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	<title>marò &#8211; Venti Blog</title>
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		<title>&#8220;E i Marò?&#8221; Ultimo atto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Martire]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale arbitrale riconosce la competenza dell’Italia Sembra essere giunta ad una &#8220;conclusione&#8221; la tensione diplomatica intercorsa tra Italia e India a seguito della vicenda accaduta il 15 febbraio 2012 al largo delle coste dell&#8217;India. Quasi tutti ricorderemo il caso della petroliera Enrica Lexie: nel 2012, i due militari Massimiliamo Latorre e Salvatore Girone imbarcati sulla nave battente bandiera italiana come nuclei militari di protezione, uccisero per errore due pescatori durante un’operazione di anti-pirateria in India. I casi di pirateria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Il Tribunale arbitrale riconosce la competenza dell’Italia</h2>



<p class="has-drop-cap">Sembra essere giunta ad una &#8220;conclusione&#8221; la tensione diplomatica intercorsa tra Italia e India a seguito della vicenda accaduta il 15 febbraio 2012 al largo delle coste dell&#8217;India.</p>



<p>Quasi tutti ricorderemo il caso della petroliera Enrica Lexie: <strong>nel 2012, i due militari Massimiliamo Latorre e Salvatore Girone imbarcati sulla nave battente bandiera italiana come nuclei militari di protezione, uccisero per errore due pescatori durante un’operazione di anti-pirateria in India.</strong></p>



<p>I casi di pirateria venivano segnalati frequentemente in quelle zone e i militari erano impegnati a prevenire attacchi del genere; <strong>al largo della costa del Kerala (uno Stato dell&#8217;India meridionale che si affaccia sull&#8217;Oceano indiano dalla parte del Mare Arabico) i due militari credettero di scorgere un’imbarcazione pirata in avvicinamento e decisero di aprire il fuoco.</strong> </p>



<p>Quell’imbarcazione, erroneamente ritenuta pericolosa, era in realtà il peschereccio St. Anthony e la condotta dei militari provocò la morte di due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki. La polizia indiana tenne in stato di fermo la nave Enrica Lexie e la Corte del Kollam dispose che i due marò fossero tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana e non in una normale prigione, solo in un secondo momento furono condotti nel carcere ordinario di Trivandrum.</p>



<p>L’Italia, sin da subito, contestò la competenza dell’India nel giudicarli e l’accordo di risarcimento per le famiglie delle vittime venne ritenuto illegale dalla Suprema Corte indiana. I Marò vennero trattenuti in India e si aprì così il c.d. “<strong>caso Marò</strong>” che procurò un fortissimo clima di tensione fra i due Paesi.</p>



<p><strong>Il Governo indiano faticò a stabilire l’attribuzione della competenza sul caso ai suoi Tribunali</strong> e intanto venne concesso ai militari di ritornare in Italia. Tuttavia, l’allora Ministro degli Esteri del Governo Monti, Giulio Terzi, comunicò che i Marò non avrebbero fatto rientro in India e per tutta risposta l’India decise di limitare la libertà di movimento dell’ambasciatore italiano a Delhi. Questa vicenda si risolse con le dimissioni del Ministro Terzi e col rientro in India dei due militari, che furono accusati anche di terrorismo, reato che in India è punito con la pena di morte. Le ostilità continueranno anche in seguito, arrivando quasi ad una rottura diplomatica tra Italia e India. </p>



<p>La vicenda arriverà ad un primo punto di svolta con il rientro di Latorre a causa di un’ischemia; questi, dopo l’operazione in Italia, non rientrerà più in India.</p>



<p>L’italia decide intanto, nel 2015, di appellarsi al Tribunale internazionale dell’Aja per conoscere in modo definitivo a quale fra i due Paesi spetta la competenza sul caso. In attesa di un giudizio del Tribunale dell’Aja, anche al militare Girone viene concesso il rientro in Italia e l’India sospende i procedimenti nei confronti dei militari.</p>



<h3><strong>La difesa dei Marò</strong></h3>



<p>Analizziamo nel dettaglio su cosa si basava la difesa dei Marò: la loro difesa è stata sempre incentrata sul fatto che la giurisdizione sui fatti contestati appartiene all&#8217;Italia poiché la vicenda è avvenuta in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana, con la presenza di  militari italiani coinvolti nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione anti-pirateria raccomandata da norme internazionali.</p>



<p>Tali fatti, secondo la difesa dei due militari, rientrerebbero dunque nell&#8217;ipotesi di &#8220;incidente di navigazione&#8221; avvenuto in acque internazionali, a norma dell&#8217;art. 97 della Convenzione di Montego Bay.</p>



<p>Per quanto attiene, invece, all&#8217;immunità funzionale, i Marò  avrebbero agito in regime di immunità giurisdizionale di fronte alle autorità giudiziarie di Stati terzi, in quanto organi dello Stato italiano. Secondo la legge italiana e in base ai trattati internazionali sottoscritti dall&#8217;Italia, in accordo con le risoluzioni dell&#8217;ONU che disciplinano le forme di contrasto alla pirateria internazionale, Latorre e Girone&nbsp;devono essere considerati &#8220;<em>personale militare in servizio su territorio italiano&#8221;</em>. La petroliera Enrica Lexie era una nave civile, tuttavia <strong>la scorta militare alle navi commerciali fu autorizzata dal Parlamento nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione ONU contro la pirateria</strong>.</p>



<h3><strong>La decisione del Tribunale arbitrale</strong></h3>



<p><strong>Dopo 8 anni e mezzo, arriva finalmente la risposta del Tribunale internazionale che dà ragione all’Italia: i giudici hanno infatti riconosciuto l’immunità funzionale dei due militari, precludendo all’India la possibilità di esercitare la sua giurisdizione sul caso</strong>. I marò sono stati ritenuti dal Tribunale arbitrale soggetti alla legge italiana in quanto funzionari dello Stato italiano impegnati nell’esercizio delle loro funzioni. Tuttavia, l’Aja riconosce che: “l&#8217;Italia ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l&#8217;India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all&#8217;imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell&#8217;equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony.”</p>



<p>Il Tribunale ha dunque invitato le Parti a raggiungere un accordo; la Farnesina ricorda però che il <strong>Tribunale Arbitrale fu adito per pronunciarsi sull&#8217;attribuzione della giurisdizione, e non sul merito. L&#8217;Italia</strong>, annuncia la Farnesina, è pronta ad osservare quanto stabilito dal Tribunale arbitrale e <strong>si impegna a riavviare il procedimento penale aperto dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma nei confronti dei due Marò.</strong></p>



<h3><strong>La reazione dell&#8217;India</strong></h3>



<p><strong>In India, i media e il sito India Today hanno sostenuto che l’India</strong> <strong>“ha vinto il caso”</strong> perchè “ha il diritto al risarcimento, ma non può processarli”. Come stabilito dalla sentenza del Tribunale arbitrale, i due militari &#8220;hanno violato il diritto internazionale e di conseguenza l&#8217;Italia ha violato la libertà di navigazione dell&#8217;India”, per questo motivo, asserisce il sito indiano: “<em>l&#8217;India ha il diritto di ricevere un risarcimento dall&#8217;Italia per la perdita di vite subita</em>”.</p>
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