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	<title>blog &#8211; Venti Blog</title>
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	<description>La voce dei Ventenni</description>
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		<title>Intervista a Marika Barbieri : La Voce dei Cartoni Animati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annarosa Vico]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
		<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICA]]></category>
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<p class="has-text-align-left">L’intervista a Marika Barbieri avviene nella mattina di una Domenica in cui la connessione non vuole funzionare, il segnale internet salta più e più volte, l’immagine si blocca alcuni (interminabili) istanti ed il segnale della voce (la voce!) va e viene. Permettetemi di spendere due parole in più sulla voce di questa ragazza, sì, perché una volta ristabilita la connessione, la voce di Marika, così chiara e cristallina, non si ferma più e mi racconta di musica, sogni ed una passione indimenticabile per i cartoni animati. Avete presente quando si rompe l’incantesimo ed Ariel può finalmente gridare ad Eric che in realtà è lei la ragazza che lo ha salvato dall’annegamento? Ecco, la voce di Marika arriva alle orecchie più o meno così, come una rivelazione, ti apre gli occhi e ti porta in un mondo che prima non riuscivi a vedere (o sentire). Questo è un pezzo della sua storia:</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Ciao Marika, grazie per avermi dedicato il tempo dell’intervista, vorresti raccontarmi un po’ di te e di quello che fai?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Mi chiamo Marika Barbieri, ho 27 anni e sono una cantante, fin da piccola ho sempre cantato ed ho una forte passione per le canzoni Disney, in particolare ricordo che, da bambina, mia madre mi faceva sempre ascoltare la “Sirenetta” . Crescendo però, ho attraversato un periodo in cui ho quasi “rinnegato” la mia infanzia, mi sono allontanata dal mondo Disney per concentrarmi sui concorsi di canto e su altri generi musicali, fino a quando, qualcosa dentro di me è cambiato.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Puoi dirmi esattamente cosa è successo?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">E’ stato due anni fa, stavo vivendo un periodo difficile nella mia vita, ero in crisi, mi sentivo apatica e non sapevo cosa fare, poi un giorno, mentre guidavo, ho ascoltato per caso su Spotify la canzone “<em>Sarò Re</em>” del Re Leone (che poi è la prima cover Disney che io abbia mai pubblicato) ed ho sentito l’irresistibile desiderio di cantare a squarciagola. Da allora, la passione per la musica dei cartoni della Disney si è riaccesa e non mi sono mai più fermata. E’ stato un vero momento catartico.</p>



<p class="has-text-align-left"></p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Marika, hai una forte presenza social, oltre duemila iscritti sul tuo canale YouTube, oltre sedicimila iscritti sul tuo canale di Instagram e oltre 101 mila sul canale di TikTok, che rapporto hai con queste piattaforme?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Le tre piattaforme funzionano in modo molto diverso tra loro. YouTube permette di esprimersi ad un livello professionalmente più avanzato (Marika e’ non solo performer ma anche regista di tutti i suoi video, alcuni dei quali realizzati in grafica 3D <em>ndr</em>) ma non attira gli utenti più giovani che preferiscono TikTok dove il contenuto viene “consumato” velocemente. Il problema di TikTok e’ che, a causa del suo algoritmo, rende più difficile instaurare un rapporto duraturo con l’audience, un video può registrare un milione di visualizzazioni in un giorno e solo duecento il giorno dopo. Direi che la mia piattaforma preferita è Instagram perché permette di essere professionale, ha un approccio più immediato rispetto a YouTube ed allo stesso tempo consente di instaurare relazioni durature con i fans; è uno dei canali con il maggior seguito, sono molto apprezzati i reels.</p>



<blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/CNKcn2TIjyr/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="13" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/CNKcn2TIjyr/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank" rel="noopener"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/CNKcn2TIjyr/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐤𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐛𝐢𝐞𝐫𝐢 (@marika_barbieri)</a></p></div></blockquote> <script async src="//www.instagram.com/embed.js"></script>



<p class="has-text-align-left"><strong>Che tipo di pubblico ti segue?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Il mio pubblico e’ molto vario ed e’ composto da appassionati Disney di tutte le età, dai ragazzi alle signore di quarant’anni che ricordano la loro infanzia grazie alle canzoni o che, con l’aiuto delle mie cover, le cantano ai propri figli.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Cosa diresti ad un giovane che vorrebbe approcciarsi al mondo della musica e  magari diventare una cantante come te?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Ci vuole tanto studio, il talento musicale non si improvvisa (Marika è laureata in “Teaching of Singing” presso l’università di Londra <em>ndr</em>). Per raggiungere un livello professionale, è necessario formarsi ed esercitarsi quotidianamente. Le nostre corde vocali, così come gli altri muscoli del corpo, vanno allenate con costanza ed esercizi specifici. Parteciperesti alla maratona di New York senza allenarti? Certamente no. Lo stesso discorso vale per la musica,  non ci si può aspettare di cantare senza una preparazione alle spalle. Credo che il messaggio che tanti talent fanno passare oggigiorno sia quello di raggiungere il successo con facilità e questo crea delle aspettative irrealistiche nei giovani che vogliono approcciarsi al mondo della musica. Altro elemento fondamentale è la passione, la passione per il canto e l’interpretazione fa la differenza agli occhi (ed alle orecchie) del pubblico.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Tra tutte le canzoni che hai interpretato, oltre alla sopracitata “Sarò Re” che è stata per te il trampolino di lancio e la riscoperta di una vecchia passione, ce n’è un’altra che definiresti come tua preferita?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Sicuramente e’ proprio la canzone della Sirenetta, quella che mia madre mi cantava da bambina che e’ anche la prima canzone Disney che io abbia mai cantato ed e’ la stessa canzone con la quale i miei amici mi hanno sorpreso alla mezzanotte del mio compleanno. E’ una canzone cui sono molto legata, mi fa capire qualcosa in più su di me e sulla persona che sono.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Come ti vedi in futuro? Che tipo di progetti vorresti seguire?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Ho smesso da tempo di fare progetti a lungo termine, mi piacerebbe approfondire la mia conoscenza sul mondo della regia che ho approcciato nel momento in cui ho iniziato a creare i primi video su YouTube. Per il resto, credo che il mondo si evolva velocemente ed avere piani troppo rigidi non ti permette di cogliere le opportunità che potrebbero presentarsi sul tuo cammino.</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Hai un sogno nel cassetto?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Essere la voce di una principessa Disney, ovviamente!</p>



<p class="has-text-align-left"><strong>Oltre alle performance online, tu sei anche una cosplayer e canti dal vivo, qual è il tuo prossimo ingaggio e dove potremmo venire a sentirti?</strong></p>



<p class="has-text-align-left">Il mio prossimo appuntamento sarà ad Agosto 2021 alla Fiera del Fumetto di San Marino, il San Marino Comics, dove spero di poter cantare di nuovo dal vivo assieme al mio pubblico.</p>



<p class="has-text-align-left">Grazie Marika per questa emozionante intervista, direi che possiamo lasciarci sulle note di Speechless, “<em>questa voce nessuno la spegne</em>” .</p>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jan 2021 22:03:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come le donne stanno aiutando a individuare i terroristi di Capitol Hill Se c’è una cosa che quattro anni di Trump presidente ci hanno insegnato è che la fiducia nelle autorità è sopravvalutata e che le nuove generazioni sanno perfettamente come muoversi per aggirare il sistema e combatterlo, se necessario, con mezzi anticonvenzionali. L’attacco terroristico a Capitol Hill ha segnato un punto di svolta a livello storico, ma anche politico, delle elezioni americane: ha messo di fronte il mondo al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3><strong>Come le donne stanno aiutando a individuare i terroristi di Capitol Hill</strong></h3>



<p class="has-drop-cap">Se c’è una cosa che quattro anni di Trump presidente ci hanno insegnato è che la fiducia nelle autorità è sopravvalutata e che le nuove generazioni sanno perfettamente come muoversi per aggirare il sistema e combatterlo, se necessario, con mezzi anticonvenzionali. </p>



