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	<title>consenso &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>È colpa vostra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2020 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro le chat con nudi e dati sensibili di donne si cela un mostro con nome e cognome: cultura dello stupro Cultura dello stupro è il termine utilizzato dagli studi di genere e dalla letteratura femminista e postmoderna per definire una società e- appunto- un tipo di cultura in cui vengono minimizzati e &#8220;naturalizzati&#8221; episodi di violenza sessuale e atti di molestia, spesso tollerando o riconducendo questa condotta- per quanto illegale- alla goliardia e che ricorre in quei gruppi sociali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Dietro le chat con nudi e dati sensibili di donne si cela un mostro con nome e cognome: cultura dello stupro</h3>



<p class="has-drop-cap"><strong>Cultura dello stupro</strong> è il termine utilizzato dagli studi di genere e dalla letteratura femminista e postmoderna per definire una società e- appunto- un tipo di cultura in cui vengono minimizzati e &#8220;naturalizzati&#8221; episodi di violenza sessuale e atti di molestia, spesso tollerando o riconducendo questa condotta- per quanto illegale- alla <em>goliardia</em> e che ricorre in quei gruppi sociali in cui queste condotte di sopraffazione vengono tollerate.</p>



<p>Da quando il <em>revenge porn</em> è diventato perseguibile, sono molti i casi, dapprima taciuti, che sono stati portati allo scoperto. Quando è stata diffusa la notizia dell’esistenza di più chat su Telegram in cui i membri, protetti dall’anonimato, non solo diffondevano sistematicamente foto e video di ex fidanzate, amiche, colleghe e parenti col fine di umiliarle e farle insultare dal resto del gruppo ma- come riporta l’inchiesta di Wired (che trovate <a href="https://www.wired.it/internet/web/2020/04/03/revenge-porn-network-telegram/">qui</a>)- anche i dati personali e i profili social delle ragazze, le reazioni sono state decisamente inaspettate. </p>



<p>L’esistenza di questi gruppi è, infatti, tristemente nota, così come è evidente la capillarità della loro diffusione; con ogni implemento tecnologico le attività dei loro partecipanti aumentano e cambiano forma, in modo da far perdere sistematicamente le loro tracce ed evitare di essere perseguibili. </p>



<p>Ma non è tutto merito delle chat la loro proliferazione. Infatti, scatta un curioso meccanismo quando si parla di queste aggregazioni di uomini (per la maggioranza, almeno) che arrivano addirittura a condividere materiale pedopornografico e dati sensibili col fine di far perseguitare la “vittima” designata da degli sconosciuti. Nel momento in cui si analizza il fenomeno, infatti, in un modo o nell&#8217;altro il fuoco si sposta sulla vittima e le sue presunte colpe, perché la vittima finisce sempre per essere colpevole in qualche misura.</p>



<p>Ed è così anche per chi si professa contro queste pratiche o addirittura ripudia chi le attua, reagendo con indignazione alle testimonianze di vittime e sopravvissute che raccontano la loro esperienza con gli uomini, al grido di “<em>Not all men</em>” (tradotto: “Non tutti gli uomini”) perché è sbagliato generalizzare. </p>



<p>Invece, in questi casi, generalizzare ci aiuta a mettere a fuoco il problema reale e, di conseguenza, a comprendere come risolverlo. È vero che non tutti gli uomini fanno parte di quel gruppo specifico, ma che sia arrivato a contenere numericamente cinquanta mila componenti non può generare indifferenza. Normalmente simili contenuti sarebbero riconducibili al <a href="https://www.supereva.it/dark-web-cose-e-perche-rappresenta-una-minaccia-4546">dark web</a>, ma queste chat sono mezzi ordinari e al loro interno si trovano uomini altrettanto ordinari, che &#8220;esistano da sempre&#8221; non può essere la norma. </p>



<p>In una cultura in cui i privilegi sono chiaramente sbilanciati, la responsabilità va distribuita tra tutti, perché, se si è detentori di un privilegio, ciò che bisogna fare non è mostrare contrarietà a parole o professare suddetta indifferenza, ma essere attivamente contro quelle azioni che nel tempo hanno legittimato questi atteggiamenti di sopraffazione e atti persecutori verso- prevalentemente- soggetti di sesso femminile. </p>



<p>Questo genere di azioni, infatti, prolifera grazie all’apatia e a un tacito senso di solidarietà che, anche senza esplicita conferma, legittima questi atti. Accettare di entrare in questi gruppi, anche se non si interagisce, ridere per educazione a <em>meme</em> che coinvolgono fotomontaggi sessualmente espliciti di persone ignare e insinuare- quando si parla della questione- che la colpa sia, anche in parte, attribuibile alle ragazze che condividono e pubblicano foto e video sui social network, sposta il focus dal problema principale e crea un’invisibile rete di protezione attorno a questi- non sono esagerata nel definire- criminali. </p>



<p>Svela, inoltre, una completa indifferenza o ignoranza sul più basilare concetto di consenso. Le donne che condividono foto e video privati hanno dato il consenso alla pubblicazione solo in quegli spazi, non hanno dato il consenso affinché quell’immagine venisse diffusa in altri canali e diventasse oggetto di un vero e proprio stupro virtuale.</p>



<p>Perché di questo si tratta, è una cultura fatta di lotta di potere, di ricerca spasmodica di modi con cui sopraffare, umiliare e indebolire gli altri, svalutarli.</p>



<p>Il femminismo non riguarda solo le donne, è vero, ma le problematiche vengono sempre ricondotte al modo in cui viene trattata la loro immagine e per debellare la cultura dello stupro, bisogna iniziare da lì.</p>



<p>L&#8217;immagine della donna è il primo specchio di ciò che siamo: è un&#8217;immagine che da sempre è a uso e consumo degli uomini, un oggetto interamente controllato da loro, che esisteva e meritava di esistere solo se indirizzato al loro compiacimento. E questo è il motivo per cui quella stessa immagine, per molti correnti femministe, è stata oggetto di riappropriazione: l&#8217;immagine non deve compiacere lui, dare potere a lui, ma a me stessa.</p>



<p>Quell&#8217;immagine viene ancora sfruttata per indebolire, a volte proprio &#8220;punire&#8221; la stessa audacia di volersi riappropriare di quel potere e, nel farlo, si fa gruppo, si crea un branco, perché solo in quel modo possono imporsi ed esaltare il proprio <a href="https://thesubmarine.it/2020/04/03/telegram-chat-gruppo-revenge-porn-normale/"><em>ego machista</em>.</a> E nel branco sono in tanti, cinquanta mila. Molti però- giurerebbero- sono lì per caso, quelle frasi non le direbbero mai, quelle foto non le manderebbero mai.</p>



<p>Allora mi rivolgo a voi, che quelle foto non le mandereste mai, vi ritenete <em>completamente</em> innocenti? Pensateci.</p>



<p>Pensateci, quando nelle chat di calcetto ridete di una battuta sullo stupro.</p>



<p>Quando un amico vi manda una foto intima che &#8220;sta girando&#8221; e voi non gli spiegate che non va bene, che è sbagliato.</p>



<p>Quando vi invitano in gruppi di Telegram il cui stesso nome invita a una violenza sessuale e voi non ne uscite e non denunciate perché &#8220;Poi si offendono&#8221;, &#8220;Poi mi escludono&#8221;. </p>



<p>Queste azioni vivono e sopravvivono grazie al branco e, anche se non siete voi a fare violenza, siete rimasti lì inermi a guardare e questo vi rende complici. </p>



<p>La colpa è anche vostra.</p>



<p></p>
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