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	<title>letteratura &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Donne nello spazio, spazio nella fantascienza.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 04:14:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È frequente lo stereotipo legato alle capacità delle donne di fantasticare sui racconti e sulle scelte del quotidiano. Eppure, questo predominante tratto femminile ha lasciato una impronta tangibile nella letteratura fantascientifica sin dal XIX secolo, offrendo spunti rosa su un genere da sempre ritenuto “universalmente maschile”. I romanzi di fantascienza, si pensi al capolavoro Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley, introducono un tratto intrinseco di modernità che consente la sovversione delle categorie sociali e culturali, dei fattori spazio [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È frequente lo stereotipo legato alle capacità delle donne di fantasticare sui racconti e sulle scelte del quotidiano. Eppure, questo predominante tratto femminile ha lasciato una impronta tangibile nella letteratura fantascientifica sin dal XIX secolo, offrendo spunti rosa su un genere da sempre ritenuto “universalmente maschile”. </p>



<p>I romanzi di fantascienza, si pensi al capolavoro Frankenstein o il Prometeo moderno di Mary Shelley, introducono un tratto intrinseco di modernità che consente la sovversione delle categorie sociali e culturali, dei fattori spazio e tempo attingendo a metaforiche ed immaginarie passeggiate nel futuro in cui risuonano valori saldi per la società come pacifismo, uguaglianza, etica e salvaguardia della natura. Nel nostro tempo, queste scrittici esplorano la sessualità, affrontano la tematica dell’affermazione femminile in una società prona al maschilismo, sfruttando la fantascienza distopica dal linguaggio nuovo e prorompente che aiuta a superare i taboo generazionali e culturali. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide size-large"><img width="433" height="612" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/istockphoto-1132484892-612x612-1.jpg" alt="" class="wp-image-28675" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/istockphoto-1132484892-612x612-1.jpg 433w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2021/04/istockphoto-1132484892-612x612-1-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 433px) 100vw, 433px" /><figcaption>Portrait of a space women in a futuristic space suit floating away. </figcaption></figure>



<p>La fantascienza nasce donna e continua ad esserlo per l’inventiva, l’originalità e la destrezza dei contenuti che consentono di inserirla in uno spazio libero e aperto alle interrogazioni critiche e costruttive per riscrivere ed analizzare il mondo reale. Uno strumento di ridefinizione della identità e del ruolo femminile attraverso una visione seppur alterata ma che affonda nella vera identità di donna, nel suo copro e nella sua anima. Non a caso il genere fantascientifico, connubio ideale tra concreto, che vuol dire scienza e fantasioso. </p>



