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	<title>esperienze &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Enjoy Calabria, una regione da riscoprire negli itinerari tracciati dal web (e non solo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Servidio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 09:46:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tutelare e valorizzare il patrimonio artistico, architettonico ed enogastronomico è una delle sfide accolte da chi in Calabria vive e lavora. Enjoy Calabria è un progetto volto alla riscoperta e valorizzazione di un profilo identitario regionale nel quale l’asset strategico promozionale è principalmente culturale. Attori del progetto sono le realtà produttive di un’economia nascete sui valori dell’eco-sostenibilità, della trasparenza e della qualità: un percorso conoscitivo, a portata di web, capace di guidare l’utente nella varietà dei luoghi e delle peculiarità [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Tutelare e valorizzare il patrimonio artistico, architettonico ed enogastronomico è una delle sfide accolte da chi in Calabria vive e lavora. <em>Enjoy Calabria</em> è un progetto volto alla riscoperta e valorizzazione di un profilo identitario regionale nel quale l’asset strategico promozionale è principalmente culturale. Attori del progetto sono le realtà produttive di un’economia nascete sui valori dell’eco-sostenibilità, della trasparenza e della qualità: un percorso conoscitivo, a portata di web, capace di guidare l’utente nella varietà dei luoghi e delle peculiarità di un territorio che colora di tradizione. Per saperne di più, abbiamo rivolto alcune domande al suo team.</p>



<p><strong>Come nasce <em>Enjoy Calabria</em>?</strong> <br><em>«Enjoy Calabria </em>nasce come marchio registrato nel 2021 e, sempre nello stesso anno, inizia a prendere forma attraverso i principali canali social, un sito web multilingua di approfondimento e un magazine. Ideato e portato avanti da <em>Vegitalia Spa</em>, è finalizzato alla promozione del territorio a tutto tondo, comprensivo delle realtà produttive in esso collocate e delle maestranze più antiche».</p>



<p><strong>Quali obiettivi persegue?</strong> <br>«L’intento è quello di ricreare, al di fuori dei confini nazionali, una nuova idea di Calabria nella quale alle bellezze paesaggistiche possa accompagnarsi un nuovo modo di fare imprenditoria: un modo che sappia preservare l’eredità artistica e culturale. Il nostro obiettivo è quello di contribuire nella costruzione un profilo identitario distintivo, capace di oltrepassare il cliché di una Calabria devota unicamente all’immagine del mare e del peperoncino».</p>



<p><strong>enjoy-calabria.it rappresenta una realtà virtuosa nella costruzione di una <em>brand identity </em>territoriale nella quale i diversi attori collaborano nel conferire al territorio un’identità innovata nella rivisitazione delle tipicità gastronomiche, culturali ed identitarie della nostra regione. Com’è nata l’idea del magazine? È gratuitamente consultabile sul vostro sito?</strong> <br>«Il magazine “A trip through the Calabrian Taste” nasce come naturale integrazione dei nostri strumenti comunicativi, nonché come valore aggiunto agli stessi. Ci ha permesso in ogni suo numero di seguire degli itinerari tematici in grado di regalare al lettore degli approfondimenti correlati. È consultabile sul nostro sito in formato multilingua ed è possibile sia sfogliarlo che scaricarlo».</p>



<p><strong>Il cosiddetto turismo digitale rappresenta un’interfaccia funzionale nel rilancio di una delle più importanti scommesse sperate per la regione: il turismo. Quali gli obiettivi da perseguire nei prossimi anni e quale il contributo che il digitale offre nella valorizzazione regionale?</strong> <br>«Il confine fra digitale e reale è ormai sfumato. Nel mondo del marketing si parla infatti di Phygital proprio per indicare l’intrecciarsi di questi due mondi, quello fisico e digitale. In virtù di questa constatazione, oggi non basta comunicare semplicemente qualcosa o avviare campagne ed iniziative fini a se stesse. È necessario creare una esperienza che intrecci quello che vedo online con quello che posso concretamente vivere. Riteniamo quindi che il turismo non possa non passare attraverso il marketing esperienziale. In questa cornice, <em>Enjoy Calabria</em> crea degli itinerari tematici per i propri lettori, selezionando realtà e luoghi che possano soddisfare anche nell’esperienza concreta quanto visto online».</p>



<p><strong>Le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria hanno agevolato la valorizzazione di un turismo di prossimità. La riscoperta delle attrattive locali riesce a riconfermarsi nel ventaglio delle offerte proposte dal mercato?</strong> <br>«È una domanda cui potremo rispondere in relazione al grado di sfida raggiunto. La riscoperta e la scelta delle mete e località dipende da diverse varianti, una fra tutte la comunicazione strategica. Ciò che conta è alimentare il medesimo desiderio di scoperta che spinge noi stessi verso altre realtà».</p>



<p>&nbsp;<strong>Nel febbraio 2022 è stata introdotta la modifica all’art. 9 della Costituzione: alla tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione viene aggiunta quella ambientale, della biodiversità e degli ecosistemi. L’iniziativa segna marcatamente il superamento di una prospettiva antropocentrica dei principi fondamentali che muove verso un’interazione comunitaria più attenta e responsabile nei confronti dell’ambiente. Nelle perlustrazioni e ricognizioni sinora effettuate, EnjoyCalabria può affermare di aver riscontrato un rapporto maggiormente avveduto delle diverse realtà locali nella costruzione di un ambiente più salubre? «</strong>Quella che un tempo era la sensibilità di pochi, oggi è diventata la necessità di tutti. Per cui la risposta è sicuramente sì! Sono molte le realtà locali che prestano attenzione all’impatto dei loro processi, dalla produzione alla commercializzazione».</p>