<p>L’attacco terroristico a Capitol Hill ha segnato un punto di svolta a livello storico, ma anche politico, delle elezioni americane: ha messo di fronte il mondo al problema dei suprematisti bianchi, al potere che hanno acquisito in questi anni con un loro rappresentante in una posizione di potere enorme, che non solo stanziava fondi per loro ma appoggiava pubblicamente le loro ideologie razziste e misogine, arrivando fino al giorno stesso dell’invasione della Casa Bianca a chiamarli “patrioti” su Twitter. </p>



<p><strong>Eppure, a una chiara estremizzazione fascista è conseguita un uguale e contrario potenziamento dei gruppi Antifa</strong>, che fin dall’uso di TikTok a giugno hanno dimostrato di non farsi problemi a utilizzare le nuove tecnologie per mostrare il loro scontento e fare attivismo nonostante la pandemia e il distanziamento sociale imposto. Un alleato inaspettato a pochi giorni dall’insediamento di Joe Biden, si sono rivelate le piattaforme d’incontri.</p>



<p>I giorni precedenti all’attacco al Campidoglio, le abitanti di Washington avevano notato dei comportamenti anomali sulle loro app d’incontri, in particolare su <a href="https://www.bbc.co.uk/news/amp/technology-55705664">Bumble</a>, che a differenza di Tinder permette di inserire il proprio orientamento politico nei filtri. Infatti, nonostante la vittoria dei repubblicani nel 2016, la città è sempre rimasta a prevalenza <em>liberal,</em> per cui l’improvvisa ondata di conservatori che ha invaso la capitale i giorni precedenti all’attacco ha insospettito, senza ovviamente poter ipotizzare l’<em>escalation</em> violenta. Tuttavia, questa sorta di monitoraggio involontario ha permesso alle cittadine di avere un’idea efficace per aiutare gli agenti del FBI a individuare i colpevoli dell’attentato.</p>



<p>Infatti, terminata la sommossa e disperso il gruppo di sostenitori di Trump, l’ente ha diffuso un comunicato con cui chiedeva ai cittadini di riportare, nel momento in cui fossero a conoscenza di dettagli o delle identità degli aggressori, più informazioni possibili utili all’identificazione. In un’azione quasi coordinata, nata però spontaneamente, le <a href="https://www.thelily.com/one-way-women-in-dc-are-identifying-pro-trump-rioters-dating-apps/?">donne </a>hanno modificato il filtro dell’orientamento politico su “destra” e contattato chi si trovasse ancora nei dintorni della città e riportasse nelle foto di essere un sostenitore convinto. </p>



<p>Dato il fervente attivismo di molti, nessuno nelle chat private ha saputo resistere alla tentazione &#8211; per fare colpo – di vantarsi di aver preso parte agli eventi. A ingannarli sono stati, quindi, prima di tutto loro stessi, cresciuti in un clima che fino ad allora ha permesso ai suprematisti bianchi di subire poche se non nessuna ripercussione per azioni e organizzazioni violente e razziste. A quel punto per molte è stato facile riportare le informazioni necessarie all’organo di controllo e aiutare notevolmente l’FBI nelle indagini.&nbsp;</p>



<p>Mai come in questo periodo si è reso evidente come la politica sia legata intrinsecamente allo stile di vita di ogni individuo e, soprattutto, come le differenze politiche non siano più tollerabili anche in contesti come le relazioni affettive. Dichiararsi lontani dalla politica è un privilegio che in pochi possono avere ormai e chi non si sente rappresentato da ideologie dichiaratamente violente, non può che reagire con ogni mezzo a disposizione. </p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni del 25 gennaio 2021</em></p>
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		<title>Elliot Page, come si racconta un coming out</title>
		<link>https://ventiblog.com/elliot-page-come-si-racconta-un-coming-out/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 14:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Gender Line]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È la sera &#8211; ora italiana &#8211; del 1 dicembre quando Elliot Page pubblica un annuncio sui principali social network: l’attore candidato all’Oscar, noto per essere parte di produzioni come Juno, Inception e, più recentemente, la serie originale Netflix The Umbrella Academy ha fatto coming out come transgender. Nel comunicato, il primo paragrafo specifica da subito la sua preferenza per i pronomi, d’ora in poi infatti ci si potrà riferire a Elliot usando &#8220;he/they&#8220;, ossia pronomi maschili e neutri. Il [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">È la sera &#8211; ora italiana &#8211; del 1 dicembre quando Elliot Page pubblica un <a href="https://www.instagram.com/p/CIQ1QFBhNFg/">annuncio</a> sui principali social network: l’attore candidato all’Oscar, noto per essere parte di produzioni come <em>Juno</em>, <em>Inception</em> e, più recentemente, la serie originale Netflix <em>The Umbrella Academy</em> ha fatto <em>coming out</em> come transgender.</p>



<p>Nel comunicato, il primo paragrafo specifica da subito la sua preferenza per i pronomi, d’ora in poi infatti ci si potrà riferire a Elliot usando &#8220;<em>he/they</em>&#8220;, ossia pronomi maschili e neutri. Il testo cerca di sensibilizzare sulle violenze e le discriminazioni che la comunità trans subisce ogni giorno e in ogni parte del mondo, oltre ad essere pregno di commovente realizzazione. </p>



<p>Realizzazione che è chiaramente frutto di un lungo processo di accettazione di sé, iniziato già da qualche anno dopo il primo <em>coming out</em> pubblico come persona appartenente alla comunità LGBTQA+ e proseguito grazie – a suo dire – alla grande mobilitazione della comunità transgender dell’ultimo periodo che, forte delle campagne d’informazione e le iniziative social che li hanno visti coinvolti, sono riusciti ad avere grande diffusione su diverse piattaforme (basta pensare al successo del documentario <em>Disclosure</em> su Netflix, che parla proprio della presenza mediatica delle celebrità transgender).</p>



<p>Tuttavia, la stampa – e in particolare la stampa italiana, che già mostra di essere molti indietro per l’approccio al linguaggio inclusivo e alla trattazione di temi recenti con la giusta sensibilità – ha dimostrato ancora una volta di aver bisogno di linee guida imperative per trattare di questi temi. Diverse testate si sono riferite a Elliot usando il suo nome precedente, o il sesso in cui non si riconosce, creando molta indignazione nella comunità, che tramite siti e associazioni quali <a href="https://www.glaad.org/resources/ally">GLAAD</a> cerca sempre di comunicare il modo più appropriato con cui trattare queste tematiche.</p>



<h3>La domanda, quindi, sorge lecita: <strong>come si racconta il <em>coming out</em> di una persona transgender?</strong></h3>



<p>È presto detto, ci sono poche regole e semplici e la maggior parte delle testate straniere sta imparando a utilizzarle:</p>



<ul><li>Non riferirsi alla persona transgender tramite il suo<em> deadname</em>, ossia il nome precedente al coming out. In molti casi si urterà la sensibilità dell’interessatə e dell’intera comunità, che vedrà trattate con sufficienza o totale noncuranza le proprie preferenze;</li><li>Parlando di preferenze, utilizzare sempre e solo i pronomi indicati dalla persona transgender e correggere sempre chi fa <em>misgendering</em>, ossia sbaglia, anche inavvertitamente, il genere della persona. In questo modo, anche nel nostro piccolo, si farà informazione e si potrà sensibilizzare sul tema e l’importanza del riconoscimento dell’identità trans;</li><li>Non usare assolutamente frasi come “da lei a lui”, “da femmina a maschio” o “conosciuta inizialmente come…”. La persona transgender non “cambia”, semplicemente col <em>coming out</em> sta comunicando chi è sempre stato, con consapevolezza.</li></ul>



<p>Queste sono solo alcune, ma certamente le linee guida più importanti della comunità per trattare le storie di <em>coming out</em>. Per noi <em>cisgender</em> (persone che si riconoscono nel genere in cui sono nate) sembrerà magari una piccolezza, ma il nostro privilegio non deve toglierci la possibilità di far sentire sempre più inclusi tutti coloro che appartengono alla comunità LGBT+, il nostro dovere è sfruttare la nostra voce come amplificatore per chi non gode dello stesso riconoscimento di diritti nella società contemporanea.</p>



