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	<title>iraq &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>La tutela dei diritti: i matrimoni precoci in Iraq</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Nicelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 09:48:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II) è un trattato internazionale che contiene importanti garanzie per la protezione delle libertà civili e politiche. Entrato in vigore il 23 marzo 1976 e ratificato da 167 stati (l’Italia lo ha ratificato nel 1978), si compone di 53 articoli che fanno riferimento alle tradizionali responsabilità degli Stati nel campo dell’amministrazione della giustizia e del mantenimento dello stato di diritto. Tra i diritti riconosciuti figurano il diritto alla vita, alla [&#8230;]</p>
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<p>Il Patto internazionale sui diritti civili e politici (Patto ONU II) è un trattato internazionale che contiene importanti garanzie per la protezione delle libertà civili e politiche. Entrato in vigore il 23 marzo 1976 e ratificato da 167 stati (l’Italia lo ha ratificato nel 1978), si compone di 53 articoli che fanno riferimento alle tradizionali responsabilità degli Stati nel campo dell’amministrazione della giustizia e del mantenimento dello stato di diritto. Tra i diritti riconosciuti figurano il diritto alla vita, alla libertà, alla sicurezza personale; di pensiero, di coscienza e di religione; la libertà di opinione, di espressione, di associazione e di riunione pacifica. L’art. 2 sancisce che tali diritti devono essere garantiti a tutti, senza distinzione alcuna, sia essa fondata sulla razza, il colore, il sesso, la lingua, la religione, l’opinione politica o qualsiasi altra opinione, l’origine nazionale o sociale, la condizione economica, la nascita o qualsiasi altra condizione. Il Patto ha previsto anche un meccanismo di controllo: il Comitato ONU per i diritti umani è l’organo di controllo incaricato di verificare che gli Stati parte rispettino i loro obblighi.</p>



<p><br>La Convenzione sui diritti dell’infanzia, invece, rappresenta lo strumento normativo internazionale più importante e completo in materia di promozione e tutela dei diritti dell&#8217;infanzia. È stata approvata dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre del 1989 a New York ed è entrata in vigore il 2 settembre 1990. L&#8217;Italia ha ratificato il documento il 27 maggio 1991 con la legge n.176 e a tutt&#8217;oggi più di 190 Stati ne fanno parte. Questo strumento obbliga gli Stati che l&#8217;hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell&#8217;adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.</p>



<p><br>Nonostante l’Iraq aderisca, dal 1971, al Patto internazionale sui diritti civili e politici e, dal 1994,<br>alla Convenzione sui diritti dell’infanzia, nel Paese la pratica dei matrimoni precoci è ancora<br>largamente diffusa. A dire il vero, in Iraq c’è una legge (del 1959) che prevede i requisiti per<br>contrarre matrimonio e, dunque, cosa è invece vietato: tra gli altri, i matrimoni poligamici, quelli forzati e quelli precoci (spesso, forzati e precoci vanno di pari passo). </p>



<p>E’ l’ultimo report annuale di Human Rights Watch (organizzazione internazionale non governativa che si occupa della difesa dei diritti umani) a confermarlo: in Iraq ogni anno vengono celebrati migliaia di matrimoni c.d. “precoci”. E come è possibile? Abbiamo appena detto che è stata emanata una legge apposita. E’ semplice: i matrimoni non vengono registrati, vengono celebrati da leader religiosi che non passano dai Tribunali, e per questo possono violare la legge.<br>Nella maggior parte di questi matrimoni precoci (e forzati), le spose hanno meno di diciotto anni, e circa il 20% hanno coinvolto ragazze di età inferiore ai quattordici anni; tuttavia, come riportato da Human Rights Watch nel suo report, in passato sono emersi anche casi di leader religiosi che hanno autorizzato matrimoni di bambine di appena nove anni.</p>



<p>Le conseguenze di questa pratica sono devastanti e ai nostri occhi, forse, immediatamente percepibili. I matrimoni precoci non sono validi, perché non vengono registrati. Ma per poter partorire in ospedale è necessario dimostrare di essere sposate in tribunale; per questo, molte ragazze sono costrette a partorire in casa. E cosa ne è del diritto alla salute? Per non parlare di divorzio o del caso in cui il matrimonio sia connotato da violenze: le giovani spose, infatti, non dispongono di alcuna protezione legale. Difficile è anche la condizione dei figli, a cui, spesso, viene negata la consegna dei documenti di identità.</p>



<p>Tra le aree in cui si registra una maggiore diffusione del matrimonio precoce, riporta Girls not<br>Bride (organizzazione internazionale non governativa con la missione di porre fine ai matrimoni<br>precoci in tutto il mondo): il governatorati di Missan (35%), Bassora (31%), Karbala (31%), ma<br>anche il Kri (Governo Regionale del Kurdistan) e le zone rurali.</p>



<p>Il matrimonio precoce non è un problema solo dell’Iraq: è un morbo globale, alimentato dalla<br>disuguaglianza di genere, dalla povertà, dalle norme sociali e dall’insicurezza. Il matrimonio precoce ha un aspetto diverso da una comunità all&#8217;altra. Non esiste un&#8217;unica soluzione, un unico attore o un unico settore per porvi fine. La soluzione non può che essere globale e di cooperazione, verso quella che, a tratti, ci sembra un’utopia: un mondo dove la tutela dei diritti (di tutti) è effettiva.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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