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	<title>giro d&#039;italia &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Il Giro d&#8217;Italia visto dal divano (con un occhio al futuro)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La «festa di maggio» è ancora il nostro romanzo popolare? Le fughe, le volate, l&#8217;attesa (persino spasmodica, in questa edizione oltremodo sonnacchiosa) di un attacco o di un colpo di mano. E poi le voci e i volti del dopocorsa &#8211; assurto a vero e proprio sottogenere televisivo negli anni del Processo alla tappa di Sergio Zavoli &#8211; l&#8217;immancabile coda polemica, le annotazioni di colore: il consolidato copione del Giro d&#8217;Italia, il filo rosa che riannoda le mille contrade della [&#8230;]</p>
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<p>La «festa di maggio» è ancora il nostro romanzo popolare?</p>



<p>Le fughe, le volate, l&#8217;attesa (persino spasmodica, in questa edizione oltremodo sonnacchiosa) di un attacco o di un colpo di mano. E poi le voci e i volti del dopocorsa &#8211; assurto a vero e proprio sottogenere televisivo negli anni del <em>Processo alla tappa </em>di Sergio Zavoli &#8211; l&#8217;immancabile coda polemica, le annotazioni di colore: il consolidato copione del Giro d&#8217;Italia, il filo rosa che riannoda le mille contrade della nostra penisola per tre settimane all&#8217;anno, sotto il segno di un entusiasmo e di una passione che si rinnovano nelle grandi città così come nei paesi che escono dall&#8217;anonimato della carta geografica solo al passaggio di capitani e gregari di mestiere. </p>



<p>Non solo il più grande evento sportivo nazionale &#8211; capace di «trasformare in domenica ogni giorno della settimana», per riprendere la definizione di un <em>suiveur </em>d&#8217;eccezione del Giro, Indro Montanelli &#8211; ma anche un&#8217;istituzione dei pomeriggi televisivi, che ha esteso la sua presenza nei palinsesti di pari passo con l&#8217;ampliamento delle ore di diretta. Dal raduno di partenza a tarda sera, la corsa rosa rimbalza dalle periferie del video (Rai Sport) ai posti che contano del telecomando (Raidue), concedendosi anche alla nicchia di Eurosport, la destinazione consigliata a chi &#8211; tra una pausa pubblicitaria e l&#8217;altra &#8211; voglia ascoltare una voce alternativa al racconto istituzionale del servizio pubblico. Da una parte la cronaca gradevole, ancorché fedele a un registro tradizionale, di Francesco Pancani e Alessandro Petacchi, affiancati al commento dallo scrittore Fabio Genovesi; dall&#8217;altra le fughe in avanti, le (fin troppo frequenti) divagazioni e le pedalate fuori copione di Luca Gregorio e Riccardo Magrini, di quando in quando imbeccati dagli ex professionisti Wladimir Belli e Moreno Moser. I primi al seguito della corsa, i secondi da sempre abituati a commentare le immagini «via tubo» (a distanza, per intenderci). Due stili contrapposti che rispecchiano più o meno fedelmente abitudini e preferenze del pubblico: se Pancani e Petacchi si rivolgono anche a chi non segue abitualmente il ciclismo nel corso della stagione, Gregorio-Magrini giocano la carta dell&#8217;audacia, come se la gara &#8211; spesso e volentieri poco coinvolgente &#8211; fosse il pretesto per parlare d&#8217;altro, fluttuando tra aneddotica e goliardia (a dire il vero piuttosto fiacca negli ultimi tempi, ma curiosamente apprezzata dalla platea di Eurosport, meno numerosa ma complessivamente più giovane di quella che segue le dirette RAI). </p>



<p>Che sia un effetto collaterale dello spettacolo che latita fino al proverbiale triangolo rosso o della trasmissione integrale delle tappe poco importa: per sua stessa natura, il ciclismo in tv si presta alla digressione, alla nota esplicativa, alla cartolina illustrata. Da questo punto di vista, la RAI ha compiuto qualche timido sforzo per elevare il livello delle sue telecronache, affidando al bravo Ettore Giovannelli e ad Umberto Martini il compito di raccontare l&#8217;Italia che gravita intorno alla «festa di maggio», riconoscendole molta più considerazione di quanto non accadesse in passato. Tuttavia, allo spettatore da casa non sfuggirà che il racconto della penisola attraversata dalla carovana ha molto, troppo in comune con le campagne di comunicazione delle aziende di soggiorno. Per carità: non c&#8217;è niente di male a mettere in risalto il patrimonio artistico, culturale e gastronomico di un paese, di una città di provincia o di una vallata, se non altro perché il Giro d&#8217;Italia è <em>anche</em> un formidabile veicolo di promozione turistica. Tuttavia, a volte si ha la sensazione che manchino le parole giuste per narrare la storia e le storie del nostro paese: per ragioni di mera opportunità, gli agganci con l&#8217;attualità sono pressoché inesistenti. Il passato è un ospite spesso indesiderato, a meno che non si fonda con la leggenda. Per non parlare dell&#8217;inspiegabile carenza di didascalie e grafiche, senza le quali è pressoché impossibile identificare i luoghi attraversati dalla corsa. </p>