<p>La notizia di Elliot Page ha immediatamente fatto il giro del mondo, in una giornata particolarmente triste soprattutto per la comunità <em>trangender</em> in Gran Bretagna, dove si discute della impossibilità per chi non abbia compiuto 16 anni di accedere alle terapie ormonali (reversibili). <br>L’annuncio ha immediatamente trovato il supporto del mondo, i colleghi dell’attore hanno subito espresso entusiasmo e solidarietà, come anche gli account dedicati alla serie <em>The Umbrella Academy</em> e l&#8217;account di Netflix stesso (che ha subito modificato il nome nell’elenco del cast sulla sua piattaforma).</p>



<p>La vera commozione, tuttavia, è stata assistere ai numerosi messaggi di giovani transgender, <em>out</em> o meno, che si sono sentiti coinvolti e ispirati nell’assistere a una tale rappresentazione positiva e serena del <em>coming out</em> di una personalità rilevante come Elliot, il cui attivismo è sempre stato di grande ispirazione per tuttɜ.</p>



<p>Sembra poco, ma basta realmente <strong>quel</strong> poco per creare un mondo più sereno e inclusivo intorno a noi. E saranno anche piccoli passi, ma sono notizie positive come questa che fanno apparire il traguardo sempre più vicino.</p>
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		<title>I matrimoni nonostante il covid sono anche &#8220;a prima vista&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Gambetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 21:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMA & TV]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA POP]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 6 ottobre è tornato in onda su Real Time una tra le trasmissioni più discusse e per certi versi contestate del piccolo schermo: “Matrimonio a prima vista Italia”, giunto quest’anno alla quinta edizione (la seconda per la rete di Discovery, dopo le prime tre per Sky Uno).&#160; Il programma si basa su un format ormai consolidato a livello internazionale: un team di esperti esamina i profili personali dei candidati e cerca di trovare, per ciascuno, l’anima gemella. Dopo una [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">Dal 6 ottobre è tornato in onda su Real Time una tra le trasmissioni più discusse e per certi versi contestate del piccolo schermo: “Matrimonio a prima vista Italia”, giunto quest’anno alla quinta edizione (la seconda per la rete di Discovery, dopo le prime tre per Sky Uno).&nbsp;</p>



<p>Il programma si basa su un format ormai consolidato a livello internazionale: un team di esperti esamina i profili personali dei candidati e cerca di trovare, per ciascuno, l’anima gemella. Dopo una serie di colloqui e di scremature, gli esperti selezionano le tre coppie con il maggior grado di affinità, che dovranno sposarsi “al buio”, senza conoscersi. </p>



<p>I concorrenti di ciascuna coppia si incontreranno infatti per la prima volta il giorno del proprio matrimonio, organizzato con l’intervento della produzione. La trasmissione li seguirà durante il lieto giorno, il viaggio di nozze e le prime settimane di unione matrimoniale. Alla fine, gli esperti incontreranno le coppie per valutare le impressioni dei partecipanti e verificare se intendono proseguire nella relazione.</p>



<p>Bisogna specificare che – a quanto si apprende dalla stampa &#8211; il matrimonio “a prima vista” tra i concorrenti abbinati dagli esperti non è affatto una messinscena: si tratta di una celebrazione legalmente valida a tutti gli effetti. Sicché le coppie che decidono di non proseguire saranno costrette a divorziare, nelle forme e con i tempi dell’ordinamento.&nbsp;</p>



<p>Si tratta quindi di un reality davvero molto “<em>real</em>” e certamente fuori dall’ordinario. Normalmente, infatti, i concorrenti dei reality vengono trasferiti in una realtà artificiale per la sola durata del programma (una casa, un’isola, una fattoria), ma alla fine delle riprese tornano beatamente alle proprie vite. La differenza, con Matrimonio a prima vista, è che l’esperimento antropologico degli esperti cambia proprio la vita dei concorrenti, se tutto va bene per sempre.</p>



<p>Veniamo alla quinta edizione appena iniziata. Ancora una volta, gli esperti incaricati di formare le coppie sono il sociologo Mario Abis, la sessuologa Nada Loffredi e lo psicoterapeuta Fabrizio Quattrini, presidente dell&#8217;Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma. Rispetto agli anni passati, questa edizione ha irrimediabilmente subito gli effetti dell’emergenza sanitaria, che ha obbligato la produzione a ripensare le modalità organizzative dell’esperimento.&nbsp;</p>



<p>Anzitutto, una tra le future spose scelte dagli esperti lavorava in ambito sanitario e ha – giustamente – rinunciato all’esperimento. La coppia è stata quindi sostituita in corsa.</p>



<p>A un certo punto, le riprese sono state messe in <em>stand by</em> per l’impossibilità di celebrare i matrimoni, superata nella fase due dell’emergenza. I matrimoni si sono quindi tenuti alla fine, seppur in una inedita versione naif: all’aperto, alla presenza dei soli testimoni, senza invitati e sfarzi particolari.&nbsp;</p>



<p>Potrebbe pensarsi che questa diversa modalità organizzativa abbia penalizzato la riuscita del programma, dato che l’evento nodale, più seguito dagli spettatori, è proprio la celebrazione del matrimonio. L’interesse del pubblico, concentrato sulla cerimonia, le impressioni dei parenti, il banchetto nuziale, ha dovuto quest’anno fare i conti con l’epidemia, che ha costretto tutti a ripensare la socialità sotto tanti punti di vista.&nbsp;</p>



<p>Ebbene, il risultato è stato comunque gradevole. La celebrazione è stata più intima, vissuta, emozionale. Sono state sfrondate dall’evento nuziale tutte quelle sovrastrutture pompose e spettacolari che normalmente attirano l’attenzione, distogliendola dagli sposi. Per la prima volta, le coppie sono quindi state al centro assoluto dei riflettori, senza fronzoli.</p>



<p>Si tratta di tre coppie davvero interessanti. Luca, un ragazzo che ha vissuto esperienze difficili in passato, è stato associato a Giorgia, insegnante di educazione fisica che afferma di non aver mai provato il vero amore. La coppia per ora funziona: i due si piacciono e stanno vivendo al meglio l’esperienza. Ne siamo felici perché entrambi suscitano empatia nel pubblico.</p>



<p>Nicole, una esuberante contabile, è stata associata ad Andrea, un ristoratore pesarese non troppo soddisfatto – almeno all’inizio – dell’esperimento. Nicole migliora però di puntata in puntata e sta diventando una compagna interessante, simpatica e coinvolgente.&nbsp;</p>



<p>Sitara, cassiera romana, e Gianluca, concept artist, sono la coppia più esplosiva. Già all’inizio, hanno avuto qualche piccolo attrito. Eppure, rispetto alle altre coppie &#8211; la prima un po’ tanto “rose e fiori”, la seconda troppo “sì, ma” – sono l’unione più energica e vitale.&nbsp;</p>



<p>Quest’anno sembrano quindi quindi esserci tutte le carte in regola per il buon esito della trasmissione e dell’esperimento.&nbsp;</p>



<p>Sulla riuscita del programma pesa però un’eredità scomoda: l’insuccesso delle precedenti edizioni, le cui coppie si sono (quasi) tutte irrimediabilmente disciolte. Basti pensare al pessimo debutto della prima stagione, in cui tutte le coppie decisero di divorziare già alla fine del programma, esperienza ripetutasi nella terza edizione. Nella quarta una sola coppia accettò di continuare l’esperienza dopo la fine della trasmissione, ma divorziò nei primi&nbsp; sei mesi. Soltanto nella seconda edizione ben due coppie risultarono superstiti al programma e una, per quanto risulta, è rimasta integra. Ad oggi, soltanto quest’ultima coppia sembra aver avuto coronato il sogno d’amore per un tempo ragionevole, su dodici.</p>



<p>È quindi abbastanza evidente che le complesse indagini scientifiche degli esperti, purtroppo, hanno trovato un limite nelle imprevedibili vicende amorose degli sposi a prima vista, quasi sempre senza lieto fine. Questo insuccesso dimostra probabilmente che è davvero difficile determinare e prevedere i sentimenti (e in particolare l’amore) attraverso calcoli e “abbinamenti” basati su studi scientifici.&nbsp;</p>