<p><strong>Il turismo tradizionale evolve verso un miglioramento qualitativo dello stile di vita anche lavorativo privilegiando mete facilmente raggiungibili capaci di coniugare l’esigenza lavorativa al bisogno di tranquillità. L’<em>holiday working </em>rappresenta una risorsa positiva nel fronteggiare la riduzione dell’<em>overtourism</em> (sovraffollamento turistico) nonché gli effetti collaterali della destagionalizzazione. La precarietà del sistema logistico regionale può essere considerato un elemento che ne ostacola la crescita nel nostro territorio?</strong> <br><strong>«</strong>Sicuramente un potenziamento del sistema logistico calabrese aprirebbe la strada a nuove possibilità e sotto più livelli. Una regione collegata bene diventa una regione facile da scoprire che non scoraggia ma diventa appetibile per chi ama scoprire».</p>



<p><strong>Qual è l’augurio che EnjoyCalabria rivolgerebbe a questa terra e ai suoi abitanti?</strong> <br><strong>«</strong>L’augurio è quello che rivolgiamo ogni giorno tanto a chi ci segue, quanto a noi stessi che diventiamo autori nella promozione di questo territorio: imparare a godere, rispettare e contribuire nella crescita dando spazio all’attenzione che questa Terra merita da sempre».</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Lost in translation: diario di un&#8217;imbranata a Malta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Denise Mele]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2020 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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		<category><![CDATA[malta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'imprevisto è una delle cose che temiamo di più in un viaggio, ma anche ciò che lo rendono unico.<br />
Denise ci racconta la sua esperienza di vacanza studio a Malta e le sue mirabolanti avventure.</p>
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<p class="has-drop-cap">Quasi un anno fa decisi di avventurarmi da sola per un viaggio verso un’isola, non tanto sperduta, che grazie al suo incredibile fascino e alla sua cultura attira a sé milioni di turisti da tutto il mondo: Malta. L’occasione mi fu data da un progetto a cui aderii, che mi permise di scegliere dei corsi di formazione. Spinta dalla voglia di partire, vedere posti nuovi e spiagge da sogno, unita al desiderio di migliorare il mio inglese che avevo un po&#8217; abbandonato, partii alla volta di Malta. Al mio fianco solo un bagaglio grande ad accogliere il necessario per due settimane, la mia guida <em>Lonely planet</em> acquistata poco tempo prima e già quasi tutta sottolineata e “mappata” con i posti da vedere, e due inseparabili compagne: l’adrenalina e la paura. Pensai subito che queste due emozioni potessero essere in contrasto tra loro e farmi passare un pessimo viaggio di andata, ma fortunatamente non fu così. 
Ad attendermi in aeroporto c&#8217;erano i responsabili della scuola di inglese che, dopo avermi consegnato le chiavi di casa e tutto il necessario, mi accompagnarono a quello che sarebbe stato il mio appartamento per le successive due settimane. Era ormai mezzanotte ma l&#8217;adrenalina mi faceva stare sveglia e vigile per cercare di scorgere, tra le stradine e le case tutte uguali, la mia casa. Mi sembrò un giro lunghissimo, e a pensarci meglio fu proprio così, perché con il buio della notte gli accompagnatori non riuscivano a trovarla: subito pensai a quante volte mi sarei persa anche io in quelle stradine prima di imboccare la strada giusta per tornare a casa. Finalmente trovato l&#8217;appartamento e fatta una breve perlustrazione all&#8217;interno mi diressi nella mia camera ansiosa di cominciare questa nuova esperienza. </p>
</div></div>
</div></div>



<p>Il mattino seguente mi incamminai con passo svelto (e con Google maps in funzione) verso la scuola di inglese. Il sole cocente faceva brillare le case e i marciapiedi bianchissimi e stranamente molto levigati di St. Julians, e ciò mi fece presagire i numerosi scivoloni che avrei preso per tutta la vacanza-studio. La <strong>EC School di St Julians</strong> si presentava con due edifici, uno di fronte all&#8217;altro, imponenti e apparentemente identici. In realtà ogni edificio aveva una funzione precisa e aveva tantissime classi per contenere i quasi 3000 studenti. Essendo il primo giorno mi toccò il test di valutazione che stabilì la mia classe: pre-advanced. Dopo il test, mentre stavano formando i primi gruppetti, conobbi Gift, una ragazza asiatica molto alta e dall&#8217;aria stralunata. Questa nuova conoscenza rappresentò davvero un &#8220;regalo&#8221; per me, perché fu proprio Gift che ruppe il ghiaccio fatto di imbarazzo e di insicurezza iniziale. Successivamente feci amicizia con la mia unica coinquilina che, nonostante fosse più grande di età, sembrava una ragazzina, venuta dal Brasile in Europa per svagarsi dopo un anno di scuola. Fu grazie a lei che conobbi un gruppo di ragazzi brasiliani della sua classe di corso, socievoli e molto festosi che ben presto divennero i miei compagni di viaggio.</p>



