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	<title>concerti &#8211; Venti Blog</title>
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		<title>Quando la cultura si fa spettacolo e valorizzazione dell&#8217;intero territorio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Giuseppe Citrigno Fare cultura e intrattenimento al Sud non è sempre semplice, ma ci sono realtà virtuose che da anni si impegnano per regalare al pubblico appuntamenti che uniscono cultura, svago e valorizzazione del territorio. Tra questi spicca la rassegna L’Altro teatro, che da alcuni anni anima il centro storico di Cosenza e il teatro con iniziative di prim’ordine. Proprio in questi giorni si sta svolgendo lo spin-off estivo presso la Rendano Arena, che ha già visto come [&#8230;]</p>
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<h2 class="has-text-align-center"><em>L&#8217;intervista a Giuseppe Citrigno</em></h2>



<p class="has-drop-cap">Fare cultura e intrattenimento al Sud non è sempre semplice, ma ci sono realtà virtuose che da anni si impegnano per regalare al pubblico appuntamenti che uniscono cultura, svago e valorizzazione del territorio. Tra questi spicca la rassegna <em>L’Altro teatro</em>, che da alcuni anni anima il centro storico di Cosenza e il teatro con iniziative di prim’ordine. Proprio in questi giorni si sta svolgendo lo <em>spin-off </em>estivo presso la Rendano Arena, che ha già visto come protagonisti Mr. Rain e i Coma Cose e l’atteso ritorno nella veste consueta del festival <em>Invasioni</em>. Martedì 18 luglio, invece, debutterà l’opera lirica <em>en plein air</em> con “La Traviata”.</p>



<p>Per saperne di più, abbiamo incontrato uno dei promotori, Giuseppe Citrigno.</p>



<p><strong>Come sono nate le kermesse <em>L’Altro teatro</em> e <em>Rendano Arena</em>?</strong></p>



<p>«<em>L’altro teatro</em> è nata dieci anni fa, al teatro Rendano, per una felice sinergia tra noi – cioè io, Gianluigi Fabiano ed Enzo Nove, venuto purtroppo a mancare lo scorso anno – e l’amministrazione comunale di allora. Quest’ultima per motivi economici aveva delle difficoltà ad allestire la stagione di prosa e ci siamo fatti carico di questa attività dal punto di vista imprenditoriale. Questa avventura è stata subito apprezzata, non solo dall’amministrazione, che ha avuto la possibilità di far vivere il teatro Rendano che è un piccolo gioiello della nostra città, ma anche dal pubblico. In dieci anni abbiamo avuto una lunga serie di <em>sold out</em> e abbiamo portato in città nomi importanti: c’è molto impegno nella scelta e nell’investimento economico, ma la risposta è stata ottima con 600-700 abbonati, numeri mai registrati a Cosenza. D’estate abbiamo invece la <em>Rendano Arena</em>, che ha luogo proprio a Piazza XV Marzo, davanti al teatro Rendano. Nata durante le estati della pandemia, quando la bella stagione dava modo di organizzare manifestazioni all’aperto, è una kermesse che ha visto l’appoggio delle varie amministrazioni comunali, sempre disponibili, e che ci sta dando belle soddisfazioni».</p>



<p><strong>Iniziative di questo genere sono anche un supporto vero e proprio al centro storico di Cosenza.</strong></p>



<p>«Quello di far rivedere tutto il centro storico è un sogno che coltivava già vent’anni fa Giacomo Mancini. Con il passare degli anni non si è sviluppato come lui avrebbe voluto, però portare lì il pubblico e gli spettacoli è uno stimolo per la città a far rivivere il centro storico e tutto l’indotto. La nostra è una goccia nel mare, ma facciamo il nostro meglio e, come dico sempre, intanto si comincia così, riportando le persone nel centro storico. Noi lo facciamo con questa attività, la speranza è che anche altri riescano a sviluppare altre manifestazioni o incentivi».</p>



<p><strong>Ad animare l’estate ci pensa Rendano Arena: come si sviluppano iniziative di questo tipo?</strong></p>