<p>Su questo stesso argomento, di recente, si è cimentata la bella puntata di “Black Mirror” intitolata “Hang the dj”, ambientata in un mondo in cui ogni decisione è presa sulla base di calcoli e test svolti con un algoritmo, anche le decisioni sulla scelta dell’anima gemella. L’episodio si conclude con una grande lezione: la persona giusta è quella per la quale si è disposti a rinunciare a calcoli, test, previsioni, perfino alla perfezione, per “andare oltre”.</p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia di lunedì 19/10/2020</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/i-matrimoni-nonostante-il-covid-sono-anche-a-prima-vista/">I matrimoni nonostante il covid sono anche &#8220;a prima vista&#8221;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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		<title>Laurea in sei mesi, ma a che prezzo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 21:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[INTERNET]]></category>
		<category><![CDATA[STUDIO]]></category>
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		<category><![CDATA[carriera]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il necessario progresso tecnologico ci ha portato a dover contare come non mai sulle relazioni e i processi digitali. La necessità di spostare online esperienze che prima era impossibile discernere dalla presenza fisica, ha promosso lo sviluppo della DAD – didattica a distanza – e delle università online, prima considerate un’alternativa comoda per chi oltre allo studio avesse altre attività che lo occupavano a tempo pieno. L’esperienza universitaria “tradizionale” infatti, quasi a voler imitare il contesto di un college americano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il necessario progresso tecnologico ci ha portato a dover contare come non mai sulle relazioni e i processi digitali. La necessità di spostare online esperienze che prima era impossibile discernere dalla presenza fisica, ha promosso lo sviluppo della DAD – didattica a distanza – e delle università online, prima considerate un’alternativa comoda per chi oltre allo studio avesse altre attività che lo occupavano a tempo pieno.</p>



<p>L’esperienza universitaria “tradizionale” infatti, quasi a voler imitare il contesto di un college americano, veniva associata alla completa immersione dello studente nelle dinamiche dell’istituzione, costringendolo a vivere, di fatto, nel campus prescelto. </p>



<p>Il processo dell’apprendere non è quindi riconducibile solo allo studio in sé, ma alle dinamiche in aula, alla socializzazione, che include anche la partecipazione ad attività extra che possano arricchire lo studente in quelle che sono considerate <em>soft skill. </em></p>



<p>Alla luce di ciò, che l’esperienza universitaria possa essere completamente condensata nella esecuzione degli esami, per quanto in via temporanea a causa dell’emergenza pandemica, fa inevitabilmente sentire il sapore di una distopia e di isolamento quasi. Lo studente per compensare la socializzazione e le skill mancanti con le lezioni online deve arrangiarsi sostituendo le chiacchiere a mensa con la creazione di una chat Whatsapp apposita e sperare che questo basti.</p>



<p>Questo significa rinunciare al senso di connessione e appartenenza che dà una vita universitaria vissuta in presenza, o vuol dire soltanto che a cambiare è il tipo di connessione?</p>



<p>Ad oggi, sembra che non si abbia altra scelta, specie se alla luce dei nuovi casi si arrivi a decidere di emanare ulteriori ordinanze che prevedano chiusure preventive per arginare i contagi. Tuttavia, sembra anche che sia la direzione verso cui stiamo inevitabilmente andando. </p>



<p>L’impressione di democraticità e uguaglianza che dà internet, tramite la possibilità di accedere a questa tipologia di istruzione superiore a prescindere da luogo, conoscenze e risorse economiche. Una impressione, certo, perché per considerarla una realtà non vanno considerati i costi della tecnologia che serve per accedere a internet, che vive nel paradosso di essere un mondo in cui potenzialmente vige uguaglianza, previo privilegio di poterci accedere con le risorse adeguate.</p>



<p>Eppure, ora più che mai il trasloco nel digitale è considerato inevitabile e ha portato a guardare con criticità alle strutture tradizionali che, soprattutto in Italia, soffrono ancora di una mancata evoluzione con i nuovi ritmi e le esigenze degli studenti del nuovo millennio, oltre che di un implicito e quasi accettato classismo. La critica che più spicca, tuttavia, riguarda il collegamento tra l’università e il mondo del lavoro, o meglio l’assenza dello stesso. Una mancanza che ai tempi delle partite iva, degli stage sottopagati e della disoccupazione – anzi, inoccupazione – giovanile risulta imperdonabile.</p>



<p>In Italia, inoltre, le università telematiche non godono ancora (per quanto formalmente siano equiparate) della stessa considerazione data alle università “residenziali”, quindi la risposta non può che arrivare da oltreoceano e non può che partire dal privato, dalle stesse aziende che, consce dell’incapacità del pubblico di formare i loro dipendenti del domani, vogliono sobbarcarsi anche questo onere. </p>



<p>Ad agosto, infatti, proprio il colosso Google ha lanciato la sua università, o meglio dei corsi online per un attestato universitario riguardante, nello specifico, le professioni nel mondo digitale. </p>



<p>Non tratterà tutte le branchie di studio, quindi, ma quelle aree che possono beneficiare di una formazione unicamente virtuale e, per renderle ulteriormente fruibili, avranno una durata molto inferiore al corso di studi standard (si parla di soli 6 mesi) con un attestato di laurea finale della stessa valenza di qualsiasi università. Anche il costo sembra essere decisamente competitivo (si parte da 300 dollari) specie per gli Stati Uniti, il Paese con i neolaureati più indebitati al mondo e la possibilità di avere un accesso diretto al mondo del lavoro fa gola a molti. </p>



<p>Sulla carta, sono tutti elementi che andrebbero a implementare il sistema d’istruzione ordinario, compensando le mancanze già descritte e criticate. Ma può essere davvero il futuro della scuola? O è una deriva distopica che farà ulteriormente perdere il contatto fisico necessario al tessuto sociale delle università?</p>



<p>L’iniziativa di Mountain View ha carattere visionario e solo il tempo potrà svelarne la vera utilità ed efficienza, per questo è positivo sperimentare e mantenere ampie le possibilità di scelta per ogni studente che in futuro potrà dover scegliere tra vivere nel mondo occidentale o nel mondo digitale.</p>



<p></p>



<p><em>Articolo già pubblicato su Il Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dei ventenni il 19/10/2020</em></p>
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		<title>Storia di una libreria indipendente: Giorgia Sallusti e Bookish</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 10:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ESPERIENZE]]></category>
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		<category><![CDATA[roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale del Libro, è interessante guardare al mondo delle librerie indipendenti, luoghi contenuti ma speciali che ora più che mai vanno sostenuti e supportati. Sono progetti ad oggi rischiosi o di nicchia, ma le cui storie nascondono un&#8217;inestinguibile passione per la lettura e un grande amore per i libri. Una di queste storie vede Giorgia Sallusti come protagonista, la libreria Bookish come il suo regno fatato e il blog che cura da anni come il cantastorie [&#8230;]</p>
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<p class="has-drop-cap">In occasione della Giornata mondiale del Libro, è interessante guardare al mondo delle librerie indipendenti, luoghi contenuti ma speciali che ora più che mai vanno sostenuti e supportati. Sono progetti ad oggi rischiosi o di nicchia, ma le cui storie nascondono un&#8217;inestinguibile passione per la lettura e un grande amore per i libri. Una di queste storie vede Giorgia Sallusti come protagonista, la libreria Bookish come il suo regno fatato e il <a href="https://www.bookishlibreria.com/">blog</a> che cura da anni come il cantastorie delle sue gesta e i suoi pensieri. </p>



