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	<title>Italia &#039;90 &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L&#8217;Italia che cambia per sempre dagli 11 metri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In libreria il saggio di Corrado De Rosa Quando eravamo felici Una faglia che si è allargata fino a diventare voragine, inghiottendo le speranze e le illusioni di un intero paese: i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei Mondiali del 1990, non strozzano soltanto l&#8217;euforia delle notti magiche infiammate dai gol di Salvatore Schillaci, ma convincono gli italiani che il tempo dei sogni era irrimediabilmente scaduto. La sfida del San Paolo è l&#8217;architrave di Quando eravamo felici, il saggio dello psichiatra [&#8230;]</p>
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<p>In libreria il saggio di Corrado De Rosa <em>Quando eravamo felici</em></p>



<p>Una faglia che si è allargata fino a diventare voragine, inghiottendo le speranze e le illusioni di un intero paese: i rigori di Italia-Argentina, semifinale dei Mondiali del 1990, non strozzano soltanto l&#8217;euforia delle notti magiche infiammate dai gol di Salvatore Schillaci, ma convincono gli italiani che il tempo dei sogni era irrimediabilmente scaduto. La sfida del San Paolo è l&#8217;architrave di <em>Quando eravamo felici</em>, il saggio dello psichiatra Corrado De Rosa uscito a maggio per minimum fax. Non una storia di Italia &#8217;90, ma un&#8217;analisi a tutto tondo di quell&#8217;estate italiana, con la Guerra fredda ormai alle spalle e il mondo in repentina trasformazione. La Coppa del Mondo non è soltanto l&#8217;apogeo di quel sistema politico e finanziario che, di lì a poco, sarà travolto dall&#8217;inchiesta Mani Pulite: Italia &#8217;90 è il balzo nella modernità di un paese che ha voglia di <em>grandeur</em>. </p>



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<p>Una scommessa da vincere anzitutto sul campo grazie alla Nazionale allenata da Azeglio Vicini, il tecnico romagnolo che ha raccolto l&#8217;eredità di Enzo Bearzot, puntando sulla magnifica genia di talenti per brevità chiamata Under 21: i «gemelli del gol» blucerchiati Roberto Mancini e Gianluca Vialli, il figlio d&#8217;arte Paolo Maldini, Riccardo Ferri, Giuseppe Giannini. Accanto a loro, il nuovo <em>golden boy</em> del calcio italiano Roberto Baggio &#8211; turbato dalla logorante trattativa per il trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus &#8211; un manipolo di esponenti della classe operaia (Fernando De Napoli, Luigi De Agostini) e gli ultimi reduci del Mundial spagnolo: il capitano Giuseppe Bergomi, Franco Baresi e Pietro Vierchowod, quest&#8217;ultimo scivolato suo malgrado nelle retrovie del gruppo azzurro. Una squadra che piace e diverte, da tutti indicata come la naturale favorita per il titolo. Soprattutto quando si rivela al mondo Totò Schillaci, un&#8217;infanzia spesa a contendere le proverbiali 10.000 lire al terribile Tano e alla «banda degli orologi d&#8217;oro» giocando a pallone per le strade dei quartieri popolari di Palermo. Partito dalla panchina, Schillaci diventa il personaggio dei <a href="https://youtu.be/Rs7gjORk90o">Mondiali</a>: un Re Mida dell&#8217;area di rigore capace di trasformare in gol gli assist e i suggerimenti dei compagni.</p>



<p>L&#8217;entusiasmo intorno alla Nazionale è più che mai giustificato: gli azzurri hanno raggiunto la semifinale senza subire una sola rete tra le gare del girone eliminatorio e le partite a eliminazione diretta. Tuttavia, la sfida con l&#8217;Argentina, in programma per martedì 3 luglio, non poteva essere come tutte le altre &#8211; e non solo perché l&#8217;Italia avrebbe lasciato il fortino dell&#8217;Olimpico per la prima volta dall&#8217;inizio del torneo: contendere la finale a Diego Armando Maradona nel giardino di casa del San Paolo non sarebbe stato affatto banale. Napoli freme e si dibatte nei giorni della vigilia: è giusto tradire <em>El Diez </em>per la maglia azzurra? Quale accoglienza riceverà il <em>Pibe de Oro</em>, l&#8217;uomo che ha rovesciato le consolidate gerarchie del calcio italiano, regalando a Partenope i primi due scudetti della sua storia? Sarà, ma il campione argentino ha già capito tutto: «Mi disgusta che ora tutti chiedano ai napoletani di essere italiani e di tifare contro la <em>Selección</em>. Napoli è stata sempre emarginata dal resto d&#8217;Italia, l&#8217;hanno condannata al razzismo più ingiusto». </p>