<p>«Nelle stagioni precedenti siamo riusciti a calamitare su Cosenza nomi come Ranieri, Bertè e l’unica tappa calabrese dei Pinguini Tattici Nucleari, ma anche la grande prosa leggera con Izzo e Buccirosso. Quest’anno il direttore artistico Fabiano ha riscontrato difficoltà nel trovare nomi altisonanti perché molti artisti hanno preferito scendere in Calabria nel mese di agosto, quando però la città si svuota. Abbiamo così deciso, con il sostegno del comune, di puntare sulla manifestazione <em>Invasioni</em> che giunge alla 25° edizione e per noi è motivo di orgoglio. Viste poi le difficoltà sulla musica leggera, perché non portare la lirica all’aperto visto che la città ha una grande tradizione lirica? Il nostro è un pubblico che segue la lirica con passione da cinquant’anni e abbiamo provato a dar vita a questa operazione sia culturale che imprenditoriale, visti anche i costi della lirica. È una scommessa, certo, che al momento pare sia bene accolta, con centinaia di biglietti venduti e molte richieste. Pensiamo sia stata un’ottima scelta, che ripeteremo nelle prossime edizioni».</p>



<p><strong>Può darci qualche anticipazione per il prossimo autunno?</strong></p>



<p>«La Calabria paga la sua posizione un po’ periferica, ma stiamo lavorando per una stagione che aprirà con un grande ritorno e un musical dedicato proprio ai giovani. La nostra mission è quella di fare cultura, ma bisogna saper proporre anche spettacoli leggeri così da far avvicinare il pubblico al teatro ed educarlo ad assistere anche a spettacoli più impegnati. Serve il giusto mix tra cultura e divertimento per accontentare tutto il pubblico».</p>



<p>Risposte concrete, insomma, alla fame di cultura, spettacolo e divertimento del territorio. Da non perdere.</p>



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<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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		<title>Il successo di Sanremo e il silenzio della musica dal vivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con gli ascolti sempre più alti, i numeri di ascoltatori sulle piattaforme di streaming in crescita e i passaggi in radio, Sanremo torna a quella brillantezza che sembrava essere perduta. Anche gli addetti ai lavori confermano l’esplosione della nuova epoca dorata di Sanremo, frutto di un progetto portato avanti negli ultimi dieci anni e dovuto alla necessità di rinnovare un format appiattito. Quando a fine anni Novanta iniziò la crisi delle vendite dei prodotti musicali fisici, artisti e case discografiche [&#8230;]</p>
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<p>Con gli ascolti sempre più alti, i numeri di ascoltatori sulle piattaforme di streaming in crescita e i passaggi in radio, Sanremo torna a quella brillantezza che sembrava essere perduta. Anche gli addetti ai lavori confermano l’esplosione della nuova epoca dorata di Sanremo, frutto di un progetto portato avanti negli ultimi dieci anni e dovuto alla necessità di rinnovare un format appiattito. Quando a fine anni Novanta iniziò la crisi delle vendite dei prodotti musicali fisici, artisti e case discografiche cominciarono a mostrare un interesse minore per il Festival e la qualità delle canzoni in gara si abbassò notevolmente. La RAI, che solo dal 1994 gestiva direttamente il Festival attraverso una convenzione con il Comune di Sanremo, decise allora di trasformare la gara in un varietà in cui la musica era solo uno degli elementi al suo interno, alla ricerca di un impatto televisivo immediato e a discapito delle canzoni, che spesso non approdavano nemmeno in radio. Tra il 2004 e il 2010 abbiamo assistito a edizioni vinte per lo più da concorrenti provenienti da talent show oppure artisti semi sconosciuti che semplicemente presentavano il brano giusto. La prima inversione di rotta si registra nel 2013 con la conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto e la ferma intenzione del direttore artistico di portare sul palco un cast che rispettasse il «il senso della musica di oggi». Se è vero che gli ascolti non andarono benissimo, bisogna riconoscere a Fazio il merito di aver riportato all’Ariston la musica che funzionava nelle classifiche, nei locali e nei palazzetti. Grazie ai conduttori e direttori artistici successivi, Carlo Conti e Claudio Baglioni, presero corpo il criterio della radiofonicità e la qualità delle canzoni aumentò ulteriormente quando quest’ultimo portò il limite massimo della durata delle canzoni a 4 minuti. Dal 2019, con la vittoria di Mahmood, si è attivato un circolo vizioso che ha riavvicinato i giovani al Festival, nuovamente in grado di soddisfare anche i loro gusti e la spinta incredibile dello streaming ha rivoluzionato l’approccio alla kermesse: Sanremo è diventata la vetrina perfetta, l’occasione per cui prepararsi per mesi e cui presentarsi nella miglior condizione possibile. I tre anni di conduzione e direzione artistica di Amadeus hanno definitivamente riportato il Festival ai fasti del passato, consacrati dalla vittoria dei Maneskin – a Sanremo prima e all’Eurovision Song Contest poi – a dagli ascolti incredibili dell’ultima edizione. Al tempo stesso, il Festival si dimostra, come sottolineato da Luca Barra, un vero e proprio «antidoto alla frammentazione», un momento in cui ritrovarsi tutti insieme, davanti al televisore, per condividere un rito collettivo.</p>