<p><strong>Qual è la storia di Bookish?</strong></p>



<p>Bookish nasce nel 2015 in un habitat dei più ostili: l’editoria in crisi. Sono passati cinque anni e l’editoria è ancora in crisi ma Bookish è sempre al 50 di via valle corteno, a Roma. Il tenace attaccamento alla vita fa parte del codice genetico di una libreria indipendente, così come l’amore per il rischio; se l’editoria è un mercato esiguo e rischioso, noi librai siamo gli Jena Plissken del circuito. Siamo la nemesi dell’algoritmo di Amazon, se vuoi: il successo e la qualità di una libreria sono emanazioni del suo catalogo, e quindi della selezione del libraio. La lettura, critica, esegetica, distratta, multipla o sul 336 fermo al semaforo, è essenziale per costruire l’ossatura e l’identità di una libreria indipendente, in simbiosi con il gusto della libraia che ne è responsabile. Io sono un’orientalista, yamatologa, bibliofila e probabilmente fare la libraia è il mio alibi per parlare e scrivere di libri a chiunque sia utile.</p>



<p><strong>Cosa ti ha spinto a occuparti di questo? Come affronti la tua professione?</strong></p>



<p>L’egoismo mi ha spinta: passo la giornata in un posto molto simile al mio salotto di casa, con una selezione di libri curata da me (e una poltrona a fiori). Pochi altri lavori mi avrebbero concesso un lusso simile. Affronto questo mestiere leggendo più che posso, ampliando le mie conoscenze di autrici e autori, di case editrici. Le recensioni mi hanno abituata, o forse costretta, a leggere criticamente e con metodo, affrontando ogni libro come uno strumento che parla non soltanto al lettore ma anche alla letteratura. Allargare i margini dell’orizzonte visibile è un modo per stimolare percorsi di lettura personali che poi, ovviamente, posso proporre ai lettori che vengono in libreria o con cui interagisco sui social. E poi c’è quella piccola parte oscura di contatti tra editori, autori e altri librai in cui ci scambiamo i nostri segreti libreschi e alchemici, che non sveliamo.</p>



<p><strong>Che consigli daresti a chi vorrebbe imbarcarsi in un progetto simile, cosa si può fare per crescere o imporsi in questo mondo?</strong></p>



<p>Imporsi nel mondo delle librerie è uno strano modo di percepire il mestiere: direi piuttosto che un bravo libraio crea la propria isola grazie al catalogo, e cerca di fare rete assieme agli editori indipendenti in modo che questa isola diventi arcipelago: chissà che in un futuro non sarà poi un continente. Consiglio tenacia, sempre: non è un lavoro facile e la soddisfazione non è economica, quindi è la vocazione alla lettura e al libro che dà l’abbrivio. Il libraio per primo deve percepire la propria libreria come uno spazio di incontro, la contaminazione è il sangue della vitalità letteraria.</p>



<p><strong>Con la distribuzione bloccata fino a metà maggio molte uscite sono slittate, la pandemia si è rivelata un rischio per il settore? Quali sono le tue impressioni sulle politiche messe in atto e l’imminente riapertura?</strong></p>



<p>La pandemia ha tirato fuori le viscere di un animale già agonizzante: il sistema distributivo della filiera editoriale medio-piccola è già parte del problema, da prima della crisi, e i due estremi (editori e librerie) ne soffrono le criticità. La chiusura totale dall&#8217;undici marzo ha avuto come conseguenza la crisi di liquidità e l’aumento del debito per molti di noi; nessuna novità, nessuna fiera all’orizzonte ci lasciano sbalestrati. Navighiamo a vista cercando di tamponare l’emergenza, con la consegna a domicilio, le iniziative come #Libridaasporto e #unlibrosospeso, un mutuo soccorso tra editori e librerie indipendenti, messo su da Eris edizioni e proseguito da Alegre, Racconti, Rina e molti altri. </p>



<p>Nella confusione del lockdown è entrata in vigore la legge sul libro che fissa lo sconto massimo sulle novità editoriali (cioè fino a 20 mesi dall’uscita) al 5 percento. Questo aiuta, ma se non era sufficiente a superare una crisi duratura e cronica prima- <em>quando tutto andava bene</em>&#8211; adesso non ci dà neppure la misura di quanto impatto abbia sui dati di mercato confusi dal coronavirus. Inoltre, non bisogna dimenticare che la libreria non è solo un luogo simbolico: è un’impresa culturale, vive del lavoro dei librai. Questi lavoratori vanno tutelati, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche economico. Io ho riaperto proprio ieri (21 aprile) e non mi aspetto un affollamento insensato in libreria: la riapertura, anche a fronte di un incasso molto vicino allo zero, mi farà perdere eventuali benefici previsti per gli esercizi commerciali ancora chiusi? E il debito accumulato finora, dopo quasi due mesi di chiusura, come potrò ripagarlo se non ribaltando i ritardi nei pagamenti ai miei diretti creditori, in una disperata corsa al massacro verso la cima della piramide?</p>



<p>La libreria vive di libri ma anche di lettori: ha necessità di libertà di movimento, nei limite del possibile e della sicurezza. Spero che si possa tornare a una fruizione degli spazi più aperta, ma che questo periodo erediti le riflessioni sulla crisi sistemica che affrontiamo da tanto.</p>



<p><strong>Grazie Giorgia per il tuo contributo e averci raccontato la tua storia. Hai qualche consiglio letterario per noi, prima di salutarci?</strong></p>



<p>Tantissimi, ma cercherò di limitarmi: ho letto un saggio bellissimo di Marshall G.S. Hodgson<em>, L’ordine degli Assassini</em>, (Adelphi, 2019) sulla storia dei Nizariti. Poi devo dire che sono sempre attratta dalla collana Compagnia Extra di Quodlibet, e per questi tempi amari consiglio vivamente la lettura degli <em>Scritti di impegno incivile</em> di Ugo Cornia. Aggiungo senz’altro qualcosa che colpisca dall’interno come <em>Viscere</em> di Amelia Gray (Pidgin, 2019).</p>
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		<title>Glam Observer: vuoi lavorare nel mondo della moda?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Allevato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 17:57:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORO]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<category><![CDATA[giada graziano]]></category>
		<category><![CDATA[glam observer]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nominata dalla rivista Forbes Italia tra gli Under 30 giovani talenti italiani che stanno rivoluzionando il mondo, Giada Graziano è l’imprenditrice calabrese che ha fondato Glam Observer, un progetto che vuole fornire gli strumenti giusti a chi sogna di entrare nel mondo della moda, dando consigli e organizzando eventi per permettere loro di confrontarsi con gli esperti del settore. Quando hai iniziato ad appassionarti al mondo della moda? Se prima era limitato ad acquistare le riviste di moda e agli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Nominata dalla rivista Forbes Italia tra gli Under 30
giovani talenti italiani che stanno rivoluzionando il mondo, Giada Graziano è
l’imprenditrice calabrese che ha fondato Glam Observer, un progetto che vuole
fornire gli strumenti giusti a chi sogna di entrare nel mondo della moda, dando
consigli e organizzando eventi per permettere loro di confrontarsi con gli
esperti del settore.</p>



<p><strong>Quando hai iniziato ad appassionarti al
mondo della moda?</strong></p>



<p>Se prima era limitato ad acquistare le riviste di moda
e agli abiti, crescendo ho iniziato ad appassionarmi alla moda andando oltre i
vestiti, scarpe e borse. Ho iniziato leggendo libri e articoli sul business
della moda, quindi le storie degli stilisti, della nascita dei brand e di come
funzioni realmente questo mondo. Da lì ho capito che avrei voluto lavorare in quel
settore. In tanti pensano che la moda sia solo comprare vestiti e scegliere
cosa indossare la mattina, ma è un business come tutti gli altri e anche uno
dei più importanti al mondo.</p>



<p><strong>Com’è nata l’idea di fondare il tuo blog
Glam Observer e come si è evoluto il progetto negli anni? </strong></p>



