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	<title>consapevolezza &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>L’evoluzione della tecnologia e la necessità di un uso ragionevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 09:40:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo smart working alla formazione online, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare [&#8230;]</p>
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<p>Il complesso tema della tecnologia (e in particolare del suo uso ragionevole) è assurto negli ultimi anni al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo la drammatica parentesi dell’emergenza pandemica mondiale da Covid-19. Dal regime emergenziale abbiamo, infatti, ereditato la consapevolezza che il mezzo tecnologico, razionalmente utilizzato, può rivoluzionare la gestione della vita individuale e collettiva. Dallo <em>smart working </em>alla formazione <em>online</em>, dalle riunioni in videoconferenza ai nuovi strumenti digitali per l’amministrazione pubblica, la società ha dovuto affrontare prima e metabolizzare poi in modo capillare una serie indefinita di novità sostanziali che hanno rimodellato lo stile di vita globale.</p>



<p>Eppure, resta latente il pregiudizio che gli strumenti tecnologici celino una qualche forma di pericolo, rappresentino una pericolosa deviazione dalla strada maestra della tradizione.&nbsp;</p>



<p>È una “sindrome da odore della carta”. Tutti conoscono almeno una persona che, vedendo un moderno lettore di e-book, lo ricaccerebbe indietro proclamando di preferire i libri cartacei “perché è diverso sfogliare, sentire l’odore della carta”. Ovviamente, il gusto personale è sacrosanto, ma non deve mancare la consapevolezza che la società evolve. Se il “nuovo” spaventava in epoche storiche remote, oggi si impone la consapevolezza che l’evoluzione è una componente motrice essenziale della storia umana. Tutto cambia: gli strumenti, ma anche i comportamenti e persino la percezione sociale e umana. Questi cambiamenti, fisiologici e inevitabili, devono essere elaborati e valorizzati per migliorare la vita di tutti.</p>



<p>Il lettore di <em>e-book</em>, ad esempio, consente di leggere un’infinità di libri, anche a chi magari non può portarseli materialmente dietro, con una consultabilità e accessibilità facilitata. Nei treni della metropolitana a Roma in alcuni vagoni ci sono manifesti che contengono i <em>qr code</em> per leggere i grandi classici della letteratura gratuitamente in formato <em>ebook</em>, offrendo al grande pubblico un’occasione in più per riscoprire opere importantissime. Pazienza se non si sente l’odore della carta.&nbsp;</p>



<p>La tecnologia offre, quindi, opportunità inaspettate e irripetibili, a maggior ragione in un momento storico in cui la sostenibilità ambientale è sempre più al centro dell’attenzione pubblica. L’opportunità di accedere alle informazioni in modo completamente <em>paperless</em>, riducendo consumi e impatto sull’ecosistema deve quindi essere adeguatamente tenuta in considerazione. È questo il senso profondo della <em>signature green</em> per e-mail “<em>think before you print; do you really need to print this email?” </em>(pensaci prima di stampare; hai davvero bisogno di stampare questa e-mail?).</p>



<p>Il <em>tablet</em>, il pc, lo <em>smartphone</em> consentono poi di veicolare le informazioni con una velocità incomparabile, ma anche e soprattutto di creare interconnessioni altrimenti impossibili. Se razionalmente utilizzati, sono strumenti eccezionali per abbattere barriere, costruire legami e comunità. Ecco, forse occorrerebbe riflettere su questo prima di accusare la tecnologia di aver disgregato i rapporti sociali, di aver frammentato relazioni e legami soprattutto tra i giovanissimi.&nbsp;</p>



<p>Anche qui, il pregiudizio è cristallizzato dall’immagine degli amici, seduti al bar, tutti intenti al cellulare senza parlare tra loro. Emerge e riemerge come un fiume carsico, almeno in una certa parte dell’informazione, l’immagine di una gioventù genuflessa verso gli schermi, anestetizzata dal flusso continuo della rete, svuotata di principi, di valori e di contenuti. Da quest’immagine posticcia e caricaturale si tenta maldestramente di dedurre che le nuove generazioni avrebbero sempre meno da dire. È quanto invece di più lontano dalla realtà possa pensarsi. Le nuove generazioni hanno infatti davvero tantissimo da raccontare, assorbono quotidianamente un’infinità di informazioni, vivono attraverso i nuovi strumenti tecnologici esperienze impensabili. Hanno problemi, sensazioni e riflessioni nuove e diverse rispetto al passato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>In conclusione, il “problema” non è dunque il mezzo tecnologico in sé. Occorre semmai indagare per quale ragione è sempre più difficile costruire relazioni <em>vis a vis</em>, perché siamo diventati una nuova “società della vergogna”, in cui il giudizio degli altri è così drammaticamente importante. Il problema è più profondo, va oltre l’orizzonte tecnologico e ha radici sociali. Basti pensare agli <em>haters</em>: l’odio non è un fenomeno autoctono della rete, ma una conseguenza patologica di una società che non conosce bene sé stessa, che non capisce e non accetta a piena la diversità. </p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Dal merito alla consapevolezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che il merito conta la maturità Negli ultimi tempi, sempre maggiore attenzione va focalizzandosi sul tema del “merito”, in particolare con riguardo all’universo dell’istruzione e della formazione.Occorre a tal proposito premettere che il concetto di “merito” ha una notevole complessità polisemica intrinseca e può assumere diverse morfologie e connotazioni, modellandosi spesso anche sulla base del contesto di riferimento. La logica del “merito” appartiene geneticamente al mondo dei concorsi, delle selezioni, delle gare, ove ha un significato ben preciso. Lo [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center">Più che il merito conta la maturità</h2>



