Ma poi ci siamo ricordati che c’erano le elezioni davvero, ed abbiamo chiuso l’affaire Zanicchi per sempre. Peccato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/iva-zanicchi-manifesti-elettorali-europee-2014.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1024" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/iva-zanicchi-manifesti-elettorali-europee-2014.jpg?w=300&amp;h=186" alt="Iva-Zanicchi-manifesti-elettorali-Europee-2014" width="300" height="186" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Villa La Maschera</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo piccolo film, consigliatomi da Youtube in persona mentre ascoltavo <em>Tapparella</em>, ha rischiato di fare la parte del leone nella pagina del cinema. Poi soppiantato da Cannes e i David, mi aveva conquistato per il suo stile molto simile – ma di certo inferiore – al videoclip di <em>A me me piac’a nutella </em>del Piccolo Lucio. O, peggio, ad un capolavoro di nouvelle vague da me stesso girato con l’inseparabile amico Giovanni che trattava l’orrenda agonia di un giovane su un materasso sdrucito. Senza alcuna ragione, Villa La Maschera è fuori da questo numero. Che amarezza.</p>
<div class="video-wrapper">
<p style="text-align: center;">[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=MBzg4zSceD0]</p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Chemistry</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per motivi assolutamente analoghi al punto 4 e sempre più vicini alla somiglianza del prodotto con l’agonia del mio amico Giovanni girata da me medesimo, avevo proposto di parlare, nella pagina della cultura, di questo telefilm dallo scabroso susseguirsi di tette e culi. Mi ero ripromesso di lodarne, nei prossimi numeri, l’epica colonna sonora, la pienezza della sceneggiatura e la versatilità memorabile del protagonista (di cui purtroppo al momento non ricordo il nome) ma la serie è stata cancellata dopo una sola stagione. Quindi niente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://media.tvblog.it/c/che/chemistry-la-chimica-del-sesso/featured_asset.jpeg"><img class="alignnone" src="http://media.tvblog.it/c/che/chemistry-la-chimica-del-sesso/featured_asset.jpeg" alt="" width="395" height="586" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Il Grande Fratello e i conseguenti sandali estivi che vanno di moda a Londra</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci siamo a lungo interrogati sulla possibilità di discutere del Grande Fratello. Il problema è stato trovare qualcuno che l’avesse seguito. Quando finalmente, dopo lunga e penosa ricerca, abbiamo contattato un amico olandese di una nostra collaboratrice, tale Cristoffen, che si era registrato tutte le puntate ed i live pomeridiani alla ricerca di involontario materiale pornografico, ce ne siamo dimenticati. Colpa mia, mi sono distratto. Perché a Londra hanno cominciato ad andare di moda come scarpe normali (e per normali si intende <em>adatte ad uscire per la strada</em>) i sandali estivi, trasparenti e di plastica morbida, a volte impreziositi da qualche glitter, che io e mia cugina indossammo in spiaggia e rigorosamente dentro l’acqua per circa due settimane nell’agosto del 1994, logori dalla vergogna. Non sapendo come scrivere due righe di moda, ed immobilizzato da questa vista come un Tarantino qualsiasi, sono rimasto su Charing Cross ad aspettare che si mettesse a piovere perché la proprietaria dei sandali scappasse a casa. Fortunatamente a Londra piove come niente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/scarpe-gomma-bambini.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1023" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/06/scarpe-gomma-bambini.jpg?w=300&amp;h=250" alt="scarpe-gomma-bambini" width="300" height="250" /></a></p>
<p><strong>1. Il marito della Marini a letto è una bomba</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sconvolti come tutti dalla notizia della separazione di Valeria Marini, abbiamo seguito la vicenda passo passo, sperando in una riconciliazione. Quando la showgirl, con un comunicato ufficiale, ha annunciato di voler chiedere l’annullamento alla Sacra Rota, dopo un momentaneo shock ci siamo arresi. Consola, però, la dichiarazione del marito della signora Marini, secondo cui il matrimonio non sarebbe passibile di annullamento perché ‹‹consumato abbondantemente››. Eravamo pronti a trattare di questa consumazione abbondante ma perduta e disposti a riciclare i buoni pasto di Pronto Coffee destinati al fotografo di Iva Zanicchi per permettere all’uomo nuove consumazioni, quando abbiamo letto sul Corriere della Sera online, nella pagina delle Cronache, il titolone</p>
<p style="text-align: center;"><em>«Valeria si vantava delle mie doti amatorie con gli amici» </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>L’imprenditore Cottone replica: «Offeso e diffamato dalle sue frasi»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sconfitti in serietà dal Corriere e sentendoci inadeguati davanti a tale senso della notizia, abbiamo pensato di desistere dal nostro proposito ed augurare al dottor Cottone un grande successo per il seguito della campagna pubblicitaria alla sua entusiasmante virilità. Auguri!</p>
<p style="text-align: center;">[<a href="http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_07/valeria-si-vantava-mie-doti-amatorie-gli-amici-a8cf89e8-d5b9-11e3-8f76-ff90528c627d.shtml">http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_07/valeria-si-vantava-mie-doti-amatorie-gli-amici-a8cf89e8-d5b9-11e3-8f76-ff90528c627d.shtml</a>]</p>
