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	<title>breaking bad &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Alberto Angrisano, in compagnia dei maestri dalla recitazione al doppiaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonello Santopaolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 12:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alberto Angrisano nasce a Napoli il 28 aprile del 1968. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane diplomandosi alla Bottega teatrale del Mezzogiorno. Esordisce a Teatro con Gabriele Lavia nel Riccardo III. Dopo anni di lavoro e di formazione teatrale intraprende stabilmente la carriera come doppiatore. Alberto Angrisano ha doppiato numerose pellicole cinematografiche. Lo ricordiamo nei panni di Idris Elba in Pacific Rim, Thor: The Dark World, Ossessione omicida, La torre nera, Michael Kenneth Williams in Anarchia &#8211; [&#8230;]</p>
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<p>Alberto Angrisano nasce a Napoli il 28 aprile del 1968. Si avvicina al mondo della recitazione fin da giovane diplomandosi alla Bottega teatrale del Mezzogiorno. Esordisce a Teatro con Gabriele Lavia nel Riccardo III. Dopo anni di lavoro e di formazione teatrale intraprende stabilmente la carriera come doppiatore.</p>



<p>Alberto Angrisano ha doppiato numerose pellicole cinematografiche. Lo ricordiamo nei panni di Idris Elba in Pacific Rim, Thor: The Dark World, Ossessione omicida, La torre nera, Michael Kenneth Williams in Anarchia &#8211; La notte del giudizio, Assassin&#8217;s Creed e Mahershala Ali in Green Book.</p>



<p>Nelle serie televisive ha prestato la voce a Dean Norris in Breaking Bad e Better Call Saul interpretando il ruolo di Hank Schrader. Nelle serie animate ha doppiato Jake il cane in Adventure Time.</p>



<p>Per quanto riguarda il mono videoludico oltre al già citato Solomon Reed in Cyberpunk 2077, ha doppiato Elias in Diablo IV, Cidolfus Telamon in Final Fantasy XVI, Ramattra in Overwatch 2, Gerard Bieri in Horizon Forbidden West e il Detective Norman in Mafia: Definitive Edition.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="aligncenter size-large"><img width="960" height="960" src="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti.jpg" alt="" class="wp-image-34667" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti.jpg 960w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-300x300.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-150x150.jpg 150w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-125x125.jpg 125w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2023/12/Alberto-angrisano-foto-venti-750x750.jpg 750w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption>Alberto Angrisano</figcaption></figure></div>



<h2>Come ti sei avvicinato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>Il Mondo il doppiaggio è stata una cosa abbastanza casuale e in parte suggerita. Ho lavorato per tanti anni in teatro con un grandissimo maestro, ovvero Gabriele Lavia. Ho avuto la fortuna di lavorare anche con Montesano e Mariano Regillo. Insomma, tutti attori della mia epoca. Dopo dodici anni di teatro con lavori come Shakespeare e i classici avevo fatto un accordo con me. Se entro i 33 anni non riesco a fare un coprotagonista a teatro, devo darmi da fare perché non posso fare lo scritturato a vita.</p>



<p>Il caso ha voluto che Gabriele Lavia mi suggerì di produrmi uno spettacolo se volevo fare il coprotagonista. capisci bene che a trent&#8217;anni al massimo puoi produrre una frittata di maccheroni (ironizza NdR). Fatto sta che Gabriele Lavia mi consiglia di provare con il doppiaggio. Mi disse: “hai una bella voce, sei un bravo attore, provaci”. Io non conoscevo nessuno dell’ambiente mentre lui mi presentò Rodolfo bianchi. Da lì è cominciato praticamente tutto. Il provino con Rodolfo fu catastrofico, venendo dal teatro ero abituato a un utilizzo della voce diversa rispetto al doppiaggio.</p>



<p>Ricordo che al provino dovevo dire “buongiorno”. Abituato a utilizzare la voce in maniera fragorosa, mi fece subito notare che dovevo cominciare da zero. Da quel momento ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri. Ho lavorato con Renato Izzo, Ferruccio Amendola e tanti altri. Quando si poteva assistere in sala di doppiaggio imparavi molto.</p>



<h2>Nel corso della sua lunga carriera contornata da molteplici lavori, qual è il ricordo più intenso legato al mondo del doppiaggio?</h2>