<p> Le mie avventure nell’isola di Malta iniziarono fin dal primo giorno, quando cercai di far sostituire la batteria bruciata del mio smartphone. Mi rivolsi con il mio inglese ancora timido e incerto a due negozi di riparazione maltesi nella via commerciale di St Julian’s a pochi km da La Valletta. Entrambi, dopo il mio tentativo di contrattazione per far riparare il cellulare nel più breve tempo possibile, suggerirono un negozio di elettronica di ragazzi italiani affianco, lasciandomi con un interrogativo insoluto ancora adesso: gli italiani erano più bravi di loro o soltanto più veloci? Le mie peregrinazioni solitarie per l’isola continuarono per tutto il soggiorno, incurante del caldo torrido dell’estate maltese e di autobus super affollati che non sapevo mai quando sarebbero arrivati a destinazione. Tra una lezione e l’altra, spinta dalla mia insaziabile curiosità e supportata dalla mia fidata guida, mi avventuravo a scoprire le meraviglie di Malta e de La Valletta, dilettandomi a spiegare agli amici brasiliani , gli aneddoti e le curiosità ad essa legati, un po&#8217; come Alberto Angela nei viaggi di Ulisse. L’imbarazzo nel cominciare una conoscenza nuova, l’insicurezza nel parlare in una lingua di cui non ero padrona era ormai superato e, inconsciamente, le barriere linguistiche e i limiti che albergavano la mia mente erano stati abbattuti. Questa rinnovata fiducia mi portò a fare amicizia anche tra i compagni della mia classe, molto eterogenea per età -tra i 17 e i 29 anni- e provenienza: Spagna, Italia, Repubblica Ceca, Germania, Belgio e Russia. I due insegnanti della mia classe diversi anche loro per età, origine, e anche per metodo di insegnamento, ci proponevano lezioni interessanti e ci sfidavano a interloquire tra di noi con giochi interattivi o con argomenti scottanti di attualità e di carattere giuridico. Il confronto che usciva da questi giochi e dalle conversazioni sulle varie tematiche generava dibattiti e prese di posizione completamente differenti  ed era sempre molto stimolante e coinvolgente. </p>



<p>Al termine delle lezioni non c&#8217;era nessuna voglia di tornare a casa per riposarsi poiché la scuola era bene organizzata con un fitto piano settimanale di eventi e attività. Era tanta la voglia di vedere e di partecipare a quante più attività possibili proposte dalla scuola e dai compagni di classe, uniti ai miei giri in solitaria, che mi portarono a concentrare tutte queste attività nel poco tempo a disposizione, principalmente nei due weekend in cui non c’erano le lezioni. Dovetti fare i conti però con la mia disattenzione ed imbranataggine che mi contraddistinguono da sempre e che generarono imprevisti a tratti tragicomici. <br>Un giorno, per esempio, dimenticai le chiavi a casa e dovetti farmi dare una copia dall’ufficio della scuola. La sera del festival della birra, invece, io e la mia coinquilina sicure del ritardo collettivo, ci ritrovammo a rincorrere il pullman per non farlo partire. Un&#8217;altra sera, nonostante le ripetute raccomandazioni di prenotare tempestivamente le attività per non rischiare di non trovare posto, dimenticai di prendere il biglietto per il “pizza and wine” del giovedì e fui salvata in extremis da una ragazza della scuola che anticipò i soldi del biglietto. Una mattina poi, decisa a visitare La Valletta l&#8217;ennesima volta per scattare qualche foto suggestiva e visitare qualche altra chiesa o museo, mi accorsi di essere senza soldi perché dimenticai di prelevare, ma soprattutto dimenticai la carta di credito nella borsa della sera prima. Che sfiga, pensai! E che sfida cavarmela da sola, ma soprattutto che coraggio chiedere un passaggio a&nbsp; due signore che mi accompagnarono alla prima fermata del pullman, dandomi anche i soldi per arrivare a destinazione.</p>



<p>La mia vacanza-studio &#8211; che di studio ebbe ben poco, lo ammetto &#8211; a Malta, con i suoi imprevisti, contrattempi e avventure, fu quanto di meglio potessi aspettarmi e arricchì il mio bagaglio di conoscenze in maniera unica. Il caos e la frenesia di quei giorni, a ripensarci ora, a distanza di quasi un anno mi fa sorridere e mi fa pensare che Malta è proprio così: un’isola caotica nel mar Mediterraneo che accoglie turisti e studenti da ogni parte del mondo, grazie alle numerose scuole di inglese disseminate nei dintorni de La Valletta. Sono grata a questa esperienza per avermi fatto conoscere l’incredibile storia di questa terra e del suo popolo e fare amicizia con ragazzi da ogni parte del mondo. Mi sono dovuta ricredere su molti stereotipi che credevo tipicamente italiani e che invece sono tipici anche di nazioni distanti migliaia di km dall&#8217;Italia. Ad esempio andare la domenica a mangiare dai propri nonni e parenti, o abitare con i propri genitori anche in età adulta sono tradizioni anche brasiliane. Non immaginavo nemmeno che i cantanti Turchi potessero essere così pop e che un ragazzo turco potesse addirittura apprezzare il sound di Liberato. </p>



