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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>SEI SOLO CHIACCHIERE E DISTINTIVO!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[MANGIA GRAECIA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Feb 2020 15:01:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Chef si diventa!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo turbolento Carnevale fatto di virus e movimenti sismici inconsulti, i vostri fedeli emissari non si fanno prendere dal panico e si presentano puntuali all’appuntamento in maschera (o meglio, in mascherina) per parlarvi di un dolcetto tipico carnevalesco: le Chiacchiere.&#160; Le Chiacchiere sono un dolce diffusissimo in tutto lo Stivale, e prende nomi diversi a seconda delle varie regioni in cui viene consumata: in Calabria, in Campania e in generale nel Meridione vengono chiamate “Chiacchiere” perché – leggenda vuole [&#8230;]</p>
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<p>In questo turbolento Carnevale fatto di virus e movimenti sismici inconsulti, i vostri fedeli emissari non si fanno prendere dal panico e si presentano puntuali all’appuntamento in maschera (o meglio, in mascherina) per parlarvi di un dolcetto tipico carnevalesco: le <strong><em>Chiacchiere</em></strong>.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/images.jpeg" alt="" class="wp-image-19335" width="507" height="367"/></figure>



<p>Le Chiacchiere sono un dolce diffusissimo in tutto lo Stivale, e prende nomi diversi a seconda delle varie regioni in cui viene consumata: in Calabria, in Campania e in generale nel Meridione vengono chiamate “Chiacchiere” perché – leggenda vuole che – la Regina di Savoia, famosa per la sua parlantina, un giorno chiese al suo cuoco napoletano Raffaele Esposito di prepararle un dolce che potesse allietare lei e i suoi ospiti con cui si stava intrattenendo a chiacchierare.&nbsp;</p>



<p>Proprio in onore dell’origine del dolce come “sollazzo culinario da accompagnamento ad una piacevole chiacchierata”, il pasticcere le chiamò, appunto, Chiacchiere.</p>



<p>Ma nelle altre Regioni d’Italia hanno i nomi più svariati (e chissà quali leggende li accompagnano): <em>Bugìe</em> in Piemonte, <em>Sfràppole</em> a Bologna, <em>Sprelle</em> a Piacenza, <em>Lattughe </em>a Mantova e Brescia, <em>Intrigoni</em> a Reggio Emilia e tanti altri.</p>



<p>Considerato da sempre un dolce povero per i pochi ed economici ingredienti utilizzati, le chiacchiere consistono in un impasto a base di farina, burro, zucchero e uova, composto a forma di striscioline leggermente rondellate ai bordi e fritte in abbondante olio (ma vengono cotte anche al forno per i più attenti alla dieta) e successivamente messe su carta assorbente per privarle dell&#8217;olio in eccesso e servite fredde spolverate da zucchero a velo.</p>



<p>Ma dove e quando nascono questi simpatici dolcetti?</p>



<p>Il primo nella storia a parlarne fu il gastronomo romano Marco Gavio Apicio, uno dei più raffinati – e letterati – buongustai dei tempi antichi.&nbsp;</p>



<p>Nel suo ricettario&nbsp;<em>De Re Coquinara&nbsp;</em>(dal latino, Su ciò che concerne la cucina) egli descrive le Chiacchiere come “<em>Frittelle a base di uova e farina di farro tagliate a bocconcini, fritte nello strutto e poi tuffate nel miele</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/ricetta-chiacchiere-di-carnevale-al-forno-o-fritte_1113123.jpg" alt="" class="wp-image-19336" width="906" height="397" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/ricetta-chiacchiere-di-carnevale-al-forno-o-fritte_1113123.jpg 502w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/ricetta-chiacchiere-di-carnevale-al-forno-o-fritte_1113123-300x131.jpg 300w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></figure>



<p>Ciò testimonia come già nell’antica Roma tale dolce fosse già ben diffuso, soprattutto durante la celebrazione dei&nbsp;<em>Saturnalia</em>(ciclo di festività della religione romana, molto simile all’odierno Carnevale e dedicate all&#8217;insediamento nel tempio del dio Saturno).</p>



<p>Si tramanda, infatti, che durante questo periodo di banchetti e feste popolari, in cui tutti i canoni sociali venivano ribaltati, uno dei&nbsp;simboli d’eccesso&nbsp;erano le <em>frictilia,</em>dolci a base di farina e uova fritti nel grasso di maiale che venivano distribuite alla folla che si recava in strada per festeggiare.&nbsp;</p>



<p>Si era soliti prepararne in grosse quantità poichè sarebbero dovute durare per tutto il periodo della&nbsp;Quaresima, e poiché era semplice da preparare se ne potevano fare grande quantità in breve tempo e ad un costo basso.</p>



<p><br>La tradizione dei&nbsp;<em>frictilia</em>&nbsp;è sopravvissuta fino ad oggi, apportando solo piccole modifiche al nome ed alla ricetta di base a seconda delle varie tradizioni regionali.</p>



<p>Chiudiamo con una pregnante citazione direttamente dal&nbsp;<em>De Re Coquinara&nbsp;</em>di Apicio: “<strong><em>Cca’ chiacchiere unn’ì facimu. Tranne a Carnevale</em>”.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized is-style-default"><img src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/WhatsApp-Image-2020-02-26-at-16.03.39.jpeg" alt="" class="wp-image-19339" width="619" height="524" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/WhatsApp-Image-2020-02-26-at-16.03.39.jpeg 480w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/WhatsApp-Image-2020-02-26-at-16.03.39-300x254.jpeg 300w" sizes="(max-width: 619px) 100vw, 619px" /></figure>
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