<p class="has-drop-cap">Negli ultimi tempi, sempre maggiore attenzione va focalizzandosi sul tema del “merito”, in particolare con riguardo all’universo dell’istruzione e della formazione.<br>Occorre a tal proposito premettere che il concetto di “merito” ha una notevole complessità polisemica intrinseca e può assumere diverse morfologie e connotazioni, modellandosi spesso anche sulla base del contesto di riferimento.</p>



<p>La logica del “merito” appartiene geneticamente al mondo dei concorsi, delle selezioni, delle gare, ove ha un significato ben preciso. Lo scopo ultimo del concorso è infatti individuare tra tanti candidati quelli idonei a ricoprire un numero ristretto di posti. L’intera macchina concorsuale nasce ed esiste esclusivamente per il suo momento conclusivo, ossia definire la graduatoria, un elenco di persone in ordine decrescente – appunto – “di merito”. I risultati individuali hanno rilevanza esclusivamente al fine di essere “pesati” e tradotti in un punteggio. “Merito”, nel concorso, è – in definitiva – distinguere tra vincitori e perdenti.</p>



<p>Un tale concetto di merito, con tutta evidenza, non può essere armonicamente applicato in questi stessi termini alla formazione e tanto meno all’istruzione. La formazione ha infatti una funzione ben diversa dal concorso: mira a stimolare e valorizzare la crescita dell’individuo, dare nuovi strumenti di vita e di relazione, alimentare la consapevolezza e la maturazione complessiva. Nella formazione, importanza centrale è rivestita dal percorso, dalla crescita e dall’apprendimento: dunque dalla “strada”, piuttosto che dalla “meta” in sé.</p>



<p>Nella formazione, anche l’errore ha una importanza decisiva, perché consente di acquisire consapevolezza di sé e di migliorare. Mentre nel concorso l’errore si esaurisce in sé stesso, nelle attività formative l’errore deve essere trasformato in lezione (secondo l’adagio “<em>forget the mistake, remember the lesson</em>”) e comunque deve nutrire la consapevolezza di sé.</p>



<p>In generale, al termine di un percorso di formazione, più che i voti e i giudizi, rilevano le competenze e soprattutto la maturità complessiva raggiunta, che sotto molti aspetti non è misurabile matematicamente e comunque discende dall’esperienza acquisita anche attraverso gli errori. Il concetto di merito non deve quindi tradursi nell’ambito della formazione e dell’istruzione in una pretesa di eccellenza, perché non è affatto questo l’obiettivo ultimo.</p>



<p>Non si mette ovviamente in discussione l’importanza dell’impegno, del dedicarsi con coscienza e dedizione ai propri obiettivi, pur sempre secondo le proprie scelte, aspirazioni e desideri e nel rispetto di un sano equilibrio di vita. Si deve però comunque sottolineare la complessità della persona umana che va al di là di voti, giudizi, punteggi e numeri e che, nella fase della formazione e dell’istruzione, è e deve restare sempre al centro.</p>



<p>Per queste ragioni, anche il momento della valutazione assume nella formazione una funzione essenzialmente diversa da quella che ha nel concorso: esclusivamente di favorire la consapevolezza e la maturazione. Manca, in sostanza, in questo contesto qualsiasi necessità di competizione, di confronto e di concorrenza: la “corsa” è, essenzialmente, contro sé stessi o – meglio ancora – con sé stessi, per scoprirsi e migliorarsi. In questo senso, le verifiche e le prove nella fase dell’istruzione dovrebbero essere utilizzate essenzialmente come strumento per individuare lacune e punti di forza, in modo da perfezionare le strategie didattiche e modulare al meglio l’impegno individuale e le scelte future.</p>



<p>In sostanza e in conclusione, occorre tener fermo che la formazione non ha lo scopo ultimo di produrre una classifica finale, di individuare vincitori e sconfitti. Ha invece il più profondo fine di coltivare, sviluppare e valorizzare la crescita individuale di ciascuno lungo la propria personale strada di vita, di alimentarne la curiosità, le aspirazioni e soprattutto di formare persone consapevoli e mature. Al centro sta (e resta) il discente e la sua maturazione come individuo, nel rispetto di un sano equilibrio di vita. &nbsp;</p>



<p>E la maturità dell’individuo passa anche attraverso errori, ripensamenti, ricalibrature alchemiche delle proprie scelte. La vita evolve infatti in modi imprevedibili e sulle azioni incidono una molteplicità indistricabile di variabili indomabili. Le persone cambiano, cambiano le loro aspirazioni, i loro sogni e persino le loro capacità. Quindi, persino quelle che sembrano certezze possono evolvere nel tempo, per molte – e a volte imperscrutabili &#8211; ragioni. Proprio per questo, “consapevolezza” vuol dire anche saper ripensare le proprie priorità, riformulare le proprie scelte e persino cambiare la propria strada.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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