<p>Quando stavo per laurearmi, mi sono informata sulle
varie possibilità di carriera nel mondo della moda, soprattutto per chi come me
non aveva nessuna connessione e non aveva studiato in quel settore, ma c’era poco
o nulla, anche in inglese. Così ho creato Glam Observer, studiando la materia tramite
corsi online del FIT e Parsons di New York, un Master a Milano e le mie prime
esperienze lavorative. Scrivevo articoli con consigli su come entrare nel mondo
della moda man mano che li imparavo anche io. Non volevo che nessun’altra si
sentisse come me all’inizio della propria carriera nella moda, quindi ho creato
il sito che avrei voluto poter consultare io stessa. Ho iniziato a credere
sempre più nel progetto e dopo un anno di esperienza lavorativa in aziende di
moda, nel 2017 ho lasciato tutto per far diventare la mia passione un business.
&nbsp;Glam Observer è oggi un sito web con
consigli di carriera, un podcast, un corso online, una community ed eventi <em>Fashion
Panel e Conference</em> che si tengono a Milano, Londra (e presto anche in USA)
dove invito professionisti del settore a raccontare le proprie esperienze. La
mia missione è rendere il settore della moda accessibile a tutti, rompendo le
barriere d’ingresso di questo settore, comprese quelle economiche (le scuole di
moda e gli stage non pagati rendono infatti questo settore accessibili a pochi)
e rivelando i secreti necessari per farcela.</p>



<p><strong>Con il tuo progetto aiuti chi sogna
lavorare nel mondo della moda fornendogli gli strumenti giusti per “fare
colpo”, ma secondo te quali sono i requisiti indispensabili per fare carriera
in quel mondo?</strong></p>



<p>Quello della moda è un settore altamente competitivo.
In media 500 persone si candidano per lo stesso lavoro. Quindi la classica
candidatura fatta solo dal caricamento del CV online non basta più. Bisogna
pensare sempre oltre utilizzando strategie non convenzionali per ottenere un
lavoro. Non essendo un settore semplice, soprattutto per chi inizia con gli
stage (spesso non retribuiti) il requisito fondamentale è avere passione. Solo grazie
ad essa riuscirai ad andare avanti, a superare ogni difficoltà e a continuare a
lavorare duramente. È assolutamente fondamentale anche creare connessioni
all’interno del settore perché il primo mezzo per ottenere un lavoro nella moda
è attraverso il passaparola, perciò più persone conosci più verrai a sapere di
opportunità di lavoro. </p>



<p><strong>Secondo te, la nascita delle influencer ha
cambiato la percezione della moda e/o la <em>fashion community</em> stessa? Qual
è il loro ruolo, ad oggi e c’è qualcuna che segui con particolare interesse?</strong></p>



<p>L’influencer adesso è una carriera vera e propria di
questo settore. Ammiro molto soprattutto quelle che ne sono riuscite a crearsi
un business intorno, non posso non menzionare Chiara Ferragni, e poi seguo più
che altro influencer estere come Arielle Charnas o Anine Bing. Per chi vuole
lavorare nella moda, l’influencer da seguire dovrebbe essere chi ha una
carriera in questo settore come Eva Chen o Anna Dello Russo, gli stilisti, gli
editor.</p>



<p><strong>Il tuo progetto si articola ovunque sul
web: blog, podcast, video. Qual è il veicolo migliore con cui portare avanti le
proprie idee e fondare il proprio business online?</strong></p>



<p>Glam Observer è partito da un blog e nel tempo si è
evoluto in altri contenuti. Consiglio di scegliere una piattaforma o anche
tutte e tre, dipende da cosa ti fa sentire più a tuo agio e cosa ti piace. Si
può anche cambiare con il tempo in base alle tendenze. In Italia, i podcast ora
stanno iniziando a diventare popolari, però dipende sempre dal tipo di
contenuto, non tutto può essere espresso tramite podcast/video/blog, ogni
contenuto ha la sua piattaforma migliore. Consiglio in ogni caso di avere il
sito anche se si vuole fare un podcast, un blog può anche esser fatto solo di
puntate podcast. Così crei un solo contenuto che puoi utilizzare su più
piattaforme e che ti permette di avere un controllo totale. Instagram da solo
non basta perché non è tuo, quindi seppure sia uno strumento fondamentale da
utilizzare, non puoi fare business unicamente lì perché se Mark Zuckerberg
decidesse di chiudere, spariresti anche tu.</p>



<p><strong>Che consiglio daresti a chi vuole
intraprendere una carriera su internet? Quali sono i tuoi progetti futuri?</strong></p>



<p>Inizia. Decidi cosa vuoi fare ed acquista subito il tuo dominio, apri il tuo profilo Instagram e inizia a raccogliere le mail dal primo giorno. Ci vuole poco in termini economici per avviare una business online, però ci vuole tanto impegno e tanto tempo, la costanza è fondamentale. Chi ad oggi ha raggiunto un grande successo ha alle spalle anni di lavoro ed errori. Tutto quello che ho imparato io, da come costruire il mio sito, a come lanciare il podcast o creare il mio corso online, l’ho imparato online e faccio ancora tutto da sola. All’inizio della propria carriera bisogna prepararsi a rivestire tutti i ruoli che servono in azienda. Per quanto riguarda il futuro di Glam Observer e me, voglio aiutare sempre più persone a raggiungere il loro sogno di lavorare nella moda, organizzando eventi in tutto il mondo. </p>