<p>Quando ormai avevo imparato perfettamente tutte le strade e le fermate dell&#8217;autobus del quartiere e l&#8217;egiziano del bar sotto casa aveva smesso di chiedermi se fossi italiana, il soggiorno era volto al termine. La domenica pomeriggio era tempo di partire, ma questa fantastica esperienza non si poteva certo definire conclusa senza l&#8217;imprevisto finale; dimenticare il giubbotto, i libri e distruggere il mio jeans preferito. Un finale in bellezza per questa vacanza-studio che rimarrà per sempre nei miei ricordi e che queste avventure hanno reso ancora più speciale. </p>



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<figure class="wp-block-gallery aligncenter columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="768" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-768x1024.jpg" alt="" data-id="20323" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-scaled.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20323" class="wp-image-20323" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-768x1024.jpg 768w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-225x300.jpg 225w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-1152x1536.jpg 1152w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-1536x2048.jpg 1536w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-640x853.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/1-1-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">dav</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1-1024x768.jpg" alt="" data-id="20324" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20324" class="wp-image-20324" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/3-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009-1024x768.jpg" alt="" data-id="20325" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20325" class="wp-image-20325" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0009.jpg 1032w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1-1024x768.jpg" alt="" data-id="20326" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20326" class="wp-image-20326" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0057-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="768" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1-1024x768.jpg" alt="" data-id="20327" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1.jpg" data-link="http://ventiblog.com/?attachment_id=20327" class="wp-image-20327" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1-1024x768.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1-300x225.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1-640x480.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1-80x60.jpg 80w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/03/IMG-20190811-WA0084-1.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



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		<title>L’Europa su rotaia: Viaggiare con Interrail</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Erika Rodighiero]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 17:51:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Avete mai provato quell’irrefrenabile voglia di girovagare per paesi, nazioni, continenti, solo per ascoltare un particolare genere di musica, per sentire l’odore di una particolare spezia, per sentire il suono di un particolare “dialetto” o addirittura solo per vedere il luogo dove è stata girata una particolare scena di un film? In gergo, questa voglia sfrenata di conoscere, osservare e girovagare, è definita “sindrome di Wanderlust”! La sindrome di Wanderlust è la “patologia” di cui tutti vorremmo essere affetti, &#160;d&#8217;altronde [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Avete mai provato quell’irrefrenabile voglia di girovagare per paesi, nazioni, continenti, solo per ascoltare un particolare genere di musica, per sentire l’odore di una particolare spezia, per sentire il suono di un particolare “<em>dialetto</em>” o addirittura solo per vedere il luogo dove è stata girata una particolare scena di un film?</p>



<p>In gergo, questa voglia sfrenata di conoscere, osservare e girovagare, è definita “<em>sindrome di Wanderlust</em>”!</p>



<p>La sindrome di <em>Wanderlust</em> è la “<em>patologia</em>” di cui tutti vorremmo essere affetti, &nbsp;d&#8217;altronde siamo tutti un po’ malinconici quando non viaggiamo e, come sosteneva la poetessa Alda Merini &nbsp;“<em>ognuno è amico della sua patologia</em>”.</p>



<p>Ebbene, finalmente si può facilmente soddisfare questa &nbsp;irrefrenabile voglia di viaggiare in tutta Europa, attraverso l’<em>Interrail</em>. </p>



<p>L’Interrail è un pass ferroviario per viaggiare in tutta
Europa, ideale per i 20-30enni, che permette &nbsp;&nbsp;attraverso &nbsp;40.000 destinazioni in 30 paesi di poter
pianificare in modo del tutto personale il proprio viaggio.</p>



<p>Difatti, online è facile trovare numerosi “<em>diari di viaggio</em>” dei ragazzi che hanno approfittato di questa particolare modalità di pianificazione di viaggio. I racconti, sono entusiasmanti , pieni di nuove esperienze e di nuovi incontri che modificano irrimediabilmente il proprio modo di approcciarsi ai viaggi e perché no, anche alla vita in generale.</p>



<p>Per viaggiare con Interrail non vi sono limiti di età, ma si
ha bisogno solo di molta energia&nbsp; e
voglia di mettersi alla prova. Interrail può essere utilizzato da chi risiede
in Europa e da chi è cittadino europeo con passaporto o carta d’identità validi.
&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Vi sono due tipologie di pass tra cui scegliere: Il Global
Pass e il One Country Pass.</p>



<p>Il <strong>Global Pass</strong> permette di viaggiare attraverso 30 paesi aderenti : Austria (incluso Liechtenstein), Belgio, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Irlanda (Irlanda del Nord e Repubblica d&#8217;Irlanda), Italia, Lussemburgo, FYR Macedonia, Montenegro, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Turchia.</p>



<p>Il <strong>One Country Pass</strong>, invero, permette di viaggiare in uno dei paesi europei aderenti, ad esclusione del proprio paese di residenza (sono permessi, infatti, solo due viaggi). Se però, siete in un vero è proprio mood “<em>wanderlust</em>” conviene sempre optare per il Global Pass. </p>



<p>A mio modesto avviso,&nbsp; i paesi scandinavi, specialmente per le caratteristiche paesaggistiche, sono una meta davvero affascinante da visitare attraverso l<em>Iinterrail</em>. Per esempio, con l<em>’Interrail Norvegia Pass</em> si può “girovagare” per le principali città norvegesi come <strong>Oslo, Bergen</strong> (dove potrete ammirare la favolosa aurora boreale) e <strong>Trondheim</strong> o in alternativa con l’<em>Interrail Finlandia Pas</em>s potrete visitare <strong>Helsinki, Turku, Vaasa</strong> e&nbsp; <strong>la Lapponia</strong> (ove vi sono ben sette parchi nazionali, dove la natura è realmente incontaminata).</p>