<p>Questioni all&#8217;apparenza marginali, ma in realtà decisive per comprendere perché il Giro &#8211; a differenza del Tour de France, oltretutto avvantaggiato da una collocazione decisamente più favorevole in calendario &#8211; non abbia ancora trovato un&#8217;adeguata collocazione nell&#8217;immaginario dei nostri connazionali dopo gli anni bui degli scandali doping. Viene da pensare che il sapore antico, talora persino anacronistico, di un grande Giro a tappe non sia adatto a un&#8217;epoca in cui tutto si consuma in fretta e con crescente voracità. Tuttavia, la corsa rosa non ha ancora smesso di infiammare i cuori di chi &#8211; patito o meno delle due ruote &#8211; attende il passaggio dei corridori dal balcone di casa oppure a bordo strada. Perché questa magia non svanisca, però, serve un netto cambio di paradigma: non di solo agonismo può campare una corsa in bicicletta.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Giro d&#8217;Italia 2022: i campionissimi non hanno la maglia rosa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmine Marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>51mila metri di dislivello, cinque arrivi in quota, la prima settimana ricca di insidie, la sentenza definitiva sulle Dolomiti: il 105° capitolo della storia del Giro d&#8217;Italia prometteva davvero tanto. Eppure, le aspettative degli appassionati fanno spesso e volentieri a pugni con la realtà. Abbiamo assistito a una corsa bloccata, oggettivamente priva di colpi di genio, in cui nessuno dei candidati alla maglia rosa di Verona (l&#8217;ecuadoriano Carapaz, già vincitore nel 2019, l&#8217;australiano Hindley e lo spagnolo Landa) è riuscito [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">51mila metri di dislivello, cinque arrivi in quota, la prima settimana ricca di insidie, la sentenza definitiva sulle Dolomiti: il 105° capitolo della storia del Giro d&#8217;Italia prometteva davvero tanto. Eppure, le aspettative degli appassionati fanno spesso e volentieri a pugni con la realtà. Abbiamo assistito a una corsa bloccata, oggettivamente priva di colpi di genio, in cui nessuno dei candidati alla maglia rosa di Verona (l&#8217;ecuadoriano Carapaz, già vincitore nel 2019, l&#8217;australiano Hindley e lo spagnolo Landa) è riuscito a fare concretamente la differenza prima della Marmolada.</p>



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<iframe title="Hindley Secures Giro Lead As Covi Claims Victory! | Giro d&#039;Italia 2022 | Stage 19 | Highlights" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/VaP7Mxct_PY?list=PLLT3ADwEAVXDLyRyJhTwCWjmqhWzt0Btb" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p>L&#8217;andamento della corsa ha sollevato le critiche di coloro che, anno dopo anno, non mancano di sottolineare la subalternità del Giro al cugino d&#8217;Oltralpe, più ricco e attraente per gli sponsor, le tv e gli stessi corridori. Non c&#8217;è dubbio che le defezioni dei due maggiori interpreti delle gare a tappe, gli sloveni Pogačar e Roglic, sia un nervo scoperto che gli uomini dal passato glorioso (Nibali, ancora una volta il migliore degli italiani, peraltro all&#8217;ultima partecipazione della carriera alla «festa di maggio») o in cerca di riscatto (Bardet, Dumoulin, Simon Yates, tutti e tre al via con l&#8217;ambizione di salire sul podio ma costretti anzitempo al ritiro) non possono certo nascondere. </p>



<p>Eppure, anche in un&#8217;edizione assai poco avvincente come questa, lo spettacolo non è stato un ospite indesiderato: la tappa di Torino, pur non presentando salite impossibili, ha obbligato gli uomini di classifica a uscire allo scoperto molto più di quanto non sia accaduto nelle tappe di alta montagna; il disegno delle frazioni di Potenza, Napoli e Genova ha confermato che il Giro non ama la prevedibilità. Infine, l&#8217;esaltante rivalità tra le due stelle di questa fase storica del ciclismo mondiale, Biniam Girmay e Mathieu van der Poel: l&#8217;eritreo ha scritto una pagina di storia sul traguardo di Jesi, battendo il campionissimo olandese che &#8211; dopo aver indossato la prima maglia rosa a Visegrád &#8211; non si è mai risparmiato, regalandoci ogni giorno un saggio della sua meravigliosa follia.</p>