<p>Dunque, la scienza è donna, non perché sia scritto in un racconto ma dal momento che la ricerca scientifica attinge alle figure femminili. Il soggetto che fa da collante ai racconti fantascientifici è lo spazio. Eppure, la conquista dello spazio è rosa. Ricorre negli stessi anni dell’affermazione del genere fantascientifico, l’inizio di emancipazione culturale delle donne nella scienza, conquistata con caparbietà e sapienza. <br></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica: una cura alla mala-informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Francesca Astorino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2020 05:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo 2020, la linea tra scienza e fake news è davvero sottile. La cultura e la divulgazione scientifica hanno l’arduo ruolo di portare fuori dai laboratori le ricerche e permetterne la comprensione. La comunicazione deve essere di qualità. Per fare ciò, è necessario applicare con rigore il metodo scientifico facendo riferimento a fonti autorevoli e alla distinzione tra opinioni e fatti. L’attuale emergenza Cov-19 ci insegna che è sempre più semplice e consueto trovare informazioni non corrette che procurano [&#8230;]</p>
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<p><!-- wp:paragraph {"dropCap":true} --></p>
<p class="has-drop-cap">In questo 2020, la linea tra scienza e fake news è davvero sottile. La cultura e la divulgazione scientifica hanno l’arduo ruolo di portare fuori dai laboratori le ricerche e permetterne la comprensione. La comunicazione deve essere di qualità. Per fare ciò, è necessario applicare con rigore il metodo scientifico facendo riferimento a fonti autorevoli e alla distinzione tra opinioni e fatti. L’attuale emergenza Cov-19 ci insegna che è sempre più semplice e consueto trovare informazioni non corrette che procurano confusione e paura.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:pullquote {"className":"is-style-default"} --></p>
<figure class="wp-block-pullquote is-style-default">
<blockquote>
<p>Fare divulgazione scientifica e letteraria aiuta l’uomo a mutare.</p>
</blockquote>
</figure>
<p><!-- /wp:pullquote --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Il <em>Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica</em>, istituito quattordici anni fa in collaborazione con il comune e l’Università degli Studi di Padova, è da sempre impegnato nella valorizzazione della storia della ricerca scientifica e fa propri questi intenti di inserirsi nel patrimonio culturale italiano con un ventaglio di iniziative a sostegno delle eccellenze scientifiche, coinvolgendo in modo specifico i giovani.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Parlare di libri è sempre importante e un premio come questo ha il merito di contribuire a mettere in relazione autori, case editrici e lettori. Nella società italiana in cui predomina la figura del non lettore, presentare e coinvolgere il pubblico attraverso eventi come questo di divulgazione letteraria e scientifica, aumenta la fiducia nella carta stampata e offre conferme rispetto agli ultimi dati statistici che raccontano di un leggero andamento in controtendenza con la mancata attitudine alla lettura.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":25103,"sizeSlug":"large","linkDestination":"none"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="543" class="wp-image-25103" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255172-1024x543.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255172-1024x543.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255172-300x159.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255172-640x339.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255172.jpg 1111w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Per molti anni la divulgazione scientifica e la letteratura nel nostro paese sono stati intesi come un tabù. Ad oggi, il Premio Galileo si è affermato e consolidato nel panorama nazionale con una impronta importante, tanto è vero che sono numerose le case editrici e gli autori che ogni anno sottopongono alla selezione i propri testi. A ciò si affianca la partecipazione attiva dei ragazzi, studenti universitari e liceali che compongono la Giuria Esterna del premio. La loro presenza fornisce concretezza a questo evento, definendone il ruolo di vettore di democratizzazione culturale e di metamorfosi sociale. La tendenza ad invertire la rotta si conquista attraverso un lavoro certosino che si diversifica negli anni e che coinvolge tutta la società, mettendo così a tacere la prorompente figura del non lettore.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Ogni anno, il Premio Galileo seleziona attraverso la giuria scientifica, la cinquina finalista composta dai migliori libri di divulgazione scientifica pubblicati in Italia nel biennio precedente. Per ben quattordici anni la città di Padova si è resa partecipe di un convivio culturale, solitamente svolto nel mese di maggio, al quale scelgono di unirsi illustri scienziati, giornalisti e semplici cultori di scienza provenienti da ogni nazione. Quest’anno l’emergenza sanitaria ha allentato i tempi, aumentando l’attesa per l’evento centrale del premio che si inserisce nelle giornate di <em>Galileo-Settimana della Scienza e dell’Innovazione</em>. Un programma vastissimo. Sette giorni di talk e di incontri, tra realtà differenti del mondo imprenditoriale, ricerca, scuola, università che rendono la città di Padova la capitale dell’innovazione, della divulgazione scientifica ricalcando le tracce lasciate dallo scienziato Galileo Galilei.  </p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Nella mattinata di domenica 18 ottobre 2020, presso l’Auditorium del Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, si è tenuta la cerimonia di premiazione. Una edizione del Festival segnata dal timore nella riuscita, visto l’aumento dei casi di Cov-19, che ha indotto l’organizzazione e una parte del pubblico a scegliere l’opzione di partecipare in digitale agli eventi. Una emergenza sanitaria che ha diminuito il numero delle presenze fisiche ma non la qualità e i contenuti offerti in termini di conoscenze e divulgazione scientifica.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":25099,"sizeSlug":"large","linkDestination":"none"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1012" height="585" class="wp-image-25099" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255170-1.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255170-1.jpg 1012w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255170-1-300x173.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/photo5807929673194255170-1-640x370.jpg 640w" sizes="(max-width: 1012px) 100vw, 1012px" />
<p> </p>
</figure>
<figure class="wp-block-image size-large">
<figcaption><i>Lectio magistralis prof. Alberto Mantovani, presidente della Giuria Scientifica</i></figcaption>
</figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Nella stessa giornata di domenica, si è tenuta la votazione online e in sala per i presenti. Il vincitore della cinquina finalista è stato scelto dal voto espresso dalla Giuria Scientifica sommato a quello della Giuria Esterna, quest’ultima composta da 100 studenti selezionati dalle diverse università italiane e 10 scuole secondarie di secondo grado, divise tra la provincia di Padova e altre province d’Italia che hanno partecipato al Concorso Scuola del Premio Galileo. A guidare la Giuria Scientifica quest’anno, il Premio ha avuto l’onore di avere come presidente il prof. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Mantovani_(medico)" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Alberto Mantovani</strong></a>, scienziato, pioniere dell&#8217;immunologia, direttore scientifico e docente di Humanitas University. Al presidente di giuria si affiancano cinque autorevoli giornalisti della divulgazione scientifica e cinque docenti universitari in grado di rappresentare la comunità scientifica dell’Ateneo di Padova. D’impatto e tanto attesa, la Lectio magistralis “Immunità, dal cancro al Cov-19: sogni e sfide” tenuta dal prof. Mantovani, prima della premiazione, emblematica cornice all’evento e all’attuale momento storico.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":25100,"sizeSlug":"large","linkDestination":"none"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="572" class="wp-image-25100" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cattura2-1024x572.png" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cattura2-1024x572.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cattura2-300x168.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cattura2-640x358.png 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cattura2.png 1170w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />
<p> </p>
</figure>
<figure class="wp-block-image size-large">
<figcaption><i>Momento della votazione on</i><i>line da parte della Giuria Esterna</i></figcaption>
</figure>
<figure class="wp-block-image size-large">
<figcaption>Ho personalmente preso parte al Premio Galileo nel ruolo di Giurata esterna. Negli scorsi mesi mi sono stati somministrati i cinque libri finalisti, che ho letto con grande cura ed attenzione. Sceglierne uno solo della cinquina è stato un lavoro arduo e insidioso. Molto interessante è invece l’opportunità che mi è stata offerta partecipando nel doppio ruolo di lettrice e conoscitrice di scienza, essendo una studentessa di biologia. I testi proposti sono nell’insieme degli avventurosi racconti nel mondo che ci circonda. Tutto ciò che è vita viene analizzato macro e microscopicamente secondo trame e tematiche diverse. Sicuramente sono produzioni letterarie che sono meglio abbracciate da appassionati alle scienze che riescono nell’immediato a comprendere alcuni passaggi evidenziati nei capitoli. Ciò non toglie sottolineare come, da veri divulgatori scientifici, tutti gli autori della cinquina non lasciano nulla al caso e mettono ogni lettore nella giusta condizione per appassionarsi e perdersi nella lettura e nella conoscenza. Un plauso agli autori, con occhio critico hanno scandagliato il presente mescolando rimandi alla storia delle nostre origini e proiettandoci, un momento dopo, in un futuro imminente sia che si trattasse di genetica, percezioni ed emozioni, intelligenza artificiale, migrazioni di animali, crisi globali, esperienze scientifiche e personali.</figcaption>
</figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="683" class="wp-image-25101" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-1024x683.jpg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-1536x1024.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-640x427.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo-600x400.jpg 600w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/premiogalileo.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />
<p> </p>
</figure>
<figure class="wp-block-image size-large">
<figcaption><i>Cinquina finalista Premio Galileo 2020</i></figcaption>
</figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p><strong><em>Il giro del mondo in sei milioni di anni di Guido Barbujiani e Andrea Brunelli (Il Mulino)</em></strong></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni dell’umanità. È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato il pianeta. Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa, espressione del nostro ancestrale nomadismo.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p><strong><em>Senza confini. Le straordinarie storie degli animali migratori di Francesca Buoninconti (Codice)</em></strong></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Il nostro pianeta è attraversato da miliardi di animali in viaggio. Piccoli o grandi, da soli o in gruppo, percorrono decine di migliaia di chilometri in volo, in marcia o a nuoto, affrontando difficoltà e pericoli, su percorsi infidi che spesso costano loro la vita. Ma come fanno a raggiungere la loro destinazione? Come si orientano e come riescono a tornare ogni anno esattamente nel luogo in cui sono nati? Soprattutto, perché migrano?</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p><em><strong>La trama della vita. La scienza della longevità e la cura dell&#8217;incurabile tra ricerca e false promesse di Giulio Cossu (Marsilio</strong>)</em></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Giulio Cossu, ricercatore di fama internazionale, testimone diretto dell’avvicinamento progressivo a un limite: la cura perfetta. A capo di realtà all’avanguardia prima in Italia e oggi in Inghilterra, Cossu ci guida in un appassionante viaggio che ricostruisce la storia e le vicende negli ultimi decenni.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p><strong><em>Il senso perfetto. Mai sottovalutare il naso di Anna D’Errico (Codice)</em></strong></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Il Dipartimento della difesa degli Stati Uniti da anni lavora a un’arma offensiva (e non letale) a base di odori capaci di creare il panico. Il giro d’affari annuale dell’industria dei profumi è elevatissimo. Insomma, quello che ruota attorno al nostro naso, è una cosa seria. Ma come funziona questo nostro senso così raffinato e complesso e al tempo stesso istintivo ed emozionale?<br />Tra ricerca scientifica e tante curiosità, un viaggio alla scoperta dei talenti del naso umano.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p><strong><em>Cybercrime di Carola Frediani (Hoepli)</em></strong></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Cybercrimine: il fenomeno sempre più spesso minimizzato, esagerato o deformato che resta sempre astratto e incomprensibile. In questo libro invece si seguono in dettaglio alcune storie, la dinamica degli attacchi, l&#8217;impatto sulle vittime, sulla società ed economie mondiali. Tra ospedali in tilt, politici presi di mira, consulenti rovinati, caotici mercati neri e criminali allo sbaraglio.</p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image {"id":25102,"sizeSlug":"large","linkDestination":"none"} --></p>
<figure class="wp-block-image size-large"><img width="1024" height="768" class="wp-image-25102" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cossu-1024x768-1.jpeg" alt="" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cossu-1024x768-1.jpeg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cossu-1024x768-1-300x225.jpeg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cossu-1024x768-1-640x480.jpeg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/10/Cossu-1024x768-1-80x60.jpeg 80w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />
<p> </p>
</figure>
<figure class="wp-block-image size-large">
<figcaption><i>Giulio Cossu, vincitore del Premio Galileo 2020</i></figcaption>
</figure>
<p><!-- /wp:image --></p>
<p><!-- wp:paragraph --></p>
<p>Il prestigioso riconoscimento quest’anno è stato assegnato al ricercatore <strong>Giulio Cossu</strong> con il libro “<strong><em>La trama della vita. La scienza della longevità e la cura dell’incurabile tra ricerca e false promesse</em></strong>” (<em>Marsilio Editori</em>). Nel testo Cossu ci guida verso un viaggio nella ricerca scientifica: le ultime scoperte e conquiste nel mondo delle cellule staminali, terapie personalizzate, Crispr e le numerose domande e risposte ad obiezioni bioetiche. Un racconto pieno di sentimento, di delusione e di forza segnato dalla voglia di non rinunciare alla ricerca, per rivoluzionare il significato delle parole salute e cura.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;"><i>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni di lunedì 26/10/2020</i></p>
<p><!-- /wp:paragraph --></p>
<p><!-- wp:image --></p>
<figure class="wp-block-image"><img alt="" /></figure>
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		<title>Morti senza dignità: il virus che nega il diritto di dire addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 07:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È risaputo oramai: il Coronavirus ha sfiorato e “infettato” ogni brandello della dignità umana, non per ultimo ha pregiudicato quello che idealmente potremmo definire “il diritto di morire” o, a dirla meglio, il diritto di ricevere “degna sepoltura”.Le vittime di questi ultimi mesi, infatti, non appena esalato l’ultimo respiro, sono state avvolte in lenzuola intrise di soluzione disinfettante e riposte nelle bare immediatamente sigillate e trasferite in crematorio.&#160;Non si era certi del fatto che il corpo dei defunti infetti potesse [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È risaputo oramai: il Coronavirus ha sfiorato e “infettato” ogni brandello della dignità umana, non per ultimo ha pregiudicato quello che idealmente potremmo definire “il diritto di morire” o, a dirla meglio, il diritto di ricevere “degna sepoltura”.<br>Le vittime di questi ultimi mesi, infatti, non appena esalato l’ultimo respiro, sono state avvolte in lenzuola intrise di soluzione disinfettante e riposte nelle bare immediatamente sigillate e trasferite in crematorio.&nbsp;<br>Non si era certi del fatto che il corpo dei defunti infetti potesse essere o meno a sua volta vettore per il virus e determinare, quindi, un aumento dei contagi.&nbsp;<br>Nessuna sepoltura, allora, per i morti di Coronavirus, nessun ultimo saluto da parte dei loro cari: queste persone sono morte e la loro morte è passata inosservata (o quasi).</p>



