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	<title>deisepolcri &#8211; Venti Blog</title>
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		<title>Morti senza dignità: il virus che nega il diritto di dire addio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 07:37:39 +0000</pubDate>
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<p class="has-drop-cap">È risaputo oramai: il Coronavirus ha sfiorato e “infettato” ogni brandello della dignità umana, non per ultimo ha pregiudicato quello che idealmente potremmo definire “il diritto di morire” o, a dirla meglio, il diritto di ricevere “degna sepoltura”.<br>Le vittime di questi ultimi mesi, infatti, non appena esalato l’ultimo respiro, sono state avvolte in lenzuola intrise di soluzione disinfettante e riposte nelle bare immediatamente sigillate e trasferite in crematorio.&nbsp;<br>Non si era certi del fatto che il corpo dei defunti infetti potesse essere o meno a sua volta vettore per il virus e determinare, quindi, un aumento dei contagi.&nbsp;<br>Nessuna sepoltura, allora, per i morti di Coronavirus, nessun ultimo saluto da parte dei loro cari: queste persone sono morte e la loro morte è passata inosservata (o quasi).</p>



<p>Al contrario, nonostante&nbsp;pandemia e funerali vietati,non inosservata è apparsa la morte del Sindaco di Saviano (NA), Carmine Sommese,&nbsp;morto a 66 anni proprio di Coronavirus; né tantomeno quella di Rosario Sparacio, fratello del noto boss Luigi, numero uno della mafia messinese degli ultimi anni ’90&nbsp;e poi collaboratore di giustizia.<br>I De Luca di turno –&nbsp;<em>il governatore della Campania nel primo caso e il Sindaco di Messina nel secondo</em>– hanno dovuto, in piena emergenza Covid-19, anche fronteggiare gli illeciti cortei funebri posti in essere a commemorazione dei due defunti.&nbsp;<br>Se, però, la reazione del primo è stata più risoluta e dura &#8211;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=3WGKoaoAZao" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;<em>Vincenzo De Luca</em></a><em> ha infatti bloccato fin da subito gli ingressi e le uscite dalla cittadina per una settimana con l’obiettivo di identificare e controllare lo stato di salute di tutti coloro che erano scesi in strada&nbsp;</em>&#8211; il caro Cateno, Sindaco del messinese, è stato tacciato di pressapochismo, connivenza; i giornali locali si chiedevano, infatti:&nbsp;“<em>Il sindaco non si è accorto di nulla</em>?”</p>



<p>Ebbene,&nbsp;malgrado tutte le norme anti-Covid, le raccomandazioni professate negli ultimi mesi e il numero di morti che abbiamo visto incredibilmente aumentare &#8211; noi sugli screen dei nostri televisori durante la rassegna stampa della Protezione Civile e i nostri medici sotto i loro occhi &#8211; c’è chi non ha saputo rinunciare agli ultimi saluti e all’estrema unzione.&nbsp;</p>



<p>Una clamorosa trasgressione collettiva ai divieti e un’insopportabile ingiustizia verso coloro i quali sono morti soli, senza aver potuto godere del compianto dei propri affetti.&nbsp;<br>Andando oltre l’illiceità e all’inopportunità della cosa, che senso ha, mi sono chiesta,&nbsp;violare le disposizioni del governo per contenere il contagio solo per dare un ultimo saluto?</p>



<p>La risposta l’ho trovata nei miei appunti di letteratura italiana, nello specifico laddove trascrivevo le parole d’amore che le mie prof riservavano ad un uomo vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, un pensatore, l’ultimo illuminato e precursore dei romantici, un riformista legato al mondo classico, una personalità contraddittoria divisa tra razionalità e irrazionalità: Ugo Foscolo.&nbsp;</p>



<p>Per Foscolo la valorizzazione della poesia si inserisce all’interno di una concezione pessimistica della storia e della società: egli attribuisce alla stessa la gestione eroica dei grandi valori della civiltà, la cui incarnazione storica non cancella l’iniquità dei rapporti sociali ma al massimo le si sovrappone e la giustifica.</p>



<p>Nel 1806 il napoleonico editto di Saint-Cloud fu esteso anche all’Italia: esso sanciva l’obbligo di seppellire i morti in specifici cimiteri extraurbani escludendone, come al contrario era accaduto fino a poco tempo prima, la sepoltura in chiese o altri luoghi cittadini ispirandosi a criteri prima di tutto igienici ma anche di egualitarismo sociale.&nbsp;<br>Foscolo pensò alle valenze civili e simboliche dei cimiteri: scrisse, pertanto, un carme –&nbsp;<em>i famosi 295 endecasillabi sciolti che tutti ricordiamo –</em>dedicato all’amico Ippolito Pindemonte, “<em>Dei Sepolcri</em>”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img width="720" height="493" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg" alt="" class="wp-image-21597" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri.jpg 720w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-300x205.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/05/Dei-Sepolcri-640x438.jpg 640w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /><figcaption>https://cultura.biografieonline.it/dei-sepolcri/</figcaption></figure>