<p>Quel che non dobbiamo dimenticare, mentre cala il sipario e si spengono le luci, è la grande crisi che attraversano il settore della musica e i suoi addetti ai lavori, ancora senza diritti e adeguate leggi a tutelarli. A distanza di due anni dall’inizio dell’emergenza sanitaria, nonostante le riaperture e l’inserimento della Cultura tra gli asset principali della ripartenza, le istanze del settore a tutela degli spazi culturali in Italia – come la proposta di legge n.3205 depositata lo scorso 13 luglio alla Camera – sono rimaste sui tavoli, ricoperte da uno strato di polvere che si ispessisce, giorno dopo giorno. Se è vero che i luoghi dello spettacolo non sono stati chiusi, le regole vigenti impediscono il ritorno alla normalità. È tempo, invece, di tornare a occuparci di cultura, che è lavoro, libertà e salute. Per tutti.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p class="has-text-align-center"><em>Già pubblicato su L&#8217;Altravoce dei Ventenni-Quotidiano del Sud 14/02/2022</em></p>
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		<title>La falsa ripartenza della musica dal vivo, tra aspettative e scontro con la realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 08:57:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando solo poche settimane fa era stato annunciato il tanto atteso ritorno alle capienze al 100% nei luoghi della cultura, noi appassionati di musica dal vivo avevamo esultato. Dopo un’estate di lenta ripartenza, che sapeva di speranza ed era stata caratterizzata da mascherine, posti contingentati e concerti da seduti, ci era sembrato di poter toccare di nuovo con mano la normalità per come la conoscevamo. Già pregustavamo quei concerti ripetutamente rinviati, la riscoperta dei club che hanno fatto la storia [&#8230;]</p>
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<p>Quando solo poche settimane fa era stato annunciato il tanto atteso ritorno alle capienze al 100% nei luoghi della cultura, noi appassionati di musica dal vivo avevamo esultato. Dopo un’estate di lenta ripartenza, che sapeva di speranza ed era stata caratterizzata da mascherine, posti contingentati e concerti da seduti, ci era sembrato di poter toccare di nuovo con mano la normalità per come la conoscevamo. Già pregustavamo quei concerti ripetutamente rinviati, la riscoperta dei club che hanno fatto la storia della musica dal vivo, la possibilità di ballare e cantare abbracciando i nostri vicini, ma così non sarà. Bisogna innanzitutto fare una precisazione: per i teatri, i cinema e le sale da concerto la capienza è tornata sì al 100%, ma di quella consentita (quindi inferiore a quella reale), sia all’aperto che al chiuso; per quanto riguarda discoteche, sale da ballo e locali assimilati, la capienza non può essere superiore dal 75% di quella massima autorizzata, sia all’aperto che al chiuso. I paletti imposti dal legislatore mal si conciliano con i sold out da migliaia di spettatori in venue come l’Unipol Arena di Bologna o il Mediolanum Forum di Assago e i costi organizzativi di grandi eventi – dall’affitto fino alle utenze e al lavoro delle maestranze già messe in ginocchio dallo stop prolungato – sono spesso difficili da coprire con gli ingressi contingentati. È così che ci troviamo di nuovo di fronte a un autunno fatto di cancellazioni e rinvii, a partire dall’esperimento di Cosmo previsto all’Arena Parco Nord di Bologna, passando per il tour nei palazzetti di Brunori Sas fino a quelli di Aiello e Mahmood nei club. La musica dal vivo ha bisogno sì di regole, poiché la situazione pandemica impone di mantenere alta l’attenzione, ma anche di spazi di espressione. L’auspicio è che questo rinvio sia davvero l’ultimo e che concerti come i sold out degli Eugenio in Via di Gioia a Torino, in piedi e senza distanziamento, siano la dimostrazione che la ripartenza in sicurezza sarebbe finalmente possibile.</p>