<p>Al contrario, nonostante&nbsp;pandemia e funerali vietati,non inosservata è apparsa la morte del Sindaco di Saviano (NA), Carmine Sommese,&nbsp;morto a 66 anni proprio di Coronavirus; né tantomeno quella di Rosario Sparacio, fratello del noto boss Luigi, numero uno della mafia messinese degli ultimi anni ’90&nbsp;e poi collaboratore di giustizia.<br>I De Luca di turno –&nbsp;<em>il governatore della Campania nel primo caso e il Sindaco di Messina nel secondo</em>– hanno dovuto, in piena emergenza Covid-19, anche fronteggiare gli illeciti cortei funebri posti in essere a commemorazione dei due defunti.&nbsp;<br>Se, però, la reazione del primo è stata più risoluta e dura &#8211;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3WGKoaoAZao" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;<em>Vincenzo De Luca</em></a><em> ha infatti bloccato fin da subito gli ingressi e le uscite dalla cittadina per una settimana con l’obiettivo di identificare e controllare lo stato di salute di tutti coloro che erano scesi in strada&nbsp;</em>&#8211; il caro Cateno, Sindaco del messinese, è stato tacciato di pressapochismo, connivenza; i giornali locali si chiedevano, infatti:&nbsp;“<em>Il sindaco non si è accorto di nulla</em>?”</p>