<p>I ricordi sono due. Quando ancora non ero considerato come una persona capace mi fu affidato il ruolo di Hank in Breaking Bad. Quella è stata una serie che, secondo me, mi ha dato visibilità. Grazie a quella serie, non grazie alle mie capacità, perché quella serie ha vinto ogni possibile premio. All’epoca si lavorava sempre insieme e io ho un ricordo bellissimo mentre lavoravo con Stefano De Santo. Una bellissima lavorazione.</p>



<p>Un&#8217;altra cosa a cui sono legatissimo è Jack il cane di Adventure Time. Questo personaggio mi ha dato un riscontro con i ragazzi che hanno 16-17 anni che ancora oggi mi scrivono ringraziandomi per aver fatto parte della loro infanzia e della loro adolescenza. Un film a cui sono legato è Green Book. Mahershala Ali in questa pellicola ha anche vinto l’oscar. Per me è stato un grande piacere doppiarlo, un vero capolavoro.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>



<p>L&#8217;intervista completa continua su <a href="https://videogiochitalia.it/">videogiochitalia.it</a></p>
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		<title>Sabrina, Ted e Walter, i buoni maestri del piccolo schermo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Veronica Falco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2022 09:24:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo intrattenimento: come le serie tv ci insegnano a stare al mondo Stiamo vivendo un momento molto felice sul fronte delle serie televisive: ne esistono di tutti i generi e oramai molte barriere, tra cui quelle riguardanti la sfera sessuale, il true crime, le patologie psichiatriche, sono state finalmente abbattute. Abbiamo libero accesso a qualsiasi cosa ci venga in mente e non dobbiamo mettere insieme i pezzi: qualcuno ce la racconterà. E, come dice uno dei personaggi di Game [&#8230;]</p>
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<h3>Non solo intrattenimento: come le serie tv ci insegnano a stare al mondo</h3>



<p>Stiamo vivendo un momento molto felice sul fronte delle serie televisive: ne esistono di tutti i generi e oramai molte barriere, tra cui quelle riguardanti la sfera sessuale, il <em>true crime</em>, le patologie psichiatriche, sono state finalmente abbattute. Abbiamo libero accesso a qualsiasi cosa ci venga in mente e non dobbiamo mettere insieme i pezzi: qualcuno ce la racconterà. E, come dice uno dei personaggi di <em>Game of thrones</em>, Tyrion Lannister: «Cosa unisce le persone? Armate? Oro? Vessilli? No, storie. Non c’è niente di più potente di una buona storia». Chi più, chi meno, siamo ascoltatori nati, ci facciamo incantare dai narratori ed è per questo che, a differenza dei film, le serie televisive hanno un impatto differente su di noi, entrando di forza nel nostro <em>ménage</em> quotidiano. Le serie non ci fanno soltanto della banale compagnia, ma si addentrano nel nostro <em>modus vivendi</em> fino a modificarlo. La psicologa clinica e dottoressa dell’Unesp, Deborah Perez, infatti, afferma che le produzioni audiovisive ci aiutano a modellare la nostra personalità: «L’uomo è quello che è nel suo stare al mondo: agire, produrre, consumare, avere rapporti […]. In tal modo, esiste influenza diretta del prodotto mediatico sulla nostra soggettività». Ma come si manifesta nella pratica tutto questo? Tramite l’educazione. Educare, dal latino <em>ex ducere </em>(«tirare fuori»), è il processo che fa emergere le nostre peculiarità positive e negative, le nostre motivazioni, i nostri desideri: prima si rivelano e poi vengono indirizzati. Molti studi hanno attestato che le arti visive hanno un impatto maggiore sul nostro lato cognitivo, ragion per cui si può imparare molto più rapidamente da una serie televisiva che ci coinvolge e quasi crea dipendenza, che da una lezione teorica in classe.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda l’aggregazione e la capacità di scandagliare i sentimenti, pensiamo a <em>How i met your mother</em>, famosissima <em>sit-com</em> statunitense di Craig Thomas e Carter Bays. Nell’anno 2030, il protagonista, Ted Mosby, inizia a raccontare ai suoi due figli la storia dell&#8217;incontro con la loro madre e questa narrazione si protrarrà per ben 9 stagioni. Il fulcro di questa serie è in realtà l’amicizia: d&#8217;altra parte, tutto ruota intorno ai cinque personaggi principali, Barney, Ted, Marshall, Lily e Robin. Tra elementi surreali e situazioni che chiunque di noi ha vissuto, le dinamiche umane e sociali si invertono continuamente, mutano, ci sorprendono. <em>HIMYM</em> è cresciuta assieme a noi, dandoci due grandi lezioni: da una parte, l&#8217;amicizia ci insegna la lealtà e anche la sofferenza; dall&#8217;altra, impariamo che ogni cosa si evolve e cambia inevitabilmente. Tuttavia, anche se può sembrare triste diventare grandi e allontanarsi, siamo in realtà figli di ciò che abbiamo dato e ricevuto. Di conseguenza, l’amicizia ci rende chi siamo oggi. Può sembrare assurdo che una semplice <em>sit-com</em> impartisca questa educazione sentimentale, eppure è proprio così.&nbsp;</p>



