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	<title>boomer &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Potere d&#8217;acquisto e ricchezza: boomer vs millenial</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maria Teresa Pedace]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 10:22:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto AIPB Censis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono trascorsi più di dieci anni dall’inizio di una crisi economica che ha lasciato dietro di sé effetti negativi ancora tangibili: stagioni economiche a crescita zero, significativa riduzione degli investimenti, Pil negativo. Oltre al tessuto produttivo, sono state toccate anche le tasche degli italiani: secondo i dati del rapporto AIPB-Censis, la ricchezza finanziaria delle famiglie nel 2018 ammonta a 4.218 miliardi di euro. In termini reali, si tratta di una variazione pari al -4,8% rispetto al 2008. A questo bisogna [&#8230;]</p>
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<p>Sono trascorsi più di dieci anni dall’inizio di una crisi economica che ha lasciato dietro di sé effetti negativi ancora tangibili: stagioni economiche a crescita zero, significativa riduzione degli investimenti, Pil negativo. Oltre al tessuto produttivo, sono state toccate anche le tasche degli italiani: secondo i dati del rapporto AIPB-Censis, la ricchezza finanziaria delle famiglie nel 2018 ammonta a 4.218 miliardi di euro. In termini reali, si tratta di una variazione pari al -4,8% rispetto al 2008.  <br>A questo bisogna affiancare la variazione della gestione dei risparmi: gli italiani preferiscono non spendere e manifestano una propensione minore sul piano degli investimenti. Ma come si sono evoluti la ricchezza delle famiglie e i relativi portafogli finanziari?</p>



<p>Partiamo dai dati diffusi da Banca d’Italia circa la ricchezza finanziaria mediana delle famiglie italiane: nel 2016 era di 5.933 euro, mentre nel 2006 ammontava a 6.888. Il differenziale negativo è perciò del 13,9%. Questa flessione, già di per sé marcata, aumenta al variare delle tipologie familiari. Nel 2016 i nuclei familiari il cui capofamiglia è un uomo hanno un valore mediano annuo di attività finanziari pari a 6.689 euro, mentre lo stesso valore scende a 5.000 euro nelle famiglie in cui il capofamiglia è una donna (-25,3%). <br>Possiamo parlare di gap di genere che affonda le radici nelle disuguaglianze di tipo occupazionale, retributivo e di istruzione. Rispetto al 2006 i segnali tuttavia sono incoraggianti: in quell’anno il differenziale di valore mediano di ricchezza finanziaria era pari a 2.365 e, nelle famiglie in cui il capofamiglia è una donna, era inferiore del 31,2%. <br>Interessanti indicazioni vengono fornite relativamente all’età dei capifamiglia. Nel 2016 le famiglie il cui capofamiglia ha un’età superiore a 45 anni hanno un valore mediano di ricchezza finanziaria superiore a quello totale. Mentre le famiglie giovani si collocano al di sotto del valore mediano, a godere di un trend estremamente positivo sono le famiglie over 64. Al crescere dell’età aumenta la ricchezza finanziaria e si allarga – <em>ahimè</em> – la forbice tra chi dispone di maggiore capacità finanziaria: il differenziale tra i valori mediani di famiglie giovani contrapposte a famiglie in cui il capofamiglia ha tra i 55 e i 64 anni è pari a 5.033 euro. <br>La crisi continua a penalizzare le famiglie più giovani a causa della precarietà e delle incertezze professionali e a favorire le famiglie degli over 64 che anno avuto più tempo – e maggiori possibilità – per accumulare quote di ricchezza. <br>Si nota anche un importante gap territoriale: si allarga la forbice tra Nord e Centro da un lato e Sud e Isole dall’altro, ma cala sensibilmente la ricchezza finanziaria nel Nord. <br>Il titolo di studio rappresenta un’ulteriore e marcata fonte di differenziazione tra le famiglie: i nuclei familiari il cui capofamiglia ha una laurea hanno un valore mediano di ricchezza finanziaria di 15.600 euro e si collocano al di sopra del valore mediano relativo al totale delle famiglie italiane.<br>A questi dati bisogna sommare quelli del rapporto Censis-Tendercapital sulla cosiddetta Silver Economy e i numeri demografici divengono ancor più implacabili. In Italia si hanno:</p>



<ul><li>+1,8milioni
di persone con almeno 65 anni </li><li>+1
milione di persone over 80</li><li>-1,5
milioni di giovani under 34.</li></ul>



<p>Il nostro Paese è contraddistinto quindi da una dittatura demografica (<em>silver demography</em>) che impone di ripensare i fabbisogni attuali e futuri. <br>Si vive di più perché si vive meglio: le condizioni igienico-alimentari e la tutela della salute hanno reso la vecchiaia più affrontabile e allungato la speranza di vita, ma hanno anche generato profonde differenze tra le varie fasce di età. <br>Premettiamo un’importante distinzione tra:</p>



<p>-baby boomer, nati tra il 1946 e il 1965;<br>-karen generation, nati tra il 1965 e il 1981;<br>-millenial, nati tra il 1981 e il 1996;<br>-generazione Z, nati tra il 1997 e il 2012.</p>



<p>Negli ultimi 25 anni la ricchezza dei baby boomer è aumentata del 77%, mentre quella dei millenial segna un desolante -34,5%. Il reddito familiare dei boomer ha segnato un +19,6% reale, mentre quello dei millenial registra un -34,3%.&nbsp; È proprietario dell’abitazione in cui vive il 76,1% dei boomer e solo il 44,5% dei giovani, mentre il 62,7% dei primi dichiara di avere le spalle coperte da una situazione economica solida, contro il 36,2% della popolazione totale.<br>Nell’ultimo biennio la spesa per consumi degli italiani segna un +3,9%, ma questo dato è uno specchietto per le allodole: i boomer registrano +3,6%, mentre i millenial -3%.<br>Senza dimenticare i dati sulla disoccupazione giovanile: seppur in diminuzione, a novembre si attesta al 27,8% e supera il 50% al Sud. <br>Gli under 35 sono più poveri ovunque, ma gli italiani riscontrano un regresso maggiore rispetto ad altri Paesi: i coetanei norvegesi percepiscono un reddito maggiore del 13% rispetto a chi li ha preceduti. Per Alessandro Rosina, docente di Demografia presso l’Università Cattolica di Milano&nbsp;«i giovani adulti sono un punto nevralgico: se entri nei 30 anni in maniera così fragile rischi di avere squilibri che ti porti avanti tutta la vita. Intaccando l&#8217;economia». Lo dimostra la quota di Neet che nella fascia 25-34 ha raggiunto il 31,4%. Giovani così indeboliti beneficiano di una sola rete di welfare: la famiglia. Ma cosa accadrà quando anche questa verrà meno?</p>



<p>La narrazione generale che vede i giovani choosy, bamboccioni e svogliati si sgretola davanti a questi numeri allarmanti e al rischio di povertà al 10% per gli under 35. È un problema sociale, economico, culturale difficile da affrontare e sradicare, ma è ora che i boomer e le figure politiche ormai obsolete, adagiate sugli scranni del potere e su comodi contratti a tempo indeterminato, si sveglino dall’assuefazione e ascoltino le richieste di questa generazione prima che sia troppo tardi. Ai noi millenial spetta il compito di scendere in piazza, fare squadra, confrontarci e lottare insieme per i nostri sacrosanti diritti.</p>



<p>Già pubblicato su Quotidiano del Sud &#8211; L&#8217;Altravoce dei Ventenni 9/12/2019</p>
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