<p>Ebbene,&nbsp;malgrado tutte le norme anti-Covid, le raccomandazioni professate negli ultimi mesi e il numero di morti che abbiamo visto incredibilmente aumentare &#8211; noi sugli screen dei nostri televisori durante la rassegna stampa della Protezione Civile e i nostri medici sotto i loro occhi &#8211; c’è chi non ha saputo rinunciare agli ultimi saluti e all’estrema unzione.&nbsp;</p>



<p>Una clamorosa trasgressione collettiva ai divieti e un’insopportabile ingiustizia verso coloro i quali sono morti soli, senza aver potuto godere del compianto dei propri affetti.&nbsp;<br>Andando oltre l’illiceità e all’inopportunità della cosa, che senso ha, mi sono chiesta,&nbsp;violare le disposizioni del governo per contenere il contagio solo per dare un ultimo saluto?</p>



<p>La risposta l’ho trovata nei miei appunti di letteratura italiana, nello specifico laddove trascrivevo le parole d’amore che le mie prof riservavano ad un uomo vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, un pensatore, l’ultimo illuminato e precursore dei romantici, un riformista legato al mondo classico, una personalità contraddittoria divisa tra razionalità e irrazionalità: Ugo Foscolo.&nbsp;</p>



<p>Per Foscolo la valorizzazione della poesia si inserisce all’interno di una concezione pessimistica della storia e della società: egli attribuisce alla stessa la gestione eroica dei grandi valori della civiltà, la cui incarnazione storica non cancella l’iniquità dei rapporti sociali ma al massimo le si sovrappone e la giustifica.</p>