<p><em>Già pubblicato su Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 01/11/2021</em></p>
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		<title>L&#8217;alternativa digitale &#8211; Ripensare gli eventi nell&#8217;era post covid</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2020 09:51:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni sui social media si sono moltiplicati i commenti su un possibile slittamento del festival di Sanremo per attendere la fine dell’emergenza COVID-19, anche al fine di consentire la consueta partecipazione del pubblico in sala. La questione si inserisce nella cornice di un dibattito notevolmente più ampio, relativo al sofferto “ritorno alla normalità” dalla pandemia, che riguarda moltissimi eventi pubblici e occasioni di incontro in programma per i prossimi mesi. Le singole questioni possono essere messe a sistema [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Negli ultimi giorni sui social media si sono moltiplicati i commenti su un possibile slittamento del festival di Sanremo per attendere la fine dell’emergenza COVID-19, anche al fine di consentire la consueta partecipazione del pubblico in sala. La questione si inserisce nella cornice di un dibattito notevolmente più ampio, relativo al sofferto “ritorno alla normalità” dalla pandemia, che riguarda moltissimi eventi pubblici e occasioni di incontro in programma per i prossimi mesi.</p>



<p>Le singole questioni possono essere messe a sistema accendendo un riflettore sul vero problema: l’impiego della tecnologia in questo momento di pandemia globale.&nbsp;</p>



<p>Il dibattito vede infatti schermagliare su un fronte i sostenitori delle nuove tecnologie, delle videoconferenze, degli eventi “da remoto”, sull’altro i nostalgici degli incontri in presenza, della partecipazione fisica.</p>



<p>La questione, che in alcune articolazioni di dettaglio può assumere indubbiamente morfologie interessanti e prestarsi a coinvolgenti confronti prospettici, deve però essere veicolata attraverso un’importante consapevolezza preliminare: l’intero pianeta sta vivendo una fase della storia dell’umanità del tutto unica nel suo genere.</p>



<p>Le sedute di laurea, i corsi universitari, le lezioni a scuola, i concerti, i convegni, i matrimoni, i compleanni. La vita dell’individuo sociale è caratterizzata, da sempre, da una concatenazione di eventi condivisi. Siamo tutti d’accordo che la partecipazione alla socialità “in presenza” rappresenta un tassello fondamentale della natura umana.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo però fare i conti con la grave emergenza sanitaria che, volenti o nolenti, traccia dei limiti alla nostra quotidianità. Il diffondersi dell’epidemia da COVID-19 ha imposto, necessariamente, una riduzione delle occasioni di socialità e, più in generale, di ogni evento che comporti assembramento. Ci sono settori in cui la presenza fisica delle persone sui luoghi di lavoro o sul posto è assolutamente irrinunciabile perché il sistema funzioni: le filiere produttive, l’impresa, la manifattura, i servizi alla persona. Per questi settori la normativa emergenziale è intervenuta fin da principio, garantendo in alcuni casi la costante prosecuzioni delle attività o comunque un’immediata ripresa dopo un periodo di stop corrispondente al momento più acuto della pandemia.&nbsp;</p>