<p>È anche bello notare quanto siano diversi gli adolescenti e gli adulti degli anni Novanta rispetto a quelli di oggi. Le serie televisive hanno sottolineato con forza anche questo aspetto, ma come? In parte, anche con i <em>reboot</em>: si pensi alla <em>sit-com</em> del 1996 <em>Sabrina, vita da strega</em>, la cui protagonista è una semplice ragazza americana che, in occasione del suo sedicesimo compleanno, viene informata dalle zie Hilda e Zelda di essere per metà strega e, pertanto, da qui in poi dovrà imparare a controllare i suoi poteri. La serie è davvero un prodotto della sua epoca: dalle risate fuori campo al gatto parlante Salem, che è un pupazzo dozzinale (e, proprio per questo, divenne subito iconico), tutto si svolge in un clima simpatico e ingenuo, perfetto per il primo pomeriggio televisivo. Nel 2018 è uscita su Netflix la nuova serie <em>Le terrificanti avventure di Sabrina. </em>La storia è sempre la stessa ma raccontata e recitata in chiave horror e paranormale: ci sono scene di morte e sesso esplicite, anche i set sono caratterizzati da un&#8217;ambientazione gotica, si parla esplicitamente di Satana, i dialoghi non sono per niente candidi. Tutto, in questa serie, grida che siamo negli anni 2000 ed è giusto che sia così nuda perché l’educazione ha molte porte e passa attraverso il progresso: rifare una serie attenendosi totalmente a quella originale, senza considerare il contesto attuale, sarebbe stato un fallimento.&nbsp;</p>



<p>Le serie, dunque, ci dicono che siamo cambiati, così come il nostro modo di apprendere nozioni e ascoltare racconti. Eppure, c’è anche un altro punto di vista da considerare: l’immersione. Quello che ci riguarda, in quanto esseri umani, non è soltanto legato a ciò che ci accade nella realtà, ma anche all&#8217;empatia. E ciò avviene in circostanze paradossali che, con tutta probabilità, non vivremo mai: pensiamo a un capolavoro assoluto come <em>Breaking Bad</em>, la serie statunitense di Vince Gilligan il cui tratto distintivo è la rivoluzione improvvisa vissuta dal protagonista, Walter White, un remissivo professore di chimica. Nel momento in cui scopre di avere un cancro ai polmoni, gli scenari possibili sono tre: la disperazione, la depressione o la fede. E invece, White comincia a cucinare metanfetamina con Jesse Pinkman, un suo ex studente. È proprio in questi casi che emerge l’elasticità dell’educazione: è ovvio che non ci serva a conoscere la droga. Più semplicemente, impariamo ad entrare in empatia con qualcosa di totalmente distante da noi. Di questa serie è stato girato anche il <em>prequel</em>, del quale sono in uscita gli ultimi episodi della stagione finale: <em>Better call Saul</em>. Si tratta dello <em>spin-off</em> di uno dei personaggi più stravaganti e geniali di <em>BB</em> che non solo è stato diretto magistralmente, ma è la conferma che abbiamo la fortuna di immergerci in storie incredibili, rendendole nostre: non c’è bisogno che si parli di fatti strettamente legati a noi per farci sussultare e seguire una vicenda che dura da ben 14 anni.&nbsp;</p>



<p>In conclusione, possiamo dire che le serie televisive hanno il potere di accostarci alla vita o comunque alle emozioni, a patto di essere abbastanza aperti mentalmente da far nostro tutto questo.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo pubblicato</em> <em>su Il Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei ventenni </em></p>
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