<p>Nel 1806 il napoleonico editto di Saint-Cloud fu esteso anche all’Italia: esso sanciva l’obbligo di seppellire i morti in specifici cimiteri extraurbani escludendone, come al contrario era accaduto fino a poco tempo prima, la sepoltura in chiese o altri luoghi cittadini ispirandosi a criteri prima di tutto igienici ma anche di egualitarismo sociale.&nbsp;<br>Foscolo pensò alle valenze civili e simboliche dei cimiteri: scrisse, pertanto, un carme –&nbsp;<em>i famosi 295 endecasillabi sciolti che tutti ricordiamo –</em>dedicato all’amico Ippolito Pindemonte, “<em>Dei Sepolcri</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="720" height="493" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg" alt="" class="wp-image-21597" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-300x205.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-640x438.jpg 640w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>https://cultura.biografieonline.it/dei-sepolcri/</figcaption></figure>



<p>La tomba ha nella letteratura foscoliana il valore di collante in tutto ciò che concerne la civiltà umana: il sepolcro, per Foscolo, è il luogo in cui si manifesta la continuità fra la vita e la morte e, quindi, la continuità di trasmissione dei valori da una generazione ad un’altra.&nbsp;<br>In effetti, mediante il ricordo e la commemorazione dei cari defunti, tutti gli uomini mantengono un legame con i morti: è ciò è vero sia su un piano individuale quanto su un piano storico poiché il ricordo delle “grandi imprese” e dei “grandi eroi” garantisce l’identità di una nazione.</p>



<p>L’unica vita, pertanto, dopo la morte è quella che si consuma nell’animo di chi rimane e di chi, quindi, commemora e ricorda.&nbsp;</p>



<p>Il carme, diviso essenzialmente in quattro parti, affronta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti funerari, indaga sulle diverse tradizioni funerarie che si erano fino ad allora susseguite, sul rapporto tra significato personale e sociale della morte ed, infine, ribadisce il valore morale della morte, livellatrice delle ingiustizie della vita e quello parallelo e fondamentale della poesia, il cui compito è quello di celebrare le virtù e di conservare nel tempo il ricordo di chi non c’è più al di là di ogni limite temporale.</p>



<p>Ecco perché la rilevanza, nella nostra cultura religiosa e non, dei riti funebri.&nbsp;<br>Da un punto di vista laico e puramente materialistico le tombe sono inutili, esse acquistano significato allorché legate alla dimensione sociale dell’uomo, alla sopravvivenza dell’estinto nella memoria dei vivi.</p>



<p>Foscolo indaga sul senso della morte e sul rapporto fra scomparsi e superstiti: in un’epoca in cui le certezze religiose vengono meno, il poeta ha saputo ridimensionare la grandezza della vita umana e dei limiti che la caratterizzano ridefinendo in via inedita il valore della morte, che riconcilia e concilia tutti.&nbsp;</p>



<p>La sepoltura non riscatta per chi muore la perdita della vita, irrimediabile destino; il sepolcro può, però, divenire simbolo di coraggio e di speranza per chi resta e per chi, di fronte la morte, si sente perduto.&nbsp;<br>Piangendo e ricordando la dipartita di un caro, infatti, riusciamo a sentire il defunto incredibilmente di nuovo vicino.</p>



<p>Il sepolcro, dunque, fa un dono di cui la vita ci priva: l’immortalità nella memoria di chi ci ama.&nbsp;</p>



<p>Affinché venga garantita la durata della memoria nel tempo, però, occorre che qualcuno si dedichi a onorare il ricordo di chi non c’è più: Foscolo delega questo compito alla poesia; io oggi lo delego ad ognuno di noi.&nbsp;</p>



<p>E allora, affinché nessuno dimentichi ogni singola vittima deceduta a causa del Coronovirus, è obbligo nostro adesso commemorare e far sì che queste morti non risultino vane.&nbsp;<br>Pertanto, sebbene manchi un luogo fisico ove recarci e pregare, è nostro compito dare idealmente una “degna sepoltura” a costoro mediante la forza evocativa del pensiero e del ricordo che assume una funzione non solo individuale ma sociale: onorare tutte le vittime per far sì che nessuno di loro sia dimenticato.</p>



<p>La perdita di un caro, soprattutto senza potergli dire addio, è una ferita incurabile, ma se noi oggi non ci atteniamo alle regole, usando i presidi e rispettando la distanza di sicurezza per scongiurare nuovi contagi e nuove morti, renderemo tale sacrificio vano.</p>



<p>Durante la fase due ci viene chiesto di mostrare una forma più acuta di rispetto verso chi non c’è più, verso noi stessi e il prossimo: a nulla varrà pregare per ciò che è accaduto se diveniamo, di nuovo, i carnefici di noi stessi.</p>



<p><em>Già pubblicato, in versione ridotta, su Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei Ventenni 11/5/2020</em></p>
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		<title>Il mondo magico di Dino Buzzati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ornella Badagliacca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 17:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LIBRI]]></category>
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		<category><![CDATA[Premio Strega]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La letteratura italiana è costellata da grandi scrittori, rimasti per sempre impressi nella storia. Tuttavia c’è un autore, vincitore del Premio Strega, che non ha avuto degno riconoscimento del suo genio letterario, e risponde al nome di Dino Buzzati. Il suo estro si manifesta in vari campi, dalla letteratura, alla pittura fino al giornalismo: “Che io scriva o dipinga, io perseguo il medesimo scopo, che é quello di raccontare delle storie”. Buzzati iniziò la sua carriera come inviato del Corriere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La letteratura italiana è costellata da grandi scrittori, rimasti per sempre impressi nella storia. Tuttavia c’è un autore, vincitore del <strong>Premio Strega</strong>, che non ha avuto degno riconoscimento del suo genio letterario, e risponde al nome di <strong>Dino Buzzati.</strong> Il suo estro si manifesta in vari campi, dalla letteratura, alla pittura fino al giornalismo: “<em>Che io scriva o dipinga, io perseguo il medesimo scopo, che é quello di raccontare delle storie</em>”.</p>