<p>Successivamente, dopo aver pianificato il proprio percorso di viaggio ed aver scelto il pass più adatto alle proprie esigenze attraverso il sito internet ufficiale di Interrail, si può rimanere sempre e comunque aggiornati&nbsp; sulla tabella oraria dei treni, anche in modalità <em>offline</em>, attraverso l’<em>app&nbsp; Rail Planner</em>. &nbsp;Questa funzionale <em>app</em> permette di pianificare il proprio itinerario di viaggio sia in largo anticipo e sia nell’immediato, così da permettere davvero una maggiore elasticità nelle decisioni del viaggiatore. Inoltre, l’acquisto del <em>Pass</em> permette di usufruire di una serie di sconti per le attrazioni turistiche del luogo che si intende visitare (il tutto opportunamente segnalato sul sito <a href="http://www.interrail.eu/it">www.interrail.eu/it</a>).</p>



<p class="has-text-align-center">Ebbene, prima di partire, accertatevi di avere uno zaino non troppo pesante (è consigliabile portare solo lo stretto necessario), del denaro in più per ogni imprevisto e della buona musica che accompagni il vostro viaggio! </p>



<h4 class="has-text-align-center">Buon <em>Interrail</em>!</h4>



<p> <em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altra voce dei Ventenni di lunedì 18/11/2019</em> </p>
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		<title>La storia di Mattia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Rizzica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 08:22:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[attrici]]></category>
		<category><![CDATA[esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[luci rosse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho ventinove anni e faccio il pornoattore Per oggi ti chiamerai “Mattia”, il nome di chi cambia vita nella migliore tradizione letteraria (adoro Pirandello, mea culpa). Vuoi descriverti in breve? Così, per conoscerci.Mattia, 29 anni, sono un ragazzo “normale”, uno dei tantissimi 29enni che si vedono in giro e vivo la vita con ironia. Sono una persona molto timida ma nascondo bene questo lato del mio carattere. Mi ritengo molto socievole e penso anche di essere estroverso in determinate circostanze [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3><em>Ho ventinove anni e faccio il pornoattore</em></h3>



<p class="has-drop-cap">Per oggi ti chiamerai “Mattia”, il nome di chi cambia vita nella migliore tradizione letteraria (adoro Pirandello, mea culpa).</p>



<p><strong>Vuoi descriverti in breve? Così, per conoscerci.</strong><br><em>Mattia, 29 anni, sono un ragazzo “normale”, uno dei tantissimi 29enni che si vedono in giro e vivo la vita con ironia. Sono una persona molto timida ma nascondo bene questo lato del mio carattere. Mi ritengo molto socievole e penso anche di essere estroverso in determinate circostanze e occasioni, come quelle lavorative. Sono molto sensibile, mi emoziono ascoltando la musica. Preferisco la compagnia alla solitudine e… sì, faccio porno!</em></p>



<p><strong>La tua vita è cambiata da quando hai deciso di dedicarti alla carriera dell’hard e, se sì, come?</strong><br><em>Sinceramente la mia vita non posso definirla cambiata, faccio esattamente quello che facevo prima: ho una ragazza, esco con gli amici, lavoro. Faccio certamente più esperienze sessuali, questo senza alcun dubbio, però non posso dire che sia propriamente “cambiata” la mia esistenza da quando ho intrapreso questa strada, ormai un anno e mezzo fa.</em></p>



<p><strong>Quindi hai una ragazza! Lei sa di questo tuo lavoro parallelo? Come riesci a conciliare la vita del pornoattore con quella sentimentale?</strong><br><em>No, non lo sa. Non è semplice da capire ma considero questo lavoro e la mia quotidianità come due aspetti dicotomici della mia vita. Due lati di me, ma ben separati. Potrei dire che “switcho” dall’uno all’altro con estrema naturalezza essendo due vite parallele che non si toccano mai e, per questo, riesco a gestirle entrambe con estrema naturalezza. Non vedo quello che faccio davanti alla videocamera come un tradimento nè mi sento “in colpa”. Nei video che giro non c’è alcuna componente emotiva: non ricordo quasi nulla delle ragazze con cui ho lavorato, non ricordo il loro odore, il colore dei loro occhi o come baciavano. Delle volte devo addirittura guardare i video o le foto per ricordarmi il loro aspetto! Quando tradisci, questo non accade. Ricordi tutto della persona con cui hai tradito ed è perché nel tradimento, oltre a l’impulso sessuale, c’è sempre una componente emotiva e sentimentale. Paradossalmente, sono quindi una delle persone meno inclini a tradire proprio perché qualsiasi “pulsione” la esaurisco sul set e senza alcun coinvolgimento affettivo se non il reciproco rispetto.</em></p>



