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	<title>diplomazia &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Madeleine Albright e l’importanza della diplomazia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sante Filice]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È dello scorso 23 marzo la notizia della scomparsa della prima donna Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Madeleine Albright. Il ruolo le venne affidato durante la seconda presidenza Clinton, dal 1997 al 2001, con una maggioranza a dir poco plebiscitaria nel Congresso. La Albright venne, infatti, eletta con 99 voti su 100, che testimoniarono la grandezza riconosciuta, in maniera bipartisan. Prima di divenire la massima esponente della politica estera della più grande potenza internazionale, la Albright ricoprì il [&#8230;]</p>
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<p>È dello scorso 23 marzo la notizia della scomparsa della prima donna Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Madeleine Albright. Il ruolo le venne affidato durante la seconda presidenza Clinton, dal 1997 al 2001, con una maggioranza a dir poco plebiscitaria nel Congresso. La Albright venne, infatti, eletta con 99 voti su 100, che testimoniarono la grandezza riconosciuta, in maniera bipartisan. Prima di divenire la massima esponente della politica estera della più grande potenza internazionale, la Albright ricoprì il ruolo di Rappresentante Permanente per gli Stati Uniti presso l’ONU. La sua linea politica perseguì sempre l’obiettivo di porre gli Stati Uniti d’America come la “nazione indispensabile” per garantire la pace e la coesistenza tra le nazioni. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img width="191" height="263" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2022/04/madeleine-albright.jpg" alt="" class="wp-image-30750"/><figcaption>Madeleine Albright &#8211; fonte: Wikipedia</figcaption></figure></div>



<p>Donna rigida e decisionista, a lei si devono diversi episodi che hanno plasmato il mondo d’oggi. Madeleine Albright fu la fautrice dell’allargamento ad est della Nato con l’ingresso nel 1999 di Cecoslovacchia, Ungheria e Polonia, nonché dell’intervento militare dell’alleanza atlantica in Kosovo e nella campagna contro la Serbia, per porre fine a genocidi e pulizie etniche, riconducendo i serbi al tavolo dei colloqui di Dayton. Tavoli di dialogo e trattative di pace che, oggi, sembrano tanto necessari quanto, paradossalmente, impotenti. Se da un lato è fondamentale che Russia ed Ucraina arrivino ad un accordo che determini il cessate il fuoco, dall’altro sembra che ogni sforzo condotto finora non abbia dato i frutti sperati. &nbsp;Dopo un mese abbondante di guerra non è semplice tornare indietro come se nulla fosse successo. È altrettanto vero, però, che l’atavico <em>eallorismo</em> di chi giustifica l’invasione di uno Stato sovrano con le colpe della Nato in altre situazioni di conflitto di certo non contribuisce a placare gli animi. Quanto sarebbe, quindi, importante oggi, avere, una figura come quella di Madeleine Albright, che incontrò Putin già nel 2000, capace di portare i contendenti ad un accordo in grado di salvare le vite dei civili?</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Laicità: concetto trasversale alle volontà di intenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Servidio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 05:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’intervento mosso sul disegno di legge Zan, per mezzo dei canali diplomatici dello Stato del Vaticano, ha infervorato i manifestanti maggiormente attivi generando, nella sfera del mainstream e non solo, azioni sempre più mirate e pungenti quanto lontane dall’accezione originaria di ars retorica. Le ferree rivendicazioni, che fanno appello al riconoscimento dei diritti arcobaleno, hanno realizzato di fatto condotte discriminatorie nei riguardi della religione cristiana. Condotte, quelle, sanzionabili da una legge dello Stato italiano: la legge Mancino (L. n. 205/1993). [&#8230;]</p>
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<p>L’intervento mosso sul disegno di legge Zan, per mezzo dei canali diplomatici dello Stato del Vaticano, ha infervorato i manifestanti maggiormente attivi generando, nella sfera del mainstream e non solo, azioni sempre più mirate e pungenti quanto lontane dall’accezione originaria di ars retorica. Le ferree rivendicazioni, che fanno appello al riconoscimento dei diritti arcobaleno, hanno realizzato di fatto condotte discriminatorie nei riguardi della religione cristiana. Condotte, quelle, sanzionabili da una legge dello Stato italiano: la legge Mancino (L. n. 205/1993). Il richiamo ai connotati laici di uno Stato di diritto sembra non comprendere le ragioni dell’intervento di modifica richieste da parte di una Chiesa che non intende contrastare la conquista di una “nuova libertà” quanto concorrere, secondo competenza, alla delimitazione del suo contenuto. Sostenuta e smentita è la pericolosità della proposta legislativa così posta e rimessa all’esame della commissione giustizia del Senato. Contrariamente a quanto si intenda far credere, lo Stato italiano ha realizzato, specialmente nel corso dell’ultimo ventennio, iniziali previsioni di conquista civile ben lontani dai precetti di fede. Ma il concetto di laicità, che ha soppiantato l’identità originaria di un primo Stato confessionale, assurge a principio di garanzia e di tutela nei riguardi di tutte le confessioni religiose riconosciute dalla carta fondamentale (art 7 Cost.) come “egualmente libere” davanti alla legge. Nella tutela del pluralismo confessionale anzidetto, per ironia di sorte, lo Stato laico conferma la propria fedeltà alla tradizione riconoscendo la festività del 29 giugno: giornata commemorativa di una festa liturgica. Lungi da ogni contesa, la speranza degli italiani risiede nella garanzia della tutela dei principi fondamentali ed inderogabili dell’uomo: indebita ingerenza o mera questione diplomatica?</p>