<figure class="wp-block-gallery columns-3 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="765" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes-765x1024.jpg" alt="" data-id="19675" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes.jpg" data-link="http://ventiblog.com/piccole-donne-per-un-grande-film/forbes/" class="wp-image-19675" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes-765x1024.jpg 765w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes-224x300.jpg 224w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes-640x856.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/forbes.jpg 820w" sizes="(max-width: 765px) 100vw, 765px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="1024" height="576" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-1024x576.jpg" alt="" data-id="19674" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes.jpg" data-link="http://ventiblog.com/piccole-donne-per-un-grande-film/giada-graziano-forbes/" class="wp-image-19674" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-1024x576.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-300x169.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-640x360.jpg 640w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes.jpg 1366w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img width="860" height="1024" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-860x1024.jpg" alt="" data-id="19673" data-full-url="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-scaled.jpg" data-link="http://ventiblog.com/piccole-donne-per-un-grande-film/processed-with-vsco-with-1-preset/" class="wp-image-19673" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-860x1024.jpg 860w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-252x300.jpg 252w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-1290x1536.jpg 1290w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-1721x2048.jpg 1721w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2020/02/giada-graziano-forbes-30-under-30-640x762.jpg 640w" sizes="(max-width: 860px) 100vw, 860px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Processed with VSCO with 1 preset</figcaption></figure></li></ul></figure>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><em>Articolo già pubblicato sul Quotidiano del Sud &#8211; l&#8217;Altravoce dell&#8217;Italia di lunedì 09/03/2020</em></p>
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		<title>Persone e Personaggi &#8211; L&#8217;amico d&#8217;infanzia</title>
		<link>https://ventiblog.com/persone-personaggi-amico-infanzia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Martina Tagliavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jan 2017 18:38:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[PUNTI DI VISTA]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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		<category><![CDATA[venti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<pre><em>Persone e Personaggi è la nuova rubrica ispirata a tutte le categorie di persone (e personaggi) che ho incontrato fino ad adesso. Sono fiduciosa che in ognuno dei miei personaggi sarete in grado di identificare “quella” persona che ha fatto parte della vostra vita. Infatti, “quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant’altre situazioni in cui l’autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l’autore non si sognò mai di dargli!”</em>.</pre>
<hr />
<p><em>“Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! Morrà l’uomo, lo scrittore, strumento della creazione; la creatura non muore più! E per vivere eterna non ha neanche bisogno di straordinarie doti o di compiere prodigi. Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché &#8211; vivi germi &#8211; ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l’eternità!”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Luigi Pirandello</em></p>
</blockquote>
<p>Tutti hanno un <em>amico d’infanzia</em>. E anche chi non lo frequenta più, sono sicura saprebbe figurarselo nella mente e dargli un nome e un’identità. Ma sono casi rari: la maggior parte delle <em>amicizie d’infanzia</em>, dura tutta la vita.</p>
<p>Questo perché, quando si è bambini, si stringono le amicizie più pure, sincere, incondizionate e disinteressate: credo che sia un tipo di legame molto vicino all&#8217;amore.</p>
<p>Io non so perché da piccola scelsi le persone che ho scelto, per far parte delle mie giornate. Sarà nata una sorta di simpatia, di tenerezza empatica, tra di noi. Si dice che da bambini  la capacità di comprendere lo stato d&#8217;animo altrui, che si tratti di gioia o di dolore &#8211; l’empatia quindi &#8211; sia particolarmente sviluppata.</p>
<p>Wikipedia spiega che “empatia significa «sentire dentro», ad esempio «mettersi nei panni dell&#8217;altro», ed è una capacità che fa parte dell&#8217;esperienza umana ed animale.”</p>
<p>In effetti fino ad una certa età, siamo empaticamente portati a riconoscere il bene negli altri, o almeno a far prevalere la buona fede, sulla cattiva.</p>
<p>Poi, non si sa cosa accade, forse a causa di qualche brutta esperienza, o di qualche &#8211; per così dire &#8211; trauma, iniziamo a diffidare di chiunque e a non credere alla sincerità delle parole e alla purezza dei sentimenti, ai gesti incondizionati e disinteressati. E’ allora che, per volere bene a qualcuno, per fidarsi di qualcuno, servono prove e certezze. E quelli che riescono a resistere alle prove, ma soprattutto agli anni che passano rendendoci sempre più timorosi &#8211; e più aridi, tipicamente diventano i nostri amici più cari.</p>
<p>E siamo convinti che nessuno ci conosca bene come i nostri migliori amici: certo, dopo tutto quello che hanno dovuto sopportare per conquistarci. Sicuramente loro conoscono tutti i nostri difetti, le paturnie e ciò che non ci piace.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em>, invece, più passa il tempo e più ci sembra solo un bel ricordo di momenti felici e spensierati, ma poco reali e attuali. Lui non sa chi siamo adesso, sa solo (o forse sapeva) chi eravamo.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em>, però, è l’unico che continua a vedere solo il buono di noi. Lui forse non conoscerà i nostri lati peggiori, non avrà condiviso con noi, giorno per giorno, tutte le storie che abbiamo vissuto e che ci hanno sconvolto. Ma lui sa, e lo sa senza bisogno di prove, quale sia la nostra vera essenza, cosa ci muove interiormente.</p>
<p>Ed è così, perché anche noi gli vogliamo bene e basta, senza alcuna spiegazione logica. E, nonostante il tempo possa allontanarli, gli <em>amici d’infanzia</em> si perdoneranno sempre e si difenderanno da tutti.</p>
<p>L’<em>amico d’infanzia</em> è unico, perché mette le radici nella nostra intimità sin da quando l’intimità (e intendo quella dell’anima) non è ancora la cosa più rara che abbiamo. E lì rimane per sempre.</p>
<p>Lui è anche l’unico che sarà orgoglioso davvero di voi, senza invidia o malizia, per ogni successo o felicità raggiunta.</p>
<p>Molto spesso, sono proprio loro che ci danno il coraggio di spingere in alto le nostre ambizioni.</p>
<p>Secondo me c’è un motivo se da bambini ci insegnano a chiamarli <em>amici del cuore</em>.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po&#8217; lontano da me, così, nell&#8217;erba. Io ti guarderò con la coda dell&#8217;occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po&#8217; più vicino.” […] “Ecco il mio segreto. E&#8217; molto semplice: non si vede bene che col cuore. L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi.” “L&#8217;essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. “E&#8217; il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.” “E&#8217; il tempo che ho perduto per la mia rosa…”, sussurrò il piccolo principe per ricordarselo. “Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa.” &#8211; Il Piccolo Principe</p>
</blockquote>
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		<item>
		<title>THECOLORSOUP: quando la creatività si sposa con innovazione ed ecosostenibilità</title>
		<link>https://ventiblog.com/thecolorsoup-quando-la-creativita-si-sposa-con-innovazione-ed-ecosostenibilita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Stephanie Bortolussi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Oct 2016 18:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditorialità]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>n questi giorni abbiamo scoperto THECOLORSOUP, un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter. Nato dall’unione delle idee di Elena(project manager), Daniela (content editor&#38;digital marketing) e Lorenzo (web designer&#38;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di personalizzare il tessuto dal singolo metro a migliaia di metri, per la realizzazione di capi di abbigliamento o elementi d&#8217;arredo e accessori. Il progetto si è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/thecolorsoup-quando-la-creativita-si-sposa-con-innovazione-ed-ecosostenibilita/">THECOLORSOUP: quando la creatività si sposa con innovazione ed ecosostenibilità</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span class="cb-dropcap-small">I</span>n questi giorni abbiamo scoperto <strong><a href="http://thecolorsoup.com"><em>THECOLORSOUP</em></a>,</strong> un innovativo shop online dedicato alla stampa dei tessuti on demand, che è anche blog e trendsetter.</p>
<p>Nato dall’unione delle idee di <strong>Elena</strong>(project manager), <strong>Daniela</strong> (content editor&amp;digital marketing) e <strong>Lorenzo</strong> (web designer&amp;developer), il sito consente a stilisti e designer professionisti, ma anche a non addetti ai lavori, di <strong>personalizzare il tessuto </strong>dal singolo metro a migliaia di metri,<strong> per la realizzazione di capi di abbigliamento </strong>o<strong> elementi d&#8217;arredo </strong>e<strong> accessori.</strong> Il progetto si è sviluppato in un solo anno, il 2015, durante il quale i tre giovani start-upper hanno partecipato ad <a href="http://www.h-farm.com">H-FARM</a>, il più grande acceleratore europeo di imprese tenutosi a Venezia e, dopo mesi di lavoro, hanno lanciato online la piattaforma. Fondamentale per lo sviluppo del progetto è stato l’aiuto del <a href="http://www.mirogliogroup.com/it/">Gruppo Miroglio</a>, che ha deciso di investire sul talento e sull’entusiasmo di giovani dipendenti per promuovere il lancio di iniziative innovative e supportare quindi la trasformazione dell’azienda in un’ottica digitale. Ma scopriamo qualcosa di più sul successo di <em>THECOLORSOUP</em> assieme ad <strong>Elena Guarene</strong>, project manager.</p>