<p>La mossa astuta di chi punta sull&#8217;emotività per ribaltare un pronostico sfavorevole, benché l&#8217;Argentina &#8211; dopo aver perso all&#8217;esordio contro il Camerun &#8211; avesse pian piano ingranato, strappando la qualificazione alla semifinale dopo aver battuto ai calci di rigore l&#8217;ultima edizione della Jugoslavia prima della guerra dei Balcani. Benché il pubblico del San Paolo sia in larghissima maggioranza schierato con gli azzurri, l&#8217;atmosfera è meno elettrica del solito, come se la riverenza verso Maradona avesse suggerito un tifo più prudente, quasi ovattato. La rete di Schillaci al 17&#8242; del primo tempo sblocca la selezione azzurra, ma non attenua a sufficienza la carica agonistica dei campioni in carica. Il gioco proposto da Carlos Bilardo &#8211; il CT che ha tradito la medicina per il <em>futbol</em> &#8211; non è materia per esteti: «Si gioca per vincere. Gli spettacoli vanno bene per i teatri, per i cinema». Conta il risultato, dunque. E il pareggio a metà ripresa di Claudio Caniggia &#8211; agevolato da un&#8217;improvvida uscita di Walter Zenga &#8211; è tutto ciò che serve per incrinare le certezze dell&#8217;Italia. </p>



<p>Inizia un&#8217;altra partita, in cui i segnali della mente contano tanto quanto la forma fisica. «Ciò che distingue un campione è […] la trance agonistica», argomenta De Rosa mentre accompagna il lettore verso i tempi supplementari e i calci di rigore. Già: chi si presenterà dagli 11 metri e con quale stato d&#8217;animo? Ogni tiro dal dischetto è una sfida di nervi, istinto e freddezza. I primi 6 rigoristi &#8211; tre per parte &#8211; non sbagliano. Poi tocca a Roberto Donadoni sfidare Sergio Goycochea. Il portiere dell&#8217;Argentina &#8211; che ha sostituito a Mondiale già iniziato l&#8217;infortunato Nelson Pumpido &#8211; segue le orme del Gato Diaz, il personaggio reso celebre dal racconto di Osvaldo Soriano <em>Il rigore più lungo del mondo</em>: parata in tuffo, San Paolo ammutolito. Maradona non lascia scampo a Zenga: non resta che affidarsi ad Aldo Serena, subentrato a gara in corso a Vialli, per rimandare la resa. L&#8217;attaccante nerazzurro calcia addosso a Goycochea: è finita. </p>



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<p>Tocca a Bruno Pizzul elaborare il lutto di 27 milioni e mezzo di italiani che hanno assistito alla partita in tv: «Abbiamo fallito l&#8217;obiettivo di raggiungere la finale». Che cos&#8217;è stata quella partita se non il crepuscolo di un&#8217;epoca, l&#8217;ultimo barlume di felicità prima di immergerci nei tumultuosi anni Novanta? L&#8217;azzurro sarà il colore del rimpianto e dell&#8217;amarezza per tutto il decennio, dalla finale di USA &#8217;94 persa ancora ai rigori contro il Brasile fino all&#8217;uno-due dei francesi tra Mondiali ed Europei. Eppure, in quel mese di debordante passione, l&#8217;Italia si era convinta di essere vincente e all&#8217;avanguardia, nascondendo con disinvoltura i suoi mali e le sue contraddizioni. Era l&#8217;ultimo giro di giostra prima dell&#8217;abisso e della vergogna.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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