<p><strong>Tutto sommato, avevi e hai una vita che in molti definirebbero “normale”. Quali sono state le ragioni che ti hanno spinto a voler diventare un pornoattore? Ci sono anche dei motivi economici alla base?</strong><br><em>Nessun motivo economico alla base di questa avventura: dai video che faccio ricavo circa 400-500 euro al mese. Guadagno, quindi, quanto un qualsiasi mio coetaneo sottopagato. Certo, non ho praticamente nessuna spesa: l’unica cosa che “spendo” è il mio tempo, a cui ho dovuto aggiungere un investimento una tantum per l’attrezzatura. A spingermi verso il porno è stata la voglia di uscire dagli schemi ma, soprattutto, volevo prendermi una mia personale rivincita. Da sempre sono stato “criticato” fisicamente: non parlo di vere e proprie offese, quanto di battute o commenti inappropriati fatti con il preciso intento di ferirmi. Quelle persone avevano colto nel segno: con il passare del tempo, avevo metabolizzato questa cosa in un modo talmente deteriore per me e per la mia autostima da arrivare al punto di non riuscire più a stare nudo davanti a una ragazza. Da lì ho iniziato a farmi delle foto per vedermi dall’esterno e, sai cosa? Mi sono piaciuto. Ho capito che non c’era nulla di sbagliato in me, che le critiche, le cattiverie o le battute dovevo iniziare a metterle da parte perché, semplicemente, ognuno è quello che è. Puoi cambiare lavoro, puoi cercare qualcosa che si adatti a te, un’occupazione che ti faccia tornare a casa stanco ma felice, l’importante è ripartire sempre da se stessi e da ciò che ti fa stare bene. Penso sia essenziale accettare il proprio corpo, accettarsi con pregi e difetti. Diciamo che è grazie a quelle persone e alle loro cattiverie che oggi la mia autostima è rinata ed è sempre grazie a loro che ho scoperto il folle mondo della pornografia.</em></p>



<p><strong>Amici e parenti sono a conoscenza di questa tua scelta? Raccontaci come hanno reagito o, al contrario, perché ancora non gliel’hai detto.</strong><br><em>I parenti non sanno nulla di questo mio lavoro. Dei miei amici, solo alcuni. Non ho detto nulla per paura delle loro reazioni o del loro giudizio. Nel 2019 ancora esiste il tabù del sesso e della sessualità in generale, figurarsi farlo come lavoro. Forse più avanti farò questo passo ma, per il momento, non ne sento l’esigenza.</em></p>



<p><strong>Come ti sei avvicinato al mondo dell’hard? Sei all’interno di una casa di produzione?</strong><br><em>Ho sempre visto filmati pornografici e mi ha sempre affascinato il modo in cui, delle cose così private, venissero riprodotte da attori, filmate e rese di dominio pubblico. Mi sono informato tramite alcuni blog del settore, chiedendo se fossero interessati a del materiale girato e poi montato da me. Da lì ho iniziato a fare video amatoriali, montati e mandati in post-produzione per essere poi pubblicati su blog erotici. I primi video in coppia li ho girati con una mia amica ed erano dei girati lunghi ore intere a causa delle risate che ci facevamo. Ad un certo punto, nonostante le ore di editing per renderci completamente irriconoscibili, questa ragazza ha deciso di tirarsi indietro per paura di poter essere riconosciuta e così mi sono rivolto ad altri blog, i quali mi mettevano, di volta in volta, in contatto con ragazze interessate a lavorare con me. Per la maggior parte di loro si trattava però della prima esperienza davanti alla videocamera e, quindi, era spesso difficile girare per il comprensibile imbarazzo e la poca dimestichezza. Ero comunque rimasto in contatto con la ragazza dei primi video ed è stata proprio lei, un giorno, a dirmi che, durante un viaggio, aveva avuto modo di conoscere molte ragazze italiane interessate a girare dei video porno. Detto fatto: grazie a lei, ho conosciuto le mie attuali “colleghe”.</em></p>



<p><strong>Nella “vita reale” è la donna a portare la croce della sessualità e ad essere spesso percepita come un oggetto da valutare in base a parametri estetici e di costume che, purtroppo, conosciamo molto bene. Come consideri le ragazze che filmano con te, da uomo e da porno attore?</strong><br><em>Come in qualsiasi settore lavorativo, le donne fanno la differenza! Io amo le donne sotto ogni punto di vista e nutro per loro un profondo rispetto, senza alcuna differenza tra “Mattia” uomo e “Mattia” pornoattore. Le ragazze che fanno video con me le considero preziose alleate per la buona riuscita di un video: sono loro che stimolano la mia inventiva, che a volte propongono cose nuove, che si distaccano totalmente dalla loro vita al di fuori del set per concedersi nella loro totalità, mostrandomi il loro lato più sensuale e condividendo con me i loro impulsi sessuali. Diciamo che, senza queste colleghe, non avrei fatto granché. Le donne insomma sono essenziali, nel porno come in qualsiasi altro ambito della vita.</em></p>