<p>La tomba ha nella letteratura foscoliana il valore di collante in tutto ciò che concerne la civiltà umana: il sepolcro, per Foscolo, è il luogo in cui si manifesta la continuità fra la vita e la morte e, quindi, la continuità di trasmissione dei valori da una generazione ad un’altra.&nbsp;<br>In effetti, mediante il ricordo e la commemorazione dei cari defunti, tutti gli uomini mantengono un legame con i morti: è ciò è vero sia su un piano individuale quanto su un piano storico poiché il ricordo delle “grandi imprese” e dei “grandi eroi” garantisce l’identità di una nazione.</p>



<p>L’unica vita, pertanto, dopo la morte è quella che si consuma nell’animo di chi rimane e di chi, quindi, commemora e ricorda.&nbsp;</p>



<p>Il carme, diviso essenzialmente in quattro parti, affronta il tema dell’utilità delle tombe e dei riti funerari, indaga sulle diverse tradizioni funerarie che si erano fino ad allora susseguite, sul rapporto tra significato personale e sociale della morte ed, infine, ribadisce il valore morale della morte, livellatrice delle ingiustizie della vita e quello parallelo e fondamentale della poesia, il cui compito è quello di celebrare le virtù e di conservare nel tempo il ricordo di chi non c’è più al di là di ogni limite temporale.</p>



<p>Ecco perché la rilevanza, nella nostra cultura religiosa e non, dei riti funebri.&nbsp;<br>Da un punto di vista laico e puramente materialistico le tombe sono inutili, esse acquistano significato allorché legate alla dimensione sociale dell’uomo, alla sopravvivenza dell’estinto nella memoria dei vivi.</p>



<p>Foscolo indaga sul senso della morte e sul rapporto fra scomparsi e superstiti: in un’epoca in cui le certezze religiose vengono meno, il poeta ha saputo ridimensionare la grandezza della vita umana e dei limiti che la caratterizzano ridefinendo in via inedita il valore della morte, che riconcilia e concilia tutti.&nbsp;</p>



<p>La sepoltura non riscatta per chi muore la perdita della vita, irrimediabile destino; il sepolcro può, però, divenire simbolo di coraggio e di speranza per chi resta e per chi, di fronte la morte, si sente perduto.&nbsp;<br>Piangendo e ricordando la dipartita di un caro, infatti, riusciamo a sentire il defunto incredibilmente di nuovo vicino.</p>



<p>Il sepolcro, dunque, fa un dono di cui la vita ci priva: l’immortalità nella memoria di chi ci ama.&nbsp;</p>



<p>Affinché venga garantita la durata della memoria nel tempo, però, occorre che qualcuno si dedichi a onorare il ricordo di chi non c’è più: Foscolo delega questo compito alla poesia; io oggi lo delego ad ognuno di noi.&nbsp;</p>



<p>E allora, affinché nessuno dimentichi ogni singola vittima deceduta a causa del Coronovirus, è obbligo nostro adesso commemorare e far sì che queste morti non risultino vane.&nbsp;<br>Pertanto, sebbene manchi un luogo fisico ove recarci e pregare, è nostro compito dare idealmente una “degna sepoltura” a costoro mediante la forza evocativa del pensiero e del ricordo che assume una funzione non solo individuale ma sociale: onorare tutte le vittime per far sì che nessuno di loro sia dimenticato.</p>



<p>La perdita di un caro, soprattutto senza potergli dire addio, è una ferita incurabile, ma se noi oggi non ci atteniamo alle regole, usando i presidi e rispettando la distanza di sicurezza per scongiurare nuovi contagi e nuove morti, renderemo tale sacrificio vano.</p>



<p>Durante la fase due ci viene chiesto di mostrare una forma più acuta di rispetto verso chi non c’è più, verso noi stessi e il prossimo: a nulla varrà pregare per ciò che è accaduto se diveniamo, di nuovo, i carnefici di noi stessi.</p>



<p><em>Già pubblicato, in versione ridotta, su Quotidiano del Sud – L’Altravoce dei Ventenni 11/5/2020</em></p>
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