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<iframe title="Biniam Girmay takes historic victory! | 2022 Giro d’Italia - Stage 10 Highlights" width="750" height="422" src="https://www.youtube.com/embed/61LHrIa-NnU?list=PLLT3ADwEAVXDLyRyJhTwCWjmqhWzt0Btb" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il colpo in Ganna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Claudio Ratti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2020 13:29:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Finisce così il Giro d’Italia numero centotré, con le braccia di Filippo Ganna alzate davanti alla Madonnina dorata del Duomo di Milano. Dopo un totale di 3352 km, suddivisi in 21 tappe, possiamo affermare con certezza di trovarci di fronte ad un nuovo fenomeno del ciclismo italiano. Mentre la vecchia guardia, da Nibali a Froome, alza bandiera bianca al sopraggiungere di una nuova generazione di ciclisti, l’Italia si presenta alla fine di questa travagliata stagione con tante ombre e qualche [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Finisce così il Giro d’Italia numero centotré, con le braccia di Filippo Ganna alzate davanti alla Madonnina dorata del Duomo di Milano. Dopo un totale di 3352 km, suddivisi in 21 tappe, possiamo affermare con certezza di trovarci di fronte ad un nuovo fenomeno del ciclismo italiano.</p>



<p>Mentre la vecchia guardia, da Nibali a Froome, alza bandiera bianca al sopraggiungere di una nuova generazione di ciclisti, l’Italia si presenta alla fine di questa travagliata stagione con tante ombre e qualche luce. Il buio cala sull’assenza macroscopica di una squadra italiana e di un uomo che potesse ambire alla maglia rosa e a cui noi spettatori potessimo aggrapparci quando le strade si facevano ripide. Non c’è, appunto, riuscito Nibali, che ormai pedala verso il tramonto di una carriera costellata di successi.</p>



<p>Una luce però ha fenduto l’oscurità, già dalla prima tappa, la corsa contro il tempo partita dalla collinosa Monreale e giunta in prossimità delle acque che bagnano Palermo. Quindici chilometri sono stati sufficienti a Ganna per distanziare il tenace Joao Almeida di ben ventidue secondi. Il paesaggio siciliano non è, però, familiare al giovane cronoman. Egli proviene dal terre collinari e montuose del Verbano, nello specifico da Vignone, paese di milleduecento anime. Lì ha iniziato, fin da adolescente, a collezionare trofei, distinguendosi proprio nelle tappe a cronometro. Da quel momento la carriera prosegue su una parabola ascendente: stage alla Lampre e poi il Team Colpack, con il quale porta a casa il record italiano nell&#8217;inseguimento individuale e il titolo mondiale di specialità. Ritorna alla Lampre, divenuta UAE Emirates, con cui conquista altre medaglie su pista. Le gare all’interno dei velodromi, tuttavia, iniziano a non bastare; Filippo avverte la necessità di misurarsi anche su strada.</p>



<p>La prima vera prova è sulle strade rocciose di San Juan, in Argentina, dove conclude terzo in classifica generale. Due anni dopo arriva il successo in grado di cambiare la carriera: Ganna vince a Berlino i campionati del mondo nell’inseguimento a squadre, stabilendo anche il record delle qualificazioni. A settembre vince la cronometro della Tirreno-Adriatico, spazzando via il record di Cancellara, re incontrastato delle prove contro il tempo. Poi Imola, in cui diventa campione mondiale su strada. Infine, il primo Grande Giro, in cui riesce a tagliare il traguardo per primo in quattro tappe, tra cui, quello di Camigliatello Silano, sulle pendici della Grande Sila. È stata la prova che Filippo è in grado sfidare, oltre le lancette dell’orologio, anche i passisti-scalatori. Non solo: per tutto il Giro si è dimostrato, insieme a Rohan Dennis, il gregario ideale del vincitore del Giro, il londinese Tao Geoghegan Hart, dettando un ritmo di pedalata in grado di sfiancare, talvolta addirittura sfinire, i più accreditati rivali.</p>



<p>Il futuro di Ganna è roseo, i più speranzosi dicono anche rosa. È un ragazzo simpatico, disciplinato e pretenzioso verso sé stesso: “potevo spingere con un rapporto più lungo” è stata la prima dichiarazione dopo la prestazione di Imola. Lasciamolo crescere, se son rose fioriranno.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/il-colpo-in-ganna/">Il colpo in Ganna</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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