<p><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 05/07/2021</em></p>
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		<title>&#8220;E i Marò?&#8221; Ultimo atto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Martire]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2020 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di diritto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale arbitrale riconosce la competenza dell’Italia Sembra essere giunta ad una &#8220;conclusione&#8221; la tensione diplomatica intercorsa tra Italia e India a seguito della vicenda accaduta il 15 febbraio 2012 al largo delle coste dell&#8217;India. Quasi tutti ricorderemo il caso della petroliera Enrica Lexie: nel 2012, i due militari Massimiliamo Latorre e Salvatore Girone imbarcati sulla nave battente bandiera italiana come nuclei militari di protezione, uccisero per errore due pescatori durante un’operazione di anti-pirateria in India. I casi di pirateria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2>Il Tribunale arbitrale riconosce la competenza dell’Italia</h2>



<p class="has-drop-cap">Sembra essere giunta ad una &#8220;conclusione&#8221; la tensione diplomatica intercorsa tra Italia e India a seguito della vicenda accaduta il 15 febbraio 2012 al largo delle coste dell&#8217;India.</p>



<p>Quasi tutti ricorderemo il caso della petroliera Enrica Lexie: <strong>nel 2012, i due militari Massimiliamo Latorre e Salvatore Girone imbarcati sulla nave battente bandiera italiana come nuclei militari di protezione, uccisero per errore due pescatori durante un’operazione di anti-pirateria in India.</strong></p>



<p>I casi di pirateria venivano segnalati frequentemente in quelle zone e i militari erano impegnati a prevenire attacchi del genere; <strong>al largo della costa del Kerala (uno Stato dell&#8217;India meridionale che si affaccia sull&#8217;Oceano indiano dalla parte del Mare Arabico) i due militari credettero di scorgere un’imbarcazione pirata in avvicinamento e decisero di aprire il fuoco.</strong> </p>



<p>Quell’imbarcazione, erroneamente ritenuta pericolosa, era in realtà il peschereccio St. Anthony e la condotta dei militari provocò la morte di due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki. La polizia indiana tenne in stato di fermo la nave Enrica Lexie e la Corte del Kollam dispose che i due marò fossero tenuti in custodia presso la guesthouse della Central Industrial Security Force indiana e non in una normale prigione, solo in un secondo momento furono condotti nel carcere ordinario di Trivandrum.</p>



<p>L’Italia, sin da subito, contestò la competenza dell’India nel giudicarli e l’accordo di risarcimento per le famiglie delle vittime venne ritenuto illegale dalla Suprema Corte indiana. I Marò vennero trattenuti in India e si aprì così il c.d. “<strong>caso Marò</strong>” che procurò un fortissimo clima di tensione fra i due Paesi.</p>



<p><strong>Il Governo indiano faticò a stabilire l’attribuzione della competenza sul caso ai suoi Tribunali</strong> e intanto venne concesso ai militari di ritornare in Italia. Tuttavia, l’allora Ministro degli Esteri del Governo Monti, Giulio Terzi, comunicò che i Marò non avrebbero fatto rientro in India e per tutta risposta l’India decise di limitare la libertà di movimento dell’ambasciatore italiano a Delhi. Questa vicenda si risolse con le dimissioni del Ministro Terzi e col rientro in India dei due militari, che furono accusati anche di terrorismo, reato che in India è punito con la pena di morte. Le ostilità continueranno anche in seguito, arrivando quasi ad una rottura diplomatica tra Italia e India. </p>