<p>Ci sono però un considerevole numero di eventi e occasioni, sia private che professionali, in cui l’apporto delle nuove tecnologie può contribuire a garantire il funzionamento del sistema limitando le occasioni di contagio.</p>



<p>Se è vero che le pandemie influenzali hanno interessato ciclicamente il genere umano attraverso i secoli fino ad oggi, è infatti la prima volta che un tale fenomeno interessa l’umanità dall’inizio dell’era dell’informazione. In questa prima occasione, si pone quindi l’ “alternativa digitale” alla prosecuzione delle attività in presenza che, per irrimediabili esigenze, sono in parte rinviate e in parte sospese.</p>



<p>Ora che la pausa estiva giunge al termine e che si approssima nuovamente la stagione fredda, si profila lo spettro di una seconda ondata di contagi. Proprio in questa fase, quindi, potrebbe essere utile il ricorso a formule tecnologiche che, se adottate con il giusto bilanciamento, potrebbero rivelarsi utilissime in un momento così delicato.</p>



<p>Per i convegni, ad esempio, la modalità in videoconferenza si sta sviluppando in modo significativo e sta restituendo risultati incoraggianti. Anche in ambito accademico, le università sembrano proiettate verso un periodo di digitalizzazione dei corsi, almeno in questa prima fase. Si tratta di soluzioni che, bisogna ripeterlo, non sono permanenti ma assecondano le necessità contingenti di un momento di grave crisi.&nbsp;</p>



<p>Su altri aspetti si potrebbe ancora lavorare. Ad esempio, nel settore della giustizia hanno fatto fatica a decollare le udienze da remoto, in cui una parte degli operatori della giustizia riponeva una certa fiducia. Si tratta di uno strumento particolarissimo, che indubbiamente richiede significativa cautela, ma che poteva trovare applicazione con riguardo a un certo tipo di contenzioso. Parimenti, sarebbe stato legittimo aspettarsi – in alcune articolazioni della pubblica amministrazione – che molti servizi “da sportello” fossero sostanzialmente sostituiti da forme di contact center multimediali, che in realtà hanno avuto poco seguito.</p>



<p>Pur restando consapevoli che i mezzi tecnologici non potranno (e non dovrebbero) mai sostituire l’interazione umana, è abbastanza evidente che, se razionalizzati con il giusto equilibrio, possono rappresentare un indubbio strumento di semplificazione per la vita quotidiana e di ausilio nella gestione dell’attuale emergenza epidemiologica.&nbsp;</p>



<p>Tornando quindi al quesito iniziale, su un possibile slittamento di un evento per garantire la partecipazione del pubblico in sala, credo possa ben dirsi che il vero valore aggiunto di un evento è il suo pubblico in generale e in qualunque modo sia collegato o interagisca, a prescindere dalla presenza fisica.&nbsp;</p>



<p>Anzi, in questa fase, garantire la possibilità a tutti di partecipare attraverso modalità telematiche e, quindi, predisporre canali di accesso tecnologici alle realtà che siamo abituati a concepire “in presenza”, dimostra non solo una grande consapevolezza delle coordinate storiche in cui viviamo, ma anche una profonda sensibilità.</p>



<p>È infatti indubbio che l’epidemia ha cambiato le vite di tutti, nel breve periodo e – forse – anche nel medio, imponendo di ripensare in parte la socialità e la vita quotidiana, in nome di (contingenti) esigenze di salute pubblica. Pur condividendo le preoccupazioni per l’abuso della tecnologia e anche una certa nostalgica apprensione verso il “nuovo”, è forse questa un’occasione di sana educazione digitale, che può dimostrarci il valore dell’alternativa “telematica” quando sia adeguatamente bilanciata.  </p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud – l’Altravoce dei Ventenni il 14 settembre 2020</em></p>
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