<h2><strong>Una delle chiavi di successo della vostra piattaforma è sicuramente la personalizzazione. In che modo hanno risposto gli utenti a questo tipo di servizio?</strong></h2>
<p>“Personalizzazione” è un must anche quando si tratta di tessuto. Il nostro sito nasce come risposta a questa diffusa esigenza di stampare e decorare il tessuto con grafiche e fantasie uniche per realizzare capi di abbigliamento o arredare casa in modo speciale. In questi mesi abbiamo avuto la prova del fatto che la creatività degli utenti non ha limiti…!</p>
<h2><strong>Quindi la personalizzazione e la conseguente possibilità di vedere il proprio progetto pubblicato sul vostro blog dopo aver acquistato i vostri tessuti, vi ha permesso in un certo senso di premiare i vostri clienti. Che successo ha riscontrato questo tipo di strategia?</strong></h2>
<p>Siamo riusciti a trovare la formula giusta per combinare stampa digitale e creatività in un binomio perfetto. Ecco perché abbiamo creato uno spazio di contaminazione tra tessuti, arte e tecnologia sostenuto da un continuo impegno nella ricerca di soluzioni su misura per la singola esigenza di ciascun cliente. In fondo alla base del nostro progetto c’è un’attività continua volta a sperimentare e proporre nuovi strumenti per stimolare la creatività dei consumatori. La semplicità con la quale è possibile fruire del servizio di <em>THECOLORSOUP</em> è sicuramente un aspetto di vantaggio per il business della piattaforma: basta che l&#8217;utente scelga tra oltre 600 proposte di grafiche o carichi un proprio disegno, selezioni una tra le più di 20 basi di tessuto a disposizione e invii l’ordine. <img class="aligncenter wp-image-10098 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg" alt="thecoloursoup1" width="750" height="500" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-1024x683.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-300x200.jpg 300w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-360x240.jpg 360w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/IMG_3686-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<h2><strong>Elena, su quali strumenti avete puntato per ampliare la conoscenza della vostra start-up ed aumentare il volume d&#8217;affari? Quanto vi hanno incentivato in questo i social network?</strong></h2>
<p>Uno dei nostri obiettivi è quello di coltivare e far crescere una community sempre più attiva e coinvolgente, nella quale la passione del tessuto diventi un hobby o addirittura una professione. Proprio per questo i social hanno avuto e hanno un’importanza di rilevo nelle attività di tutti i giorni, ma sono comunque sostenuti da attività di comunicazione off line, come partecipazioni a fiere, mostre mercato, attività di workshop.</p>
<h2><strong>Dopo un anno di attività, a quanto ammonta il vostro fatturato?</strong></h2>
<p>Siamo molto soddisfatti dai risultati ottenuti e soprattutto del trend in continua crescita. Guardando i numeri in questo anno abbiamo evaso circa 1500 ordini. Gli utenti attivi, ovvero quelli che hanno effettuato almeno un ordine sul nostro sito sono più di 800 e di questi, il 20% ha compiuto più di un acquisto. Sono stati venduti circa 730 kit – il campionario composto da piccoli tagli dei diversi tipi di tessuti offerti, utile da consultare prima di iniziare un progetto. Per quanto riguarda la produzione, abbiamo finora stampato circa 4000 metri lineari di tessuto per la maggior parte dei casi (il 90%) con grafiche personalizzate fornite dall’utente. <img class="aligncenter wp-image-10099 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg" alt="thecoloursoup 2 " width="750" height="527" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-1024x719.jpg 1024w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_2142-300x211.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /> La community creata da THECOLORSOUP non si limita solo agli utenti italiani, che rimangono comunque i principali clienti, ma tocca mercati quali Spagna, Germania, Francia e Svizzera. Visto il successo che la start-up sta riscontrando, l’obiettivo di medio termine è sicuramente quello di proseguire il processo di internazionalizzazione della piattaforma, puntando a diventare un vero e proprio punto di riferimento anche per i clienti esteri. Elena ci svela infatti che tra non molto il sito sarà consultabile anche in lingua inglese, così da agevolare e velocizzare lo sviluppo del mercato europeo.</p>
<h2><strong>L&#8217;ecosostenibilità è una caratteristica fondamentale di <em>THECOLORSOUP</em>. In che modo vengono stampati i tessuti?</strong></h2>
<p><em>THECOLORSOUP</em> utilizza una tecnologia di stampa digitale diretta e sublimatica a seconda del progetto, avvalendosi dei migliori colori del mercato. Facendo parte del Gruppo Miroglio, abbiamo alla base il know-how e il parco macchine di ultima generazione della realtà che compongono il gruppo. I processi produttivi sono Made in Italy e vantano un alto livello di sostenibilità ambientale salvaguardando il risparmio d’acqua, obiettivo chiave degli investimenti tecnologici del Gruppo nel settore del printing.   <strong>Creatività, innovazione ed ecosostenibilità</strong>: sono queste le chiavi del successo di <em>THECOLORSOUP</em>.</p>
<p><figure id="attachment_10111" aria-describedby="caption-attachment-10111" style="width: 666px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-10111 size-large" src="http://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg" alt="Gli ideatori di Thecoloursoup" width="666" height="1024" srcset="https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-666x1024.jpg 666w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-195x300.jpg 195w, https://ventiblog.com/wp-content/uploads/2016/10/MG_1834-300x461.jpg 300w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /><figcaption id="caption-attachment-10111" class="wp-caption-text">Gli ideatori di THECOLORSOUP</figcaption></figure></p>
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		<title>Venti, la follia dei vent’anni e il voler mettersi in gioco</title>
		<link>https://ventiblog.com/venti-la-follia-dei-ventanni-e-il-voler-mettersi-in-gioco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Elvira Scarnati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2014 14:27:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN EVIDENZA]]></category>
		<category><![CDATA[POST-IT]]></category>
		<category><![CDATA[VENTI NEWS]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scrivere questa copertina – perché così voglio chiamarla e di questo si tratta – non è affatto semplice. Sento la responsabilità di dovervi presentare al meglio qualcosa di nuovo, qualcosa che ci rappresenta e per cui in queste settimane abbiamo lavorato sodo. Questa copertina segna l’inizio del primo numero, quindi, anche l’inizio di un percorso: il percorso di Venti, di ventitre ragazzi che si mettono in gioco per le loro passioni e i loro interessi. “Mettersi in gioco e rischiare” [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/venti-la-follia-dei-ventanni-e-il-voler-mettersi-in-gioco/">Venti, la follia dei vent’anni e il voler mettersi in gioco</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/10344864_10202932581987832_961442173_n.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-782" src="http://20ventiblog.files.wordpress.com/2014/05/10344864_10202932581987832_961442173_n.jpg?w=300&amp;h=225" alt="10344864_10202932581987832_961442173_n" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Scrivere questa copertina – perché così voglio chiamarla e di questo si tratta – non è affatto semplice. Sento la responsabilità di dovervi presentare al meglio qualcosa di nuovo, qualcosa che ci rappresenta e per cui in queste settimane abbiamo lavorato sodo.<br />
Questa copertina segna l’inizio del primo numero, quindi, anche l’inizio di un percorso: il percorso di <em>Venti, </em>di ventitre ragazzi che si mettono in gioco per le loro passioni e i loro interessi.<br />
<em>“Mettersi in gioco e rischiare”</em> è la tematica di base di questo numero, ma io adesso voglio raccontarvi, brevemente, com’è iniziata la nostra avventura e come noi di <em>Venti</em> ci stiamo mettendo in gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">             Quando a febbraio ho rispolverato un vecchio sogno nel cassetto, quello di creare, un giorno, una rivista tutta mia, non pensavo che in breve tempo potesse diventare realtà. La rivista si è trasformata in qualcosa di nuovo, ma simile: in questo maxi blog, contenitore di idee, pensieri, curiosità e notizie. Allora nemmeno immaginavo di poter suscitare l’interesse di così tante persone! Ricordo che nel primo messaggio inviato a due amiche, per esporre e proporre loro l’idea, ho esordito dicendo: “Magari ora mi prenderete per pazza, ma voglio proporvi una cosa…”. Sì, mi sentivo abbastanza folle ed esaltata al pensiero di avviare questo progetto. Pian piano, però, ho visto che di gente folle ed esaltata come me, ce n’era parecchia! Così, da uno, due, sei persone, ci siamo ritrovati oggi in ventitré, ognuno con interessi e idee diverse, che hanno contribuito alla nascita di <em>Venti. </em>In queste settimane ci siamo impegnati, abbiamo riso, abbiamo fatto <em>brainstorming</em>, abbiamo avuto mille idee. Ci siamo stressati, arrabbiati, abbiamo discusso tra noi. Ma l’entusiasmo, quello, è sempre rimasto.<br />
Non sappiamo come andrà questo progetto, se riusciremo a piacere, ad interessare, a far riflettere, ad emozionare, a dare qualcosa in più a tutti voi.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi però vogliamo provarci. Vogliamo prendere una penna, o una tastiera, e scrivere per <em>Venti</em> e per Voi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con queste mie righe spero di essere riuscita a suscitare la vostra curiosità. Forse siamo dei folli, appunto, ma come diceva qualcuno a noi giovani, “<em>Stay hungry, stay foolish!</em>”, “<em>siate affamati, siate folli </em>! ”. Ed è un monito che vogliamo seguire.</p>
<p>“Mettersi in gioco e rischiare” è, come dicevo, il tema-filo conduttore che lega i post di questo mese. Troverete notizie, curiosità e storie sul mondo, la tecnologia, le esperienze di vita, la cucina, la psiche ed altro ancora.<br />
Iniziamo allora questo percorso insieme. Con l’augurio di una “<em>lunga vita a Venti</em>”!</p>
<p style="text-align: right;"><a title="ELVIRA SCARNATI" href="http://ventiblog.com/2014/05/elvira-scarnati-2/">Elvira Scarnati</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com/venti-la-follia-dei-ventanni-e-il-voler-mettersi-in-gioco/">Venti, la follia dei vent’anni e il voler mettersi in gioco</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://ventiblog.com">Venti Blog</a>.</p>
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