<p>La vicenda arriverà ad un primo punto di svolta con il rientro di Latorre a causa di un’ischemia; questi, dopo l’operazione in Italia, non rientrerà più in India.</p>



<p>L’italia decide intanto, nel 2015, di appellarsi al Tribunale internazionale dell’Aja per conoscere in modo definitivo a quale fra i due Paesi spetta la competenza sul caso. In attesa di un giudizio del Tribunale dell’Aja, anche al militare Girone viene concesso il rientro in Italia e l’India sospende i procedimenti nei confronti dei militari.</p>



<h3><strong>La difesa dei Marò</strong></h3>



<p>Analizziamo nel dettaglio su cosa si basava la difesa dei Marò: la loro difesa è stata sempre incentrata sul fatto che la giurisdizione sui fatti contestati appartiene all&#8217;Italia poiché la vicenda è avvenuta in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana, con la presenza di  militari italiani coinvolti nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione anti-pirateria raccomandata da norme internazionali.</p>



<p>Tali fatti, secondo la difesa dei due militari, rientrerebbero dunque nell&#8217;ipotesi di &#8220;incidente di navigazione&#8221; avvenuto in acque internazionali, a norma dell&#8217;art. 97 della Convenzione di Montego Bay.</p>



<p>Per quanto attiene, invece, all&#8217;immunità funzionale, i Marò  avrebbero agito in regime di immunità giurisdizionale di fronte alle autorità giudiziarie di Stati terzi, in quanto organi dello Stato italiano. Secondo la legge italiana e in base ai trattati internazionali sottoscritti dall&#8217;Italia, in accordo con le risoluzioni dell&#8217;ONU che disciplinano le forme di contrasto alla pirateria internazionale, Latorre e Girone&nbsp;devono essere considerati &#8220;<em>personale militare in servizio su territorio italiano&#8221;</em>. La petroliera Enrica Lexie era una nave civile, tuttavia <strong>la scorta militare alle navi commerciali fu autorizzata dal Parlamento nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione ONU contro la pirateria</strong>.</p>



<h3><strong>La decisione del Tribunale arbitrale</strong></h3>



<p><strong>Dopo 8 anni e mezzo, arriva finalmente la risposta del Tribunale internazionale che dà ragione all’Italia: i giudici hanno infatti riconosciuto l’immunità funzionale dei due militari, precludendo all’India la possibilità di esercitare la sua giurisdizione sul caso</strong>. I marò sono stati ritenuti dal Tribunale arbitrale soggetti alla legge italiana in quanto funzionari dello Stato italiano impegnati nell’esercizio delle loro funzioni. Tuttavia, l’Aja riconosce che: “l&#8217;Italia ha violato la libertà di navigazione e dovrà pertanto compensare l&#8217;India per la perdita di vite umane, i danni fisici, il danno materiale all&#8217;imbarcazione e il danno morale sofferto dal comandante e altri membri dell&#8217;equipaggio del peschereccio indiano Saint Anthony.”</p>



<p>Il Tribunale ha dunque invitato le Parti a raggiungere un accordo; la Farnesina ricorda però che il <strong>Tribunale Arbitrale fu adito per pronunciarsi sull&#8217;attribuzione della giurisdizione, e non sul merito. L&#8217;Italia</strong>, annuncia la Farnesina, è pronta ad osservare quanto stabilito dal Tribunale arbitrale e <strong>si impegna a riavviare il procedimento penale aperto dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Roma nei confronti dei due Marò.</strong></p>



<h3><strong>La reazione dell&#8217;India</strong></h3>



<p><strong>In India, i media e il sito India Today hanno sostenuto che l’India</strong> <strong>“ha vinto il caso”</strong> perchè “ha il diritto al risarcimento, ma non può processarli”. Come stabilito dalla sentenza del Tribunale arbitrale, i due militari &#8220;hanno violato il diritto internazionale e di conseguenza l&#8217;Italia ha violato la libertà di navigazione dell&#8217;India”, per questo motivo, asserisce il sito indiano: “<em>l&#8217;India ha il diritto di ricevere un risarcimento dall&#8217;Italia per la perdita di vite subita</em>”.</p>
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