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		<title>Il Bitcoin – una vera nuova moneta virtuale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marinella Amato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 14:18:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pillole di economia]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>APPUNTI DI ECONOMIA Di Marinella Amato Note:  obiettivo della rubrica è spiegare in modo semplice e veloce, concetti economici chiave/di base o trattare un argomento di cui si è sentito molto parlare nei tg o sui giornali; se avete qualche domanda o curiosità scrivetemi qui nei commenti, sarò ben lieta di rispondervi, o meglio, di informarmi per voi su quello che chiederete. Il Bitcoin è una moneta elettronica nata nel 2009 dall’idea di un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: center;">APPUNTI DI ECONOMIA</h5>
<p style="text-align: right;">Di <a title="MARINELLA AMATO" href="http://ventiblog.com/2014/05/marinella-amato/">Marinella Amato</a></p>
<p style="text-align: left;">Note:</p>
<ul>
<li> obiettivo della rubrica è spiegare in modo semplice e veloce, concetti economici chiave/di base o trattare un argomento di cui si è sentito molto parlare nei tg o sui giornali;</li>
<li>se avete qualche domanda o curiosità scrivetemi qui nei commenti, sarò ben lieta di rispondervi, o meglio, di informarmi per voi su quello che chiederete.</li>
</ul>
<hr />
<p><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin.jpg"><img class="size-full wp-image-460 aligncenter" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin.jpg?w=1100" alt="bitcoin" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il Bitcoin è una moneta elettronica nata nel 2009 dall’idea di un anonimo conosciuto con lo pseudonimo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satoshi_Nakamoto">Satoshi Nakamoto</a>.<br />
Ultimamente si sente spesso parlare delle opportunità e dei grandi rischi ad esso associati, primi tra tutti, gli attacchi informatici e i furti, causa di drastiche perdite di valore.<br />
Ad oggi, si trovano in circolazione circa 12,5 milioni di unità di bitcoin, equivalenti a circa 6 miliardi di euro. Ciò che contraddistingue questa moneta virtuale è la presenza di un numero massimo di unità che sarà possibile mettere in circolazione: 21 milioni di bitcoin.<br />
Analizzare in maniera approfondita tutti gli aspetti del Bittcoin comporta molto tempo, pertanto si risponderà qui ad una prima, fondamentale domanda: il Bitcoin può essere definito “moneta”?</p>
<p style="text-align: justify;">Per farlo, bisogna partire dal concetto stesso di moneta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una moneta deve svolgere le funzioni di:</p>
<p style="text-align: justify;">1)     mezzo di scambio;</p>
<p style="text-align: justify;">2)     stabile riserva di valore;</p>
<p style="text-align: justify;">3)     unità di conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si definisce mezzo di scambio ciò che può essere scambiato con beni e servizi; si definisce stabile riserva di valore qualcosa che può essere conservato per un certo (breve) periodo per poi essere ripreso e utilizzato ancora come mezzo di scambio, trovando il valore di questo “qualcosa” che si è conservato intatto, anche in termini di potere d’acquisto; un’unità di conto è un criterio statistico con cui si misura il valore in un’economia.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin_logo.png"><img class="alignnone size-full wp-image-462" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin_logo.png?w=1100" alt="Bitcoin_logo" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Bitcoin è</strong> senza dubbio un <strong>mezzo di scambio</strong> perché è utilizzato e accettato in vari siti web, in alcuni locali delle grandi città per acquistare dei beni e perfino in alcuni atenei, come l’Università di Nicosia a Cipro, che da novembre 2013 lo accetta come mezzo di pagamento della tasse universitarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Bitcoinè dotato delle caratteristiche tecniche per essere <strong>una riserva di valore</strong>, poiché è concepita per essere “conservata” in hard drive per poi essere “prelevata” quando è necessario fare nuovi acquisti, ma non è affatto stabile. Il suo valore è infatti soggetto a forti variazioni, come ad esempio è successo a febbraio, in seguito ad un “furto” di bitcoin (è scomparso il 6% di quelli in circolazione) dall’MtGox, la piattaforma su cui i bitcoin sono scambiati. Questo ha causato una perdita di fiducia nel bitcoin e anche per questo il suo valore è crollato del 30%. Se un cittadino avesse conservato dei bitcoin per un valore di ad esempio 10 dollari (cioè con cui poter acquistare beni per 10 dollari) il giorno prima del furto, il giorno dopo questi si sarebbe ritrovato con sempre lo stesso numero di bitcoin del giorno prima, ma avrebbe potuto acquistare beni per soli 7 dollari.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la funzione di unità di conto, per il momento il Bitcoin <strong>non è utilizzato per la contabilità</strong>; anche chi lo accetta per gli scambi, preferisce utilizzare per quest’ultima le monete tradizionali come il dollaro o l’euro. I prezzi delle merci vengono fissati con le monete tradizionali e poi trasformati in termini di bitcoin seguendo il tasso di cambio della cripto-moneta. Inoltre i salari di coloro che possiedono i bitcoin sono pagati in monete tradizionali. Di fatto osserviamo che ancora nessuno ha cambiato il proprio “riferimento” e iniziato a “pensare in bitcoin”. Cambiare il proprio riferimento risulta infatti troppo rischioso e si pensa che sostenere questo tipo di rischio sarebbe incosciente più che coraggioso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si può pertanto concludere che il bitcoin non è una vera e propria moneta.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin_accepted_here.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-461" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/bitcoin_accepted_here.png?w=300&amp;h=114" alt="Bitcoin_accepted_here" width="300" height="114" /></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-bitcoin-una-vera-nuova-moneta-virtuale/">Il Bitcoin – una vera nuova moneta virtuale?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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