<p>Buzzati iniziò la sua carriera come inviato del Corriere della Sera<em>, </em>con una particolare predilezione per la cronaca nera<em>. </em>Nato nel bellunese, infaticabile alpinista, ci conduce attraverso le sue opere surreali sulle montagne che tanto amava, trasmette emozioni forti e inattese, che ci turbano nel profondo e nel contempo sprigionano un’energia positiva che solo chi ne studia la prosa riesce a cogliere, e ne resta affascinato. <br>La mia passione per Buzzati è nata per caso &#8211; mio padre mi regalò “<strong>I centottanta racconti</strong>” &#8211; ed io mi imbattei subito in una lettura emotivamente travolgente, “<em>I giorni perduti</em>”. Qui  l’autore coinvolge il lettore ad un livello più profondo, ritirandosi quasi in disparte; non si limita a raccontarci una storia, bensì ci rende partecipi di essa, rendendoci così protagonisti. Buzzati è infatti maestro nell’arte del <strong>mostrare senza dire</strong> e l’accurata scelta delle parole è essenziale per comprendere presto i significati nascosti all’interno del testo.<br>L’ambiente è borghese, come testimonia la frase &#8211;<em> la sontuosa villa </em>&#8211; i personaggi sono due, Kazirra ed il misterioso uomo che porta via le casse da casa sua. Anche qui, come in quasi tutte le opere di Buzzati, del protagonista non conosciamo nulla.</p>



<p>E’ una lettura profonda, che ci permette di entrare all’interno della trama: leggendo ci troviamo infatti di fronte al misterioso uomo, assistiamo anche noi al momento in cui le casse vengono portate via e scaraventate in fondo ad una scarpata, ci immedesimiamo in lui, e proviamo lo stesso tragico stupore alla fine del racconto. <br>Tuttavia, <strong><em>chi è il vero ladro</em>? </strong>E’ Kazirra stesso, si è derubato dei suoi affetti, del suo fedele cagnolino che ha abbandonato, lasciandolo pelle e ossa, del fratello che stava male e lo aspettava, della sua fidanzata, Graziella, che ha lasciato andar via. E’ lui il ladro dei suoi giorni perduti. <br>Kazirra cerca di corrompere il signore delle scatole, gli promette in dono i suoi averi nella vana speranza di riuscire così a recuperare gli affetti dei suoi giorni perduti.  <br>Il passaggio dal <em>tu</em> al<em> Lei </em>é significativo. Dal “<em>ti ho visto</em>” al “<em>Signore, la supplico</em>..” quando comprende di essere lui stesso il ladro delle casse<em>.</em></p>



<p>Ciascuno di noi può identificarsi in Kazirra, ciascuno di noi può rendersi conto del valore degli affetti, e il messaggio di Buzzati è che non dobbiamo farci corrompere dalla sete di potere, dagli impegni e dalle ambizioni lavorative, perché il tempo non perdona, scorre inesorabile e dobbiamo vivere ogni momento al massimo. <br>Quella di Buzzati è un’amara critica della borghesia, della mancanza di valori, è un monito ad aprire gli occhi in tempo, altrimenti gli affetti andranno perduti per sempre. </p>



<p>I personaggi dei suoi racconti sono spesso borghesi dalla vita ripetitiva che viene d’un tratto turbata da un<strong> avvenimento fantastico</strong>, inspiegabile e li porta a redimersi sul significato della loro esistenza. Tuttavia, ne I giorni perduti, è ormai troppo tardi &#8211; come testimonia l’ultima frase &#8211;</p>



<p><strong>&nbsp;“<em>E l’ombra della notte scendeva</em>.”</strong></p>



<p>I suoi temi ricorrenti sono lo scorrere del tempo e le montagne che tanto amava, che rappresentavano limiti talvolta invalicabili, ma anche uno spunto per affacciarsi e vedere cosa c’è oltre. Il bisogno di scoprire, di esplorare mondi nuovi lo portava verso un mondo misterioso. <br><strong>L’occasione,</strong> che si presenta per i suoi protagonisti solo una volta nella vita, è un elemento che caratterizza la sua poetica, insieme al timore dello scorrere del tempo, che è visto come qualcosa di inesorabile, che l’uomo non può contrastare. <br>Le montagne non sono altro che una <strong>metafora</strong> dell’ambiente della redazione del giornale per cui lavorava; per molti anni aveva assistito inerme all’infelicità dei suoi colleghi, alla loro impossibilità nonostante l’impegno di realizzarsi veramente. </p>