<p><strong>Specularmente, nel mondo dell’hard anche l’uomo diviene oggetto del “giudizio”: la prestazione e la resa in video della stessa, le caratteristiche fisiche, la “bravura”. La tua emotività e la tua autostima ne risentono in qualche modo? C’è differenza tra come si sente “Mattia” nella sfera intima privata e “Mattia” nella sfera lavorativa?</strong><br><em>Sì, siamo messi sempre sotto la lente d’ingrandimento. Mattia pornoattore ne risente molto: la prestazione deve essere sempre migliore della precedente. A volte, invece, capita di non sentirsi in forma ma bisogna comunque dare il massimo, sessualmente parlando, e questo nella vita reale non succede. A chi non capita la giornata storta? A chi non capita di non avere voglia di fare sesso? Quando si tratta di lavoro è diverso, non vuoi e non puoi far perdere tempo alle ragazze che sono venute per girare con te e, ovviamente, non vuoi neanche fare brutta figura. Nella vita reale, puoi semplicemente parlarne con la tua o con il tuo partner senza che, per questo, succeda nulla. La mia autostima, invece, è nettamente migliorata. Prima, come dicevo, ne avevo pochissima. Da quando ho intrapreso questo lavoro è aumentata a dismisura. Saranno anche i complimenti delle ragazze con cui lavoro? Perché no. Nella sfera intima, posso dire che “l’allenamento” durante il lavoro ha dato i suoi frutti: ha aiutato a rendere il sesso privato molto più fresco, pieno di voglia di sperimentare, di giocare, di scoprirsi e riscoprirsi a vicenda.</em></p>



<p><strong>Per concludere: in una sua intervista Rocco Siffredi, il re dell’hard all’italiana, ha detto che non è compito della pornografia fare educazione sessuale e che, nonostante nella vita reale sia necessario prendere precauzioni, i film porno “fanno altro”. Insomma: gli utenti non gradiscono l’utilizzo del profilattico nei film a luci rosse (ricordiamo che l’unico anticoncezionale in grado di proteggere dalle malattie sessualmente trasmissibili è il preservativo, n.d.r.). Tu usi precauzioni in questo senso durante le riprese? Pensi che l’uso del profilattico sia, in effetti, controproducente per le vendite o che, a prescindere, sia importante indossarlo per la propria incolumità e per quella del partner? Non pensi che, contrariamente a quanto sostiene Siffredi, il porno possa essere usato anche per diffondere una forma di educazione sessuale unendo &#8211; è proprio il caso di dirlo &#8211; l’utile al dilettevole?</strong><br><em>Allora, qui si potrebbe aprire un dibattito infinito: il profilattico, nel mondo dell’hard, “vende poco”. Viene reputato poco gradevole a livello estetico, nell’immaginario comune limita il contatto fisico e psicologico con il partner e, indossato in un film porno, tiene vivo il contatto con la realtà, con una serie di preoccupazioni che tutti abbiamo durante un rapporto sessuale, partendo dalla gravidanza indesiderata per arrivare fino alle malattie sessualmente trasmissibili. Gli spettatori di un film o di un video hard vogliono staccare dalla realtà, vedere realizzati i loro sogni proibiti e vedere un qualcosa che, esteticamente parlando, sia bello. Dal canto mio, penso che una piccola parte dell’educazione sessuale possa partire anche dal mondo del porno. Io uso il profilattico durante l’intero atto sessuale e non penso sia controproducente per le riprese. D’altra parte credo però che, dal lato dello spettatore, vedere un rapporto sessuale “non protetto&#8221; sia più eccitante. Dovrebbero essere gli attori stessi a incentivare l’uso del profilattico per renderlo il più normale possibile: i principali fruitori dei siti porno sono i giovani e credo che, vedendo usato il profilattico anche in quei contesti, comincerebbero a percepirne come normale l’utilizzo nel quotidiano.</em></p>



<p></p>



<p> <em>Articolo già pubblicato in versione ridotta sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altra voce dei Ventenni di lunedì 18/11/2019</em> </p>
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		<title>Un TED per dare valore alla Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 10:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INIZIATIVE]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
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		<category><![CDATA[ideas worth spreading]]></category>
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		<category><![CDATA[ted talk]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima volta che ho sentito parlare del TED lo vedevo come un’entità astratta di cui mi erano noti solo i riverberi nella cultura popolare. A quanto pare, infatti, era in eventi con quella sigla che si tenevano gli interventi e le conferenze che venivano condivise sui social network. Interventi di pochi minuti in cui persone ordinarie-e non- esprimevano idee e concetti straordinari, parlando con devozione della propria passione o della propria esperienza di vita armate di un semplice microfono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La prima volta che ho sentito parlare del TED lo vedevo come
un’entità astratta di cui mi erano noti solo i riverberi nella cultura
popolare. A quanto pare, infatti, era in eventi con quella sigla che si
tenevano gli interventi e le conferenze che venivano condivise sui social
network. Interventi di pochi minuti in cui persone ordinarie-e non- esprimevano
idee e concetti straordinari, parlando con devozione della propria passione o
della propria esperienza di vita armate di un semplice microfono e posizionate
davanti uno sfondo scuro. </p>



<figure class="wp-block-image alignwide"><img width="900" height="300" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/TEDx_talks_1.jpg" alt="" class="wp-image-15303" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/TEDx_talks_1.jpg 900w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/TEDx_talks_1-300x100.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/TEDx_talks_1-640x213.jpg 640w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><figcaption><a href="https://www.google.com/url?sa=i&amp;source=images&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwiH59e1x83kAhXRxqQKHZw0Cz0QjRx6BAgBEAQ&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.ted.com%2Fwatch%2Ftedx-talks&amp;psig=AOvVaw2u7crBpVg6-fn_b5rzj7Xm&amp;ust=1568455803830043">Foto TED talk</a></figcaption></figure>