<p>Un altro tema caro a Buzzati è il tema della morte, vista come<strong> fine delle illusioni,</strong> analizzata nelle sue sfaccettature &#8211; come viaggio dopo la morte, privo di speranza, o come breve ritorno da essa &#8211; come accade ne<strong><em> Il Mantello, </em></strong>che fa parte dei<strong> Sessanta Racconti</strong>, in cui si narra la storia di Giovanni, un ragazzo che ritorna dalla guerra in un modo diverso da quello che la sua famiglia si aspettava. Anche qui Buzzati ci fa vivere la sensazione nascosta di ansia e terrore della madre, quel sesto senso che le fa comprendere che qualcosa di innaturale, forse un oscuro segreto alberga in suo figlio. </p>



<p>I suoi personaggi sono in perenne lotta con un destino, visto come qualcosa di più grande e incontrastabile. Ne <em>Il mantello</em> infatti, leggiamo:<em>&nbsp;</em></p>



<p><em>“Era già alla porta. Uscì come portato dal vento. Attraversò l’orto quasi di corsa, aprì il cancelletto, due cavalli partirono al galoppo, sotto il cielo grigio, non già verso il paese, no, ma attraverso le praterie, su verso il nord, in direzione delle montagne. Galoppavano, galoppavano.”</em></p>



<p>Anche il paesaggio è elemento fondamentale del suo<strong> realismo magico</strong>, anche qui vi sono le montagne, e le ritroviamo ne <strong>“La famosa invasione degli orsi in Sicilia” .</strong><br>La sua scrittura è delicata ma decisa, dimostrando sempre l’estrema eleganza di Buzzati nel modo di raccontare.</p>



<p>Il romanzo fu pubblicato inizialmente a puntate nel <strong>Corriere dei Piccoli</strong>, ma ha un significato ben più profondo ed è un libro rivolto anche agli adulti. E’ la storia della guerra tra il Granduca di Sicilia e Leonzio, il re degli orsi che decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura in cui vivono gli uomini, alla ricerca di suo figlio Tonio e nella speranza di trovare del cibo. Gli orsi piccoli infatti, bloccati in un gelido inverno, soffrono la fame e gli orsi grandi si muovono in cerca di una vita migliore. La fiaba é molto attuale, mi ha subito ricordato il problema dei migranti, che spinti dalla disperazione si spostano nella vana illusione di trovare il paradiso. Gli orsi troveranno il benessere, tuttavia scopriranno a loro spese che la ricchezza non é sinonimo di felicità, e come avviene anche tra gli uomini, tutti gli eccessi portano alla corruzione e alla perdita dei valori. Grazie all’ultimo desiderio di Re Leonzio, il bisogno di tornare alle origini e il desiderio della vita semplice, riporterà gli orsi sulla buona strada. Di recente ne è stato realizzato anche un film d’animazione, presentato al <strong>Festival del Cinema di Cannes,</strong> dal forte impatto visivo soprattutto per i disegni e i colori. A dirigere il film è <strong>Lorenzo Mattotti</strong>, uno dei più grandi fumettisti italiani al mondo; il celebre scrittore <strong>Andrea Camilleri</strong>, orgoglio della Sicilia, ci ha fatto un ultimo regalo, prestando la sua voce al vecchio e saggio orso.</p>



<p>E se i temi di Buzzati possono sembrare faticosi, si trova in lui la chiave per godere delle cose belle che la vita ci può offrire: vedo nei suoi racconti un monito a non lasciarsi scappare le opportunità della vita, in un modo certamente diverso da quello convenzionale, con un’ironia tagliente e un umorismo quasi nero. Buzzati ha il dono di leggere la realtà in modo più profondo, come un saggio che vede le cose del mondo da una prospettiva diversa, più matura, profonda.   </p>



<p><br></p>
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		<title>Il richiamo della poesia- intervista a un giovane poeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2018 22:12:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel panorama poetico contemporaneo si stanno imponendo prepotentemente nuovi stili di espressione, la scrittura in versi sembra aver trovato nuovo appeal per le nuove generazioni, ma non si tratta di un interesse diffuso in modo omogeneo. Vi è necessità di condividere, ma senza social e senza immagini, oltre il quotidiano e oltre la banalità. Alessandro Porto ha 19 anni e una passione per i componimenti poetici che trascende i tempi moderni, riscopre i metri e i ritmi antichi e si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel panorama poetico contemporaneo si stanno imponendo prepotentemente nuovi stili di espressione, la scrittura in versi sembra aver trovato nuovo <em>appeal</em> per le nuove generazioni, ma non si tratta di un interesse diffuso in modo omogeneo. Vi è necessità di condividere, ma senza social e senza immagini, oltre il quotidiano e oltre la banalità.</p>
<p><strong>Alessandro Porto</strong> ha 19 anni e una passione per i componimenti poetici che trascende i tempi moderni, riscopre i metri e i ritmi antichi e si destreggia in questo mondo con l&#8217;ingenuità di chi sta or ora scoprendo le correnti che hanno segnato il panorama letterario mondiale e con la volontà di trovare un flusso, un posto tutto suo.</p>
<p>L&#8217;abbiamo intervistato per farci raccontare qualcosa di più sul suo rapporto con Calliope.</p>
<p><strong>Parlaci di te, com’è nato il tuo interesse per la poesia?</strong></p>
<blockquote><p><em>Il mio interesse per la poesia è nato sostanzialmente grazie ad una serie di fortuiti-sfortunati eventi. Non ho avuto una piacevole infanzia, ciò mi ha portato a rifugiarmi nella letteratura, da qui la passione per la cultura e per l’arte. Da bambino le poesie mi colpirono per la rapidità con cui arrivavano e scrissi qualche verso già in quinta elementare. </em></p>
<p><em>Il vero dramma, o la vera passione, arrivò in terza media, quando mi innamora</em></p>
<p><em>i tremendamente di una ragazza e, si sa, la prima cosa che si fa da innamorati è scrivere poesie. Il problema è che ho continuato; forse non ho mai smesso di essere innamorato.</em></p></blockquote>
<p><strong>Quali sono i tre autori che più ammiri, passati e presenti?</strong></p>
<blockquote><p><em>Vado in ordine cronologico. Dante Alighieri, perché non riesco ad immaginare la mia poesia, ma anche la poesia in generale, senza di lui. Un genio senza pari. Ugo Foscolo, per la tensione focosa e dinamica dei suoi versi, per i quali caddi letteralmente innamorato; lo stimo moltissimo anche come uomo e lo sento spiritualmente a me molto affine. </em></p>
<p><em>Charles Baudelaire e non ho il tempo di spiegare i mille motivi per i quali lo ammiro; diciamo che il dipolo eros-thanatos è un tema a me molto caro ed egli, per primo, lo trasmise con una musicalità ed una classe divini.</em></p></blockquote>
<p><img class="aligncenter wp-image-12622 size-full" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/hqdefault.jpg" alt="" width="480" height="360" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/hqdefault.jpg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/hqdefault-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2018/05/hqdefault-80x60.jpg 80w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p><strong>Ho notato nei tuoi lavori un “ritorno alle origini” nello stile, come mai questa scelta?</strong></p>
<blockquote><p><em>Un totale ritorno alle origini forse no, come testimonia il Manifesto del Dionisismo, in cui s</em><em>ono convinto, che non sia possibile andare da nessuna parte senza sapere da dove si proviene e per questo tento di riesumare il metro classico o comunque di proteggere il valore del suono e del ritmo nella poesia.</em><em>sostanzialmente ho cercato di teorizzare proprio le mie sperimentazioni, diciamo che certamente è presente un profondo legame con la tradizione poetica della Penisola.</em></p></blockquote>
<p><strong>Cosa pensi della forma poetica che più sembra attirare i tuoi coetanei in questo periodo- i versi liberi che vogliono più concentrarsi sulle emozioni da suscitare piuttosto che sulla forma- come le poesie di Rupi Kaur?</strong></p>
<blockquote><p><em>Ho letto Rupi Kaur proprio di recente e ne ho regalato un libro alla musa di cui vi ho parlato prima, quindi mi sembra chiaro io non nutra nessuna ferma avversione per il verso libero e sciolto in sé. Sono del tutto aperto verso nuove forme di poetica, ma, ahimè, la poesia contemporanea il più delle volte mi annoia. Quando prendo in mano una poesia, mi aspetto di leggere versi, con una musica ed un ritmo, una cura per le parole e i loro suoni, mentre il più delle volte mi ritrovo davanti aforismi spezzettati da tanti “a capo”. </em></p>
<p><em>Rupi Kaur non la posso giudicare non avendo letto i suoi testi in lingua originale e non avendone potuto quindi assaggiare le melodie, ma posso dire qualcosa in generale su queste nuove tendenze. Dire che si predilige il verso libero per focalizzarsi più sulle emozioni che si vogliono trasmettere che sulla forma è, secondo me, il più delle volte una semplice scusa. Si abbandona il ritmo e la musica per semplice pigrizia o forse per incapacità. </em></p>
<p><em>Voglio dire: hai dei contenuti estremamente profondi da comunicare? Bene. Non credi meritino lo sforzo di essere messi in rima o di essere ritmati da un bel endecasillabo? Detto questo, la poesia è poesia, l’arte è arte, se funziona può essere fatta anche dalle onomatopee dei futuristi.</em><br />
<em> Bu bum tisch!</em></p></blockquote>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti futuri, ti piacerebbe intraprendere una carriera che permetta alla tua passione per la poesia di esprimersi?</strong></p>
<blockquote><p><em>Intanto inizio a prendere il diploma e cerco di sopravvivere alla facoltà di Lettere, poi ci penserò. In realtà vivere d’arte è il mio sogno e cerco già, ogni giorno, di realizzarlo: scrivo opere teatrali che metto in scena nella mia città, partecipo a poetryslam e reading, ho pubblicato un libro lo scorso anno -e spero di pubblicare il prossimo a settembre- e mi cimento in declamazioni poetiche ovunque mi chiamino. </em></p>
<p><em>Ah e poi intaso i social network, YouTube ed ogni piattaforma dedicata alla scrittura. Guadagno ancora poco, ma, chissà, un giorno l’amata Calliope potrebbe permettermi di vivere, o anche solo di sopravvivere, con la poesia.</em></p></blockquote>
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