<p>Tuttavia, ho scoperto che dietro c’era molto di più. Ogni
evento racchiude in sé persone appassionate, che applicano volontariamente le
loro conoscenze e capacità per realizzare conferenze che possano istruire,
intrattenere e divertire, ma soprattutto ispirare. Quello che più colpisce del
mondo TED quando ne entri a far parte è che non basta decidere chi deve parlare
sul palco e di cosa, ogni azione è mirata a unire ambiti diversi e a permettere
la realizzazione di un contesto in cui tecnologia e comunicazione permettono la
diffusione di qualcosa che andrà oltre quello che è il prodotto finale- il
video- e la sua prestazione online, un momento di condivisione reale e virtuale
di contenuti importanti.</p>



<p>Quello che ormai è diventato un <em>meme</em>, una battuta
ricorrente dell’internet “thanks for coming to my ted talk” rappresenta
perfettamente l’intento di questa organizzazione non profit, fondata nel 1984 e
che ha cominciato a tenere conferenze annuali trent’anni fa. TED sta per
Technology Entertainment Design, perché inizialmente il ciclo di lezioni che si
volevano tenere con questo marchio riguardavano solo la tecnologia e il design,
ma presto si è espanso in ogni campo del sapere. </p>



<p>Il motto, l’obiettivo, l’occhiello che muove le tre grandi
lettere rosse e le porta in ogni luogo del web e del reale è “ideas worth
spreading”; non sono, infatti, interessi corporativi, propagande ideologiche e
influenze dottrinali a mettere in moto gli eventi, ma la volontà di portare sul
loro palco e sulla loro piattaforma accessibile a tutti “idee meritevoli di
essere diffuse”, idee che altrimenti non troverebbero pubblico o rimarebbero
rinchiuse in seminari polverosi e discussi da elité ristrette.</p>



<p>La struttura di ogni evento con la sigla TED è semplice,
breve- nessuna lezione dura più di diciotto minuti- ed efficace, l’ideale per
diventare virale sul web e raggiungere il più ampio pubblico possibile. Il
successo di un format del genere risiede quindi nella semplicità dell’estetica
che consente di concentrarsi su contenuti di spessore, una combinazione che
garantisce il suo successo. Dagli anni Novanta, infatti, le conferenze TED si
sono diffuse in tutto il mondo e dagli Stati Uniti sono state esportate grazie
all’aggiunta di una piccola “x”. I TEDx sono conferenze approvate
dall’organizzazione stessa e mirano alla valorizzazione delle comunità locali,
organizzando eventi con le stesse caratteristiche “madri” nelle singole città
che lo richiedano. </p>



<p>Il mio primo approccio in questo mondo è stato nel 2016 a
Roma, dove ho potuto assistere ad una serie di interventi brevi ma ispiranti,
tenuti da scienziati, artisti e semplici sognatori- alcuni con grandi nomi,
tutti con grandi idee. Quella prima esperienza come spettatrice mi ha portato a
pensare di voler entrare in quel mondo di platonica ispirazione, un Iperuranio
terrestre che, supportato nel modo adeguato, ha la capacità di arricchire e
unire realtà mondiali in contesti locali più contenuti.</p>



<p>Ed è per questo che la battuta “grazie per essere venuti al
mio TED talk” è quantomai azzeccata: questo momento di condivisione si è esteso
a chiunque abbia l’idea giusta e la passione adatta per portarla avanti. Non
sono più solo Bono, Bill Clinton e Piero Angela a parlare al pubblico, ma
chiunque se lo meriti a prescindere dalla propria condizione sociale e dai
mezzi a disposizione. Il sostegno dato dal TED non è solo astratto, ma garanzia
e metro che verranno rispettati gli standard richiesti e i principi alla base
dell’organizzazione, valorizzando la missione del progetto sia per ciò che
rappresenta a livello globale, sia per ciò che può rappresentare a livello
locale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/tedxcosenza_logo-1024x378.png" alt="" class="wp-image-15304" width="306" height="113" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/tedxcosenza_logo-1024x378.png 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/tedxcosenza_logo-300x111.png 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2019/09/tedxcosenza_logo-640x236.png 640w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></figure></div>



<p>
















Quando
è stato organizzato per la prima volta a Cosenza, nel 2017, ho avuto
l’opportunità di assistere alla macchina in movimento e già lì avevo deciso che
mi sarebbe piaciuto farla partire. Il 20 settembre si terrà, infatti, la
seconda edizione di TEDxCosenza, organizzata da me e da un gruppo di persone,
devote in egual modo al progetto, che verrà realizzato al Teatro Rendano e
vedrà la partecipazione di scienziati, artisti e semplici sognatori.
Organizzare un evento simile in Calabria mi permetterà di far scoprire- così
come ho scoperto io stessa- il valore di una terra dimenticata e maltrattata,
spesso considerata maledetta, senza la presunzione di benedirla come induce la
metafora religiosa, ma portando persone e idee che si nascondono nella polvere
e hanno bisogno di un palco e una piattaforma giusta per emergere. 



</p>



<p>
















Ed è
proprio dall’idea di voler “mettere a fuoco” queste idee e mostrarle con
nitidezza, che nasce anche il nome del tema scelto per l’evento: Out of focus.
Andremo oltre la polvere che avvolge la nostra terra, oltre le nubi del
presente, per presentare un futuro ancora incerto, insieme alla volontà di
renderlo migliore e alle idee meritevoli di essere diffuse.



</p>
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